NOTIZIE NON ALLINEATE SULL’OCCUPAZIONE DELLA LIBIA (gennaio 2013)

14/1/2013
da Libyasos
Benghazi: Attentato contro il console italiano, salvato dall’auto blindata. Manifestazione per chiedere all’emiro del Qatar: “Chi ha ucciso il generale Younes Abdelfateh?”. Violenti scontri nelle vie della città. I cittadini chiedono un esercito e una forza di polizia. Ordigno contro “stazione di polizia”, quattro feriti. Un giocatore della selezione è stato trovato morto in circostanze misteriose. Un mercenario libico originario della città è stato ucciso ad Aleppo, aveva 21 anni e studiava ingegneria.
Tripoli: Miliziani di Zintan hanno attaccato la sede del centro ippico.
Derna: Saccheggiato l’edificio della Libyan Airlines.
Bani Walid: La tribù Warfala ha inviato un documento al “ministro degli interni e della difesa” chiedendo che i “mercenari” e i “terroristi” “ribelli della NATO” si ritirino dalla città.
Zawiya: “Ribelli della NATO” hanno distrutto l’auto di una studentessa che si dichiarava leale alla Libia verde. La raffineria è chiusa a causa di uno sciopero dei dipendenti pubblici. “Ribelli della NATO” hanno fatto un sit nella città di Zawiya, chiedendo vestiti.
Tunez – Libia: Chiuso il valico di frontiera al confine tra Tunisia e Libia, dove i tunisini lanciano pietre contro i libici e i loro veicoli.
Alcuni “ribelli della NATO” si disperano per la loro rivoluzione, gridando contro il Qatar e la Francia e chiedendosi come un paese piccolo come il Qatar possa controllare la Libia.
Controversie tra bande di Misurata e Cirenaica, alcuni vogliono avere tutto il potere e il controllo della Libia, gli altri sono accusati di consegnare il paese al Qatar.
Il “traditore” Moussa Koussa, ex Ministro degli Esteri di Muammar Gaddafi, che disertò per fuggire a Londra, che si trasformò in un informatore chiave per la NATO/Qatar/CNT, ha visto il Qatar recepire un ordine di cattura tramite l’Interpol.
Nuovo video dei combattenti della resistenza verde.

La bandiera verde è la bandiera dei combattenti libici. Nel periodico «La Domenica del Corriere» del 12/11/1911 è descritta la battaglia tra i muyahidin libici musulmani e l’84° Reggimento di Fanteria dell’esercito italiano: come si vede nell’illustrazione e come si legge nella didascalia [Battaglia del 26 ottobre nell’oasi di Tripoli: l’8° compagnia del dell’84° fanteria conquista agli arabi la bandiera verde del profeta], i Mujahideen innalzavano la bandiera verde.

8-9/1/13
Da libia-sos.blogspot.ch
Tripoli: Scontri a Tripoli oggi (9/1/13), uccise 5 persone [breakingnews.sy]. Assalto alla residenza del premier a Tripoli, dopo una manifestazione violenta di un gruppo armato che ha attaccato la sede del ministero degli Interni, le strade di accesso all’edificio sono chiuse. Scontri in altre zone della città, bruciati pneumatici nelle strade, interruzione di energia elettrica in vari quartieri. Rapito il capo della sicurezza colonnello Mohammed Hadi Agayloshi.
Sabha: un capo dei “ribelli” Mohammed Maqrif fugge ad un attentato predisposto dalla resistenza. Segnalata la mancanza di bombole di gas, che sono vendute solo dai mercenari a 25-30 dinari l’una.
Ajdabiya: Un gruppo di giovani ha distribuito volantini che annunciano una rivolta a Bengasi, Derna e Tobruk per il giorno 15/2/13.
Tayhunah: Morti quattro membri dell’”Esercito” sulla strada tra Bani Walid e Tarhunah per incidente stradale.
Bengasi: Rapito il colonnelo Abdul Qadir Bahour (che era passato con i “ribelli”). Lunedì una forte esplosione ha scosso la città di Bengasi, l’esplosione è avvenuta nei pressi della casa di uno dei sospettati dell’attacco all’ambasciatore USA, il comandante della disciolta brigata “Obaid Abi”.
Misurata: Ritrovati circa 400 corpi di giovani arrestati e condotti nelle carceri di Misurata, presumibilmente uccisi dalle torture inflitte in carcere.
Kufra: Morte 3 persone Tabu dopo la sparatoria da una macchina sconosciuta. Scontri tra giovani Tabu e Azwaip, due morti.
Tunisia-Libia: Scontri al confine tra esercito tunisino e milizie armate libiche presso il valico di frontiera di Ras Jedir. Mustafa Abdul Jalil, ex presidente del “Consiglio nazionale di transizione” è scappato in Tunisia, nonostante il divieto ordinato da un tribunale militare che lo indaga per l’omicidio del generale Abdel-Fattah Younis.
Sirte: Uomini armati di Misurata hanno cercato di entrare a Sirte sul lato sud, ma sono stati sorpresi da un altro battaglione della Brigata dei Martiri. Un’autobomba è esplosa all’esterno di una radio popolare locale.
Sabratha: Uditi colpi di mortaio.

1-4/1/2013
da somaliasupport3
L’intero sud della Libia è stato dichiarato zona militare. Segnalati massacri compiuti nella Libia meridionale e scontri al confine, impiego di aerei per bombardare spostamenti di persone o supposti sostenitori della resistenza.
Bani Walid: La resistenza della Jamahiriya ha attaccato Al-Madar Telecoms.
Bengasi: Abdelsalam al-Mahdawi, comandante della polizia, è stato sequestrato da uomini armati il 3/1. Un corpo ritrovato successivamente faceva pensare all’uccisione del capo della polizia ma la notizia è stata negata dalla procura.
Combattimenti tribali continuano su base giornaliera a Sabha, Zawiyah, Nafusa, Zintan, Zliten e Ajdabiyah.
Sabha: Un massacro è in corso a Menshiyah, dove missili RPG sono lanciati contro le abitazioni civili. 6 persone uccise durante scontri. Ucciso dalla resistenza verde un terrorista legato ad Al Qaeda. Pesanti combattimenti tra la tribù Awlad Suleiman da un lato e le tribù Gaddafa, Tabu e Tawaragah, dall’altro. Un bambino di 4 anni portato a Tripoli in coma colpito da un proiettole nel quartiere Gorda di Sabha. 3 civili assassinati vicino alle loro abitazioni.
A Nafusa le milizie Zintan si sono scontrate con tribù vicine, segnali morti e feriti.
A Zawiyah le raffinerie rimangono chiuse in seguito a proteste. Manca carburante a Tripoli.
Ajaylat: Una persona è rimasta uccisa in scontri tra miliziani e popolazione della città, molti cittadini arrestati (sequestrati) dalle milizie.
A Kufra le milizie hanno sostenuto di aver attaccato anche con gli aerei i fedeli a Gheddafi.
Scontri vicino al confine con il Chad, uccisi molti miliziani, si accusano i fedeli a Gheddafi.
Le milizie passano al setaccio vecchie registrazioni di manifestazioni a favore di Gheddafi per cercare e colpire i partecipanti.
Sono molte le famiglie che non mandano a scuola o in altri luoghi le ragazze e temono per la loro vita anche facendole restare a casa. Molti sono rimasti senza denaro e senza lavoro, perla paura di uscire e rimanere uccisi.
Attaccato edificio del GNC dopo la richiesta alle milizie di entrare nel corpo della polizia.
Spari contro un’auto di funzionari del GNC a Tripoli.
Si dimette il “ministro degli esteri”: “non vivrò in Libia a causa della cattiva sicurezza nel paese”.

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CHI SONO I VERI MERCENARI IN LIBIA

set 24, 2011

CHI SONO I VERI MERCENARI IN LIBIA

Almeno 40 incursori delle SAS inglesi e altrettanti legionari francesi. Più un centinaio di istruttori egiziani, una ventina forniti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, una dozzina di bulgari e, dulcis in fundo, una decina di italiani. In tutto 300 uomini, forse di più. Sono questi i numeri reali, stimati al ribasso, delle forze speciali “alleate” che stanno aiutando i ribelli libici ed hanno già avuto un ruolo determinante nella conquista di Misurata, Zintan, Zawiya, e Tripoli. A rivelarli è un rapporto appena uscito del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra, che conferma le indiscrezioni già uscite sulla stampa internazionale ma aggiunge, oltre ad una analisi militare assai accurata, tutta una serie di dettagli nuovi e per certi versi inquietanti, Da cui  si evince che i veri mercenari presenti in Libia non sono quelli reclutati da Gheddafi – alla prova dei fatti ne hanno ucciso o catturato poche centinaia – bensì quelli messi in campo dalla Nato, in palese contrasto con  la risoluzione 1973 dell’Onu, che autorizzava sì’ l’intervento “umanitario” in Libia ma vietava espressamente l’uso di forze di terra e l’occupazione militare del territorio.
Secondo il RUSI il ruolo delle forze speciali alleate è stato esteso, massiccio e determinante. Innanzitutto nell’addestramento dei ribelli all’uso dei più sofisticati sistemi d’arma, ma anche nel coordinamento delle operazioni sul terreno, nel lavoro di intelligence e infine nell’infiltrazione in zone sotto il controllo dei lealisti. La presa di Tripoli, in particolare, sarebbe stata preparata per quattrolunghi mesi dalle SAS inglesi; e senza questo aiuto, sottolinea il RUSI,  difficilmente si sarebbe realizzata nei tempi brevi e nelle modalità poco cruente con cui è avvenuta.

Dal Rapporto risulta infine che le Sas inglesi erano attive a Bengasi già dal 23 febbraio, il che vuol dire una settimana dopo l’inizio della rivolta e un mese prima che la Nato decidesse ufficialmente di intervenire. Insomma, pare proprio che i ribelli abbiano avuto dei “padrini” assai premurosi, e da subito. Forse ancor prima che diventassero dei ribelli.

Preso da: http://www.amedeoricucci.it/chi-sono-i-veri-mercenari-in-libia/

I mercenari in Libia ci sono davvero

di Piero Pagliani – 08/04/2011

Ma come? Non era Gheddafi ad avere i mercenari? Certo, è saltato fuori che i “mercenari neri” erano immigrati che lavoravano in Libia. Già, perché su un totale di 6 milioni di libici c’erano 2 milioni di immigrati. Un po’ come dire 20 milioni di immigrati in Italia. In massima parte provenienti dall’Africa nera, e odiati dai “rivoluzionari” che si sono dedicati nelle zone da essi controllate a rastrellamenti casa per casa, torture, uccisioni e stupri (una ragazza eritrea che su LA7 stava testimoniando queste violenze è stata azzittita da Gad Lerner: non disturbare il manovratore). Se questi sono i “mercenari” di Gheddafi, bisogna però ammettere che in Libia mercenari ce ne sono veramente e saranno sempre di più.

Ce lo rivela il Corriere della Sera. Eccone uno stralcio:

«I costi dell’operazione sarebbero coperti da alcuni paesi arabi, come il Qatar e gli Emirati, che già partecipano alla missione. Il ricorso ai “privati” potrebbe aggirare l’ostacolo – diplomatico e politico – che impedisce l’uso di forze di terra. È chiaro che i “contractors” sono una foglia di fico ma che almeno sul piano legale consentirebbe agli alleati di assistere in modo diretto i nemici di Gheddafi. Lo schema potrebbe essere il seguente: il comitato libico ingaggia ufficialmente i mercenari e i paesi arabi pagano il conto mentre la coalizione sovraintende all’operazione. Come hanno segnalato molti esperti l’offensiva Nato senza il ricorso ai soldati l’offensiva è destinata a raggiungere risultati parziali. E i ribelli, per ora, non sono in grado di fare da soli.»

Un solo breve commento: si capisce bene perché abbiamo subito definito “inaccettabile” la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza. Per prima cosa perché ha fatto piazza pulita dei principi base dell’ONU stessa che vietano espressamente di intromettersi negli affari interni di un altro stato. Si può intervenire solo se un Paese attacca o ne minaccia un altro. In secondo luogo perché lasciava ai volenterosi la possibilità di fare qualsiasi cosa, senza consultarsi con l’ONU e senza nemmeno un comando unificato: la casa delle libertà, insomma. È tuttavia difficile cercare di provare che autorizzi anche un’invasione da terra. Ma niente paura: ci pensano i mercenari, quelli veri!

Preso da: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38278