MI5, MI6 e la morte di al-Liby negli USA: UK, al-Qaida, al-Shabab e Lee Rigby

Murad Makhmudov e Lee Jay, Modern Tokyo Times, 5 gennaio 20152013-10-12T002304Z_1954488326_GM1E9AC0JB601_RTRMADP_3_USA-LIBYA_0MI5 e MI6 inglesi saranno profondamente sollevati dalla fortunosa morte di Anas al-Liby negli USA. La sua morte sarà stata accolta con un sospiro di sollievo sul processo che stava per avere luogo a New York. Dopo tutto, MI5 e MI6 avevano profondi legami con Anas al-Liby e altri terroristi internazionali. Naturalmente, il Regno Unito non è unico in ciò. Tuttavia, la brutale morte di Lee Rigby e la realtà degli innumerevoli terroristi di tale nazione spediti in Siria è un’ulteriore prova che c’è del marcio nel cuore della comunità d’intelligence. Pertanto, l’annuncio della morte di Anas al-Liby occulterà le molte ratlines terroristiche nel cuore della dirigenza inglese.
5930486-8837001Anas al-Liby era ritenuto un capo di al-Qaida nei corridoi del potere a Washington, pertanto fu sequestrato dalle forze statunitensi nello Stato fallito libico. Ciò accadde nel 2013 a causa delle pericolose forze interne allo Stato fallito e altri importanti fattori legati ai fallimenti politici degli USA. La BBC riporta: “Un presunto capo di al-Qaida è morto pochi giorni prima del processo a New York per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti in Africa nel 1998… Doveva essere processato il 12 gennaio per quegli attentati che uccisero più di 220 persone in Kenya e Tanzania“. Purtroppo, il caso Anas al-Liby è un’ulteriore prova della grave ingenuità dei servizi segreti inglesi, come MI5 e MI6. E’ noto che una delle persone coinvolte nel barbaro assassinio di Lee Rigby doveva essere reclutato dal servizio segreto inglese. Allo stesso modo, al-Liby ebbe asilo politico nel Regno Unito, nonostante i suoi ben noti legami con al-Qaida e l’MI6 aveva anche cercato di reclutarlo. Modern Tokyo Times dichiarò sul caso Lee Rigby che: “Riguardo le agenzie di sicurezza del Regno Unito, troppi appaiono assai ingenui. Inoltre, alcuni ignorano le leggi a protezione dei cittadini inglesi. Michael Adebolajo, un religioso taqfiro islamista fu arrestato dalla polizia del Kenya, vicino al confine con la Somalia, per terrorismo. Eppure, invece d’imprigionare i cittadini inglesi che si recano all’estero per uccidere in nome dell’Islam, il Regno Unito li accoglie a braccia aperte. Perciò il Terrorism Act del 2006 è spesso manipolato. Non solo, ma MI5 ritiene che ciò dia la grande opportunità di avere come informatore, retribuito con i soldi dei contribuenti, una persona che sostiene l’odio di massa“. Modern Tokyo Times proseguiva: “Ora, se non si capisce la mentalità di al-Shabab in Somalia, allora va bene, chiaramente per i servizi di sicurezza ed élite politiche del Regno Unito. Pertanto, nonostante al-Shabab in Somalia uccida ogni convertito al cristianesimo che scovi e distrugga i santuari sufi, non sembra importare. Al-Shabab non solo decapita musulmani convertiti al cristianesimo, mentre loda Allah, ma sostiene anche la lapidazione delle donne e il taglio delle mani per reati minori. Tale realtà viene sorvolata fin troppo e lo stesso vale per le nazioni islamiche che hanno buoni rapporti con il governo inglese“. In altre parole, MI5 e MI6 faranno di tutto per reclutare persone che disprezzano l’occidente, pur di attuare le trame del governo inglese. Lee Rigby fu massacrato barbaramente a Londra, similmente a quanto fanno gli assassini taqfiri in Siria contro alawiti, cristiani, sciiti e sunniti fedeli al governo siriano.
Tale fiasco pericoloso non è una novità per Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti, Regno Unito e altre nazioni del Golfo, che supportavano e addestravano jihadisti internazionali negli anni ’80 e ’90 in Afghanistan e Pakistan. Le convulsioni di tali eventi e le ratlines jihadiste che collegano la Bosnia all’11 settembre e a Madrid continuano ad affliggere il mondo. Nonostante ciò, gli stessi attori hanno deciso di “andare a letto con al-Qaida, taqfiri e salafiti in Libia“, come in Siria. Nel 2002 The Guardian riferiva: “La cellula libica di al-Qaida includeva Anas al-Liby nella lista dei ricercati del governo degli Stati Uniti, con una taglia di 25 milioni di dollari. È ricercato per il coinvolgimento negli attentati alle ambasciate in Africa. Al-Liby era con bin Ladin in Sudan prima che il capo di al-Qaida tornasse in Afghanistan nel 1996“. La stessa fonte dice: “Sorprendentemente, nonostante i sospetti che fosse un capo di al-Qaida, al-Liby ricevette asilo politico in Gran Bretagna e visse a Manchester fino al maggio 2000, quando eluse un raid della polizia fuggendo all’estero. Il raid scoprì ‘il manuale per la jihad’ di 180 pagine di al-Qaida contenenti istruzioni per attacchi terroristici“. Poi, nello stesso articolo si affermava che “The Observer può oggi rivelare che gli agenti dell’MI6 coinvolti nel presunto complotto erano Richard Bartlett, già noto con il nome in codice PT16, responsabile generale dell’operazione, e David Watson, nome in codice PT16B. Come l’omologo di Shayler nell’MI6, Watson era responsabile della gestione dell’agente libico ‘Tunworth’, che informava dall’interno della cellula. Secondo Shayler, MI6 passò 100000 sterline ai sicari di al-Qaida“.
Pertanto, la morte di Anas al-Liby sarà salutata dalla comunità dell’intelligence e dai corridoi del potere nel Regno Unito perché molte ratlines rimarranno nascoste. Analogamente, le domande sulla barbara morte di Lee Rigby saranno evitate. Tale realtà significa che altri petrodollari del Golfo diffonderanno l’odio nel Regno Unito. Allo stesso tempo, intrighi politici contro Stati nazionali come la Siria, continueranno, intrecciando obiettivi politici occidentali e di al-Qaida nonostante cerchino risultati diversi.

Police probe 'spy' death

Comando del MI6

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Originale su: https://aurorasito.wordpress.com/2015/01/10/mi5-mi6-e-la-morte-di-al-liby-negli-usa-uk-al-qaida-al-shabab-e-lee-rigby/

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La vera storia del volo di Lockerbie

2/10/2009

Quello che segue è un tentativo di ricostruzione, necessariamente schematico, della storia “dietro le quinte” fra Libia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che è ruotata per tutti questi anni intorno all’attentato di Lockerbie.

Il suo presunto responsabile, Abdul al-Megrahi, è stato recentemente liberato dalla Gran Bretagna “per motivi compassionevoli” – così dice la motivazione ufficiale – e rimpatriato in Libia. In realtà, come vedremo, è ormai chiaro che al-Megrahi sia stato soltanto il capro espiatorio della vicenda, e che non abbia avuto nulla a che fare con l’attentato, mentre il suo rilascio sarebbe stato la conseguenza di una urgente esigenza da parte degli inglesi, piuttosto che un gesto umanitario.

La storia si può far iniziare dall’attentato del 1984 ad una discoteca di Berlino, nel quale morirono due cittadini turchi ed un soldato americano. Le autorità tedesche individuarono nel “terrorismo libico” i responsabili, e Ronald Reagan pensò che una adeguata risposta fosse quella di bombardare Tripoli.

Il vero scopo, naturalmente, era togliere di mezzo il colonnello, che già da anni sedeva borioso su milioni di barili di petrolio …

… del quale gli anglo-americani cominciavano a sentire una forte nostalgia (la prima “crisi del petrolio” risale al 1973). Gheddafi si salvò, ma nel bombardamento morì, insieme a molti altri innocenti, Hanna Gheddafi, la sua bambina di due anni.

Il 21 dicembre 1988 il volo Pan-Am 103, da Londra a New York, esplose in volo sopra la Scozia, causando la morte di 270 persone. Oltre a tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio morirono anche 11 abitanti della cittadina di Lockerbie, dove caddero le ali e la parte centrale della fusoliera.

Dopo 3 anni di indagini, svolte con la solerte collaborazione dell’FBI (più di metà dei passeggeri erano americani), la corte scozzese concluse che i responsabili fossero due libici, Abdul al-Megrahi e Lamin Fhimah.

Cominciò subito a circolare l’idea, non difficile da alimentare, che quell’attentato fosse stato la vendetta di Gheddafi per la morte della figlia, e quindi l’idea degli attentatori “libici” sembrò a tutti la più naturale del mondo.

Altri sostennero che la vendetta di Gheddafi si fosse già consumata nel 1986, con il sequestro del volo PanAm 73 a Karachi, che aveva causato la morte di una ventina di ostaggi. In ogni caso, devono essersi accorti in molti che un “tiranno” con una figlia uccisa in quel modo diventi per tutti un comodo attaccapanni, al quale si possono appendere anche i più remoti attentati della Patagonia o delle Isole di Pasqua.

Non esistendo però trattati diretti fra i due paesi, gli inglesi non potevano richiedere ufficialmente l’estradizione dei presunti colpevoli, per cui incaricarono gli uomini dell’MI-6 (la CIA inglese) di aprire dei canali extradiplomatici con Tripoli – le cosiddette “backdoors”, o “porte sul retro” – per ottenere in altri modi la loro consegna.

Nel frattempo partiva una pubblica escalation di accuse, ricatti e controaccuse, che culminò con una pesante serie di sanzioni internazionali imposte alla Libia dall’ONU, per ottenere la consegna dei due presunti attentatori. (Curioso come siano sempre i paesi ricchi di petrolio a finire ricattati con embargo e sanzioni di ogni tipo).

Ma Gheddafi teneva duro, e dopo sei anni gli uomini dell’MI-6 non erano ancora riusciti ad aprire nemmeno uno sportello per gatti, nel retro della sua fortezza.

Accadde così che nel ’94 si presentò all’ambasciata inglese di Tunisi un ”agente dei servizi libici”, che chiese di parlare con il locale responsabile dell’MI-6, e gli fece una proposta molto allettante. Aveva a disposizione – disse – un manipolo di fedelissimi disposti a tutto, pronti ad uccidere Gheddafi e a prendere il potere. Ma aveva bisogno di soldi per preparare l’attentato (armi, bombe, logistica, eccetera), e quindi offriva in cambio, se gli inglesi lo avessero aiutato a rovesciare il colonnello, la prelibata preda dei due attentatori di Lockerbie.

L’uomo dell’MI-6, un certo David Watson, riferì la cosa al suo capo-struttura di Londra, Richard Bartlett. Dopo qualche giorno arrivò l’OK da Bartlett, che disse di aver avuto la “licenza di uccidere” dal ministro degli esteri, insieme ad un finanziamento di 100.000 dollari da passare al manipolo di attentatori.

Dimenticavamo di dire che questo manipolo di attentatori si chiamava “Al-Queda”, e faceva capo ad un certo Osama bin Laden, l’uomo che aveva organizzato per la CIA i Mujaheddin afghani che avevano rimandato i russi a casa loro. (Come si è poi saputo infatti, “Al-Queda” era il nome del database della CIA con i nomi di tutti i Mujaheddin).

Era a nome di bin Laden che l’ ”agente dei servizi libici” si era presentato a Tunisi da Watson. (Questo personaggio non è mai stato identificato con certezza, ma è quasi certo che fosse Anas al-Liby, il n. 2 di bin Laden, che in quel periodo risiedeva, curiosamente, nel vicino Sudan).

In altre parole, i servizi inglesi finanziarono bin Laden per uccidere Gheddafi.

Solo un bambino infatti potrebbe credere alla storiella dello sconosciuto agente libico che si presenta all’ambasciata inglese di Tunisi, offrendo due uomini in cambio di una nazione, e se ne va fischiettando dopo tre giorni con 100.000 dollari in tasca.

Questa è la pietosa bugia che si dovette inventare quando la faccenda dell’attentato a Gheddafi – che nel frattempo era fallito – divenne di dominio pubblico. Erano stati gli agenti dell’MI-5 Annie Machon e David Shayler a denunciarla, dopo averlo saputo dai colleghi dell’MI-6.

Fu un caso di wisthleblowing di prima grandezza, che scatenò un vero e proprio putiferio in Gran Bretagna, poichè metteva il paese in imbarazzo di fronte al mondo intero.

Non a caso Machon e Shayler dovettero fuggire, rimanendo nascosti per lunghi mesi in una fattoria nel nord della Francia, per poi affrontare diversi anni di contorte vicende giudiziarie che si sono conclusi solo di recente.

Se non fosse stato per loro, nessuno avrebbe mai saputo del tentativo inglese di uccidere Gheddafi, nè di altri attentati contro i cittadini di Israele, ufficialmente attribuiti ai palestinesi, che risultarono essere invece opera del Mossad. [1]

Dopo il fallito attentato a Gheddafi, il braccio di ferro per avere i due presunti attentatori di Lockerbie riprese come prima, e a lungo andare il prezzo pagato per le sanzioni diventò insostenibile anche per l’orgoglio del colonnello.

Dopo lunghe trattative, la Libia riconobbe ufficialmente “le responsabilità dei nostri ufficiali” (al-Megrahi era il capo della security delle aerolinee libiche a Londra) e consegnò i due sospettati, a condizione che venissero giudicati in un tribunale neutrale, in Olanda, alla presenza di osservatori internazionali.

Al processo olandese Fhimah fu assolto, mentre al-Megrahi fu ritenuto colpevole, e condannato all’ergastolo, con una pena minima di venti anni da scontare.

Qualcuno si domanderà come sia stato possibile dimostrare addirittura l’identità dell’attentatore, partendo da una semplice caterva di rottami fumanti. Ebbene, quando c’è di mezzo l’FBI, tutto diventa possibile: attenzione, perchè lo spettacolo va ad iniziare.

Frugando fra i resti del disastro, qualcuno si era accorto che un frammento di abiti da bambino, sbruciacchiato ma non troppo, portava tracce di esplosivo talmente pesanti da suggerire che fosse stato usato per avvolgere la bomba stessa. Miracolosamente però, il tessuto conservava ancora l’etichetta, e da questa si è potuto risalire al venditore, un commerciante di Malta di nome Tony Gauci. Quando gli uomini dell’FBI andarono a trovarlo, Gauci si ricordò improvvisamente di aver venduto degli abiti da bambino ad un “Libyan looking man” – letteralmente, “un uomo dall’aspetto libico” (come è noto i libici sono completamente diversi da tutti gli altri arabi) – il 7 di dicembre, ovvero 3 settimane prima dell’attentato. Da lì a identificare al-Megrahi, fra una ventina di “Libyan looking men” come lui, il passo fu breve.

Ma per farlo condannare non bastava. Il fatto che gli abiti da bambino si trovassero in prossimità della bomba non significava che l’avessero avvolta fisicamente. Instancabili, gli uomini dell’FBI continuarono a indagare, finchè scoprirono fra i resti del disastro un frammento di circuito elettrico che viene montato normalmente su un certo modello di radio Toshiba. E’ lo stesso modello di radio – fecero notare gli uomini dell’FBI – usato da un palestinese poco tempo fa per confezionare una bomba di tipo Sentex.

Ottima intuizione, ma non bastava ancora.

Cerca, esamina e analizza, e saltò fuori che un altro frammento di circuito elettrico recuperato fra i rottami apparteneva ad un timer simile a quello trovato addosso ad un agente libico, arrestato qualche mese prima, che si aggirava nella notte con in tasca una bomba tipo Semptex.

La cosa cominciava a farsi interessante, ma gli indizi non bastavano ancora.

Ci fu allora il colpo di genio finale degli agenti dell’FBI, che da un frammento di valigia risalirono al modello di Samsonite che aveva contenuto la bomba, accorgendosi nel frattempo che proprio quella valigia, imbarcata a Londra sul volo Pan-Am, era partita da Malta.

Ora sì che il cerchio si chiudeva! Bastò fare “libico” + “Semptex” + “timer” + “Samsonite” + “Malta”, ed ecco uscire un bell’ergastolo per il povero al-Megrahi.

Nonostante lui si proclamasse innocente, e nonostante il principale osservatore dell’ONU, Hans Köchler, abbia definito il verdetto uno “spettacolare aborto giuridico” (“a spectacular miscarriage of justice”), il mondo si convinse presto che l’attentato fosse partito proprio dalla Libia.

Eravamo nel gennaio 2001, a pochi mesi dall’undici settembre.

Nel frattempo Gheddafi aveva messo la testa a posto, aveva rinunciato a farsi la bomba atomica, ed era diventato addirittura il “buon esempio” di islamico addomesticato che tutti gli altri nel mondo dovevano imitare. (Saddam era avvisato).

A conferma delle sue buone intenzioni, Gheddafi si impegnò a pagare 2.7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime (circa 10 milioni di dollari per famiglia), legando però i pagamenti alla cancellazione definitiva delle sanzioni contro la Libia, ed alla rimozione del suo paese dalla lista degli “stati-canaglia”.

La maggior parte di quei soldi è finita nelle casse dei prestigiosi studi legali americani che hanno rappresentato i familiari delle vittime.

Nel 2002 al-Megrahi tentò un ricorso in appello, ma la sua richiesta fu respinta per “inconsistenza delle motivazioni”.

Al-Megrahi non si arrese, e iniziò – probabilmente aiutato dall’esterno – a far raccogliere tutta la documentazione possibile per preparare un secondo appello, molto più serio e ben organizzato del primo.

La sua “contro-indagine” fu così efficace che nel 2007 la Corte Penale di Revisione Scozzese stabilì, con grande sorpresa di tutti, che il caso andasse riaperto. Nel frattempo infatti era emerso che:

– Tony Gauci, il commerciante maltese di vestiti, aveva visto una foto di al-Megrahi 4 giorni prima del riconoscimento. La difesa di al-Megrahi sostiene di avere le prove che Gauci abbia ricevuto 2 milioni di dollari per la testimonianza che portò all’arresto dell’imputato.

– Il tecnico svizzero che aveva confermato che il timer venisse usato per le bombe Semtex ha confessato di aver mentito al processo, dopo aver respinto un’offerta di 4 milioni di dollari da parte dell’FBI per fare quelle dichiarazioni. Il tecnico ha anche ammesso di aver rubato dalla sua ditta un esemplare di quel timer, per consegnarlo “ad un uomo incaricato delle indagini”.

– Il pezzetto di circuito elettrico ritenuto appartenere al timer risultò non essere stato nemmeno testato per la presenza di esplosivi.

– La famosa “Samsonite partita da Malta” aveva girato per 17 ore su un carrousel vuoto di Heatrow, prima di essere imbarcata sul volo Pan-Am, e durante quel periodo era stata forzata da qualcuno.

– La polizia di Heatrow ha purtroppo “perso” la documentazione su quella valigia, per cui non è più possibile risalire a chi l’abbia maneggiata, nè tantomeno imbarcata.

– L’abitante di Lockerbie che aveva trovato nella foresta il manuale della radio Toshiba disse che il documento presentato al processo era completamente diverso da quello che lui aveva consegnato alla polizia.

Insomma, ci siamo capiti, è inutile infierire: all’FBI usano ancora le tecniche e i manuali di Edgar Hoover.

I media però fecero finta di nulla, e la notizia del verdetto della Corte di Revisione passò sotto relativo silenzio.

Ma i tempi per l’appello di al-Megrahi nel frattempo sono maturati, e la data per la riapertura del processo era stata fissata per lo scorso Aprile.

Se quel processo si fosse svolto, al-Megrahi molto probabilmente sarebbe stato assolto, e gli inglesi avrebbero fatto una plateale figuraccia di fronte al mondo.

C’era inoltre il rischio, non trascurabile, che Gheddafi a quel punto chiedesse la restituzione di tutti i soldi pagati per risarcire le famiglie delle vittime.

Ecco perchè gli inglesi, colti da improvviso spirito compassionevole, hanno deciso di rimpatriare in gran fretta al-Megrahi, iniziando una complessa procedura legale che richiedeva, prima di tutto, che lui ritirasse la richiesta di appello.

Dopo che questo è avvenuto, al-Megrahi è stato rimandato a casa. Nonostante abbia rinunciato all’appello, al-Megrahi ha detto che renderà pubblico il dossier di oltre 300 pagine che nel frattempo la difesa aveva preparato per lui.

Fine della storia.

A questo punto resta solo una domanda: se non sono stati i libici, chi ha messo la bomba sul Pan-Am 103?

La risposta precisa nessuno la conosce, e Internet a questo punto pullula di “teorie alternative” di ogni tipo, la maggioranza delle quali sono state chiaramente messe in circolo per confondere le acque.

A chi non avesse voglia di addentrarsi in quell’infida foresta, possiamo sempre suggerire di domandarsi a chi possa essere convenuto, in tutti questi anni, far passare la Libia di Gheddafi per uno stato di “terroristi”.

Massimo Mazzucco

1 – Annie Machon – Conferenza 9/11 di Chicago del 2006.

Preso da: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3345

Un documento segreto dell’intelligence britannica MI5 del 1995 rivela un piano per dividere la Libia in due stati più piccoli

GilGuySparks 11 agosto 2011

Il contenuto di un documento riservato, di un servizio di intelligence in Gran Bretagna, noto come ”MI5”, datato 1995, rivela il coinvolgimento del governo britannico in un complotto per imporre una nuova mappa nella regione del Maghreb, attraverso la divisione della Libia in diversi piccoli stati uniti nel quadro di un sistema federale.

Il documento identifica il giorno particolare nel quale l’Ufficio del Primo Ministro Tony Blair, a metà degli anni novanta, era pienamente consapevole del sistema sponsorizzato dai servizi segreti britannici per garantire l’attuazione del colpo di stato attraverso la collaborazione di 5 ufficiali dell’esercito libico, con il grado di colonnello.  Il documento di quattro pagine e che reca la data di dicembre 1995 dice, sotto il titolo “i piani per il rovesciamento di Gheddafi all’inizio del 1996 sono progrediti bene”, che 5 officiali con il rango di colonnelli, provenienti da diverse unità dell’esercito libico,  intendono lanciare un colpo di stato militare contro Gheddafi, aggiungendo che il colpo di stato previsto si terrà in concomitanza con il Congresso generale del popolo della Libia all’inizio nel 97 OtIron nel mese di febbraio.

Il rapporto, di cui venne informato Tunisi, il Cairo e Washington, mostra che il piano era quello di lanciare attacchi su una serie di installazioni militari e di sicurezza in Libia, come ad esempio una base militare nella città di Tarhunah, nonché ‘agitazioni civili’ provocate simultaneamente in diverse città, incluse Bengasi, Tripoli e Misurata. Ha anche parlato del documento, citando una fonte, un ufficiale dell’esercito libico il quale ha detto che secondo un documento classificato come fonte di nuove informazioni vicino ai cinque colonnelli, il colpo di stato aveva lo scopo di lanciare un attacco diretto a Gheddafi, per arrestarlo o ucciderlo.

In questo quadro, dice il rapporto dei servizi segreti britannici che i golpisti erano stati in grado di mobilitare circa 1.275 simpatizzanti, in gran parte dall’esercito e dalla polizia, il resto si sviluppava su diverse aree sociali in Libia, uomini d’affari, medici e studenti, insieme con un numero di lavoratori della televisione e della radio libica (a Tripoli 240 persone, a Benghasi 135, a Tobruk 114, a Misratah 148, a Sirte 40, ad Al-Zamiya 180, Al Zumarah 300, Al Khums 28, a Ghadamis 50). Il documento top secret aggiunge che un contingente di 20 militari e un ufficiale erano stati addestrati a quel tempo da un funzionario dei servizi inglesi che aveva provveduto a spiegare le tattiche e piani di attacco per l’assassinio del colonnello Gheddafi. Il documento rivela che il piano era quello di richiedere che venisse svolto un attacco al corteo di Gheddafi subito dopo che lo stesso aveva tenuto il suo discorso al Congresso generale del popolo (14.02.1996), sulla via del ritorno alla città di Sirte. Vengono così rivelati dettagli sul piano di colpo di stato e di assassinio di Gheddafi, i golpisti avevano pianificato di penetrare il convoglio di Gheddafi durante il tragitto.

Il documento, copie del quale sono state inviate all’Ufficio del Primo Ministro e al Ministero della Difesa e agli “interessati” e agli agenti dell’intelligence in Gran Bretagna, sostiene che i golpisti stavano cercando un riavvicinamento con i paesi occidentali, hanno distribuito grandi quantità di armi ai loro fedeli, 250 pistole modello Webley di fabbricazione inglese e oltre 500 mitragliatrici pesanti. (Tutto materiale datato e ufficialmente non più in uso dalle forze militari britanniche ma detenuto e perfettamente funzionante per utilizzi “ufficiosi”; basti ricordare il caso delle armi detenute dall’Italia nell’isola di S. Stefano, sequestrate durante le guerre balcaniche e tornate utili per foraggiare i ribelli golpisti del 2011 non ufficialmente e con tanto di segreto di stato). I golpisti del ’96 si aspettavano di prendere il completo controllo della Libia entro la fine di marzo dello stesso anno, avendo in progetto di dividere la Libia, previo accordo con i capi tribù, in due parti, ognuna con un governo e un parlamento “regolarmente eletto” che sarebbero dovute essere rette da un governo nazionale all’interno di un sistema federale.

by gilguy

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/11/un-documento-segreto-del-servizio-segreto-britannico-mi5-del-1995-rivela-un-piano-per-dividere-la-libia-i-due-stati-piu-piccoli/