La Libia e la Fiera dell’Ipocrisia

31 gennaio 2012

mcc43

Un prigioniero: prima e dopo l’interrogatorio

La Tortura
Medici senza frontiere abbandona  il campo denunciando le torture cui vengono sottoposti i prigionieri.
Meraviglia una scoperta tanto tardiva!
Mesi fa vi fu un appello internazionale per salvare la vita dell’ex ministro  Abouzaid Dorda ridotto in stato di coma dalle percosse e da una “caduta” dalla finestra.
Altri meno noti, invece,  non sono più vivi.
Il Governo ha respinto le accuse di MSF e , per bocca del Ministro degli Esteri  Ashour Ben Kayyal , ha fatto sapere,  in sintesi, che come Governo rifiutano la tortura, i lealisti riceveranno il trattamento che meritano.  (**)

La Giustizia
Corte penale internazionale:  aspettiamo  assicurazioni che Saif al Islam avrà un processo equo in Libia.
Stupisce la fiducia in questa possibilità.
E’ sufficiente scorrere i blog, Twitter o FB per scoprire che, lungi dalla “riconciliazione” nazionale  proposta dal CNT, vi è una gran voglia di vendetta. Irritano sia le foto di Saif in”buoni rapporti” con i  carcerieri Zentan, sia la notizia della scarcerazioni di alcuni  pro-gheddafiani.

Ma  a rendere impossibile un giusto processo è la constatazione che il sistema giudiziario non ha ripreso a funzionare e in migliaia sono detenuti senza  essere formalmente imputati di un reato. L’arresto si basa su un generico “sostenitori di Gheddafi” e apre la porta alle vendetta personali. 

Il ritorno del Viagra
La tribù Zentan fa della prigionia di Saif il suo punto di forza nel mercato delle poltrone (Ministero della Difesa) e nel controllo del territorio ( autonominata responsabile della sicurezza all’aeroporto di Tripoli) tuttavia occasionalmente strizza l’occhio ai gheddafiani.
Nei giorni scorsi ha sequestrato un carico di Viagra e di droghe arrivate dall’India su richiesta del CNT e questa sarebbe una conferma dell’accusa che a suo tempo era stata lanciata da Gheddafi contro i ribelli.

quote rosa?

I Diritti delle donne
Si era parlato di “quote” rosa da inserire nella legge elettorale ma nella stesura finale non ve n’è traccia  – secondo i media  internazionali , come France Presse .
Il TripoliPost non riporta ancora la notizia, ma da una intervista al capo della Commissione elettorale Ameen Belhadj risulta che le quote rosa sono –obiettivamente-  l’ultimo dei problemi.

“Argomento delicato per varie ragioni. Primo:non abbiamo dati reali sul censimento della Libia. Secondo: non ci sono stati consigli comunali precedenti la rivoluzione de 17 febbraio. Terzo:  siamo ancora nel periodo di transizione e francamente abbiamo dei conflitti in alcune aree . Tutte queste cose non sono  facili da gestire. Così quali potrebbero  essere i parametri da utilizzare  per definirei collegi elettorali del Paese?”
Non essendo convinta della bontà delle “quote” in nessun paese e per nessuna categoria, sono più negativamente colpita dalla esclusione dalle candidature dei sostenitori del precedente governo. Norma illiberale, è altresì il segno di un duplice timore: irritare le milizie e rischiare che dalle urne esca un ampio sostegno popolare a Gheddafi e alla Jamairija.

sarà ancora vivo?

Bani Walid e i “verdi”
I combattimenti dei giorni scorsi hanno fatto sperare a molti “la liberazione della Libia”, ma ad un esame attento la storia si presenta meno entusiasmante.

Quello che è accaduto lo spiega bene il Guardian
Bani Walid, base della potente tribù Warfallah è stata una delle ultime ad arrendersi ai ribelli. Nei nove mesi della guerra, gli anti-Gheddafi cercarono di entrare, ma non arrivarono molto oltre la periferia. Si è saputo in seguito che Saif al Islam ne aveva fatto il suo quartier generale. Poco prima della fine del conflitto, quando era ormai inevitabile la sconfitta del regime, il Consiglio degli anziani negoziò un accordo grazie al quale i ribelli furono in grado di entrare in città senza combattere. Da quel momento i rapporti in città non furono facili e occasionalmente vi sono stati degli scontri.
Secondo un testimone che non vuole essere identificato le violenze di lunedì (23 gennaio) scoppiarono quando dei membri della milizia 28maggio fedele al CNT arrestarono alcuni lealisti; altri pro-Gheddafi attaccarono la guarnigione facendo varie vittime.

Nei giorni precedenti la cattura di Gheddafi, infatti, una serie di notizie dava la città caduta in mano ai lealisti prima che ciò effettivamente accadesse; rende credibile fossero in corso trattative fra il consiglio tribale e il CNT.  Psyops: guerra psicologica su Bani Walid . Quello che ancora non si sa è se la tribù abbia trattato per lasciare la scappatoia a Saif e se era al corrente che Muhammar Gheddafi stava per essere dato in mano alle  bande belluine. 

Reuters ,invece, informa sulle rimostranze dei sostenitori al CNT
“Quando arriva gente da Tripoli, ti entra in casa, molesta le donne, cosa dobbiamo fare? “Dice Fati Hassan, 28anni, di Bani Walid che descrive gli uomini della 28maggio come un mix di gente locali e forestieri, ribelli antiGheddafi che si sono trasformati in oppressori appena ottenuto il controllo della città. “Arrestarono gente fin dal giorno dopo della liberazione e di molti non sappiano ancora nulla.
“Io sono un rivoluzionario e ho amici nella 28maggio” e aggiunge di averli invitati a calmarsi “La Guerra è finite adesso”

In effetti ciò che Bani Walid ha voluto ottenere con gli scontri che hanno messo in minoranza i pro CNT è stata l’ indipendenza dal governo centrale. Ed è al momento missione compiuta avendo ottenuto il riconoscimento del governo locale.

Il Verde non è scomparso dalla Libia, elementi armati pro-gheddafi ci sono e non potrebbe essere diversamente, visti i molti mesi di bombardamento che furono necessari per  fiaccare i lealisti. Non si tratta, da quanto si comprende finora, di una “resistenza” organizzata a livello nazionale o tale da conquistare una regione. L’opposizione armata si realizza con azioni di disturbo che concorrono all’instabilità complessiva. 

rimpianti…

Un sedicente governo
Né il Governo né il CNT hanno un ufficio stampa e l’elenco dei componenti del CNT resta tuttora segreto.
E’ naturale che fra i libici aumenti la diffidenza perché le uniche informazioni ufficiali sono gli annunci in risposta alle manifestazioni di piazza, a Bengasi particolarmente violente.
Mancanza di trasparenza e inettitudine sono le accuse sulle quali l’intera Libia concorda  e molti considerano un errore aver lasciato uscire dai ranghi l’ex primo ministro Mahmoud Jibril e il precedente ministro delle Finanze e del Petrolio Ali Tarhuni,  Questi, a onor del vero, soffiano sul fuoco con interviste fortemente critiche verso Mustafa Abdul Jalil, il quale ha dunque tutte le ragioni di temere giorni politicamente contati. Meglio piazzato il Primo ministro AlQeeb, grazie al suo passato americano e alla sua palese inconsistenza politica con la quale si sottrae alle accuse della piazza.

US in arrivo?

Un esercito sulla carta
L’esercito libico  è scarso e debole. Esiste più sulla carta che nella realtà e pochi si fidano essendo composto di militari già in servizio sotto il regime.
Le milizie al contrario assumono potere sconfiggendosi l’un l’altra fino a lasciare in campo due attori principali. Gli Zentan, di cui si è già detto, e la brigata di Misurata che ha ottenuto il ministero degli Interni oltre al comandante in capo dell’esercito. Nella spartizione del territorio quest’ultima domina dall’est di Tripoli fino a Sirte. Al “gate”  sventolano le bandiere di tutto il mondo dando l’impressione di entrare in un nuovo stato.

“C’è ancora simpatia per l’idea di una Libia unita, specie fra i rivoluzionari delle relativamente sofisticate città della costa” rileva il sito web americano dedicato alla politica estera  Foreign Policy . In pratica afferma la voglia di unità, ma automaticamente suggerisce la possibilità che nel futuro le cose potrebbero cambiare.
Intanto nei media non proprio del “main” stream corre la notizia di un invio di truppe americane: 12000 unità già pronte a Malta.
E’ il rilancio di un articolo dell’attivista americana  Cynthia MKenny , ma tace del comunicato  successivo con il quale la McKenny informa della smentita ufficiale ricevuta sia dalle autorità di Malta sia da quelle americane .
Vero è, invece, che gli Usa hanno promesso aiuto al CNT per ricostituire e addestrare l’esercito. Ovviamente ciò comporterà l’invio di militari … alla spicciolata.

sono loro il nostro problema?

Guardiani d’Europa
Fu scandalo quando Gheddafi chiese milioni di euro per fermare gli imbarchi dei clandestini o riprenderli indietro.
Fu scandalo quando durante la guerra minacciò di mandarne migliaia ad invadere l’Europa.

Ora il nuovo Governo ha ufficializzato la politica che intende seguire e ci fa sapere  per bocca del ministro degli interni Fawzi Abdelali “Non siamo le guardie di confine dell’Europa”.  Governi europei serviti, ma rimasti silenziosi.
Personalmente, sarei pronta a congratularmi con questo ministro, qualora decidesse di prendersi cura dei migranti nel periodo di attesa dell’imbarco e se  ordinasse dei severi controlli sulla sicurezza delle barche.

 

(***) vari casi di torture e uccisioni nelle prigioni documentate in Viva Libya

Libia 2011: detenuti torturati e negate cure mediche

  • Libia: detenuti torturati e negate cure mediche

[26.01.2012] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks


I detenuti nella città libica di Misurata vengono torturati e sono loro negate cure mediche urgenti, inducendo Médecins Sans Frontières (MSF – Medici Senza Frontiere) a sospendere i suoi interventi nei centri di detenzione a Misurata.

Equipe di Medici Senza Frontiere hanno iniziato a lavorare nei centri di detenzione di Misurata nel mese di agosto 2011 per curare i feriti di guerra detenuti. A partire da quel momento, sempre più frequentemente i medici di MSF si trovano di fronte a pazienti che hanno subito lesioni causate da torture nel corso di interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione. Gli interrogatori erano condotti al di fuori dei centri di detenzione. In totale, MSF ha curato 115 persone con ferite riconducibili a tortura e hanno segnalato tutti i casi alle autorità competenti a Misurata.

Pazienti risottoposti a tortura

Da gennaio, parecchi dei pazienti ricondotti ai centri di interrogatorio sono stati nuovamente torturati.

Alcuni funzionari hanno cercato di sfruttare e ostacolare il lavoro medico di MSF“, spiega il direttore generale di MSF, Christopher Stokes.
Ci son stati portati pazienti per le cure mediche tra le sessioni di interrogatorio, in maniera tale che fossero in grado di sostenere un ulteriore interrogatorio. Questo è inaccettabile. Il nostro ruolo è quello di fornire assistenza medica alle vittime di guerra e ai detenuti malati, non di curare più volte gli stessi pazienti tra le sessioni di tortura“.

Alle equipe mediche di MSF è stato anche chiesto di curare i pazienti nei centri di interrogatorio, cosa alla quale è stato opposto un netto rifiuto da parte dell’organizzazione.

Casi allarmanti

Il caso più allarmante si è verificato il 3 gennaio 2012, quando i medici MSF hanno curato un gruppo di 14 detenuti di ritorno da un centro di interrogatorio, situato al di fuori delle strutture di detenzione.
Nonostante le precedenti richieste di MSF per l’immediata cessazione della tortura, nove dei 14 detenuti avevano subito numerose ferite e presentavano evidenti segni di essere stati torturati.
Il team di MSF ha informato il National Army Security Service – l’agenzia responsabile degli interrogatori – che un certo numero di pazienti necessitava di essere trasferito in ospedali per cure urgenti e specialistiche.
Tutti, tranne uno dei detenuti, sono stati ancora una volta privati ​​di cure mediche essenziali e sono stati sottoposti a interrogatori e a nuove torture al di fuori dei centri di detenzione.

MSF esige la fine immediata della tortura

Dopo l’incontro con diverse autorità, MSF ha inviato una lettera ufficiale, il 9 gennaio 2012, al Consiglio militare di Misurata, al Comitato per la sicurezza Misurata, al Servizio di Sicurezza dell’Esercito Nazionale e Consiglio Civile Locale di Misurata, esigendo ancora una volta la cessazione immediata di qualsiasi forma di maltrattamento dei detenuti.

Non è stata presa alcuna misura concreta“, ha riferito Stokes. “Invece, il nostro team ha ricevuto quattro nuovi casi di tortura. Siamo quindi giunti alla decisione di sospendere le nostre attività mediche nei centri di detenzione“.

MSF lavora a Misurata dal mese di aprile 2011, nel bel mezzo del conflitto libico.
Dal mese di agosto 2011, MSF lavora nei centri di detenzione di Misurata, trattando i feriti di guerra, eseguendo interventi chirurgici, ortopedici e effettuando visite di controllo a persone che hanno subito fratture ossee.

Le equipe mediche di MSF hanno effettuato 2.600 consulti, tra cui 311 per trauma violento.
MSF continuerà le sue attività di sostegno alla salute mentale nelle scuole e nelle strutture sanitarie a Misurata, oltre ad assistere 3.000 migranti africani, rifugiati e sfollati all’interno di Tripoli e nei dintorni.
MSF è un’organizzazione internazionale umanitaria medica che lavora in Libia dal 25 febbraio 2011.
Per garantire l’indipendenza della sua attività medica, MSF conta esclusivamente su donazioni private per finanziare le sue prestazioni in Libia e non accetta alcun finanziamento da parte di governi, enti donatori, o gruppi militari o politici.

http://www.msf.org.uk/libyaprison360112_20120126.news

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  • Libya: Detainees tortured and denied medical care

Date Published: 26/01/2012 08:56

Detainees in the Libyan city of Misrata are being tortured and denied urgent medical care, leading Médecins Sans Frontières MSF (Doctors Without Borders) to suspend its operations in detention centres in Misrata.

A physiotherapy session in a Libya prison, September 2011.

MSF physiotherapy session in a Libyan detention centre. September 2011. © Benoit Finck

MSF teams began working in Misrata’s detention centres in August 2011 to treat war-wounded detainees.

Since then, MSF doctors have been increasingly confronted with patients who have suffered injuries caused by torture during interrogation sessions.

The interrogations were held outside the detention centres.

In total, MSF has treated 115 people with torture-related wounds and reported all the cases to the relevant authorities in Misrata.

Patients returned to torture

Since January, several of the patients who were returned to interrogation centres have been tortured again.

“Some officials have sought to exploit and obstruct MSF’s medical work,” says MSF General Director Christopher Stokes.

“Patients were brought to us for medical care between interrogation sessions, so that they would be fit for further interrogation.

“This is unacceptable. Our role is to provide medical care to war casualties and sick detainees, not to repeatedly treat the same patients between torture sessions.”

MSF medical teams were also asked to treat patients inside the interrogation centres, which was categorically refused by the organisation.

Alarming cases

The most alarming case occurred on 3 January 2012 when MSF doctors treated a group of 14 detainees returning from an interrogation centre located outside the detention facilities.

Despite previous MSF demands for an immediate end to torture, nine of the 14 detainees suffered numerous injuries and displayed obvious signs of having been tortured.

The MSF team informed the National Army Security Service – the agency responsible for interrogations – that a number of patients needed to be transferred to hospitals for urgent and specialised care.

All but one of the detainees were again deprived of essential medical care and were subjected to renewed interrogations and torture outside the detention centres.

MSF demands immediate end to torture

After meeting with various authorities, MSF sent an official letter on 9 January 2012 to the Misrata Military Council, the Misrata Security Committee, the National Army Security Service and the Misrata Local Civil Council, again demanding an immediate stop to any form of ill treatment of detainees.

“No concrete action has been taken,” says Stokes. “Instead, our team received four new torture cases. We have therefore come to the decision to suspend our medical activities in the detention centres.”

MSF has been working in Misrata since April 2011, in the midst of the Libyan conflict. Since August 2011, MSF has worked in Misrata’s detention centres, treating war-wounded, performing surgeries, and providing orthopaedic follow-up care to people who had suffered bone fractures.

MSF medical teams have carried out 2,600 consultations, including 311 for violent trauma.

MSF will continue its mental health support activities in schools and health facilities in Misrata, in addition to its assistance to 3,000 African migrants, refugees and internally displaced people in and around Tripoli.


MSF is an international humanitarian medical organisation which has worked in Libya since 25 February 2011.

To ensure the independence of its medical work, MSF relies solely on private donations to finance its activities in Libya and does not accept any funding from governments, donor agencies, or military or political groups.

http://www.msf.org.uk/libyaprison360112_20120126.news

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  • Le torture delle belve di Bengasi e Misrata (Le SS della NATO)

La mole straordinaria di prove fotografiche e filmate, di testimonianze dirette sulle atrocità commesse durante la guerra civile libica da parte delle forze golpiste ribelli, avrebbe dovuto portare il tribunale dell’Aia ad istruire un processo contro i macellai di Bengasi e Misurata. Il fatto che non lo abbia fatto e che non lo farà mai, conferma che si tratta di un tribunale politico che si impegna solo contro coloro che vengono indicati dalle potenze occidentali. I criminali di guerra, quando svolgono dei servigi agli statunitensi, e in generale ai sistemi capitalistici occidentali, hanno l’impunità completa, qualsiasi crimine abbiano perpetrato ai danni di prigionieri, donne, bambini o anziani. Basti ricordare i casi dei nazisti: Klaus Barbie (il boia di Lione), Josef Menghele (l’angelo della morte), Reinhard Gehlen (generale tedesco), Martin Bormann (segretario personale di Adolf Hitler) premiati dagli statunitensi alla fine della guerra con incarichi in funzione anticomunista.

Nei giorni dedicati alla memoria non dimenticheremo le belve naziste del presente.

Ecco perché le belve della finta rivoluzione libica devono essere giudicate per crimini contro l’umanità assieme ai loro padrini della Nato…

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/01/26/libia-detenuti-torturati-e-negate-cure-mediche/