Dal bombardamento alla vendita: La corsa per i contratti libici – Revisione di due contratti per la compagnia petrolifera italiana ENI

[29.12.2011] trad. di Levred per GilGuySparks

RT – Mentre la Libia sta attraversando un difficile periodo di sviluppo post-rivoluzionario, dopo che le sue infrastrutture sono state gravemente danneggiate, i paesi che per primi hanno bombardato le città libiche vanno all’incasso per la loro ricostruzione.

Possono aver contribuito a buttar giù case, ma stavano molto attenti a non bruciare ponti. La Libia risorge dalle ceneri di una guerra civile, i paesi che versarono olio sul fuoco sono ora in fila per incassare dalla ricostruzione del danno.

La convinzione che la Russia abbia beneficiato molto dal commercio con il regime di Gheddafi è molto diffusa a Tripoli, ma è semplicemente falsa. Nel 2010, Mosca era il numero 17 nella lista dei partner commerciali principali della Libia, che rappresenta appena lo 0,4 per cento del suo commercio internazionale.

I paesi che avevano i maggiori volumi di scambi commerciali con la Libia di Gheddafi sono proprio quelli che hanno guidato la campagna contro di lui – l’Unione europea, gli Stati Uniti e la Turchia. E tutti ora si spintonano per i contratti di ricostruzione della Libia.


Lo stile d’affari americano è ancora un po’ strano qui, ma sta già recuperando.
Il proprietario di una ditta di costruzione, Richard Peters, era arrivato a Tripoli, poco prima della rivolta per sigillare un contratto multimilionario con il governo di Gheddafi. La guerra e la conseguente carcerazione di Peters lo gettarono fuori pista, ma ora egli spera di recuperarlo.

Io non condanno nessuno perchè lavorava con Gheddafi, non avevi scelta“, ha detto a RT.

Per Peters, la cui azienda si occupa anche di ricostruire l’Iraq e l’Afghanistan dopo l’invasione guidata dagli USA, la Libia è un territorio familiare. Egli dice anche che il potenziale d’affari del paese può mettersi sotto i piedi tutte le altre aree di post-conflitto.

Non c’è nulla di cui non abbiano bisogno qui. Questa gente non ha avuto alcun intrattenimento per tutti questi anni. Si può immaginare di costruire qui un piccolo parco a tema o una Disneyland“, rimuginava Peters.


Gli americani non sono gli unici che lottano per conquistare un punto d’appoggio. La Turkish Airlines è stata la prima a riprendere i voli commerciali per Tripoli, e ora son pieni di uomini d’affari a caccia di opportunità.

Anche durante l’era di Gheddafi, alla Turchia era abbastanza comodo fare affari in Libia, ed era il quarto più grande partner commerciale di Tripoli l’anno scorso. Ma molti sperano ora in occasioni ancora migliori dopo il suo precoce riconoscimento delle autorità ribelli.

Sicuramente, se si hanno forti relazioni politiche va bene, saranno uno strumento per il business“, ha detto a RT Yusuf Yildiz, consigliere commerciale presso l’Ambasciata turca a Tripoli.

Gli unici che finora sono stati lenti nel rivendicare i loro interessi economici in Libia sono state Russia e Cina. Entrambi i paesi hanno espresso verbalmente la loro opposizione all’uso della forza in Libia – una posizione che ha già fallito.

Ma quelli che hanno perso di più sono gli stessi libici. Nel 2010, la loro economia era cresciuta di circa il 10 per cento. Raggiungere qualcosa di simile a quella crescita appare ora come un carico pesante, come ricostruire il paese partendo da zero.

http://rt.com/news/lybia-infrastructure-reconstruction-nato-873/

********************************************************************************

  • From shelling to selling: The scramble for Libyan contracts

29 December, 2011

While Libya is going through a tough period of post-revolutionary development, after its infrastructure was badly damaged, countries which first bombed Libyan cities are cashing-in on rebuilding them.

They may have helped bring down the house, but they were very careful not to burn bridges. As Libya rises from the ashes of civil war, the countries that poured oil on to the fire are now lining up to cash in by undoing the damage.

The belief that Russia benefited a great deal from trading with the Gaddafi regime is very widespread in Tripoli, but it is simply false. In 2010, Moscow was number 17 on the list of Libya’s main trading partners, accounting for just 0.4 per cent of its international trade.

The countries that had the largest trade volumes with Gaddafi’s Libya are precisely the ones that spearheaded the campaign against him – the European Union, the United States and Turkey. And they all are now jostling for contracts to rebuild Libya.

American business style is still a bit of an oddity here, but is already catching up. Construction firm owner Richard Peters arrived in Tripoli just before the uprising to seal a multimillion dollar contract with Gaddafi’s government. The war and Peters’ subsequent incarceration threw him off track, but now he hopes to make up for it.

“I don’t condemn anyone for working with Gaddafi, you didn’t have a choice,” he told RT.

For Peters, whose company is also involved in rebuilding Iraq and Afghanistan after the US-led invasions, Libya is familiar turf. He even says the country’s business potential may trample all over other post-conflict areas.

“There is nothing they don’t need here. These people didn’t have any entertainment all these years. You can imagine building here a little theme park or a Disneyland,” mused Peters.

Americans are not the only ones jostling for a foothold. Turkish Airlines was the first to resume commercial flights to Tripoli, and they are now packed with businessmen scouting for opportunities.

Even during Gaddafi’s time, Turkey was pretty comfortable doing business in Libya, and was Tripoli’s fourth-largest trade partner last year. But many now hope for even better deals following its early recognition of the rebel authorities.

“Definitely, if you have strong political relations it’s good, it will be an instrument for the business,” Yusuf Yildiz, commercial councilor at the Turkish Embassy in Tripoli told RT.

The only ones who are so far slow on reclaiming their business interests in Libya are Russia and China. Both countries were vocal in their opposition to the use of force in Libya – a stance that has already backfired.

But the ones losing the most are the Libyans themselves. In 2010, their economy grew by about 10 per cent. Reaching anything like that growth now seems as heavy a load as rebuilding the country from scratch.

http://rt.com/news/lybia-infrastructure-reconstruction-nato-873/

__________________________________________________________________________________

  • Libia – Revisione di due contratti per la compagnia petrolifera italiana ENI

[29.12.2011] trad. di Levred per GilGuySparks

ALGERIA ISP / Secondo Elhora (giornale Pro CNT) di Misurata, un portavoce della compagnia petrolifera italiana ENI ha detto che c’è una revisione di due contratti per iniziative sociali.

Questo comunicato stampa è venuto in risposta a quello fatto dal primo ministro [libico] Abdel RahimEl-Kib al direttore dell’Eni, Paolo Scaroni, che “ il suo governo avrebbe passato in rassegna i contratti dell’epoca di Gheddafi con l’ENI, prima di riprendere la sua attività in Libia“.

Un comunicato di El-Kib  affermava che “Il governo esaminerà gli accordi sottoscritti con ENI in conformità con gli interessi libici prima di riprenderne l’esecuzione“.

La dichiarazione diceva che “El-Kib aveva incontrato il direttore esecutivo del gruppo ENI, Paolo Scaroni che chiedeva il permesso di riprendere l’attività della società in Libia per finalizzare i progetti contenuti negli accordi firmati nel 2006 e nel 2010 “.

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201112-A7859/libye-revision-des-contrats-societe-petroliere-italienne-eni-decembre-2011.html

***********************************************************************

  • Libye – Révision des 2 contrats de la société pétrolière Italienne ENI

Publié le 30/12/2011

ALGERIA ISP / Selon Misrata Elhora (Pro CNT), un porte-parole de la société pétrolière Italienne ENI a déclaré qu’il y a eu l’examen des 2 contrats concernant les initiatives sociales.

Ce communiqué est venu en réponse faite par le premier ministre Abdel RahimEl-Kib au directeur d’Eni, Paolo Skaroni, que “son gouvernement passera en revue les contrats signés avec ENI à l’ère de Kadhafi avant de reprendre son activité en Libye.

Un communique de El-Kib déclarant «Le gouvernement examinera les accords signés avec ENI conformément aux intérêts libyens avant de reprendre l’exécution ».

La déclaration dit que « El-Kib a rencontré le directeur exécutif de la groupe ENI Paolo Skaroni et ce dernier a demandé l’autorisation de la reprise de l’activité de la compagnie en Libye pour finaliser les projets contenus dans les accords signés en 2006 et 2010 »

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201112-A7859/libye-revision-des-contrats-societe-petroliere-italienne-eni-decembre-2011.html

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/12/30/dal-bombardamento-alla-vendita-la-corsa-per-i-contratti-libici-revisione-di-due-contratti-per-la-compagnia-petrolifera-italiana-eni/

Gli Usa dietro l’assassinio deliberato di Gheddafi: Russia

The Hindu
[30.12.2011] di Vladimir Radyuhi trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

La Russia ha accusato gli Stati Uniti e la NATO di grandi violazioni dei diritti umani durante l’operazione militare in Libia, compreso l’omicidio intenzionale del suo leader Muammar Gheddafi e l’uccisione di centinaia di civili.

Le forze della NATO “hanno fatto del rovesciamento e dell’assassinio del colonnello il loro obiettivo principale“, ha detto il ministero degli esteri russo nel suo primo rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo.

Citando fonti anonime, il rapporto ha detto che l’ordine di liquidare Gheddafi è stato dato a commandos statunitensi, francesi e inglesi. Il Ministero degli Esteri russo ha descritto minuziosamente numerosi casi di uccisioni di massa di centinaia di civili e la distruzione di infrastrutture sotto i bombardamenti della Nato in Libia.

Gli Stati Uniti sono l’obiettivo principale del rapporto russo, che critica anche la situazione dei diritti umani in Gran Bretagna, Canada, Finlandia, Paesi Baltici e Georgia.

La Russia ha rimproverato al presidente Barack Obama la sua incapacità di chiudere l’”odiosa” prigione di Guantanamo e ha accusato la Casa Bianca di proteggere i funzionari colpevoli di torture.

La situazione negli Stati Uniti è ben lontana dagli ideali proclamati da Washington“, ha detto il ministero degli Esteri russo nel rapporto di 90 pagine pubblicato sul suo sito web.

I vecchi problemi sistemici della società americana sono sempre più gravi, compresa la discriminazione razziale, la xenofobia, le carceri sovraffollate, la pena di morte ingiustificata, inclusa l’esecuzione di persone innocenti, l’imperfetto sistema elettorale e la corruzione“, ha detto il rapporto.

RETORICA

Il rapporto è stato rilasciato mentre Mosca induriva la sua retorica contro gli Stati Uniti su questioni come la difesa missilistica e le interferenze negli affari interni russi. Il nuovo capo del Parlamento russo per gli affari esteri, Alexei Pushkov, ha detto che il “reset” nelle relazioni Russia-USA era giunto al termine.

Gli Stati Uniti avevano desistito dal discutere la situazione interna della Russia come parte del ‘reset’. Clinton ha violato questo tacito accordo“, ha dichiarato Pushkov. “Penso che siamo entrati in una fase in cui gli Stati Uniti non mostreranno più moderazione verso la Russia“.

http://www.thehindu.com/news/international/article2758804.ece

****************************************************************

  • U.S. behind deliberate murder of Qadhafi: Russia

The Hindu
December 30, 2011

Vladimir Radyuhin

Russia has accused the United States and NATO of large-scale violations of human rights during the military operation in Libya, including the deliberate murder of its leader Muammar Gaddafi and the killing of hundreds of civilians.

The NATO forces “made the overthrow and murder of the Colonel their main goal,” said the Russian Foreign Ministry in its first report on the state of human rights in the world.

Citing unnamed sources, the report said the order to liquidate Qadhafi was given to U.S., French and British commandos. The Russian Foreign Ministry details numerous instances of mass killings of hundreds of civilians and destruction of infrastructure in NATO bombing raids in Libya.

anti usa soviet russia posters

The U.S. is the main target of the Russian report, which also criticises the human rights record in Britain, Canada, Finland, the Baltic states and Georgia.

Russia took President Barack Obama to task for his failure to shut the “odious” prison at Guantanamo Bay and accused the White House of sheltering officials guilty of torture.

“The situation in the United States is a far cry from the ideals proclaimed by Washington,” said the Russian Foreign Ministry in a 90-page report posted on its website.

“Old systemic problems of American society are growing more serious, including racial discrimination, xenophobia, overcrowded prisons, unjustified capital punishment, including the execution of innocent people, imperfect electoral system and corruption, ” said the report.

RHETORIC

The report was released as Moscow hardened its rhetoric against the U.S. on such issues as missile defence and interference in Russian internal affairs. The new head of the Russian Parliament’s Foreign Affairs Committee, Alexei Pushkov, said the “reset” in Russian-U.S. relations had come to an end.

“The U.S. had desisted from discussing the domestic situation in Russia as part of the ‘reset’. Clinton violated this tacit agreement,” said Mr. Pushkov. “I think we have entered a phase when the U.S. will no longer show restraint towards Russia.”

http://www.thehindu.com/news/international/article2758804.ece

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/12/30/gli-usa-dietro-lassassinio-deliberato-di-gheddafi-russia/

I collaborazionisti sono un elemento centrale della nuova politica statunitense

Intervista a CX36 Radio Centenario del sociologo americano, il Prof. James Petras da New York, USA.  Lunedi 31 ottobre 2011. www.radio36.com.uy

Chury: Petras Come stai?

Petras: Bene, siamo sfuggiti ad una bufera di neve che ha colpito le altre regioni qui intorno con più di 20 centimetri di neve. Una cosa rara in questa epoca, ma siamo sfuggiti e siamo felici. Nel frattempo voglio discutere oggi una visione strategica di ciò che sta accadendo di fronte al conflitto in Medio Oriente e oltre.

Chury: Molto bene, Petras, se vuoi iniziamo con questo argomento.

Petras: Ora alcuni commentatori annunciano quella che chiamano “la nuova dottrina Obama”. Vogliono fare una distinzione con il periodo iniziale di Obama, nel quale egli ha continuato i progetti coloniali dell’ex presidente Bush con un grande esercito in una guerra di terra sia in Afghanistan che in Iraq con molteplici impegni economici e militari. Questa politica dei primi due anni di Obama ha reso più profonde diverse questioni. In primo luogo, la crisi interna, il problema del disavanzo finanziario. In secondo luogo, una maggiore opposizione all’interno degli Stati Uniti, che, in terzo luogo, non hanno potuto consolidare il loro potere. La presenza nord-americana è stata un importante punto di conflitto e di attrito.

A fronte di questa situazione, dopo due anni e mezzo di fallimenti abbiamo visto di recente una serie di misure tra cui in primo luogo, l’idea del ritiro delle truppe dall’Iraq. Tra pochi mesi le truppe statunitensi lasceranno l’Iraq, perché sono già 8 anni che stanno là, non sono riusciti ad ottenere un sostegno popolare e hanno prodotto enormi perdite economiche nord-americane.
Il secondo problema è il fatto che non è possibile fare progressi in Afghanistan. Un altro problema è che sono costretti a ritirare le truppe nell’anno 2014. In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno perso una grande influenza su altre regioni come l’Asia, America Latina e altrove.

Per tutte queste ragioni stanno ora annunciando una nuova politica. In primo luogo si cercherà di raggruppare le forze militari in paesi del Golfo come Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, ecc.
Cioè, userà queste piccole città e le isole come trampolini di lancio che accoglieranno circa 20.000 o più soldati, non in combattimento attivo, ma semplicemente come supporto per la cooperazione dei governi della regione. Hanno imparato che l’era dei grandi guadagni territoriali con grandi eserciti non funziona. Questa è la conclusione che essi hanno maturato dalla loro politica in Iraq e Afghanistan.

In secondo luogo, si praticano più guerre marittime e in particolar modo aeree utilizzando velivoli senza pilota. Il vantaggio è che non richiedono eserciti di terra, nè richiedono costi enormi e nè si traducono in un gran numero di perdite.

Essi si basano più su guerre con missili aerei per indebolire qualsiasi posizione.

E in terzo luogo, si cercano di piazzare collaborazionisti locali, traditori, opportunisti e soprattutto le canaglie del mondo, trafficanti di droga, come in Afghanistan, fondamentalisti come in Libia, delinquenti, assassini e qualsiasi persona che si presti alle politiche degli Stati Uniti. Come possiamo vedere in Libia, nel saccheggio e nel terrore che sta accadendo dentro il paese, cosa che riflette che le uniche forze sulle quali gli Stati Uniti possono contare sono quelle che potremmo chiamare la spazzatura della società, teppa sottoproletaria che si presta al saccheggo del paese.

Hanno annunciato oggi che nel Museo della Banca centrale, che è in possesso di una collezione di antichità della Grecia, monete romane e greche sono state rubate durante la presenza dei collaborazionisti degli Stati Uniti a Bengasi. Bengasi era l’epicentro della contro-rivoluzione contro Gheddafi e già a maggio presero semplicemente il controllo della banca e rubarono tutte le monete e gli oggetti d’antiquariato e li vendettero in Egitto. Questo è il tipo di persona. Ora a Misurata stanno uccidendo chiunque fosse associato con il governo di Gheddafi. E può essere un qualsiasi cittadino che semplicemente non è stato coinvolto con la teppa che era contro Gheddafi. Si sta in un regime di terrore.


Ma voglio illustrare questo per dimostrare che i collaborazionisti, che sono un elemento centrale della nuova politica degli Stati Uniti, insieme con i monarchi più dispotici del Golfo, sono il genere di persone con le quali gli Stati Uniti cercano di rafforzare la propria presenza dalla periferia. Perché hanno già perso l’influenza diretta che avevano in Iraq. Non possono distruggere o attaccare l’Iran. E ora in Siria hanno montato un’opposizione con la collaborazione di molti fondamentalisti e il sostegno di gruppi regionali contro la Siria. Questa politica di incoraggiare la ribellione con un misto di forze reazionarie, è l’altro elemento di questa politica.

E il quarto punto è l’uso di numerose forze speciali, che sono un tipo di squadroni della morte che vengono inviati ad uccidere i leaders di un movimento che si opponga ai regimi filo-americani, come ora in Uganda dove hanno una brigata di 500 soldati americani.

Ora, cosa significa tutto questo in un quadro più grande?
Ciò significa, in primo luogo, che Obama ritiene di non avere la minima possibilità di continuare le grandi guerre dell’era Bush. L’economia non può sostenerle, il pubblico non è disposto a sopportare guerre prolungate e le forze che sostengono gli Stati Uniti non possono consolidare un impero, possono unicamente distruggere un governo esistente come abbiamo visto in Libia; è quello che stanno cercando di fare in Siria e ciò che stanno facendo in Somalia, e così via. Gli Stati Uniti si definiscono da questo momento a partire dalle loro alleanze con le forze più reazionarie del mondo. Dico questo in relazione a quanto è stato detto 20 anni fa, quando avevano qualche monarca costituzionale, e qualche dittatore più o meno presentabile.

Adesso stanno lavorando con il peggio del peggio e cercano a partire da questo di mantenere per lo meno una presenza. Una presenza temporanea, congiunturale, perché sapete che in Libia questa miscela di forze fondamentaliste, delinquenti, mafiose, non ha alcuna possibilità al di là del saccheggio delle risorse naturali, del petrolio, cosa che è già in atto da due mesi quando hanno firmato i contratti di sfruttamento. In ogni caso il panorama nord-americano che cerca di definire una presenza, rappresenta una ritirata dai piani degli anni 90 quando crollò l’Unione Sovietica. L’idea che gli Stati Uniti potessero dominare le principali fonti di ricchezza,  il Medio Oriente e l’Asia. Tutto ciò è stato ora ridotto nel mantenere solo le basi militari vicino ai luoghi dove hanno fallito. Hanno fallito in Iraq, è ora stanno con i piccoli paesi assolutisti del Golfo. Hanno fallito in Afghanistan e in qualche modo cercano di mantenere una presenza con la forza marittima al largo delle coste dell’Asia. Hanno fallito in Nord Africa, dove hanno rovesciato il governo stabile di Gheddafi e hanno imposto un regime che non ha alcun futuro.
E ora stanno cercando di costruire un ricambio con la giunta militare in Egitto e un governo di cambiamento in Tunisia.

Questo è il quadro, poi, della dottrina Obama, che è l’adattamento alle proprie debolezze. Dire che è una dottrina non è corretto. E’ realmente un’improvvisazione a fronte dell’incapacità interna a sostenere queste guerre esterne. Ecco alcuni commenti sul quadro strategico degli Stati Uniti.

Il secondo punto che vorrei discutere brevemente, perché è un grande problema, è il nuovo autoritarismo in tutto il mondo. Ricordo che in passato, quando i movimenti popolari si sentivano sfruttati, esclusi, mettevano su dimostrazioni, scioperi generali, in alcuni casi, costringendo i leaders ad andare al tavolo delle trattative dove i governanti in una forma o nell’altra, senza ritirare i grandi progetti reazionari, decidevano che dovevano modificarli, facendo alcune concessioni. Al posto di bloccare i salari, un aumento inferiore al tasso di inflazione, piuttosto che licenziare 5.000 dipendenti, riducevano il numero a 2000 con il pensionamento anticipato. E’ stato un braccio di ferro tra movimenti popolari e governi reazionari, conservatori o quello che erano.

Ora vediamo qualcosa di molto diverso, perché i movimenti continuano con le loro forme di lotta: marce, scioperi generali, dimostrazioni estese e ripetute, ma in cambio i governanti non sentono il bisogno di sedersi e trattare o negoziare, nè vogliono sentire nulla. Semplicemente raddoppiano il numero dei poliziotti, utilizzano più gas lacrimogeni e fanno pressioni affinchè si sottomettano o vadano in prigione. Questo cambiamento, che può essere visto in tutte le parti del mondo, è parte di ciò che io chiamo il nuovo autoritarismo. E non stiamo parlando di dittature, perché le dittature non negoziavano, semplicemente reprimevano e costringevano alla clandestinità i sindacati e imponevano con la forza la loro politica. Con il passaggio ai regimi elettorali vedemmo un cambiamento in questo senso.
Non un grande cambiamento in politica economica, ma la volontà di negoziare e vedere fino a che punto si poteva arrivare ad un accordo.

Ora i governanti “elettorali”, sia socialdemocratici, liberali, conservatori, laburisti, chiunque siano, non vogliono negoziare nulla, non accettano alcuna modifica, non abbassano le esigenze dei sacrifici. E mi sembra che, di fronte a questo cambiamento, di fronte al nuovo autoritarismo, i movimenti popolari debbano riflettere e pensare a come trattare questo ritorno alla politica delle dittature sotto una facciata di sistema democratico elettorale. Vale a dire, i regimi attuali eletti nelle elezioni, agiscono come le dittature del passato in relazione alle esigenze delle rivendicazioni popolari.

Come si spiega questo? Penso che la crisi economica sia così profonda che il margine per la trattativa che esisteva in passato non abbia più la stessa struttura politica. La crisi è così grande ormai, non c’è modo di negoziare concessioni. E in secondo luogo, vi è un atteggiamento più belligerante dentro la classe dirigente. Non vogliono sacrificare i profitti per raggiungere accordi. Quindi il problema non è solo politico, ma che ora le classi dirigenti non sono realmente disposte a fare concessioni. In terzo luogo, vi è un indebolimento della leadership sindacale e dei rappresentanti popolari che non sono disposti ad andare più lontano dalla politica di resistenza del passato. Di fronte a questo quadro dobbiamo pensare a cosa c’è come alternativa.

Questo fine settimana siamo andati a New York ad occupare Wall Street. In realtà è molto esagerata la forza e ciò che la rappresenta. Tutti gli studiosi / commentatori passano lì nelle tende, vedono gente occupare la piazza, fare discorsi, osservazioni, ma poi tornano a casa. Devo dedurre che tutti gli intellettuali, i commentatori, gli studiosi stiano esagerando su quello che è un movimento molto modesto, con poche prospettive politiche. E le più grandi debolezze le trasformano in virtù. Non ha prospettive e dicono che è molto plurale. Non ha una leadership politica efficace, dicono che è un nuovo modo di fare politica.

Dobbiamo mettere in prospettiva ciò che esiste ora. In un certo senso rappresenta un passo positivo in un deserto come quello che abbiamo qui negli Stati Uniti, qualsiasi espressione di opposizione al capitalismo è molto positiva. Ma ora, dopo un mese, si è in stallo. Semplicemente non cresce ed essi stanno soffrendo il freddo e la neve, ieri, con un certo coraggio, ma non hanno alcuna forza sociale significativa oltre quelli che si sono accampati.
Nessun bancario va a fare uno sciopero di solidarietà e paralizza Wall Street.

Non sono come i manifestanti in Argentina che hanno paralizzato il trasporto per costringere il governo a modificare politica. C’è poco se confrontiamo quello che sta succedendo con i sindacati e l’occupazione di Wall Street in relazione ai movimenti contro il risanamento in Argentina del 2001-2003. Essi non hanno alcun potere di paralizzare le attività economiche, meno ancora di rovesciare governi.
Messa in questa prospettiva non dovremmo essere troppo trionfalistici per ciò che sta accadendo.

En el este, sur y oeste de Libia aplastantes derrotas al invasor extranjero OTAN – Alqaeda

<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Al Manchiya</strong></span> [07.10.2011] – Arriva la notizia di manifestazioni in diversi luoghi anche ad Al Manchiya e a Tripoli con le bandiere verdi.<br /> Ad Al Manchiya i ratti golpisti hanno aperto il fuoco e ucciso Ibrahim Arhoma mentre sfilava in prima fila nella manifestazione sventolando con orgoglio la propria bandiera nazionale rivoluzionaria.</p> <p><a href="http://allainjules.com/2011/10/07/libye-dernieres-nouvelles-du-front-07-10-2011/"><em>http://allainjules.com/2011/10/07/libye-dernieres-nouvelles-du-front-07-10-2011/</em></a></p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><a href="http://resistencialibia.info/?p=1121"><em>http://resistencialibia.info/?p=1121</em></a></span></span></p> <p style="text-align:justify;"><strong>Tripoli</strong> [07.10.2011] – Secondo nuove notizie, almeno due mercenari della Nato sono morti nella Piazza Verde per opera della resistenza Libia. Ciò si è verificato nel bel mezzo di pesanti combattimenti che si sono svolti a Tripoli tra le diverse fazioni della NATO, e secondo rapporti non confermati il comandante dei mercenari, Abdel Akhim Belhaji, a Tripoli è stato circondato da un’opposta fazione ribelle.</p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><a href="http://ozyism.blogspot.com/2011/10/at-least-2-nato-mercenaries-killed-by.html"><em>http://ozyism.blogspot.com/2011/10/at-least-2-nato-mercenaries-killed-by.html</em></a></span></span></p> <p style="text-align:justify;"><a href="http://resistencialibia.info/wp-content/uploads/2011/10/francotirador-mira.jpg"><img class="size-full wp-image-1114 aligncenter" src="http://resistencialibia.info/wp-content/uploads/2011/10/francotirador-mira.jpg" alt="" width="448" height="339" /></a><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><br /> </span></span></p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"> _____________________________________________________________________________________</span></span></p> <ul> <li><strong>Herman Morris – Libya News Update</strong> [07.11.2011]</li> </ul> <p><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0"><br /> </a><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0">

</a></p> <p><strong>___________________________________________________________________________________________</strong></p> <ul> <li><strong>Protest In Brussels against NATO attack on Libya, NATO Crimes In Libya</strong><strong><br /> </strong>[07.10.2011]</li> </ul> <p><strong><br />
</strong></p> <p>_______________________________________________________________________________________</p> <ul> <li><strong>Continuano i saccheggi dei liberatori golpisti in Libia [06.11.2011]</strong></li> </ul> <p><a href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0"><br /> </a><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0">
</a></p> <p><strong>_____________________________________________________________________________________________________</strong></p> <p><strong><br /> </strong></p> <p><a href="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg"><img class="size-full wp-image-2297 aligncenter" title="Libia-no-se-rinde" src="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg" alt="" width="500" height="670" /></a><a href="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg"><br /> </a>_____________________________________________________________________________</p> ” data-medium-file=”” data-large-file=”” />

Chury: Guarda Petras, ho ricevuto in questo momento un’informazione che puoi valutare per l’importanza che può avere. L’organizzazione dell’Unesco ha ammesso la Palestina come membro a pieno titolo al termine di una votazione. Naturalmente, con i voti contrari degli Stati Uniti e di Israele, ma è interessante notare con 52 astensioni, tra le quali vi è il Messico. Ha molta rilevanza questo fatto nell’aspirazione della Palestina a essere nelle Nazioni Unite?

Petras: Ciò che gli Stati Uniti cercano di usare è la minaccia di tagliare i fondi e la sua quota di finanziamento. Israele è uno stato razzista che ha semplicemente la sua forza nel movimento sionista mondiale con tutti i suoi multimilionari che la sostengono e con l’influenza sul Congresso nord-americano. Ma è un’altra espressione del declino degli Stati Uniti che devono utilizzare il veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, minacciare e fare pressioni su altri paesi che per lo meno rifiutano le aggressioni degli Stati Uniti. Le Nazioni Unite continuano ad essere un’istituzione molto corrotta con il coreano in carica ora, che è un tipo educato sotto l’occupazione statunitense.

Non ho da pensare cose troppo positive in relazione alle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite non riflettono il reale equilibrio delle forze nel mondo. Per esempio la Cina è una minoranza, ma è la seconda economia del mondo. Ci sono molti paesi, come in America Latina, che non tengono un riflesso nelle Nazioni Unite. Ieri Correa, presidente dell’Ecuador, ha fatto una protesta contro il discorso di una rappresentante della Banca Mondiale accusandola di istituire un ricatto. Le istituzioni internazionali riflettono maggiormente la potenza del passato degli Stati Uniti e non sono regolate alle nuove realtà, alle nuove correlazioni di forze emergenti nel mondo.

 

http://www.lahaine.org/index.php?blog=3&p=57168

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/11/02/i-collaborazionisti-sono-un-elemento-centrale-della-nuova-politica-statunitense/