Così i giornalisti provocano le guerre

Il bombardamento della Siria del 14 aprile 2018 resterà negli annali come esempio delle conseguenze del giornalismo scandalistico. Thierry Meyssan ritorna sull’uso del sensazionalismo nella propaganda di guerra.


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A dicembre 2016 i Caschi Bianchi apposero la propria firma sulla rivendicazione degli jihadisti che avevano assediato Damasco e tagliato i rifornimenti d’acqua. Impedire ai civili l’accesso all’acqua è un crimine di guerra.
Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno bombardato la Siria nella notte tra il 13 e il 14 aprile 2018. L’operazione, un’aggressione secondo il Diritto Internazionale, è stata presentata come risposta degli alleati al supposto utilizzo di armi chimiche da parte della Repubblica Araba Siriana.


Il segretario della Difesa statunitense, generale James Mattis, aveva dichiarato di non avere prova dell’accusa, ma di basarsi su «articoli di stampa credibili». Nel 2011, anche il procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, si fondò su articoli di stampa – oggi tutti smentiti – per emettere un mandato di arresto internazionale contro Muammar Gheddafi, e giustificare così l’intervento della NATO.
Nel 1898 il governo statunitense fece altrettanto: basandosi su «articoli di stampa credibili» dei giornali di William Randolph Hearst [1] scatenò la guerra ispano-americana. Gli articoli si rivelarono in seguito totalmente mendaci [2].
Gli «articoli di stampa credibili» cui, dal canto suo, Mattis si riferisce si basano sulle dichiarazioni dell’ONG britannica Caschi Bianchi (White Helmets). Quest’organizzazione, che si presenta come «associazione umanitaria», è in realtà coinvolta nel conflitto: ha ufficialmente partecipato a diverse operazioni di guerra, tra cui l’interruzione dei rifornimenti di acqua a 5,6 milioni di abitanti di Damasco per una quarantina di giorni [3].
Poche ore prima del bombardamento degli alleati, Russia e Siria avevano pubblicato le testimonianze di due persone che, al momento del presunto attacco, si trovavano all’ospedale di Duma e asseriscono essersi trattato di una messinscena e che non c’è stato attacco con armi chimiche [4].
Come già nel XIX secolo, anche nella nostra epoca accade che giornalisti riescano a manipolare Stati e un tribunale Internazionale, sospingendoli a rovesciare un regime o a bombardare Stati sovrani.
Per questo, in democrazia, parte della stampa può proclamarsi Quarto Potere. Un potere non eletto, quindi illegittimo.
I media che possiedono simili facoltà appartengono a grandi capitalisti, a loro volta strettamente legati a responsabili politici che non esitano a far credere di essere stati ammorbati da “articoli credibili”. William Randolph Hearst era, per esempio, molto vicino al presidente statunitense, William McKinley, che mirava a scatenare una guerra ispano-americana e che poi la dichiarò.
Alla fine della seconda guerra mondiale, Unione Sovietica e Francia fecero adottare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite numerose risoluzioni di condanna della propaganda di guerra [5]. Gli Stati membri le inglobarono nel loro diritto nazionale. In teoria, i giornalisti che praticano simile attività andrebbero perseguiti. Eppure non accade perché, di fatto, solo gli Stati hanno facoltà di avviare questo genere di azione giudiziaria. Dunque, la propaganda di guerra è vietata ma, al momento, possono essere ritenuti colpevoli, secondo il diritto internazionale, solo i giornalisti di opposizione, che certo non hanno il potere di scatenare guerre, ma non gli Stati che le fanno.

[1] Citizen Hearst: A Biography of William Randolph Hearst, W. A. Swanberg, Scribner’s, 1961.
[2] Public Opinion and the Spanish-American War: a Study in War Propaganda, Marcus Wilkerson, Russell and Russell, 1932. The Yellow Journalism USA, David R. Spencer, Northwestern University Press, 2007.
[3] “Una “ONG umanitaria” priva dell’acqua 5,6 milioni di civili”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 gennaio 2017.
[4] “Le testimonianze che invalidano le accuse dei Caschi Bianchi”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15 aprile 2018.
[5] “I giornalisti che praticano la propaganda di guerra, dovranno risponderne”, di Thierry Meyssan, Traduzione di Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 15 agosto 2011.

Preso da: http://www.voltairenet.org/article200684.html

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Lo strano intreccio tra l’ex della Boldrini, le ong scafiste e le trame contro l’Eritrea

16/2/2018
Fino al 2015, l’allora Presidente della Camera, terza carica istituzionale, Laura Boldrini era accompagnata dall’allora fidanzato Vittorio Longhi, giornalista di origine eritrea collaboratore di La Repubblica, di The Guardian e del New York Times.

Longhi alterna all’attività di giornalista mainstream media quella di attivista a favore dei diritti umani in Eritrea, che si può tradurre in una vera e propria operazione organizzata di regime change contro il Presidente Isaias Afewerki giustificata dal solito pretesto occidentale dell’esportazione di democrazia e dei diritti con annessa demonizzazione del dittatore ostile ai piani dei poteri forti mondialisti.
Come documentato da Daniel Wedi Korbaria, autore e sceneggiatore nonché libero rappresentante della voce inascoltata della numerosa comunità eritrea presente da anni in Italia, il Presidente Afewerki ha cacciato dal proprio Paese tutte le organizzazioni non governative colpevoli di chiare e provate ingerenze sul regolare processo di ricostruzione dell’Eritrea, preferendo un orgoglioso percorso di resilienza motivato dall’opinione che “gli aiuti umanitari paralizzano le persone”[1].

Certamente Isaias Afewerki non può essere paragonato ad un presidente occidentale, ma ricordiamo che, dopo una decennale lotta con la vicina Etiopia che ha portato la nazione allo stremo con una percentuale di povertà assoluta tra le maggiori al mondo e un numero incredibile di giovani eritrei morti sul campo, il Presidente ha riportato stabilità in Eritrea iniziando un’accurata ricostruzione che ha messo al primo posto il suo popolo. Wedi Korbaria afferma al riguardo: “Nonostante il perdurare nel Corno d’Africa della siccità causata da El Nino, a differenza della Somalia, dell’Etiopia e del Sudan, in Eritrea non ci sono più quei bambini denutriti e con la pancia gonfia che muoiono a decine anzi, senza temere di essere smentito, posso orgogliosamente dire che da noi nessun bambino muore più di fame o di malnutrizione”.
Premesso ciò, la rete degli eritrei in Europa che opera una chiara propaganda contro il Presidente Isaias Afewerki è estremamente attiva e trova spazio sia a livello istituzionale sia a livello mediatico, a differenza di quella, numericamente maggioritaria, che sostiene l’operato del governo eritreo. Come al solito, i media mainstream sostengono solo una certa parte politicamente più vicina, evitando con cura ogni genere di contraddittorio.
Le figure più conosciute e rilevanti che operano in Italia e Europa sono Padre Mussie Zerai, Meron Estefanos[2] e Alganesh Fessaha[3].
Padre Mussie Zerai, fondatore della onlus Habeshia per “aiutare i migranti eritrei a raggiungere l’Italia”, e ideatore della piattaforma Watch The Med che con Alarm Phone riceve segnalazioni su presunti naufragi nel Mediterraneo, spesso prima che avvengano, è stato acclamato dai media e dalle istituzioni italiane per il suo impegno a favore dei profughi. Nonostante l’ampio sostegno e la positiva visibilità dati alla sua attività, nell’agosto del 2017, Mussie Zerai, autoproclamatosi “Padre Mosè”, è stato raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” in seguito alle indagini condotte dalla Procura di Trapani. La stessa inchiesta ha coinvolto anche Jugend Rettet, ONG della sinistra tedesca radicale, e ha portato al sequestro della nave Iuventa e all’invio di tre avvisi di garanzia indirizzati ai membri della stessa.
Quindi le indagini della Procura di Trapani parlano di Padre Zerai come facilitatore dell’immigrazione clandestina che da anni il Governo italiano subisce senza nessuna strategia adatta ad arginare quello che è diventato il business più remunerativo della malavita africana e del sistema di accoglienza delle cooperative nostrane[4].
Mussie Zerai, con la sua discepola Meron Estefanos, è stato ricevuto negli uffici della Presidenza della Camera di Montecitorio da Laura Boldrini nel novembre del 2013, con tutti gli onori del caso nonché significativi abbracci[5]. Nulla di male, certo, perché all’epoca Zerai era un semisconosciuto attivista eritreo. Sarà stato l’allora compagno di vita Vittorio Longhi della Boldrini a suggerirle l’incontro istituzionale?

Per anni, Longhi ha collaborato con Padre Mussie Zerai nella comune battaglia di detronizzazione del Presidente Isaias Afewerki, grazie alle organizzazioni di cui sono fondatori; la proficua lotta comune ha portato i due a sottoscrivere una petizione[6], pubblicata su Change.org, allo scopo di bloccare 312 milioni di euro di aiuti stanziati dall’Unione Europea destinati all’Eritrea “perché finirebbero nelle mani del dittatore Afewerki”.

Il terzo responsabile della petizione è Anton Giulio Lana, presidente dell’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani[7] vicina alla Open Society Foundations (l’associazione di Lana fa parte della sorosiana FIDH[8] e ha contribuito a creare il sorosiano Consiglio Italiano per i Rifugiati[9]). Questa non è l’unica petizione congiunta lanciata da Vittorio Longhi e Padre Mussie Zerai; alcune sono state sostenute anche da Huffington Post, giusto per inquadrare la rilevanza data agli oppositori del Presidente eritreo dai mainstream media italiani.

Fa riflettere anche quanto scritto sul sito ufficiale di Progressi[10], l’organizzazione fondata da Vittorio Longhi: “Progressi non è solo un sito di petizioni online, ma coordina e sostiene gruppi locali di attivisti che vogliono fare pressione sulle istituzioni affinché la loro voce sia ascoltata e siano date risposte chiare”; per questo ci chiediamo: Longhi avrà fatto pressioni anche sulla fidanzata Boldrini (terza carica istituzionale italiana) per quanto concerne l’incontro a Montecitorio con Zerai?
Emblematica è anche l’audizione di Vittorio Longhi e Padre Mussie Zerai del 2015 in “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione[11] presieduta dall’odierno Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Gennaro Migliore[12] (di cui parleremo sul Primato Nazionale in edicola a marzo). Su quali basi di neutralità e esperienza sono stati scelti Longhi e Zerai, essendo già nota allora la loro ideologia puramente immigrazionista e anti-Afewerki con cui giustificano l’arrivo di migliaia eritrei in Italia?
Sui richiedenti asilo eritrei si è espresso anche Daniel Wedi Korbaria, commentando i fatti di piazza Indipendenza a Roma dello scorso anno: “A differenza dei mainstream media che ne danno la loro falsa lettura, ecco che cosa sono invece quei ‘rifugiati’ romani. Sono quelli scappati da quella genuina filosofia che è impegnata a ricostruire e difendere il proprio paese devastato da due guerre con gli etiopici. A costoro qualcuno ha promesso una vita facile ed un pascolo più verde. Sono stati fatti arrivare qui attratti, come specchio per le allodole, da tanti soldi subito grazie al welfare del Nord Europa. Non è nella cultura eritrea comportarsi come uno straccione: il vero eritreo ha un altissimo senso della dignità”.
Progressi[13], inoltre, fa parte della piattaforma internazionale Open (Online Progressive Engagement Network)[14] finanziata dalla Open Society Foundations, di cui è membro anche la più famosa Moveon.org (quella di Avaaz per intenderci), creatura voluta da George Soros per influenzare il democratico esito di campagne elettorali e dei referendum.
Chiariti i legami tra l’allora fidanzato di Laura Boldrini, Vittorio Longhi, Padre Mussie Zerai su cui aspettiamo la chiusura delle indagini presso la procura di Trapani, e Open Society Foundations, vorremmo porre una domanda all’ex Presidente della Camera: visto che l’organizzazione Progressi di Longhi ha come mission il fatto di “fare pressione sulle istituzioni” ed è inserita in un circuito chiaramente facente capo a George Soros, di cui conosciamo le ingerenze sui governi nazionali, può negare, senza paura di essere smentita, ogni suo conflitto di interessi nella vicenda, e di aver gestito l’affaire rispettando la sua posizione di terza alta carica dello Stato?
Francesca Totolo
NOTE
[1] L’Eritrea e le ONG: resilienza vs assistenzialismo e i rifugiati di piazza Indipendenza: https://www.lucadonadel.it/eritrea-vs-ong/
[2] Padre Mussie Zerai, le accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e Meron Estefanos: https://www.lucadonadel.it/padre-mussie-zerai-le-accuse-di-favoreggiamento-immigrazione-clandestina-e-meron-estefanos/
[3] Alganesh Fessaha: i premi, l’attivismo politico e l’importazione di profughi eritrei: https://www.lucadonadel.it/alganesh-fessaha/
[4] Bechis: nomi e numeri delle coop che si arricchiscono con gli immigrati: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13226417/bechis-nomi-numeri-coop-fanno-soldi-immigrati-business-accoglienza-.html
[5] Montecitorio. Boldrini incontra una delegazione di rifugiati eritrei: https://www.youtube.com/watch?v=FYGup5_fBYg
[6] Migranti: l’UE non dia soldi alla dittatura eritrea: https://www.change.org/p/migranti-l-ue-non-dia-soldi-alla-dittatura-eritrea-federicamog
[7] UFTDU, networking: https://www.unionedirittiumani.it/networking/
[8] FIDH , supporters: https://www.fidh.org/en/about-us/our-funding/
[9] CIR, Report 2017: http://www.cir-onlus.org/wp-content/uploads/2018/02/Rapporto-attivit%C3%A0-CIR_17.pdf
[10] Progressi, chi siamo: http://www.progressi.org/chisiamo
[11] Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/69/audiz2/audizione/2015/12/09/indice_stenografico.0033.html#stenograficoCommissione.tit00010.int00010
[12] Commissione migranti, audizione Don Mussie Zerai e Vittorio Longhi: http://www.camera.it/leg17/1132?shadow_primapagina=5150
[13] Progressi, Lavora con noi: http://www.progressi.org/lavoraconnoi
[14] Open Society Foundations, Expenditures: https://www.opensocietyfoundations.org/sites/default/files/Expenditures%202014.FINAL_.7.2.15_0.pdf

Preso da: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/lo-strano-intreccio-tra-lex-della-boldrini-le-ong-scafiste-e-le-trame-contro-leritrea-79926/

Dall’amministrazione Obama 9 milioni di dollari a Soros per destabilizzare l’Albania


Sono 32 pagine che inchiodano l’amministrazione Obama e l’Usaid (l’Agenzia governativa Usa che lavora per “sostenere la politica estera americana”nel mondo), mostrando i loro legami con George Soros nell’attività di destabilizzazione nei Balcani.

di Giampaolo Rossi  – – www.occhidellaguerra.it

In pratica si parla di 9 milioni di dollari con cui il Governo americano ha finanziato la campagna “Justice for all” in Albania, promossa da East West Management Institute legato a George Soros, con lo scopo di realizzare la riforma giudiziaria del governo socialista di Tirana.
Il documento è stato reso pubblico da Judicial Watch un’organizzazione conservatrice specializzata nel controllo delle attività governative.
Le 32 pagine sono state ottenute attraverso un FOIA (il Freedom Of Information Act che consente l’accesso ad atti del Governo) presentato nel 2017 contro il Dipartimento di Stato e l’Usaid, dopo che questi ultimi si erano rifiutati di consentire la visione dei documenti richiesti.

Tra il materiale è incluso un memo dell’Aprile del 2016 che rivela come l’Ambasciata Usa in Albania e la Open Society di George Soros abbiano finanziato un sondaggio realizzato dall’Ong albanese Idra Insitute, sul tema della giustizia nel paese.
Il sondaggio serviva a dimostrare che oltre il 90% degli albanesi appoggiavano la riforma giudiziaria voluta dal governo socialista in carica; riforma considerata illiberale dall’opposizione di centro-destra che arrivò a definirla “la Riforma Soros”.
In un secondo documento del 10 Febbraio 2017, il finanziamento a Soros parte direttamente dal Dipartimento di Stato che conferma come l’Open Society sia uno dei soggetti chiamati “a svolgere revisione tecnica per i progetti” che il Governo Usa finanzia in Albania e “valutarne la fattibilità e la non sovrapposizione con altre iniziative” di Istituzioni internazionali.
Tom Fitton, Presidente di Judicial Watch, si è chiesto se è lecito che un miliardario come George Soros “riceva i soldi dei contribuenti americani per portare avanti il ​​suo programma di sinistra radicale in patria e all’estero”.
In altre parole l’Amministrazione Obama ha finanziato Soros nelle iniziative che la sua Open Society ha svolto in Albania a supporto del governo socialista; governo il cui Premier Edi Rama è stato anche membro del Consiglio d’Amministrazione della Open Society albanese prima di diventare capo del Governo. Insomma un vero e proprio prodotto di laboratorio dell’élite mondialista .
Lo scandalo dell’ingerenza Obama/Soros in Albania è emerso con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, quando un gruppo di senatori repubblicani chiese al neo Segretario di Stato Tillerson di indagare sui fondi pubblici elargiti alla Open Society tramite l’Usaid, “per creare il controverso progetto strategico per la riforma giudiziaria in Albania”.

Soros anche in Macedonia

L’azione di infiltrazione nei processi democratici e nelle sovranità nazionali da parte di Soros non è limitato alla sola Albania ma è una strategia diffusa in tutti i Balcani.
Un anno fa abbiamo spiegato come tra il 2012 e il 2014 la Open Society di George Soros abbia stipulato un accordo con il Governo degli Stati Uniti di complessivi 5 milioni di dollari “per realizzare in Macedonia il Civil Society Project, il piano di democratizzazione della piccola nazione balcanica; progetto realizzato attraverso una serie di Ong e associazioni macedoni” tutte emanazioni del Partito della Sinistra macedone (SDSM) che nel 2015 scatenò la Rivoluzione colorata contro il governo conservatore eletto.
È curioso notare come la sinistra americana ed il sistema di potere legato a George Soros, che sono in prima linea nell’accusare la Russia di un’inverosimile ed ancora non dimostrata ingerenza nell’elezione di Donald Trump, siano in realtà coloro che hanno concretamente svolto attività di ingerenza nei processi democratici ed elettivi di molte nazioni europee. Accusare gli altri di ciò che si fa è una classica tecnica di depistaggio di cui Soros è un maestro.

Preso da: http://www.imolaoggi.it/2018/04/09/dallamministrazione-obama-9-milioni-di-dollari-a-soros-per-destabilizzare-lalbania/

I Governi finanziano George Soros e lui finanzia Migranti, Gender, Rom, Detenuti, Legalizzazione droga e Colpi di Stato nel mondo!

22 novembre 2017

Le Istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali sono Partners (finanziatori) della Open Society Foundation di George Soros. Governi, UE, ONU, OMS, UNESCO, UNICEF, e moltissimi altri enti, sono nella lista dei finanziatori.


Già con questa scandalosa e spudorata ammissione ufficiale bisognerebbe prendere atto dell’origine di moltissimi problemi nazionali e non. Ma andiamo oltre, nel nostro piccolo, per cercare di capire cosa ci fa con i soldi pubblici, George Soros e la sua Open Society Foundation. Aiuta i terremotati, i poveri, i disoccupati, gli emarginati, le famiglie? NO! 
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia i ROM europei.
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia, secondo La Stampa, Il Giornale ed altri quotidiani, le principali ONG impegnate nel traffico di africani verso l’Italia, come Médecins sans frontières, Save the children, Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Proactiva Open Arms, Sea-watch.org, Sea-Eye, Life boat.

 La Open Society Foundation di George Soros avrebbe finanziato persino il Comune di Lampedusa per accogliere i migranti.
– La Open Society Foundation di George Soros ha finanziato il blog Fortress Europe di Daniele Del Grande, il presunto giornalista italiano imprigionato in Turchia (e poi liberato con tanta enfasi patriottica da parte di Alfano) che si occupa di flussi migratori in Europa.
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia la più potente organizzazione italiana di volontari delle carceri: Antigone.
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia le associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali)
– La Open Society Foundation di George Soros finanzia Arcigay e i progetti GENDER nelle scuole.
E, per finire, la Open Society Foundation di George Soros, coi soldi pubblici, finanzia… i terremotati, i poveri, i disoccupati, gli emarginati, le famiglie? Ancora e sempre: NO!
La Open Society Foundation di George Soros finanzia CILD, un’associazione italica che finanzia: lo IUS SOLI (allargamento della cittadinanza a tutti i migranti), i diritti dei detenuti, i diritti dei rifugiati, i diritti degli LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), i diritti dei Rom, Sinti e Camminanti, la legalizzazione delle droghe.
Presunti e strani collegamenti indiretti anche tra la Open Society Foundation di George Soros e il Ministero della Giustizia italiano. Ci chiediamo, infine, come mai e perché Gentiloni si sia premurato ad accogliere George Soros, proprio lo stesso giorno in cui il Procuratore di Catania dott. Zuccaro, famoso per aver denunciato personaggi discutibili che finanziano le ONG che si occupano di traffici clandestini di migranti, era in audizione alla Commissione Difesa del Senato.
Ora capiamo meglio perché George Soros e le associazioni satelliti della sua Open Society Foundation, sarebbero state sfrattate dall’Austria, dichiarate non gradite dall’Ungheria e dalla Russia e considerate artefici di tutti i colpi di stato degli ultimi 25 anni, come avrebbe candidamente ammesso lo stesso Soros in Ucraina.
Fonte: http://www.liberascelta.eu/2017/10/21/governi-finanziano-george-soros-e-lui-finanzia-migranti-gender-rom-detenuti-e-legalizzazione-della-droga/
via Conoscenze al Confine

Preso da: http://www.complottisti.info/i-governi-finanziano-george-soros-e-lui-finanzia-migranti-gender-rom-detenuti-legalizzazione-droga-e-colpi-di-stato-nel-mondo/

A Parigi il 9 settembre 2017 si è tenuta una “giornata in sostegno di Saif al-Islam Gheddafi”

 

 

Lotta dei popoli, unità antimperialista, 11 settembre 2017
È al celebre Teatro della Mano d’Oro di Parigi che sabato 9 settembre si è tenuta una “giornata in sostegno di Saif al-Islam Gheddafi” organizzata dal Comitato Rivoluzionario Internazionale, che difende la continuità politica della Jamahiriya (“stato delle masse”) libica, e dal gruppo militante parigino di LEIA NAZIUNALE. Nell’aprile del 2017 Saif al-Islam Gheddafi è stato eletto Guida della Jamahiriya dal Consiglio Supremo delle Tribù e delle Città. Fra gli invitati e i partecipanti a questa riunione antimperialista vi erano la Federazione dei Siriani di Francia, la rete Voltaire e dei militanti panafricani (pro-Gbabo).
La caduta della Jamahiriya e l’assassinio del colonnello Gheddafi in seguito all’aggressione della Libia architettata da una coalizione costituita da occidente e fondamentalisti islamici, e in seguito il tentativo di smembramento della Siria nazionalista da parte dei medesimi responsabili, hanno avuto per l’Europa delle ripercussioni di una gravità estrema: un’onda di terrorismo islamico senza precedenti e un cataclisma migratorio che minano la sopravvivenza stessa dei popoli europei. La Libia è da diversi anni ormai abbandonata al caos, al terrore delle milizie jihadiste e al traffico di migranti organizzato in collaborazione con le ONG occidentali, l’Unione Europea e le mafie operative in ogni angolo del Mediterraneo.

Ma la Jamahiriya e i suoi principi di emancipazione sono sempre vivi nel cuore del popolo libico e, nonostante l’insurrezione generale non sia ancora stata realizzata, le forze anti-islamiste guadagnano terreno in tutto il paese.
Il portavoce di LEIA NAZIUNALE Vincent Perfetti ha articolato il suo discorso e i suoi interventi intorno al tema del Nemico Globale al di là delle contingenze specifiche. Il Nemico Globale è chiamato da alcuni il Sistema, da altri il Nuovo Ordine Mondiale, ed è definito il Leviatano dagli iniziati alle teorie geopolitiche e metafisiche. Tale entità polimorfa è votata alla distruzione di tutte le identità, di tutte le nazioni, di tutte le trascendenze. Il suo obiettivo è l’instaurazione di una sottoumanità indifferenziata, ridotta in schiavitù dalle oligarchie finanziarie. Il sistema che fabbrica i Sarkozy, i Cameron, i Merkel e i Macron genera anche, in maniera più occulta, i Bin Laden e i Daesh. Tutte queste creature agiscono in sincronia le une con le altre con l’obiettivo di distruggere i medesimi bersagli, dalla Libia alla Russia passando per l’Europa e la Siria.
Vincent Perfetti ha sottolineato l’opposizione del popolo corso alle operazioni terroriste perpetrate dalla NATO sul territorio nazionale (base militare di Solenzara) ai danni della Serbia (1999) e della Libia (2011), ponendo l’accento sulla posizione tradizionalmente antimperialista del nazionalismo corso. Il nostro ospite ha insistito sulla necessità del rafforzamento e dello sviluppo delle reti operative di resistenza alle forze mondialiste in nome di una lotta unitaria per un mondo multipolare, differenziato e improntato all’aspirazione verso la trascendenza.
Il signor Perfetti ha poi manifestato la solidarietà di tutto lo schieramento antimondialista a Kemi Seba, capofila del panafricanismo francofono, militante del ritorno in patria degli immigrati e dello sviluppo separato e indipendente delle civilizzazioni, attualmente perseguitato dalla Repubblica Francese e dai suoi valletti africani.
È vitale che tutte le resistenze imparino a conoscersi, a collaborare, a organizzarsi in maniera solidale, a raggrupparsi sotto l’egida di una forma di internazionale antimondialista che funga da “polmone alternativo”. È soltanto in questa ottica che le lotte dei popoli storici d’Europa e le loro aspirazioni nazionaliste possono costituirsi in maniera compiuta; altrimenti, le lotte verranno neutralizzate e i popoli diluiti in masse anonime e sradicate.
Gli interventi che hanno incorniciato i dibattiti e il lavoro dei partecipanti sono stati apprezzati da tutti. Alti appuntamenti simili sono previsti per i mesi seguenti in tutta Europa. LEIA NATIUNAL rappresenta una concezione globale e ideologica della lotta nazionale corsa e persegue l’obiettivo di una secessione mentale e politica da un sistema che condanna a morte il nostro popolo.

La macchina sovversiva di Soros esposta al pubblico

Lo speculatore globale ha fatto il lavaggio del cervello a un’intera generazione. Legioni di giornalisti e movimenti comprati in una raffinata manipolazione di massa
10 maggio 2017

 

di Phil Butler.
Molti esperti politici sono consci della forte influenza esercitata dal miliardario George Soros. Ma ormai anche i cittadini comuni associano il suo nome al controllo e alle speculazioni di borsa. L’uomo dietro il caos anti-Trump, l’oligarca dei fondi speculativi, il bizzarro filantropo: Soros è l’equivalente del dottor Male nel mondo reale. Ma, fino ad ora, le sue macchinazioni sono state generalmente tollerate, e il mondo non è riuscito a vedere chiaramente quanto i miliardi di Soros abbiano portato miseria e sofferenza a un miliardo di persone.
Un mio collega, l’analista politico olandese Hoger Eekhof, recentemente mi ha telefonato in preda ad un forte stato di incredulità. Me lo ricordo esclamare al telefono, qualche tempo prima: “Phil, fughe di notizie dalle organizzazioni di Soros confermano la sua complicità nel controllo delle politiche europee!“. Dopodiché, essendo lui stato sulle tracce di Soros per qualche anno, sono stato ansioso di sapere cosa aveva scoperto. Sorprendentemente, sembra che le prove schiaccianti su Soros e la sua Open Society Foundations si trovino alla luce del giorno, tra alcune recenti intercettazioni su DC Leaks delle ONG del miliardario. Di sicuro alcuni lettori saranno stupiti nel non trovare da nessuna parte queste intercettazioni [in inglese] nei media mainstream. Le rivelazioni che ne derivano sono talmente sconvolgenti che non so da dove cominciare a raccontare: forse è meglio iniziare con Soros che si compra i media europei!
Edizione straordinaria! Soros paga per le elezioni europee!
Uno dei documenti (PDF) tratti dal fiume di intercettazioni su DC Leaks riguardanti l’OSIFE (Open Society Initiative for Europe) spiega in dettaglio i programmi e i piani per influenzare le elezioni europee del 2014. Non solo: il documento fornisce le quantità di denaro e i relativi beneficiari che l’ungherese pagò per “creare” la politica d’Europa e gli uomini politici per attuarla. Tra i programmi citati, uno in particolare mi ha sconvolto da giornalista e analista mediatico: l’ente non profit EUobserver è stato creato e finanziato da Soros per “comprare” i media europei. Cito dagli obiettivi del programma:
Questo progetto usa le notizie per incoraggiare il dibattito su come i valori della società aperta siano minacciati durante la corsa alle elezioni europee. Gli argomenti includono il sorgere dello “hate speech” [“discorsi di odio”] da parte dell’estrema destra europea, l’uso crescente di retorica dell’intolleranza dei politici mainstream, e l’aumento dei crimini legati all’odio nelle strade d’Europa. EUobserver ha reclutato giornalisti locali esperti per assistere agli eventi legati alle campagne elettorali, per condurre interviste e scrivere editoriali di alto livello in 16 Stati. Con questa strategia di infiltrarsi nel giornalismo locale, EUobserver è stato in grado di indicare i preoccupanti trend internazionali, piuttosto che limitarsi a riportare incidenti isolati. Hanno pubblicato un totale di 128 articoli nel periodo che va da febbraio a maggio 2014.
Ciò significa che Soros ha finanziato il piano dell’EUobserver con 130.922 dollari, permettendo la pubblicazione di 128 influenti articoli che sono stati poi letti in tutto il Continente. Approssimativamente si parla di 1000 dollari per articolo, che è abbastanza per influenzare il 90% dei giornalisti europei di mia conoscenza. Il documento arriva a definire l’area territoriale per cui questi articoli sono stati intesi, che include: Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Romania, Svezia, Olanda, Polonia e Regno Unito. L’acquisto di spazio mediatico da parte dell’EUobserver è stato esteso ad ulteriori 32 articoli, sempre a 1000 dollari l’uno, nel periodo immediatamente precedente le elezioni. Analizziamo questi dati.
La Open Society Foundations ha finanziato l’EUobserver per “reclutare un network di giornalisti indipendenti nelle capitali europee allo scopo di evidenziare l’impatto di queste politiche e sottolineare importanti eventi locali“. Questo aspetto del controllo e della manipolazione dei media è stato finanziato con 75mila dollari, ma non c’è indicazione su quanti giornalisti siano stati effettivamente reclutati.
Attizzare l’inquietudine marginalizzata dei giovani
Per quanto inquietanti siano queste rivelazioni di DC Leaks sulla corruzione dei media, la manipolazione sociale da parte delle varie ONG di Soros è scioccante. All’interno dello stesso documento trapelato dalla Open Society Foundations, è mostrata chiaramente la “assunzione” e manipolazione delle politiche neo-liberali. Un altro programma finanziato dalla Open Society è stato quello dell’European Alternatives, nello specifico la branca italiana. Questo aspetto ha come obiettivo di “amplificare le voci di coloro che si trovano lontani dai centri di potere europei, includendo chi si trova in situazioni vulnerabili, come migranti e giovani“. Attraverso una serie di meccanismi di supporto, Soros ha cercato di convertire la gioventù italiana, la comunità LGBT [Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender] e praticamente ogni gruppetto anti-conservatore su cui riuscisse ad arrivare, tramite l’uso di “humour e satira” dei media. È stata creata una entità web, Voice of the Voiceless EU, ora non più attiva. È qui che vediamo Soros utilizzare le armi affilate dei segmenti più esuberanti e aggressivi della società. Voice of the Voiceless si è trasformata in un movimento molto più ampio che si è ora trasferito nei media, nelle università e più in generale nella società europea. Lo European Youth Portal [in inglese] è un meccanismo per la standardizzazione degli ideali giovanili.
Questo aspetto della macchinazione di Soros è parecchio brillante. Ciò che potrebbe sembrare un supporto dal basso per movimenti legati all’attivismo LGBT e ai matrimoni omosessuali, è in realtà nient’altro che una delle tante ricette preparate da gente come Soros per deviare i giovani nel pentolone del globalismo ultraliberale. Fuor di metafora, Soros ha fatto il lavaggio del cervello ad una generazione vulnerabile affinché credesse in ideali e obiettivi anti-conservatori. La gioventù di Europa e Stati Uniti sarebbe potuta essere predisposta, in caso contrario, a ideali di estrema destra, per esempio. Ma il denaro di Soros è giunto fin nel profondo della sottocultura delle organizzazioni giovanili, e la sua “macchina” è molto più potente di qualsiasi altro segmento.
Controlliamo la società – Controlliamo la vostra cultura
Devo ammettere di aver sottovalutato quanto realmente potente sia George Soros. Scoprire la profondità e l’ampiezza del machiavellismo di Soros nelle intercettazioni di DC Leaks è stata una rivelazione sconvolgente. Sì, le intercettazioni dimostrano inequivocabilmente che io e i miei colleghi avevamo sempre avuto ragione. Ma non vogliamo nessun premio: queste rivelazioni dimostrano anche quanto poco si sappia delle macchinazioni di Soros, delle sue connessioni, nonché da dove derivi questo immenso potere. Non si può sbagliare: nessuno potrebbe nasconderlo così bene, eppure.
Un altro programma fondato con quasi 300mila dollari dalla Open Society fu il cosiddetto “Radical Democracy for Europe“. Ancora una volta cito direttamente dai documenti: questo programma nacque
“per coinvolgere la comunità di media-making creativo (tra cui artisti video e d’animazione) nel dibattito sulle elezioni e sulle politiche europee, in linea con gli obiettivi generali della Open Society, connettendosi ai social network e alle piattaforme digitali e usando i film come uno strumento di incremento della consapevolezza, allo scopo di raggiungere un’ampia audience e massimizzare l’impatto”.
Leggendo questo passaggio è facile immaginarsi George Soros come il “Grande Fratello” di Orwell. La lista di programmi e di obiettivi per sovvertire e incanalare il libero pensiero coerentemente con gli ideali di Soros è lunghissima. Alcuni degli altri programmi erano:
  • Elezioni Europee 2014: contrastare il sorgere dello “hate speech” – Questo ha aiutato ad uniformare la comunità LGBT, i Rom e le donne in uno strumento politico manipolabile
  • La campagna internazionale #DON’TmasturHATE – Questa iniziativa della Open Society di Bratislava illustra come gli sforzi dal basso sono stati creati per contrastare i punti di vista opposti
Gli sforzi volti ad influenzare le elezioni europee si sono spinti al punto di raggiungere, nella sfera digitale, segmenti di società in precedenza irraggiungibili. Attraverso la creazione e manipolazione di app e altri strumenti tecnologici, Soros cerca di “acchiappare” chiunque possa sostenere i suoi obiettivi. Da piccoli programmi come iChange Europe a innovazioni come Vote Match Europe, gli scagnozzi di Soros hanno impiantato sistemi di controllo in ogni angolo dell’Unione. SPIOR in Olanda, Transparency International in Lettonia, l’European Youth ForumMigrant Voice. la lista di strumenti dell’Open Society per influenzare le elezioni del 2014 è impressionante. Soros ha lanciato una campagna di massa per trasformare l’Europa con queste elezioni. Ciò che mi sconvolge è che ha poi effettivamente raggiunto questi obiettivi preliminari. Tre anni dopo l’Europa è un pentolone politico pronto a bollire.
Il quadro generale
Altri documenti dell’archivio “Soros” di DC Leaks dimostrano inequivocabilmente che il miliardario è il vero “cattivo” nell’attuale catastrofe europea. Quantomeno, è il più potente tra gli antagonisti visibili. C’è ampia evidenza che George Soros sia l’architetto e il dittatore dell’intera situazione migratoria che sta distruggendo l’Europa. Attraverso meccanismi di controllo acquisiti o influenzati ad ogni livello, non è irragionevole pensare che Soros diriga le leadership dell’Unione Europea alla stregua di un burattinaio. Ogni dogma, obiettivo, retorica, tono, e direzione della documentazione dell’Open Society che DC Leaks ha svelato mette le attività di Soros al centro del reticolo. Da Medici Senza Frontiere a misconosciute organizzazioni come la Federazione delle Organizzazioni Greche per Persone con Disabilità, Soros fa leva su qualsiasi cosa e qualsiasi persona capace di aiutarlo nei suoi obiettivi.
In prospettiva più ampia, la fondazione di Soros ricorda più un’organizzazione di stampo mafioso che una tipica struttura affaristica o filantropica. All’interno di queste intercettazioni ci sono prove che suggeriscono che Soros eserciti influenza non solo su leader come Angela Merkel e le sue controparti dell’Est Europa, ma anche sulle organizzazioni deputate alla mediazione dei conflitti. Dall’OSCE ad un’ampia gamma di cosiddette “ONG dei diritti umani”, Soros si comporta come una specie di “Padrino”. Le sue offerte, che nessuno sembra capace di rifiutare, ora si estendono molto più in là della mera offerta di denaro. Posso solo immaginare il livello di ricatto e di bullismo che un uomo come Soros può esercitare. Oggi, ogniqualvolta un governo minaccia dissenso contro il movimento liberal-globalista, Soros raduna (ad esempio: OSCE e ONG contro l’Ungheria) un potentissimo esercito di collaboratori.
Noi continueremo ad analizzare e studiare questi documenti di DC Leaks riguardanti Soros, e ne scriveremo. Non so da dove cominciare ad esprimere la mia sorpresa sulla poca risonanza mediatica di queste intercettazioni. Forse, come noi, altri analisti sono stati impegnati a seguire le faccende legate alla candidatura e all’elezione di Donald Trump. Ciò che si delinea sempre più è l’enigma chiamato George Soros, un uomo che esercita un’influenza tremenda sulle nostre vite.
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Articolo di Phil Butler pubblicato su New Eastern Outlook il 19 aprile 2017
Traduzione in italiano a cura di barg per SakerItalia.it
 

Prove (e foto) dei legami tra i trafficanti e le Ong “State pronti, arriva gente”

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Email di Hillary, dinari d’oro e Primavera araba

2 luglio 2016

F. William Engdahl, New Eastern Outlook 17 marzo 2016
Sepolto tra decine di migliaia di pagine e-mail segrete dell’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton, ora rese pubbliche dal governo degli Stati Uniti, c’è un devastante scambio di e-mail tra Clinton e il suo confidente Sid Blumenthal su Gheddafi e l’intervento degli Stati Uniti coordinato nel 2011 per rovesciare il governante libico. Si tratta dell’oro quale futura minaccia esistenziale al dollaro come valuta di riserva mondiale. Si trattava dei piani di Gheddafi per il dinaro-oro per l’Africa e il mondo arabo.golddinar6

Due paragrafi in una e-mail di recente declassificate dal server privato illegalmente utilizzato dall’allora segretaria di Stato Hillary Clinton durante la guerra orchestrata dagli Stati Uniti per distruggere la Libia di Gheddafi nel 2011, rivelano l’ordine del giorno strettamente segreto della guerra di Obama contro Gheddafi, cinicamente chiamata “Responsabilità di proteggere”. Barack Obama, presidente indeciso e debole, delegò tutte le responsabilità presidenziali della guerra in Libia alla segretaria di Stato Hillary Clinton, prima sostenitrice del “cambio di regime” arabo utilizzando in segreto i Fratelli musulmani ed invocando il nuovo bizzarro principio della “responsabilità di proteggere” (R2P) per giustificare la guerra libica, divenuta rapidamente una guerra della NATO. Con l’R2P, concetto sciocco promosso dalle reti dell’Open Society Foundations di George Soros, Clinton affermava, senza alcuna prova, che Gheddafi bombardasse i civili libici a Bengasi. Secondo il New York Times, citando fonti di alto livello dell’amministrazione Obama, fu Hillary Clinton, sostenuta da Samantha Power, collaboratrice di primo piano al Consiglio di Sicurezza Nazionale e oggi ambasciatrice di Obama alle Nazioni Unite, e Susan Rice, allora ambasciatrice di Obama alle Nazioni Unite, e ora consigliere per la Sicurezza Nazionale, che spinse Obama all’azione militare contro la Libia di Gheddafi. Clinton, affiancata da Powers e Rice, era così potente che riuscì a prevalere sul segretario alla Difesa Robert Gates, Tom Donilon, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, e John Brennan, capo antiterrorismo di Obama ed oggi capo della CIA. La segretaria di Stato Clinton guidò la cospirazione per scatenare ciò che venne soprannominata “primavera araba”, l’ondata di cambi di regime finanziati dagli USA nel Medio Oriente arabo, nell’ambito del progetto del Grande Medio Oriente presentato nel 2003 dall’amministrazione Bush dopo l’occupazione dell’Iraq. I primi tre Paesi colpiti dalla “primavera araba” degli USA nel 2011, in cui Washington usò le sue ONG per i “diritti umani” come Freedom House e National Endowment for Democracy, in combutta come al solito con le Open Society Foundations dello speculatore miliardario George Soros, insieme al dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ad agenti della CIA, furono la Tunisia di Ben Ali, l’Egitto di Mubaraq e la Libia di Gheddafi. Ora tempi e obiettivi di Washington della destabilizzazione via “primavera araba” del 2011 di certi Stati in Medio Oriente assumono nuova luce in relazione alle email declassificate sulla Libia di Clinton con il suo “consulente” e amico Sid Blumenthal. Blumenthal è l’untuoso avvocato che difese l’allora presidente Bill Clinton nello scandalo sessuale di Monika Lewinsky quando era Presidente e affrontava l’impeachment.

Il dinaro d’oro di Gheddafi
Per molti rimane un mistero perché Washington abbia deciso che Gheddafi dovesse essere ucciso, e non solo esiliato come Mubaraq. Clinton, quando fu informata del brutale assassinio di Gheddafi da parte dei terroristi di al-Qaida dell’”opposizione democratica” finanziata dagli USA, pronunciò alla CBS News una perversa parafrasi di Giulio Cesare, “Siamo venuti, l’abbiamo visto, è morto” con una fragorosa risata macabra. Poco si sa in occidente di ciò che Muammar Gheddafi fece in Libia o anche in Africa e nel mondo arabo. Ora, la divulgazione di altre e-mail di Hillary Clinton da segretaria di Stato, al momento della guerra di Obama a Gheddafi, getta nuova drammatica luce. Non fu una decisione personale di Hillary Clinton eliminare Gheddafi e distruggerne lo Stato. La decisione, è ormai chiaro, proveniva da ambienti molto potenti dell’oligarchia monetaria degli Stati Uniti. Era un altro strumento a Washington del mandato politico di tali oligarchi. L’intervento era distruggere i piani ben definiti di Gheddafi per creare una moneta africana e araba basata sull’oro per sostituire il dollaro nei traffici di petrolio. Da quando il dollaro USA ha abbandonato il cambio in oro nel 1971, il dollaro rispetto all’oro ha perso drammaticamente valore. Gli Stati petroliferi dell’OPEC hanno a lungo contestato il potere d’acquisto evanescente delle loro vendite di petrolio, che dal 1970 Washington impone esclusivamente in dollari, mentre l’inflazione del dollaro arrivava ad oltre il 2000% nel 2001. In una recentemente declassificata email di Sid Blumenthal alla segretaria di Stato Hillary Clinton, del 2 aprile 2011, Blumenthal rivela la ragione per cui Gheddafi andava eliminato. Utilizzando il pretesto citato da una non identificata “alta fonte”, Blumenthal scrive a Clinton, “Secondo le informazioni sensibili disponibili a questa fonte, il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento… l’oro fu accumulato prima della ribellione ed era destinato a creare una valuta panafricana basata sul dinaro d’oro libico. Questo piano era volto a fornire ai Paesi africani francofoni un’alternativa al franco francese (CFA)“. Tale aspetto francese era solo la punta dell’iceberg del dinaro d’oro di Gheddafi.
Dinaro d’oro e molto altro ancora
Nel primo decennio di questo secolo, i Paesi OPEC del Golfo persico, tra cui Arabia Saudita, Qatar e altri, iniziarono seriamente a deviare una parte significativa dei ricavi delle vendite di petrolio e gas sui fondi sovrani, basandosi sul successo dei fondi petroliferi norvegesi. Il crescente malcontento verso la guerra al terrorismo degli Stati Uniti, con le guerre in Iraq e Afghanistan e la loro politica in Medio Oriente dal settembre 2001, portò la maggior parte degli Stati arabi dell’OPEC a deviare una quota crescente delle entrate petrolifere su fondi controllati dallo Stato, piuttosto che fidarsi delle dita appiccicose dei banchieri di New York e Londra, come era solito dagli anni ’70, quando i prezzi del petrolio schizzarono alle stelle creando ciò che Henry Kissinger affettuosamente chiamò “petrodollaro” per sostituire il dollaro-oro che Washington mollò il 15 agosto 1971. L’attuale guerra tra sunniti e sciiti o lo scontro di civiltà sono infatti il risultato delle manipolazioni degli Stati Uniti nella regione dal 2003, il “divide et impera”. Nel 2008 la prospettiva del controllo sovrano in un numero crescente di Stati petroliferi africani ed arabi dei loro proventi su petrolio e gas causava gravi preoccupazioni a Wall Street e alla City di Londra. Un’enorme liquidità, migliaia di miliardi, che potenzialmente non potevano più controllare. La primavera araba, in retrospettiva, appare sempre più sembra legata agli sforzi di Washington e Wall Street per controllare non solo gli enormi flussi di petrolio dal Medio Oriente arabo, ma ugualmente lo scopo era controllarne il denaro, migliaia di miliardi di dollari che si accumulavano nei nuovi fondi sovrani. Tuttavia, come confermato dall’ultimo scambio di email Clinton-Blumenthal del 2 aprile 2011, dal mondo petrolifero africano e arabo emergeva una nuova minaccia per gli “dei del denaro” di Wall Street e City di Londra. La Libia di Gheddafi, la Tunisia di Ben Ali e l’Egitto di Mubaraq stavano per lanciare la moneta islamica indipendente dal dollaro USA e basata sull’oro. Mi fu detto di questo piano nei primi mesi del 2012, in una conferenza finanziaria e geopolitica svizzera, da un algerino che sapeva del progetto. La documentazione era scarsa al momento e la storia mi passò di mente. Ora un quadro molto più interessante emerge indicando la ferocia della primavera araba di Washington e l’urgenza del caso della Libia.
‘Stati Uniti d’Africa’
Nel 2009 Gheddafi, allora Presidente dell’Unione africana, propose che il continente economicamente depresso adottasse il “dinaro d’oro”. Nei mesi precedenti la decisione degli Stati Uniti, col sostegno inglese e francese, di aver una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per aver la foglia di fico del diritto alla NATO di distruggere il regime di Gheddafi, Muammar Gheddafi organizzò la creazione del dinaro-oro che sarebbe stato utilizzato dagli Stati africani petroliferi e dai Paesi arabi dell’OPEC per vendere petrolio sul mercato mondiale. Al momento Wall Street e City di Londra erano sprofondati nella crisi finanziaria del 2007-2008, e la sfida al dollaro quale valuta di riserva l’avrebbe aggravata. Sarebbe stata la campana a morto per l’egemonia finanziaria statunitense e il sistema del dollaro. L’Africa è uno dei continenti più ricchi del mondo, con vaste inesplorate ricchezze in minerali ed oro, volutamente mantenuto per secoli sottosviluppato o preda di guerre per impedirne lo sviluppo. Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale negli ultimi decenni furono gli strumenti di Washington per sopprimere un vero sviluppo africano. Gheddafi invitò i Paesi produttori di petrolio africani dell’Unione africana e musulmani ad entrare nell’alleanza che avrebbe fatto del dinaro d’oro la loro valuta. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse a Stati Uniti e resto del mondo solo in dinari d’oro. In qualità di Presidente dell’Unione africana, nel 2009 Gheddafi presentò all’Unione Africana la proposta di usare il dinaro libico e il dirham d’argento come unico denaro con cui il resto del mondo poteva comprare il petrolio africano. Insieme ai fondi sovrani arabi dell’OPEC, le altre nazioni petrolifere africane, in particolare Angola e Nigeria, creavano i propri fondi nazionali petroliferi quando nel 2011 la NATO bombardava la Libia. Quei fondi nazionali sovrani, legati al concetto del dinaro d’oro di Gheddafi, avrebbe realizzato il vecchio dell’Africa indipendente dal controllo monetario coloniale, che fosse sterlina, franco francese, euro o dollaro statunitense. Gheddafi attuava, come capo dell’Unione africana, al momento dell’assassinio, il piano per unificare gli Stati sovrani dell’Africa con una moneta d’oro negli Stati Uniti d’Africa. Nel 2004, il Parlamento panafricano di 53 nazioni aveva piani per la Comunità economica africana, con una moneta d’oro unica entro il 2023. Le nazioni africane produttrici di petrolio progettavano l’abbandono del petrodollaro e di chiedere pagamenti in oro per petrolio e gas; erano Egitto, Sudan, Sud Sudan, Guinea Equatoriale, Congo, Repubblica democratica del Congo, Tunisia, Gabon, Sud Africa, Uganda, Ciad, Suriname, Camerun, Mauritania, Marocco, Zambia, Somalia, Ghana, Etiopia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Costa d’Avorio, oltre allo Yemen che aveva appena scoperto nuovi significativi giacimenti di petrolio. I quattro Stati africani nell’OPEC, Algeria, Angola, Nigeria, gigantesco produttore di petrolio e primo produttore di gas naturale in Africa dagli enormi giacimenti di gas, e la Libia dalle maggiori riserve, avrebbero aderito al nuovo sistema del dinaro d’oro. Non c’è da stupirsi che il presidente francese Nicolas Sarkozy, che da Washington ricevette il proscenio della guerra contro Gheddafi, arrivò a definire la Libia una “minaccia” alla sicurezza finanziaria del mondo .
I “ribelli” di Hillary creano una banca centrale
Una delle caratteristiche più bizzarre della guerra di Hillary Clinton per distruggere Gheddafi fu che i “ribelli” filo-USA di Bengasi, nella parte petrolifera della Libia, nel pieno della guerra, ben prima che fosse del tutto chiaro che avrebbero rovesciato il regime di Gheddafi, dichiararono di aver creato una banca centrale di tipo occidentale “in esilio”. Nelle prime settimane della ribellione, i capi dichiararono di aver creato una banca centrale per sostituire l’autorità monetaria dello Stato di Gheddafi. Il consiglio dei ribelli, oltre a creare la propria compagnia petrolifera per vendere il petrolio rubato, annunciò: “la nomina della Banca Centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia, e la nomina del governatore della Banca centrale della Libia, con sede provvisoria a Bengasi“. Commentando la strana decisione, prima che l’esito della battaglia fosse anche deciso, di creare una banca centrale per sostituire la banca nazionale sovrana di Gheddafi che emetteva dinari d’oro, Robert Wenzel del Economic Policy Journal, osservò, “non ho mai sentito parlare di una banca centrale creata poche settimane dopo una rivolta popolare. Ciò suggerisce che c’è qualcos’altro che non una banda di straccioni ribelli e che ci sono certe piuttosto sofisticate influenze“. È chiaro ora, alla luce dei messaggi di posta elettronica Clinton-Blumenthal, che tali “influenze abbastanza sofisticate” erano legate a Wall Street e City di Londra. La persona inviata da Washington a guidare i ribelli nel marzo 2011, Qalifa Haftar, aveva trascorso i precedenti venti anni in Virginia, non lontano dal quartier generale della CIA, dopo aver lasciato la Libia quando era uno dei principali comandante militari di Gheddafi. Il rischio per il futuro del dollaro come valuta di riserva mondiale, se Gheddafi avesse potuto procedere insieme a Egitto, Tunisia e altri Stati arabi di OPEC e Unione Africana, introducendo le vendite di petrolio in oro e non dollari, sarebbe stato chiaramente l’equivalente finanziario di uno tsunami.
La Nuova Via della Seta d’oro
Il sogno di Gheddafi di un sistema basato sull’oro arabo e africano indipendente dal dollaro, purtroppo è morto con lui. La Libia, dopo la cinica “responsabilità di proteggere” di Hillary Clinton che ha distrutto il Paese, oggi è lacerata da guerre tribali, caos economico, terroristi di al-Qaida e SIIL. La sovranità monetaria detenuta dal 100% dalle agenzie monetarie nazionali statali di Gheddafi e la loro emissione di dinari d’oro, è finita sostituita da una banca centrale “indipendente” legata al dollaro. Nonostante ciò, va notato che ora un nuovo gruppo di nazioni si unisce per costruire un sistema monetario basato sull’oro. Questo è il gruppo guidato da Russia e Cina, terzo e primo Paesi produttori di oro nel mondo. Questo gruppo è legato alla costruzione del grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta della Cina, comprendente 16 miliardi di fondi in oro per lo sviluppo della Cina, decisa a sostituire City di Londra e New York come centri del commercio mondiale dell’oro. L’emergente sistema d’oro eurasiatico pone ora una serie completamente nuova di sfide all’egemonia finanziaria statunitense. Questa sfida eurasiatica, riuscendo o fallendo, deciderà se la nostra civiltà potrà sopravvivere e prosperare in condizioni completamente diverse, o affondare con il fallimentare sistema del dollaro. 
F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’estrema sinistra imperialista

Thierry Meyssan torna sul sostegno all’imperialismo degli Stati Uniti dell’estrema sinistra durante la guerra fredda e derive attuali. I piccoli gruppi che collaboravano coi socialdemocratici degli USA successivamente divennero il movimento neo-con e sostenitori di sinistra dei Fratelli musulmani e della “primavera araba”. Inoltre, divennero le volenterose spie della NED.
| Damasco (Siria)
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Sotto i presidenti Lyndon Johnson e Richard Nixon, la CIA cercò di arruolare attivisti comunisti nel modo e metterli contro Mosca e Pechino. Così, durante la guerra civile libanese, Riyadh al-Turqi ruppe col partito comunista siriano assieme a cinquanta attivisti, tra cui George Sabra e Michel Kilo.


Per non restare isolati, contattarono un piccolo gruppo di estrema sinistra statunitense, i Socialdemocratici degli Stati Uniti d’America, cui si affiliarono.
Negli “anni di piombo” che la Siria conobbe nel 1978-1982 con la campagna terroristica dei Fratelli musulmani, George Sabra e Michel Kilo ebbero dal capo dei socialdemocratici degli Stati Uniti d’America, Carl Gershman, l’indicazione di sostenere la Fratellanza. Pubblicarono un testo che garantiva che la rivoluzione mondiale era in corso e che i Fratelli musulmani erano l’avanguardia del proletariato, e che l’”Ora X” sarebbe arrivata dagli Stati Uniti. Furono arrestati per i loro legami con i terroristi.
Nel 1982, il presidente Reagan creò con i partner dei “cinque occhi”, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito, una nuova agenzia d’intelligence per sostenere l’opposizione interna negli Stati comunisti, la National Endowment for Democracy (NED), camuffando tale agenzia intergovernativa da “ONG” finanziata direttamente dal Congresso, non dal governo federale, anche se rientra nel bilancio del dipartimento di Stato. La gestione fu affidata a Carl Gershman.
Gli attivisti del partito trotskista lo seguirono nel suo viaggio dalla sinistra alla destra repubblicana. Tra costoro, un gruppo di giornalisti della rivista sionista Commentary, che entreranno nella storia come i “neo-conservatori”, ed intellettuali come Paul Wolfowitz, poi vicesegretario alla Difesa.
Il punto d’incontro tra imperialismo e sinistra antisovietica degli Stati Uniti si ebbe sul concetto di “rivoluzione globale”. I trotskisti ebbero carta bianca nell’attuarla finché era contro i sovietici e non Washington e i suoi alleati.
Formarono i quattro rami della NED, uno per i sindacati, uno per i datori di lavoro, il terzo per i partiti di sinistra e il quarto per i partiti di destra. Ebbero così modo di supportare qualsiasi fazione politica o sociale, in qualsiasi parte del mondo.
Attualmente, il ramo per i corrotti partiti di destra, l’International Republican Institute (IRI), è guidato dal senatore John McCain, che è sia parlamentare dell’opposizione che funzionario dell’amministrazione che contesta. Il ramo per i partiti di sinistra, il National Democratic Institute (NDI), è guidato dall’ex-segretaria di Stato Madeleine Albright.
Durante la preparazione della “primavera araba”, l’estrema sinistra araba continuò a collaborare con i Fratelli musulmani, come il professor Munsif Marzuqi, futuro presidente tunisino, o il professor Burhan Galiun, futuro presidente del Consiglio nazionale siriano. Tali grandi laici scrissero i discorsi dell’algerino Abafa Madani, capo del Fronte di salvezza islamico esiliato in Qatar.
Il discorso dell’estrema sinistra è un’amalgama basata sulla convinzione che gli Stati arabi siano tutti uguali, che si tratti del re saudita Salman o del Presidente siriano al-Assad. Gli unici governi che rispettano sono quelli di Washington e Tel Aviv.
Oggi Galiun, Sabra e Kilo sono gli unici lasciti della presunta “rivoluzione siriana”; una falsa sinistra, non al servizio dell’umanità ma del dominio mondiale di Stati Uniti e Israele.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora

Preso da: http://www.voltairenet.org/article193757.html