GHEDDAFI E GLI ALTRI.

5 Marzo 2011

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
La terra è tua madre, lei ti diede la nascita dal suo ventre. E’ colei che ti allattò e ti alimentò. Non disubbidire a tua madre e non tosare i suoi capelli, tagliare le sue membra, lacerare la sua carne, o ferire il suo corpo. Devi solamente aggiustare le sue unghie, fare che il suo corpo sia pulito da ogni lordura. Darle la medicina per curare ogni sua malattia. Non mettere pesi gravosi sopra la sua mammella, fango o cemento sopra le sue costole. Rispettala e ricorda che se sei troppo aspro con lei, non ne troverai un’altra. Non distruggere la tua dimora, il tuo rifugio, o ti perderai.
(Muammar Gheddafi).
Forse è per questo che gira con una tenda. Mentre il nostro viaggia da Arcore in Grazioli in Certosa in castelli in Santa Lucia e costruisce Milano 2 e C.A.S.E.

C’è qualcuno in giro che s’è chiesto perché mai quasi tutti i governanti, i progressisti, rivoluzionari, antimperialisti del Sud del mondo, America Latina in testa, pur non negando critiche al Gheddafi degli ultimi 10 anni sotto ricatto occidentale, si schierano a difesa del legittimo governo libico e del suo leader e denunciano le mire imperialiste di una “comunità internazionale” che da vent’anni, con la scusa dei dittatori e con l’uso di provocatori e provocazioni, assalta e massacra popoli,
stende sul mondo una cappa di miseria sul quale danzano alcune migliaia di ultraricchi, svuota libertà e diritti democratici, sociali, culturali, avvia ovunque Stati di polizia intrecciati alla criminalità organizzata, traffica in droga e armi, distrugge la possibilità di istruirsi e informarsi? C’è qualcuno che pensa che questi siano peggiori di Bush, Cheney, Obama, D’Alema, Fassino, Berlusconi, Netaniahu, Calderon, Karzai, Al Maliki, i golpisti killer dell’Honduras?
Coerenze. Voto bipartisan, salvo IDV, per la missione afghana nel 2010. Missione dei 36 “professionisti” italiani caduti e dei 34mila raid aerei all’anno (il doppio rispetto al 2007), per 25 miliardi e mezzo di euro tra Afghanistan, lotta ai pirati somali (in difesa di pesca di frodo e scarico di rifiuti tossici europei), Unifil, addestramento di ascari vari…62 milioni alla ricostruzione. “Per il buon nome del paese” (Pinotti, PD). Da promuovere ora in Libia
I vernacolari del “Campo Antimperialista“, collaudato il loro pluralismo nell’unione antimericana con i neonazisti di Franco Freda, manifestata la loro chiaroveggenza politica con orgasmatici applausi al trapanatore iracheno-iraniano di resistenti e sunniti, Moqtada, perfezionano la missione schierandosi “con l’insurrezione popolare” in Libia. Loro vestale, Emma Bonino, ancora zuppa di sangue serbo, iracheno, afghano.
Potenza dell’ignoranza. Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Magherita Hack, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Igiaba Scego, firmano un appello “Fermiamo il massacro in Libia”. Come si compromette una vita onorata. In arrivo anche gli amici del giaguaro, Saviano, Fazio, Santoro, tutto il PD, il papa, Sgrena, l’intera celebrata “società civile” in marcia per “promuovere i diritti culturali delle popolazioni contro dirigenti corrotti e venduti”. Sono bravi, chiedono di sfasciare ma senza sparare troppo.
Dall’inizio del 2011 Israele ha rapito e incarcerato 80 bambini palestinesi nella Gerusalemme Est occupata e stuprata dai coloni carburati da Obama. Ne invade le case di notte e se li porta via. Innumerevoli sono le denunce di tortura e abusi sessuali. Ieri ad altre 22 famiglie della città è arrivato l’ordine di demolizione delle loro case. Parlarne? Ma se sono riusciti anche a occultare i 500 bambini terroristi sterminati da Piombo Fuso…
Al Jazira pompa le balle dei “ribelli democratici”. Gli editoriali di Al Jazira sono gestiti da agenti dei servizi segreti con targa BBC. Al Jazira trasmette ogni singola patacca del defunto Bin Laden, senza controlli di autenticità, favorendo la “guerra al terrorismo”. E’ dal Qatar che gli Usa lanciarono l’invasione dell’Iraq, visto che Turchia e Arabia Saudita rifiutarono. E’ un pollaio che si fa difendere dal capo volpe
Al Jazira inventa bombardamenti aerei di Gheddafi (smentiti da tutti, compresi i satelliti russi), il delegato libico al Tribunale dell’Aja offre in pasto ai media e ai Obama 10mila morti, subito confermati da Al Jazira (e poi il Tribunale smentisce di avere tale delegato). Ma come, l’emittente del Qatar non era anti-israeliana? Sì, ma filo-americana e, da tv pagata dall’emiro, anche filo-monarchica, ovunque qualche stronzo risusciti un re.
In Sudan, distretto di Abyei, 70 ammazzati e villaggi rasi al suolo perchè il Sud secessionista grazie a USraele, UE, comboniani e Vaticano vuole anche quella regione assegnata al Nord. C’è quel po’ di petrolio che è rimasto al Sudan libero. Se possono somalizzare la Libia, vuoi che non ci provino con il Sudan che, oltre agli idrocarburi, ha il Nilo? Già tengono Etiopia, Ruanda, Uganda, Kenya. Per l’Eritrea, a forza di trattamento alla Saddam, si avvicina l’ora. Usraele ueber alles anche in Africa.
Centinaia di migliaia di iracheni manifestano nel “Grande Giorno della Collera” in tutto il paese “restituito alla democrazia”, ma non a luce, acqua, pane, scuola, vita. Vengono abbattuti come mosche in città militarizzate, sotto coprifuoco e proibite ai giornalisti. Il popolo di Mosul ha cacciato il generale fantoccio con i suoi 450 sgherri. Ovunque vengono costretti alla fuga governatori fantoccio installati dagli occupanti e loro sicari. La rivolta è in prima linea contro l’occupazione, causa di tutto. Ne avete sentito niente?
La Libia si difende da reazionari salafiti e monarchici ansiosi di Occidente e neoliberismo, chiamati “patrioti”. I governatori di Wisconsin, Ohio, Idaho e altri Stati Usa si difendono da centinaia di migliaia di manifestanti che assediano da settimane i palazzi del potere contro leggi neoliberiste che eliminano sindacati, contratti, diritti, chiamati “estremisti”. Un’insurrezione di lavoratori nel cuore dell’impero. Visto come ci si avventano i media?
L’ONU sanziona la Libia e fa scattare orde distruttrici su ordine Usa. L’ONU classifica il Messico primo al mondo per violazioni dei diritti umani. Mortalità materna 5 volte superiore a quella degli altri paesi. Con 35mila ammazzati in quattro anni si muore di più che in qualsiasi paese non in guerra. 2.500 donne uccise all’anno per reprimere l’opposizione e disintegrare il tessuto sociale con la psicosi della paura. 170 incarcerate per aborto con pene fino a 25 anni. 20mila migranti scomparsi o uccisi ogni anno. Zitti, da lì arrivano la droga per il mercato Usa e i dollari per le sue banche, dollari con i quali si finanziano le campagne elettorali dei presidenti. I cinque Stati Usa che risultano i massimi riciclatori di denaro da droga sono i cinque Stati che contribuiscono maggiormente alle campagne presidenziali.
Obama, vindice del diritto internazionale, decide che urge abbattere il leader di un paese sovrano. Non è interferenza. E’ democrazia ai tempi dei Berlusconi e di tutti i masochimbecilli della “sinistra”. Curioso: quelle del governo sono “milizie” e “mercenari” “che “sparano sulla folla”, quelle dei ribelli con istruttori Blackwater sono “truppe” e “volontari”, quando non “civili inermi” (con tanto di RPG e cannoni moderni). Mentre Karzai in Afghanistan e al Maliki in Iraq hanno truppe e gli altri sono “terroristi”. E dal sole piove e di notte ci si abbronza.
‎2010: 10mila afghani, all’80% civili, uccisi da USA e Isaf (160mila mercenari nella più lunga e costosa guerra dell’era democratica), 712 militari occupanti, migliaia di contractors, di cui 36 italiani, morti per le lacrime tossiche del mandante La Russa. 1000 civili pakistani, fatti passare per “taliban”, massacrati dai droni Cia nell’alleato Pakistan. Bombe Cia-Mossad a tutto spiano nelle moschee e città pakistane per destabilizzare un paese dal popolo ostile. Exit strategy di Obama svaporata e quattro enormi basi permanenti annunciate. Ma che mascalzone quel Gheddafi!
Nello Stato di Chihuahua hanno appena ucciso tre famigliari di una donna, Maria Magdalena Reyes Salazar, che si batteva per la giustizia per l’assassinio di suo figlio. Poi le hanno incendiato la casa. I narcos minacciano di sgozzare i bambini di un asilo a Ciudad Juarez. Qui sono state uccise in gennaio-febbraio 79 donne, il 32% in più rispetto ai due mesi del 2010. Quando qualche biasimo al presidente complice o un bell’ “intervento umanitario”?
Israele, che detesta gli anti Ben Ali, anti-Mubaraq, anti-Saleh, anti-Abdallah, adora (infiltra) i “rivoluzionari”, anche un po’ linciatori, di Bengasi. Portatrice, come questi, di diritti umani e democrazia, ha ammazzato altri tre palestinesi a Gaza e ha raso al suolo per la 20esima volta un villaggio beduino nel Sinai, 19 volte ricostruito, per far spazio ai coloni. Chiede ai beduini il costo degli smantellamenti
Antropologia imperiale, ovvero quando le facce spiegano. A Tehran le belle gnocche “verdi” ingioiellate e fresche di stilista. A Brega, Cirenaica, dove lealisti e ribelli si contendono il terminale petrolifero, i “rivoluzionari libici” di Anno Zero. Una turba barbuta armatissima, parossistica, schiumante, urlante in una specie di ballo di S.Vito alla salafita “Allah u Akbar”. Del tutto simile a studenti, operai, donne, poveri del Cairo e Tunisi…
Le lotte nelle piazze arabe sono una lotta transnazionale di proporzioni epiche. Si combatte per dignità, diritti, giustizia e sovranità. Sono lotte che non possono prescindere della consapevolezza del nemico: l’imperialismo globalizzante che sta attaccando la Libia che quelle lotte le aveva vinte. L’ordine globale vive o muore con la rivoluzione pan-araba. Ne fa parte il popolo libico, non chi lo frantuma.
Fidel Castro: “La campagna colossale di bugie sparse dai mezzi di comunicazione di massa, ha creato una grande confusione nell’opinione pubblica mondiale. Passerà del tempo prima di poter ricostruire ciò che è successo realmentre in Libia e di separare i fatti reali dai falsi che sono stati diffusi”. Già, nel frattempo le armate barbare passeranno sulla nostra coscienza nel viaggio verso Tripoli.
Il ”satrapo” Gheddafi, che non ha manco un palazzo d’oro o ville in Sardegna e Santa Lucia. L’ONU pone la Libia al primo posto nel Continente per Indice di Sviluppo Umano, reddito, longevità, istruzione, sanità (tutti gratuiti), distribuzione della ricchezza, la più bassa mortalità infantile, la maggiore partecipazione popolare al potere. Il Libro Verde garantisce la proprietà della terra a chi la lavora e della casa a chi ci abita. Coinvolge i lavoratori nella gestione delle aziende. Ogni decisione politica è presa dai Comitati Popolari e dal Congresso del popolo. Ma la burocrazia era corrotta e faceva affari con i capitalisti. Come a Cuba. Allora diamo addosso a Gheddafi, più tardi a Cuba, noi del popolo sovrano e benestante grazie alla “porcata” di Calderoli, la modernità di Marchionne, la gentilezza di Maroni, il patriottismo di La Russa, la sobrietà di Berlusconi, il socialismo di Bersani. Sono nostri i diritti umani!
Gheddafi ha sottratto la sua gente al vampirismo neoliberista e alle basi Usa, ha sempre avversato i monarchi arabi venduti, ha sostenuto la liberazione di Nicaragua, Cuba, Angola, Mozambico, Sudafrica, Palestina, baschi, irlandesi, ha preso uno spezzatino tribale e ne ha fatto una nazione moderna laica, si batte per l’unità africana. Ma i suoi burocrati erano corrotti e lui pazzo. Diamogli addosso.
Quando Gheddafi, dal solito “bunker” alla Hitler, articolato in ristoranti sul mare, palazzi di congressi e piazze pubbliche, accusa Al Qaida, sa bene cosa dice. Al Qaida in Afghanistan, in Kossovo e Bosnia, Cecenia, Yemen, Somalia, Maghreb, Latinoamerica, Europa. Sempre un bonus per l’imperialismo e un’inculata per arabi e musulmani. Possibile che l’illuminante “cui prodest” non interessi nessuno?
Hanno sequestrato decine di miliardi del “tesoro di Gheddafi“. Fondi del commercio estero del governo libico depositati in banche occidentali. In vista del furto del petrolio finora negato agli Usa, la criminalità organizzata “comunità internazionale” esegue una rapina con scasso (di sicari armati locali) dei beni di un popolo cui i futuri fantocci garantiranno sopravvivenza con Marchionne e narcotraffico. 700 miliardi, invece, Obama li ha cavati dai cittadini per darli alle banche che li avevano rovinati. In 40 miliardi di euro si calcola il “tesoro” del guitto mannaro, questo sì personale.
Il presidente Chavez che, per demonizzare due disobbedienti, era stato inventato ospitante di Gheddafi, ha espresso solidarietà a Gheddafi contro le belve imperialiste. Ha detto: “Sarei un codardo se, sulla base di falsità, condannassi chi è stato mio amico“. Uomo vero. Berlusconi e Frattini, nella tomba dei morti viventi, hanno avuto un sussulto.
La balla risolutrice per i genocidi imperiali: “Il dittatore ha massacrato il proprio popolo”. Chi non interverrebbe umanitariamente, vero D’Alema, Prodi, Berlusconi? Così con le false stragi di Milosevic a Sarajevo e in Kosovo, con i massacri di curdi e sciti da parte di Saddam, con lo sterminio di donne per mano taleban. Ma mai con le Torri Gemelle, il metrò di Londra, il treno di Madrid. Ma quelli li ha fatti Al Qaida, mica i loro governi.
Tre commandos dei marines olandesi, cioè Nato, sono sbarcati dalla nave “Tromp” a Sirte, tuttora in mano libica, per innescare la rivolta anche lì. Le truppe regolari li hanno catturati. E’ spontanea un’insurrezione “Allah u Akbar”, guidata a Bengasi da istruttori e armatori Usa-Nato, coperta da false stragi mediatiche di Gheddafi, incitata dalla moglie di colui che sbranò la Jugoslavia, zeppa di commandos imperiali?
Provasto a normalizzare con militari e fantocci le potenziali rivoluzioni anti-globalizzazione in Egitto e Tunisia, scatenati i secessionisti salafiti in Libia e berberi in Algeria, la Libia, che contrattava alla pari con il mondo e respingeva gli Usa, è bella e incastrata. Si torna, come in Jugoslavia, a mafia-narco-statarelli, come ai bei tempi del colonialismo. Qui Cirenaica, Tripolitania e Fezzan a sbranarsi per gli sghignazzi e il petrolio Usa
Cirenaica come Kosovo. “Consiglieri” Usa a Bengasi stanno già ponendo le fondamenta per una nuova base Bondsteel da cui intervenire sull’Africa tutta, in culo a UE, Cina e Russia. Prima la creazione di una quinta colonna di invasati e banditi islamici, poi le false stragi di Slobo e Gheddafi sovrapposte a quelle vere degli ascari, quindi criminalizzazione del “dittatore”, bombe e squartamento del paese. La globalizzazione funziona. Oddio, se la dovrà vedere con Attac e I Social Forum. Paura!!!
Frattini, amico di Mubaraq, Ben Ali e gaglioffi sanguinari vari, manichino Standa, baciatore di deretani arcoriani, a nome del baciatore di anelli sollecita Piombo Fuso su Gheddafi. Meglio del moralista Chavez.Astuto! Le sanzioni Usa-UE hanno messo sotto scacco Eni, Finmeccanica, banche, cordate varie. Con un colpo gli Usa fanno fuori Libia e Italia, nel giubilo dei nostri media, sinistri e destri. E il guitto mannaro offre le basi d’attacco, come D’Alema con il Kosovo. Taffazzi al posto di Mattei. Che scaltri! Appunto masochimbecilli.

Fonte:http://www.stampalibera.com/?p=23447

Ma Gesu’ avrebbe finanziato queste guerre?

Neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci” dice Alex Zanotelli.

Mentre la finanziaria taglia su tutto quello che è degli umani, della convivenza pacifica, del lavoro e della cultura, si continuano a buttare via i soldi per ammazzare gente da tutte le parti e riempire il mondo di odio e violenza….tradendo i principi della Costituzione Italiana e della Carta delle Nazioni Unite.

Pubblichiame integralmente un Appello (da firmare, se volete) del Padre Alex Zanotelli, che su questi temi, come si dice da queste parti …….“più chiaro non canta il gallo!”………

Il tutto illustrato con immagini dell’affresco nel catino absidale della CHIESA PARROCCHIALE DI BERGORO DI FAGNANO OLONA, in Provincia di Varese – Italia

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APPELLO
Manovra e armi: “Il male oscuro”
di Alex Zanotelli

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!

E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.

Sergio Michilini 1983, CROCIFISSIONE TRA SAN FRANCESCO E SAN GIOVANNI EVANGELISTA, affresco tradizionale sull’abside della Chiesa Parrocchiale di BERGORO di Fagnano Olona (Varese)

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Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta, né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?

E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.

E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).

E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.

E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.

Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.

Che vinca la Vita!

Alex Zanotelli

Napoli, 24 agosto 2011
Per aderire all’appello clicca qui, alla pagina: http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm

Sergio Michilini 1983, AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, studio per le “giornate” e “mescole” dell’ affresco, cm.35×50

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La storia della parrocchia e i beni artistici della Chiesa San Giovanni Battista di Bergoro http://www.bergoro.it/storia.htm

Preso da: http://www3.varesenews.it/blog/labottegadelpittore/?p=8019

Il Fratello Guida incontra scrittori, letterati e parlamentari affiliati al Global Green Auditorium

19/9/2005

Il Leader: “Vi do il benvenuto in Libia e vi ringrazio di essere venuti. Mi sono rivolto ai professori del mondo, agli intellettuali, ai politici, ai parlamentari e ai membri dei centri di ricerca socio-economico-politica chiedendo loro di venire in Jamahirya e di entrare nel Green Auditorium per assistere a lezioni e vedere direttamente l’applicazione della democrazia popolare diretta. In effetti l’appello è stato raccolto da membri della Duma russa, da professori di università russe e da intellettuali da noi incontrati.

Sono venuti al Green Auditorium, dove abbiamo avuto un incontro come questo. Ora voi ci onorate della vostra presenza e della vostra risposta all’appello. Per questo vi ringrazio. Il fatto che siate venuti da regioni tanto remote indica la vostra onesta nel perseguire la conoscenza e nel cercare la verità.

Ciò è essenziale. Dobbiamo cercare la verità senza nozioni preconcette di ordine razziale, religioso o altro. Ritengo che il Libro Verde, che rappresenta una guida alla lotta dei popoli per raggiungere la democrazia popolare diretta e il socialismo popolare, sia oggetto di una posizione preconcetta, razzista e irrazionale da parte di parecchie società governate da regimi dittatoriali e arbitrari. Tale posizione è, naturalmente, non scientifica e irrazionale; è dovuta a ragioni politiche o a dispote tra stati, come l’antagonismo contro Alagathafi in merito alla causa della liberazione e così via.

Prendere posizioni ostili alla Terza Teoria Universale è la prassi dei governi e dei leader, ma voi avete fatto breccia nell’embargo. Eccovi in Libia e nel Green Auditorium. Ecco la differenza tra studiosi e intellettuali liberi da complessi razzisti, che vengono a cercare la verità e la giudicano in seguito dopo averla vista coi propri occhi e i capi che prendono posizioni ostili, razziste e colonialiste in totale contraddizione con la logica, la scienza e l’imparzialità.

Purtroppo è posizione dei governi arbitrari impedire alla gente di leggere il Libro Verde. Noi crediamo invece che il Libro Verde segnerà al mondo la via definitiva alla democrazia e alla soluzione dei problemi socio-economici attraverso l’istituzione di una democrazia diretta e popolare delle masse, cioè il sistema delle masse, il socialismo popolare. Lo studio mancato del Libro Verde, invece, metterà i popoli in errore e li costringerà a una via lunga e a una gran perdita di tempo prima di arrivare a una soluzione.

Raggiungeranno questa soluzione col Libro Verde o senza, perché è inevitabile. L’opposizione di massa sta prendendo sempre più piede e si sta diffondendo sempre più. Un tempo individuale e naturale, ora è diventata una grande opposizione di massa. Sembra una piramide la cui base si allarghi sempre più fino a diventare una linea orizzontale.

La marcia delle masse verso il potere e l’eliminazione dell’oppressione e dello sfruttamento non si fermerà a mezza strada, ma sicuramente arriverà a destinazione. Non può essere statica e ciò significa movimento continuo e incessante. È inevitabile: il quadro di fronte a nboi mostra che la base della piramide continua ad allargarsi fino a fare della piramide una linea orizzontale: tutte le masse arrivano al potere e alla loro parte di ricchezza. La questione del potere e della ricchezza è ben netta davanti a noi nel mondo.

Il potere è nelle mani del governo e non della gente; e la gente è comandata da un governo. Termini odiosi come “il governo” e “la gente”, il “governatore” e i “governati” stanno prendendo piede senza vergogna. Non c’è vergogna in alcun luogo al mondo. Ora si parla del “governatore” e dei “governati” e di chi è responsabile. In altre parole, c’è uno che è responsabile e uno che non lo è; e chi non lo è, allora è schiavo.

È ben noto anche nella schiavitù che lo schiavo non è responsabile, ma lo è invece il padrone. Ora si parla di funzionari responsabili; ma dove sono? Si vuol dire i capi. Bene; e la gente è responsabile? “No”, dicono. Non dicono: “Tu sei responsabile”, ma “Il capo è responsabile… il funzionario responsabile di questo stato… quelli che sono funzionari responsabili dello stato”. Però gli altri non sono responsabili, perché sono schiavi e, certo, quando si è schiavi, non si è responsabili. Il termine “responsabilità” non viene mai ascritto a uno schiavo, ma al suo padrone; è la ragione dietro i termini comuni nel mondo d’oggi.

Si dice: “Ho conosciuto tanti funzionari responsabili italiani… Ho conosciuto tanti funzionari responsabili indiani… ho conosciuto tanti funzionari responsabili di questo stato… ho conosciuto il primo funzionario responsabile di questo stato… ho conosciuto un funzionario responsabile di quello stato… ho conosciuto un funzionario responsabile di quell’altro stato…” Questi sono i padroni responsabili… Quando qualcuno si riferisce a un funzionario responsabile, vuol dire che ha conosciuto uno dei capi o il capo supremo ecc. … Però gli altri non sono responsabili perché sono cittadini, cioè schiavi.

Da ciò l’espressione “funzionari responsabili” e “funzionario responsabile”: qualcuno responsabile di gestire gli affari degli schiavi. Sono i suoi schiavi e lui è responsabile di loro. Ecco la verità che si scopre sollevando il camuffamento attuale. La verità è che oggi i cittadini sono schiavi in ogni parte del mondo e che c’è qualcuno sopra di loro che è il governo. Si scambiano cortesie, telegrammi, congratulazioni e via dicendo; e dicono: “Governo e popolo, governanti e governati”, che significa che la gente non è governante, ma governata; “Ringrazio il vostro governo e il vostro popolo per la vostra calorosa ospitalità… ringrazio il governo e il popolo per aver ospitato questo congresso”.

Questa è un’espressione orribile in quanto dittatoriale: perché priva il popolo di eguaglianza, di sovranità e di dignità e attribuisce tutto al governo e ai funzionari responsabili. E lo si fa senza vergogna, finché le forze ben piazzate sul trono dell’autorità nel mondo sono le forze che detengono le risorse di renderle minacciose, di mostrare i muscoli e di insultare.

È la teoria dittatoriale a prevalere oggi e viene chiamata democrazia moderna o democrazia rappresentativa, ma non è democrazia. È costituita da politici e uomini d’affari che sono in possesso della ricchezza. È la ricchezza che consente loro di mettere chiunque vogliano al potere. Perciò c’è un’alleanza tra chi detiene il potere finanziario e chi detiene il potere politico, mentre il popolo viene privato del suo potenziale politico ed economico.

Per esempio, si parla, specie nei paesi occidentali, di libertà di stampa e si dice che la stampa è libera. Ciò è un falso inganno fuorviante. È del tutto non vero, poiché non c’è stampa libera e i poveri non possono pubblicare un giornale. Un giornale è pubblicato dalla grande impresa e i giornali sono di proprietà dei ricchi. Questi giornali sono fondati da tale classe per servire i propri interessi. Quindi sono guidati, controllati, forzati a perseguire una certa politica. Perciò non sono liberi.

Essere liberi significa andare in qualsiasi direzione e dire qualsiasi cosa, ma questi giornali sono stati fondati da alcune forze per servire i loro interessi. Perciò sono servili e pagati dai loro padroni. Si dice anche che ci sono le elezioni e che il popolo elegge i suoi rappresentanti. Questa è una distorsione della verità e il popolo non ne ha colpa. Sono le imprese e i ricchi che creano i rappresentanti: un povero non può diventare membro del Congresso, del Parlamento o della Camera dei Lord in qualsiasi stato.

Un povero non può diventare membro del parlamento, pubblicare un giornale o diventare un capo. Questi sono monopoli del dittico politico-economico: i capitalisti e i politici creati dai capitalisti per loro comodità e servizio. I politici vengono diretti dai capitalisti che li hanno fatti, è chiaro.

Si dice che il Presidente Tal Dei Tali è sostenuto dalle imprese petrolifere, per esempio, che significa che, come politico, si è formato nelle imprese ed è diventato presidente per servire i loro interessi.

A volte si dice che il Presidente Tal Dei Tali è contro le imprese petrolifere e a favore dell’industria siderurgica; è perché quell’industria l’ha fatto arrivare alla presidenza per servire i loro interessi. Poi si dice che le industrie petrolifere sono sfortunate perché il vincitore è sostenuto dall’industria siderurgica; e a volte si dice il contrario. Qualsiasi attività economica con sufficiente potere finanziario può creare un presidente, un congresso, un parlamento o un governo orientato a suo favore per servire i suoi interessi. La classe capitalista è proprietaria della stampa, che viene falsamente detta libera quando non lo è: è schiava del capitalista proprietario. La stampa genera pubblicità e infulenza l’opinione pubblica in favore dell’uno o dell’altro candidato.

Nei fatti, tutto quanto è detto al mondo sull’esistenza delle democrazie e delle libertà è falso. Al contrario, tutte le società di oggi, specie quelle occidentali, sono pericolosamente dittatoriali. Perché? I partiti al momento al potere non sono veri partiti di cittadini, di gente comune. Sono una forza politica che gode di grandi ricchezze e ha tutti i mezzi di produzione. Controllano l’esercito, la polizia, la stampa e il capitale e, oltre a ciò, anche il potere decisionale.

In altri termini, è una delle dittature più odiose, che non lascia respiro a nessun tipo di libertà. Dappertutto, anno dopo anno, il popolo scopre la verità. Si impara, per esempio, che le percentuali del votanti negli anni passati erano il settanta per cento, per poi diventare il cinquanta per cento l’anno dopo e, un anno dopo ancora, il trenta per cento. Oggi, nelle elezioni svoltesi in alcuni stati, l’esito di alcuni distretti arrivava al tre per cento e, al massimo, raggiungeva il dieci per cento. Questo è il rifiuto di un sistema da parte del cittadino comune perché si tratta di un sistema arbitrario, dittatoriale e inutile.

(Il sistema) sfrutta il cittadino e legittima i dittatori, i capitalisti e gli sfruttatori. Quindi la sola funzione del cittadino è questa: sentirsi dire “Legittima il dittatore! Tutto quanto vogliamo da te è che tu prenda questo foglio di carta e lo metta qui” cosi che si possano legittimare; perché senza elezioni nessuno può rivendicare la presidenza o la direzione del governo, visto che gli verrà chiesto “Chi ti ha nominato?”

Oggi la gente non partecipa nella nomina del presidente o del primo ministro, ma è necessario dire che egli è stato eletto presidente. Quindi si rivolgono al popolo e gli chiedono di mettersi in coda in un certo giorno e di mettere la scheda di carta nelle casse designate allo scopo. Il cittadino consegna il foglio cosè come consegnerebbe un pezzo di carta igienica da mettere nel cestino o nel pattume dopo l’uso. Così mette il suo foglio nella cassa, urna o pattumiera che sia.

Alcuni vanno a voltare come andrebbero al mercato o a fare una passeggiata sulla spiaggia. Gli si dice: “Oggi è giorno di elezioni”. E allora risponde: “Bene. Passiamo un’ora o due con un pezzo di carta da mettere in un’urna”, come se andasse allo zoo, alla spiaggia o al caffè. Questo è, ormai. La maggioranza ora lo sa e non ci va. Nel terzo mondo si sa bene che il cittadino che vota è stato pagato per questo.

Se ci sono le elezioni, significa che hanno comprato i voti. “Prendi un dollaro e metti il voto nell’urna”. In altre parole, è una compravendita. Qualcuno pensa: “Oggi è giorno di elezioni. Quindi posso mettere un foglio di carta in un’urna e averne un dollaro in cambio invece di stare a casa a far niente”. La vendita dei voti è oggi ben notal. Chi non ha soldi non può contestare le elezioni.

Noi, proprietari delle imprese, che vogliamo questo presidente perché faccia i nostri interessi, copriamo i costi e dichiariamo di aver contribuito alla campagna elettorale. È sciocco per il candidato votare per se stesso e dire: “Mi sono autonominato”. È una delle farse della teoria della rappresentatività. Se il popolo è presente, perché dovrebbe avere rappresentanti?

Qual è la giustificazione per allontanare la gente apposta e chiamare i loro rappresentanti? Si dice: “Dove si può portare tutto il popolo, visto che abbiamo posto solo per cento? Se il popolo è di cento milioni, che ne scelgano cento per rappresentarli in quest’aula, perché quest’aula è troppo piccola per tutti e può contenere solo cento persone.”

Perciò ci si può incontrare a cento alla volta fino a quando non si passa tutti e centomila. Perché poi usare solo quest’aula? Costruiamone mille, in cui la gente possa sedersi e riunirsi e decidere ciò che vuole. Allora i segretari di queste assemblee potranno trovarsi e discutere le decisioni prese in questi congressi in cui tutti, uomini e donne, vengono rappresentati, e mettersi d’accordo sulle decisioni prese dal popolo e scritta in questi incontri.

A volte c’è confusione. A volte, parlando, ci si riferisce alle assemblee popolari e alla democrazia popolare diretta e ci si sente dire: “Abbiamo parlamenti come i vostri”. No: voglio spiegare la differenza capitale tra parlamenti e assemblee: i parlamenti sono composti dagli eletti dal popolo, mentre le assemblee sono composte dal popolo stesso. Quindi, quando si parla di parlamento si vuol dire un corpo eletto dal popolo. Se invece si parla di assemblea si parla del popolo, di tutto il popolo. Per esempio, nel sistema di massa del Jamahiry in Libia, l’assemblea popolare comprende tutto il popolo, donne e uomini adulti che siano legalmente responsabili; e a comandare sono loro.

L’assemblea popolare è come l’Assemblea. Mentre in un certo c’è solo un’assemblea, in Libia ce ne sono 400, a seconda del numero della popolazione, presente per intero nelle 400 assemblee. Immaginavete! In un paese c’è un solo parlamento e in Libia ce ne sono quattrocento. Perché mai?

Perché il popolo è fatto di membri di questi quattrocento parlamenti. Quindi ogni decisione viene presa dal popolo e non dai rappresentanti dello stesso. Naturalmente, in nome della rappresentatività, il popolo venne separato ed escluso lentamente dal governo e dalla gestione fino ad essere sostituito con altri mezzi che, come già indicato, si adattano al potere finanziario e così via.

Il pericolo non è, infatti, nell’esclusione dalla democrazia interna al paese e nella dittatorialità del regime arbitrario ecc., o che il cittadino non abbia autodeterminazione, ma nel fatto che c’è una cricca che governa in nome del popolo, siano governo o parlamento, e che sono stati costinuiti come ho già spiegato, che non costituisce minaccia a se stessa quanto al mondo intero.

Il pericolo è che un individuo solo decida di dichiarare guerra o pace, di distruggere o no il mondo, di invaderlo o di non invaderlo. Il pericolo è che questi governi alla Hitler ci minaccino nelle nostre vite. Minacciano la nostra pace e la nostra sicurezza così come Hitler ha mainacciato perché aveva la forza maggiore all’epoca. Era un individuo solo a governare da solo, che ha cominciato con una cricca, un ministro della propaganda e un ministro della difesa e alla fine ha messo in pericolo la pace e posto una minaccia reale.

Ora c’è gente con bombe, missili, aeroplani e armi chimiche e batteriologiche. È un problema serio perché queste armi di distruzione di massa sono controllate da un gruppo di individui. Dappertutto ci sono dimostrazioni contro la guerra; la gente non vuole la guerra, ma la pace. Però la guerra è scoppiata, gli eserciti si sono mossi e i bambini sono morti. Dov’è la democrazia, allora? Il popolo che è contro la guerra non ha i suoi rappresentanti?

Se i rappresentanti avessero davvero rappresentato il popolo, avrebbero fatto obiezione alla guerra; ma hanno invece sostenuto i capi e quindi non rappresentano il popolo. Quindi la rappresentanza è una frode. È stato provato che il rappresentante non rappresenta il popolo. I rappresentanti non agiscono dietro mandato del popolo, come è stato provato. In generale sono tutti vittime della crisi, la crisi del governo, della democrazia, del sistema economico.

Per quanti presidenti parlino, non diranno mai d’esser messi bene. Diranno di essere in mezzo a una crisi molto grave. Diranno: “Non sappiamo quali strumenti usare. La politica è in crisi. Non sappiamo come relazionarci ai cittadini e come gestire i nostri affari. Il cittadino comune rifiuta l’economia, la politica e tutti i processi attuali. Le masse esprimono le loro aspirazioni, i loro desideri e le loro prospettive, come nel caso di Seattle, in maniera isolata rispetto ai loro rappresentanti e ai loro governi.

Senza far caso a confini, in milioni hanno marciato e fatto sentire la propria voce per esprimere un netto rifiuto. I governanti sono perseguiti ovunque da dimostrazioni e i lavoratori organizzano scioperi per rivendicare i loro diritti. Per quanto riguarda l’economia, la crisi è talemnte esacerbata e ha messo in crisi l’intero sistema di produzione capitalista, che sta cercando di salvarsi, come è evidente. Di positivo c’è che l’impresa che un tempo era di una sola persona in Europa, negli Stati Uniti o in Canada ora è diventata pubblica. Come abbiamo detto, è una soluzione inevitabile.

Quanto è scritto nel Libro Verde è inevitabile. Senza leggere il Libro Verde, solo col passare del tempo e con la lotta si arriverà a questa soluzione. Sul fronte economico, le maggiori imprese capitaliste sono diventate pubbliche controvoglia; altrimenti sarebbe stata la loro morte. I lavoratori hanno cominciato a riventicare i loro diritti e ciò significa che stanno impedendo al padrone di far profitto a loro spese, anche se lui aveva fondato l’impresa per sfruttarli, pigliarsi i profitti e accumulare capitale.

Ciò porta direttamente a una soluzione, visto che i lavoratori stessi sono diventati azionisti dell’impresa. Se si va in borsa, si trova che le azioni di quest’impresa vengono trattate pubblicamente: è la stessa impresa che prima era di proprietà di un solo individuo e oggi è in mano a un milione di azionisti. Ciò significa che il socialismo è una soluzione che si impone da sola e non è affatto fallita o morente come si dice. Al contrario, è il capitalism che sta morendo; sta morendo ogni giorno…

Accanircisi è un esercizio di futilità e una perdita di tempo. È come mantenere una persona in vita attraverso un apparato meccanico. A che scopo accanirsi con l’apparato quando il paziente è clinicamente morto? È proprio il caso del capitalismo e della teoria della rappresentatività. Accanirvisi è come mantenere qualcuno in vita con un apparato meccanico.

Ora, le imprese private stanno cominciando a diventare imprese pubbliche e in ultima analisi si capirà che prevarrà solo il socialismo popolare, di cui si tratta nel secondo capitolo del Libro Verde. Però ora lo chiamano socialismo popolare, come lo chiamava la Thatcher, perché non amano il termine ‘socialismo’. Chiamarlo capitalismo popolare o socialismo popolare non importa. Anche in Libia si può parlare di capitalismo popolare. Ciò che importa è che il popolo sia proprietario del capitale e ciò significa socialismo.

Ciò non risolve il problema politico, visto che mantiene la rappresentatività popolare. Nel quadro generale, il problema politico non è stato risolto e la crisi continua. Abbiamo visto che i popoli e i parlamenti che i popoli eleggono non vanno al passo. C’è una grave crisi oggi nel mondo ed è la crisi dell’Iraq.

È una guerra di devastazione e genocidio ed è una miniaccia e uno sciupio di risorse mondiali; il petrolio viene bruciato tutti i giorni. È una guerra rifiutata dai popoli e decisa dai parlamenti. E allora a che scopo riunire un parlamento per questi popoli e istituire nuove elezioni per tale parlamento, visto che il parlamento non rappresenta il popolo? Dovremmo abolire il parlamento e sostenere il punto di vista del popolo. Ma come permettiamo al popolo di governare?

È chiaro che un popolo può governare attraverso le assemblee e i comitati popolari. Invece di avere un Congresso o un parlamento, ci saranno mille assemblee o mille parlamenti che riuniranno tutto il popolo. Le strutture in cui lavoriamo ora sono obsolete e non possono più far fronte alle nuove realtà. Il popolo marcia verso il potere e vuole governare.

La vecchia struttura del governo e del parlamento si sta sbriciolando di fronte a questa nuova realtà. Tutto il popolo entrerà in questa struttura, che è troppo stretta per un governo e un parlamento. Quindi questa struttura dovrà rompersi e si romperà. Anche la ricchezza era monopolizzata in una struttura ristretta a un pugno di capitalisti. Ora tutto il popolo avrà la sua parte di ricchezza e avrà accesso alla struttura e quindi la vecchia struttura del capitalismo individuale si spezzerà.

Un tempo un solo individuo era padrone di un’impresa e assumeva la forza lavoro di milioni di lavoratori per aumentare il proprio profitto e sfruttari e derubarli dei loro sforzi. Questa struttura si spezzerà, perché saranno milioni a volere azioni della loro ditta. Tutti queste sono profe materiali e pratiche della validità della teoria del Libro Verde, la terza teoria universale.

Siamo sicuri di conoscere che c’è una soluzione in un libro, il Libro Verde. Se lo studiamo e la gente lo impara, arriveremo presto a una soluzione e ci risparmieremo queste sofferenze prolungate. Comunque, se non lo studiamo, arriveremo comunque alle stesse soluzioni, ma con sofferenze e dopo un lungo percorso e a un caro prezzo. Ora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le cui riunioni sono aperte solo a quindici membri, si ritrova costretto a permettere a stati non membri di assistere ai dibattiti.

L’ultima segnalazione risale a questo mese in una riunione al vertice dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Naturalmente non sono stati d’accordo nell’estendere il Consiglio di Sicurezza con l’aggiunta di nuovi membri e hanno mantenuto la misura attuale, ma hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza che continui a permettere la partecipazione del numero più ampio possibile di stati non membri alle sue riunioni perché il mondo non permette più a quindici membri soli di decidere del suo futuro, della guerra e della pace.

Hanno detto: “Vero. Consentiremo a un numero di stati non membri di assistere alle riunioni” Ciò dimostra che anche la vecchia struttura del Consiglio di Sicurezza sta cominciando a sgretolarsi perché tutti vogliono avere accesso a questa struttura ed è solo l’inizio. Un’aula come questa può contenere solo cento persone, ma sono in mille fuori a voler entrare… Bene, ne lasceremo entrare dieci, poi venti, poi trenta, perché vogliamo risolvere i problemi di chi resta fuori dall’aula. Perché se entrassero romperebbero tutto, frantumerebbero le finestre e farebbero una confusione tale che noi non potremmo lavorare.

Una volta che i mille entrano e distruggono l’aula, se ne farà una più grande per contenerne mille. Questo è quanto accade, che significa che le vecchie strutture cadranno di fronte alle nuove sfide poste dalle masse.

L’incontro del Fratello Guida coi Capi delle Chiese presenti per tutta la Grande Jamāhīriyya, con gli Ambasciatori dei Paesi Amici, e con personaggi della politica, della religione e della cultura della società libica

6/3/2010
In tempi molto recenti, il mondo ha festeggiato la fine dell’anno 2006 e l’inizio dell’anno 2007 dalla nascita di Cristo, la pace sia con lui.

Il giorno di oggi, venerdì, segna la Vigilia al Monte Arafat durante la grande stagione di Hajj e, quasi due giorni dopo, il nuovo anno, che segna il passaggio dei 2007 dopo la circoncisione di Cristo dopo la sua nascita il 24 di questo mese. Inoltre, tra due giorni, saranno passati 1375 dalla morte del Profeta Maometto, ultimo tra i profeti, la pace e la benedizione di Dio siano con lui. È doveroso per noi e per il mondo intero segnare queste due date, la nascità di Gesù, pace sia con lui, e la morte di Maometto, la pace e la benedizione di Dio siano con lui, perché la nascita di Gesù è una delle meraviglie di Dio e un miracolo. Tale data doverbbe essere segnata e impiegata come base per il calendario e dovrebbe essere festeggiata ogni anno. Lo stesso vale per la morte di Maometto, l’ultimo dei profeti, che è un evento di portata cosmica e dovrebbe allo stesso modo venire impiegato come base per il calendario in tutto il mondo.

La nascita di Gesù, coem abbiamo già detto, è una delle meraviglie di Dio e un miracolo. Conoscete bene i miracoli di Gesù, sia pace a lui, come raccontati nel Corano. Gesù parlava al popolo quando ancora era un bimbo in culla, curava i malati e resuscitava i morti, col permesso di Dio. Il Corano afferma che Dio prese Gesù con Sé e lo innalzò a Sé. Dio Onnipotente dice nel Corano: “Io ti prenderò e ti innalzerò a me” e “non lo uccisero né lo crocifissero; solo un sosia fu mostrato loro”. Ed Egli dice anche “… e lo uccisero senza certezza”.

Questi è colui che, col permesso di Dio, risuscita i morti e cura i malati e fa miracoli e meraviglie. Dovremmo rispettare questa data, festeggiarla e impiegarla come base per il calendario. Questa data coincidel con la morte di Maometto, l’ultimo dei profeti. Con la sua morte cessò la rivelazione, il cielo si zittì del tutto e non si sarebbe più rivolt alla terra dopo di lui fino al Giorno del Giudizio.

Il significato della questione storica è manifesto quendo si chiede: “Quando cessò la rivelazione? Quando decise Iddio di non mandare altri messaggeri sulla terra? Quando si è zittito il cielo e ha smesso di rivolgersi alla terra? Quando hanno avuto l’avviso del loro differimento i messaggeri?”La risposta verrà il giorno della decisione. La risposta è che tutto questo è successo con la morte dell’ultimo dei profeti, Maometto, la pace e la benedizione di Dio siano con lui.

In questa realtà di cui noi stiamo facendo esperienza, signori, è difficile dichiarare l’irrefutabile verità, specialmente in materia di religione, assieme alle altre verità in materia di società, economia e politica. Però larealtà che stiamo esperendo è peggiorata e ha finito col porre una minaccia alla pace e alla stabilità del pianeta e alla vita della gente.

D’altra parte, la porta dello sfruttamento della religione è stata spalancata al punto tale che è stata usata per giustificare takfir , terrorismo, distruzione, guerre e omicidi di massa. Perciò chi non dichiara la verita è un demone muto; e visto che nessuno vuole essere un demone muto, ho ritenuto mio dovere incontrarmi con voi.

Stasera abbiamo l’onore della presenza dei capi delle chiese presenti in tutta la Grande Jamāhīriyya e gli ambasciatori degli stati amici e i personaggi guida della politica, della religione e della cultura nella società libica; e abbiamo anche l’onore della presenza della Regina d’Uganda della Repubblica dell’Uganda e della delegazione di dignitari che l’accompagna. Ho ritenuto che questa fosse l’occasione appropriata per dichiarare alcune verità che non sono stato io a scoprire né vi sono giunto in seguito a un’interpretazione, come succede oggi.

Avete visto che il mercato dell’inganno, dell’eresia e della sofisticheria è pronto a sfruttare i sempliciotti, la gente comune e le masse. Tutti quelli che hanno un interesse nell’eresia, i grassatori di guerra e i trafficanti di armi, hanno tratto vantaggio dalla confusione e dagli errori promossi al momento.

Secondo il nostro credo, io sostengo che c’è un grande malinteso riguardo il problema religioso. Ciò che sta succedendo ora è solo una tradizione ereditata basata su opinioni discrezionali di mondo, posizioni di mondo e interessi di mondo. I furbi hanno sfruttato la religione adattandola a servire i loro interessi per poi presentarla a noi. Hanno creato una realtà religiosa che non ha nulla a che vedere con la religione.

Per prima cosa, circolare attorno alla Ka’ba e fare la veglia sul Monte Arafat dovrebbe essere permesso a tutti. Il primo errore è che hanno dato il diritto di officiare il rito solo ai seguaci di Maometto, cosa che non ha alcuno fondamento nella religione, nel Corano o in qualsiasi altro documento originale.

Quando il Corano venne rivelato a Maometto, il popolo aveva circolato attorno alla Ka’ba per 2500 anni per riconoscimento di Abramo, la pace sia con lui. Circolare attorno alla Ka’ba non è ristretto a Maometto e ai suoi seguaci, ma permesso a tutti. Dio dice che la Ka’ba è stata la prima casa mai costruita per l’adorazione di Dio. Ora citiamo versi del Corano che di solito vengono trascurati, specie dai seguaci di Maometto:

“La prima casa istituita per il popolo era quella di Becca, un luogo santo e una guida per tutti”. Dio ci ha detto che la prima casa istituita per il popolo non è solo per gli arabi e per Maometto, ma per tutti. Questa era la casa istituita per tutto il popolo nella terra come guida santa per tutti. Era quella a Becca, che è la Ka’ba della Mecca. È per tutti, non solo per gli arabi, per gli abitanti della Penisola Araba e per gli abitanti della Mecca. Con ciò ci si riferisce al posto su cui poggia la Ka’ba, che è sacro, e non all’edificio stesso, che non lo è.

C’è chi ora si aggrappa ai teli di copertura della Ka’ba e all’edificio e al muro: questo è paganesimo. Se lo si dicesse ora, milioni di quelli che circolano attorno alla Ka’ba farebbero obienzioni. La santità non è nell’edificio, che non venne costruito nel passato remoto, e che potrebbe crollare ed essere ricostruito. È la terra sotto che è pura e santa, e su cui Dio ordinò ad Abramo e Ismaele di costruire la casa per far conoscere quel luogo puro e santo. Altrimenti nessuno saprebbe che cosa c’era un questa valle o in un’altra.

Questa casa di mattoni che ora vediamo e che la gente tocca non ha alcuna santità. Inoltre, circolare attorno al luogo definito dall’edificio non è solo per gli arabi o i seguaci di Maometto, ma per tutti. Fu la prima casa istituita per il popolo. Tutti, da ogni continente hanno il diritto di circolare attorno alla Ka’ba e di vegliare sul Monte Arafat. Di chi vorrebbe fermarli, Dio dice: “Chi, ritenuto eguale tra gli uomini, non crede e sbarra la via di Dio e la Santa Moschea…” Chi impedisce di circolare attorno alla Ka’ba alla gente, che siano abitanti dell’area o che vengano da fuori, è dichiarato non credente da Dio nel Corano. Se il Legato Pontificio vuole recarsi a circolare attorno alla Ka’ba domani, ciò è suo diritto perché la Ka’ba è per tutti. Se qualcuno glielo impedisce, il Corano dice: “Chi non crede e sbarra la via a Dio e alla Moschea…” è considerato un miscredente, perché impedisce alla gente di circolare attorno alla Ka’ba. Chi ha mai detto che al Legato Pontificio non sia permesso di visitare la Ka’ba e di circolarvi attorno? Chi l’ha mai detto? Chi glielo impedisce? C’è un verso del Corano che lo fa? No, non c’è!

Chi sono quelli a cui viene impedito di circolare attorno alla Ka’ba? Sono quelli di cui il Corano dice: “gli idolatri sono del tutto immondi, quindi non li si lascino avvicinare alla Santa Moschea dopo questo loro anno”. L’idolatra è immondo. Perciò chi è l’idolatra a cui si dovrebbe impedire di circolare attorno alla Ka’ba? È quello che non adora solo Iddio, non crede a un solo Dio e adora gli idoli.

La parola “al-mushrekeen” (idolatri) nel Corano denota sempre quegli arabi che adorano gli idoli; erano i politeisti che adoravano ‘Allat’, ‘Alazza’ e il terzo, ‘Mounat’, e poi altri idoli. Quelli sono gli idolatri immondi e, in quanto tali, a loro viene impedito di circolare attorno alla Ka’ba. Quest’ordine deve essere fatto rispettare da ora e tutti debbono poter circolare attorno alla Ka’ba. Ne verrebbero grandi benefici.

Ho parlato di un mondo che ora sta peggiorando. Dio voleva che tutti circolassero attorno alla Ka’ba per una ragione. “Abbiamo istituito la casa come luogo di visita per la gente”, “e un santuario e ‘prendetevi il campo di Abramo come luogo di preghiera’, e facemmo un patto con Abramo e Ismaele”. Purifica la mia casa per chi vi si avvicina e per chi vi si aggrappa, per chi si inchina e per chi si prostra.

Fu Abramo, non Maometto, a cui Iddio ordinò di costruire questa casa, di purificarla e di chiamare la gente a circolarvi attorno “e quando abbiamo deciso di fare di questa casa un luogo di visita” che fosse un punto di incontro per il popolo. Dio vuole che tutti si ritrovino ogni anno attorno alla Ka’ba, così che l’umanità possa riunirsi e conoscersi.

È un congresso internazionale come l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha una sua sessione annuale in cui si incontrano le delegazioni, stilano dichiarazioni e cercano di raggiungere la pace sulla terra e l’armonia e la cooperazione tra i popoli. Ciò è appunto quanto Dio vuole che la Ka’ba sia: un punto d’incontro. Dio volle che la Ka’ba fosse un punto di incontro ogni anno per tutti i popoli, non solo per gli arabi o i seguaci di Maometto.

Il monopolio della Ka’ba è razzista. La Ka’ba è per tutti; e ciò è molto saggio. Tutti, da tutti i continenti (America, Europa, Africa, Asia e Australia) debbono venire ogni anno, circolare attorno alla Ka’ba e conoscersi. Questa è adorazione congiunta.

Se qualcuno vi dicessse che circolando attorno alla Ka’ba voi diventereste seguaci di Maometto, costui sarebbe bugiardo e impostore. I popoli dovevano circolare attorno alla Ka’ba per 2500 anni circa prima di Maometto, sin dall’epoca di Abramo. Tutti i popoli erano soliti circolare attorno alla Ka’ba prima del Corano e prima di Maometto.

Dio disse: “è dovere verso Dio di tutti gli uomini di venire alla casa come pellegrini, se sono in condizioni di poterci arrivare.” Non ha detto “solo gli arabi”. Inoltre, non ha detto che fosse dovere verso Dio degli arabi, dei seguaci di Maometto o degli abitanti della Penisola Araba; disse invece: “È dovere verso Dio di tutti gli uomini”. Ciò significa che Egli chiede a tutti gli uomini di andare in pellegrinaggio alla Ka’ba. Disse anche: “… e di diffondere il pellegrinaggio tra gli uomini”, che era diretto ad Abramo e non a Maometto, perché il pellegrinaggio viene prima di Maometto. Quando Abramo costruì la Ka’ba, Egli gli disse “proclamate il pellegrinaggio tra gli uomini e verranno da te a piedi verranno da ogni baratro profondo…”. Egli stava chiedendo ad Abramo di proclamarlo tra gli uomini; non stava chiedendo di proclamarlo tra gli arabi, tra gli abitanti della Penisola Aranica o della Mecca, ma gli chiese di programarlo tra tutti gli uomini. Gli chese di chiamare tutto gli uomini al pellegrinaggio perché nella sua saggezza Dio vollte tutta l’umanità attorno alla Ka’ba, così che ci potesse essere comprensione, pace e fratellanza umana.

Certo, se lo si dovesse dire nella Penisola Arabica, in un contesto politico o diplomatico, sarebbe il terremoto; ma non avrebbero argomenti contrari. Li sfiderei a citarmi un verso solo del Corano che sbarrasse ai seguaci di Gesù, di Mosè o di altre religioni la via attorno alla Ka’ba! Non c’è alcun verso del genere: solo l’infedele immondo è bandito.

Se mai qualcuno dovesse dire che non crede affatto, allora non lo si lascerebbe affatto avvicinarsi alla Santa Moschea. Però monaci, preti, chierici e milioni e milioni del Popolo del libro non sono miscredenti immondi. Allora, come potremmo impedir loro il pellegrinaggio? Ciò va fatto rispettare e deve diventare realtà.

Mi si mostri un altro posto nel mondo dove la gente circoli! C’è solo un posto così ed è la Ka’ba. Fortunatamente, ora ci sono i satelli che trasmettono queste immagini a tutta l’umanità a al mondo intero.

Ora il popolo vede questa immagine maestosa di milioni di persone attorno alla Ka’ba in un rito di adorazione. C’è nient’altro del genere altrove nel mondo? No, ma ci sono sindoni, come quelle in India dove i Sik e i Bramini visitano il Taj Mahal e i Buddisti la statua di Budda e i seguaci di Gesù, Mosè o Maometto visitano Gerusalemme. È una visita.

Il popolo visita il Santo Sepolcro esattamente come noi che crediamo che Maometto sia sepolto nella moschea di Al-Medina, che il popolo visita. È una visita e non un rito di adorazione. E se andate alla tomba di Maometto, allora il vostro pellgrinaggio non è valido, perché visitare la tomba del Messaggero se mai tale tomba esiste, non è parte del pellegrinaggio. Per come la vediamo noi, la tomba non esiste perché tutte le tombe sono state spianate dopo l’emergere del movimento riformista di Wahabi, che ha spianato le tombe ed eliminato tutti i monumenti storici. Io non credo che sia certo che la tomba di Maometto esista. Comunque, che esista o no non ci riguarda.

Una visita in Vaticano è una visita al Papa che si vuole salutare. Una visita alla tomba di Maometto e la lettura di “Al-Fatiha” a lui, o la curiosità di vedere la tomba, è solo una visita.

Comunque, non c’è posto sulla terra oltre la Ka’ba attorno il quale la gente circoli. È il solo luogo in cui Dio ha ordinato che la gente circolasse; e non c’è bisogno di essere seguaci di Maometto, Mosè o Gesù. Dio non ha mai stabilito questa condizione; disse semplicemente che bisogna girare attorno la Ka’ba. Poi si possono officiare i riti di adorazione, che sia in forma di preghiera che abbiamo noi o quella che hano altri nella chiesa in diversa maniera. Uno può meditare e l’altro può fare movimenti, perché ognuno è libero di adorare Dio alla sua maniera. Uno può digiunare dalla mezzanotte al mezzogiorno per quaranta giorni, mentre un altro può digiunare dall’alba al tramonto per trenta giorni. Va bene per ciascuno digiunare e pregare nella maniera a lui prescritta, ma girare attorno la Ka’ba è preghiera comune.

Ora, non tutti i pellegrini visitano Al-Madina e non necessariamente visitano la tomba del Messaggero perché sanno che non è un rito di venerazione. Qualcuno la visita e altri no e non sono in colpa per questo. Si può visitare Gerusalemme o nem, visto che non è stipulato, e lo stesos vale per il Vaticano e per il Taj Mahal, ma girare attorno alla Ka’ba è l’unica stipulazione perché non è una visita, ma un rito di adorazione. È uno dei fatti che dissiperà la situazione distorta che prevale oggi assieme ai credi erronei.

Non possiamo tacere oltre di fronte agli errori, ai sofismi e alle eresie di cui siamo testimoni ora, quando sentiamo di Armageddon e del terrorismo, mentre vediamo coi nostri occhi la distruzione. Non possiamo permetterci di tacere oltre, perché chi conosce la verità la deve proclamare.

La seconda verità è che è un errore dire che i mussulmani sono seguaci di Maometto. Seguaci di Maometto non sono solo i mussulmani. Anche i seguaci di Gesù sono mussulmani e così i seguaci di Mosè, di Abramo, di Noè, di Idriss, di Saleh e di tutti i profeti. Ciò è detto nel Corano.

Forse lo Sceicco Al-Zanati o lo Sceicco Al-Dukali che, Dio li benedica, conoscono il Corano a memoria, possono aiutarci citando quei versi che ci dicono che mussulmani non sono solo seguaci di Maometto. In primo luogo, non ha forse il Corano detto che egli stesso era mussulmano?

La parola allo Sceicco Aldukali:

Intervento dello Sceicco Al-Dukali: Fratello Guida, c’è un verso santo che comanda al Messaggero, sia pace e benedizione a lui, di seguire l’esempio dei profeti che vennero prima di lui, come dice l’Onnipotente: “Questo è la nostra parola, che Noi abbiamo affidato ad Abramo contro il suo popolo. Alziamo di grado chi vogliamo. Certo il tuo Dio è Onnisciente. E gli abbiamo dato Isacco e Giacobbe, e ognuno l’abbiamo guidato noi, e prima avevamo guidato Noè; e del suo seme Davide e Salomone, Giobbe e Giuseppe, Mosè e Aronne. E anche in questo caso Noi premiamo chi ha fatto del bene: Zaccaria e Giovanni, Gesù ed Elia. Ognuno di loro era tra i giusti: Ismaele ed Eliseo, Giona e Lot. Abbiamo preferito ognuno di loro sopra tutti; anche tra i loro padri, tra i loro parent, tra i loro fratelli. E li abbiamo scelti, e Noi li guidammo sulla retta via. Ecco la guida di Dio. Egli guida attraverso colui che sceglie tra i suoi servi; se fossero stati idolatri, avrebbe punito loro e i loro atti.”

Colonnello Al-Gheddafi:Chiedo scusa, ma vogliamo il verso in cui si dice che anche Abramo era mussulmano.

 Sceicco Al-Dukali: Sì, eccolo: “Chi è guidato da Dio. Queste sono le istruzioni per il Messaggero di Dio, la pace e la benedizione di Dio scendano su di lui. Essi sono coloro a cui Dio ha segnato la via, quindi seguite la loro guida”. Ciò significa che egli deve seguire la loro guida così come deve seguire la guida di Abramo. “Certamente, Abramo era una nazione che obbediva a Dio, un uomo di pura fede e non un idolatra; e mostrò riconoscenza per la Sua benedizione. Egli lo scelse ed Egli lo diresse sulla retta via. E gli diede bene al mondo”.

Colonnello Al-Gheddafi: “Abramo inverità non era né ebreo né cristiano; ma era mussulmano e di fede pura e certamente non è mai stato idolatra”. Ciò significa che Abramo era mussulmano. Poi disse “E Abramo così impartì a Giacobbe e ai suoi figli: ‘Figli miei, Dio ha scelto per voi la religione; fate sì di non morire arrendendovi”. In altre parole, Giacobbe disse ai suoi figli di non morire se non mussulmani; e ciò successe prima di Maometto. Cosa dissero i sacerdoti di Faraone quando proclamarono la loro fede in Mosé e Aronne?

Sceicco Al-Dukali: Dissero: “Crediamo nel Dio di Mosé e di Aronne”.

 Colonnello Al-Gheddafi: C’è un verso che dice che proclamarono la loro adesione all’Islam.

Sceicco Al-Dukali: “E a Lui ci rendiamo”.

 Colonnello Al-Gheddafi: I sacerdoti di Faraone, quando riconobbero le meraviglie di Mosé, dissero: “Noi crediamo… nel Signore di Mosé e di Aronne”, che significa che Abramo era mussulmano. E quando la morte visitò Giacobbe, cosa disse egli ai suoi figli?

Sceicco Al-Dukali: “Perché, eravate testimoni quando la morte visitò Giacobbe? Quando disse ‘Chi servirete dopo di me?’ dissero: ‘Serviremo Dio e il Dio dei tuoi padri Abramo, Ismaele e Isacco, il Solo Dio; a Lui ci rendiamo”.

Il Capo: I figli di Giacobbe disssero al padre: “Adoreremo Dio come Mussulmani”. E i sacerdoti di Faraone, quando credettero al Signore di Mosé e di Aronne, dissero “Siamo mussulmani”. E anche Abramo disse “Io sono mussulmano. Chi crede in Dio è mussulmano”. Quindi, quando venne Maometto, chi lo seguì si unì a questa religione e io ho approvato l’Islam come vostra religione.

 Sceicco Al-Dukali: Oggi ho portato alla perfezione la vostra religione per voi, e ho portato a compimento le mie benedizioni su di voi e ho approvato l’Islam come vostra religione”.

Colonnello A-Gheddafi: In altre parole, disse loro: “Non adorate idoli. L’Islam prima di me è l’Islam di Gesù, Mosé e Abramo”. Orbene, perché diciamo che l’Islam è una religione universale? Perché ci sono idoli e c’è Iddio. Adorare gli idoli è adorare il diavolo, i pianeti, le immagini vili, i fenomeni naturali, ecc. Questa idolatria è la parte del Diavolo, mentre la parte di Dio è l’Islam, che sono coloro che credono in Dio. Tutti coloro che credono in Dio erano mussulmani prima di Maometto. L’ultimo gruppo che ha abbracciato la religione islamica, in esistenza dai giorni di Abramo, furono i seguaci di Maometto.

Altra inesattezza è quando si dice che: “I mussulmani sono terroristi… l’Islam è terrorismo”. Ciò significa che si disprezzano tutti quelli che credono in Dio, perché chi si rende a Dio è mussulmano. Se uno dice che i mussulmani sono terroristi, ciò vuol dire che lo sono anche i danesi, gli americani, i canadesi, gli australiani, gli indiani e gli arabi.

Maometto, sia su di lui la benedizione di Dio, non s’è mai rivolto a chi credeva in lui dicendo “O mussulmani”, ma si rivolse a loro come “fedeli”, “servi di Dio” e “popolo”. Si rivolgeva a loro così perché i mussulmani non sono solo quelli che credono in Maometto; invece, tutti quelli che credono in Dio sono mussulmani. Quando ci dicono che “per dio la religione è l’Islam”, ciò significa che chi crede a Maometto segue la religione giusta.

Perché Dio e la religione – siano di Gesù, di Mosé o di Abramo – sono Islam. Rendersi a Dio è la religione giusta agli occhi di Dio e chi non si rende a Dio non è mussulmano. Se qualcuno desidera una religione altra dall’Islam (sottomissione ad Allah) ciò non sarà mai accettato; e nell’Aldilà sarà tra le schiere di chi ha perso.

Chi sarà tra le schiere di coloro che hanno perso, e in chi non si accetterà mai tale scelta? È colui che non crede in Dio, perché colui che crede in Dio è mussulmano. Oggi noi siamo in una situazione positiva per mano dell’uomo, come la Sharia islamica. La Sharia non è islamica, ma il risultato di un’interpretazione discrezionale. C’è stato chi ha applicato la sua interpretazione discrezionale alle pene, un altro l’ha applicato alle procedure e un terzo ai provvedimenti preparativi per la Sharia.

Queste sono interpretazioni discrezionali che vengono chiamate Sharia Islamica, che però non è questa. La Sharia Islamica sono i libri sacri. La Sharia Islamica sono i testi rivelati. Quindi noi siamo davanti a tante distorsioni e falsificazioni.

Nella Bibbia si dice che Maometto è un profeta che viene dopo Gesù. Gesù disse ai suoi seguaci di seguire il profeta che fosse venuto dopo di lui “che confermerà la legge dopo di me”. Gesù disse ai suoi seguaci: “O figli di Israele! Io sono l’apostolo di Allah mandato a voi a conferma della Legge che venne prima di me e che dà la Buona Novella di un Messaggero che viene dopo di me, il cui nome sarà Amhad”. In altre parole, li stava avvertendo di un profeta che sarebbe venuto dopo di lui, così che lo seguissero.

Ciò significa che sarebbero stati felici quando avrebbero seguito quel profeta che sarebbe venuto dopo Gesù, per la Buona Novella; e la parola araba “Injeel”, nella Bibbia, significa Buona Novella. Dov’è scritto? Non è qui; vuol dire che qualcuno l’ha cancellato.

Ho detto che ci sono cose nel Cristianesimo, nel Giudaismo e nel Maomettismo, termine molto più preciso, che sono state distorte col proposito di opprimere il popolo, controllarlo e derubarlo dei suoi averi. Così crearono rituali e varie forme di controllo del popolo. Per esempio, se volete condurre le preghiere dovete coprirvi il capo. Chi l’ha detto? Perché chi conduce le preghiere non può avere il capo scoperto? Lo dicono perché il berretto distingue l’Imam (la guida delle preghiere) e sarebbe per lui come una corona.

Fa questo, vestiti così. No, Gesù non l’ha mai detto e nemmeno Mosè o Maometto, che si vestivano come la gente di Al-Medina o della Mecca. Era solito alzarsi la veste perché c’erano le paludi ad Al-Medina. Di solito piantavano palme, attingevano acqua, lavavano con l’acqua e costruivano moschee e case e quindi dovevano alzarsi la veste. Oggi c’è chi viene e si alza la veste dicendo che così emula il Profeta mentre cammina per il deserto senza paludi. E allora perché si alza la veste? Questa è ciarlataneria, non religione.

Per quanto riguarda il Corano, in questi giorni non si pensa al suo significato, ma ti sorprendono col modo corretto di recitarlo e col suono e l’amalgama delle consonanti. Quindi ci si sente in perdita e si pensa a come si può memorizzare tutto invece di chiedersi il significato del verso. Ci si preoccupa della pronuncia, anche se l’amalgama e il suono delle consonanti dovrebbero venire automaticamente. Quando si parla o si legge, due suoni simili che si incontrano si fondono automaticamente. Per esempio, quando si dice “kibbati”, per la verità si dice “kidbati”, perché la ‘d’ e la ‘b’ si fondono. Però parlano ancora di amalgama delle consonanti e dicono che questo suono diventa muto e che si pronuncia con la punta della lingua, ecc. Sono sicuro che lo Sceicco Al-Dukali ha passato una vita ha studiare la cosa.

Hanno anche fatto differenze tra moschee. Non sappiamo se i Sunniti o gli Sciiti abbiano la loro moschea. In Nigeria i seguaci di Maometto bruciano chiese e i seguaci di Gesù bruciano moschee. Questi sono infedeli: una chiesa è una casa di preghiera e così è una moschea. Se si crede in Dio, allora come si può bruciare un luogo dove il Dio in cui si crede è adorato? Bisogna invece avere tale luogo come sacro e riverire il popolo perché adorano Dio, sia in una moschea sia in una chiesa. Bisogna gioire e dire: “Questi sono credenti come me e adorano Iddio e non il Diavolo”. Però succede il contrario e ciò è dovuto a scarsa comprensione della religione.

Allo stato attuale, la religione è piena di difetti. Ci sono anche tante cose nascoste. Vogliamo ricercare nella Bibbia ogni menzione di Maometto. Dio ci disse che Gesù disse che portò la buona novella di un profeta chiamato Maometto che sarebbe venuto dopo di lui.

Se Mosè fosse stato vivo alla venuta di Gesù, lo avrebbe immediatamente seguito. Lo puoi chiamare cristiano o come vuoi, ma anche Mosè avrebbe seguito Gesù e si sarebbe accordato ai suoi insegnamenti. Inoltre, se Gesù fosse stato vivo al tempo di Maometto, l’avrebbe seguito subito. Se vogliamo parlare di religione, allora questa è la religione. Dovremmo eliminare sciovinismo, razzismo, colonialismo e bigotteria. Un luogo di preghiera è dove si prega Iddio, ed è lo stesso Dio.

Lasciamo che disprezzino i mussulmani e dicano: “i mussulmani sono terroristi”. Non dovremmo mai replicare. I seguaci di Maometto non dovrebbero parlare perché la parola “mussulmano” non denota solo loro, ma tutti i gli altri seguaci delle religioni monoteiste. Quando si disprezzano i mussulmani, si disprezzano i seguaci di Maometto, di Gesù, di Mosè, di Abramo e di Noè. Lasciamoli dire quel che vogliono. I seguaci di Maometto sono solo un gruppo di quei mussulmeni che seguirono Mosè, Gesù, Giacobbe, Isacco, Ismaele, Abramo, Zaccaria, Giovanni ed Elia. Tutti gli altri sono mussulmani.

Quando disprezzano il Profeta Maometto, che venne per tutti i popoli, disprezzano il loro vero profeta. In Danimarca non hanno forse disprezzato il Profeta Maometto? Hanno disprezzato il loro profeta, perché Maometto è il profeta degli arabi, dei danesi, degli australiani, dei canadesi, dei latinoamericani e di tutti, perché fu l’ultimo dei profeti.

Se i seguaci di Maometto non credono in Gesù e negli altri profeti, allora non possono essere detti veri credenti, perché noi non facciamo differenza tra i profeti. A questo proposito, il Corano dice: “loro: e ci inchiniamo ad Allah (nell’Islam)”. Noi crediamo ad Allah e alla rivelazione data a noi, e ad Abramo, a Ismaele, Isacco, Giacobbe e le tribu, e quindi a Mosé e a Gesù, e a quella data a tutti i profeti dal loro Signore. “Non facciamo differenza tra l’uno e l’altro, e a Lui ci rendiamo.”

Se non vi piace, allora non credete a Maometto, perché chi crede a Maometto deve credere a Gesù, Mosé, Isacco e Ismaele. Deve credere a loro e non fare mai differenza tra loro.

Se Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, Mosé e Gesù fossero vivi oggi, la nostra situazione sarebbe molto diversa. Noi avremmo trovato che i profeti erano fratelli e saremmo stati tutti mussulmani, credenti in un solo Dio. Per coloro che non credessero, la loro stima finale verrà nel Giorno del Giudizio. Se così fosse stato il caso, non avremmo i problemi attuali. Comunque, poiché così non è, il popolo sfrutta la religione per creare sette e denominazioni diverse e causa discordia tra la gente così da poterla sfruttare.

E ricordate, Gesù, figlio di Maria disse: “Figli di Israele, io sono l’apostolo di Allah mandato a voi a conferma della Legge che venne prima di me e vi do la Buona Novella di un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Amhad”. E disse a Maometto di dire non “O arabi”, ma “o popolo” e “O popolo, io sono il Messaggero di Dio presso tutti voi”.

Per coloro che stanno in Asia, Europa, Africa, Americhe e Australia e negli oceani, Maometto è il profeta di tutti loro. Non si è rivolto solo agli arabi, ma ha detto “Popolo, io sono il messaggero di Dio per tutti voi”. Dice loro che viene nella tradizione di Gesù e Mosè e che essi erano suoi fratelli e che questi erano libri sacri e parola di Dio, in cui debbo credere per poter essere mussulmani.

Perché nella Torah e nella Bibbia non si fa menzione di Maometto? Ciò significa che qualcuno si è messo a cancellare ogni riferimento a Maometto e che ne dovrà rispondere nel Giorno del Giudizio. È un peccato grave, perché dio disse qualcosa e qualcuno la cancellò. Se togliessimo una parola sola dal Corano “dovremmo farti provare una parte eguale di castigo in vita e una parte eguale in morte”: Dio punirebbe chiunque facesse ciò tante volte in vita quante in morte. Gesù ricorre venticinque volte nel Corano e nessun seguace di Maometto potrebbe togliere quel riferimento a Gesù. Se mai qualcuno volesse farlo per lui sarebbe un inferno, perché come si potrebbe mai cancellare una parola che Dio ha detto venticinque volte?

Nel Corano, Mosé ricorre centotrentotto volte e Maria trentotto; e non si possono cancellare. Così il Corano ha delle belle cose da dire sui cristiani, sugli ebrei e sui loro profeti che nessuno potrà mai cancellare. Perché non hanno detto: “No, queste vanno cancellate; dite che solo Maometto e i suoi profeti erano il popolo eletto da Dio”? Ciò sarebbe blasfemia, ma la Torah e la Bibbia vennero scritte molto prima di Gesù.

Ora vediamo la Torah e la Bibbia, in cui si fa menzione di Maometto. “Coloro che non credono e sbarrano la via verso Dio e la Santa Moschea e che abbiamo nominato eguali tra gli uomini”. Quindi chiunque impedisca ai cristiani e agli ebrei o ai seguaci di altre religioni di circolare attorno alla Kaaba è un miscredente.

“I miscredenti, che sbarrano la via verso Dio e la Santa Moschea e che abbiamo nominato uguali tra gli uomini, siano essi locali o provenienti dai territori circostanti…” cioè i residenti dell’area e i visitatori e tutti che hanno un proposito sacro. Attenti: abbiamo dato ad Abramo il sito della Casa Sacra dicendo: “Non associate nulla alla devozione verso di Me; e santificate la Mia Casa per quelli che vi circolano attorno, o restano in piedi, o si inchinano o si prostrano (quindi in preghiera)”. “E abbiamo proclamato il Pellegrinaggio tra gli uomini e verranno a te a piedi e a cavallo di ogni animale verranno dalle più profonde rovine”. Ciò significa che verranno dall’Australia, dal Canada, dalla Svizzera e dalla Finlandia. Ciò si richiedeva duecentocinquant’anni prima di Maometto: “Dalle più profonde rovine” significa da ogni remoto angolo, e non solo gli arabi che credevano in Maometto.

Quando veniamo a coloro che credono in Gesù, sia pace a loro, essi celebrano il giorno della sua nascita e il giorno della sua circoncisione; credono veramente nella missione di Gesù. Cosa disse Gesù quando salì sulla montagna e si rivolse alla gente? Disse: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”. In altre parole, chiede al popolo di essere degno e mite, non colonialista, terrorista, bigotto, pieno d’odio per le altre nazioni o invasore e saccheggiatore.

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”. Verso chi Iddio non ha misericordia? Ha misericordia per chi ha misericordia verso gli altri. E per quelli che distruggono la gente, colpiscono con razzi, bombe intelligenti e missili cruise, schiacciano bambini contro i cingoli dei carri armati, sono questi misericordiosi? Questi Egli punirà perché non sono tra i misericordiosi e violano gli insegnamenti di Gesù. “Beati i miti, perché erediteranno la terra; e beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Chi è puro di cuore vedrà Dio. E per quelli dal cuore nero, che commettono genocidi, che odiano l’umanità e occupano territori, riducono la gente a schiavi e li trattano come animali, essi non vedranno Dio.

Chi vedrà Dio saranno i puri di cuore, i cui cuori saranno immuni da colonialismo, odio, invida e disprezzo. Questo è il popolo che vedrà Dio. Chi seguirà Gesù sarà puro di cuore, misericordioso e mite. Se crede in Gesù ed è un vero cristiano, questi saranno i suoi principi.

Ma dove sono i suoi insegnamenti, in vista di quanto succede oggi in Iraq, a Guantanamo e in Palestina, e di cosa è successo in Vietnam, nelle Filippine, nelle due guerre mondiali, e dell’uso delle bombe atomiche in Giappone. Hanno il diritto di dire “Siamo cristiani”? Mai!

Beati gli oppressi, perché entreranno nel Regno di Dio, non i saccheggiatori e i tiranni della terra. Loro non hanno posto in Paradiso; verranno invece consegnati nel pozzo più profondo dell’Inferno.

Gesù dice: “A chi vi prende il mantello non rifiutate nemmeno la tunica”. E disse loro: “Avete sentito detto ‘occhio per occhio e dente per dente’” perché lo si trova nella Torah, “ma io vi dico che a chi vi dà uno schiaffo dovete porgere l’altra guancia”. “Per chi fa un passo verso di voi, voi dovete fare un miglio verso di loro”. In altre parole, se qualcuno vuole farvisi amico, cooperare con voi, finire la sua lite con voi e fare un passo verso di voi, voi dovete fare un miglio verso di lui. Questi sono gli insegnamenti di Gesù. A loro disse anche: “Nessuno può servire due padroni… Non potete servire Dio e il denaro”. Come può il capitalismo oggi essere compatibile con gli insegnamenti di Cristo?

Abramo stesso era solito adorare il sole, la luna e le stelle. Non si può fargliene una colpa, perché arrivò a conoscere Dio solo quando Dio gli si rivelò. Dio gli disse: “Li ho creati tutti: il sole, la luna e le stelle che tu adori, e il mondo intero”. Quindi Abramo disse: “Ora ho visto la luce”.

Arrivammo a conoscere la resurrezione, il Giorno del Giudizio e il Paradiso e l’Inferno quando Dio ce lo disse. Altrimenti saremmo ancora rimasti al buio. La sola religione a cui dovremmo aderire è la religione di Dio. Ma se si disobbedisce alla Parola di Dio, allora riguarda solo noi e dobbiamo assumerci la nostra responsabilità.

Nessuno può cambiare nulla nel Corano; altrimenti non saremmo qui. Il Corano dà la colpa a Maometto e parla di Gesù, di Mosé e degli ebrei. Forse all’epoca c’erano guerre e comunque Maometto non poteva cancellare le frasi a loro favore e nemmeno gli scribi che poi redassero la rivelazione o i mussulmani fino al Giorno del Giudizio. Se qualcuno cancellasse una parola del Corano verrebbe consegnato all’Inferno.

Quindi siamo sicuri che questo libro sia veritiero perché ci sono cose in esso che conosciamo solo perché Dio le ha dette a noi. Inoltre, ci sono cose che Maometto non avrebbe potuto mettere di suo, perché non gli sono favorevoli. Egli gli disse: “Come poco saresti stato propenso a loro se non ti avessimo rinforzato”. E gli disse: “In tal caso dovremmo farti provare parte eguale di castigo in vita e in morte”. Questo verso venne rivelato a lui ed egli lo ripeté a tutti. Perché non lo cancellò? Perché non poteva.

Ora arriviamo in breve ai problemi che proviamo oggi e che potrebbero essere dovuti alla ciarlataneria tipica della religione e al fraintendimento della stessa. Siamo giunti a definire mussulmani i seguaci di Maometto, cristiani quelli di Gesù ed ebrei quelli di Mosè. Abbiamo adottato norme di abbigliamento che ci separano gli uni dagli altri e costruito templi diversi. Comunque, nel passato non si poteva distinguere una chiesa da una moschea.

Poi vennero il razzismo e il colonialismo e con loro chi voleva controllare l’umanità. Chiunque voglia che la gente lo segua come un gregge cerca di sfruttare la religione. Dicono: “Costruitevi il tempio per farlo differente dai templi degli altri”. E ora bruciano i templi degli altri in Nigeria e in Palestina. Gesù non ha portato con sé una statua sua e di Maria per metterle in un tempio. Ciò è avvenuto più tardi. Le preghiere, i digiuni, le elemosine ai poveri e i pellegrinaggi alla Kaaba sono riti comuni di adorazione prescritti da tutti i profeti. Il resto è uno sviluppo più tardo. E anche quando la gente si fa il segno della croce fanno qualcosa che Gesù non ha mai fatto; perché significa il crocifisso, ma Gesù non ha mai pregato così. Poiché non c’erano crocifissi allora, questo dev’essersi sviluppato dopo la morte di Gesù, sia pace a lui.

È come quelli che citano i detti del Profeta. Se Dio avesse voluto dirci qualcosa, non ce l’avrebbe detto nel Corano? Questa è un’imitazione del Talmud ebraico. Dicono che queste sono le leggi delle tavole, ma il Talmud non era scritto. Qual è la differenza tra le tavole e il Talmud? Se Dio lo dice, allora è lo stesso. I problemi che ci affliggono oggi sono il risultato degli errori in cui le religioni incorrono. Se una rivoluzione culturale o religiosa si desse oggi, allora, forse, la vita umana sulla terra migliorerebbe e la pace, l’armonia e l’amore prevarrebbero. Altrimenti, continueremmo nella corsa alle armi, nell’inimicizia e nell’odio e nel distruggerci gli uni gli altri con le bombe nucleari.

Purtroppo, in questa felice occasione che riunisce assieme i seguaci di tanti profeti diversi, l’umore è rannuvolato da eventi come i fatti di Palestina e Irak, Abdul Basset Al Megrahi, le infermiere bulgare e Saddam Hussein. Queste sono tragedie. Guardate cosa sta succedendo in Palestina, Afghanistan e Iraq. Queste sono catastrofi che non possiamo ignorare.

Da un lato dicono che non ci dovrebbe essere interferenza nella funzione delle corti. Se un traditore e un lacché dell’imperialismo è arrestato e condannato dalla corte a morte o alla prigione, dicono, “Non avete rispetto per le regole della legge e per le corti. Avete inverferito nel lavoro delle corti e non avete consentito loro di svolgerlo. Perché avete interferito e detto alla corte di condannarlo a morte?”

Bene: abbiamo permesso alla corte di decidere in libertà. Però hanno detto: “Avreste dovuto interferire, cambiare la sentenza, prosciogliere le infermiere bulgare e liberarle subito!” Noi abbiamo risposto: “Questo è quanto deciso dalla corte”. Hanno detto: “No, non vogliamo sentirlo. Proscioglietele”. Noi abbiamo detto: “Non avete detto che la legge dovrebbe regnare suprema e che bisogna stare alle decisioni della corte?”

Quindi le procedure, gli standard e le relazioni tra gli stati sono state sovvertite. C’è un punto che non ho ancora svolto perché è duro e molto triste. In primo luogo, è molto dolorosa un’accusa di omicidio per gli angeli della misericordia e per i medici che curano la gente. È intollerabile, inconcepibile e incredibile. Come può un’infermiera chiamata angelo della misericordia uccidere un bimbo?

Il quesito è se l’equipe medica è stata trovata colpevole o no. Se è stata trovata colpevole dovrebbe essere condannata a morte. Ciò è elementare. Sta alla corte decidere se qualcuno ha commesso un omicidio premeditato oppure no, o se qualcuno ha commesso una rapina o no. Se viene trovato colpevole, va punito, e se non è trovato colpevole va prosciolto.

Questa è la prima volta che parlo di questa storia. Non è importante se le infermiere di Benghazi saranno condannate a morte o no. Se qualcuno ha commesso un crimine punibile per legge con la morte, la corte deve condannarlo a morte. Se il crimine è punibile col carcere, la corte deve condannare il colpevole a un periodo in carcere. Fin qui ciò non risolve la questione. La questione è se i membri dell’equipe medica sono stati accusati di aver deliberatamente iniettato il virus dell’AIDS ai bambini libici. Sono stati trovati colpevoli e quindi condannati a morte. Questa è una questione secondaria e non c’entra comunque col caso.

Che siano stati condannati a morte o no non è rilevante per me. Chiunque perpetra un crimine deve esserne ritenuto resposabile. È un altro problema. Il quesito importante è: perché voi, membri dell’equipe medica, iniettate il virus dell’AIDS ai bambini? Questo è quanto vogliamo sapere, ma non abbiamo risposta. Chi ve l’ha ordinato? Chi ve l’ha detto? Qualcuno è venuto da voi? È stato il servizio segreto libico, quello americano, quello israeliano a venire da voi, a darvi la fiala e a dirvi di fare le iniezioni ai bambini?

Dobbiamo scoprirlo. Se è provato che le infermiere hanno deliberatamente iniettato il virus dell’AIDS ai bambini e quindi sono state condannate a morte, allora ciò non è importante. Le dovremmo condannare a morte se avessero veramente compiuto questo atto deliberatamente. In tal caso, la condanna a morte è conclusione scontata. La pena va impartita sia che si tratti di bulgare, libiche o pachistane. Il nocciolo della questione è capire perché le infermiere hanno iniettato il virus ai bambini. Se è provato che era il risultato della negligenza o dell’ignoranza del fatto che la fiala o il sangue fosse contaminato col virus dell’AIDS, allora è un chiaro caso di negligenza e di mancanza di precauzioni proprie. Comunque, se era provato che era un atto doloso, perché l’hanno fatto?

Perché avete iniettato il virus dell’AIDS ai bambini deliberatamente? Spiegateci quali interessi avete, come equipe medica, a uccidere 400 bambini. Che interesse ha la Bulgaria o la Palestina affinché voi iniettiate il virus dell’AIDS ai bimbi libici?

È essenziale che conosciamo gli interessi delle infermiere e del medico nella morte dei 400 bimbi libici. Debbono informarci del loro interesse nell’uccidere 400 bimbi libici. Come serve gli interessi della Bulgaria sei l’equipe medica bulgara uccide 400 bambini? Se qualcuno è venuto a dir loro di iniettare ai bambini il virus dell’AIDS, diteci chi è. L’avete fatto deliberatamente, ma da dove v’è venuta l’idea? Chi ve l’ha ordinato? Deovete dirci quale servizio segreto vi ha dato la fiala. Ecco il quesito che ancora non ha risposta e la cui risposta è necessaria. Perché avete fatto quelle iniezioni deliberatamente? Chi ve l’ha ordinato? Come ne uscirete? Vi hanno dato denaro? Vi hanno minacciato? Resta un enigma.

Per me, l’enigma è più importante del caso in sé. Che siano condannati a morte o no o rilasciati o no, è del tutto irrilevante. È invece rilevante che motivo ha spinto l’equipe medica a iniettare deliberatamente il virus dell’AIDS ai bambini. Chi gliel’ha ordinato? Chi gli ha dato il virus? Come l’hanno ottenuto? Ciò è molto importante perché potrebbe accadere ancora domani. Non mi interessa che l’equipe sia libica, bulgara o finlandese. Non è importante per me. Ciò che per me è importante è che un’equipe medica ha commesso un atto deliberato secondo il verdetto della corte e noi vogliamo conoscere perché l’ha fatto.

Abdul Basset Al-Mugrahi finì sotto processo in una corte la cui competenza venne messa in discussione da giudici, avvocati e osservatori internazionali che assistettero al processo. E dissero che nella corte c’erano elementi dei servizi segreti dello stato di nazionalità dell’aeroplano e dello stato di nazionalità delle vittime. Ciò significa che la corte non è valida. Il Movimento Non-Allineato, la Lega Araba, la Organizzazione della Conferenza Islamica e le Nazioni Unite hanno detto che Abdul Basset è un ostaggio politico e che non è stato condannato. Gli osservatori internazionali hanno detto che gli elementi di un certo servizio segreto erano presenti in aula e parlavano sottovoce ai giudici.

La competenza della corte che istituì il procesoo ad Abdul Bassett venne messa in discussione, ma nessuno dice che egli debba essere rilasciato. Chi l’ha condannato dice che tutto è finito perché la corte ha già prounciato la sentenza.

Perché non dite che il tribunale di Benghazi ha già pronunciato la sentenza? Piuttosto dite che l’equipe medica dovrebbe essere rilasciata a prescindere dalle decisioni della corte. Anche noi diciamo che Abdul Basset dovrebbe essere rilasciato a prescindere dalle decisione della corte di Scozia. Così dovrebbe essere; voi dite: “No, non verrà rilasciato”. Bene: allora nemmeno questi verranno rilasciati.

Sono standard corrotti. Come si può stabilire amicizia, cooperazione e pace se di norma si usano due pesi e due misure?

Chi dice che si debba stabilire un fondo a cui gli stati contribuiscano per compensare le famiglie e curare i bambini ingannano il mondo intero. Questa è una menzogna, perché nel fondo non c’è niente. Esponiamo al pubblico quegli stati che hanno detto d’aver istituito un fondo e di avervi contribuito per far fronte ai problemi dei bambini. È una menzogna. Il fondo è vuoto e nessuno stato o ditta ha mai versato contributi.

Ora veniamo a un problema che preoccupa il mondo intero. Saddam Hussein è stato condannato a morte. Quando si eseguirà la sentenza? C’è chi dice che avverrà domani e altri dicono dopodomani.

Primo, Saddam Hussein è prigioniero di guerra destituito dalle forze di invasione straniere e non dall’esercito iracheno o dal popolo iracheno. Un’occupazione straniera ha preso possesso del paese e del suo Presidente. Il Presidente venne messo in cella mentre il paese cadeva sotto l’occupazione e patì il genocidio. Così fu.

Il suo processo non fu valido perché era prigioniero di guerra, come era riconosciuto dalla potenza occupante che l’ebbe arrestato. Le Convenzioni dell’Aja e di Ginevra stipulano che è prigioniero di guerra. E allora come lo si può mettere sotto processo? Una volta compiute le operazioni militari, lo si sarebbe dovuto rilasciare.

Se supponiamo, tanto per parlare, che debba essere messo sotto processo, le potenze che l’hanno catturato, gli USA e il Regno Unito, dovrebbero metterlo sotto processo. Ma non è valido che sia processato da una corte irachena. Tale corte è una farsa.

Omar Al-Mukhtar venne arrestato dagli italiani. Non istituirono una corte libabese e chieserlo di processarlo. Gli italiani formarono la loro corte nominale e lo condannarono immediatamente a morte. Occuparono il paese, arrestarono il leader della resistenza e lo condannarono a morte. Tale è la natura della tirannia e del colonialismo e la storia ricordò il martire Omar Al-Mukhtar che cadde in battaglia e venne assassinato dall’Italia.

Se vogliono uccidere Saddam Hussein, che l’America e l’Inghilterra lo facciano e se ne assumano la responsabilità. Che mandino generali americani e inglesi, che istituiscano una corte nominale e lo ammazzino. “Tu, Saddam Hussein, eri Presidente dell’Iraq e hai costruito una bomba nucleare che noi non abbiamo trovato. Abbiamo distrutto il tuo paese e ti abbiamo arrestato. A prescindere dalla nostra prospettiva ora, non ti vogliamo; vogliamo ucciderti e sbarazzarci di te.”

Che si assumano con coraggio le loro responsabilità di fronte al mondo e lo ammazzino. Ma dire: “Forza iracheni: processate Saddam Hussein” è una burla. Chi credono di far fessi? È una farsa. Che ha l’Iraq a che fare con Saddam Hussein quando è occupato? Tutti gli iracheni subiscono l’occupazione, anche i giudici, gli edifici, le leggi e tutto quanto hanno. Anche il giudice è schiavo e sotto occupazione, con la sua casa il suo ufficio, le sue leggi e tutto quanto ha.

Come si possono rompere i trattati internazionali? Se questo mondo ha ancora una coscienza, e, purtroppo, io stesso sono tra i responsabili in questo mondo basso e degradato, il caso di Saddam Hussein dovrebbe essere portato di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per un consulto.

Forse che la Corte Internazionale di Giustizia non può decidere, sulla base del diritto internazionale, su come affrontare un tale caso? La Corte Internazionale può dare un’opinione di stima riguado l’illegittimità della corte istituita dagli americani in Iraq e la sua mancanza di diritto di processare e condannare Saddam Hussein.

Che la Corte Internazionale si pronunci così e che l’Assemblea Generale dell’ONU entri in sessione e quindi si pronunci. È il Parlamento del mondo e vogliamo che il Parlamento del mondo si pronunci, perché la corte che l’ha processato non solo è stata messa in discussione non solo come procedura, ma anche nella sua stessa validità. Che la Corte Internazionale ci informi se un prigioniero di guerra può essere messo o no sotto processo. Vorremmo anche sapere se i massacri perpetrati ogni giorno sono punibili ai sensi dei trattati internazionali o no. Chi ne è responsabile? Come mai scoprono centinaia di corpi bendati di sconosciuti ogni giorno? Chi sta usando le auto-bomba? Chi colloca le mine? Perché non li identificano se sono una delle organizzazioni di resistenza? Perché non dichiarano: “Noi siamo la resistenza tal dei tali, sciita, sunnita o che?”

Potrebbero dire: “È il nostro nemico e l’abbiamo fatto”. Ma non c’è responsabilità da rivendicare per nessuna operazione. Perché tutte queste operazioni anonime mentre le altre operazioni del mondo sono identificate? Anche Al-Qaeda, che considerano un’organizzazione terroristica, rivendica la responsabilità delle sue operazioni. L’IRA, l’Esercito Repubblicano Irlandese, classificato come organizzazione terrorista, rivendica la responsabilità delle sue operazioni. Tra i baschi, l’ETA rivendica la responsabilità delle sue operazioni. Anche Al-Zarqawi e gli altri considerati terroristi rivendicavano la responsabilità delle loro operazioni

Vogliono mostrare che sono capaci di colpire il nemico e che hanno una leadership efficace e che è nel loro interesse annunciare queste operazioni. Perché nessuno rivendica le operazioni che ogni giorno hanno luogo in Iraq, che tolgono centinaia di vite? Chi sta uccidendo gli esperti e gli scienziati? Che cos’hanno a che fare sciiti e sunniti con uno scienziato o un docente? Un docente di chimica è trovato assassinato? La chimica ha forse a che fare qualcosa con sciiti e sunniti? Il tizio ha insegnato chimica a sciiti, sunniti e quant’altro.

Come può il mondo celebrare questi come giorni gloriosi, i 2006 anni trascorsi dalla nascita di Cristo e i 1374 anni passati dalla morte dell’ultimo dei profeti, mentre una tragedia si spiega sotto i nostri occhi? Cristo disse: “Avete sentito dire ‘occhio per occhio e dente per dente’, ma io vi dico, a chi vi dà uno schiaffo porgete l’altra guancia’”.

Come si può rimanere in silenzio quando si sente ogni giorno della orte di centinaia di iracheni? Qual è la ragione di questo genocidio? Questo è assassinio di massa contro la razza araba. È una campagna di annientamento contro gli arabi e come tale dovrebbe essere documentata.

Vogliamo che la Corte Internazionale e l’Assemblea Generale dell’ONU si pronuncino sul caso di Saddam Hussein e sul problema del genocidio. Chi ne è responsabile? Qualcuno deve esserne ritenuto responsabile e quindi processato.

D’accordo, Saddam Hussein venne processato per il massacro di Al-Dujeil. Ci informano che ci furono centoquaranta vittime. Comunque, ora ci sono centoquarantamila vittime. Chi verrà processato per i mille Dujeil perpetrati ogni giorno? O quello di Saddam Hussein è criminale e gli altri che succedono van bene?

Che farsa è questa? Dov’è il Papa? Dov’è la Chiesa? Dov’è Gesù? Dov’è Mosè? Dov’è Maometto? Dov’è Budda? Dov’è Zarathustra? Dov’è Confucio? Dov’è la coscienza del mondo? Che mondo ipocrita è questo? Se solo quelli che hanno commesso questi crimini uscissero alla luce e confessassero, allora il mondo potrebbe parlare e chiamarli per quello che sono.

Questo è un genocidio, che è punibile secondo il diritto internazionale di fronte alla Corte Criminale Internazionale e secondo tutti i trattati che combattono i crimini contro l’umanità.

Non c’è dubbio che ciò che sta avendo luogo in Iraq è un genocidio. Dopo vent’anni Saddam Hussein è accusato di aver ucciso centoquaranta persone e ora ne muoiono centoquarantamila al giorno. Quanti Saddam si possono trovare per i Dujeil che hanno luogo oggi?

È naturale che il mondo abbia paura. È un mondo ipocrita e meschino, senza importanza e pieno di chiacchericcio inutile. È un mondo codardo, spregevole e incapace di dire la verità. Ci sono diavoli muti tra gli aderenti a tutte le sette e le religioni e in tutte le nazioni e in tutti i popoli. Sono insignificanti e spregevoli. Come può il mondo starsene zitto di fronte a tutti questi massacri?

Infine, in questa occasione, copie del Libro Bianco saranno distribuite agli ambasciatori e ai distinti capi delle chiese. Il Libro Bianco è la soluzione radicale, migliore e definitiva ai problemi del Medio Oriente e della Palestina.

Non c’è altra soluzione che l’istituzione di un solo stato. Chi parla di due stati sta perdendo tempo, non è serio e non sa nulla della Questione. Non conoscono né l’area geografica né la gente. L’area situata tra il Giordano e il Mediterraneo non potrà mai ospitare due stati. Sarebbe un sacrificio per gli ebrei e per i palestinesi. Chi parla di due stati non ha a cuore il futuro né degli ebrei né dei palestinesi.

Cossiga, Presidente dell’Italia, una volta disse a un mio inviato: “Senta! A noi non interessa cosa succede ai palestinesi e agli ebrei domani, non ci interessa nemmeno se vanno all’inferno. Ciò che ci interessa oggi è che vogliamo istituire la pace nei nostri giorni. Possiamo istituire due stati o cos’altro. Comunque, se questa pace si rivela poi una bomba a orologeria, allora che saltino in aria entrambi”. Così la vedevano. Avrebbero voluto dire: “Il problema della Palestina venne risolto durante il governo del Presidente tal dei tali. Aprimmo i negoziati e li risolvemmo. Se dopo di ciò si sono annientati a noi non interessa”. Così chi parla di due stati inganna gli ebrei e i palestinesi.

Uno stato ebraico non potrebbe sopravvivere con uno stato palestinese accanto. Leggete il Libro Bianco; è convincente. Comunque, se gli israeliti stessi lo rifiutano, ciò significa che il movimento sionista è un movimento razzista e si autocondannerebbe come movimento razzista religioso.

Dobbiamo accettare l’ ‘altro’. Dobbiamo accettare i palestinesi. Dobbiamo accettare i cristiani, i mussulmani, i drusi e tutti gli altri. Questo stato sarebbe una mescidanza come il Libano. Il Libano è uno stato e ci sono quote, ma non si annientano a vicenda; alla fine della giornata, tale stato sarebbe un altro Libano, uno stato armonioso come ogni stato unico.

Perché non può esserci un solo stato chiamato “Isratina”o come volete? Perché non uno stato solo? Se gli israeliani dicono “no”, ciò significa che vogliono chiudere la porta in faccia alla pace.

Discorso del Fratello Leader davanti agli studenti ed i docenti dell’Università di Meiji, Giappone

15.12.2009

Buongiorno ai miei figli e figlie, studenti dell’Università di Meiji e agli stimati docenti di questa nota università. Vorrei ringraziare il professor Fukuda per aver preparato questo incontro e per le sue parole introduttive. Vorrei anche ringraziare l’Università per il suo interesse nelle questioni dell’Africa.

In poche parole, purtroppo l’Africa è un continente che è stato devastato dall’era della schiavitù, dall’era del colonialismo e dall’attuale era dello sfruttamento straniero e delle interferenze nei suoi affari interni. L’Africa è un continente che è stato violato, tormentato e che è stato arretrato a causa degli atti malvagi degli altri in particolare i bianchi, i razzisti ed i colonialisti. Ora viene saccheggiata dalle corporazioni sfruttatrici occidentali e sioniste. Purtroppo, l’Africa vive nella miseria. L’Africa è una vittima della malattia, dell’arretratezza, della desertificazione e della siccità che risultano dalle emissioni di gas serra nei paesi industrializzati. Il riscaldamento globale che è il risultato diretto dell’inquinamento ha inciso negativamente sull’Africa. Tutte le potenze considerano l’Africa una preda facile. Stanno combattendo per essa.

L’America sta utilizzando il “potere duro” in Africa. E’ alla ricerca di basi militari. Sta parlando delle scoperte di petrolio e della loro protezione con la forza, come se questa terra non avesse dei popoli, dei proprietari e un futuro. A differenza dell’America, la Cina ricorre al potere morbido. Sembra che lo scopo della Cina sia quello di spopolare l’Africa al fine di trasferire la sua popolazione. L’Africa ha una superficie di 32 milioni di chilometri quadrati e la sua popolazione conta meno di un miliardo di persone. Questo porta a pensare che ci sia spazio in Africa per la popolazione in eccesso della Cina o dell’India. Purtroppo, questa è l’invasione fredda a cui l’Africa è sottoposta.

Il Giappone non ha una popolazione in eccesso da trasferire in Africa e nemmeno ricorre al potere duro come l’America. L’America interferisce negli affari interni, utilizza le minacce della forza militare, interferisce nelle elezioni e nella natura di governo. In Africa, l’America predica ciò che essa non pratica nei propri affari interni degli Stati Uniti. Questa è la situazione in cui l’Africa si trova.

Il Giappone è diverso. A differenza della Cina, non vuole esportare le persone. A differenza dell’America, non è un potere militare arrogante. Il Giappone potrebbe avere un approccio morbido e benefico nella sua cooperazione con l’Africa. Purtroppo, qui c’è un elemento molto importante. Ho sempre evitato di affrontare questo elemento con i miei amici giapponesi, per non offenderli. Io parlo sempre con franchezza, e metto i fatti di fronte ai popoli del mondo e non ricorro a sottigliezze in questioni di importanza vitale. Quando parlo del Giappone, mi rendo conto che potrei dire cose imbarazzanti riguardo ad una questione delicata. Questo è anche il motivo per cui ho evitato le interviste con i media giapponesi per non mettermi o mettere i miei amici giapponesi in una situazione imbarazzante. Tuttavia, mi avete chiesto di parlare con voi ed io sono grato per questo. Devo dire che il Giappone potrebbe svolgere un ruolo utile. Potrebbe beneficiare dall’Africa e da tutto il mondo. Spero che mi perdonerete se dico senza mezzi termini che, con grande rammarico, il Giappone non è un paese libero. Il Giappone è finito sotto l’occupazione americana dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo è stato vittima di due bombe atomiche. Era terrorizzato da quell’arma letale. E’ stato messo in ginocchio. Ha ceduto completamente davanti alla potenza militare travolgente ed arrogante dell’America. Da quel momento decine di migliaia di soldati americani hanno occupato il Giappone. Il numero dichiarato è di 50.000 truppe americane sostenute nella loro occupazione del Giappone da basi militari e dalla flotta americana nel Mar del Giappone. Dalla seconda guerra mondiale fino a poco tempo fa, il Giappone era completamente sotto il dominio americano. Era quasi una colonia degli Stati Uniti. La Germania è stata, in larga misura, nella stessa posizione. È profondamente umiliante che a grandi nazioni come il Giappone e la Germania, non sia consentito avere il loro proprio esercito come gli altri paesi del mondo. Ora che è stato consentito al Giappone di avere le sue proprie forze, è proibito chiamarle, l’Esercito Giapponese o le Forze Armate Giapponesi. Esse possono essere chiamate solo le Forze di Autodifesa. Questo è un tentativo deliberato di umiliare il Giappone; di negargli il diritto di chiamare le sue forze armate, la sua forza aerea e la sua flotta con il loro nome corretto, e di chiamarle solamente le forze di autodifesa. Questo è un insulto insopportabile. I giapponesi sono un popolo creativo. Essi sono in grado di competere con l’America nel campo della tecnologia. Essi possono competere con l’Europa e la Cina. Si tratta di un grande popolo che dovrebbe vivere nel rispetto a testa alta.

È strano che i giapponesi sembrino essere cari amici degli americani. L’America ha usato le bombe atomiche contro il Giappone. Gli effetti di quelle bombe continuano a fare del male ai giapponesi fino ad oggi. Come avete potuto essere amici con quelli che hanno utilizzato le bombe atomiche contro di voi, vi hanno insultato apertamente di fronte a tutto il mondo e vi hanno imposto la più umiliante delle restrizioni ? Come potete essere amici di coloro che hanno ucciso i vostri padri e nonni? Non sto chiedendo di fare prevalere l’inimicizia tra l’America ed il Giappone. Questa non è mai stata la mia intenzione. Tuttavia trovo strano sentire che il Giappone è un amico ed alleato dell’America. Questa amicizia, se esiste davvero, può solo essere stata imposta con la forza. Non credo che ci sia alcun amore per l’America nel cuore dei giapponesi. Non posso credere che il Giappone è un alleato dell’America. Il Canada o il Messico potrebbero essere gli alleati dell’America. Ma il Giappone è un paese in Estremo Oriente. Potrebbe essere un alleato della Cina, della Russia e delle Filippine. Non è possibile che sia un alleato dell’America, a meno che tale alleanza gli sia stata forzatamente imposta. Recentemente, dopo la sconfitta elettorale del Partito Liberale, sono stati scritti libri e si sono udite voci che chiedono quando il Giappone verrà liberato dell’egemonia americana e quando il Giappone dirà di no? Questa evoluzione è una prova che vi è stato un risveglio in Giappone ed un tentativo di ripristinare la sua dignità ferita. È una questione di profondo rammarico per me che l’avanzamento tecnologico e la superiorità del Giappone e la capacità creativa del suo popolo non siano riusciti a liberare il Giappone o a ripristinare la sua dignità. Resta una colonia americana ed un lacchè americano. Le basi militari americane avrebbero dovuto essere evacuate. Il Giappone avrebbe dovuto essere al pari dell’America. Il Giappone avrebbe dovuto essere libero di produrre armi per la sua autodifesa. Naturalmente io sono contrario alle armi e sostengo pienamente il disarmo. Appoggio pienamente la campagna di una delle vostre scuole per il disarmo e la pace. Tuttavia, se l’America si è arrogata il diritto di acquisire armi nucleari, allora il Giappone, più di ogni altro paese, deve avere il diritto di possedere tali armi. Deve avere un deterrente nucleare in modo tale da non essere attaccato da tali armi mai più. Il Giappone ha bisogno di liberarsi dalla dominazione americana e di diventare un paese veramente indipendente con le proprie forze per la autodifesa e per la difesa della pace mondiale. A meno che non lo faccia, sarà difficile per il mondo beneficiare pienamente della superiorità tecnologica del Giappone e della sua capacità creative. Il Giappone manca di fonti di energia e di ricchezza internamente ma gode di una capacità creativa stupefacente. Il Giappone ha bisogno di energia e di materie prime dall’estero. Se non è il padrone della sua propria attività, la sua libertà di movimento è fortemente ridotta. Seguo da vicino la politica del Giappone. Posso dire che il Giappone non aderisce alla posizione delle Nazioni Unite, a meno che la posizione sia di gradimento degli Stati Uniti. Ciò è umiliante. Per esempio, il Giappone potrebbe avere interessi con la Cina, l’India, la Corea del Nord, la Russia o la Libia, ma gli Stati Uniti vogliono che le Nazioni Unite prendano una posizione contro uno di quei paesi. Il Giappone agisce contro i suoi propri interessi e rapporti con quel paese. E’ costretto a prendere posizione nei confronti di tale paese solo per sostenere la posizione americana. Così, serve la politica americana a spese delle sue proprie relazioni con altri paesi. Supponiamo che il Giappone importi il petrolio dalla Libia. Ha bisogno di quel petrolio. Supponiamo ora che gli Stati Uniti prendano posizione contro la Libia alle Nazioni Unite. Chiederanno naturalmente al Giappone di adottare la stessa posizione. Non è nell’interesse del Giappone essere contro la Libia, perché importa il petrolio da lì. Ma l’America di fatto dice “non mi interessa degli interessi del Giappone. La mia unica preoccupazione sono gli interessi dell’America. Il Giappone deve votare con me a spese dei suoi propri interessi con la Libia “. Questo è solo un esempio. E’ veramente spiacevole. Pertanto, gli interessi vitali del Giappone sono minacciati perché è un satellite americano.

Vedo che la mappa del mondo viene ridisegnata. Date un’occhiata a questa mappa. C’è l’Unione europea che sta diventando uno stato unico con una moneta unica. E potrebbe avere un esercito unificato, una sola banca centrale e una politica estera unitaria. Stiamo lavorando per sviluppare l’Unione africana in un singolo stato. Lo stesso vale per l’America del Sud. Ci potrebbe essere un’unione o un nuovo spazio che comprenda qualcosa di simile ad un singolo stato. A nord di essa c’è lo spazio NAFTA che si svilupperà in qualcosa di simile ad uno stato che comprende gli Stati Uniti ed il Canada. Dall’altra parte dell’Asia, c’è la Federazione Russa che è uno stato gigante da solo. Altrettanto vale per l’altro gigante, la Cina. C’è il raggruppamento che comprende l’India, il Pakistan, il Bangladesh, il Bhutan, il Nepal, la Sri Lanka e le Maldive. In futuro, quando l’inimicizia tra l’India ed il Pakistan è dissipata, anche loro diventeranno un singolo stato. Poi c’è l’ASEAN con i suoi dieci membri, che si sta anche muovendo per diventare uno stato. Il che lascia il Giappone e le due Coree isolati. Che cosa ne sarà di loro? Il mondo si sta formando in questo modo e dove sarà il Giappone? Non forma uno spazio gigante per se ed ha bisogno di far parte di un tale spazio. Se non ci fosse stato nessun problema tra le due Coree da un lato, e tra la Corea del Nord ed il Giappone dall’altro, questi tre paesi avrebbero potuto formare la loro propria entità. In generale, vi è un punto interrogativo sul posto del Giappone nella mappa futuro del mondo. Dove sarà il Giappone? Non è una parte di nessuna entità gigante di quelle che compongono la mappa come l’ASEAN, l’UE, l’UA, il NAFTA, il Sud America o qualsiasi altra entità del genere. Avete bisogno di riflettere su questa questione: dove sarà il Giappone? Naturalmente il desiderio più grande dell’America è quello che il Giappone non pensi al proprio futuro e rimanga un satellite americano in modo tale che possa continuare ad essere utilizzato come appoggio per l’America alle Nazioni Unite e ad altri organismi internazionali. Le forze americane sono lì per terrorizzare ed intimidire il Giappone. Sono lì per ricordare al Giappone che deve rispettare le regole e che qualsiasi deviazione risulterà in un atto simile a quello che ha avuto luogo durante la seconda guerra mondiale. Il Giappone deve ricordare che queste forze esistono. Questa è la triste realtà.

Grazie per aver sollevato la questione. Io credo di aver cercato di rispondere alle vostre domande anche se brevemente. Ringrazio i miei figli e le mie figlie, gli studenti ed il professor Fukuda. Sono pronto a rispondere a qualsiasi domanda potreste avere.

– Professore Fukuda: “La ringrazio molto, eminente Leader”.

– Uno studente: “Ho una domanda per l’eminente Leader Al Gheddafi. I paesi africani hanno risorse naturali abbondanti. Tuttavia i tassi di crescita nel continente sono molto bassi. Qual è la causa di questa performance economica inferiore? ”

– Il Leader: “Ho già risposto a questa domanda, figlio mio. Ho detto che l’Africa è in uno stato molto arretrato a causa dell’era di schiavitù, l’era del colonialismo nel passato e l’era attuale dello sfruttamento estero e delle interference nei suoi affari interni. È colpita dai cambiamenti climatici. I paesi industrializzati distruggono il clima e gli effetti nocivi, come la desertificazione e la siccità, accadono in Africa. Ho anche detto che il Giappone potrebbe aiutare l’Africa, se fosse padrone dei suoi affari. Tuttavia il Giappone non è libero di gestire le sue relazioni con gli altri paesi a causa della dominazione americana. Questo è ciò che ho detto. Questa è la causa”.

– Uno studente: “ Recentemente l’amministrazione Obama ha deciso di aumentare le truppe da combattimento americane in Afghanistan. Credo che l’aumento non sarà utile. Credo che la situazione in Afghanistan continuerà a deteriorarsi e diventerà un grande pasticcio. Io personalmente sono contrario a quest’aumento. Qual è la Sua posizione Distinto Leader?

– Il Leader: “Grazie. La situazione è molto chiara. Il presidente Obama ha già annunciato che si ritirerà dall’Afghanistan nel 2011. La decisione sembra essere stata presa. L’aumento o la diminuzione delle forze non significa nulla. Il ritiro si svolgerà nel 2011. Ha usato il ritiro del 2011 come una giustificazione dell’aumento e della spedizione di 30.000 soldati di più in Afghanistan. E’ certo che i generali sono stati quelli che hanno consigliato ad Obama di farlo. Nella scienza militare c’è una cosa chiamata “coprire il ritiro”. Quando si vuole recedere da un certo punto, è necessario intensificare il fuoco e le azioni offensive su questo fronte in modo tale da distrarre il nemico e non premettergli di far fallire il ritiro. I 30.000 soldati inviati da Obama hanno come scopo di coprire il ritiro militare e strategico dall’Afghanistan.

Io credo che Obama sia diverso dagli altri presidenti americani bianchi. Egli ha condannato la guerra in Vietnam. Egli ha anche condannato la guerra in Iraq e l’ha ritenuta una guerra sbagliata. Ha annunciato che si ritirerà dall’Iraq. Questo non è mai stato detto prima da un presidente americano. Vorrei che egli dicesse lo stesso del Giappone e ritirasse le sue truppe dal Giappone. Deve di dire che il Giappone è un paese libero e che l’America non avrebbe dovuto occuparlo dopo averlo attaccato con le bombe atomiche. Gli americani hanno giustificato la loro presenza in Afghanistan con l’attacco del 11 Settembre a New York. Tuttavia egli ha detto che non sarà il custode dell’Afghanistan e nemmeno difenderà la sua sicurezza. Egli ha condannato il governo dell’Afghanistan ed ha dichiarato che è un governo corrotto. Ha detto che l’Afghanistan deve essere responsabile della propria sicurezza e che loro lo aiuteranno solamente a fare questo. Tutto questo sembra logico. Tutta la sua analisi ed il suo approccio alla politica internazionale sono stati molto logici finora. Mi sento a mio agio con le politiche di Obama. Ho avuto con i suoi predecessori le mie controversie che hanno raggiunto il livello di guerra aperta durante la presidenza Reagan. La ringrazio per la domanda.

– Uno studente: Ho letto il Libro Verde. Nel libro c’è qualcosa circa la diversità delle fonti di istruzione. Cosa vuole dire con questo? E qual è l’obiettivo principale del processo educativo? Attualmente vi è un dibattito in Giappone, circa il processo di educazione. Ci può dare qualche esempio circa l’obiettivo principale di tale processo?

– Il Leader: So che il Libro verde menziona l’istruzione, ma la tua domanda non è molto specifica. Non ho capito appieno ciò che volevi dire.

[Il Leader procede alla lettura del capitolo 3 del suo Libro Verde riguardo l’istruzione]. L’istruzione non è quel curriculum rigido ed i materiali classificati che i giovani, seduti in fila come te ora, sono costretti ad apprendere dai libri stampati e durante un’orario specificato. Questo tipo di educazione che è prevalente nella mondo di oggi è il contrario della libertà. L’istruzione obbligatoria che i paesi sono orgogliosi di imporre alla loro gioventù è un mezzo per sopprimere la libertà. Si tratta di un atto deliberato di soffocare i talenti delle persone. Esso impone determinate scelte sulle persone con la forza. È un atto dittatoriale che soffoca la libertà, perché impedisce alle persone di fare una libera scelta. Soffoca la loro creatività e la loro capacità di brillare. È un atto dittatoriale per imporre un certo curriculum sulle persone. E’ un anche un atto dittatoriale per alimentare con la forza le persone con determinati materiali. L’istruzione obbligatoria ed i programmi stabiliti sono un atto deliberato per rendere la massa ignorante. I paesi che impongono piani di studio formali ai loro popoli, sono paesi che opprimono i loro cittadini. I metodi di educazione che prevalgono nel mondo hanno bisogno di essere distrutti da una rivoluzione culturale che liberi le menti delle persone e ponga fine al condizionamento intenzionale dell’intelletto delle persone, della loro sensibilità e del loro gusto. Una lettura superficiale della mia dichiarazione potrebbe essere interpretata come un invito a chiudere le porte delle istituzioni educative. Ciò che significa è esattamente il contrario. Le mie dichiarazioni significano che la società deve mettere a disposizione tutte le forme di istruzione e che le persone devono essere lasciate libere di scegliere la conoscenza che vogliono. Se questo è lo scopo della tua domanda ti posso dire che il Libro verde si oppone alla imposizione da parte di ogni Stato di un curriculum formale ai suoi giovani. Il Libro verde propone di rendere le conoscenze disponibili e che i giovani debbano essere lasciati liberi di imparare quello che vogliono imparare. Se le donne ad esempio, desiderano imparare una certa disciplina che è più appropriata alla loro natura, questa disciplina dovrebbe essere disponibile. Anche le scuole che la insegnano dovrebbero essere disponibili. Le donne dovrebbero essere in grado di ottenere la formazione che è adatta alla loro natura femminile. Chiunque voglia imparare qualcosa deve essere messo in condizione di farlo. Ciò che succede ora è che ci sono programmi di studio pre-determinati; geografia, storia e scienze applicate, per esempio. Gli studenti sono costretti ad imparare questi argomenti. Tuttavia, mi piacerebbe vedere una perfetta libertà nel campo dell’istruzione. Supponiamo che uno studente voglia studiare scienze marine, non sarà possibile trovarle nel set di curricula. Questo è sbagliato. Le scienze marine dovrebbero essere disponibili nelle istituzioni educative. Ci deve essere una scuola secondaria e delle università che si specializzano in quella disciplina e gli studenti devono essere in grado di studiare la scienza marina dall’inizio. Un altro studente potrebbe desiderare di studiare la scienza spaziale. Perché dovrebbe imparare cose che sono estranee a tale disciplina? Perché non è possibile che egli si diriga direttamente a tale disciplina? Purtroppo, il mondo intero ha ora lo stesso curriculum per gli uomini e le donne. Questo è sbagliato. Ci deve essere un unico curriculum per gli uomini ed un’altro per le donne. Una donna deve essere libera di scegliere. Se lei intende seguire il curriculum degli uomini deve esserle consentito di poterlo fare. Se lei sceglie di non farlo, allora può prendere il curriculum delle donne che la conduca a una professione adatta alla sua natura femminile. Grazie per la sua domanda.

– Sig.ra Yaori Ki Kwiki, Presidente dell’Associazione Amicizia tra Libia e Giappone. Il nostro paese, Il Giappone, è un bel paese. Avete in programma di visitarlo?

– Il Leader: La ringrazio, Signora. Il Suo arabo è chiaro. La saluto per il Suo ruolo di Presidente dell’Associazione Amicizia tra Libia e Giappone e per rafforzare i legami di amicizia tra il popolo libico e quello giapponese. Sarà mio piacere visitare il Giappone nel futuro.

– Docente Fukuda: Eccellenza, se Lei decide di visitare il Giappone, Le estendiamo un invito per venire all’Università diMeiji e parlarci direttamente.

– Il Leader: Assolutamente. Se vengo in visita al Giappone, sicuramente visiterò la vostra università, se Dio vuole.

– Uno studente: L’ho ascoltata attentamente mentre parlava del ruolo americano nel mondo. La mia domanda è questa: gli Stati Arabi non sono stati in grado di risolvere i problemi tra i palestinesi e gli israeliani. Nonostante le loro risorse naturali, il loro petrolio, e l’effetto leva, questi Stati non sono stati in grado di risolvere la questione Palestinese. Perché no?

– Il Leader: Lei sa che Israele è sotto la protezione americana. La Sesta flotta Americana è nel Mediterraneo e sta lì per proteggere lo Stato Ebraico. Che ci crediate o no! C’è uno stato la cui esistenza dipende dalla protezione della flotta di un altro paese straniero! Non è nemmeno uno stato. Dal punto di vista del diritto internazionale, l’esistenza del cosiddetto Israele è illegale. Gli Israeliani ed i Palestinesi vivono sullo stesso pezzo di terra e cioè, la Palestina, che si trova tra il fiume Giordano e il Mediterraneo. Si tratta di una terra contesa. Nel 1948 la maggioranza della popolazione, i tre quarti della popolazione era palestinese. Meno di un quarto della popolazione erano israeliani. Sono riusciti a cacciare i palestinesi dalle loro case e hanno dichiarato unilateralmente uno stato chiamato Israele. Ciò è inammissibile in base al diritto internazionale. Nessuno può legalmente dichiarare lo stato su un territorio conteso. Tale dichiarazione e quello stato non avrebbero dovuto essere riconosciuti. È stato dichiarato unilateralmente su un territorio conteso. Una parte ha espulso quattro milioni di palestinesi ed ha portato immigrati da tutto il mondo per sostituire i palestinesi. Da un punto di vista giuridico internazionale, questa entità non avrebbe dovuto essere riconosciuta. Il suo riconoscimento è nullo e vuoto. Tuttavia, in ultima analisi, ciò che si chiama Israele, è un protettorato degli Stati Uniti. Si tratta di un’altro Stato degli Stati Uniti. Quando gli arabi hanno combattuto contro l’ente chiamato Israele, stavano in realtà combattendo l’America. Questo è accaduto in tutte le guerre arabo-israeliane in passato. L’America è sempre intervenuta dalla parte di Israele ed ha sempre messo tutte le sue capacità a disposizione di Israele. Perché? Forse a causa del controllo ebraico o israeliano delle banche, del settore finanziario o dei media in America. Le capacità dell’America sono a disposizione degli ebrei. Hanno messo pressione sulle amministrazioni americane in modo tale che serva i loro interessi. L’America è ormai quasi sotto il controllo ebraico. Questa è una cosa. Per quanto riguarda la soluzione pacifica, gli israeliani non la vogliono. Essi contano sul sostegno degli Stati Uniti. Se c’è una votazione in un forum internazionale, come andrà a finire? A favore degli Israeliani o dei Palestinesi? Se l’America chiede al Giappone di votare a favore di Israele, egli lo farà anche se le simpatie del popolo giapponese stanno con i palestinesi. Gli israeliani vogliono prima di tutto impedire il ritorno dei palestinesi che sono stati espulsi dalle loro case nel 1948 e nel 1967. In secondo luogo vogliono sterminare quelli che sono rimasti. Questa è una politica israeliana molto chiara.

La soluzione sta nel Libro Bianco che ho presentato al mondo. Le basi di questa soluzione sono la creazione di un unico stato democratico, il ritorno di tutti i profughi palestinesi alle case dalle quali sono stati espulsi e lo smantellamento dell’arsenale di armi di distruzione di massa di Dimona. Gli israeliani possiedono centinaia di testate nucleari. Nessuno al mondo ha detto una parola su queste armi. Nessuno ha chiesto il loro smantellamento. Nessuno è autorizzato a chiedere un controllo. Quando il presidente Kennedy ha voluto ispezionare il reattore di Dimona, lo hanno assassinato. E’ un dovere quello di smantellare l’arsenale nucleare di Dimona. La nostra speranza è che il Giappone usi i suoi buoni uffici con gli USA. Come vittima della bomba atomica e paese amante della pace, il Giappone dovrebbe sottolineare ai suoi alleati americani la necessità di smantellare le armi di distruzione di massa disponibili per gli israeliani a Dimona.

Il Libro Bianco che ho presentato al mondo chiede l’istituzione di un stato unico democratico, a condizione del ritorno dei refugiati e dello smantellamento delle ADM. Questo stato potrebbe diventare come il Libano, uno stato multi-razziale e multi-religioso. In questo modo possono vivere in pace. Quello stato potrebbe essere allora accolto tra gli stati arabi e potrebbe diventare un membro della Lega araba. Con elezioni libere ed eque, il presidente potrebbe essere palestinese o israeliano. Questo non sarà importante. La cosa importante è che ai palestinesi che furono espulsi deve essere consentito di tornare. La soluzione che ho presentato nel libro è lo stato di Isratine. Si tratta di un nome composto; la prima metà “Isra” deriva da Israele e la seconda metà “tine” deriva dal nome di Palestina. Questa, figlio mio, è la soluzione. È nel mio libro bianco. Se lo leggi lo troverai molto convincente.

– Il Professore Fukuda: Vorremmo tradurre il libro “Isratine” in Meiji University e diffonderlo il più possibile in Giappone.
– Il Leader: Sarebbe fantastico. Grazie.
– Il Professore Fukuda: Vorrei salutare il Grande Leader Al Gheddafi. La nostra speranza è che il Centro di Studi sulla Pace e il Disarmo presso l’Università Meiji contribuirà al rafforzamento delle relazioni tra il Giappone e la Libia. Chiediamo gentilmente al Grande Leader di sostenere i nostri sforzi per stabilire la ” cattedra di Al Gheddafi degli Studi per la Pace” dedicata all’insegnamento della Teoria del Grande Leader nel nostro centro.

– Il Leader: Io porgo i miei ringraziamenti più sinceri a voi, ai vostri colleghi ed ai miei figli, gli studenti. Vi ringrazio anche per il suggerimento di istituire la cattedra nella vostra università. Io sosterrò questo sforzo. Sono un amico della vostra università e spero che mi consideriate un membro della sua facoltà.

Sono a vostra disposizione in qualsiasi momento. Spero che ci incontreremo di nuovo tramite il collegamento via satellite. Se dovessi venire in Giappone, in futuro, il primo posto che visiterei sarebbe l’Università di Meiji.

RICORDARE LA JAMAHIRIYA LIBICA

DI ALEXANDER MEZYAEV
strategic-culture.org

La Libia uno stato autosufficiente e prospero è collassato due anni fa. Riporta alla memoria i drammatici eventi e ciò che hanno prodotto. Prima di tutto, è stato un nuovo tipo di guerra, una «rivoluzione virtuale» e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite erano basate su …la revisione delle sequenze di un film Tv.

Dopo l’adozione della risoluzione numero 1970 da parte del Consiglio di Sicurezza ONU, il Consiglio ONU per i diritti umani ha inviato in Libia la Commissione d’indagine indipendente. Il governo libico acconsentì alla visita di tutti i posti dove sarebbe stato aperto il fuoco su chi protestava pubblicamente. I membri della commissione furono autorizzati ad andare ovunque volessero recarsi e loro … in tutta fretta lasciarono il paese.

Gheddafi li invita per un incontro, ma essi nemmeno attesero fino ad allora! Non seguì alcun’altra indagine da parte della «comunità internazionale ». Vladimir Chamov, ex ambasciatore russo in Libia (2008-2011), scrisse, «la menzogna usata dalla NATO per giustificare la sua Guerra contro la Libia fece impallidire persino quella inventata come pretesto per invadere l’Iraq».

Egli sa di cosa parla, visto che è stato anche ambasciatore russo in Iraq. La risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza ONU prefigurava la possibilità di «qualsiasi azione» contro la Libia. Vi si dice che la Russia commise un grande errore astenendosi mentre il Consiglio di sicurezza votava per la risoluzione N 1973. E i diplomati russi, incluso Oleg Peresypkin, ex ambasciatore russo in Libia (1984-1986), dicono che era del tutto possible opporsi al testo prima della votazione. Infatti, per la prima volta nella storia del diritto internazionale qualsiasi stato poteva adottare qualsiasi misura contro la Libia. Le parole usate erano di sfida, necessitavano un lavoro di rifinitura , di precisazione, ma … ciò non è mai accaduto.

Per la prima volta nella storia, il caso di un paese fu sottoposto alla Corte penale internazionale, per quanto la Libia non vi avesse nemmeno aderito.

Dopo gli eventi in Libia, i risultati elettorali e la conformità al diritto interno hanno cessato di essere criteri per giudicare la legittimità del potere esercitato dallo Stato. Erano le dichiarazioni di capi di stato stranieri (il Presidente degli Stati Uniti, per esempio) che ora contavano.

Le cosiddette rivoluzioni arabe hanno arrecato parecchi danni agli interessi della Russia. Senza dubbio, la cooperazione col mondo arabo era benefica, ora invece sono andati perduti molteplici contatti. Pavel Akopov, presidente dell’Associazione dei diplomatici russi ed ex Ambasciatore russo in Libia, ricorda, «Gli economisti sovietici misero a punto un sistema di concessione di crediti per gli stati arabi. Un prestito decennale veniva concesso a un tasso di interesse del 2.5%. Era possibile pagare con i beni prodotti dall’industria del paese o dale imprese costruite con l’aiuto fornito dall’Unione sovietica a scapito dei prestiti. Questo era il modo in cui esportavamo prodotti dell’industria ingegneristica ». Il modello di sviluppo di relazioni bilaterali benefiche per ambo le parti si è rivelato così attraente da essere copiato in Occidente.

Per la Russia la Libia è stata la perdita più grande nel Medio Oriente.
L’ex ambasciatore russo in Libia (1991-1992) Veniamin Popov dice che attraverso il riscatto dei prestiti la Libia pagava alla Russia più di ogni altro paese nella storia della cooperazione economica tra l’ USSR ed altri stati. I libici pagavano sempre con denaro contante, altrimenti, esportavano riserve di petrolio. Il greggio libico è un prodotto di elevata qualità, essendo praticamente privo di zolfo.
Secondo Alexey Podzerob, ex Ambasciatore russo in Libia (1992-1996), persino estinguere parte del debito era conveniente visto che il denaro veniva usato per piazzare ordini per l’industria russa!

L’eliminazione della Libia è un crimine contro lo stato, ma anche un tentativo di decretare arbitrariamente un nuovo diritto internazionale. Gli eventi in Mali sono una diretta conseguenza di ciò che è successo in Libia. Il caso è stato già trasferito alla Corte penale internazionale, e ciò non appena il Presidente legalmente eletto è stato rovesciato. Il 19 febbbraio 2013 la Commissione internazionale indipendente d’indagine dell’ONU ha consegnato un rapporto al Consiglio di sicurezza ONU nel quale si raccomandava fortemente di sottomettere la situazione in Siria all’attenzione della stessa Corte. La Commissione ha riconosciuto che «I gruppi armati anti-governativi hanno commesso crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, sequestro di persona ed aggressione a cose oggetto di tutela. Continuano a mettere in pericolo la popolazione civile posizionando obiettivi militari all’interno di aree civili ». E ancora, secondo la Commissione «Le violazioni e gli abusi commessi dai gruppi armati anti-governativi non hanno comunque raggiunto l’intensità e la portata di quelli commessi dalle forze governative e dalle milizie affiliate ». (1) Peraltro, Carla Del Ponte, ex procuratore capo di due tribunali ONU di diritto penale internazionale, è un membro della Commissione. Considerando casi di guerra civile, ha reso una persecuzione unilaterale una norma di «giustizia» internazionale.

Le lezioni della Libia devono essere tratte per rettificare errori. Parlando in conferenza-stampa alla fine di dicembre 2012, il presidente Putin ha detto che la Russia non avrebbe ripetuto l’errore. Secondo lui, «Non appoggeremo alcun gruppo armato che cerchi di risolvere problemi interni con l’uso della forza ». Egli ha anche rilasciato una dichiarazione che non poteva passare inosservata. Parlando in conferenza-stampa a Copenhagen nel 2011 disse che nessuno aveva il diritto di interferire nei conflitti interni altrui. Oggi questa presa di posizione acquista un significato specifico. L’intervento internazionale in altri paesi non è più trattato alla stregua di un’interferenza in affari interni. La posizione resa pubblica da Putin richiede di lasciarsi alle spalle decisioni fittizie e arbitrarie presentate come atti legali e di tornare al vero diritto internazionale. È qualcosa che va ricordato da tutti i sostenitori di un «nuovo» sistema legale internazionale parallelo.

* * *

L’eliminazione della libica Jamahiriya del Grande Popolo Socialista è stata la fine di un progetto mondiale di ampia portata, un modello alternativo di società …

Ricordando la Jamahiriya libica non si dovrebbe dimenticare il fondatore del paese che ha sacrificato la propria vita per essa. Muammar Gheddafi è morto e lo ha fatto con dignità. Aveva riflettuto sulla morte a lungo. Quasi quaranta anni fa la sua famosa storia chiamata Morte vide la luce. In essa egli si interroga se la morte sia maschio o femmina. Dal punto di vista della filosofia di Gheddafi la differenza è significativa. Se la morte è maschio ad essa bisogna opporsi ad ogni costo, se è femmina– allora bisogna abbandonarsi ad essa. La storia dice che la morte può assumere qualsiasi forma ed è la forma che definisce le tue azioni. Il capo della Jamahiriya libica ha agito come avrebbe dovuto così come descritto nella sua toccante storia.

(1) Il testo completo del rapporto della Commissione d’indagine ONU è disponibile sul sito web dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani: http://www.ohchr.org/ Documents/ HRBodies/ HRCouncil/CoISyria/A.HRC.22.59_en.pdf

Alexander Mezyaev
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/03/04/remember-libyan-jamahiriya.html
4.03.2013

Traduzione per http://www.Comedonchisciotte.org a cura di ALE EL TANGUERO Fonte:http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11598

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/ricordare-la-jamahiriya-libica.html

Libia 2011: la NATO stermina il 2% della popolazione di Sirte

  • La Nato stermina il 2 per cento di una città popolata
    [13.10.2011] di Lisa Karpova Pravda.Ru (trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks)

Il continuo bombardamento genocida della NATO è riuscito a sterminare il 2 per cento della popolazione della città di Sirte, tra cui 1.000 bambini. Come può questo, nell’opinione di qualcuno, essere considerato “proteggere” i civili?

In verità, gli unici che la Nato sta “proteggendo” sono i suoi scagnozzi criminali terroristi in modo che essi possano creare scompiglio e disastro totale su una popolazione ostile che li odia e odia tutto quello che rappresentano: terrorismo, omicidio, distruzione, crimine, stupro, furto, tradimento e che invitano le potenze coloniali crociate ad impadronirsi del paese in modo che possano ottenere un guadagno economico personale.

La NATO intraprende contro la verità una guerra. Tutti noi sappiamo quanto quella lo riveli. La Libia è ridotta ad una sola presa di comunicazione*, mentre gli aggressori crociati hanno numerosi canali [d’informazione]. Tuttavia, sono spaventati a morte da quest’unico faro di verità e follemente cercano di bloccare il segnale e porre il silenzio su quello e su tutti coloro che osano dire la verità.

La NATO sta combattendo una guerra contro la libertà. La NATO sta combattendo una guerra contro la democrazia. Sono tutte guerre che la NATO non potrà mai vincere, non importa quanto bombardano duramente gli eroici combattenti per la libertà. La Libia rimarrà verde ora e sempre.

Quasi ogni singolo quartiere della città di Sirte è stato colpito dalle bombe della NATO. I soccorritori che cercano di salvare gli altri sepolti sotto le macerie sommariamente vengono bombardati o mitragliati dai piloti di elicottero della NATO. Forse l’Onu dà alla NATO il diritto di fare questo?

Dove è la voce delle Nazioni Unite, adesso?

Un’altra buona domanda sarebbe: esattamente cosa sta facendo la spazzatura delle SAS nel tentare di entrare a Sirte? Fortunatamente la resistenza ha ucciso 16 di loro e ne ha preso 44 come prigionieri. Questa è una violazione delle risoluzioni Onu 1970 e il 1973, che chiaramente stabilisce, “nessuna truppa sul terreno.” Eppure qui ci sono questi invasori schifosi che cercano di entrare a Sirte e fare quello che hanno fatto in altre parti del paese:

Agendo così come terroristi, includendo mutilazioni e decapitazioni di persone, quando non le assassinano subito direttamente.

Solo alla fine della scorsa settimana, la NATO ha dato l’annuncio che la sua campagna di bombardamenti incessanti sarebbe continuata. Hanno indicato che i bombardamenti sarebbero continuati fino a quando ogni opposizione fosse stata eliminata e messa a tacere, o fino a quando l’inetto terrorista criminale, Consiglio Nazionale di Transizione, non chiederà loro di fermarsi.

Sappiamo, naturalmente, che il CNT, non potrà mai chiedere loro di fermarsi. Sono incapaci di sconfiggere la resistenza, stanno prendendo una sonora bastonata.
Così quello scenario è lontano dalla realtà.

La linea di fondo è che con circa il 98 per cento della popolazione libica che sostiene il governo della Jamahiriya e Muammar Gheddafi, la NATO dovrà uccidere il 98 per cento delle persone in Libia con questa logica.

Nemmeno i nazisti scesero a questo livello di genocidio omicida. Proprio ieri, c’erano 40 schifosi, brutali bombardamenti aerei sull’eroica città di Sirte, che hanno preso di mira tutte le aree civili.

Questo mondo è davvero disgustoso. Cosa si intende fare per fermare questa discesa nella barbarie totale?

Qualunque sia la guerra o la catastrofe che colpisce questo pianeta, io davvero non ne voglio sentire parlare se non si alzano voci di protesta. Nemmeno voglio sentire lagnanze o lamentele dai futuri obiettivi della NATO  che potrebbero non solo esser stati in silenzio, ma addirittura complici dei crimini della NATO.

Hanno riconosciuto i terroristi come il governo della Libia?
Nessuna simpatia allora.

http://english.pravda.ru/opinion/columnists/13-10-2011/119324-NATO_exterminates_2_percent_of_populated_city-0/

(* la televisione ARRAI-TV – è stata attaccata dalla NATO, attraverso un potente “disturbo elettronico” di mezzi aerei e fino ad ora la TV non è riuscita ad andare in onda)

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/14/la-nato-stermina-il-2-per-cento-di-una-citta-popolata/

La vera situazione sul campo in Libia nel 2011

(Redazionale del 22/08/2011)

Analisi e testimonianze da Tripoli:

in Redazione con Jacinta Ryan

Redazionale di LibyanFreePress
22 agosto 2011, ore 18.00

Nel Video nell’ articolo originale ( che è stato fatto sparire): Intervista con Thierry Meyssan

Crepitii di armi da fuoco, boati d’esplosioni, deflagrazioni delle bombe sganciate dalla North Atlantic Terrorist Organization (NATO), misti a notizie frammentate, a volte confuse e contradditorie, su quel che realmente accade a Tripoli, sono gli ingredienti di questi momenti di tensione e apprensione per la sorte della Libia e della sua popolazione sin’ora in sintonia col governo legittimo di Tripoli, inclusi gli amici e corrispondenti che aiutano questa piccola redazione a diffondere il maggior numero possibile di informazioni e video, in tutte le lingue e ad ogni latitudine, per rompere il muro di omertà e falsità che circonda questa sporca guerra d’aggressione coloniale, in pieno terzo millennio.
Perchè, oltre alle bombe euro-americane sganciate sulla Jamahiriya, il punto forte di questa guerra è la malainformazione, la disinformazione, la manipolazione degli avvenimenti e la creazione di notizie false.
E lo scopo e motivo d’esistere di questa piattaforma per la diffusione di news-on-line è infatti proprio quello di contrastare la mafia mediatica euro-yankee.
Per meglio decifrare gli ultimi avvenimenti, questa mattina abbiamo parlato con la nostra amica e stretta collaboratrice, Jacinta Ryan, free-lance australiana, sposata con un libico, professore della “Alfateh University”, che da sei anni è residente nel centro di Tripoli, a due passi dalla Piazza Verde, la quale ci ha raccontato ed evidenziato particolari importanti.
Intanto una cosa è chiara: i mercenari Nato-Al Qaedisti, i così detti “ribelli” (dalla stampa asservita) di Bengasi, non hanno affatto il totale controllo della capitale.
E’ vero che i giornalisti forestieri sono assediati al Rixos Hotel, ma sino a ieri sera si poteva ancora, facendo molta attenzione ai “cecchini umanitari Nato”, entrare ed uscire dall’albergo. Questa mattina ancora Thierry Meyssan aveva parlato al telefono con Jacinta Ryan, per confermare che tutti all’interno dell’hotel stavano bene, che alcuni dirigenti politici e membri del governo di Gheddafi erano ancora al suo interno, ben armati, e che i bombardamenti Nato erano momentaneamente cessati.
Tutti attenderebbero una scorta di veicoli ONU (non Nato, viste le frequentazioni poco raccomandabili jihadiste) e delle organizzazioni “umanitarie” ancora presenti a Tripoli, per poter raggiungere le rispettive ambasciate, l’aeroporto o il porto.
“Attenderebbero”, al condizionale: perchè in realtà nessuna delle “forze umanitarie” ha la volontà e capacità di effettuare una sortita dalle proprie residenze diplomatiche per raggiungere i giornalisti e trasferirli in luoghi più sicuri. E’ stato infatti loro detto di trovare il modo di raggiungere, con mezzi propri, le ambasciate.
Particolarmente a rischio sarebbe la posizione di 4 o 5 giornalisti, gli unici che abbiano avuto il coraggio e l’onestà intellettuale di raccontare e analizzare gli avvenimenti degli ultimi mesi senza bavagli politicamente corretti.

Tutto il resto delle decine di corrispondenti per le varie testate giornalistiche internazionali, TV e Stampa, non correrrebbero invece alcun rischio, essendo stati visti esultanti, indice e medio della mano alzati a “V”, in segno di vittoria, sfacciatamente, e durante la conferenza stampa del dr. Moussa Ibrahim di ieri, il quale denunciava in tale occasione le centinaia di civili ammazzati dai bombardamenti Nato, implorando le nazioni e le popolazioni del mondo ad intervenire nelle opportune sedi per chiedere ai propri governi di porre fine al massacro.
Testimoni oculari, tra cui Jacinta Ryan, hanno assistito alla vergogna, etica e professionale, del sabbah mediatico di prezzolati scribacchini e mezzi busti, i quali, dopo essere stati trattati con guanti di velluto, protetti, rispettati e agevolati nel proprio lavoro di informazione, vilmente si prendevano beffe di chi li aveva sin’ora ospitati, di chi si era fidato della loro inesistente professionalità, e macabramente gioivano della sopraffazione di decine, centinaia, migliaia di vite di civili, uomini, donne, bambini, democraticamente massacrati dall’impero del crimine per il New World Order.
Una vergognosa accozzaglia di cialtroni e parassiti mediatici, stipendiati profumtamente dai contribuenti, occidentali e petrol-monarchici (canone-tasse-pubblicità), danzano sui cadaveri della gente di Jamahiria e presto continueranno il loro lavoro di brainwashing nelle vostre putride ed inquinate metropoli. Riceveranno probabilmente, per questa prova di fedeltà ai banksters di Wall street, un avanzamento di carriera ed un aumento di stipendio.
Intanto la popolazione di Tripoli se ne sta barricata in casa, perchè, nonostante la situazione sia ancora fluttuante, restano sparsi qua e là troppi focolai di guerra, cecchini appostati e nascosti,  ed i check-points governativi sono il bersaglio preferito dell’aviazione euro-yankee.
Ma la gente di Tripoli ancora crede sia possibile ricacciare le bande di predoni che vorrebbero impossessarsi del potere, e resiste, insieme ai militari fedeli al governo di Muammar Gheddafi. Tutti sono armati e pronti a reagire. Nessuno vuole abbandonare le case e farsi prendere, come vorrebbero i comandi Nato, dal panico.
L’autorità di Tripoli ha intanto ripristinato l’uso di internet, anche se la linea è debole e instabile.
Inoltre sono stati automaticamente ricaricati, di 50 dinari l’uno, tutti i telefoni cellulari della popolazione.
Ora ditemi: avete mai sentito parlare di un tiranno che, in un momento di attacco da parte della popolazione insorta contro di lui, distribuisca a tale popolazione armi, ricarichi loro i cellulari affinchè possano restare meglio in contatto, faciliti l’accesso ad internet?
Veramente uno strano tiranno.
In qualsiasi modo vadano le cose nelle prossime ore, anche se tutto volgesse a discapito della legittima autorità di Jamahiria, quella della leadership di Muammar Gheddafi, una cosa ci è chiara: non abbiamo assistito ad una “rivoluzione” popolare e spontanea, ma ad una pianificata manovra militare e di intelligence,  per destabilizzare l’area afro-mediorientale sensibile geostrategicamente ed appetibile per via delle immense ricchezze energetiche.
Ed infine i “rats” di Bengasi, che non godono dell’appoggio popolare e dell’approvazione delle tribù libiche, nulla avrebbero potuto senza il preponderante aiuto militare delle nazioni più forti ed organizzate dell’occidente coalizzato, senza parlare della connivenza fratricida delle petrolmonarchie arabe.
Per concludere: tutte le cose che vi abbiamo appena narrato erano state da Jacinta Ryan raccontate pure ad un “giornalista” de “La Repubblica”, con la speranza che potessero raggiungere un più ampio pubblico anche in Italia. Ma non essendo esse nella vulgata desiderata e temendo il corrispondente per il proprio stipendio e carriera, sono state cestinate.
Se questi sono uomini…

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Manifestiamo in questa tragica occasione tutta la solidarietà e amicizia nei confronti dell’eroica popolazione di Tripoli e di tutta la Libia, del legittimo governo della Jamahiria, del colonnello Muammar Gheddafi e dei fedeli patrioti libici.

Redazionale di LibyanFreePress
22 agosto 2011, ore 18.00

Jacinta Ryan può essere contattata, in inglese, presso libialibera@gmail.com

 

Preso da: https://libyanfreepress.wordpress.com/2011/08/22/testimonianze-da-tripoli-redazionale-del-22082011/

I tragici segni della cospirazione

Non c’è bisogno di essere un convinto seguace di David Icke, il famoso ex anchorman della BBC che gira il mondo a diffondere le sue rivelazioni sulla grande cospirazione degli “Illuminati”, per rendersi conto che la maggioranza dei grandi avvenimenti mondiali non ha certo una origine casuale, né scaturisce dalla evoluzione spontanea di circostanze non inquinate e non dirette ad arte da una regia occulta.
Per esempio, la  CIA, il servizio segreto USA, la cui storia è costellata di azioni criminali di ogni genere, ci fornisce diversi esempi a proposito. Per ricordarne uno, è rimasto un caso eclatante quello che ha visto il famigerato ente di spionaggio ingannare gli americani ed il mondo intero quando nel 2003 ha confezionato la falsa prova che l’Iraq detenesse armi di distruzione di massa, fornendo l’unico appiglio utile a Bush figlio per scatenare la seconda guerra del Golfo, con tutto ciò che ne è conseguito.
Forse perché non è venuta ancora una ammissione ufficiale da parte dell’attuale presidente USA, il nostro sistema informativo si guarda bene dallo spiegarci come gli americani abbiano negli ultimi anni costituito una vasta rete di enti ed organizzazioni, più o meno governative, con il preciso compito di finanziare ed organizzare le varie rivoluzioni colorate nelle ex repubbliche sovietiche, a cui abbiamo assistito negli anni scorsi e che abbiamo creduto essere il frutto di moti popolari volti alla definitiva conquista della “democrazia”, trattandosi invece di rivoluzioni artificiali con l’ausilio di leader politici corrotti, al solo scopo di sottrarre quelle repubbliche all’influsso della Russia.

Lo stesso è stato tentato nei confronti dell’Iran, l’attuale obiettivo primario nel mirino degli Usa, quando si è tentato di innescare la rivolta contro Ahmadinejad con l’ausilio strategico di Twitter, il social network dei messaggi brevi, che all’improvviso ha spedito milioni di sms, annunciando l’inizio della sommossa, in modo da innescare un moto di popolo simultaneo in tutto l’Iran, cosa poi miseramente fallita. Come è fallito il tentativo di inscenare la falsa morte della falsa ragazza di nome Neda durante una manifestazione antigovernativa, una messa in scena scoperta da molti blogger in tutto il mondo, tra cui modestamente anche il sottoscritto. Come è anche fallito il tentativo di far montare una protesta mondiale per la supposta condanna a morte della adultera omicida Sakineh, una bufala scontratasi con le condanne realmente eseguite di altri condannati veri americani a cui nessuno si è azzardato a dedicare il minimo pensiero. Tutto questo mentre ancora adesso restano esposte le gigantografie della donna iraniana sui balconi municipali di mezza Italia e mezza Europa, come a volere ammettere  che “coglioni si nasce…”.
Ora, è un caso che la speculazione finanziaria americana e mondiale, dopo aver innescato l’ultima crisi economica, stia dirigendo con maestria la irrefrenabile ascesa dei prezzi delle materie prime, con in testa i prodotti alimentari?  Certo, potevamo pensare che fosse solo l’ennesimo modo di far soldi a palate e basta, almeno fino a quando non è scoppiata la rivolta tunisina a causa del forte rincaro del prezzo del grano e del pane. Le cose sono divenute ancora più chiare in queste ultime settimane, avendo assistito all’allargamento delle rivolte all’Egitto, al Bahrein ed infine alla Libia di Gheddafi.
Proprio in Libia l’apparato disinformativo sta ora facendo la sua parte, descrivendo bagni di sangue esagerati con molte migliaia di vittime, spacciando vecchie foto di cadaveri di clandestini naufraghi, che venivano seppelliti sulle spiagge, per false fosse comuni in cui verrebbero ammassati i corpi di migliaia di rivoltosi uccisi dal colonnello nei giorni passati. Tutto questo per far montare l’indignazione della opinione pubblica mondiale, condizione necessaria per giustificare quanto è già stato previsto, cioè l’intervento militare della Nato in Libia ed in tutti gli altri Stati nordafricani e medio-orientali nei quali le rivolte non dovessero concludersi nei modi e nei termini voluti dai grandi “burattinai” che nell’ombra ordiscono indisturbati e a proprio piacimento.
Governo americano e tutti i governi controllati, alta finanza, massoneria, lobbi ebraica, potentati economici e criminali, politici corrotti, sette e club segreti, mondialisti di ogni risma ed organi informativi, questi soggetti agiscono a vari livelli, in sintonia ed in modo coordinato come diretti da una unica regia. E’ una ragnatela efficientissima che avvolge tutto il mondo e tutti costoro sono i fili che la compongono, mentre il ragno è il ristretto gruppo degli “Illuminati”.
Si comprendono pienamente gli accadimenti mondiali se si tiene presente il vero scopo degli Illuminati: instaurare il nuovo ordine mondiale, cioè un governo unico mondiale che controllerà tutta l’umanità. Organizzazioni come l’ONU e la UE sono solo i primi passi, poi si arriverà gradualmente alla unione di USA e UE e così via…Ed è chiaro che un simile progetto debba passare per la distruzione degli stati nazionali, delle comunità distinte di popoli e della possibilità di autodeterminarsi di ogni nazione.
Questo è un processo occulto che va avanti ormai da diversi secoli ma che negli ultimi decenni ha subito una brusca accelerazione. Il fascismo è stato finora il più strenuo oppositore degli illuminati, pagando un prezzo altissimo, come sappiamo. L’unica speranza quindi, è che da un fascismo risorto torni la lotta senza quartiere a queste forze occulte, prima che sia troppo tardi.

NOTA PERSONALE: Io mi dissocio dalle parole sul fascismo!! ma per il resto è un’ analisi che non fa una piega.
Fonte:http://www.avehesperia.it/blog/2011/03/05/gli-illuminati-ed-i-tragici-segni-della-cospirazione/

DALLA LIBIA CON AMOREFURORE, di Fulvio Grimaldi

28 maggio 2011

Tra Gheddafi e Mladic, l’onore di Tripoli, il disonore del “manifesto”

Torno da Tripoli, Libia, con nelle orecchie ancora lo schianto delle bombe che hanno incenerito, secondo la Nato, “otto navi da guerra di Gheddafi che sparavano sui civili di Misurata” che poi, quanto a quelle che ho visto esplodere e incenerirsi nel porto commerciale di Tripoli, erano due motoscafi della Guardia Costiera, fermi lì causa blocco navale Nato fin da quando li vedevo dal vicino albergo a metà aprile, e un cargo da trasporto pieno di rifornimenti per un popolo che si vuole gaza-izzare. Basta vedere le file chilometriche delle auto ai distributori di benzina, nel paese più ricco di petrolio di tutta l’Africa, per capire che paralisi e agonia tipo Gaza o Iraq è nei piani di chi dall’ONU era stato autorizzato soltanto a inibire voli e uccisione di civili. Le raffinerie erano già poche e ora sono in massima parte sotto controllo dei mercenari Nato di Bengasi. Si incomincia a non riuscire più a raggiungere la scuola, l’ospedale, il mercato, gli uffici, i parenti, il lavoro. E da fuori la grande armata Nato, che fa affogare i migranti in fuga dalla Libia perché l’aggressione gli ha fatto perdere lavoro, casa, scuola, sanità, dignità, blocca perfino la benzina per i trasporti privati (i mezzi armati corrono su nafta), come anche farmaci e soccorsi di ogni genere. Hanno imparato dall’assedio di Gerusalemme. Poi Goffredo da Buglione è entrato e ha ammazzato i morti di fame e di sete. Tutti.

E pensare che Gheddafi stava realizzando l’Ottava Meraviglia del Mondo, come la chiamavano i tecnici, pescando dal mare fossile sotterraneo di acqua dolce, con seimila chilometri di acquedotti a ragnatela su tutto il territorio, acqua d’irrigazione e potabile per sei milioni di libici e per mille anni. Già, sei milioni da decimare alla maniera di Graziani che, a forza di veleni nelle acque e iprite in testa, fece fuori un terzo della popolazione libica. Da decimare oggi quasi tutti, giacchè cinque milioni insistono a riconoscersi nel governo sovrano della Jamahiriya, repubblica popolare socialista delle masse, mentre solo un milione è sotto dominio dei tagliagole monarco-integralisti bengasiani che ogni due per tre, non avanzando di un metro causa deficienza di consenso popolare, invocano più bombe Nato sul proprio popolo. E di questo milione vai a sapere quanti di cuore e cervello e non per terrore da pogrom sostengono i vendipatria assoldati dai predatori planetari. Se è vero, come nessun organo d’informazione si è peritato di riportare, ma come abbiamo visto alla tv libica (voce da sopprimere), che a Bengasi è in corso una rivolta contro i “giovani rivoluzionari” del “manifesto” e che in tanti quartieri risventolano le bandiere verdi della libertà. Non è bastato, agli sgherri di Sarkozy e ai fantocci di Obama far fuggire 70mila persone dalla città, eliminare centinaia di famiglie che non condividevano una “rivoluzione” nel nome della Sharìa e di Bill Gates e sgozzare tutti i lavoratori neri incontrati per strada.

Viaggio verso casa e mi circondano gli spettri dei 19 morti ammazzati nel sonno la sera dopo il glorioso assalto alle barchette. “Colpito il compound di Gheddafi” con 15 incursioni in mezz’ora. Sarà. In quel caso hanno massacrato qualcuno delle migliaia di ragazzi, donne, patrioti, che ogni notte stanno lì a cantare e a sfidare nei luoghi-simbolo del loro leader, dove ovviamente non c’è più alcun bunker (quelli stanno tutti a Washington) e che è già stato sbriciolato ripetutamente, alla faccia di quegli impertinenti scudi umani. Ma, visto che il famoso compound, già bombardato dal pirata Reagan nel 1986, sta in mezzo alla città, magari hanno mirato proprio all’attraente agglomerato di case e di vite civili che lo circondano. Me lo fa immaginare, e nemmeno tanto a pene di segugio, quel palazzo polverizzato tra le cui macerie e disegni di bambini per terra e sugli alberi, tra le ultime mura sbrecciate ancora perpendicolari, avevo incontrato i resistenti Ali Mohamed Mansur, Nuri Ben Otman e Leila Salah Ashur. Il primo presidente del’Associazione di Amicizia Libia-Palestina, il secondo segretario dell’Associazione di Amicizia Italia-Libia (!), la terza presidente dell’Associazione delle Donne Libiche (“Con Gheddafi le donne di Libia sono diventate donne vere, da fantasmi che erano, sono diventate la componente di maggior peso della società”).

Già, quell’edificio, a due passi dal mio albergo, sulla passeggiata del lungoporto e in pieno nuovo quartiere residenziale, scaturito dal piano “650mila nuove case popolari” del governo Gheddafi, ora interrotto dalla missione umanitaria “protezione dei civili”, era frequentato da gente così. Era il palazzo che ospitava alcune delle organizzazioni che da noi si chiamano della “società civile”. Ovvio obiettivo per chi punta a “strutture militari e governative”. Bersaglio da privilegiare per quel gaglioffo britannico, comandante in capo, che annuncia “e ora diamoci dentro contro le infrastrutture di Gheddafi”. Quali infrastrutture più strategiche che dei bambini, magari orfani, magari down, magari disabili? C’erano quelli della Palestina (e si capisce l’accanimento della Nato, braccio armato anche di Sion), quelli delle amicizie con altri paesi (compresi i paesi che gli stanno infilando pugnalate nella schiena a protezione degli amici in zona che tagliano gole), quelle delle donne, quelli degli orfani, disabili e down da assistere e istruire. Ho una ripresa che fa la panoramica dall’insegna “Istituto per l’avanzamento dei bambini con sindrome down” al fondo del corridoio nel quale si rovesciano le macerie dei tetti sfondati e dal quale si intravvede il giardino dei giochi, ora frequentato da palme spezzate e ferraglia contorta. Civili da salvare. Sento dire: “I nostri bambini non sono più qui, si sono dispersi, chissà come faranno ora. Ma noi restiamo qui, tra mobili sfasciati e mura pericolanti, nelle polvere delle macerie. Siamo legati a questo posto, non diamo a nessuno la soddisfazione di lasciarlo, anche se ci scagliano altre bombe in testa. I bambini presto o tardi torneranno”. Così si parla dalla parte di Gheddafi.

Appunto, c’è società civile e società civile. Quella nostrana è melma collaborazionista, quella loro sono 2000 capitribù, in rappresentanza di tutte le tribù libiche, che a Tripoli hanno confermato la loro fedeltà al governo legittimo, smascherato l’ipocrisia dei salvatori di civili, denunciato gli ascari del nuovo colonialismo. Quella loro sono le migliaia di donne riunite in assemblea per respingere ricatti e divisioni, resistere in difesa del loro paese e delle conquiste realizzate, e che poi sono marciate sul fortino della sparuta stampa internazionale presente (stanno tutti a Bengasi), l’Hotel Rixos, per esigere che la si smetta con le menzogne, le falsità, gli occultamenti. Rintanati tra i cristalli e gli stucchi del loro dorato e ben protetto rifugio, i peripatetici dell’informazione a la carte colonialista, non hanno scritto un rigo o emesso un fiato. In testa alla marcia delle donne libiche un’intemerata italiana, Tiziana Gamannossi, unica imprenditrice che non si è fatta coniglio, o traffichina vorace alle porte di Bengasi. Uno straccetto di bandiera italiana da non sfregiare.

Qualcuno è sfuggito all’operazione “Civili da salvare” lanciata dalla risoluzione ONU 1973. Li incontro nel modernissimo ospedale “Al Khadra”, anch’esso in pieno centro: c’è un giovane con le gambe tagliate al ginocchio, la foto di Gheddafi sopra il letto e le dita degli arti residui levati a V; una bambina, Leila, di due anni, intubata e rotta dallo stomaco alla gola, un ragazzo in coma, più bende che pelle, attaccato a una macchina che fa bip-bip lentamente. E proprio allora un altro schianto, vicino, un altro ancora, corriamo sul balcone, filmo a mezzo chilometro, tra case e alberi una gigantesca nuvola di fumo nero. Altri missili a difesa dei civili. Accanto a me infermiere e pazienti, come sempre, inesorabilmente, sparano al cielo il grido della Libia: “Allah, Muammar, Libya u bas”. Dio, Muammar, Libia e nient’altro. Così è. Così sarà, che al “manifesto” dei “giovani rivoluzionari di Bengasi” piaccia o no.

Torno da Tripoli, dopo aver visitato alcune delle 70mila famiglie fuggite ai mercenari Nato e ora sistemate alla meglio nelle case degli operai stranieri fuggiti dopo la chiusura delle loro imprese. Ne hoincontrato uno, Nasser Ali Sajer Attagag, 29 anni, da Misurata, catturato il 18 marzo della forze lealiste del “Popolo in armi”. Dead man walking, è un morto che cammina, ce l’ho ancora in pancia con la sua faccia spenta e i suoi racconti dell’orrore, dei soldati libici sgozzati, tagliati a fette, appesi davanti al palazzo di giustizia, chiusi nel congelatore di una macelleria, delle famiglie pro-Gheddafi pestate a morte, delle loro figlie sequestrate, consegnate ai “giovani rivoluzionari”, violentate, i seni tagliati, morte dissanguate nel corso della “festa della rivoluzione. Ascolterete tutto, vedrete i documenti, nel prossimo documentario “Maledetta primavera – rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre Nato nel mondo arabo”. Un omaggio particolare a Rossana Rossanda e affini.


Torno da Tripoli e, non potendo fare a meno di leggere di Fincantieri e oscenità berlusconiane, scivolo sulla pagina-vomito del “manifesto”, redatta tutta da Tommaso de Francesco, a celebrazione della cattura di Radko Mladic, con tanto di box dedicato all’escort di Clinton e parca manidiforbice di Milosevic e della Serbia, Carla del Ponte, magistrato integerrimo del Tribunale Nato dell’Aja. Mladic e ancora l’infame balla di Srebrenica, a dispetto di tutte le prove che la smentiscono, a dispetto delle migliaia di ricomparsi dei presunti 8mila trucidati. Un soffietto di questo presunto difensore della Serbia a coloro che l’hanno sbranata, un gradino della scala al patibolo (lo faranno morire in carcere come Milosevic, incapaci di provare alcunché) per colui che, a differenza dei fascisti croati e bosniaci, cari alla marmaglia democratica sinistra-destra occidentale, non sterminava per accaparrarsi terre e beni altrui, ma difendeva l’unica vera autodeterminazione dei popoli di tutta la vicenda jugoslava. Mancano la parole. Se non per dire che tout se tien, le brigate internazionali invocate da Rossanda a sostegno degli sgherri Nato bengasiani, gli orgasmi sulla vendetta colonialista contro i patrioti della Jugoslavia socialista e sovrana, Vendola, il Forum Palestina, l’intera cloaca finto-pacifista e finto-dirittoumanista e le grasse risate della cupola necrocrata sul capolavoro finale del nostro taffazzismo.
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Analisi degli avvenimenti di Srebrenica

di Ed Herman, professore universitario americano, (ZMAG- USA)

(Traduzione dal francese di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Srebrenica. L’episodio è divenuto il simbolo del male, particolarmente del male Serbo. Viene descritto come “un orrore senza pari nella storia di Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale”, che ha visto l’esecuzione a sangue freddo “di almeno 8.000 fra giovani e uomini adulti musulmani.” [1]

Gli avvenimenti si sono svolti all’interno, o nei dintorni della città bosniaca di Srebrenica, fra il 10 e il 19 luglio 1995, quando la città è stata occupata dall’esercito Serbo Bosniaco (ASB), dopo aver combattuto e ucciso un gran numero di musulmani Bosniaci, dei quali non si conosce quanti siano morti nel corso degli scontri e quanti siano stati giustiziati.

È fuori dubbio che ci siano state delle esecuzioni, e che molti musulmani Bosniaci siano morti durante l’evacuazione di Srebrenica e nelle fasi successive.

Ma veramente quello che viene raramente messo in discussione, il problema più importante, è di sapere quanti fra quelli siano stati giustiziati, essendo dato che molti dei corpi ritrovati nelle sepolture sul posto sono di vittime dei combattimenti, e che una gran parte dei musulmani Bosniaci che erano scappati dalla città sono arrivati senza intoppi in territorio bosniaco musulmano. Alcuni cadaveri riesumati sono perfino dei numerosi Serbi ammazzati nel corso di razzie effettuate dai musulmani Bosniaci, mentre se ne andavano da Srebrenica nel corso degli anni che hanno preceduto il luglio 1995.

Il massacro di Srebrenica ha giocato un ruolo particolare nella politica occidentale di ristrutturazione della ex Jugoslavia, e più in generale nelle politiche di intervento.

Il massacro ha suscitato un ritorno di interesse in concomitanza con la commemorazione del suo decimo anniversario nel luglio 2005.

Viene citato costantemente come prova del “male Serbo” e delle volontà genocide della Serbia.

È servito per giustificare la punizione dei Serbi e di Milosevic, e nel contempo la guerra del 1999 della NATO contro la Serbia.

Inoltre ha fornito un alibi morale per le future guerre occidentali di vendetta, di proiezione di potere e di “liberazione”, dimostrando che esiste un male che l’Occidente può e deve sradicare.

Comunque, esistono tre elementi che avrebbero dovuto sollevare dei pesanti interrogativi a proposito del massacro, a quell’epoca e ancor oggi, cosa che non è mai avvenuta.
Il primo è che il massacro ha soddisfatto molto opportunamente le necessità politiche del governo Clinton, dei musulmani Bosniaci e dei Croati.
Il secondo è che già in precedenza si era tenuto conto, prima di Srebrenica (e si è continuato a farlo anche in seguito), di una serie di pretese atrocità serbe, rivelate regolarmente nei momenti strategici in cui si preparava un intervento violento degli Stati Uniti e del blocco della NATO, e perciò vi era la necessità di un solido sostegno dell’opinione pubblica e di relazioni pubbliche, atrocità che in seguito venivano dimostrate essere mai avvenute.
Il terzo è che le prove di un tale massacro, di almeno 8.000 fra giovani e uomini adulti, sono sempre state per lo meno poco attendibili.

Convenienza politica
Gli avvenimenti di Srebrenica, e le rivelazioni di un enorme massacro, hanno aiutato notevolmente il governo Clinton, la dirigenza bosniaca musulmana e le autorità croate.

Clinton, nel 1995, era stato incalzato allo stesso tempo dai mezzi di informazione e da Bob Dole per una azione più energica in favore dei musulmani Bosniaci, [2] e il suo governo ricercava attivamente la giustificazione per una politica più aggressiva.

Le autorità Clintoniane si sono precipitate sulla scena di Srebrenica per confermare e rendere di pubblico dominio le affermazioni di un massacro, come più tardi, nel gennaio 1999, veniva fatto da William Walker. La pressante relazione presentata da Walker a Madeleine Albright l’aveva fatta esultare, tanto da esclamare: “La primavera è apparsa presto, quest’anno!” [3]

Srebrenica, in quell’estate del 1995, ha permesso all’autunno di “apparire prima” all’amministrazione Clinton!

I leaders Bosniaco-musulmani si erano battuti per anni per convincere le potenze della NATO di intervenire più energicamente in loro favore, e ci sono forti indicazioni che loro erano pronti non solo a mentire, ma anche a sacrificare i loro stessi concittadini e soldati per ottenere l’intervento (problemi trattati nella seconda parte).

Alcuni personaggi autorevoli musulmano-Bosniaci hanno dichiarato che il loro presidente, Alija Izetbegovic, aveva loro comunicato che Clinton aveva avvertito che l’intervento avrebbe avuto luogo solamente nel caso in cui i Serbi avessero ammazzato a Srebrenica più di 5.000 persone. [4] L’abbandono di Srebrenica da parte di una forza militare ben più consistente di quella degli attaccanti, e la ritirata che aveva reso vulnerabile questa forza superiore e che aveva comportato moltissime vittime in combattimento o nelle rese dei conti, avevano permesso di arrivare a quelle cifre che corrispondevano, più o meno, al criterio di Clinton.

Esistono le prove che la ritirata di Srebrenica non derivava da alcuna necessità militare, ma corrispondeva ad una decisione strategica, secondo la quale le perdite incorse erano un sacrificio obbligatorio in favore di una causa più importante. [5]

Le autorità Croate erano entusiaste di vedere che si svelava un massacro avvenuto a Srebrenica, poiché questo stornava l’attenzione dallo loro devastante pulizia etnica nella Bosnia occidentale, avvenuta ben prima, a spese dei Serbi e dei Musulmani di Bosnia, (pressoché completamente ignorata dai media Occidentali). [6] E questo avrebbe fornito una giustificazione per l’espulsione già pianificata di molte centinaia di migliaia di Serbi dalla regione della Krajina, in Croazia.
Questa operazione di pulizia etnica massiccia è stata condotta con l’approvazione degli Stati Uniti e il loro sostegno logistico, appena un mese dopo gli avvenimenti di Srebrenica, e ha probabilmente causato la morte di molti civili Serbi, che non avevano nulla a che vedere con le uccisioni di civili Bosniaci musulmani, avvenute in luglio nel settore di Srebrenica.

La maggior parte delle vittime musulmano-Bosniache erano combattenti, dato che i Serbi di Bosnia avevano messo al sicuro donne e bambini convogliandoli su autobus, cosa che i Croati non hanno fatto, ottenendo come risultato la morte di molte donne, bambini e vecchi, massacrati da loro nella Krajina.[7]
Il cinismo dei Croati era impressionante : “Le truppe delle Nazioni Unite hanno osservato con orrore i soldati Croati trascinare i cadaveri dei Serbi lungo la strada che fiancheggia il centro dell’ONU, imbottirli di pallottole di AK-47 e quindi schiacciarli sotto i cingoli di un carro armato.” [8] Ma di questo non si è fatta attenzione, vista l’esplosione di indignazione e di propaganda in seguito a Srebrenica, grazie ai grandi mezzi di informazione, il cui ruolo bellicista giocato durante le guerre Balcaniche era già solidamente collaudato. [9]
Anche il Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia (TPIY) e le Nazioni Unite hanno giocato un ruolo importante nel consolidamento della narrazione standard del massacro di Srebrenica.

Dopo il suo esordio, il TPI è stato il braccio giuridico delle potenze della NATO che lo hanno creato, finanziato, utilizzato come strumento di polizia e di informazione, e di cui in contraccambio hanno beneficiato dei servigi che si aspettavano.[10]
Il TPI si è concentrato intensamente su Srebrenica e ha raccolto sedicenti conferme importanti, indipendenti dalla realtà del massacro, accompagnate da affermazioni di “genocidio” pianificato “utilizzabili in ambito giudiziario”.

Le Nazioni Unite non sono di meno coinvolte nelle esigenze delle potenze della NATO, ma anzi hanno fatto loro eco e, nella questione di Srebrenica, hanno assunto le posizioni pretese dagli Stati Uniti e dai loro alleati.[11]

L’interesse politico del massacro di Srebrenica non prova naturalmente che la narrazione dei fatti da parte dell’establishment sia erronea. Ma implica la necessità di essere prudenti e di diffidare delle falsificazioni e delle affermazioni esagerate. Questa vigilanza ha completamente fatto difetto nei resoconti sui fatti di Srebrenica diffusi dai mezzi di informazione.

Le menzogne senza tregua prima e dopo Srebrenica
Ad ogni tappa dello smantellamento della Jugoslavia e della sua pulizia etnica, come prima e durante la guerra della NATO per la provincia serba del Kosovo nel 1999, le menzogne propagandistiche hanno giocato un ruolo molto importante nel sostenere il conflitto e la giustificazione degli interventi antiserbi. Ci sono state menzogne per omissione e menzogne che hanno propagato informazioni ed impressioni false.

Una delle più gravi menzogne per omissione è stata la presentazione sistematica di comportamenti criminali come una specificità serba, senza aggiungere che questi comportamenti erano caratteristici anche dei Musulmani e dei Croati, per non parlare del complesso del conflitto.

Caso dopo caso, i media hanno descritto le aggressioni e le atrocità serbe, senza menzionare gli attacchi preliminari lanciati contro i Serbi nelle medesime città, quindi facendo passare le risposte dei Serbi come azioni non provocate di aggressione e di barbarie. Questo è risultato evidente fin dall’inizio degli scontri importanti del 1991 nella Repubblica di Croazia. Ad esempio, nella loro copertura degli avvenimenti nella città di Vukovar, in Croazia orientale, i media (e il TPI) hanno insistito esclusivamente sulla presa della città, avvenuta nell’autunno del 1991 da parte dell’esercito federale jugoslavo, ignorando completamente il massacro di Serbi che vivevano in quella zona compiuto nella primavera e nell’estate precedenti da parte delle truppe della Guardia Nazionale croata e di paramilitari.

Secondo Raymond K. Kent, “una parte considerevole della popolazione serba dell’importante città slavona di Vukovar è scomparsa, senza essere fuggita, e sono rimasti segnali di torture nelle vecchie catacombe austriache sotto la città, e ci sono prove di violenze e di assassini. I media occidentali, già fortemente impegnati nella demonizzazione dei Serbi, hanno scelto di ignorare questi fatti.” [12] Questo approccio tendenzioso e ingannevole è stata la pratica abituale dei grandi media e del TPI.
Altre menzogne per omissione sono state evidenti nell’aver messo in primo piano i campi di prigionia Serbo-bosniaci come quello di Omarska, descritti nei dettagli e con tanta indignazione, senza tenere conto del fatto che i Musulmani e i Croati avevano dei campi similari a Celebici, Tarcin, Livno, Bradina, Odzak e il campo Zetra di Sarajevo, fra gli altri, [13] con un numero di prigionieri e di installazioni del tutto confrontabili, ed un trattamento peggiore dei prigionieri. [14] Ma, a differenza dei Serbi, i Musulmani e i Croati hanno fatto ricorso ad agenzie competenti in relazioni pubbliche e si sono rifiutati di lasciare ispezionare le loro installazioni, e l’edificio di parzialità eretto ha fatto in modo che i media si interessassero solamente dei campi serbi. Folli affermazioni sulle condizioni di detenzione, tipo Auschwitz, nei “campi di concentramento” serbi sono state riprese dai giornalisti in servizi che hanno avvallato la propaganda diffusa dalle autorità musulmane e croate e dai loro incaricati in relazioni pubbliche.

Roy Gutman, che ha ricevuto il premio Pulitzer con John Burns per i suoi reportages sulla Bosnia nel 1993, si affidava quasi unicamente alle autorità musulmane e croate, a testimoni di dubbia credibilità e ad affermazioni inverosimili, ed è stato una fonte importante dello straordinario lavaggio dei cervelli, tendenzioso e menzognero, sui “campi di concentramento”. [15]

Il premio Pulitzer per John Burns si basava su una lunga intervista a Boris Herak, un prigioniero Serbo bosniaco, che era stato messo a disposizione sua, e di un cineasta finanziato da Soros, dai Musulmani di Bosnia. Qualche anno più tardi, Herak denunciava pubblicamente che era stato costretto a fornire la sua confessione altamente inverosimile e che aveva dovuto imparare a memoria pagine e pagine di menzogne. Proprio due delle sue presunte vittime sono risultate più tardi viventi.

Però, nel reportage su Herak, John Burns e il New York Times, (come pure il film finanziato da Soros), hanno trascurato di citare un particolare che sarebbe stato la rovina della loro credibilità : infatti, Herak accusava anche l’ex comandante dell’UNPROFOR, il generale canadese Lewis MacKenzie, di avere violentato una giovane musulmana in un bordello serbo. [16]

Questi due scandalosi premi Pulitzer sono la testimonianza della parzialità mediatica che regnava nel 1992-93.
In un recente attacco di curiosità, nel corso di una visita a Izetbegovic morente, Bernard Kouchner ha interrogato l’ex Capo di Stato della Bosnia sui campi di concentramento serbo-bosniaci. Izetbegovic gli ha reso la sorprendente confessione che l’informazione su questi campi era stata distorta allo scopo di ottenere dalla NATO il bombardamento contro i Serbi. [17] Questa confessione importante non ha avuto mai alcuna menzione da parte dei media americani o inglesi.

Una delle più spettacolari menzogne degli anni Novanta è stata quella riguardante il campo serbo di Trnopolje, visitato da giornalisti britannici della ITN nell’agosto 1992. Questi giornalisti hanno fotografato un certo Fikret Alic, mostrandolo emaciato e apparentemente rinchiuso dietro lo sbarramento di un campo di concentramento. In realtà, Fikret Alic si trovava in un campo di transito, era malato di tubercolosi ben prima di arrivare al campo, non rappresentava in alcun modo gli altri residenti del campo, e partiva poco tempo dopo per la Svezia. Inoltre, lo sbarramento circondava i fotografi, non venivano impediti i movimenti al fotografato. [18]

Ma questa foto particolarmente disonesta, che ha fatto il giro per tutto l’Occidente come prova dell’esistenza di un Auschwitz serbo, è stata accolta come prova di accusa dalle autorità della NATO, e ha fornito il fondamento per la creazione del TPI e della sua missione di combattere contro la malvagità dei Serbi.
Nel caso dell’assedio di Sarajevo, come nel caso dei conflitti intorno alle città “protette”, il governo musulmano bosniaco si è impegnato in un regolare programma di provocazioni contro i Serbi, condannandoli per le loro reazioni, mentendo sul numero delle vittime e cercando solitamente con successo di far addossare tutte le responsabilità sui Serbi.
Come ha dichiarato Tim Fenton : “Le asserzioni di massacri di musulmani Bosniaci seguivano subitamente come la notte segue il giorno : il più eloquente era il Primo Ministro musulmano Haris Silajdzic che affermava che le Nazioni Unite erano responsabili della morte di 70.000 persone a Bihac all’inizio del 1995, quando in quella zona non si avevano avuti praticamente combattimenti e il numero delle vittime era stato molto poco elevato.” [19]

Una rimarchevole caratteristica dello sforzo dei musulmani Bosniaci per demonizzare i Serbi, in vista di ottenere che la NATO corresse in loro soccorso con i bombardamenti, è stata la loro propensione ad ammazzare i loro stessi concittadini. L’esempio più eclatante è stato il bombardamento di civili di Sarajevo nel corso di tre massacri : nel 1992, il “massacro della panetteria”; nel 1994, il “massacro del mercato” di Markalé ; e nel 1995, il secondo “massacro del mercato”. Secondo la versione ufficiale, erano stati i Serbi i responsabili di queste atrocità, e bisogna ammettere che è difficile credere che le autorità musulmane abbiano trucidato il loro stesso popolo per ottenere un vantaggio politico, anche se i fatti sono tutti convergenti in questa direzione. Ma questi massacri sono stati l’oggetto di un “timing”, di una coordinazione temporale messa in atto per influenzare la decisione imminente degli Stati Uniti e della NATO per un intervento in favore dei musulmani Bosniaci.

Per altro, numerose autorità dell’ONU e comandanti militari occidentali hanno affermato che esistono forti presunzioni del fatto che i tre massacri siano stati pianificati e messi in esecuzione dai musulmani Bosniaci.[20] L’ufficiale dell’esercito USA John F. Sray, che si trovava sul posto in Bosnia al tempo di questi massacri e dirigeva la sezione dei servizi informativi americani a Sarajevo, ha fatto le stesse considerazioni, che gli incidenti, e la probabile implicazione delle autorità musulmano-Bosniache, “meritano un’inchiesta approfondita del Tribunale Penale Internazionale”. [21] Inutile dire che non è stato dato corso a nessuna inchiesta.

In una parola, l’analisi di questi tre massacri non fa riferimento alla teoria del complotto, ma trae la giusta conclusione, fondata su molteplici e attendibili constatazioni, alla quale nello stesso modo non si fa richiamo nei resoconti tendenziosi della storia recente dei Balcani. [22]

Tornando al caso di Srebrenica, prima e dopo, la manipolazione delle cifre è stata una pratica corrente, che ha contribuito a sostenere il resoconto dei fatti dominante.

Per la Bosnia, nel dicembre 1992, il governo musulmano Bosniaco ha tenuto conto di 128.444 morti militari e civili, un numero che è salito a 200.000 nel giugno 1993, poi a 250.000 nel 1994. [23] Queste cifre sono state fagocitate senza batter ciglio dai politici occidentali, dai media e dagli intellettuali che esaltano la guerra, con Clinton stesso che citava il numero di 250.000 in un discorso del novembre 1995.

L’ex-responsabile del Dipartimento di Stato George Kenney ha fatto spesso riferimento a queste cifre, e si è meravigliato di constatare la credulità con cui i media le hanno accettate, senza la minima velleità di verificarle. La sua valutazione si è situata fra i 25.000 e i 60.000. [24]

Più di recente, uno studio patrocinato dal governo Norvegese ha fatto una valutazione di 80.000 morti, e una inchiesta del TPI stesso ha concluso su 102.000 vittime. [25] Ne’ l’uno ne’ l’altro di questi risultati è stato presentato dai mezzi di informazione USA, che avevano regolarmente infarcito i loro documenti con cifre all’ingrosso.
Una inflazione paragonabile è avvenuta nel 1999, durante i 78 giorni del bombardamento della NATO, con autorità americane di alto grado a fare menzione, in momenti diversi, di 100.000, 250.000 e 500.000 Albanesi del Kosovo trucidati da parte dei Serbi, ed utilizzare a sproposito il termine “genocidio” per descrivere le operazioni serbe in Kosovo. [26] A poco a poco, queste cifre sono state ricondotte a 11.000, e si sono fermate a questo livello, sebbene non siano stati trovati che 4.000 corpi nel corso di una delle più intense indagini condotte con metodi scientifici della storia, e che un numero imprecisato di questi corpi appartenevano a combattenti, a Serbi, o alle vittime dei bombardamenti americani.
Ma deve essere accettata come esatta la cifra di 11.000 morti, in quanto i membri della NATO e il TPI l’hanno dichiarata tale, e Michel Ignatieff ha dato assicurazioni ai lettori del New York Times che “la scoperta di questi 11.334 cadaveri dipendeva dal fatto che l’esercito e la polizia della Serbia li avessero o no rimossi.” [27]
Questo récital di sistematica disinformazione non prova necessariamente la falsità della versione ufficiale del massacro di Srebrenica. Ma richiama alla mente la necessità di esaminare con più attenzione le asserzioni, che tanto si sono dimostrate convenienti, un esame che i mezzi di informazione di massa si sono sempre rifiutati di fare.

Le affermazioni molto dubbie sul massacro
Al momento degli avvenimenti di Srebrenica del luglio 1995, lo scenario era stato ben collocato in modo tale che le affermazioni sul massacro sembrassero credibili.

Praticamente nessuno aveva smentito l’incessante serie di menzogne dei media, i processi di demonizzazione e di manicheismo “bene-contro-male” erano stati ottimamente collaudati, il TPI e i dirigenti dell’ONU osservavano alla lettera il programma degli USA e dei loro alleati, e i media seguivano pedissequamente le orme del loro bellicismo. Pertanto, sarebbe stato facile svelare le incrinature del contesto.
Un primo elemento del contesto avrebbe potuto essere quello di “zona protetta”, non altro che una frode : si supponeva che queste zone fossero disarmate. Ora non era vero nulla, e con la connivenza dell’ONU. [28] I musulmani Bosniaci le utilizzavano, a Srebrenica e altrove, come trampolini di lancio di attacchi contro i villaggi serbi dei dintorni. Nel corso dei tre anni che hanno preceduto il massacro, più di 1.000 civili Serbi sono stati ammazzati dalle forze musulmane in un gran numero di villaggi devastati. [29] Ben prima del luglio 1995, il comandante musulmano di Srebrenica Naser Oric aveva fatto vedere con fierezza ad alcuni giornalisti occidentali dei video che mostravano alcune delle sue vittime decapitate, e si vantava di questi assassini. [30]
Testimoniando davanti al TPI, il 12 febbraio 2004, il comandante militare delle Nazioni Unite in Bosnia nel 1992-93, il generale Philippe Morillon, ha ribadito la sua convinzione che l’attacco a Srebrenica era stato una “reazione diretta” ai massacri dei Serbi compiuti da Naser Oric e dalle sue forze nel 1992-93, massacri di cui Morillon era perfettamente a conoscenza. [31]

La testimonianza di Morillon non è stata di alcun interesse per i media occidentali, e quando il 28 marzo 2003 il TPI si è finalmente deciso a mettere sotto accusa Naser Oric, probabilmente per costruirsi una immagine di imparzialità giuridica, quest’ultimo è stato imputato per l’assassinio di soli sette Serbi che erano stati torturati e picchiati a morte dopo la loro cattura, e di avere distrutto alcuni villaggi della zona circostante presi a casaccio. Benché si fosse vantato apertamente con i giornalisti occidentali di avere massacrato dei civili Serbi, il TPI “non ha riscontrato alcuna prova di vittime civili durante gli attacchi a villaggi serbi nel suo teatro di operazioni”. [32]

Quando i Serbi di Bosnia si sono impadroniti di Srebrenica nel luglio 1995, veniva riferito che il 28.esimo reggimento dell’Esercito Musulmano Bosniaco (AMB), costituito da parecchie migliaia di uomini, se ne era già andato dalla città. [33] I media non si sono proprio domandati come una forza tanto importante potesse trovarsi in una “zona protetta” disarmata. Inoltre, avendo ignorato le angherie perpetrate in precedenza, promosse a partire dalla zona protetta, i media potevano adottare la versione ufficiale di un “genocidio” di una indicibile crudeltà, piuttosto che quella di una ritorsione, che i media hanno comunque ammesso per giustificare in parte la violenza esercitata dalle “vittime che vanno loro a genio” (come quella degli Albanesi che danno luogo ad espulsioni e ad uccisioni dei Serbi e dei Rom, dopo l’occupazione del Kosovo da parte della NATO).
Un secondo elemento del contesto è stata la possibile ragione politica della evacuazione di Srebrenica da parte di una forza in buona posizione difensiva, superiore numericamente all’attaccante Esercito Serbo Bosniaco (ASB), nel rapporto di sei o forse otto contro uno, ma che batteva in ritirata prima dell’assalto, e prima di tutto venivano ritirati i suoi comandanti da parte del governo musulmano Bosniaco. [34] Questa ritirata ha lasciato la popolazione senza protezione, e ha reso i quadri dell’Esercito AMB vulnerabili nel momento in cui si ritiravano in disordine verso le linee musulmano-Bosniache. Si trattava di una nuova manovra di auto-sacrificio da parte dei leaders in vista di produrre delle vittime, poteva essere per raggiungere l’obiettivo dei 5.000 morti fissato da Clinton, e indurre così la NATO ad un intervento più energico? I media non si sono mai posti questo interrogativo.

Gli avvenimenti di Srebrenica presentano sicuramente degli aspetti che rendono “plausibile” la versione della esecuzione di 8.000 fra “uomini adulti e giovani”. Fra questi aspetti vi è la confusione e l’incertezza rispetto alla sorte dei soldati musulmano-Bosniaci in fuga, alcuni erano riusciti a raggiungere Tuzla sani e salvi, altri erano finiti uccisi nei combattimenti, altri ancora erano stati fatti prigionieri. La cifra pari a 8.000 è stata fornita di primo acchito dalla Croce Rossa, basata su una rozza valutazione che l’ASB aveva catturato 3.000 uomini e che 5.000 dovevano essere considerati “scomparsi”. [35] È stato ben dimostrato che migliaia di “scomparsi” sono arrivati a Tuzla sani e salvi, o sono stati uccisi in combattimento. [36] Ma in una straordinaria trasformazione che testimonia dell’ardore di situare tutto il male dalla parte dei Serbi e di fare dei Musulmani delle vittime, per i mancanti all’appello sono state ignorate le categorie “arrivati sani e salvi” o “morti in combattimento”, e tutti i dispersi sono stati considerati come giustiziati!
Questa ingannevole conclusione è stata rinforzata dalla Croce Rossa, quando, facendo riferimento ai 5.000, li definisce come “semplicemente scomparsi”, non ha corretto questa qualificazione politicamente tendenziosa e non ha mai sottolineato, quantunque l’avesse riconosciuto, che “molte migliaia” di rifugiati erano arrivati nella Bosnia centrale. [37] Questa qualificazione ha ricevuto rinforzo anche dal rifiuto delle autorità musulmano-Bosniache di fornire i nominativi e il numero delle persone che si erano salvate senza intoppi. [38] Ma, nell’establishment occidentale esisteva una spiccata propensione non solo a non tenere conto di questi che erano giunti a buon porto, ma di ignorare perfino i morti in combattimento e a considerare tutti i cadaveri come vittime di esecuzioni.
In questo caso, la fede cieca è senza limiti : il reporter David Rohde ha visto un osso emergere da un sito di tombe nei pressi di Srebrenica, e ha saputo d’istinto che si trattava delle vestigia di una esecuzione e la prova effettiva di un “massacro”. [39]

La pratica corrente dei media è stata quella di passare dalla constatazione riconosciuta di migliaia di scomparsi, o dalla notizia di una esumazione di corpi in un sito, alla conclusione che così veniva dimostrata l’esecuzione di 8.000 persone. [40]

Con 8.000 esecuzioni e alcune migliaia di caduti in combattimento, si avrebbero dovuti trovare enormi siti di seppellimenti, e si sarebbero dovute accumulare tramite satellite le prove delle esecuzioni, dei seppellimenti ed eventualmente delle rimozioni dei corpi. Ma le ricerche nel settore di Srebrenica hanno avuto riscontri “dolorosamente deludenti”, con la scoperta, per tutto l’anno 1999, di soli 2.000 corpi, compresi quelli dei morti in battaglia e anche di Serbi, alcuni morti già prima del luglio 1995.

La scarsità di questi risultati ha condotto all’idea che i corpi fossero stati rimossi e riportati in altri luoghi, ma era un’idea difficilmente convincente, visto che dopo il luglio 1995 i Serbi erano stati sottoposti ad un’intensa pressione militare. Era il periodo in cui la NATO bombardava le posizioni serbe e gli eserciti musulmano e croato sviluppavano un’offensiva in direzione di Banja Luka. L’ASB era sulla difensiva ed era carente in modo preoccupante di equipaggiamenti e di rifornimenti, compreso il carburante. Mettere in piedi un’operazione di tali dimensioni di esumazioni, del trasporto e della risepoltura di migliaia di cadaveri sorpassava di molto i mezzi che l’esercito Serbo Bosniaco disponeva a quell’epoca. Di più, mettendo in esecuzione un programma di tale ampiezza, non potevano sperare di passare inosservati da parte del personale dell’OCSE, dei civili locali e delle osservazioni da satellite.

Il 10 ottobre 1995, ad una sessione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza, Madeleine Albright ha mostrato delle foto satellitari, come parti di un dossier accusatorio dei Serbi in Bosnia. Una di queste foto mostrava delle persone, indicate come musulmani di Bosnia delle vicinanze di Srebrenica, radunate in uno stadio, ed un’altra, presumibilmente scattata poco dopo, che mostrava un campo nei pressi, con il terreno “rivoltato”. Queste foto non sono mai state rese pubbliche, ma anche se fossero state autentiche, non avrebbero potuto costituire una prova, ne’ di esecuzioni, ne’ di seppellimenti. Inoltre, benché il TPI assumesse come reale il “tentativo organizzato e globale” di dissimulare i cadaveri, e che David Rohde parlasse di un “gigantesco sforzo da parte dei Serbi di nascondere i corpi”, [41] ne’ la Albright, ne’ chiunque altro hanno mai mostrato uno straccio di foto satellitare di esecuzioni di persone, di seppellimenti o di dissotterramenti per spostare i cadaveri, o di camions che trasportassero da altre parti migliaia di cadaveri. Ossia, una mancanza flagrante di documentazione, malgrado gli avvertimenti di Madeleine Albright ai Serbi : “Noi vi terremo d’occhio !”, e malgrado che a quel tempo, durante l’estate 1995, i satelliti facessero almeno otto passaggi quotidiani e che i droni geostazionari potessero piazzarsi sopra la Bosnia e prendere fotografie ad alta definizione. [42] I grandi mezzi di comunicazione hanno considerato che queste lacune non interessavano per nulla.
Un gran numero di corpi erano stati ammassati a Tuzla, qualcosa come 7.500 cadaveri o più, molti in pessimo stato o a pezzi, la loro raccolta e la loro manipolazione incompatibili con le norme scientifiche professionali, la loro origine incerta, i loro legami con gli avvenimenti del luglio 1995 a Srebrenica lontani dall’essere provati e persino improbabili, [43] e la causa della loro morte generalmente non ben definita. È interessante notare, allorquando i Serbi venivano di continuo accusati di nascondere i corpi, che nessuno abbia suggerito che i musulmani Bosniaci, incaricati da lungo tempo della ricerca dei cadaveri, e per questo in grado di mettere in atto falsificazioni, potessero spostare dei corpi e quindi manipolare le informazioni.

È in corso un tentativo di utilizzare l’ADN per riunire i resti a Srebrenica, ma questo solleva numerosi problemi : a parte quelli delle procedure di investigazione e dell’integrità dei soggetti da esaminare, sarà di difficile risoluzione la differenziazione fra un’esecuzione e una morte in combattimento.
Inoltre, esistono degli elenchi di scomparsi, ma sono pieni di errori, con dei doppioni, con nomi di persone decedute prima del luglio 1995, che si erano allontanate per evitare di servire nell’Esercito Serbo di Bosnia, o che, in seguito, nel 1997 si sono iscritte nelle liste elettorali, e gli elenchi comprendono anche i morti in combattimento, i nomi di superstiti che si erano messi al sicuro o che erano stati fatti prigionieri, e che si sono fatti una nuova esistenza da altre parti. [44]

Per di più, la cifra di 8.000 è incompatibile con l’aritmetica elementare applicata a Srebrenica, prima e dopo il luglio 1995. Le persone che si sono spostate da Srebrenica, vale a dire i sopravvissuti al massacro che si sono fatti registrare all’inizio dell’agosto 1995 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal governo Bosniaco, ammontavano ad un totale di 35.632.

I musulmani che hanno potuto guadagnare le linee musulmane “senza che le loro famiglie fossero informate” erano perlomeno 2.000, e circa 2.000 sono stati uccisi nei combattimenti. Considerando un totale di 37.632 superstiti, più i 2.000 morti in combattimento, se aggiungiamo gli 8.000 giustiziati, la popolazione di Srebrenica prima della guerra raggiungerebbe i 47.000 abitanti, quando in realtà si avvicinava ai 37-40.000. (Il giudice del TPI Patricia Wald ha fatto una stima di 37.000).
Quindi, le cifre non concordano! [45]

Ci sono stati riscontri di uccisioni a Srebrenica, dove persone hanno affermato di esserne stati testimoni. In numero minore, alcuni di questi testimoni avevano dei conti politici da regolare o si rivelavano poco credibili. [46] Comunque, molte testimonianze erano attendibili e descrivevano senza dubbio avvenimenti orribili e reali. Ma si parla di qualche centinaio di esecuzioni, non di 8.000 o di un numero qualsivoglia si avvicini a questo.
Il solo testimone che ha preteso di avere partecipato direttamente ad un massacro di persone che superava il migliaio è stato Drazen Erdemovic, un Croato associato ad una banda di assassini mercenari, che avevano ricevuto un compenso di 12 chili di oro per i loro servigi in Bosnia e avevano finito, lui compreso, per andare a lavorare in Congo per il servizio informazioni Francese. La sua testimonianza è stata accettata, malgrado la sua inconsistenza e le sue contraddizioni, e malgrado il fatto che soffrisse di turbe mentali, al punto di essere stato esonerato dall’essere egli stesso processato, appena due settimane prima di essere ammesso come testimone, ma con la dispensa di essere contro interrogato.

Le deposizioni di questo e di altri testimoni sono spesso state inficiate da una procedura di patteggiamento preventivo, secondo cui, se imputati, potevano negoziare una riduzione di pena in cambio della loro collaborazione con il Tribunale. [47]

Allo stesso tempo, è importante sottolineare il numero di osservatori imparziali che non hanno visto, ne’avuto riscontri minimi di un massacro, compresi i membri delle forze Olandesi presenti nella “zona protetta”, e di personaggi come Henry Wieland, il comandante del corpo investigativo dell’ONU sugli abusi contro i diritti dell’uomo, che non ha trovato alcun testimone oculare di atrocità dopo cinque giorni di interviste nell’ambito di 20.000 sopravvissuti di Srebrenica, riuniti nel campo profughi presso l’aeroporto di Tuzla. [48]

Anomalie
Una anomalia specifica per Srebrenica consiste nella stabilizzazione della cifra in 8.000 vittime musulmane Bosniache nel luglio 1995, e 8.000 sono rimaste a tutt’oggi, malgrado il carattere approssimativo della prima valutazione, malgrado le prove che molti, se non la maggior parte, dei 5000 “scomparsi” avevano raggiunto il territorio musulmano-bosniaco, o erano stati uccisi nei combattimenti, e malgrado l’incapacità di produrre testimonianze probatorie, nonostante i massicci tentativi per farlo.

In altre situazioni, come per la valutazione delle vittime degli attentati dell’11 settembre, o per la stessa dei morti in Bosnia o delle vittime dei bombardamenti sul Kosovo, le cifre sono state riviste al ribasso nel momento in cui i ritrovamenti dei corpi rendevano indifendibili le prime valutazioni sovradimensionate in modo esagerato. [49]

Ma, dato il suo ruolo politico fondamentale per gli Stati Uniti, per i Musulmani di Bosnia e per i Croati, e in ragione della fede quasi religiosa nell’esistenza delle atrocità che vi sarebbero state commesse, Srebrenica si è rivelata impermeabile ad ogni realtà. Dal primo giorno fino ad oggi, la cifra di 8.000 è stata considerata come una verità intangibile, la cui messa in dubbio deve essere considerata come una eresia e una apologia del demonio.

Un’altra anomalia che illustra il carattere sacrale, intoccabile e politicizzato del massacro nell’ideologia Occidentale, è stata la sua rapida qualificazione di “genocidio”.

In questo caso, il Tribunale ha giocato un ruolo decisivo, con la straordinaria credulità, con i psicologismi a briglia sciolta, e con l’incompetenza dei ragionamenti giuridici, che i giudici hanno manifestato esclusivamente nei confronti dei casi riguardanti i Serbi.

In materia di credulità, un giudice ha convalidato come fatto reale l’affermazione di un testimone, che i soldati Serbi avessero costretto un vecchio musulmano a mangiare il fegato del suo nipotino. [50] E i magistrati hanno ininterrottamente rievocato come cosa assodata l’esecuzione di 7.000 o 8.000 musulmani, riconoscendo nello stesso tempo che le loro informazioni “suggerivano” che la “maggioranza”dei 7-8.000 scomparsi non erano stati uccisi in combattimento, cosa che diminuiva sensibilmente la cifra accettata per vera. [51]
Il Tribunale ha risolto l’imbarazzante problema dei Serbi… autori di genocidio, che trasportano con autobus in zone sicure le donne e i bambini musulmani Bosniaci, affermando che l’avevano fatto per ragioni di pubbliche relazioni, ma, come ha sottolineato Michael Mandel, non commettere un atto criminale, malgrado il desiderio di attuarlo, viene definito come un “atto criminale non commesso”. [52] Il Tribunale non si è mai domandato perché i Serbi…autori di genocidio non abbiano accerchiato la città, prima di conquistarla, per impedire a migliaia di uomini di fuggire, e nemmeno perché i soldati musulmani Bosniaci abbiano abbandonato le loro donne, i loro bambini e tanti loro compagni feriti alla mercé dei Serbi, [53] e non ha mai evidenziato il fatto che 10.000 abitanti di Zvornik, principalmente musulmani, si siano messi al sicuro dalla guerra civile rifugiandosi nella stessa Serbia, come è stato attestato dal testimone di accusa Borislav Jovic. [54]
Fra le altre incoerenze degli argomenti dei magistrati del Tribunale, figura il concetto per il quale si tratta di genocidio quando vengono uccisi i componenti di un gruppo etnico con l’obiettivo di diminuirne nel futuro la popolazione, rendendo quindi quel gruppo non più visibile in una certa area. Si potrebbe volerli eliminare semplicemente per impedire di essere in seguito eliminati, ma la Corte conosce meglio la psicologia dei Serbi, e quindi questa non poteva essere la sola motivazione, bisognava che ci fosse uno scopo più sinistro. Il ragionamento del Tribunale, condotto sulla base psicologica favorevole all’accusa, è che ogni evento di eliminazione di un avversario può essere considerato come genocidio.
Sussiste inoltre il problema della definizione di gruppo etnico. I Serbi cercavano di eliminare tutti i musulmani di Bosnia, o i musulmani in generale? O solamente i musulmani di Sarajevo? I giudici hanno considerato che la stessa espulsione di musulmani da Sarajevo doveva essere considerata come genocidio, e hanno grosso modo assimilato il genocidio con la pulizia etnica. [55] Comunque, è importante sottolineare che il TPI non ha mai qualificato come “genocidio” la pulizia etnica di 250.000 Serbi dalla Krajina, sebbene in questo caso molte donne e bambini siano stati massacrati, e nonostante questa pulizia fosse stata applicata su un territorio più vasto e avesse causato più vittime civili che a Srebrenica. [56]
Il 10 agosto 1995, Madeleine Albright affermava a voce alta che “quasi 13.000 uomini, donne e bambini erano stati cacciati dai loro focolari” a Srebrenica. [57] Forse il Tribunale ha fatto propria l’impagabile formula di Richard Holbrooke che qualificava la Krajina come un caso di “espulsione involontaria”! [58] La parzialità risulta eclatante, la politicizzazione dell’istanza giuridica estrema.
La copertura mediatica degli avvenimenti di Srebrenica e nella Krajina ha seguito il medesimo schema ed illustra come i media abbiano differenziato le vittime buone da quelle cattive, a seconda della presa di posizione politica.
Erano i Serbi il bersaglio del governo USA, e questo governo appoggiava in modo massiccio il programma Croato di pulizia etnica nella Krajina, e perciò i media hanno gratificato Srebrenica di un trattamento esagerato e denso di indignazione, usando un linguaggio pieno di odio, lanciando appelli all’azione ed evocando al minimo il contesto. La Krajina, al contrario, non ha avuto il diritto che di un’attenzione debole e passeggera, scevra da ogni indignazione : la descrizione dettagliata della sorte delle vittime è stata ridotta al minimo, i modi per descrivere le rese dei conti sono stati neutri, e il contesto evocato ha reso gli avvenimenti degni di comprensione.

Il contrasto è stato tanto grossolano da risultare risibile: l’attacco su Srebrenica era “agghiacciante”, “assassino”, “selvaggio”, “criminalmente perpetrato a sangue freddo”, “genocida”, qualificato come “aggressione” e , ben inteso, come “pulizia etnica”; con la Krajina, nulla di paragonabile, perfino “pulizia etnica” risultava troppo. L’aggressione Croata non era che una grandiosa “rivolta” che “avrebbe indebolito il nemico”, una “offensiva lampo”, giustificata come una “risposta a Srebrenica” e un prodotto degli “eccessi” compiuti dai leaders Serbi.

Il Washington Post ha perfino citato l’ambasciatore USA in Croazia, Peter Galbraith, che ribadiva “l’esodo serbo non è una pulizia etnica”. [59] Il giornale non consentiva alcuna messa in dubbio di questo giudizio. Nei fatti, le operazioni croate in Krajina hanno fatto della Croazia il più etnicamente puro fra tutti gli stati componenti la ex Jugoslavia, benché l’occupazione del Kosovo da parte della NATO abbia consentito una pulizia che rivaleggia con la purificazione etnica della Croazia.

Un’altra anomalia nella questione di Srebrenica è l’accanimento posto nel perseguire davanti al Tribunale tutti i criminali (Serbi), e ad ottenere dei carnefici (Serbi), che riconoscessero volontariamente la loro colpevolezza, essendo la loro confessione una loro esigenza di giustizia e la condizione per la riconciliazione. Il problema è che la giustizia non può essere di parte, altrimenti cessa dall’essere giustizia, e allora rivela il suo vero volto di vendetta e di giustificazione di obiettivi politici. La pulizia etnica in Bosnia in alcun modo avveniva da una sola parte, e i morti per nazionalità non sono lontani dal corrispondere alle proporzioni della popolazione. [60]

I Serbi affermano, documenti alla mano, di aver avuto migliaia di morti per mano dei musulmani di Bosnia e dei gruppi di moudjahidin da costoro introdotti, ed anche per mano dei Croati, ed hanno il loro gruppo di investigazione alla ricerca di identificare i corpi di fosse comuni stimate nel numero di 73. [61] Queste vittime non hanno attirato l’attenzione dei media occidentali o del TPI.

L’eminente scienziato jugoslavo, il Dr. Zoran Stankovic, nel 1996 ha osservato che “il fatto che la sua squadra di lavoro avesse in precedenza identificato i corpi di 1.000 Serbi di Bosnia nella regione (di Srebrenica) non abbia riscosso alcun interesse da parte del procuratore Richard Goldstone.” [62]
Invece, si sente senza sosta la cantilena ripetitiva sulla tendenza dei Serbi di piangersi addosso e di lamentarsi, mentre le lamentazioni dei musulmani Bosniaci vengono considerate come quelle delle vittime vere e non sono mai paragonate a dei piagnistei.

Lontana dal contribuire alla riconciliazione, l’insistenza sulle vittime e sugli assassini di Srebrenica stimola l’odio e il nazionalismo, come la guerra e la violenza in Kosovo vi hanno esacerbato gli odi e le tensioni, e hanno dimostrato che l’obiettivo ostentato da Clinton di un Kosovo tollerante e multietnico equivaleva ad una farsa.
In Kosovo, la propaganda di parte e l’occupazione da parte della NATO hanno scatenato una incontrollabile violenza antiserba e antirom, antiturca e contro i dissidenti Albanesi, sostenuta dalla compiacenza delle autorità della NATO, che distolgono gli occhi quando i loro alleati, le pretese vittime, si prendono la loro rivincita e perseguono il loro obiettivo di sempre, quello della purificazione etnica. [63]
In Bosnia e in Serbia, i Serbi, senza tregua, sono stati denunciati ed umiliati, e i loro leaders e i loro comandanti militari puniti, mentre i criminali fra i musulmani Bosniaci, i Croati e i potenti della NATO (Clinton, Blair, Albright, Holbrooke, ecc.) non sono stati fatti oggetto di alcuna sanzione, ma, al contrario, alcuni fra costoro (Clinton et al.), sono presentati come campioni di giustizia. [64]

È evidente che l’intento di quelli che pretendono il castigo dei Serbi non è ne’ la giustizia ne’ la riconciliazione. Si tratta solo di unificare e consolidare la posizione dei musulmani di Bosnia, di schiacciare la Republika Srpska per eliminarla completamente come entità indipendente in Bosnia, di mantenere la Serbia in uno stato destrutturato, disorganizzato, di debolezza e di dipendenza dall’Occidente, e di continuare a presentare sotto una luce favorevole l’aggressione degli USA e della NATO e lo smantellamento della Jugoslavia.

Questo ultimo obiettivo richiede di distogliere l’attenzione dal ruolo di Clinton e dei musulmani di Bosnia nella costituzione di una testa di ponte di Al Qaeda nei Balcani, nella costruzione di un’alleanza fra Izetbegovic e Osama bin Laden, in appoggio alla “Dichiarazione islamica” che esprime l’ostilità verso lo Stato multietnico, [65] e per l’introduzione di 4.000 mudjahidin a condurre una guerra santa in Bosnia, con l’aiuto attivo del governo Clinton e dell’associazione UCK-Al Qaeda.
Questo aspetto della presa di posizione in favore dei musulmani di Bosnia ha sempre imbarazzato i produttori della propaganda di guerra, e l’imbarazzo è accresciuto dopo gli attentati dell’11 settembre. Il rapporto della Commissione USA sull’11 settembre afferma che due degli undici pirati dell’aria, Nawaf al Hazmi e Khalid al Mindhar, così come uno dei cervelli dell’attacco, Khalid
Sheikh Mohammed, hanno “combattuto” in Bosnia, e che Bin Laden aveva degli “uffici” a Zagabria e a Sarajevo. [66] Malgrado l’enorme copertura mediatica sull’11 settembre e su Al Qaeda, questi collegamenti non sono mai stati menzionati dai grandi mezzi di comunicazione e non hanno mai prodotto effetti sul proconsole in Bosnia Paddy Ashdown, che ha assistito ai funerali di Izetbegovic e che continua a prendere le parti dei musulmani Bosniaci.
Certamente, già dal 1993, i Serbi avevano denunciato le crudeltà ( e le decapitazioni) da parte dei moudjahidin, ma i media e il TPI non se ne sono mai interessati a quell’epoca, e non se ne interessano nemmeno oggi. Bisogna solo parlare di Srebrenica, dei musulmani di Bosnia come uniche vittime, e dei generosi soccorsi, comunque un po’ tardivi, recati da Clinton e dall’Occidente a questi disgraziati oppressi.
Ma i Serbi di Bosnia, non sono stati loro ad aver “confessato” di aver massacrato 8.000 civili? I media occidentali si sono impadroniti di questa “confessione”, dimostrando una volta di più la loro sottomissione all’agenda politica dei loro leaders. I Serbi hanno effettivamente pubblicato un rapporto su Srebrenica nel settembre 2002, [67] ma questo rapporto è stato respinto da Paddy Ashdown, per non essere sfociato in opportune e appropriate conclusioni. Il proconsole ha preteso un nuovo rapporto, congedando una carrettata di politici ed analisti della Republika Srpska, minacciando il governo per l’appoggio dato, e ha terminato con il fare redigere un testo da certuni che accettavano le conclusioni ufficialmente approvate. [68] Dunque, questo rapporto, pubblicato l’11 giugno 2004, è stato accolto dai media Occidentali come una conferma significativa della versione ufficiale.
Il refrain era che i Serbi avevano “ammesso” il massacro e che la questione era ormai regolata. Il divertente sta nel fatto che questo rapporto, imposto con la forza, è ben lontano dal riconoscere le 8.000 esecuzioni (non parla che di “ diverse migliaia”). La sola cosa che “prova” questo episodio è che la campagna Occidentale, destinata a far umiliare i Serbi vinti, non è terminata, nemmeno è giunta alla fine la credulità dei media e il loro assoggettarsi alla propaganda.

Conclusione
Il “massacro di Srebrenica” è il più grande trionfo del lavaggio dei cervelli rispetto alle guerre dei Balcani. Altre asserzioni e menzogne hanno giocato il loro ruolo nei conflitti Balcanici, ma comunque hanno occupato un rango modesto nel repertorio propagandistico rispetto alla menzogna sul massacro di Srebrenica, che le sorpassa tutte per il suo potere altamente simbolico, nonostante la concorrenza di tante altre falsità (Racak, il massacro di Markalé, il rifiuto serbo di negoziare a Rambouillet, i 250.000 morti di Bosnia, la conquista della Grande Serbia come elemento motore delle guerre Balcaniche). [69] Srebrenica rappresenta il simbolo della malvagità dei Serbi e della sofferenza dei musulmani di Bosnia, come della giustezza dello smantellamento della Jugoslavia e degli interventi Occidentali, che comprendono i bombardamenti e l’occupazione della Bosnia e del Kosovo.
Disgraziatamente, non esiste alcun legame fra questo trionfo della propaganda, e la verità e la giustizia. La negazione della verità si incarna nel fatto che la prima valutazione di 8.000 morti, compresi i 5.000 “scomparsi” che avevano abbandonato Srebrenica per ricongiungersi alle linee Bosniaco-musulmane, è stata tenuta per valida anche dopo che si era rapidamente stabilito che in molte migliaia avevano raggiunto quelle linee, e che migliaia di altri erano morti nei combattimenti. Ad oggi, questa cifra bella tonda resta intoccabile, anche di fronte all’incapacità di trovare i corpi dei giustiziati e malgrado l’assenza della pur minima foto satellitare che mostri delle esecuzioni, dei cadaveri, delle persone che scavano, o dei camions che trasportano dei corpi per rimuoverli e risseppellirli.
A questo riguardo, i media si sono ben guardati di porsi degli interrogativi, nonostante la promessa di Madeleine Albright dell’agosto 1995 : “Noi vi terremo d’occhio”. La dichiarazione dell’Albright, e le foto che all’epoca è andata in giro a mostrare, hanno distolto l’attenzione dal “massacro della Krajina” avvenuto nella Krajina croata, una pulizia etnica di una crudeltà ben più importante che a Srebrenica, comportando meno combattimenti effettivi che a Srebrenica, una purificazione fatta di aggressioni, di omicidi e di espulsioni di civili indifesi. A Srebrenica, i Serbi di Bosnia hanno portato al sicuro le donne e i bambini, e non esiste alcuna prova che ne abbiano uccisi [70]; invece nella Krajina non è stata organizzata alcuna separazione di questo genere e si stima in 368 il numero di donne e bambini massacrati, con numerosi infelici troppo anziani o infermi per scappare. [71]

Il successo della propaganda può essere misurato dal fatto che i media non hanno mai evocato la possibilità che l’intensità dell’attenzione rivolta al massacro di Srebrenica sia servita per mascherare il “massacro della Krajina”, che è immediatamente seguito, e che ha ricevuto il sostegno degli Stati Uniti. Per i media, Srebrenica ha contribuito a provocare la Krajina, e i Serbi hanno meritato quello che gli è capitato. [72]
I media hanno giocato un ruolo importante nel trionfo della propaganda che è stato il massacro di Srebrenica. Come abbiamo detto in precedenza, nel 1991 i media sono divenuti i complici del bellicismo, e tutte le regole dell’obiettività sono scomparse, per fare posto al loro sostegno servile di una politica pro musulmani di Bosnia e contro i Serbi.

Prendendo in considerazione i reportages di Christine Amanpour, e di altri, riguardanti i combattimenti intorno a Gorazde, già nell’ottobre 1995 il tenente colonnello dell’esercito USA John Sray aveva messo per iscritto che le informazioni “erano deprivate di qualsiasi parvenza di verità”, che gli Americani dovevano subire un “monumento di disinformazione”, che “l’America non era stata mai tanto deplorevolmente ingannata” dopo la guerra del Vietnam, e che la percezione popolare sulla Bosnia “era stata manipolata da una prolifica macchina di propaganda che è riuscita a congegnare fatti illusori per sostenere gli scopi dei musulmani.” [73] La macchina della propaganda ha conquistato i liberali e una grande parte della sinistra negli Stati Uniti, che hanno avvallato la versione dominante dei Serbi malvagi alla ricerca di egemonie, che hanno fatto ricorso a strategie brutali e di genocidio, e che hanno portato alla rovina l’oasi multietnica che esisteva in precedenza in Bosnia, un’oasi governata da Osama bin Laden e dal suo amico ed alleato Alija Izetbegovic e, secondo una tardiva correzione apportata da Clinton, Holbrooke e dalla Albright, strettamente collegata all’Iran, alla Turchia e all’Arabia Saudita!

La coalizione bellicista liberale-di-sinistra doveva demonizzare i Serbi per giustificare la guerra imperiale, e questo è stato fatto impregnandosi dell’insieme delle menzogne e dei miti che hanno costituito la versione ufficiale. [74] Questo amalgama di “missili da crociera della sinistra (MCG)” [75] e di liberali ha molto contribuito allo sviluppo della tesi dell’“intervento umanitario”, che è consistito nell’aggredire i Serbi a tutto vantaggio dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, e, nei fatti, ha preparato il terreno per le guerre di “liberazione” di Bush.

Il massacro di Srebrenica ha aiutato a convincere i liberali e il MCG per la crociata nei Balcani e ha fornito loro la giustificazione morale per il sostegno dei loro paesi e dei loro alleati all’espansionismo imperiale.

L’ex-responsabile dell’ONU Cedric Thornberry, in un testo del 1996, ha annotato : “Messa in evidenza da un certo numero di mezzi di comunicazione internazionali liberali, la presa di posizione è che i Serbi sono gli unici mascalzoni”. Già nel 1993, presso il quartier generale delle Nazioni Unite, egli aveva lanciato l’avvertimento in questi termini: “Mettetevi al riparo, la falsificazione è in corso!”. [76] In effetti, la manipolazione era già in corso, anche se era ancora tacita, ma si stava infiltrando nelle relazioni fra governo, i media e il TPI. La menzogna ha contribuito a fare del massacro di Srebrenica il simbolo del male e, con l’aiuto della “giustizia”del Tribunale e il sostegno dei liberali e del MCG, ha fornito una giustificazione dell’aggressione USA-NATO e dello smembramento della Jugoslavia, e più in generale dell’“intervento umanitario”.

Cosa si può domandare di più ad un sistema di propaganda?

 

Preso da: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2011/05/dalla-libia-con-amorefurore.html