Il piano sionista per il Medio Oriente

Tradotto e curato da
Israel Shahak
L’Israele di Theodore Herzl (1904) e di Rabbi Fischmann (1947)
Nei suoi diari complete, vol. II. p. 711, Theodore Herzl, fondatore del sionismo, dice che l’area dello Stato ebraico si estende: “. Dal torrente d’Egitto al fiume Eufrate”
Rabbi Fischmann, membro dell’Agenzia Ebraica per la Palestina, ha dichiarato nella sua testimonianza al comitato speciale delle Nazioni Unite su richiesta del 9 luglio 1947 “La Terra Promessa si estende dal fiume d’Egitto fino all’Eufrate, include parti di Siria e Libano. ”
da
Oded Yinon di
“Una strategia per Israele negli anni Ottanta”
Pubblicato dalla
Associazione di arabo-americano Laureati, Inc.
Belmont, Massachusetts, 1982
Speciale Documento n ° 1 (ISBN 0-937694-56-8)

Indice dei contenuti
Publisher non e1
L’Associazione di arabo-americano Laureati lo trova irresistibile per inaugurare la sua nuova serie di pubblicazioni, documenti particolari, con l’articolo di Oded Yinon, che è apparso in Kivunim (Indicazioni), la rivista del Dipartimento di Informazione dell’Organizzazione Sionista Mondiale. Oded Yinon è un giornalista israeliano ed era precedentemente assegnato al ministero degli Esteri di Israele. A nostra conoscenza, questo documento è la dichiarazione più esplicita, dettagliata e inequivocabile alla data della strategia sionista in Medio Oriente. Inoltre, si distingue come una rappresentazione accurata della “visione” per l’intero Medio Oriente del regime sionista attualmente sentenza di Begin, Sharon e Eitan. La sua importanza, quindi, non risiede nel suo valore storico, ma nell’incubo che essa presenta.
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Il piano opera su due premesse fondamentali. Per sopravvivere, Israele deve 1) diventare una potenza regionale imperiale, e 2) deve effettuare la divisione di tutta l’area in piccoli stati con la dissoluzione di tutti gli stati arabi esistenti. Piccola qui dipenderà dalla composizione etnica o settaria di ogni stato. Di conseguenza, la speranza sionista è che gli stati su base settaria diventano satelliti di Israele e, ironia della sorte, la sua fonte di legittimazione morale.
3
Questa non è una nuova idea, né superficie per la prima volta nel pensiero strategico sionista. Infatti, frammentando tutti gli stati arabi in unità più piccole è stato un tema ricorrente. Questo tema è stato documentato in una scala molto modesta nella pubblicazione AAUG, Sacro Terrorismo di Israele(1980), da Livia Rokach. Sulla base delle memorie di Moshe Sharett, ex primo ministro di Israele, documenti di studio di Rokach, con dettagli convincenti, il piano sionista in quanto si applica al Libano e, come è stato preparato nella metà degli anni Cinquanta.
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La prima massiccia invasione israeliana del Libano nel 1978 portava questo piano fuori nei minimi dettagli. Il secondo e più barbara e totalizzante invasione israeliana del Libano il 6 giugno 1982, si propone di effettuare alcune parti di questo piano, che spera di vedere non solo il Libano, la Siria e la Giordania, ma anche, in frammenti. Questo dovrebbe fare beffa di crediti pubblici israeliani quanto riguarda il loro desiderio di un governo centrale libanese forte e indipendente. Più precisamente, vogliono un governo centrale libanese che sancisce i loro disegni imperialisti regionali con la firma di un trattato di pace con loro. Essi cercano anche acquiescenza nei loro disegni dal siriano, iracheno, giordano e altri governi arabi, nonché dal popolo palestinese. Quello che vogliono e che cosa stanno progettando per non è un mondo arabo, ma un mondo di frammenti arabi che è pronto a soccombere all’egemonia israeliana. Quindi, Oded Yinon nel suo saggio, “Una strategia per Israele negli anni 1980,” parla “di vasta portata opportunità per la prima volta dal 1967” che vengono creati dal “situazione molto burrascoso [che] circonda Israele.”
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La politica sionista di spostare i palestinesi dalla Palestina è molto più di una politica attiva, ma viene perseguita con più forza nei momenti di conflitto, come nella guerra del 1947-1948 e nella guerra del 1967. Un’appendice intitolato “Israele parla di un nuovo esodo” è incluso in questa pubblicazione per dimostrare ultimi dispersioni sionisti dei palestinesi dalla loro patria e per mostrare, oltre al documento principale sionista si presenti, altre forme di programmazione sionista per la de-palestinizzazione della Palestina.
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E ‘chiaro dal documento Kivunim, pubblicato nel febbraio del 1982, che le “ampie opportunità” di cui strateghi sionisti hanno pensato sono le stesse “opportunità” di cui stanno cercando di convincere il mondo e che a loro parere sono stati generati dal loro giugno del 1982 invasione. E ‘anche chiaro che i palestinesi non sono mai stati l’unico obiettivo dei piani sionisti, ma l’obiettivo prioritario in quanto la loro presenza vitale e indipendente come popolo nega l’essenza dello Stato sionista. Ogni stato arabo, tuttavia, in particolare quelli con le direzioni nazionaliste coesa e chiara, è un vero e proprio bersaglio prima o poi.
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Contrastava con la strategia dettagliata e inequivocabile sionista chiarito in questo documento, la strategia araba e palestinese, purtroppo, soffre di ambiguità e incoerenza. Non vi è alcuna indicazione che gli strateghi arabi hanno interiorizzato il piano sionista nella sua piena ramificazioni.Invece, essi reagiscono con incredulità e shock ogni volta che una nuova fase di esso si svolge.Questo è evidente nella reazione araba, seppur in sordina, per l’assedio israeliano di Beirut. Il fatto triste è che, fintanto che la strategia sionista per il Medio Oriente non è preso sul serio reazione araba a qualsiasi futura assedio di altre capitali arabe sarà la stessa.
Khalil Nakhleh
23 luglio 1982
Prefazione
di Israel Shahak
1
Il seguente saggio rappresenta, a mio parere, il piano preciso e dettagliato del presente regime sionista (di Sharon ed Eitan) per il Medio Oriente che si basa sulla divisione di tutta l’area in piccolistati, e la dissoluzione di tutto l’esistente Stati arabi. Vorrei commentare l’aspetto militare di questo piano in una nota conclusiva. Qui vorrei richiamare l’attenzione dei lettori di alcuni punti importanti:
2
1. L’idea che tutti gli stati arabi dovrebbero essere suddivisi, da Israele, in piccole unità, si verifica di nuovo e di nuovo nel pensiero strategico israeliano. Ad esempio, Ze’ev Schiff, il corrispondente militare di Ha’aretz (e probabilmente il più esperto in Israele, su questo argomento) scrive a proposito del “migliore” che può accadere per gli interessi israeliani in Iraq: “La dissoluzione dell’Iraq in un sciita di stato, uno stato sunnita e la separazione della parte kurda “( Ha’aretz 1982/06/02). In realtà, questo aspetto del piano è molto vecchio.
3
2. Il forte legame con il pensiero neo-conservatore negli Stati Uniti è molto importante, soprattutto nelle note dell’autore. Tuttavia, mentre a parole è pagato per l’idea della “difesa dell’Occidente” dal potere sovietico, il vero scopo del suo autore, e dell’attuale establishment israeliano è chiaro: per fare un Israele imperiale in una potenza mondiale. In altre parole, l’obiettivo di Sharon è ingannare americani dopo aver ingannato tutto il resto.
4
3. E ‘ovvio che gran parte dei dati rilevanti, sia nelle note e nel testo, è alterata o omessa, come ad esempio l’aiuto finanziario degli Stati Uniti a Israele . Gran parte di essa è pura fantasia. Tuttavia , il piano non deve essere considerato non influente, o come non in grado di realizzare per un breve periodo. Il piano segue fedelmente le idee geopolitiche attuali in Germania del 1890-1933, che sono state ingerite intere da Hitler e del movimento nazista, e determinato i loro obiettivi per l’Europa orientale . Tali obiettivi, in particolare la divisione degli stati esistenti, sono state effettuate nel 1939-1941, e solo un’alleanza su scala globale impedito loro consolidamento per un periodo di tempo.
5
Le note dell’autore seguono il testo. Per evitare confusione, non volevo aggiungere eventuali note di mio, ma ho messo la sostanza di loro in questa prefazione e la conclusione alla fine. Ho, tuttavia, sottolineato alcune parti del testo.
Israel Shahak
13 giugno 1982

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Una strategia per Israele negli anni Ottanta
da Oded Yinon
Questo articolo è originariamente apparso in ebraico in Kivunim (Direzioni) , Un Giornale per il Giudaismo e il Sionismo, nessun problema, 14-Inverno, 5742, febbraio 1982 Editore: Yoram Beck.Comitato Editoriale: Eli Eyal, Yoram Beck, Amnon Hadari, Yohanan Manor, Elieser Schweid.Pubblicato dal Dipartimento di Pubblicità / L’Organizzazione Sionista Mondiale , Gerusalemme.
1
All’inizio degli anni ottanta lo Stato di Israele ha bisogno di una nuova prospettiva per il suo posto, i suoi scopi e gli obiettivi nazionali, in patria e all’estero. Questa esigenza è diventata ancora più importante a causa di una serie di processi centrali che il paese, la regione e il mondo stanno attraversando. Oggi viviamo in fasi iniziali di una nuova epoca nella storia umana, che non è del tutto simile al suo predecessore, e le sue caratteristiche sono totalmente diverse da quello che abbiamo finora conosciuto. Ecco perché abbiamo bisogno di una comprensione dei processi centrali che caratterizzano questa epoca storica, da un lato, e dall’altro lato abbiamo bisogno di una visione del mondo e una strategia operativa in conformità con le nuove condizioni. L’esistenza, la prosperità e la fermezza dello Stato ebraico dipenderà dalla sua capacità di adottare un nuovo quadro di riferimento per i suoi affari interni ed esteri.
2
Questa epoca è caratterizzata da numerosi tratti che possiamo già diagnosticare, e che simboleggiano una vera e propria rivoluzione nel nostro stile di vita attuale. Il processo dominante è la ripartizione del, prospettiva umanista razionalista come la pietra angolare di supporto alla vita e conquiste della civiltà occidentale a partire dal Rinascimento. Le opinioni politiche, sociali ed economiche che hanno emanati da questo fondamento si sono basate su diverse “verità” che sono attualmente scomparendo, per esempio, l’idea che l’uomo come individuo è il centro dell’universo e di tutto ciò che esiste al fine di realizzare il suo bisogni materiali di base. Questa posizione viene invalidata nel presente, quando è diventato chiaro che la quantità di risorse nel cosmo non soddisfa i requisiti di uomo, i suoi bisogni economici o di suoi vincoli demografici. In un mondo in cui ci sono quattro miliardi di esseri umani e di risorse economiche e di energia che non crescono in proporzione per soddisfare le necessità degli uomini, non è realistico aspettarsi di soddisfare il requisito principale della società occidentale, 1 cioè, il desiderio e l’aspirazione per consumo illimitato. Il punto di vista che l’etica non ha alcun ruolo nel determinare la direzione Uomo prende, ma piuttosto i suoi bisogni materiali fai da questo punto di vista sta diventando prevalente oggi come vediamo un mondo in cui quasi tutti i valori stanno scomparendo. Stiamo perdendo la capacità di valutare le cose più semplici, soprattutto se riguardano la semplice questione di ciò che è bene e ciò che è male.3
La visione delle aspirazioni illimitate dell’uomo e abilità si restringe a fronte dei fatti tristi della vita, in cui si assiste alla disgregazione dell’ordine del mondo che ci circonda. La vista che promette la libertà e la libertà al genere umano sembra assurdo alla luce del triste fatto che tre quarti del genere umano vive sotto regimi totalitari. I punti di vista riguardanti l’uguaglianza e la giustizia sociale sono stati trasformati dal socialismo e soprattutto dal comunismo in uno zimbello. Non vi è alcun argomento per la verità di queste due idee, ma è chiaro che non sono stati messi in pratica correttamente e la maggioranza del genere umano ha perso la libertà, la libertà e la possibilità per l’uguaglianza e la giustizia. In questo mondo nucleare in cui siamo (ancora) vivere in relativa pace per 30 anni, il concetto di pace e la convivenza tra le nazioni non ha significato quando una superpotenza come l’URSS detiene una dottrina militare e politica del genere non ha: che non è solo una guerra nucleare possibile e necessario per conseguire le estremità di marxismo, ma che è possibile sopravvivere dopo, per non parlare del fatto che si può essere vittorioso in esso. 2
4
I concetti fondamentali della società umana, soprattutto quelli d’Occidente, stanno subendo un cambiamento a causa di trasformazioni politiche, militari ed economiche. Così, la potenza nucleare e convenzionale dell’Urss ha trasformato l’epoca che si è appena concluso in ultima tregua prima della grande saga che sarà demolire gran parte del nostro mondo in una guerra globale multidimensionale, rispetto a cui il mondo passato guerre saranno stati un gioco da ragazzi. Il potere del nucleare e delle armi convenzionali, la loro quantità, la loro precisione e la qualità si trasformerà la maggior parte del nostro mondo a testa in giù nel giro di pochi anni, e noi dobbiamo allinearci in modo da affrontare che in Israele. Che è, poi, la principale minaccia per la nostra esistenza e quella del mondo occidentale. 3 La guerra per le risorse del mondo, il monopolio arabo sul petrolio, e la necessità dell’Occidente di importare la maggior parte delle materie prime dal terzo mondo , stanno trasformando il mondo che conosciamo, dato che uno degli obiettivi principali dell’Unione Sovietica è quello di sconfiggere l’Occidente da ottenere il controllo sulle risorse gigantesche nel Golfo Persico e nella parte meridionale dell’Africa, in cui la maggior parte dei minerali mondiali sono trova.Possiamo immaginare le dimensioni del confronto globale, che ci dovrà affrontare in futuro.5
La dottrina Gorshkov richiede il controllo sovietico degli oceani e zone ricche di minerali del Terzo Mondo. Che insieme con l’attuale dottrina nucleare sovietica che sostiene che è possibile gestire, vincere e sopravvivere a una guerra nucleare, nel corso della quale militare dell’Occidente potrebbe benissimo essere distrutta ed i suoi abitanti fece schiavi al servizio del marxismo-leninismo, è il principale pericolo per la pace nel mondo e per la nostra stessa esistenza. Dal 1967, i sovietici hanno trasformato dictum Clausewitz ‘in “La guerra è la continuazione della politica con mezzi nucleari”, e ne ha fatto il motto che guida tutte le loro politiche. Già oggi sono occupati di effettuare i loro obiettivi nella nostra regione e in tutto il mondo, e la necessità di affrontarli diventa l’elemento importante nella politica di sicurezza del nostro paese e, naturalmente, quella del resto del mondo libero. Questa è la nostra grande sfida straniera. 4
6
Il mondo arabo musulmano, quindi, non è il principale problema strategico che dovremo affrontare negli anni Ottanta, nonostante il fatto che essa eserciti la principale minaccia contro Israele, a causa della sua crescente potenza militare. Questo mondo, con le sue minoranze etniche, le fazioni e le crisi interne, che è sorprendentemente autodistruttivo, come possiamo vedere in Libano, in Iran non arabo e ora anche in Siria, è in grado di affrontare con successo i problemi fondamentali e fa Non quindi costituire una minaccia reale contro lo Stato di Israele, nel lungo periodo, ma solo nel breve periodo in cui il suo potere militare immediato ha grande importanza. Nel lungo periodo, questo mondo non sarà in grado di esistere nel suo quadro presente nelle zone intorno a noi, senza dover passare per veri cambiamenti rivoluzionari. Il musulmano arabo mondo è costruito come una casa temporanea di carte messe insieme dagli stranieri (Francia e Gran Bretagna negli anni Venti), senza che i desideri ei desideri degli abitanti essendo stati presi in considerazione. E ‘stato arbitrariamente diviso in 19 stati, tutti in combinazioni di Minori e gruppi etnici che sono ostili l’uno all’altro, in modo che ogni stato arabo musulmano al giorno d’oggi deve affrontare la distruzione sociale etnico dal di dentro, e in alcuni una guerra civile è già scatenato. 5 La maggior parte degli arabi, 118 milioni su 170 milioni, vivono in Africa, soprattutto in Egitto (45 milioni di oggi).7
A parte l’Egitto, tutti gli stati del Maghreb sono costituiti da un misto di arabi e berberi non arabi. In Algeria vi è già una guerra civile infuria in montagna Kabile tra le due nazioni nel paese. Marocco e Algeria sono in guerra tra di loro sul Sahara spagnolo, oltre alla lotta interna in ciascuno di essi.L’Islam militante mette in pericolo l’integrità della Tunisia e Gheddafi organizza le guerre che sono distruttivi dal punto di vista arabo, da un paese che è scarsamente popolata e che non può diventare una nazione potente. È per questo che egli ha tentato unificazioni in passato con gli stati che sono più genuini, come l’Egitto e la Siria. Sudan, lo Stato più lacerato nel mondo musulmano arabo di oggi è costruito su quattro gruppi ostili gli uni agli altri, un musulmano sunnita, minoranza araba che governa la maggioranza degli africani non arabi, Pagani e cristiani. In Egitto c’è una maggioranza sunnita musulmano di fronte a una grande minoranza di cristiani che è dominante in Alto Egitto: circa 7 milioni di loro, in modo che anche Sadat, nel suo intervento, l’8 maggio, ha espresso il timore che vorranno un loro stato proprio, qualcosa come un “secondo” cristiana del Libano in Egitto.
8
Tutti gli Stati arabi est di Israele sono lacerata, spezzata e crivellato di conflitto interiore ancor più di quelli del Maghreb. La Siria è fondamentalmente non differisce da Libano salvo in forte regime militare che governa. Ma la vera e propria guerra civile che si svolgono al giorno d’oggi tra la maggioranza sunnita e la sciita alawita minoranza dominante (un mero 12% della popolazione), testimonia la gravità del problema nazionale.
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L’Iraq è, ancora una volta, non è diverso nella sostanza dai suoi vicini, anche se la sua maggioranza è sciita e la minoranza sunnita dominante. Il sessantacinque per cento della popolazione non ha voce in politica, in cui una élite di 20 per cento detiene il potere. Inoltre c’è una grande minoranza curda nel nord, e se non fosse per la forza del regime al potere, l’esercito e le entrate petrolifere, futuro stato iracheno non sarebbe diverso da quello del Libano, in passato o della Siria oggi. I semi del conflitto interiore e della guerra civile sono evidenti già oggi, soprattutto dopo l’ascesa di Khomeini al potere in Iran, un leader che gli sciiti in Iraq vista come il loro leader naturale.
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Tutti i principati del Golfo e in Arabia Saudita sono costruiti su un delicato casa di sabbia in cui vi è solo olio. In Kuwait, i kuwaitiani costituiscono solo un quarto della popolazione. In Bahrain, gli sciiti sono la maggioranza, ma sono privi di potere. Negli Emirati Arabi Uniti, gli sciiti sono ancora una volta la maggioranza, ma i sunniti sono al potere. Lo stesso è vero di Oman e Yemen del Nord.Anche nella marxista del Sud Yemen c’è una considerevole minoranza sciita. In Arabia Saudita la metà della popolazione è straniera, egiziana e yemenita, ma una minoranza saudita detiene il potere.
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La Giordania è in realtà palestinese, governato da un Trans-Giordania beduino minoranza, ma la maggior parte delle forze armate e di certo la burocrazia è ora palestinese. È un dato di fatto Amman è come palestinese Nablus. Tutti questi paesi hanno eserciti potenti, relativamente parlando. Ma c’è un problema anche lì. L’esercito siriano è oggi per lo più sunniti con un corpo ufficiali alawita, l’esercito iracheno sciita con sunnita comandanti. Questo ha un grande significato nel lungo periodo, ed è per questo che non sarà possibile conservare la fedeltà dell’esercito per un lungo periodo a meno che si tratta del solo comune denominatore: l’ostilità nei confronti di Israele, e oggi anche questo è insufficiente .
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Accanto gli arabi, divisi come sono, l’altro musulmano Uniti condividono una situazione simile. La metà della popolazione dell’Iran è costituito da un gruppo di lingua persiana e l’altra metà di un gruppo etnico turco. Popolazione della Turchia dispone di un turco musulmano sunnita maggioranza, circa il 50%, e due grandi minoranze, 12 milioni di sciiti alawiti ei 6 milioni sunniti curdi. In Afghanistan ci sono 5 milioni di euro
Sciiti, che costituiscono un terzo della popolazione. In sunnita Pakistan ci sono 15 milioni di sciiti, che mettono in pericolo l’esistenza di quello stato.
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Questa immagine nazionale minoranza etnica che si estende dal Marocco all’India e dalla Somalia alla Turchia punta alla mancanza di stabilità e di una rapida degenerazione in tutta la regione.Quando questo quadro si aggiunge a quello economico, vediamo come l’intera regione è costruito come un castello di carte, incapace di sopportare i suoi gravi problemi.
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In questo mondo gigantesco e fratturati ci sono alcuni gruppi di ricchi e una massa enorme di persone povere. La maggior parte degli arabi hanno un reddito medio annuo di 300 dollari. Questa è la situazione in Egitto, nella maggior parte dei paesi del Maghreb, tranne per la Libia, e in Iraq. Libano è lacerato e la sua economia sta cadendo a pezzi. E ‘uno stato in cui non vi è alcun potere centralizzato, ma solo 5 de facto autorità sovrane (cristiano nel nord, sostenuta dai siriani e sotto il dominio del clan Franjieh, in Oriente una zona di conquista siriana diretta, nel centro di un falangista enclave controllata cristiana, nel sud e fino al fiume Litani una regione prevalentemente palestinese controllato dall’OLP e lo stato dei cristiani del maggiore Haddad e mezzo milione di sciiti). La Siria è in una situazione ancora più grave e anche l’assistenza che otterrà in futuro, dopo l’unificazione con la Libia non sarà sufficiente per affrontare i problemi fondamentali dell’esistenza e il mantenimento di un grande esercito. L’Egitto è nella situazione peggiore: Milioni sono sull’orlo della fame, la metà della forza lavoro è disoccupata, e l’alloggio è scarsa in questa zona più densamente popolata del mondo.Fatta eccezione per l’esercito, non vi è un singolo reparto operativo in modo efficiente e lo Stato è in uno stato permanente di fallimento e dipende interamente dall’assistenza estera americana concessa in quanto la pace. 6
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Negli Stati del Golfo, l’Arabia Saudita, la Libia e l’Egitto non vi è la più grande accumulazione di denaro e di petrolio al mondo, ma quelli goderne sono piccole élites che non hanno una base larga di sostegno e di fiducia in se stessi, qualcosa che nessun esercito può garantire. 7 L’esercito saudita con tutta la sua attrezzatura non può difendere il regime da pericoli reali a casa o all’estero, e ciò che ha avuto luogo a La Mecca nel 1980, è solo un esempio. Una situazione triste e molto burrascoso circonda Israele e crea sfide per esso, i problemi, i rischi , ma anche ampie opportunità per la prima volta dal 1967 . Le probabilità sono che occasioni perse in quel momento diventerà realizzabile negli anni Ottanta in misura e secondo le dimensioni che non possiamo nemmeno immaginare oggi.16
La politica di “pace” e la restituzione dei territori, attraverso una dipendenza degli Stati Uniti, preclude la realizzazione della nuova opzione creato per noi. Dal 1967, tutti i governi di Israele hanno legato i nostri obiettivi nazionali fino a restringere esigenze politiche, da un lato, e dall’altro a distruttivo pareri a casa che neutralizzate le nostre capacità, sia in patria che all’estero. Non riuscendo a prendere provvedimenti nei confronti della popolazione araba nei nuovi territori, acquisiti nel corso di una guerra forzata su di noi, è il grande errore strategico commesso da Israele, la mattina dopo la Guerra dei Sei Giorni. Avremmo potuto salvare noi stessi tutto il conflitto aspro e pericoloso da allora, se avessimo dato la Giordania per i palestinesi che vivono a ovest del fiume Giordano. Così facendo avremmo neutralizzato il problema palestinese che abbiamo oggi di fronte, e al quale abbiamo trovato soluzioni che sono davvero nessuna soluzione a tutti, come il compromesso territoriale o di autonomia che ammontano, infatti, per la stessa cosa. 8 Oggi, abbiamo improvvisamente affrontare immense opportunità per trasformare a fondo e questo dobbiamo fare nel prossimo decennio la situazione, altrimenti non potremo sopravvivere come stato.17
Nel corso degli anni Ottanta, lo Stato di Israele dovrà passare attraverso i cambiamenti di vasta portata nel suo regime politico ed economico nazionale, insieme a cambiamenti radicali nella sua politica estera, al fine di resistere alle sfide globali e regionali di questa nuova epoca. La perdita dei campi petroliferi del Canale di Suez, l’immenso potenziale delle altre risorse naturali, petrolio, gas e nella penisola del Sinai, che è geomorfologicamente identici ai ricchi paesi produttori di petrolio della regione, si tradurrà in una perdita di energia nel prossimo futuro e distruggere la nostra economia nazionale: un quarto del nostro presente PIL così come un terzo del budget viene utilizzato per l’acquisto di petrolio. 9 La ricerca di materie prime nel Neghev e sulla costa non saranno, in un prossimo futuro , servono a modificare tale stato di cose.18
(Riconquistare) la penisola del Sinai con le sue risorse attuali e potenziali è dunque una priorità politica che è ostacolata dal Camp David e gli accordi di pace . La colpa per che si trova, naturalmente, con l’attuale governo israeliano e dei governi che ha aperto la strada alla politica di compromesso territoriale, i governi di allineamento dal 1967. Gli egiziani non avrà bisogno di mantenere il trattato di pace dopo la restituzione del Sinai, e faranno tutto il possibile per tornare all’ovile del mondo arabo e per l’URSS al fine di ottenere il sostegno e l’assistenza militare. Aiuti americani è garantita solo per un breve periodo, per i termini della pace e l’indebolimento degli Stati Uniti, sia in patria che all’estero porterà a una riduzione degli aiuti. Senza olio e il reddito da esso, con il presente enormi spese, non saremo in grado di ottenere fino al 1982 nelle condizioni attuali e dovremo agire per return la situazione allo status quo che esisteva in Sinai prior di Sadat di visita e l’accordo di pace firmato con lui erronea marzo 1979 . 1 019
Israele ha due vie principali attraverso cui realizzare questo scopo, uno diretto e l’altro indiretto.L’opzione diretta è quella meno realistico a causa della natura del regime e di governo in Israele, così come la saggezza di Sadat, che ha ottenuto il nostro ritiro dal Sinai, che era, accanto alla guerra del 1973, il suo successo importante da quando ha preso il potere . Israele non unilateralmente rompere il trattato, né oggi, né nel 1982, a meno che sia molto fatica economicamente e politicamente ed Egitto fornisce Israele con la scusa di prendere il nuovo Sinai nelle nostre mani per la quarta volta nella nostra breve storia. Cosa è rimasto dunque, è l’opzione indiretta. La situazione economica in Egitto, la natura del regime e la sua pan-
Politica araba, porterà a una situazione dopo l’aprile 1982, alla quale Israele sarà costretto ad agire direttamente o indirettamente, al fine di riprendere il controllo del Sinai come riserva strategica, economica ed energetica per il lungo periodo . Egitto non costituisce un problema strategico militare a causa di conflitti interni e che potrebbe essere guidato indietro al post 1967 situazione di guerra in non più di un giorno. 1 120
Il mito dell’Egitto come leader forte del mondo arabo è stata demolita nel 1956 e sicuramente non è sopravvissuto del 1967, ma la nostra politica, come nel ritorno del Sinai, è servito a trasformare il mito in “realtà.” In realtà, però , il potere dell’Egitto in proporzione sia al solo Israele e per il resto del mondo arabo è sceso di circa il 50 per cento dal 1967. L’Egitto non è più il principale potere politico nel mondo arabo ed è economicamente sull’orlo di una crisi. Senza assistenza straniera la crisi arriverà domani. 12 Nel breve periodo, a causa del ritorno del Sinai, Egitto guadagnerà parecchi vantaggi a nostre spese, ma solo nel breve periodo fino al 1982, e che non cambierà gli equilibri di potere a suo vantaggio, e sarà eventualmente causare la sua rovina. Egitto, nella sua attuale quadro politico interno, è già un cadavere, tanto più se si tiene conto della crescente spaccatura musulmano-cristiano. Rompere Egitto giù territorialmente in regioni geografiche distinte è l’obiettivo politico di Israele negli anni Ottanta sulla sua fronte occidentale .21
Egitto è diviso e lacerato in molti focolai di autorità. Se l’Egitto va in pezzi, paesi come la Libia, il Sudan o anche gli Stati più lontani non continueranno ad esistere nella forma attuale e si uniranno ilcrollo e la dissoluzione di Egitto. La visione di uno Stato cristiano copto in Egitto insieme a un certo numero di stati deboli con potenza molto localizzato e senza un governo centralizzato, come fino ad oggi, è la chiave per uno sviluppo storico che è stato solo arretrato con l’accordo di pace, ma che sembra inevitabile in lungo periodo . 1 322
Il fronte occidentale, che in superficie appare più problematica, è di fatto meno complicato di fronte orientale, in cui la maggior parte degli eventi che fanno i titoli dei giornali hanno avuto luogo recentemente. Dissoluzione totale del Libano in cinque province serve da precendent per tutto il mondo arabo tra cui l’Egitto, la Siria, l’Iraq e la penisola arabica e sta già seguendo quella traccia. La dissoluzione della Siria e Iraq in seguito in aree etnicamente o religiosamente unqiue come in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale nel lungo periodo, mentre la dissoluzione del potere militare di questi stati costituisce l’obiettivo primario a breve termine. Siria cadrà a pezzi, in conformità con la sua struttura etnica e religiosa, in diversi stati, come in oggi il Libano, in modo che non ci sarà uno stato sciita alawita lungo la sua costa, uno stato sunnita nella zona di Aleppo, un altro stato sunnita a Damasco ostile al suo vicino del nord, e le drusi che sarà istituito uno stato , magari anche nel nostro Golan, e certamente nel dell’Hauran e nel nord della Giordania . Questo stato di cose sarà la garanzia per la pace e la sicurezza nella zona, a lungo termine, e questo obiettivo è già alla nostra portata oggi . 1 423
Iraq, ricco di petrolio, da una parte e lacerato internamente, dall’altra, è garantito come candidato pergli obiettivi di Israele . La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella di Siria. L’Iraq è più forte di Siria. Nel breve periodo è il potere iracheno che costituisce la più grande minaccia per Israele. Una guerra Iraq-Iran si strappa a pezzi l’Iraq e provocare la sua caduta a casa anche prima che sia in grado di organizzare una lotta su un ampio fronte contro di noi. Ogni tipo di confronto inter-araba ci aiuterà nel breve periodo e sarà accorciare la strada per l’obiettivo più importante di rompere l’Iraq in denominazioni come in Siria e in Libano . In Iraq, una divisione in province lungo linee etniche / religiose, come in Siria durante il periodo ottomano è possibile. Così, tre (o più) stati esisteranno attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e le zone sciite nel sud separerà dal sunnita e curda a nord. E ‘possibile che l’attuale scontro iraniano-iracheno approfondirà questa polarizzazione. 1 524
L’intera penisola arabica è un candidato naturale per la dissoluzione a causa di pressioni interne ed esterne, e la questione è inevitabile soprattutto in Arabia Saudita. Indipendentemente dal fatto che la sua forza economica a base di olio rimane intatto o se invece è diminuita nel lungo periodo, le divisioni interne e le disaggregazioni sono uno sviluppo chiaro e naturale alla luce della attuale struttura politica. 1 625
Giordania costituisce un obiettivo strategico immediato nel breve periodo ma non nel lungo periodo, in quanto non costituisce una minaccia reale nel lungo periodo dopo il suo scioglimento , la cessazione del lungo dominio del re Hussein e il trasferimento del potere ai palestinesi nel breve periodo.
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Non vi è alcuna possibilità che la Giordania continuerà ad esistere nella sua struttura attuale per molto tempo, e la politica di Israele, sia in guerra che in pace, deve essere orientata alla liquidazione di Giordano sotto l’attuale regime e il trasferimento del potere al maggioranza palestinese. Modifica del regime est del fiume causerà anche la risoluzione del problema dei territori densamente popolati con gli arabi ad ovest del Giordano. Sia in guerra o in condizioni di pace, l’emigrazione dai territori e congelare economica demografico in loro, sono le garanzie per il prossimo cambiamento su entrambe le rive del fiume, e noi dobbiamo essere attivi al fine di accelerare questo processo nel prossimo futuro . Il piano di autonomia dovrebbe anche essere respinta, così come ogni compromesso o la divisione dei territori per, dato i piani del PLO e quelli degli arabi israeliani stessi, il piano Shefa’amr di settembre del 1980, non è possibile andare a vivere in questo paese nella situazione attuale, senza separare le due nazioni, gli arabi in Giordania e gli ebrei per le zone ad ovest del fiume . Coesistenza genuina e la pace regnerà sulla terra solo quando gli arabi capire che senza dominio ebraico tra il Giordano e il mare non avranno né l’esistenza né la sicurezza. Una nazione di loro e di sicurezza sarà loro solo in Giordania. 1 727
All’interno di Israele, la distinzione tra le aree del ’67 e dei territori al di là di loro, quelli del ’48, è sempre stato privo di significato per gli arabi e al giorno d’oggi non ha più alcun significato per noi. Il problema deve essere visto nella sua interezza, senza divisioni del ’67. Dovrebbe essere chiaro, in ogni futura costellazione situazione politica o militare, che la soluzione del problema degli arabi indigeni arriverà solo quando riconoscono l’esistenza di Israele nei confini sicuri fino al fiume Giordano e al di là di esso, come il nostro bisogno esistenziale in questa difficile epoca, l’epoca nucleare che ci deve presto entrare. Non è più possibile vivere con tre quarti della popolazione ebraica sulla battigia denso che è così pericoloso in un epoca nucleare.
28
Dispersione della popolazione è quindi un obiettivo strategico nazionale di primissimo ordine, in caso contrario, dovremo cessare di esistere entro i confini. Giudea, Samaria e la Galilea sono la nostra unica garanzia per l’esistenza nazionale, e se non diventiamo la maggior parte nelle zone di montagna, non ci devono governare nel paese e ci devono essere come i Crociati, che ha perso questo paese che non era loro in ogni caso, e in cui sono stati gli stranieri a cominciare.Riequilibrare il paese demograficamente, strategicamente ed economicamente è l’obiettivo più alto e più centrale di oggi. Prendendo in mano il spartiacque montagna da Bersabea a Alta Galilea è l’obiettivo nazionale generato dal maggiore considerazione strategica che sta sistemando la parte montuosa del paese, che è vuota di ebrei oggi . l 829
Realizzando i nostri obiettivi sul fronte orientale dipende in primo luogo la realizzazione di questo obiettivo strategico interno. La trasformazione della struttura politica ed economica, in modo da consentire la realizzazione di questi obiettivi strategici, è la chiave per raggiungere l’intera variazione. Abbiamo bisogno di cambiare da una economia centralizzata in cui il governo è ampiamente coinvolto, per un mercato aperto e libero, nonché di passare dalla funzione del contribuente degli Stati Uniti per lo sviluppo, con le nostre mani, di una vera e propria infrastruttura economica produttiva. Se non siamo in grado di fare questo cambiamento liberamente e volontariamente, saremo costretti in esso dagli sviluppi mondiali, in particolare in materia di economia, energia, e la politica, e dal nostro isolamento crescente. l 930
Da un punto di vista militare e strategico, l’Occidente guidato dagli Stati Uniti non è in grado di resistere alle pressioni globali dell’URSS in tutto il mondo, e Israele deve quindi stare da solo negli anni Ottanta, senza alcuna assistenza estera, militare o economica, e questo è alla nostra capacità di oggi, senza compromessi. 20 I rapidi cambiamenti del mondo sarà anche portare un cambiamento nella condizione della comunità ebraica mondiale a cui Israele diventerà non solo in ultima istanza, ma l’unica opzione esistenziale. Non possiamo supporre che gli ebrei degli Stati Uniti, e le comunità di Europa e America Latina continuerà ad esistere nella forma attuale nel futuro . 2 131
La nostra esistenza in questo paese si è certo, e non vi è alcuna forza che potrebbe togliere a noi da qui o con forza o con inganno (metodo di Sadat). Nonostante le difficoltà della politica sbagliata “pace” e il problema degli arabi israeliani e quelli dei territori, siamo in grado di affrontare efficacemente questi problemi nel prossimo futuro.
Conclusione
1
Tre punti importanti devono essere chiariti in modo da essere in grado di comprendere le possibilità significative di realizzazione di questo piano sionista per il Medio Oriente, e anche per questo ha dovuto essere pubblicato.
2
La formazione militare del Piano
Le condizioni militari di questo piano non sono stati menzionati sopra, ma sulle molte occasioni in cui qualcosa di molto simile è “spiegato” in riunioni a porte chiuse per i membri dell’establishment israeliano, questo punto è chiarito. Si presume che le forze militari israeliane, in tutti i loro rami, sono insufficienti per il lavoro effettivo di occupazione di tali territori ampi come discusso sopra. Infatti, anche in tempi di intensa palestinese “disordini” in Cisgiordania, le forze dell’esercito israeliano sono allungati troppo. La risposta a questo è il metodo di governare per mezzo di “forze Haddad” o di “Associazioni Village” (noto anche come “Leghe di Villaggio”): forze locali sotto “leader” del tutto dissociate dalla popolazione, non avendo nemmeno alcun feudale o Struttura parti (come i falangisti hanno, per esempio). Il “stati” proposto da Yinon sono “Haddadland” e “Associazioni villaggio”, e le loro forze armate sarà, senza dubbio, molto simili. Inoltre, la superiorità militare israeliana in una tale situazione sarà molto più grande di quanto lo sia anche ora, in modo che qualsiasi movimento di rivolta sarà “punito” sia per l’umiliazione di massa come in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, o da bombardamento e la cancellazione di città, come in Libano oggi (giugno 1982), o da entrambi. Per garantire questo, il piano , come spiegato oralmente, chiede l’istituzione di presidi israeliani in luoghi focali tra il mini-stati, attrezzate con le forze distruttive mobili necessari. Infatti, si è visto qualcosa di simile in Haddadland e noi quasi certamente vedere presto il primo esempio di questo sistema di funzionamento sia nel Sud del Libano o in tutto il Libano.
3
E ‘evidente che le ipotesi militari di cui sopra, e l’intero piano di troppo, dipendono anche gli arabi continuano a essere ancora più diviso di quanto lo siano ora, e sulla mancanza di un movimento veramente progressista massa tra di loro. Può essere che queste due condizioni saranno rimossi solo quando il piano sarà a buon punto, con conseguenze che non si possono prevedere.
4
Perché è necessario pubblicare questo in Israele?
La ragione per la pubblicazione è la duplice natura della società israeliana-ebraica: una molto grande misura di libertà e di democrazia, specialmente per gli ebrei, in combinazione con l’espansionismo e la discriminazione razzista. In una tale situazione l’elite israeliana-ebraica (per le masse seguono la TV e discorsi di Begin) deve essere persuaso . I primi passi nel processo di persuasione sono orale, come indicato sopra, ma una volta viene in cui diventa scomodo. Materiale scritto deve essere prodotto a beneficio dei più stupide “persuasori” e “animatori” (ad esempio gli ufficiali di medio rango, che sono, di solito, straordinariamente stupido). Hanno poi “imparano”, più o meno, e di predicare agli altri. Va osservato che Israele, e anche il dell’Yishuv dagli anni Venti, ha sempre funzionato in questo modo. Io stesso bene ricordare come (prima ero “in opposizione”) la necessità della guerra con stato spiegato a me e ad altri un anno prima della guerra 1956, e la necessità di conquistare “il resto della Palestina occidentale in cui avremo l’opportunità” è stato spiegato negli anni 1965-1967.
5
Perché si presume che non vi è alcun rischio di speciale da fuori nella pubblicazione di tali piani?
Tali rischi possono provenire da due fonti, a patto che l’opposizione di principio all’interno di Israele è molto debole (una situazione che potrebbe cambiare in conseguenza della guerra al Libano): il mondo arabo, compresi i palestinesi, e gli Stati Uniti. Il mondo arabo si è dimostrato finora incapace di un’analisi dettagliata e razionale della società israeliana-ebraica, ei palestinesi sono stati, in media, non è migliore rispetto al resto. In una tale situazione, anche quelli che urlano circa i pericoli di espansionismo israeliano (che sono abbastanza reale) stanno facendo questo non a causa della conoscenza fattuale e dettagliate, ma a causa della credenza nel mito. Un buon esempio è la credenza molto persistente nella scrittura inesistente sul muro della Knesset del versetto biblico circa il Nilo e l’Eufrate. Un altro esempio sono le dichiarazioni persistenti, e completamente falsa, che sono state fatte da alcuni dei più importanti leader arabi, che le due strisce blu della bandiera israeliana simboleggiano il Nilo e l’Eufrate, mentre in realtà essi sono tratti dalle strisce della ebreo che prega scialle (Talit). Gli specialisti israeliani assumono che, nel complesso, gli arabi non badare a loro discussioni serie del futuro, e la guerra in Libano le ha dato ragione. Quindi perché non dovrebbe continuare con i loro vecchi metodi di persuadere altri israeliani?
6
Negli Stati Uniti una situazione molto simile esiste, almeno fino ad ora. I commentatori più o meno gravi prendono le loro informazioni su Israele, e molto del loro opinioni su di esso, da due fonti. Il primo è da articoli del “liberale” stampa americana, scritto quasi completamente da ammiratori ebrei di Israele che, anche se sono critica di alcuni aspetti dello stato di Israele, praticano fedelmente ciò che Stalin chiamava “la critica costruttiva.” ( In realtà quelli tra loro che pretendono anche di essere “anti-stalinista” sono in realtà più stalinista di Stalin, con Israele che è il loro dio che non è ancora riuscito). Nel quadro di tale culto critico si dovrà ritenere che Israele ha sempre “buone intenzioni” e solo “sbaglia”, e quindi un tale piano non sarebbe una questione di discussione, esattamente come i genocidi biblici commessi da ebrei non sono menzionati . L’altra fonte di informazione, il Jerusalem Post , ha politiche simili. Così a lungo, quindi, come esiste la situazione in cui Israele è in realtà una “società chiusa” per il resto del mondo, perché il mondo vuole chiudere i suoi occhi , la pubblicazione e anche l’inizio della realizzazione di un tale piano è realistico e fattibile.
Israel Shahak
17 Giugno 1982 Gerusalemme
A proposito del traduttore
Israel Shahak è un professore di chemistly organica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme e il presidente della Lega israeliana per i diritti umani e civili. Ha pubblicato Le carte Shahak , raccolte di articoli chiave della stampa ebraica, ed è autore di numerosi articoli e libri, tra i quali non-Ebreo nello Stato ebraico . Il suo ultimo libro è globale il ruolo di Israele: le armi per la repressione , pubblicato dalla AAUG nel 1982. Israel Shahak: (1933-2001)
Note
1. americano università personale di campo. Segnala No.33, 1979. Secondo questa ricerca, la popolazione del mondo sarà di 6 miliardi nel 2000. Popolazione mondiale di oggi può essere suddiviso come segue: Cina, 958 milioni; India, 635 milioni; URSS, 261 milioni di euro, degli Stati Uniti, 218 milioni in Indonesia, 140 milioni, Brasile e Giappone, 110 milioni ciascuno. Secondo i dati del Fondo della Popolazione delle Nazioni Unite per il 1980, ci sarà, nel 2000, 50 città con una popolazione di oltre 5 milioni di euro ciascuno. Il ofthp popolazione; Terzo Mondo sarà poi l’80% della popolazione mondiale. Secondo Justin Blackwelder, US Census capo dell’Ufficio, la popolazione mondiale non raggiungerà i 6 miliardi di euro a causa della fame.
2. Politica nucleare sovietico è stato ben sintetizzato da due sovietologi americani: Joseph D. Douglas e Amoretta M. Hoeber, strategia sovietica per la guerra nucleare , (Stanford, Ca, Hoover Institute Press, 1979..).Nelle decine Unione Sovietica e centinaia di articoli e libri sono pubblicati ogni anno, che dettaglio la dottrina sovietica per la guerra nucleare e non vi è una grande quantità di documentazione tradotto in inglese e pubblicato dalla US Air Force, tra USAF: il marxismo-leninismo in guerra e l’esercito: The View sovietica , Mosca, 1972, USAF: Le Forze Armate dello Stato sovietico . Mosca, 1975, dal maresciallo A. Grechko.L’approccio sovietico di base per la materia è presentata nel libro dal maresciallo Sokolovski pubblicato nel 1962 a Mosca: il maresciallo VD Sokolovski, strategia militare, sovietica Dottrina e concetti (New York, Praeger, 1963).
3. Una foto di intenzioni sovietiche in varie aree del mondo si può trarre dal libro di Douglas e Hoeber, ibid. Per materiale aggiuntivo vedere: Michael Morgan, “Minerali di URSS come arma strategica per il futuro,” Difesa e degli Affari Esteri , a Washington, DC, dicembre 1979.
4. Ammiraglio della Flotta Sergei Gorshkov, Sea Power e lo Stato , London, 1979. Morgan, loc. cit. Generale George S. Brown (USAF) C-JCS, Dichiarazione al Congresso sulla postura Difesa degli Stati Uniti per l’anno fiscale 1979 , pag. 103; del Consiglio di Sicurezza Nazionale, revisione della politica di minerali non combustibile , (Washington, DC 1979), Drew Middleton, The New York Times , (9/15/79); Tempo , 9/21/80.
5. Elie Kedourie, “La fine dell’Impero Ottomano,” Giornale di storia contemporanea , vol. 3, n ° 4, 1968.
6. Al-Thawra , Siria 12/20/79, Al-Ahram , 12/30/79, Al Baath , Siria, 5/6/79. 55% degli arabi sono 20 anni e più giovani, il 70% degli arabi vivono in Africa, il 55% degli arabi under 15 è disoccupato, il 33% vive in aree urbane, Oded Yinon, “problema della popolazione egiziana,” The Jerusalem Quarterly , n ° 15, primavera 1980.
7. E. Kanovsky, “chi arabi e non abbienti,” The Jerusalem Quarterly , n ° 1, Autunno 1976 Al Baath , Siria, 5/6/79.
8. Nel suo libro, l’ex primo ministro Yitzhak Rabin ha detto che il governo israeliano è infatti responsabile per la progettazione della politica americana in Medio Oriente, dopo il giugno del ’67, a causa della sua indecisione per il futuro dei territori e l’incoerenza le sue posizioni in quanto ha istituito il fondo per la Risoluzione 242 e certamente dodici anni dopo gli accordi di Camp David e il trattato di pace con l’Egitto. Secondo Rabin, il 19 giugno del 1967, il presidente Johnson ha inviato una lettera al primo ministro Eshkol in cui egli non ha menzionato nulla di ritiro dai territori nuovi, ma esattamente lo stesso giorno il governo ha deciso di tornare territori in cambio della pace. Dopo le risoluzioni arabi a Khartoum (9/1/67) il governo ha modificato la sua posizione, ma in contrasto con la sua decisione del 19 giugno, non ha notificato gli USA dell’alterazione e gli Stati Uniti ha continuato a sostenere 242 del Consiglio di sicurezza sulla base di la sua precedente conoscenza che Israele è pronto a tornare territori. A quel punto era già troppo tardi per cambiare la posizione degli Stati Uniti e la politica di Israele. Da qui la strada è stata aperta al accordi di pace sulla base della 242, come è stato successivamente concordato a Camp David. Vedere Yitzhak Rabin. Pinkas Sherut , ( Ma’ariv 1979) pp 226-227.
9. Esteri e della Difesa Presidente del Comitato Prof. Moshe Arens hanno sostenuto in una intervista ( Ma ‘ARIV , 10/3/80) che il governo israeliano non è riuscito a preparare un piano economico prima degli accordi di Camp David ed era esso stesso sorpreso dal costo degli accordi, anche se già nel corso dei negoziati è stato possibile calcolare il prezzo pesante e l’errore grave coinvolti nel non aver preparato i motivi economici per la pace.
L’ex ministro del Tesoro, il signor Yigal Holwitz, ha dichiarato che se non fosse per il ritiro dai campi di petrolio, Israele avrebbe un saldo positivo dei pagamenti (9/17/80). Quella stessa persona che ha detto due anni prima che il governo di Israele (da cui si ritirò) aveva messo un cappio intorno al collo. Si riferiva al accordi di Camp David ( Ha’aretz , 11/3/78). Nel corso di tutto il negoziato di pace né un esperto né un consulente economia è stata consultata, e il primo ministro stesso, che manca di conoscenze e competenze in economia, in un’iniziativa sbagliata, ha chiesto agli Stati Uniti di darci un prestito piuttosto che una sovvenzione, a causa del suo desiderio di mantenere il nostro rispetto e il rispetto degli Stati Uniti nei confronti di noi. Vedere Ha’aretz1/5/79. Jerusalem Post , 9/7/79. Prof Asaf Razin, ex consulente senior nel Tesoro, fortemente criticato la condotta dei negoziati; Ha’aretz ., 5/5/79 Ma’ariv , 9/7/79. Per quanto riguarda le questioni concernenti i campi di petrolio e la crisi energetica di Israele, vedi l’intervista con il Sig. Eitan Eisenberg, un consulente del governo su questi temi, Ma’arive Weekly , 12/12/78. Il ministro dell’Energia, che ha personalmente firmato gli accordi di Camp David e l’evacuazione di Sdeh Alma, da allora ha sottolineato la gravità della nostra condizione dal punto di vista delle forniture di petrolio più di una volta … vedi Yediot Ahronot , 7/20/79. Energia ministro Modai anche ammesso che il governo non lo ha consultato a tutti sul tema del petrolio durante il Camp David e Blair negoziati casa. Ha’aretz , 8/22/79.
1 0. Molte fonti riportano sulla crescita del bilancio armamenti in Egitto e sulle intenzioni di dare la preferenza esercito in un bilancio un’epoca di pace sui bisogni nazionali che, una pace sarebbe stato ottenuto. Vedere l’ex primo ministro Salam Mamduh in un’intervista 12/18/77, ministro del Tesoro Abd El Sayeh in un’intervista 7/25/78, e la carta di Al Akhbar , 12/2/78 che ha chiaramente sottolineato che il bilancio militare riceverà prima priorità, nonostante la pace. Questo è ciò che l’ex primo ministro Mustafa Khalil ha dichiarato nel documento programmatico del suo gabinetto che è stata presentata al Parlamento, 11/25/78. Vedere traduzione in inglese, ICA, FBIS, 27 novembre 1978, pp D 1-10.
Secondo queste fonti, il bilancio militare egiziano è aumentata del 10% tra il bilancio 1977 e 1978, e il processo continua. Una fonte saudita divulgato che il piano di egiziani per aumentare il loro budget militmy del 100% nei prossimi due anni, Ha’aretz , 2/12/79 e il Jerusalem Post , 1/14/79.
1 1. La maggior parte delle stime economiche gettato dubbi sulla capacità dell’Egitto di ricostruire la sua economia dal 1982. Vedere Unità di Intelligenza Economica , 1978 Supplement, “La Repubblica Araba d’Egitto”; E. Kanovsky, “Recenti economiche sviluppi in Medio Oriente “, Occasional Papers , l’istituzione Siloe giugno 1977; Kanovsky, “L’economia egiziana sin dalla metà degli Sixties, i settori Micro “, Occasional Paper , giugno 1978, Robert McNamara, presidente della Banca Mondiale, come riportato in tempi , Londra, 1/24/78.
1 2. Vedere il paragone fatto dal researeh dell’Istituto di Studi Strategici di Londra, e la ricerca camed nel Centro di studi strategici dell’Università di Tel Aviv, così come la ricerca dallo scienziato britannico, Denis Champlin, militare Review , novembre 1979 , ISS: The Military Balance 1979-1980, CSS; accordi di sicurezza inSinai … da Briga. Gen. (Res.) A Shalev, No. 3.0 CSS; The Military Balance e le opzioni militari, dopo il trattato di pace con l’Egitto , da Briga. Gen. (Res.) Y. ​​Raviv, n.4, dicembre 1978, così come molti articoli di stampa tra cui El Hawadeth , Londra, 3/7/80; El Watan El Arabi , Parigi, 12/14/79.
1 3. Quanto fermento religioso in Egitto e le relazioni tra copti e musulmani vedere la serie di articoli pubblicati sul giornale kuwaitiano, El Qabas , 9/15/80. L’autore Irene rapporti inglesi Beeson sulla spaccatura tra musulmani e copti, vedi: Irene Beeson, Guardiano , Londra, 6/24/80, e Desmond Stewart, Medio OrienteInternmational , Londra 6/6/80. Per le altre segnalazioni vedi Pamela Ann Smith, Guardiano , Londra, 12/24/79;The Christian Science Monitor 12/27/79 così come Al Dustour , Londra, 10/15/79; El Kefah El Arabi, 10/15 / 79.
1 4. Press Service Araba , Beirut, 8/6-13/80. The New Republic , 8/16/80, Der Spiegel , come citato daHa’aretz , 3/21/80, e 4/30-5/5 / 80, The Economist , 3/22/80; Robert Fisk, Volte , Londra, 3/26/80; Ellsworth Jones, Times Domenica , 3/30/80.
1 5. JP Peroncell Hugoz, Le Monde , Parigi 4/28/80; Dr. Abbas Kelidar, Middle East Review , estate 1979;
Conflict Studies , ISS, luglio 1975; Andreas Kolschitter, Der Zeit , ( Ha’aretz , 9/21/79) Economist Foreign Report , 10/10/79, affari afro-asiatico , Londra, luglio 1979.
1 6. Arnold Hottinger, “Gli Stati arabi ricchi di Trouble,” The New York Review of Books , 5/15/80; stampa araba servizio , Beirut, 6/25-7/2/80; US News and World Report , 11/5 / 79 così come El Ahram , 11/9/79; El Nahar El Arabi Wal Duwali , Parigi 9/7/79; El Hawadeth , 11/9/79; David Hakham, Monthly Review , IDF, gennaio-febbraio 79.
1 7. Per quanto riguarda le politiche ei problemi della Giordania vedere El Nahar El Arabi Wal Duwali , 4/30/79, 7/2/79; Prof. Elie Kedouri, Ma’ariv 6/8/79; Prof. Tanter, Davar 7/12/79 , A. Safdi, Jerusalem Post , 5/31/79; El Watan El Arabi 11/28/79; El Qabas , 11/19/79. Sulle posizioni dell’OLP vedere: Le risoluzioni del Quarto Congresso di Fatah, Damasco, agosto 1980. Il programma Shefa’amr degli arabi israeliani è stato pubblicato nelHa’aretz , 9/24/80, e dalla Relazione stampa araba 6/18 / 80. Per i fatti e cifre in materia di immigrazione di arabi in Giordania, vedere Amos Ben Vered, Ha’aretz , 2/16/77; Yossef Zuriel, Ma’ariv 1/12/80. Per quanto riguarda la posizione della OLP verso Israele vedi Shlomo Gazit, Monthly Review , luglio 1980; Hani El Hasan in una intervista, Al Rai Al’Am , Kuwait 4/15/80; Avi Plaskov, “Il problema palestinese,” Sopravvivenza , ISS, Londra Gen. Feb. 78, David Gutrnann, “Il mito palestinese,” Commentario , ottobre 75, Bernard Lewis, “I palestinesi e l’OLP,” Commentario gennaio 75; Lunedi Mattina , Beirut, 8/18-21/80; Journal of Palestine Studies, Inverno 1980.
1 8. Prof. Yuval Neeman, “Samaria-la base per la sicurezza di Israele,” Ma’arakhot 272-273, maggio / giugno 1980; Ya’akov Hasdai, “La pace, la Via e il diritto di conoscere,” Dvar Hashavua , 2/23 / 80. Aharon Yariv, “Depth-An strategico punto di vista israeliano,” Ma’arakhot 270-271, ottobre 1979, Yitzhak Rabin, “Problemi di Difesa di Israele negli anni Ottanta,” Ma’arakhot ottobre 1979.
1 9. Ezra Zohar, In Pinze del regime (Shikmona, 1974); Motti Heinrich, abbiamo a Chance Israele, VeritàVersus Leggenda (Reshafim, 1981).
2 0. Henry Kissinger, “Le lezioni del passato,” The Washington Review Vol. 1, gennaio 1978; Arthur Ross, “Sfida dell’OPEC verso l’Occidente,” The Washington Quarterly , Inverno, 1980; Walter Levy, “Il petrolio e il declino della Occidente “, Affari Esteri , estate 1980; Special Report “La nostra armata Forees-Ready or Not?”US News and World Report 10/10/77; Stanley Hoffman, “Riflessioni sul Present Danger,” The New York Review of Books 3/6/80; Tempo 4/3/80; Leopold Lavedez “Le illusioni di sale” Commento settembre 79; Norman Podhoretz, “The Present Danger,” Commentario marzo 1980; Robert Tucker, “Oil and American Power Sei anni più tardi,” Commentario settembre 1979 Norman Podhoretz, “l’abbandono di Israele,” Commentario ° luglio 1976; Elie Kedourie, “Fraintendimento il Medio Oriente,” Commentario luglio 1979.
2 1. Secondo i dati pubblicati da Ya’akov Karoz, Yediot Ahronot , 10/17/80, la somma totale di episodi di antisemitismo registrati nel mondo nel 1979 è stato il doppio del valore registrato nel 1978. In Germania, Francia e Gran Bretagna il numero di episodi di antisemitismo era molte volte più grande in quell’anno. Negli Stati Uniti e si è registrato un forte aumento di episodi di antisemitismo che sono stati riportati in questo articolo. Per l’antisemitismo nuovo, vedi L. Talmon, “Il nuovo antisemitismo,” The New Republic , 1976/09/18, Barbara Tuchman, “Hanno avvelenato i pozzi,” Newsweek 2/3/75.

Fonte: http://sadefenza.blogspot.it/2013/08/grande-israele-il-piano-sionista-per-il.html

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“Grande Israele”: Il piano sionista per il Medio Oriente Il famigerato “Piano di Oded Yinon”.

Torna ad essere di interesse generale conoscere la storia del medio oriente, per tutte le guerre che ivi sono combattute sia per interessi economici (petrolio e gas) ma in particolare per le diatribe tra le regioni ed etnie e religioni.
Proponiamo una lettura de “Il piano sionista per il Medio Oriente” curato dallo studioso Israel Shahak e tradotto con l’ausilio di google

Sa Defenza

Storia Ebraica e Giudaismo: il peso di tre millenni
“Shahak è il più recente, se non l’ultimo, dei grandi profeti”

Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d’Israele.

A differenza di suo padre, il vecchio Joe, e di mio nonno, il senatore Gore, né io né Jack eravamo antisemiti e così commentammo quell’episodio come una delle tante storielle divertenti che circolavano sul conto di Truman e sulla corruzione tranquilla e alla luce del sole della politica americana.

Purtroppo, quell’affrettato riconoscimento dello Stato d’Israele ha prodotto quarantacinque anni di confusione e di massacri oltre alla distruzione di quello che i compagni di strada sionisti credevano sarebbe diventato uno stato pluralistico, patria dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei nati in Palestina e degli immigrati europei e americani, compreso chi era convinto che il grande agente immobiliare celeste avesse dato loro, per l’eternità, il possesso delle terre della Giudea e della Samaria. Poiché molti di quegli immigrati, quando erano in Europa, erano stati sinceri socialisti, noi confidavamo che non avrebbero mai permesso che il nuovo stato diventasse una teocrazia e che avrebbero saputo vivere, fianco a fianco, da eguali, con i nativi palestinesi

Disgraziatamente, le cose non andarono così. Non intendo passare ancora una volta in rassegna le guerre e le tensioni che hanno funestato e funestano quella infelice regione. Mi basterà ricordare che quella frettolosa invenzione dello Stato d’Israele ha avvelenato la vita politica e intellettuale degli Stati Uniti, questo improbabile patrono d’Israele. Dico improbabile perché, nella storia degli Stati Uniti, nessun’altra minoranza ha mai estorto tanto denaro ai contribuenti americani per Investirlo nella “propria patria”. E’ stato come se noi contribuenti fossimo stati costretti a finanziare il Papa per la riconquista degli Stati della Chiesa semplicemente perché un terzo degli abitanti degli Stati Uniti sono di religione cattolica.

Se si fosse tentata una cosa simile, ci sarebbe stata una reazione violentissima e il Congresso si sarebbe subito opposto decisamente. Nel caso degli ebrei, invece, una minoranza che rappresenta meno del due per cento della popolazione ha comprato o intimidito settanta senatori, i due terzi necessari per anullare un comunque improbabile veto presidenziale, e si è valsa del massiccio appoggio dei media.

In un certo senso, ammiro il modo in cui la lobby ebraica è riuscita a far sì che, da allora, miliardi e miliardi di dollari andassero ad Israele “baluardo contro il comunismo”. In realtà, la presenza dell’URSS e il peso del comunismo sono stati, in quelle regioni, men che rilevanti e l’unica cosa che noi americani siamo riusciti a fare è stato di attirarci l’ostilità del mondo arabo che prima ci era amico
.Ancora più clamorosa è la disinformazione su tutto quanto avviene nel Medio Oriente e se la prima vittima di quelle sfacciate menzogne è il contribuente americano, all’opposto lo sono anche gli ebrei degli Stati Uniti che sono continuamente ricattati da terroristi di professione come Begin o Shamir. Peggio ancora, salvo poche onorevoli eccezioni, gli intellettuali ebrei americani hanno abbandonato il liberalismo per stipulare demenziali alleanze con la destra politico religiosa cristiana, antisemita, e con il complesso militare-industriale del Pentagono. Nel 1985, uno di quegli intellettuali dichiarò apertamente che quando gli ebrei erano arrivati negli Stati Uniti avevano trovato «più congeniali l’opinione pubblica e i politici liberali ma che, ora, è interesse dell’ebraismo allearsi ai fondamentalisti protestanti perché, dopo tutto, ‘Vè forse qualche ragione per cui noi ebrei dobbiamo restar fedeli, dogmaticamente e con l’ipocrisia, alle idee che condividevamo ieri?».

A questo punto, la sinistra americana si è divisa e quelli di noi che criticano i nostri ex-alleati ebrei per questo loro insensato opportunismo vengono subito bollati con i rituali epiteti di “antisemita” o di “odiatori di se stessi”.

Per fortuna, la voce della ragione è ancora viva e forte e viene proprio dalla stessa Israele. Da Gerusalemme, Israel Shahak, con le sue continue e sistematiche analisi, smaschera la sciagurata politica israeliana e lo stesso Talmùd, in altre parole l’effetto che ha tutta la tradizione rabbinica sul piccolo Stato d’Israele che i rabbini di estrema destra di oggi vogliono trasformare in una teocrazia riservata ai soli ebrei.

Shahak guarda con l’occhio della satira tutte le religioni che pretendono di razionalizzare l’irrazionale e, da studioso, fa risaltare le contraddizioni contenute nei testi. E’ un vero piacere leggere, con la sua guida, quel grande odiatore dei gentili che fu il dottor Maimonide!

Inutile dire che le autorità israeliane deplorano l’opera di Shahak ma non possono far nulla contro un docente universitario di chimica in pensione, nato a Varsavia nel 1933 che ha passato alcuni anni della sua infanzia nel campo di concentramento nazista di Belsen. Nel 1945 Shahak andò in Israele; ha prestato servizio nell’esercito israeliano e non è diventato marxista negli anni in cui essere marxisti era di gran moda. Shahak era, ed è, un umanista che detesta l’imperialismo sia che si manifesti come il Dio di Abramo che come la politica di George Bush e, con lo stesso vigore, la stessa ironia e competenza, si oppone al nocciolo totalitario del giudaismo.

Israel Shahak è un Thomas Paine più colto che continua a ragionare e, di anno in anno, ci rivela le propsepttive che abbiamo e ci dà gli strumenti per chiarirci la lunga storia che sta alle nostre spalle.

Coloro che si preoccupano per lui saranno forse più saggi o, – devo proprio dirlo? – migliori, ma Shahak è il più recente, se non l’ultimo, dei grandi profeti.

globalresearch.ca
Introduzione di Michel Chossudovsky

Il seguente documento di pertinenza della formazione della “Grande Israele” costituisce la pietra angolare di potenti fazioni sioniste all’interno dell’attuale governo Netanyahu, il Likud, e all’interno i militari israeliani e istituzione di intelligence.
Secondo il padre fondatore del sionismo Theodor Herzl, “l’area dello Stato ebraico si estende:”. Dal torrente d’Egitto al fiume Eufrate “Secondo Rabbi Fischmann,” la terra promessa si estende dal fiume d’Egitto fino all’Eufrate, Comprende parti di Siria e Libano. ”

Se visti nel contesto attuale, la guerra in Iraq, la guerra del 2006 in Libano, la guerra 2011 sulla Libia, la guerra in corso in Siria, per non parlare del processo di cambiamento di regime in Egitto, deve essere inteso in relazione al Piano Sionista per il Medio Oriente. Quest’ultimo consiste in indebolimento e infine fratturazione stati arabi confinanti, come parte di un progetto espansionista israeliana.
“Grande Israele” consiste in un’area che si estende dalla Valle del Nilo all’Eufrate.
Il progetto sionista appoggia il movimento insediamento ebraico. Più in generale si tratta di una politica di escludere i palestinesi dalla Palestina portando alla eventuale annessione sia della Cisgiordania e di Gaza allo Stato di Israele.
Grande Israele avrebbe creato un certo numero di membri del proxy. Esso dovrebbe includere parti del Libano, la Giordania, la Siria, il Sinai, così come le parti di Iraq e Arabia Saudita. (Vedi mappa).
Secondo Mahdi Darius Nazemroaya in un articolo di Global Research 2011, Il Piano Yinon era una continuazione di design coloniale della Gran Bretagna in Medio Oriente:
“[Il piano Yinon] è un piano strategico di Israele per garantire la superiorità regionale israeliana.Insiste e stabilisce che Israele deve riconfigurare il suo ambiente geo-politico attraverso la balcanizzazione degli stati arabi circostanti in stati più piccoli e più deboli.
Strateghi israeliani hanno l’Iraq come la loro più grande sfida strategica da uno stato arabo. È per questo che l’Iraq è stato delineato come il fulcro per la balcanizzazione del Medio Oriente e del mondo arabo. In Iraq, sulla base dei concetti del Piano Yinon, gli strateghi israeliani hanno chiesto la divisione dell’Iraq in uno stato curdo e due stati arabi, uno per i musulmani sciiti e l’altro per i musulmani sunniti. Il primo passo verso la creazione di questa era una guerra tra Iraq e Iran, che il Piano Yinon discute.
The Atlantic, nel 2008, e Armed Forces Journal delle forze armate degli Stati Uniti, nel 2006, entrambi pubblicati mappe ampiamente diffuse che seguivano da vicino lo schema del Piano Yinon. A parte un Iraq diviso, che il Piano Biden chiede anche, il Piano Yinon chiede un Libano diviso, l’Egitto e la Siria. Il partizionamento di Iran, Turchia, Somalia e Pakistan anche tutti rientrano in linea con questi punti di vista. Il Piano Yinon chiede anche la dissoluzione del Nord Africa e prevede come partenza dall’Egitto per poi riversarsi in Sudan, Libia, e il resto della regione.
Grande Israele “richiede la rottura degli Stati arabi esistenti in piccoli stati.
“Il piano opera su due premesse fondamentali. Per sopravvivere, Israele deve 1) diventare una potenza regionale imperiale , e 2) deve effettuare la divisione di tutta l’area in piccoli stati con la dissoluzione di tutti gli stati arabi esistenti. Piccola qui dipenderà dalla composizione etnica o settaria di ogni stato. Di conseguenza, la speranza sionista è che gli stati settario basata diventano satelliti di Israele e, ironia della sorte, la sua fonte di legittimazione morale … Questa non è un’idea nuova, né di superficie per la prima volta in sionista pensiero strategico. Infatti, frammentando tutti gli stati arabi in unità più piccole è stato un tema ricorrente. “(Piano Yinon, vedi sotto)
Visto in questo contesto, la guerra alla Siria è parte del processo di espansione territoriale israeliana.Intelligence israeliana a doppio filo a lavorare con gli Stati Uniti, la Turchia e la NATO è direttamente solidale di Al Qaeda mercenari terroristi all’interno della Siria.
Il progetto sionista richiede anche la destabilizzazione dell’Egitto, la creazione di divisioni tra fazioni all’interno Egitto come strumentato dalla “primavera araba”, che porta alla formazione di uno Stato basato settaria dominato dai Fratelli Musulmani.

Preso da: http://sadefenza.blogspot.it/2013/08/grande-israele-il-piano-sionista-per-il.html

La vendetta del piano Yinon? Panorama di caos nel mondo arabo

30/6/2014

Global Research.

Il Medio Oriente e il Nordafrica sono stati trasformati in un arco d’instabilità, che parte dall’Iraq e dal Golfo Persico, e arriva fino alla Libia e la Tunisia. In quasi ogni angolo del mondo arabo e del Medio Oriente sembrano esserci caos e violenza, e il massacro non sembra aver fine.
C’è un Paese, nella regione, che però brilla di soddisfazione. Tel Aviv ha ottenuto carta bianca dall’instabilità di cui, insieme a Washington, è l’artefice. Il caos tutt’intorno ha permesso a Israele di procedere con ulteriori annessioni di territorio palestinese in Cisgiordania, mentre pretende di discutere di pace con l’Autorità palestinese dell’irrilevante Mahmoud Abbas. Ciò che gli serve, ora, è una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e i suoi alleati.

Gli sconvolgimenti attuali dimostrano una somiglianza clamorosa con gli obiettivi del piano Yinon del 1982, cui il Ministro israeliano per gli Affari Esteri diede il nome dal suo ideatore, Oded Yinon, e che invocava una frantumazione del Nord Africa e del Medio Oriente. «Frammentare l’Egitto in regioni geografiche separate è il fine politico di Israele», vi si legge. Rappresenta una continuazione del progetto coloniale degli inglesi nella regione, ed è stato trasmesso alla politica estera statunitense, il che spiega il punto di vista dei neocon e di Ralph Peters, e del «Nuovo Medio Oriente» che loro immaginano. Il rapporto noto come «Clean Break», preparato da Richard Perle per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si rifà anch’esso al piano Yinon, e forgia la posizione attuale dell’amministrazione Obama e del governo di Netanyahu sulla Siria.
Arabia antidemocratica
La penisola araba è una polveriera che sta per esplodere. Tutti i regimi sono fragili, e non possono sopravvivere senza l’appoggio degli Usa. La loro principale preoccupazione è la sopravvivenza, ma la mancanza di libertà e l’oppressione rappresentano la miccia che rischia di far bruciare l’intera Arabia. «La penisola araba intera è il candidato naturale alla dissoluzione, sia per pressioni interne che per pressioni esterne, e ciò è inevitabile, soprattutto in Arabia Saudita», secondo l’israeliano piano Yinon.
In genere gli Stati del litorale del Golfo Persico, a parte il sultanato dell’Oman, hanno attivamente istigato le divisioni interne e nella regione tra sciiti e sunniti, come piano per far guadagnare un po’ di legittimità alle dittature delle famiglie regnanti e alle gerarchie feudali. Ciò fa parte delle loro strategie di sopravvivenza, ma è una strategia nociva per loro stessi. L’esercito saudita è intervenuto sia in Bahrein che nello Yemen, e dichiara di voler combattere una cospirazione regionale iraniana e il tradimento dei musulmani sciiti. Oltre alla discriminazione che subiscono, i musulmani sciiti della penisola araba sono stati accusati di essere collegali all’Iran, e ciò è servito a giustificare la loro oppressione. L’ayatollah saudita Nimr Baqr An-Nimr, però, ha dichiarato che essi non hanno alcun collegamento con l’Iran, né con altri Stati, né hanno sviluppato forme di lealtà verso l’esterno.
Il mondo ha visto come il disarmato popolo del Bahrein ha affrontato la brutalità del regime della Casa Khalifa e del loro esercito, formato per lo più da reclute provenienti da posti come la Giordania, lo Yemen e il Pakistan. I bahreiniti, nello specifico gli indigeni Baharna, sono stati ulteriormente marginalizzati dal trasferimento di popolazione voluto dai Khalifa, e dai programmi di insediamento che naturalizzano gli stranieri, o li importano, al fine di disperdere i Baharna e altre comunità bahreinite. La maggior parte dei bahreiniti è stata sistematicamente discriminata e ghettizzata, tenuta lontana dalle migliori condizioni di impiego o da incarichi governativi affidati invece agli stranieri. Oltre a mantenere un regno del terrore e la polizia segreta, i Khalifa alimentano deliberatamente le tensioni tra sciiti e sunniti al fine di mantenere il Paese diviso, tenendosi il potere e tentando di legittimare sé stessi. Il Bahrein si trova, fondamentalmente, sotto occupazione straniera.
In Arabia Saudita, l’anacronistico regno della misoginia e dell’orrore, c’è stata agitazione, da parte della gente, nei confronti del regime dei Saud. Nonostante le repressioni brutali, dal 2011 si sono registrate consistenti proteste, nel Paese, per le libertà fondamentali, l’equità e l’habeas corpus. Ne sono seguite anche speculazioni e voci su colpi di palazzo in Arabia Saudita, l’ultimo dei quali avrebbe visto il re ‘Abdullah arrestare il principe Khalid bin Sultan subito dopo averlo destituito dalla carica di vice ministro saudita alla difesa.
In realtà gli sceiccati petroliferi arabi sono fragili costrutti dalle fondamenta malferme. I loro principi sono uniti dalle loro insicurezze, ma le animosità reciproche potrebbero esplodere nelle circostanze favorevoli. La sedizione e il terrorismo che i petro-sceiccati diffondono nella regione finiranno per esplodere loro addosso. Gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita già temono l’ascesa dei Fratelli musulmani nel Golfo Persico.
Nello Yemen, l’eccezione repubblicana alle monarchie arabe, c’è il rischio che il Paese ritorni alla separazione cui si era posta fine nel 1990, e cioè allo Yemen del Nord, o Repubblica araba dello Yemen, e allo Yemen del Sud, o Repubblica democratica popolare dello Yemen. Una insurrezione dei ribelli Houthi a nord, contro il governo yemenita assediato, accusato di discriminazione nei confronti dei musulmani sciiti Zaiti, e un forte movimento secessionista nelle zone meridionali hanno portato lo Stato vicino al crollo, e hanno permesso allo Yemen di diventare terreno di gioco per gli Stati Uniti e per il Consiglio di cooperazione del Golfo, cioè l’Arabia Saudita. Lo Yemen è diventato il poligono dei drone dell’amministrazione Obama.
Strage nel Mashreq: la Mesopotamia e il Levante
L’instabilità e il terrorismo si sono diffusi in Iraq. I gruppi ai quali ci si può riferire come Al-Qa’ida in Iraq stanno trasformando l’Iraq in un Paese rovinato, lavorando per aumentare la violenza e il terrore a Baghdad e nel resto dell’Iraq, per far crollare il governo iracheno. Questi attacchi terroristi fanno parte in realtà dell’agenda di cambio di regime di Stati Uniti, Regno Unito, Israele, Arabia Saudita, Qatar, e della Turchia in Siria. I gruppi terroristi hanno anche attraversato il confine dall’Iraq alla Siria, per raggiungere l’insurrezione e formare ciò che si definisce lo «Stato islamico dell’Iraq e del Levante» (Isis), gestendo una strategia comune in Iraq e in Siria.
L’Iraq è diviso in tre. Il governo regionale del Kurdistan in Iraq è virtualmente indipendente, mentre Paesi come l’Arabia Saudita e la Turchia approfittano del sentimento di perdita dei diritti civili tra gli arabi sunniti. Le potenze estere non fanno che alimentare le divisioni tra sciiti e sunniti e tra arabi e curdi in Iraq, proprio come alimentano le divisioni comunitarie in Siria.
Questo è quanto ha dichiarato Oden Yinon sull’Iraq:
«Ogni tipo di conflitto tra arabi ci gioverà a breve termine, e ci avvicinerà allo scopo più importante, la divisione confessionale come in Siria e in Libano. In Iraq una divisione in province su basi etnico-religiose, così come avvenne per la Siria nell’era ottomana, è possibile. Così esisteranno tre (o più) Stati attorno alle tre città principali: Bosra, Baghdad e Mosul. E le zone sciite a sud saranno separate dal nord sunnita e curdo».
La Siria è lacerata ancor più dell’Iraq. Analisti israeliani e americani, esperti e decisori politici insistono a dire che il Paese crollerà. Le forze anti governative sponsorizzate dall’estero uccidono i civili in base alla loro appartenenza comunitaria, in modo da diffondere l’odio e l’eversione.
Se torniamo al Piano Yinon di Israele, vi troviamo scritto:
«La dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree separate per etnia e religione, così come in Libano, è l’obiettivo principale, a lungo termine, di Israele, sul fronte orientale, e lo scioglimento del potere militare di quegli Stati rappresenta l’obiettivo principale a breve termine. La Siria si sgretolerà, conformemente alla sua struttura etnica e religiosa, in diversi Stati, come oggi è il Libano, e vi sarà uno Stato alawita sciita lungo la costa, uno Stato sunnita nella zona di Aleppo, un altro Stato sunnita a Damasco, ma ostile al suo vicino del nord, e i drusi fonderanno un loro Stato, forse anche nel nostro Golan, certamente nell’Hauran e nella Giordania settentrionale».
Nel piccolo Libano si sono alimentate le tensioni conseguentemente agli eventi in Siria, e con l’aiuto di potenze estere, nel tentativo di far deflagrare un’altra guerra civile libanese, nello specifico tra musulmani. Ci sono stati fermenti da parte di un rumoroso insieme di piccoli gruppi devianti che supportano le milizie anti governative in Siria e Al-Qa’ida, supportata a sua volta dall’Arabia Saudita e dal Consiglio di cooperazione del Golfo, fornito di copertura politica dal Partito del futuro di Sa’ad Hariri e dall’Alleanza 14 marzo. «La dissoluzione completa del Libano in cinque province fornisce un precedente per l’intero mondo arabo, compresi Egitto, Siriam Iraq e penisola araba», secondo il Piano Yinon.
Una nuova ondata di terrorismo in Libano è iniziata con l’attacco deliberato di due zone musulmane sciite a Beirut, e dei musulmani sunniti nel porto libanese di Tripoli. Lo scopo è far sembrare che sciiti e sunniti commettano atti di terrorismo gli uni contro gli altri, e che le esplosioni di Tripoli siano state la conseguenza degli attacchi di Beirut.
Nord Africa
La Tunisia sta affrontando una crisi crescente. Ci sono stati scontri tra le forze di sicurezza tunisine e gruppi militanti vicino al confine algerino. Due politici dell’opposizione, Chokri Belaid e Mohammed Brahmi del partito del Movimento del popolo, sono stati assassinati. Sono proliferate le proteste, e i partiti tunisini all’opposizione e gli unionisti hanno chiesto lo scioglimento del movimento governativo Ennahda, del Primo ministro ‘Ali Laarayedh.
La vicina Libia si trova in condizioni anche peggiori, e ha contrabbandato armi verso la Tunisia e altri Paesi dei dintorni. Si sono verificati scontri e scioperi ai terminali di petrolio, e il Paese è di fatto diviso. Il governo libico ha scarso controllo sul Paese: il controllo vero lo detengono le divisioni di milizie nelle strade. Aumenta la tensione e la paura che le milizie di Misurata possano tentare di controllare parti ancora più grandi di territorio sfidando Zintan.
Gli osservatori sostengono che il Sudan, diviso in due parti nel 2011, possa dover affrontare ulteriori violenze dovute a conflitti tribali e alla perdita di controllo da parte del governo di Khartoum. Sebbene il sud del Sudan sia diventato un paradiso neoliberale per gli investitori che ne sfruttano ricchezze e popolazione, esso soffre per la mancanza di leggi, per le tensioni etniche e le violenze. Il sud del Sudan era un posto migliore e più pacifico quando faceva parte del Sudan, bisognerebbe trarne una lezione.
Stanno ora emergendo notizie sulla fusione di due gruppi armati in nord Africa. Mokhtar Belmoktar, il leader di al-Qa’ida in Maghreb, ha annunciato una nuova coalizione con il Movimento per l’unicità e il Jihad in Africa occidentale. Questi gruppi sono stati attivi in luoghi come Algeria e Mali, ed hanno fornito degli ottimi pretesti per l’intervento di potenze straniere in Nord Africa. Ora essi dichiarano di programmare il proprio coinvolgimento in Egitto, in una nuova guerra che si estenda dalle coste atlantiche del Nord Africa al delta del Nilo.
Bagno di sangue in Egitto
La repubblica araba di Egitto, il più grande Paese arabo, sta seguendo il percorso dell’Algeria. L’esercito è determinato a mantenere il potere. L’Egitto è stato anche determinante nel mantenere gli arabi paralizzati davanti ai disegni di Israele. Yinon afferma questo, sull’Egitto.
«L’Egitto è diviso e lacerato in molti centri di autorità. Se l’Egitto crolla, Paesi come la Libia, il Sudan e anche Stati più lontani cesseranno di esistere nella loro forma attuale, e seguiranno il crollo e la dissoluzione dell’Egitto».
Il Piano Yinon dice due cose importanti sull’Egitto. La prima è questa:
«Milioni di persone stanno per morire di fame, metà della forza-lavoro è disoccupata e le abitazioni sono insufficienti in quest’area del mondo così densamente popolata. Tranne l’esercito, non c’è un altro settore efficiente, e lo Stato si trova in condizioni da bancarotta, dipendente completamente dall’aiuto americano dai tempi della pace».
Questa la seconda:
«Senza aiuti esteri la crisi arriverà domani».
Oded Yinon dev’essere gongolante, ovunque si trovi. Le cose sembrano andare nella direzione da lui indicata, almeno in certe parti del mondo arabo.
Traduzione di Stefano Di Felice

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La guerra in casa! E’ vero? Ma in casa di chi?

Abbiamo la guerra in casa. Così dicono i nostri grandi giornalisti. Non so perché, ma in casa la guerra ci scoppia sempre per motivi che non conosciamo. L’undici settembre del 2001, per esempio, dopo che due aerei civili avevano “attaccato” inspiegabilmente New York e il Pentagono, scoprimmo che a Roma c’era la guerra. Quando una bomba fece una strage in una banca di Milano, nel 1969, non ci fu un americano che pensasse d’avere in casa la guerra; da noi, invece, le guerre scoppiano per qualunque guaio dell’Occidente. Anni fa, per una bomba alla metropolitana di Madrid, gli spagnoli chiusero i conti con un governo di destra, noi allertammo polizia, esercito e guardia forestale. Avevano colpito Madrid, ma la guerra era contro di noi. Ce l’avevamo in casa.
Non so chi li laurei, i grandi nomi della carta stampata e delle televisioni, ma qualcuno dovrebbe dirglielo come scoppiano le guerre e ricordargli che gli attacchi a giornali e giornalisti sono pagine feroci, ma frequenti. Come cerchi ci sbatti il naso. Il 22 luglio 2014, non cento anni fa, “Libero”, raccontando ai lettori la tragedia di Gaza, scrive di “un aereo da combattimento israeliano che ha bombardato l’ultimo piano di una torre residenziale nel Centro di Gaza, dove si trovano la sede di Al-Jazira e gli uffici dell’agenzia di notizie statunitense, Ap”. Naturalmente, racconta il giornale, gli israeliani sostengono che è “stato un errore”, ma ammoniscono i giornalisti: meglio stare alla larga. Se uno non si ferma qui e va avanti, scopre poi una dichiarazione ufficiale israeliana che definisce Al-Jazira “una colonna portante dell’apparato di propaganda di Hamas” e chiede che “le attività dell’emittente vengano bandite in Israele”.
E’ strano, ma così: nessun governo occidentale ha dichiarato in quei giorni che Israele fa “guerra alla democrazia”, nessuno si è scandalizzato per la libertà di stampa attaccata con le armi e la nostra “grande stampa”, che stava dormendo o era stata messa a nanna, non ha suonato l’allarme. La guerra a Gaza non è guerra di casa nostra, noi ci disinteressiamo degli occupati e abbiamo ottimi rapporti con gli occupanti perciò, se giocano a tiro a segno sui giornalisti, pazienza.
Rosa Schiano, che era a Gaza, pochi giorni prima dell’attacco ad Al-Jazira aveva descritto così l’esecuzione di Hamed Shehab, un giornalista che lavorava per Media24 news agency: “Lo scorso 9 luglio, è stato ucciso in un attacco mirato sull’auto che stava guidando in zona centrale nei pressi del parco di Al-Jundi al-Majhul in Gaza City. Il veicolo era contrassegnato dalla scritta “TV”. Il suo corpo è stato ridotto in pezzi dall’esplosione”.
L’Europa, preoccupata per la pazza estate e i rischi per la stagione turistica, era persa dietro i meteorologi e non si accorse di nulla, sicché invano il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS), affiliato alla Federazione Internazionale, chiese una commissione d’inchiesta indipendente sulla morte degli operatori.
Nel 2012, Reporters Senza Frontiere e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti manifestarono il loro sdegno per l’aggressione israeliana ai media nella Striscia di Gaza e condannarono l’attacco notturno contro la torre dei giornalisti: “Questi attacchi costituiscono un ostacolo alla libertà di informazione – disse allora il segretario generale di Reporters Senza Frontiere, Christophe Deloire, ricordando “alle autorità israeliane che, secondo il diritto internazionale, i media godono della stessa protezione dei civili e non possono essere trattati come target militari”. Deloire chiese infine che i responsabili del bombardamento fossero identificati. Non se ne fece nulla. L’Occidente, che ha creato e tiene in vita l’orrore di Guantanamo, parla molto di civiltà e diritti, ma ricorre alla violenza e alla barbarie ogni volta che si tratta di lavoro, dissenso interno e conquista dei mercati.

Preso da: https://giuseppearagno.wordpress.com/2015/01/08/la-guerra-in-casa-e-vero-ma-in-casa-di-chi/

Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

L’incontro del Fratello Guida coi Capi delle Chiese presenti per tutta la Grande Jamāhīriyya, con gli Ambasciatori dei Paesi Amici, e con personaggi della politica, della religione e della cultura della società libica

6/3/2010
In tempi molto recenti, il mondo ha festeggiato la fine dell’anno 2006 e l’inizio dell’anno 2007 dalla nascita di Cristo, la pace sia con lui.

Il giorno di oggi, venerdì, segna la Vigilia al Monte Arafat durante la grande stagione di Hajj e, quasi due giorni dopo, il nuovo anno, che segna il passaggio dei 2007 dopo la circoncisione di Cristo dopo la sua nascita il 24 di questo mese. Inoltre, tra due giorni, saranno passati 1375 dalla morte del Profeta Maometto, ultimo tra i profeti, la pace e la benedizione di Dio siano con lui. È doveroso per noi e per il mondo intero segnare queste due date, la nascità di Gesù, pace sia con lui, e la morte di Maometto, la pace e la benedizione di Dio siano con lui, perché la nascita di Gesù è una delle meraviglie di Dio e un miracolo. Tale data doverbbe essere segnata e impiegata come base per il calendario e dovrebbe essere festeggiata ogni anno. Lo stesso vale per la morte di Maometto, l’ultimo dei profeti, che è un evento di portata cosmica e dovrebbe allo stesso modo venire impiegato come base per il calendario in tutto il mondo.

La nascita di Gesù, coem abbiamo già detto, è una delle meraviglie di Dio e un miracolo. Conoscete bene i miracoli di Gesù, sia pace a lui, come raccontati nel Corano. Gesù parlava al popolo quando ancora era un bimbo in culla, curava i malati e resuscitava i morti, col permesso di Dio. Il Corano afferma che Dio prese Gesù con Sé e lo innalzò a Sé. Dio Onnipotente dice nel Corano: “Io ti prenderò e ti innalzerò a me” e “non lo uccisero né lo crocifissero; solo un sosia fu mostrato loro”. Ed Egli dice anche “… e lo uccisero senza certezza”.

Questi è colui che, col permesso di Dio, risuscita i morti e cura i malati e fa miracoli e meraviglie. Dovremmo rispettare questa data, festeggiarla e impiegarla come base per il calendario. Questa data coincidel con la morte di Maometto, l’ultimo dei profeti. Con la sua morte cessò la rivelazione, il cielo si zittì del tutto e non si sarebbe più rivolt alla terra dopo di lui fino al Giorno del Giudizio.

Il significato della questione storica è manifesto quendo si chiede: “Quando cessò la rivelazione? Quando decise Iddio di non mandare altri messaggeri sulla terra? Quando si è zittito il cielo e ha smesso di rivolgersi alla terra? Quando hanno avuto l’avviso del loro differimento i messaggeri?”La risposta verrà il giorno della decisione. La risposta è che tutto questo è successo con la morte dell’ultimo dei profeti, Maometto, la pace e la benedizione di Dio siano con lui.

In questa realtà di cui noi stiamo facendo esperienza, signori, è difficile dichiarare l’irrefutabile verità, specialmente in materia di religione, assieme alle altre verità in materia di società, economia e politica. Però larealtà che stiamo esperendo è peggiorata e ha finito col porre una minaccia alla pace e alla stabilità del pianeta e alla vita della gente.

D’altra parte, la porta dello sfruttamento della religione è stata spalancata al punto tale che è stata usata per giustificare takfir , terrorismo, distruzione, guerre e omicidi di massa. Perciò chi non dichiara la verita è un demone muto; e visto che nessuno vuole essere un demone muto, ho ritenuto mio dovere incontrarmi con voi.

Stasera abbiamo l’onore della presenza dei capi delle chiese presenti in tutta la Grande Jamāhīriyya e gli ambasciatori degli stati amici e i personaggi guida della politica, della religione e della cultura nella società libica; e abbiamo anche l’onore della presenza della Regina d’Uganda della Repubblica dell’Uganda e della delegazione di dignitari che l’accompagna. Ho ritenuto che questa fosse l’occasione appropriata per dichiarare alcune verità che non sono stato io a scoprire né vi sono giunto in seguito a un’interpretazione, come succede oggi.

Avete visto che il mercato dell’inganno, dell’eresia e della sofisticheria è pronto a sfruttare i sempliciotti, la gente comune e le masse. Tutti quelli che hanno un interesse nell’eresia, i grassatori di guerra e i trafficanti di armi, hanno tratto vantaggio dalla confusione e dagli errori promossi al momento.

Secondo il nostro credo, io sostengo che c’è un grande malinteso riguardo il problema religioso. Ciò che sta succedendo ora è solo una tradizione ereditata basata su opinioni discrezionali di mondo, posizioni di mondo e interessi di mondo. I furbi hanno sfruttato la religione adattandola a servire i loro interessi per poi presentarla a noi. Hanno creato una realtà religiosa che non ha nulla a che vedere con la religione.

Per prima cosa, circolare attorno alla Ka’ba e fare la veglia sul Monte Arafat dovrebbe essere permesso a tutti. Il primo errore è che hanno dato il diritto di officiare il rito solo ai seguaci di Maometto, cosa che non ha alcuno fondamento nella religione, nel Corano o in qualsiasi altro documento originale.

Quando il Corano venne rivelato a Maometto, il popolo aveva circolato attorno alla Ka’ba per 2500 anni per riconoscimento di Abramo, la pace sia con lui. Circolare attorno alla Ka’ba non è ristretto a Maometto e ai suoi seguaci, ma permesso a tutti. Dio dice che la Ka’ba è stata la prima casa mai costruita per l’adorazione di Dio. Ora citiamo versi del Corano che di solito vengono trascurati, specie dai seguaci di Maometto:

“La prima casa istituita per il popolo era quella di Becca, un luogo santo e una guida per tutti”. Dio ci ha detto che la prima casa istituita per il popolo non è solo per gli arabi e per Maometto, ma per tutti. Questa era la casa istituita per tutto il popolo nella terra come guida santa per tutti. Era quella a Becca, che è la Ka’ba della Mecca. È per tutti, non solo per gli arabi, per gli abitanti della Penisola Araba e per gli abitanti della Mecca. Con ciò ci si riferisce al posto su cui poggia la Ka’ba, che è sacro, e non all’edificio stesso, che non lo è.

C’è chi ora si aggrappa ai teli di copertura della Ka’ba e all’edificio e al muro: questo è paganesimo. Se lo si dicesse ora, milioni di quelli che circolano attorno alla Ka’ba farebbero obienzioni. La santità non è nell’edificio, che non venne costruito nel passato remoto, e che potrebbe crollare ed essere ricostruito. È la terra sotto che è pura e santa, e su cui Dio ordinò ad Abramo e Ismaele di costruire la casa per far conoscere quel luogo puro e santo. Altrimenti nessuno saprebbe che cosa c’era un questa valle o in un’altra.

Questa casa di mattoni che ora vediamo e che la gente tocca non ha alcuna santità. Inoltre, circolare attorno al luogo definito dall’edificio non è solo per gli arabi o i seguaci di Maometto, ma per tutti. Fu la prima casa istituita per il popolo. Tutti, da ogni continente hanno il diritto di circolare attorno alla Ka’ba e di vegliare sul Monte Arafat. Di chi vorrebbe fermarli, Dio dice: “Chi, ritenuto eguale tra gli uomini, non crede e sbarra la via di Dio e la Santa Moschea…” Chi impedisce di circolare attorno alla Ka’ba alla gente, che siano abitanti dell’area o che vengano da fuori, è dichiarato non credente da Dio nel Corano. Se il Legato Pontificio vuole recarsi a circolare attorno alla Ka’ba domani, ciò è suo diritto perché la Ka’ba è per tutti. Se qualcuno glielo impedisce, il Corano dice: “Chi non crede e sbarra la via a Dio e alla Moschea…” è considerato un miscredente, perché impedisce alla gente di circolare attorno alla Ka’ba. Chi ha mai detto che al Legato Pontificio non sia permesso di visitare la Ka’ba e di circolarvi attorno? Chi l’ha mai detto? Chi glielo impedisce? C’è un verso del Corano che lo fa? No, non c’è!

Chi sono quelli a cui viene impedito di circolare attorno alla Ka’ba? Sono quelli di cui il Corano dice: “gli idolatri sono del tutto immondi, quindi non li si lascino avvicinare alla Santa Moschea dopo questo loro anno”. L’idolatra è immondo. Perciò chi è l’idolatra a cui si dovrebbe impedire di circolare attorno alla Ka’ba? È quello che non adora solo Iddio, non crede a un solo Dio e adora gli idoli.

La parola “al-mushrekeen” (idolatri) nel Corano denota sempre quegli arabi che adorano gli idoli; erano i politeisti che adoravano ‘Allat’, ‘Alazza’ e il terzo, ‘Mounat’, e poi altri idoli. Quelli sono gli idolatri immondi e, in quanto tali, a loro viene impedito di circolare attorno alla Ka’ba. Quest’ordine deve essere fatto rispettare da ora e tutti debbono poter circolare attorno alla Ka’ba. Ne verrebbero grandi benefici.

Ho parlato di un mondo che ora sta peggiorando. Dio voleva che tutti circolassero attorno alla Ka’ba per una ragione. “Abbiamo istituito la casa come luogo di visita per la gente”, “e un santuario e ‘prendetevi il campo di Abramo come luogo di preghiera’, e facemmo un patto con Abramo e Ismaele”. Purifica la mia casa per chi vi si avvicina e per chi vi si aggrappa, per chi si inchina e per chi si prostra.

Fu Abramo, non Maometto, a cui Iddio ordinò di costruire questa casa, di purificarla e di chiamare la gente a circolarvi attorno “e quando abbiamo deciso di fare di questa casa un luogo di visita” che fosse un punto di incontro per il popolo. Dio vuole che tutti si ritrovino ogni anno attorno alla Ka’ba, così che l’umanità possa riunirsi e conoscersi.

È un congresso internazionale come l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha una sua sessione annuale in cui si incontrano le delegazioni, stilano dichiarazioni e cercano di raggiungere la pace sulla terra e l’armonia e la cooperazione tra i popoli. Ciò è appunto quanto Dio vuole che la Ka’ba sia: un punto d’incontro. Dio volle che la Ka’ba fosse un punto di incontro ogni anno per tutti i popoli, non solo per gli arabi o i seguaci di Maometto.

Il monopolio della Ka’ba è razzista. La Ka’ba è per tutti; e ciò è molto saggio. Tutti, da tutti i continenti (America, Europa, Africa, Asia e Australia) debbono venire ogni anno, circolare attorno alla Ka’ba e conoscersi. Questa è adorazione congiunta.

Se qualcuno vi dicessse che circolando attorno alla Ka’ba voi diventereste seguaci di Maometto, costui sarebbe bugiardo e impostore. I popoli dovevano circolare attorno alla Ka’ba per 2500 anni circa prima di Maometto, sin dall’epoca di Abramo. Tutti i popoli erano soliti circolare attorno alla Ka’ba prima del Corano e prima di Maometto.

Dio disse: “è dovere verso Dio di tutti gli uomini di venire alla casa come pellegrini, se sono in condizioni di poterci arrivare.” Non ha detto “solo gli arabi”. Inoltre, non ha detto che fosse dovere verso Dio degli arabi, dei seguaci di Maometto o degli abitanti della Penisola Araba; disse invece: “È dovere verso Dio di tutti gli uomini”. Ciò significa che Egli chiede a tutti gli uomini di andare in pellegrinaggio alla Ka’ba. Disse anche: “… e di diffondere il pellegrinaggio tra gli uomini”, che era diretto ad Abramo e non a Maometto, perché il pellegrinaggio viene prima di Maometto. Quando Abramo costruì la Ka’ba, Egli gli disse “proclamate il pellegrinaggio tra gli uomini e verranno da te a piedi verranno da ogni baratro profondo…”. Egli stava chiedendo ad Abramo di proclamarlo tra gli uomini; non stava chiedendo di proclamarlo tra gli arabi, tra gli abitanti della Penisola Aranica o della Mecca, ma gli chiese di programarlo tra tutti gli uomini. Gli chese di chiamare tutto gli uomini al pellegrinaggio perché nella sua saggezza Dio vollte tutta l’umanità attorno alla Ka’ba, così che ci potesse essere comprensione, pace e fratellanza umana.

Certo, se lo si dovesse dire nella Penisola Arabica, in un contesto politico o diplomatico, sarebbe il terremoto; ma non avrebbero argomenti contrari. Li sfiderei a citarmi un verso solo del Corano che sbarrasse ai seguaci di Gesù, di Mosè o di altre religioni la via attorno alla Ka’ba! Non c’è alcun verso del genere: solo l’infedele immondo è bandito.

Se mai qualcuno dovesse dire che non crede affatto, allora non lo si lascerebbe affatto avvicinarsi alla Santa Moschea. Però monaci, preti, chierici e milioni e milioni del Popolo del libro non sono miscredenti immondi. Allora, come potremmo impedir loro il pellegrinaggio? Ciò va fatto rispettare e deve diventare realtà.

Mi si mostri un altro posto nel mondo dove la gente circoli! C’è solo un posto così ed è la Ka’ba. Fortunatamente, ora ci sono i satelli che trasmettono queste immagini a tutta l’umanità a al mondo intero.

Ora il popolo vede questa immagine maestosa di milioni di persone attorno alla Ka’ba in un rito di adorazione. C’è nient’altro del genere altrove nel mondo? No, ma ci sono sindoni, come quelle in India dove i Sik e i Bramini visitano il Taj Mahal e i Buddisti la statua di Budda e i seguaci di Gesù, Mosè o Maometto visitano Gerusalemme. È una visita.

Il popolo visita il Santo Sepolcro esattamente come noi che crediamo che Maometto sia sepolto nella moschea di Al-Medina, che il popolo visita. È una visita e non un rito di adorazione. E se andate alla tomba di Maometto, allora il vostro pellgrinaggio non è valido, perché visitare la tomba del Messaggero se mai tale tomba esiste, non è parte del pellegrinaggio. Per come la vediamo noi, la tomba non esiste perché tutte le tombe sono state spianate dopo l’emergere del movimento riformista di Wahabi, che ha spianato le tombe ed eliminato tutti i monumenti storici. Io non credo che sia certo che la tomba di Maometto esista. Comunque, che esista o no non ci riguarda.

Una visita in Vaticano è una visita al Papa che si vuole salutare. Una visita alla tomba di Maometto e la lettura di “Al-Fatiha” a lui, o la curiosità di vedere la tomba, è solo una visita.

Comunque, non c’è posto sulla terra oltre la Ka’ba attorno il quale la gente circoli. È il solo luogo in cui Dio ha ordinato che la gente circolasse; e non c’è bisogno di essere seguaci di Maometto, Mosè o Gesù. Dio non ha mai stabilito questa condizione; disse semplicemente che bisogna girare attorno la Ka’ba. Poi si possono officiare i riti di adorazione, che sia in forma di preghiera che abbiamo noi o quella che hano altri nella chiesa in diversa maniera. Uno può meditare e l’altro può fare movimenti, perché ognuno è libero di adorare Dio alla sua maniera. Uno può digiunare dalla mezzanotte al mezzogiorno per quaranta giorni, mentre un altro può digiunare dall’alba al tramonto per trenta giorni. Va bene per ciascuno digiunare e pregare nella maniera a lui prescritta, ma girare attorno la Ka’ba è preghiera comune.

Ora, non tutti i pellegrini visitano Al-Madina e non necessariamente visitano la tomba del Messaggero perché sanno che non è un rito di venerazione. Qualcuno la visita e altri no e non sono in colpa per questo. Si può visitare Gerusalemme o nem, visto che non è stipulato, e lo stesos vale per il Vaticano e per il Taj Mahal, ma girare attorno alla Ka’ba è l’unica stipulazione perché non è una visita, ma un rito di adorazione. È uno dei fatti che dissiperà la situazione distorta che prevale oggi assieme ai credi erronei.

Non possiamo tacere oltre di fronte agli errori, ai sofismi e alle eresie di cui siamo testimoni ora, quando sentiamo di Armageddon e del terrorismo, mentre vediamo coi nostri occhi la distruzione. Non possiamo permetterci di tacere oltre, perché chi conosce la verità la deve proclamare.

La seconda verità è che è un errore dire che i mussulmani sono seguaci di Maometto. Seguaci di Maometto non sono solo i mussulmani. Anche i seguaci di Gesù sono mussulmani e così i seguaci di Mosè, di Abramo, di Noè, di Idriss, di Saleh e di tutti i profeti. Ciò è detto nel Corano.

Forse lo Sceicco Al-Zanati o lo Sceicco Al-Dukali che, Dio li benedica, conoscono il Corano a memoria, possono aiutarci citando quei versi che ci dicono che mussulmani non sono solo seguaci di Maometto. In primo luogo, non ha forse il Corano detto che egli stesso era mussulmano?

La parola allo Sceicco Aldukali:

Intervento dello Sceicco Al-Dukali: Fratello Guida, c’è un verso santo che comanda al Messaggero, sia pace e benedizione a lui, di seguire l’esempio dei profeti che vennero prima di lui, come dice l’Onnipotente: “Questo è la nostra parola, che Noi abbiamo affidato ad Abramo contro il suo popolo. Alziamo di grado chi vogliamo. Certo il tuo Dio è Onnisciente. E gli abbiamo dato Isacco e Giacobbe, e ognuno l’abbiamo guidato noi, e prima avevamo guidato Noè; e del suo seme Davide e Salomone, Giobbe e Giuseppe, Mosè e Aronne. E anche in questo caso Noi premiamo chi ha fatto del bene: Zaccaria e Giovanni, Gesù ed Elia. Ognuno di loro era tra i giusti: Ismaele ed Eliseo, Giona e Lot. Abbiamo preferito ognuno di loro sopra tutti; anche tra i loro padri, tra i loro parent, tra i loro fratelli. E li abbiamo scelti, e Noi li guidammo sulla retta via. Ecco la guida di Dio. Egli guida attraverso colui che sceglie tra i suoi servi; se fossero stati idolatri, avrebbe punito loro e i loro atti.”

Colonnello Al-Gheddafi:Chiedo scusa, ma vogliamo il verso in cui si dice che anche Abramo era mussulmano.

 Sceicco Al-Dukali: Sì, eccolo: “Chi è guidato da Dio. Queste sono le istruzioni per il Messaggero di Dio, la pace e la benedizione di Dio scendano su di lui. Essi sono coloro a cui Dio ha segnato la via, quindi seguite la loro guida”. Ciò significa che egli deve seguire la loro guida così come deve seguire la guida di Abramo. “Certamente, Abramo era una nazione che obbediva a Dio, un uomo di pura fede e non un idolatra; e mostrò riconoscenza per la Sua benedizione. Egli lo scelse ed Egli lo diresse sulla retta via. E gli diede bene al mondo”.

Colonnello Al-Gheddafi: “Abramo inverità non era né ebreo né cristiano; ma era mussulmano e di fede pura e certamente non è mai stato idolatra”. Ciò significa che Abramo era mussulmano. Poi disse “E Abramo così impartì a Giacobbe e ai suoi figli: ‘Figli miei, Dio ha scelto per voi la religione; fate sì di non morire arrendendovi”. In altre parole, Giacobbe disse ai suoi figli di non morire se non mussulmani; e ciò successe prima di Maometto. Cosa dissero i sacerdoti di Faraone quando proclamarono la loro fede in Mosé e Aronne?

Sceicco Al-Dukali: Dissero: “Crediamo nel Dio di Mosé e di Aronne”.

 Colonnello Al-Gheddafi: C’è un verso che dice che proclamarono la loro adesione all’Islam.

Sceicco Al-Dukali: “E a Lui ci rendiamo”.

 Colonnello Al-Gheddafi: I sacerdoti di Faraone, quando riconobbero le meraviglie di Mosé, dissero: “Noi crediamo… nel Signore di Mosé e di Aronne”, che significa che Abramo era mussulmano. E quando la morte visitò Giacobbe, cosa disse egli ai suoi figli?

Sceicco Al-Dukali: “Perché, eravate testimoni quando la morte visitò Giacobbe? Quando disse ‘Chi servirete dopo di me?’ dissero: ‘Serviremo Dio e il Dio dei tuoi padri Abramo, Ismaele e Isacco, il Solo Dio; a Lui ci rendiamo”.

Il Capo: I figli di Giacobbe disssero al padre: “Adoreremo Dio come Mussulmani”. E i sacerdoti di Faraone, quando credettero al Signore di Mosé e di Aronne, dissero “Siamo mussulmani”. E anche Abramo disse “Io sono mussulmano. Chi crede in Dio è mussulmano”. Quindi, quando venne Maometto, chi lo seguì si unì a questa religione e io ho approvato l’Islam come vostra religione.

 Sceicco Al-Dukali: Oggi ho portato alla perfezione la vostra religione per voi, e ho portato a compimento le mie benedizioni su di voi e ho approvato l’Islam come vostra religione”.

Colonnello A-Gheddafi: In altre parole, disse loro: “Non adorate idoli. L’Islam prima di me è l’Islam di Gesù, Mosé e Abramo”. Orbene, perché diciamo che l’Islam è una religione universale? Perché ci sono idoli e c’è Iddio. Adorare gli idoli è adorare il diavolo, i pianeti, le immagini vili, i fenomeni naturali, ecc. Questa idolatria è la parte del Diavolo, mentre la parte di Dio è l’Islam, che sono coloro che credono in Dio. Tutti coloro che credono in Dio erano mussulmani prima di Maometto. L’ultimo gruppo che ha abbracciato la religione islamica, in esistenza dai giorni di Abramo, furono i seguaci di Maometto.

Altra inesattezza è quando si dice che: “I mussulmani sono terroristi… l’Islam è terrorismo”. Ciò significa che si disprezzano tutti quelli che credono in Dio, perché chi si rende a Dio è mussulmano. Se uno dice che i mussulmani sono terroristi, ciò vuol dire che lo sono anche i danesi, gli americani, i canadesi, gli australiani, gli indiani e gli arabi.

Maometto, sia su di lui la benedizione di Dio, non s’è mai rivolto a chi credeva in lui dicendo “O mussulmani”, ma si rivolse a loro come “fedeli”, “servi di Dio” e “popolo”. Si rivolgeva a loro così perché i mussulmani non sono solo quelli che credono in Maometto; invece, tutti quelli che credono in Dio sono mussulmani. Quando ci dicono che “per dio la religione è l’Islam”, ciò significa che chi crede a Maometto segue la religione giusta.

Perché Dio e la religione – siano di Gesù, di Mosé o di Abramo – sono Islam. Rendersi a Dio è la religione giusta agli occhi di Dio e chi non si rende a Dio non è mussulmano. Se qualcuno desidera una religione altra dall’Islam (sottomissione ad Allah) ciò non sarà mai accettato; e nell’Aldilà sarà tra le schiere di chi ha perso.

Chi sarà tra le schiere di coloro che hanno perso, e in chi non si accetterà mai tale scelta? È colui che non crede in Dio, perché colui che crede in Dio è mussulmano. Oggi noi siamo in una situazione positiva per mano dell’uomo, come la Sharia islamica. La Sharia non è islamica, ma il risultato di un’interpretazione discrezionale. C’è stato chi ha applicato la sua interpretazione discrezionale alle pene, un altro l’ha applicato alle procedure e un terzo ai provvedimenti preparativi per la Sharia.

Queste sono interpretazioni discrezionali che vengono chiamate Sharia Islamica, che però non è questa. La Sharia Islamica sono i libri sacri. La Sharia Islamica sono i testi rivelati. Quindi noi siamo davanti a tante distorsioni e falsificazioni.

Nella Bibbia si dice che Maometto è un profeta che viene dopo Gesù. Gesù disse ai suoi seguaci di seguire il profeta che fosse venuto dopo di lui “che confermerà la legge dopo di me”. Gesù disse ai suoi seguaci: “O figli di Israele! Io sono l’apostolo di Allah mandato a voi a conferma della Legge che venne prima di me e che dà la Buona Novella di un Messaggero che viene dopo di me, il cui nome sarà Amhad”. In altre parole, li stava avvertendo di un profeta che sarebbe venuto dopo di lui, così che lo seguissero.

Ciò significa che sarebbero stati felici quando avrebbero seguito quel profeta che sarebbe venuto dopo Gesù, per la Buona Novella; e la parola araba “Injeel”, nella Bibbia, significa Buona Novella. Dov’è scritto? Non è qui; vuol dire che qualcuno l’ha cancellato.

Ho detto che ci sono cose nel Cristianesimo, nel Giudaismo e nel Maomettismo, termine molto più preciso, che sono state distorte col proposito di opprimere il popolo, controllarlo e derubarlo dei suoi averi. Così crearono rituali e varie forme di controllo del popolo. Per esempio, se volete condurre le preghiere dovete coprirvi il capo. Chi l’ha detto? Perché chi conduce le preghiere non può avere il capo scoperto? Lo dicono perché il berretto distingue l’Imam (la guida delle preghiere) e sarebbe per lui come una corona.

Fa questo, vestiti così. No, Gesù non l’ha mai detto e nemmeno Mosè o Maometto, che si vestivano come la gente di Al-Medina o della Mecca. Era solito alzarsi la veste perché c’erano le paludi ad Al-Medina. Di solito piantavano palme, attingevano acqua, lavavano con l’acqua e costruivano moschee e case e quindi dovevano alzarsi la veste. Oggi c’è chi viene e si alza la veste dicendo che così emula il Profeta mentre cammina per il deserto senza paludi. E allora perché si alza la veste? Questa è ciarlataneria, non religione.

Per quanto riguarda il Corano, in questi giorni non si pensa al suo significato, ma ti sorprendono col modo corretto di recitarlo e col suono e l’amalgama delle consonanti. Quindi ci si sente in perdita e si pensa a come si può memorizzare tutto invece di chiedersi il significato del verso. Ci si preoccupa della pronuncia, anche se l’amalgama e il suono delle consonanti dovrebbero venire automaticamente. Quando si parla o si legge, due suoni simili che si incontrano si fondono automaticamente. Per esempio, quando si dice “kibbati”, per la verità si dice “kidbati”, perché la ‘d’ e la ‘b’ si fondono. Però parlano ancora di amalgama delle consonanti e dicono che questo suono diventa muto e che si pronuncia con la punta della lingua, ecc. Sono sicuro che lo Sceicco Al-Dukali ha passato una vita ha studiare la cosa.

Hanno anche fatto differenze tra moschee. Non sappiamo se i Sunniti o gli Sciiti abbiano la loro moschea. In Nigeria i seguaci di Maometto bruciano chiese e i seguaci di Gesù bruciano moschee. Questi sono infedeli: una chiesa è una casa di preghiera e così è una moschea. Se si crede in Dio, allora come si può bruciare un luogo dove il Dio in cui si crede è adorato? Bisogna invece avere tale luogo come sacro e riverire il popolo perché adorano Dio, sia in una moschea sia in una chiesa. Bisogna gioire e dire: “Questi sono credenti come me e adorano Iddio e non il Diavolo”. Però succede il contrario e ciò è dovuto a scarsa comprensione della religione.

Allo stato attuale, la religione è piena di difetti. Ci sono anche tante cose nascoste. Vogliamo ricercare nella Bibbia ogni menzione di Maometto. Dio ci disse che Gesù disse che portò la buona novella di un profeta chiamato Maometto che sarebbe venuto dopo di lui.

Se Mosè fosse stato vivo alla venuta di Gesù, lo avrebbe immediatamente seguito. Lo puoi chiamare cristiano o come vuoi, ma anche Mosè avrebbe seguito Gesù e si sarebbe accordato ai suoi insegnamenti. Inoltre, se Gesù fosse stato vivo al tempo di Maometto, l’avrebbe seguito subito. Se vogliamo parlare di religione, allora questa è la religione. Dovremmo eliminare sciovinismo, razzismo, colonialismo e bigotteria. Un luogo di preghiera è dove si prega Iddio, ed è lo stesso Dio.

Lasciamo che disprezzino i mussulmani e dicano: “i mussulmani sono terroristi”. Non dovremmo mai replicare. I seguaci di Maometto non dovrebbero parlare perché la parola “mussulmano” non denota solo loro, ma tutti i gli altri seguaci delle religioni monoteiste. Quando si disprezzano i mussulmani, si disprezzano i seguaci di Maometto, di Gesù, di Mosè, di Abramo e di Noè. Lasciamoli dire quel che vogliono. I seguaci di Maometto sono solo un gruppo di quei mussulmeni che seguirono Mosè, Gesù, Giacobbe, Isacco, Ismaele, Abramo, Zaccaria, Giovanni ed Elia. Tutti gli altri sono mussulmani.

Quando disprezzano il Profeta Maometto, che venne per tutti i popoli, disprezzano il loro vero profeta. In Danimarca non hanno forse disprezzato il Profeta Maometto? Hanno disprezzato il loro profeta, perché Maometto è il profeta degli arabi, dei danesi, degli australiani, dei canadesi, dei latinoamericani e di tutti, perché fu l’ultimo dei profeti.

Se i seguaci di Maometto non credono in Gesù e negli altri profeti, allora non possono essere detti veri credenti, perché noi non facciamo differenza tra i profeti. A questo proposito, il Corano dice: “loro: e ci inchiniamo ad Allah (nell’Islam)”. Noi crediamo ad Allah e alla rivelazione data a noi, e ad Abramo, a Ismaele, Isacco, Giacobbe e le tribu, e quindi a Mosé e a Gesù, e a quella data a tutti i profeti dal loro Signore. “Non facciamo differenza tra l’uno e l’altro, e a Lui ci rendiamo.”

Se non vi piace, allora non credete a Maometto, perché chi crede a Maometto deve credere a Gesù, Mosé, Isacco e Ismaele. Deve credere a loro e non fare mai differenza tra loro.

Se Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe, Mosé e Gesù fossero vivi oggi, la nostra situazione sarebbe molto diversa. Noi avremmo trovato che i profeti erano fratelli e saremmo stati tutti mussulmani, credenti in un solo Dio. Per coloro che non credessero, la loro stima finale verrà nel Giorno del Giudizio. Se così fosse stato il caso, non avremmo i problemi attuali. Comunque, poiché così non è, il popolo sfrutta la religione per creare sette e denominazioni diverse e causa discordia tra la gente così da poterla sfruttare.

E ricordate, Gesù, figlio di Maria disse: “Figli di Israele, io sono l’apostolo di Allah mandato a voi a conferma della Legge che venne prima di me e vi do la Buona Novella di un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà Amhad”. E disse a Maometto di dire non “O arabi”, ma “o popolo” e “O popolo, io sono il Messaggero di Dio presso tutti voi”.

Per coloro che stanno in Asia, Europa, Africa, Americhe e Australia e negli oceani, Maometto è il profeta di tutti loro. Non si è rivolto solo agli arabi, ma ha detto “Popolo, io sono il messaggero di Dio per tutti voi”. Dice loro che viene nella tradizione di Gesù e Mosè e che essi erano suoi fratelli e che questi erano libri sacri e parola di Dio, in cui debbo credere per poter essere mussulmani.

Perché nella Torah e nella Bibbia non si fa menzione di Maometto? Ciò significa che qualcuno si è messo a cancellare ogni riferimento a Maometto e che ne dovrà rispondere nel Giorno del Giudizio. È un peccato grave, perché dio disse qualcosa e qualcuno la cancellò. Se togliessimo una parola sola dal Corano “dovremmo farti provare una parte eguale di castigo in vita e una parte eguale in morte”: Dio punirebbe chiunque facesse ciò tante volte in vita quante in morte. Gesù ricorre venticinque volte nel Corano e nessun seguace di Maometto potrebbe togliere quel riferimento a Gesù. Se mai qualcuno volesse farlo per lui sarebbe un inferno, perché come si potrebbe mai cancellare una parola che Dio ha detto venticinque volte?

Nel Corano, Mosé ricorre centotrentotto volte e Maria trentotto; e non si possono cancellare. Così il Corano ha delle belle cose da dire sui cristiani, sugli ebrei e sui loro profeti che nessuno potrà mai cancellare. Perché non hanno detto: “No, queste vanno cancellate; dite che solo Maometto e i suoi profeti erano il popolo eletto da Dio”? Ciò sarebbe blasfemia, ma la Torah e la Bibbia vennero scritte molto prima di Gesù.

Ora vediamo la Torah e la Bibbia, in cui si fa menzione di Maometto. “Coloro che non credono e sbarrano la via verso Dio e la Santa Moschea e che abbiamo nominato eguali tra gli uomini”. Quindi chiunque impedisca ai cristiani e agli ebrei o ai seguaci di altre religioni di circolare attorno alla Kaaba è un miscredente.

“I miscredenti, che sbarrano la via verso Dio e la Santa Moschea e che abbiamo nominato uguali tra gli uomini, siano essi locali o provenienti dai territori circostanti…” cioè i residenti dell’area e i visitatori e tutti che hanno un proposito sacro. Attenti: abbiamo dato ad Abramo il sito della Casa Sacra dicendo: “Non associate nulla alla devozione verso di Me; e santificate la Mia Casa per quelli che vi circolano attorno, o restano in piedi, o si inchinano o si prostrano (quindi in preghiera)”. “E abbiamo proclamato il Pellegrinaggio tra gli uomini e verranno a te a piedi e a cavallo di ogni animale verranno dalle più profonde rovine”. Ciò significa che verranno dall’Australia, dal Canada, dalla Svizzera e dalla Finlandia. Ciò si richiedeva duecentocinquant’anni prima di Maometto: “Dalle più profonde rovine” significa da ogni remoto angolo, e non solo gli arabi che credevano in Maometto.

Quando veniamo a coloro che credono in Gesù, sia pace a loro, essi celebrano il giorno della sua nascita e il giorno della sua circoncisione; credono veramente nella missione di Gesù. Cosa disse Gesù quando salì sulla montagna e si rivolse alla gente? Disse: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”. In altre parole, chiede al popolo di essere degno e mite, non colonialista, terrorista, bigotto, pieno d’odio per le altre nazioni o invasore e saccheggiatore.

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”. Verso chi Iddio non ha misericordia? Ha misericordia per chi ha misericordia verso gli altri. E per quelli che distruggono la gente, colpiscono con razzi, bombe intelligenti e missili cruise, schiacciano bambini contro i cingoli dei carri armati, sono questi misericordiosi? Questi Egli punirà perché non sono tra i misericordiosi e violano gli insegnamenti di Gesù. “Beati i miti, perché erediteranno la terra; e beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Chi è puro di cuore vedrà Dio. E per quelli dal cuore nero, che commettono genocidi, che odiano l’umanità e occupano territori, riducono la gente a schiavi e li trattano come animali, essi non vedranno Dio.

Chi vedrà Dio saranno i puri di cuore, i cui cuori saranno immuni da colonialismo, odio, invida e disprezzo. Questo è il popolo che vedrà Dio. Chi seguirà Gesù sarà puro di cuore, misericordioso e mite. Se crede in Gesù ed è un vero cristiano, questi saranno i suoi principi.

Ma dove sono i suoi insegnamenti, in vista di quanto succede oggi in Iraq, a Guantanamo e in Palestina, e di cosa è successo in Vietnam, nelle Filippine, nelle due guerre mondiali, e dell’uso delle bombe atomiche in Giappone. Hanno il diritto di dire “Siamo cristiani”? Mai!

Beati gli oppressi, perché entreranno nel Regno di Dio, non i saccheggiatori e i tiranni della terra. Loro non hanno posto in Paradiso; verranno invece consegnati nel pozzo più profondo dell’Inferno.

Gesù dice: “A chi vi prende il mantello non rifiutate nemmeno la tunica”. E disse loro: “Avete sentito detto ‘occhio per occhio e dente per dente’” perché lo si trova nella Torah, “ma io vi dico che a chi vi dà uno schiaffo dovete porgere l’altra guancia”. “Per chi fa un passo verso di voi, voi dovete fare un miglio verso di loro”. In altre parole, se qualcuno vuole farvisi amico, cooperare con voi, finire la sua lite con voi e fare un passo verso di voi, voi dovete fare un miglio verso di lui. Questi sono gli insegnamenti di Gesù. A loro disse anche: “Nessuno può servire due padroni… Non potete servire Dio e il denaro”. Come può il capitalismo oggi essere compatibile con gli insegnamenti di Cristo?

Abramo stesso era solito adorare il sole, la luna e le stelle. Non si può fargliene una colpa, perché arrivò a conoscere Dio solo quando Dio gli si rivelò. Dio gli disse: “Li ho creati tutti: il sole, la luna e le stelle che tu adori, e il mondo intero”. Quindi Abramo disse: “Ora ho visto la luce”.

Arrivammo a conoscere la resurrezione, il Giorno del Giudizio e il Paradiso e l’Inferno quando Dio ce lo disse. Altrimenti saremmo ancora rimasti al buio. La sola religione a cui dovremmo aderire è la religione di Dio. Ma se si disobbedisce alla Parola di Dio, allora riguarda solo noi e dobbiamo assumerci la nostra responsabilità.

Nessuno può cambiare nulla nel Corano; altrimenti non saremmo qui. Il Corano dà la colpa a Maometto e parla di Gesù, di Mosé e degli ebrei. Forse all’epoca c’erano guerre e comunque Maometto non poteva cancellare le frasi a loro favore e nemmeno gli scribi che poi redassero la rivelazione o i mussulmani fino al Giorno del Giudizio. Se qualcuno cancellasse una parola del Corano verrebbe consegnato all’Inferno.

Quindi siamo sicuri che questo libro sia veritiero perché ci sono cose in esso che conosciamo solo perché Dio le ha dette a noi. Inoltre, ci sono cose che Maometto non avrebbe potuto mettere di suo, perché non gli sono favorevoli. Egli gli disse: “Come poco saresti stato propenso a loro se non ti avessimo rinforzato”. E gli disse: “In tal caso dovremmo farti provare parte eguale di castigo in vita e in morte”. Questo verso venne rivelato a lui ed egli lo ripeté a tutti. Perché non lo cancellò? Perché non poteva.

Ora arriviamo in breve ai problemi che proviamo oggi e che potrebbero essere dovuti alla ciarlataneria tipica della religione e al fraintendimento della stessa. Siamo giunti a definire mussulmani i seguaci di Maometto, cristiani quelli di Gesù ed ebrei quelli di Mosè. Abbiamo adottato norme di abbigliamento che ci separano gli uni dagli altri e costruito templi diversi. Comunque, nel passato non si poteva distinguere una chiesa da una moschea.

Poi vennero il razzismo e il colonialismo e con loro chi voleva controllare l’umanità. Chiunque voglia che la gente lo segua come un gregge cerca di sfruttare la religione. Dicono: “Costruitevi il tempio per farlo differente dai templi degli altri”. E ora bruciano i templi degli altri in Nigeria e in Palestina. Gesù non ha portato con sé una statua sua e di Maria per metterle in un tempio. Ciò è avvenuto più tardi. Le preghiere, i digiuni, le elemosine ai poveri e i pellegrinaggi alla Kaaba sono riti comuni di adorazione prescritti da tutti i profeti. Il resto è uno sviluppo più tardo. E anche quando la gente si fa il segno della croce fanno qualcosa che Gesù non ha mai fatto; perché significa il crocifisso, ma Gesù non ha mai pregato così. Poiché non c’erano crocifissi allora, questo dev’essersi sviluppato dopo la morte di Gesù, sia pace a lui.

È come quelli che citano i detti del Profeta. Se Dio avesse voluto dirci qualcosa, non ce l’avrebbe detto nel Corano? Questa è un’imitazione del Talmud ebraico. Dicono che queste sono le leggi delle tavole, ma il Talmud non era scritto. Qual è la differenza tra le tavole e il Talmud? Se Dio lo dice, allora è lo stesso. I problemi che ci affliggono oggi sono il risultato degli errori in cui le religioni incorrono. Se una rivoluzione culturale o religiosa si desse oggi, allora, forse, la vita umana sulla terra migliorerebbe e la pace, l’armonia e l’amore prevarrebbero. Altrimenti, continueremmo nella corsa alle armi, nell’inimicizia e nell’odio e nel distruggerci gli uni gli altri con le bombe nucleari.

Purtroppo, in questa felice occasione che riunisce assieme i seguaci di tanti profeti diversi, l’umore è rannuvolato da eventi come i fatti di Palestina e Irak, Abdul Basset Al Megrahi, le infermiere bulgare e Saddam Hussein. Queste sono tragedie. Guardate cosa sta succedendo in Palestina, Afghanistan e Iraq. Queste sono catastrofi che non possiamo ignorare.

Da un lato dicono che non ci dovrebbe essere interferenza nella funzione delle corti. Se un traditore e un lacché dell’imperialismo è arrestato e condannato dalla corte a morte o alla prigione, dicono, “Non avete rispetto per le regole della legge e per le corti. Avete inverferito nel lavoro delle corti e non avete consentito loro di svolgerlo. Perché avete interferito e detto alla corte di condannarlo a morte?”

Bene: abbiamo permesso alla corte di decidere in libertà. Però hanno detto: “Avreste dovuto interferire, cambiare la sentenza, prosciogliere le infermiere bulgare e liberarle subito!” Noi abbiamo risposto: “Questo è quanto deciso dalla corte”. Hanno detto: “No, non vogliamo sentirlo. Proscioglietele”. Noi abbiamo detto: “Non avete detto che la legge dovrebbe regnare suprema e che bisogna stare alle decisioni della corte?”

Quindi le procedure, gli standard e le relazioni tra gli stati sono state sovvertite. C’è un punto che non ho ancora svolto perché è duro e molto triste. In primo luogo, è molto dolorosa un’accusa di omicidio per gli angeli della misericordia e per i medici che curano la gente. È intollerabile, inconcepibile e incredibile. Come può un’infermiera chiamata angelo della misericordia uccidere un bimbo?

Il quesito è se l’equipe medica è stata trovata colpevole o no. Se è stata trovata colpevole dovrebbe essere condannata a morte. Ciò è elementare. Sta alla corte decidere se qualcuno ha commesso un omicidio premeditato oppure no, o se qualcuno ha commesso una rapina o no. Se viene trovato colpevole, va punito, e se non è trovato colpevole va prosciolto.

Questa è la prima volta che parlo di questa storia. Non è importante se le infermiere di Benghazi saranno condannate a morte o no. Se qualcuno ha commesso un crimine punibile per legge con la morte, la corte deve condannarlo a morte. Se il crimine è punibile col carcere, la corte deve condannare il colpevole a un periodo in carcere. Fin qui ciò non risolve la questione. La questione è se i membri dell’equipe medica sono stati accusati di aver deliberatamente iniettato il virus dell’AIDS ai bambini libici. Sono stati trovati colpevoli e quindi condannati a morte. Questa è una questione secondaria e non c’entra comunque col caso.

Che siano stati condannati a morte o no non è rilevante per me. Chiunque perpetra un crimine deve esserne ritenuto resposabile. È un altro problema. Il quesito importante è: perché voi, membri dell’equipe medica, iniettate il virus dell’AIDS ai bambini? Questo è quanto vogliamo sapere, ma non abbiamo risposta. Chi ve l’ha ordinato? Chi ve l’ha detto? Qualcuno è venuto da voi? È stato il servizio segreto libico, quello americano, quello israeliano a venire da voi, a darvi la fiala e a dirvi di fare le iniezioni ai bambini?

Dobbiamo scoprirlo. Se è provato che le infermiere hanno deliberatamente iniettato il virus dell’AIDS ai bambini e quindi sono state condannate a morte, allora ciò non è importante. Le dovremmo condannare a morte se avessero veramente compiuto questo atto deliberatamente. In tal caso, la condanna a morte è conclusione scontata. La pena va impartita sia che si tratti di bulgare, libiche o pachistane. Il nocciolo della questione è capire perché le infermiere hanno iniettato il virus ai bambini. Se è provato che era il risultato della negligenza o dell’ignoranza del fatto che la fiala o il sangue fosse contaminato col virus dell’AIDS, allora è un chiaro caso di negligenza e di mancanza di precauzioni proprie. Comunque, se era provato che era un atto doloso, perché l’hanno fatto?

Perché avete iniettato il virus dell’AIDS ai bambini deliberatamente? Spiegateci quali interessi avete, come equipe medica, a uccidere 400 bambini. Che interesse ha la Bulgaria o la Palestina affinché voi iniettiate il virus dell’AIDS ai bimbi libici?

È essenziale che conosciamo gli interessi delle infermiere e del medico nella morte dei 400 bimbi libici. Debbono informarci del loro interesse nell’uccidere 400 bimbi libici. Come serve gli interessi della Bulgaria sei l’equipe medica bulgara uccide 400 bambini? Se qualcuno è venuto a dir loro di iniettare ai bambini il virus dell’AIDS, diteci chi è. L’avete fatto deliberatamente, ma da dove v’è venuta l’idea? Chi ve l’ha ordinato? Deovete dirci quale servizio segreto vi ha dato la fiala. Ecco il quesito che ancora non ha risposta e la cui risposta è necessaria. Perché avete fatto quelle iniezioni deliberatamente? Chi ve l’ha ordinato? Come ne uscirete? Vi hanno dato denaro? Vi hanno minacciato? Resta un enigma.

Per me, l’enigma è più importante del caso in sé. Che siano condannati a morte o no o rilasciati o no, è del tutto irrilevante. È invece rilevante che motivo ha spinto l’equipe medica a iniettare deliberatamente il virus dell’AIDS ai bambini. Chi gliel’ha ordinato? Chi gli ha dato il virus? Come l’hanno ottenuto? Ciò è molto importante perché potrebbe accadere ancora domani. Non mi interessa che l’equipe sia libica, bulgara o finlandese. Non è importante per me. Ciò che per me è importante è che un’equipe medica ha commesso un atto deliberato secondo il verdetto della corte e noi vogliamo conoscere perché l’ha fatto.

Abdul Basset Al-Mugrahi finì sotto processo in una corte la cui competenza venne messa in discussione da giudici, avvocati e osservatori internazionali che assistettero al processo. E dissero che nella corte c’erano elementi dei servizi segreti dello stato di nazionalità dell’aeroplano e dello stato di nazionalità delle vittime. Ciò significa che la corte non è valida. Il Movimento Non-Allineato, la Lega Araba, la Organizzazione della Conferenza Islamica e le Nazioni Unite hanno detto che Abdul Basset è un ostaggio politico e che non è stato condannato. Gli osservatori internazionali hanno detto che gli elementi di un certo servizio segreto erano presenti in aula e parlavano sottovoce ai giudici.

La competenza della corte che istituì il procesoo ad Abdul Bassett venne messa in discussione, ma nessuno dice che egli debba essere rilasciato. Chi l’ha condannato dice che tutto è finito perché la corte ha già prounciato la sentenza.

Perché non dite che il tribunale di Benghazi ha già pronunciato la sentenza? Piuttosto dite che l’equipe medica dovrebbe essere rilasciata a prescindere dalle decisioni della corte. Anche noi diciamo che Abdul Basset dovrebbe essere rilasciato a prescindere dalle decisione della corte di Scozia. Così dovrebbe essere; voi dite: “No, non verrà rilasciato”. Bene: allora nemmeno questi verranno rilasciati.

Sono standard corrotti. Come si può stabilire amicizia, cooperazione e pace se di norma si usano due pesi e due misure?

Chi dice che si debba stabilire un fondo a cui gli stati contribuiscano per compensare le famiglie e curare i bambini ingannano il mondo intero. Questa è una menzogna, perché nel fondo non c’è niente. Esponiamo al pubblico quegli stati che hanno detto d’aver istituito un fondo e di avervi contribuito per far fronte ai problemi dei bambini. È una menzogna. Il fondo è vuoto e nessuno stato o ditta ha mai versato contributi.

Ora veniamo a un problema che preoccupa il mondo intero. Saddam Hussein è stato condannato a morte. Quando si eseguirà la sentenza? C’è chi dice che avverrà domani e altri dicono dopodomani.

Primo, Saddam Hussein è prigioniero di guerra destituito dalle forze di invasione straniere e non dall’esercito iracheno o dal popolo iracheno. Un’occupazione straniera ha preso possesso del paese e del suo Presidente. Il Presidente venne messo in cella mentre il paese cadeva sotto l’occupazione e patì il genocidio. Così fu.

Il suo processo non fu valido perché era prigioniero di guerra, come era riconosciuto dalla potenza occupante che l’ebbe arrestato. Le Convenzioni dell’Aja e di Ginevra stipulano che è prigioniero di guerra. E allora come lo si può mettere sotto processo? Una volta compiute le operazioni militari, lo si sarebbe dovuto rilasciare.

Se supponiamo, tanto per parlare, che debba essere messo sotto processo, le potenze che l’hanno catturato, gli USA e il Regno Unito, dovrebbero metterlo sotto processo. Ma non è valido che sia processato da una corte irachena. Tale corte è una farsa.

Omar Al-Mukhtar venne arrestato dagli italiani. Non istituirono una corte libabese e chieserlo di processarlo. Gli italiani formarono la loro corte nominale e lo condannarono immediatamente a morte. Occuparono il paese, arrestarono il leader della resistenza e lo condannarono a morte. Tale è la natura della tirannia e del colonialismo e la storia ricordò il martire Omar Al-Mukhtar che cadde in battaglia e venne assassinato dall’Italia.

Se vogliono uccidere Saddam Hussein, che l’America e l’Inghilterra lo facciano e se ne assumano la responsabilità. Che mandino generali americani e inglesi, che istituiscano una corte nominale e lo ammazzino. “Tu, Saddam Hussein, eri Presidente dell’Iraq e hai costruito una bomba nucleare che noi non abbiamo trovato. Abbiamo distrutto il tuo paese e ti abbiamo arrestato. A prescindere dalla nostra prospettiva ora, non ti vogliamo; vogliamo ucciderti e sbarazzarci di te.”

Che si assumano con coraggio le loro responsabilità di fronte al mondo e lo ammazzino. Ma dire: “Forza iracheni: processate Saddam Hussein” è una burla. Chi credono di far fessi? È una farsa. Che ha l’Iraq a che fare con Saddam Hussein quando è occupato? Tutti gli iracheni subiscono l’occupazione, anche i giudici, gli edifici, le leggi e tutto quanto hanno. Anche il giudice è schiavo e sotto occupazione, con la sua casa il suo ufficio, le sue leggi e tutto quanto ha.

Come si possono rompere i trattati internazionali? Se questo mondo ha ancora una coscienza, e, purtroppo, io stesso sono tra i responsabili in questo mondo basso e degradato, il caso di Saddam Hussein dovrebbe essere portato di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per un consulto.

Forse che la Corte Internazionale di Giustizia non può decidere, sulla base del diritto internazionale, su come affrontare un tale caso? La Corte Internazionale può dare un’opinione di stima riguado l’illegittimità della corte istituita dagli americani in Iraq e la sua mancanza di diritto di processare e condannare Saddam Hussein.

Che la Corte Internazionale si pronunci così e che l’Assemblea Generale dell’ONU entri in sessione e quindi si pronunci. È il Parlamento del mondo e vogliamo che il Parlamento del mondo si pronunci, perché la corte che l’ha processato non solo è stata messa in discussione non solo come procedura, ma anche nella sua stessa validità. Che la Corte Internazionale ci informi se un prigioniero di guerra può essere messo o no sotto processo. Vorremmo anche sapere se i massacri perpetrati ogni giorno sono punibili ai sensi dei trattati internazionali o no. Chi ne è responsabile? Come mai scoprono centinaia di corpi bendati di sconosciuti ogni giorno? Chi sta usando le auto-bomba? Chi colloca le mine? Perché non li identificano se sono una delle organizzazioni di resistenza? Perché non dichiarano: “Noi siamo la resistenza tal dei tali, sciita, sunnita o che?”

Potrebbero dire: “È il nostro nemico e l’abbiamo fatto”. Ma non c’è responsabilità da rivendicare per nessuna operazione. Perché tutte queste operazioni anonime mentre le altre operazioni del mondo sono identificate? Anche Al-Qaeda, che considerano un’organizzazione terroristica, rivendica la responsabilità delle sue operazioni. L’IRA, l’Esercito Repubblicano Irlandese, classificato come organizzazione terrorista, rivendica la responsabilità delle sue operazioni. Tra i baschi, l’ETA rivendica la responsabilità delle sue operazioni. Anche Al-Zarqawi e gli altri considerati terroristi rivendicavano la responsabilità delle loro operazioni

Vogliono mostrare che sono capaci di colpire il nemico e che hanno una leadership efficace e che è nel loro interesse annunciare queste operazioni. Perché nessuno rivendica le operazioni che ogni giorno hanno luogo in Iraq, che tolgono centinaia di vite? Chi sta uccidendo gli esperti e gli scienziati? Che cos’hanno a che fare sciiti e sunniti con uno scienziato o un docente? Un docente di chimica è trovato assassinato? La chimica ha forse a che fare qualcosa con sciiti e sunniti? Il tizio ha insegnato chimica a sciiti, sunniti e quant’altro.

Come può il mondo celebrare questi come giorni gloriosi, i 2006 anni trascorsi dalla nascita di Cristo e i 1374 anni passati dalla morte dell’ultimo dei profeti, mentre una tragedia si spiega sotto i nostri occhi? Cristo disse: “Avete sentito dire ‘occhio per occhio e dente per dente’, ma io vi dico, a chi vi dà uno schiaffo porgete l’altra guancia’”.

Come si può rimanere in silenzio quando si sente ogni giorno della orte di centinaia di iracheni? Qual è la ragione di questo genocidio? Questo è assassinio di massa contro la razza araba. È una campagna di annientamento contro gli arabi e come tale dovrebbe essere documentata.

Vogliamo che la Corte Internazionale e l’Assemblea Generale dell’ONU si pronuncino sul caso di Saddam Hussein e sul problema del genocidio. Chi ne è responsabile? Qualcuno deve esserne ritenuto responsabile e quindi processato.

D’accordo, Saddam Hussein venne processato per il massacro di Al-Dujeil. Ci informano che ci furono centoquaranta vittime. Comunque, ora ci sono centoquarantamila vittime. Chi verrà processato per i mille Dujeil perpetrati ogni giorno? O quello di Saddam Hussein è criminale e gli altri che succedono van bene?

Che farsa è questa? Dov’è il Papa? Dov’è la Chiesa? Dov’è Gesù? Dov’è Mosè? Dov’è Maometto? Dov’è Budda? Dov’è Zarathustra? Dov’è Confucio? Dov’è la coscienza del mondo? Che mondo ipocrita è questo? Se solo quelli che hanno commesso questi crimini uscissero alla luce e confessassero, allora il mondo potrebbe parlare e chiamarli per quello che sono.

Questo è un genocidio, che è punibile secondo il diritto internazionale di fronte alla Corte Criminale Internazionale e secondo tutti i trattati che combattono i crimini contro l’umanità.

Non c’è dubbio che ciò che sta avendo luogo in Iraq è un genocidio. Dopo vent’anni Saddam Hussein è accusato di aver ucciso centoquaranta persone e ora ne muoiono centoquarantamila al giorno. Quanti Saddam si possono trovare per i Dujeil che hanno luogo oggi?

È naturale che il mondo abbia paura. È un mondo ipocrita e meschino, senza importanza e pieno di chiacchericcio inutile. È un mondo codardo, spregevole e incapace di dire la verità. Ci sono diavoli muti tra gli aderenti a tutte le sette e le religioni e in tutte le nazioni e in tutti i popoli. Sono insignificanti e spregevoli. Come può il mondo starsene zitto di fronte a tutti questi massacri?

Infine, in questa occasione, copie del Libro Bianco saranno distribuite agli ambasciatori e ai distinti capi delle chiese. Il Libro Bianco è la soluzione radicale, migliore e definitiva ai problemi del Medio Oriente e della Palestina.

Non c’è altra soluzione che l’istituzione di un solo stato. Chi parla di due stati sta perdendo tempo, non è serio e non sa nulla della Questione. Non conoscono né l’area geografica né la gente. L’area situata tra il Giordano e il Mediterraneo non potrà mai ospitare due stati. Sarebbe un sacrificio per gli ebrei e per i palestinesi. Chi parla di due stati non ha a cuore il futuro né degli ebrei né dei palestinesi.

Cossiga, Presidente dell’Italia, una volta disse a un mio inviato: “Senta! A noi non interessa cosa succede ai palestinesi e agli ebrei domani, non ci interessa nemmeno se vanno all’inferno. Ciò che ci interessa oggi è che vogliamo istituire la pace nei nostri giorni. Possiamo istituire due stati o cos’altro. Comunque, se questa pace si rivela poi una bomba a orologeria, allora che saltino in aria entrambi”. Così la vedevano. Avrebbero voluto dire: “Il problema della Palestina venne risolto durante il governo del Presidente tal dei tali. Aprimmo i negoziati e li risolvemmo. Se dopo di ciò si sono annientati a noi non interessa”. Così chi parla di due stati inganna gli ebrei e i palestinesi.

Uno stato ebraico non potrebbe sopravvivere con uno stato palestinese accanto. Leggete il Libro Bianco; è convincente. Comunque, se gli israeliti stessi lo rifiutano, ciò significa che il movimento sionista è un movimento razzista e si autocondannerebbe come movimento razzista religioso.

Dobbiamo accettare l’ ‘altro’. Dobbiamo accettare i palestinesi. Dobbiamo accettare i cristiani, i mussulmani, i drusi e tutti gli altri. Questo stato sarebbe una mescidanza come il Libano. Il Libano è uno stato e ci sono quote, ma non si annientano a vicenda; alla fine della giornata, tale stato sarebbe un altro Libano, uno stato armonioso come ogni stato unico.

Perché non può esserci un solo stato chiamato “Isratina”o come volete? Perché non uno stato solo? Se gli israeliani dicono “no”, ciò significa che vogliono chiudere la porta in faccia alla pace.