Muammar Gheddafi su democrazia e referendum

I PARLAMENTI
I parlamenti sono la spina dorsale della democrazia tradizionale moderna,
regnante oggi nel mondo. Il parlamento è una rappresentanza ingannatrice del
popolo ed i sistemi parlamentari costituiscono una falsa soluzione del
problema della democrazia. Il parlamento è costituito fondamentalmente
come rappresentante del popolo, ma questo principio è in se stesso non
democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non un potere
in rappresentanza di esso. L’esistenza stessa di un parlamento significa
assenza del popolo. La vera democrazia, però, non può esistere se non con la
presenza di rappresentanti di questo. I parlamenti, escludendo le masse
dall’esercizio del potere, e riservandosi a proprio vantaggio la sovranità
popolare, sono divenuti una barriera legale tra il popolo e il potere. Al popolo
non resta che la falsa apparenza della democrazia, che si manifesta nelle
lunghe file di elettori venuti a deporre nelle urne i loro voti.
Per mettere a nudo il vero volto del parlamento, dobbiamo esaminare la sua origine.
IL parlamento è eletto nelle circoscrizioni elettoriali, oppure è costituito da un
partito o da una coalizione di partiti, o per designazione dall’alto. Nessuna di
queste procedure è democratica, perché la ripartizione degli abitanti in
circoscrizioni elettoriali significa che un solo deputato rappresenta, a seconda
del numero degli abitanti, centinaia o centinaia di migliaia o milioni di
cittadini. Significa, inoltre, che il deputato non è legato ai suoi elettori da un
rapporto organico popolare, in quanto, secondo la tesi della democrazia
tradizionale oggi attuata, egli è considerato il rappresentante di tutto il
popolo, alla pari degli altri deputati. Le masse, quindi, sono separate
completamente dal loro rappresentante, ed egli, a sua volta, è completamente
separato da esse. Infatti, subito dopo la sua elezione, egli usurpa la sua
sovranità ed agisce al loro posto. La democrazia tradizionale, dominante oggi
nel mondo, riveste i membri del parlamento di una sacralità e da una
immunità che nega invece al singolo cittadino. Questo significa che i
parlamenti sono divenuti uno strumento per usurpare e monopolizzare a
proprio vantaggio il potere del popolo. Questo è il motivo per cui è divenuto,
oggi, diritto dei popoli lottare, attraverso la rivoluzione popolare, per
distruggere questi strumenti di monopolio della democrazia e della sovranità
che si denominano parlamenti, i quali usurpano la volontà delle masse. E’
diritto dei popoli proclamare solennemente il nuovo principio: “Nessuna
rappresentanza al posto del popolo”.

Quando il parlamento è il risultato della vittoria elettorale di un partito, è il
parlamento del partito e non del popolo. Rappresenta il partito e non il popolo
ed il potere esecutivo detenuto dal parlamento è il potere del partito vincitore
e non del popolo. Lo vale per il parlamento in cui ogni partito dispone di un
certo numero d seggi. Infatti, i titolari dei seggi rappresentano il loro partito e
non il popolo; il potere esercitato da tale coalizione è il potere dei partiti
coalizzati e non il potere del popolo. In questi sistemi di governo, il popolo è la
preda è la preda per la quale ci si batte. Il popolo è la vittima ingannata e
sfruttata dagli organismi politici che combattono per giungere al potere per
strappare dei voti al popolo mentre questo si allinea silenzioso in lunghe file,
che si muovono come un rosario, al fine di deporre il suo voto nelle urne, nello
stesso modo in cui si gettano altre carte nel cestino di rifiuti. Questa è la
democrazia tradizionale attuata nel mondo intero, sia che si tratti di un
sistema monopartitico, di un sistema bipartitico o pluripartitico o perfino di un
sistema senza alcun partito; diventa, così, evidente che la “rappresentanza è
un’impostura”. Quanto alle assemblee che si formano per designazione o per
successione ereditaria, esse non hanno nessuna caratteristica democratica.
Inoltre, siccome il sistema di elezione dei parlamenti si forma sulla
propaganda per ottenere voti è, di conseguenza, un sistema demagogico nel
vero senso della parola. I voti possono essere comprati o falsificati; per
questo, il povero non può affrontare le battaglie elettorali, in cui vince sempre
e soltanto il ricco. Furono i filosofi, i pensatori e gli autori politici che
sostennero la teoria della rappresentanza parlamentare, quando i popoli
erano ignoranti e guidati come pecore da re, sultani, conquistatori.
L’aspirazione ultima dei popoli era, allora, di avere qualcuno che li
rappresentasse dinnanzi ai governanti. Perfino questa aspirazione fu loro
negata e per ottenerla i popoli affrontarono lunghe e dure lotte. E’ dunque
irragionevole oggi, dopo la vittoria dell’era delle repubbliche e l’inizio dell’era
delle masse, che la democrazia sia la formazione di un piccolo gruppo di
deputati, che agiscono in nome delle grandi masse popolari. E’ una teoria
antiquata ed una esperienza superata. Il potere deve essere interamente del
popolo. Le più tiranniche dittature che il mondo abbia mai conosciuto si sono
instaurate all’ombra dei parlamenti.

IL REFERENDUM
Il referendum è una frode contro la democrazia. Quelli che dicono “Si” e quelli
che dicono “No” non esprimono di fatto la loro volontà, ma sono stati
imbavagliati in norme del concetto di moderna democrazia. E’ permesso loro
dire una parola soltanto: “Si” o “No”. Questo è il sistema dittatoriale più
oppressivo e crudele. Colui che dice “No” dovrebbe poter motivare la sua
risposta e spiegare perché non ha detto “Si”. Colui che ha detto “Si” dovrebbe
poter giustificare la sua scelta e spiegare la ragione per cui non ha detto “No”.
Ognuno dovrebbe poter dire ciò che vuole ed esprimere le ragioni del suo
consenso o del suo rifiuto. Qual’è, allora, la via che le società umane devono
seguire per liberarsi definitivamente dalle epoche dell’arbitrio e della
dittatura? Poiché, nella questione democratica, il problema insolubile è quello
dello strumento di governo, problema che si esprime nella lotta tra i partiti, le
classi o tra individui, dato che l’invenzione dei metodi elettorali e del
referendum non è altro che un tentativo di camuffare l’insuccesso di questi
esperimenti, che non riescono a risolvere questo problema, ne consegue che
la soluzione è nel trovare uno strumento di governo diverso dagli attuali, che
sono causa di conflitto e che rappresentano solo una parte della società. Si
tratta, dunque, di trovare un sistema di governo che non sia il partito, la
classe, la setta o la tribù, ma che sia il popolo nel suo insieme e che, quindi,
non lo rappresenti e non si sostituisca ad esso. “Nessuna rappresentanza al
posto del popolo”, “la rappresentanza è un’impostura”. Se fosse possibile
trovare questo sistema di governo il problema sarebbe risolto. La democrazia
popolare sarebbe realizzata e le società umane avrebbero posto fine ai tempi
dell’arbitrio e ai sistemi dittatoriali che sarebbero sostituiti dal potere del
popolo. Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del problema dello
strumento di governo; indica ai popoli il modo per passare dall’era della
dittatura all’era della vera democrazia. Questa nuova teoria si fonda sul
potere del popolo, senza alcuna rappresentanza né sostituto. Attua una
democrazia diretta, in modo organizzato ed efficace. Differisce dal vecchio
tentativo di democrazia diretta che non ha trovato realizzazioni pratiche e che
ha mancato di serietà a causa dell’assenza di un’organizzazione di base
popolare.

Dal Libro Verde di Muammar Gheddafi

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NEL 1947 UN OPERAIO GUADAGNAVA UN TERZO DELLO STIPENDIO DI UN POLITICO. OGGI NE GUADAGNA UN TREDICESIMO (QUANDO L’OPERAIO LAVORA)

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso

Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso LINK. Più un gettone di presenza da 1.000 lire al giorno (30 euro), ma solo quando le commissioni si riunivano in giorni differenti rispetto all’Aula”. Il totale è presto fatto: i costituenti non riuscivano a portare a casa più di 1.300 euro al mese.

Certo, il Paese era nettamente più povero, ma sicuramente più equilibrato rispetto allo stato delle cose attuale. Un operaio di terzo livello guadagnava qualcosa come 13 mila lire al mese, un terzo di un deputato. Mentre 70 anni dopo, come dimostra la tabella elaborata dall’Espresso, chi siede in Parlamento guadagna quasi 10 volte di più di un impiegato e 13 più di una tuta blu.
Nel primo dopoguerra, il fatto che i parlamentari ricevessero un compenso per il loro operato era considerato una garanzia di indipendenza e democrazia. In questo modo anche i meno abbienti potevano partecipare alla vita politica. Ma vista la drammatica situazione in cui versava il Paese, nel 1946 la somma fu fissata alla modesta cifra di 25 mila lire al mese. L’aumento repentino dell’inflazione, però, fu tale che in pochi mesi lo stipendio toccò quota 50mila lire.
“La prima legge sul tema, varata nell’estate 1948 dal governo De Gasperi – racconta l’Espresso – è figlia di questa mentalità che allora ispirava la giovane e fragile democrazia italiana: ‘Ai membri del Parlamento è corrisposta una indennità mensile di L. 65.000, nonché un rimborso spese per i giorni delle sedute parlamentari alle quali essi partecipano’. Tradotto ai giorni nostri: 1.230 euro fissi più un gettone da 100 euro scarsi al giorno (5mila lire) legato alla presenza effettiva. Togliendo fine settimana più i lunedì e i venerdì, in cui le convocazioni sono rare, non più 2.500 euro al mese dunque”.

L’aria cambiò nettamente a partire dal 1955, quando il governo Segni emanò la legge sulle “Disposizioni per le concessioni di viaggio sulle ferrovie dello Stato”. “Un privilegio al quale, col passare del tempo si sarebbero aggiunti una innumerevole serie di altri benefit – molti ancora esistenti – dai biglietti aerei alla telefonia fissa (e poi mobile), dalle tessere autostradali agli sconti sui trasporti marittimi. E così nel 1963, in appena 15 anni, grazie ai bassi salari che furono alla base del miracolo economico, col suo mezzo milione al mese un parlamentare era già arrivato già a guadagnare il quintuplo di un impiegato (il cui salario si aggirava sulle 100 mila lire) e otto volte più di un operaio(poco sopra le 60 mila lire)”.
L’esplosione dei redditi dei nostri rappresentanti avvenne nel 1965, con presidente del Consiglio Aldo Moro e vicepresidente il socialista Pietro Nenni. Lo stipendio veniva infatti agganciato a quello dei presidenti di sezione della Cassazione (con imposta pari al solo 40%) e fu istituita per la prima volta la diaria (esentasse) per il rimborso delle spese di soggiorno nella capitale di 120 mila lire (1.250 euro di oggi) che, siccome la legge non lo specificava, fu accordata anche per chi risiedeva a Roma ed è così ancora oggi, sia pure con qualche modifica.
Un deciso “passo avanti” ci fu anche col governo Craxi e il taglio della scala mobile. È l’inizio della fine. Da allora sono passati circa 30 anni e il valore della busta paga dei politici è raddoppiato. Dai corrispettivi 7 mila euro degli anni ‘80, siamo giunti agli attuali 14 mila euro mensili, mentre lo stipendio medio di un impiegato ai giorni nostri è di 1.500 euro al mese e quello di un metalmeccanico non è mai cresciuto, restando intorno ai 1.110/1.200 euro al mese.
E non è tutto: ogni mese lo Stato spende quasi 8 milioni di euro per i vitalizi dei politici, tra cui quelli condannati. Per questo Riparte il futuro ha lanciato la campagna #stopvitalizio. Un condannato per mafia riceve ogni mese circa 4 mila euro. E se quel che guadagna un normale politico è incredibilmente eccessivo, questo è invece inaccettabile. Per questo bisogna essere sempre di più a pretendere che questa assurda pratica termini.
http://www.italiainmovimento.it/

Preso da: http://www.italianosveglia.com/nel_1947_un_operaio_guadagnava_un_terzo_dello_stipendio_di_un_politico_oggi_ne_guadagna_un_tredicesimo_quando_loperaio_lavora-b-96088.html