Ucraina, Polonia, e Romania aumentano il budget militare. Con chi hanno intenzione di fare la guerra?

Scritto da Enrico Vigna

In questo articolo si connotano moltochiaramentealcuni aspetti che potrebbero portare, ad una lettura che vada al di là delle situazioni di realtà contingenti, a intravedere futuri sviluppi, che non sono certo portatori di pace e comprensione tra i paesi, ma al contrario di possibili nuove conflittualità, anche militari; che per ora non sono evidenti anche se già presenti, pur se a    bassa intensità, nella realtà politica dell’est Europa. Il primo aspetto è la pressione al riarmo dei governi che sono sotto il controllo politico della NATO e degli USA, che incrementano politiche aggressive. Ciò avviene con un’aperta e  rischiosa strategia, fatta di ostilità politiche, culturali e storiche, che si configura come “russofobia”. Questo accade utilizzando spregiudicatamente le forze neonaziste e fasciste lì presenti.

Il secondo aspetto si verifica a causa delle contraddizioni esistenti in questi paesi tra le forze nazionaliste più radicali; tali forze si ispirano ad una forma di neonazismo, che portano i vari governi, per tenerle alleate, a spingerle su temi identitari nazionali e sciovinisti, anche se nella storia, queste posizione sono sempre state responsabili di conflitti e guerre.

 

Nel caso di Ucraina e Polonia, citato specificatamente nell’articolo, vi è il caso del Kresy orientale: il 15 luglio 2009 il Parlamento, polacco saldamente legato a logiche nazionaliste identitarie, adottò una risoluzione sul “Tragico destino dei polacchi del Kresy orientale”, dove è usata la definizione di “genocida” in relazione al “massacro di Volyn”, nella Galizia orientale. In questa regione, tra marzo e luglio del 1943, l’esercito collaborazionista ucraino dell’UPA- OUN (i cui banditi, oggi sono riconosciuti istituzionalmente come eroi dell’Ucraina), massacrò la popolazione civile polacca con decapitazioni, impiccagioni, stupri ed esecuzioni di massa; si trattò di quasi 60.000 uccisi, tra cui vecchi, donne e bambini. Contemporaneamente operarono  una spietata pulizia etnica tesa a cacciare i polacchi lì residenti.

Questo massacro da parte dei nazisti ucraini, provocò, di conseguenza, rappresaglie in Polonia contro la popolazione ucraina lì stanziata, che vennero compiute dall’esercito di Craiova (AK) e da altre organizzazioni nazionaliste polacche ad esso alleate.Военно-политическое руководство АК считало Западную Украину «исконно польскими землями» и стремилось создать там относительно сильные структуры, для того, чтобы встретить Красную армию.La leadership militare-politica dell’AK considerava l’Ucraina occidentale come una “terra primordialmente polacca” e riteneva l’UPA-OUN il principale nemico della Polonia, persino più dell’Armata Rossa.

 . 

 квалифицирует Волынскую резню как польского населения

Ecco, in questo caso, oggi  di fronte alle politiche scioviniste polacche (ispirate a letture che ideologicamente dovrebbero essergli vicine: anticomunismo, russofobia, neonazismo, aspirazioni al totalitarismo), Volodymyr Viatrovych, una delle figure politiche più rilevanti del nazionalismo radicale ucraino, direttore dell’Istituto ucraino del ricordo nazionale,(un ente che ha il compito di propagandare sotto il profilo accademico nel paese, le letture più estreme e  scioviniste della storia ucraina), rispecchia una profonda contraddizione. Su chi può contare l’Ucraina del golpe di Maidan e dei Battaglioni neonazisti ATO? 

Ma questa contraddizione, propria di tutte le politiche identitarie e scioviniste nazionali, per l’Ucraina di oggi, investe anche le relazioni con la Romania (per via della minoranza rumena nella Bucovina), e con l’Ungheria in Transcarpazia, ed anche il nodo con Moldova e Pridnestrovie. Stessi protagonisti, stesse esplosive contraddizioni.

L’ultimo dato che emerge dall’articolo (che rappresenta anche un seme di speranza per il popolo ucraino soggiogato dagli eventi, per una ripresa del suo futuro nelle proprie mani), è che tutto questo groviglio di contraddizioni ideologiche e politiche, potrebbe portare a intravedere un processo crescente di conflittualità interne alle forze radicali e neonaziste, che combinate al costante impoverimento economico e alla distruzione delle condizioni di vita degli ucraini, potrebbe causare processi di riorganizzazione e di lotta degli strati popolari contro questi falsi patrioti, in realtà utili idioti e servi delle politiche straniere imperialiste di NATO, USA e UE.

Alla faccia delle dichiarazioni dei nazionalisti radicali e neonazi che si dicono difensori degli interessi nazionali e di indipendenza del proprio paese e Patria.    

UCRAINA

Le priorità del nuovo budget statale dell’Ucraina saranno per la Difesa e la sicurezza.

Per i bisogni dei combattenti saranno stanziati un quarto delle spese dello stato: 245 miliardi di grivnie (9,9 miliardi di dollari). Rispetto al 2019, le spese militari aumentano del 16%.

Kiev continua ad aumentare le spese per l’esercito, la polizia e i servizi speciali del MAI ( Ministero degli Affari Interni), nonostante la debolissima economia e l’alto livello del debito pubblico, rilevano gli esperti. Tale politica concernente l’intento di spesa dichiarata, dimostra il desiderio del governo di Vladimir Zelenskij di continuare le scelte di guerra nel Donbass, nonostante le sue dichiarazioni  ufficiali fossero di: “finire la guerra e attivare trattative di pace”, come ha indicato il portale russo RT.

Il Governo di Kiev ha aumentato le spese per la sicurezza e la difesa.

Nel 2020 per le spese delle Forze Armate saranno destinati 245,8 mlrd di grivnie (9,9mlrd di dollari), più di 33,8 mlrd di grivnie (1,3 mlrd di $) rispetto di 2019.

La priorità del governo di Kiev saranno la liquidazione del debito pubblico ed i pagamenti relativi agli accordi internazionali; per questo necessiterà di 438 mlrd. di grivnie (17,7mlrd.$), questa cifra è quasi la meta del profitto interno lordo.

I progetti di spesa sociale del governo attuale sono i seguenti:

Per il fondo pensionistico prevede una spesa di 172,6 mlrd. di grivnie (6,9 mlrd.$)

Per l’istruzione 136,4 mlrd. di grivnie (5,5mlrd.$)

Per la Sanità 108 mlrd. di grivnie (4,3mlrd.$).

In intervista con RT, il politologo ed economista ucraino  A. Dudchak, ha dichiarato che il nuovo governo di Kiev, conduce una politica di autodistruzione del budget. Kiev, infatti, non può continuare ad aumentare le spese per le strutture militari, in presenza del forte debito pubblico e della sempre più grave situazione economica.

Questo è un ennesimo budget per la guerra. Le forze politiche del periodo post Majdan,  concordano nuovamente per spese militari esagerate (rapportate alla propria economia), per ciò che essi chiamano “difesa”. Kiev, fra l’altro, non riesce a onorare nemmeno i debiti astronomici con i creditori occidentali. “Evidente che stante queste scelte, siano tagliate le spese sociali con il conseguente attacco alle condizioni di vita della popolazione più bisognosa”, ha fatto osservare Dubchak.

Come ha spiegato alla conferenza di presentazione a Kiev il Ministro delle Finanze ucraino, O. Markarova, nel budget il governo ha pianificato prestiti per 380 mlrd. di grivnie (15,3mlrd.$)

Il Ministero delle Finanze ucraino vede i pericoli della continua crescita delle spese militari. Come suppongono nel Ministero, la sicurezza economica è danneggiata della corruzione dilagante ai più alti livelli,  ed i tempi a rilento delle riforme ” intensificano i pericoli alla sicurezza nazionale”, conseguentemente, il deficit dei finanziamenti causano una “restrizione delle possibilità di accesso ai mercati internazionali dei capitali”.

Ancora oggi non si sa, come saranno distribuiti i fondi per le Forze armate. In accordo con le ultime correzioni alla legge ucraina, il ruolo principale in questo processo lo avrà il Consiglio della Sicurezza Nazionale della Difesa, guidato da A. Daniliuk.

Normalmente i soldi di questo capitolo di spesa, sono usati:

per mantenere le Forze Armate della Ucraina

per il Ministero degli Interni

per la Guardia Nazionale

per la Polizia Nazionale

per i Servizi Segreti ucraini

per l’Intelligence

per i Servizi della Emigrazione.

Nel 2019 metà delle risorse del budget per la sicurezza nazionale, lo ha ricevuto il Ministero della Difesa.

Vediamo come sono cresciute dal 2014 ad oggi le spese per le Forze Armata in Ucraina:

nel 2014 erano stati spesi 48mlrd. di grivnie (1,9 mlrd. $)

nel 2017 poco più di 60 mlrd. di grivnie (2,4mlrd.$)

nel 2018 ben 86mlrd. di grivnie (3,4mlrd.$)

nel 2019  si è giunti a 108 mlrd. di grivnie (4,3mlrd.$)

Solo una piccola parte di questa spesa, è utilizzata per il rinnovamento degli armamenti e per la creazione di nuova tecnologia.

Nell’aprile 2019 il consigliere del presidente, I. Arshyn ha dichiarato che le risorse destinate al Ministero della Difesa sono insufficienti. Secondo le sue parole, l’80% delle risorse stanziate, servono solamente per coprire il costo degli stipendi, dei sussidi vari e del normale rifornimento di  materiale tecnico per l’esercito.

Arshyn sostiene che la crescita della spesa militare è necessaria oltre che per il rinnovo degli armamenti, anche per aumentare  gli stipendi ai soldati, ed ha promesso che i militari semplici avranno uno stipendio equivalente a  1000 euro mensili, mentre per gli ufficiali saranno di 2500 euro mensili.

Le sue affermazioni sono in sintonia con le dichiarazioni di Vladimir Zelenskij, che ha spiegato come deve essere la ripartizione della spesa militare e cioè: il 30% sarà destinato per il rinnovamento degli armamenti dell’esercito, il 20% per la preparazione dei militari, il restante 50%  per il mantenimento delle Forze Armate della Ucraina.

In un’intervista con RT, l’esperto della rivista “Arsenale della Patria”, D. Drozdenko  ha dichiarato che le ambizioni politico militari di Kiev sono “estremamente lontane” dalle possibilità finanziarie. Secondo la sua opinione, la maggior parte dei soldi finiscono nelle tasche degli uomini d’affari, dei burocrati e dei deputati, che gestiscono il complesso militare.

Queste di seguito riportate sono le precise affermazioni di Drozdenko:

A Kiev mancano i soldi per lo sviluppo delle Forze Armate dell’Ucraina. La pratica ci insegna che più aumentano i finanziamenti e più aumentano le ruberie!  Durante il periodo dell’indipendenza, l’Ucraina non ha acquistato alcuna nuova tecnologia militare, ma ha semplicemente riadattato i vecchi armamenti ereditati dall’Unione Sovietica, e questo non sempre ha avuto senso“.

Gli esperti, intervistati da RT, pensano che questa corsa all’aumento delle spese militari, potrebbe influenzare negativamente l’immagine di Zelenskij, che ama essere rappresentato , come il “presidente della pace“. Occorre ricordare, che la promessa politica principale della sua campagna elettorale, era fondata sull’obiettivo di una pacifica reintegrazione del Donbass.

Finora Zelenskij ha fatto riattivare il lavoro dl gruppo trilaterale del contatto, il quale ha stabilito una “tregua per la pace“. Era stato anche raggiunto un accordo per il ritiro delle truppe armate nella regione di Staniza Lugovskaja. Adesso, vicino all’abitato, si è avviata la ricostruzione del ponte che era stato distrutto durante gli scontri, sul fiume Severnyj Donets.

In settembre Mosca e Kiev si sono scambiati dei prigionieri secondo la formula “35 per 35″.

Ora a  Kiev si aspetta lo svolgimento dell’incontro “Formato Normandia“, e il “ritorno di tutti i  connazionali“. Nello stesso tempo, i poteri di Kiev rifiutano il graduale rispetto dei punti politici degli accordi di Minsk e il dialogo con le repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk.

  1. Bondarenko, direttore del “Fondo della Politica Progressista”,nella rubbrica dei commenti di RT,

a proposito dell’operato di Zelenskij, afferma che, nonostante alcune cose buone fatte e pur tenendo conto delle promesse dichiarate, nei fatti continua ad operare secondo il  “paradigma di Petr Poroshenko” e cioè che Kiev non ha alcuna intenzione di rispettare” Minsk-2“.

La crescita delle spese militari è indicativa delle reali intenzioni del nuovo governo di Kiev.

Su questo tema, l’analista di politica internazionale ed economista ucraino, A.Dudchak, ha ricordato che anche Poroshenko, dopo le elezioni del 2014 si era presentato come “presidente della pace”, ma poi si era rifiutato di avere colloqui con le Repubbliche Popolari autoproclamate nel DONBASS

ed era intervenuto usando la forza militare contro le locali forze di autodifesa.

Riportiamo le parole di A.Dudchak:

”Finora per l’affermazione della pace, Zelenskij non ha fatto nulla, nonostante sia sostenuto dalla maggioranza dei deputati e della popolazione. La scelta dell’aumento del budget militare  dell’Ucraina, di sicuro farà intimorire  i poteri e la popolazione del territori non  controllati. Nella sua opzione questo significa una prospettiva di continuità con una logica di conflitto..io non riesco a vedere che Zelenskij e il suo governo, davvero vogliono finire questa guerra”.

Polonia

Contemporaneamente, alle frontiere occidentali dell’Ucraina, anche in Polonia cresce notevolmente il processo di militarizzazione, uno dei pochi paesi membri della Nato, che ubbidendo all’ordine di Washington, ha portato le spese militari oltre il 2% del prodotto nazionale lordo.

A settembre del 2019 il Governo polacco ha ratificato un accordo commerciale per la somma di 6,5 mlrd. $, che prevede l’acquisto e l’importazione di 32 caccia invisibili F-35, sia di servizio che per  addestramento.

Le scelte ricorrenti del presidente A. Duda, hanno portato al raffreddamento delle relazioni tra Polonia e gli altri paesi dell’Est Europa, la destra polacca è molto vicina a Washington e ritiene che la Russia sia la più  grande minaccia. Con questa posizione, scrive l’agenzia di stampa americana “The National Interest”: ” Non solo F-35, la Polonia ha grandi piani di preparazione per una guerra con la Russia”.

“…Varsavia con grandi difficoltà cerca di modernizzare la sua tecnologia militare, nella quale, ci sono le rimanenze dei caccia-bombardiere Cy-22 e i carri armati T-72 dell’epoca sovietica. Oltre ai  più moderni caccia bombardieri F-16c/D “Dalkon” e i carri armati Leopard-, e gli elicotteri W-3 “Sokol” e i carri armati PT-91, di produzione nazionale.

Gli F35 USA potranno migliorare le Forze Aeree Polacche, e gli daranno più possibilità di  contrastare i sistemi anti-aerei russi. Però, possono essere utili solo nel caso, che non vengano  liquidati a terra dai missili balistici russi…”,ha scritto l’agenzia statunitense.

Ecco perché la Polonia spende 4,7 mlrd.$, questa sarà la più grande trattativa per acquisto di  tecnologia militare, insieme all’acquisto di 2 batterie dei complessi missilistici per i “Patriot”PAC-3, dei 4 PLC, con 16 installazioni di lancio e 218 missili.

Nell’esercito polacco questo complesso sarà denominato “Visla”.

L’analista militare polacco Krysztof Kuska ha fatto notare, che “i più famosi esemplari della tecnologia militare, come il sistema “Patriot” e quello PC30 M142 e gli aerei F-35, non

risolveranno il problema. Questo sono pezzi di un rebus, pezzi molto importanti, però, ci sono tanti altri sistemi che necessitano attenzione

Poi, sottolinea ancora l’analista polacco, con alcuni contratti chiave per l’importazione dei complessi della Difesa antiaerea e di elicotteri combattenti, molto non è chiaro.

Così conclude l’articolo del “The National Interest” statunitense:” “Le trattative  sono avviate, però è difficile indovinare cosa succederà, se, ad esempio, crescerà la crisi finanziaria, potrà la Polonia, in questo caso, continuare la modernizzazione, o rimarrà solo con qualche buon sistema, i quali non sono in grado di chiudere tutte le falle?”,

Romania

La Romania ha problemi economici e notevoli difficoltà rispetto alle esigenze sociali della sua popolazione, la quale  si è vista ridurre gli stipendi di fronte ad un costo della vita che, al contrario, ha subito un aumento vertiginoso. C’è quindi una grande quantità di persone che versano in condizioni di vita molto precarie, di fronte ad un esiguo numero di cittadini che si è arricchito.

Questo problema è presente sia in Romania, che in Polonia, che in Ucraina, ma in tutti e tre i paesi, le riduzioni delle spese sociali va di pari passo con l’aumento delle spese militari; possiamo affermare che è una costante che si presenta immancabilmente soprattutto quando questi paesi hanno deciso, in particolare, di aderire all’alleanza atlantica (NATO) e da ex appartenenti al vecchio patto di Varsavia, si sono caratterizzati nei più agguerriti contestatori dell’attuale Russia.

Ora anche in Romania gli Usa  impongono l’incremento delle spese militari, ormai obbligatorie, come forma di collaborazione per essere adeguatamente membri della NATO ed allora ecco che devono essere acquistati, come per la Polonia, il complesso dei PAC-3 per il costo di 3,9 mlrd.$ ed anche i PLC “Idgis Ashor” assieme agli anti missili SM-3. Insomma spese in uscita che alimentano la grande industria bellica statunitense e impoveriscono oggettivamente la Romania.

Noi, come sanno i nostri lettori, non facciamo ideologia, ma presentiamo “fatti”, ed i fatti sono questi: più armi, meno sanità; più armi, meno pensioni; più armi più contraddizioni, ed anche la Romania è ricca di tensioni con gli stati confinanti, pur se uniti da ideologie simili; tensioni con l’Ucraina a proposito delle minoranze rumene che vivono nella Bucovina, tensioni con Moldavia, rispetto al nodo della Moldova e pure Pridnestrovie. Del resto a Bucarest è sufficiente, per esempio, semplicemente guardare negli archivi del loro Ministero dell’Interno, dove sono già registrate le migliaia di ucraini che hanno già i passaporti rumeni e glieli  si possono levare solo usando le forze armate!

CHE DIRE! Solo alcune riflessioni sulle contraddizioni del passato che riemergono.

Con le continue e insistenti pressioni della Casa Bianca verso i paesi dell’Est Europa, cresce visibilmente una nuova corsa degli armamenti. I budget dei nuovi paesi della Nato, certamente sono piccoli, ma le armi le devono comperarle dalla “guida” americana.

Però, con la destabilizzazione, e la già molto difficile situazione in Ucraina, nessuno può garantire che a Varsavia, per esempio, non si ricorderanno dei Kresi Orientali ( territori di confine con la Polonia, dell’Ucraina occidentale, che dal 1918 al 1939 facevano parte della Polonia, ndt) .Specialmente, quando le forze neonaziste e nazionaliste più radicali di Kiev, guidate da V. Viatrovich impongono ad ogni angolo, di installare monumenti ai “veri patrioti“, il merito dei quali più rilevante fu che, durante la 2° guerra mondiale, massacrarono e sterminarono i contadini polacchi di Volyn ( storicamente conosciuto come il massacro di Volyn, ndt).

18/09/2019    da ucraina.ru    Traduzione di Larissa L. per SOS UcrainaResistente/CIVG

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1633:ucraina-polonia-e-romania-aumentano-il-budget-militare-con-chi-hanno-intenzione-di-fare-la-guerra&catid=2:non-categorizzato

La guerra contro la memoria storica è una campagna a lungo termine della NATO

La NATO è un’alleanza presente da tempo immemorabile che ha liberato l’Europa dal nazismo e ci protegge dall’orso russo, che poi è quello che dovremmo credere. La verità storica è molto diversa, ma la NATO si sforza di revisionarla. Un compito a lungo termine con conseguenze oscure.

| Varsavia (Polonia)
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Aggiornamento: L’autore di questo articolo è stato arrestato e imprigionato, in data 18 maggio 2016.

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Nei giorni 8 e 9 luglio, Varsavia ospiterà il prossimo vertice della NATO, la riunione dei capi degli Stati membri dell’Alleanza nel formato del Consiglio Nord Atlantico.
L’incontro di Varsavia sarà il 25° vertice nella storia della NATO e vi saranno sviluppati gli accordi raggiunti nel corso della precedente riunione dei capi di Stato dell’Alleanza tenutasi a Newport nel 2014.
In particolare, abbiamo a che fare con la creazione di una forza di reazione rapida sul territorio dei paesi dell’Europa orientale che sarebbe in grado di condurre operazioni di combattimento lungo il cosiddetto fianco orientale dell’Alleanza. Il Ministro degli Affari Esteri della Polonia, Witold Waszczykowski, ha sottolineato che la creazione di basi militari permanenti della NATO e, in particolare, statunitensi sul territorio della Polonia sarà annunciato durante il vertice.
È attesa la presenza di 2.500 partecipanti oltre a quella di 1.500 giornalisti stranieri. Per questo evento è stato affittato il moderno Stadio Nazionale al centro di Varsavia. Le misure di sicurezza sono state inasprite in relazione a possibili minacce terroristiche e alle proteste di organizzazioni pubbliche che hanno già dichiarato la loro intenzione di tenere una sorta di anti-summit nella capitale polacca.

In tandem con i preparativi per l’evento, è stata condotta un’intensa campagna di informazione, il cui compito principale consiste nel fomentare le paure legate ad azioni e piani presumibilmente aggressivi da parte della Russia. La guerra sulla memoria storica fa parte di questa campagna a lungo termine. Qui va riconosciuto che la rivalutazione dei fatti storici e la negazione del ruolo dell’Unione Sovietica nella Grande Vittoria del 1945 trovano un certo terreno storico e politico nei paesi baltici e in Romania, dove gli autori della narrazione commissionata dalla NATO si riferiscono spesso direttamente a movimenti collaborazionisti locali presentando le loro attività come esempi di “lotta per l’indipendenza” nei confronti dell’Unione Sovietica.
La situazione è vista in modo diverso in Polonia, dove è molto difficile trovare sostegni in favore della tesi che la liberazione non sia stata la salvezza del popolo polacco dal genocidio di Hitler. La riformattazione della storia moderna è stata coordinata da agenzie statali come l’Istituto Polacco per la Memoria Nazionale. Tutte queste attività sono finalizzate a evitare la dissonanza cognitiva in modo che la popolazione dell’Europa orientale non possa guardare ai monumenti e ricordare la propria liberazione dalla Germania nazista ad opera dell’Armata Rossa, qualcosa che metterebbe in dubbio che la Russia sia lo storico ed eterno nemico e aggressore.
La riformattazione delle percezioni dei fatti storici è parte di questo alquanto complesso progetto a lungo termine. È impossibile fare qualcosa del genere nel corso dei soli due mesi che precedono il vertice. Tuttavia, altri sforzi possono essere intrapresi.
Nel quadro della guerra dell’informazione, i media dell’Europa orientale pubblicano regolarmente dei materiali in merito al dispiegamento di testate nucleari nella regione di Kaliningrad. L’esistenza stessa di questa regione come soggetto della Federazione Russa viene esibita come una minaccia per l’esistenza di paesi vicini. Sul fianco sud, un ruolo analogo nel processo volto a far montare un crescente senso di pericolo è attribuito alla Transnistria. In questo modo, Kaliningrad spaventa i popoli baltici e i polacchi, mentre la Transnistria è usata per terrorizzare i romeni e, in misura minore, i bulgari.
La guerra dell’informazione viene condotta in modo sistematico e professionale. Il suo inizio era legato alla necessità di preparare l’opinione pubblica alla diffusione di sistemi di difesa missilistica in Europa orientale.
In connessione con il processo di normalizzazione delle relazioni tra l’Occidente e l’Iran, i gestori delle pubbliche relazioni della NATO sono stati costretti ad ammettere finalmente che i sistemi missilistici sono finalizzati esclusivamente all’immaginaria minaccia russa.
La Polonia sta cercando di svolgere un ruolo di primo piano nelle zone settentrionali e del Baltico nell’ambito della corsa agli armamenti in Europa orientale. A sua volta, la Romania sta cercando di prendere l’iniziativa nella regione del Mar Nero. Ma tutto da quelle parti risulta tanto più difficile in quanto la Turchia ha agito come il leader della coalizione anti-russa da oltre un anno e mezzo in qua. Quella stessa Turchia che ha mostrato certe ambizioni geopolitiche.
Tuttavia, Bucarest sta cercando di utilizzare la totale mancanza di fiducia di Washington nei confronti di Erdoğan per offrire al Pentagono dei servigi alternativi. L’iniziativa per la creazione di una flotta combinata della NATO del Mar Nero, partecipata anche da quei paesi che non sono ancora membri dell’alleanza, Ucraina e Georgia, come proposto dal ministro della Difesa romeno Mihnea Motoc, è un esempio di tale approccio.
La preparazione del vertice è stata attentamente monitorata dal Dipartimento di Stato americano. Il vice di John Kerry, Anthony Blinken, ha recentemente visitato diversi paesi dell’Europa orientale. I colloqui del funzionario americano con i suoi colleghi dell’Europa orientale si riducono in sostanza a una cosa: gli ex membri del blocco orientale devono sostenere senza riserve la posizione di Washington durante il vertice, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento militare della NATO lungo il cosiddetto fianco orientale, e dovrebbero sopportare le spese della difesa a carico dei loro bilanci statali.
Blinken ha sottolineato che la Russia intende provocare le forze della NATO in vista del vertice. A sostegno delle sue parole, Blinken si è riferito ai pattugliamenti delle forze aeree russe sul Mar Baltico. Tuttavia, ha dimenticato di dire che quel che ha causato la preoccupazione dell’aeronautica russa è stata la presenza di navi da guerra USA. Ma secondo i funzionari americani, questa è una quisquilia che non vale la pena menzionare quando è in corso la guerra dell’informazione.
Blinken ha fatto in modo che il presidente americano possà sentirsi a suo agio nella capitale polacca. Al fine di far svolgere il vertice in un buon ambiente, il governo di Varsavia, facendo riferimento a una minaccia terroristica, ha approvato una legge in base alla quale è vietato che si svolga qualsiasi raduno o peggio durante il periodo in cui si tiene un evento internazionale di così estrema importanza come il vertice.
Tutto questo è stato fatto preoccupandosi del benessere del boss della nuova Europa filoamericana, Barack Obama. Le spese ufficiali del Ministero della Difesa polacco per lo svolgimento della riunione dei capi di Stato dell’alleanza ammontano a 40 milioni di dollari. Da sola questa notizia può davvero causare qualche incomprensione e portare i cittadini della capitale polacca a fare dei picchetti durante le giornate estive del vertice NATO.

Traduzione
Matzu Yagi

Strategia Nato della tensione

L’arte della guerra

L’Italia al guinzaglio della NATO

12 settembre 2016

La NATO cerca in tutti i modi di dividere l’Europa dalla Russia e tiene l’Italia al guinzaglio, coinvolgendola suo malgrado in una guerra fredda sempre più calda. Costellata di basi americane, l’Italia si ritrova così alla mercé degli Stati Uniti.

La NATO fa veramente gli interessi dell’Europa? Le continue esercitazioni militari ai confini con la Russia, le costose missioni di guerra in giro per il mondo non daranno poi evidentemente tanta stabilità e sicurezza ai Paesi europei. Dal canto suo l’Italia, sotto il controllo militare a stelle e strisce del suo territorio, si ritrova, mani legate, ad agire anche contro i propri interessi, continuando a sottoscrivere le sanzioni alla Russia. “Siamo vittime di un’autocastrazione nei confronti dei nostri stessi interessi. L’Europa si sta pestando i piedi, si sta mutilando”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia il giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi. — Fulvio, secondo lei che cosa vuol ottenere la NATO con la sua espansione nell’Europa orientale ai confini con la Russia?

— È un fenomeno estremamente preoccupante anche perché sta per arrivare probabilmente alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton, una persona che si è sempre dimostrata radicale nei rapporti con gli altri Paesi e in particolare con la Russia. C’è da avere molta paura su quello che succederà, sulla base di quanto è stato preparato dal presidente Obama. Si tratta di un progressivo assedio nei confronti della Russia, che si vede praticamente circondata da tutte le parti possibili e immaginabili da strutture militari sempre più robuste degli Stati Uniti e della NATO.

È un fenomeno preoccupante che non trova alcuna giustificazione, perché nessuno nell’opinione pubblica e in generale percepisce una minaccia da quella parte, percepisce semmai il pericolo di un’accentuazione della tensione a livello mondiale che non può portare a nulla di buono. Lo ribadisco alla luce del fatto che probabilmente verrà alla presidenza degli Stati Uniti una persona che si è dimostrata molto incline alla violenza, all’aggressività e alla guerra. — Con una possibile vittoria della Clinton secondo lei la NATO diventerà ancora più aggressiva e muscolare? — Non è un rischio, ma una certezza. Hillary Clinton è sostenuta dal settore politico Neocon, quello che da 15 anni ha impostato una politica, prima con Bush poi con Obama, che preme verso un conflitto sempre più acuto e intenso nei confronti di chiunque si opponga al dominino e alla globalizzazione militare, politica, economica neoliberista degli Stati Uniti. Figuriamoci se questo personaggio non rappresenterà un’accentuazione di tensione. Hillary si oppone ad un altro candidato, Trump, il quale ha dato segni di avere qualche perplessità su questo tipo di politica aggressiva e ha preso le distanze dal potenziamento della NATO e dalla necessità di pretendere una difesa dei Paesi del Baltico. La Clinton rappresenta l’ascesa del complesso militare industriale securitario americano. — La Polonia, dove si sono svolte recentemente la maxi esercitazioni NATO “Anaconda”, ha acquistato dall’americana Raytheon batterie di “Patriot”, una spesa militare importante. Nei Paesi Baltici a rotazione sono stanziati 4 battaglioni dell’Alleanza Atlantica. Per non parlare degli scudi missilistici in Romania. Questa tensione giova all’Europa stessa?

— All’Europa nulla di tutto questo giova. L’Europa segue questo carro di violenza e guerra fredda degli Stati Uniti, ma che diventa sempre più calda, una guerra che interessa certi settori della produzione di armi impostati sul mondialismo e il dominio della potenza unica. Questo non conviene certamente all’Europa che ha per situazione geografica, geopolitica, culturale un partner naturale che è l’Est europeo e l’Asia. Il concetto dell’Eurasia è profondamente radicato nella storia e nelle necessità economiche.

Per seguire gli interessi esclusivi degli Stati Uniti siamo costretti ad imporre delle sanzioni che danneggiano probabilmente meno la Russia di quanto non danneggino i produttori e gli agricoltori europei. Siamo vittime di un’autocastrazione nei confronti dei nostri stessi interessi. L’Europa si sta pestando i piedi, si sta mutilando. L’aveva già fatto al tempo della guerra contro la Jugoslavia, quando si distruggeva un pezzo d’Europa per gli interessi degli Stati Uniti. Ora l’Europa continua su questa strada in virtù del fatto che ha una classe dirigente totalmente asservita agli interessi statunitensi e che non bada agli interessi delle proprie popolazioni. In Italia la situazione è gravissima da questo punto di vista. — Cioè? — Abbiamo un Paese che è militarizzato a forza di circa 90 basi americane, inoltre ci sono tutte la basi italiane che sono anche basi NATO a disposizione degli Stati Uniti. Siamo un Paese costellato di basi militari, il che non soltanto è un peso economico finanziario pesantissimo, ci costa l’ira di Dio a scapito di ospedali, scuole, modifiche del territorio. È un fenomeno inoltre che ci mette a rischio facendo di noi un possibile bersaglio di qualcuno che vuole effettuare rappresaglie contro l’aggressività della NATO, di cui noi siamo membri. In Sicilia abbiamo la situazione del M.u.o.s che è la nuova base satellitare statunitense da dove l’America comanderà le varie guerre in Africa e in Medio Oriente. Per la Sicilia è un gravame da un punto di vista aziendale e civile. Ma questa è davvero l’Italia? © Sputnik. Vitaly Podvitsky Ma questa è davvero l’Italia? Abbiamo la Sardegna che è costellata di basi NATO utilizzate dagli Stati Uniti, dove tutte le industrie militari del mondo collegate all’Alleanza Atlantica fanno le proprie esercitazioni e i propri esperimenti su nuove armi. Tutto ciò avvelenando il territorio e nuocendo alla salute della popolazione. Stiamo soffrendo molto per questa schiavitù essendo membri della NATO. — Questa schiavitù di cui parla si riflette sull’economia, ma anche sulla politica dell’Italia? — Il peso economico è enorme. Le missioni militari che la NATO ci impone in giro per il mondo, costano circa 55 milioni al giorno. Con il contributo di altri ministeri si sale a 80 milioni al giorno per l’impegno militare di un Paese che non ha nessun interesse a fare operazioni militari nei confronti di nessuno, perché non è minacciato da nessuno. Questo controllo militare capillare sul nostro territorio, che si combina al controllo politico che è storico e nasce dalla fine della II Guerra Mondiale, quando siamo entrati in un rapporto di subalternità con gli Stati Uniti, ci pone alla mercé. Questo ci priva di qualsiasi possibilità di autodeterminazione. — Un esempio di questi condizionamenti politici è anche l’allontanamento dell’Europa dalla Russia, per via delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti?

— È un’assoluta certezza. Si cerca in tutte le maniere, attraverso la militarizzazione dei confini e il controllo politico economico, di impedire che ci sia uno sviluppo naturale, fisiologico, storico e culturale di un rapporto benefico fra l’Europa e l’Est, quindi con la Russia. Si cerca di allontanare l’Europa e la Russia anche attraverso una propaganda russofoba intollerabile che sta assumendo dei toni incredibili contro una Russia, che dopotutto si pone in difesa del diritto internazionale e in difesa dei popoli aggrediti.

— Che scenari futuri si immagina personalmente in questo complesso scenario geopolitico? — Purtroppo non vedo elementi che giustifichino ottimismo. Vedo qualche speranza nel fatto che ci sono sempre più evidenti manifestazioni di volontà popolare che si oppongono a questa strategia di scontro e delle sanzioni. Anche attraverso nuove organizzazioni politiche in vari Paesi europei credo ci sia una presa di coscienza che questo tipo di strategia aggressiva ci porta alla rovina. Spero questo sviluppo possa fermare la mano ai politici e impostare un altro tipo di politica. Si deve sperare in questo.