URGENTE: la famiglia di Saadi Gheddafi chiede un intervento immediato

Quello che segue è una traduzione di un articolo in inglese ed arabo.

La famiglia del martire Muammar Gheddafi chiede alle autorità legali e a tutte le parti interessate di assumersi le proprie responsabilità nel caso dell’arresto e della detenzione arbitrari del maggiore generale Saadi Gheddafi. È stato isolato da qualche tempo, incapace di contattare la sua famiglia o il suo avvocato. È detenuto nelle carceri e nei centri di detenzione gestiti da milizie terroristiche.

Nonostante la testimonianza di testimoni e il consenso che dovrebbe essere assolto dai “crimini”  a lui attribuiti, rimane imprigionato, senza alcuna giustificazione, il suo processo rinviato a tempo indeterminato, senza alcun legale.

La famiglia del martire invita i giuristi, i leader sociali e tutte le persone oneste e libere ad agire immediatamente e ad adottare misure per proteggerlo. Le milizie del 17 febbraio, i loro leader e le autorità giudiziarie competenti sono responsabili della sicurezza del maggiore generale Saadi Gheddafi.

Originale: https://rcmlibya.wordpress.com/2017/12/19/urgent-family-of-saadi-qaddafi-demand-immediate-intervention/

Urgent: Family of Saadi Qaddafi Demand Immediate Intervention

https://scontent-ort2-2.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/25498352_389634071480387_5115181353163834131_n.jpg?oh=c791865d6d3d653cf00c8dc251b0924c&oe=5AC8B660
UNOFFICIAL TRANSLATION
LIBYAN REVOLUTIONARY COMMITTEES MOVEMENT
The family of martyr Muammar Qaddafi call upon legal authorities and all concerned to shoulder their responsibilities in the case of the arbitrary arrest and detention of Major General Saadi Qaddafi. He has been isolated some time now, unable to contact his family or his lawyer. He is being held in prisons and detention centers run by terrorist militias.
Despite the testimony of witnesses and the consensus that he should be acquitted of crimes attributed to him, he remains imprisoned, without any justification, his trial postponed indefinitely, without legal counsel.
The martyr’s family calls on the jurists, social leaders and all honorable and free people to act immediately and take measures to protect him. The February 17th militias and their leaders as well as the relevant judicial authorities, are responsible for the safety of Major General Saadi Qaddafi.
ORIGINAL
تهيب أسرة الشهيد الصائم القائد معمر القذافي الى جميع الجهات الحقوقية والقانونية وكل ذي صلة بتحمل مسؤولياتهم تجاه اختفاء الأسير الرهينة اللواء الساعدي القذافي، حيث فقد الاتصال به منذ مدة ليست بالقصيرة ولَم تتمكن لا أسرته ولا محاميه من الاتصال بِه ولا يعلم له لا مكان احتجاز ولا ظروف احتجاز الا انه يقبع في سجون ومعتقلات تديرها الميليشيات.
وبالرغم من شهادة الشهود والإجماع على تبرئته مما نسب اليه ومع حصحصة الحق الا انه وبدون اَي مبرر يتم تأجل محاكمته وعزله عن محاميه.
وإذ تهيب أسرة الشهيد الصائم الإخوة الحقوقيين والقيادات الاجتماعية وكل الشرفاء والاحرار الى ضرورة التحرك الفوري واتخاذ الإجراءات الكفيلة بحمايته فإنها تحمل هذه الميليشيات وحكومات فبراير والجهات القضائية المعنية مسؤولية سلامة اللواء الساعدي والله غالب على أمره.

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ecco un bell esempio dei RATTI nella “nuova Libia”.

Quello che segue è un articolo interessante che fa luce sui RATTI che dal 2011 occupano la Libia. Meno male che è un articolo che non è stato scritto da un sostenitore di Gheddafi. Buona lettura.

Chi sta distruggendo la cultura in Libia

Era il 2015: Africa, Libia, europa, a grandi passi verso l’ attuazione del piano kalergi

in questi giorni l’ immigrazione è tornata di moda:vediamo uno dei tanti articoli in rete, e dopo facciamo qualche considerazione.

Immigrati: 6.500 clandestini salvati nel weekend al largo della Libia e trasportati in Italia
Migliaia di profughi sono stati tratti in salvo nel weekend e smistati in varie Regioni d’Italia; una maxi operazione coordinata dal Centro nazionale di soccorso della Guardia Costiera

8 giugno 2015 18:56 | Redazione StrettoWeb
Ancora una giornata di soccorsi e di sbarchi di migranti sulle coste italiane. Oggi sono stati quattro gli interventi di salvataggio compiuti dalla Guardia Costiera e da un mercantile: 447 le persone tratte in salvo. In particolare, il pattugliatore Dattilo delle Capitanerie di Porto ha raggiunto, in momenti diversi, tre gommoni a bordo dei quali vi erano rispettivamente 113, 110 e 127 migranti, per un totale di 350 persone. Il mercantile ha invece raggiunto una quarta imbarcazione ed ha tratto in salvo 97 migranti, che saranno anch’essi trasferiti sulla nave Dattilo e poi condotti in un porto della Sicilia. Durante il fine settimana i migranti soccorsi sono stati quasi 6.000: ieri 2.400 e sabato 3.500. Si è trattato di una maxi operazione – coordinata dal Centro nazionale di soccorso della Guardia Costiera – che ha visto coinvolte unità militari italiane e straniere del dispositivo Frontex, navi mercantili ed anche “civili”, come la “My Phoenix” del Moas, l’organizzazione umanitaria che ieri ha sbarcato ad Augusta 372 migranti dopo aver contribuito a salvarne 2.000, su cinque barconi. A fronte dei circa 450 immigrati soccorsi oggi, altre migliaia – recuperati in mare durante le operazioni dei giorni scorsi – sono sbarcati sulla terraferma. Nel porto di Catania è arrivata intorno alle 16 la nave della Marina militare britannica “Bulwark” con a bordo 1.143 migranti (tra cui nove donne incinte) tratti in salvo ieri in otto interventi, sette dei quali compiuti dall’unità britannica (a bordo della quale c’era anche il ministro della Difesa Michael Fallon) e uno dalla nave della Marina militare italiana “Fasan”. A Corigliano Calabro, la nave Driade della Marina Militare ha trasportato 475 migranti di varie nazionalità, tra cui 99 donne (nove incinte) e 94 minorenni, di cui 60 non accompagnati. I migranti verranno trasferiti nei centri di accoglienza di altre regioni, ma il sindaco di Corigliano protesta: “la situazione è diventata insostenibile, come Comune non riusciamo più a far fronte alle spese per garantire la prima accoglienza”.

Sempre in Calabria, a Crotone, sono 610 i migranti (99 donne e 63 minorenni) trasportati dalla nave Vega della Marina Militare. Al termine degli accertamenti resteranno in 160 nel centro di Isola Capo Rizzuto mentre gli altri saranno ripartiti in altre regioni. Nel porto di Reggio Calabria è infine arrivata la nave Rio Seguro, sempre del sistema Frontex, con a bordo 370 migranti (8 donne e 18 minori) di varie nazionalità. A Taranto la nave irlandese “Le Eithne” ha sbarcato 399 migranti (78 donne e 41 minorenni): dopo le procedure di identificazione, la maggior parte dei migranti è stata smistata con i bus verso altre località del nord Italia, ma 130 richiedenti asilo politico saranno ospitati in strutture di Martina Franca. Per quanto riguarda le regioni del nord, da Palermo sono giunti oggi in Liguria 150 immigrati, a bordo di tre pullmann: 81 sono stati sistemati a Genova; 20 a La Spezia e gli altri a Savona (20) e Imperia (29). In Piemonte, entro domani giungeranno 290 immigrati, mentre altri 178 sono arrivati nei giorni scorsi: si tratta di una parte dei 776 assegnati alla regione in questa nuova fase dell’emergenza. Sul versante del contrato ai trafficanti, la Squadra Mobile di Ragusa ha fermato il presunto scafista dello sbarco di 105 migranti arrivati sabato notte nel porto di Pozzallo: è un somalo di 27 anni. Solo a Pozzallo sono 54 gli scafisti arrestati dall’inizio dell’anno dalle forze dell’ordine.

Preso da: http://www.strettoweb.com/2015/06/immigrati-6-500-clandestini-salvati-nel-weekend-largo-libia-trasportati-in-italia/287989/

bene, ti dicono da dove arrivano, dove vanno, quante donne, quanti uomini, tra poco ti diranno anche che numero di scarpe portano. Saranno felici i leghisti che possono guadagnare qualche voto, al grido di cacciamoli tutti, basta clandestini, ecc.Sono felici anche i politicanti di destra, centro e sinistra che guadagnano lecitamente ed illecitamente con gli appalti dell’ assistenza, al grido di “accogliamoli tutti” anzi andiamo a prenderli in Libia.
Quello che non dicono è chi ha creato le guerre?, dalle quali fuggono queste migliaia di disperati? chi ha distrutto la Somalia (ad esempio), l Eritrea? e perchè?
ragionando sulle cose si capisce che distruggendo l’Africa, spopolandola, la si saccheggia meglio. Distruggendo la Libia, riducendola ad una terra di passaggio di immigrati, con bande di RATTI in lotta tra loro, la si saccheggia facilmente.
Tutto questo ha un nome: piano Kalergi; svuotare l’ Africa, portare milioni di disperati in europa, a fare i consumatori, creare un arazza mista, senza storia e senza futuro, e smettiamo di chiamarla europa, chiamatela con il vero nome Kalergi land.

BREKING: Serraji paga 50 milioni di dinar ai mercenari per attaccare Wershafana.

NOTA: Prima di proseguire è necessaria una premessa, al contrario di quanto accade nei media italiani, ed occidentali, ( silenzio di tomba), sui siti libici ed internazionali, in questi giorni sentirete che in Libia, uomini di Zintan hanno attaccato i “”criminali”” a Wershafana. SEMPLICEMENTE QUESTO é FALSO, questi non sono parte della tribù di Zintan, ma sono mercenari pagati dal governo di occupazione di Al Serraji, ( quello voluto dall’ ONU e sostenuto dall’ italia , per capirci). A cui si è aggiunta la cosiddetta Brigata rivoluzionaria di Tripoli

Il consiglio degli anziani della tribù Zintan si è dissociata da questi criminali guidati da Osama al-Juwaily, e non riconosce questi ratti come membri della tribù.

La notizia dei 50 milioni pagati si trova qui: http://www.libya24.tv/news/116779

Ecco uno dei pochi articoli in italiano:

Libia. Wearshefana sotto attacco, il leader Abu Amid lancia un appello all’Onu

di Vanessa Tomassini –

Dopo la pausa dei giorni scorsi, gli uomini del Consiglio militare di Zintan guidati da Osama al-Juwaily avrebbero ripreso la spedizione contro la città di Wearshefana. Una prima offensiva era partita mercoledì sera, causando la morte di alcuni bambini, ma senza grandi successi dal punto di vista militare. al-Juwaili avrebbe anche sferrato un attacco con gas tossici contro la tribù dei Mahashia. Abbiamo raggiunto il capo del Consiglio supremo delle tribù di Wearshefana, al-Mabrouk Abu Amid, con cui il nostro giornale è in contatto per seguire l’evoluzione della vicenda. “Wearshefana è stata esposta per quattro anni ad uccisioni e sequestri, dal 2011 ha subito crimini ingiustificati, immorali ed illegali con la distruzione e l’incendio di 7.500 case. La vera motivazione di questa guerra è quella ​​di cambiare l’assetto demografico della popolazione che ha un’importanza strategica. In questi giorni siamo stati attaccati con il pretesto di una campagna militare contro alcuni guerriglieri sospettati di criminalità e terrorismo, ma la vera ragione è quella di controllare la Quarta Brigata in Aziziyah, che appartiene all’esercito. Inoltre, siamo sotto attacco per via della presenza dei sostenitori di Gheddafi, usando il pretesto della presenza di bande responsabili di rapimenti e barbarie”, ci ha spiegato il capo del Consiglio supremo di Wearshefana. “Il responsabile di tutto ciò è il Consiglio presidenziale, che ha commissionato Osama al-Juwaily con la regione occidentale. Siamo sorpresi che l’arresto dei criminali venga compiuto con razzi, artiglieria pesante, carri armati e bombardamenti sui civili, su donne e bambini, rifiutando la collaborazione delle forze di sicurezza di Wearshefana”, ha proseguito. Poi lancia un monito tramite il nostro giornale all’occidente, in particolare alle Nazioni Unite: “Siamo sorpresi del fatto che per arrestare i criminali sostenuti da loro stessi, la regione debba essere svuotata delle banche e degli istituti che offrono educazione, salute e servizi alla popolazione. Siamo sorpresi – prosegue- del mancato arresto delle vere figure terroristiche che affrontano nei tribunali libici e nel Tribunale Penale Internazionale casi di rapimento, sequestri e distruzione di case. Siamo sorpresi che tutto ciò avvenga nel silenzio della Comunità Internazionale, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che permette l’uccisione dei civili, di bambini innocenti, l’assedio e la fame della città di Wearshefana”. Infine al-Mabrouk Abu Amid ci dice che “Ci chiedono riconciliazione, riparazione e compensazione, ma le milizie che stanno controllando Tripoli ed altre aree sono sempre contro tutte le soluzioni e sappiamo che l’obiettivo finale, dopo Wearshefana, è proprio la capitale, per distruggerla. Abbiamo costituito un comitato giuridico per trascinare i vari casi davanti ai tribunali libici ed internazionali contro al-Serraj, il ministro della Difesa, il capo di Stato, il ministro dell’Interno e il comandante della regione occidentale, Osama al-Juwaily. Vi invieremo le immagini delle case distrutte, dei bambini, uomini e donne morti. Vi mostreremo le immagini della devastazione causata dai razzi. Invitiamo le organizzazioni dei diritti umani e i media a fare qualcosa per salvare mezzo milione di persone e fornire aiuto e medicinali e cure adeguate ai feriti”. Questo appello non deve passare inosservato, non è possibile fare finta di nulla, Notizie Geopolitiche si impegna a continuare ad informarvi su questa vicenda.

Preso da: http://www.notiziegeopolitiche.net/libia-wearshefana-sotto-attacco-il-leader-abu-amid-lancia-un-appello-allonu/

Per chi volesse sapere la verità invece, consiglio la lettura di alcuni articoli come QUESTO di Libyan war the truth 

Aggiornamenti su RCLM Libya 

Libya24

e non date ascolto alle bufale che appariranno sul Libya Herald, ed altri giornali dei RATTI.

Gaddafi e la decolonizzazione della Libia

1 dicembre 2012

Gaddafi e la decolonizzazione della Libia

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DEDICATO AI RATTI TRADITORI (termine coniato da Muammar Gaddafi e che ora i rinnegati ripetono come stupidi pappagalli) CHE HANNO DISTRUTTO L’UNITÀ, INDIPENDENZA E SOVRANITÀ DELLA LIBIA GRAZIE ALLE BOMBE AMERICANE E NATO. VOI AVETE COMMESSO IL PIÙ GRAVE CRIMINE CHE UN UOMO POSSA COMMETTERE CONTRO LA PROPRIA TERRA: NON C’È PERDONO PER TALE VILE ATTO, PAGHERETE PER TUTTO CIÒ. TORNEREMO PRESTO. GADDAFI NON MUORE MAI.

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GAddafi, rapidamente e in modo determinato, riuscì ad espellere gli imperialisti.

Liberazione significa espellere gli imperialisti bianchi, non invitarli a ritornare per bombardarvi e occuparvi

by Sukant Chandan – Sons of MalcolmTraduzione di A.Lattanzio – SitoAurora

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Il libro di Jonathan Bearman del 1986 sulla Libia, è il migliore sull’argomento che ho trovato. Tutti gli altri libri omettono fatti importanti, come ad esempio i lavori di Robert Bruce St. John (probabilmente ‘L’autorità occidentale sulla Libia’) ripuliscono il ruolo di USA, inglesi e francesi in Libia. C’è un battibecco sui libri sulla Libia più recenti, in particolare riguardo alla caduta della Jamahirya, è un peccato che il libro di Vijay Prasad sulla Libia sia anch’esso pieno di omissioni e distorsioni su ciò che è avvenuto in Libia, in particolare nel periodo di riavvicinamento (post 1999) e dal febbraio 2011; una vergogna da parte di qualcuno che ha basato gran parte della propria carriera su un libro, generalmente buono, sulla storia del Movimento dei Paesi Non Allineati e il movimento anti-imperialista dopo la seconda guerra mondiale. Mi sforzerò di rivedere il libro di Prasad nel prossimo periodo.

Il seguente estratto dal libro di Bearman dimostra come la rivoluzione libica dell’1 settembre 1969, guidata da Muammar Gheddafi, compisse dei concreti passi nei primi mesi, e a uno-due anni dalla rivoluzione, adempiendo alla missione del più grande patriota libico, Omar al-Muqtar, espellendo i colonialisti dalla Libia. Ciò venne ottenuto dalla leadership del Consiglio del comando rivoluzionario, il corpo principale della rivoluzione con Gheddafi al suo timone, dall’ideologia  nazionalista ‘terzomondisa’/internazionalista, nazionalista panaraba e di giustizia sociale; per molti aspetti strettamente alleato e protetto dal vicino egiziano Gamal Abdel Nasser, da cui Gheddafi ridenominava le basi aeree di al-Adem e Tobruk, dopo che questo grande leader africano e arabo aveva espulso gli inglesi dalle loro basi, che per inciso, furono le prime da cui le SAS operarono.

La SAS ritornarono in Libia nel febbraio 2011, grazie a tutti quegli agenti di MI6, CIA e servizi segreti francesi che addestrarono i loro squadroni della morte, erroneamente chiamati “ribelli”, con l’aiuto e il supporto di britannici, yankee, francesi e altre potenze della NATO che hanno trasformato la Libia dallo Stato più prospero, pacifico e sviluppato dell’Africa, in uno che tortura e lincia persone di colore e patrioti, distruggendo la pace tra le tribù, sotto Gheddafi, con una folla di 400 milizie. Sappiamo tutti che le SAS cooperavano con i ribelli fin dai primi giorni della ribellione, puntando a un piano da molto tempo studiato per il cambiamento di regime. L’estratto seguente mostra come le conquiste storiche della rivoluzione di Gheddafi di al-Fatah, del  1 settembre, sono state completamente sovvertite. Speriamo che i nordafricani e i libici rivedano l’esperienza della Rivoluzione, vedano i molti vantaggi avuti dal popolo libico e dai popoli oppressi che resistono in tutto il Mondo, e perseguano la via della riconquista di tale strategia, in nuove circostanze e sfide.

Oggi la città di Bani Walid resiste affrontando l’assalto totale di questi squadroni della morte e dei loro padroni della NATO, dimostrando al Mondo come un popolo fiero si opponga a testa alta in difesa delle proprie tribù, terra, famiglie e dignità. Coloro che scelgono di giustificare ciò che sta accadendo a loro e al popolo libico sono nemici dei popoli, nemici di Omar al-Muqtar. Dio e gli antenati faranno giustizia di loro.

‘La cacciata delle basi’
La Libia di Gheddafi, Jonathan Bearman, 1986, Zed Books, pagine 76-79

Per i clienti strategici della Libia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il discorso anti-coloniale intrapreso dalle nuove autorità ebbe un impatto immediato e devastante nell’eliminazione delle loro basi militari. Queste non erano di scarsa importanza. Le strutture militari inglesi e statunitensi in Libia aggiungevano un’ulteriore dimensione agli occidentali, alla NATO in particolare, riguardo possibili interventi nella regione. I campi di Wheelus e al-Adem non avevano rivali nell’offrire spazio per le esercitazioni militari. Mentre la RAF e l’USAF beneficiavano di condizioni quasi perfette per volare a bassa quota, usando proiettili veri, la Cirenaica concedeva ai britannici l’accesso a un terreno ideale per le grandi manovre. L’opposizione britannica e statunitense alle intenzioni dichiarate dal nuovo regime di espellere la presenza militare straniera, era prevista. Per gli Stati Uniti, in particolare, la chiusura della base Wheelus sarebbe stata una perdita strategica,  colpendone le capacità militare nella regione, in un momento in cui la presenza sovietica in Egitto stava crescendo.

La minaccia alle basi era la preoccupazione principale di Londra e Washington, dopo l’improvvisa  deposizione della monarchia. In effetti, inglesi e statunitensi, evitando un’azione precipitosa a sostegno del regime di Idris, avevano sperato di salvaguardare il futuro dei loro impianti con un nuovo accordo con le nuove autorità. Non c’era nessuna garanzia, la posizione ufficiale del RCC era chiara: nessuno dei due Paesi avrebbe avuto soddisfazione, senza ricorrere alla forza. Nonostante le smentite pro-forma del Foreign Office britannico, era noto nel mondo arabo che gli inglesi avevano un piano di emergenza per intervenire in Libia. Nell’ambito del trattato anglo-libico del 1953, un protocollo segreto prevedeva l’invasione della Libia in caso di emergenza. I dettagli del piano, nome in codice Operazione Radford, furono ottenuti dagli egiziani nel 1965 da un archivista del ministero della difesa britannico. Pubblicato su al-Ahram, il piano richiedeva lo spostamento di truppe britanniche da Germania, Malta e Cipro per difendere il re e ristabilire l’ordine. Secondo Mohammed Heikal, caporedattore di al-Ahram, il regime di emergenza era destinato proprio alla situazione che si era verificata in Libia. Ciò che scoraggiò gli inglesi fu la velocità e la decisione con cui i Liberi Ufficiali agirono. Se fosse seguita una lunga lotta, Gran Bretagna e Stati Uniti avrebbero inventato un pretesto per l’intervento.

Con Gheddafi, gli inglesi e gli statunitensi dovettero affrontare un nuovo leader che avrebbe agito  senza compromessi. Nel suo discorso a Tripoli del 16 ottobre, Gheddafi promise coraggiosamente che avrebbe trasformato il paese in un ‘campo di battaglia’ se gli inglesi e gli statunitensi non se ne fossero andati in “modo ragionevole”. Due settimane dopo, il 29 ottobre, l’RCC fece il suo approccio formale alla Gran Bretagna, a riguardo, chiedendo l’evacuazione rapida delle forze britanniche dal territorio libico. Gli inglesi, con il ministro della difesa Denis Healey, valutarono la situazione con attenzione. La perdita dei campi di addestramento in Cirenaica era considerata grave, ma non sembrava esserci alternativa all’accettazione. L’esperienza di Suez e della guerra civile algerina metteva in guardia contro ulteriori avventure coloniali. Il governo Wilson rispose con una richiesta di colloqui che durarono due sessioni, per un totale di sei ore. Al primo incontro, l’8 dicembre, l’ambasciatore britannico Donald Maitland fu incaricato di ammettere il principio di recesso. Dopo di che, fu semplicemente una questione di dettagli. Nella seconda sessione, una settimana più tardi, Maitland annunciava il termine della partenza per il 31 marzo 1970. Anche prima che i colloqui fossero iniziati, gli inglesi avevano ridotto la loro presenza ad al-Adem e Tobruk da 2.000 a 1.000 effettivi, tra ottobre e dicembre. Nel forzare la questione, i libici avevano abilmente disposto una serie di potenti scambi.

Più importante fu la loro capacità, particolarmente pregiudizievole per una potenza petrolifera in ascesa, di minacciare il ritiro dei loro depositi, intorno a 384 milioni di sterline. Se questo si fosse rivelato insufficiente, avrebbero potuto anche avviare l’annullamento dei contratti non indispensabili, e nazionalizzare gli interessi britannici della BP ed altri, in Libia. Gli inglesi, invece, si trovavano in una situazione di relativa debolezza, non potevano contrastare la Libia con la minaccia di sospendere il contratto per la fornitura di 200 carri armati Chieftain, ordinati dal regime precedente per aumentare la capacità terrestre delle forze armate libiche. Sarebbe stato un gesto di sfida inefficace. A quel tempo, l’impegno oltremare britannico veniva ampiamente rivisto, mentre il governo laburista iniziava il ritiro inglese da est di Suez. Gli inglesi erano semplicemente inclini ad accordarsi con un altro governo nazionalista. La missione di Maitland, per quanto riguardava Whitehall, doveva incitare i libici a un comunicato congiunto che sottolineava i vantaggi reciproci da una ulteriore cooperazione anglo-libica. Per Londra si trattava di limitare i danni, soprattutto per proteggere i vasti interessi economici britannici.

In seguito a tale successo, l’RCC rivolse la sua attenzione verso l’evacuazione della base aerea statunitense di Wheelus. I colloqui iniziarono a dicembre, subito dopo che gli inglesi avevano iniziato ad andarsene, ma non senza una grande inquietudine sulla prospettiva della gestione della sofisticata base, sede regionale dell’USAF, da parte di un ‘regime radicale arabo’. In effetti,  sembrando probabile che i libici consegnassero le strutture all’Unione Sovietica, l’amministrazione Nixon non avrebbe concesso il ritiro. Ma Gheddafi insisteva che i libici non avrebbero aperto le strutture ad altre potenze straniere. ‘La Libia rivoluzionaria non potrà mai sostituire uno straniero con un altro straniero o un intruso con un altro intruso’, avrebbe detto secondo il Lybian Mail del maggio 1970. In ogni caso, la decisione della Gran Bretagna di ritirarsi aveva già spiazzato gli statunitensi, così Washington accettò. Il 24 dicembre, il giorno dopo che i britannici avevano annunciato il loro ritiro, una dichiarazione congiunta libico-statunitense annunciava laconicamente che gli Stati Uniti avrebbero seguito l’esempio il 30 giugno. In effetti, l’evacuazione degli statunitensi, come degli inglesi, venne finalmente effettuato prima della scadenza, e con un minimo sforzo.

Gli inglesi finalmente lasciarono la Libia il 28 marzo, e gli statunitensi completarono il loro ritiro l’11 giugno. Fu un risultato storico. Celebrando la ‘vittoria contro l’imperialismo’, le autorità rivoluzionarie ridenominarono l’al-Adam Airbase, Gamal Abdul Nasser Airbase, e Field Wheelus, Okba bin Nafi Airbase, da un conquistatore arabo della Libia. Qualsiasi speranza che uno dei due Paesi avesse di mantenere una certa influenza militare in Libia, attraverso accordi di fornitura e addestramento, fu presto dissipata. Il 29 dicembre, dopo il suo successo iniziale, il RCC annullò il contratto del vecchio regime con la British Aircraft Corporation. A novembre, un primo tentativo di riavvicinamento venne fatto dal governo francese, come rifornitore alternativo di armi […] I francesi vi videro un mezzo per estendere la loro influenza in Africa del Nord, a spese degli inglesi e degli statunitensi. Nel gennaio 1970, la conclusione della transazione fu annunciata: la Francia vendeva alla Libia i primi 50 aerei Mirage V, 15 da consegnare nel 1971. I libici volevano questi aerei da guerra francesi, molto ambiti, per ricostruire l’arsenale arabo dopo il confronto con Israele.

Nasser vide nella Libia una via di rifornimento di quelle armi che sarebbero state, invece, bloccate dall’embargo occidentale. Mentre la trattativa era ancora in corso, Gheddafi disse: “Se sarà possibile ottenere Phantoms o Mirages, si avrebbe una colossale  forza araba“. [L’accordo finale dei francesu con la Libia] del 31 gennaio, riguardava 110 aerei da guerra […] Non vi erano condizioni allegate sul loro uso nel conflitto in Medio Oriente, tranne che essere ‘basati’ e ‘gestiti’ solo in Libia. Le uniche limitazioni reali applicate al loro uso, era evitare lo scontro con Stati clienti della Francia in Africa. L’accordo fu un altro trionfo delle autorità rivoluzionarie. Non solo l’RCC espulse le basi straniere, ma aveva drasticamente posto fine alla sua dipendenza militare da Gran Bretagna e Stati Uniti; la Gran Bretagna aveva perso la posizione di principale fornitore dell’esercito e della marina libici, e gli Stati Uniti vennero spodestati dal ruolo di primo contraente dell’aviazione libica. Avviando l’acquisto di armi dalla Francia, il RCC aveva un maggiore margine di manovra nel perseguire i propri obiettivi nazionalisti […] Le autorità rivoluzionarie riuscirono nel loro obiettivo più importante: spezzare la morsa militare britannica e statunitense sulla Libia.

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CON SOTTOTITOLI ITALIANI

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by Sukant Chandan – Sons of Malcolm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

LibyanFreePress.net Network reloaded at

https://libyanfreepress.wordpress.com/2012/12/01/8288/

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Pubblicato il: 28 gennaio, 2012

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Un evento importante e atteso si è verificato in Libia. I leader della Resistenza hanno parlato della creazione di un governo provvisorio in Libia. Le persone di tutto il mondo, che compongono la comunità mondiale, hanno atteso questo momento. Ora il nostro compito è quello di chiedere ai governi dei nostri paesi di revocare il riconoscimento del regime di occupazione del CNT perché essi non sono i rappresentanti legali della nazione libica, e iniziare relazioni diplomatiche con il vero governo libico. Questo governo è stato varato in via temporanea fino alla completa liberazione della Libia dagli invasori della NATO.

Dopodiché i Comitati Popolari di diversi livelli verranno ripristinati e continueranno a governare la Libia come era prima dell’invasione del febbraio
2011. Ovviamente tutti gli errori riscontrati verranno presi in seria considerazione per evitare ulteriori alibi per un nuovo intervento. I media mondiali (in particolare la Reuters), attraverso i loro agenti (ratti), cercano di diffondere menzogne attraverso fonti web, affermando che i presidenti degli Stati Uniti, della Francia e della Russia stanno organizzando un vertice per discutere della situazione in Libia e, in particolar modo, di concedere a Saif Al-Islam di divenire Primo Ministro della Libia con una essenziale continua
presenza di aziende occidentali in Libia. E’ chiaro che il loro obiettivo è quello di creare caos informativo e nascondere le notizie riguardanti il rilancio del governo della Jamahirya libica; colpire Saif,la Resistenza e tutto
il popolo libico che vuole scegliere i propri leader. Barack Obama e Nicolas Sarkozy sono dei criminali.
Le forze militari dei loro paesi stanno prendendo parte al saccheggio della Libia e all’eliminazione dei civili, un crimine in corso da quasi 11 mesi. La propaganda mondiale continua a cercare di creare un’immagine di operatori di pace come se stessero ignorando i propri interessi personali nel distruggere paesi ricchi di risorse minerali. Uno scopo ulteriore di questa disinformazione è quello di sminuire la lotta libica contro gli occupanti. I media mondiali cercano di nascondere questa lotta che si è diffusa già in tutta la Libia. Nella parte orientale della Libia, la tribù Obeydi, che in un primo momento ha partecipato alla guerra al fianco degli occupanti, ha liberato dai ratti e tenuto la città di Tobruck. La tribù supporta la rivolta contro il CNT e contro gli occupanti.
La tribù Al-Zintan, dal novembre 2011, vale a dire dall’arrivo di Saif al Gheddafi nella città di Zintan,combatte nelle fila della Resistenza libica. Ciò significa che le tribù sono unite nella lotta contro gli invasori. I media mondiali nascondono le informazioni riguardanti le operazioni di successo della Resistenza libica. Vengono dipinti come attacchi terroristici. Per esempio, hanno citato il caso dell’addetto francese al CNT, il cui assassinio è stato commesso dai patrioti della Resistenza libica e l’attacco ai mercenari francesi in cui è rimasto ucciso un ex soldato francese. L’intera operazione è stata definita attacco terroristico ed è stato sottolineato che il CNT ha arrestato un sospettato.
I media mondiali ricalcano esattamente la propaganda nazista, che chiamava i partigiani russi banditi. Le squadre delle SS catturavano civili in modo casuale e chiedevano ai locali di consegnare i partigiani altrimenti minacciavano di giustiziare gli ostaggi. Esattamente lo stesso accade in Libia. Gli squadroni della NATO e del CPM hanno creato una serie di campi di sterminio per la tortura dei membri della Resistenza e terrorizzando la popolazione libica, in stretta collaborazione con in traditori interni. Video di torture si diffondono attraverso YouTube come nel febbraio-marzo i video del linciaggio dei libici dalla pelle nera. Gli amministratori del sito web hanno eliminato solo i video dei crimini commessi dalla NATO e da Al-Qaeda. Quando i media mondiali iniziano a diffondere disinformazione per far sembrare la Resistenza compromessa,dovrebbe significare che ogni libico dovrebbe continuare a lottare, perché quando i leader dei paesi sostenitori del terrorismo affermano attraverso i media che vogliono la pace, è chiaro che essi vogliono avere un pò di riposo e raggruppare le loro forze.
E’ essenziale continuare la guerriglia contro gli invasori con lo stesso passo e accordando con la strategia generale. Ora, mentre viene creato il governo provvisorio libico, è essenziale che tutte le persone e organizzazioni intelligenti garantiscano il supporto ad esso e chiedano ai governi dei propri
paesi di riconoscere questo governo come unico e legittimo rappresentante del
popolo della Jamahirya libica.
Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://english.pravda.ru//hotspots/terror/18-01-2012/120272-Libyan_Resistance_and_western_hypocrisy-0/

http://www.statopotenza.eu/2016/resistenza-libica-e-ipocrisia-occidentale

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/resistenza-libica-e-ipocrisia.html

RATTI “democratici” del 2011: Il Museo Islamico di Tripoli saccheggiato

12 ottobre 2011

Il Museo Islamico di Tripoli che era stato affidato dalla caduta di Tripoli nelle mani delle milizie del CNT perchè lo proteggessero, è stato saccheggiato completamente. Nulla di quello che si poteva ammirare in precedenza è rimasto nelle stanze che nell’800 facevano parte di un palazzo che era residenza estiva dell’ottomano Yusuf Pasha.
Il museo era in via di allestimento quando sono emerse le prime avvisaglie del colpo di stato contro lo stato e il popolo libico.
La ristrutturazione del palazzo era stata affidata da Saif Gaddafi ad una ditta italiana, la Studio Italia Costruzioni, che ne aveva avviato i lavori poi interrotti; l’inaugurazione sarebbe stata inizialmente prevista per settembre ma gli sconvolgimenti a seguito della rivolta sponsorizzata dagli stati occidentali avevano rappresentato la fine dei lavori.

Come il Museo Nazionale di Tripoli anche il Museo Islamico è stato oggetto di saccheggio da parte delle brigate pseudorivoluzionarie dei  ribelli che come volgari banditi hanno messo a soqquadro le stanze e si sono impossessati di tutto ciò che poteva avere un valore. Tra gli oggetti trafugati, alcuni dei quali sono raffigurati dalle fotografie in bianco e nero sottostanti, si potevano ammirare i pezzi di antiquariato, i bracciali e le collane di proprietà della contessa Volpi.

Molti degli oggetti della collezione Volpi sarebbero già stati venduti ad antiquari e collezionisti italiani e di altri paesi europei, nonostante rimangano dettagliati inventari dei pezzi posseduti dal Museo.



Nel clima di caos succeduto al golpe promosso dal Consiglio Nazionale di Transizione su mandato ONU; niente è stato risparmiato dalla furia razziatrice dei ribelli, estremisti islamici e malfattori, che si sono avventati su qualsiasi cosa avesse un valore e continuano a farlo, rappresentando, paradossalmente, la legge.
Gli scorsi giorni si aveva notizia dell’assalto perpetrato da più di 200 uomini armati dei cosidetti ribelli che, arrivati verso le 23:00 alla moschea di Tripoli, la hanno dapprima tempestata con i colpi dei mitragliatori che tenevano sui pickup poi la hanno completamente saccheggiata, distruggendo arredi e testi sacri e profanando le tombe di due imam, Abdel Rahman el-Masri e Salem Abu Seif.
La scorsa settimana un cimitero mussulmano nel distretto occidentale di Gargaresh e uno nei pressi dell’aeroporto di Tripoli sono stati profanati e saccheggiati dalle bande di razziatori ribelli che da quando hanno in mano Tripoli si danno, impuniti, alle devastazioni deliberate, agli stupri punitivi, alle esecuzioni sommarie, alle torture più sadiche.
Questi ribelli sciacalli della Nato non hanno rispetto di nulla, nè della cultura, nè dei morti, nè dei vivi; la popolazione di Tripoli e degli altri centri è sprofondata in un cupo incubo da quando imperversano le orde dei delinquenti e degli islamisti amici e complici della NATO.

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/12/il-museo-islamico-di-tripoli-saccheggiato/

2011: I ribelli-Nato liberano la Libia…dal popolo libico

NON COMMENT

Libyan Free Press

Dopo 6 lunghi  mesi di tentativi di rovesciare Gheddafi, per metterlo nelle mani dei ‘ribelli libici’, indebolendo il suo regime con continui bombardamenti, i “democratici” hanno gettato il loro ultimo asso sul tavolo.

Sabato sera, 20 agosto 2011, hanno lanciato un’operazione speciale su larga scala a Tripoli con il supporto di aviazione della NATO.

SAS inglesi, GIGN francesi e legione straniera, diversi eserciti paramilitari privati ​​con sede negli USA ed alcuni gruppi jihadisti locali stanno partecipando a questo massacro. Più di 1300 civili libici sono già state uccisi nell’azione.

I “ribelli” rubano, uccidono, violentano e lasciare i cadaveri della gente nelle strade non-sotterrati. Questo è senz’altro un crimine e non ha nulla a che fare coi musulmani.
Corpi di persone morte stanno marcendo sotto il sole. Molti insepolti.

Originale, in italiano ed inglese: https://libyanfreepress.wordpress.com/2011/08/29/i-ribelli-nato-liberano-la-libia-dal-popolo-libico/

Libia 2011: Ribelli-Mercenari-Nato massacrano la popolazione

 

TRIPOLI: MASSACRI DA PARTE DEI “RIBELLI-NATO”.

MIGRANTI AFRICANI E SFOLLATI LIBICI DALL’EST, VITTIME COLLATERALI: CHE NE SARA’ DI LORO?

di Marinella Correggia – 27 agosto 2011 – LibyanFreePress

feriti assassinati in un ospedale da campo
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Qualcuno lo dica a chi in Italia non si è opposto alla guerra Nato+Qatar+Arabia Saudita+Alleati locali perché “in Libia i migranti clandestini erano respinti e imprigionati”.

Qualcuno dica cosa hanno fatto e ancor più stanno facendo a Tripoli i ribelli della Nato, i vincitori (non per meriti militari propri, ma grazie ai loro mercenari: i piloti dei bombardieri Nato, e i consiglieri franco-inglesi-qatarioti sul terreno; per non dire del rifornimento di armi e denaro): la caccia a uomini, donne e famiglie; quando sarebbe già criminale e immorale la caccia a un solo uomo, Gheddafi.

Vae victis. Nessuno processerà i vincitori.

MASSACRO DEI NERI

Tradurrò stanotte questo articolo ma intanto ecco qui: http://www.michelcollon.info/Massacre-de-Noirs-par-les-rebelles.

Ho sentito al telefono Mohamed del Niger che molti altri suoi amici sub-sahariani lavorava a Tripoli. Aspettano l’evacuazione. Rischiano la vita per quella “caccia al nero” che nell’Est libico è in corso da tempo e adesso è arrivata a Tripoli. Mohamed vive nel quartiere Gangji dove ieri mancava sia l’elettricità (fa molto caldo ed è impossibile raffrescarsi e conservare i cibi), sia l’acqua: “Abbiamo un pozzo in questo gruppo di case ma l’acqua non è potabile. E il rubinetto è secco. Sto andando a cercare acqua per la rottura del digiuno, dopo il tramonto”. Prospettive? “Siamo in contatto con varie ambasciate africane compresa la mia ma non sembrano essere al corrente di prossime navi dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni. So che ieri sono partite delle persone ma non dell’Africa sub-sahariana. Non possiamo più stare qui”. Ovviamente se va bene l’Oim riuscirà a rimpatriare questi “danneggiati collaterali” dalla guerra Nato. Ad esempio in Niger, uno dei paesi più poveri del mondo, dove sono già tornati nel nulla decine di migliaia di lavoratori.

Il cristiano pakistano Nathaniel, che con la famiglia viveva a Tripoli da decenni, non è più raggiungibile.

MASSACRO DI FAMIGLIE LIBICHE

E non sono i neri le uniche categorie massacrate ora a Tripoli. L’inviato di France 24 dà conto (http://www.voltairenet.org/Les-rebelles-epurent-le-quartier-d) di come i ribelli della Nato stiano attaccando le famiglie di funzionari (anche di grado basso) che avevano a che fare con il governo. Sono state attaccate mentre erano asserragliate nel quartiere di Abu Slim. L’ospedale centrale di Tripoli, dice il cronista, è pieno di feriti, uomini, donne, bambini e anziani. E il Cnt, muto, dice France 24.

A questo proposito sono anche molto inquieta circa la sorte di tante famiglie di sfollati dall’Est libico e da Misrata. Sicuramente i ribelli della Nato li considerano dei traditori perché hanno lasciato mesi fa le zone sotto il loro controllo. Spero che la Croce rossa internazionale o chi per essa sappia di queste famiglie ora abbandonate a se stesse.

La famiglia di Noor, bambinetta di tre anni coi capelli ricci e la pelle color caffelatte, era sfollata da Derna a Tripoli con migliaia  di altre, fuggite dall’Est della Libia in mano ai “ribelli”. Altre venivano da Misrata, città dell’Ovest controllata da mesi dai bengasiani, altre ancora dalle montagne Nafusa una volta prese.  Famiglie filogovernative o considerate tali, impossibilitate a lavorare e fatte oggetto di minacce o violenze.

Decine di migliaia di persone si erano rifugiate in Egitto, altre a Tripoli o dintorni. Vivevano presso parenti o  in strutture messe a disposizione dal governo. Fra queste un bianco villaggio vacanze per tripolini in riva al mare o quasi nel deserto, in una desolata serie di container ex domicilio di lavoratori di imprese cinesi evacuati mesi fa. Adesso probabilmente nessuno si può più occupare di loro, per il cibo, l’acqua, la sicurezza. Quelle famiglie di “sfollati dalla parte del torto” sono adesso in grave pericolo. Ci si chiede se la Croce Rossa internazionale conosca il problema.

Molti altri sfollati vivevano a Zliten (poche decine di chilometri da Tripoli), sempre ospitati in strutture lasciate vuote da compagnie straniere oppure presso parenti.

Alcuni di loro avrebbero già trovato la morte la notte fra l’8 e il 9 agosto quando nel villaggio di Majer diverse bombe della Nato hanno fatto 85 morti civili.

di Marinella Correggia – Corrispondente per Jerba News

27 agosto 2011 – LibyanFreePress

Preso da: https://libyanfreepress.wordpress.com/2011/08/27/tripoli-i-ribelli-mercenari-nato-massacrano-la-popolazione/

Il businnes della guerra alla Libia.

Libia, affari di guerra (sporca)

26 agosto 2011 – PeaceReporter.net
Lunedì, dopo l’ingresso dei ribelli a Tripoli, precipita il prezzo dell’oro e schizzano i titoli di banche e aziende petrolifere che, come Unicredit e Eni, hanno interessi nel Paese e che hanno finanziato i ribelli. Sui quali pesa l’incognita di Al Qaeda

Lunedì 22 agosto, alla riapertura dei mercati dopo la notizia dell’ingresso dei ribelli a Tripoli, si sono verificati eventi che la dicono lunga sui veri scopi di questa ennesima guerra neocolonialista mascherata da intervento umanitario.
Quel giorno il prezzo dell’oro è iniziato a scendere dopo mesi di inarrestabile e costante rialzo. Toccando ogni giorno un nuovo ‘record storico’, il metallo giallo era arrivato a sfiorare la quotazione astronomica di 1900 dollari l’oncia. Da lunedì è iniziato un deprezzamento mai visto negli ultimi mesi: in pochi giorni la quotazione è precipitata a 1700 dollari l’oncia. La certezza di poter mettere le mani sulle 144 tonnellate di lingotti d’oro conservati nei forzieri della banca centrale libica (nella foto) sembra aver placato la sete dei mercati.

Sempre lunedì, dopo giorni di crolli in borsa che nulla sembrava in grado di arrestare, le notizie provenienti da Tripoli hanno messo le ali agli scambi e le piazze affari di tutta Europa hanno chiuso con il segno più. A trascinare in alto i listini sono stati soprattutto i titoli energetici e bancari.
La caduta di Gheddafi rimette sul mercato le principali riserve energetiche del continente africano (60 miliardi di barili di greggio e 1.500 miliardi di metri cubi di gas naturale), 150 miliardi di dollari di ‘asset finanziari’ (quote di grandi banche straniere e azioni di aziende multinazionali) e commesse miliardarie che la guerra ha bloccato.
Imbarazzante l’euforia mostrata lunedì dai titoli delle aziende e della banche italiane con maggiori interessi in Libia: Eni +6 per cento, Saras +6 per cento, Ansaldo +6 per cento, Telecom +4 per cento, Unicredit +3 per cento. Frutti di veri e propri ‘investimenti di guerra’, come i 300 e i 150 milioni di euro che Unicredit e Eni hanno rispettivamente donato ai ribelli libici.

Ribelli su cui, tra l’altro, rimangono inquietanti punti interrogativi. Il fronte anti-regime comprende infatti anche combattenti delle cellule libiche di Al Qaeda, in particolare del Gruppo di Combattimento Islamico della Libia (Lifg), creato negli anni ’90 dai servizi segreti occidentali (Cia e Mi6) proprio allo scopo di assassinare o rovesciare Gheddafi e composto da veterani della guerra contro i sovietici in Afghanistan.

La presenza di questi integralisti tra i ribelli, poco pubblicizzata ma nota fin dalle prime fasi di questa guerra, è stata liquidata dalla stampa occidentale come marginale e non preoccupante. Molti, però, hanno cambiato idea dopo l’uccisione del comandante militare dei ribelli, l’ex generale nazionalsita libico Abdul Fatah Younis, da parte di mujaheddin della brigata islamica Abu Obeida Al Jarrah (nella foto, un veicolo con le sue insegne a Tripoli). Il suo posto è stato preso da Khalifa Belqasim Haftar, ex agente della Cia che fino a pochi mesi fa viveva a Langley, in Virginia.

Enrico Piovesana – PeaceReporter.net