Full Audio – Dr. Moussa Ibrahim: “We are against the Berlin Conference, it is the game of chaos”

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In the following interview of Dr. Moussa Ibrahim – he confirms all that the Libyan tribes have been telling me since 2011. The interview can be listened to in English here in the mp3 below the article.

By Vanessa Tomassini.

Berlin – Tunis, 19 January 2020. As the talks between the Libyan Prime Minister of the National Accord, Fayez al-Serraj, and the commander-in-chief of the Libyan National Army (LNA), Khalifa Haftar, continue in these hours heads of state and government who support them, we caught up with Moussa Ibrahim, Libyan politician appointed Minister of Information in March 2011 by Muammar Gaddafi and spokesman for pro-Gaddafi forces during the 2011 civil war

Comments of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokesperson in 2011, to speak about Libya in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)

“We in Libya are against the Berlin conference because we believe it is only a game that the West is pursuing to prolong the crisis in Libya. The West is always playing the same game, introducing chaos into the country through military invasion or economic sanctions, or through political pressure, or by taking advantage of religious and tribal conflict. The West has worked for years to manage this crisis to save its agenda of political hegemony and economic exploitation. You can think of what happened in Iraq, Syria, Somalia, Venezuela and Libya. It is the same game everywhere. We called it the chaos game: introducing chaos and managing chaos . ” Said Moussa Ibrahim

Gaddafi’s government spokesman in 2011 added that “The Berlin Conference is nothing more than a chaos management technique. The West has had many other conferences in recent years, in Cairo, Palermo, Geneva, Skhirat in Morocco. On these occasions the West has always proposed democracy, human rights, peace, stability, economic development, but they have never delivered them because the chaos and fragility of Libya is what the West wants. Because when Libya is weak then the West can prey on its national wealth, that is diesel. He can be sure that Libya will never rise up against the plans of the West, as Gaddafi and his government have done for decades. He can be sure that the liberation of currents such as pan-Iranism, pan-Arabism, which had been flourishing under Gaddafi for decades, these cultures will no longer happen in Libya. So the West will be able to use Libya to extend its influence in the North African region, in the Mediterranean basin, as well as in the African region, considering that Libya has great influences in the depth of the African continent “.

Moussa Ibrahim also stressed during our meeting that “we of the Green Resistance Movement in Libya will not be satisfied with this game. The Berlin Conference is just another step in this chaotic direction. We believe that the solution must be intra-Libyan and conducted on Libyan soil, under the supervision of the African Union because we are African and the African Union does not have these imperialist agendas for Libya. We believe that locally in Libya there are credible institutions that can guarantee a solution such as the Libyan National Army, which has already freed most of Libyan territory and the Tribal Conference which includes the majority of Libyan tribes and cities. We also have a large number of politicians, the majority of whom agree on the basic terms of negotiation and dialogue. The West knows that an internal solution is possible and that’s why it is trying to prevent it, prolonging the crisis by intervening in Tripoli so that the Islamist militias survive the attack by the Libyan army and inventing these conferences to push away the solution and to make sure that the so-called solutions come from the outside. We, dear Vanessa, are resisting the Berlin Conference and reject any proposed solution, as they are not genuine proposals and do not represent the will, the aspirations and the needs of the Libyan people “.

As for Italy’s role, Moussa Ibrahim said: “Italy is another European power in search of Libyan national wealth, in search of political influence in Libya, and in search of competition with other European powers in the Mediterranean area, including gas and the migration issue in the Mediterranean. Italy has decided to stay, and this is important for the Italian people to know, with Islamist militias, the real terrorists who terrorize the world, the Europeans, everywhere, in any city and continent and in Europe itself. Because this is the side that was losing the battle. ”
Link: https://specialelibia.it/2020/01/19/moussa-ibrahim-siamo-contrari-alla-c…

Moussa Ibrahim: Green Resistance Using Haftar’s Army as a Vehicle for Sovereign Libya

We speak to Libyan leader Muammar Gaddafi’s former spokesperson Moussa Ibrahim about the upcoming Berlin Conference. He discusses why Germany has been chosen as the location to manage Libya’s crisis, how the West introduced chaos to Libya and has managed the chaos ever since, why Turkey is militarily backing the UN-backed government, the conditions of the Green Resistance’s alliance with General Haftar and their suspicions about him and more!

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/01/18/moussa-ibrahim-green-resistance-using-haftars-army-as-a-vehicle-for-sovereign-libya/

20 OTTOBRE 2011 : IL GIORNO DELLA VERGOGNA

20 OTTOBRE 2011 : IL GIORNO DELLA VERGOGNA – 20 OTTOBRE 2015 : IL RICORDO E LA LOTTA (ALLAH, MUHAMMAR WA LIBYA WA BAS!)

“Se colui che vuol conoscere la verità verrà a trovarmi io lo guiderò senza fatica su questa strada, non forzandolo a sposare le mie idee, ma facendogliele vedere con chiarezza così che egli non possa evitare di riconoscerle”

                                                              ‛Abd al-Qādir al-Jazāʾirī

SONO TRASCORSI QUATTRO ANNI  DALL’ASSASSINIO DEL LEADER DELLA JAMAHIRIYA ARABA DI LIBIA ( o almeno così ci hanno ordinato di credere)

Nella nebbia dell’informazione dobbiamo ricordarlo, come dobbiamo ricordare il popolo libico , il suo orgoglio e la sua dignità nel resistere all’aggressione della NATO e dei suoi cani del Qatar, i pazzi sauditi e tutti i servi sciocchi che hanno pensato di nascondersi all’ombra di un colonialismo di ultima generazione.

Muammar wa bas  – solo Muammar  Tripoli, Piazza Verde 1 Luglio 2011

La ragazza libica che in Piazza Verde in quell’eroica – e maledetta  – estate esponeva il suo augurio al leader è l’immagine di apertura che dedico a Muammar Al Gheddafi, ed alla sua memoria.

Un anno fa un altro blogger dedicava al leader della Jamahiriya il filmato che segue. La colonna sonora è quella che ricorda un altro eroe leggendario della resistenza al colonialismo imperiale della metà del ‘900 : Ernesto Che Guevara. Ebbene difficilmente si sarebbe potuto trovare un testo più pertinente, più aderente alla vicenda umana e storica dell’ispiratore della rivoluzione “bianca” del 1° settembre 1969,
ebbene non avete idea di quanti veri e propri imbecilli siano insorti per rivendicare quasi la proprietà di quel testo ad una fantomatica sinistra, per fare distinguo da ignoranti e creduloni schierati con quanti hanno preferito leggere  – con evidente pruderie voyeuristica mischiata ad una ingenuità devastante – le mirabolanti gesta “erotiche” delle sedicenti prede del “feroce tiranno”. Decisamente il web è un ambiente in cui l’ignoranza trova il massimo rifugio. Ed i luoghi comuni pure.

Il Libro Verde, semplice quanto devastante riflessione in merito alla idiozia della democrazia rappresentativa, manifesto della democrazia diretta, manifesto – questo si, nei fatti – di un vero socialismo. Snobbato dagli storici e dai radical-chic che nemmeno si son degnati di leggere gli scritti di “un beduino della Sirte”, più comodo pontificare sul tiranno e sulle sue pretese devianze. L’enciclopedia Treccani nelle parole di una tale Dottoressa  Saura Rabuiti   lo definisce così  : “…un uomo arcigno, che dà udienza in una tenda regale, vestito con abiti stravaganti e sgargianti, spesso avvolto nell’ampio mantello ricamato dei Berberi..” la messa a giorno dell’articolo, guardacaso è del maggio 2011…

Nel 1996, Gheddafi aveva emesso un ordine di cattura internazionale per un mestatore internazionale di provenienza saudita, tale Osama Ben Ladin, le sue indicazioni furono ignorate, come ricordava un certo senatore Andreotti, che di misteri ne conosceva parecchi. In questo filmato le interviste.

Concedo solo un modesto beneficio del dubbio a V.V. Putin, in merito alla questione libica, in mancanza di uno scambio di opinioni diretto e personale sull’argomento (le opinioni dei media non hanno sostanza, oppure sono illazioni o propaganda). Perché se la questione si dovesse risolvere in una meschina mossa strategica, se cioè il leader russo fosse di fatto restato a guardare in attesa – alla meglio – di un indebolimento di Gheddafi e quindi per ciò avrebbe evitato di porre il veto alla vergognosa risoluzione ONU n° 1973 del maledetto 17 marzo 2011, se così fosse una gran parte di responsabilità della tragedia mediorientale e nordafricana (ma il perimetro del caos è assai più vasto) andrebbe a ricadere su di lui.

In compenso in questo articolo non appariranno immagini dei veri e dichiarati criminali, dei ruffiani piccoli e grandi, dei lacchè dell’impianto coloniale che hanno circondato la Libia, assediandola con la più poderosa coalizione militare della Storia, la vergogna della Storia. I loro volti qua non trovano spazio, per loro è degna forse solo la latrina della Storia.

Quella Storia dai più fraintesa per ciò che sui libri i vincitori hanno – da sempre – celebrato, quella Storia che per noi è un quotidiano come lo è stato – il nostro contemporaneo – il momento drammatico di quei mesi del 2011, allorché ci sentimmo impotenti dinanzi alla fabbrica delle menzogne e all’esibizione dell’ignoranza e della credulità più stupida e politicamente corretta.
Quella Storia sverginata da veri e propri CRIMINALI, della politica e dell’informazione, i servi, i veri e propri cani da guardia del mostro coloniale.

E quanti sono i giornalisti, gli storici che hanno perduto l’occasione della vita: essere partecipi della Storia contemporanea, non supini esecutori di un ordine dattiloscritto! Mi viene a mente lo Zucconi con la sua “Carovana dei tiranni” ne i Quaderni del Liceo Orazio, allorché perde un’ottima occasione per scendere – lui – dal carrozzone dei Quisling e dei lustrascarpe del potere.

Nella tarda primavera del maledetto 2011 una commissione internazionale si recò in Libia per verificare le informazioni che – da Londra, Tunisi e da Parigi – venivano veicolate da sedicenti organizzazioni democratiche di sana dissidenza contro il “regime del tiranno” Gheddafi. I risultati di di queste missioni di Fact Finding non sono mai stati portati a conoscenza di una opinione pubblica rintronata dalla propaganda sui fantasiosi bombardamenti sulla folla, sugli inesistenti campi di fosse comuni. I politicanti di tre quarti della sinistra libertaria (quelli che non hanno saputo riconoscere un Che Guevara contemporaneo, troppo storditi dai videogames e dagli I-Phone, dai piagnucolii dei Bersani ) credono ancora alle novelle su Lockerbie e di Abu Salim , per la cronaca le ossa fotografate nella “fossa comune” descritta ai media dai mercenari qaedisti erano ossa di animali, non di uomini, una delle bufale subito smentite dal semplice buonsenso. Paradossalmente infatti – se mi è concesso, pur col rispetto dovuto alle decine di migliaia di libici e di lavoranti neri ammazzati dai ribelli qaedisti e dai fiancheggiatori mercenari – una delle vittime è stata proprio l’intelligenza dei cosidetti “occidentali” che si sono bevuti le panzane più inverosimili messe in giro da questi veri e propri delinquenti.
Qua di seguito il filmato della Fact Finding Commission.
Nella sua ultima estate il Colonnello Gheddafi volle ancora sfidare la cieca violenza del terrorismo internazionale americano, lo vediamo girare per Tripoli affacciato al tetto del suo Land Cruiser, unico statista a permettersi l’auto non blindata.
Intanto, oggi l’Impero premia i suoi servi, l’ultimo Nobel per la Pace (e in fin dei conti come ho già scritto altrove un premio nato sulla dinamite non può che andare a chi è strutturale all’uso della medesima) è andato ai soci tunisini della disinformazione, i soggetti che garantirono l’esistenza proprio in tripoli di una morgue con circa 450 oppositori, dando il via alla canea della stampa mercenaria.

Ma a noi piace ricordare l’immagine di quella mano di donna in Piazza Verde, con le parole scritte con l’Hennè  :  Muammar wa bas

E non dimentichiamo nemmeno chi – ancora oggi – senza copertura mediatica porta avanti la propria Resistenza, che vergogna che i tanti “resistenti” italiani non abbian preso posizione con questa gente. Forse perché alla fin fine gli italiani come i francesi, i tedeschi, gli inglesi, sono fondamentalmente presuntuosi e così razzisti da non riconoscere a dei beduini, a dei musulmani, il diritto di esser fieri, orgogliosi di una identità, di una patria?

Originale, con altre immagini e video: http://www.trasversal-mente.blogspot.it/2015/10/20-ottobre-2011-il-giorno-della.html

Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA


spot-libro

DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
Nelle accademie militari di tutto il mondo si studia la RESISTENZA ASIMMETRICA della JAMAHIRYA LIBICA di GHEDDAFI: 9 mesi da soli contro una COALIZIONE di 40 STATI-BANDITI. Una cosa mai vista.
L’OPERAZIONE della NATO “TRIDENT JUNCTUR” (SICILIA 2015) VENNE CONCEPITA PER “COLMARE LE LACUNE” emerse nel 2011: contro un piccolo Paese massacrato, anche dall’interno, da un GolpeGuerra garibaldesco…Un piccolo Paese privo di aviazione, viene seppellito di bombe -nell’ipocrisia della No Fly Zone onusiana e nelle nebbie spettacolari che capovolgevano la Realtà!.
Di quella immane RESISTENZA, un GRANDE COMBATTENTE anticolonialista ne fu GUIDA POLITICA e MILITARE. Fecero il possibile. Che se ne offenda tuttora la MEMORIA non ci sorprende. Cosa dovrebbero ammettere?. Che sono tutti BANDITI CRIMINALI?. E anche incapaci!. In una situazione analoga, un imperialismo straccione come quello italiano->crollerebbe in due settimane, forse meno (dipende dal Papa).
GHEDDAFI ha dato LEZIONI a tutti: anche ai vigliacchi e corrotti stati africani. Non possono amarlo, nè seguirne le orme.
Fra 100 anni si parlerà ancora di MUAMMAR GHEDDAFI. Non crediamo invece che qualcuno si ricorderà di Giorgio Napolitano nè del circo boldrinesco e arcobaleNATO.
DAR! DAR! ZENGA! ZENGA!.
@TERRAELIBERAZIONE.

fotoperblog30aprile

TESTAMENTO.

Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…
Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.
Muammar Gheddafi

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Preso da: https://terraeliberazione.wordpress.com/calendario/

Cose che NON è dato sapere sulla Libia: 2016, La resistenza antimperialista libica alza le bandiere della Jamahirija

La resistenza antimperialista libica alza le bandiere della Jamahirija

I mass media europei, per ciò che riguarda la Libia, si sono sempre premurati di occultare la presenza di un vasto movimento anti-NATO ispirato all’esperienza della Jamahirija del colonello Gheddafi.
L’eclettico leader libico dopo il 1969 avviò una profonda modernizzazione che trasformò un agglomerato di tribù in uno Stato indipendente e sovrano. Il suo governo – utilizzando categorie più comuni per noi occidentali – poteva essere definito come progressista, e per molto tempo fu giustamente ostile all’imperialismo nord-americano.
Gheddafi, forte del sostegno dei popoli africani, voleva fare della Libia un modello efficace per tutti i paesi del martoriato continente nero. L’imperialismo statunitense – seguito a ruota da quello britannico e francese – non poteva tollerare tale ambizioso e progressista progetto. L’Africa – seppur in una prospettiva a metà strada fra il democratico-borghese e il (sia pun bon certo compiutamente) socialista – seguendo il percorso tracciato dal Colonnello, si sarebbe finalmente emancipata dalla morsa colonialista.

Il fatto che la figlia del colonnello, Aisha Gheddafi, sia a capo del movimento anti-NATO è eloquente: il popolo libico conserva un buon ricordo del suo leader storico ed è pronto a battersi con le armi in pugno per riconquistare l’unità e l’indipendenza perdute. Le parole di Aisha non lasciano spazio al dubbio ‘Il mio nome mi da il dovere ed il diritto di essere all’avanguardia di questa guerra’ 1. Eancora ‘Siamo pronti per combattere fino alla morte e in questa battaglia i terroristi dovranno affrontare tutta la nazione’. Questa donna coraggiosa è disposta ad andare fino in fondo raccogliendo la bandiera della Jamahirija; per quanto ci riguarda non possiamo fare altro che appoggiarla con gli esigui mezzi di cui disponiamo.
Ovviamente, in una situazione come questa, la sinistra ‘’made in Usa’’ è solita nascondersi dietro i media di regime: in Italia, da SeL fino ai falsi trotskisti del PCL, forze politiche ambigue ed opportuniste, hanno appoggiato i ‘’ribelli’’ armati dalla CIA e dalle petromonarchie spacciando per ‘’rivoluzione sociale’’ una aggressione imperialista subappaltata ai collaborazionisti e ai vassalli locali.
Dall’altra parte, i gruppetti vetero stalinisti così come i velenosi rossobruni, esaltano il regime mercenario di Tobruk, vera garanzia per gli Usa ed i governi europei. I campisti fuori tempo massimo e i rossobruni sono troppo inclini al collaborazionismo per compromettersi e stare dalla parte di un autentico movimento di liberazione nazionale, quindi optano per la scelta del ‘’meno peggio’’ all’interno del campo borghese. Questa volta però gli è andata male: il duo Khalifa Haftar-El Sisi ( il dittatore egiziano che gli fa da garante ), paiono dei perfetti cani da guardia al seervizio dell’imperialismo e non certo dei ‘’nazionalisti indipendenti’’.
Nessun giornalista ‘’di regime’’ italiano ha descritto l’opposizione dei libici alla divisione, su basi etniche, della propria nazione. Il giornalista di sinistra Enrico Vigna scrive: ‘’Da Bani Walid, al Golfo della Sirte, a Sabha, la Resistenza Verde guida e organizza il popolo libico perché si ribelli di fronte alle sentenze di morte della cricca islamista tripolina’’ 2. Fra le richieste dei dimostranti c’è il rilascio di Saif al-Islam condannato a morte da un Tribunale fantoccio instaurato a Tripoli.
Continua Vigna: ‘’I video diffusi in rete da un sito di informazione della Resistenza verde libica, mostrano Saadi Gheddafi, figlio del defunto Colonnello Muammar, mentre viene torturato in un carcere delle milizie islamiste di Tripoli. Le immagini mostrano Saadi, ex calciatore, vestito con una tuta verde mentre bendato in una stanza del carcere di Al Hadba ascolta spaventato le urla di alcuni detenuti provenire da un’altra stanza. Poi viene schiaffeggiato e torturato con colpi sulle piante dei piedi’’ 3. E’ questa la democrazia che la sinistra europea vuole ? 4
Il progetto degli Usa e dei suoi alleati è chiaro: dividere la Libia in tanti mini-Stati su basi etniche e religiose. Nel fare ciò, gli imperialismi statunitense ed israeliano ( come sempre Israele entra in gioco ), hanno accolto un inaspettato alleato: le popolazioni berbere.
Israele appoggia il separatismo etnico dei berberi
I popoli berberi, storicamente, si sono sempre schierati con l’imperialismo israeliano e la destra sionista contro gli Stati arabi indipendenti. In Algeria, i Makisti affermano che la politica algerina sia ‘’imperialistica’’ a partire dal periodo successivo alla Rivoluzione guidata dal grande leader anticolonialista, Ben Bella. Questa pagina di storia è alquanto scomoda per la ‘falsa sinistra’ occidentale che ha sostituito la lotta di classe coi particolarismi (a) etnici, (b) religiosi e (c) di genere, cedendo alle mode culturali atlantiche.
Nella regione della Cabilia nel 2012 le iniziative congiunte ‘’berbero-sioniste’’ furono di grande interesse. Leggiamo un Comunicato di Makhlouf Idri, portavoce di Anavad – Martedì 22 maggio 2012, riportato dall’Osservatorio internazionale per i diritti.
‘’Il presidente del Governo provvisorio della Cabilia (regione dell’Algeria, abitata soprattutto da berberi, ndt), Mehenni Ferhat, accompagnato dal Ministro delle relazioni internazionali, Lyazid Abid, sono in visita ufficiale dal 20.5.2012 in Israele.
E’ in corso una agenda fittissima di incontri politici e diplomatici. Fin dal suo arrivo a Gerusalemme, la maratona della delegazione della Cabilia è cominciata con l’accoglienza da parte dell’ambasciatore israeliano in Mauritania, Ygal Carmon, nella sede del MEMRI (Middle East Media Research Institute).
Stamattina la delegazione è stata ricevuta dalla Knesset dal suo vice presidente Danny Danon, col quale vi è stata uno scambio di idee sulla situazione in Cabilia e la condizione in cui è costretto il popolo della Cabilia da parte del regime razzista di Algeri.
La reazione del portavoce del Ministero degli Esteri algerino mal nasconde la negazione da parte del regime algerino della nazione Cabila che aspira ad essere padrona del proprio destino ed alla libertà.
La missione in Israele proseguirà fino al 25 maggio 2012’’
Come da copione i berberi hanno appoggiato attivamente la distruzione della Libia popolare del Colonnello Gheddafi: ‘’I Makisti, dopo avere sostenuto l’aggressione USA-arabo-sionista della Libia, aiutati da un “CNT” composto da rinnegati la maggior parte dei quali viene dalla NED/CIA – e adesso il medesimo complotto è contro la Siria – ecco i nostri apprendisti traditori, futuri CNA, adottare gli stessi atteggiamenti e tattiche, ricorrendo per ingannare ai falsi alibi “identitari” come strumento di sovversione, eseguendo le direttive dei loro padroni, per seminare il caos e la divisione, spingere alla sollevazione e al disordine la categoria più patriottica della popolazione’’ 5
Il MAK ha invitato i berberi libici a lottare contro il governo ‘’gheddafiano’’ definendolo ‘’infame dittatura’’, eppure l’OSSIN ci aveva messi in guardia ( Osservatorio internazionale dei diritti ): ‘’Il MAK vive e dipende dal sionismo. I Makisti appoggiano i traditori del CNT libico perché assomigliano loro. Il MAK è filo-sionista per interesse, ma anche per convinzione nel caso di alcuni leader, e per ignoranza nel caso dei seguaci’’. Questi mercenari chiamano ‘’infame dittatura’’ un governo che ha accolto oltre due milioni di migranti africani, dandogli casa e lavoro. Quale dittatura si premura di edificare uno Stato sociale ed antirazzista?
Arrivati a questo punto dobbiamo chiederci qual è il ruolo delle organizzazioni berbere che operano culturalmente in Europa, essendo, quest’ultime, da molti anni, distanti anni luce dalle legittime istanze del martoriato popolo palestinese. Dietro la valorizzazione della ‘’cultura autoctona’’, dei particolarismi filosofici e della ‘’lingua degli antenati’’ si cela lo spettro del separatismo etnico?
La poetessa berbera Malika Mazan che ha pubblicamente esaltato il sionismo, con spirito islamofobo ed arabofobo – “Sono i sionisti che sono ostili agli arabi, o sono gli arabi che sono ostili a tutti i popoli liberi?” – ha voluto esprimere una opinione comune ai vertici delle organizzazioni berbere, ben finanziate ed inserite nelle lobby ‘’culturali’’ ed accademiche? Purtroppo pare proprio che il filosionismo sia una tendenza diffusa fra questi cultori della libera espressione artistica e filosofica, i cantori dei particolarismi ( etnici ) pronti a fare da megafono ad un violento Stato imperialista.
La formazione del movimento antimperialista guidato da Aisha Gheddafi, è una garanzia contro tutti i piani imperialisti e razzisti che minano alle fondamenta il progetto unitario già a suo tempèo intrapreso da statisti come Ben Bella, Nasser e, che piaccia o no, anche dal fondatore della Jamahirija un’ esperienza, tutto sommato, positiva e da rivendicare.
http://www.controinformazione.info/aisha-gheddafi-si-schiera-a-capo-della-resistenza-in-libia-contro-la-nato-e-contro-i-terroristi/
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=833:libia-i-libici-manifestano-nelle-strade-in-solidarieta-con-gli-eroi-della-jamahirija-e-della-rivoluzione-verde-condannati-a-morte-dal-tribunale-delle-milizie-terroriste-a-tripoli&catid=2:non-categorizzato
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=834:appello-di-safia-farkash-vedova-di-muammar-gheddafi-sulle-torture-di-suo-figlio-saadi-gheddafi&catid=2:non-categorizzato
http://www.ossin.org/algeria/1176-la-cabilia-e-la-strategia-sionista

Preso da: http://www.linterferenza.info/esteri/3419/

Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare.

I libici la chiamavano l’ottava meraviglia del mondo. I media occidentali lo hanno definito il capriccio e il sogno irrealizzabile di un cane rabbioso. Il “cane rabbioso” nel 1991 aveva profeticamente detto circa la più grande impresa di ingegneria civile nel mondo:

 

 

“Dopo questo risultato, le minacce americane contro la Libia raddoppieranno. Gli Stati Uniti inventeranno delle scuse, ma la vera ragione sarà la volontà di fermare questo progetto, per tenere il popolo libico assoggettato”.

Il sogno di Gheddafi

 

Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e per rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare. Nel 1953 la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi nei deserti del sud della Libia ha portato alla scoperta non solo di riserve petrolifere importanti, ma anche di grandi quantità di acqua dolce negli strati profondi del sottosuolo. Delle quattro antiche falde acquifere che sono state scoperte, ognuna aveva capacità stimate tra i 4.800 e i 20.000 chilometri cubi. La maggior parte di questa acqua si è raccolta nelle falde tra 38.000 e 14.000 anni fa, anche se alcune sacche sono da ritenersi solo di 7.000 anni.

Dopo che Gheddafi e i Liberi Ufficiali Uniti presero il potere con un golpe incruento contro il corrotto re Idris, durante la rivoluzione di Al-Fateh nel 1969, il governo della Jamahiriya nazionalizzò le compagnie petrolifere e spese gran parte dei proventi del petrolio per sfruttare l’approvvigionamento di acqua dolce dalle falde acquifere del deserto, costruendo centinaia di pozzi.  Furono create grandi aziende agricole nel sud della Libia per incoraggiare le persone a stabilirsi nel deserto. Risultò che la maggior parte delle persone però preferiva la vita nelle zone costiere settentrionali.

Pertanto successivamente Gheddafi concepì un piano per portare invece l’acqua alle persone. Il governo della Jamahiriya libica ha condotto gli studi di fattibilità iniziali nel 1974, e nel 1983 fu istituita l’Autorità del Grande Fiume Artificiale. Questo progetto finanziato interamente dal governo è stato programmato in cinque fasi, ognuna delle quali avrebbe realizzato un sistema autonomo, che alla fine avrebbe potuto formare un sistema integrato. Poiché l’acqua nella Libia di Gheddafi è stata considerata come un diritto umano, non vi è stato alcun onere a carico del popolo e non sono stati necessari prestiti internazionali per la spesa di quasi 30 miliardi dollari del progetto.

Nel 1996, durante l’apertura della fase II del progetto del Grande Fiume Artificiale​​, Gheddafi disse:

Questa è la risposta più grande all’America e a tutte le forze del male che ci accusano di coinvolti nel terrorismo. Noi siamo solo coinvolti nella pace e nel progresso. L’America è contro la vita e il progresso, e spinge il mondo verso l’oscurità”

 

 

Lo sviluppo e la distruzione

 

Al tempo della guerra guidata dalla NATO contro la Libia nel 2011, tre fasi del progetto Grande Fiume Artificiale ​​sono state completate. La prima e più importante ha fornito due milioni di metri cubi di acqua al giorno lungo una conduttura di 1.200 km da Bengasi a Sirte, ed è stata formalmente inaugurata nell’agosto del 1991. La fase II fornisce un milione di metri cubi di acqua al giorno per la fascia costiera occidentale e per Tripoli. La fase III prevedeva l’espansione del sistema esistente e di fornire Tobruk e la costa con un nuovo sistema di pozzi.

I “fiumi” sono una rete di 4000 chilometri di tubi in cemento di 4 metri di diametro, sepolti sotto le sabbie del deserto per evitare l’evaporazione. Ci sono 1.300 pozzi, 500.000 sezioni di tubo, 3.700 chilometri di strade e 250 milioni di metri cubi di scavo. Tutto il materiale per il progetto è stato prodotto localmente. Grandi serbatoi immagazzinano l’acqua e stazioni di pompaggio controllano il flusso verso le città.

Le ultime due fasi del progetto avrebbero dovuto unire tutta la rete di distribuzione. Una volta che fosse completata, l’acqua di irrigazione dal grande Fiume Artificiale avrebbe consentito di ottenere circa 155.000 ettari di terra da coltivare. Come disse Gheddafi, il progetto renderebbe il deserto verde come la bandiera della Jamahiriya libica.

 

 

Nel 1999 l’UNESCO aveva accettato l’offerta della Libia di finanziare il Premio Internazionale dell’Acqua Grande Fiume Artificiale, un riconoscimento che riguarda importanti lavori di ricerca scientifica sul consumo d’acqua nelle zone aride.

Molti cittadini stranieri lavoravano in Libia al Progetto Grande Fiume Artificiale. Ma dopo l’inizio del cosiddetto bombardamento umanitario della NATO contro il paese nord -africano nel marzo 2011, la maggior parte dei lavoratori stranieri sono tornati a casa. Nel luglio 2011 la NATO non solo ha bombardato il Grande Fiume e le sue condutture di alimentazione nei pressi di Brega, ma ha anche distrutto la fabbrica che produce i tubi per ripararlo, dando la motivazione che era stato utilizzato come “un deposito militare” e che “razzi sono stati lanciati da lì”. Sei guardie di sicurezza della struttura sono stati uccise durante l’attacco della Nato, e la fornitura di acqua per il 70 % della popolazione, sia per uso domestico che per l’irrigazione, è stata compromessa creando danni alle infrastrutture vitali della Libia.

 

 

Le ultime due fasi del Grande Progetto Fiume Artificiale ​​erano state programmate per proseguire nel corso dei prossimi due decenni, ma la guerra della NATO in Libia ha compromesso il futuro del progetto e il benessere del popolo libico.

Un documentario tedesco mostra la dimensione e la bellezza del progetto.

 

 

Le guerre dell’acqua

 

Acqua fresca e pulita, così come era previsto per i libici dal Grande Fiume Artificiale, è essenziale per tutte le forme di vita  In questo momento il 40 % della popolazione mondiale ha scarsità o non ha accesso all’acqua potabile, e questa cifra in realtà dovrebbe passare al 50 % entro il 2025 . Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite del 2007, il consumo mondiale di acqua raddoppia ogni 20 anni, più del doppio del tasso di crescita della popolazione umana. Allo stesso tempo, ogni anno la maggior parte dei grandi deserti di tutto il mondo sta diventando più grande e la quantità di terra agricola utile in molte aree sta diventando sempre più piccola, mentre i fiumi, i laghi e le principali falde acquifere sotterranee di tutto il mondo si stanno esaurendo – tranne che nella Libia di Gheddafi.

 

 

Alla luce della situazione attuale, la distruzione della NATO del Grande Fiume Artificiale è stato qualcosa di più di un semplice crimine di guerra. Il Programma delle Nazioni Unite 2007 prevedeva una cosiddetta “partecipazione agli utili dell’acqua”, che promuove attivamente la privatizzazione e la monopolizzazione delle forniture idriche mondiali da parte delle multinazionali. Nel frattempo la Banca Mondiale ha recentemente pianificato una politica di privatizzazione dell’acqua e la tariffazione dell’acqua a pieno costo, con uno dei suoi ex amministratori, Ismail Serageldin, che ha affermato: “Le guerre del 21 ° secolo saranno combattute per l’acqua“.

In pratica questo significa che le Nazioni Unite, in collaborazione con la Banca Mondiale, prevedono di garantire che le risorse idriche siano a loro disposizione, e che, una volta ottenuto il controllo totale di queste risorse, esse possano essere utilizzate dalle nazioni a cui appartengono solo dietro pagamento. I prezzi saliranno mentre la qualità dell’acqua diminuirà, e le fonti di acqua dolce diventeranno meno accessibile proprio a coloro che ne hanno un disperato bisogno. In poche parole, uno dei modi più efficaci per asservire il popolo è quello di prendere il controllo delle loro esigenze quotidiane di base e di eliminare la loro autosufficienza.

Come questo si riferisca alla distruzione della NATO nel luglio 2011 del Grande Fiume Artificiale ​​di Gheddafi può essere bene illustrato dalla dialettica hegeliana, popolarmente nota come il concetto di Tesi > Antitesi – > Sintesi. In questo caso, bombardando l’approvvigionamento idrico e la fabbrica di tubi, un problema è stato creato con un secondo fine, vale a dire ottenere il controllo della parte più preziosa delle infrastrutture della Libia. Successivamente una reazione sotto forma di una diffusa esigenza immediata è stata provocata a causa del problema, dal momento che il 70 % dei libici dipendeva dal Grande Fiume per gli usi domestici, nonché per l’irrigazione del terreno. Un mese dopo la distruzione del Grande Fiume più della metà della Libia era senza acqua corrente. In definitiva una soluzione predeterminata è stata imposta: per avere accesso ad acqua fresca, gli abitanti del paese devastato dalla guerra non hanno avuto altra scelta che dipendere completamente e, quindi, ad essere schiavi, del governo installato dalla NATO.

Un governo “democratico” e che “ha portato la democrazia”, che è salito al potere attraverso l’uccisione di decine di  migliaia di libici, di “bombe umanitarie”, e che ha rovesciato e assassinato il “dittatore” il cui sogno era quello di fornire acqua fresca per tutti i libici gratis .

La guerra è ancora la pace, la libertà è ancora la schiavitù.

 

da Globalresarch – Traduzione di Sonia S. per civg.it

 


 

La Libia del dittatore Gheddafi, OGGI finalmente libera e democratizzata

Un messaggio senza parole, rivolto a persone rette ed eticamente integre – Enrico Vigna

 

 

MA C’E’ UN’ALTRA LIBIA CHE NON CI RACCONTANO

Un comandante della Resistenza libica verde

 

Enrico Vigna, ottobre 2015

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=769%3Aera-il-sogno-di-muammar-gheddafi-fornire-acqua-fresca-a-tutti-i-libici-e-rendere-la-libia-autosufficiente-nella-produzione-alimentare&catid=2%3Anon-categorizzato&Itemid=300

Libia 2015: Non solo jihadisti. Parla un leader della resistenza nazionale

mussa ibrahim

La testimonianza di Mussa Ibrahim, ultimo portavoce della Jamahiriya libica

Leonor Massanet Arbona | lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Ero a Tripoli, in Libia, come osservatrice straniera nel giugno 2011. Sono stata testimone della maggior parte delle cose esposte da Mussa Ibrahim e di molte altre che non spiega. Ho potuto constatare personalmente che là erano presenti i giornalisti dei media internazionali del mondo intero e che NON informavano su quanto stava accadendo. Erano testimoni diretti. Hanno fotografato, filmato e visto la realtà che però non hanno mai pubblicato.

Ho assistito a come ogni giorno gli aerei della Nato entravano in Libia, lanciavano bombe sulle città e poi se ne andavano. Non ricevevano la risposta libica e non so se sia possibile immaginare che cosa significa sganciare bombe su una città popolata come Tripoli, i morti, l’onda d’urto, la distruzione… ogni giorno gli aerei arrivavano su Tripoli all’alba per poi ritornavi all’inizio mattinata. Era impossibile per qualsiasi libico riposare per più di quattro ore consecutive.

Molte associazioni e gruppi internazionali giunsero in Libia per essere testimoni diretti di ciò che stava accadendo, come l’associazione degli avvocati del Mediterraneo. Dopo aver vissuto una aggressione come quella di cui sono stata testimone in Libia, non potrò più avere fiducia nei media, né nei politici e governi che hanno sostenuto e occultato qualcosa di così disumano, crudele e aberrante… Gli inviati di Rt e Telesur erano lì e posso attestare che informavano e per quanto ne so, hanno sempre detto la verità.

Conferenza stampa 2014

Parole di Mussa Ibrahim, ultimo portavoce della Jamahiriya libica, membro del Movimento nazionale popolare libico che lavora congiuntamente al Consiglio di tutte le tribù e città libiche per tentare di trovare una soluzione alla situazione libica successiva all’attacco della Nato e alle sue conseguenze. Parla in nome di 622 politici libici che si trovano in Libia e in esilio e che rappresentano la Resistenza verde, in difesa della riconciliazione di tutti i libici, dello sviluppo e dei diritti umani.

Apparteniamo a tutta la Libia e sosteniamo tutti i libici che non appoggiano la Nato, né i criminali, i fondamentalisti, gli assassini, coloro che stanno torturando, emarginando, cambiando le leggi per esiliare i libici…

Cerchiamo il vostro sostegno per estendere la nostra realtà. Nel 2011 sono stato il responsabile per la comunicazione con i media internazionali. Ho cercato di fare del mio meglio, ma i veri eroi sono coloro che hanno perso la vita sotto le bombe della Nato o nelle prigioni di al-Qaeda. La sofferenza della Libia ha avuto inizio con l’attacco straniero in seguito ad una risoluzione delle Nazioni Unite che si basava su cinque punti:

1. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, sarebbero stati 10.000 i manifestanti uccisi a Bengasi durante i primi giorni. Tuttavia, il Consiglio nazionale di transizione, con a capo Abdul Jalil, ha pubblicamente ammesso, e si possono anche ascoltare le sue parole su internet, che ciò non è corrisponte al vero. Era noto che il governo libico della Jamahiriya aveva dato ordine di non intervenire nelle manifestazioni.

2. Secondo i documenti ufficiali della Nato, Gheddafi avrebbe distrutto diverse aree di Tripoli come Suk al Juma, Fashlum ed altre. Più di un migliaio fra giornalisti e osservatori internazionali hanno visitato e visto con i loro occhi, potendo filmare e parlare con la gente e pertanto provare che ciò non era vero, che queste zone erano in condizioni del tutto normali.

3. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, più di 8.000 donne libiche sarebbero state violentate dall’esercito libico nelle prime tre settimane del conflitto, ma quando hanno cercato di dimostrarlo, non sono stati in grado di trovarne neanche una.

4. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, la Jamahiriya contava su 35.000 mercenari africani. Non era vero e non avrebbero mai potuto dimostrarlo. Tuttavia ciò è stato usato dalla Nato per uccidere migliaia e migliaia di libici neri e, ovviamente, una volta morti non hanno più potuto dichiarare nulla. Il massacro più terribile è stato compiuto nella città libica di Tawerga, dove i suoi cittadini che non sono stati uccisi ancora non possono tornare alle loro case.

5. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, l’esercito libico della Jamahiriya si attestava a Bengasi per prepararsi a placare le proteste con le armi e a radere al suolo la città. Secondo il documento ufficiale delle Nazioni Unite, la Nato doveva intervenire per fermare l’esercito e salvare la vita dei libici. Tuttavia la realtà è che il governo libico della Jamahiriya stava tenedo colloqui diretti con i rappresentanti di Francia e Stati Uniti per dimostrare e assicurare che l’esercito libico non sarebbe entrato a Bengasi. Il governo della Jamahiriya aveva ordinato all’esercito di non intervenire in alcun modo nelle manifestazioni. La Libia ha fatto l’errore di fidarsi della parola di Francia, Stati Uniti e Inghilterra che non sarebbero intervenuti. La Nato ha mentito. E’ entrata in Libia e per prima cosa ha attaccato ed eliminato le truppe che si erano accampate fuori Bengasi.

La Nato è intervenuta sulla base di queste cinque menzogne

La Jamahiriya libica ha cercato di organizzare una “Fact Finding Mission” (Commissione di studio dei fatti) e a tal scopo furono chiamati tutti i principali media del mondo come Bbc, New York Times, Rt, Telesur… Inoltre furono invitati osservatori internazionali provenienti da tutto il mondo affinché vedessero la realtà.

I media internazionali risposero di non essere in grado di compiere una ricerca sul campo (“fact finding mission”) perché:

1. Non avevano stanziamenti a questo scopo.
2. Non possedevano il materiale adeguato.

L’Unione africana cercò di creare una Commissione per la “Fact Finding Mission”, ma non le è stato consentito.

Tutti questi fatti sono stati ignorati dai media internazionali e dai politici.

Ora sappiamo perché siamo stati aggrediti: per la posizione che la Libia occupava in Africa, con il sostegno all’Unione africana, il lavoro per il Mercato comune africano e per l’Unione araba, con l’aiuto ai popoli oppressi…

Tutto questo ha portato all’attacco occidentale alla Libia, poiché essi non desiderano un’Africa indipendente.

In questo momento, il problema maggiore dei libici è rappresentato da:

1. Gli esuli. Secondo il governo tunisino vi sono 1,5 milioni di rifugiati libici in Tunisia. Il governo egiziano indica che nel paese sono presenti 1,25 milioni di rifugiati libici, oltre a tutti quelli in Algeria, Niger e in molti altri paesi.

Secondo le nostre stime tuttavia, ci sono approssimativamente 2 milioni di libici rifugiati all’estero. Ricordiamo che la Libia aveva una popolazione di 6 milioni di persone, il che significa che il 30% dei libici è stato costretto ad abbandonare il proprio paese e sta soffrendo.

2. Il controllo della Libia da parte di estremisti come quelli di al-Qaeda. Costoro hanno il denaro, le armi, contano sull’appoggio esterno e su migliaia di mercenari. In questo momento, i peggiori terroristi al mondo, ovvero le superstar del terrorismo mondiale sono in Libia.

Il più importante terrorista internazionale è Abdul Hakim Bilhaj. E’ stato in Somalia, Iraq, Afghanistan, in carcere a Guantanamo e in Libia. Nel settembre del 2011, quando la Nato entrò a Tripoli, Bilhaj fu messo a capo della sicurezza. E’ stato pagato dall’Occidente per lavorare in alcune imprese, diventando così milionario. Si è messo un vestito ed ora è ricevuto dai governi occidentali. Oltre a Abdul Hakim Bilhaj, in Libia è presente l’élite del terrorismo.

3. In questo momento ci sono 35.000 prigionieri politici, detenuti in carceri illegali e sconosciute. Sono stati torturati, maltrattati, in violazione di tutti i diritti umani. Ci sono anche intere famiglie imprigionate. Ogni settimana da queste carceri escono corpi senza vita. Alcuni sono direttamente sepolti, mentre altri vengono restituiti alle famiglie.

4. La balcanizzazione della Libia. Stanno cercando di dividere la Libia in tre parti. I fondamentalisti non ambiscono ad un paese forte, ma vogliono paesi piccoli e deboli per poter meglio agire.

Noi libici non solo piangiamo la Libia, ma cerchiamo soluzioni per non essere “colonizzati”. Ci affidiamo a un dialogo che includa tutti i libici, con l’eccezione di fondamentalisti e mercenari della Nato.

Il dialogo continua, lavoriamo duramente per questo. Sarebbe molto più facile se non ci fosse stato l’intervento occidentale.

La maggior parte dei libici sogna il ritorno di questi ultimi 42 anni di Jamahiriya. Questo non significa affermare che tutto era perfetto. C’erano molti problemi, ma li potevamo risolvere noi libici e stavamo lavorando per risolverli.

Conferenza stampa in inglese:

2014: Attacchi con gas effettuati dal governo libico ( marionetta della NATO) contro insorti e civili nel sud della Libia.

Succedeva nel 2014, ma noi in occidente NON DOBBIAMO SAPERLO.

Si diffonde l’insurrezione in Libia contro il governo fantoccio della NATO.

Secondo i media occidentali: si tratterebbe di “scontri tribali”.

(Traduzione di Luciano Lago)

Fonti della resistenza libica, affermano che “si è sviluppata l’insurrezione per il recupero dell’onore, della dignità e dell’indipendenza del popolo libico e questa è stata attaccata dalle forze degli invasori e colonialisti della NATO e degli USA ”, informano circa la avvenuta restaurazione della sicurezza in generale nelle zone di Sabha ,Shati, Ubari, Murzuq e Gath.
Inoltre le stesse fonti della resistenza informano che la NATO sta pagando 12.000 dinari a mercenari e traditori, attraverso il loro governo di fatto instaurato in Libia, per combattere contro la resistenza.

Queste stesse fonti denunciano che sono stati utilizzati i gas nei bombardamenti effettuati a sud ed a est di Tripoli, secondo quanto si è saputo dall’ospedale civile di Al Zahra, che ha attestato l’infezione di civili innocenti. Inoltre vengono denunciati bombardamenti al fosforo bianco, proibito a livello internazionale, per mezzo di caccia bombardieri della NATO. La Resistenza ha chiesto alla Russia di fare una denuncia urgente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per condannare queste azioni genocide contro una popolazione indifesa.
Il sud della Libia assicurano che è stato praticamente liberato della presenza di mercenari estremisti e traditori al servizio dei cospiratori della NATO e dell’ONU, dopo dei duri bombardamenti che si stanno effettuando questi giorni con l’aiuto dei traditori di Misurata. Le città del sud festeggiano il trionfo con le immagini del leader Mohamar Gheddafi, innalzando bandiere verdi e scrivendo slogan per contrastare la miserabile propaganda degli invasori – alimentando al Jamahirya Libia, mentre un comunicato della resistenza Verde “chiama il popolo patriota della Libia a non opporsi alla resistenza che lavora per conservare l’unità di tutte le tribù e le invita ad unirsi alle forze di liberazione che garantiranno la sua sicurezza e tutti i cittadini saranno trattati in conformità alle norme internazionali”.
Gli insorti assicurano che hanno formato un esercito con più di 250.000 combattenti “attrezzati per far fronte agli invasori” ed informano della cattura avvenuta da parte delle forze di liberazione della Jamihiriya di grandi quantità di materiale bellico e di veicoli con artiglieria nella base aerea di Sabha, utilizzati per la difesa delle zone liberate . “Nella stessa città avvisano, dove vari commandos di Tuareg si stanno situando alle porte di questa per contribuire a consolidare la lotta di liberazione. Tutto questo dopo che vi è stato qui lo scenario di una dura battaglia tra bande rivali di mercenari e soldati dello Stato Maggiore Generale nella quale sono morti più di 200 soldati governativi e si stimano circa 180 feriti. La resistenza approfitta della delle contrapposizioni per stabilirsi in altre zone liberate”.
Ristabilimento dell’ordine

In altro ordine di cose, le stesse fonti annunciano che “hanno messo fine alla emarginazione alla sottomissione ed alla privazione di diritti della popolazione;ai furti ed alle rapine, agli gli assassini effettuati dalle bande armate e portati a termine dopo la perdita della sovranità e dell’ordine. Così come per le aggressioni razziste verificatesi”.
In un comunicato ufficiale gli insorti chiedono alla comunità internazionale ed all’ONU “di espellere tutte le truppe straniere ed i mercenari contrattati dalla NATO e dagli USA, così come le interferenze nei nostri fatti interni, con l’avviso che, in caso contrario, si prenderanno severe rappresaglie come risposta per conservare il nostro onore e la dignità, questo dopo aver analizzato la situazione globale del paese e le possibilità di recuperare la sovranità. Gli insorti ricordano, nello stesso comunicato, che loro non volevano né la guerra né la divisione del paese né la povertà che che si diffonde con tutte queste azioni e denunciano la doppia morale e gli interessi economici della invasione della Libia – in tutte le parti del mondo si sapeva che i mercenari contrattati dagli USA e dalla NATO non hanno mai combattuto per la democrazia e la libertà .. molti libici sono stati ingannati dai cospiratori occidentali ed hanno trasformato un governo delle masse in un governo di mafie al servizio del nemico imperialista”.

Commandos di tuareg della resistenza libica alle porte di Sabha

Assassinato a colpi di fucile il vice promo ministro dell’Industria e si è dimesso il Ministro degli esteri

“Precisamente per protesta contro i bombardamenti fatti con armi proibite dalla comunità internazionale e per lo spargimento di sangue , si è dimesso il ministro degli esteri. Come afferma un comunicato. Altri cinque ministri, aggiunge, temono di finire eliminati come traditori della patria”.
D’altra parte nella Sirte muore assassinato il vice ministro dell’industria , Hassan al –Drouin .
Secondo le autorità l’attacco è arrivato alcune ore dopo la morte di almeno 19 persone e di 20 feriti, avutisi negli scontri tribali avvenuti nel sud del paese. Secondo il giornalista internazionale Eloy Prdo, è stata la “primavera araba” che ha portato il paese nel caos e non si profila una soluzione nel prossimo futuro.

Le posizioni conquistate dalla Resistenza libica

Da ultimo a Tripoli il governo ufficiale imposto dalla NATO ha decretato lo stato di “massima allerta” per timore di essere sorpreso dalla resistenza, vista la solidarietà che la popolazione arriva a dimostrare per le forze di liberazione.

Fonte: El Espia digital

Preso da: http://www.controinformazione.info/attacchi-con-gas-effettuati-dal-governo-libico-marionetta-della-nato-contro-insorti-e-civili-nel-sud-della-libia/

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Pubblicato il: 28 gennaio, 2012

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Un evento importante e atteso si è verificato in Libia. I leader della Resistenza hanno parlato della creazione di un governo provvisorio in Libia. Le persone di tutto il mondo, che compongono la comunità mondiale, hanno atteso questo momento. Ora il nostro compito è quello di chiedere ai governi dei nostri paesi di revocare il riconoscimento del regime di occupazione del CNT perché essi non sono i rappresentanti legali della nazione libica, e iniziare relazioni diplomatiche con il vero governo libico. Questo governo è stato varato in via temporanea fino alla completa liberazione della Libia dagli invasori della NATO.

Dopodiché i Comitati Popolari di diversi livelli verranno ripristinati e continueranno a governare la Libia come era prima dell’invasione del febbraio
2011. Ovviamente tutti gli errori riscontrati verranno presi in seria considerazione per evitare ulteriori alibi per un nuovo intervento. I media mondiali (in particolare la Reuters), attraverso i loro agenti (ratti), cercano di diffondere menzogne attraverso fonti web, affermando che i presidenti degli Stati Uniti, della Francia e della Russia stanno organizzando un vertice per discutere della situazione in Libia e, in particolar modo, di concedere a Saif Al-Islam di divenire Primo Ministro della Libia con una essenziale continua
presenza di aziende occidentali in Libia. E’ chiaro che il loro obiettivo è quello di creare caos informativo e nascondere le notizie riguardanti il rilancio del governo della Jamahirya libica; colpire Saif,la Resistenza e tutto
il popolo libico che vuole scegliere i propri leader. Barack Obama e Nicolas Sarkozy sono dei criminali.
Le forze militari dei loro paesi stanno prendendo parte al saccheggio della Libia e all’eliminazione dei civili, un crimine in corso da quasi 11 mesi. La propaganda mondiale continua a cercare di creare un’immagine di operatori di pace come se stessero ignorando i propri interessi personali nel distruggere paesi ricchi di risorse minerali. Uno scopo ulteriore di questa disinformazione è quello di sminuire la lotta libica contro gli occupanti. I media mondiali cercano di nascondere questa lotta che si è diffusa già in tutta la Libia. Nella parte orientale della Libia, la tribù Obeydi, che in un primo momento ha partecipato alla guerra al fianco degli occupanti, ha liberato dai ratti e tenuto la città di Tobruck. La tribù supporta la rivolta contro il CNT e contro gli occupanti.
La tribù Al-Zintan, dal novembre 2011, vale a dire dall’arrivo di Saif al Gheddafi nella città di Zintan,combatte nelle fila della Resistenza libica. Ciò significa che le tribù sono unite nella lotta contro gli invasori. I media mondiali nascondono le informazioni riguardanti le operazioni di successo della Resistenza libica. Vengono dipinti come attacchi terroristici. Per esempio, hanno citato il caso dell’addetto francese al CNT, il cui assassinio è stato commesso dai patrioti della Resistenza libica e l’attacco ai mercenari francesi in cui è rimasto ucciso un ex soldato francese. L’intera operazione è stata definita attacco terroristico ed è stato sottolineato che il CNT ha arrestato un sospettato.
I media mondiali ricalcano esattamente la propaganda nazista, che chiamava i partigiani russi banditi. Le squadre delle SS catturavano civili in modo casuale e chiedevano ai locali di consegnare i partigiani altrimenti minacciavano di giustiziare gli ostaggi. Esattamente lo stesso accade in Libia. Gli squadroni della NATO e del CPM hanno creato una serie di campi di sterminio per la tortura dei membri della Resistenza e terrorizzando la popolazione libica, in stretta collaborazione con in traditori interni. Video di torture si diffondono attraverso YouTube come nel febbraio-marzo i video del linciaggio dei libici dalla pelle nera. Gli amministratori del sito web hanno eliminato solo i video dei crimini commessi dalla NATO e da Al-Qaeda. Quando i media mondiali iniziano a diffondere disinformazione per far sembrare la Resistenza compromessa,dovrebbe significare che ogni libico dovrebbe continuare a lottare, perché quando i leader dei paesi sostenitori del terrorismo affermano attraverso i media che vogliono la pace, è chiaro che essi vogliono avere un pò di riposo e raggruppare le loro forze.
E’ essenziale continuare la guerriglia contro gli invasori con lo stesso passo e accordando con la strategia generale. Ora, mentre viene creato il governo provvisorio libico, è essenziale che tutte le persone e organizzazioni intelligenti garantiscano il supporto ad esso e chiedano ai governi dei propri
paesi di riconoscere questo governo come unico e legittimo rappresentante del
popolo della Jamahirya libica.
Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://english.pravda.ru//hotspots/terror/18-01-2012/120272-Libyan_Resistance_and_western_hypocrisy-0/

http://www.statopotenza.eu/2016/resistenza-libica-e-ipocrisia-occidentale

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/resistenza-libica-e-ipocrisia.html

Notizie Non Allineate Sull’Occupazione Della Libia (Febbraio 2013)

Postato il 02/02/2013 di cdcnet

8-10 Febbraio 2013

da LibyaSOS
La resistenza cresce e cerca nuove vittorie. In un comunicato ratifica la fedeltà a Mohamar Gadafi, esprime la vontà di liquidare tutti i “traditori” e “mercenari” per affermare la legittimità del governo della Jamahiriya. Annuncia che tutte le attuali azioni militari, in tutti i fronti della battaglia, sono state previste dal leader Mohamar Gadafi quando disse che la lotta sarà lunga e dura.
Tripoli: Il “traditore e terrorista” Mahmoud Jibril è sfuggito ad un tentativo di omicidio mentre saliva in casa. Carri armati si spostano per le strade probabilmente a causa dei timori per il sollevamento popolare del 15 febbraio. I “banditi” della NATO hanno intenzione di chiudere il carcere e di trasferire i detenuti in sedi sconosciute in previsione del 15 febbraio.
Aerei israeliani violano lo spazio aereo della Libia senza che i “mafiosi” del governo facciano alcunchè, confermando che Israele fu una parte della cospirazione internazionale contro la Libia.
I lavoratori egiziani in Libia sono oggetto di abusi da parte delle milizie armate e di confisca dei loro beni.
Il fondatore del partito della Coalizione Repubblicana è stato sequestrato.
I “banditi” del governo “mafioso” libico espellono i libanesi con l’accusa di essere gli autori della diffusione dello sciismo in Libia e di questo accusano l’Iran.
La città di Prairie appoggia la separazione della regione della Cirenaica e la rivoluzione del 15/2/2013.
Ghadames: Innalzata la bandiera verde mentre in un cassetto del Consiglio Locale è stata fata trovare un immagine del leader Gheddafi.
Derna: 3 membri del Comitato del governo locale si sono dimessi nel timore di essere liquidati dalla rivolta programmata il 15 febbraio. Nel frattempo ci sono stati duri combattimenti tra resistenza e “banditi al servizio della NATO.
Attentato contro la sede dello Stato Maggiore Generale.
Misurata: Un convoglio di decine di veicoli è uscito dalla città per dirigersi verso Tripoli con l’ordine di reprimere qualunque rivolta il 15 febbraio.
Ubari: Scontri tra Tabu e forze libiche, non è noto il motivo.
Altrettanto sconosciuti sono i motivi degli scontri a Tajoura, zona “periferica est di Tripoli”.
Sirte: Arrestato il comandante militare di Sirte, “Colonnello” Omar al-Abelsalam Nasnavi.
Sabha: 23 civili torturati sono riusciti a fuggire dal carcere.
Zintan: Una numerosa delegazione di comandanti “ribelli” e “notabili” civili si sono recati in Algeria, il motivo non è noto, ma si ritiene che cerchino di negoziare con la forza verde, in quanto consapevoli del fatto di come sia impossibile governare sotto l’egida della NATO e dei suoi mercenari.

2-7 Febbraio 2013

da LibyaSOS, AlgeriaISP, Lybiaagainstsuperpower
In Bengasi, i residenti sono minacciati e spinti ad aderire ad una nuova rivoluzione che preveda il federalismo in Libia. Esplodono scontri in vicinanza del battaglione Buamr. Nasser Al-Amari si dà fuoco in protesta contro il nuovo regime, i medici ritengono che non sia possibile salvarlo.
Tripoli: Individui sconosciuti assaltano la sede del Progetto Nazionale. Gruppi di “ribelli” entrano nella sede del Congresso nazionale, esigendo somme di denaro.
La resistenza ha pubblicato i nomi di 3000 “ratti” inviati nei bar, sui taxi, ec. per spiare la resistenza verde e catturarne gli uomini.
I responsabili dei Consigli Locali si stanno dimettendo in previsione della rivolta del 15 febbraio.
La Lufthansa sospende i voli su Tripoli a causa del deteriorarsi della sicurezza.
Zliten: Rivolta nella prigione militare con spari all’esterno e all’interno.
Sirte: Trovati i corpi di 2 giovani che erano stati imprigionati e torturati dai “banditi” di Misurata.
Zawiya: Bloccate le entrate e le uscite dalla città.
Kufra: Ucciso un giovane della tribù Toubu.
Comunicato: “Il 15 febbraio la Jamahiriya libica è pronta a sollevarsi e ritrovare la sua dignità e sovranità. Caro popolo della Jamahiriya libica libera … In questo momento storico della nostra nazione, siamo pronti a colpire i burattini e i traditori che hanno portato alla rovina della Libia….”
Scontri tra i “ribelli” del Souk Jomoa e quelli di Misurata posizionati nella base militare di Maetika, 3 feriti.
Comunicati della resistenza verde sono stati distribuiti nella città di Tarhouna per una sollevazione popolare contro il governo della NATO.
Nave italiana attracca a Tripoli con un carico di veicoli armati e, secondo alcune fonti, mercenari.
Elicotteri sorvolano la città di Tripoli.
I “ribelli” hanno preso d’assalto una banca a Sirte, prelevata una grande somma di denaro.
Nel sud della Libia, a Oubary, sono scoppiati scontri tra la tribù di Toubous e gli “ex-ribelli” di Darae Libya. Un ribelle è stato ucciso.
Il “primo ministro” Ali Zidane ha chiesto aiuto alla NATO contro gli islamisti. Sarà organizzata una riunione tra governo francese, Qatar e NATO a Parigi martedì prossimo, poco prima della data prevista per la sollevazione popolare del 15 febbraio.

1 Febbraio 2013

da LibyaSOS
Tripoli: Le strade sono piene di veicoli militari, di mercenari e ‘terroristi’ che sono in allerta dopo che il ‘traditore’ che si fa chiamare Ali Zaidan, primo ministro, ha denunciato la possibilità di una insurrezione “illegale” per il 15 febbraio organizzata dalle masse popolari della parte orientale. Rapito fuori della sede della Conferenza Nazionale il colonnello ‘traditore’ Musa Abdul Salam, coordinatore del ‘cosiddetto’ Ministero dell’Interno e le istituzioni della società civile. La sede dell’ONU è stata attaccata con lancio di bombe a mano al suo interno, feriti e danni materiali. Esplode autobomba al ponte Qurgi.
Il tribunale militare ha condannato a morte il figlio del leader libico, Seif al-Islam, e il capo dei servizi segreti, Abdullah al-Senussi. L’udienza si è tenuta in segreto, e la sentenza è stata pronunciata a porte chiuse. La corte ha ordinato l’esecuzione di Saif al-Islam a Bengasi, e di Senussi a Tripoli il 17 febbraio, secondo anniversario della rivoluzione libica.
Bengasi: Un altro dipendente del Servizio dela Sicurezza Nazionale, Salah al-Mufti Vazri, è morto nella sua casa a seguito dell’esplosione di un’autobomba. Trovate 4 autobombe poco prima dell’esplosione. Ordigno al Museo Archeologico. Scontri in piazza Quiche. Lanciata una bomba a mano contro un veicolo della polizia, muore l’autista. Dieci giorni fa, il corpo di un ufficiale della polizia, Nasser Al-Moghrabi, è stato ritrovato con una ferita d’arma da fuoco alla testa, tre giorni dopo il suo rapimento. Un altro poliziotto è stato rapito la scorsa settimana.
I residenti della zona Aldjaafarh condannano l’incendio delle loro case da parte dei ‘terroristi’ di Gharyan.
Tentativo di assassinare il capo della polizia investigativa nella città di Prairie.
Derna: Uccisi 2 cittadini.
Scontri alla base aerea di Mitiga.
Kufra: Fatta sventolare la bandiera verde sopra l’edificio del Comitato Supremo della Sicurezza.
Tobruk: La delegazione coreana è venuta sotto il fuoco durante il viaggio da Bengasi a Tobruk, nella zona di Umm.
Misurata: Lo sceicco Mohammed bin Othman è stato eliminato, era il leader dei Fratelli musulmani, organizzatore e membro del consiglio locale di Misurata. Uccisa una guardia carceraria da una granata lanciata da Libia Libera.
Naji al-Hariri è stato ucciso colpito da sei proiettili davanti alla propria casa, la vittima collaborava con i battaglioni delle milizie armate ed era direttore dell’ufficio del cugino, il generale Omar al-Hariri.
Segnalati scontri a Ajeelat Balqguadf dopo la morte di un giovane di una famiglia Brich.