Ecco perchè la Libia è stata distrutta e la Siria viene bombardata

6 ottobre 2015
Ecco perchè la Siria viene bombardata!!!!

Elenco delle Banche Centrali proprietà dei Rothschild in tutto il mondo Banca Centrale!
Scritto il 1 giugno 2012 alle 12:03 da carloscalzotto@finanza

Premessa: Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava.

La famiglia Rothschild sta lentamente ma inesorabilmente fondando Banche Centrali che hanno la loro sede in ogni paese del mondo, dando loro quantità incredibile di ricchezza e potere. Nell’anno 2000 ci sono stati sette paesi senza una proprietà Rothschild Banca Centrale: Afghanistan, Iraq, Sudan, Libia, Cuba, Nord Corea, Iran. E’ non è una coincidenza che questi paesi sopra elencati, sono stati e sono tuttora sotto attacco da parte dei media occidentali, dal momento che una delle ragioni principali per cui questi paesi sono stati sotto attacco, in primo luogo perché non hanno ancora un Rothschild di proprietà della Banca Centrale. Il primo passo per stabilire se un paese può avere una Banca Centrale è quello di farli accettare un prestito scandaloso, che pone il paese in debito della Banca Centrale e sotto il controllo dei Rothschild. Se il paese non accetta il prestito, il leader di questo paese sarà assassinato e un leader Rothschild allineato sarà messo in posizione, e se l’omicidio non funziona, il paese sarà invaso per avere un’Istituto bancario Centrale, ottenedo così con la forza, sotto il nome di terrorismo. Le banche centrali sono create illegalmente e sono private, dove la famiglia di banchieri Rothschild hanno lo zampino. Il fondatore della famiglia è nato più di 230 anni fa (Mayer Amschel Rothschild 1743-1812) e scivolò piano piano sulla strada in ogni paese di questo pianeta, minacciato ogni leader e governi d’ogni parte del mondo, con la morte fisica, economica e distruzione, per poi piazzare su ogni popolo, queste banche centrali, per controllare e gestire il portafoglio di ciascun paese. Peggio ancora, i Rothschild controllano anche le macchinazioni di ogni governo, a livello macro, fregandosene delle vicende quotidiane delle vite individuali di ogni popolo. Tranne quando saremo troppo fuori linea, nel 2003 i paesi senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild erano: Sudan, Libia, Cuba, Corea del Nord ed l’Iran. Gli attacchi dell’11 settembre sono stati un lavoro interno per poter invadere l’Afghanistan e Iraq per stabilire poi una Banca Centrale in questi paesi. I paesi lasciati soli nel 2011 senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild sono: Cuba, Corea del Nord ed Iran. Dopo le proteste ed istigazioni con le rivolte nei paesi arabi, i Rothschild hanno la strada spianata per stabilire anche là delle banche centrali, e sbarazzarsi di quei leaders, con forte carisma verso i loro popoli.

Ecco lo spaventoso potere della famiglia ROTHSCHILD in the World:

L’elenco delle loro proprietà

Albania: Bank of Albania

Algeria: Bank of Algeria

Argentina: Central Bank of Argentina

Armenia: Central Bank of Armenia

Aruba: Central Bank of Aruba

Australia: Reserve Bank of Australia

Austria: Austrian National Bank

Azerbaijan: National Bank of Azerbaijan

Bahamas: Central Bank of The Bahamas

Bahrain: Bahrain Monetary Agency

Bangladesh: Bangladesh Bank

Barbados: Central Bank of Barbados

Belarus: National Bank of the Republic of Belarus

Belgium: National Bank of Belgium

Belize: Central Bank of Belize

Bermuda: Bermuda Monetary Authority

Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan

Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)

Bolivia: Central Bank of Bolivia

Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina

Botswana: Bank of Botswana

Brazil: Central Bank of Brazil

Bulgaria: Bulgarian National Bank

Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)

Cameroon: Bank of Central African States

Canada: Bank of Canada – Banque du Canada

Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority

Central African Republic: Bank of Central African States

Chad: Bank of Central African States

Chile: Central Bank of Chile

China: The People’s Bank of China

Colombia: Bank of the Republic

Congo: Bank of Central African States

Costa Rica: Central Bank of Costa Rica

C?te d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)

Croatia: Croatian National Bank

Cuba: Central Bank of Cuba

Cyprus: Central Bank of Cyprus

Czech Republic: Czech National Bank

Denmark: National Bank of Denmark

Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic

East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank

Ecuador: Central Bank of Ecuador

Egypt: Central Bank of Egypt

El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador

Equatorial Guinea: Bank of Central African States

Estonia: Bank of Estonia

Ethiopia: National Bank of Ethiopia

European Union: European Central Bank

Fiji: Reserve Bank of Fiji

Finland: Bank of Finland

France: Bank of France

Gabon: Bank of Central African States

The Gambia: Central Bank of The Gambia

Georgia: National Bank of Georgia

Germany: Deutsche Bundesbank

Ghana: Bank of Ghana

Greece: Bank of Greece

Guatemala: Bank of Guatemala

Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)

Guyana: Bank of Guyana

Haiti: Central Bank of Haiti

Honduras: Central Bank of Honduras

Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority

Hungary: Magyar Nemzeti Bank

Iceland: Central Bank of Iceland

India: Reserve Bank of India

Indonesia: Bank Indonesia

Iran: The Central Bank of the Islamic Republic of Iran

Iraq: Central Bank of Iraq

Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland

Israel: Bank of Israel

Italy: Bank of Italy

Jamaica: Bank of Jamaica

Japan: Bank of Japan

Jordan: Central Bank of Jordan

Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan

Kenya: Central Bank of Kenya

Korea: Bank of Korea

Kuwait: Central Bank of Kuwait

Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic

Latvia: Bank of Latvia

Lebanon: Central Bank of Lebanon

Lesotho: Central Bank of Lesotho

Libya: Central Bank of Libya

Lithuania: Bank of Lithuania

Luxembourg: Central Bank of Luxembourg

Macao: Monetary Authority of Macao

Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia

Madagascar: Central Bank of Madagascar

Malaysia: Central Bank of Malaysia

Malawi: Reserve Bank of Malawi

Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)

Malta: Central Bank of Malta

Mauritius: Bank of Mauritius

Mexico: Bank of Mexico

Moldova: National Bank of Moldova

Mongolia: Bank of Mongolia

Morocco: Bank of Morocco

Mozambique: Bank of Mozambique

Namibia: Bank of Namibia

Nepal: Central Bank of Nepal

Netherlands: Netherlands Bank

Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles

New Zealand: Reserve Bank of New Zealand

Nicaragua: Central Bank of Nicaragua

Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)

Nigeria: Central Bank of Nigeria

Norway: Central Bank of Norway

Oman: Central Bank of Oman

Pakistan: State Bank of Pakistan

Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea

Paraguay: Central Bank of Paraguay

Peru: Central Reserve Bank of Peru

Philippines: Bangko Sentral ng Pilipinas

Poland: National Bank of Poland

Portugal: Bank of Portugal

Qatar: Qatar Central Bank

Romania: National Bank of Romania

Russia: Central Bank of Russia

Rwanda: National Bank of Rwanda

San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino

Samoa: Central Bank of Samoa

Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency

Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)

Serbia: National Bank of Serbia

Seychelles: Central Bank of Seychelles

Sierra Leone: Bank of Sierra Leone

Singapore: Monetary Authority of Singapore

Slovakia: National Bank of Slovakia

Slovenia: Bank of Slovenia

Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands

South Africa: South African Reserve Bank

Spain: Bank of Spain

Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka

Sudan: Bank of Sudan

Surinam: Central Bank of Suriname

Swaziland: The Central Bank of Swaziland

Sweden: Sveriges Riksbank

Switzerland: Swiss National Bank

Tajikistan: National Bank of the Republic of Tajikistan

Tanzania: Bank of Tanzania

Thailand: Bank of Thailand

Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)

Tonga: National Reserve Bank of Tonga

Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago

Tunisia: Central Bank of Tunisia

Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey

Uganda: Bank of Uganda

Ukraine: National Bank of Ukraine

United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates

United Kingdom: Bank of England

United States: Board of Governors of the Federal Reserve System (Washington)

Federal Reserve Bank of New York

Uruguay: Central Bank of Uruguay

Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu

Venezuela: Central Bank of Venezuela

Yemen: Central Bank of Yemen

Zambia: Bank of Zambia

Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe fonte 1 , fonte 2

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=88999

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L’ATTO RIVOLUZIONARIO DI DIRE LA VERITA’

Postato il Venerdì, 02 ottobre @ 12:10:00 BST di davide

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
L’intervento a Londra di John Pilger, in occasione del lancio dei file WikiLeaks, con una introduzione di Julian Assange. George Orwell disse: “In tempi di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”.
Questi sono tempi bui, in cui la propaganda dell’inganno tocca tutte le nostre vite. È come se la realtà politica fosse stata privatizzata e l’illusione legittimata. L’era dell’informazione appartiene ai mass media. Si fa politica attraverso i media; si censura attraverso i media; si va in guerra tramite i media; si punisce con i media; ci si distrae con i media – una linea di assemblaggio surreale composta da luoghi comuni e falsi presupposti.

L’incredibile tecnologia [di cui disponiamo] è diventata sia nostra amica che nostra nemica. Ogni volta che accendiamo un computer o che prendiamo in mano un dispositivo digitale – i nostri rosari laici – siamo sottoposti a controlli: alla sorveglianza delle nostre abitudini e routine, e a bugie e manipolazioni.
Edward Bernays, l’ideatore del termine “pubbliche relazioni”, un eufemismo per “propaganda”, lo predisse più di 80 anni fa. Lo chiamò, “il governo invisibile”. Scrisse: “Quelli che manipolano l’elemento invisibile chiamato democrazia moderna costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro paese… Noi siamo governati, le nostre menti sono modellate, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare…”
L’obiettivo di questo governo invisibile è di impadronirsi di noi: della nostra coscienza politica, del nostro senso del mondo, della nostra capacità di pensare in modo indipendente, di separare la verità dalle menzogne.
Si tratta di una forma di fascismo, una parola che giustamente siamo cauti nell’usare, preferendo lasciarla nell’incerto passato. Ma un moderno, insidioso fascismo è ormai un pericolo costante. Come nel 1930, grandi bugie ci vengono recapitate con la regolarità di un metronomo. I musulmani sono cattivi. I fanatici sauditi sono buoni. I fanatici dell’ISIS sono cattivi. La Russia è sempre un male. La Cina sta diventando un male. Bombardare la Siria è giusto. Le banche corrotte sono buone. Il debito corrotto è buono. La povertà è buona cosa. La guerra è normale.
Di coloro che mettono in dubbio queste verità ufficiali, questi estremismi, si pensa abbiano bisogno di una lobotomia – finché sono diagnosticati “on-message”, cioè gente che si parla addosso. La BBC offre questo servizio gratuitamente. Chi non si sottomette è etichettato “radicale” – checché significhi questa parola.
Il vero dissenso è diventato una bizzarria; eppure coloro che dissentono non sono mai stati più importanti. Il libro che sto lanciando stasera, ‘The WikiLeaks Files’, è un antidoto a un fascismo che non usa mai il proprio nome. È un libro rivoluzionario, così come WikiLeaks stessa è rivoluzionaria – esattamente come Orwell intendeva nella citazione che ho usato all’inizio. Perché dice che non dobbiamo accettare queste menzogne quotidiane. Non abbiamo bisogno di rimanere in silenzio. O, come Bob Marley una volta cantò: “emancipatevi dalla schiavitù mentale.”
Nell’introduzione, Julian Assange spiega che non basta pubblicare i messaggi segreti del grande potere, ma che dare loro un senso è fondamentale, così come inserirli nel contesto di oggi e nella memoria storica.
Questo è il notevole risultato di questa antologia, questo reclama la nostra memoria. Collega le ragioni e i crimini che hanno causato tanta sofferenza umana, dal Vietnam e Centro America, al Medio Oriente e all’Europa orientale, con la matrice del potere rapace, gli Stati Uniti.
È attualmente in atto un tentativo americano ed europeo di distruggere il governo della Siria. Il primo ministro David Cameron ne è particolarmente entusiasta. Questo è lo stesso David Cameron che io ricordo come un untuoso PR impiegato da una ditta di speculazioni della televisione commerciale indipendente britannica.
Cameron, Obama e il sempre ossequioso Francois Hollande vogliono distruggere quel che resta dell’autorità multi-culturale in Siria, un’azione che sicuramente aprirà la strada ai fanatici dell’ISIS.
Questa è una pazzia, naturalmente, e la colossale bugia che giustifica questa follia è che sarebbe per sostenere quei siriani che si sono ribellati a Bashar al-Assad nella primavera araba. Come rivela però Wikileaks, la distruzione della Siria è stata a lungo un cinico progetto imperiale che precede la rivolta della primavera araba contro Assad.
Per i padroni del mondo a Washington e in Europa, il vero crimine della Siria non è la natura oppressiva del suo governo, ma la sua indipendenza dal potere americano e israeliano – come è altrettanto vero che il crimine dell’Iran è la sua indipendenza, e la vera criminalità della Russia è la sua indipendenza, e che il vero crimine della Cina è la sua indipendenza. In un mondo di proprietà americana, l’indipendenza è intollerabile.
Questo libro svela queste verità, una dopo l’altra. La verità di una guerra al terrorismo che è sempre stata una guerra di terrore; la verità su Guantanamo, la verità su Iraq, Afghanistan, America Latina.
Mai come adesso c’è un così urgente bisogno di dire la verità. Con alcune lodevoli eccezioni, i giornalisti mediatici pagati  apparentemente per mettere le cose in chiaro sono ora assorbiti in un sistema di propaganda che non è più giornalismo, ma anti-giornalismo. Questo è vero dei liberali e rispettabili quanto lo è di Murdoch. A meno che non siate disposti a monitorare e controllare ogni asserzione speciosa, le cosiddette notizie sono diventate inguardabili e illeggibili.
Mentre leggevo The WikiLeaks Files, mi sono venute in mente le parole del compianto Howard Zinn, che spesso faceva riferimento ad “un potere che i governi non possono sopprimere”. Questo descrive Wikileaks, e descrive i veri informatori che condividono il loro coraggio.
A titolo personale, conosco la gente di Wikileaks da un po’ di tempo ormai. Che abbiano ottenuto ciò che hanno ottenuto in circostanze non di loro scelta è una fonte di costante ammirazione. Il loro salvataggio di Edward Snowden viene in mente. Come lui, sono eroici: niente di meno.
Il capitolo di Sarah Harrison, ‘indicizzazione dell’Impero’, descrive come lei e i suoi compagni abbiano istituito un’intera biblioteca pubblica della diplomazia statunitense. A disposizione di tutti adesso ci sono più di due milioni di documenti. “Il nostro lavoro”, scrive, “è dedicato ad assicurarci che la storia appartienga a tutti.” Com’è emozionante leggere quelle parole, che sono anche un tributo al suo stesso coraggio.
Dal confino di una stanza presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il coraggio di Julian Assange è una risposta eloquente ai vigliacchi che lo hanno infamato e al potere canaglia che cerca vendetta su di lui e allo stesso tempo conduce una guerra alla democrazia.
Niente di tutto ciò ha dissuaso Julian e i suoi compagni di WikiLeaks: neanche un po’. Non è forse straordinario?
The WikiLeaks Files: il mondo secondo l’impero USA è pubblicato da Verso.

John Pilger
Fonte: http://johnpilger.com

Link: http://johnpilger.com/articles/the-revolutionary-act-of-telling-the-truth
30.09.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIANNI ELLENA

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15640

GEORGE SOROS, IL CAPITALISTA DEL DISASTRO

30 Giugno 2015

George Soros è un noto miliardario. Di recente ha iniziato a prendere parte attiva negli affari Ucraini, ma certamente non giocando il ruolo del pacificatore; tutt’al contrario, è impegnato a istigare una guerra su vasta scala contro la Russia.
Nei primi giorni di Giugno cyber berkut ha hackerato e diffuso la corrispondenza tra Soros e il presidente Petro Poroshenko. I materiali in possesso mostrano che Soros è determinato a fare pressione sugli USA per rifornire l’Ucraina di armi letali all’avanguardia e addestramento per le truppe. Come mai a un finanziere come Soros dovrebbe interessare una cosa del genere?
George Soros è conosciuto in tutto il mondo. Molta gente ha assistito con i suoi occhi a quello che fa. Uno dei 30 più ricchi al mondo secondo Forbes, la sua presenza è visibile e sentita in molte nazioni. Possiede una reputazione come specialista del profitto, imprenditore (possiede aziende) e di filantropo, tutte cose insieme. L’impegnarsi in diverse attività è distintivo del suo particolare modo di agire e comportarsi.

Si distingue su tutti come maestro della speculazione finanziaria, un vero alchimista della finanza. E’ ricordato per il suo lavoro da maestro nel contribuire al collasso della sterlina Inglese nel 1992. Nemmeno la Banca d’Inghilterra fu in grado di contrastarlo. Guadagnò un miliardo in un battito d’occhi. Contribuì pure allo scoppio della crisi finanziaria nel Sud Est Asiatico, 1998, nella quale le valute di oltre dodici paesi collassarono. Aveva già pronto il suo dito nella torta quando la Russia fu colpita da default sempre nel 1998.
In queste operazioni Soros si avvalse del fondo quantum, il quale è parte del Gruppo fondi quantum, cartello di hedge funds privati basati a Curaçao, Antille Olandesi, ed alle Isole Cayman. Il Gruppo si muove attualmente sotto le direttive di Soros attreverso il suo Soros Fund Management. La speculazione valutaria è la principale fonte delle sue fortune (gli ha fruttato circa 30 miliardi).
Contrariamente a quanto generalmente si pensa però si impegna anche in attività “tranquille” e “pulite”, come la compravendita di quote azionarie, che compra con i ricavati delle speculazioni valutarie. Allo scopo ha fondato il Soros fund management LLC, azienda privata che investe nei capitali delle maggiori multinazionali mondiali. Soros fund management LLC mantiene il controllo di ampie quote in grosse multinazionali che profittano dagli investimenti in paesi stranieri. Soros ad esempio controlla oltre 5 milioni di azioni del gigante della chimica Dow chemicals. Un altro tra i suoi maggiori investimenti è la Monsanto, Soros detiene mezzo milione di azioni del gigante biotecnologico. Queste due multinazionali sono produttori chimici con una offerta diversificata di prodotti e servizi con applicazioni che spaziano dall’industria all’agricoltura, biotecnologie, industria alimentare e numerosi altri settori economici.
Il finanziare ha interessi anche in campo energetico, con circa due milioni di azioni di Energen, una compagnia di gas naturale. PDC Energy, di cui possiede un milione di quote azionarie, è un altro tra i suoi grossi investimenti. Inoltre è coinvolto pure nel business bancario, possedendo quote rilevnati di Citogroup, una della “big six” di Wall Street. La seconda parte delle sue attività non è molto discussa, certo è che è in grado di piazzare le suo uova d’oro (assets) in molti cestini (aziende e banche) in molte parti del Mondo.
Un terzo genere di attività che lo vede impegnato è la charity, la beneficienza, a cui da particolarmente rilievo in quanto contribuisce a creare l’immagine positiva del magnate di successo. Lo strumento principale delle sue attività filantropiche è l’ Open society Institute, o Fondazione George Soros. Formalmente questa ONG agisce in accordo con i principi generali dei diritti umani, la dignità e la legge, allo scopo di aiutare le nazioni a conseguire obiettivi positivi di progresso. Dietro la facciata l’Istituto cerca di resettare la mentalità del pubblico attraverso diversi programmi volti alla formazione di elites locali funzionari a creare regimi il più possibile favorevoli e compiacenti verso gli interessi delle compagnie transnazionali Occidentali e delle banche. Soros con questi investimenti non ci va di certo in perdita: i soldi che spende così sono “investimenti in capitale umano”, spesso ancora più redditizio che investimenti nelle compagnie hi-tech o negli hedge funds. La sola differenza è che i profitti maturano in dieci anni, spesso anche più.
L’Open society Institute ha rami in 27 paesi tra Asia ed Europa, tra cui Polonia, Lettonia, Estonia, Georgia, Armenia, Azerbaijan. Secondo il Business weekSoros ha giò speso oltre 5 miliardi in “beneficienza” di cui 1 milione solo in Russia. Alla fine del 2003 ha però interrotto le sue operazioni Russe. Nel 2004 laOpen society ha smesso di erogare borse di studio. Nonostante questo, altre organizzazioni fondate da Soros proseguono attività nella Federazione Russa.
Sintetizzando, questo è il modo in cui i business di Soros funzionano nella gran maggioranza dei casi:
1) La speculazione valutaria apporta vasti “guadagni”;
2) I guadagni vengono ripartiti tra ulteriore speculazione valutaria, l’acquisto di partecipazioni in multinazionali e la “beneficienza”;
3) Le beneficienze lavorano a facilitare un clima favorevole all’investimento nei paesi scelti. L’investimento in questi paesi arriverà solo dopo dopo aver studiato e verificato certezze rispetto al “clima degli investimenti”;
Nel caso di Soros “clima propizio agli investimenti” non è da intendere in senso comune. Un normale imprenditore direbbe che un clima favorevole agli investimenti presuppone stabilità economica e politica, tendenze favorevoli al mercato et cetera. Questi non sono i parametri di valutazione per Soros: il suo criterio è “tanto peggio tanto meglio”, per questo è definito un capitalista del disastro. Capitalismo del disastro (disaster capitalism) è infatti il termine che designa operazioni come le sue speculazioni valutarie. Generalmente investe in aziende e progetti dopo aver portato a termine efficaci “bombardamenti” con la sua artiglieria. Parliamo di crisi politiche indotte finalizzate a cambi di regime, rivolte, agitazioni di massa, sconvolgimento sociale in genere. Una crisi politica è inevitabilmente succeduta da collasso economico e valutario; svalutazione monetaria, declino nel valore di mercato delle aziende. Ed è quando che impadronirsi degli assets diventa più economico che è tempo di investire. I risultati dei colpi d’artiglieria di Soros vengono poi sfruttati da una pletora di altri squali capitalisti che sono sempre pronti a seguire la sua scia. Ecco che cosa se ne fa Soros della “beneficienza”. Il punto è che questi programmi d’aiuto sono parte delle preparazioni per mettere in scena una crisi politica. Inoltre il successo di questi programmi consente a Soros di avere sempre un certo numero di politici e amministratori pubblici che ballano al ritmo della sua musica, cosa che consente di evitare impedimenti all’acquisizione dei capitali esteri desiderati.
Ogni impresa è condizionata dai suoi flussi di bilancio, ma il modello di George Soros esclude del tutto lo “status quo”. Come nella teoria di Marx (descritta nelCapitale) vi è una legge generale della circolazione monetaria (denaro-commercio-beni) ed espansione della produzione, nel caso di Soros dobbiamo aggiungere la valuta dell’influenza socio-politica, i cambi valutari e la logica delle crisi, il che si risolve nella formula: capitale-crisi-costo dei beni capitali. Il valore aumenta o diminuisce dopo che l’intera fase della circolazione si completa. Senza nessuna crisi politica da promuovere il maestro alchimista Soros perde tutta la sua speciale competitività, riducendosi a un semplice uomo d’affari.
Gli esperti fanno notare come Soros ha applicato le sue speciali abilità in molti paesi del Mondo, ad esempio in Stati Africani come Nigeria, Camerun, Uguanda etc Soros era sempre dietro gli sconvolgimenti sociali e politici che colpivano questi paesi. Dopo ha rivolto le sue ambizioni al’Europa e ai contesti post-sovietici. Lo troviamo coinvolto in Serbia, Georgia, Ucraina e Macedonia. E’ coinvolto oggi in tutti questi scenari. Molto è stato detto e scritto sull’argomento guerre civili e sommosse sociali in questi Stati, meno noto è che George Soros, guarda caso, ha interessi a lungo termine in ciascuno di essi. Esistono due correnti di pensiero maggiori per spiegare i suoi successi negli affari. Una sostiene che siano dovuti alla sua capacità di prevedere gli sviluppi degli eventi, mentre l’opposta teoria sostiene che piuttosto faccia buon uso di informazioni interne che gli girano le sue connessioni a livelli alti nel mondo economico e nelle amministrazioni governative. La prima teoria è propagandata dallo stesso Soros, il quale ha scritto diversi libri sulla teoria della riflessività applicata ai capitali e ai mercati finanziari, nel tentativo di persuadere che il suo dono abbia una base scientifica. Avendo letto i suoi libri ho l’impressione che differiscano poco dalla pletora dei vari “prodotti intellettuali” che affollano gli scaffali delle librerie, quei prodotti dove l’unica cosa a motivarne l’acquisto è il solo nome dell’autore. Sospetto che le sue ambizioni da scrittore altro non siano che una copertura per le nefande attività legate all’uso di informazioni interne e riservate (insider trading). In diverse occasioni è stato colto con le mani nel sacco e se l’è cavata con modeste multe. Direi che la seconda teoria è decisamente più affidabile.
Ma vorrei proporre una terza teoria per spiegare i suoi successi finanziari. Ha accesso a fonti finanziarie vicine ai cosiddetti “signori del denaro”, ossia gli azionisti che controllano il sistema della Federal Reserve (banca centrale USA), quelli che possiedono le presse che stampano i soldi, per intenderci. Nel corso degli anni ’70 il limite dello standard aureo è stato accantonato. Esattamente il 15 Agosto 1971 gli Stati Uniti terminarono unilateralmente la convertibilità del dollaro in oro, di fatto provocando la fine del sistema basato sugli accordi di Bretton Woods (1944) e rendendo il dollaro una fiat currency, una valuta legale (senza valore di riferimento).
La pressa dei soldi può stamparne a piacimento, l’unico problema è poi mettere i soldi a profitto, ed è lì che ai signori del denaro servono dei validi assistenti, ossia Soros. Direi anzi che è anche uno dei signori del denaro lui stesso, dal momento che, come abbiamo visto, possiede notevoli quote di Citigroup, una delle sei grandi banche di Wall Street. Tutte queste maggiori banche sono coproprietarie della società privata per azioni nota come Federal Reserve System. Magari Soros non sarà importante come pezzi da 90 quali i Rotschild o i Rockfeller, signori dei denaro a pienissimo titolo, Soros li serve, secondo gli esperti sarebbe alle dirette dipendenze dei Rotschild, ma questa è una questione che possiamo anche non approfondire qui.
Il punto è che, in ogni caso, possiede abbastanza soldi da fare collassare completamente il valore di scambio di valute straniere. Per portare la missione a termine gli occorre avere una cifra corrispondente al totale delle riserve delle banche centrali. Mise in gioco 20 miliardi di dollari per distruggere la sterlina Inglese nel 1992. A quei tempi non era abbastanza ricco da metterceli tutti di tasca sua e se li fece prestare dai signori del denaro. Molti esperti ritengono che il Fondo Soros altro non sia, infatti, che un fondo comune dei padroni con Soros assunto ad amministratore delegato.
C’è un ultima questione importante che merita la nostra considerazione. I signori del denaro danno soldi a Soros per ragioni diverse dal semplice fatto di arricchirsi ulteriormente, non ne hanno nessun bisogno infatti, che bisogno possono averne se hanno lì le stamperie di soldi sempre a disposizione? Il controllo sulla “produzione” di soldi è infatti la chiave del raggiungimento di tutti i loro veri obbiettivi. Soros non è per loro un uguale, è uno a cui piacciono i soldi che in pratica ha passato tutta la vita a cercare di diventare sempre più ricco. E per questo ha attivamente destabilizzato tanti paesi del Mondo. Però, anche i veri signori del denaro hanno bisogno di destabilizzare ed indebolire gli Stati, diluire le loro sovranità nazionali e avvicinarsi sempre più al sogno che coltivano ed inseguono da secoli: il dominio globale.
Ecco a che cosa gli serve un Soros. Lui rappresenta il massimo esperto nell’orchestrare rivolte, colpi di stato, proteste stile Maidan. E’ tutto qui ciò che l’ha reso un imprenditore di così straordinario successo, nonchè quello che definiamo un capitalista del disastro. Come detto in precedenza, è scontato che Soros è in attesa di mungere enormi profitti dai fatti Ucraini. E se vogliamo dirla tutta, lavora attivamente per fare precipitare la nazione nel caos più totale secondo i desideri dei grandi signori del denaro.
Fonte: qui
Valentin Katasonov
Fonte: http://www.strategic-culture.org/
23.06.2015
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI
Per approfondire è consigliato il testo: Valentin Katasonov, Monetary Civilization: capitalism, history and ideology, Institute of Russian Civilization, 2015.

Preso da: http://unaliraperlitalia.blogspot.it/2015/06/george-soros-il-capitalista-del-disastro.html

Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

Gli USA hanno creato il virus Ebola come arma biologica

Il post che vi proponiamo è la traduzione di un articolo comparso sulla Pravda (giornale russo) l’11 agosto 2014. L’autore insinua un terribile dubbio nella nostra mente: il virus Ebola è stato deliberatamente creato in qualche laboratorio statunitense come arma biologica? È un’ipotesi fondata, oppure si tratta dell’ennesimo colpo mediatico nella polemica tra Russia e Stati Uniti?
11 agosto 2014

[Articolo originale comparso sulla Pravda – 11 agosto 2014] L’epidemia del mortale virus Ebola, che nasce nel profondo della giungla, ultimamente si è diffusa in tutto il mondo con una velocità senza precedenti.

Il numero delle vittime, secondo i dati ufficiali, ha già superato il migliaio di persone. Il numero di persone infette sfiora i duemila. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la malattia come minaccia di rilevanza mondiale. Ci sono modi per combattere la febbre?

Si scopre che c’è un vaccino contro Ebola. Gli scienziati del Pentagono lo stavano sviluppando da 30 anni, e tutti i diritti della cura appartengono al governo degli Stato Uniti. Due medici statunitensi infetti hanno ricevuto iniezioni di vaccino e hanno cominciato il recupero dalla malattia immediatamente.

Perchè questo è stato reso pubblico solo ora? Perchè gli Stati Uniti detengono tutti i diritti per l’uso del vaccino? Ci possono essere due risposte ovvie a queste domande.

Come si può vedere, Ebola è un’arma biologica perfetta: si diffonde rapidamente e provoca quasi il 100% di mortalità. Coloro che hanno il vaccino salvavita possono dettare le condizioni agli altri.

La seconda risposta risiede in un interesse puramente commerciale. È sufficiente disporre di panico alimentato con l’aiuto dei media, come è stato il caso di altre epidemie precedenti come l’influenza aviaria. Successivamente, sarà possibile vendere il farmaco salvavita a qualsiasi prezzo.

Tuttavia, gli scienziati russi dubitano che gli americani abbiano creato davvero la cura, anch’essi impegnati nella ricerca per studiare la natura del virus e creare un vaccino. Tra gli scienziati sovietici, per esempio, il professor Alexander Butenko, nel 1982 è stato membro di una spedizione sovietico-guinea, trascorrendo quasi un anno nelle foreste pluviali della Guinea, quando il virus sconosciuto era stato da poco scoperto.

Secondo Butenho, l’attuale distribuzione dell’infezione è la continuazione del focolaio scoppiato nel 1982. Gli scienziati russi hanno la più ampia base scientifica per la creazione del vaccino, dice Butenko, i cui materiali raccolti un quarto di secolo fa, dovrebbero aiutare l’attuale generazione di scienziati russi nello sviluppo di una cura.

Diversi ricercatori russi sono già in Guinea, tra cui il capo del Laboratorio di Ecologia del Virus Mikhail Shchelkanov. “Attualmente, il vaccino ha superato cinque prove abbastanza bene. Le prove del vaccino ora entrano nella fase finale, ma nessuno sa quando sarà completato”, ha detto Shchelkanov.

Preso da: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/08/11/gli-usa-hanno-creato-il-virus-ebola-come-arma-biologica/

A chi avesse dei dubbi raccomando la lettura di questi 2 articoli (in inglese)http://jamahiriyanews.wordpress.com/2012/09/01/ebola-virus-october-2009-patent-by-the-us-government/

http://www.mathaba.net/news/?x=634091

Roberts: mentecatti europei, pagati per portarvi in guerra

Scritto il 25/9/14

Pagliacci pericolosi, pagati per mentire. Dal portoghese José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea prima del degno sostituto Juncker, fino al danese Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato. Obbediscono agli ordini di chi li ha piazzati al vertice: gli Stati Uniti. E l’ordine è semplice: raccontare il contrario della verità, in modo da “orientare” l’opinione pubblica grazie ai media mainstream, anch’essi “zerbini” del super-potere come i loro editori, per nulla indipendenti. E’ la dura accusa lanciata sul blog “Counterpunch” da Paul Craig Roberts, già editor e viceministro di Reagan, indignato per la criminale manipolazione delle notizie sul fronte ucraino, orchestrata dallo staff di Obama. E perché gli europei non si ribellano, visto che hanno tutto da perdere in caso di un’escalation con la Russia? Perché noi americani li paghiamo, scrive Roberts: tutti i leader europei sono stati elevati a ruoli di comando dallo Zio Sam. Grazie agli Usa hanno fatto carriera e ricevuto denaro a palate. Per questo, sono pronti a dire (e fare) qualsiasi cosa. Anche la guerra, persino contro una superpotenza nucleare.

«Herbert E. Meyer, un pazzo che per un periodo aveva occupato il ruolo di assistente speciale del direttore della Cia durante l’amministrazione Reagan, Barroso e Junckerha scritto un articolo invitando all’assassinio del presidente russo Vladimir Putin», riferisce Craig Roberts in un post tradotto da “Come Don Chisciotte”. Dice l’ex uomo Cia: «Se dobbiamo farlo uscire dal Cremlino con i piedi in avanti e un foro di proiettile nella nuca, non avremmo problemi». Assassinare Putin? «Come il folle Meyer spiega – ribatte Roberts – il delirio che Washington ha diffuso nel mondo non ha limiti». Lo provano, su un altro piano, le bugie di Barroso, «messo alla presidenza della Commissione Europea come burattino degli Usa». Dopo una recente telefonata con Putin, Barroso ha raccontato ai media che il capo del Cremlino avrebbe espresso la seguente minaccia: «Se volessi, potrei prendermi Kiev in due settimane». C’è da mettersi a ridere, dice Roberts: «Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la disparità tra le forze russe e ucraine sa più che bene che alla Russia basterebbero 14 ore, e non 14 giorni, per prendersi l’Ucraina».

Basta ricordarsi cosa accadde all’armata georgiana «addestrata e armata da Usa e Israele quando Washington aveva piazzato i suoi bambolotti georgiani nell’Ossezia del Sud». Le forze georgiane, precisa Roberts, sono collassate sotto il contrattacco russo in appena 5 ore.  In ogni caso, «Putin non ha minacciato nessuno: una minaccia non sarebbe coerente con l’intero approccio attendista di Putin alla minaccia strategica che Washington e i suoi burattini della Nato hanno mosso alla Russia in Ucraina». Il rappresentante permanente della Russia all’Ue, Vladimir Chizhov, ha detto che se la menzogna di Barroso non verrà ritrattata, la Russia divulgherà la registrazione dell’intera conversazione. «La bugia che la marionetta di Washington Barroso ha raccontato non è degna di una persona rispettabile», scrive Roberts. «Ma dove, in Europa, c’è qualcuno di rispettabile al potere? Vladimir ChizhovDa nessuna parte. Le poche persone serie sono del tutto fuori dai centri di potere».

Al vertice c’è gente come Rasmussen: era solo il premier della piccola Danimarca, e un giorno capì che «avrebbe potuto salire oltre, diventando una marionetta degli Usa». Come? Per esempio supportando l’invasione illegale dell’Iraq. E quindi, mentendo: «Sappiamo – disse – che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa». Il danese conosceva le regole: «Chi serve Washington fa carriera, e Rasmussen ne ha fatta». Osserva Craig Roberts: «Il problema del mettere in certe posizioni dei mentecatti è che essi rischierebbero il mondo per la loro carriera». Ora, secondo l’ex viceministro di Reagan, il segretario della Nato ha «messo a rischio la sopravvivenza di tutta l’Europa, occidentale e orientale», annunciando al vertice di Newport la creazione di una forza speciale di attacco capace di operazioni-lampo in Russia. Ciò che «il burattino di Washington chiama “piano di azione immediata”» è giustificato come una risposta al quello che viene definito «l’atteggiamento aggressivo della Russia in Ucraina». Tutto falso, ovviamente. Inoltre, la “forza d’attacco fulminea” di Rasmussen «verrà spazzata via così come ogni capitale europea». Aggiunge Roberts: «Che tipo di idiota provoca in questo modo una superpotenza nucleare?». Risposta: un “idiota” prezzolato, riempito di dollari e quindi ricattabile.

Racconta Craig Roberts: «Il mio professore di dibattito all’università, che è diventato un alto ufficiale del Pentagono con il compito di terminare la guerra in Vietnam, in risposta alla mia domanda su come Washington faccia sempre fare all’Europa ciò che vuole ha detto: “Soldi, diamo loro soldi”. “Aiuti stranieri?”, ho chiesto. “No, diamo ai politici europei un sacco di soldi. Loro sono in vendita. Noi li compriamo, e loro ci rendono conto”. Forse – aggiunge Roberts – questo spiega i 50 milioni di dollari guadagnati da Blair, in un anno, con il suo ufficio». Facile prendersela con Mosca, inventando di sana pianta ogni accusa: «La Russia se ne è stata in disparte mentre il governo-marionetta di Kiev ha accerchiato e bombardato insediamenti civili, ospedali, scuole, e lanciato una serie costante di bugie». Putin ha persino respinto le richieste delle province ora indipendenti del Sud e dell’Est dell’Ucraina, in passato territori russi, di venire nuovamente annesse. La verità è esattamente opposta: «Sono le milizie naziste ucraine ad attaccare i Un soldato ucraino con svastica, immagini del Tg2civili nei territori che appartenevano alla Russia». Infatti, «molti militari ucraini hanno disertato a favore delle repubbliche indipendenti».

A quei soldati disertori non piaceva l’idea di bombardare civili inermi e di combattere accanto a dei neonazisti, alcuni ripresi con la svastica stampata sull’elmetto. «L’Ucraina dell’Ovest – ricorda Craig Roberts – è la dimora delle divisioni ucraine delle SS che combatterono al fianco di Hitler. Oggi le milizie organizzate dal “Right Sector” e altri partiti politici di destra indossano la divisa delle divisioni ucraine delle SS. Queste sono le persone che Washington e l’Ue sostengono. Se i nazisti ucraini potessero vincere contro la Russia, e non possono, si rivolterebbero all’Occidente. Esattamente come l’Isis, creato da Washington, e che Washington ha sguinzagliato contro Siria e Libia. Ora l’Isis sta ricreando un Medio Oriente unito, e Washington non sembra in grado di reagire. William Binney, un ex ufficiale dell’Nsa, ha scritto alla cancelliera tedesca Angela Merkel avvertendola di difendersi dalle menzogne di Obama al summit della Nato in Galles. Gli ufficiali dell’intelligence statunitense avvertono la Merkel di ricordarsi delle “armi di distruzione di massa” irachene e di non farsi ingannare nuovamente, entrando stavolta in conflitto con la Russia».

La domanda è: chi rappresenta la Merkel? Washington o la Germania? «Fino ad ora», nella vertenza con Mosca sull’Ucraina, la cancelliera «ha rappresentato Washington, non gli interessi dell’economia tedesca, non il popolo tedesco, non la Germania come nazione», sostiene Roberts, ricordando che in una manifestazione di protesta, a Dresda, una folla ha ostacolato il discorso della Merkel gridandole “kriegstreiber” (guerrafondaia), “bugiarda” e “nessuna guerra contro la Russia”. Nulla, comunque, che abbia perforato il muro dei media mainstream, silenzio e menzogna. «I media occidentali, la più grande casa chiusa del mondo, agognano la guerra». Craig Roberts denuncia il “Washington Post”, «un giornale-trofeo nelle mani del proprietario miliardario di “Amazon.com”», divenuto «un zimbello mondiale» per «le bugie di Washington» su Putin, «sbrodolate» in editoriali come quello del 31 agosto. Putin avrenne «resuscitato la tirannia» per ricostituire l’impero russo. «Come ex editore del “Wall Street Journal” – replica Paul Craig Roberts – posso dire con Anders Fogh Rasmussenassoluta certezza che una propaganda di questo tipo, spacciata per editoriale, sarebbe conseguita nell’immediato licenziamento di tutte le persone coinvolte».

I nostri media evitando persino di riferire quello che Kiev racconta al Fmi: e cioè che l’Ucraina non è mai stata invasa. In caso di invasione, infatti, la guerra sarebbe conclamata. E una Ucraina ufficialmente in guerra con un paese straniero non potrebbe neppure ricevere le agognate sovvenzioni del Fondo Monetario. «Ma i media occidentali non si interessano ai fatti: bastano le bugie, solo le bugie. Il “Washington Post”, il “New York Times”, la “Cnn”, “Fox News”, “Die Welt”, la stampa francese e quella inglese pregano in coro: “Per favore, Washington, dacci altre bugie sensazionali da sbandierare. La nostra circolazione ne ha bisogno. Chissenefrega della guerra e della razza umana, se in cambio possiamo avere stabilità finanziaria”». Siamo seri, aggiunge Roberts: se unità militari russe fossero davvero in azione nell’Est del paese, l’Ucraina «non esisterebbe più» e sarebbe di nuovo «parte della Russia, come secoli prima che Washington sfruttasse il crollo dell’Unione Paul Craig RobertsSovietica per separarla».

Piuttosto, c’è da domandarsi «quanto durerà la pazienza russa di fronte alle continue bugie e provocazioni dell’Occidente», visto che «le menzogne di Washington, insieme a quelle dei suoi bambolotti europei e dei media occidentali, rendono inutili gli sforzi della Russia per risolvere la situazione con la diplomazia e un comportamento non aggressivo». Per Roberts,  «non c’è nulla che la Nato possa fare se la Russia decide che un’Ucraina nelle mani di Washington è una minaccia strategica troppo grande per i propri interessi». Niente da fare, se Mosca decissere davvero di “reincorporare” Kiev: «Qualsiasi forza d’intervento della Nato inizierebbe una guerra che non potrebbe vincere. E la popolazione tedesca, memore delle conseguenze della guerra contro la Russia, ribalterebbe il governo burattino di Washington». A quel punto, «la Nato e la Ue crollerebbero, se la Germania si staccasse dall’assurdo costrutto asservito agli interessi di Washington a spese dell’Europa». Solo allora, finalmente, «il mondo avrebbe pace».

Preso da: http://www.libreidee.org/2014/09/roberts-mentecatti-europei-pagati-per-portarvi-in-guerra/

Le pericolose frequentazioni di Federica Mogherini

2 settembre 2014
Wikileaks ha rivelato di due incontri segreti della Mogherini con un funzionario della Cia, che è anche braccio destro del senatore McCain, anima nera e segreta della diplomazia Usa.

di Franco Fracassi

«E poi quando mi dicono che la Mogherini è inesperta gli dico di chiedere cosa ne pensa Kerry». Quando il presidente del consiglio Matteo Renzi rispose in questo modo durante una conferenza stampa in tanti pernsarono a una richiesta di referenze rivolta al segretario di Stato Usa. In realtà c’era di più. Popoff in passato ha rivelato dei pericolosi legami che intercorrono tra Renzi e la destra repubblicana. Accennando, tra l’altro, a due riunioni segrete a cui la ministra degli Esteri dell’Unione europea (Federica Mogherini) quando era ancora una semplice funzionaria dei Democratici di sinistra partecipò insieme a sconociuti personaggi inviati da Washington. Oggi Popoff è in grado di rivelare il nome di almeno uno di questi funzionari. Si tratta di Kurt Volker, braccio destro del senatore dell’Arizona John McCain, l’ambasciatore ombra della Casa Bianca, l’uomo che ha organizzato la primavera araba, l’uomo che ha dato il via alle guerre civili in Libia e in Siria, l’uomo che ha organizzato la rivolta di Maidan in Ucraina, l’uomo che ha creato e poi scatenato lo Stato islamico del Levante (Isil).

Si legge in un cablo inviato dall’allora ambasciatore Usa a Roma Ronald Spogli al segretario di Stato Condoleezza Rice (reso pubblico da Wikileaks): «Kurt Volker l’8 e il 9 maggio ha incontrato “una campionatura” di rappresentanti politici e del ministero degli Esteri e ha enfatizzato l’importanza della continuata collaborazione su Iraq, Iran, Afghanistan, Balcani e altre questioni globali ai rappresentanti del governo italiano. Ha detto che l’Italia potrebbe rimanere un importante alleato ma occorre che ci sia attento coordinamento e nessuna sorpresa, in particolare su Iraq, Iran e il conflitto israelo-palestinese.
 Gli italiani hanno ribadito il concetto e hanno aggiunto che la nuova coalizione di governo di centro-sinistra non cesserà il suo impegno in Iraq, ma lo trasformerà in ricostruzione e addestramento delle forze di sicurezza irachene.
Hanno, inoltre, aggiunto che il nuovo governo sarà più critico verso Russia, Cuba e Venezuela di quanto lo sia stato Berlusconi».

«All’incontro con Volker hanno partecipato Carlo Baldocci (consigliere diplomatico del ministro delle Finanze Giulio Tremonti), 
Bisogniero (direttore generale per le Americhe del ministero degli Esteri), 
Marco Carnelos (consigliere diplomatico del presidente del consiglio), 
De Cardona (direttore ufficio Balcani del ministero degli Esteri),
 Federica Mogherini (in rappresentanza dei Ds), 
Oliva (direttore generale per l’integrazione europea del ministero degli Esteri),
 Antonio Polito (in rappresentanza della Margherita),
 Scarantino (consigliere capo ufficio degli affari del Medio Oriente del ministero degli Esteri),
 Terzi (direttore generale Affari Politici ministero degli Esteri),
 Luciano Vecchi (in rappresentanza dei Ds),
 Gianni Vernetti (in rappresentanza della Margherita)», prosegue l’informativa segreta.

Che a quest’incontro abbiano partecipato rappresentanti del ministero degli Esteri di allora ci può stare. Meno comprensibile la presenza di Antonio Polito, Gianni Vernetti e Federica Mogherini.

Ancora più strano quando il nome della Mogherini appare in un’altra riunione (sempre con Volker) e con «un ufficiale politico non nominato che sovrintende all’incontro».

Grazie alle rivelazioni di Wikileaks, da quello che è emerso finora, queste riunioni gli uomini inviati da Washington le facevano solo con persone riconosciute come «fedeli agli Stati Uniti» e «di sicura fiducia».

Volker ha fatto carriera nella Cia. Dal 1997 (continuando a essere uomo dell’Agenzia) è divenuto il braccio destro di John McCain. Il senatore repubblicano dell’Arizona lo ha piazzato prima al dipartimento di Stato (è stato assistente del segretario di Stato Condoleezza Rice, uno dei falchi dell’Amministrazione Bush). Poi lo ha fatto nominare dal presidente George Bush ambasciatore Usa presso la Nato. Infine, lo ha piazzato come direttore esecutivo del McCain Institute for International Leadership, i cui obiettivi sono: «Attraverso la sua ricerca politica, eventi, programmi associati e altre attività, l’Istituto si propone di informare, riunire, addestrare e assistere attuali e futuri leader degli Stati Uniti e esteri.
Guidati dai valori che hanno ispirato la carriera del Senatore John McCain, l’Istituto è impegnato a sostenere la leadership globale dell’America».

Di McCain Popoff ha scritto molto, svelando i suoi intrighi e le sue amicizie pericolose (“Il patto Isil-Usa in una foto”). Quello che finora non è stato detto è che il senatore era stato scelto nel 2004 dall’allora candidato democratico alla Casa Bianca John Kerry come prima scelta per essere il suo vice presidente in caso di vittoria. Entrambi veterani del Vietnam, la loro amicizia è sempre stata così solida che quando Kerry decise di candidarsi al posto di governatore del Massachusetts McCain si rifiutò di fare campagna per il suo avversario repubblicano. Da due anni, poi, lavorano in tandem. Kerry dirige la politica estera Usa alla luce del giorno, mentre McCain si occupa di quella segreta, quella che non si può raccontare all’opinione pubblica.

I legami americani della Mogherini non fanno altro che confermare le rivelazioni di Popoff circa l’asse Renzi-ultra destra repubblicana (“Renzi nelle mani della destra repubblicana Usa, realizzato il Piano di Gelli”). Particolarmente solida l’intesa tra il nostro presidente del consiglio e Michael Ledeen, altro uomo nero della diplomazia statunitense. Ledeen è implicato in molte delle operazioni sporche della Cia e del Pentagono nel mondo (scandalo Iran-Contra, traffico di cocaina dalla Colombia, repressioni in Nicaragua ed El Salvador, caso Moro, guerre contro Panama, Iraq, Afghanistan, di nuovo Iraq, tentativo di guerra all’Iran).

Preso da: http://popoffquotidiano.it/2014/09/02/le-pericolose-frequentazioni-di-federica-mogherini/

ECCO CHI TIRA I FILI DEL TERRORE PER SOVVERTIRE L’ORDINE MONDIALE

Postato il Giovedì, 11 settembre @ 20:59:06 BST di davide

DI ANDREA INDINI

ilgiornale.it

Intevista a Daniel Estulin. “Il Bilderberg non è più così importante, la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi”. E fa i nomi di chi governa il mondo da dietro le quinte. “Tutti gli eventi sono tra loro interconnessi. A leggere i giornali sembra che gli scontri in Ucraina siano un problema a sé, completamente slegati dagli scontri razziali di Ferguson o dalle persecuzioni razziali e religiose in Iraq e Siria”.

Prima di entrare nel merito delle tensioni tra la Russia e la Nato, Daniel Estulin (controverso autore del libro La vera storia del club Bilderberg) ci tiene a spiegare che “la Terra è un pianeta piccolo” e che, per andare fino in fondo, è fondamentale capire chi tira le fila. Perché “noi siamo solo burattini”.

Estulin nasce nel 1966 a Vilnius. Della sua vita non si sa molto. Ma, chiacchierando, è lui stesso a raccontare delle battaglie del padre per una Russia più libera, della fuga in Canada e della passione per la politica, senza divisione tra interni e esteri, perché “la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi, tra quelle persone che governano il mondo da dietro le quinte”. Li chiama “shadow master” (signori dell’oscurità, ndr) e cerca di smascherarli nei suoi libri, da L’istituto Tavistock in avanti.

Perché la Nato sta alzando i toni con la Russia?

“Per capirlo bisogna guardare a Detroit, uno scenario post-apocalittico degno di un film di Will Smith. Le persone che tirano le fila del mondo vogliono che le guerre, la crescita zero e la deindustrializzazione ogni città del mondo assomigli a Detroit.”

Progresso e sviluppo non dovrebbero essere direttamente proporzionali alla densità di popolazione?

“Grazie ai progressi tecnologici, le società si sviluppano, creano di ricchezza e costruiscono. Ma chi tira le fila del mondo sa che la terra è un pianeta molto piccolo con risorse naturali limitate e una popolazione in continua crescita. Ora siamo 7 miliardi e stiamo già esaurendo le risorse naturali. Ci sarà sempre abbastanza spazio sul pianeta, ma non abbastanza cibo e acqua per tutti. Perché i potenti sopravvivano, noi dobbiamo morire.”

Come intendono fare?

“Distruggendo le nazioni a vantaggio delle strutture sovranazionali controllate dal denaro che gestiscono. Le corporazioni governano il mondo per conto dei governi che esse controllano. Così è successo con l’Unione Europea.”

E Putin non rientra in questo disegno…

“Pensavano di poterlo controllare…”

Perché non ci riescono?

“La Russia è una superpotenza nucleare. È questo che la rende tremendamente pericolosa agli occhi di questa gente. La Cina, per esempio, ha una grande popolazione ma non è una potenza nucleare. E per questo non è un pericolo. Mentre l’economia cinese può essere distrutta nel giro di un minuto, le tecnologie russe non possono essere annientate.”

Dove vogliono arrivare col conflitto in Ucraina?

“Togliere il gas all’Europa per farla morire di freddo… Quando parlo di potere, non lo identifico con persone che siedono su un trono, ma con un concetto sovranazionale. L’idea è appunto distruggere ogni nazione.”

Alla fine non ci sarà più alcuna patria?

“L’alleanza è orientata verso una struttura mondiale che per essere controllata ha bisogno di nazioni deboli.”

È possibile fare qualche nome?

“Christine Lagarde, Mario Draghi, Mario Monti, Petro Oleksijovyč Porošenko… tutte queste persone sono sostituibili. Prendete Renzi: la sua politica conduce alla distruzione dell’Italia. Perché lo fa, dal momento che dovrebbe fare l’interesse del vostro Paese? Non è logico.”

Non è poi tanto diverso da Monti…

“I vari Renzi, Monti, Prodi sono traditori dell’Italia, non lavorano nell’interesse del Paese. Renzi non ha mandato politico, nessuna legittimazione, non è stato eletto.”

L’ultimo premier eletto democraticamente è stato Berlusconi.

“E questo è il motivo per cui c’è stato uno sforzo così ben orchestrato per distruggerlo.”

È il Bilderberg a tirare le fila?

“Il Bilderberg era molto influente negli anni Cinquanta, nel mondo postbellico. Ora è molto meno importante di quanto non si creda. Organizzazioni come il Bilderberg o la Trilaterale non sono il vertice di nulla. Sono la cinghia di trasmissione. I veri processi decisionali hanno luogo ancora più in alto. L’Aspen institute è molto più importate del Bilderberg.”

Nessuno ne parla.

“I giornali mainstream fanno parte di questo gioco. Pensare che media come il New York Times, il Washington Post o Le Monde siano indipendenti, è da idioti. I giornalisti lavorano per azionisti, che decidono la linea editoriale del giornale.”

Vale anche per l’Italia?

“Il Corriere della Sera, la Stampa e il Sole 24Ore siedono spesso alle riunioni del Bilderberg. Non c’è metodo più efficace che far passare le loro idee nella stampa mainstream.”

Anche l’estremismo e il terrorismo islamico rientrano in questo disegno?

“Certamente. Non è possibile credere che Obama lavori nell’interesse degli Stati Uniti. Come è impensabile credere che un’organizzazione come l’Isis sia passata, nel giro di poche settimane, dall’anonimato più assoluto a rappresentare la peggiore organizzazione terroristica del mondo.”

Come si “costruisce” un nemico?

“Con gruppi come Isis, Hamas, Hezbollah o Al Qaeda, succede quello che chiamiamo blow-back, cioè quello che succede quando soffi il fumo e ti torna in faccia. L’effetto è sempre lo stesso: si costruisce e si finanzia un gruppo terroristico, in Ucraina come in Medioriente, e dopo un certo periodo di gestazione questo ti torna indietro e ti colpisce. In ogni operazione non c’è mai un solo obiettivo, ma sempre molti obiettivi. Un obiettivo lavora per te, un altro contro di te.”

Tutto già calcolato?

“Un qualsiasi attacco implica l’uso dell’esercito e, quindi, la necessità di investire soldi nell’industria bellica. La formula è la stessa, cambiano solo i giocatori. Oltre alla guerra ci sono modi diversi per ottenere lo stesso risultato: la fame, la siccità, droghe, la malattie. Li stanno usando tutti. Così da un lato distruggono il mondo economicamente, dall’altro usano i soldi per sviluppare tecnologie così potenti e futuristiche da creare un gap tra noi e loro sempre più marcato.”

Eppure faticano a contrastare l’ebola…

“Macché! È solo un esempio per vedere la reazione della popolazione mondiale. Viene presentata come un’epidemia ma ha ammazzato appena tremila persone negli ultimi dieci anni. Ogni anno raffreddore, tosse e influenza ne uccidono 30mila solo negli Stati Uniti. La prossima volta che ci sarà una vera epidemia, conosceranno già le reazioni umane.”

Andrea Indini

Fonte: http://www.ilgiornale.it

Link: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-chi-tira-i-fili-terrore-sovvertire-lordine-mondiale-1050906.html

11.09.2014

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13901

DROGA, PETROLIO E GUERRA

:::: Peter Dale Scott :::: 7 luglio, 2013 ::::
Peter Dale Scott prosegue la sua analisi del sistema di dominazione statunitense. Durante una conferenza tenutasi a Mosca, ha riassunto i risultati delle sue ricerche sul finanziamento di questo sistema attraverso il traffico di droghe e gli idrocarburi. Sebbene tutto ciò sia risaputo, la verità è ancora oggi difficile da ammettere.

Ho pronunciato questo discorso nel corso di una conferenza anti-NATO, tenutasi l’anno scorso a Mosca. Sono stato l’unico relatore statunitense invitato all’evento. Sono stato ospitato in concomitanza della pubblicazione in Russia del mio libro Drugs, oil and war, – un’opera mai tradotta in francese, contrariamente a La Route vers le nouveau désordre mondial e al libro precedente (1).

Da vecchio diplomatico preoccupato per la pace, sono stato felice di parteciparvi. In effetti ho l’impressione che il dialogo tra gli intellettuali statunitensi e russi sia meno serio oggi rispetto al periodo della Guerra Fredda.

Ciononostante, i pericoli di un conflitto che coinvolga le due principali potenze nucleari evidentemente non sono ancora scomparsi.

In riferimento al problema di crisi strettamente interconnesse, quali la produzione di droga afgana e il jihadismo salafita narcofinanziato, e contrariamente alle posizioni degli altri intervenuti, con il mio discorso ho inteso esortare la Russia a cooperare in un contesto multilaterale con gli Stati Uniti, in virtù della condivisione di volontà simili – malgrado le attività violente della CIA, della NATO e del SOCOM (il Comando Statunitense per le Operazioni Speciali) in Asia centrale.

Dopo la conferenza, ho continuato ad approfondire le riflessioni sui rapporti che si sono deteriorati nel tempo tra Russia e Stati Uniti e sulle mie speranze quasi utopistiche di restaurazione. Malgrado i differenti punti di vista dei partecipanti alla conferenza, c’è stata la tendenza a condividere una profonda inquietudine per le intenzioni statunitensi nei riguardi della Russia e degli ex-stati dell’URSS. Questa preoccupazione comune era fondata sulle conosciute azioni passate degli Stati Uniti, e dei loro impegni non mantenuti. In effetti, contrariamente alla maggior parte dei cittadini americani, loro sono ben informati riguardo la faccenda.

L’assicurazione che la NATO non approfitterà della distensione per espandersi nell’Europa dell’Est è un valido esempio di promessa non mantenuta. Evidentemente la Polonia e altri ex-membri del Patto di Varsavia al giorno d’oggi sono integrati nell’Alleanza Atlantica, insieme alle ex-Repubbliche Socialiste Sovietiche del Baltico. Peraltro, alcune proposte che mirano a far entrare nella NATO l’Ucraina – vero cuore della vecchia Unione Sovietica – sono ancora attuali. Questa tendenza ad estendersi verso est è stata accompagnata da attività e operazioni congiunte tra le truppe USA e le forze armate di sicurezza dell’Uzbekistan – alcune delle quali sono state certamente organizzate dalla NATO. (Queste due iniziative sono cominciate nel 1997, con l’amministrazione Clinton).

Potremmo citare altre inadempienze a impegni presi in precedenza, come la conversione non autorizzata di una forza delle Nazioni Uniti in Afghanistan (approvata nel 2001 dalla Russia) in una coalizione militare gestita dalla NATO. Due relatori hanno criticato la determinazione degli Stati Uniti nel voler installare nell’Europa dell’Est uno scudo antimissile contro l’Iran, rifiutando i suggerimenti russi di posizionarlo in Asia. Secondo loro, questa intransigenza costituirebbe «una minaccia per la pace mondiale».

I partecipanti alla conferenza hanno percepito queste misure come delle estensioni aggressive del movimento che, da Washington, ha mirato a distruggere l’URSS durante il mandato di Reagan. Alcuni dei relatori con i quali ho potuto scambiare opinioni ritenevano che durante i due decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, la Russia è stata minacciata da alcuni piani operativi degli Stati Uniti e della NATO per un primo attacco nucleare contro l’URSS. Sarebbe stato possibile mettere in pratica questi piani solo prima che la parità nucleare fosse raggiunta, ma evidentemente non sono mai stati realizzati. Malgrado tutto, i miei interlocutori erano convinti che gli estremisti che hanno appoggiato questi piani non hanno mai abbandonato il loro desiderio di umiliare la Russia e di ridurla al rango di terza potenza. Non posso negare questa preoccupazione. In effetti, il mio libro precedente, intitolato La machine de guerre américaine, descrive allo stesso modo le pressioni continue volte a stabilire e a mantenere la supremazia degli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

I discorsi pronunciati a questa conferenza non si sono limitati in alcun caso a criticare gli intrighi politici degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica. In effetti, i relatori si sono opposti con una certa veemenza all’appoggio di Vladimir Putin per la campagna militare della NATO in Afghanistan, avvenuto l’11 Aprile 2012. Loro si sono risentiti in particolare per il fatto che Putin abbia approvato l’installazione di una base dell’Alleanza Atlantica a Ulianovsk, situato a 900 km a est di Mosca. Sebbene questa base sia stata «venduta» all’opinione pubblica russa come un mezzo per facilitare la ritirata statunitense dall’Afghanistan, un relatore ci ha garantito che l’avamposto di Ulianovsk è stato presentato nei documenti della NATO come una base militare. Infine gli intervenuti si sono mostrati contrari alle sanzioni ONU contro l’Iran, che sono state favorite dagli Stati Uniti. Al contrario loro considerano questo Paese come un alleato naturale contro i tentativi statunitensi di concretizzare il progetto di dominazione globale di Washington.

Accantonate le osservazioni successive, io sono rimasto in silenzio per la maggior parte della conferenza. Ciononostante la mia mente, perfino la mia coscienza si sono sentite turbate, quando ho pensato alle recenti rivelazioni su Donald Rumsfeld e Dick Cheney. In effetti, immediatamente dopo l’11 settembre, questi ultimi hanno realizzato un progetto con l’obiettivo di far cadere numerosi governi amici della Russia – tra i quali l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Iran (2). Dieci anni prima, al Pentagono, il neoconservatore Paul Wolfowitz ha dichiarato al generale Wesley Clark che gli Stati Uniti disponevano di una finestra di opportunità per liberarsi di questi alleati della Russia, nel periodo di ristrutturazione russa dopo il crollo dell’URSS (3). Questo progetto non è ancora stato portato a termine in Siria e Iran.

Ciò che abbiamo potuto osservare durante il governo Obama assomiglia molto alla messa in atto progressiva del suddetto piano. Tuttavia, bisogna ammettere che in Libia, e attualmente in Siria, Obama ha mostrato ben più profonde reticenze rispetto ai suoi predecessori nell’inviare dei soldati sul posto. (È stato altrettanto riportato che, sotto la sua presidenza, un numero ristretto di forze speciali statunitensi hanno operato in questi due Paesi, per incitare la resistenza contro Gheddafi, e più recentemente contro Assad).

Più in particolare, ciò che mi preoccupa è la mancanza di reazione da parte dei cittadini degli Stati Uniti di fronte all’egemonismo militare aggressivo del loro Paese. Questo bellicismo continuo, che chiamerei «dominazionismo», è previsto nei piani a lungo termine del Pentagono e della CIA (4).

Senza alcun dubbio, numerosi americani potrebbero pensare che una Pax Americana globale assicurerebbe un’era di pace, sulla falsa riga della Pax Romana risalente a due millenni fa. Io sono convinto del contrario. In effetti, seguendo l’esempio della Pax Britannica del XIX secolo, questo dominazionismo condurrà inevitabilmente a un conflitto più ampio, potenzialmente a una guerra nucleare. In verità, la chiave di volta della Pax Romana era racchiusa nel fatto che Roma, sotto il regno di Adriano, si fosse ritirata dalla Mesopotamia. Inoltre, Roma accettava delle limitazioni rigorose al proprio potere nelle regioni nelle quali esercitava la sua egemonia. La Gran Bretagna ha dato prova di una saggezza simile, ma troppo tardi. Finora, gli Stati uniti non si sono mostrati così ragionevoli.

Peraltro, in questo Paese troppo pochi sembrano interessarsi al progetto di dominazione globale di Washington, almeno a partire dal fallimento delle manifestazioni di massa per impedire la guerra in Iraq. Abbiamo potuto constatare un gran numero di analisi critiche sulle ragioni di impegno militare degli Stati Uniti in Vietnam, e anche l’implicazione statunitense in atrocità come il massacro indonesiano del 1965.

Autori come Noam Chomsky e William Blum (5) hanno analizzato gli atti criminali degli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, hanno potuto studiare la recente accelerazione dell’espansionismo militare statunitense. Solo una minoranza di autori, come Chalmer Johnson e Andrew Bacevich hanno analizzato il rinforzamento della macchina da guerra americana che domina al giorno d’oggi lo sviluppo politico degli Stati Uniti.

Inoltre, è sorprendente constatare che il recente movimento Occupy, si sia potuto esprimere sulle guerre di aggressione condotte dal Paese. Dubito che siano stati ugualmente denunciati la militarizzazione di sorveglianza e di mantenimento dell’ordine, così come i campi di detenzione. Ora, queste misure sono il cuore del dispositivo di espressione interiore che minaccia la propria sopravvivenza (6). Faccio qui riferimento a ciò che viene chiamato il programma «di continuità di governo» (COG per «Continuity of Government»), misure attraverso le quali i pianificatori militari statunitensi hanno sviluppato dei mezzi per neutralizzare definitivamente tutti i movimenti contrari alla guerra efficaci negli Stati Uniti (7).

Da ex diplomatico canadese, se dovessi ritornare in Russia auspicherei di nuovo una collaborazione tra gli Stati Uniti e quel Paese al fine di affrontare i più urgenti problemi mondiali. La sfida è di superare questo rudimentale compromesso, che è la cosiddetta «coesistenza pacifica» tra le superpotenze. In realtà, questo intento vecchio di mezzo secolo ha permesso – e ugualmente incoraggiato – le violente atrocità dei dittatori alleati, come Suharto in Indonesia o Mohammed Siad Barre in Somalia.

È probabile che l’alternativa alla distensione, che sarà una rottura completa dei rapporti, possa portare a dei confronti sempre più pericolosi in Asia – molto certamente in Iran.

Tuttavia, questa rottura potrebbe essere evitata? Ecco, io mi domando se non abbia minimizzato l’intransigenza egemonica degli Stati Uniti (8). A Londra ho recentemente discusso con un vecchio amico, che ho conosciuto durante la mia carriera diplomatica. Si tratta di un diplomatico britannico di alto rango, grande esperto della Russia. Speravo che mitigasse la mia valutazione negativa delle intenzioni di Stati Uniti e NATO nei confronti di questo Paese. Invece, non ha fatto altro che rinforzarla.

Così, ho deciso di pubblicare il mio discorso corredato da questa prefazione, destinato tanto ai cittadini statunitensi quanto al resto del pubblico internazionale. Ritengo che al giorno d’oggi la soluzione più urgente per preservare la pace mondiale sia quella di limitare i movimenti degli Stati Uniti verso un’egemonia incontrastata. In nome della coesistenza in un mondo pacifico e multilaterale, occorre dunque rinforzare la proibizione all’ONU di guerre preventive e unilaterali.

A questo scopo, spero che i cittadini americani si mobiliteranno contro il dominazionismo del loro paese, e che pretenderanno una dichiarazione politica da parte dell’amministrazione o del Congresso, che preveda:

1.La rinuncia esplicita alle precedenti richieste del Pentagono, che fanno della «supremazia totale» (full spectrum dominance) un obiettivo militare peculiare nella politica estera degli Stati Uniti (9);
2.Il rifiuto in quanto inaccettabile della pratica delle guerre preventive oggi profondamente radicata;
3.L’astensione categorica da tutti i progetti statunitensi di utilizzo permanente delle basi militari in Iraq, Afghanistan o Kirghizistan;
4.Il ritorno, da parte degli Stati Uniti, alla conduzione delle loro future operazioni militari in accordo con le procedure stabilite dalla Carta delle Nazioni Unite.
Incoraggio i miei concittadini a seguirmi al fine di esortare il Congresso ad introdurre una risoluzione per questo scopo. Come soluzione potrebbe all’inizio non avere successo. Ciononostante, è possibile che contribuirà a riportare il dibattito politico statunitense verso un argomento secondo me urgente e poco dibattuto: l’espansionismo degli Stati Uniti, e la minaccia della pace globale, da esso derivante.

Traduzione di Lorena Orio

(1) Anche il ricercatore svizzero Daniele Ganser – autore del libro intitolato Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale (Fazi Editore, Roma, 2008), e l’uomo politico italiano Pino Arlacchi, in passato direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (ONUDC), sono stati invitati a questa conferenza.

(2) Inizialmente, Donald Rumsfeld volle rispondere all’11 settembre attaccando non l’Afghanistan, ma l’Iraq. Secondo lui, non ci sarebbero stati «obiettivi interessanti in Afghanistan» (Richard Clarke, Contro tutti i nemici, p. 31).

(3) Wolfowitz disse a Clark “abbiamo circa cinque o dieci anni per ripulire i vecchi regimi alleati sovietici – Siria, Iran, Iraq – prima che la prossima grande superpotenza ci metta alla prova” (Wesley Clark, Discorso al San Francisco Commonwealth Club, 3 Ottobre 2007). Dieci anni dopo, nel novembre 2001, Clark venne a conoscenza al Pentagono che i piani per attaccare l’Iraq sarebbero stati discussi come parte di una campagna quinquennal, […] che sarebbe iniziata in Iraq, e proseguita in seguito in Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan (Wesley Clark, Vincere le Guerre Moderne [New York, Affari Pubblici, 2003], p. 130).

(4) Il termine «egemonia» potrebbe avere un significato blando, connotante una relazione amichevole in una confederazione, oppure un significato ostile. Il movimento degli Stati Uniti verso l’egemonia globale, irremovibile e unilaterale è senza precedenti, e merita di avere un proprio appellativo. «Dominazionismo» è un termine orribile, avente una forte connotazione sessuale e perversa. Questo è il motivo per il quale l’ho scelto.

(5) I libri più recenti di William Blum sono Speranza di uccidere: gli interventi dell’Esercito statunitense e della CIA a partire dalla Seconda Guerra Mondiale (2003) e Liberare il mondo fino alla sua rovina: saggi sull’Impero Americano (2004).

(6) Paul Joseph Watson, «Leaked U.S. Army Document Outlines Plan For Re-Education Camps in America», 3 maggio 2012: Il manuale enuncia chiaramente che queste misure si applicano ugualmente sul territorio degli Stati Uniti, sotto la direzione del [Dipartimento della Sicurezza nazionale] e della FEMA. Questo documento aggiunge che le operazioni per un nuovo insediamento possono necessitare l’alloggiamento temporaneo (meno di 6 mesi) o semi permanente (più di 6 mesi) di importanti gruppi di civili».

(7) Vedere Peter Dale Scott, «Stati Uniti: lo stato di emergenza soppianta la Costituzione?», Peter Dale Scott, «Continuity of Goverment Planning: War, Terror and the Supplanting of the U.S. Constitution».

(8) Due notti fa ho fatto un sogno intenso e inquietante, nel quale alla fine ho visto l’apertura di una conferenza, dove io dovevo ancora parlare, come è accaduto a Mosca. Immediatamente dopo il mio discorso, il programma dell’evento prevedeva una discussione sulla possibilità che «Peter Dale Scott» fosse un personaggio inventato che offriva una conclusione segreta nefasta, e che in realtà non esistesse alcun «Peter Dale Scott».

(9) «Con ’La supremazia totale’ (‘full-spectrum dominance’) si intende la capacità delle forze statunitensi, agendo sole o con forze alleate, di combattere contro non importa quale nemico e di controllare non importa quale situazione annoverabile nella categoria delle operazioni militari.» (Joint Vision 2020, Dipartimento della Difesa, 30 maggio 2000; cf. «Joint Vision 2020 Emphasizes Full-spectrum Dominance», Dipartimento della Difesa).

Fonte: http://www.voltairenet.org/article178702.html
Preso da:

http://www.eurasia-rivista.org/droga-petrolio-e-guerra/19806/

Il Fratello Guida incontra scrittori, letterati e parlamentari affiliati al Global Green Auditorium

19/9/2005

Il Leader: “Vi do il benvenuto in Libia e vi ringrazio di essere venuti. Mi sono rivolto ai professori del mondo, agli intellettuali, ai politici, ai parlamentari e ai membri dei centri di ricerca socio-economico-politica chiedendo loro di venire in Jamahirya e di entrare nel Green Auditorium per assistere a lezioni e vedere direttamente l’applicazione della democrazia popolare diretta. In effetti l’appello è stato raccolto da membri della Duma russa, da professori di università russe e da intellettuali da noi incontrati.

Sono venuti al Green Auditorium, dove abbiamo avuto un incontro come questo. Ora voi ci onorate della vostra presenza e della vostra risposta all’appello. Per questo vi ringrazio. Il fatto che siate venuti da regioni tanto remote indica la vostra onesta nel perseguire la conoscenza e nel cercare la verità.

Ciò è essenziale. Dobbiamo cercare la verità senza nozioni preconcette di ordine razziale, religioso o altro. Ritengo che il Libro Verde, che rappresenta una guida alla lotta dei popoli per raggiungere la democrazia popolare diretta e il socialismo popolare, sia oggetto di una posizione preconcetta, razzista e irrazionale da parte di parecchie società governate da regimi dittatoriali e arbitrari. Tale posizione è, naturalmente, non scientifica e irrazionale; è dovuta a ragioni politiche o a dispote tra stati, come l’antagonismo contro Alagathafi in merito alla causa della liberazione e così via.

Prendere posizioni ostili alla Terza Teoria Universale è la prassi dei governi e dei leader, ma voi avete fatto breccia nell’embargo. Eccovi in Libia e nel Green Auditorium. Ecco la differenza tra studiosi e intellettuali liberi da complessi razzisti, che vengono a cercare la verità e la giudicano in seguito dopo averla vista coi propri occhi e i capi che prendono posizioni ostili, razziste e colonialiste in totale contraddizione con la logica, la scienza e l’imparzialità.

Purtroppo è posizione dei governi arbitrari impedire alla gente di leggere il Libro Verde. Noi crediamo invece che il Libro Verde segnerà al mondo la via definitiva alla democrazia e alla soluzione dei problemi socio-economici attraverso l’istituzione di una democrazia diretta e popolare delle masse, cioè il sistema delle masse, il socialismo popolare. Lo studio mancato del Libro Verde, invece, metterà i popoli in errore e li costringerà a una via lunga e a una gran perdita di tempo prima di arrivare a una soluzione.

Raggiungeranno questa soluzione col Libro Verde o senza, perché è inevitabile. L’opposizione di massa sta prendendo sempre più piede e si sta diffondendo sempre più. Un tempo individuale e naturale, ora è diventata una grande opposizione di massa. Sembra una piramide la cui base si allarghi sempre più fino a diventare una linea orizzontale.

La marcia delle masse verso il potere e l’eliminazione dell’oppressione e dello sfruttamento non si fermerà a mezza strada, ma sicuramente arriverà a destinazione. Non può essere statica e ciò significa movimento continuo e incessante. È inevitabile: il quadro di fronte a nboi mostra che la base della piramide continua ad allargarsi fino a fare della piramide una linea orizzontale: tutte le masse arrivano al potere e alla loro parte di ricchezza. La questione del potere e della ricchezza è ben netta davanti a noi nel mondo.

Il potere è nelle mani del governo e non della gente; e la gente è comandata da un governo. Termini odiosi come “il governo” e “la gente”, il “governatore” e i “governati” stanno prendendo piede senza vergogna. Non c’è vergogna in alcun luogo al mondo. Ora si parla del “governatore” e dei “governati” e di chi è responsabile. In altre parole, c’è uno che è responsabile e uno che non lo è; e chi non lo è, allora è schiavo.

È ben noto anche nella schiavitù che lo schiavo non è responsabile, ma lo è invece il padrone. Ora si parla di funzionari responsabili; ma dove sono? Si vuol dire i capi. Bene; e la gente è responsabile? “No”, dicono. Non dicono: “Tu sei responsabile”, ma “Il capo è responsabile… il funzionario responsabile di questo stato… quelli che sono funzionari responsabili dello stato”. Però gli altri non sono responsabili, perché sono schiavi e, certo, quando si è schiavi, non si è responsabili. Il termine “responsabilità” non viene mai ascritto a uno schiavo, ma al suo padrone; è la ragione dietro i termini comuni nel mondo d’oggi.

Si dice: “Ho conosciuto tanti funzionari responsabili italiani… Ho conosciuto tanti funzionari responsabili indiani… ho conosciuto tanti funzionari responsabili di questo stato… ho conosciuto il primo funzionario responsabile di questo stato… ho conosciuto un funzionario responsabile di quello stato… ho conosciuto un funzionario responsabile di quell’altro stato…” Questi sono i padroni responsabili… Quando qualcuno si riferisce a un funzionario responsabile, vuol dire che ha conosciuto uno dei capi o il capo supremo ecc. … Però gli altri non sono responsabili perché sono cittadini, cioè schiavi.

Da ciò l’espressione “funzionari responsabili” e “funzionario responsabile”: qualcuno responsabile di gestire gli affari degli schiavi. Sono i suoi schiavi e lui è responsabile di loro. Ecco la verità che si scopre sollevando il camuffamento attuale. La verità è che oggi i cittadini sono schiavi in ogni parte del mondo e che c’è qualcuno sopra di loro che è il governo. Si scambiano cortesie, telegrammi, congratulazioni e via dicendo; e dicono: “Governo e popolo, governanti e governati”, che significa che la gente non è governante, ma governata; “Ringrazio il vostro governo e il vostro popolo per la vostra calorosa ospitalità… ringrazio il governo e il popolo per aver ospitato questo congresso”.

Questa è un’espressione orribile in quanto dittatoriale: perché priva il popolo di eguaglianza, di sovranità e di dignità e attribuisce tutto al governo e ai funzionari responsabili. E lo si fa senza vergogna, finché le forze ben piazzate sul trono dell’autorità nel mondo sono le forze che detengono le risorse di renderle minacciose, di mostrare i muscoli e di insultare.

È la teoria dittatoriale a prevalere oggi e viene chiamata democrazia moderna o democrazia rappresentativa, ma non è democrazia. È costituita da politici e uomini d’affari che sono in possesso della ricchezza. È la ricchezza che consente loro di mettere chiunque vogliano al potere. Perciò c’è un’alleanza tra chi detiene il potere finanziario e chi detiene il potere politico, mentre il popolo viene privato del suo potenziale politico ed economico.

Per esempio, si parla, specie nei paesi occidentali, di libertà di stampa e si dice che la stampa è libera. Ciò è un falso inganno fuorviante. È del tutto non vero, poiché non c’è stampa libera e i poveri non possono pubblicare un giornale. Un giornale è pubblicato dalla grande impresa e i giornali sono di proprietà dei ricchi. Questi giornali sono fondati da tale classe per servire i propri interessi. Quindi sono guidati, controllati, forzati a perseguire una certa politica. Perciò non sono liberi.

Essere liberi significa andare in qualsiasi direzione e dire qualsiasi cosa, ma questi giornali sono stati fondati da alcune forze per servire i loro interessi. Perciò sono servili e pagati dai loro padroni. Si dice anche che ci sono le elezioni e che il popolo elegge i suoi rappresentanti. Questa è una distorsione della verità e il popolo non ne ha colpa. Sono le imprese e i ricchi che creano i rappresentanti: un povero non può diventare membro del Congresso, del Parlamento o della Camera dei Lord in qualsiasi stato.

Un povero non può diventare membro del parlamento, pubblicare un giornale o diventare un capo. Questi sono monopoli del dittico politico-economico: i capitalisti e i politici creati dai capitalisti per loro comodità e servizio. I politici vengono diretti dai capitalisti che li hanno fatti, è chiaro.

Si dice che il Presidente Tal Dei Tali è sostenuto dalle imprese petrolifere, per esempio, che significa che, come politico, si è formato nelle imprese ed è diventato presidente per servire i loro interessi.

A volte si dice che il Presidente Tal Dei Tali è contro le imprese petrolifere e a favore dell’industria siderurgica; è perché quell’industria l’ha fatto arrivare alla presidenza per servire i loro interessi. Poi si dice che le industrie petrolifere sono sfortunate perché il vincitore è sostenuto dall’industria siderurgica; e a volte si dice il contrario. Qualsiasi attività economica con sufficiente potere finanziario può creare un presidente, un congresso, un parlamento o un governo orientato a suo favore per servire i suoi interessi. La classe capitalista è proprietaria della stampa, che viene falsamente detta libera quando non lo è: è schiava del capitalista proprietario. La stampa genera pubblicità e infulenza l’opinione pubblica in favore dell’uno o dell’altro candidato.

Nei fatti, tutto quanto è detto al mondo sull’esistenza delle democrazie e delle libertà è falso. Al contrario, tutte le società di oggi, specie quelle occidentali, sono pericolosamente dittatoriali. Perché? I partiti al momento al potere non sono veri partiti di cittadini, di gente comune. Sono una forza politica che gode di grandi ricchezze e ha tutti i mezzi di produzione. Controllano l’esercito, la polizia, la stampa e il capitale e, oltre a ciò, anche il potere decisionale.

In altri termini, è una delle dittature più odiose, che non lascia respiro a nessun tipo di libertà. Dappertutto, anno dopo anno, il popolo scopre la verità. Si impara, per esempio, che le percentuali del votanti negli anni passati erano il settanta per cento, per poi diventare il cinquanta per cento l’anno dopo e, un anno dopo ancora, il trenta per cento. Oggi, nelle elezioni svoltesi in alcuni stati, l’esito di alcuni distretti arrivava al tre per cento e, al massimo, raggiungeva il dieci per cento. Questo è il rifiuto di un sistema da parte del cittadino comune perché si tratta di un sistema arbitrario, dittatoriale e inutile.

(Il sistema) sfrutta il cittadino e legittima i dittatori, i capitalisti e gli sfruttatori. Quindi la sola funzione del cittadino è questa: sentirsi dire “Legittima il dittatore! Tutto quanto vogliamo da te è che tu prenda questo foglio di carta e lo metta qui” cosi che si possano legittimare; perché senza elezioni nessuno può rivendicare la presidenza o la direzione del governo, visto che gli verrà chiesto “Chi ti ha nominato?”

Oggi la gente non partecipa nella nomina del presidente o del primo ministro, ma è necessario dire che egli è stato eletto presidente. Quindi si rivolgono al popolo e gli chiedono di mettersi in coda in un certo giorno e di mettere la scheda di carta nelle casse designate allo scopo. Il cittadino consegna il foglio cosè come consegnerebbe un pezzo di carta igienica da mettere nel cestino o nel pattume dopo l’uso. Così mette il suo foglio nella cassa, urna o pattumiera che sia.

Alcuni vanno a voltare come andrebbero al mercato o a fare una passeggiata sulla spiaggia. Gli si dice: “Oggi è giorno di elezioni”. E allora risponde: “Bene. Passiamo un’ora o due con un pezzo di carta da mettere in un’urna”, come se andasse allo zoo, alla spiaggia o al caffè. Questo è, ormai. La maggioranza ora lo sa e non ci va. Nel terzo mondo si sa bene che il cittadino che vota è stato pagato per questo.

Se ci sono le elezioni, significa che hanno comprato i voti. “Prendi un dollaro e metti il voto nell’urna”. In altre parole, è una compravendita. Qualcuno pensa: “Oggi è giorno di elezioni. Quindi posso mettere un foglio di carta in un’urna e averne un dollaro in cambio invece di stare a casa a far niente”. La vendita dei voti è oggi ben notal. Chi non ha soldi non può contestare le elezioni.

Noi, proprietari delle imprese, che vogliamo questo presidente perché faccia i nostri interessi, copriamo i costi e dichiariamo di aver contribuito alla campagna elettorale. È sciocco per il candidato votare per se stesso e dire: “Mi sono autonominato”. È una delle farse della teoria della rappresentatività. Se il popolo è presente, perché dovrebbe avere rappresentanti?

Qual è la giustificazione per allontanare la gente apposta e chiamare i loro rappresentanti? Si dice: “Dove si può portare tutto il popolo, visto che abbiamo posto solo per cento? Se il popolo è di cento milioni, che ne scelgano cento per rappresentarli in quest’aula, perché quest’aula è troppo piccola per tutti e può contenere solo cento persone.”

Perciò ci si può incontrare a cento alla volta fino a quando non si passa tutti e centomila. Perché poi usare solo quest’aula? Costruiamone mille, in cui la gente possa sedersi e riunirsi e decidere ciò che vuole. Allora i segretari di queste assemblee potranno trovarsi e discutere le decisioni prese in questi congressi in cui tutti, uomini e donne, vengono rappresentati, e mettersi d’accordo sulle decisioni prese dal popolo e scritta in questi incontri.

A volte c’è confusione. A volte, parlando, ci si riferisce alle assemblee popolari e alla democrazia popolare diretta e ci si sente dire: “Abbiamo parlamenti come i vostri”. No: voglio spiegare la differenza capitale tra parlamenti e assemblee: i parlamenti sono composti dagli eletti dal popolo, mentre le assemblee sono composte dal popolo stesso. Quindi, quando si parla di parlamento si vuol dire un corpo eletto dal popolo. Se invece si parla di assemblea si parla del popolo, di tutto il popolo. Per esempio, nel sistema di massa del Jamahiry in Libia, l’assemblea popolare comprende tutto il popolo, donne e uomini adulti che siano legalmente responsabili; e a comandare sono loro.

L’assemblea popolare è come l’Assemblea. Mentre in un certo c’è solo un’assemblea, in Libia ce ne sono 400, a seconda del numero della popolazione, presente per intero nelle 400 assemblee. Immaginavete! In un paese c’è un solo parlamento e in Libia ce ne sono quattrocento. Perché mai?

Perché il popolo è fatto di membri di questi quattrocento parlamenti. Quindi ogni decisione viene presa dal popolo e non dai rappresentanti dello stesso. Naturalmente, in nome della rappresentatività, il popolo venne separato ed escluso lentamente dal governo e dalla gestione fino ad essere sostituito con altri mezzi che, come già indicato, si adattano al potere finanziario e così via.

Il pericolo non è, infatti, nell’esclusione dalla democrazia interna al paese e nella dittatorialità del regime arbitrario ecc., o che il cittadino non abbia autodeterminazione, ma nel fatto che c’è una cricca che governa in nome del popolo, siano governo o parlamento, e che sono stati costinuiti come ho già spiegato, che non costituisce minaccia a se stessa quanto al mondo intero.

Il pericolo è che un individuo solo decida di dichiarare guerra o pace, di distruggere o no il mondo, di invaderlo o di non invaderlo. Il pericolo è che questi governi alla Hitler ci minaccino nelle nostre vite. Minacciano la nostra pace e la nostra sicurezza così come Hitler ha mainacciato perché aveva la forza maggiore all’epoca. Era un individuo solo a governare da solo, che ha cominciato con una cricca, un ministro della propaganda e un ministro della difesa e alla fine ha messo in pericolo la pace e posto una minaccia reale.

Ora c’è gente con bombe, missili, aeroplani e armi chimiche e batteriologiche. È un problema serio perché queste armi di distruzione di massa sono controllate da un gruppo di individui. Dappertutto ci sono dimostrazioni contro la guerra; la gente non vuole la guerra, ma la pace. Però la guerra è scoppiata, gli eserciti si sono mossi e i bambini sono morti. Dov’è la democrazia, allora? Il popolo che è contro la guerra non ha i suoi rappresentanti?

Se i rappresentanti avessero davvero rappresentato il popolo, avrebbero fatto obiezione alla guerra; ma hanno invece sostenuto i capi e quindi non rappresentano il popolo. Quindi la rappresentanza è una frode. È stato provato che il rappresentante non rappresenta il popolo. I rappresentanti non agiscono dietro mandato del popolo, come è stato provato. In generale sono tutti vittime della crisi, la crisi del governo, della democrazia, del sistema economico.

Per quanti presidenti parlino, non diranno mai d’esser messi bene. Diranno di essere in mezzo a una crisi molto grave. Diranno: “Non sappiamo quali strumenti usare. La politica è in crisi. Non sappiamo come relazionarci ai cittadini e come gestire i nostri affari. Il cittadino comune rifiuta l’economia, la politica e tutti i processi attuali. Le masse esprimono le loro aspirazioni, i loro desideri e le loro prospettive, come nel caso di Seattle, in maniera isolata rispetto ai loro rappresentanti e ai loro governi.

Senza far caso a confini, in milioni hanno marciato e fatto sentire la propria voce per esprimere un netto rifiuto. I governanti sono perseguiti ovunque da dimostrazioni e i lavoratori organizzano scioperi per rivendicare i loro diritti. Per quanto riguarda l’economia, la crisi è talemnte esacerbata e ha messo in crisi l’intero sistema di produzione capitalista, che sta cercando di salvarsi, come è evidente. Di positivo c’è che l’impresa che un tempo era di una sola persona in Europa, negli Stati Uniti o in Canada ora è diventata pubblica. Come abbiamo detto, è una soluzione inevitabile.

Quanto è scritto nel Libro Verde è inevitabile. Senza leggere il Libro Verde, solo col passare del tempo e con la lotta si arriverà a questa soluzione. Sul fronte economico, le maggiori imprese capitaliste sono diventate pubbliche controvoglia; altrimenti sarebbe stata la loro morte. I lavoratori hanno cominciato a riventicare i loro diritti e ciò significa che stanno impedendo al padrone di far profitto a loro spese, anche se lui aveva fondato l’impresa per sfruttarli, pigliarsi i profitti e accumulare capitale.

Ciò porta direttamente a una soluzione, visto che i lavoratori stessi sono diventati azionisti dell’impresa. Se si va in borsa, si trova che le azioni di quest’impresa vengono trattate pubblicamente: è la stessa impresa che prima era di proprietà di un solo individuo e oggi è in mano a un milione di azionisti. Ciò significa che il socialismo è una soluzione che si impone da sola e non è affatto fallita o morente come si dice. Al contrario, è il capitalism che sta morendo; sta morendo ogni giorno…

Accanircisi è un esercizio di futilità e una perdita di tempo. È come mantenere una persona in vita attraverso un apparato meccanico. A che scopo accanirsi con l’apparato quando il paziente è clinicamente morto? È proprio il caso del capitalismo e della teoria della rappresentatività. Accanirvisi è come mantenere qualcuno in vita con un apparato meccanico.

Ora, le imprese private stanno cominciando a diventare imprese pubbliche e in ultima analisi si capirà che prevarrà solo il socialismo popolare, di cui si tratta nel secondo capitolo del Libro Verde. Però ora lo chiamano socialismo popolare, come lo chiamava la Thatcher, perché non amano il termine ‘socialismo’. Chiamarlo capitalismo popolare o socialismo popolare non importa. Anche in Libia si può parlare di capitalismo popolare. Ciò che importa è che il popolo sia proprietario del capitale e ciò significa socialismo.

Ciò non risolve il problema politico, visto che mantiene la rappresentatività popolare. Nel quadro generale, il problema politico non è stato risolto e la crisi continua. Abbiamo visto che i popoli e i parlamenti che i popoli eleggono non vanno al passo. C’è una grave crisi oggi nel mondo ed è la crisi dell’Iraq.

È una guerra di devastazione e genocidio ed è una miniaccia e uno sciupio di risorse mondiali; il petrolio viene bruciato tutti i giorni. È una guerra rifiutata dai popoli e decisa dai parlamenti. E allora a che scopo riunire un parlamento per questi popoli e istituire nuove elezioni per tale parlamento, visto che il parlamento non rappresenta il popolo? Dovremmo abolire il parlamento e sostenere il punto di vista del popolo. Ma come permettiamo al popolo di governare?

È chiaro che un popolo può governare attraverso le assemblee e i comitati popolari. Invece di avere un Congresso o un parlamento, ci saranno mille assemblee o mille parlamenti che riuniranno tutto il popolo. Le strutture in cui lavoriamo ora sono obsolete e non possono più far fronte alle nuove realtà. Il popolo marcia verso il potere e vuole governare.

La vecchia struttura del governo e del parlamento si sta sbriciolando di fronte a questa nuova realtà. Tutto il popolo entrerà in questa struttura, che è troppo stretta per un governo e un parlamento. Quindi questa struttura dovrà rompersi e si romperà. Anche la ricchezza era monopolizzata in una struttura ristretta a un pugno di capitalisti. Ora tutto il popolo avrà la sua parte di ricchezza e avrà accesso alla struttura e quindi la vecchia struttura del capitalismo individuale si spezzerà.

Un tempo un solo individuo era padrone di un’impresa e assumeva la forza lavoro di milioni di lavoratori per aumentare il proprio profitto e sfruttari e derubarli dei loro sforzi. Questa struttura si spezzerà, perché saranno milioni a volere azioni della loro ditta. Tutti queste sono profe materiali e pratiche della validità della teoria del Libro Verde, la terza teoria universale.

Siamo sicuri di conoscere che c’è una soluzione in un libro, il Libro Verde. Se lo studiamo e la gente lo impara, arriveremo presto a una soluzione e ci risparmieremo queste sofferenze prolungate. Comunque, se non lo studiamo, arriveremo comunque alle stesse soluzioni, ma con sofferenze e dopo un lungo percorso e a un caro prezzo. Ora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le cui riunioni sono aperte solo a quindici membri, si ritrova costretto a permettere a stati non membri di assistere ai dibattiti.

L’ultima segnalazione risale a questo mese in una riunione al vertice dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Naturalmente non sono stati d’accordo nell’estendere il Consiglio di Sicurezza con l’aggiunta di nuovi membri e hanno mantenuto la misura attuale, ma hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza che continui a permettere la partecipazione del numero più ampio possibile di stati non membri alle sue riunioni perché il mondo non permette più a quindici membri soli di decidere del suo futuro, della guerra e della pace.

Hanno detto: “Vero. Consentiremo a un numero di stati non membri di assistere alle riunioni” Ciò dimostra che anche la vecchia struttura del Consiglio di Sicurezza sta cominciando a sgretolarsi perché tutti vogliono avere accesso a questa struttura ed è solo l’inizio. Un’aula come questa può contenere solo cento persone, ma sono in mille fuori a voler entrare… Bene, ne lasceremo entrare dieci, poi venti, poi trenta, perché vogliamo risolvere i problemi di chi resta fuori dall’aula. Perché se entrassero romperebbero tutto, frantumerebbero le finestre e farebbero una confusione tale che noi non potremmo lavorare.

Una volta che i mille entrano e distruggono l’aula, se ne farà una più grande per contenerne mille. Questo è quanto accade, che significa che le vecchie strutture cadranno di fronte alle nuove sfide poste dalle masse.