Fallito attacco missilistico in Siria: perché gli USA mentono sui loro “successi”

Alessandro Lattanzio, 15/04/2018

Il segretario PCcino ‘Ponzio Pelato’ non ha mai letto il Che fare? di Nikolaj Lenin, ma il Chi? di Alfonso Signorini.

Il Ministero della Difesa russo dichiarava che 95 dei 105 missili lanciati da Stati Uniti, Regno Unito e Francia furono intercettati dalle difese aeree della Siria, impiegando sistemi di difesa aerea S-125, Buk e Kvadrat di fabbricazione sovietica, proteggendo integralmente 4 principali basi aeree siriane; infatti. i 12 missili lanciati sull’aeroporto militare di al-Dumayr furono tutti intercettati, così come i 18 missili contro l’aeroporto militare di Bulayl, i 12 missili contro l’aeroporto militare di Shayrat, i 9 missili contro l’aeroporto militare di Mazah e i 16 missili contro l’aeroporto militare di Homs. Dei 30 missili lanciati su Barzah e Jaramana, a Damasco, solo 7 colpivano l’edificio per la ricerca farmaceutica. Ovviamente, il Pentagono, per nascondere tale imbarazzante fallimento, si esibiva nella conferenza stampa il tenente-generale Kenneth McKenzie, propalando dichiarazioni grottesche tese a nascondere i fatti e a celebrare dei successi che, se fossero veri, sarebbero le mera illustrazione di un piano operativo delirante. “Riteniamo che tutti i nostri missili abbiano raggiunto i loro obiettivi“, dichiarava McKenzie; e cosa significa tale affermazione?
1. I missili lanciati dagli USA colpivano “fabbriche e depositi di armi chimiche” senza preoccupazioni sull’eventuale diffusione di agenti chimici nelle vicine aree abitate; gli USA sapevano che non c’era nulla all’interno. Soprattutto ciò avveniva poco prima che gli ispettori sulle armi chimiche iniziassero le indagini presso Damasco.
2. Gli USA avrebbero sparato 105 missili contro solo tre obiettivi; tale affermazione si commenta da sé. Ovvero, i siriani avevano abbattuto il 90% di tali missili, perciò gli Stati Uniti parlavano di aver voluto attaccare solo i tre obiettivi che erano riusciti effettivamente a colpire, e questo con ben tre ondate di lanci di missili eseguiti con intervalli di circa un’ora…
3. Tre missili “fortunati” avevano colpito fabbriche di armi chimiche di cui gli Stati Uniti non avevano mai parlato in 7 anni (poiché erano nel territorio occupato dai terroristi fino a ieri). Volevano essere sicuri di cancellare le prove?La forza d’aggressione alla Siria era composta da 2 cacciatorpediniere e 1 incrociatore statunitensi, 1 fregata francese, 4 cacciabombardieri Tornado inglesi e 2 bombardieri B-1B statunitensi. L’incrociatore Monterrey aveva lanciato 30 missili Tomahawk, il cacciatorpediniere Higgins 23 Tomahawk, il cacciatorpediniere Laboon 7 Tomahawk, il sottomarino John Warner 6 Tomahawk, i 2 bombardieri B-1 21 missili JASSM, i 4 cacciabombardieri Tornado GR4 16 missili Storm-shadow. Si era parlato di aerei francesi, ma non è vero, poiché di francese c’erano solo i missili Storm-shadow usati dagli inglesi.Secondo gli statunitensi, i 3 impianti “obiettivi ufficiali” furono colpiti da ben 105 missili da crociera:
– 76 missili contro il centro di ricerca di Barzah, a Damasco
– 22 missili contro una non ben definita struttura “chimica”
– 7 missili contro un non ben definito “bunker chimico”
Gli ultimi due si trovavano fino a pochi giorni prima in territorio controllato dai terroristi armati e finanziati da USA, Regno Unito, Francia, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita…
Il Centro ricerche di Barzah:Ciò che McKanzie diceva era che questi 3 edifici del centro furono colpiti da 76 missili da crociera!!! “Affermazione ridicola e senza la minima credibilità”. Sarebbero stati colpiti nel modo seguente:In Siria furono attaccate strutture simili con un missile da crociera per edificio. Si può pensare di voler essere sicuri? 2 o 3 andavano bene per edificio; ma qui gli Stati Uniti affermano di averne lanciato 76 contro 3 edifici…
Gli altri due obiettivi attaccati, secondo gli Stati Uniti, erano un deposito ad Him Shinshar:Sempre secondo gli statunitensi, la struttura sarebbe stata colpita da 22 missili da crociera!!! Altra affermazione ridicola e senza la minima credibilità. Tanto più che a differenza di Barzah, si trattava di 3 capannoni in lamiera, cioè strutture fragilissime. Un missile per struttura bastava. Per capire di cosa si parla, si guardi questa foto elaborata per mostrare cosa significherebbe lanciarvi 22 missili da crociera:Come si può vedere dalle immagini satellitari, gli Stati Uniti mentono quando affermano che il sito fu colpito da 22 missili da crociera.Il terzo dei bersagli attaccati, secondo gli Stati Uniti, era il bunker “chimico” di Him Shinshar:Secondo gli statunitensi, l’installazione sarebbe stata colpita da 7 missili da crociera!!! Ancora un’affermazione senza la minima credibilità. Ecco la foto ritoccata per mostrare cosa significherebbero 7 missili da crociera su quest’installazione:Come si può notare non ci sono 7 impatti di missili da alcuna parte.In realtà, la difesa aerea siriana è interconnessa con quella russa che, attraverso i sistemi di collegamento, incrementava l’efficienza della difesa aerea della Siria basata sui sistemi aggiornati Buk, Pantsir, S-200 e S-125 Pechora-M, coordinati da moltiplicatori di forza come aerei AWACS, sistemi ECM, sistemi radar e sistemi delle navi russe. Ad esempio, gli inglesi avevano lanciato i loro missili su Homs, ma furono tutti abbattuti dai sistemi di guerra elettronica siriani. Gli inglesi vi perdevano 50 milioni di dollari di armamenti, e senza colpire nulla. Infine, i sistemi di difesa aerea siriani impiegati per abbattere i missili da crociera statunitensi furono i seguenti: Pantsir-S1, Buk-M2E, S-125/S-125M, Osa, S-75 e cannoni antiaerei, che riuscivano ad abbattere circa 97 missili. Non furono impiegati i missili S-200.Conclusione
Ma ciò che infastidisce più di tutto sono gli espertidiminkia, dai generaloni della NATO-in-pensione-e-in-TV, agli esperti in geominkiate di regime, ospiti fissi dei talk show piddiotizzanti, fino ad arrivare al circo delle pulci neo-ottomaniaci, i paggetti erdoganisti pseudo-eurasiatici che mentre abbaiano contro Egitto e India, che condannano l’aggressione alla Siria, osannano il sultano pazzo Erdogan che invece partecipava a tale aggressione alla Siria. Ebbene, tale ammasso di ciarpame, pur avendo sbattuto la faccia contro i fatti (dalla testa dura) e non sapendo come rigirarsi tale sonora pedata al culo ricevuta dal popolo e dall’esercito della Siria, cerca ogni modo di deformare i fatti e giustificare le proprie avventatezze ideologiche scalando pareti vetrate di grattacieli, pur di non dire che i supermen che albergano al Pentagono, come insegna la propaganda di Raiset-La47, hanno racimolato l’ennesima bastonata, travisata sempre da vittoria dalla suddetta propaganda, con tanto di coretto di corvi catastrofisti filo-imperialisti che, camuffati da eterni finti filo-russi e filo-siriani, sempre denigrano la Russia per l’“immobilismo” mostrato in Siria.
Un esempio? Sono i geniacci che ci dicono che l’attacco era ‘concordato’ tra Trump e Putin; ebbene tale scherzo comprendeva 105 missili da crociera, al modico prezzo di 1,5 milioni di dollari al pezzo. Si facciano i calcoli, e si dica che tale spesa era solo intesa a tirar su uno ‘scherzo’ che copre di ridicolo il Pentagono, la NATO, i governi di tre potenze occidentali, il complesso militar-industriale degli USA, l’intero apparato mediatico del ‘libero’ occidente, ecc.; e non si badi a cosa certi “communists”, col vitalizio e sempre in prima linea nei talk shaw berlusconiani, arrivano a dire (“i russi hanno disattivato le difese antimissile in Siria”) pur di denigrare l’operato dell’alleanza russo-siriana e celebrare i “successoni” immaginari degli USA. Non possono che dire questo, pena l’esclusione dai salotti televisivi da dove condurre una novella immaginosa ‘rivoluzione d’ottobre’…
L’unico scherzo in tutto questo, non è l’attacco missilistico alla Siria, ma l’indecoroso spettacolo messo su da tale torma di geocazzari d’ogni risma e tendenza, affratellati dal comune odio per la Russia e dal tentativo di salvare il grugno lesionato di Trump; nonostante perfino il segretario alla Difesa Mattis e il Capo di Stato Maggiore statunitense Dunford, relazionando sull’attacco missilistico, abbiano chiarito che qualsiasi responsabilità su tutto questo, anche futura, ricadeva solo su Trump, con implicita presa di distanza.Fonti:
Analisi Militares
Bolshaja Igra
The Duran
Wail al-Russi

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2018/04/15/fallito-attacco-missilistico-perche-gli-usa-mentono-sui-loro-successi/

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Le rivoluzioni colorate sono un’aggressione estera con mezzi non militari

Rivoluzione colorata

I piani deliranti di Clinton smascherano la sinistra social-colonialista

La sinistra italiana per cinque/sei anni ha indefessamente difeso l’operazione della CIA nota come ‘Primavera araba’ spacciandola da rivolta di popolo, e ancora oggi, come insegna la vicenda della spia anglo-statunitense Giulio Regeni, persegue l’obiettivo tracciato dalle centrali atlantiste di Washington, Londra, Parigi, Berlino e Ankara: distruggere gli Stati-nazioni arabi per sostituirli con califfati wahhabiti controllati dalle borghesie compradore allevate dalle ONG occidentali, o dominati dall’integralismo taqfirita, o Gladio-B, variante mediorientale della rete stragista nazista-atlantista nota come Gladio/Stay Behind. A tale operazione partecipano da destra organismi come Lega e Fratelli d’Italia, e a sinistra tutto lo spettro, da PD/ANPI e Italia dei Valori fino a sprofondare nell’estrema sinistra settaria anarcoide, post-piccista (contropiano e affini scalfariani), ‘post-henverista’ (Marco Rizzo), ‘trotskista’ o pseudotali, passando per le varie sfumature del grigiore rifondarolo o le varie tinte marroncine dei centri sociali (Wu Ming, Militant, e altro lerciume), senza ignorare il codazzo di finti intellettuali dalla fraseologia pseudo-marxista ma dagli intenti filo-imperialisti (Salucci, Ricci, Nachira, Moscato, Monti, Maestri, Ferrario e altro ciarpame), né i finti amici della Siria, che in realtà cercano il riconoscimento dalle sette taqfirite in altri ambiti (Libia o soprattutto Egitto post-Mursi). Tale fronte si è impegnato, con tutte le forze e tutte le risorse messigli a disposizione dai mass media di regime, di propagandare come rivolta popolare e addirittura come rivoluzione sociale, il gigantesco e ultimo tentativo dell’imperialismo di trasformare il Medio Oriente in una colonia della NATO controllata dal sicario sionista in combutta con gli ascari neo-ottomani e wahhabiti di Washington; e quindi, una volta completato tale passaggio, usare le forze taqfirite e islamiste radunate da Gladio-B per aggredire Iran, Federazione Russa e Cina popolare, assaltando l’Eurasia. In Italia, il tutto veniva e doveva essere ammantato da un’inesistente bandiera rossa da parte dei volonterosi kollabò di sinistra del Pentagono e di Langley.
La duplice sconfitta dei taqfiriti nell’Egitto di al-Sisi e nella Siria di al-Assad (e presto in Iraq) impedisce l’attuazione di tale piano delirante che vede tutta la sinistra italiana, partecipe collaborazionista.
Alessandro Lattanzio, 30/3/2016
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In effetti, nella primavera del 2012, l’allora segretaria di Stato degli USA, Hillary Clinton, nel documento datato 2000-12-31 22:00, declassificato nel 2015 e intestato “UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05794498 Date: 11/30/2015”, scrisse quanto segue:
“Il modo migliore per aiutare Israele verso la crescente capacità nucleare dell’Iran è aiutare il popolo della Siria a rovesciare il regime di Bashar Assad. I negoziati per limitare il programma nucleare iraniano non risolveranno il dilemma della sicurezza d’Israele. Né impediranno all’Iran di migliorare la parte fondamentale di qualsiasi programma per armi nucleari, la capacità di arricchire l’uranio. Nella migliore delle ipotesi, i colloqui tra grandi potenze e Iran iniziate ad Istanbul lo scorso aprile e che continueranno a Baghdad a maggio, permetteranno ad Israele di rinviare di qualche mese la decisione se lanciare un attacco contro l’Iran, che potrebbe provocare una guerra in Medio Oriente. Il programma nucleare iraniano e la guerra civile in Siria possono sembrare non collegati, ma lo sono. Per i capi israeliani, la vera minaccia di un Iran dotato di armi nucleari non è la prospettiva di un leader iraniano folle che lancia un attacco nucleare iraniano non provocato su Israele, che porterebbe alla distruzione di entrambi i paesi. Ciò che realmente preoccupa i capi militari israeliani, ma non possono dirlo, è che perdono il monopolio nucleare. Un Iran dotato di armi nucleari non solo porrà fine al monopolio nucleare, ma potrebbe anche incoraggiare altri avversari, come Arabia Saudita ed Egitto, ad adottare il nucleare. Il risultato sarebbe un equilibrio nucleare precaria in cui Israele non potrebbe rispondere alle provocazioni con attacchi militari convenzionali in Siria e Libano, come può oggi. Se l’Iran dovesse divenire uno Stato dotato di armi nucleari, Teheran troverebbe molto più facile incitare gli alleati Siria ed Hezbollah a colpire Israele, sapendo che le sue armi nucleari servirebbero da deterrente contro la risposto d’Israele contro l’Iran.
Tornando alla Siria. La relazione strategica tra Iran e il regime di Bashar Assad in Siria rende possibile all’Iran di minare la sicurezza d’Israele, non attraverso un attacco diretto, che in trent’anni di ostilità tra Iran e Israele non s’è mai verificato, ma attraverso il suo delegato in Libano, Hezbollah, sostenuto, armato e addestrati dall’Iran attraverso la Siria. La fine del regime di Assad porrebbe fine a questa alleanza pericolosa. La leadership d’Israele se bene che sconfiggere Assad è ora nel suo interesse. Parlando con Amanpour della CNN la scorsa settimana, il ministro della Difesa Ehud Barak ha sostenuto che “il rovesciamento di Assad sarà un duro colpo per l’asse radicale, un duro colpo per l’Iran….
E’ l’unico avamposto dell’influenza iraniana nella mondo arabo… e indebolirà drasticamente sia Hezbollah in Libano e Hamas e Jihad islamica a Gaza. Rovesciare Assad non solo sarebbe un vantaggio enorme per la sicurezza di Israele, ma anche allevierebbe la comprensibile paura di Israele di perdere il monopolio nucleare. Poi, Israele e Stati Uniti potrebbero sviluppare una visione comune quando il programma iraniano è così pericoloso che l’azione militare potrebbe essere giustificata. In quel momento, la combinazione tra alleanza strategica dell’Iran con la Siria e il costante progresso del programma di arricchimento nucleare iraniano hanno portato i capi israeliani a contemplare un attacco a sorpresa, se necessario, nonostante le obiezioni di Washington. Con Assad caduto e non più in grado di minacciare Israele attraverso i suoi agenti l’Iran, è possibile che Stati Uniti e Israele concordino le linee rosse quando il programma iraniano varcherà la soglia accettabile. In breve, la Casa Bianca può allentare la tensione che si sviluppata con Israele sull’Iran facendo la cosa giusta in Siria. La rivolta in Siria dura ormai da più di un anno. L’opposizione non cede, e il regime accetta una soluzione diplomatica dall’esterno. Con la vita e la famiglia a rischio, solo la minaccia o l’uso della forza convincerà il dittatore siriano Bashar Assad…
L’amministrazione Obama era comprensibilmente prudente ad impegnarsi in un’operazione aerea in Siria come quella condotta in Libia, per tre ragioni principali. A differenza delle forze di opposizione libiche, i ribelli siriani non sono uniti e non controllano alcun territorio. La Lega araba non ha chiesto l’intervento militare estero come fece in Libia. E i russi si oppongono.
Ma il successo in Siria sarebbe un evento che muterebbe il Medio Oriente. Non solo un altro dittatore spietato soccomberebbe all’opposizione di massa per le piazze, ma la regione cambierebbe in meglio, mentre l’Iran non avrebbe più un punto d’appoggio in Medio Oriente da cui minacciare Israele e minare la stabilità della regione. A differenza della Libia, un intervento di successo in Siria richiederebbe una sostanziale della leadership diplomatica e militare degli Stati Uniti. Washington dovrebbe iniziare ad esprimere la volontà di collaborare con gli alleati regionali Turchia, Arabia Saudita e Qatar ed organizzare, addestrare e armare le forze ribelli siriane. L’annuncio di tale decisione, di per sé, probabile causerebbe defezioni sostanziali nell’esercito siriano. Quindi, utilizzando il territorio in Turchia e, eventualmente, in Giordania, diplomatici statunitensi e ufficiali del Pentagono inizierebbero a rafforzare l’opposizione. Ci vorrà del tempo, ma la ribellione andrà avanti per molto tempo, con o senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Il secondo passo è sviluppare il sostegno internazionale per un’operazione aerea della coalizione. La Russia non potrà mai sostenere tale missione, quindi non c’è alcun punto che passi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Alcuni sostengono che il coinvolgimento degli Stati Uniti rischi la guerra con la Russia. Ma l’esempio del Kosovo dimostra il contrario. In tal caso, la Russia aveva legami etnici e politici con i serbi, che non esistono tra Russia e Siria, e anche allora la Russia fece poco più che lamentarsi. I funzionari russi hanno già riconosciuto che non si opporrebbero all’intervento.
Armare i ribelli siriani e usando la potenza aerea occidentale per tenere a terra gli elicotteri e gli aerei siriani è un approccio ad alto profitto e a basso costo. Fin quando i capi politici di Washington saranno decisi a che le truppe di terra statunitensi non siano impiegate, come in Kosovo e la Libia, i costi per gli Stati Uniti saranno limitati. La vittoria non si avrà rapidamente o facilmente, ma arriverà. E la vittoria sarà sostanziale. L’Iran sarebbe isolato strategico, incapace di influenzare il Medio Oriente. Il regime risultante in Siria vedrà gli Stati Uniti come amico, non un nemico. Washington otterrebbe il riconoscimento sostanziale dalla gente in lotta nel mondo arabo, non dai regimi corrotti. Per Israele, la razionale paura che spinge ad attaccare gli impianti nucleari iraniani verrebbe alleviata. E il nuovo regime siriano potrebbe anche essere aperto a un’azione tempestiva sui colloqui di pace congelati con Israele. Hezbollah in Libano verrebbe isolato dallo sponsor iraniano in quanto la Siria non sarebbe più via di transito per addestramento aiuto e missili iraniani.
Tutti questi vantaggi strategici e la prospettiva di salvare migliaia di civili dall’omicidio per mano del regime di Assad (10000 sono già stati uccisi nel primo anno di guerra civile). Togliendo il velo della paura al popolo siriano, che apparirebbe determinato a combattere per la libertà. Gli USA possono e devono aiutarlo, e così facendo aiuterà Israele e contribuire a ridurre il rischio di una grande guerra”.Hillary-Clinton-emails-arming-terrorists-Syria-Libya-middle-eastRiferimenti:
Grasset Philippe, Note su una nota di Hillary Clinton, Dedefensa, 24 marzo 2016

Originale su: https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/30/i-piani-deliranti-di-clinton-smascherano-la-sinistra-social-colonialista/

La Libia è una torta da oltre 130 miliardi di dollari

21 marzo 2016

di Valter Vecellio
La Libia è una torta da 130 miliardi di dollari subito, e almeno 34 volte di più se l’attuale situazione si dovesse mai in qualche modo “normalizzare”. Per capire qualcosa di quello che accade in quell’ormai non paese si deve cercare di capire le mosse dell’ENI…
Eni1
Ce lo stanno dicendo praticamente tutti i giorni, da tempo; da settimane, da mesi: bisogna intervenire in Libia. Cosa significa “intervenire” non è ben chiaro, ma bisogna “intervenire”.

Ora per “intervenire” ci sono due soli modi: si mandano delle truppe, dei militari, si va a combattere a tutti gli effetti una guerra. Si va come si è andati in Somalia, in Irak, in Afghanistan… Si va ad uccidere, e si va ad essere uccisi. Si va a combattere, come già combattono i francesi in tutti quei paesi dell’Africa francofona: dal Ciad al Mali, dal Burkina Fasu; come già sono presenti in Libia, e come sono già presenti, in quello che un tempo era “il bel suol d’amore”, inglesi e statunitensi. Avendo ben chiaro che la Libia di oggi è un verminaio nel quale si rischia di restare impigliati più e peggio che in Irak e in Afghanistan.
Italy Eni
Chi dice che bisogna “intervenire” dice questo, e questo deve dire: deve avere il coraggio di dirci che la Libia costituisce una irresistibile torta che tanti si vogliono mangiare. Stiamo parlando di un non paese che galleggia in un mare di petrolio. Un non paese con due poli interni principali costituiti da Tripoli e Tobruk, spalleggiati da una quantità di poteri reali esterni in lotta e competizione tra loro. Per dire: il 38 per cento del petrolio africano passa dalla Libia, e questo 38 per cento costituisce l’11 per cento dei consumi europei. Questo petrolio dagli esperti viene ritenuto un greggio di ottima qualità, costa relativamente poco, fa gola alle grandi compagnie petrolifere; per quel che riguarda la Tripolitania è praticamente appannaggio dell’ENI. Un appannaggio che l’ENI si garantisce manovrando in modo spregiudicato tra fazioni, tribù e sceiccati; e che francesi, inglesi, americani naturalmente non vedono con favore. Vorrebbero esserci loro, a fare quello che fa l’ENI.
Libia-Sicilia
La Libia costituisce una “torta” da 130 miliardi di dollari subito, e almeno 34 volte di più se l’attuale situazione si dovesse mai in qualche modo “normalizzare”. Per capire qualcosa di quello che accade in quell’ormai non paese si deve cercare di capire le mosse dell’ENI in Tripolitania, della BP, della Shell, della Total in Cirenaica e nel Fezzan. Della partita fa parte anche la Russia, che opera attraverso l’Egitto di Al Sisi. Buona parte delle armi che circolano in Libia, vengono da Mosca e Parigi. Nei progetti, e nei sogni delle varie cancellerie europee e mondiali, la Francia che già ha interessi consolidati nell’Africa sub sahariana, dovrebbe fare il guardiano nel Fezzan, la regione meridionale della Libia. Al Regno Unito fa gola la Cirenaica, e in questo modo terrebbe a freno anche le mire russo-egiziane, l’Italia dovrebbe in qualche modo continuare a operare in Tripolitania; gli Stati Uniti – questi Stati Uniti più confusi e indecisi che mai – si candidano a supervisori del tutto.
Questi bei piani naturalmente sono realizzati a tavolino, non fanno poi i conti con la realtà: le gelosie, le rivalità, gli appetiti tribali; gli interessi dell’Egitto, che non sono quelli dei paesi europei, i fanatici islamisti, che giocano anche loro una partita, dal Qatar arriva un quotidiano fiume di denaro a sostegno dei gruppi estremisti e terroristici. Insomma, è bene sapere che la sbandierata lotta al califfato dell’ISIS e ai terroristi è solo un aspetto, forse il più appariscente, ma neppure il più importante, della guerra che si sta combattendo in Libia. Gli interessi occidentali mascherati da obiettivi comuni, in realtà sono più che mai divergenti. Si prepara, e probabilmente già si combatte, una guerra dove in campo ci sono finti amici e alleati, finti avversari e nemici.
C’è poi un altro modo di “intervenire”. Si chiama “intelligence”. Ne parlano in tanti, però oltre che invocarla dovrebbero spiegare cosa significa “intelligence”, cosa comporta. Vuol dire niente più e niente meno che “operazioni sporche”. Persone specializzate in quel tipo di guerra che si fa e non si ammette, e che consiste nell’eliminazione di nemici o ritenuti tali. Quel tipo di cose che leggiamo nelle spystories e che vediamo nei film di spionaggio. Solo che non si tratta di romanzi o di film; sono operazioni meticolosamente studiate, risultato di informazioni spesso raccolte illegalmente, corrompendo e applicando la legge: il nemico del mio nemico è mio amico. Ecco, questa è l’intelligence. O questo o non è. Se si applica la vecchia regola di seguire il denaro, forse si comincia a capire qualcosa di quello che si fa senza dire, di quello che si dice senza fare.
Ora rispondiamo pure: vogliamo, dobbiamo, possiamo “intervenire” in Libia?
(Articolo già su La Voce di New York il 17 marzo)

“SOVRAPPOPOLAZIONE” E IL FINANZIAMENTO DELLA 3° GUERRA MONDIALE – L’OPERAZIONE ‘BARBAROSSA 2’

Postato il Mercoledì, 16 marzo @ 23:10:00 GMT di davide

DI PETER KOENIG
Information Clearing House
“Le guerre sono orribili. L’unica cosa buona delle guerre è che contribuiscono a ridurre la popolazione mondiale”.
Ho sentito poco fa questa frase pronunciata da una persona che consideravo migliore. Ne sono rimasto scioccato e gli ho chiesto cosa intendesse.
“Beh, non pensi anche tu che il mondo sia sovrappopolato?”

Stentavo a credere che quelli fossero i pensieri di una persona che rispettavo. Potrebbero anche essere i pensieri di altre persone intorno a me. Aprendo gli occhi su una dimensione che finora avevo ignorato, i pensieri e i sogni segreti della gente iniziavano a rivelarsi; pensieri che normalmente si confidano in un ambiente familiare o quando si è indotti a rivelarli, quando cioè vengono alla luce le verità più nascoste.

La sovrappopolazione è una fantasia egocentrica tipicamente occidentale. I “Comodoni Occidentali” temono di dover condividere alcuni dei loro eccessi con i poveri sotto-umani dei paesi cosiddetti in via di sviluppo dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina – quei continenti lentamente emergenti che per centinaia di anni sono stati violati proprio dagli stessi colonialisti occidentali che oggi paventano sovrappopolazione e guerra mondiale, come fosse una nuova forma di colonialismo.
Secondo la FAO – l’ Organizzazione Mondiale per l’ Alimentazione delle Nazioni Unite – l’attuale potenziale agricolo mondiale potrebbe alimentare almeno 12 miliardi di persone, se solo il cibo non fosse soggetto a speculazioni e fosse distribuito in modo corretto. Cosa che non é. Gli speculatori agroalimentari Statunitensi ed Europei controllano i prezzi – controllano cioè letteralmente chi può vivere e chi deve morire (di fame).
Secondo la Banca Mondiale, l’80% dell’impennata dei prezzi alimentari ha indotto nel 2008/2009 fame e carestia che ha causato la morte di due milioni di persone in Asia e in Africa, il risultato di speculazioni alimentari. Tre settimane fa, il governo Svizzero ha raccomandato al suo elettorato di respingere un’iniziativa popolare del partito socialista contro la speculazione alimentare. L’argomento principale del governo era la negazione del fatto che fame e carestia fossero il prodotto di speculazioni alimentari: “Se proibiamo la speculazione alimentare, gli speculatori lasceranno la Svizzera e andranno a fare i loro utili altrove”. Con il pensiero neoliberista dominante e dilagante – Profit über Alles – non c’è spazio per l’etica. Infatti, la popolazione Svizzera ha respinto l’iniziativa con un margine di quasi 2:3. I centri finanziari della Svizzera a Zurigo e Ginevra controllano alcuni dei più grandi speculatori alimentari in tutto il mondo. Le pratiche nefaste di natura speculativa di Place Finance Suisse sono vive e vegete.
Pensieri e desideri clandestini di riduzione della popolazione e di guerre lontane, sono probabilmente il risultato inconscio di decenni di un’orrenda propaganda occidentale che cerca, in un modo o nell’altro, di guadagnare il consenso popolare sul fatto che le guerre sono necessarie, sono normali, sono quello che l’uomo ha sempre fatto fin dall’inizio dei tempi. L’inizio? Quale inizio? Di certo parliamo di seimila anni fa, con l’avvento dell’ era Giudaico/Cristiana, violenta, sanguinaria e mossa dall’avidità.
Le guerre sono la quintessenza della nostra esistenza occidentale, la ricerca estrema del potere su tutto l’universo. Le guerre sono essenziali per la sopravvivenza del nostro sistema economico occidentale fondato sulla crescita. Le guerre creano l’esigenza di nuove guerre. Da sempre le guerre alimentano un circolo vizioso di dipendenza da se stesse. Nelle nostre economie occidentali abbiamo raggiunto un tale grado di dipendenza dalla guerra che, ad esempio, l’economia Statunitense (una a caso) non potrebbe più sussistere senza di essa. Le guerre uccidono e distruggono, e la ricostruzione crea crescita. Le uccisioni di massa aiutano a controllare la popolazione mondiale, uno degli obiettivi chiave delle élite mondiali, come i Rockfeller, fondatori di organizzazioni semi-segrete come…la Bilderberg Society.
La giustificazione per conflitti e uccisioni continue, è esattamente quello che i media occidentale diffondono ogni giorno – il terrorismo deve essere combattuto con la guerra. Se non c’è abbastanza terrorismo intorno da poter giustificare una guerra, se ne produce di nuovo, sotto una falsa bandiera. E l’Occidente ha messo a punto una scienza esatta – e molto credibile – nella costruzione di false bandiere; tanto che le masse protestano e chiedono più polizia e più protezione militare; tanto che la gente chiede più guerre all’estero per la loro protezione, per la tutela delle sue comodità; tanto che la gente è disposta a rinunciare ai propri diritti e libertà civili pur di avere intorno più polizia e più soldati. A titolo di esempio, sopo gli attacchi ‘terroristici’ a Parigi di gennaio e novembre 2015, il presidente Hollande ha tentato di tutto per introdurre tra le norme della Costituzione Francese lo stato di emergenza nazionale permanente. Finora il Parlamento lo ha bloccato.
La propaganda, come ha sempre fatto e come ancora fa, diffonde la paura. Quando un uomo ha paura, è più vulnerabile e più facilmente manipolabile.
Traendo spunto dall’eccellente analisi di Christopher Black su come l’Occidente si stia preparando ad attaccare la Russia – ovvero a dare inizio ad una Terza Guerra Mondiale – quella che lui chiama “Operazione Barbarossa 2: la Mossa Baltica” (pubblicato da NEO e Global Research), ecco alcune riflessioni aggiuntive sulle forti analogie tra questa operazione e l’originale Operazione Barbarossa – il nome in codice per l’attacco di Hitler alla Russia nella Seconda Guerra Mondiale.
Oggi abbondano le somiglianze tra quello che Chris Black chiama Operazione Barbarossa 2 e l’originale Operazione Barbarossa: a cominciare dal modo in cui Corporate Big Business (CBB) e Wall Street (WS) sostengono l’azione fascista di dominio mondiale, continuando con la propaganda bugiarda da parte di sei megagruppi d’informazione sinoisti/anglosassoni, fino ad arrivare al finanziamento diretto di operazioni di guerra.
La Seconda Guerra Mondiale ha ucciso più di 50 milioni di persone, di cui circa la metà Russi ed é stata finanziata dalla FED tramite Wall Street e la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea – Svizzera. Il libro su cui si basa questo articolo di giornale Tedesco – “Bankgeschäfte mit dem Feind – Die Bank für Internationalen Zahlungsausgleich im Zweiten Weltkrieg” (1997), di Gian Trepp, descrive in dettaglio tutte le transazioni finanziarie avvenute all’epoca, ma purtroppo non è più disponibile e pare non sia stato mai tradotto in inglese. (Tuttavia, “La Torre di Basilea”  è un ottimo complemento del racconto di Gian Trepp.)
Sia la Prima sia la Seconda Guerra Mondiale – e Dio non voglia, anche la Terza – sono state (e potrebbe ancora essere) contro l’est. Il primo obiettivo è la Russia. La Cina è già da un pezzo nel mirino di attacco e di conquista delle élite mondiali. L’élite CBB sta già manovrando il Pentagono e – per estensione – i vassalli NATO di Washington. Questi gruppi élitari intenzionati a dominare il mondo, si nascondono dietro quelle nefaste organizzazioni come la Bilderberg Society, la Commissione Trilaterale, il Council on Foreign Relations (CFR), la Chatham House, il World Economic Forum – e altre ancora.
I Clinton, i Kerry, gli Obama, gli Hollande e i Cameron del mondo, i leader del Consenso Washington, la FED, la Banca Mondiale, il FMI, la Banca Centrale Europea, i CEO di Wall Street, il complesso industriale militare, i grandi gruppo d’informazione e i gruppi farmaceutici – per nominarne solo alcuni – sono membri della maggior parte di queste organizzazioni semi-occulte strettamente interconnesse.
Molti tra questi leader sono Sionisti o comunque sostenitori del sionismo mondiale. E confluiscono tutti al vertice attraverso uno dei patti più oscuri e sinistri mai esistiti: i Massoni, simboleggiati da triangolo e occhio che guarda, come raffigurati sulla banconota del dollaro. E’ ai Massoni che dobbiamo la creazione della FED e del nostro sistema monetario occidentale fraudolento e fuorilegge. Già governano il mondo. La loro morsa si fa sempre più stretta ogni giorno che passa fino a un punto di non ritorno, se Noi, la Gente, glielo consentiamo.
Ed ecco le analogie tra la Seconda Guerra Mondiale e gli attuali preparativi alla Terza. Negli anni ’30 e durante la Seconda Guerra Mondiale, l’IBM, allora una delle maggiori società Americane, collaborò strettamente con Hitler nell’organizzazione dell’Olocausto: contando, registrando e infine trasportando gli Ebrei ai campi di concentramento di Auschwitz ed altri, grazie ai primi computer a schede perforate.
(http://www.amazon.com/IBM-Holocaust-Strategic-Alliance-Corporation-Expanded/dp/0914153277/).
Hitler insignì il fondatore dell’IBM, Thomas Watson, con la Croce al Merito (la seconda più importante onorificenza Tedesca).
Altri collaboratori furono la Ford e la General Motors, la DuPont (il gigante chimico) e l’impero mediatico Randolph Hearst, per elencarne solo alcuni, che ammiravano il rigore della leadership del Fuhrer. Con la prospettiva di un ricco e sicuro profitto, tutti chiusero un occhio di fronte alle atrocità naziste. Le grandi imprese Americane, quindi, contribuirono a creare l’arsenale del Nazismo di Hitler.
Oggi, come ieri, le grandi aziende Americane ed Europe e i grandi gruppi mediatici, mano nella mano, promuovono e sostengono un approccio fascista per denigrare e schiacciare la Russia, indipendente e non allineata, e la Cina – e tutto questo con l’obiettivo del PNAC (Plan for a New American Century) di dominare a tutto campo le risorse naturali e le popolazioni del pianeta.
Uno dei più recenti attacchi sanguinari ha avuto inizio con il colpo di stato nazista (che poi si è dimostrato essere stato provocato dall’Occidente) contro il leader Ucraino democraticamente eletto, Viktor Yanukovich, sostituendolo con un governo fascista, durante il sanguinoso colpo di stato di Maidan a Kiev nel febbraio del 2014 – e accusando poi la Russia della conseguente guerra civile; in realtà il massacro del Donbass, in Ucraina orientale, è stata una strage ordita dalla NATO nella quale sono rimaste uccise almeno 40.000 persone, per lo più civili, causando circa 2 milioni di profughi. L’iniziativa occidentale aveva un duplice obiettivo: far guadagnare terreno alla NATO verso Mosca e privatizzare i ricchi terreni agricoli e minerari dell’Ucraina con capitali occidentali.
CHI FINANZIA “BARBAROSSA 2” – UN’IMPRESA USA/NATO IN PREPARAZIONE DI UNA TERZA GUERRA MONDIALE?
I costi sono difficili da valutare, ma è molto probabile che possano raggiungere il trilione di dollari USA, o anche più. E’ qui che entrano in gioco la FED e la BCE – ecco l’analogia con l’Operazione Barbarossa, quando la FED, tramite Wall Street e la BRI, finanziò l’Olocausto e la guerra di Hitler contro la Russia. E’ forse questa la ragione della tolleranza mostrata dalla BCE nei confronti di alcuni paesi dell’eurozona – Francia, Italia, Polonia e altri – che negli ultimi due anni hanno stampato più Euro di quanto fosse consentito dalla regole BCE? Questo denaro ‘nuovo’, prodotto a un ritmo di quasi 500 miliardi di euro BCE (in eccesso rispetto alle quote stabilite per l’Eurozona), è stato utilizzato per acquistare titoli di Stato, per finanziare cioè il debito governativo.
Conoscendo quindi il modo in cui è stata finanziata la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbe una sorpresa scoprire che la BCE – pilotata da FED e Wall Street (ricordiamoci che Mario Draghi è un ex funzionario di Goldman Sachs) ha seguito le istruzioni di Washington chiudendo un occhio sulle limitazioni monetarie dell’eurozona, allo scopo di produrre, cosi’ come la FED a suo tempo con i dollari, euro senza valore per finanziare un nuovo conflitto mondiale. Sarebbe una replica di quanto avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, con FED/Wall Street e BRI. Come al solito, l’Impero del Caos tiene banco su due tavoli: da una parte briga per finanziare una nuova guerra contro la Russia, attraverso il debito imposto da Washington ai suoi alleati/vassalli Europei, sanzionando la Russia sempre attraverso il suoi alleati/vassalli Europei che accettano di buon grado di subirne le nefaste conseguenze economiche; mentre dall’altra parte l’eccezionale macchina da guerra Statunitense raccoglie i frutti della sua industria bellica nazionale; e nel frattempo Obama consente tranquillamente ai rappresentanti delle imprese Americane di partecipare all’International Business Forum dello scorso giugno a San Pietroburgo.
Ma quando arriverà il giorno in cui “Noi, la Gente” apriremo finalmente gli occhi sulle indicibili atrocità ed inganni perpetrati dalle élite manipolatrici?
Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Ha lavorato per molto tempo all’estero per la Banca Mondiale, occupandosi di ambiente e risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, Sputnik, PressTV, CounterPunch, TeleSur, per il Blog The Vineyard of The Saker e altri siti internet. E’ autore di : Implosione – un Thriller Economico su Guerra, Distruzione Ambientale e Avidità Imprenditoriale – un racconto basato su fatti reali e sulla sua esperienza trentennale per la Banca Mondiale in giro per il mondo. E’ anche co-autore di Ordine Mondiale e Rivoluzione! – Saggi dalla Resistenza.

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article44423.htm
14.03.2016
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16350

PER IL CAPITALISMO CI VUOLE UNA GUERRA MONDIALE

Postato il Martedì, 08 marzo @ 06:30:00 GMT di ernesto

DI CATHAL HAUGHIANl via The Saker
 Zerohedge.com
E’ dal 2010 che cerchiamo di raccontare e di comprendere il capitalismo e lo abbiamo fatto con il nostro libro La Filosofia del Capitalismo.  Eravamo incuriositi dalla natura di fondo del sistema, che ci fa, a noi – i detentori del capitale – così tanti regali, così il Saker mi ha chiesto di spiegare questa dichiarazione, un po ‘cruda’ : Per il capitalismo ci vuole la Guerra Mondiale.
L’attuale scontro tra l’Occidente contro Russia e Cina è l’apice di una lunga saga che va avanti fall’inizio della Prima Guerra mondiale. Prima di allora il Capitalismo era governato dal sistema Gold Standard che era un sistema internazionale, molto solido ed aveva regole chiare che avevano portato grande prosperità: Il Capitale a disposizione del settore bancario era scarso e per questo motivo doveva distribuirlo con oculatezza.

La Prima Guerra Mondiale richiese al Capitalismo un indebitametno del tipo FIAT e una Gran Bretagna in bancarotta cominciò a passare il suo testimone Imperiale agli Stati Uniti, che ne approfittarono per finanziare la guerra e per vendere munizioni.
La Repubblica di Weimar, soggetta a continue ostilità con tutti i mezzi economici possibili, cercò di far sgonfiare i propri debiti nel periodo 1919-1923 producendo il disastroso risultato della iperinflazione. Poi, con la reintroduzione del Gold Standard in un mondo ormai avvelenato dalla guerra, sia la restituzione che il debito furono destinati al fallimento e tutto si concluse con una fiammata di deflazione nei primi anni ’30 e poi con la seconda guerra mondiale.
Il governo degli Stati Uniti guadagnò moltissima credibilità dopo la seconda guerra mondiale con la messa al bando delle guerre offensive e con il finanziamento di molti progetti di ricostruzione che contribuirono al trasferimento di debito privato sul debito pubblico.
Il debito del governo USA esplose durante la guerra, ma servì anche a cambiare le carte in gioco, dando il potere ai creditori di disporre di un grande debitore capace di disporre di una gran quantità di capitale politico. Gli Stati Uniti usarono il loro potere per stabilire le nuove regole del sistema monetario a Bretton Woods nel 1944 e per custodire (negli USA) l’ oro fisico di proprietà di altre nazioni.
Tra la fine degli anno ’40 e l’inizio dei ’50 gli Stati Uniti aumentarono le aliquote fiscali sui ricchi ed ebbero un periodo di inflazione elevata – con cui spazzarono via i creditori, ma  aprirono anche un’epoca unica per la classe media di tutto l’Occidente. Gli USA riformarono anche le istituzioni centralizzate sia negli Stati Uniti che in Europa e in Giappone per assicurarsi che una classe di creditori-sanguisuga non ostacolasse la crescita, cosa che, allora, era facile fare perché la guerra li aveva spazzati via (come in Corea).
La distruzione del capitale durante la seconda guerra mondiale, contraddisse la regola marxista per cui “il tasso di profitto scende sempre”.
Prendiamo un mercato a caso, quello dei jeans. All’inizio tutte le fabbriche li producono usando una gran quantità di lavoro umano e tutti i jeans hanno un prezzo che si aggira intorno al totale del costo del lavoro sociale necessario per la produzione (qualcuno fa pagare di più, qualcuno meno).
Ad un certo punto una fabbrica introduce un macchinario (con un costo di X $) che produce i jeans usando molto meno tempo lavoro. Ognuno dei lavoratori, assistiti da un robot, è pagato con lo stesso salario orario ( di prima) ma il processo di produzione adesso è molto più redditizio. Questo attrarrà nuovi capitali, perché il capitale è alla continua ricerca di un profitto più alto. Il risultato sarà la generalizzazione di questo nuovo modo di produrre.
Il robot o il macchinario verrà adottato da tutte le altre fabbriche, perché rende più efficiente il modo di produrre i jeans. Come conseguenza il prezzo dei jean scende, perché il margine di profitto è aumentato e con questo margine tutti gli attori del mercato possono sotto tagliare i prezzi dei loro concorrenti per (tentare di) incrementare il proprio market-share ed attaccare i suoi concorrenti.
Investendo un’altra quota di X$ il margine di profitto unitario viene va sotto pressione, in modo che il tasso di rendimento dei beni produttivi tenda a scendere, con il tempo per riallinearsi in un mercato competitivo.
I tassi di interesse sono in calo da decenni in Occidente, perché i tassi di interesse devono essere sempre al di sotto del tasso di rendimento degli investimenti produttivi. Se i tassi di interesse fossero più alti rispetto al tasso di rischio-del-rendimento, il capitalista potrebbe anche scegliere di tenere il suo denaro in un conto di risparmio. Quando c’è deflazione reale, il suo potere di acquisto aumenta GRATIS e quando c’è inflazione, invece, parcheggia il suo denaro (più il debito) in un investimento improduttivo che però ne può far gonfiare il prezzo, per esempio nell’immobiliare.
Già sentito?
Certo, c’è stato un gran profitto che si è generato dal 2008 in poi, ma non è stato reinvestito con investimenti produttivi in ​​un libero mercato competitivo. Tutto quel profitto è venuto dalle bolle degli investimenti e da schemi finanziari favoriti con la stampa di denaro e con tassi di interesse pari a zero.
Così, sappiamo che in Occidente il tasso implicito di rendimento è vicino allo zero ed il tasso di rendimento si riduce naturalmente, a causa dell’accumulo di capitale e della concorrenza di mercato. Il sistema si chiama capitalismo perché il capitale si accumula: le economie ad alto reddito sono quelle con il più grande accumulo di capitale per lavoratore. Il lavoratore,  robotizzato, gode di un reddito più alto mentre è altamente produttivo, ma in parte anche perché le macchine svolgono una parte del lavoro che avrebbero dovuto fare i lavoratori “ridondanti” che vengono licenziati, quindi ci sono meno lavoratori che partecipano a condividere il profitto. Tutte le economie ad alto reddito hanno avuto tassi di interesse vicino allo  zero per sette anni di seguito. I tassi di interesse in Europa sono addirittura negativi. E allora … come è riuscito il sistema a restare  stabile per così tanto tempo?
Qualsiasi  crescita economica dipende dal guadagno energetico. Ci vuole energia (per perforare pozzi petroliferi) per ottenere energia. A differenza dalla nostra esperienza quotidiana in cui l’energia che compriamo e quella che consumiamo si bilanciano, il capitalismo richiede un guadagno netto sull’energia assoluta. Questo guadagno, per mezzo di scambi di energia, assume la forma di strumenti e macchinari che permettono un aumento della produttività oraria del lavoro. Quindi aumenta il PIL, gli standard di vita migliorano e i debiti possono essere rimborsati. Quindi, il petrolio è una risorsa strategica per il capitalistico.
Il guadagno netto sulla produzione di energia USA ebbe il suo picco nel 1974, quando furono sostituiti dall’Arabia Saudita che, per la prima volta nella sua storia, trasformò gli USA in paese importatore netto di petrolio. La dipendenza USA dal petrolio straniero passò dal 26% al 47% tra il 1985 e il 1989 per raggiungere il suo picco del 60% nel 2006. E, significativamente, i salari reali raggiunsero il loro picco nel 1974, con un certo livellamento per poi cominciare a diminuire per la maggior parte dei lavoratori USA. I salari non hanno mai recuperato le loro perdite. (Il declino dei salari sarebbe più grave se consideriamo che i dati sull’inflazione ufficiale USA, che non includono gli aumenti del costo delle abitazioni).
Qual è stato il risultato economico e politico di questo declino? Durante i 20 anni  dal 1965 al ‘85, ci furono 4 recessioni, 2 crisi energetiche e il controllo su  salari e prezzi.
Questi fatti non erano mai accaduti in tempi di pace e gli eventi del Golfo del Tonchino spinsero alla guerra in Vietnam, che alla fine, nel ‘71,  spinse Nixon ad abbandonare il sistema Gold-Exchange Standard, per aprire il successivo dissoluto capitolo della Finanza FIAT, fino al 2008. Tagliare il rapporto mometario con l’oro significava tagliare l’ultima ancora che impediva la guerra e il disavanzo di spesa.
La promessa di oro in cambio di dollari fu cancellata.
Dopo il 1974 il PIL USA continuò a crescere ma una parte del potere di acquisto finale fu trasferito alla Arabia Saudita    che divenne il paese che forniva il guadagno energetico netto che costituiva il potere per far aumentare il PIL USA. La classe lavoratrice USA cominciò a vivere un lento declino reale del proprio standard di vita, dato che “la loro fetta” della torta economica si era ridotta con il continuo aumento di trasferimento di potere di acquisto verso l’Arabia Saudita.
Le elite del governo e delle banche risposero creando e cancellando norme di comportamenti illegali per il sistema basato su una moneta FIAT. I cinesi apprezzarono questa opportunità di lungo termine che questa situazione presentava e accettarono di cominciare a giocare, anche loro, con il pallone. Gli USA con la loro sovrapproduzione di credito monetario e la Cina con le sue super produzioni di merci lavorate, ammortizzarono il reale declino del potere di acquisto della classe lavoratrice americana. I rapporti di potere tra Cina e USA cominciarono a cambiare: il partito comunista trasferiva valore ai consumatori americani, mentre Wall Street trasferiva la maggior parte delle piante industriali Usa in Cina. Non mandarono il complesso industriale militare.
Questo bilanciamento su grande scala significava che i consumatori e le imprese USA potevano avere i mezzi per acquistare sempre più a debito e la guerra di classe fu rinviata. Così è come funziona la sovrapproduzione: Più si produce e più si spende, ma non si paga con il denaro che rappresenta il vero e proprio tempo per produrre il bene, ma si paga con la ricchezza del futuro, quella che si produrrà con il tempo del lavoro futuro. La forza lavorale cinese produceva più di quanto poteva consumare.
Il sistema non ha mai travalicato i limiti stabiliti dalle leggi della termodinamica. Il sistema di una economia reale non può mai sovrapprodurre “di per sé”. Il limite di produzione è il guadagno netto di energia assoluta. Tutto quello che viene prodotto e quanto può essere consumato. Come hanno fatto i cinesi a produrre una tale eccedenza, tanto massiccia e per così tanto tempo? La schiavitù economica può ottenere dei miglioramenti radicali per gli standard di vita per coloro che godono i benefici della proprietà. Gli schiavi non si deprezzano perché vengono presi in affitto e non si deve nemmeno ripararli perché, se conviene, si possono replicare gratuitamente. Centinaia di milioni di contadini cinesi tengono basso il loro livello di vita e controllano i loro consumi per farne godere i frutti ai loro figli.
Con le loro vite sfruttate permettono che cresca il tasso di profitto!
Cominciarono la loro lunga marcia verso una moderna prosperità facendo giocattoli, scarpe e i tessuti a minor prezzo di quanto potessero fare delle povere donne che lavoravano in South Carolina o in Honduras. Quelle fabbriche si costruvano con pochi soldi e il personale – formato da contadini obbedienti, deferenti e laboriosi – era proprio quello che ci voleva per un lavoro che non era differente dal “raccogliere pomodori”. La loro eredità è la formazione iniziale del capitale della moderna Cina ed è uno dei più grandi successi della storia umana. I cinesi non hanno usato il loro guadagno netto di energia, prodotto dal petrolio per alimentare l’iperbolico incremento che stavano sostenendo per la produzione. Loro usavano la schiavitù economica alimentata da energia calorica che sostituiva quella solare. La forza lavoro cinese ha raccolto tutti i frutti che si potevano raccogliere facilmente in tutto il mondo, cioè quelli che per essere colti non avevano bisogno né di strumenti né dei macchinari. Gli schiavi non hanno bisogno di nessun attrezzo perché loro stessi sono gli attrezzi.
Senza il gold standard e senza i coefficienti patrimoniali il modello-sovrapproduzione è cresciuto a dismisura.  La bolla delle dot.com è stata  rigonfiata con la bolla immobiliare, che è stata pompata nuovamente da debito sovrano, da stampa di moneta (QE) e insolvenza della banca centrale. La classe lavoratrice e la classe media degli Stati Uniti hanno consumato di più in proporzione alla loro partecipazione alla torta dell’economia globale per decenni. La correzione dei prezzi (la distruzione della moneta, del credito e del capitale accumulato) deve ancora arrivare. Questo è quanto è accaduto dal 1971 per effetto della crescita della finanziarizzazione o della monetizzazione.
L’applicazione di questi metodi economici è giustificata dalla ideologia politica del neo-liberalismo. Il neo-liberalismo prevede nessuno o pochi controlli sui capitali, la distruzione dei sindacati, il saccheggio dei beni pubblici e dello Stato, l’importazione di contadini come l’aiuto domestico, e la consegna della produzione di valore aggiunto della società, al Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese.
I cinesi hanno molti motivi ma la loro prima motivazione è il potere. Il potere è più importante del denaro. Se sei ricco ma debole, ti rubano tutto. La Russia può fornirci qualche esempio: Gorbaciov aveva ricevuto una promessa da George HW Bush che gli Stati Uniti avrebbero pagato alla Russia circa $ 400 miliardi in 10 anni come “dividendo di pace” da usare nella trasformazione del loro stato verso un sistema economico basato sul mercato. I russi ritengono che il capo della CIA, all’epoca, George Tenet, in sostanza, abbia fatto abortire l’affare per la sua idea che “lasciare il paese cadere a pezzi distruggerà la Russia come futura minaccia militare”. Infatti il paese crollò nel 1992 e le sue risorse naturali furono saccheggiate e il tasso di profitto aumentò (vertiginosamente) negli anni ’90, fino a quando il presidente Putin mise un freno a quella rapina.
In ultima analisi, l’attuale quadro del Capitalismo mostra ridondanza di lavoro, caduta del saggio di profitto e squilibri commerciali profondi prodotti da un eccesso di capacità. Sotto questo monopolio del Capitalismo di Stato si sono sviluppate tutta una serie di misure preventive e temporanee, tra cui la crescita di una nuova generazione, riserva di lavoro da cui possono attingere università, esercito  e sistemi carcerari.
Il nostro problema è come mantenere il “tasso di rendimento previsto” per noi, per la classe dominante. Infine, ci sono solo due soluzioni su larga scala, che si intrecciano tra loro.

Una è l’espansione del debito pubblico per mantenere “i mercati” in movimento e per trasferire ricchezza dalle future generazioni di lavoro all’attuale classe dominante.
L’altra è la guerra, l’ultima istanza dei consumatori. Le guerre possono bruciare l’eccesso di capacità, possono spostare mercati globali, generare rendite monopolistiche, e restituire il lavoro futuro ad uno stato impotente e quasi senza più nessuna aspettativa. Nel 1918 l’influenza spagnola uccise 50-100 milioni di persone. Come se questo  non fosse bastato, nel corso del  20° secolo ci sono state due guerre mondiali con 96 milioni di morti che sono servite a ridurre la disoccupazione e a restabilizzare il “problema del lavoro.”

Il capitalismo vuole la guerra mondiale perché il capitalismo vuole  il profitto e il profitto non può permettersi i disoccupati. Il punto è che il capitalismo riuscì a permettersi la socialdemocrazia dopo che il saggio di profitto fu ristabilito grazie alla depressione del 1930 e alla distruzione fisica di capitale durante la seconda guerra mondiale. Il capitalismo produce solo per il profitto e la democrazia sociale fu finanziata con la tassazione degli utili dopo la seconda guerra mondiale.
La crescita della produttività del lavoro avvenuta dopo la seconda guerra mondiale, per effetto della automazione in se stessa oltre che per il petrolio e il gas che sostituirono il carbone, portò dei miglioramenti per i lavoratori. Mentre la torta dell’economia stava crescendo, i lavoratori continuavano a ricevere la stessa percentuale di una torta che però aveva delle fette più grandi. I salari, come percentuale del PIL degli Stati Uniti, effettivamente aumentarono nel periodo 1945-1970. Ci fu un aumento della spesa pubblica che veniva reindirizzata sotto forma di redditi redistribuiti. (Ora) le disuguaglianze potranno solo aumentare, perché per fare profitti dobbiamo tagliare continuamente il costo dei fattori della produzione, vale a dire i salari e i benefit (per i lavoratori).
Non abbiamo ancora raggiunto il punto in cui buona parte della classe lavoratrice non riesce a mangiare o a pagarsi un tetto?  Il 13% della popolazione in età da lavoro del Regno Unito è senza lavoro e non riceve sussidi di disoccupazione, mentre una enorme quantità di persone ha ancora il bene di poter lavorare solo perché certi profili lavorativi vengono pagati veramente poco.
La natura di fondo del capitalismo è ciclica. Ecco come si conclude l’aspetto politico del ciclo:

  • 1920s/2000s – alta disuguaglianza, alte paghe per i banchieri, poche regole, tasse basse per i ricchi, baroni ladri (CEO), banchieri spericolati, globalizzazione.
  • 1929/2008 – Wall Street crash
  • 1930s/2010s – Recessione globale, guerre valutarie, guerre commerciali, aumento della disoccupazione, nazionalismo ed estremismo
  • Che succede dopo? – La Guerra Mondiale.

Se il capitalismo potesse parlare, chiederebbe a  suo fratello maggiore, l’ Imperialismo: “Come risolveresti questo problema”  Non siamo tornati agli anni ‘30, l’economia è ormai un insieme integrato che abbraccia tutto il mondo. Il Capitale continua ad essere accumulato dal 1945, così che la sotto-occupazione e la disoccupazione sono una piaga in tutto il mondo. Quanto è grande questo problema?
I dati ufficiali non ci dicono niente, ma il dato che 47 milioni di americani hanno bisogno di aiuti alimentari è un dato toccante. Parliamo di un americano su sette e la popolazione mondiale è arrivata a  7 miliardi.
Le possibili soluzioni sono pericolose. Il metro che mostra le debolezze – nel Mar Cinese Meridionale, in Ucraina e in Siria – ha risvegliato il senso di pericolo. Le leadership di Cina e Russia hanno reagito integrando i loro sistemi di pagamento e delle loro economie reali, del commercio energetico per la produzione di merci e per sistemi di armamento avanzati.
Dato che sono loro i protagonisti del Gruppo di Shanghai si può immaginare che il loro obiettivo sia il sistema monetario, che è alla base del nostro potere imperiale. Quel che è peggio, è che “loro” possono evitare atti ostili palesi, scegliendo  semplicemente di minare la “fiducia” nel sistema monetario Fiat.
Tenendo conto del calibro del loro arsenale nucleare, come possono essere combattuti e tanto meno come possono essere sconfitti ?
L’appetito non conosce ragioni ed è difficile ragionare con chi ha sete. Ma attenzione fratelli. È per la vostra sete di potere che è cominciata questa saga, forse è arrivato il momento di ragionare.

Fonte: Zerohedge.com
Link : http://www.zerohedge.com/news/2016-03-02/capitalism-requires-world-war
2.03.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario 

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16319

ECCO LE VERI RAGIONI DELLA GUERRA IN LIBIA

8 marzo 2016

DI MARCELLO FOA –
L’Italia si preparava nel 2016, a mandare 5.000 uomini in Libia su richiesta di Washington per “combattere l’Isis”. Ma siamo proprio sicuri che sia questo il reale obiettivo?
No, infatti, caro lettore, il motivo di questa guerra è un altro e, avrete immaginato, è… il petrolio. Come spiega l’ottimo Alberto Negri sul Sole 24 Ore siamo davanti ad un “regolamento di conti”, una “spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio”. La Libia, continua Negri, “è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso di un ipotetico Stato libico.

Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare”.
Probabilmente, una volta stabilizzato, il paese sarà diviso tra Francia, Gran Bretagna e, auspicabilmente Italia, mentre gli Stati Uniti vigileranno dall’alto.
L’Italia, che era ben posizionata con Gheddafi, e che è riuscita a cavarsela anche negli ultimi anni, ha molto da perdere e poco da guadagnare ad assumere un ruolo militare di primo piano nella sempre più probabile guerra.
Di certo, ancora una volta non ci dicono tutta la verità. Ancora una volta la lotta al terrorismo è, al più, una concausa e viene usato come pretesto per realizzare altri obiettivi, economici come sempre. E come sempre, solo pochi giornalisti avranno la lucidità e l’onestà intellettuale di raccontare la verità. Alberto Negri è uno di questi.

Qui sotto potete leggere il suo articolo.
Marcello Foa

La grande spartizione della Libia: un bottino da almeno 130 miliardi

Quando si incontreranno martedì al palazzo Ducale di Venezia, Matteo Renzi e François Hollande guardandosi negli occhi dovrebbero farsi una domanda: per quali ragioni facciamo la guerra in Libia?
La risposta più ovvia – il Califfato – è quella di comodo. La guerra di Libia è partita nel 2011 con un intervento francese, britannico e americano che con la fine di Gheddafi è diventato conflitto tra le tribù, le milizie e dentro l’Islam, che però è sempre rimasto una guerra di interessi geopolitici ed economici. L’esito non è stato l’avvento della democrazia ma è sintetizzato in un dato: la Libia era al primo posto in Africa nell’indice Onu dello sviluppo umano, adesso è uno stato fallito.

La guerra è in realtà un regolamento di conti e una spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio.

Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare.
Per loro, anche se l’Italia ha perso in Libia 5 miliardi di commesse, stiamo già accantonando risorse per un contingente virtuale in barili di oro nero. Non è così naturalmente, ma “deve” essere così: per questo l’ambasciatore Usa azzarda a chiederci spudoratamente 5mila uomini. La dichiarazione di John Phillips, addolcita dalla promessa di un comando militare all’Italia, sottolinea la nostra irrilevanza.
La Libia è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso che un ipotetico Stato libico, magari confederale e diviso per zone di influenza, tornasse a esportare come ai tempi di Gheddafi. Sono stime che sommano la produzione di petrolio con le riserve della Banca centrale e del Fondo sovrano libico che sta a Londra dove ha studiato per anni il prigioniero di Zintane, Seif Islam, il figlio di Gheddafi, un tempo gradito ospite di Buckingham Palace al pari di tutti gli arabi che hanno il cuore nella Mezzaluna e il portafoglio nella City. Oltre alla Bp e alla Shell in Cirenaica – dove peraltro ci sono consorzi francesi, americani tedeschi e cinesi – gli inglesi hanno da difendere l’asset finanziario dei petrodollari.
Anche i russi, estromessi nel 2011 perché contrari ai bombardamenti, vogliono dire la loro: lo faranno attraverso l’Egitto del generale Al Sisi al quale vendono armi a tutto spiano insieme alla Francia. Al Sisi considera la Cirenaica una storica provincia egiziana, alla stregua di re Faruk che la reclamava nel 1943 a Churchill: «Non mi risulta», fu allora la secca risposta del premier britannico. Ma ce n’è per tutti gli appetiti: questo è il fascino tenebroso della guerra libica.
Il bottino libico, nell’unico piano esistente, deve tornare sui mercati, accompagnato da un sistema di sicurezza regionale che, ignorando Tunisia e Algeria, farà della Francia il guardiano del Sahel nel Fezzan, della Gran Bretagna quello della Cirenaica, tenendo a bada le ambizioni dell’Egitto, e dell’Italia quello della Tripolitania. Agli americani la supervisione strategica.
Ai libici, divisi e frammentati, messi insieme in un finto governo di “non unità nazionale”, il piano non piacerà perché hanno fatto la guerra a Gheddafi e tra loro proprio per spartirsi la torta energetica senza elargire “cagnotte” agli stranieri e finire sotto tutela. E insieme ai litigi libici ci sono le trame delle potenze arabe e musulmane. Sono “i pompieri incendiari” che sponsorizzano le loro fazioni favorite: l’Egitto manovra il generale Khalifa Haftar, il Qatar seduce con dollari sonanti gli islamisti radicali a Tripoli, gli Emirati si sono comprati il precedente mediatore dell’Onu Bernardino Leòn per appoggiare Tobruk; senza contare la Turchia, che dalla Siria ha rispedito i jihadisti libici a fare la guerra santa nella Sirte.
La lotta al Califfato è solo un aspetto del conflitto, anzi l’Isis si è inserito proprio quando si infiammava la guerra per il petrolio. Ma gli interessi occidentali, mascherati da obiettivi comuni, sono divergenti dall’inizio quando il presidente francese Nicolas Sarkozy attaccò Gheddafi senza neppure farci una telefonata. Oggi sappiamo i retroscena. In una mail inviata a Hillary Clinton e datata 2 aprile 2011, il funzionario Sidney Blumenthal rivela che Gheddafi intendeva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta panafricana. Lo scopo era rendere l’Africa francese indipendente da Parigi: le ex colonie hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi. Poi naturalmente c’era anche il petrolio della Cirenaica per la Total. È così che prepariamo la guerra: in compagnia di finti amici-concorrenti-rivali, esattamente come faceva la repubblica dei Dogi.
Alberto Negri
Fonte: www.ilsole24ore.com

Preso da: http://www.informarexresistere.fr/2016/03/08/ecco-le-veri-ragioni-della-guerra-in-libia/

IL DELIRIO DI GEORGE SOROS…E I VERI NEMICI DELL’EUROPA

Postato il Giovedì, 18 febbraio @ 19:56:22 GMT di davide

DI GIAMPAOLO ROSSI
ISIS? NO PUTIN

blog.ilgiornale.it
In un recente editoriale sul Guardian (lo storico quotidiano britannico della sinistra laburista) George Soros, lo speculatore “illuminato”, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.
Secondo Soros, la minaccia per l’Europa è Putin, non l’Isis.

E quale sarebbe la ragione di un’affermazione tanto azzardata? Semplice, Putin starebbe orchestrando la distruzione dell’Europa attraverso la crisi dei migranti. Siccome “l’obiettivo di Putin è la disintegrazione dell’Unione Europea –scrive Soros- il modo migliore per realizzarla è quello di inondare l’Europa di profughi siriani”.
I russi, in Siria, ci starebbero per bombardare la popolazione civile così da costringere milioni di disperati a fuggire e invadere il nostro continente.
Quindi l’esodo biblico d’immigrati che sta mettendo a rischio la tenuta sociale ed economica dell’Europa e il suo futuro, sarebbe opera di Putin. I barconi che attraversano il Mediterraneo, i milioni di profughi islamici (di cui più della metà non sono profughi) che premono ai nostri confini, il rischio di trasformarci in Eurabia, tutto questo sarebbe un complotto russo finalizzato a far implodere l’Unione Europea.
INCONGRUENZE
Che l’emergenza profughi sia iniziata molto prima dell’intervento russo in Siria, è una constatazione che non sembra scalfire le certezze di Soros. Così come nelle sue considerazioni, non vi è alcun cenno alle  “guerre umanitarie” che l’Occidente ha condotto in questi anni, destabilizzando l’intera area che va dal nord Africa, al Medio Oriente.
Non rappresenta un elemento di valutazione neppure il fallimento della “Primavera araba” e il disastro libico (altro capolavoro occidentale) che hanno aperto la porta al dilagare dell’integralismo islamico nel Mediterraneo; né il fatto che l’Isis sia un prodotto di laboratorio delle centrali d’intelligence americane e saudite, creato apposta per distruggere la Siria e costruire una entità salafita sul Mediterraneo come ultimo tassello di un effetto domino che avrebbe dovuto portare alla rimozione di tutti i governi dell’area ostili al potere dei regnanti del Golfo.
Ma al di là delle incongruenze storiche, perché la Russia dovrebbe cercare di distruggere l’Europa col rischio di ampliare la minaccia islamica non solo in Asia centrale ma anche ai suoi confini occidentali? Per Soros la risposta è semplice: siccome la Russia sta per finire in default (altra vecchia ossessione del finanziere), “il modo più efficace con cui il regime di Putin può evitare il collasso è causare prima il crollo dell’Unione Europea. Una UE a pezzi non sarà in grado di mantenere le sanzioni inflitte alla Russia dopo la sua incursione in Ucraina”.
Ecco che nello schemino semplice di Soros, tutto viene riportato al suo maggiore interesse: l’Ucraina e il governo fantoccio di Kiev ennesimo prodotto delle rivoluzioni democratiche costruite a tavolino nei think tank d’oltreoceano e nei consigli d’amministrazione delle banche d’affari e dei fondi d’investmento degli amici di Soros che poi lui fa nominare ministri anche se sono cittadini stranieri (le collusioni scandalose tra Soros e il governo ucraino le abbiamo rivelate in questo articolo del Luglio scorso).
Questa mescolanza tra delirio e ossessione, tra interessi e manipolazione della verità attraverso i media di sistema, porta Soros a negare persino l’evidenza: e cioè che l’Isis ha fermato la sua avanzata solo dopo che la Russia è entrata in campo.
UN AVVERTIMENTO ALL’EUROPA
Quello di Soros è in realtà un avvertimento agli europei: “lasciate perdere l’Isis che tanto l’abbiamo creato noi e quindi lo distruggiamo quando non ci servirà più. Voi occupatevi della Russia, e non sognatevi di decidere liberamente quali sono i vostri interessi strategici”.
L’articolo di Soros non va relegato nel capitolo “disturbi senili” perché è lo specchio di cosa passa nella testa dell’élite tecnocratica che domina l’Occidente, la cui folle ideologia mischiata ad un’aggressività senza scrupoli, ci sta spingendo verso la guerra globale.
Questa élite che è finanziaria e tecno-militare, contamina i governi occidentali, controlla la Nato, domina Wall Street e condiziona l’informazione globale; ha bisogno di allargare la propria sfera d’influenza nella ricerca compulsiva di dominio.
PERCHÈ L’EUROPA MUORE
A differenza di ciò che dice Soros, l’Europa sta morendo non per colpa di Putin ma a causa della perdita di sovranità (monetaria, democratica e militare) che sta distruggendo le economie, la coesione sociale e l’identità delle nostre nazioni. Passo dopo passo gli spazi di libertà si stanno chiudendo ed una élite di tecnocrati senza volto, alchimisti della moneta, burocrati e politici scodinzolanti sta prendendo il potere sulle nostre vite e sul nostro destino.
Sono questi i veri nemici dell’Europa.

Giampaolo Rossi
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/02/18/il-delirio-di-george-soros-e-i-veri-nemici-delleuropa/
18.02.2016

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16249

ROCKFELLER GIOCA CON IL FUOCO. IL SISTEMA FONDATO SUL PETROLIO DIVENTA SEMPRE PIU’ PERICOLOSO

8 febbraio 2016

– DI CALEB MAUPIN –

I media americani vorrebbero farci credere che il “rallentamento cinese” è l’unico responsabile di questa escalation che si sta profilando sulla crisi economica. Comunque, è ampiamente riconosciuto che i prezzi bassi del petrolio stanno diventando piuttosto costosi per l’economia globale e che questa deflazione artificiale e prolungata  sta diventando sempre più pericolosa. Il calo dei prezzi è stato programmato intenzionalmente e serve per delle precise ragioni.
Serve per dei motivi molto egoistici, la Casa di Rockefeller sta giocando con il fuoco, e minaccia di radere al suolo l’intera economia globale.

Assicurare il potere della Exxon-Mobile
I Rockefeller sono una delle famiglie più potenti degli Stati Uniti, e lo sono da parecchio tempo. La loro storia può essere fatta risalire al 19° secolo e alla nascita di una società denominata Standard Oil. Oggi, il loro potere è accentrato nella più grande società petrolifera del mondo, la Exxon-Mobile che è l’erede diretta della Standard Oil di John D. Rockefeller ed è, oggi, la quinta società per importanza al mondo.
Molto tempo fa, durante la scalata dei Rockefeller verso il potere, la loro tattica preferita – per battere i concorrenti – era manipolare i prezzi. Nel 1800, i Rockefeller avrebbero fatto scendere il prezzo per inondare i mercati con il loro petrolio a buon mercato, poi, quando i loro avversari non ce l’avrebbero più fatta, avrebbero fatto ri-aumentare i prezzi, e incassato maggiori profitti che mai.
Questo metodo per centralizzare il potere economico è stato teorizzato – quasi come una scienza – da John D. Rockefeller e dai suoi tirapiedi, tanto che, la Standard Oil, fu oggetto delle famose riforme “trust-busting” di Theodore Roosevelt.
Nei decenni più recenti, i Rockefeller si sono distinti tra elite più potenti negli Stati Uniti per la loro visibilità politica. Il Council on Foreign Relations – il think tank più segreto in cui viene discussa e decisa la politica estera americana – è quasi completamente finanziato con il danaro della Rockefeller e della Ford Foundation. Il denaro di Rockefeller sta dietro Asia Society, Open Society Foundations, e molte altre voci chiave per il discorso politico USA.
Benché i Rockefeller siano tra le persone più ricche della terra, la loro ricchezza non si traduce in una politica conservatrice come qualcuno potrebbe ingenuamente presumere. Dalla fine della seconda guerra mondiale, i Rockefeller sono diventati liberali. Iscrizioni in onore dei Rockefeller si trovano all’interno della Riverside Church, una istituzione religiosa di New York City che si prodiga per l’attivismo contro la guerra e per i diritti civili.
La MS-NBC, la rete televisiva americana che promuove la politica liberale di Rachel Maddow e Chris Hayes, così come gli sketch comici a favore del partito democratico del Saturday Night Live, trasmette dal Rockefeller Center di Manhattan. Il blocco della National Broadcasting Company (NBC) dei media è stato creato dalla General Electric, uno dei più grandi appaltatori militari, anche questa parte dell’impero di Rockefeller.
La famiglia Rockefeller è conosciuta per promuovere la scelta per la riproduzione, così come per i diritti LGBTQ. Tutti strettamente legati al Partito Democratico. Il terreno su cui è stata costruita la sede delle Nazioni Unite era di proprietà della famiglia Rockefeller ed è stata offerta come donazione personale.
Il fatto che questa potente famiglia sia proprietaria della Exxon-Mobile non può essere tenuto separato dalle loro alleanze politiche strategiche. L’amministrazione di Barack Obama ed il Partito Democratico sono stati fedeli servitori economici e politici della dinastia Rockefeller. Il denaro che fa muovere i principali avversari politici dei democratici arriva dai maggiori concorrenti della Exxon-Mobile. L’ossessione di MS-NBC di demonizzare i “Koch Brothers” come l’incarnazione del moderno male politico non è semplicemente politica.
Dietro la politica c’è una classica rivalità di mercato tra Exxon-Mobile e Koch Industries.
Lo schema petrolifero  CIA-Rockefeller
Tre sono i paesi in maggior competizione con gli Stati Uniti sulla scena geopolitica – Russia, Venezuela e Iran – sono anche esportatori di petrolio e grandi concorrenti delle compagnie petrolifere americane. Tutti e tre questi paesi hanno economie indipendenti incentrate su risorse naturali di proprietà del governo. Ciascuno di questi paesi sta soffrendo gravi conseguenze per il calo del prezzo del petrolio.
In Venezuela, l’opposizione di destra – finanziata da Rockefeller- e dalle ONG collegate alla Fondazione Ford – ha preso il controllo del parlamento nelle elezioni di dicembre 2015. Il movimento bolivariano, guidato dal Partito Socialista Unito e da Nicolas Maduro, è salito al potere utilizzando i proventi del petrolio per finanziare case, istruzione, assistenza medica, e media controllati dalla comunità. Il calo del prezzo del petrolio ha provocato enormi problemi a questo schieramento ed ha indebolito i suoi programmi sociali.
I problemi economici creati dalle sanzioni USA nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran si sono intensificati con la flessione del prezzo del petrolio. La difficile situazione economica ha avuto effetti sull’opinione pubblica iraniana ed ha rafforzato la posizione del presidente Hassan Rouhani e delle forze che si fanno chiamare “movimento riformista.” Il calo del prezzo del petrolio è stato un fattore significativo nel determinare la conclusione nucleare del P5+1, in base al quale i due terzi del pacifico programma di energia nucleare iraniano è stato smantellato.
La Russia è stata costretta a tagliare il suo budget nazionale. Gli investimenti fatti dal governo avevano reso Vladimir Putin molto popolare e proprio petrolio e gas naturale, di proprietà del governo, hanno permesso alla Russia di far ripartire la sua economia dopo il periodo disastroso degli anni 1990.
I Rockefeller e i loro amici del Council on Foreign Relations hanno stabilito che mantenere bassi a lungo i prezzi del petrolio serve per gli obiettivi di politica estera USA – cioè, serve a mantenere Wall Street al centro dell’economia globale.
Quindi, come si fa tenere basso il prezzo del petrolio? Per quale motivo i prezzi scendono? Le innovazioni tecnologiche, come il fracking idraulico e i nuovi metodi di perforazione, hanno sicuramente fatto la loro parte, ma l’ultima goccia è stato il Regno dell’ Arabia Saudita. La monarchia saudita – quella repressiva, quella che viola i diritti umani – quella che continua ogni giorno a versare decine di milioni di barili di petrolio sul mercato internazionale, malgrado la perdita di miliardi di dollari e una escalation della crisi interna, il regime saudita continua ad espandere il suo apparato che produce petrolio. Il 1.° gennaio l’Arabia Saudita ha giustiziato 47 persone, dimostrando così che i suoi problemi interni sono sempre enormi.
Il motivo di tanta indulgenza dell’Arabia Saudita in questa politica autodistruttiva è solo obbedienza. Il petrolio saudita è “de facto” di proprietà di Wall Street. L’Arabia Saudita ha il quarto budget militare del mondo e acquista armi quasi esclusivamente dagli Stati Uniti. Il Regno funge da propaggine in Medio Orientale delle grandi corporazioni petrolifere e militari USA. Il regime saudita sta inondando il mercato di petrolio, sta perdendo soldi, e sta distruggendo il proprio paese, perché i boss della Exxon-Mobile, vale a dire, la famiglia Rockefeller, glielo stanno ordinando.

Trump e l’Opposizione dei Koch

Preso da: http://www.informarexresistere.fr/2016/02/08/rockfeller-gioca-con-il-fuoco-il-sistema-fondato-sul-petrolio-diventa-sempre-piu-pericoloso/

CI SONO LE PROVE: IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI E’ L’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE PEGGIORE DELLA STORIA DELL’UMANITA’

Postato il Lunedì, 18 gennaio @ 23:10:00 GMT di davide

Fiore
DI PAUL CRAIG ROBERTS
paulcraigroberts.org

Unico tra le Nazioni della terra, il governo americano insiste che le proprie leggi e i propri dettami abbiano la precedenza sulla sovranità delle altre Nazioni. Washington sostiene il potere dei tribunali degli Stati Uniti nei confronti dei cittadini stranieri e rivendica la giurisdizione extraterritoriale dei tribunali USA su attività estere che Washington o gruppi di interesse americani non approvano. Forse la peggiore dimostrazione dello sprezzo che Washington prova per la sovranità degli altri Paesi è l’aver dimostrato il potere degli USA su cittadini stranieri basato esclusivamente su accuse infondate di terrorismo.
Vediamo alcuni esempi.

Washington prima costrinse il governo svizzero a violare le proprie leggi bancarie, poi costrinse la Svizzera ad abrogare le proprie leggi sul segreto bancario. Si presume che la Svizzera sia un paese democratico, ma le leggi di quel Paese sono decise a Washington da persone non elette dal popolo svizzero.
Consideriamo lo “scandalo del calcio” che Washington si è inventato, a quanto pare, allo scopo di imbarazzare la Russia. La sede del calcio internazionale è la Svizzera, ma questo non ha impedito a Washington di inviare agenti dell’FBI in Svizzera ad arrestare cittadini svizzeri. Provate ad immaginare la Svizzera che manda i propri agenti federali negli Stati Uniti ad arrestare cittadini americani.
Si consideri poi la multa di 9 miliardi di dollari che Washington ha appioppato ad una banca francese per non aver ottemperato pienamente alle sanzioni USA contro l’Iran. Questa asserzione del controllo di Washington su un istituto finanziario estero è ancor più incredibilmente illegale in considerazione del fatto che le sanzioni imposte all’Iran da parte di Washington con la richiesta che altri paesi sovrani vi aderiscano, sono esse stesse totalmente illegali. Infatti, questo è un caso di triplice illegalità, dato che le sanzioni sono state imposte sulla base di accuse inventate e menzognere.
Oppure quando Washington impose la sua autorità facendo pressione sul contratto tra un costruttore navale francese ed il governo russo, costringendo la società francese a violare il contratto con perdite di miliardi di dollari per la società stessa e di un gran numero di posti di lavoro per l’economia francese. Solo perché Washington voleva dare ai russi una lezione per non aver seguito i suoi ordini in Crimea.
Provate ad immaginare un mondo in cui ogni paese imponga l’extraterritorialità delle proprie leggi. Il pianeta sarebbe nel caos permanente con il PIL mondiale speso in battaglie legali e militari.
I neocon di Washington sostengono che siccome la storia ha scelto l’America per esercitare la sua egemonia sul mondo, nessun’altra legge conta. Conta solamente la volontà di Washington. La legge stessa non è più necessaria, in quanto Washington sovente sostituisce degli ordini alla legge, come quando Richard Armitage, vice segretario di Stato (non eletto) intimò al presidente del Pakistan di fare come gli veniva ordinato, oppure “vi faremo tornare all’età della pietra a suon di bombe”. (http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/5369198.stm)
Provate a immaginare i presidenti della Russia o della Cina dare un tale ordine ad una nazione sovrana.
Infatti, l’America ha bombardato vaste aree del Pakistan, uccidendo migliaia di donne, bambini e anziani. La giustificazione di Washington era di ribadire la extraterritorialità di azioni militari statunitensi anche in paesi con cui l’America non è in guerra.
Per quanto tutto ciò sia orrendo, il peggiore dei crimini perpetrati da Washington contro gli altri popoli è quello di rapirne i cittadini per consegnarli a Guantanamo, a Cuba, o per rinchiuderli in celle segrete in stati criminali come l’Egitto e la Polonia, dove vengono seviziati e torturati in violazione sia delle leggi degli Stati Uniti che del diritto internazionale. Questi crimini aberrranti dimostrano al di là di ogni dubbio che il governo degli Stati Uniti è la peggiore impresa criminale che sia mai esistita sulla terra.
Quando il regime criminale neoconservatore di George W. Bush lanciò la sua illegale invasione dell’Afghanistan, il regime criminale di Washington ebbe un disperato bisogno di “terroristi”, per poter fornire una giustificazione all’invasione illegale che costituiva un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Però non c’erano terroristi, così Washington fece volantinaggio sui territori dei signori della guerra offrendo migliaia di dollari di taglia per “terroristi”. I signori della guerra locali colsero l’occasione e catturarono ogni persona non protetta per rivenderla agli americani intascando così il premio.
L’unica prova che i cosiddetti “terroristi” erano tali era data dal fatto che persone innocenti furono vendute dai signori della guerra agli americani con l’etichetta di “terroristi”.
Pochi giorni fa Fayez Mohammed Ahmed Al-Kandari è stato rilasciato dopo 14 anni di torture da “Libertà e Democrazia in America”. L’ufficiale militare degli Stati Uniti, il colonnello Barry Wingard, che ha rappresentato Al-Kandari, ha detto che “non c’è altra prova contro di lui se non che è un musulmano in Afghanistan al momento sbagliato, a parte le dichiarazioni per doppio e triplo sentito dire, cose che non ho mai visto come potessero giustificarne l’incarcerazione”. C’era anche molto meno motivo, ha ribadito il colonnello Wingard, di torturarlo per così tanti anni nel tentativo di forzare una confessione per presunti reati.
Non aspettatevi che i prostituiti media occidentali riportino questi fatti. Per scoprirlo, si deve andare su RT  https://www.rt.com/usa/328329-kuwaiti-detainee-guantanamo-transfer/ oppure su Stephen Lendman http://sjlendman.blogspot.com oppure leggerli sul nostro sito.
I “presstitute” media occidentali fanno parte dell’operazione criminale di Washington.

Paul Craig Roberts
Fonte: http://www.paulcraigroberts.org
Link: http://www.paulcraigroberts.org/2016/01/09/the-proof-is-in-the-us-government-is-the-most-complete-criminal-organization-in-human-history-paul-craig-roberts/
9.01.2016

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da DA GIANNI ELLENA

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16127