Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

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Gli USA hanno creato il virus Ebola come arma biologica

Il post che vi proponiamo è la traduzione di un articolo comparso sulla Pravda (giornale russo) l’11 agosto 2014. L’autore insinua un terribile dubbio nella nostra mente: il virus Ebola è stato deliberatamente creato in qualche laboratorio statunitense come arma biologica? È un’ipotesi fondata, oppure si tratta dell’ennesimo colpo mediatico nella polemica tra Russia e Stati Uniti?
11 agosto 2014

[Articolo originale comparso sulla Pravda – 11 agosto 2014] L’epidemia del mortale virus Ebola, che nasce nel profondo della giungla, ultimamente si è diffusa in tutto il mondo con una velocità senza precedenti.

Il numero delle vittime, secondo i dati ufficiali, ha già superato il migliaio di persone. Il numero di persone infette sfiora i duemila. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la malattia come minaccia di rilevanza mondiale. Ci sono modi per combattere la febbre?

Si scopre che c’è un vaccino contro Ebola. Gli scienziati del Pentagono lo stavano sviluppando da 30 anni, e tutti i diritti della cura appartengono al governo degli Stato Uniti. Due medici statunitensi infetti hanno ricevuto iniezioni di vaccino e hanno cominciato il recupero dalla malattia immediatamente.

Perchè questo è stato reso pubblico solo ora? Perchè gli Stati Uniti detengono tutti i diritti per l’uso del vaccino? Ci possono essere due risposte ovvie a queste domande.

Come si può vedere, Ebola è un’arma biologica perfetta: si diffonde rapidamente e provoca quasi il 100% di mortalità. Coloro che hanno il vaccino salvavita possono dettare le condizioni agli altri.

La seconda risposta risiede in un interesse puramente commerciale. È sufficiente disporre di panico alimentato con l’aiuto dei media, come è stato il caso di altre epidemie precedenti come l’influenza aviaria. Successivamente, sarà possibile vendere il farmaco salvavita a qualsiasi prezzo.

Tuttavia, gli scienziati russi dubitano che gli americani abbiano creato davvero la cura, anch’essi impegnati nella ricerca per studiare la natura del virus e creare un vaccino. Tra gli scienziati sovietici, per esempio, il professor Alexander Butenko, nel 1982 è stato membro di una spedizione sovietico-guinea, trascorrendo quasi un anno nelle foreste pluviali della Guinea, quando il virus sconosciuto era stato da poco scoperto.

Secondo Butenho, l’attuale distribuzione dell’infezione è la continuazione del focolaio scoppiato nel 1982. Gli scienziati russi hanno la più ampia base scientifica per la creazione del vaccino, dice Butenko, i cui materiali raccolti un quarto di secolo fa, dovrebbero aiutare l’attuale generazione di scienziati russi nello sviluppo di una cura.

Diversi ricercatori russi sono già in Guinea, tra cui il capo del Laboratorio di Ecologia del Virus Mikhail Shchelkanov. “Attualmente, il vaccino ha superato cinque prove abbastanza bene. Le prove del vaccino ora entrano nella fase finale, ma nessuno sa quando sarà completato”, ha detto Shchelkanov.

Preso da: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/08/11/gli-usa-hanno-creato-il-virus-ebola-come-arma-biologica/

A chi avesse dei dubbi raccomando la lettura di questi 2 articoli (in inglese)http://jamahiriyanews.wordpress.com/2012/09/01/ebola-virus-october-2009-patent-by-the-us-government/

http://www.mathaba.net/news/?x=634091

Roberts: mentecatti europei, pagati per portarvi in guerra

Scritto il 25/9/14

Pagliacci pericolosi, pagati per mentire. Dal portoghese José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea prima del degno sostituto Juncker, fino al danese Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato. Obbediscono agli ordini di chi li ha piazzati al vertice: gli Stati Uniti. E l’ordine è semplice: raccontare il contrario della verità, in modo da “orientare” l’opinione pubblica grazie ai media mainstream, anch’essi “zerbini” del super-potere come i loro editori, per nulla indipendenti. E’ la dura accusa lanciata sul blog “Counterpunch” da Paul Craig Roberts, già editor e viceministro di Reagan, indignato per la criminale manipolazione delle notizie sul fronte ucraino, orchestrata dallo staff di Obama. E perché gli europei non si ribellano, visto che hanno tutto da perdere in caso di un’escalation con la Russia? Perché noi americani li paghiamo, scrive Roberts: tutti i leader europei sono stati elevati a ruoli di comando dallo Zio Sam. Grazie agli Usa hanno fatto carriera e ricevuto denaro a palate. Per questo, sono pronti a dire (e fare) qualsiasi cosa. Anche la guerra, persino contro una superpotenza nucleare.

«Herbert E. Meyer, un pazzo che per un periodo aveva occupato il ruolo di assistente speciale del direttore della Cia durante l’amministrazione Reagan, Barroso e Junckerha scritto un articolo invitando all’assassinio del presidente russo Vladimir Putin», riferisce Craig Roberts in un post tradotto da “Come Don Chisciotte”. Dice l’ex uomo Cia: «Se dobbiamo farlo uscire dal Cremlino con i piedi in avanti e un foro di proiettile nella nuca, non avremmo problemi». Assassinare Putin? «Come il folle Meyer spiega – ribatte Roberts – il delirio che Washington ha diffuso nel mondo non ha limiti». Lo provano, su un altro piano, le bugie di Barroso, «messo alla presidenza della Commissione Europea come burattino degli Usa». Dopo una recente telefonata con Putin, Barroso ha raccontato ai media che il capo del Cremlino avrebbe espresso la seguente minaccia: «Se volessi, potrei prendermi Kiev in due settimane». C’è da mettersi a ridere, dice Roberts: «Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la disparità tra le forze russe e ucraine sa più che bene che alla Russia basterebbero 14 ore, e non 14 giorni, per prendersi l’Ucraina».

Basta ricordarsi cosa accadde all’armata georgiana «addestrata e armata da Usa e Israele quando Washington aveva piazzato i suoi bambolotti georgiani nell’Ossezia del Sud». Le forze georgiane, precisa Roberts, sono collassate sotto il contrattacco russo in appena 5 ore.  In ogni caso, «Putin non ha minacciato nessuno: una minaccia non sarebbe coerente con l’intero approccio attendista di Putin alla minaccia strategica che Washington e i suoi burattini della Nato hanno mosso alla Russia in Ucraina». Il rappresentante permanente della Russia all’Ue, Vladimir Chizhov, ha detto che se la menzogna di Barroso non verrà ritrattata, la Russia divulgherà la registrazione dell’intera conversazione. «La bugia che la marionetta di Washington Barroso ha raccontato non è degna di una persona rispettabile», scrive Roberts. «Ma dove, in Europa, c’è qualcuno di rispettabile al potere? Vladimir ChizhovDa nessuna parte. Le poche persone serie sono del tutto fuori dai centri di potere».

Al vertice c’è gente come Rasmussen: era solo il premier della piccola Danimarca, e un giorno capì che «avrebbe potuto salire oltre, diventando una marionetta degli Usa». Come? Per esempio supportando l’invasione illegale dell’Iraq. E quindi, mentendo: «Sappiamo – disse – che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa». Il danese conosceva le regole: «Chi serve Washington fa carriera, e Rasmussen ne ha fatta». Osserva Craig Roberts: «Il problema del mettere in certe posizioni dei mentecatti è che essi rischierebbero il mondo per la loro carriera». Ora, secondo l’ex viceministro di Reagan, il segretario della Nato ha «messo a rischio la sopravvivenza di tutta l’Europa, occidentale e orientale», annunciando al vertice di Newport la creazione di una forza speciale di attacco capace di operazioni-lampo in Russia. Ciò che «il burattino di Washington chiama “piano di azione immediata”» è giustificato come una risposta al quello che viene definito «l’atteggiamento aggressivo della Russia in Ucraina». Tutto falso, ovviamente. Inoltre, la “forza d’attacco fulminea” di Rasmussen «verrà spazzata via così come ogni capitale europea». Aggiunge Roberts: «Che tipo di idiota provoca in questo modo una superpotenza nucleare?». Risposta: un “idiota” prezzolato, riempito di dollari e quindi ricattabile.

Racconta Craig Roberts: «Il mio professore di dibattito all’università, che è diventato un alto ufficiale del Pentagono con il compito di terminare la guerra in Vietnam, in risposta alla mia domanda su come Washington faccia sempre fare all’Europa ciò che vuole ha detto: “Soldi, diamo loro soldi”. “Aiuti stranieri?”, ho chiesto. “No, diamo ai politici europei un sacco di soldi. Loro sono in vendita. Noi li compriamo, e loro ci rendono conto”. Forse – aggiunge Roberts – questo spiega i 50 milioni di dollari guadagnati da Blair, in un anno, con il suo ufficio». Facile prendersela con Mosca, inventando di sana pianta ogni accusa: «La Russia se ne è stata in disparte mentre il governo-marionetta di Kiev ha accerchiato e bombardato insediamenti civili, ospedali, scuole, e lanciato una serie costante di bugie». Putin ha persino respinto le richieste delle province ora indipendenti del Sud e dell’Est dell’Ucraina, in passato territori russi, di venire nuovamente annesse. La verità è esattamente opposta: «Sono le milizie naziste ucraine ad attaccare i Un soldato ucraino con svastica, immagini del Tg2civili nei territori che appartenevano alla Russia». Infatti, «molti militari ucraini hanno disertato a favore delle repubbliche indipendenti».

A quei soldati disertori non piaceva l’idea di bombardare civili inermi e di combattere accanto a dei neonazisti, alcuni ripresi con la svastica stampata sull’elmetto. «L’Ucraina dell’Ovest – ricorda Craig Roberts – è la dimora delle divisioni ucraine delle SS che combatterono al fianco di Hitler. Oggi le milizie organizzate dal “Right Sector” e altri partiti politici di destra indossano la divisa delle divisioni ucraine delle SS. Queste sono le persone che Washington e l’Ue sostengono. Se i nazisti ucraini potessero vincere contro la Russia, e non possono, si rivolterebbero all’Occidente. Esattamente come l’Isis, creato da Washington, e che Washington ha sguinzagliato contro Siria e Libia. Ora l’Isis sta ricreando un Medio Oriente unito, e Washington non sembra in grado di reagire. William Binney, un ex ufficiale dell’Nsa, ha scritto alla cancelliera tedesca Angela Merkel avvertendola di difendersi dalle menzogne di Obama al summit della Nato in Galles. Gli ufficiali dell’intelligence statunitense avvertono la Merkel di ricordarsi delle “armi di distruzione di massa” irachene e di non farsi ingannare nuovamente, entrando stavolta in conflitto con la Russia».

La domanda è: chi rappresenta la Merkel? Washington o la Germania? «Fino ad ora», nella vertenza con Mosca sull’Ucraina, la cancelliera «ha rappresentato Washington, non gli interessi dell’economia tedesca, non il popolo tedesco, non la Germania come nazione», sostiene Roberts, ricordando che in una manifestazione di protesta, a Dresda, una folla ha ostacolato il discorso della Merkel gridandole “kriegstreiber” (guerrafondaia), “bugiarda” e “nessuna guerra contro la Russia”. Nulla, comunque, che abbia perforato il muro dei media mainstream, silenzio e menzogna. «I media occidentali, la più grande casa chiusa del mondo, agognano la guerra». Craig Roberts denuncia il “Washington Post”, «un giornale-trofeo nelle mani del proprietario miliardario di “Amazon.com”», divenuto «un zimbello mondiale» per «le bugie di Washington» su Putin, «sbrodolate» in editoriali come quello del 31 agosto. Putin avrenne «resuscitato la tirannia» per ricostituire l’impero russo. «Come ex editore del “Wall Street Journal” – replica Paul Craig Roberts – posso dire con Anders Fogh Rasmussenassoluta certezza che una propaganda di questo tipo, spacciata per editoriale, sarebbe conseguita nell’immediato licenziamento di tutte le persone coinvolte».

I nostri media evitando persino di riferire quello che Kiev racconta al Fmi: e cioè che l’Ucraina non è mai stata invasa. In caso di invasione, infatti, la guerra sarebbe conclamata. E una Ucraina ufficialmente in guerra con un paese straniero non potrebbe neppure ricevere le agognate sovvenzioni del Fondo Monetario. «Ma i media occidentali non si interessano ai fatti: bastano le bugie, solo le bugie. Il “Washington Post”, il “New York Times”, la “Cnn”, “Fox News”, “Die Welt”, la stampa francese e quella inglese pregano in coro: “Per favore, Washington, dacci altre bugie sensazionali da sbandierare. La nostra circolazione ne ha bisogno. Chissenefrega della guerra e della razza umana, se in cambio possiamo avere stabilità finanziaria”». Siamo seri, aggiunge Roberts: se unità militari russe fossero davvero in azione nell’Est del paese, l’Ucraina «non esisterebbe più» e sarebbe di nuovo «parte della Russia, come secoli prima che Washington sfruttasse il crollo dell’Unione Paul Craig RobertsSovietica per separarla».

Piuttosto, c’è da domandarsi «quanto durerà la pazienza russa di fronte alle continue bugie e provocazioni dell’Occidente», visto che «le menzogne di Washington, insieme a quelle dei suoi bambolotti europei e dei media occidentali, rendono inutili gli sforzi della Russia per risolvere la situazione con la diplomazia e un comportamento non aggressivo». Per Roberts,  «non c’è nulla che la Nato possa fare se la Russia decide che un’Ucraina nelle mani di Washington è una minaccia strategica troppo grande per i propri interessi». Niente da fare, se Mosca decissere davvero di “reincorporare” Kiev: «Qualsiasi forza d’intervento della Nato inizierebbe una guerra che non potrebbe vincere. E la popolazione tedesca, memore delle conseguenze della guerra contro la Russia, ribalterebbe il governo burattino di Washington». A quel punto, «la Nato e la Ue crollerebbero, se la Germania si staccasse dall’assurdo costrutto asservito agli interessi di Washington a spese dell’Europa». Solo allora, finalmente, «il mondo avrebbe pace».

Preso da: http://www.libreidee.org/2014/09/roberts-mentecatti-europei-pagati-per-portarvi-in-guerra/

Le pericolose frequentazioni di Federica Mogherini

2 settembre 2014
Wikileaks ha rivelato di due incontri segreti della Mogherini con un funzionario della Cia, che è anche braccio destro del senatore McCain, anima nera e segreta della diplomazia Usa.

di Franco Fracassi

«E poi quando mi dicono che la Mogherini è inesperta gli dico di chiedere cosa ne pensa Kerry». Quando il presidente del consiglio Matteo Renzi rispose in questo modo durante una conferenza stampa in tanti pernsarono a una richiesta di referenze rivolta al segretario di Stato Usa. In realtà c’era di più. Popoff in passato ha rivelato dei pericolosi legami che intercorrono tra Renzi e la destra repubblicana. Accennando, tra l’altro, a due riunioni segrete a cui la ministra degli Esteri dell’Unione europea (Federica Mogherini) quando era ancora una semplice funzionaria dei Democratici di sinistra partecipò insieme a sconociuti personaggi inviati da Washington. Oggi Popoff è in grado di rivelare il nome di almeno uno di questi funzionari. Si tratta di Kurt Volker, braccio destro del senatore dell’Arizona John McCain, l’ambasciatore ombra della Casa Bianca, l’uomo che ha organizzato la primavera araba, l’uomo che ha dato il via alle guerre civili in Libia e in Siria, l’uomo che ha organizzato la rivolta di Maidan in Ucraina, l’uomo che ha creato e poi scatenato lo Stato islamico del Levante (Isil).

Si legge in un cablo inviato dall’allora ambasciatore Usa a Roma Ronald Spogli al segretario di Stato Condoleezza Rice (reso pubblico da Wikileaks): «Kurt Volker l’8 e il 9 maggio ha incontrato “una campionatura” di rappresentanti politici e del ministero degli Esteri e ha enfatizzato l’importanza della continuata collaborazione su Iraq, Iran, Afghanistan, Balcani e altre questioni globali ai rappresentanti del governo italiano. Ha detto che l’Italia potrebbe rimanere un importante alleato ma occorre che ci sia attento coordinamento e nessuna sorpresa, in particolare su Iraq, Iran e il conflitto israelo-palestinese.
 Gli italiani hanno ribadito il concetto e hanno aggiunto che la nuova coalizione di governo di centro-sinistra non cesserà il suo impegno in Iraq, ma lo trasformerà in ricostruzione e addestramento delle forze di sicurezza irachene.
Hanno, inoltre, aggiunto che il nuovo governo sarà più critico verso Russia, Cuba e Venezuela di quanto lo sia stato Berlusconi».

«All’incontro con Volker hanno partecipato Carlo Baldocci (consigliere diplomatico del ministro delle Finanze Giulio Tremonti), 
Bisogniero (direttore generale per le Americhe del ministero degli Esteri), 
Marco Carnelos (consigliere diplomatico del presidente del consiglio), 
De Cardona (direttore ufficio Balcani del ministero degli Esteri),
 Federica Mogherini (in rappresentanza dei Ds), 
Oliva (direttore generale per l’integrazione europea del ministero degli Esteri),
 Antonio Polito (in rappresentanza della Margherita),
 Scarantino (consigliere capo ufficio degli affari del Medio Oriente del ministero degli Esteri),
 Terzi (direttore generale Affari Politici ministero degli Esteri),
 Luciano Vecchi (in rappresentanza dei Ds),
 Gianni Vernetti (in rappresentanza della Margherita)», prosegue l’informativa segreta.

Che a quest’incontro abbiano partecipato rappresentanti del ministero degli Esteri di allora ci può stare. Meno comprensibile la presenza di Antonio Polito, Gianni Vernetti e Federica Mogherini.

Ancora più strano quando il nome della Mogherini appare in un’altra riunione (sempre con Volker) e con «un ufficiale politico non nominato che sovrintende all’incontro».

Grazie alle rivelazioni di Wikileaks, da quello che è emerso finora, queste riunioni gli uomini inviati da Washington le facevano solo con persone riconosciute come «fedeli agli Stati Uniti» e «di sicura fiducia».

Volker ha fatto carriera nella Cia. Dal 1997 (continuando a essere uomo dell’Agenzia) è divenuto il braccio destro di John McCain. Il senatore repubblicano dell’Arizona lo ha piazzato prima al dipartimento di Stato (è stato assistente del segretario di Stato Condoleezza Rice, uno dei falchi dell’Amministrazione Bush). Poi lo ha fatto nominare dal presidente George Bush ambasciatore Usa presso la Nato. Infine, lo ha piazzato come direttore esecutivo del McCain Institute for International Leadership, i cui obiettivi sono: «Attraverso la sua ricerca politica, eventi, programmi associati e altre attività, l’Istituto si propone di informare, riunire, addestrare e assistere attuali e futuri leader degli Stati Uniti e esteri.
Guidati dai valori che hanno ispirato la carriera del Senatore John McCain, l’Istituto è impegnato a sostenere la leadership globale dell’America».

Di McCain Popoff ha scritto molto, svelando i suoi intrighi e le sue amicizie pericolose (“Il patto Isil-Usa in una foto”). Quello che finora non è stato detto è che il senatore era stato scelto nel 2004 dall’allora candidato democratico alla Casa Bianca John Kerry come prima scelta per essere il suo vice presidente in caso di vittoria. Entrambi veterani del Vietnam, la loro amicizia è sempre stata così solida che quando Kerry decise di candidarsi al posto di governatore del Massachusetts McCain si rifiutò di fare campagna per il suo avversario repubblicano. Da due anni, poi, lavorano in tandem. Kerry dirige la politica estera Usa alla luce del giorno, mentre McCain si occupa di quella segreta, quella che non si può raccontare all’opinione pubblica.

I legami americani della Mogherini non fanno altro che confermare le rivelazioni di Popoff circa l’asse Renzi-ultra destra repubblicana (“Renzi nelle mani della destra repubblicana Usa, realizzato il Piano di Gelli”). Particolarmente solida l’intesa tra il nostro presidente del consiglio e Michael Ledeen, altro uomo nero della diplomazia statunitense. Ledeen è implicato in molte delle operazioni sporche della Cia e del Pentagono nel mondo (scandalo Iran-Contra, traffico di cocaina dalla Colombia, repressioni in Nicaragua ed El Salvador, caso Moro, guerre contro Panama, Iraq, Afghanistan, di nuovo Iraq, tentativo di guerra all’Iran).

Preso da: http://popoffquotidiano.it/2014/09/02/le-pericolose-frequentazioni-di-federica-mogherini/

ECCO CHI TIRA I FILI DEL TERRORE PER SOVVERTIRE L’ORDINE MONDIALE

Postato il Giovedì, 11 settembre @ 20:59:06 BST di davide

DI ANDREA INDINI

ilgiornale.it

Intevista a Daniel Estulin. “Il Bilderberg non è più così importante, la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi”. E fa i nomi di chi governa il mondo da dietro le quinte. “Tutti gli eventi sono tra loro interconnessi. A leggere i giornali sembra che gli scontri in Ucraina siano un problema a sé, completamente slegati dagli scontri razziali di Ferguson o dalle persecuzioni razziali e religiose in Iraq e Siria”.

Prima di entrare nel merito delle tensioni tra la Russia e la Nato, Daniel Estulin (controverso autore del libro La vera storia del club Bilderberg) ci tiene a spiegare che “la Terra è un pianeta piccolo” e che, per andare fino in fondo, è fondamentale capire chi tira le fila. Perché “noi siamo solo burattini”.

Estulin nasce nel 1966 a Vilnius. Della sua vita non si sa molto. Ma, chiacchierando, è lui stesso a raccontare delle battaglie del padre per una Russia più libera, della fuga in Canada e della passione per la politica, senza divisione tra interni e esteri, perché “la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi, tra quelle persone che governano il mondo da dietro le quinte”. Li chiama “shadow master” (signori dell’oscurità, ndr) e cerca di smascherarli nei suoi libri, da L’istituto Tavistock in avanti.

Perché la Nato sta alzando i toni con la Russia?

“Per capirlo bisogna guardare a Detroit, uno scenario post-apocalittico degno di un film di Will Smith. Le persone che tirano le fila del mondo vogliono che le guerre, la crescita zero e la deindustrializzazione ogni città del mondo assomigli a Detroit.”

Progresso e sviluppo non dovrebbero essere direttamente proporzionali alla densità di popolazione?

“Grazie ai progressi tecnologici, le società si sviluppano, creano di ricchezza e costruiscono. Ma chi tira le fila del mondo sa che la terra è un pianeta molto piccolo con risorse naturali limitate e una popolazione in continua crescita. Ora siamo 7 miliardi e stiamo già esaurendo le risorse naturali. Ci sarà sempre abbastanza spazio sul pianeta, ma non abbastanza cibo e acqua per tutti. Perché i potenti sopravvivano, noi dobbiamo morire.”

Come intendono fare?

“Distruggendo le nazioni a vantaggio delle strutture sovranazionali controllate dal denaro che gestiscono. Le corporazioni governano il mondo per conto dei governi che esse controllano. Così è successo con l’Unione Europea.”

E Putin non rientra in questo disegno…

“Pensavano di poterlo controllare…”

Perché non ci riescono?

“La Russia è una superpotenza nucleare. È questo che la rende tremendamente pericolosa agli occhi di questa gente. La Cina, per esempio, ha una grande popolazione ma non è una potenza nucleare. E per questo non è un pericolo. Mentre l’economia cinese può essere distrutta nel giro di un minuto, le tecnologie russe non possono essere annientate.”

Dove vogliono arrivare col conflitto in Ucraina?

“Togliere il gas all’Europa per farla morire di freddo… Quando parlo di potere, non lo identifico con persone che siedono su un trono, ma con un concetto sovranazionale. L’idea è appunto distruggere ogni nazione.”

Alla fine non ci sarà più alcuna patria?

“L’alleanza è orientata verso una struttura mondiale che per essere controllata ha bisogno di nazioni deboli.”

È possibile fare qualche nome?

“Christine Lagarde, Mario Draghi, Mario Monti, Petro Oleksijovyč Porošenko… tutte queste persone sono sostituibili. Prendete Renzi: la sua politica conduce alla distruzione dell’Italia. Perché lo fa, dal momento che dovrebbe fare l’interesse del vostro Paese? Non è logico.”

Non è poi tanto diverso da Monti…

“I vari Renzi, Monti, Prodi sono traditori dell’Italia, non lavorano nell’interesse del Paese. Renzi non ha mandato politico, nessuna legittimazione, non è stato eletto.”

L’ultimo premier eletto democraticamente è stato Berlusconi.

“E questo è il motivo per cui c’è stato uno sforzo così ben orchestrato per distruggerlo.”

È il Bilderberg a tirare le fila?

“Il Bilderberg era molto influente negli anni Cinquanta, nel mondo postbellico. Ora è molto meno importante di quanto non si creda. Organizzazioni come il Bilderberg o la Trilaterale non sono il vertice di nulla. Sono la cinghia di trasmissione. I veri processi decisionali hanno luogo ancora più in alto. L’Aspen institute è molto più importate del Bilderberg.”

Nessuno ne parla.

“I giornali mainstream fanno parte di questo gioco. Pensare che media come il New York Times, il Washington Post o Le Monde siano indipendenti, è da idioti. I giornalisti lavorano per azionisti, che decidono la linea editoriale del giornale.”

Vale anche per l’Italia?

“Il Corriere della Sera, la Stampa e il Sole 24Ore siedono spesso alle riunioni del Bilderberg. Non c’è metodo più efficace che far passare le loro idee nella stampa mainstream.”

Anche l’estremismo e il terrorismo islamico rientrano in questo disegno?

“Certamente. Non è possibile credere che Obama lavori nell’interesse degli Stati Uniti. Come è impensabile credere che un’organizzazione come l’Isis sia passata, nel giro di poche settimane, dall’anonimato più assoluto a rappresentare la peggiore organizzazione terroristica del mondo.”

Come si “costruisce” un nemico?

“Con gruppi come Isis, Hamas, Hezbollah o Al Qaeda, succede quello che chiamiamo blow-back, cioè quello che succede quando soffi il fumo e ti torna in faccia. L’effetto è sempre lo stesso: si costruisce e si finanzia un gruppo terroristico, in Ucraina come in Medioriente, e dopo un certo periodo di gestazione questo ti torna indietro e ti colpisce. In ogni operazione non c’è mai un solo obiettivo, ma sempre molti obiettivi. Un obiettivo lavora per te, un altro contro di te.”

Tutto già calcolato?

“Un qualsiasi attacco implica l’uso dell’esercito e, quindi, la necessità di investire soldi nell’industria bellica. La formula è la stessa, cambiano solo i giocatori. Oltre alla guerra ci sono modi diversi per ottenere lo stesso risultato: la fame, la siccità, droghe, la malattie. Li stanno usando tutti. Così da un lato distruggono il mondo economicamente, dall’altro usano i soldi per sviluppare tecnologie così potenti e futuristiche da creare un gap tra noi e loro sempre più marcato.”

Eppure faticano a contrastare l’ebola…

“Macché! È solo un esempio per vedere la reazione della popolazione mondiale. Viene presentata come un’epidemia ma ha ammazzato appena tremila persone negli ultimi dieci anni. Ogni anno raffreddore, tosse e influenza ne uccidono 30mila solo negli Stati Uniti. La prossima volta che ci sarà una vera epidemia, conosceranno già le reazioni umane.”

Andrea Indini

Fonte: http://www.ilgiornale.it

Link: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-chi-tira-i-fili-terrore-sovvertire-lordine-mondiale-1050906.html

11.09.2014

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13901

DROGA, PETROLIO E GUERRA

:::: Peter Dale Scott :::: 7 luglio, 2013 ::::
Peter Dale Scott prosegue la sua analisi del sistema di dominazione statunitense. Durante una conferenza tenutasi a Mosca, ha riassunto i risultati delle sue ricerche sul finanziamento di questo sistema attraverso il traffico di droghe e gli idrocarburi. Sebbene tutto ciò sia risaputo, la verità è ancora oggi difficile da ammettere.

Ho pronunciato questo discorso nel corso di una conferenza anti-NATO, tenutasi l’anno scorso a Mosca. Sono stato l’unico relatore statunitense invitato all’evento. Sono stato ospitato in concomitanza della pubblicazione in Russia del mio libro Drugs, oil and war, – un’opera mai tradotta in francese, contrariamente a La Route vers le nouveau désordre mondial e al libro precedente (1).

Da vecchio diplomatico preoccupato per la pace, sono stato felice di parteciparvi. In effetti ho l’impressione che il dialogo tra gli intellettuali statunitensi e russi sia meno serio oggi rispetto al periodo della Guerra Fredda.

Ciononostante, i pericoli di un conflitto che coinvolga le due principali potenze nucleari evidentemente non sono ancora scomparsi.

In riferimento al problema di crisi strettamente interconnesse, quali la produzione di droga afgana e il jihadismo salafita narcofinanziato, e contrariamente alle posizioni degli altri intervenuti, con il mio discorso ho inteso esortare la Russia a cooperare in un contesto multilaterale con gli Stati Uniti, in virtù della condivisione di volontà simili – malgrado le attività violente della CIA, della NATO e del SOCOM (il Comando Statunitense per le Operazioni Speciali) in Asia centrale.

Dopo la conferenza, ho continuato ad approfondire le riflessioni sui rapporti che si sono deteriorati nel tempo tra Russia e Stati Uniti e sulle mie speranze quasi utopistiche di restaurazione. Malgrado i differenti punti di vista dei partecipanti alla conferenza, c’è stata la tendenza a condividere una profonda inquietudine per le intenzioni statunitensi nei riguardi della Russia e degli ex-stati dell’URSS. Questa preoccupazione comune era fondata sulle conosciute azioni passate degli Stati Uniti, e dei loro impegni non mantenuti. In effetti, contrariamente alla maggior parte dei cittadini americani, loro sono ben informati riguardo la faccenda.

L’assicurazione che la NATO non approfitterà della distensione per espandersi nell’Europa dell’Est è un valido esempio di promessa non mantenuta. Evidentemente la Polonia e altri ex-membri del Patto di Varsavia al giorno d’oggi sono integrati nell’Alleanza Atlantica, insieme alle ex-Repubbliche Socialiste Sovietiche del Baltico. Peraltro, alcune proposte che mirano a far entrare nella NATO l’Ucraina – vero cuore della vecchia Unione Sovietica – sono ancora attuali. Questa tendenza ad estendersi verso est è stata accompagnata da attività e operazioni congiunte tra le truppe USA e le forze armate di sicurezza dell’Uzbekistan – alcune delle quali sono state certamente organizzate dalla NATO. (Queste due iniziative sono cominciate nel 1997, con l’amministrazione Clinton).

Potremmo citare altre inadempienze a impegni presi in precedenza, come la conversione non autorizzata di una forza delle Nazioni Uniti in Afghanistan (approvata nel 2001 dalla Russia) in una coalizione militare gestita dalla NATO. Due relatori hanno criticato la determinazione degli Stati Uniti nel voler installare nell’Europa dell’Est uno scudo antimissile contro l’Iran, rifiutando i suggerimenti russi di posizionarlo in Asia. Secondo loro, questa intransigenza costituirebbe «una minaccia per la pace mondiale».

I partecipanti alla conferenza hanno percepito queste misure come delle estensioni aggressive del movimento che, da Washington, ha mirato a distruggere l’URSS durante il mandato di Reagan. Alcuni dei relatori con i quali ho potuto scambiare opinioni ritenevano che durante i due decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, la Russia è stata minacciata da alcuni piani operativi degli Stati Uniti e della NATO per un primo attacco nucleare contro l’URSS. Sarebbe stato possibile mettere in pratica questi piani solo prima che la parità nucleare fosse raggiunta, ma evidentemente non sono mai stati realizzati. Malgrado tutto, i miei interlocutori erano convinti che gli estremisti che hanno appoggiato questi piani non hanno mai abbandonato il loro desiderio di umiliare la Russia e di ridurla al rango di terza potenza. Non posso negare questa preoccupazione. In effetti, il mio libro precedente, intitolato La machine de guerre américaine, descrive allo stesso modo le pressioni continue volte a stabilire e a mantenere la supremazia degli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

I discorsi pronunciati a questa conferenza non si sono limitati in alcun caso a criticare gli intrighi politici degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica. In effetti, i relatori si sono opposti con una certa veemenza all’appoggio di Vladimir Putin per la campagna militare della NATO in Afghanistan, avvenuto l’11 Aprile 2012. Loro si sono risentiti in particolare per il fatto che Putin abbia approvato l’installazione di una base dell’Alleanza Atlantica a Ulianovsk, situato a 900 km a est di Mosca. Sebbene questa base sia stata «venduta» all’opinione pubblica russa come un mezzo per facilitare la ritirata statunitense dall’Afghanistan, un relatore ci ha garantito che l’avamposto di Ulianovsk è stato presentato nei documenti della NATO come una base militare. Infine gli intervenuti si sono mostrati contrari alle sanzioni ONU contro l’Iran, che sono state favorite dagli Stati Uniti. Al contrario loro considerano questo Paese come un alleato naturale contro i tentativi statunitensi di concretizzare il progetto di dominazione globale di Washington.

Accantonate le osservazioni successive, io sono rimasto in silenzio per la maggior parte della conferenza. Ciononostante la mia mente, perfino la mia coscienza si sono sentite turbate, quando ho pensato alle recenti rivelazioni su Donald Rumsfeld e Dick Cheney. In effetti, immediatamente dopo l’11 settembre, questi ultimi hanno realizzato un progetto con l’obiettivo di far cadere numerosi governi amici della Russia – tra i quali l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Iran (2). Dieci anni prima, al Pentagono, il neoconservatore Paul Wolfowitz ha dichiarato al generale Wesley Clark che gli Stati Uniti disponevano di una finestra di opportunità per liberarsi di questi alleati della Russia, nel periodo di ristrutturazione russa dopo il crollo dell’URSS (3). Questo progetto non è ancora stato portato a termine in Siria e Iran.

Ciò che abbiamo potuto osservare durante il governo Obama assomiglia molto alla messa in atto progressiva del suddetto piano. Tuttavia, bisogna ammettere che in Libia, e attualmente in Siria, Obama ha mostrato ben più profonde reticenze rispetto ai suoi predecessori nell’inviare dei soldati sul posto. (È stato altrettanto riportato che, sotto la sua presidenza, un numero ristretto di forze speciali statunitensi hanno operato in questi due Paesi, per incitare la resistenza contro Gheddafi, e più recentemente contro Assad).

Più in particolare, ciò che mi preoccupa è la mancanza di reazione da parte dei cittadini degli Stati Uniti di fronte all’egemonismo militare aggressivo del loro Paese. Questo bellicismo continuo, che chiamerei «dominazionismo», è previsto nei piani a lungo termine del Pentagono e della CIA (4).

Senza alcun dubbio, numerosi americani potrebbero pensare che una Pax Americana globale assicurerebbe un’era di pace, sulla falsa riga della Pax Romana risalente a due millenni fa. Io sono convinto del contrario. In effetti, seguendo l’esempio della Pax Britannica del XIX secolo, questo dominazionismo condurrà inevitabilmente a un conflitto più ampio, potenzialmente a una guerra nucleare. In verità, la chiave di volta della Pax Romana era racchiusa nel fatto che Roma, sotto il regno di Adriano, si fosse ritirata dalla Mesopotamia. Inoltre, Roma accettava delle limitazioni rigorose al proprio potere nelle regioni nelle quali esercitava la sua egemonia. La Gran Bretagna ha dato prova di una saggezza simile, ma troppo tardi. Finora, gli Stati uniti non si sono mostrati così ragionevoli.

Peraltro, in questo Paese troppo pochi sembrano interessarsi al progetto di dominazione globale di Washington, almeno a partire dal fallimento delle manifestazioni di massa per impedire la guerra in Iraq. Abbiamo potuto constatare un gran numero di analisi critiche sulle ragioni di impegno militare degli Stati Uniti in Vietnam, e anche l’implicazione statunitense in atrocità come il massacro indonesiano del 1965.

Autori come Noam Chomsky e William Blum (5) hanno analizzato gli atti criminali degli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, hanno potuto studiare la recente accelerazione dell’espansionismo militare statunitense. Solo una minoranza di autori, come Chalmer Johnson e Andrew Bacevich hanno analizzato il rinforzamento della macchina da guerra americana che domina al giorno d’oggi lo sviluppo politico degli Stati Uniti.

Inoltre, è sorprendente constatare che il recente movimento Occupy, si sia potuto esprimere sulle guerre di aggressione condotte dal Paese. Dubito che siano stati ugualmente denunciati la militarizzazione di sorveglianza e di mantenimento dell’ordine, così come i campi di detenzione. Ora, queste misure sono il cuore del dispositivo di espressione interiore che minaccia la propria sopravvivenza (6). Faccio qui riferimento a ciò che viene chiamato il programma «di continuità di governo» (COG per «Continuity of Government»), misure attraverso le quali i pianificatori militari statunitensi hanno sviluppato dei mezzi per neutralizzare definitivamente tutti i movimenti contrari alla guerra efficaci negli Stati Uniti (7).

Da ex diplomatico canadese, se dovessi ritornare in Russia auspicherei di nuovo una collaborazione tra gli Stati Uniti e quel Paese al fine di affrontare i più urgenti problemi mondiali. La sfida è di superare questo rudimentale compromesso, che è la cosiddetta «coesistenza pacifica» tra le superpotenze. In realtà, questo intento vecchio di mezzo secolo ha permesso – e ugualmente incoraggiato – le violente atrocità dei dittatori alleati, come Suharto in Indonesia o Mohammed Siad Barre in Somalia.

È probabile che l’alternativa alla distensione, che sarà una rottura completa dei rapporti, possa portare a dei confronti sempre più pericolosi in Asia – molto certamente in Iran.

Tuttavia, questa rottura potrebbe essere evitata? Ecco, io mi domando se non abbia minimizzato l’intransigenza egemonica degli Stati Uniti (8). A Londra ho recentemente discusso con un vecchio amico, che ho conosciuto durante la mia carriera diplomatica. Si tratta di un diplomatico britannico di alto rango, grande esperto della Russia. Speravo che mitigasse la mia valutazione negativa delle intenzioni di Stati Uniti e NATO nei confronti di questo Paese. Invece, non ha fatto altro che rinforzarla.

Così, ho deciso di pubblicare il mio discorso corredato da questa prefazione, destinato tanto ai cittadini statunitensi quanto al resto del pubblico internazionale. Ritengo che al giorno d’oggi la soluzione più urgente per preservare la pace mondiale sia quella di limitare i movimenti degli Stati Uniti verso un’egemonia incontrastata. In nome della coesistenza in un mondo pacifico e multilaterale, occorre dunque rinforzare la proibizione all’ONU di guerre preventive e unilaterali.

A questo scopo, spero che i cittadini americani si mobiliteranno contro il dominazionismo del loro paese, e che pretenderanno una dichiarazione politica da parte dell’amministrazione o del Congresso, che preveda:

1.La rinuncia esplicita alle precedenti richieste del Pentagono, che fanno della «supremazia totale» (full spectrum dominance) un obiettivo militare peculiare nella politica estera degli Stati Uniti (9);
2.Il rifiuto in quanto inaccettabile della pratica delle guerre preventive oggi profondamente radicata;
3.L’astensione categorica da tutti i progetti statunitensi di utilizzo permanente delle basi militari in Iraq, Afghanistan o Kirghizistan;
4.Il ritorno, da parte degli Stati Uniti, alla conduzione delle loro future operazioni militari in accordo con le procedure stabilite dalla Carta delle Nazioni Unite.
Incoraggio i miei concittadini a seguirmi al fine di esortare il Congresso ad introdurre una risoluzione per questo scopo. Come soluzione potrebbe all’inizio non avere successo. Ciononostante, è possibile che contribuirà a riportare il dibattito politico statunitense verso un argomento secondo me urgente e poco dibattuto: l’espansionismo degli Stati Uniti, e la minaccia della pace globale, da esso derivante.

Traduzione di Lorena Orio

(1) Anche il ricercatore svizzero Daniele Ganser – autore del libro intitolato Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale (Fazi Editore, Roma, 2008), e l’uomo politico italiano Pino Arlacchi, in passato direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (ONUDC), sono stati invitati a questa conferenza.

(2) Inizialmente, Donald Rumsfeld volle rispondere all’11 settembre attaccando non l’Afghanistan, ma l’Iraq. Secondo lui, non ci sarebbero stati «obiettivi interessanti in Afghanistan» (Richard Clarke, Contro tutti i nemici, p. 31).

(3) Wolfowitz disse a Clark “abbiamo circa cinque o dieci anni per ripulire i vecchi regimi alleati sovietici – Siria, Iran, Iraq – prima che la prossima grande superpotenza ci metta alla prova” (Wesley Clark, Discorso al San Francisco Commonwealth Club, 3 Ottobre 2007). Dieci anni dopo, nel novembre 2001, Clark venne a conoscenza al Pentagono che i piani per attaccare l’Iraq sarebbero stati discussi come parte di una campagna quinquennal, […] che sarebbe iniziata in Iraq, e proseguita in seguito in Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan (Wesley Clark, Vincere le Guerre Moderne [New York, Affari Pubblici, 2003], p. 130).

(4) Il termine «egemonia» potrebbe avere un significato blando, connotante una relazione amichevole in una confederazione, oppure un significato ostile. Il movimento degli Stati Uniti verso l’egemonia globale, irremovibile e unilaterale è senza precedenti, e merita di avere un proprio appellativo. «Dominazionismo» è un termine orribile, avente una forte connotazione sessuale e perversa. Questo è il motivo per il quale l’ho scelto.

(5) I libri più recenti di William Blum sono Speranza di uccidere: gli interventi dell’Esercito statunitense e della CIA a partire dalla Seconda Guerra Mondiale (2003) e Liberare il mondo fino alla sua rovina: saggi sull’Impero Americano (2004).

(6) Paul Joseph Watson, «Leaked U.S. Army Document Outlines Plan For Re-Education Camps in America», 3 maggio 2012: Il manuale enuncia chiaramente che queste misure si applicano ugualmente sul territorio degli Stati Uniti, sotto la direzione del [Dipartimento della Sicurezza nazionale] e della FEMA. Questo documento aggiunge che le operazioni per un nuovo insediamento possono necessitare l’alloggiamento temporaneo (meno di 6 mesi) o semi permanente (più di 6 mesi) di importanti gruppi di civili».

(7) Vedere Peter Dale Scott, «Stati Uniti: lo stato di emergenza soppianta la Costituzione?», Peter Dale Scott, «Continuity of Goverment Planning: War, Terror and the Supplanting of the U.S. Constitution».

(8) Due notti fa ho fatto un sogno intenso e inquietante, nel quale alla fine ho visto l’apertura di una conferenza, dove io dovevo ancora parlare, come è accaduto a Mosca. Immediatamente dopo il mio discorso, il programma dell’evento prevedeva una discussione sulla possibilità che «Peter Dale Scott» fosse un personaggio inventato che offriva una conclusione segreta nefasta, e che in realtà non esistesse alcun «Peter Dale Scott».

(9) «Con ’La supremazia totale’ (‘full-spectrum dominance’) si intende la capacità delle forze statunitensi, agendo sole o con forze alleate, di combattere contro non importa quale nemico e di controllare non importa quale situazione annoverabile nella categoria delle operazioni militari.» (Joint Vision 2020, Dipartimento della Difesa, 30 maggio 2000; cf. «Joint Vision 2020 Emphasizes Full-spectrum Dominance», Dipartimento della Difesa).

Fonte: http://www.voltairenet.org/article178702.html
Preso da:

http://www.eurasia-rivista.org/droga-petrolio-e-guerra/19806/

Il Fratello Guida incontra scrittori, letterati e parlamentari affiliati al Global Green Auditorium

19/9/2005

Il Leader: “Vi do il benvenuto in Libia e vi ringrazio di essere venuti. Mi sono rivolto ai professori del mondo, agli intellettuali, ai politici, ai parlamentari e ai membri dei centri di ricerca socio-economico-politica chiedendo loro di venire in Jamahirya e di entrare nel Green Auditorium per assistere a lezioni e vedere direttamente l’applicazione della democrazia popolare diretta. In effetti l’appello è stato raccolto da membri della Duma russa, da professori di università russe e da intellettuali da noi incontrati.

Sono venuti al Green Auditorium, dove abbiamo avuto un incontro come questo. Ora voi ci onorate della vostra presenza e della vostra risposta all’appello. Per questo vi ringrazio. Il fatto che siate venuti da regioni tanto remote indica la vostra onesta nel perseguire la conoscenza e nel cercare la verità.

Ciò è essenziale. Dobbiamo cercare la verità senza nozioni preconcette di ordine razziale, religioso o altro. Ritengo che il Libro Verde, che rappresenta una guida alla lotta dei popoli per raggiungere la democrazia popolare diretta e il socialismo popolare, sia oggetto di una posizione preconcetta, razzista e irrazionale da parte di parecchie società governate da regimi dittatoriali e arbitrari. Tale posizione è, naturalmente, non scientifica e irrazionale; è dovuta a ragioni politiche o a dispote tra stati, come l’antagonismo contro Alagathafi in merito alla causa della liberazione e così via.

Prendere posizioni ostili alla Terza Teoria Universale è la prassi dei governi e dei leader, ma voi avete fatto breccia nell’embargo. Eccovi in Libia e nel Green Auditorium. Ecco la differenza tra studiosi e intellettuali liberi da complessi razzisti, che vengono a cercare la verità e la giudicano in seguito dopo averla vista coi propri occhi e i capi che prendono posizioni ostili, razziste e colonialiste in totale contraddizione con la logica, la scienza e l’imparzialità.

Purtroppo è posizione dei governi arbitrari impedire alla gente di leggere il Libro Verde. Noi crediamo invece che il Libro Verde segnerà al mondo la via definitiva alla democrazia e alla soluzione dei problemi socio-economici attraverso l’istituzione di una democrazia diretta e popolare delle masse, cioè il sistema delle masse, il socialismo popolare. Lo studio mancato del Libro Verde, invece, metterà i popoli in errore e li costringerà a una via lunga e a una gran perdita di tempo prima di arrivare a una soluzione.

Raggiungeranno questa soluzione col Libro Verde o senza, perché è inevitabile. L’opposizione di massa sta prendendo sempre più piede e si sta diffondendo sempre più. Un tempo individuale e naturale, ora è diventata una grande opposizione di massa. Sembra una piramide la cui base si allarghi sempre più fino a diventare una linea orizzontale.

La marcia delle masse verso il potere e l’eliminazione dell’oppressione e dello sfruttamento non si fermerà a mezza strada, ma sicuramente arriverà a destinazione. Non può essere statica e ciò significa movimento continuo e incessante. È inevitabile: il quadro di fronte a nboi mostra che la base della piramide continua ad allargarsi fino a fare della piramide una linea orizzontale: tutte le masse arrivano al potere e alla loro parte di ricchezza. La questione del potere e della ricchezza è ben netta davanti a noi nel mondo.

Il potere è nelle mani del governo e non della gente; e la gente è comandata da un governo. Termini odiosi come “il governo” e “la gente”, il “governatore” e i “governati” stanno prendendo piede senza vergogna. Non c’è vergogna in alcun luogo al mondo. Ora si parla del “governatore” e dei “governati” e di chi è responsabile. In altre parole, c’è uno che è responsabile e uno che non lo è; e chi non lo è, allora è schiavo.

È ben noto anche nella schiavitù che lo schiavo non è responsabile, ma lo è invece il padrone. Ora si parla di funzionari responsabili; ma dove sono? Si vuol dire i capi. Bene; e la gente è responsabile? “No”, dicono. Non dicono: “Tu sei responsabile”, ma “Il capo è responsabile… il funzionario responsabile di questo stato… quelli che sono funzionari responsabili dello stato”. Però gli altri non sono responsabili, perché sono schiavi e, certo, quando si è schiavi, non si è responsabili. Il termine “responsabilità” non viene mai ascritto a uno schiavo, ma al suo padrone; è la ragione dietro i termini comuni nel mondo d’oggi.

Si dice: “Ho conosciuto tanti funzionari responsabili italiani… Ho conosciuto tanti funzionari responsabili indiani… ho conosciuto tanti funzionari responsabili di questo stato… ho conosciuto il primo funzionario responsabile di questo stato… ho conosciuto un funzionario responsabile di quello stato… ho conosciuto un funzionario responsabile di quell’altro stato…” Questi sono i padroni responsabili… Quando qualcuno si riferisce a un funzionario responsabile, vuol dire che ha conosciuto uno dei capi o il capo supremo ecc. … Però gli altri non sono responsabili perché sono cittadini, cioè schiavi.

Da ciò l’espressione “funzionari responsabili” e “funzionario responsabile”: qualcuno responsabile di gestire gli affari degli schiavi. Sono i suoi schiavi e lui è responsabile di loro. Ecco la verità che si scopre sollevando il camuffamento attuale. La verità è che oggi i cittadini sono schiavi in ogni parte del mondo e che c’è qualcuno sopra di loro che è il governo. Si scambiano cortesie, telegrammi, congratulazioni e via dicendo; e dicono: “Governo e popolo, governanti e governati”, che significa che la gente non è governante, ma governata; “Ringrazio il vostro governo e il vostro popolo per la vostra calorosa ospitalità… ringrazio il governo e il popolo per aver ospitato questo congresso”.

Questa è un’espressione orribile in quanto dittatoriale: perché priva il popolo di eguaglianza, di sovranità e di dignità e attribuisce tutto al governo e ai funzionari responsabili. E lo si fa senza vergogna, finché le forze ben piazzate sul trono dell’autorità nel mondo sono le forze che detengono le risorse di renderle minacciose, di mostrare i muscoli e di insultare.

È la teoria dittatoriale a prevalere oggi e viene chiamata democrazia moderna o democrazia rappresentativa, ma non è democrazia. È costituita da politici e uomini d’affari che sono in possesso della ricchezza. È la ricchezza che consente loro di mettere chiunque vogliano al potere. Perciò c’è un’alleanza tra chi detiene il potere finanziario e chi detiene il potere politico, mentre il popolo viene privato del suo potenziale politico ed economico.

Per esempio, si parla, specie nei paesi occidentali, di libertà di stampa e si dice che la stampa è libera. Ciò è un falso inganno fuorviante. È del tutto non vero, poiché non c’è stampa libera e i poveri non possono pubblicare un giornale. Un giornale è pubblicato dalla grande impresa e i giornali sono di proprietà dei ricchi. Questi giornali sono fondati da tale classe per servire i propri interessi. Quindi sono guidati, controllati, forzati a perseguire una certa politica. Perciò non sono liberi.

Essere liberi significa andare in qualsiasi direzione e dire qualsiasi cosa, ma questi giornali sono stati fondati da alcune forze per servire i loro interessi. Perciò sono servili e pagati dai loro padroni. Si dice anche che ci sono le elezioni e che il popolo elegge i suoi rappresentanti. Questa è una distorsione della verità e il popolo non ne ha colpa. Sono le imprese e i ricchi che creano i rappresentanti: un povero non può diventare membro del Congresso, del Parlamento o della Camera dei Lord in qualsiasi stato.

Un povero non può diventare membro del parlamento, pubblicare un giornale o diventare un capo. Questi sono monopoli del dittico politico-economico: i capitalisti e i politici creati dai capitalisti per loro comodità e servizio. I politici vengono diretti dai capitalisti che li hanno fatti, è chiaro.

Si dice che il Presidente Tal Dei Tali è sostenuto dalle imprese petrolifere, per esempio, che significa che, come politico, si è formato nelle imprese ed è diventato presidente per servire i loro interessi.

A volte si dice che il Presidente Tal Dei Tali è contro le imprese petrolifere e a favore dell’industria siderurgica; è perché quell’industria l’ha fatto arrivare alla presidenza per servire i loro interessi. Poi si dice che le industrie petrolifere sono sfortunate perché il vincitore è sostenuto dall’industria siderurgica; e a volte si dice il contrario. Qualsiasi attività economica con sufficiente potere finanziario può creare un presidente, un congresso, un parlamento o un governo orientato a suo favore per servire i suoi interessi. La classe capitalista è proprietaria della stampa, che viene falsamente detta libera quando non lo è: è schiava del capitalista proprietario. La stampa genera pubblicità e infulenza l’opinione pubblica in favore dell’uno o dell’altro candidato.

Nei fatti, tutto quanto è detto al mondo sull’esistenza delle democrazie e delle libertà è falso. Al contrario, tutte le società di oggi, specie quelle occidentali, sono pericolosamente dittatoriali. Perché? I partiti al momento al potere non sono veri partiti di cittadini, di gente comune. Sono una forza politica che gode di grandi ricchezze e ha tutti i mezzi di produzione. Controllano l’esercito, la polizia, la stampa e il capitale e, oltre a ciò, anche il potere decisionale.

In altri termini, è una delle dittature più odiose, che non lascia respiro a nessun tipo di libertà. Dappertutto, anno dopo anno, il popolo scopre la verità. Si impara, per esempio, che le percentuali del votanti negli anni passati erano il settanta per cento, per poi diventare il cinquanta per cento l’anno dopo e, un anno dopo ancora, il trenta per cento. Oggi, nelle elezioni svoltesi in alcuni stati, l’esito di alcuni distretti arrivava al tre per cento e, al massimo, raggiungeva il dieci per cento. Questo è il rifiuto di un sistema da parte del cittadino comune perché si tratta di un sistema arbitrario, dittatoriale e inutile.

(Il sistema) sfrutta il cittadino e legittima i dittatori, i capitalisti e gli sfruttatori. Quindi la sola funzione del cittadino è questa: sentirsi dire “Legittima il dittatore! Tutto quanto vogliamo da te è che tu prenda questo foglio di carta e lo metta qui” cosi che si possano legittimare; perché senza elezioni nessuno può rivendicare la presidenza o la direzione del governo, visto che gli verrà chiesto “Chi ti ha nominato?”

Oggi la gente non partecipa nella nomina del presidente o del primo ministro, ma è necessario dire che egli è stato eletto presidente. Quindi si rivolgono al popolo e gli chiedono di mettersi in coda in un certo giorno e di mettere la scheda di carta nelle casse designate allo scopo. Il cittadino consegna il foglio cosè come consegnerebbe un pezzo di carta igienica da mettere nel cestino o nel pattume dopo l’uso. Così mette il suo foglio nella cassa, urna o pattumiera che sia.

Alcuni vanno a voltare come andrebbero al mercato o a fare una passeggiata sulla spiaggia. Gli si dice: “Oggi è giorno di elezioni”. E allora risponde: “Bene. Passiamo un’ora o due con un pezzo di carta da mettere in un’urna”, come se andasse allo zoo, alla spiaggia o al caffè. Questo è, ormai. La maggioranza ora lo sa e non ci va. Nel terzo mondo si sa bene che il cittadino che vota è stato pagato per questo.

Se ci sono le elezioni, significa che hanno comprato i voti. “Prendi un dollaro e metti il voto nell’urna”. In altre parole, è una compravendita. Qualcuno pensa: “Oggi è giorno di elezioni. Quindi posso mettere un foglio di carta in un’urna e averne un dollaro in cambio invece di stare a casa a far niente”. La vendita dei voti è oggi ben notal. Chi non ha soldi non può contestare le elezioni.

Noi, proprietari delle imprese, che vogliamo questo presidente perché faccia i nostri interessi, copriamo i costi e dichiariamo di aver contribuito alla campagna elettorale. È sciocco per il candidato votare per se stesso e dire: “Mi sono autonominato”. È una delle farse della teoria della rappresentatività. Se il popolo è presente, perché dovrebbe avere rappresentanti?

Qual è la giustificazione per allontanare la gente apposta e chiamare i loro rappresentanti? Si dice: “Dove si può portare tutto il popolo, visto che abbiamo posto solo per cento? Se il popolo è di cento milioni, che ne scelgano cento per rappresentarli in quest’aula, perché quest’aula è troppo piccola per tutti e può contenere solo cento persone.”

Perciò ci si può incontrare a cento alla volta fino a quando non si passa tutti e centomila. Perché poi usare solo quest’aula? Costruiamone mille, in cui la gente possa sedersi e riunirsi e decidere ciò che vuole. Allora i segretari di queste assemblee potranno trovarsi e discutere le decisioni prese in questi congressi in cui tutti, uomini e donne, vengono rappresentati, e mettersi d’accordo sulle decisioni prese dal popolo e scritta in questi incontri.

A volte c’è confusione. A volte, parlando, ci si riferisce alle assemblee popolari e alla democrazia popolare diretta e ci si sente dire: “Abbiamo parlamenti come i vostri”. No: voglio spiegare la differenza capitale tra parlamenti e assemblee: i parlamenti sono composti dagli eletti dal popolo, mentre le assemblee sono composte dal popolo stesso. Quindi, quando si parla di parlamento si vuol dire un corpo eletto dal popolo. Se invece si parla di assemblea si parla del popolo, di tutto il popolo. Per esempio, nel sistema di massa del Jamahiry in Libia, l’assemblea popolare comprende tutto il popolo, donne e uomini adulti che siano legalmente responsabili; e a comandare sono loro.

L’assemblea popolare è come l’Assemblea. Mentre in un certo c’è solo un’assemblea, in Libia ce ne sono 400, a seconda del numero della popolazione, presente per intero nelle 400 assemblee. Immaginavete! In un paese c’è un solo parlamento e in Libia ce ne sono quattrocento. Perché mai?

Perché il popolo è fatto di membri di questi quattrocento parlamenti. Quindi ogni decisione viene presa dal popolo e non dai rappresentanti dello stesso. Naturalmente, in nome della rappresentatività, il popolo venne separato ed escluso lentamente dal governo e dalla gestione fino ad essere sostituito con altri mezzi che, come già indicato, si adattano al potere finanziario e così via.

Il pericolo non è, infatti, nell’esclusione dalla democrazia interna al paese e nella dittatorialità del regime arbitrario ecc., o che il cittadino non abbia autodeterminazione, ma nel fatto che c’è una cricca che governa in nome del popolo, siano governo o parlamento, e che sono stati costinuiti come ho già spiegato, che non costituisce minaccia a se stessa quanto al mondo intero.

Il pericolo è che un individuo solo decida di dichiarare guerra o pace, di distruggere o no il mondo, di invaderlo o di non invaderlo. Il pericolo è che questi governi alla Hitler ci minaccino nelle nostre vite. Minacciano la nostra pace e la nostra sicurezza così come Hitler ha mainacciato perché aveva la forza maggiore all’epoca. Era un individuo solo a governare da solo, che ha cominciato con una cricca, un ministro della propaganda e un ministro della difesa e alla fine ha messo in pericolo la pace e posto una minaccia reale.

Ora c’è gente con bombe, missili, aeroplani e armi chimiche e batteriologiche. È un problema serio perché queste armi di distruzione di massa sono controllate da un gruppo di individui. Dappertutto ci sono dimostrazioni contro la guerra; la gente non vuole la guerra, ma la pace. Però la guerra è scoppiata, gli eserciti si sono mossi e i bambini sono morti. Dov’è la democrazia, allora? Il popolo che è contro la guerra non ha i suoi rappresentanti?

Se i rappresentanti avessero davvero rappresentato il popolo, avrebbero fatto obiezione alla guerra; ma hanno invece sostenuto i capi e quindi non rappresentano il popolo. Quindi la rappresentanza è una frode. È stato provato che il rappresentante non rappresenta il popolo. I rappresentanti non agiscono dietro mandato del popolo, come è stato provato. In generale sono tutti vittime della crisi, la crisi del governo, della democrazia, del sistema economico.

Per quanti presidenti parlino, non diranno mai d’esser messi bene. Diranno di essere in mezzo a una crisi molto grave. Diranno: “Non sappiamo quali strumenti usare. La politica è in crisi. Non sappiamo come relazionarci ai cittadini e come gestire i nostri affari. Il cittadino comune rifiuta l’economia, la politica e tutti i processi attuali. Le masse esprimono le loro aspirazioni, i loro desideri e le loro prospettive, come nel caso di Seattle, in maniera isolata rispetto ai loro rappresentanti e ai loro governi.

Senza far caso a confini, in milioni hanno marciato e fatto sentire la propria voce per esprimere un netto rifiuto. I governanti sono perseguiti ovunque da dimostrazioni e i lavoratori organizzano scioperi per rivendicare i loro diritti. Per quanto riguarda l’economia, la crisi è talemnte esacerbata e ha messo in crisi l’intero sistema di produzione capitalista, che sta cercando di salvarsi, come è evidente. Di positivo c’è che l’impresa che un tempo era di una sola persona in Europa, negli Stati Uniti o in Canada ora è diventata pubblica. Come abbiamo detto, è una soluzione inevitabile.

Quanto è scritto nel Libro Verde è inevitabile. Senza leggere il Libro Verde, solo col passare del tempo e con la lotta si arriverà a questa soluzione. Sul fronte economico, le maggiori imprese capitaliste sono diventate pubbliche controvoglia; altrimenti sarebbe stata la loro morte. I lavoratori hanno cominciato a riventicare i loro diritti e ciò significa che stanno impedendo al padrone di far profitto a loro spese, anche se lui aveva fondato l’impresa per sfruttarli, pigliarsi i profitti e accumulare capitale.

Ciò porta direttamente a una soluzione, visto che i lavoratori stessi sono diventati azionisti dell’impresa. Se si va in borsa, si trova che le azioni di quest’impresa vengono trattate pubblicamente: è la stessa impresa che prima era di proprietà di un solo individuo e oggi è in mano a un milione di azionisti. Ciò significa che il socialismo è una soluzione che si impone da sola e non è affatto fallita o morente come si dice. Al contrario, è il capitalism che sta morendo; sta morendo ogni giorno…

Accanircisi è un esercizio di futilità e una perdita di tempo. È come mantenere una persona in vita attraverso un apparato meccanico. A che scopo accanirsi con l’apparato quando il paziente è clinicamente morto? È proprio il caso del capitalismo e della teoria della rappresentatività. Accanirvisi è come mantenere qualcuno in vita con un apparato meccanico.

Ora, le imprese private stanno cominciando a diventare imprese pubbliche e in ultima analisi si capirà che prevarrà solo il socialismo popolare, di cui si tratta nel secondo capitolo del Libro Verde. Però ora lo chiamano socialismo popolare, come lo chiamava la Thatcher, perché non amano il termine ‘socialismo’. Chiamarlo capitalismo popolare o socialismo popolare non importa. Anche in Libia si può parlare di capitalismo popolare. Ciò che importa è che il popolo sia proprietario del capitale e ciò significa socialismo.

Ciò non risolve il problema politico, visto che mantiene la rappresentatività popolare. Nel quadro generale, il problema politico non è stato risolto e la crisi continua. Abbiamo visto che i popoli e i parlamenti che i popoli eleggono non vanno al passo. C’è una grave crisi oggi nel mondo ed è la crisi dell’Iraq.

È una guerra di devastazione e genocidio ed è una miniaccia e uno sciupio di risorse mondiali; il petrolio viene bruciato tutti i giorni. È una guerra rifiutata dai popoli e decisa dai parlamenti. E allora a che scopo riunire un parlamento per questi popoli e istituire nuove elezioni per tale parlamento, visto che il parlamento non rappresenta il popolo? Dovremmo abolire il parlamento e sostenere il punto di vista del popolo. Ma come permettiamo al popolo di governare?

È chiaro che un popolo può governare attraverso le assemblee e i comitati popolari. Invece di avere un Congresso o un parlamento, ci saranno mille assemblee o mille parlamenti che riuniranno tutto il popolo. Le strutture in cui lavoriamo ora sono obsolete e non possono più far fronte alle nuove realtà. Il popolo marcia verso il potere e vuole governare.

La vecchia struttura del governo e del parlamento si sta sbriciolando di fronte a questa nuova realtà. Tutto il popolo entrerà in questa struttura, che è troppo stretta per un governo e un parlamento. Quindi questa struttura dovrà rompersi e si romperà. Anche la ricchezza era monopolizzata in una struttura ristretta a un pugno di capitalisti. Ora tutto il popolo avrà la sua parte di ricchezza e avrà accesso alla struttura e quindi la vecchia struttura del capitalismo individuale si spezzerà.

Un tempo un solo individuo era padrone di un’impresa e assumeva la forza lavoro di milioni di lavoratori per aumentare il proprio profitto e sfruttari e derubarli dei loro sforzi. Questa struttura si spezzerà, perché saranno milioni a volere azioni della loro ditta. Tutti queste sono profe materiali e pratiche della validità della teoria del Libro Verde, la terza teoria universale.

Siamo sicuri di conoscere che c’è una soluzione in un libro, il Libro Verde. Se lo studiamo e la gente lo impara, arriveremo presto a una soluzione e ci risparmieremo queste sofferenze prolungate. Comunque, se non lo studiamo, arriveremo comunque alle stesse soluzioni, ma con sofferenze e dopo un lungo percorso e a un caro prezzo. Ora il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le cui riunioni sono aperte solo a quindici membri, si ritrova costretto a permettere a stati non membri di assistere ai dibattiti.

L’ultima segnalazione risale a questo mese in una riunione al vertice dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Naturalmente non sono stati d’accordo nell’estendere il Consiglio di Sicurezza con l’aggiunta di nuovi membri e hanno mantenuto la misura attuale, ma hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza che continui a permettere la partecipazione del numero più ampio possibile di stati non membri alle sue riunioni perché il mondo non permette più a quindici membri soli di decidere del suo futuro, della guerra e della pace.

Hanno detto: “Vero. Consentiremo a un numero di stati non membri di assistere alle riunioni” Ciò dimostra che anche la vecchia struttura del Consiglio di Sicurezza sta cominciando a sgretolarsi perché tutti vogliono avere accesso a questa struttura ed è solo l’inizio. Un’aula come questa può contenere solo cento persone, ma sono in mille fuori a voler entrare… Bene, ne lasceremo entrare dieci, poi venti, poi trenta, perché vogliamo risolvere i problemi di chi resta fuori dall’aula. Perché se entrassero romperebbero tutto, frantumerebbero le finestre e farebbero una confusione tale che noi non potremmo lavorare.

Una volta che i mille entrano e distruggono l’aula, se ne farà una più grande per contenerne mille. Questo è quanto accade, che significa che le vecchie strutture cadranno di fronte alle nuove sfide poste dalle masse.

Documenti trafugati da hackers dimostrano che il Qatar é coinvolto nel contrabbando di armi chimiche dalla Libia alla Siria.

Documenti trafugati da hackers dimostrano che il Qatar é coinvolto nel contrabbando di armi chimiche dalla Libia alla Siria. (ita/eng) 30/1/2013

Il sito web Russia Today ha pubblicato documenti riservati nei quali é dimostrato che il Qatar ha proposto il contrabbando di armi chimiche dalla Libia a Homs in Siria ed il loro utilizzo per incastrare l’esercito siriano, oltre ad alludere alla preparazione occidentale per l’invasione militare dell’Iran.
I documenti che sono stati hackerati dal sito della società britannica Britam, una società specializzata nella protezione di strutture in aree sensibili, nell’addestramento delle forze di sicurezza, e per fornire consiglieri di guerra, ha anche detto che il Qatar ha proposto l’impiego di mercenari ucraini, per essere filmati fingendo di essere russi catturati dal FSA, per mettere in imbarazzo la Russia.
Queste informazioni sono parte di un messaggio del 24/12/2012, che è la data in cui alcuni media hanno affermato che la Siria avrebbe usato armi chimiche a Homs, mostrando la correlazione tra questi documenti ed i piani messi atto.

I documenti alludono anche alla possibilità di far comparire personaggi russofoni  pretendendo di spacciarli come esperti militari russi, per cercare di creare problemi con cui incastrare Damasco e Mosca. In pratica si sarebbero dovuti pubblicare video raffiguranti presunto personale militare russo combattente al fianco dell’esercito arabo siriano, catturati dal FSA, quando in realtà sono solo mercenari di origine slava.
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Traduzione e adattamento italiano a cura di  FFP per
SyrianFreePress.net & TG24Siria.com Network at

Qatar Involved in Smuggling Chemical Weapons from Libya to Syria ~ Qatar Coinvolto in Contrabbando Armi Chimiche da Libia a Siria ~ (Eng-Ita +Video)

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Leaked Documents Show Qatar Involved in Smuggling Chemical Weapons from Libya to Syria

MOSCOW – Jan 28, 2013 – Russia Today website published leaked documents which show that Qatar suggested smuggling chemical weapons from Libya to Homs in Syria and using them to frame the Syrian Army, in addition to alluding to western preparations for military invasion of Iran.
The documents that were hacked from the website of the British company Britam Defence, a company which specializes in protecting facilities in hotspots, training security forces, and providing consultations, also said that Qatar suggested employing Ukrainian mercenaries to be filmed and pretend to be Russians who were captured by the so-called Free Army to embarrass Russia.
This information was included in a message dated December 24th, 2012, which is the date when certain media outlets claimed that Syria used chemical weapons in Homs, showing correlation between the document and the plans that were set up.
The documents also alluded to the possibility of the appearance of Russian-speaking individuals who claim to be Russian military experts who will attempt to entangle Damascus and Moscow in problems, and the possibility of publishing videos depicting alleged Russian military personnel fighting alongside the Syrian Army who were captured by the Free Army, when in fact they’re mercenaries of Slavic descent.
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Syria terrorist militias possess chemical arms

RICORDARE LA JAMAHIRIYA LIBICA

DI ALEXANDER MEZYAEV
strategic-culture.org

La Libia uno stato autosufficiente e prospero è collassato due anni fa. Riporta alla memoria i drammatici eventi e ciò che hanno prodotto. Prima di tutto, è stato un nuovo tipo di guerra, una «rivoluzione virtuale» e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite erano basate su …la revisione delle sequenze di un film Tv.

Dopo l’adozione della risoluzione numero 1970 da parte del Consiglio di Sicurezza ONU, il Consiglio ONU per i diritti umani ha inviato in Libia la Commissione d’indagine indipendente. Il governo libico acconsentì alla visita di tutti i posti dove sarebbe stato aperto il fuoco su chi protestava pubblicamente. I membri della commissione furono autorizzati ad andare ovunque volessero recarsi e loro … in tutta fretta lasciarono il paese.

Gheddafi li invita per un incontro, ma essi nemmeno attesero fino ad allora! Non seguì alcun’altra indagine da parte della «comunità internazionale ». Vladimir Chamov, ex ambasciatore russo in Libia (2008-2011), scrisse, «la menzogna usata dalla NATO per giustificare la sua Guerra contro la Libia fece impallidire persino quella inventata come pretesto per invadere l’Iraq».

Egli sa di cosa parla, visto che è stato anche ambasciatore russo in Iraq. La risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza ONU prefigurava la possibilità di «qualsiasi azione» contro la Libia. Vi si dice che la Russia commise un grande errore astenendosi mentre il Consiglio di sicurezza votava per la risoluzione N 1973. E i diplomati russi, incluso Oleg Peresypkin, ex ambasciatore russo in Libia (1984-1986), dicono che era del tutto possible opporsi al testo prima della votazione. Infatti, per la prima volta nella storia del diritto internazionale qualsiasi stato poteva adottare qualsiasi misura contro la Libia. Le parole usate erano di sfida, necessitavano un lavoro di rifinitura , di precisazione, ma … ciò non è mai accaduto.

Per la prima volta nella storia, il caso di un paese fu sottoposto alla Corte penale internazionale, per quanto la Libia non vi avesse nemmeno aderito.

Dopo gli eventi in Libia, i risultati elettorali e la conformità al diritto interno hanno cessato di essere criteri per giudicare la legittimità del potere esercitato dallo Stato. Erano le dichiarazioni di capi di stato stranieri (il Presidente degli Stati Uniti, per esempio) che ora contavano.

Le cosiddette rivoluzioni arabe hanno arrecato parecchi danni agli interessi della Russia. Senza dubbio, la cooperazione col mondo arabo era benefica, ora invece sono andati perduti molteplici contatti. Pavel Akopov, presidente dell’Associazione dei diplomatici russi ed ex Ambasciatore russo in Libia, ricorda, «Gli economisti sovietici misero a punto un sistema di concessione di crediti per gli stati arabi. Un prestito decennale veniva concesso a un tasso di interesse del 2.5%. Era possibile pagare con i beni prodotti dall’industria del paese o dale imprese costruite con l’aiuto fornito dall’Unione sovietica a scapito dei prestiti. Questo era il modo in cui esportavamo prodotti dell’industria ingegneristica ». Il modello di sviluppo di relazioni bilaterali benefiche per ambo le parti si è rivelato così attraente da essere copiato in Occidente.

Per la Russia la Libia è stata la perdita più grande nel Medio Oriente.
L’ex ambasciatore russo in Libia (1991-1992) Veniamin Popov dice che attraverso il riscatto dei prestiti la Libia pagava alla Russia più di ogni altro paese nella storia della cooperazione economica tra l’ USSR ed altri stati. I libici pagavano sempre con denaro contante, altrimenti, esportavano riserve di petrolio. Il greggio libico è un prodotto di elevata qualità, essendo praticamente privo di zolfo.
Secondo Alexey Podzerob, ex Ambasciatore russo in Libia (1992-1996), persino estinguere parte del debito era conveniente visto che il denaro veniva usato per piazzare ordini per l’industria russa!

L’eliminazione della Libia è un crimine contro lo stato, ma anche un tentativo di decretare arbitrariamente un nuovo diritto internazionale. Gli eventi in Mali sono una diretta conseguenza di ciò che è successo in Libia. Il caso è stato già trasferito alla Corte penale internazionale, e ciò non appena il Presidente legalmente eletto è stato rovesciato. Il 19 febbbraio 2013 la Commissione internazionale indipendente d’indagine dell’ONU ha consegnato un rapporto al Consiglio di sicurezza ONU nel quale si raccomandava fortemente di sottomettere la situazione in Siria all’attenzione della stessa Corte. La Commissione ha riconosciuto che «I gruppi armati anti-governativi hanno commesso crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, sequestro di persona ed aggressione a cose oggetto di tutela. Continuano a mettere in pericolo la popolazione civile posizionando obiettivi militari all’interno di aree civili ». E ancora, secondo la Commissione «Le violazioni e gli abusi commessi dai gruppi armati anti-governativi non hanno comunque raggiunto l’intensità e la portata di quelli commessi dalle forze governative e dalle milizie affiliate ». (1) Peraltro, Carla Del Ponte, ex procuratore capo di due tribunali ONU di diritto penale internazionale, è un membro della Commissione. Considerando casi di guerra civile, ha reso una persecuzione unilaterale una norma di «giustizia» internazionale.

Le lezioni della Libia devono essere tratte per rettificare errori. Parlando in conferenza-stampa alla fine di dicembre 2012, il presidente Putin ha detto che la Russia non avrebbe ripetuto l’errore. Secondo lui, «Non appoggeremo alcun gruppo armato che cerchi di risolvere problemi interni con l’uso della forza ». Egli ha anche rilasciato una dichiarazione che non poteva passare inosservata. Parlando in conferenza-stampa a Copenhagen nel 2011 disse che nessuno aveva il diritto di interferire nei conflitti interni altrui. Oggi questa presa di posizione acquista un significato specifico. L’intervento internazionale in altri paesi non è più trattato alla stregua di un’interferenza in affari interni. La posizione resa pubblica da Putin richiede di lasciarsi alle spalle decisioni fittizie e arbitrarie presentate come atti legali e di tornare al vero diritto internazionale. È qualcosa che va ricordato da tutti i sostenitori di un «nuovo» sistema legale internazionale parallelo.

* * *

L’eliminazione della libica Jamahiriya del Grande Popolo Socialista è stata la fine di un progetto mondiale di ampia portata, un modello alternativo di società …

Ricordando la Jamahiriya libica non si dovrebbe dimenticare il fondatore del paese che ha sacrificato la propria vita per essa. Muammar Gheddafi è morto e lo ha fatto con dignità. Aveva riflettuto sulla morte a lungo. Quasi quaranta anni fa la sua famosa storia chiamata Morte vide la luce. In essa egli si interroga se la morte sia maschio o femmina. Dal punto di vista della filosofia di Gheddafi la differenza è significativa. Se la morte è maschio ad essa bisogna opporsi ad ogni costo, se è femmina– allora bisogna abbandonarsi ad essa. La storia dice che la morte può assumere qualsiasi forma ed è la forma che definisce le tue azioni. Il capo della Jamahiriya libica ha agito come avrebbe dovuto così come descritto nella sua toccante storia.

(1) Il testo completo del rapporto della Commissione d’indagine ONU è disponibile sul sito web dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani: http://www.ohchr.org/ Documents/ HRBodies/ HRCouncil/CoISyria/A.HRC.22.59_en.pdf

Alexander Mezyaev
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/03/04/remember-libyan-jamahiriya.html
4.03.2013

Traduzione per http://www.Comedonchisciotte.org a cura di ALE EL TANGUERO Fonte:http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11598

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/ricordare-la-jamahiriya-libica.html

Geopolitica del caos

Pubblicato il: 13 dicembre, 2011
Esteri / Opinioni | Di Fabio Falchi

Geopolitica del caos

Quel che si temeva, allorché alcuni mesi fa s’iniziò la vergognosa aggressione alla Libia da parte della Nato e dei suoi tagliagole bengasini, purtroppo si sta verificando, grazie anche all’opera di mistificazione dei media mainstream occidentali, veri e propri portavoce di una macchina criminogena, che pretende di esportare i diritti umani in ogni angolo della terra, sebbene in Occidente generi miseria, disperazione e devianza(1). Ci riferiamo naturalmente a quanto sta accadendo in Siria. L’incendio che ha appena distrutto la Giamahiria, alimentato anche da vari gruppi e associazioni per i diritti umani e dai servizi di diversi paesi, si è rapidamente spostato dall’Africa Settentrionale verso il Vicino e Medio Oriente. Un “arco di fuoco” che si estende dalla Libia al Pakistan e che minaccia di mutare la mappa geopolitica di una regione che è tra le più importanti del pianeta. Di conseguenza, in Siria, si è venuta a creare una situazione così fluida che ogni analisi rischia di essere superata dal corso degli eventi, anche se è da immaginare che dietro le quinte siano in molti a tirare le fila di quelli che i pennivendoli italiani – che non hanno nemmeno più il senso del ridicolo – si ostinano a definire “attivisti” o “manifestanti”. In realtà, una delle poche certezze è che il Presidente Assad deve fronteggiare una insurrezione armata, il cui scopo consiste nel rovesciare, con l’aiuto di forze straniere, il legittimo governo siriano, che pure gode di un forte e vasto consenso popolare.

Tuttavia, la vera posta in gioco pare essere la distruzione dell’asse Iran-Hezbollah, come ha esplicitamente dichiarato il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Se così fosse si sarebbe in presenza non solo di una rivolta degli “islamisti” contro il regime di Assad, ma di una iniziativa strategica sionista e atlantista per “pilotare” la rivolta, offrendo alla Turchia la possibilità di svolgere un ruolo di potenza regionale. La cosiddetta “primavera araba” da potenziale pericolo per lo Stato sionista diventerebbe un inconsapevole strumento della politica israeliana, in quanto quella geopolitica del caos che permette agli Stati Uniti di evitare che si formi un’alternativa multipolare, verrebbe ad essere parte integrante della stessa strategia di Tel Aviv. D’altra parte è logico supporre che Israele non sia stato in questi ultimi mesi, solo ad osservare quel che accadeva nel mondo arabo (quasi che la Palestina fosse in Oceania…) e non si sia preoccupato, dopo il grave incidente della Navi Marmara, di ridefinire, tramite gli Stati Uniti, le proprie relazioni con la Turchia. Di fatto, tutto lascia pensare che tra israeliani ed americani si sia raggiunto un accordo (nonostante non sia un mistero che tra Washington e Tel Aviv vi sono divergenze non affatto marginali) per impedire la formazione di un “polo regionale”, costituito da Ankara, Tehran e Damasco, tanto più pericoloso dopo la caduta di Mubarak – una caduta che sembra anche favorire la nascita di un particolare “asse politico” tra Il Cairo ed Ankara. D’altronde, di deve riconoscere che, se gli Stati Uniti sono di vitale importanza per Israele, anche Washington difficilmente pare poter fare a meno dell’intelligence e dell’apparato bellico di Tel Aviv, se vuole continuare a perseguire il suo disegno di egemonia planetaria.
Comunque sia, è innegabile che si debba pure tener conto dell’incognita rappresentata dalla galassia “islamista”. Una galassia che potrebbe riservare brutte sorprese tanto ad Israele che agli Stati Uniti. Anche questo però sembra essere un “fattore” che i circoli atlantisti e sionisti possono controllare, in virtù di un’immensa superiorità in un settore decisivo, che viene invece trascurato da paesi del Terzo Mondo o in via di sviluppo (ma stranamente anche da molti europei). Vale a dire quel soft power che consente di condizionare lo stile di vita dei ceti medi e, in particolare, delle nuove generazioni, al punto tale che Zbigniew Brzezinski sostiene che l’american way of live sia ormai accettato non solo dalla quasi totalità degli “attori politici”, ma soprattutto da coloro che fanno professione di antiamericanismo. Peraltro – oltre al fatto che Hezbollah ed Hamas possono contare proprio sul sostegno dell’Iran e della Siria – non è una novità né il fatto che molti esponenti di movimenti “islamisti” (malgrado la retorica antisionista ed antiamericana) abbiano rapporti di ogni specie con i servizi israeliani ed anglo-americani, né il fatto che i musulmani sono talmente divisi tra di loro da lasciarsi accecare dall’odio, come dimostra l’ostilità dell’Iran nei confronti di Gheddafi, che non è venuta meno neanche quando i “cirenaici” si sono ribellati contro il governo di Tripoli, sebbene fossero evidenti tanto il loro ruolo di traditori disposti a vendere il proprio paese allo straniero, quanto il fatto che senza la potenza di fuoco occidentale sarebbero stati sconfitti rapidamente dalle forze governative del leader libico. Inoltre, è da rilevare il ruolo sempre maggiore delle monarchie petrolifere nella destabilizzazione del mondo arabo – come prova anche il loro ruolo nell’aggressione alla Libia ed ora contro la Siria – in modo del tutto funzionale agli interessi dell’oligarchia atlantista. In quest’ottica, acquisiscono un’importanza decisiva il comportamento della Russia e quello della Cina. Un altro “passo falso”, dopo l’annientamento della sovranità della Libia – che indirettamente ha “ridimensionato” il significato politico della presenza cinese nel continente africano e mostrato i gravi limiti del raggio di azione della potenza russa – comporterebbe un “arretramento” geopolitico di queste due potenze, tale da rendere meno credibile l’opposizione della Russia allo scudo antimissile americano nell’Europa orientale e, in ogni caso, tale da porre le premesse per un accerchiamento della massa eurasiatica da parte degli Stati Uniti che, avvalendosi dell’appoggio di nuovi partner geostrategici, potrebbero con più facilità superare gli ostacoli che incontrano nello svolgere il ruolo di gendarme del mondo. In sostanza, sembra che si stia passando dall’unipolarismo statunitense, che ha caratterizzato l’ultimo scorcio del Novecento e i primi dieci anni del Duemila, ad un modello internazionale contraddistinto da una geopolitica del caos che avvantaggia la potenza capitalistica occidentale dominante, ma solo in quanto si permette a determinati paesi o gruppi subdominanti di partecipare in misura maggiore alla “spartizione della torta”, anche ai danni di altri “alleati” più deboli.
Sotto questo profilo, si tratta di comprendere allora se vi sia un relazione tra la destabilizzazione dell’intera area mediterranea e medio-orientale e il terremoto finanziario che ha messo in ginocchio i paesi dell’Europa meridionale. Non perché si debba sospettare che vi sia “dietro” un unico disegno strategico, ma perché ci si deve domandare se vi sia una griglia strutturale in grado di spiegare diversi fenomeni come effetti di un unico processo di “occidentalizzazione” a guida statunitense. In tal caso, l’attenzione, per così dire, dovrebbe spostarsi dalla superficie al sottosuolo, onde rilevare il “soggetto impersonale” di tale processo, ovvero la funzione strategica che articola le diverse espressioni (politiche, militari, economiche, sociali e culturali) dell’Occidente, nell’attuale fase storica, che si suole definire come “postmoderna”.
Nondimeno, non v’è dubbio che, se le interpretazioni economicistiche sono del tutto obsolete e fuorvianti, anche un’analisi geopolitica (pur se necessaria, come del resto un’analisi di carattere socio-economico) sia insufficiente, se non si prendono parimenti in esame quei fattori geoculturali (soft-power incluso), indispensabili per capire i fenomeni politici. Perciò sembrerebbe che la cosiddetta “geopolitica del caos” sia da intendere anche nel significato di un “caos” che, in qualche modo, si organizza – che prova ad essere “soggetto” – posto che sia lecito ritenere che il termine “caos”, in un contesto geopolitico, denoti e connoti l’agire strategico e comunicativo che si può giustificare soltanto nella prospettiva ideologica del “politicamente corretto”. Al riguardo, Alain de Benoist osserva giustamente che «non può non essere motivo di preoccupazione il vedere che le società occidentali, pur facendo vistoso riferimento ai diritti dell’uomo, non cessano di mettere in opera procedure di controllo generalizzato e di sorveglianza totale che evidentemente ledono le libertà, grazie a tecniche sempre più sofisticate che i regimi totalitari del secolo scorso avrebbero potuto solo sognare»[2]. E non pare neanche un caso che l’affermazione di de Benoist (che indubbiamente presuppone la riflessione di Heidegger sulla tecnica nell’epoca del nichilismo) possa, in un certo senso, riferirsi alla politica sociale ed economica dell’Occidente, ma anche e soprattutto al modo in cui le forze occidentali agiscono sul piano internazionale, tanto che si è addirittura giunti a considerare l’alienazione dei propri diritti sociali e culturali come sinonimo di “libertà” ed una guerra d’aggressione come un intervento umanitario – a patto, ovviamente, che il fine sia quello di difendere la “libertà” di essere (come gli) occidentali. Peraltro, ci si può meravigliare del fatto che non solo ogni specie di contraffazione spirituale ma anche e soprattutto la stessa economia libidinale delle macchine desideranti e delle moltitudini deterritorializzate postmoderne sia necessariamente connessa con l’organizzazione totale della società e del mondo? E non si dovrebbe quindi vedere in tutti quei fenomeni che si contrappongono al “caos globale”, indipendentemente da ogni altra considerazione, l’azione di una diversa “ragione (meta)politica”, veramente capace di contrastare la barbarie occidentale?

Note:

1. Negli Stati Uniti, alla fine del 2005, circa sette milioni di persone si trovavano in carcere o erano libere sulla parola; nel 2010, i detenuti erano circa due milioni e mezzo; mentre i poveri o “quasi poveri” durante la presidenza di Obama hanno raggiunto la cifra di cento milioni. Vedi http://saluteinternazionale.info/2011/10/la-salute-in-carcere-problema-globale-e-italiano/;http://www.ilpost.it/2010/07/24/prigione-stati-uniti-economist/;http://www.liberoquotidiano.it/news/872944/In-America-100-milioni-di-poveri-Il-merito-Di-Obama.html.
2. Intervista ad Alain de Benoist e Danilo Zolo sui temi del libro di A. de Benoist “Oltre i diritti dell’uomo. Per difendere la libertà”. A cura di Maurizio Messina (http://www.movimentozero.org/index.phpoption=com_content&task=view&id=183&Itemid=53).
Fonte:http://www.statopotenza.eu/1039/geopolitica-del-caos

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