Gangster Imperialisti

GANGSTER IMPERIALISTI di Guillermo Almeyra

 

Un video, pubblicato da Le Monde, mostra Muammar Gheddafi catturato vivo e linciato dai suoi nemici. Quindi non è morto in un bombardamento della NATO mentre era in un convoglio in fuga, né in un’ambulanza come conseguenza delle ferite riportate. È stato semplicemente e tranquillamente assassinato, per non portarlo davanti a un qualsiasi tribunale, dato che lì avrebbe potuto raccontare tutto quel che sapeva sulle relazioni tra il suo governo e la CIA, i servizi segreti britannici, Sarkozy e i suoi agenti, o Berlusconi e la mafia; avrebbe potuto anche ricordare chi sono Jibril e Jalil, principali leader attualmente visibili del CNT, e precedentemente suoi fedeli servitori e collaboratori.
La lista dei “limoni spremuti” è lunga: il panamense Noriega, agente della CIA diventato ingombrante, si salvò dal bombardamento che cercava di assassinarlo a Panama e una volta catturato non è mai stato presentato a un tribunale credibile.
Saddam Hussein, agente degli Stati Uniti durante la lunga guerra di otto anni contro i curdi e l’Iran, ha avuto sì un processo davanti a un tribunale, che era però composto solo da servitori e da carnefici. Non è stato possibile conoscere qualcosa della sua difesa politica, e alla fine è stato impiccato in modo oltraggioso. Bin Laden, agente della CIA insieme ai talibani durante la guerra in Afganistan contro l’invasione sovietica, e socio del presidente George Bush nell’industria petrolifera, fu assassinato inerme in una grande operazione gangsteristica e poi gettato in mare perché non parlasse in un processo, e perché neppure la sua tomba potesse servire come punto di riferimento per coloro che in Pakistan e Afganistan rifiutano il colonialismo dei criminali imperialisti. Adesso gli imperialisti franco-anglo-statunitensi hanno utilizzato la barbarie e l’odio intertribale per sbarazzarsi di Gheddafi, che come prigioniero era un pericolo per loro. Il nuovo governo libico, che nascerà dopo una lotta feroce tra i diversi interessi e clan che compongono l’attuale CNT, potrà in questo modo ricontrattare i rapporti di forza tra le differenti regioni e tribù senza il gheddafismo e il tentativo imperialista di sottometterlo, ma ha intanto affogato il passato in un bagno di sangue, e nasce quindi coperto di orrore e di infamia davanti al mondo.
Gheddafi non sarà ricordato dai libici come un nuovo Omar Mukhtar, il leader della resistenza all’imperialismo italiano che fu impiccato dai fascisti. A differenza di quell’eroe, prima di venire assassinato dai suoi ex soci e servi, Gheddafi è stato responsabile anche di molti crimini e di enormi tradimenti. Ma il suo linciaggio ricadrà come una macchia in più sugli esecutori e sui mandanti di quella muta feroce che lo fatto a pezzi applicandogli la selvaggia pena di morte che gli imperialisti riservano ai loro agenti di cui devono disfarsi…

traduzione di Antonio Moscato

21 ottobre 2011

dal sito http://antoniomoscato.altervista.org/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/23/2802/

La macelleria dei ribelli libici, e noi siamo complici.

La macelleria di basso costo non si spreca più. I pezzi dei quarti di uomo ormai si trovano ad ogni angolo di strada e il sangue scorre a fiumi.
Noi, italiani, siamo complici dei crimini efferati che i cosiddetti ribelli – riconosciuti dai governi italiani, francese, inglese ed americano – compiono ormai quotidianamente nelle diverse contrade libiche; noi acconsentiamo che la civiltà occidentale sia figlia degli orrori di una guerra voluta dalle superpotenze mondiali per rubare, depredare e saccheggiare uno stato sovrano.

Noi italiani ci siamo sporcati le mani con il sangue di persone innocenti, con i vari Pagliara che da Israele e dai luoghi sicuri ci arringa le imprese eroiche di quattro farabutti da ghigliottina, con i vari Frattini, primo tra i ministri della EU a riconoscere una banda di beduini predoni della vita del popolo libico
Noi italiani, per la seconda volta, sbarchiamo sulla terra che i nostri padri ed i nostri nonni hanno depredato e saccheggiato in nome della libertà di una masnada di avanzi di galera. Il Popolo libico ci guarda e ci giudica per ciò che facciamo e la dimostrazione della nostra umanità, della nostra civiltà è l’appoggio a crimini inauditi che sfogano la loro brutalità seviziando anche bambini.
L’indegno Napolitano, il vero guerrafondaio massone cripto-sionista, e tutta la sua congrega di incappucciati finanziano i ribelli libici con i soldi rubati al popolo libico per permettere stragi inaudite e mai dichiarate dai vari media e dai quotidiani.
Il vero volto dei criminali libici di Bengazi sostenti dal criminale di Obama, dal cripto-sionista di Sarkozy, dal massone guerrafondaio sionista di Napolitano, dal sionista di Cameron è espresso chiaramente da alcuni video che per le loro immagini raccapriccianti non ho voluto esporre in questa pagina, ma dei quali vi da il link diretto qui.

Libia, ecco a cosa mira (davvero) Sarkozy

20 marzo 2011

Sul Giornale di oggi ho pubblicato un articolo in cui analizzo le vere ragioni (oltre a quelle dichiarate) dell’improvviso interventismo di Sarkozy in Libia. Ragioni che riprendo ampiamente anche sul blog. Sono tre:

Politiche – L’anno prossimo la Francia sarà chiamata alle urne per eleggere il presidente e Sarkozy si trova in una situazione disastrosa. Se si votasse oggi verrebbe superato sia dal socialista Strauss-Kahn che da Marine Le Pen. Il problema è che la sua impopolarità non è effimera, bensì radicata nella coscienza degli elettori. In questi frangenti, come sanno gli spin doctor, per recuperare consensi occorre creare un nuovo frame ovvero una nuova percezione del presidente da parte del pubblico. Il fatto che Sarkozy, da solo (o quasi), sia riuscito a convincere la comunità internazionale a prendere le armi contro Gheddafi, lo fa apparire in una luce diversa, dunque un candidato di nuovo plausibile. Operazione brillante, che – sondaggi alla mano – per ora sta riuscendo.

Strategiche – La Francia, ex potenza coloniale, esercita ancora una certa influenza in molte zone dell’Africa del Nord e di quella nera e che è stata colta di sorpresa dalle rivolte in Tunisia e in Egitto, durante le quali si è mostrata molto prudente con Mubarak e, soprattutto, con Ben Ali, nella presunzione che il vecchio paradigma fosse ancora valido; ovvero amicizia con regimi autoritari in cambio della loro fedeltà strategica. E, invece Obama, che ha appoggiato le rivolte di Tunisi e del Cairo, ha segnato una svolta: per difendere gli interessi dell’Occidente non bisogna più, necessariamente, appoggiare vecchi regimi corrotti, bensì – con le dovute precauzioni – sostenere gli oppositori laici emergenti, prevenendo così rivolte dei fondamentalisti islamici.

Appoggiando i ribelli, Sarkozy vuole rimediare alla passività dimostrata in Egitto e in Tunisia e si propone – al pari degli Usa – come riferimeno per eventuali nuovi movimenti democratici nell’Africa francofona.

Economiche- La Libia ha rapporti privilegiati con l’Italia, ma in caso di caduta di Gheddafi, la gratitudine dei rivoltosi non potrà che essere molto generosa, ribaltando o riequilibrando la situazione a vantaggio di Parigi. Nuova Libia significa nuovi contratti per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas, nuovi contratti per la ricostruzione del Paese. E significa, per l’Eliseo, estendere la zona d’influenza. Date un’occhiata alla cartina: Marocco, Algeria e Tunisia sono già francofone. Con la Libia gran parte del Nord Africa finirebbe sotto l’ombrello francese. Tra gli applausi del mondo.

Capito perché Sarkozy si dà tanto da fare?

Preso da: http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/03/20/libia-ecco-a-cosa-mira-davvero-sarkozy/#

Ma quale Gheddafi! Sarkò ha dichiarato guerra all’Italia

Da tre anni il presidente francese Nicolas Sarkozy si occupava in prima persona e con il suo staff di due affari colossali che però non riuscivano mai ad andare in porto: la vendita alla Libia di una intera flotta aerea da combattimento confezionata da Dassault e un colossale investimento transalpino per costruire centrali nucleari a Tripoli e dintorni. I due affari colossali erano stati concordati fra lo stesso Sarkozy e il colonnello Mohamar Gheddafi nel dicembre 2007 a Parigi, quando il leader libico piantò fra mille polemiche la sua tenda davanti all’Eliseo. Bersagliato da critiche oltre che dagli intellettuali (in prima fila il filosofo Bernard Henry Levy), anche da esponenti del suo partito, Sarkozy si difese sostenendo che da Gheddafi aveva ottenuto oltre a un impegno diretto sul rispetto dei diritti civili in Libia, anche la firma su contratti preliminari da favola che avrebbero riversato sulle imprese francesi più di 10 miliardi di euro. I contratti a dire il vero non li ha mai visti nessuno, ma è stato proprio il presidente francese a rivelarli all’indomani di quel faccia a faccia con il dittatore libico. Una cosa però è certa: nonostante il pressing dell’Eliseo, quell’accordo con la Libia non ha dato nemmeno il più pallido dei risultati attesi. Dassault ha ottenuto soltanto una mini-commessa per sistemare quattro vecchi Mirage venduti nel passato a Gheddafi. E ogni accordo preliminare con la Francia contenuto in quel pacchetto del 2007 è stato reso carta straccia da Gheddafi che di volta in volta ha sostituito le imprese francesi con quelle russe o quelle italiane, facendo schiumare di rabbia Sarkozy. Che ha una sola fortuna: oggi in Libia non sta bombardando né interessi né infrastrutture francesi. Il primo obiettivo, la flotta aerea del colonnello libico è composta da 20 velivoli tutti di fabbricazione russa: Mig 21s, Mig 23s e Sukhol 22s. Due dei quattro vecchi Mirage francesi sono stati portati a Malta dai piloti che hanno disertato ben prima della risoluzione Onu. Quasi tutti di fabbricazione russa i 40 elicotteri da guerra posseduti dal colonnello, compresi i Mi-18 identici a quelli che Vladimir Putin ha venduto alla Nato per la missione in Afghanistan. Solo quattro sono invece americani: vecchi Chinooks rimessi in sesto in Italia da aziende del gruppo Finmeccanica.
Per lunghi mesi il presidente francese le ha provate davvero tutte per sigillare gli accordi con Gheddafi. Ha formato perfino una sorta di cabina di regia all’Eliseo per sostenere in ogni modo le mega commesse militari di Dassault. Ha provato a coinvolgere nell’operazione gli Emirati Arabi Uniti, che si sono detti disposti sia ad addestrare piloti libici per quegli aerei ( i Rafales) che montavano su missili  Scalp Cruise (americani), sia a co-finanziare l’operazione libica rinnovando con Dassault la propria flotta. Nel pressing su Gheddafi Sarkozy ha messo in campo nel novembre scorso il migliore amico francese del colonnello, Patrick Ollier, ex presidente del gruppo di amicizia franco-libico, divenuto in quei giorni ministro per i rapporti con il Parlamento. Ollier, testa di ponte con il regime libico, è per altro il compagno convivente del ministro degli Esteri Michele Aliot Marie, costretta alle dimissioni a fine febbraio dopo che è stata scoperta una sua vacanza di Natale a spese del presidente tunisino Ben Alì. Se si aggiunge lo stretto legame fra il premier francese Francois Fillon e Hosni Moubarak, si può ben capire quanta passione per i diritti civili nell’Africa Mediterranea possa avere mosso la Francia in questa spedizione punitiva contro Gheddafi.
Che le persecuzioni delle popolazioni civili contassero assai poco per Sarkozy è testimoniato dai lunghi report pubblicati su una agenzia che produce una newsletter riservata, “Maghreb Confidential”,  assai vicina all’Eliseo di cui riporta con frequenza commenti ufficiali o ufficiosi. Da quelle note emerge la progressiva e crescente stizza del presidente francese per i patti economici con la Libia che restavano incagliati e spesso venivano soffiati dalla Russia di Putin e da due colossi italiani che sebrano avere fatto venire l’ulcera a Sarkozy: Eni e Finmeccanica. Stizza perfino per il ruolo ricoperto dall’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder a inizio 2010 come advisor a fianco di Deutche Ban in grado di soffiare ai francesi una importante commessa per costruire la metropolitana di Tripoli.
Così già a fine novembre scorso Sarkozy aveva iniziato la sua contro-offensiva verso Gheddafi, trovando la leva per sollevare molti segreti del regime libico. In quei giorni è arrivato a Parigi con tutta la sua famiglia uno degli uomini più vicini al colonnello, Nouri Mesmari, capo del protocollo di Gheddafi. Ufficialmente era in Francia per affrontare una delicata operazione. Ma si trattava solo di una scusa. Lo ha capito subito il colonnello, che ha firmato di suo pugno un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. Mesmari è stato fermato formalmente dalla polizia francese e ai primi di dicembre ha fatto domanda a Sarkozy di asilo politico per sé e la sua famiglia. Da quel momento è diventato il più prezioso collaboratore della Francia, svelando tutti i segreti militari ed economici della Libia. E offrendo a Parigi le chiavi del paese. A patto naturalmente di sgombrare la Libia dalla presenza di Gheddafi e della sua corte.

Ennesima bufala del 2011: Gheddafi vuole la morte di Sarkozy

Gheddafi lo vuole morto?

30 luglio 2011

Leggiamo sui media, sempre perennemente allineati, che Gheddafi avrebbe ordito di uccidere il nostro Presidente Berlusconi e i suoi figli.

«Ora Gheddafi rischia di rimanere», ha commentato Berlusconi: «E quello che in quell’area era il nostro migliore amico è diventato il nostro peggior nemico. Un danno per l’Italia»

Il detto popolare dice: “Chi la fa l’aspetti” e quello o quelli che hanno voluto la distruzione della Libia, nel caso Gheddafi continuasse a rimanere al potere avranno, forse, del filo da torcere. “Un danno per l’Italia“, afferma l’ignorante beota senza rendersi conto che il danno per l’Italia l’ha fatto proprio lui allineandosi a Francia ed Inghilterra.

Adesso dovrebbe andare dal suo mentore guerrafondaio, quello che ha firmato le missioni di guerra a chieder la protezione che sta cercando.

I vigliacchi in Italia si sprecano.

Preso da: https://4realinf.wordpress.com/2011/07/30/gheddafi-lo-vuole-morto/

Un po’di menzogne sulla guerra di Libia

Si dice che la prima vittima della guerra sia la verità. Le operazioni militari in Libia e la risoluzione 1973 che ad esse fornisce base giuridica non fanno eccezione a questa regola. Esse sono presentate al pubblico come una necessità per proteggere le vittime civili dalla repressione indiscriminata del colonnello Gheddafi. In realtà si tratta di classiche menzogne dell’imperialismo. Ecco alcuni elementi di chiarificazione.
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Crimini contro l’umanità

Per fornire un’immagine a fosche tinte, la stampa atlantista ha fatto credere che le centinaia di migliaia di persone in fuga dalla Libia stiano tentando di sfuggire a una strage. Le agenzie di stampa hanno evocato migliaia di morti e parlato di “crimini contro l’umanità”. La Risoluzione 1970 ha messo in guardia il Tribunale penale internazionale contro possibili “attacchi sistematici o generalizzati diretti contro i civili”.

In realtà, il conflitto libico può essere letto sia in termini politici che in termini tribali. I lavoratori immigrati sono stati le prime vittime. Essi sono stati brutalmente costretti ad andarsene. Gli scontri tra lealisti e ribelli sono stati realmente sanguinosi, ma non nelle proporzioni propagandate. Non vi è mai stata alcuna repressione sistematica contro i civili.

Sostenere la “primavera araba”

Durante il suo discorso al Consiglio di Sicurezza, il ministro francese degli affari esteri Alain Juppé ha tessuto le lodi della “primavera araba” in generale e della rivolta libica in particolare.
Questo discorso lirico cela in realtà intenzioni nefande: Juppé non ha detto neanche una parola sulla sanguinosa repressione in Yemen e in Bahrain, e ha perfino elogiato il re Mohammed VI del Marocco come fosse uno di quei rivoluzionari [1]. Così facendo, ha contribuito a rafforzare l’immagine disastrosa della Francia che si è impressa nell’immaginario del mondo arabo durante la presidenza Sarkozy.

Sostenere l’Unione Africana e la Lega Araba

Fin dall’inizio delle operazioni, Francia, Regno Unito e Stati Uniti non hanno mai smesso di affermare che questa non è una guerra occidentale (anche se il Ministro degli Interni francese, Claude Guéant, ha parlato di una “crociata” di Nicolas Sarkozy [2]). A sostegno di ciò, adducono il sostegno di cui la coalizione godrebbe da parte dell’Unione Africana e della Lega Araba. In realtà, l’Unione Africana ha sì condannato la repressione e ha affermato la legittimità delle rivendicazioni democratiche, ma si è sempre opposta ad un intervento militare straniero [3]. Per quanto riguarda la Lega Araba, essa riunisce essenzialmente regimi che sono minacciati da rivoluzioni analoghe. Essi hanno sostenuto la contro-rivoluzione occidentale – alcuni vi hanno anche preso parte in Bahrain -, ma non possono appoggiare apertamente una guerra occidentale senza accelerare quei movimenti di contestazione interna che minacciano di rovesciarli.

Riconoscimento del Consiglio Nazionale di Transizione Libico

In Libia vi sono tre zone di insorgenza. Un Consiglio Nazionale di Transizione Libico è stato costituito a Bengasi. Esso si è fuso con un preesistente governo provvisorio istituito dall’ex Ministro della Giustizia di Gheddafi, passato dalla parte degli insorti [4]. E’ proprio lui il personaggio che, secondo le autorità bulgare, avrebbe organizzato la tortura delle infermiere bulgare e del medico palestinese detenuti a lungo dal regime.
Riconoscendo questo CNTL e sdoganando il suo nuovo presidente, la coalizione si è scelta degli interlocutori e li ha poi imposti come leader agli insorti. Ciò ha permesso loro di estromettere i rivoluzionari nasseriani, comunisti o khomeinisti.
Si trattava di prendere l’iniziativa e di evitare quello che è successo in Tunisia ed Egitto, quando gli occidentali hanno imposto un governo senza Ben Ali, o un governo Suleiman senza Mubarak, che poi i rivoluzionari hanno nuovamente rovesciato.

Embargo sulle armi

Se l’obiettivo fosse stato quello di proteggere le popolazioni civili, l’embargo avrebbe dovuto essere istituito contro i mercenari e le armi destinati al regime di Gheddafi. Invece, l’embargo è stato esteso agli insorti in modo da impedire una loro possibile vittoria. L’obiettivo era in realtà quello di fermare la rivoluzione.

No Fly Zone

Se l’obiettivo fosse stato quello di proteggere i civili, la no-fly-zone avrebbe dovuto essere limitata al territorio degli insorti (come è stato fatto con il Kurdistan in Iraq). Invece è stato proibito il sorvolo in tutto il paese. In questo modo, la Coalizione spera di congelare l’equilibrio delle forze sul terreno e di dividere il paese in quattro (le tre aree ribelli e l’area lealista). Questa partizione de facto della Libia deve essere considerata in prospettiva, insieme a quelle del Sudan e della Costa d’Avorio, come una delle prime tappe di un “rimodellamento dell’Africa”.

Congelamento dei beni

Se l’obiettivo fosse stato quello di proteggere le popolazioni civili, solo i beni personali della famiglia Gheddafi e dei dignitari del regime avrebbero dovuto essere bloccati per impedire loro di aggirare l’embargo sulle armi. Invece il blocco è stato esteso al patrimonio di tutto lo Stato libico. Ora la Libia, nazione ricca di petrolio, dispone di un tesoro considerevole che ha in parte depositato nel Banco del Sud, un istituto per il finanziamento di progetti di sviluppo nel Terzo Mondo.
Come ha fatto notare il presidente venezuelano Hugo Chavez, questo blocco non mira a proteggere i civili. Esso mira a ripristinare il monopolio della Banca Mondiale e del FMI.

Coalizione dei volonterosi

Se l’obiettivo fosse stato quello di proteggere i civili, la risoluzione 1973 avrebbe dovuto essere attuata dalle Nazioni Unite. Invece, le operazioni militari sono state coordinate dalla US Africom e dovrebbero ora passare nelle mani della NATO [5]. E’ per questo motivo che il ministro turco degli Affari Esteri, Ahmet Davutoglu, si è detto indignato per l’iniziativa francese e ha richiesto spiegazioni alla NATO.
In modo più brusco, il Primo Ministro russo Vladimir Putin ha affermato che la risoluzione è “imperfetta e inadeguata. Leggendola, risulta chiaro che essa permette a chiunque di agire contro uno Stato sovrano. Nel complesso, mi ricorda una chiamata medievale alla crociata”, ha concluso [6].

Traduzione di Gianluca Freda

[1] Il lettore può trovare il testo integrale del discorso di Alain Juppé e i dibattiti del Consiglio di Sicurezza dopo il testo della risoluzione in “Risoluzione 1973“, Réseau Voltaire, 17 marzo 2011.

[2] “La crociata di Nicolas Sarkozy“, Réseau Voltaire, 22 marzo 2011.

[3] “Comunicato dell’Unione Africana sulla Libia”, Réseau Voltaire, 10 marzo 2011.

[4] Per maggiori dettagli, si rimanda a “Medio Oriente: la contro-rivoluzione di Obama”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 16 marzo 2011.

[5] “Washington cerca il sopravvento con “l’alba dell’odissea” Africana“, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 19 marzo 2011.

[6] “Osservazioni sulla situazione in Libia“, di Vladimir V. Putin, Voltaire Network, 21 marzo 2011.

Traduzione di Gianluca Freda
Fonte:http://www.voltairenet.org/Un-po-di-menzogne-sulla-guerra-di

2011: Washington cerca il sopravvento con “l’alba dell’odissea” Africana

Gli attacchi francesi alla Libia non sono un’operazione francese, ma un elemento dell’operazione Odyssey Dawn posta sotto l’autorità dell’US AfriCom. Esse non sono intese ad aiutare i civili libici, ma usano il pretesto della situazione per spianare la strada allo sbarco delle forze statunitensi nel continente, nota Thierry Meyssan.

| Beirut (Libano) | 20 marzo 2011
 
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Al vertice di Londra del 2 novembre 2010, la Francia aveva deciso di costruire una difesa comune con i britannici, che dipendono dagli Stati Uniti.

Sono Francia, Regno Unito e Stati Uniti che hanno proposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di adottare come risoluzione 1793, il testo che istituisce una no-fly zone sulla Libia. Questa iniziativa deve essere intesa in due modi:

In primo luogo, Barack Obama non volendosi assumere la responsabilità, nei confronti della sua opinione pubblica interna, una terza guerra nel mondo musulmano, dopo quelle in cui è sprofondato il suo paese, in Afghanistan e in Iraq. Washington ha dunque preferito delegare questa operazione ai suoi alleati.

In secondo luogo, Nicolas Sarkozy, che rappresenta gli interessi degli Stati Uniti favorevoli alla “relazione speciale” tra Londra e Washington, si è sforzato prioritariamente di cercato sin dall’inizio del suo mandato, di mettere insieme le difese francesi e britanniche. Ha raggiunto questo obiettivo con gli accordi sulla difesa del 2 novembre 2010, e trova nella crisi libica un’opportunità per l’azione congiunta.

Con il ritorno al comando integrato della NATO, votato il 17 Marzo 2009, e attuato con il vertice di Strasburgo-Kehl, il 3-4 aprile 2009, Nicolas Sarkozy ha abbandonato il principio della difesa indipendente francese. Con il trattato di Lisbona, dove afferma esserne uno dei principali architetti, aveva già costretto l’UE ad abbandonare ogni difesa indipendente e ad affidarsi in modo permanente alla NATO.La sua politica ha segnato il trionfo, mezzo secolo dopo, del principio della CED, già combattuto da gollisti e comunisti. Con il pretesto di fare economie di scala in tempi di crisi, David Cameron e Nicolas Sarkozy hanno liquidato le ultime realizzazioni del fronte nazionalista gaullo-comunista e firmato due trattati.

Il primo prevede una maggiore cooperazione, condivisione e scambio di materiali ed equipaggiamenti, comprese le portaerei. Soprattutto, essa stabilisce una Combined Joint Expeditionary Force, ma non permanente, composta da 3000 a 3500 uomini, che potrebbe essere schierata, con preavviso, per le operazioni bilaterali militari della NATO, dell’Unione europea o delle Nazioni Unite Uniti. Il secondo inizio di progetti industriali di ricerca e sviluppo. Soprattutto, esso prevede la condivisione delle tecnologie per i test nucleari in laboratorio. Il che implica che il deterrente nucleare francese non è più indipendente, mentre il deterrente britannico è sotto il controllo degli Stati Uniti-.

Per concretizzare la forza di spedizione franco-britannica, i ministri competenti dei due Paesi, Liam Fox e Alain Juppé (Ministro della Difesa dal 14 novembre 2010 al 27 febbraio 2011) hanno pianificato una vasta esercitazione aerea comune, che doveva svolgersi il 21-25 marzo 2011 col nome di Southern Mistral.

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Lo strano logo dell’Air Operations Command. Il reziario non protegge l’uccello della libertà, ma lo fa prigioniero nella sua rete.

Esso doveva includere “missioni aeree tipo COMAO (Composite Air Operations) e un raid specifico (Southern Storm) per attuare un attacco convenzionale a lunga distanza. Oltre 500 persone saranno mobilitate per questa esercitazione bilaterale“, dice il sito web dedicato, pubblicato dal Comando della difesa aerea e delle operazioni di volo, “Southern Mistral”.

Sei Tornado GR4, un aviotanker Vickers VC-10 e un Boeing E3D saranno mobilitati a fianco dei Mirage 2000D, 2000N e 2000C dell’aviazione francese, coinvolgendo una trentina di velivoli tra cui elicotteri, aerei-cisterna Boeing e aerei-radar AWACS (…)
Allo stesso tempo, il Commando Paracadutisti Air 20 (CPA20) accoglierà a Digione uno dei suoi omologhi britannici, il Reggimento della RAF, e si allenerà nella missione di proteggere le basi aeree del teatro operativo, come viene praticato oggi in Afghanistan.
Inoltre, i membri del Reggimento della RAF saranno addestrati alle misure di sicurezza del trasporto aereo, a partire dagli elicotteri. Tali procedure speciali sono applicate quotidianamente dagli elicotteri della “sicurezza aerea” dall’aviazione, al fine di intervenire contro aerei che volano a bassa velocità
“, diceva il comunicato.

Questa esercitazione è stata guidata dai generali de Longvilliers e Desclaux (Francia), e dall’Air Marshall Garwood e dall’Air Commodore Maas (Regno Unito).

Coincidenza o premeditazione? In ogni caso, questa operazione è reale e non un esercitazione che è stata lanciata il 19 marzo 2011, conformemente alla risoluzione 1793 del Consiglio di Sicurezza. Soltanto la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno partecipato il primo giorno. In attesa della partecipazione di altri Stati membri della NATO e della formazione di un comando di coalizione, tutte le operazioni, tra cui quelle francesi, sono coordinate da AfriCom, con sede a Stuttgart (Germania) dal generale statunitense Carter Ham. Le forze navali, comprese le navi italiane e canadesi, che raggiungono la zona, e il comando tattico, sono posti sotto l’autorità dell’Ammiraglio USA Samuel J. Locklear, a bordo della USS Mount Whitney. Tutto ciò conformemente alla precedente pianificazione della NATO [1]. Si è lontani dal bla-bla ufficiale sull’iniziativa francese, ma nella logica sopra descritta dell’asservimento delle forze.

La parte francese dell’operazione è stata chiamata Harmattan, una parola che significa che “Mistral del Sud“, che sferza l’Africa occidentale. La parte britannica è chiamata Operazione Ellamy. Ma la componente degli Stati Uniti è chiamata Odyssey Dawn, in modo che ognuno capisca che segna l’inizio di una odissea degli Stati Uniti in Africa [2]. E’ importante notare che, a differenza dei discorsi giustificatori e falsi dei leader atlantisti, la risoluzione 1793 è formulato in termini talmente vaghi che possono autorizzare lo sbarco di truppe coloniali in Libia. Infatti, il divieto di “dispiegamento di una forza di occupazione straniera, sotto qualsiasi forma e su qualsiasi parte del territorio libico” non si applica alla creazione della no-fly zone, ma soltanto alle operazioni di protezione civile (§ 4). Questo punto è stato sollevato dagli ambasciatori di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza, e non ha avuto risposta, di conseguenza si sono astenuti durante la votazione [3].

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Alla conferenza stampa del Pentagono, il 19 marzo, il vice-ammiraglio Gortney ha spiegato che gli attacchi missilistici statunitensi, sono stati progettati per modellare il teatro in cui gli alleati dovrebbero combattere.

Per questo primo giorno dell’Harmattan, le forze francesi hanno schierato i dispositivi che dovevano essere utilizzati nell’esercitazione Maestrale del sud, così come due fregate anti-aerei e di difesa aerea (Jean Bart e Forbin) posizionate al largo della Libia. Avrebbero distrutto quattro blindati. Da parte loro, le forze anglo-sassoni hanno utilizzato un sottomarino inglese della classe Trafalgar e undici navi statunitensi, tra cui due cacciatorpediniere (Stout e Barry) e tre sottomarini (Providence, Florida e Scranton) – per lanciare 110 missili Tomahawk.

Questa operazione militare continuerà, se le forze libiche resisteranno. In ogni caso, la logica adottata dovrebbe condurre alla situazione che ha prevalso in Iraq tra Desert Storm e Iraqi Freedom: una partizione de facto del paese tra lealisti e ribelli.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

[1] « Press conference by Anders Fogh Rasmussen on Libya », Réseau Voltaire, 10 mars 2011.

[2] « Medio-Oriente: la controrivoluzione di Obama », di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 16 marzo 2011.

[3] « Résolution 1973 » (avec le texte des débats), Réseau Voltaire, 17 mars 2011.

Preso da: http://www.voltairenet.org/Washington-cerca-il-sopravvento