Sei anni dopo: Libia – campo di battaglia tra occidente ed Eurasia

Alessandro Lattanzio, 25/3/2011Sono un avvocato internazionale e colonnello nell’esercito, sono stata in Italia diverse volte; la Libia era come una foresta quando mio padre tolse il potere a re Idris, che non comprese con quali preziose risorse minerarie Allah benedì la nostra terra; molto è accaduto in quel periodo, prima che mio padre salisse al potere; non dico che mio padre fosse il migliore ma era un profeta e che credeva di liberare e migliorare l’umanità sulla Terra; ma tra tutti le signore e i signori che ho incontrato nella mia vita, mio padre è stato il migliore e non ha mai versato sangue come altri leader che adorano l’eggregoro; il 95% di tutti i politici che vedi oggi sono mefistofelici, si vendono l’anima al diavolo, ma mio padre non lo fece fino al martirio, perciò fu diverso da tutti i politici perché comprese la lingua del Corano e della terra libica. Ci credeva fino al martirio, e mio padre sviluppò la nostra terra con diverse infrastrutture continuando la politica della Jamahiriyah per più di quarant’anni; sotto il regime di mio padre vivevano come principi e principesse senza mai provare difficoltà e senza soffrire, sotto lo sguardo di mio padre da presidente; la morte di mio padre, di mio marito, di miei congiunti, cugini e fratelli mi ha causato profondo dolore, ferendomi nell’animo; tutti aspettiamo di morire un giorno ma non in modo brutale, specialmente chi non merita tale trattamento; mio padre ha irrigato la terra libica col suo sangue opponendosi a tutti gli attacchi dei nostri nemici e dei crociati colonialisti, combattendo per difendere la Libia e il nostro popolo; non si è sottratto dalla battaglia che per mesi durava in Libia; i libici abbandonarono mio padre per il grande imperatore dei signori della guerra occidentale, seguendo bugie e fallacia che i media internazionali gli riversarono dopo aver bombardato le nostre stazioni affinché i libici non sentissero più la voce di mio padre, e continuando il complotto malvagio che dipinge mio padre in tinte nere sui loro media, denigrandolo in ogni modo immeritevole, e molti in occidente credono che Muammar Gheddafi fosse un bruto che ideò Lockerbie e la morte della poliziotta Yvonne Fltecher, ma non sanno che è tutta propaganda politica e false bandiere del suprematismo bianco contro mio padre. Ho molto da dire, ma tutte le pagine di Skype non potrebbero contenere le mie parole, se dovessi iniziare a esprimermi. Mio padre come presidente dell’Unione africana sostenne molte nazioni e più di mille regni in Africa, a prescindere da cultura ed etnia. La Libia è in Nord Africa ma mio padre rafforzò tutte le nazioni arabe e tutto il continente africano e cercò d’introdurre una nuova moneta basata sull’oro per condividere la vera ricchezza tra i popoli, ma non sapeva che anche le persone che mangiavano con noi, nei piatti nel nostro palazzo a Tripoli, erano agenti e traditori filo-occidentali che lavoravano per Hillary Clinton e Sarkozy, e altre entità come il potere ebraico. Non sono felice dell’ingiustizia inflitta a mio padre e anche al suo regime, perché in occidente la cospirazione malvagia ha condizionato la gente a rifiutarsi di capire che volevano solo un cambio di regime, perché mio padre non fu mai d’accordo con il loro carattere malvagio. Beh, mi fermo, perché ancora avrei da dire…
Aysha Gheddafi

Il ruolo dell’islamismo radical-coloniale e della sinistra brezinskiana occidentale
Quella che si sta svolgendo nel mondo arabo, in questi mesi, è senza dubbio frutto di una lunga e ben pianificata campagna di disgregazione del processo di formazione del Continentalblock Eurasiatico. Il culmine, al momento, di questa operazione, è senza dubbio l’aggressione armata alla Libia da parte della NATO. L’operazione sembra essere, e probabilmente è, un parto degli strateghi brzezinskiani. Non va dimenticato che Brzezinski è il mentore ideologico-culturale di Barack Hussein Obama. E probabilmente l’elezione di Obama stesso rientra in questa operazione; Obama forse non è neanche cittadino statunitense, su ciò aleggiano più che fondati sospetti, e forse è anche collegato a quell’ambito ideologico-religioso arabo mobilitato, in questi mesi, per avviare i cosiddetti processi di ‘democratizzazione’ nel Mondo Arabo. Ma tutto ciò non ha impedito la sua elezione alla presidenza USA. Una figura liberale, come lui appare, era necessaria per attirare i voti della popolazione statunitense delusa dalla politica criminale della fazione neocon-ultrasionista della banda Cheney-Rumsfeld-Perle. Il liberalismo di sinistra ed ecologico, propagandato da Obama, serviva anche a raccogliere intorno alla futura, e oggi attuata, nuova politica interventista armata statunitense, il consenso della ‘sinistra’ occidentale, pro-occidentale e occidentalizzante: socialdemocratici ed ecologisti europei, progressisti nordamericani, asiatici ed arabi, e financo folkloristici residui ‘comunistoidi’, sono la nuova base popolare, di massa, che Washington ha ammassato e sui cui ha posto l’artiglieria massmediatica guerrafondaia (ma camuffata dai soliti infingimenti umanitari) col cui rombo coprire quello dei cacciabombardieri e dei Tomahwak che straziano la Libia oggi. Già il golpe orchestrato contro l’Honduras, e quello fallito contro l’Ecuador, dimostrano che Obama e il suo entourage non hanno altro scopo che portare avanti, con accenti rinnovati, la stessa vecchia politica di dominio ed espansione imperialista degli USA.
Nel caso delle presunte ‘rivoluzioni arabe’ di questi mesi, in effetti, sia sostenitori che soprattutto i critici di esse, si sono soffermati fin troppo sulle operazioni di propaganda e infiltrazione delle agenzie di destabilizzazione strategica anglo-statunitensi, e occidentali in generale, ritenendo e pensando che la leva rivoluzionaria araba fosse rappresentata dalla esigua società civile occidentalizzante dell’Arabia. Il fatto è che soprattutto per i padroni e i manovratori dei ‘rivoluzionari democratici‘, questi elementi borghesi arabofoni, acquistati con donazioni e viaggi premio a Washington, non costituiscono alcuna garanzia per la vittoria e le presa del controllo dei poteri nei paesi obiettivi delle sovversioni. Serviva e serve ben altro per poter contare su un solido controllo sugli stati e le società ‘liberate’ e liberalizzate del mondo arabo, dell’Arabia. Questa forza è da sempre collegata strettamente con due realtà politiche, geopolitiche e geoeconomiche determinate: il colonialismo francese e soprattutto inglese, cioè Londra, e il servile complice dell’imperialismo e del colonialismo occidentale, l’entità statale basata sulla rendita petrolifera gestita dalla famiglia compradora dei Saud, e l’apparato poliziesco-propagandistico parassitario che sempre tale famiglia controlla. L’Arabia Saudita è un alleato fondamentale, grazie al controllo che esercita sulle varie filiazioni islamiste che Riyad finanzia abbondantemente ed addestra meticolosamente da decenni. Lo scontro inter-arabo e intra-arabo è un colossale regolamento di conti tra la parte feudale del mondo islamico, dei regimi islamici più arretrati, e l’eredità storico-politica del Nasserismo, del Baathismo, del Socialismo e del Marxismo che il Mondo Arabo ha avuto in lascito nel corso degli ultimi sessant’annni.
Ovviamente le realtà più oscurantiste e arretrate del mondo colonizzato, sono sempre state fedeli alleate dell’egemonismo politico-miliatre e tecnico-industriale dell’Occidente. Il wahhabismo, la fratellanza mussulmana e le altre realtà islamiste sunnite hanno sempre avuto la possibilità di pesare sulle società del mondo arabo, grazie ai loro pesanti legami con le centrali imperialiste metropolitane. Soprattutto con Londra, base operativa degli islamisti rimessi in sella a Tunisi e a Bengasi, per esempio. Oppure base operativa dei network tv come al-Arabiya e al-Jazeera, dei micidiali centri di disinformazione strategica e di propaganda islamoliberista e reazionaria. Stanno svolgendo a pieno le azioni operative ad esse assegnate, non svolgendo solo campagne mediatiche a favore delle ‘rivoluzioni colorate’, e non solo plasmando un ‘modus pensandi’ che favorisce e appoggia le azioni e le interferenze di Londra, Washington e Parigi nell’Arabia, ma operando effettivamente come vere e proprie agenzie d’intelligence e ricognizione integrate nelle operazioni belliche USA/NATO, come avviene in Libia in questi giorni. Lo Yemen ha compreso questo ruolo, e alla fine, dopo che Riyad ha deciso di abbandonare Sanaa, probabilmente in accordo con le potenze occidentali, il presidente yemenita decide di espellere dal paese al-Jazeera, agente attivo nelle rivolte antigovernative, dimostrando così, in modo indiretto, la connessione esistente tra la moderna e liberale agenzia televisiva panaraba e il regime oscurantista della famiglia dei Saud. Ad esempio, il ruolo del TG3 è emblematico, non è un caso che queste vera e propria dependance, se non dell’ambasciata USA a Roma, del NED e del partito democratico USA porta avanti, da almeno un paio di anni, una forsennata campagna di aggressione mediatica e di banditismo ideologico contro la Libia. Una campagna bellica vera e propria, che è riuscita ad arruolare in pratica tutta l’amorfa e moribonda sinistra fu marxista italiana. Dal partito della sinistra apertamente ultramericana, PD, che acclama acriticamente le guerre condotte dalle amministrazioni democratiche, da Clinton a Obama, alle sinistre cripto-brezinskiane. Che si tratti di Vendola o di Ferrero, della maggioranza dei trotskisti o dei maoisti, o perfino dell’armata folkloristica degli antimperialisti pro-alQaida, nulla cambia per i decisori e gli strateghi dell’assalto finale, e disperato, al mondo arabo, o quella parte del mondo arabo, che aveva iniziato la marcia di avvicinamento all’asse economico-strategico Mosca-Beijing.
Non è un caso che si aggrediscano, con tali sommosse teleguidate, realtà che si oppongono od ostacolano l’egemonia regionale anglostatunitense: Libia, Siria, Sudan, Yemen (alleato con l’Eritrea). Oltre al processo di frantumazione nazionale, che a quanto pare non è ritenuto sufficiente dalle centrali strategiche occidentali, viene avviato un immenso processo di revanscismo islamista, protesa a creare il tanto mitizzato emirato islamico, ideologia aggregante per le forze arabofone antinazionali più arretrate e oscurantiste, permettendone la mobilitazione anche in realtà statuali più consolidate, come la Siria. Tutto ciò amalgamato con il disegno dell’asse Washington-Londra-Parigi di affidare questo fantomatico emirato islamista alla decadente famiglia compradora dei Saud. Scopo ultimo, impedire lo sviluppo tecnico-sociale-economico regionale, grazie all’imposizione di un ordine parassitario e anti-sviluppista e anti-progressista (che tanto piace alle anime belle razziste d’occidente, afflitte da una sorta di orientalismo impegnato), che impedirebbe i piani strategici industriali ed economici di collaborazione con le potenze asiatiche ed eurasiatiche. Tale blocco e arretramento economico-industriale verrebbe volto a favore delle potenze occidentali, che potranno sottrarre le risorse energetiche e idriche regionali, che rimarrebbero inutilizzabili con l’inattuazione della modernizzazione tecnico-economcio-sociale degli stati arabi colpiti dalla sovversione islamo-colonialista camuffata da ‘rivolte democratiche civili’. Inoltre, non solo tale sabotaggio strategico regionale colpirebbe lo sviluppo regionale, ma attenterebbe pesantemente al progetto eurasiatico basato sull’aggregazione e il riavvicinamento tra potenze come Russia, Cina, Turchia, Pakistan e Iran. E inoltre il fantomatico emirato islamocolonialista che verrebbe creato, fattualmente o ideologicamente che sia, diverrebbe una potente piattaforma per avviare la destabilizzazione della Federazione Russa, della Repubblica Popolare di Cina e l’Unione Indiana, nonché uno strumento sia per colpire in modo devastante l’Iran e la Turchia, che per distruggere realtà statali come il Pakistan e le repubbliche caucasiche e centrasiatiche. La mano brezinskiana e il tocco tipicamente londinese del divide et impera colonialista, sono ben visibili per chiunque voglia guardare in faccia la realtà dei fatti internazionali che oggi si osservano.
Alla luce della mossa del cavallo all’ONU, attuata dall’asse atlantista e dalla cerchia brezinskiana-rhodesiana, Mosca e Beijing stanno iniziando a comprendere che non c’è più tempo da perdere, in danze diplomatiche e salamelecchi bipartizan, con entità che vogliono soltanto aggredirle e rovinarle.Le operazioni clandestine sul terreno
A fine marzo 2011 era oramai chiaro che la ‘rivolta popolare’ o meglio, la rivoluzione colorata con cui si è tentato di rivestire il golpe con cui abbattere la Jamahiriya, era fallita. Il piano era in preparazione almeno dal 20 ottobre 2010, quando il governo francese aveva invitato a Tunisi Nuri Mismari, capo del protocollo del governo Libico, e il giorno successivo giungeva a Parigi, dove in pratica restava ad organizzare il golpe. “Sicuramente ai primi di novembre (2010) sono visti entrare all’Hotel Concorde Lafayette di Parigi, dove Mismari soggiorna, alcuni stretti collaboratori del presidente francese Sarkozy. Il 16 novembre c’e’ una fila di auto blu fuori dall’hotel. Nella suite di Mismari si svolge una lunga e fitta riunione. Due giorni dopo parte per Bengasi una strana e fitta delegazione commerciale francese. Ci sono funzionari del ministero dell’Agricoltura, dirigenti della France Export Cereales e della France Agrimer e manager della Soufflet, della Louis Dreyfus, della Glencore, della Cani Cereales, della Cargill e della Conagra”. Una missione commerciale che servì a coprire un gruppo di militari e di agenti dell’intelligence che a Bengasi incontrarono il colonnello dell’aeronautica libica Abdallah Gahani, disposto a disertare e che aveva contatti con dei dissidenti tunisini. Il 28 novembre, a seguito delle indagini del controspionaggio libico, Tripoli emetteva un mandato di cattura internazionale nei confronti di Mismari, trasmesso anche alla Francia. Gli uomini di Sarkozy inscenarono un finto arresto, che si tramutò in una confortevole permanenza parigina per il complottatore bengasino. Mismari, dopo aver chiesto ufficialmente alla Francia asilo politico svelò i segreti della difesa militare e delle alleanze diplomatiche e finanziarie della Libia, descrivendo il quadro dei possibili dissidenti disposti a passare con le forze nemiche di Tripoli. Dopo aver respinto i successivi tentativi di contatto del governo libico, Mismari, il 23 dicembre 2010 incontrò i transfughi politici Farj Sharant, Fathi Buqris e Ali Yunis Mansouri, che diverranno i dirigenti della presunta rivolta popolare di Bengasi. I tre erano accompagnati da funzionari dell’Eliseo e da dirigenti del servizio segreto francese (DGSE).
Nel gennaio 2011 la Francia era pronta ad avviare il golpe contro il governo Libico. Il 22 gennaio il comandante del controspionaggio in Cirenaica, il Generale Aud Sayti, fece arrestare il colonnello Gahani, collegamento occulto dei servizi francesi con la rete dei prossimi rivoltosi. Rivolta che esplose egualmente il 15 febbraio a Bengasi. Da subito, furono gli israeliani ad indicare la presenza di elementi esterni e stranieri dietro la ‘rivolta popolare’. Decine, e poi centinaia, di ‘consiglieri’ militari ed agenti dei servizi segreti statunitensi, inglesi e francesi, sbarcavano a Bengasi, almeno fin dal 2 febbraio 2011, per creare e alimentare la rivolta. Lo scopo della loro missione era triplice: aiutare i comitati rivoluzionari a stabilire infrastrutture governative; organizzare i rivoltosi in unità paramilitari, addestrandoli all’uso delle armi; preparare l’arrivo di altre unità militari straniere, qatariote e turche, oltre a reparti di ex-guerriglieri in Afghanistan, gli ‘afgansy’, collegati con l’universo islamista egiziano e saudita. Di fatti erano giunti a Bengasi cannoni anticarro da 106 millimetri di provenienza NATO, con munizionamento inglese, e armi antiaeree, il tutto camuffato da aiuti umanitari alla popolazione civile; da ciò si può ben comprendere quale sia, in realtà, il vero scopo delle ONG umanitarie che reclamano fin dall’inizio delle ostilità, l’istituzione di ‘corridoi umanitari’ per la popolazione civile (nome in codice per indicare i mercenari e la guerriglia anti-Jamahiriya). Camuffate da aiuti umanitari le armi, camuffati da volontari umanitari gli istruttori militari occidentali che, appena sbarcati, iniziarono l’addestramento dei rivoltosi; mentre commandos di incursori iniziavano a compiere operazioni clandestine di sabotaggio e provocazione. Tutto ciò, secondo le fonti interne francesi, avvenne da ben prima della risoluzione 1973, adottata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 marzo, che chiedeva “un immediato cessate il fuoco” e autorizzò la comunità internazionale ad istituire una no-fly zone in Libia e ad utilizzare tutti i mezzi necessari per “proteggere i civili”. Lo stesso ministro degli Interni francese, Claude Guéant, aveva parlato di “crociata” riferendosi all’operato di Sarkozy.
L’insieme delle operazioni clandestine anglo-francesi rientrava dell’ambito dell’operazione South Mistral. La cui versione ufficiale, ovvero le operazioni di bombardamento sotto mandato ONU; erano denominate Harmattan, in francese, o Ellamy, in inglese, che a loro volta rientrano nell’operazione Odissey Dawn, voluta dal salotto dirittumanitarista di sinistra di Washington, che aveva le sue massime espressioni nella segretaria di stato USA Hillary Rodham Clinton, nell’ambasciatrice USA all’ONU Susan Rice e nell’intellettuale-gangster Samantha Power, notoria cantrice dell’interventismo armato umanitario internazionale degli USA. Gli screzi non mancarono, comunque, all’interno del disomogeneo fronte anti-Jamahiriya, formato rappattumando svariati gruppi e clan spinti alla rivolta con motivazioni e per interessi differenti. Ai primi di marzo, due agenti dell’MI6 e sei incursori delle SAS inglesi, mentre stavano scortando un diplomatico inglese, appena scesi dall’elicottero che li aveva trasportati nella loro zona operativa, a Bengasi, furono catturati dai guardiani di una fattoria e consegnati alla fazione ribelle gestita dai francesi o dagli egiziani, e non dagli inglesi. Interrogati, non avevano svelato nulla ed erano stati poi esfiltrati e fatti rientrare con la fregata HMS Cumberland. Secondo The Times, la presenza inaspettata di questa unità “avrebbe irritato gli esponenti dell’opposizione libica, che trasferirono i soldati in una base militare“. In effetti, questi elementi erano aggregati ai circa 200 militari dello Scottish Royal Regiment, reparto inglese rientrato dall’Afghanistan nel 2009, che partecipò alle operazioni militari coperte da azioni umanitarie e sgombero. Il ministro della Difesa inglese aveva ammesso che questi militari operavano nel bengasino da almeno tre settimane: ufficialmente per assistere piloti abbattuti. Lo scopo di tale tipo di operazioni, di questo dispiegamento sul campo di reparti speciali, era anche approfittare del caos a Tunisi e Cairo per consentire l’ingresso dai due paesi confinanti con la Libia di mercenari, volontari islamisti e almeno un centinaio di membri dell’Unità 777, le forze speciali egiziane, tutti inviati per fornire sostegno tecnico, nuovi armamenti e appoggio tattico alla presunta spontanea ‘rivolta popolare libica’.

Gli uomini qui ripresi caricano una cassa di munizioni speciali, si tratta di proiettili da 106mm per dei cannoni senza rinculo M40A1 di fabbricazione statunitense. Tale arma non è in dotazione alle forze armate libiche; inoltre la scritta HESH-T, ovvero Proiettile ad Alto Esplosivo a Testata Dirompente – Tracciante, dimostra che i proiettili sono di fabbricazione inglese, poiché questo tipo di proiettili sono chiamati così solo nel Regno Unito, mentre nel resto del mondo vengono denominati HEP-T (Proiettile ad Alto Esplosivo al Plastico – Tracciante). Inoltre l’esplosivo HESH-T/HEP-T è impiegato solo dai paesi membri della NATO, Israele, India e Svezia. Non possono che avere origine esterna alla Libia, non sono stati prelevati dagli arsenali delle forze armate libiche.

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2017/08/23/sei-anni-dopo-libia-campo-di-battaglia-tra-occidente-ed-eurasia/

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Gaddafi e la decolonizzazione della Libia

1 dicembre 2012

Gaddafi e la decolonizzazione della Libia

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DEDICATO AI RATTI TRADITORI (termine coniato da Muammar Gaddafi e che ora i rinnegati ripetono come stupidi pappagalli) CHE HANNO DISTRUTTO L’UNITÀ, INDIPENDENZA E SOVRANITÀ DELLA LIBIA GRAZIE ALLE BOMBE AMERICANE E NATO. VOI AVETE COMMESSO IL PIÙ GRAVE CRIMINE CHE UN UOMO POSSA COMMETTERE CONTRO LA PROPRIA TERRA: NON C’È PERDONO PER TALE VILE ATTO, PAGHERETE PER TUTTO CIÒ. TORNEREMO PRESTO. GADDAFI NON MUORE MAI.

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GAddafi, rapidamente e in modo determinato, riuscì ad espellere gli imperialisti.

Liberazione significa espellere gli imperialisti bianchi, non invitarli a ritornare per bombardarvi e occuparvi

by Sukant Chandan – Sons of MalcolmTraduzione di A.Lattanzio – SitoAurora

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Il libro di Jonathan Bearman del 1986 sulla Libia, è il migliore sull’argomento che ho trovato. Tutti gli altri libri omettono fatti importanti, come ad esempio i lavori di Robert Bruce St. John (probabilmente ‘L’autorità occidentale sulla Libia’) ripuliscono il ruolo di USA, inglesi e francesi in Libia. C’è un battibecco sui libri sulla Libia più recenti, in particolare riguardo alla caduta della Jamahirya, è un peccato che il libro di Vijay Prasad sulla Libia sia anch’esso pieno di omissioni e distorsioni su ciò che è avvenuto in Libia, in particolare nel periodo di riavvicinamento (post 1999) e dal febbraio 2011; una vergogna da parte di qualcuno che ha basato gran parte della propria carriera su un libro, generalmente buono, sulla storia del Movimento dei Paesi Non Allineati e il movimento anti-imperialista dopo la seconda guerra mondiale. Mi sforzerò di rivedere il libro di Prasad nel prossimo periodo.

Il seguente estratto dal libro di Bearman dimostra come la rivoluzione libica dell’1 settembre 1969, guidata da Muammar Gheddafi, compisse dei concreti passi nei primi mesi, e a uno-due anni dalla rivoluzione, adempiendo alla missione del più grande patriota libico, Omar al-Muqtar, espellendo i colonialisti dalla Libia. Ciò venne ottenuto dalla leadership del Consiglio del comando rivoluzionario, il corpo principale della rivoluzione con Gheddafi al suo timone, dall’ideologia  nazionalista ‘terzomondisa’/internazionalista, nazionalista panaraba e di giustizia sociale; per molti aspetti strettamente alleato e protetto dal vicino egiziano Gamal Abdel Nasser, da cui Gheddafi ridenominava le basi aeree di al-Adem e Tobruk, dopo che questo grande leader africano e arabo aveva espulso gli inglesi dalle loro basi, che per inciso, furono le prime da cui le SAS operarono.

La SAS ritornarono in Libia nel febbraio 2011, grazie a tutti quegli agenti di MI6, CIA e servizi segreti francesi che addestrarono i loro squadroni della morte, erroneamente chiamati “ribelli”, con l’aiuto e il supporto di britannici, yankee, francesi e altre potenze della NATO che hanno trasformato la Libia dallo Stato più prospero, pacifico e sviluppato dell’Africa, in uno che tortura e lincia persone di colore e patrioti, distruggendo la pace tra le tribù, sotto Gheddafi, con una folla di 400 milizie. Sappiamo tutti che le SAS cooperavano con i ribelli fin dai primi giorni della ribellione, puntando a un piano da molto tempo studiato per il cambiamento di regime. L’estratto seguente mostra come le conquiste storiche della rivoluzione di Gheddafi di al-Fatah, del  1 settembre, sono state completamente sovvertite. Speriamo che i nordafricani e i libici rivedano l’esperienza della Rivoluzione, vedano i molti vantaggi avuti dal popolo libico e dai popoli oppressi che resistono in tutto il Mondo, e perseguano la via della riconquista di tale strategia, in nuove circostanze e sfide.

Oggi la città di Bani Walid resiste affrontando l’assalto totale di questi squadroni della morte e dei loro padroni della NATO, dimostrando al Mondo come un popolo fiero si opponga a testa alta in difesa delle proprie tribù, terra, famiglie e dignità. Coloro che scelgono di giustificare ciò che sta accadendo a loro e al popolo libico sono nemici dei popoli, nemici di Omar al-Muqtar. Dio e gli antenati faranno giustizia di loro.

‘La cacciata delle basi’
La Libia di Gheddafi, Jonathan Bearman, 1986, Zed Books, pagine 76-79

Per i clienti strategici della Libia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il discorso anti-coloniale intrapreso dalle nuove autorità ebbe un impatto immediato e devastante nell’eliminazione delle loro basi militari. Queste non erano di scarsa importanza. Le strutture militari inglesi e statunitensi in Libia aggiungevano un’ulteriore dimensione agli occidentali, alla NATO in particolare, riguardo possibili interventi nella regione. I campi di Wheelus e al-Adem non avevano rivali nell’offrire spazio per le esercitazioni militari. Mentre la RAF e l’USAF beneficiavano di condizioni quasi perfette per volare a bassa quota, usando proiettili veri, la Cirenaica concedeva ai britannici l’accesso a un terreno ideale per le grandi manovre. L’opposizione britannica e statunitense alle intenzioni dichiarate dal nuovo regime di espellere la presenza militare straniera, era prevista. Per gli Stati Uniti, in particolare, la chiusura della base Wheelus sarebbe stata una perdita strategica,  colpendone le capacità militare nella regione, in un momento in cui la presenza sovietica in Egitto stava crescendo.

La minaccia alle basi era la preoccupazione principale di Londra e Washington, dopo l’improvvisa  deposizione della monarchia. In effetti, inglesi e statunitensi, evitando un’azione precipitosa a sostegno del regime di Idris, avevano sperato di salvaguardare il futuro dei loro impianti con un nuovo accordo con le nuove autorità. Non c’era nessuna garanzia, la posizione ufficiale del RCC era chiara: nessuno dei due Paesi avrebbe avuto soddisfazione, senza ricorrere alla forza. Nonostante le smentite pro-forma del Foreign Office britannico, era noto nel mondo arabo che gli inglesi avevano un piano di emergenza per intervenire in Libia. Nell’ambito del trattato anglo-libico del 1953, un protocollo segreto prevedeva l’invasione della Libia in caso di emergenza. I dettagli del piano, nome in codice Operazione Radford, furono ottenuti dagli egiziani nel 1965 da un archivista del ministero della difesa britannico. Pubblicato su al-Ahram, il piano richiedeva lo spostamento di truppe britanniche da Germania, Malta e Cipro per difendere il re e ristabilire l’ordine. Secondo Mohammed Heikal, caporedattore di al-Ahram, il regime di emergenza era destinato proprio alla situazione che si era verificata in Libia. Ciò che scoraggiò gli inglesi fu la velocità e la decisione con cui i Liberi Ufficiali agirono. Se fosse seguita una lunga lotta, Gran Bretagna e Stati Uniti avrebbero inventato un pretesto per l’intervento.

Con Gheddafi, gli inglesi e gli statunitensi dovettero affrontare un nuovo leader che avrebbe agito  senza compromessi. Nel suo discorso a Tripoli del 16 ottobre, Gheddafi promise coraggiosamente che avrebbe trasformato il paese in un ‘campo di battaglia’ se gli inglesi e gli statunitensi non se ne fossero andati in “modo ragionevole”. Due settimane dopo, il 29 ottobre, l’RCC fece il suo approccio formale alla Gran Bretagna, a riguardo, chiedendo l’evacuazione rapida delle forze britanniche dal territorio libico. Gli inglesi, con il ministro della difesa Denis Healey, valutarono la situazione con attenzione. La perdita dei campi di addestramento in Cirenaica era considerata grave, ma non sembrava esserci alternativa all’accettazione. L’esperienza di Suez e della guerra civile algerina metteva in guardia contro ulteriori avventure coloniali. Il governo Wilson rispose con una richiesta di colloqui che durarono due sessioni, per un totale di sei ore. Al primo incontro, l’8 dicembre, l’ambasciatore britannico Donald Maitland fu incaricato di ammettere il principio di recesso. Dopo di che, fu semplicemente una questione di dettagli. Nella seconda sessione, una settimana più tardi, Maitland annunciava il termine della partenza per il 31 marzo 1970. Anche prima che i colloqui fossero iniziati, gli inglesi avevano ridotto la loro presenza ad al-Adem e Tobruk da 2.000 a 1.000 effettivi, tra ottobre e dicembre. Nel forzare la questione, i libici avevano abilmente disposto una serie di potenti scambi.

Più importante fu la loro capacità, particolarmente pregiudizievole per una potenza petrolifera in ascesa, di minacciare il ritiro dei loro depositi, intorno a 384 milioni di sterline. Se questo si fosse rivelato insufficiente, avrebbero potuto anche avviare l’annullamento dei contratti non indispensabili, e nazionalizzare gli interessi britannici della BP ed altri, in Libia. Gli inglesi, invece, si trovavano in una situazione di relativa debolezza, non potevano contrastare la Libia con la minaccia di sospendere il contratto per la fornitura di 200 carri armati Chieftain, ordinati dal regime precedente per aumentare la capacità terrestre delle forze armate libiche. Sarebbe stato un gesto di sfida inefficace. A quel tempo, l’impegno oltremare britannico veniva ampiamente rivisto, mentre il governo laburista iniziava il ritiro inglese da est di Suez. Gli inglesi erano semplicemente inclini ad accordarsi con un altro governo nazionalista. La missione di Maitland, per quanto riguardava Whitehall, doveva incitare i libici a un comunicato congiunto che sottolineava i vantaggi reciproci da una ulteriore cooperazione anglo-libica. Per Londra si trattava di limitare i danni, soprattutto per proteggere i vasti interessi economici britannici.

In seguito a tale successo, l’RCC rivolse la sua attenzione verso l’evacuazione della base aerea statunitense di Wheelus. I colloqui iniziarono a dicembre, subito dopo che gli inglesi avevano iniziato ad andarsene, ma non senza una grande inquietudine sulla prospettiva della gestione della sofisticata base, sede regionale dell’USAF, da parte di un ‘regime radicale arabo’. In effetti,  sembrando probabile che i libici consegnassero le strutture all’Unione Sovietica, l’amministrazione Nixon non avrebbe concesso il ritiro. Ma Gheddafi insisteva che i libici non avrebbero aperto le strutture ad altre potenze straniere. ‘La Libia rivoluzionaria non potrà mai sostituire uno straniero con un altro straniero o un intruso con un altro intruso’, avrebbe detto secondo il Lybian Mail del maggio 1970. In ogni caso, la decisione della Gran Bretagna di ritirarsi aveva già spiazzato gli statunitensi, così Washington accettò. Il 24 dicembre, il giorno dopo che i britannici avevano annunciato il loro ritiro, una dichiarazione congiunta libico-statunitense annunciava laconicamente che gli Stati Uniti avrebbero seguito l’esempio il 30 giugno. In effetti, l’evacuazione degli statunitensi, come degli inglesi, venne finalmente effettuato prima della scadenza, e con un minimo sforzo.

Gli inglesi finalmente lasciarono la Libia il 28 marzo, e gli statunitensi completarono il loro ritiro l’11 giugno. Fu un risultato storico. Celebrando la ‘vittoria contro l’imperialismo’, le autorità rivoluzionarie ridenominarono l’al-Adam Airbase, Gamal Abdul Nasser Airbase, e Field Wheelus, Okba bin Nafi Airbase, da un conquistatore arabo della Libia. Qualsiasi speranza che uno dei due Paesi avesse di mantenere una certa influenza militare in Libia, attraverso accordi di fornitura e addestramento, fu presto dissipata. Il 29 dicembre, dopo il suo successo iniziale, il RCC annullò il contratto del vecchio regime con la British Aircraft Corporation. A novembre, un primo tentativo di riavvicinamento venne fatto dal governo francese, come rifornitore alternativo di armi […] I francesi vi videro un mezzo per estendere la loro influenza in Africa del Nord, a spese degli inglesi e degli statunitensi. Nel gennaio 1970, la conclusione della transazione fu annunciata: la Francia vendeva alla Libia i primi 50 aerei Mirage V, 15 da consegnare nel 1971. I libici volevano questi aerei da guerra francesi, molto ambiti, per ricostruire l’arsenale arabo dopo il confronto con Israele.

Nasser vide nella Libia una via di rifornimento di quelle armi che sarebbero state, invece, bloccate dall’embargo occidentale. Mentre la trattativa era ancora in corso, Gheddafi disse: “Se sarà possibile ottenere Phantoms o Mirages, si avrebbe una colossale  forza araba“. [L’accordo finale dei francesu con la Libia] del 31 gennaio, riguardava 110 aerei da guerra […] Non vi erano condizioni allegate sul loro uso nel conflitto in Medio Oriente, tranne che essere ‘basati’ e ‘gestiti’ solo in Libia. Le uniche limitazioni reali applicate al loro uso, era evitare lo scontro con Stati clienti della Francia in Africa. L’accordo fu un altro trionfo delle autorità rivoluzionarie. Non solo l’RCC espulse le basi straniere, ma aveva drasticamente posto fine alla sua dipendenza militare da Gran Bretagna e Stati Uniti; la Gran Bretagna aveva perso la posizione di principale fornitore dell’esercito e della marina libici, e gli Stati Uniti vennero spodestati dal ruolo di primo contraente dell’aviazione libica. Avviando l’acquisto di armi dalla Francia, il RCC aveva un maggiore margine di manovra nel perseguire i propri obiettivi nazionalisti […] Le autorità rivoluzionarie riuscirono nel loro obiettivo più importante: spezzare la morsa militare britannica e statunitense sulla Libia.

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CON SOTTOTITOLI ITALIANI

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by Sukant Chandan – Sons of Malcolm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Libia 2011, catturati 16 paracadutisti delle SAS e 44 uccisi

  • Libia,  catturati 16 paracadutisti delle SAS e 44 uccisi
    [11.10.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

Dopo che Mahmud Jibril ieri ha ritirato i combattenti a lui fedeli da Sirte, chiamando senza senso la morte di 200 combattenti per un 1 minuto di vittoria televisiva, l’irlandese Mahdi AL-Harati, il secondo in comando del consiglio militare di Tripoli, guidato da Abdelhakim Belhadj, ha lasciato il suo incarico. L’esaurimento dei combattenti del CNT di importazione, e la resistenza contro i pesanti attacchi sulla Sirte costringe la NATO ad incrementare l’utilizzo di unità di operazioni speciali. Stasera 16 paracadutisti delle SAS sono stati catturati e 44 uccisi durante un’operazione all’interno di Sirte.
dal Dott. Christof Lehmann

Il Consiglio Nazionale di transizione della Libia è nel caos. Nelle ultime settimane sono fuoriusciti il 90% dei suoi membri, e i tentativi di assassinio di entrambi, il presidente del CNT, Mahmud Jibril e il Comandante del Consiglio Militare di Tripoli (CMT), alias Gruppo combattente islamico libico, Abdelhakim Belhadj, sono stati seguiti dalle dimissioni del libico-irlandese Mahdi Al-Harati, secondo in comando presso il CMT. La decisione di al-Harati è tra i libici ampiamente percepita come il ratto proverbiale che abbandona la nave che affonda. E’ inoltre ancora una volta mette in luce che il racconto ufficiale della rivoluzione libica copre il fatto che la stragrande maggioranza di tutti i combattenti alleati della NATO sono reclutati da Al Qaeda, Talebani, e da varie organizzazioni terroristiche e dalle milizie dei signori della guerra nelle ex repubbliche sovietiche al confine con il Pakistan, Cina, Afghanistan e Russia.

Tripoli, la scorsa notte è stata scossa da pesanti scontri tra forze libiche [lealiste], combattenti popolari di liberazione, e le forze del CNT. Dopo, manifestazioni pacifiche contro il CNT e la NATO sono state disperse da due attacchi armati a terra, e da elicotteri Apache, da cui si è sparato in modo indiscriminato sui manifestanti. Un uomo, che sventolava una bandiera verde sulla Piazza Verde, che non ha avuto la fortuna di fuggire abbastanza velocemente, è stato bloccato e picchiato a morte dai mercenari per la democrazia. Dopo l’iniziale chock per l’assalto sui manifestanti, pesanti scontri sono scoppiati ad Hadbha, Arada, Abu Salim e in altre aree di Tripoli.

Dopo l’ultimo attacco su Sirte che ha provocato oltre 200 morti e oltre 1.000 combattenti feriti del CNT, e il ritiro dei  combattenti del CNT fedeli a Mahmud Jibril dall’offensiva contro Sirte, il CNT si arrampica per raggruppare, chiamare tutti i combattenti per la registrazione nel “nuovo esercito libico”.
La chiamata riflette sia il fatto che il CNT non ha leadership militare unificata, sia la lotta corpo a corpo tra Belhadj, Jibril e altre frazioni all’interno del CNT e del Consiglio Militare di Tripoli, e non ultimo il fatto che la NATO e il CNT sono a corto di riserve.
16 soldati SAS catturati e 44 uccisi a Sirte

Vi sono crescenti segnalazioni di forze speciali a terra della NATO, del Qatar, dell’Arabia, e degli israeliani. La scorsa notte un gruppo di 15 combattenti del CNT sono stati uccisi fuori da Bani Walid. Tutti loro portavano documenti di identità israeliana. Alle 03.15 di questa mattina, nsnbc ha ricevuto una relazione dalla Sirte. Paracadutisti delle SAS dal 22° Reggimento SAS di Credenhill, Regno Unito, erano entrati a Sirte per effettuare un’operazione speciale. 16 uomini della SAS sono stati catturati, e 44 dei soldati d’elite sono stati uccisi. Non è improbabile che l’operazione SAS fosse in preparazione di un attacco che potrebbe coincidere con un’operazione di aiuto umanitario e medico che è attualmente in preparazione nei negoziati tra le forze libiche all’interno di Sirte, il CNT e la Croce Rossa.

[N.B. L’immagine qui sopra è puramente illustrativa]

Russia e Cina hanno protestato contro l’abuso della risoluzione UNSC 1973 in termini più duri. Il rifiuto di qualsiasi risoluzione dell’ONU sulla Siria è una delle prime conseguenze evidenti di un riconoscimento russo e cinese del fatto che la campagna della NATO in Libia è in definitiva contro i [loro] due stati. Con la cattura di 16 soldati SAS a Sirte di questa sera c’è un altro pezzo a riprova del totale disprezzo degli Stati Uniti e della NATO per i principi delle Nazioni Unite, e un ulteriore esempio di totale disprezzo per i segnali russo e cinese che la NATO sta oltrepassando i limiti, le relazioni diplomatiche sono destinate a soffrirne. Sarà interessante osservare se il fatto che 15 combattenti uccisi fuori da Bani Walid avevano documenti di identità israeliani addosso, avrà delle conseguenze sulle relazioni russo-israeliane.

Dr. Christof Lehmann

Fonte: http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/11/libya-16-captured-and-44-killed-sas-paratroopers/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/11/libia-catturati-16-paracadutisti-delle-sas-e-44-uccisi/

L’assassinio di Muammar Gheddafi: un’operazione della NATO dalla A alla Z

Muammar Gheddafi – leader rivoluzionario della Jamahiriya araba libica – è stato assassinato il 20 ottobre 2011, nella città libica di Sirte. Le circostanze precise della sua morte sono offuscate dal mistero e da contraddizioni, ma i media sostengono è che i tirapiedi della NATO, i ‘ribelli’, l’abbiano catturato e ucciso. Questo ha dato al governo d’occupazione del CNT, non eletto e universalmente disprezzato, una vittoria decisiva nella guerra di propaganda sulla Libia. Tuttavia, sta emergendo un quadro sulle effettive circostanze della sua morte, che mette le forze speciali della NATO – probabilmente le SAS britanniche – nel centro della vicenda.

Le squadre SAS davano la caccia a Gheddafi da settimane
Forze speciali della NATO, tra cui le SAS britanniche, erano sul terreno in Libia fin da febbraio, molto prima dell’inizio dell’orwelliana ‘no-fly zone’.  Queste forze si sono installate in Libia, dove hanno addestrato e diretto il mal addestrati mercenari ‘ribelli’, utilizzati come pedine per rovesciare Gheddafi.  La guerra in Libia non sarebbe stata possibile senza la presenza di queste forze speciali. Gli attacchi aerei della NATO sono stati coordinati da questi operativi sul terreno. Oltre a questo, gli incredibilmente inetti ‘ribelli’ si sono dimostrati del tutto incapaci di ottenere una sola vittoria militare o strategica contro la travolgente e amplissima Resistenza Verde libica. Operazione Alba della Sirena, coordinata e apertamente effettuato dalle forze speciali occidentali, indicava la totale inettitudine dei terroristi ed estremisti tribali, in lotta per contro della NATO quali ‘ribelli libici’.
Dopo l’Operazione Alba della Sirena, ad agosto, i soldati delle SAS britanniche, vestiti con abiti civili arabi e portando le stesse armi dei ‘ribelli’, riorientarono i loro sforzi verso la caccia a Muammar Gheddafi. Inoltre, i media britannici erano piena di notizie su questa attività delle forze speciali in territorio libico .
Questione di qualche giorni fa, 20 Ottobre 2011, la guerra della NATO sulla Libia culminava con l’assassinio di Muammar Gheddafi. Come era prevedibile, in questa guerra doppiata da una sfacciata guerra psicologica, la storia ‘ufficiale’ diceva che le forze ‘ribelli’ avevano catturato Gheddafi rannicchiato in un tubo fognario, ed è poi morto sotto la loro custodia. Questa storia è stata tradita dal fatto che la NATO ha ammesso il bombardamento del convoglio del leader rivoluzionario mentre era in viaggio nella zona di Sirte, quel mattino. Funzionari statunitensi hanno confermato che un drone statunitense Predator aveva sparato sul convoglio, così come degli aerei francesi. In realtà, non è giustificabile rivendicare la vittoria dei ‘ribelli’ qui, quando le bombe della NATO sono state fondamentali per la cattura di Gheddafi, come lo sono state per tutta la guerra.
Sapendo che la NATO aveva al mirato convoglio di Gheddafi, e sapendo che i SAS britannici gli davano la caccia da settimane, una persona logico dedurrebbe che la NATO stava monitoraggio il convoglio durante e dopo l’attacco, e una squadra delle SAS sia stata rapidamente inviata sulla posizione.
Questa teoria è sostenuta da un recente rapporto dal sito DEBKAfile, ben collegato con l’intelligence israeliana. In un rapporto dal titolo ‘Dopo aver aiutato a uccidere Gheddafi, la NATO si prepara a por termine alla missione in Libia’, Debka rivela che le sue fonti militari indicavano che Gheddafi era stato catturato e ucciso dalle forze speciali della NATO:
“Le fonti militari di DEBKAfile riferiscono di sempre più evidenti indicazioni che una unità delle forze speciali della NATO – anche se la nazione è sconosciuta – aveva trovato e catturato Muammar Gheddafi nella zona di Sirte. Apparentemente hanno sparato alle gambe per impedirgli la fuga e informarono una milizia di Misurata dove si trovava, sapendo che l’avrebbero ucciso. in vista della resa dei conti della città con l’ex dittatore libico. La NATO è stata guidata da due considerazioni: in primo luogo di non rendere nota la presenza di truppe di terra dell’alleanza nella zona di guerra, in violazione del mandato delle Nazioni Unite, e la seconda, per dare ai ribelli libici una vittoria psicologica, soprattutto dopo aver fallito nella battaglia per catturare la casa di Gheddafi, la città di Sirte“.
Le forze speciali del Qatar sono note per avere una lunga relazione con le SAS britanniche, almeno da 20 anni. Le forze speciali del Qatar erano coinvolte nell’Operazione Alba della Sirena. L’inclusione nella NATO delle forze del Qatar, permette alle forze di occupazione di: a) minimizzare il rischio di vittime occidentali e le conseguenti ricadute politiche, e b) impersonare più facilmente il ruolo di locali combattenti libici.
Alla luce del coinvolgimento delle SAS nel coordinare gli attacchi aerei e la caccia a Gheddafi, oltre alle notizie di Debka, è altamente probabile che forze speciali britanniche (o del Qatar guidate dai britannici) abbiano catturati Gheddafi e l’abbiano consegnato alle forze d’occupazione ‘ribelli’, dopo avergli sparato senza pietà, per evitare la fuga e garantirne la morte.
Il consenso dei media, dipinge invece un quadro del tutto falso di una vittoria ‘ribelle’. Questi tirapiedi dell’occupazione non sono stati in grado di tenere una singola città, senza che le bombe, i proiettili e i missili Hellfire della NATO distruggessero tutto quello che era sul loro cammino. Ogni singolo evento decisivo, nella guerra alla Libia, è stato ottenuto dalla NATO, pur essendo fraudolentemente attribuito a questo gruppo di sciocchi ratti assetati di potere. Anche l’ultima ‘vittoria’, la cattura e l’assassinio di Muammar Gheddafi, gli è stata consegnata su un piatto dalle forze straniere, il vero volto dietro la cosiddetta ‘rivolta’ libica.

Aggiornamento del 24 ottobre 2011
Un rapporto del Telegraph aggiunge ulteriore peso alla teoria che l’operazione di assassinio di Gheddafi sia stata effettuata dalla NATO e dalle sue forze speciali a terra. Il 20 ottobre, un report intitolato ‘Il Colonnello Gheddafi ucciso: convoglio bombardato da drone pilotato da un pilota a Las Vegas’ rivela una serie di fatti chiave. In sintesi:
Le forze SAS britanniche e forze speciali statunitensi stavano perlustrando la zona di Sirte a caccia di Gheddafi, ma non riuscivano a trovarlo;
Circa una settimana prima che fosse assassinato, la NATO aveva individuato la posizione di Gheddafi, dopo una svolta dell’intelligence;
Anticipando i movimenti di Gheddafi, la NATO teneva Sirte sotto stretta sorveglianza audio e il video dall’aria e con le forze di terra;
Il Telegraph confermava anche il fatto che un drone statunitense Predator aveva sparato per primo sul convoglio, seguito dagli aerei francesi. Questo pone attenzione alle affermazioni palesemente false della NATO, di non sapere che Gheddafi era nel convoglio quando fu colpito.

Il Col Gheddafi ucciso: il convoglio bombardato da un drone pilotato da Las Vegas
Gheddafi era sotto sorveglianza delle forze della Nato dalla settimana scorsa, dopo una svolta dell’intelligence che le ha permesso di individuare la sua posizione. Un drone statunitense e una flotta di bombardatutto della NATO si erano addestrati sulla sua roccaforte di Sirte, per assicurarsi che non potesse sfuggire.
Fonti dell’intelligence hanno suggerito che nei suoi ultimi giorni, Gheddafi aveva interrotto la sua rigida regola del silenzio, ed era stato sentito telefonicamente, mentre utilizzava un telefono cellulare o satellitare. La tecnologia di riconoscimento vocale avrebbe immediatamente ripreso ogni chiamata che aveva fatto. Agenti dell’MI6 e ufficiali della CIA sul terreno, stavano anche fornendo informazioni e si ritiene che a Gheddafi sia stato dato un nome in codice, nello stesso modo in cui le forze statunitensi usarono il nome Geronimo durante l’operazione per uccidere Usama bin Ladin.
Dopo la caduta di Tripoli in agosto, i servizi segreti hanno cercato Gheddafi in Libia e oltre, utilizzando agenti, forze speciali e apparecchiature di intercettazione. Forze speciali britanniche e statunitensi avevano cercato nell’ex roccaforte del deserto di Gheddafi, intorno Sirte, e nel sud della Libia, senza trovarlo. “I Predators degli Stati Uniti e i droni francesi hanno martellato il centro di Sirte per diverse settimane, cercando di monitorare quello che succedeva sul campo di battaglia“, ha detto una fonte dell’intelligence.
Hanno costruito un modello di immagine di vita normale, in modo che quando qualcosa di insolito è accaduto quella mattina, come un folto gruppo di veicoli che si raccoglieva, si sono imbattuti in un’attività altamente insolita, e si è deciso di seguirli ed attaccarli.”
Aerei da guerra elettronica, un Rivet Joint statunitense, o un C-160 Gabriel francese, hanno anche ripreso i movimenti di di Gheddafi mentre tentava di fuggire.

Il drone Predator, che volava dalla Sicilia ed era controllato via satellite da una base nei pressi di Las Vegas, ha colpito il convoglio con una serie di missili anticarro Hellfire. Pochi istanti dopo, un jet francese, probabilmente un Rafale, ha puntato e spazzato via le vetture con delle bombe Paveway da 227 kg o con munizioni AASM ad alta precisione da 600.000 sterline.

Fonte Originale: Martin Iqbal, Empire Strikes Black

Traduzione italiana a cura di Alessandro lattanzio, Sitoaurora