Per non dimenticare i massacri contro i Serbi: Kravica 1993.

Kravica 1993-2013: una strage impunita e dimenticata

Bosnia, Kravica 1993-2013: una strage impunita e dimenticata,
e un Natale di dolore e solitudine per i serbi
Enrico Vigna (*)

Banja Luka, Rep. Srpska di Bosnia, 5 gennaio 2013

Nel villaggio di Kravica nei pressi di Bratunac, si è celebrato con una funzione funebre il 20° anniversario del massacro di 49 persone in occasione del Natale ortodosso del 1993; una strage efferata commessa da unità dell’Armija Bosniaca musulmana secessionista, sotto il comando di Naser Oric,.

La cerimonia funebre è stata officiata nella chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (che fu vandalizzata) , e poi sono state poste corone e fiori presso il monumento centrale in Kravica.

Nel Natale ortodosso di 20 anni fa, membri dell’esercito secessionista della BH, sotto il comando di Naser Oric uccisero a Kravica e nella vicina Kravica Zasa, 49 serbi, 80 civili e soldati furono feriti; sette persone furono rapite, di cinque delle quali ancora non sono stati ritrovati i corpi.
Due giorni dopo, vennero trovati e sepolti sette corpi di civili serbi, mentre i resti delle altre 42 vittime sono stati trovati,  identificati e sepolti dopo due mesi.

In quel giorno furono saccheggiate e bruciate 688 case serbe, circa 200 imprese ed edifici ausiliari  e 27 edifici pubblici. Circa 1.000 persone rimasero senza casa. 101 bambini persero uno o entrambi i genitori. Gli uccisi in quei giorni, compresi anche gli altri villaggi vicini che vennero attaccati, furono 158 serbi; in questa regione, i serbi uccisi documentati, furono 3267.

“…Alle famiglie delle vittime fa male la dura verità che nessuno è stato ritenuto responsabile dei crimini contro i serbi in quel giorno di Natale 1993…. “, ha detto il presidente dell’Organizzazione delle famiglie dei soldati e civili uccisi o scomparsi, di Bratunac, Radojka Filipovic .

Oltre al dolore per i familiari, per i vicini e gli amici caduti, gli abitanti sono indignati perché in questi 20 anni nessuno è stato chiamato a rispondere di questo crimine.

In un primo momento Naser Oric fu deferito al Tribunale Penale Internazionale (TPI) dell’Aja, ma venne poi prosciolto e oggi vive tranquillo e ricco in Bosnia. Tra le decine di episodi di omicidi, stupri, mutilazioni, saccheggi che gli erano contestati, vi era anche questa strage; così recitava l’atto di accusa del Tribunale dell’Aia:  “…Un massacro brutale di civili nel villaggio di Kravica, nel Natale ortodosso il 7 gennaio dell’anno  1993…”. Durante il processo egli
dichiarò:
…Abbiamo fatto crimini, sono stati commessi  crimini. Ma chi può giudicare chi ha commesso                         più crimini ?…”.

Esiste un video che mostra l’orrore perpetrato:  all’ingresso del villaggio, due teschi umani furono messi per terra ad uso dei pneumatici delle automobili dei terroristi che andavano e venivano; per le strade del villaggio: mucchi di corpi mutilati collocati uno  accanto all’altro. Il più giovane aveva 20 anni: Risto Popovic, gli spararono in bocca;  dentro la scuola primaria ‘Kravica’ … Ljubica Baskić, aveva settant’anni, ucciso con un colpo di pistola sotto il torace e poi colpito con un oggetto contundente sulla destra  della testa …. Lazzaro Veselinovic, gli mozzarono la testa … Corpi pugnalati, percossi a morte, mutilati atrocemente…  Animali bruciati o impiccati, come i maiali… Sui muri graffiti con scritto “ Naser, Turchia, Bosnia, Ali, Srebrenica “. .. Per la Corte Internazionale, materiale  non sufficientemente importante da farlo vedere in aula…

Nessun rappresentante di alcuna istituzione della Comunità Internazionale europea, del mondo della cosiddetta “società civile” o umanitaria (presenti con centinaia di sigle e ONG in Bosnia), ha partecipato, e nemmeno esponenti della Bosnia-Erzegovina.

Ancora una volta persa, da parte di tutti (… soprattutto dei “tifosi” occidentali di questa Bosnia) , un’ occasione per condividere il dolore della gente e lanciare un segno di denuncia e rifiuto degli orrori e dei crimini, al di là di religioni o etnie, da qualsiasi parte siano commessi. Invece il “razzismo” culturale e politico contro i serbi come etnia ha ancora una volta avuto la meglio; e un processo per una riconciliazione e un avvicinamento tra i popoli…è ancora più lontano.

Essere presenti per testimoniare in un luogo memoriale della miseria e della sofferenza di questo angolo della terra e sostenere il diritto alla verità, alla giustizia soprattutto verso coloro che hanno perso la vita in quella guerra fratricida. Per dire
Gloria eterna a tutti i morti ed eterno rispetto per chi è caduto innocente, di qualsiasi parte esso sia.

Ma forse per certi “tifosi” è troppo difficile sentire nell’anima questi valori e questa coscienza civile, sono troppo impegnati a soddisfare proprie peculiarità esistenziali ed il dolore non lo conoscono, non nella loro carne e anima, ma solo “mediaticamente” o professionalmente.

 “…Poi i dominanti inventeranno misere bugie, per scaricare le colpe su chi viene attaccato, ed ogni persona del reame sarà felice di quelle falsità che gli alleviano la coscienza, e le studierà accuratamente, e si rifiuterà di esaminare qualsivoglia loro confutazione. E così ringrazierà Iddio per i sonni migliori che potrà dormire, in seguito a questo grottesco processo  auto ingannatore…” .    (  M. Twain)  

Documento dal TPI dell’AJA

Oric ascolta in aula le accuse sulle “Distruzioni musulmane”

Testimoni parlano di incendi e saccheggi sistematici da parte delle forze musulmane.
Giustizia internazionale :  ICTY    Numero TRI 379, 9 novembre 2005

Il processo al comandante militare dei musulmani di Srebrenica, Naser Oric, sembra essere entrato in una routine  questa settimana, con tre nuovi testimoni che offrono la loro testimonianza su una serie di attacchi lanciati contro i loro villaggi, da parte delle forze musulmane in autunno e inverno 1992/1993.

Oggi si è parlato di attacchi musulmani su due villaggi serbi sulle rive del fiume Drina ed al villaggio di Glogova . I testimoni hanno parlato di incendi e saccheggi sistematici condotti dalle forze presumibilmente sotto il controllo di Oric, che aveva il compito di guidare e partecipare a tali attacchi. L’imputato è accusato di maltrattamenti e della morte di detenuti serbi tenuti a Srebrenica.

Le testimonianze ascoltate in aula all’Aja questa settimana, sono  focalizzate sulla autunno e l’inverno del 1992 e 1993.

Slavisa Eric, un medico del villaggio di Kravica, ha parlato dell’attacco musulmano a Glogova il 24 dicembre 1992 e la sua successiva riconquista da parte delle forze musulmane . Ha detto che Kravica era circondata dalle forze musulmane da due settimane e successivamente è stato attaccato il 7 gennaio, nel Natale ortodosso serbo.

“…Tutto – tutto ciò che poteva essere bruciato, fu  bruciato…”  così Eric ha descritto il paese dopo l’assalto di Natale.

L’accusa ha mostrato una serie di foto che ritraggono questa distruzione, case bruciate e una scuola di Kravica. Eric ha negato che uno degli edifici erano obiettivi militari legittimi e ha detto che le forze assalitrici non hanno fatto  alcuna distinzione tra obiettivi civili e militari. “Per loro era lo stesso”, ha detto…

…La settimana è proseguita con la testimonianza di due donne, Novka Bosic e Savka Okic, dai villaggi serbi i vicini di Radiovici e Diovici.

Entrambe le testimoni hanno raccontato di un attacco alle loro rispettive frazioni nel 5 ottobre 1992 – Festa Patronale della Famiglia – descrivendo incendi e razzie che lo hanno accompagnato.

“…Eravamo nel campo a raccogliere il raccolto e poi improvvisamente ci stava sparando, una vera sparatoria… “, ha detto la Bosic. “…Si poteva vedere il fumo e la combustione e poi ci siamo resi conto che era un attacco. Potremmo sentire gridare: ‘Catturate i cetnici vivi… ”

Bosic ha detto che molte delle case furono bruciate e quelle che non lo furono, erano semidistrutte in larga misura…”.

…L’accusa inoltre ha insistito sulla questione del saccheggio, un altro crimine di cui Oric è accusato. Le due testimoni hanno dichiarato che il bestiame fu razziato dai villaggi durante gli attacchi….

Nel corso della loro testimonianza, le due donne hanno negato che qualsiasi unità di militari ufficiali erano presenti nei loro villaggi, sostenendo che gli attacchi contro i loro villaggi erano rivolti contro civili e quindi crimini. La difesa ha sostenuto che i loro villaggi erano stati minati ed erano presenti armi pesanti – diventando così obiettivi militari legittimi.

Per la  testimonianza inerente  l’incendio e saccheggio delle case ed la razzia di bestiame, l’accusa ha chiesto di poter mostrare una documentazione visiva che rappresenta  in dettaglio gli omicidi che si sono verificati durante gli attacchi, dicendo che essa è necessaria per una rappresentazione accurata della scena del crimine.

Ma la difesa sostiene che l’accusa non deve introdurre elementi di prova circa le uccisioni avvenute durante gli attacchi, dato che Oric non è mai stato accusato direttamente di questi.

L’accusa imputa invece a Oric di essere responsabile degli omicidi di serbi, che si sono verificati sotto il suo comando, da parte dei suoi subalterni nei centri di detenzione dell’enclave di  Srebrenica…

(*) portavoce del Forum Belgrado Italia
Preso da: https://www.ossin.org/bosnia/1311-kravica-1993-2013-una-strage-impunita-e-dimenticata

La deputata del Kosovo Flora Brovina ammette che foto di “stupri di guerra” sono probabilmente false. Per aver detto la verità, ora è minacciata e insultata

Scritto da Forum Belgrado Italia

La deputata del Kosovo Flora Brovina, ha suscitato indignazione tra gli estremisti albanesi del Kosovo, perché  mostrando ai media una fotografia dove presunti soldati serbi violentano una donna di etnia albanese durante la guerra, ha ammesso che era probabilmente tutto falso.
Flora Brovina si è poi scusata per aver mostrato la fotografia molto brutale ai media. Dove si vedono tre soldati serbi che violentavano una donna di etnia albanese durante la guerra.

https://balkaninsight.com/wp-content/uploads/2019/05/10363374_451218965022937_6591002958908379340_n-1280x720.jpg

“La fotografia è probabilmente falsificata“, ha detto Brovina in una conferenza stampa.
Voglio scusarmi con tutti, specialmente con le donne che sono state violentate durante la guerra. Mi era stata data questa fotografia nel 2003 in una busta. Non avevo pensato di verificarla perché l’ho avuta nel 2003. La persona che me l’ha dato è un attivista per i diritti umani “, ha aggiunto.
Brovina, un deputato del Partito Democratico al governo del Kosovo, ha mostrato la fotografia non censurata ai media nel corridoio dell’Assemblea del Kosovo, durante un dibattito su una proposta di risoluzione parlamentare che accusava la Serbia di aver commesso un genocidio durante la guerra del 1998-99.

Le sue azioni sono state condannate da diverse donne, tra cui l’ex presidente Atifete Jahjaga, e da Vasfije Krasniqi Goodman, una delle prime donne in Kosovo a parlare pubblicamente della sua esperienza di violentata durante la guerra.

La procura speciale del Kosovo ha avviato un’indagine per verificare se la fotografia è autentica o meno. L’indagine è stata avviata dopo che le ricerche online hanno mostrato la stessa immagine su pagine web che indicano che sia stata scattata durante la guerra in Iraq. L’immagine appare anche su un sito di pornografia.

Shpend Ahmeti, il sindaco di Pristina e leader del partito socialdemocratico, ha detto che se il quadro è falso, causerà danni enormi a tutte le vittime della guerra. Anche alcuni politici donne del Kosovo hanno reagito furiosamente dopo che Brovina ha mostrato la foto giovedì, definendo le sue azioni non etiche.
Il deputato Saranda Bogujevci, del partito di opposizione Vetevendosje (AutoDeterminazione), ha affermato che la fotografia non avrebbe dovuto essere resa pubblica.

https://balkaninsight.com/wp-content/uploads/2019/05/specialprosecution-640-2.jpg

Giugno 2019     –     a cura del Forum Belgrado Italia

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1564:la-deputata-del-kosovo-flora-brovina-ammette-che-foto-di-stupri-di-guerra-sono-probabilmente-false-per-aver-detto-la-verita-ora-e-minacciata-e-insultata&catid=2:non-categorizzato

I terroristi dell’UCK saranno mai processati?


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L’ex primo ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, è stato arrestato dalla giustizia francese all’aeroporto di Basilea-Mulhouse e poi rimesso in libertà sotto controllo giudiziario. La Serbia ne chiede l’estradizione per i crimini commessi negli anni Novanta, quando Haradinaj faceva parte dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK).

Il Kosovo è uno Stato creato dalla NATO, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale.
L’UCK, che è stato formato dalla NATO partendo dalla mafia albanese, ha condotto in Jugoslavia una campagna di terrorismo cieco, provocando una repressione indiscriminata di Belgrado che servì alla NATO per giustificare la guerra. Gli ufficiali dell’UCK furono addestrati in Turchia dal KSK tedesco per conto dell’Alleanza atlantica. [1]

A distanza di 17 anni, dovrebbe vedere la luce un tribunale penale internazionale per giudicare i crimini commessi dall’UCK. I crimini imputati alla Serbia sono stati invece immediatamente puniti.
La NATO, non potendo provare i crimini contro l’umanità imputati al presidente Slobodan Milosevic, lo fece assassinare nel 2006 nella sua cella, dopo diversi anni di processo senza esito. La sua morte preannunciò quelle di Saddam Hussein e di Muammar Gheddafi, anche loro vittime della NATO.
Ramush Haradinaj è già stato giudicato nel 2007 dal Tribunale internazionale per l’ex-Jugoslavia. L’intelligence NATO si rifiutò di comunicare alla procuratrice Carla Del Ponte la documentazione su Haradinaj in suo possesso. Oltre una decina di testimoni a carico furono assassinati prima di comparire davanti alla Corte. Per cui, alla fine, Haradinaj fu assolto.
Se una giurisdizione ad hoc nascesse ora, il primo imputato sarebbe l’attuale presidente kosovaro Hashim Thaci. Nell’attesa, la Serbia chiede giustizia.
Durante l’udienza per la messa in stato d’accusa, Ramush Haradinaj ha insultato i magistrati francesi, accusandoli di essere al servizio del defunto presidente Milosevic. Il suo avvocato, Rachel Lindon, ha invocato l’incompetenza di Belgrado, adducendo che il suo cliente è già stato giudicato all’Aia. L’accusa ha però osservato che, tenuto conto della morte dei testimoni, il primo processo non ha potuto deliberare sull’insieme dei crimini.
L’estradizione di Ramush Haradinaj in Serbia richiede il consenso del governo francese.

[1] KSK: Kommando Spezialkrafte, corpo di truppe scelte dell’esercito tedesco, creato il 1° aprile 1996. Il suo organico, formalmente segreto, è stimato in 1.100 soldati. Ndt.

Preso da: https://www.voltairenet.org/article194933.html

Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia, prima bombardata e poi abbandonata»

Vi riproponiamo questa intervista di Sinisa Mihajlovic rilasciata al ‘Corriere di Bologna’ in occasione dei 10 anni dalla guerra della NATO contro la Jugoslavia. Nel nostro piccolo, un incoraggiamento, ad un grande calciatore, grande allenatore, soprattutto all’Uomo, leggete questa intervista e capirete il perché del nostro omaggio.

Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia, prima bombardata e poi abbandonata»
Sinisa Mihajlovic, oggi, ha annunciato di aver la leucemia, e allo stesso che lotterà fino all’ultimo per sconfiggere questa malattia. Noi ci crediamo, la vincerà, nel nostro piccolo vogliamo incoraggiarlo, riprendendo una sua intervista al ‘Corriere di Bologna’, rilasciata quando ricorrevano i 10 anni dei bombardamenti della NATO contro la Jugoslavia avvenuti nel 1999.

In questa intervista emerge l’Uomo Sinisa Mihajlovic, lo ammirerete ancora di più oltre alle sue qualità di calciatore e di allenatore.

Fonte intervista

Sinisa Mihajlovic.

Non rinnega, perché è fiero. Non ha vergogna, perché non c’è paura. Parlare di forza del gruppo, spogliatoio coeso non è il suo rifugio. Per star comodamente al mondo, anche in quello del calcio, basta dire ovvie banalità. Si fa così, è il protocollo da conferenza stampa. Racconta niente, ma basta a sfamare tutti. Sinisa Mihajlovic no. Non la prende mai alla larga, non ci gira attorno. Va dentro il problema, lo spacca, lo analizza. Poi lo ripone daccapo, con un’altra domanda e una nuova ancora, finché sei tu a cercare risposte e a dover ricomporre certezze sgretolate. Mihajlovic è una persona forte, cresciuto sotto il generale Tito, svezzato da due guerre, indurito dall’orgoglio della sua Serbia. Gli storici sogni di grandezza del Paese sono scomparsi, resta a mala pena la voglia di farcela a sopravvivere. L’allenatore del Bologna è un «privilegiato», almeno così dice chi guarda da fuori. E in fondo è vero. Aveva notorietà e miliardi in tasca quando sulla sua casa piovevano bombe. Aveva tutto, ha ancora l’umiltà di non dimenticare da dove viene e chi è.
Il 24 marzo 1999 la Nato cominciò i bombardamenti sulla Federazione Jugoslava. Quando l’hai saputo? Dov’eri?

«In ritiro con la nazionale slava. La notte prima ci avvisarono che la guerra sarebbe potuta cominciare. Eravamo al confine con l’Ungheria, la Federazione ci trasferì in fretta a Budapest. La mattina dopo sulla Cnn c’erano già i caccia della Nato che sventravano la Serbia».

Qual è stata la tua prima reazione? 

«Ho contattato i miei genitori, stavano a Novi Sad. Li ho fatti trasferire a Budapest, ma papà non voleva. Da lì siamo partiti per Roma (ai tempi giocava nella Lazio, ndr), ma dopo due giorni mio padre Bogdan ha voluto tornare in Serbia. Mi disse: “Sono già scappato una volta da Vukovar a Belgrado durante la guerra civile. Non lo farò ancora, non potrei più guadare i vicini di casa quando i bombardamenti finiranno”. Prese mia madre Viktoria e se ne andarono. Ero preocuppato, ma fiero di lui».

Dieci anni dopo come giudichi quella guerra? 

«Devastante per la mia patria e il mio popolo. A Novi Sad c’erano due ponti sul Danubio: li fecero saltare subito. Ci misero in ginocchio dal primo giorno. Prima della guerra per andare dai miei genitori dovevo fare 1,4 km, ma senza ponti eravamo costretti a un giro di 80 chilometri. Per mesi la gente ha sofferto ingiustamente. Bombe su ospedali, scuole, civili: tutto spazzato via, tanto non faceva differenza per gli americani. Sul Danubio giravano solo delle zattere vecchie. Come la giudico? Ho ricordi terribili, incancellabili, inaccettabili».

Ma la reazione della Nato fu dettata dalla follia di Milosevic. La storia dice che fu lui a provocare quella guerra. 

«Siamo un popolo orgoglioso. Certo tra noi abbiamo sempre litigato, ma siamo tutti serbi. E preferisco combattere per un mio connazionale e difenderlo contro un aggressore esterno. So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta».

L’hai conosciuto? 

«Ci ho parlato tre-quattro volte. Aveva una mia maglietta della Stella Rossa di Belgrado e mi diceva: Sinisa se tutti i serbi fossero come te ci sarebbero meno problemi in questa terra».

Il tuo rapporto con gli americani? 

«Non li sopporto. In Jugoslavia hanno lasciato solo morte e distruzione. Hanno bombardato il mio Paese, ci hanno ridotti a nulla. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano aiutato a ricostruire l’Europa, a noi invece non è arrivato niente: prima hanno devastato e poi ci hanno abbandonati. Bambini e animali per anni sono nati con malformazioni genetiche, tutto per le bombe e l’uranio che ci hanno buttato addosso. Che devo pensare di loro?».

Rifaresti tutto ciò che hai fatto in quegli anni, compreso il necrologio per Arkan? 

«Lo rifarei, perché Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo.

 

 

Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego. Conosco tanta gente, anche mafiosi, ma non per questo io sono così. Rifarei il suo necrologio e tutti quelli che ho fatto per altri».

Ma le atrocità commesse? 

«Le atrocità? Voi parlate di atrocità, ma non c’eravate. Io sono nato a Vukovar, i croati erano maggioranza, noi serbi minoranza lì. Nel 1991 c’era la caccia al serbo: gente che per anni aveva vissuto insieme da un giorno all’altro si sparava addosso. È come se oggi i bolognesi decidessero di far piazza pulita dei pugliesi che vivono nella loro città. È giusto? Arkan venne a difendere i serbi in Croazia. I suoi crimini di guerra non sono giustificabili, sono orribili, ma cosa c’è di non orribile in una guerra civile?»

Sì, ma i croati… 

«Mia madre Viktoria è croata, mio papà serbo. Quando da Vukovar si spostarono a Belgrado, mia mamma chiamò suo fratello, mio zio Ivo, e gli disse: c’è la guerra mettiti in salvo, vieni a casa di Sinisa. Lui rispose: perché hai portato via tuo marito? Quel porco serbo doveva restare qui così lo scannavamo. Il clima era questo. Poi Arkan catturò lo zio Ivo che aveva addosso il mio numero di telefono. Arkan mi chiamò: “C’è uno qui che sostiene di essere tuo zio, lo porto a Belgrado”. Non dissi niente a mia madre, ma gli salvai la vita e lo ospitai per venti giorni».

Hai nostalgia della Jugoslavia? 

«Certo, di quella di Tito. Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani: solo il generale è riuscito a tenere tutti insieme. Ero piccolo quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei Paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore. I miei erano gente umile, operai, ma non ci mancava niente. Andavano a fare spese a Trieste delle volte. Con Tito esistevano valori, famiglia, un’idea di patria e popolo. Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il paese più bello del mondo, insieme all’Italia che io amo e che oggi si sta rovinando».

Sei un nazionalista? 

«Che vuol dire nazionalista? Di sicuro non sono un fascista come ha detto qualcuno per la faccenda di Arkan. Ho vissuto con Tito, sono più comunista di tanti. Se nazionalista vuol dire patriota, se significa amare la mia terra e la mia nazione, beh sì lo sono».

È giusta l’indipendenza del Kosovo?

«Il Kosovo è Serbia. Punto. Non si possono cacciare i serbi da casa loro. No, l’indipendenza non è giusta per niente».

Dieci anni dopo la guerra cos’è la Serbia? 

«Un paese scaraventato indietro di 50-100 anni. A Belgrado il centro è stato ricostruito, ma fuori c’è devastazione. E anche dentro le persone. Oggi educare un bambino è un’impresa impossibile».

Perché? 

«Sotto Tito t’insegnavano a studiare, per migliorarti, magari per diventare un medico, un dottore e guadagnare bene per vivere bene, com’era giusto. Oggi lo sapete quanto prende un primario in Serbia? 300 euro al mese e non arriva a sfamare i suoi figli. I bimbi vedono che soldi, donne, benessere li hanno solo i mafiosi: è chiaro che il punto di riferimento diventa quello. C’è emergenza educativa in Serbia. L’educazione dobbiamo far rinascere».

Sei ambasciatore Unicef da dieci anni e hai aperto una casa di accoglienza per li orfani a Novi Sad. 

«Sì è vero, ce ne sono 150, ma non ne voglio parlare. So io ciò che faccio per il mio Paese. Una cosa non ho mai fatto, come invece alcuni calciatori croati: mandare soldi per comprare armi».

L’immagine peggiore che hai della guerra? 

«Giocavo nella Lazio. Apro Il Messaggero e vedo una foto con due cadaveri. La didascalia diceva: due croati uccisi dai cecchini serbi. Uno aveva una pallottola in fronte. Era un mio caro amico, serbo. Lì ho capito, su di noi hanno raccontato tante cose. Troppe non vere».

Guido De Carolis
Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mihajlovic_vi_racconto_la_mia_serbia_prima_bombardata_e_poi_abbandonata/6_29460/

Fonte: Corriere di Bologna – Foto ANSA
Notizia del:

Documenti inediti del governo Tedesco sulla distruzione della Serbia e sui piani “Euro-atlantici” nei Balcani, a cura di E. Vigna e R.Veljovic

10 luglio 2019.
La redazione MIG ha il piacere di ospitare sul suo portale il Forum Belgrado Italia e i collaboratori del Centro Iniziative Verità e Giustizia (CIVG), che in questi anni hanno fornito prezioso aiuto informativo e un grande aiuto umanitario (vero) ai popoli aggrediti dalla macchina bellica occidentale, dalla Jugoslavia\Kosovo, al Donbass e per finire alla Siria.
https://i0.wp.com/www.guiageo-europa.com/mapas/mapa/yugoslavia.jpg
Questa importantissima documentazione di fonte pienamente DOC ( in senso di occidentale), che abbiamo tradotto e completato, conferma tragicamente quanto detto, ribadito, documentato, da tutti coloro che, senza riserve e tentennamenti, si schierarono da subito contro la “guerra umanitaria” verso la RF Jugoslava, identificandola come una guerra assolutamente di aggressione, con intenti e obiettivi geopolitici e geostrategici, altro che diritti, democrazia, libertà.
Purtroppo questo non fu compreso o molti non vollero capirlo per motivi del “politicamente corretto”, anche grazie al ruolo fondamentale dei “distrazionisti o disturbatori” di professione, ben stipendiati e funzionali alle potenze occidentali, in ogni caso per il movimento della pace italiano e europeo, questa “incomprensione”, segnò l’inizio della fine di un movimento della pace vero e svincolato da logiche istituzionali o partitiche.

In questi venti anni ed oggi, di fronte alle aggressioni ormai continue e criminali contro paesi e popoli semplicemente indipendenti e sovrani ( dall’Afghanistan al Sudan, dalla Libia al Donbass, dalla Siria allo Yemen, da Gaza a al Venezuela…), ne vediamo i risultati. La più assoluta assenza (tranne forze assolutamente minoritarie e purtroppo ininfluenti sulle politiche governative dei propri paesi), di un movimento di concreta e chiara opposizione alle politiche di guerra e capace di far schierare pezzi di società civile e i lavoratori contro le politiche di guerra, estranee e contrapposte ai propri interessi, oltrechè antitetiche.
Nel frattempo i popoli aggrediti vivono in condizioni devastate e spaventose, ma questo importa a pochi nel nostro paese…Ma il loro “nuovo” laboratorio di dominio del mondo, adeguato ai tempi dei “diritti umani”, delle “rivoluzioni colorate”, delle “ingerenze umanitarie”, della “responsabilità a proteggere”, delle “libertà civili”, e via elencando, ebbe il primo esperimento reale in terra jugoslava e serba, oggi è ormai acquisito e utilizzato globalmente. (Enrico Vigna)
Verso fine di aprile 2000 il deputato tedesco Willy Wimmer si recò alla conferenza “NATO” di Bratislava nella capitale della Slovacchia. All’organizzazione della conferenza parteciparono il Dipartimento di Stato USA e l’Istituto di politica estera del Partito Repubblicano.
Il tema era la “strategia euroatlantica” e sull’allargamento della NATO nei Balcani. Erano presenti i più alti funzionari dei paesi NATO (primi ministri, ministri della difesa, degli affari esteri), come pure membri delle elite dei poteri forti: Gruppo Bilderberg, Istituto Carnegie, “Foreign Council” d’America ecc.
Fu anche notata la presenza di un eminente intellettuale albanese e separatista di Pristina, “magnate dei media kosovari” e (in quell’epoca) membro del gruppo Bilderberg (1), Veton Suroi!
Dopo la fine della conferenza, il 2 maggio 2000, il vicepresidente di allora del parlamento europeo e deputato del Bundestag Willy Wimmer scrisse una lettera aperta al cancelliere tedesco Gerhard Schroder in cui lo avvertiva di intenzioni “criminali” dei partecipanti dell’incontro di cui sopra verso la R.F Jugoslavia e il popolo Serbo, cioè dei piani dei leader NATO di “spezzare” e “di fatto” rendere inabile la Serbia di funzionare da stato sovrano e indipendente nei Balcani. Tale posizione l’ha spiegata nei seguenti 11 punti:
Gli argomenti principali che si sono trasformati nella “direzione di realizzazione” di questi creatori del Nuovo Ordine Europeo erano:
1. Per i partecipanti alla Conferenza la priorità era riconoscere la provincia autonoma serba del Kosovo Metohija come uno stato indipendente albanese “kosovaro”, sottolineando di effettuarlo nel tempo più breve possibile. Altresì è stato sottolineato che il nuovo “Stato Kosovo” doveva essere circondato dalla NATO, il che voleva automaticamente sancire lo status di sottomissione alla NATO!
Gli euro atlantisti sapevano che l’unico modo di poter realizzare questo era di portare la Serbia ed il resto del “mondo di buona volontà” davanti al fatto compiuto, dal momento che questo sporco affare era portato avanti contro tutte le norme legali internazionali e morali.
Naturalmente, questo è stato fatto sapendo che in Serbia, nel periodo dopo la caduta (ovvero il colpo di stato delle spie occidentali e il complotto della quinta colonna contro il presidente Milosevic (7)), era al governo una “élite politica” filo occidentale e sottomessa, senza la cui collaborazione non era possibile proclamare lo stato illegale albanese nell’ambito di uno stato serbo riconosciuto al livello internazionale!
2. In contrato con le norme legali e le convenzioni internazionali i partecipanti a questa conferenza euro atlantica hanno proclamato la R.F Jugoslava uno stato illegale, violando consapevolmente l’Atto di Helsinki (4) sulla inviolabilità dei confini statali.
3. Poi, gli euro atlantisti stessi ammisero durante la conferenza che l’ostacolo maggiore nella realizzazione di tale infida intenzione (l’uscita del Kosovo fuori dallo stato serbo) era l’attuale ordine giuridico in Europa, che non permetteva di trasformare tale decisione in un atto legale. Per cui presero la decisione (nel cuore d’Europa), nel caso specifico della Serbia e della sua regione del Kosovo Metohija di applicare il sistema legale americano (un sistema legale da “cowboy”) che contiene parecchi “buchi legali” utili per una cosa del genere.
Qui parliamo di una grave violazione del diritto internazionale e delle convenzioni europee. Per tali violazioni nel passato iniziavano delle guerre mondiali (nota dell’autore).

4. La cosa più sconvolgente, che pure ribadisce il carattere criminale della NATO, è la posizione pubblicamente espressa durante la conferenza (secondo il deputato Wimmer), che la guerra NATO contro la R.F. Jugoslava nel 1999, non era ‘’umanitaria’’ come era falsamente presentata all’opinione pubblica tramite RACAK (8) ed altri ‘’incidenti gravi’’ (attribuiti ai serbi), ma per correggere ‘’l’errore’’ del generale Eisenhower (5) che aveva ‘’omesso’’ di occupare militarmente per sempre la Jugoslavia alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945. Ed in tal modo impedire presenza sovietica nei Balcani.
L’autore di queste righe durante le indagini ha scoperto parecchie informazioni credibili che confermano tali affermazioni.
Nel libro di Aleksandar Vojinovic ‘’Il crimine sfuggiva all’occidente’’ (1) (1987) è documentata la collaborazione del comando degli alleati occidentali a Bari con Ante Pavelic, al quale era stato offerto di prendere posizione contro i tedeschi per poi dimettersi volontariamente, garantendo una amnistia a lui e ai suoi criminali ustascia e di lasciare il governo in Croazia al Partito Contadino croato ed ai Domobrani (la Hrvatsko domobranstvo, la Guardia Interna Croata che faceva parte delle forze armate dello Stato Indipendente di Croazia durante la seconda guerra mondiale), per garantire così una continuità con il NDH (Stato Indipendente Croato) e la divisione della Jugoslavia secondo il principio di Germania Est e Ovest.
In tale fase questo piano era supportato attivamente anche dagli inglesi. Per i contatti tra Pavelic e comando dell’Alleanza era incaricato il famoso pittore croato Ivan Mestrovic che a tale scopo era volato più volte in aerei ustascia da Vis a Bari. Queste trattative fallirono perché Pavelic si rifiutò di rivoltarsi contro i suoi padroni tedeschi.
Però in ogni modo, più impressionante di tutto è il documento che rimuove ogni dilemma circa il perché la NATO ha cominciato guerra contro l’intera nazione serba nei Balcani, non solo contro lo stato serbo, è la ‘’Direttiva NSDD 133 (5,9) del presidente d’America’’ firmata da Ronald Reagan nel 1984, dopo un summit con Margaret Thatcher in presenza di Zbigniew Brzezinski, consigliere del presidente USA per la sicurezza militare (massimo odiatore dei russi) e più grande criminale di guerra di tutti tempi (architetto di tutte le guerre Americane e di tutti i colpi di stato illegali nella seconda metà del ventesimo secolo), il segretario di stato statunitense Henry Kissinger.
Furono loro che allora adottarono il concetto di “costituzione permanente della presenza militare americana” in Jugoslavia e della “anti-serbizzazione dei Balcani”.
Naturalmente tutti questi piani sono stati successivamente confermati durante incontri segreti del presidente americano Clinton e il cancelliere tedesco Genscher nel 1997 e nel 1998, quando adottarono il piano “Radici” (12), con l’obiettivo di preparare militarmente lo sgretolamento della R.F. Jugoslava, accentuando provocazioni nelle divisioni etniche, per la guerra civile, particolarmente con gli albanesi in Kosovo; in altre parole erano supportati tutti quelli che si resero disponibili a combattere contro i serbi. Tutti noi abbiamo e avuto l’occasione di vedere dal vivo l’applicazione pratica di questo piano. Il piano “Radici” fu presentato in pubblico dal Partito Socialdemocratico tedesco al Bundestag il 7 Aprile 1999. (12) e fu trasmesso alla televisione ZDF (10, 12).
Qui bisogna anche descrivere l’operazione speciale segreta “Link” del Dipartimento di Stato USA firmata da Bill Clinton in persona nel 1998, che ha dato il via alla collaborazione dei servizi segreti e militari statunitensi con Al Qaeda e con i governi musulmani estremisti allo scopo di reclutare, istruire e portare terroristi mujaheddin in Bosnia ed in Kosovo per effettuare la pulizia etnica del territorio serbo e per garantire la presenza futura della NATO in questi territori. Questo piano è stato pubblicato dal New York Times il 4.maggio 1999. (11)
I due punti d’entrata principali nei Balcani per questi terroristi islamici (che hanno combattuto contro i serbi assieme alla CIA e al SAS) erano il porto dell’Adriatico Ploce e Durazzo. Tutto questo è disponibile per l’opinione pubblica nell’archivio del Comitato repubblicano del Congresso americano. Queste “operazioni’’ dei servizi occidentali sono confermate anche da parte di altri importanti media occidentali come la stazione televisiva americana TBS e “Jane’s Defense Weekly” (12), report del 20 aprile 1999.
5. Secondo Wimmer al congresso è stato pubblicamente ammesso che i paesi NATO sono coscientemente entrati in guerra contro la R.F. Jugoslava per applicare (e mettere in prova) un nuovo “concetto strategico della NATO” dell’aprile 1999 (di fatto per impedire la dissoluzione dell’Alleanza NATO), dopo che era fallito il mandato ONU e OSCE per questa azione criminale e illegale!
6. Nella lettera a Schroeder, Wimmer poi ribadisce che è evidente che la guerra illegale della NATO contro lo stato sovrano della R.F. Jugoslavia, quando la NATO è per la prima volta intervenuta oltre i confini dell’Alleanza, non era, come ribadiscono i suoi creatori, un’eccezione a causa delle circostanze speciali, ma aveva come obiettivo essere un banco di prova, un caso senza precedenti, al quale la NATO successivamente avrebbe fatto riferimento a seconda delle necessità.
Naturalmente non è passato molto tempo per vedere la conferma, ovvero le guerre illegali della NATO contro Iraq, Libia e adesso l’ancora “informale e non ammessa” guerra in Siria. Nel 1999 la Jugoslavia fu in gran parte un poligono di prova per l’applicazione militare del Nuovo ordine globale euroatlantico.
7. In questa conferenza sono stati impostati gli orientamenti per l’allargamento della NATO verso l’est, particolarmente per quanto riguarda la presenza nel “cortile” russo, nella regione tra il Mar Baltico e l’Anatolia. In altre parole la costituzione in versione euro atlantica “dell’impero romano” (parole di Wimmer).
8. Gli euro atlantisti hanno sottolineato che a tale scopo bisognava “circondare” la Polonia dal nord e dal sud con paesi “democratici” (leggi membri della NATO), mentre Romania e Bulgaria avrebbero avuto il “ruolo” di garantire il “corridoio via terra” tra i paesi NATO al nord e la Turchia, paese NATO orientale.
Qui arriviamo alla conclusione “chiave” della conferenza, che smaschera tutta l’ipocrisia e le intenzioni criminali di UE e USA verso la Serbia: che la Serbia deve essere eliminata dallo “sviluppo europeo”.
Wimmer suggerisce che tale conclusione era fatta per poter garantire una presenza militare NATO e USA permanente in Serbia dopo la sua disintegrazione economica e militare.
In favore di questa affermazione c’è l’analisi del noto analitico Mahdi Darius del “Global Research” in “Fronte Balcanico: rovesciamenti in Jugoslavia e Moldavia (6)
Egli spiega dettagliatamente perchè è di importanza chiave per la NATO, di “spezzare” la Serbia totalmente.
Secondo lui la Serbia si trova già in una particolare “quarantena aerea”, in quanto il suo spazio aereo nazionale (corridoio internazionale aereo) viene già di fatto controllato dai paesi NATO limitrofi che praticamente rendono impossibile il traffico aereo senza intralci verso la Serbia.
Con la campagna dei servizi segreti occidentali per il referendum sulla secessione del Montenegro dalla R.F. Jugoslava sono riusciti a sfasciare l’unione di “due nazioni e di uno stesso popolo serbo”, ed in tal modo di “togliere” sbocchi al mare della Serbia, cioè di lasciarla senza un corridoio internazionale libero via mare.
Secondo Darius, attualmente alla Serbia è rimasto solo più un ultimo corridoio internazionale legale, tramite cui essa può collegarsi senza disturbi con altri paesi innanzitutto con la Russia, ed è ‘’il corridoio del Danubio’’ (via fiume internazionale libera). Secondo lui questo è il motivo principale perchè negli ultimi anni si lavora in modo così accanito sulla “kosovarizzazione della Vojvodina e la conseguente secessione di essa dalla Serbia. Questo perchè così, con una Vojvodina indipendente (euro atlantica) oppure con la sua adesione alla Croazia o all’Ungheria più probabilmente, sarebbe stabilito il controllo della NATO anche sulla via del Danubio, cioè sull’ultima via fiume internazionale libera, sotto protezione delle convenzioni internazionali, Così la Serbia sarebbe distaccata completamente dal “mondo esterno” ed concretamente messa nella posizione di una forma di “ghetto internazionale”.
Anche se tale valutazione può sembrare incredibile, tutti noi attualmente possiamo vedere che quasi “tutti gli eventi sul terreno” si sviluppano in questa direzione!
9. Come un’altra priorità (non legata direttamente alla Serbia) è stato deciso che la NATO doveva instaurare il controllo su San Pietroburgo per poter avere un accesso militare totale al mar Baltico.
10. Durante questa conferenza vergognosa, gli euro atlantisti hanno sancito che è corretto violare tutti i principi e regole del diritto internazionale per favorire la secessione dei territori etnici dal paese madre, tenendo conto esclusivamente del cosiddetto “principio di autodeterminazione” (naturalmente non nel caso dei loro stati ma di quelli degli altri).
11. La maggiore ironia che è stata proclamata in questa conferenza dei “fascisti euro atlantici”, è stata la conclusione portata alla fine dell’incontro, con cui i partecipanti hanno concordato che durante la guerra illegale contro la R.F. Jugoslava nel 1999 erano stati violati consapevolmente, quasi tutti i principi del diritto internazionale e delle convenzioni umanitarie!
Probabilmente hanno adottato comodamente tali decisioni, vista la loro posizione di potere secondo il detto “contro la forza ragion non vale”, ma hanno probabilmente trascurato un altro detto “il bastone ha due estremità”. Quale di questi due detti prevarrà, probabilmente ne saremo testimoni noi tutti nel prossimo futuro.
—————————————–
Nella conclusione della sua lettera a Schroder, Wimmer ha ribadito che questa conferenza sarebbe stata ricordata per le gravissime conseguenze delle decisioni lì adottate ed anche per i “partecipanti molto incompetenti” (sue parole).
Egli ha anche avvertito Schroder e l’opinione pubblica, che è evidente che gli americani per ottenere i propri interessi sono pronti a violare tutte le norme internazionali legali, ribadendo che proprio tale comportamento di grandi potenze, aveva portato a due guerre mondiali precedenti.
Wimmer lo ha spiegato con le seguenti parole: “la forza è sopra la legge… E se, nella sua strada si trova qualsiasi tipo di diritto internazionale, esso sarà semplicemente eliminato! Quando una cosa simile è successa con la “Lega dei Popoli’’, causò la 2° Guerra mondiale. Il modo in cui da parte di alcuni (la NATO) gli interessi personali vengono messi sopra tutti gli altri possiamo descrivere solo come totalitarismo!’’
Questa lettera al cancelliere tedesco Schroder è firmata da:
Willy Wimmer, deputato del Bundestag tedesco e già vicepresidente del parlamento d’Europa (assemblea OSCE)
RIFERIMENTI:
1. ‘’Il crimine sfuggiva all’occidente’’, Aleksandar Vojinovic, EDIZIONE ‘’Centro di informazione e pubblicazione’’ Zagabria, 1987.
2. http://www.bilderberg.org/g/Bilderberg.html

3. http://www.medienanalyse-international.de/wimmer.html

4. http://en.wikipedia.org/wiki/Helsinki_Accords

5. https://facebookreporter.org/

6. http://www.globalresearch.ca/balkanski-front-zapadni-prevr…/

7. http://srpskizurnal.wordpress.com/

8. https://facebookreporter.org/

9. http://www.fas.org/irp/offdocs/nsdd/nsdd-133.htm

10. http://globalresearch.ca/articles/BEH502A.html
11. http://srpskizurnal.wordpress.com/

12. http://www.globalsecurity.org/intell/ops/kosovo.htm

Allegato: corrispondenza originale tra Willy Wimmer e Gerhard Schroder.
Da Srbski Reporter
Traduzione di Rajka Veljovic, adattamenti di Enrico Vigna, Forum Belgrado Italia/CIVG

Preso da: https://mondoinformazionegeopolitica.wordpress.com/2019/07/10/documenti-inediti-del-governo-tedesco-sulla-distruzione-della-serbia-e-sui-piani-euro-atlantici-nei-balcani-a-cura-di-e-vigna-e-r-veljovic/

Verso la Grande Albania

Violando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla fine della guerra della NATO contro la Serbia del 1999, il Kosovo ora possiede un esercito.

Secondo il primo ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, un accordo concluso con l’omologo albanese, Edi Rama, prevede di abolire il 1° marzo 2019 la frontiera fra i due Stati.
Durante un consiglio di ministri congiunto di Albania e Kosovo, è stato costituito un fondo comune per promuovere l’adesione dei due Stati all’Unione Europea.
Il primo ministro albanese Rama è stato ospite del parlamento kosovaro, cui ha esposto un progetto di politica estera e di sicurezza comuni, ambasciate unificate e un’unica presidenza.
Il 15 febbraio 2019 Rama ha parlato alla rete televisiva Vizion Plus della fusione dei due Stati, affermando che sarebbe la soluzione dei problemi del Kosovo.
La fusione è in contrasto con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
La Grande Albania sarebbe il primo Stato mussulmano ad aderire all’Unione Europea.

Le popolazioni albanesi di Montenegro, Macedonia e Grecia si preparano a chiedere di entrare nella Grande Albania.
La minoranza greca del sud dell’Albania ha invece immediatamente chiesto, qualora il progetto venisse realizzato, di non entrare nella Grande Albania, bensì di essere annessa alla Grecia.
Il Kosovo è praticamente una base del Pentagono, mentre l’Albania è il centro europeo della CIA.
L’11° anniversario dell’indipendenza del Kosovo, il 17 febbraio 2019, è stato celebrato con la sfilata del nuovo esercito kosovaro. Il parlamento ha tenuto una sessione straordinaria alla presenza dei primi ministri kosovaro e albanese. Alla sessione hanno partecipato anche l’ex primo ministro italiano Massimo D’Alema [1] e l’ex capo della Missione di Verifica in Kosovo, William Walker, che attribuì il massacro di Račak alla Serbia per giustificare l’intervento della NATO.
Per un curioso ribaltamento delle posizioni, Stati Uniti e Turchia oggi sostengono il progetto di Grande Albania, mentre a suo tempo accusarono Belgrado di voler creare la Grande Serbia (in seguito, l’accusa di un presunto “piano ferro di cavallo” si è rivelata una menzogna fabbricata dalla NATO) e l’hanno bombardata.
Negli anni Novanta il Pentagono considerava la Jugoslavia come un «laboratorio» per testare i «combattimenti fra cani», ossia la possibilità d’isolare un Paese, di fomentarvi la guerra civile e separare le comunità che lo compongono. Prima della guerra di Jugoslavia, i Balcani erano abitati da popolazioni molto diverse. Si parlava allora di “balcanizzazione” per designare questa mescolanza. Oggi ogni comunità è più o meno territorializzata e il termine “balcanizzazione” designa un processo di frazionamento.

[1] Massimo D’Alema è sempre stato un fattivo collaboratore della guerra neocoloniale dichiarata dagli Stati Uniti, per interposta NATO, alla ex Jugoslavia. Il 21 ottobre 1998, quando assume la guida del governo, sostiene politicamente i terroristi che gli USA addestrano nella base NATO di Incirlik, in Turchia, accreditandoli come «combattenti per la libertà» e resistenti al «terrorismo di Belgrado». Eppure all’epoca non mancano le cronache ‒ negli anni successivi convalidate dalla Storia ‒ che descrivono altro scenario: sono i terroristi kosovari dell’UCK che, inquadrati e foraggiati dalla NATO, massacrano e seviziano e sequestrano i serbi; fa niente: le televisioni amiche, come la RAI diretta dal governo D’Alema e Mediaset, del suo alleato Silvio Berlusconi, perseverano nel diffondere le menzogne made in USA. Anche quando si scopre che l’UCK utilizza i prigionieri serbi (oltre ai kosovari dissidenti) per prelevargli gli organi e impiantare un florido commercio in Albania (dove collaborano anche medici italiani a beneficio di malati connazionali), D’Alema continua a lodare la «sacrosanta guerra di liberazione combattuta dall’UCK contro Belgrado». Due mesi dopo la salita al soglio governativo, D’Alema si segnala per ulteriore gesto di servilismo verso gli Stati Uniti e Israele: induce il segretario del PPK (partito comunista turco), Abdullah Ocialan, a lasciare Roma, dove aveva chiesto asilo politico, per volare a Nairobi, in Kenia. È una trappola: giunto colà, in barba alle garanzie d’incolumità personale che gli erano state date dal governo D’Alema, Ocialan è prelevato da mercenari, in combutta con Roma, e consegnato al governo turco, dove la pena di morte gli viene commutata in ergastolo grazie alla mobilitazione internazionale.
Quando gli Stati Uniti, a dicembre 1999, dichiarano guerra alla Jugoslavia senza l’autorizzazione dell’ONU, D’Alema esegue senza fiatare e il 22 manda i soldati italiani a bombardare i serbi con proiettili all’uranio impoverito. Un crimine che ‒ danno collaterale ‒ continua, a febbraio 2019, a piagare e uccidere i soldati italiani che li spararono. Logico che gli uomini issati al potere in Kosovo e in Albania siano grati al loro complice italiano e lo invitino in tribuna d’onore ad applaudire gli esiti di un macello che si connotò di genocidio. Ndt.

Il Kosovo oggi, a 20 anni dall’aggressione NATO

di           Enrico Vigna, Belgrado  22 marzo 2019

Grazie e un grande complimento al Forum di Belgrado e alle altre organizzazioni serbe per questa Conferenza di altissimo valore politico e storic,o e per la possibilità di dare il mio modesto contributo a questo.

 

 

 

In questi 20 anni molto del mio impegno in Informazione e Solidarietà concreta (abbiamo attualmente 12 Progetti di solidarietà sul campo, come SOS Kosovo Metohija) è stato sul fronte del Kosmet, (oltre ai Progetti a Kragujevac, Nis, Novi Sad, Belgrado), con missioni nelle enclavi e a Mitrovica, sempre sotto scorta armata della KFOR. Quindi ho una osservazione della situazione diretta e concreta, non per opinioni varie o di Internet. Perché da lì, da quella terra martoriata,  SEMPRE la gente mi chiede di dar loro voce, di non lasciarli soli.
Loro … l’Associazione delle Madri dei Rapiti, delle Vedove di Guerra, i disoccupati nelle enclavi, gli studenti che vivono in Kosovo e a cui sosteniamo le spese di studio, gli insegnanti delle scuole, gli assistenti sociali delle strutture collettive, i Padri ortodossi con cui lavoriamo, ecc., che lì vivono e resistono.

Dopo 20 anni vorrei concentrare questo mio intervento su un elemento centrale: è necessario non dimenticare mai che il “casus belli”, la “giustificazione” di questa aggressione fu il Kosovo.
OGGI dopo 20 anni è sancito da atti, fatti, documentazione, indagini e riscontri, che il 24 marzo 1999 non fu una guerra “necessaria” per ragioni umanitarie!

Nel Kosovo Metohija non c’è stata nessuna “pulizia etnica”. Nessun “genocidio”.
Non era una guerra per la “democrazia” o per garantire più diritti, o per la liberazione dei popoli.
La verità storica, chiaramente verificabile nella realtà del “Kosmet oggi”, è sotto gli occhi di tutti (intellettualmente ed eticamente onesti, naturalmente!).
L’operazione “Guerra umanitaria” in Kosovo, chiamata “angelo misericordioso”, ha raggiunto solo obiettivi militari, geopolitici e geostrategici della NATO e della cosiddetta “comunità internazionale” (che naturalmente è occidentale!)
– È stata una guerra di aggressione per il rafforzamento e l’imposizione dell’ “Ordine Mondiale” guidato dagli Stati Uniti e garantito dal suo braccio armato: la NATO.
– È stata un’aggressione criminale programmata e preordinata in continuità con le guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Donbass, Yemen e in questi mesi in Venezuela.

OGGI in Kosmet c’è una resistenza popolare, civile ma è una Resistenza e non dobbiamo lasciarli soli.
Penso che questa popolazione serba, risoluta e assediata da violenti e criminali, sia una speranza per tutto il  popolo serbo, ma anche un esempio di fermezza e tenacia per tutti i popoli che non intendono piegarsi ai diktat delle politiche criminali e oppressive degli USA, della NATO, del FMI e dei loro servili maggiordomi europei. Hanno devastato, impoverito, uranizzato la Serbia e un intero popolo, raccontando menzogne, distorcendo la realtà, abusando del dolore, della morte, della sofferenza della gente (anche albanese), per i loro interessi geopolitici, economici e di dominio.
DOPO 250.000 rifugiati di tutti i gruppi etnici, 3.000 rapiti, 4.000 uccisi, 12.000 feriti (due terzi civili), centinaia di migliaia di case distrutte e bruciate. 148 monasteri ortodossi e luoghi sacri attaccati o distrutti.
ORA che l’OSCE, la CIA, l’FBI, la KFOR, la NATO hanno ammesso che fino ad oggi sono stati trovati 2108 corpi di tutti i gruppi etnici, dopo che solo l’UE ha speso finora oltre 15 miliardi di euro per questa guerra …

COS’E’ OGGI, nel 2019, il KOSOVO METOHIJA:

– è un’area in cui esiste l’apartheid (nel XXI secolo), con enclavi isolate e con il rischio costante di violenze e attacchi. Solo nel 2018 ci sono state 51 aggressioni, ferimenti e omicidi…senza nessun colpevole.
– secondo la DEA (Agenzia Antidroga USA) è un narco stato nel cuore dell’Europa, crocevia di tutti i traffici di droga, armi, donne e traffico di organi. Anche Bujar Bukoshi, un ex premier albanese, ha dichiarato al giornale tedesco Der Spiegel, che il Kosovo è fondato e si basa su strutture mafiose.
–  è una base dello jihadismo, circa 1.000 albanesi sono partiti verso la Libia e la Siria (secondi in Europa), per combattere. Negli ultimi anni ci sono stati dozzine di arresti a Pristina e dintorni, di estremisti e kosovari radicalizzati

  • è il posto dove c’è CAMP BONDSTEEL. La più grande base statunitensi dalla guerra del Vietnam, con una capacità per 40.000 marines. Per cosa? Per la pace o come base strategica per la Russia e il Medio Oriente?
    –  È un territorio altamente uranizzato con migliaia di neonati e morti per tumori e linfonodi, che vengono tenuti nascosti
    – È un posto dove crimine, illegalità, violazione dei più elementari diritti civili, politici, religiosi, umani sono calpestati quotidianamente. Dove il razzismo è praticato ed esaltato.

Per tutto questo e altro, penso che sostenere la Resistenza popolare civile dei serbi in Kosovo Metohija abbia una valenza strategica che va oltre il problema della provincia serba.

Finché si riuscirà a impedire il riconoscimento dell’indipendenza e lottare in difesa della Risoluzione ONU 1244, sarà possibile fare di questo, un frammento, una parte, di una resistenza internazionale più globale contro un mondo unipolare, dominato dalla politica e dalle logiche di “guerre umanitarie e ingerenti “, di continui interventismi militari, che calpestano il Diritto internazionale e la carta delle Nazioni Unite.

(Nel mondo in questo momento ci sono 36 guerre e conflitti aperti).
È necessario lottare contro le interferenze occidentali nelle politiche nazionali dei paesi sovrani.
Proprio a Belgrado, il mese scorso il portale “Govori Srbija” ha documentato con foto e video, che gli organizzatori delle proteste settimanali contro l’attuale governo e il presidente Vucic: Jelena Ansovic, Sergej Trifunovic e Denis Ibisbegovic, hanno incontrato agenti statunitensi e funzionari dell’ambasciata USA a Belgrado.

Ancora un altro tentativo di “rivoluzione colorata”, un movimento usato e finanziato della cosiddetta “società civile” e delle solite conniventi ONG, strumenti sempre funzionali di destabilizzazione dei paesi, con la strategia dei “diritti umani” del burattinaio George Soros.
Ma la Serbia conosce molto bene questi agenti al servizio degli interessi stranieri: OTPOR nel 1999, oggi il suo nome è CANVAS, sono stati buoni insegnanti.
Dove sono questi paladini della Libertà, dei “Diritti Umani”, quando si tratta di Kosovo Metohija, Libia, Siria, Donbass, Yemen, Venezuela … ?! In queste guerre ci sono quasi un milione di morti, feriti, mutilati: donne, bambini, civili inclusi, e loro sono in silenzio!

Sostenere la resistenza in Kosovo significa essere parte della lotta internazionale contro l’espansione della NATO, l’esercito delle aggressioni e delle imposizioni imperialiste al servizio degli interessi egemonici di USA, UE, FMI, multinazionali, ecc. ecc.
–  Significa aiutare ad opporsi all’escalation militare e alla propagazione dei conflitti nel mondo e cercare di impedire lo spettro di uno scontro militare tra Occidente, Russia e Cina, che porterebbe l’umanità all’abisso. In queste settimane vi è stato il più grande schieramento in Europa di bombardieri B52, dai tempi della guerra in Iraq. E non dimentichiamo il più grande convoglio militare statunitense della seconda guerra mondiale, partito dal porto di Bremerhaven in Germania e diretto verso i confini della Russia nel 2017.
–  Questo significa sostenere le politiche di negoziazione e le posizioni di pace, sviluppo, anche di aspri confronti ma con  l’obiettivo di riconciliare i conflitti.

–  Dalla Libia alla Siria, al Donbass, allo Yemen e ora al Venezuela, è necessario trovare soluzioni negoziali.
–  In ogni paese è necessario sostenere forze, movimenti che lottano per la pace (tra uguali!) E contro le basi straniere nel proprio paese
–  È necessario sostenere i movimenti sociali e dei lavoratori, che lottano per migliori condizioni di vita o contro la miseria. Perché i lavoratori, i cittadini onesti di ogni paese sono quelli che hanno bisogno di politiche di pace, non di guerre.

 

Abbiamo un pianeta a rischio di una guerra che potrebbe essere l’ultima.
A noi il compito di lavorare per l’amicizia e la pace tra i popoli.
–  Di favorire prospettive per lo sviluppo economico e sociale come il Silk Road Project
–  Per relazioni tra i paesi fondate sul diritto inalienabile per ciascuno di indipendenza e sovranità nazionale, intese non come sciovinismo, ma come politiche di rispetto (anche culturale e di diverse origini), di cooperazione reciproca e di sicurezza.
–  Per sostenere progetti globali come la Belt Road, che propongono orizzonti di pace, sviluppo per popoli e paesi, con logiche di sviluppo inclusivo

 

In conclusione:
Io penso che il sostegno e la solidarietà di oggi con la resistenza serba in Kosovo e Metohija e a non lasciarli soli, è oggi un sostegno non solo a loro, ma anche ai popoli libico, siriano, del Donbass, dello Yemen e ora al popolo venezuelano.
Ognuno di loro ha la stessa controparte, ognuno di loro lotta semplicemente per non essere schiacciato, per essere libero di scegliere la propria strada, il proprio destino, il proprio futuro.
Questo significa stare dalla parte di un futuro libero e dignitoso per ogni popolo.
NON di “guerre umanitarie” o “responsabilità di proteggere” l’umanità ha bisogno, ma di solidarietà, pace, sviluppo per tutti, non solo per qualcuno!

Un vecchio proverbio slavo dice:

” Da un albero possono cadere i fiori

possono cadere le foglie
possono tagliare i rami, possono tagliare il tronco.
Importante: è che sopravvivano le radici!

Perché solo dalle radici, la vita può rinascere… “.
Così oggi il Kosovo Metohija rappresenta l’albero della storia serba, le radici serbe e IL FUTURO della Serbia e del suo popolo … e non solo!                      GRAZIE!

 

Enrico Vigna portavoce del Forum Belgrado Italia e

presidente di SOS Yugoslavia – SOS Kosovo Metohija Italia  – Belgrado 22 marzo 2019

 

Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali – Italia/CIVG

 

S.O.S. Yugoslavia –  S.O.S. KOSOVO METOHIJA

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Il_Kosovo_Oggi_A_20_Anni_Dall%E2%80%99aggressione_Nato/24790_28044/

Notizia del: 19/04/2019

Volete stabilità nei Balcani? Allora ridateci la Jugoslavia

 

https://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2018/01/23799999_1551752004870929_7430271093933618220_o.jpg

18 gennaio 2018
Torna alta la tensione nei territori della ex Jugoslavia a seguito dell’assassinio di Oliver Ivanovic, esponente di punta della minoranza serba in Kosovo.
L’influente think-tank statunitense Council on Foreign Relations (CFR) ha messo i Balcani nella sua lista di prevenzione dei conflitti nella sua recente inchiesta del 2018.
Tuttavia l’idea, promossa dal CFR, che gli Stati Uniti siano il Paese che può aiutare a preservare “pace e stabilità” deve essere messa alla prova – così come gli stessi Stati Uniti e gli alleati NATO più vicini che sono in verità responsabili di molti dei problemi che affliggono attualmente la regione.
Questi problemi derivano tutti dalla violenta rottura della Jugoslavia multietnica degli anni ’90, un processo che le potenze occidentali hanno sostenuto e addirittura incoraggiato attivamente. Ma questo non è menzionato nel documento di riferimento del CFR “Lo scioglimento degli accordi di pace nei Balcani” (Contingency Planning Memorandum n. 32).

Invece sono i Russi, udite, udite, ad essere considerati i cattivi – con “la destabilizzazione russa del Montenegro o della Macedonia” elencato come uno dei possibili scenari del 2018. La verità è, tuttavia, che tutti i possibili “punti di fiamma” identificati dal CFR, che potrebbero portare a conflitti, possono essere direttamente collegati non a Mosca ma alle conseguenze di precedenti interventi e campagne di destabilizzazione statunitensi o guidate dall’Occidente.
Iniziamo con la situazione in Bosnia Erzegovina. Qui la preoccupazione del CFR è un referendum sull’indipendenza che si è tenuto nella Repubblica Serba. Ma gli Americani, che hanno difeso l’autodeterminazione degli Albanesi del Kosovo come parte della loro strategia per distogliere il Kosovo dalla Jugoslavia, e quindi dalla Serbia, difficilmente possono opporsi ai Serbi bosniaci che hanno votato per decidere del proprio futuro. Se l’”integrità territoriale” della Bosnia è così importante, perché non l’”integrità territoriale” della Jugoslavia?
Nello stesso Kosovo, tra le popolazioni albanese e serba le tensioni rimangono alte. L’intervento ‘umanitario’ della NATO del 1999 avrebbe dovuto risolvere tutto questo, ma in realtà fu l’Occidente a suscitare grande attrito con il proprio sostegno agli estremisti dell’esercito di liberazione kosovaro (UCK) e l’emarginazione delle voci moderate del Kosovo che favorivano il dialogo con Belgrado.
La Macedonia è un altro potenziale “punto di fiamma”. Il CFR avverte che sezioni insoddisfatte della grande minoranza albanese potrebbero cercare di unirsi con il Kosovo o l’Albania. In Montenegro, i Serbi etnici del nord respingono ancora il governo “indipendente” a Podgorica e guardano invece a Belgrado.
“La politica etnica nei Balcani è interconnessa”, dice il CFR. “Se la Repubblica Serba cerca di lasciare la Bosnia Erzegovina, alcuni Serbi nel Kosovo settentrionale cercheranno di lasciare il Kosovo, e alcuni Albanesi nella Serbia meridionale cercheranno di lasciare la Serbia. Alcuni musulmani in Serbia potrebbero anche voler unirsi a ciò che rimane della Bosnia Erzegovina. Se la Macedonia viene divisa, i suoi Albanesi potrebbero volere un’unione con il Kosovo e potenzialmente con l’Albania e con le municipalità a maggioranza albanese della Serbia meridionale, innescando le partizioni etniche della Bosnia Erzegovina, del Kosovo e della Serbia”, afferma il suo rapporto.
Se tutto ciò sembra abbastanza complicato, allora forse si può capire perché così tante persone nella regione sono nostalgiche della Jugoslavia.
“Durante i 50 anni di Jugoslavia e di dominio di Tito, i Balcani erano stabili. Non erano considerati la polveriera d’Europa. E ora torniamo ad essere la polveriera”, era il punto di vista di Antonye Nedelkovski, un ex partigiano, citato nell’articolo di PRI The Rise of Yugo-Nostalgia, nel 2015.
L’anno scorso un sondaggio Gallup, riportato da RFE/RL, ha dimostrato che le maggioranze in Serbia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Macedonia e il 45% della popolazione in Slovenia – che di solito sono considerate le repubbliche ex jugoslave di maggior successo – pensavano che lo sfacelo della Jugoslavia sia stata una brutta cosa.
La Jugoslavia ha dato ai popoli dei Balcani non solo stabilità, ma sicurezza economica. Era logico che le persone della regione si riunissero in uno Stato federale. ‘Fratellanza ed Unità’ erano molto meglio per tutti che le tensioni etniche e la disunità. Come afferma Besim Spahic, citato nell’articolo di RFE/RL: “Nella Jugoslavia di [Josip Broz] Tito, la Bosnia era definita come uno Stato comune di Serbi, Croati e Musulmani. L’attenzione si concentrava sui valori condivisi tra i diversi gruppi etnici. Ora le differenze sono evidenziate e gonfiate a dismisura”.
La Jugoslavia ottenne un enorme successo nei campi della cultura, dello sport, dell’arte, dell’educazione e dello sviluppo umano. La sua distruzione fu una tragedia non solo per la gente dei Balcani, ma per l’umanità in generale.
Nella vecchia Guerra Fredda, la Jugoslavia socialista non allineata aveva uno scopo per l’Occidente. Il Presidente jugoslavo, ex leader partigiano in tempo di guerra Josip Broz Tito, riceveva generalmente un buona stampa. Gli intellettuali di sinistra scrivevano con entusiasmo in merito al modello jugoslavo di autogestione dei lavoratori. Gli Occidentali guardavano e godevano dei film e programmi televisivi jugoslavi di alta qualità e prenotavano pacchetti vacanze nel Paese.
Ma dopo la caduta del muro di Berlino, la Jugoslavia diventò “la nazione sacrificabile”. Nelle parole di George Kenney, funzionario per la Jugoslavia presso il Dipartimento di Stato USA, “non c’era posto per un grande Stato socialista indipendente che resistesse alla globalizzazione”.
La Germania sostenne attivamente e incoraggiò la secessione della Slovenia e della Croazia dalla Federazione jugoslava.
La creazione di una Bosnia “indipendente” era più di un progetto statunitense. Gli USA appoggiarono il separatista Alija Izetbegovic e sabotarono efficacemente una soluzione pacifica alla questione bosniaca quando l’ambasciatore Warren Zimmerman persuase Izetbegovic a rinnegare la sua firma all’accordo di Lisbona sponsorizzato dall’UE nel 1992. Zimmerman, come ho notato in precedenza, diede fuoco alla miccia di una guerra brutale in cui si pensa che abbiano perso la vita circa 100.000 persone.
Al posto di un forte Stato jugoslavo, nei Balcani ora c’è una serie di piccoli Stati economicamente deboli . Tutto ciò piace agli Stati Uniti, con la loro strategia imperiale di Divide et Impera, d’accordo, ma è chiaramente contro i migliori interessi della gente della regione.
L’unico modo per risolvere i problemi dei Balcani è tornare indietro nel tempo. La graduale ricostruzione di una Federazione multietnica jugoslava – con diritti pieni e garantiti per tutti i suoi cittadini – e un patto di amicizia raggiunto con l’Albania, che forse potrebbe essere proposta come membro “associato”, è la soluzione logica alle attuali divisioni. La Jugoslavia aveva senso nel 20° secolo e oggi ha altrettanto senso. Solo non aspettiamoci che il CFR, con tutti i suoi interessi sui “punti di fiamma” nei Balcani, lo raccomandi.
Neil Clark
Fonte – traduzione di C. Palmacci

Preso da: https://byebyeunclesam.wordpress.com/2018/01/18/volete-stabilita-nei-balcani-allora-ridateci-la-jugoslavia/

Cecenia, Kosovo, Siria, Libia: chi ha sostenuto i terroristi taccia per sempre

Image 1x1.transSecondo le ultime notizie che arrivano dalla Russia, il responsabile dell’attentato nella metropolitana di San Pietroburgo sarebbe un 23enne kirghiso che avrebbe fatto saltare l’ordigno portato in uno zaino. È presto per trarre conclusioni affrettate, ma sembra proprio che la matrice vada ricercata là dove sin da subito si è sospettato: nel ventre molle caucasico, dove islam fondamentalista, criminalità organizzata e istanze indipendentiste si sovrappongono. Quando si parla di Russia, Asia centrale e terrorismo islamico, tuttavia, non possiamo non pensare alla questione cecena, che è stata un po’ il catalizzatore di tutto il fondamentalismo dell’area: è lì che i terroristi hanno combattuto, si sono conosciuti, si sono organizzati, hanno fatto rete, per poi finire a combattere in Siria o a farsi saltare su un vagone della metropolitana a San Pietroburgo. E non possiamo dimenticare come la Cecenia abbia avuto un sostegno continuo, sistematico, da parte occidentale.  Nel frattempo, in Italia è stata appena smantellata una cellula jihadista che progettava di far saltare il ponte di Rialto, a Venezia. Erano tutti kosovari, quindi anch’essi beneficiati non sono di un generico “sostegno” occidentale. Lì abbiamo fatto di più: abbiamo portato la guerra nel cuore dell’Europa, bombardando le città serbe, per permettere l’instaurazione a due passi da casa nostra di un narco-Stato basato su tutti i traffici possibili e che costituisce un santuario del terrorismo islamico. Anche in questo caso, i patriottici, idealisti, generosi combattenti che abbiamo aiutato erano in realtà efferati tagliagole.
Della Siria è appena il caso di dire: il bluff dei “ribelli moderati” è durato pochissimo. Ciononostante, agli ultimi Oscar abbiamo fatto in tempo a premiare la sezione locale di Al Qaeda, per non farci mancare nulla. In Libia, ci hanno detto che era in corso una rivolta contro il tiranno in nome di Twitter e dei diritti civili. Dopo qualche anno, abbiamo uno Stato imploso, preda di predoni, signori della guerra e terroristi. E, in ogni caso, tra le varie fazioni abbiamo scelto la peggiore, ovvero un governante riconosciuto solo dall’Occidente, ma che in patria governa a malapena un quartiere di Tripoli, peraltro di tanto in tanto preda di incursioni delle bande rivali.

Image 1x1.trans Ma questa è storia. Una storia che abbiamo già raccontato molte volte sul Primato. La storia dell’Occidente che punta sempre sul cavallo sbagliato, talmente sbagliato da far pensare che in realtà sia quello giusto, nel senso che proprio questo caos era l’obiettivo ricercato. Bisognerebbe almeno fare una moratoria: a chiunque abbia sostenuto la guerriglia cecena o quella kosovara, a chiunque abbia sostenuto le primavere arabe, va tolto il diritto di parola. Bisognerebbe ricercarli uno a uno, ritrovare i loro articoli dell’epoca, e usarli oggi come arma di delegittimazione. In fin dei conti hanno solo incendiato il mondo, con un costo altissimo in termini di vite umane. Il silenzio è un prezzo che devono essere disposti a pagare.
Adriano Scianca

Preso da: http://www.ilprimatonazionale.it/esteri/cecenia-kosovo-siria-libia-chi-ha-sostenuto-i-terroristi-taccia-per-sempre-61150/

I ROTHSCHILD CONTROLLANO LA CORTE INTERNAZIONALE DELL’AIA

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I Rothschild controllano anche Ministeri della Giustizia nei paesi occidentali.
Hanno fondato la Corte Internazionale dell’AIA per giudicare le nazioni che si oppongono a loro.
Ecco perche’ sono stati puniti i serbi.
Piu’ di recente sono stati giudicati  innocenti Gotovina e Markac o il politico kosovaro Haradinaj durante la guerra in Jugoslavia mentre il generale serbo Tolomir veniva condannato all’ergastolo..
La sentenza sono dei crimini del tribunale corrotto.
Milosevic e’ stato assassinato dall’AIA ed il tribinale  non aveva alcuna prova contro di lui.

Le tensioni di un processo stressante di 5 anni in conbinazione con il trattamento medico inadatto per il suo cuore   indebolito alla fine lo uccisero.
Vojislav Seselj presidente del partito radicale serbo e’ stato detenuto senza processo presso il Tribunale dell’Aia per 10 anni.
James Bissett, ex-ambasciatore canadese ha affermato che George Soros, agente Rothschild, ha finanziato il Tribunale Internazionale dell’Aia. Cio’ significa che i serbi sono stati processati dallo stesso uomo che li ha attaccati.
La famiglia Rothschild dovrebbe essere accusata dei ,mali che ha causato ma e’ impossibile
con una giustizia corrotta.

Fonte :
http://vol370.blogspot.it/2017/01/1301-jacob-rothschild-est-coupable-de.html
foto : Vojislav Seselj
via No a Massoneria a Macerata
Preso da: http://www.complottisti.com/i-rothschild-controllano-la-corte-internazionale-dellaia/