Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

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Libia, Iraq e Siria: esiti delle “guerre umanitarie” in corso.

25 novembre 2014
Gli USA e i suoi alleati negli anni hanno adottato la nuova dottrina della ”responsability to protect” in base alla quale hanno reso legale sovvertire qualsiasi paese che non segua il proprio modello di civiltà e democrazia. Il punto di vista di alcuni studiosi e le conseguenze disastrose nei paesi ‘beneficiati’ dall’ingerenza umanitaria.

Patrizio Ricci ( sito associato Vietato Parlare.it )

Esiste solo un punto di vista, una sola lettura delle situazioni. La scala dell’autorevolezza non è data dalla realtà oggettiva ma è quella imposta e diffusa dagli Stati Uniti, dalle Nazioni Unite; cioè da quegli organismi ‘sovranazionali’ che si prendono carico della ‘sicurezza globale’.

In sostanza, secondo tale mentalità di ‘governo globale’ i diritti e la sicurezza globale verrebbero prima del valore del singolo uomo e delle comunità nazionali. Ma attenzione: gli interessi delle potenze mondiali che incarnano i ‘diritti umanitari’ vengono prima della pace; è la pace che deve conciliarsi con gli interessi economici e la sicurezza nazionale e non viceversa.

Lo tengano bene in mente i governi di tutto il pianeta: bisogna essere in armonia con il ‘lego’. I sovrani dispotici sono giudicati non in quanto tali ma se in armonia con il ‘lego’: solo se in armonia o funzionali con tali progetti non avverrà alcuna ‘ingerenza umanitaria’ sui propri affari interni.

Una simile mentalità è indice che qualcosa evidentemente non funziona. Emblematico è il modo con cui la situazione siriana è descritta dal ”Global Center to Responsability to protect” (questa organizzazione rispecchia il punto di vista maggiormente condiviso da parte della ‘Comunità Internazionale’ essendo supportata da tutti i governi occidentali, da ‘figure di spicco della comunità dei diritti umani’, nonché da International Crisis Group, Human Rights Watch, Oxfam International, Refugees International, e WFM-Institute for Global Policy):

“La guerra civile in corso in Siria vede le popolazioni affrontare le atrocità di massa commesse dalle forze di sicurezza dello Stato e le milizie affiliate”.

Non è spesa una parola di condanna sulle milizie islamiste che imperversano nel paese e che costituiscono l’80% delle forze ‘ribelli’. Il giudizio è netto: la responsabilità grava totalmente sul governo siriano. E’ l’opinione del circolo che conta, e poco importa se la situazione reale è del tutto rovesciata (l’aggressione è subita dalla Siria ad opera delle milizie fondamentaliste eterodirette).

Simili ‘insindacabili giudizi’ rimangono immutati anche davanti a evidenze di segno opposto. La radice è profonda e deriva da una concezione dell’uomo e dei diritti in mutamento, diritti che hanno una loro casistica ben definita e che derivano da una visione dell’esistenza umana lontana dalla fede di Cristo (da cui sono pur nati tutti i ‘valori’ europei…). E’ una visione della vita e dell’uomo nichilista a e relativista sottomessa al ‘progresso economico’ infinito. E’ un argomento che accende il dibattito e divide i paesi occidentali al loro interno ma all’esterno dominano e prendono le decisioni i centri di potere che innalzano i loro principi assoluti:

“L’ideologia occidentale della humanitarian intervention, con la sua pretesa di diffondere nel mondo intero i valori occidentali – e tali sono i valori sottesi alla dottrina dei diritti umani e della democrazia -, coincide in realtà con una strategia generale di promozione di “interessi vitali” dei singoli Stati “umanitari” – o di alleanze fra Stati -, presentati come interessi della comunità internazionale…”
(Danilo Zolo, giurista).

Così inteso, l’intervento umanitario è subdolo e non è sincero:

“Può accadere che l’emergenza umanitaria sia pura invenzione di una potenza che si propone di interferire nella ‘domestic jurisdiction’ di un altro Stato per ragioni politiche e/o economiche. Oppure può accadere che una guerra civile di ridotte dimensioni venga gonfiata di proposito da parte di una grande potenza per giustificare l’aggressione contro un paese militarmente debole che essa ha deciso di occupare per ragioni strategiche.” (Danilo Zolo).

Le conseguenze di questa ‘ricetta’ sono sotto gli occhi di tutti: Iraq, in Libia ed in Siria ne sono la testimonianza vivente. In questi paesi ha portato solo morte e distruzione.
Pur di realizzare i propri piani si può impunemente usare l’inganno e la menzogna: la guerra contro Saddam si è basata su inesistenti armi di distruzione di massa. I suoi esiti non possono essere presi alla leggera ed essere considerati ‘un disguido’: è un’aggressione ad uno stato sovrano che ha causato al popolo iracheno da 700.000 ad un milione e 400 mila morti (Opinion Research Survey)

Ebbene sono passati anni e nessuno ha chiesto scusa a quelle vittime. Gli esiti e le divisioni generati da quella guerra sono ancora in atto ma l’occidente non si domanda cosa non ha funzionato, quali errori ha fatto: ha sempre pronta la stessa agenda di 6 punti (vedi nota a margine..).

Che dire? E’ evidente che le cose così non vanno… Dice C. Schmitt, giurista e filosofo politico tedesco (Cfr., Begriff des Politischen, München-Leipzig, Duncker & Humblot, 1963):

“Chi cerca di vestire il suo attacco militare con panni umanitari è un impostore: in realtà egli cerca di consacrare la propria guerra come “guerra giusta” e di degradare moralmente il proprio avversario, di isolarlo come nemico dell’umanità e di essergli ostile sino all’estrema disumanità”.

Anche il prof. Thomas Franck (docente presso la New York University in diritto internazionale) è diffidente nei confronti di una apologia indiscriminata dell’uso della forza per finalità umanitarie. Infatti, Franck in “Interpretation and change in the law of humanitarian intervention”sostiene con saggezza che bisogna discriminare fra interventi umanitari “genuini” ed interventi umanitari insinceri e opportunistici.

Ed a proposito di opportunismi ed inganni ”umanitari”, il conflitto siriano-iracheno ne è infarcito: – proprio l’Arabia Saudita (che ha finanziato e sostenuto Isis insieme a Qatar e Turchia) è nella coalizione e per non meglio precisati motivi ed è l’unico stato che ha il privilegio di volare sui cieli della Siria insieme agli USA; – i bombardamenti sono focalizzati su Kobane , nel Kurdistan siriano, con l’intenzione evidente di staccare la regione dall’autorità siriana; in Siria i target dei caccia americani sono scelti accuratamente per nuocere ad Isis ma anche al governo siriano: i raid sono compiuti su raffinerie siriane, infrastrutture, granai. L’ intento è fin troppo palese: il governo siriano non ritornerà più in possesso di risorse vitali.
Intanto i pozzi estrattivi in mano allo Stato del Levante continuano fruttare ogni giorno al Califfato un milione di euro. I jadisti provenienti dall’estero continuano ad affluire a migliaia attraverso la Turchia (dove sono curati e riforniti).

Sono alcuni esempi di ciò che viene taciuto. E l’Italia? Nel nostro paese il dibattito su queste cose è inesistente: il governo italiano si è sempre accodato alle decisioni di altri con la sola preoccupazione di non dispiacere alle alleanze da cui dipendiamo totalmente.
… continuiamo così a costruire un mondo migliore? Auguri alle future generazioni.

NOTA A MARGINE:

Il copione seguito dagli USA in questo tipo di interventi è sempre lo stesso:
1) si alimenta segretamente il malcontento (si utilizzano una pluralità di mezzi: Ong, diplomatici, si acuisce la depressione economica del paese grazie all’influenza sulla finanza internazionale e sull’FMI, e altri metodi );
2) una volta che tutto è pronto, si fa esplodere la piazza in maniera violenta confidando nella repressione;
3) si ingigantisce la partecipazione popolare alle manifestazioni di protesta e si esagerano il numero degli incidenti e le vittime;
4) si indirizzano i principali mass media in mano a poche lobbyes per costruire una opinione pubblica favorevole all’intervento;
5) si dispone una copertura giuridica internazionale per bypassare le costituzioni dei paesi democratici;
6) si forma una coalizione simbolica con il meccanismo delle alleanze e con allettanti promesse di partecipazione alla ricostruzione.

Preso da: http://www.siriapax.org/?p=2164

MEMBRO DEI WHITE HELMET FILMATO MENTRE SI LIBERAVA DEI CORPI MUTILATI DI SOLDATI SIRIANI

RT, 23 giugno 2017

Un membro dei cosiddetti “Caschi Bianchi”, salutati dai media occidentali come “eroi portatori di pace”, è stato ripreso in un video mentre aiutava un gruppo di militanti non identificati a liberarsi di cadaveri di soldati dell’Esercito siriano che erano stati decapitati.

Un impressionante filmato pubblicato su Twitter il 20 giugno mostra un uomo che indossa una maglietta con il logo dei White Helmet che butta in una discarica un mucchio di cadaveri, presumibilmente di soldati dell’Esercito siriano o combattenti fedeli al governo.

Nello scioccante filmato si vede che molti dei corpi sono decapitati e un militante mostra persino alla videocamera, in primo piano, la testa mozzata di un soldato.

Gli imparziali e umanitari White Helmet prendono parte alla decapitazione e all’eliminazione di cadaveri di soldati siriani in una discarica di Daraa”, recita la didascalia sotto il video postato su Twitter.

Daraa è una provincia nel sud della Siria che confina con la Giordania e in cui operano diverse fazioni di ribelli, oltre al gruppo terrorista Al-Nusra.

Non è ancora chiaro a quale gruppo appartengano i militanti che nel video si liberano dei cadaveri.

In seguito all’incidente, i White Helmet, ufficialmente noti come Syria Civil Defense, hanno rapidamente diramato un comunicato in cui la dirigenza del gruppo condannava l’uomo ripreso nel video e affermava di averlo allontanato per violazione del codice di condotta.

Il gruppo ha ammesso che l’uomo nel video era effettivamente un membro dei White Helmet ma ha affermato che stava “agendo in modo indipendente e non nelle funzioni di membro della SCD.”

Il 20 giugno 2017, nel governatorato di Daraa, un volontario della SCD è stato visto prendere parte a un’azione che violava i valori e i principi organizzativi della SCD” affermava il comunicato, aggiungendo che il comportamento dell’uomo in questione, il cui nome non veniva rivelato, “costituisce una grave trasgressione del Codice di Condotta della SCD”.

Di conseguenza, il volontario è stato espulso” affermava il comunicato.

Questa non è la prima volta che i White Helmet vengono ripresi mentre partecipano ad atrocità di vario genere in Siria, dal momento che il primo di [tali incidenti] risale al 2015” ha detto a RT Vanessa Beeley, giornalista e ricercatrice indipendente. La Beeley ha aggiunto che “l’unico motivo per cui i White Helmet hanno emesso questo comunicato è che sono stati ripresi [in video].”

Un incidente simile si era verificato a maggio, quando è uscito un filmato che mostrava diversi membri della squadra di soccorso del gruppo che aiutavano a portare via il corpo di un uomo giustiziato dai ribelli nella città di Jasim, sempre nella provincia di Daraa.

L’uomo era stato ucciso in un’esecuzione sommaria compiuta dai ribelli al cospetto di un’ampia folla e ripresa da una videocamera. Nel filmato si vedono i volontari dei White Helmet intervenire per disporre del corpo, ha riportato all’epoca Al Masdar News.

Anche allora i White Helmet avevano subito pubblicato un comunicato in cui affermavano che i volontari del gruppo “sono stati visti comportarsi in modo inappropriato e non conforme al Codice di Condotta della Syria Civil Defence.”

In quell’occasione il problema parve essere che il capo della squadra locale non aveva chiesto il “permesso ai suoi superiori prima di accondiscendere alla richiesta” di disporre del cadavere. L’uomo è stato successivamente espulso.

È ormai parecchio tempo che i White Helmet vengono salutati dai media occidentali come eroi che salvano vite umane. A febbraio un documentario di Netflix, che elogia il gruppo definendoli “volontari civili disarmati e neutrali”, ha persino vinto un Oscar come miglior documentario breve.

L’organizzazione ha ricevuto elogi anche da parte di Amnesty International, che l’ha descritta come “gruppo di volontari neutrali e disarmati”.

Eppure il gruppo è da diverso tempo inseguito dalle accuse di avere legami con formazioni terroristiche. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in aprile ha affermato che i White Helmet sono coinvolti nell’insabbiamento dei crimini dei terroristi.

I White Helmet non solo si sentono a casa nei territori controllati da Al-Nusra e dallo Stato Islamico [IS, ex ISIS/ISIL], ma esprimono anche apertamente un atteggiamento favorevole nei loro confronti, fornendo loro informazioni e persino aiuti economici” ha aggiunto.

Le sue parole riecheggiano in parte in quelle della Beeley, la quale ha riferito a RT che i residenti di Aleppo, che hanno vissuto sotto il giogo dei terroristi per cinque anni, “possono testimoniare del fatto che i White Helmet collaboravano con il Fronte Al-Nusra, così come partecipavano alle esecuzioni e alle torture, e che lavoravano come unità di protezione civile del Fronte Al-Nusra

La Beeley ha proseguito dicendo che “i White Helmet sono un importante progetto finanziato da Gran Bretagna, Stati Uniti, Europa e stati del Golfo al fine di diffondere la propaganda contro il governo e l’esercito siriano”. Il che spiega in parte il silenzio dei media quando emergono scandali come questo.

Anche una giornalista e attivista per i diritti umani canadese, Eva Bartlett, che è stata in Siria diverse volte dall’inizio della guerra, ha messo in dubbio l’autenticità delle affermazioni dei White Helmet riguardo la loro missione di “gruppo di soccorso”.

I membri dell’organizzazione “affermano di portare soccorso ai civili di Aleppo est e Idlib [ma]… nessuno ad Aleppo est ha sentito parlare di loro” ha detto in un discorso all’ONU nel dicembre 2016.

I residenti di Aleppo hanno descritto il gruppo come “ladri e sciacalli, sempre pronti a mettersi in posa per le fotografiee interessati solo a pubblicare video d’effetto.Quando arrivavano per aiutare i feriti li derubavano” ha detto un anziano alla corrispondente di guerra di RT nel dicembre 2016. “Se trovano gioielli addosso a una persona, glieli tagliano via. Sono tutti ladri

 

Articolo originale: https://www.rt.com/news/393809-white-helmets-mutilated-bodies/

 

 

Amnesty e le altre parche facilitatrici di FULVIO GRIMALDI

DI FULVIO GRIMALDI

Andiamo indietro almeno fino alla guerra contro la Jugoslavia e vedremo come ogni crimine di guerra, ogni crimine contro l’umanità, ogni crimine di aggressione economica, sanzioni, embargo, blocco, diretti contro paesi sovrani, indipendenti, liberi, che si difendono contro i tentacoli della piovra imperialista, essenzialmente Usa, Israele, UE e Nato, vengano preceduti e, dunque, facilitati dall’intervento di Amnesty International, Human Rights Watch (quella di Soros) e Save the Children, le tre sedicenti organizzazioni per i diritti umani di matrice angloamericana. Sono loro le tre Parche, o, per i Greci, Moire, figlie depravate di Zeus e Temi, che pretendono di governare vita, destino e morte degli umani. Al loro seguito formicolano altre entità minori con il compito di rafforzare, a livello tecnico e di categoria, l’impatto delle operazioni propagandistiche delle tre sorelle del crimine umanitario organizzato, tipo Avaaz, Medici Senza Frontiere, Reporter Senza Frontiere.

Alle origini e al vertice hanno tutti gente che una persona perbene non toccherebbe con una pertica. Il Kouchner di MSF, sodale del filosofo sguattero Henry Levy e agitprop della guerra dei briganti UCK contro la Serbia; il Robert Ménard di RSF, che sostiene la tortura, lavora con il terrorista anticastrista Otto Reich, viene pagato dalla Cia e si permette di dare la classifica delle libertà di stampa; Tom Perricello, deputato democratico e fautore dell’attacco all’Afghanistan e Tom Pravda, consulente del Dipartimento di Stato, più una spruzzatina di Wall Street, a capo dell’agenzia di raccolte firme e schedatura dei farlocconi Avaaz, fondata da MoveOn, la piattaforma di ogni perfidia imperialista.

Una mazzata al cerchio e un buffetto alla botte

Entrano in campo quando il gioco si fa duro e i loro mandanti, che sono storicamente e tuttoggi i poteri dello Stato Ufficiale, stavolta in sintonia con quelli dello Stato Occulto: Dipartimento di Stato Usa, Pentagono, Wall Street, National Endowment for Democracy, USAID, Cia e servizi dell’Intelligence atlantica. Per provarlo bastano le figure apicali, in gran parte provenienti da quegli ambienti, tipo Suzanne Nossel, già braccio destro di Hillary Clinton segretaria di Stato). Si rendono credibili, presso i meno dotati di memoria e discrimine, con alcune denunce indirizzate anche ai governi amici, quelli della sedicente “comunità internazionale”, e alle sue appendici, da Israele ad Arabia Saudita, dal Messico al Sudcorea. Perlopiù quando i fatti esposti risalgono a tempi impolverati, o sono di un’evidenza plateale o, comunque, non turbano gli obiettivi strategici della fase perseguiti dagli sponsor maggiori. Colpo di maglio al cerchio nemico, tiratina d’orecchi alla botte amica. E grazie a questi interventi che riescono a prendere alle spalle molti dabbenuomini e a dar credito ai portatori d’acqua dell’imperialismo bellico che si fanno passare per portavoce del pacifismo, dei diritti umani, delle masse oppresse. Nel milieu li chiamerebbero “infami”. Un esempio dalla marca italiota: “il manifesto”.

Amnesty, apripista dei necrofori

Dicevo quando il gioco si fa duro. Prendiamo Amnesty, freneticamente attiva in questi giorni sulla Siria. Prima, la ributtante truffa di “Caesar”, anonimo diffusore di migliaia di foto di cadaveri, in parte torturati, attribuiti tutti alla follia omicida di Bashar el Assad. Naturalmente niente nomi, niente fonti identificabili e, poi, la scoperta che almeno metà dei corpi appartenevano a militari siriani caduti in battaglia. Poco dopo, l’altrettanto ridicolmente anonima denuncia dello strangolamento nelle carceri siriane di un numero tra i 5000 e i 13mila (sic!) detenuti. Infine, di queste ore, un virulento attacco a Russia e Cina per aver opposto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che riesumava la logora e mille volte smentita accusa che Damasco avrebbe utilizzato armi chimiche. Accusa, totalmente priva di prove, ma fatta sgocciolare anche un pochino sui ”ribelli”, in modo che la così dimostrata “imparzialità” renda credibile la colpevolezza dell’unico imputato visibile e identificabile e, magari, trascinabile davanti al Tribunale Penale Internazionale (quello che finora ha incriminato esclusivamente imputati dalla pelle nera). Cerchiobottismo sbilanciato.

Si ricorderà che fin dal 2013 le potenze attaccanti avevano cercato di convincere Obama che Assad aveva oltrepassato la famosa “linea rossa”, quella fissata da Washington relativa all’uso di armi proibite. Venne fuori che quell’attacco chimico era stato lanciato da Est Ghouta, area in mano ai mercenari addestrati e pagati dalla Nato e dai suoi soci del Golfo. Fu l’intervento russo a bloccare Obama (il masskiller maggiore tra i presidenti Usa), sia dimostrando quanto sopra, sia ottenendo che Damasco si disfacesse del suo arsenale chimico (restando inerme davanti a Israele, nemico di sempre e potenza nucleare, oltreché biochimica). A bloccare nell’imbarazzo Obama ci furono anche le successive prove, documentate da video e dalle vanterie degli stessi terroristi, di materiali per ordigni chimici forniti ai mercenari da Turchia e Arabia Saudita. Memorabile un video, subito virale, in cui miliziani di Al Qaida mostrano la rapida agonia tra convulsioni di conigli irrorati da sostanze che, così dichiaravano orgogliosi, sarebbero state poi utilizzate contro chi si opponeva alla jihad.

Amnesty apripista neocon-radicalchic

Il virulento dinamismo antisiriano di questi giorni coincide con una serie di sviluppi imprevisti e che tutti dovrebbero, nelle intenzioni di Amnesty e compari, favorire il partito della guerra, messo momentaneamente in crisi da un neopresidente indifferente alla permanenza di Assad, ma forse deciso a passare dalla finta guerra di Obama, turchi e sauditi contro i propri mercenari Isis e Al Nusra, a quella vera e totale, magari d’intesa con i russi. Anatema! Verrebbe meno lo spauracchio russo con il quale gli spodestati dalle elezioni Usa, dando fondo a una delirante, forsennata, isterica russofobia, cercano di coagulare lo schieramento Usa e internazionale neocon-radicalchic, dalla Cia, attraverso il machofemminismo, ai liberal e al “manifesto”, nella strategia che ne ha finora garantito i superpoteri e i superprofitti.

I curdi, cari ai radicalchic e mercenari di tutti

La situazione siriana sta sfuggendo di mano. Anche quella irachena, nonostante l’arrivo di sempre nuove truppe Usa che tentano di imbrogliare la matassa e impedire una riunificazione dell’Iraq di cui la liberazione di Mosul, per merito quasi esclusivo dell’esercito di Baghdad e delle Unità di Mobilitazione Popolare, fortemente antiamericane, potrebbe essere la condizione decisiva. In Siria Aleppo è liberata, Palmira è stata ripresa, Raqqa è sotto tiro dei bombardieri russo e dei missili siriani. Vendutisi agli Usa che gli hanno promesso il controllo su un quarto di Siria araba, gli opportunisti curdi YPG di Kobane (vero nome Ain al Arab), compiuta la pulizia etnica nelle zone arabe strappate allo Stato, sono ora in difficoltà davanti alla spinta su Manbij da parte dell’esercito turco, in parte travestito daFree Syrian Army (organismo nato morto e ora resuscitato da Erdogan per far passare per ribellione siriana la propria invasione-occupazione di vasti territori siriani). E, campioni di piroette, a dispetto di come vengono celebrati dai subimperialisti liberal nostrani, sono ritornati sotto lo scudo siriano. Insidiati da turchi e presunte milizie ribelli, con gli Usa paralizzati nella tagliola tra manipolazione dei curdi in funzione spartitoria della Siria e alleanza in Nato con i turchi, sono tornati ad affidare la difesa di Manbij, nordovest siriano, alle truppe dell’Esercito di Damasco.

Grande è la confusione, ma la situazione non è ottima

Bravi i russi, ma troppi partner

E i russi? A Palmira le forze speciali russe hanno guidato le truppe siriane alla riconquista del patrimonio mondiale archeologico. La storia e tutti noi gliene rendiamo infinito merito. Ma il disagio della girandola tra doppie e triple alleanze colpisce anche loro. Stanno con Erdogan perché dice di voler colpire l’Isis, che pure è la sua progenie neanche tanto bastarda, ma non possono non capire che a Erdogan preme impedire che i curdi siriani si approprino di territori siriani che il sultano rivendica al suo futuro ottomano. E stanno con Damasco che rivendica sacrosantamente il recupero dell’intero territorio nazionale, respinge al mittente la costituzione federale proposta da Mosca con l’occhiolino ai curdi. Ma l’alleanza con uno totalmente privo di scrupoli etici e politici, come il despota di Ankara, vacilla e chissà se lo zuccherino del gasdotto Turkish Stream, dal Mar Nero a Smirne, non si scioglierà al sole risorto dell’antica e più naturale fratellanza musulmana (antiscita) e atlantica.

Ecco che la forbice della Parca Amnesty, che recide quanto intralcia il cammino dell’Impero, riappare brillante nei cieli del Medioriente. Accompagna e segue i passi di un vessillifero di coloro che il pericolosamente imprevedibile Trump ha messo in ambasce: John McCain, feldmaresciallo neocon, intimo dei caporioni jihadisti, nella Commissione Forze Armate del Senato, volto disumano di Amnesty e affini, riappare tra le bande naziste a Kiev e subito dopo tra i terroristi in Siria. L’intendenza, cioè Amnesty e le altre, seguono. La strada di Trump, per quanto questa variabile bislacca si dia da fare, sotto la micidiale e ricattatoria pressione dello Stato Profondo, a ricuperare consensi nell’apparato militar-industriale, non è la loro. Che sa di Russia delenda est e odora di fungo atomico. Una strada spianata non tanto dalle chiacchiere di Trump sul budget militare, quanto dai tre trilioni effettivamente spesi da Obama nelle sue sette guerre e nel trilione da lui stanziato per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare.

Le Parche e il loro cursus honorum

Ricordate quando si trattò di far fuori la Libia? Chi lastricò la strada ai tagliagole e ai missili Nato? Amnesty martellava il colto e l’inclita con inesistenti bombardamenti di Gheddafi sul proprio popolo. Human Rights Watch vedeva rivolte di massa a Tripoli dove tutto il popolo stava schierato con il leader. Attraverso il buco della serratura aveva spiato inenarrabili sconcezze nella reggia d’oro del Rais. Save che Children farneticava di viagra distribuito da Gheddafi alle sue truppe perché con più vigore potessero stuprare le donne e i bambini che pur difendevano dall’aggressione. Sempre HRW aveva randellato l’opinione pubblica mondiale con la storia delle 2000 donne stuprate dai gheddafiani dalle parti di Bengasi. La fonte era una cittadina della città che diceva di averne le testimonianze scritte. Rintracciata dai reporter non marcati HRW, non ne seppe indicare una. E le testimonianze scritte non si trovavano più. Ma intanto la Libia era stata fatta a pezzi. Senza il buon lavoro di Amnesty e delle altre, forse non sarebbe andata così e la Libia sarebbe ancora viva. Sono poche paginette di cento tomi di nefandezze.

Egitto liberato e il missile Regeni

Negli ultimi due anni, quelli trascorsi da quando una sommossa di popolo e 22 milioni di firme avevano destituito il despota Morsi, Fratello Musulmano, fustigatore di infedeli a forza di Sharìa e piromane di chiese copte, dunque cugino dell’Isis (che avrebbe poi lanciato all’offensiva terrorista nel Sinai), le tre Parche sono entrate in overdrive (moltiplicatore di velocità). Su un Egitto laico e indipendente, potenza guida del mondo arabo e africano, sfuggito alla morsa della Fratellanza, che da quasi un secolo si fa interprete degli interessi coloniali e neocoloniali dell’Occidente, protagonista degli sviluppi in Libia e, horribile dictu, sempre più vicino a Mosca e a Putin, si doveva andar giù pesanti.

Ed ecco che da Londra, da un oscuro groviglio imprenditoriale (Oxford Analytica) dedito allo spionaggio industriale e altro, diretto da pendagli da forca, spioni, inventori di squadroni della morte, creatori di provocazioni terroristiche (McColl, Young, Negroponte), arriva al Cairo l’emissario giusto, giovane, tipo Erasmus, cervello ahinoi in fuga, appassionato di sindacati. Deve capire che cosa, nelle viscere reazionarie e revansciste del paese, si stia muovendo contro chi pretende di far fare all’Egitto un salto di qualità, alimentato da enormi giacimenti di gas, da un quasi miracoloso raddoppio istantaneo del Canale di Suez, da una politica estera indipendente e creativa e dal consenso del popolo, a dispetto delle nequizie che ad Al Sisi attribuiscono gli atlantici, soprattutto del “manifesto”.

Falliscono terroristi e marines? C’è sempre Amnesty

Roba da mandare in tilt il lungamente covato e in buona parte attuato progetto del Nuovo Medio Oriente, senza più ostici Stati sovrani nazionali, multietnici, multiconfessionali, laici, antisraeliani, riferimento degli antimperialistie anmticolonialisti. Ma Giulio Regeni si scopre, lo sgamano, risulta bruciato. Va sacrificato. I suoi datori di lavoro in Inghilterra si nascondono. L’ordigno anti-Al Sisi si scopre bagnato. Perfino “Il manifesto” non sa più che dire. E’ chiaro che tutti ormai sanno chi fosse e cosa fosse andato a fare. Il plusvalore che ci si attendeva dal “martire dei diritti umani” per farne, insieme ai terroristi Isis del Sinai, il lanciafiamme di un’operazione di satanizzazione del reprobo arabo, si volge in imbarazzato silenzio. Amnesty, per ora, non porterà via il gas né all’Egitto, né all’Eni (come sognato da Exxon-Total, BP, Shell, ecc.). Ma, operando di conserva con i Fratelli Musulmani-Isis, almeno gli ha portato via il turismo, seconda voce delle entrate statali. Dovrà finire in ginocchio. Protagoniste dell’operazione, le Parche. Quelle che entrano in campo quando si tratta di revisionare e mettere a punto la macchina della guerra imperiale. Che ora corrono in soccorso a jihadisti e marines in Siria. Davanti a tutte, quella con la forbice che recide i fili.Amnesty International. Con il “manifesto”, rappresentante in terra delle figlie di Zeus, che aiuta a reggere la forbice.

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/03/amnesty-e-le-parche-facilitatrici.html

Ad Amnesty International Italia

Di Enzo Brandi e Stefania Russo

Con il vostro Comunicato CS 028 – 2017 diffuso il 1° marzo, dopo aver genericamente parlato di inchieste sull’uso di armi chimiche riguardanti “tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Siria”, rivelate, dalle parole della stessa Tadros,  il vero scopo del comunicato: attaccare il governo siriano impegnato da 6 anni in un durissima battaglia contro orde di terroristi e mercenari etero diretti dall’esterno che hanno il compito di distruggere e smembrare quello sfortunato paese; e attaccare nel contempo Russia e Cina colpevoli di volerlo salvare. Grazie ai loro veti infatti si è evitata la legittimazione di una ennesima aggressione “umanitaria”  da parte della Nato contro un Paese sovrano, come successo nel marzo del 2011 contro la Libia,  le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di tutti!

Anche allora avete fornito al “mondo” utili coperture propagandistiche per giustificare bombardamenti e attacchi militari, accusando Gheddafi di orribili stragi di civili e stupri di massa ottenuti distribuendo fiumi di Viagra ai soldati governativi, salvo poi riconoscere, a distruzione del paese avvenuta, che si trattava di fatti non provati o falsità evidenti.

Riguardo alla Siria, avete sponsorizzato una mostra fatta di foto di cadaveri torturati anonimi, di cui  non era possibile accertare identità e circostanze della morte. Foto attribuite a un fantomatico agente siriano “Caesar” di cui non siete stati in grado di fornire né il nome né altre indicazioni, alimentando il generale sospetto che si tratti di pura invenzione.

In altra circostanza avete pubblicato dossier attribuibili all’opposizione armata terrorista e jihadista siriana, in cui si parla senza prove del fantomatico numero di 13.000 impiccati- tutti rigorosamente anonimi – nelle carceri siriane.

Siate certi che queste “informazioni”, prive di riscontri e caratterizzate da una evidente faziosità, sono accolte da un numero crescente di cittadini con sempre maggiore scetticismo, e sempre un maggior numero di persone apprezza il comportamento di Russia, Cina e altri Paesi. Grazie a loro la Siria, malgrado gli attacchi e la devastazione da parte di migliaia di mercenari armati, addestrati e finanziati dalle petromonarchie e dall’impero Usa, è riuscita a difendere e mantenere la sua integrità e sovranità.

Ripensateci ed agite con maggiore responsabilità e dignità.

Cordiali saluti

Vincenzo Brandi, Stefania Russo della Rete No War Roma.

COMUNICATO STAMPA  Amnesty International Italia
CS028-2017

SIRIA, ALTRO VERGOGNOSO VETO DI RUSSIA E CINA AL CONSIGLIO DI SICUREZZA

Russia e Cina hanno per l’ennesima volta usato il loro potere di veto all’interno del Consiglio di sicurezza per bloccare, il 28 febbraio, una risoluzione che avrebbe contribuito ad accertare le responsabilità per l’uso e la produzione di armi chimiche da parte di tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Siria.

“Ponendo il veto alla risoluzione, Russia e Cina hanno mostrato un palese disprezzo per la vita di milioni di siriani. Entrambi i paesi fanno parte della Convenzione sulle armi chimiche e anche per questo non c’è alcuna scusa per il loro comportamento”, ha dichiarato Sherine Tadros, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le Nazioni Unite.

“Da sei anni la Russia, sostenuta dalla Cina, blocca le decisioni del Consiglio di sicurezza riguardanti il governo siriano. Questo atteggiamento impedisce la giustizia e rafforza la tendenza di tutte le parti coinvolte nel conflitto a ignorare il diritto internazionale. Il messaggio della comunità internazionale è che, quando si parla di Siria, non esiste alcuna linea rossa”, ha aggiunto Tadros.

Dall’inizio della crisi siriana, la Russia ha fatto ricorso per sette volte al diritto di veto. La risoluzione del 28 febbraio proponeva sanzioni nei confronti di singole persone collegate alla produzione di armi chimiche in Siria e un embargo su tutti i materiali che potrebbero essere usati per produrle in futuro.

La proposta su cui Russia e Cina hanno posto il veto faceva seguito alla risoluzione 2118 del settembre 2013, redatta da Russia e Usa, che impone misure sulla base del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite sul “trasferimento non autorizzato di armi chimiche e su ogni uso di armi chimiche, da parte di chiunque, nella Repubblica araba siriana”.

Nell’agosto 2015 il Consiglio di sicurezza aveva anche adottato all’unanimità la risoluzione 2235, che aveva istituito un Meccanismo d’indagine congiunto per identificare i responsabili degli attacchi con armi chimiche in Siria. Da allora, il Meccanismo è giunto alla conclusione che tanto il governo siriano quanto il gruppo armato Stato islamico hanno compiuto attacchi con armi chimiche.

“Il vergognoso atteggiamento della Russia è un ulteriore esempio di come Mosca usi il potere di veto per garantire al suo alleato, il governo siriano, che eviterà di subire conseguenze per i suoi crimini di guerra e contro l’umanità. Ora è di fondamentale importanza che il neo-nominato segretario generale Onu e gli stati membri del Consiglio di sicurezza agiscano con fermezza quando alcuni stati impediscono l’approvazione di risoluzioni per impedire o porre fine a crimini di guerra. Il Consiglio di sicurezza è diventato un luogo in cui fare sfoggio di posizioni politiche e il popolo siriano ne sta pagando il prezzo definito”, ha concluso Tadros.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 1 marzo 2017

 

fulviogrimaldi.blogspot.it

fonte: https://comedonchisciotte.org/amnesty-e-le-altre-parche-facilitatrici-con-un-intervento-in-calce-di-enzo-brandi-e-stefania-russo/

Il Pentagono ha addestrato i “ribelli” di Al Qaeda in Siria all’uso di armi chimiche

I media occidentali confutano le loro stesse bugie

Non solo confermano che il Pentagono ha sinora addestrato i terroristi nell’uso di armi chimiche, ma riconoscono anche l’esistenza di un neppure così segreto piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche in Siria e addebitarlo al regime di Assad.

Il London Daily Mail in un articolo del 2013 confemava l’esistenza di un progetto anglo-americano, appoggiato dalla Casa Bianca (con il sostegno del Qatar) per lanciare un attacco con armi chimiche sulla Siria ed addossare la colpa su Bashar al-Assad.

Aggiornamento; 8 aprile 2017. La decisione di Trump di bombardare la base aerea siriana come rappresaglia all’asserito uso di armi chimiche da parte di Assad sul suo stesso popolo conferma che lo scenario d’operazione sotto falsa bandiera dell’attacco con armi chimiche è ancora “sul tavolo”.

La nostra analisi (che include una grande mole di pezzi investigativi di Global research) conferma inequivocabilmente che Trump sta mentendo, i media occidentali stanno mentendo e molti degli alleati americani stanno mentendo.

Il seguente articolo del Mail Online è stato pubblicato e successivamente rimosso. Notate il discorso contraddittorio:

“Obama ha inviato un avvertimento al Presidente siriano Bashar al-Assad, La Casa Bianca ha dato luce verde all’attacco con armi chimiche”.

Questo pezzo del Mail Online, pubblicato nel gennaio 2013 è stato successivamente rimosso da Mail Online. Per ulteriori dettagli vai a questo link.

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L’addestramento dei “ribelli” (alias i terroristi di Al Qaeda) da parte del Pentagono nell’uso delle armi chimiche. 

La CNN accusa Bashar al-Assad di uccidere il suo stesso popolo mentre riconosce anche che i “ribelli” non solo sono in possesso di armi chimiche, ma che questi “terroristi moderati” affiliati ad Al Nusra sono addestrati nell’uso delle armi chimiche da esperti sotto contratto del Pentagono.

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In una logica contorta, il mandato del Pentagono era quello di assicurare che i ribelli allineati con Al Qaeda non acquisissero od usassero armi di distruzione di massa, addestrandoli attualmente all’uso di armi chimiche (suona contraddittorio):

“L’addestramento [nell’uso di armi chimiche] che ha luogo in Giordania e Turchia, riguarda il modo di monitorare e mettere in sicurezza scorte nonché maneggiare armi, siti e materiali, secondo le fonti. Alcuni dei contractors sono sul terreno siriano che lavorano con i ribelli per monitorare alcuni siti, secondo uno dei funzionari. La nazionalità degli addestratori non è stata rivelata, sebbene gli ufficiali si guardavano dal dare per scontato che fossero tutti americani.(CNN, 9 dicembre 2012)

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L’articolo qui sopra della giornalista Elise Labott (relegata alla status di blog CNN), vincitrice del Premio CNN confuta le numerose accuse della CNN dirette contro Bashar al-Assad.

Chi sta portando avanti l’addestramento dei terroristi nell’uso delle armi chimiche? Direttamente dalla fonte: la CNN

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Fonti: l’aiuto coperto degli USA nell’addestramento dei ribelli nel mettere in sicurezza le armi chimiche.

E questi sono gli stessi terroristi (addestrati dal Pentagono) che sono l’asserito bersaglio della campagna di bombardamenti finalizzati al controterrorismo di Washington iniziata da Obama nell’Agosto 2014:

“Lo schema del Pentagono stabilito nel 2012 consiste nell’equipaggiare ed addestrare ribelli di Al Qaeda nell’uso di armi chimiche, col supporto dicontractors militari ingaggiati dal Pentagono, e quindi nel ritenere il governo siriano responsabile per l’uso di armi di distruzione di massa contro il popolo siriano.

Quello che si sta rivelando è uno scenario diabolico – che è parte integrale della pianificazione militare – vale a dire una situazione dove i terroristi dell’opposizione supportati dai contractors occidentali della difesa sono attualmente in possesso di armi chimiche.

Questo non è un addestramento dei ribelli nella non proliferazione. Mentre il Presidente Obama dice che “sarete ritenuti responsabili”, se userete (intendendo il governo siriano) armi chimiche, ciò che è contemplato come parte dell’operazione coperta è il possesso di armi chimiche da parte dei terroristi supportati da USA e NATO, vale a dire “dai nostri” operativi affiliati di Al Qaeda, incluso il Fronte di Al Nusra che costituisce il più attivo gruppo di combattimento finanziato ed addestrato dall’Occidente, largamente integrato da mercenari stranieri. In un amaro risvolto, Jabat al Nusra, una risorsa dell’intelligence, supportato dagli USA, è stato recentemente messo sull’elenco delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato.

L’Occidente afferma che viene in soccorso del popolo siriano, le cui vite sono presumibilmente minacciate da Bashar al-Assad.

La verità della questione sta nel fatto che l’alleanza militare occidentale non solo sta supportando i terroristi, incluso il fronte di Al Nusra, ma sta anche rendendo disponibili armi chimiche alle sue vicine forze ribelli “di opposizione”.

La fase successiva di questo diabolico scenario è che le armi chimiche nelle mani degli operativi di Al Qaeda saranno usate sui civili, il che potrebbe portare un’intera nazione dentro un disastro umanitario. La questione ulteriore è: chi è una minaccia per il popolo siriano? Il governo siriano di Bashar al-Assad o l’alleanza militare tra USA, NATO e Israele che sta reclutando forze terroristiche “di opposizione” che vengono attualmente addestrate nell’uso di armi chimiche?” (Michel Chossudovsky, 8 maggio 2013, minor edit)

Onu: in Siria fu un attacco con armi convenzionali.

Fonte Euronews: http://it.euronews.com/2017/04/22/siria-primo-rappoprto-onu-su-idlib-vittime-uccise-da-armi-convenzionali

Una strage con ancora molti dubbi. Secondo l’ultimo rapporto rilasciato dalle Nazioni Unite, quello a Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, in Siria fu un attacco con armi convenzionali. La maggior parte delle vittime, molte delle quali bambini, non furono uccise da gas tossici.

Alla luce di queste conferme e dei documenti già riportati su questo blog:

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/16/non-e-stato-assad/

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/08/cosa-ce-dietro-losservatorio-siriano-per-i-diritti-umani/

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/14/lattacco-chimico-in-siria-e-un-false-flag/

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/14/1568/

possiamo tranquillamente dedurre che i dubbi che si trattasse di un false flag non siano del tutto infondati.

L’organizzazione dei White Helmets è il dopo-lavoro dei terroristi (attenzione immagine di esecuzione di un soldato siriano)

Le prove che i white Helmets sono parte integrante dei gruppi terroristici sono dappertutto su facebook, sui social etc. Non serve certo la Cia per scoprire una cosa così evidente. Nemmeno gli stessi membri ne fanno un mistero. Solo la comunità internazionale dice di essere ignara di tutto. Però quando vuole interviene. Però immancabilmente senza prove , fintamente commossa e sempre in soccorso ai terroristi…

Come sappiamo, un caso da manuale è il falso attacco in provincia di Idlib con i gas.

Della colpevolezza dei White Helmets con i crimini dei cosiddetti ribelli ‘moderati’ ce ne sono a palate. Sono prove sicure e incontrovertibili ma il ‘mondo che conta’ della ‘democrazia’ usa le false prove che le organizzazioni pseudo-umanitarie apportano dai luoghi di guerra per avvalorare la falsa retorica utile all’occidente, Turchia, e stati del Golfo. Tale attività di propaganda è tesa a giustificare la propria agenda di ‘regime change’.

Quella che segue è una semplice indagine su internet che svela come tale Hassan Agha, sia nello stesso tempo terrorista e membro dei White Helmets.

 

 

Il noto casco bianco e terrorista di Jund-Al-Aqsa Muawiya Hassan Agha insieme ai suoi complici terroristi erano presenti sul luogo del devastante attacco suicida sui civili che dovevano essere evacuati dai villaggi sciiti di Fuah e Kafriya il 15 aprile 2017: lo dice lui stesso sul suo profilo facebook e lo dimostrano le foto che sempre lui ha caricato sulla sua pagina del social.

sui bus.


Molti dei suoi messaggi dimostrano che i volontari dei ‘caschi bianchi’ conducono una doppia vita: nello stesso tempo usano le armi combattendo contro l’esercito governativo e nello stesso tempo conducono atrocità senza risparmiare i bambini piccoli. Poi tranquillamente fanno i finti soccorritori umanitari alle proprie stesse vittime. Molti dei loro messaggi su facebook includono reali decapitazioni. Per inciso, anche se questi crimini di guerra orribili sono una chiara violazione delle politiche pubblicazione di Facebook, sembra che Facebook permetta continuamente questo comportamento.

Muawiya Hassan Agha afferma sulla sua pagina di Facebook che era presente in prossimità di Rashideen al momento del massacro sui bus.

Foto di Muawiya Hassan Agha datata 14 aprile mostra la sua presenza nel luogo prima che avvenisse l’attentato sugli autobus

Muawiya Hassan Agha ei suoi complici jihadisti, che sono apparsi come Caschi Bianchi, Jund Al Aqsa e Al Qaeda, dovrebbero essere tra i sospetti principali del bombardamento in Rashideen. C’è anche il sospetto che questo gruppo è responsabile non solo per l’attentato, ma anche per il successivo sequestro di numerose persone, la maggior parte dei quali bambini durante il caos seguito all’ attentato.

Nelle foto seguenti vediamo Muawiya Hassan Agha mentre sta conducendo la sua normale attività terroristica. Le foto sono tratte dalla sua pagina di Facebook.

Eccolo ancora con soldati siriani catturati che sono stati torturati e poi giustiziati, come dimostrano le foto qui sotto

Immagine dell’assassinio del soldato.

Questo Screenshot di Facebook  mostra che Muawiya Hassan Agha ha partecipato all’esecuzione ed caricato il filmato dell’ esecuzione del soldato dell’esercito siriano fatto prigioniero.

Poi di nuovo nel suo lavoro umanitario come mostra la sua pagina di Facebook ……

Qui è con i suoi complici dei caschi bianchi … ..

 

A giudicare dalle foto di cui sopra, oltre al fatto che Muawiya Hassan Agha ammette sulla sua pagina Facebook che era presente per l’attacco degli autobus di Rashideen il 15 aprile 2017, è abbastanza inquietante che le fonti dei media occidentali hanno ignorato questo importante aspetto di questa incredibile tragica storia.

Sembra che a questo terrorista è stato anche dato un pass gratuito dei caschi bianchi per aggirare i controlli contro le attività terroristiche. Questo è particolarmente inquietante visto come i bambini nelle città assediate sono stati continuamente rapiti, uccisi e usati in eventi false flag svolte dai terroristi sostenuti dall’occidente. Tutto questo mentre mentre i media degli Stati Uniti, Regno Unito, occidente e degli Stati del Golfo continuano ad essere complici nella copertura di queste barbare atrocità.

Robert Fisk, scrivendo per l’Independent, ha criticato i governi occidentali per un doppio standard usato per quanto riguarda l’attacco. Il loro silenzio per l’ettentato ai bus è stato in evidente contrasto con la loro reazione per l’attacco chimico Khan Shaykhun all’inizio del mese.Robert Fisk ha detto che “dopo attentato suicida di questo fine settimana […] la Casa Bianca non ha detto niente […] perché, e qui è il punto, erano le vittime del tipo sbagliato di assassino.”

Se Trump si preoccupa tanto di bambini siriani, perché è lui, non condanna i ribelli che macellano i bambini?

Ci si dovrebbe porre la domanda “perché sono i media occidentali ignorano completamente la presenza di questo terrorista ben noto, durante l’attentato ai bus nel parcheggio di Rashideen che ha ucciso tanti innocenti?” “ la vita di questi bambini innocenti e e delle loro famiglie non significa assolutamente nulla per questi corrotti mezzi di comunicazione occidentali?”Certo, la domanda è puramente retorica, ma dovrebbe essere chiesto comunque …… ..ancora e ancora …… .. per esporre i sociopatici e psicopatici che sono complici della copertura e della falsa inquadratura di queste false flag legate agli Stati Uniti, Regno Unito, Israele, occidentale e Stati del Golfo per addivenire alla loro agenda di regime change.

Una grande quantità di informazioni acquisite per questo post è attribuita al seguente sito WordPress tedesco ed è stato tradotto per un pubblico di lingua inglese. Ulteriori informazioni sono disponibili ai seguenti link:

Bekannter JUND-AL-Aqsa-WEISSHELM-TERRORISTA GUERRA IN RASHIDEE

WhiteHelmetsEXP Terrorist Muawiya Agha Hassan vanta era in #Rashideen al momento del bombardamento previsto!

Il contesto della bomba di Aleppo e le KhanSheikhoun False Flag orchestratori

Questo video mostra ciò che realmente è avvenuto mentre i bambini venivano finalmente salvate dal governo siriano dai terroristi detenuti comuni. Questo è ciò che non si vedrà in televisione occidentale. Altamente avvertimento grafica.

 

Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che ha fatto questo.

1. La presente era in una zona ‘ribelli’ dove essi controllano tutto il traffico dentro e fuori.
2. I ‘ribelli’ sono gli unici che fanno uso di attentati suicidi.
3. I ‘ribelli’ hanno già attaccato altri convogli cercando di evacuare i civili.
4. I ‘ribelli’ hanno già dichiarato la propria intenzione di uccidere uomini donne e bambini sciiti e alawiti  solo per motivi settari.
5. I ‘ribelli’ si lamentavano che lo scambio non era abbastanza soddisfacente.

 

Altre foto dalla pagina Facebook del terrorista Muawiya Hassan Agha. (Si noti l’uso eccessivo dei bambini nelle foto a sua pagina di Facebook mescolati con la propaganda di al-Qaeda , bandiere di al-Nusra, foto di Caschi Bianchi e immagini di Bin Laden e altri terroristi. Link alla pagina di Facebook.

Link alla pagina Facebook del terrorista- Casco Bianco Muawiya Hassan Agha

Foto in collegamento ……

 

ISIS bandiera .png

 

Assad: Siria pronta a collaborare con coalizione occidentale per liberazione di Raqqa

L’esercito siriano è pronto a collaborare con tutte le forze che intendono combattere il terrorismo per liberare Raqqa, tra le quali la coalizione occidentale, ha detto in un’intervista con Sputnik il presidente Bashar al-Assad.

“Annunciamo che siamo disposti a collaborare con qualsiasi paese che abbia davvero le intenzioni di combattere il terrorismo”, ha detto Assad, rispondendo alla domanda se ci sono possibilità di collaborazione con la coalizione occidentale in un’operazione per la liberazione di Raqqa.

“Non abbiamo mai posto nessuna condizione per quale paese; qualsiasi paese, compresi quelli occidentali, tenendo conto però che l’Occidente sostiene i terroristi e non ha intenzione di combattere contro di essi. Noi lo abbiamo annunciato e non importa con chi lo faremo, noi siamo pronti”, ha aggiunto.

Parlando delle prospettive di partecipazione alle operazioni dei militari russi e curdi, Assad ha detto che ufficialmente Damasco “ha sempre comunicato con diversi gruppi in Siria che stanno lottando contro i terroristi”. “Abbiamo avuto un contatto diretto con i curdi e, naturalmente con i russi per quanto riguarda la liberazione. La domanda è come procedere”, ha dichiarato Assad.

Il consigliere di Assad Buseyn Shabaan il 14 aprile ha confermato che l’offensiva le truppe governative siriane continuerà in direzione di Rrorismo
 Aleppo
 avvaqqa.

La liberazione della “capitale siriana” dello Stato Islamico, Raqqa, fa parte dell’operazione militare delle “Forze Democratiche Siriane” “Rabbia dell’Eufrate”. L’operazione è iniziata il 5 novembre 2016. La base delle forze armate sono unità curde, ma partecipano anche guerriglieri delle tribù arabe locali. L’operazione viene condotta con il supporto dell’aviazione americana e delle forze speciali. Questo ha scatenato le proteste ufficiali di Damasco, la quale sottolinea il fatto che gli americani agiscono senza il consenso delle autorità siriane e che la loro presenza nel nord della Siria, infatti, è un’ingerenza negli affari del paese.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201704214388652-Assad-siria-pronta-a-collaborare-con-coalizione-occidentale-per-liberazione-di-Raqqa/

Assad a Sputnik: “attacco chimico inventato dall’occidente”

La Siria ha inoltrato all’ONU una richiesta affinchè venga inviata una commissione d’inchiesta sulla notizia dell’attacco chimico nella provincia di Idlib, ma non c’è stata nessuna risposta

“Formalmente abbiamo inviato una lettera all’ONU chiedendo l’invio di una commissione per indagare quanto successo a Khan Sheikhun. Ma finora non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Non hanno inviato nessuno, perchè gli USA ed i paesi occidentali ostacolano l’invio di una qualunque delegazione” — ha detto Assad.

Il presidente siriano ha ricordato che dopo il primo attacco dei terroristi contro le forze governative ad Aleppo, avvenuto un paio d’anni fa, Damasco aveva inviato una simile richiesta all’ ONU, affinchè venisse inviato un gruppo di esperti per indagare e “dimostrare che i terroristi avevano impiegato il gas contro il nostro esercito”.

“Ci sono stati altri casi simili in seguito, ma l’ ONU non ha inviato mai nessuna delegazione e lo stesso sta accadendo ora” — ha precisato Assad. “Se dovessero arrivare degli esperti si renderebbero subito conto che tutti i loro racconti su quanto successo ad Khan Sheikhun ed il loro attacco alla base di Shairat erano una menzogna. Proprio per questo non hanno inviato nessuno. Gli unici contatti che attualmente sono in corso avvengono fra la Russia ed alcuni paesi singolarmente, per organizzare l’arrivo di una delegazione di esperti. Tuttavia fino a ora non abbiamo avuta nessuna notizia positiva in merito ad un loro arrivo”.

Assad intervistato da Sputnik
© SPUTNIK.
Assad intervistato da Sputnik

 

 

Non c’è stato nessun attacco nella provincia di Idlib: è una provocazione voluta e cercata per giustificare il bombardamento della base di Shairat

“Quella zona si trova sotto il controllo del fronte Al Nusra, vale a dire di Al Qaida. L’unica versione di cui il mondo dispone è quella mostrata in un video pubblicato da loro su Youtube e poi diffuso per lo più dai media occidentali. Noi non possiamo fare affidamento su questo nel fare le nostre valutazioni. Per prima cosa non sappiamo se alle 11:30 di quel giorno è stato attaccato da noi un deposito di armi chimiche o un altro edificio. Nel loro racconto si dice che l’attacco invece è avvenuto tra le 6 e le 6:30 del mattino, ma in quell’orario noi non abbiamo compiuto nessun attacco. Per questo di fronte a voi ci sono due ipotesi: la prima, che c’è stato un attacco alle 11:30, la seconda — in cui crediamo noi — che si tratta di una provocazione e non c’è stato nessun attacco” ha detto Assad.Secondo il leader siriano in futuro emergerà la verità, ovvero che tutto ciò è stata una messa in scena:

“Le loro fotografie, in cui i bambini sarebbero rimasti uccisi dopo l’attacco aereo russo verrà fuori che sono false e che hanno messo li un bambino e gli hanno sporcato il volto di sangue — finto — e polvere. Secondo noi si tratta di una provocazione per un motivo molto semplice: se c’è stata una fuga di gas o un attacco, allora come ha fatto la città a continuare a vivere come prima? Loro non hanno evacuato la popolazione della città. Nessuno ha abbandonato la città e la vita è continuata al suo ritmo abituale, anche se secondo la loro versione è stato usato del gas tossico.”

Assad ha poi osservato che subito dopo è stata attaccata la base aerea di Shairat, dove secondo gli USA c’erano dei depositi di gas.

“Hanno colpito tutti i magazzini, ma nessun gas si è disperso nel territorio della base aerea. Nessuno dei nostri ufficiali o del personale militare è rimasto ferito. Per questo motivo siamo convinti che non c’è stato nessun attacco con gas chimico, come non c’era nessun deposito di gas. Si è trattata di una provocazione per giustificare il bombardamento di Shairat. Ecco quello che è successo.” — ha concluso Assad.

fontehttps://it.sputniknews.com/mondo/201704204384865-sputnik-intervista-assad/

Strage degli innocenti 2.0 ad Aleppo

Una strage di civili innocenti. Senza ‘forse’. Chiara nella sua esecuzione. Certa nelle sue responsabilità.

Attacco terroristico sul convoglio che portava in salvo i civili in fuga dalle città assediate dai miliziani di al-Fu’ah vicino Aleppo. I pullman erano in una area di sosta in attesa di proseguire quando è esplosa una auto imbottita di esplosivo. Secondo la fonte Associated Press, più di 100 persone sono state uccise nell’esplosione. In precedenza l’agenzia aveva riferito  70 morti e 130 feriti.L’attentatore ha fatto esplodere un’autobomba contro la colonna di autobus di sfollati di al-Fu’ah .  L’esplosione è avvenuta nella zona di Rashin controllata dalle bande armate.

Il giorno prima l’esercito governativo aveva fatto un patto con l’opposizione armata ed era stato concordato l’evacuazione di 30 mila abitanti delle città  Zabadani e Madaya circondate dall’esercito siriano. Questa evacuazione era avvenuta regolarmente e senza incidenti . In cambio, le bande armate salafite di al-Nusra, Jaysh al-Fattah, Ahrar al-Sham e Jabhat al-Islamiyah avevano accettato di far uscire dalle cittadine a maggioranza sciita di al Fuya e Krafaya migliaia di persone che tenevano sotto assedio e sotto il costante tiro di mortai e razzi dal 2015.  Ma le bande criminali non hanno tenuto fede alla parola data ed hanno dimostrato ancora una volta la pasta di cui sono fatti.

Questa è la misura della dignità e la lealtà di chi sta distruggendo la Siria.

Quanti attentati deliberati ha fatto l’esercito governativo contro tutto il mondo che cospira? Quanti contro i civili?  Nessuno. Quanti ne hanno fatto dall’altra parte?
Basterebbe questo dato per chiarire la natura degli aggressori.

Molte le domande e soprattutto: gli Usa mostreranno queste terribili immagini alle nazioni Unite? La Francia e la Gran Bretagna chiederanno un intervento? E’ già arrivata la condanna internazionale? Sono pronte le risoluzioni Onu? Le sanzioni contro i paesi che li finanziano sono pronte? Trump davanti a queste immagini come ha fatto in occasione delle vittime dei gas? Ma le bande criminali ancora una volta non hanno tenuto fede alla parola data ed hanno dimostrato ancora una volta la pasta di cui sono fatti.

Non faranno nulla: gli autori di questa ennesima strage, questi vili assassini, sono i candidati che gli USA e l’Europa prevedono di mettere alla guida del paese.

Fonte:http://www.vietatoparlare.it/strage-innocenti-vicino-aleppo-vergognoso-silenzio-della-comunita-internazionale/