La copertura mediatica della crisi dei migranti in Europa ignora la causa del fenomeno: la NATO

La portata della crisi migratoria che Europa sta affrontando oggi non può essere sottovalutata. E’ veramente senza precedenti. Deve essere chiaro però che il numero di migranti che i paesi europei hanno accolto o si sono impegnati a ad accogliere è irrisorio rispetto ai numeri che sono ospitati in altri paesi del Medio Oriente. Il Libano, per esempio, ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani. La Giordania ospita più di 600.000 rifugiati. L’Iraq ospita quasi 250mila. La Turchia ospita 1,6 milioni.

Ciò che è abitualmente sottovalutato, però – e di fatto quasi completamente ignorato dai media tradizionali – sono le vere radici della crisi, si legge su Russia Insider.

Il dibattito intorno alla migrazione nell’UE si sta sviluppando quasi interamente senza riferimento alle cause del recente afflusso di migranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. L’elefante nella stanza è la NATO e nessuno vuole davvero parlarne.

Il modus operandi della NATO è chiaro. Il modello, ripetuto più e più volte, comporta la completa destabilizzazione di una regione, che sarà rapidamente seguita con un’altra ‘soluzione’ NATO al problema.

Discutere della crisi dei migranti in Europa senza riconoscere il contesto in cui è nata è inutile. Sarebbe come chiedere agli americani di discutere la brutalità della polizia senza parlare di razza. Le due cose sono inevitabilmente interconnesse e qualsiasi “soluzione” proveniente da un dibattito incompleto alla fine fallirà.

Una soluzione più semplice, ovviamente, sarebbe che la NATO ponesse fine alla sua campagna di destabilizzazione in Medio Oriente e Nord Africa, ma questo richiederebbe l’accettazione e il riconoscimento di alcune verità molto dure.

In un articolo di Telesur – tradotto da Vocidallestero – che vi avevamo proposto lo scorso aprile si ricordava quello che spesso viene taciuto riguardo alle tragedie dei migranti nel Mediterraneo, ossia che i migranti che si imbarcano verso l’Europa “fuggendo da guerre e miseria” fuggono da guerre e da miseria che sono state causate in primo luogo dall’Occidente stesso, Europa inclusa.

“In Libia, Siria, Somalia ed Eritrea, l’Europa e in generale il mondo occidentale si è trovato davanti per decenni a una semplice scelta: sostenere la pace oppure incoraggiare il conflitto. In tutti e quattro i casi, il mondo occidentale è stato inequivocabilmente dalla parte della guerra, della sofferenza e della violazione dei più basilari diritti umani. Ora che questi paesi sono stati saccheggiati a sufficienza, l’UE lascia che i rifugiati prodotti dai tanti conflitti sostenuti dall’Occidente muoiano annegati in mare.

I politici possono dare la colpa agli scafisti, e possono parlare finché vogliono della “fortezza Europa”. Ma alla fine il solo modo che l’Occidente ha per fermare le navi dei migranti è di smetterla di sostenere la guerra e l’oppressione. Potrebbero iniziare col trattare con umanità i rifugiati che attraversano il Mediterraneo, invece che con quel disprezzo che l’Europa ha dimostrato verso l’Africa e il Medio Oriente per tutto il secolo passato”.

Per la traduzione completa dell’articolo di Telesur si ringrazia e si rimanda a Vocidallestero.it

Preso da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=12082

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La grande ipocrisia

22 aprile 2015 di Alain Goussot*

L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.

Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.

Poi se a questo aggiungiamo i paesi dell’Africa centrale e centro-occidentale (dal Congo al Camerun, Costa d’Avorio e il Ghana) piegati, sfruttati e strangolati dalle politiche del Fondo monetario internazionale nonché da chi sfrutta l’oro, l’argento, il rame e il coltan – quello che fa funzionare le batterie dei nostri cellulari e computer (leggi anche Benvenuto coltan nell’Europa vigliacca ndr) – che si trovano soprattutto nella zona dei Grandi laghi della Repubblica democratica del Congo e in repubblica centrafricana, se vediamo il Sud del Sudan con le sue ricchezze in petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane: se partiamo da questa analisi ci rendiamo conto che i veri responsabili di questo disastro umanitario, di questo vero genocidio si trovano nei governi Occidentali, nei consigli di amministrazione delle multinazionali e delle grandi società finanziarie euro-americane.

Con freddezza e in nome del profitto stanno uccidendo popoli interi. Questo con la complicità delle classi dirigenti corrotte di quei paesi dall’Europa all’Africa.

Se non si mette in discussione radicalmente il modello capitalistico di sviluppo umano il disastro continuerà e non potrà che produrre intolleranza, odio e violenza, cioè disumanità.

* Alain Goussot è docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna. Pedagogista, educatore, filosofo e storico, collaboratore di diverse riviste, attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etico-politica, privilegia un approccio interdisciplinare (pedagogia, sociologia, antropologia, psicologia e storia). Ha pubblicato: La scuola nella vita. Il pensiero pedagogico di Ovide Decroly (Erickson); Epistemologia, tappe costitutive e metodi della pedagogia speciale (Aracneeditrice); L’approccio transculturale di Georges Devereux (Aracneeditrice); Bambini «stranieri» con bisogni speciali (Aracneeditrice); Pedagogie dell’uguaglianza (Edizioni del Rosone). Il suo ultimo libro è L’Educazione Nuova per una scuola inclusiva (Edizioni del Rosone)

Preso da: http://comune-info.net/2015/04/la-grande-ipocrisia-profughi/

Assuefatti al male e alla menzogna, viviamo convinti del nulla dietro un branco di illusi

Lunedì,  Marzo 16th/ 2015

di Giuseppe Nazzaro, Vescovo emerito di Aleppo 

Redazione Quieuropa, Sergio Basile, ISIS, Vescovo di Aleppo, strategie mondialiste, Attacco degli Usa e delle forze alleate, Padre Georges Abou Khazen, schizofrenia di Obama e soci, Isis, tagliagole, presepe, rimozione della croce dagli edifici pubblici

Riflessioni su un anniversario – di Mons. Nazzaro,

Vescovo Emerito di Aleppo

Assuefatti al male e alla menzogna, viviamo convinti del

nulla, pronti a disfarci della nostra cultura e delle

nostre croci e presepi.

Pensate davvero che i tagliagole risparmieranno i complici

occidentali di queste nefandezze? Poveri illusi!!

 

di Giuseppe Nazzaro, Vescovo emerito di Aleppo

siria - primavera siriana - mons Nazzaro

Assuefatti al male e alle menzogne, lasciamo che un popolo muoia

Aleppo, Siria – di Giuseppe Nazzaro, Vescovo emerito di Aleppo, Siria  Il tempo scorre inesorabilmente, noi non ce ne rendiamo conto, purtroppo. Ieri 15 marzo, la triste “primavera siriana” ha compiuto quattro anni. Si dovrebbero tirare delle somme ma, avendola definita “triste”, si potrebbe pensare che abbia già detto tutto. Niente affatto vero! Perché, in realtà, il povero popolo siriano continua a soffrire ed a morire tanto che ormai tutto ciò che sta succedendo in quel paese non ci interessa più di tanto. La nostra insensibilità per la sofferenza di tanti nostri fratelli di fede e non, ha raggiunto forse l’apice, così che anche le stesse notizie falsificate o gonfiate per condannare soltanto una parte dei contendenti e che una volta i mass media ci davano con dovizia di falsi particolari, oggi non ci giungono quasi più o se qualcosa ci viene riferito si tratta di una cosa marginale, ormai ci siamo assuefatti. Lasciamo che un popolo muoia, noi stiamo bene. Invece non è affatto così!

 Profughi e terroristi tagliagole

Oggi a noi Occidentali due sole cose interessano e dobbiamo guardarcene: i Profughi che fuggono quella guerra ed arrivano sulle nostre coste, ed i terroristi del neo califfato governato dai tagliagole, laggiù convogliati da varie parti del mondo compresa la nostra “democratica Europa“. I Profughi sono persone che per salvare la propria vita hanno sacrificato tutto rischiando pure di perderla nella traversata delle infide acque del Mediterraneo. Le loro Odissee ci dovrebbero far riflettere: perché tutto questo? chi l’ha provocato? chi l’ha voluto e soprattutto, chi l’ha sostenuto? Sono domande che non ho mai letto sui giornali e tanto meno ho ascoltato in un TG.

siria - primavera siriana - mons Nazzaro

Viviamo convinti del nulla…

Queste domande non ce le poniamo, perché siamo convinti (?) che abbiamo aiutato un popolo a raggiungere la democrazia. E neppure qui ci siamo posti la domanda: quale democrazia? No. Non possiamo porci questa domanda perché siamo convinti che la democrazia sia la nostra. Ma cos’è per noi la democrazia? Faccio un esempio banale per spiegare a me e a chi legge cosa noi intendiamo per democrazia: la democrazia per noi è come l’andare da un sarto e farsi fare un bel vestito sulle proprie misure, una volta confezionato voglio che esso sia indossato (con le mie misure) da tutti, dal magrolino al medio, dal normale al super dotato ed anche da colui che misura di circonferenza 200-250 cm. Questa è la nostra democrazia. Bravi, bravissimi popoli democratici! Visto che la nostra democrazia ha fallito, non è riuscita ad eliminare colui che, pur non dichiarandosi campione democratico, governava il paese secondo un sistema laico applicato ai principi socio-morali di una società che egli conosceva. (Pardon! noi, però, la conoscevamo meglio perché avevamo già il vestito pronto da far indossare a tutti e valido per tutte le stagioni).

Teste tagliate di seria A e di serie B

Non abbiamo capito il pericolo dell’entrata in azione dei gruppi salafiti penetrati dalla vicina Giordania, che attaccarono subito la base di Banias sul Mediterraneo, non abbiamo neppure capito le formazioni terroristiche che convogliavano nel Nord della Siria via Turchia. Non abbiamo capito neppure la loro prima ‘dichiarazione del Califfato’ fatta nella città di Raqqa. Abbiamo cominciato a capire qualcosa quando ci sono state le prime teste tagliate, non ai siriani o agli irakeni, bensì ai nostri, ai due – tre – quattro americani, europei, ecc… (ferme restando tutte le riserve elepossibile commedie ben inscenate dai governi massonico-democratici occidentali – Ndrsolo in questo momento ci siamo resi conto di cosa siamo stati capaci di mettere in piedi, ma nessuno ha il coraggio di dire “mea culpa”. A noi non sono mai interessate le teste cadute dei siriani, degli irakeni, degli yazidi, dei curdi, ecc… erano cose che non ci toccavano, potevano farne cadere quante ne volevano, tanto per noi erano tutti….. animali da macello. Quando, poi, i tagliagole hanno minacciato anche l’Europa e l’Occidente… ci siamo svegliati quasi da un sogno. Abbiamo cominciato a pensare che bisogna essere attenti…. Ma signori, ci rendiamo conto che molti di questi tagliagole sono dei nostri paesi europei? Noi li abbiamo tenuti e coltivati finché si sono uniti al califfo ed alle sue masnade: tutto potenziale che un giorno ritornerà di diritto a casa propria perché nativi locali e nostri compatrioti.

siria - primavera siriana - mons Nazzaro

Croci divelte, croci abolite a casa nostra e battaglia contro il presepe

I TG spesso, però, ci han fatto vedere chiese distrutte o semplicemente croci divelte perché i tagliagole sono allergici ad essa. Noi, paladini della libertà ed in nome della democrazia, in varie zone d’Europa, non esclusa la nostra terra, abbiamo pensato bene di far scomparire la croce dagli edifici pubblici, dalle scuole; abbiamo fatto la battaglia contro il presepe (peraltro introdotto nella tradizione cristiana dal paladino della pace San Francesco d’Assisi). Tutto questo per non offendere la sensibilità di coloro che domani potrebbero essere i nostri aguzzini. La rimozione della croce, il non fare il presepe, a parte tutto, sono gesti stupidi e beceri da parte di chi pretende di essere democratico e propagatore della libertà di espressione.

La croce e il presepe

La croce ed il presepe sono parte integrante della nostra fede e della nostra cultura. L’Europa è nata sotto il segno della croce e nessun può scalfire questo segno impunemente. Chiudo queste riflessioni con un dubbio: quelli che han decretato la rimozione della croce dalle scuole o dagli edifici pubblici, che han proibito di fare il presepe a scuola, ecc… ritengono davvero che un giorno coloro per i quali hanno tradito la loro coscienza, calpestato quella dei loro padri che per generazioni e generazioni hanno creduto in questi due simboli religiosi che non hanno mai fatto male a nessuno, tutt’altro …  questi signori credono che riceveranno un trattamento di favore? Gli risparmieranno la testa?  Fin d’ora si mettano l’animo in pace perché i tagliagole hanno poca stima di gente che si vergogna della propria identità. Non si illudano che disprezzando le proprie radici salveranno la loro testa . Poveri illusi!!!

 

Giuseppe Nazzaro, Vescovo emerito di Aleppo

Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

Preso da: http://www.quieuropa.it/assuefatti-al-male-e-alla-menzogna-viviamo-convinti-del-nulla-dietro-un-branco-di-illusi/

 

Hugo Chávez: le crisi programmate in Libia e Siria

19 febbraio 2015

Era il 2012. Chávez parlava delle ‘crisi programmate e provocate’ in Libia e Siria. Il furto di 200 miliardi di dollari di riserve libiche dopo l’”assassinio” di Gheddafi.

Vi presentiamo l’estratto di una conferenza stampa di Chávez, pochi mesi prima di morire.

Era l’8 ottobre 2012, il giorno dopo la sua rielezione. Il presidente venezuelano Hugo Chávez interviene su quelle che definisce le «crisi programmate e provocate in Libia e Siria» e sulla “sottrazione” dei 200 miliardi di dollari di riserve libiche dopo l’assassinio di Gheddafi. Chávez risponde lungamente a una giornalista della CNN. L’analisi sulla guerra che ha distrutto la Libia e sconvolto la Siria descrive precise responsabilità, e si presenta come un testamento politico di grande valore anche per valutare la crisi così com’è oggi, mentre i media e le classi dirigenti europee e nordamericane non raccontano com’è nata e da quali mani è stata peggiorata.

Buona visione.

Originale con video: http://www.informarexresistere.fr/2015/02/19/hugo-chavez-le-crisi-programmate-in-libia-e-siria/

Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

Libia, Iraq e Siria: esiti delle “guerre umanitarie” in corso.

25 novembre 2014
Gli USA e i suoi alleati negli anni hanno adottato la nuova dottrina della ”responsability to protect” in base alla quale hanno reso legale sovvertire qualsiasi paese che non segua il proprio modello di civiltà e democrazia. Il punto di vista di alcuni studiosi e le conseguenze disastrose nei paesi ‘beneficiati’ dall’ingerenza umanitaria.

Patrizio Ricci ( sito associato Vietato Parlare.it )

Esiste solo un punto di vista, una sola lettura delle situazioni. La scala dell’autorevolezza non è data dalla realtà oggettiva ma è quella imposta e diffusa dagli Stati Uniti, dalle Nazioni Unite; cioè da quegli organismi ‘sovranazionali’ che si prendono carico della ‘sicurezza globale’.

In sostanza, secondo tale mentalità di ‘governo globale’ i diritti e la sicurezza globale verrebbero prima del valore del singolo uomo e delle comunità nazionali. Ma attenzione: gli interessi delle potenze mondiali che incarnano i ‘diritti umanitari’ vengono prima della pace; è la pace che deve conciliarsi con gli interessi economici e la sicurezza nazionale e non viceversa.

Lo tengano bene in mente i governi di tutto il pianeta: bisogna essere in armonia con il ‘lego’. I sovrani dispotici sono giudicati non in quanto tali ma se in armonia con il ‘lego’: solo se in armonia o funzionali con tali progetti non avverrà alcuna ‘ingerenza umanitaria’ sui propri affari interni.

Una simile mentalità è indice che qualcosa evidentemente non funziona. Emblematico è il modo con cui la situazione siriana è descritta dal ”Global Center to Responsability to protect” (questa organizzazione rispecchia il punto di vista maggiormente condiviso da parte della ‘Comunità Internazionale’ essendo supportata da tutti i governi occidentali, da ‘figure di spicco della comunità dei diritti umani’, nonché da International Crisis Group, Human Rights Watch, Oxfam International, Refugees International, e WFM-Institute for Global Policy):

“La guerra civile in corso in Siria vede le popolazioni affrontare le atrocità di massa commesse dalle forze di sicurezza dello Stato e le milizie affiliate”.

Non è spesa una parola di condanna sulle milizie islamiste che imperversano nel paese e che costituiscono l’80% delle forze ‘ribelli’. Il giudizio è netto: la responsabilità grava totalmente sul governo siriano. E’ l’opinione del circolo che conta, e poco importa se la situazione reale è del tutto rovesciata (l’aggressione è subita dalla Siria ad opera delle milizie fondamentaliste eterodirette).

Simili ‘insindacabili giudizi’ rimangono immutati anche davanti a evidenze di segno opposto. La radice è profonda e deriva da una concezione dell’uomo e dei diritti in mutamento, diritti che hanno una loro casistica ben definita e che derivano da una visione dell’esistenza umana lontana dalla fede di Cristo (da cui sono pur nati tutti i ‘valori’ europei…). E’ una visione della vita e dell’uomo nichilista a e relativista sottomessa al ‘progresso economico’ infinito. E’ un argomento che accende il dibattito e divide i paesi occidentali al loro interno ma all’esterno dominano e prendono le decisioni i centri di potere che innalzano i loro principi assoluti:

“L’ideologia occidentale della humanitarian intervention, con la sua pretesa di diffondere nel mondo intero i valori occidentali – e tali sono i valori sottesi alla dottrina dei diritti umani e della democrazia -, coincide in realtà con una strategia generale di promozione di “interessi vitali” dei singoli Stati “umanitari” – o di alleanze fra Stati -, presentati come interessi della comunità internazionale…”
(Danilo Zolo, giurista).

Così inteso, l’intervento umanitario è subdolo e non è sincero:

“Può accadere che l’emergenza umanitaria sia pura invenzione di una potenza che si propone di interferire nella ‘domestic jurisdiction’ di un altro Stato per ragioni politiche e/o economiche. Oppure può accadere che una guerra civile di ridotte dimensioni venga gonfiata di proposito da parte di una grande potenza per giustificare l’aggressione contro un paese militarmente debole che essa ha deciso di occupare per ragioni strategiche.” (Danilo Zolo).

Le conseguenze di questa ‘ricetta’ sono sotto gli occhi di tutti: Iraq, in Libia ed in Siria ne sono la testimonianza vivente. In questi paesi ha portato solo morte e distruzione.
Pur di realizzare i propri piani si può impunemente usare l’inganno e la menzogna: la guerra contro Saddam si è basata su inesistenti armi di distruzione di massa. I suoi esiti non possono essere presi alla leggera ed essere considerati ‘un disguido’: è un’aggressione ad uno stato sovrano che ha causato al popolo iracheno da 700.000 ad un milione e 400 mila morti (Opinion Research Survey)

Ebbene sono passati anni e nessuno ha chiesto scusa a quelle vittime. Gli esiti e le divisioni generati da quella guerra sono ancora in atto ma l’occidente non si domanda cosa non ha funzionato, quali errori ha fatto: ha sempre pronta la stessa agenda di 6 punti (vedi nota a margine..).

Che dire? E’ evidente che le cose così non vanno… Dice C. Schmitt, giurista e filosofo politico tedesco (Cfr., Begriff des Politischen, München-Leipzig, Duncker & Humblot, 1963):

“Chi cerca di vestire il suo attacco militare con panni umanitari è un impostore: in realtà egli cerca di consacrare la propria guerra come “guerra giusta” e di degradare moralmente il proprio avversario, di isolarlo come nemico dell’umanità e di essergli ostile sino all’estrema disumanità”.

Anche il prof. Thomas Franck (docente presso la New York University in diritto internazionale) è diffidente nei confronti di una apologia indiscriminata dell’uso della forza per finalità umanitarie. Infatti, Franck in “Interpretation and change in the law of humanitarian intervention”sostiene con saggezza che bisogna discriminare fra interventi umanitari “genuini” ed interventi umanitari insinceri e opportunistici.

Ed a proposito di opportunismi ed inganni ”umanitari”, il conflitto siriano-iracheno ne è infarcito: – proprio l’Arabia Saudita (che ha finanziato e sostenuto Isis insieme a Qatar e Turchia) è nella coalizione e per non meglio precisati motivi ed è l’unico stato che ha il privilegio di volare sui cieli della Siria insieme agli USA; – i bombardamenti sono focalizzati su Kobane , nel Kurdistan siriano, con l’intenzione evidente di staccare la regione dall’autorità siriana; in Siria i target dei caccia americani sono scelti accuratamente per nuocere ad Isis ma anche al governo siriano: i raid sono compiuti su raffinerie siriane, infrastrutture, granai. L’ intento è fin troppo palese: il governo siriano non ritornerà più in possesso di risorse vitali.
Intanto i pozzi estrattivi in mano allo Stato del Levante continuano fruttare ogni giorno al Califfato un milione di euro. I jadisti provenienti dall’estero continuano ad affluire a migliaia attraverso la Turchia (dove sono curati e riforniti).

Sono alcuni esempi di ciò che viene taciuto. E l’Italia? Nel nostro paese il dibattito su queste cose è inesistente: il governo italiano si è sempre accodato alle decisioni di altri con la sola preoccupazione di non dispiacere alle alleanze da cui dipendiamo totalmente.
… continuiamo così a costruire un mondo migliore? Auguri alle future generazioni.

NOTA A MARGINE:

Il copione seguito dagli USA in questo tipo di interventi è sempre lo stesso:
1) si alimenta segretamente il malcontento (si utilizzano una pluralità di mezzi: Ong, diplomatici, si acuisce la depressione economica del paese grazie all’influenza sulla finanza internazionale e sull’FMI, e altri metodi );
2) una volta che tutto è pronto, si fa esplodere la piazza in maniera violenta confidando nella repressione;
3) si ingigantisce la partecipazione popolare alle manifestazioni di protesta e si esagerano il numero degli incidenti e le vittime;
4) si indirizzano i principali mass media in mano a poche lobbyes per costruire una opinione pubblica favorevole all’intervento;
5) si dispone una copertura giuridica internazionale per bypassare le costituzioni dei paesi democratici;
6) si forma una coalizione simbolica con il meccanismo delle alleanze e con allettanti promesse di partecipazione alla ricostruzione.

Preso da: http://www.siriapax.org/?p=2164

MEMBRO DEI WHITE HELMET FILMATO MENTRE SI LIBERAVA DEI CORPI MUTILATI DI SOLDATI SIRIANI

RT, 23 giugno 2017

Un membro dei cosiddetti “Caschi Bianchi”, salutati dai media occidentali come “eroi portatori di pace”, è stato ripreso in un video mentre aiutava un gruppo di militanti non identificati a liberarsi di cadaveri di soldati dell’Esercito siriano che erano stati decapitati.

Un impressionante filmato pubblicato su Twitter il 20 giugno mostra un uomo che indossa una maglietta con il logo dei White Helmet che butta in una discarica un mucchio di cadaveri, presumibilmente di soldati dell’Esercito siriano o combattenti fedeli al governo.

Nello scioccante filmato si vede che molti dei corpi sono decapitati e un militante mostra persino alla videocamera, in primo piano, la testa mozzata di un soldato.

Gli imparziali e umanitari White Helmet prendono parte alla decapitazione e all’eliminazione di cadaveri di soldati siriani in una discarica di Daraa”, recita la didascalia sotto il video postato su Twitter.

Daraa è una provincia nel sud della Siria che confina con la Giordania e in cui operano diverse fazioni di ribelli, oltre al gruppo terrorista Al-Nusra.

Non è ancora chiaro a quale gruppo appartengano i militanti che nel video si liberano dei cadaveri.

In seguito all’incidente, i White Helmet, ufficialmente noti come Syria Civil Defense, hanno rapidamente diramato un comunicato in cui la dirigenza del gruppo condannava l’uomo ripreso nel video e affermava di averlo allontanato per violazione del codice di condotta.

Il gruppo ha ammesso che l’uomo nel video era effettivamente un membro dei White Helmet ma ha affermato che stava “agendo in modo indipendente e non nelle funzioni di membro della SCD.”

Il 20 giugno 2017, nel governatorato di Daraa, un volontario della SCD è stato visto prendere parte a un’azione che violava i valori e i principi organizzativi della SCD” affermava il comunicato, aggiungendo che il comportamento dell’uomo in questione, il cui nome non veniva rivelato, “costituisce una grave trasgressione del Codice di Condotta della SCD”.

Di conseguenza, il volontario è stato espulso” affermava il comunicato.

Questa non è la prima volta che i White Helmet vengono ripresi mentre partecipano ad atrocità di vario genere in Siria, dal momento che il primo di [tali incidenti] risale al 2015” ha detto a RT Vanessa Beeley, giornalista e ricercatrice indipendente. La Beeley ha aggiunto che “l’unico motivo per cui i White Helmet hanno emesso questo comunicato è che sono stati ripresi [in video].”

Un incidente simile si era verificato a maggio, quando è uscito un filmato che mostrava diversi membri della squadra di soccorso del gruppo che aiutavano a portare via il corpo di un uomo giustiziato dai ribelli nella città di Jasim, sempre nella provincia di Daraa.

L’uomo era stato ucciso in un’esecuzione sommaria compiuta dai ribelli al cospetto di un’ampia folla e ripresa da una videocamera. Nel filmato si vedono i volontari dei White Helmet intervenire per disporre del corpo, ha riportato all’epoca Al Masdar News.

Anche allora i White Helmet avevano subito pubblicato un comunicato in cui affermavano che i volontari del gruppo “sono stati visti comportarsi in modo inappropriato e non conforme al Codice di Condotta della Syria Civil Defence.”

In quell’occasione il problema parve essere che il capo della squadra locale non aveva chiesto il “permesso ai suoi superiori prima di accondiscendere alla richiesta” di disporre del cadavere. L’uomo è stato successivamente espulso.

È ormai parecchio tempo che i White Helmet vengono salutati dai media occidentali come eroi che salvano vite umane. A febbraio un documentario di Netflix, che elogia il gruppo definendoli “volontari civili disarmati e neutrali”, ha persino vinto un Oscar come miglior documentario breve.

L’organizzazione ha ricevuto elogi anche da parte di Amnesty International, che l’ha descritta come “gruppo di volontari neutrali e disarmati”.

Eppure il gruppo è da diverso tempo inseguito dalle accuse di avere legami con formazioni terroristiche. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in aprile ha affermato che i White Helmet sono coinvolti nell’insabbiamento dei crimini dei terroristi.

I White Helmet non solo si sentono a casa nei territori controllati da Al-Nusra e dallo Stato Islamico [IS, ex ISIS/ISIL], ma esprimono anche apertamente un atteggiamento favorevole nei loro confronti, fornendo loro informazioni e persino aiuti economici” ha aggiunto.

Le sue parole riecheggiano in parte in quelle della Beeley, la quale ha riferito a RT che i residenti di Aleppo, che hanno vissuto sotto il giogo dei terroristi per cinque anni, “possono testimoniare del fatto che i White Helmet collaboravano con il Fronte Al-Nusra, così come partecipavano alle esecuzioni e alle torture, e che lavoravano come unità di protezione civile del Fronte Al-Nusra

La Beeley ha proseguito dicendo che “i White Helmet sono un importante progetto finanziato da Gran Bretagna, Stati Uniti, Europa e stati del Golfo al fine di diffondere la propaganda contro il governo e l’esercito siriano”. Il che spiega in parte il silenzio dei media quando emergono scandali come questo.

Anche una giornalista e attivista per i diritti umani canadese, Eva Bartlett, che è stata in Siria diverse volte dall’inizio della guerra, ha messo in dubbio l’autenticità delle affermazioni dei White Helmet riguardo la loro missione di “gruppo di soccorso”.

I membri dell’organizzazione “affermano di portare soccorso ai civili di Aleppo est e Idlib [ma]… nessuno ad Aleppo est ha sentito parlare di loro” ha detto in un discorso all’ONU nel dicembre 2016.

I residenti di Aleppo hanno descritto il gruppo come “ladri e sciacalli, sempre pronti a mettersi in posa per le fotografiee interessati solo a pubblicare video d’effetto.Quando arrivavano per aiutare i feriti li derubavano” ha detto un anziano alla corrispondente di guerra di RT nel dicembre 2016. “Se trovano gioielli addosso a una persona, glieli tagliano via. Sono tutti ladri

 

Articolo originale: https://www.rt.com/news/393809-white-helmets-mutilated-bodies/

 

 

Amnesty e le altre parche facilitatrici di FULVIO GRIMALDI

DI FULVIO GRIMALDI

Andiamo indietro almeno fino alla guerra contro la Jugoslavia e vedremo come ogni crimine di guerra, ogni crimine contro l’umanità, ogni crimine di aggressione economica, sanzioni, embargo, blocco, diretti contro paesi sovrani, indipendenti, liberi, che si difendono contro i tentacoli della piovra imperialista, essenzialmente Usa, Israele, UE e Nato, vengano preceduti e, dunque, facilitati dall’intervento di Amnesty International, Human Rights Watch (quella di Soros) e Save the Children, le tre sedicenti organizzazioni per i diritti umani di matrice angloamericana. Sono loro le tre Parche, o, per i Greci, Moire, figlie depravate di Zeus e Temi, che pretendono di governare vita, destino e morte degli umani. Al loro seguito formicolano altre entità minori con il compito di rafforzare, a livello tecnico e di categoria, l’impatto delle operazioni propagandistiche delle tre sorelle del crimine umanitario organizzato, tipo Avaaz, Medici Senza Frontiere, Reporter Senza Frontiere.

Alle origini e al vertice hanno tutti gente che una persona perbene non toccherebbe con una pertica. Il Kouchner di MSF, sodale del filosofo sguattero Henry Levy e agitprop della guerra dei briganti UCK contro la Serbia; il Robert Ménard di RSF, che sostiene la tortura, lavora con il terrorista anticastrista Otto Reich, viene pagato dalla Cia e si permette di dare la classifica delle libertà di stampa; Tom Perricello, deputato democratico e fautore dell’attacco all’Afghanistan e Tom Pravda, consulente del Dipartimento di Stato, più una spruzzatina di Wall Street, a capo dell’agenzia di raccolte firme e schedatura dei farlocconi Avaaz, fondata da MoveOn, la piattaforma di ogni perfidia imperialista.

Una mazzata al cerchio e un buffetto alla botte

Entrano in campo quando il gioco si fa duro e i loro mandanti, che sono storicamente e tuttoggi i poteri dello Stato Ufficiale, stavolta in sintonia con quelli dello Stato Occulto: Dipartimento di Stato Usa, Pentagono, Wall Street, National Endowment for Democracy, USAID, Cia e servizi dell’Intelligence atlantica. Per provarlo bastano le figure apicali, in gran parte provenienti da quegli ambienti, tipo Suzanne Nossel, già braccio destro di Hillary Clinton segretaria di Stato). Si rendono credibili, presso i meno dotati di memoria e discrimine, con alcune denunce indirizzate anche ai governi amici, quelli della sedicente “comunità internazionale”, e alle sue appendici, da Israele ad Arabia Saudita, dal Messico al Sudcorea. Perlopiù quando i fatti esposti risalgono a tempi impolverati, o sono di un’evidenza plateale o, comunque, non turbano gli obiettivi strategici della fase perseguiti dagli sponsor maggiori. Colpo di maglio al cerchio nemico, tiratina d’orecchi alla botte amica. E grazie a questi interventi che riescono a prendere alle spalle molti dabbenuomini e a dar credito ai portatori d’acqua dell’imperialismo bellico che si fanno passare per portavoce del pacifismo, dei diritti umani, delle masse oppresse. Nel milieu li chiamerebbero “infami”. Un esempio dalla marca italiota: “il manifesto”.

Amnesty, apripista dei necrofori

Dicevo quando il gioco si fa duro. Prendiamo Amnesty, freneticamente attiva in questi giorni sulla Siria. Prima, la ributtante truffa di “Caesar”, anonimo diffusore di migliaia di foto di cadaveri, in parte torturati, attribuiti tutti alla follia omicida di Bashar el Assad. Naturalmente niente nomi, niente fonti identificabili e, poi, la scoperta che almeno metà dei corpi appartenevano a militari siriani caduti in battaglia. Poco dopo, l’altrettanto ridicolmente anonima denuncia dello strangolamento nelle carceri siriane di un numero tra i 5000 e i 13mila (sic!) detenuti. Infine, di queste ore, un virulento attacco a Russia e Cina per aver opposto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che riesumava la logora e mille volte smentita accusa che Damasco avrebbe utilizzato armi chimiche. Accusa, totalmente priva di prove, ma fatta sgocciolare anche un pochino sui ”ribelli”, in modo che la così dimostrata “imparzialità” renda credibile la colpevolezza dell’unico imputato visibile e identificabile e, magari, trascinabile davanti al Tribunale Penale Internazionale (quello che finora ha incriminato esclusivamente imputati dalla pelle nera). Cerchiobottismo sbilanciato.

Si ricorderà che fin dal 2013 le potenze attaccanti avevano cercato di convincere Obama che Assad aveva oltrepassato la famosa “linea rossa”, quella fissata da Washington relativa all’uso di armi proibite. Venne fuori che quell’attacco chimico era stato lanciato da Est Ghouta, area in mano ai mercenari addestrati e pagati dalla Nato e dai suoi soci del Golfo. Fu l’intervento russo a bloccare Obama (il masskiller maggiore tra i presidenti Usa), sia dimostrando quanto sopra, sia ottenendo che Damasco si disfacesse del suo arsenale chimico (restando inerme davanti a Israele, nemico di sempre e potenza nucleare, oltreché biochimica). A bloccare nell’imbarazzo Obama ci furono anche le successive prove, documentate da video e dalle vanterie degli stessi terroristi, di materiali per ordigni chimici forniti ai mercenari da Turchia e Arabia Saudita. Memorabile un video, subito virale, in cui miliziani di Al Qaida mostrano la rapida agonia tra convulsioni di conigli irrorati da sostanze che, così dichiaravano orgogliosi, sarebbero state poi utilizzate contro chi si opponeva alla jihad.

Amnesty apripista neocon-radicalchic

Il virulento dinamismo antisiriano di questi giorni coincide con una serie di sviluppi imprevisti e che tutti dovrebbero, nelle intenzioni di Amnesty e compari, favorire il partito della guerra, messo momentaneamente in crisi da un neopresidente indifferente alla permanenza di Assad, ma forse deciso a passare dalla finta guerra di Obama, turchi e sauditi contro i propri mercenari Isis e Al Nusra, a quella vera e totale, magari d’intesa con i russi. Anatema! Verrebbe meno lo spauracchio russo con il quale gli spodestati dalle elezioni Usa, dando fondo a una delirante, forsennata, isterica russofobia, cercano di coagulare lo schieramento Usa e internazionale neocon-radicalchic, dalla Cia, attraverso il machofemminismo, ai liberal e al “manifesto”, nella strategia che ne ha finora garantito i superpoteri e i superprofitti.

I curdi, cari ai radicalchic e mercenari di tutti

La situazione siriana sta sfuggendo di mano. Anche quella irachena, nonostante l’arrivo di sempre nuove truppe Usa che tentano di imbrogliare la matassa e impedire una riunificazione dell’Iraq di cui la liberazione di Mosul, per merito quasi esclusivo dell’esercito di Baghdad e delle Unità di Mobilitazione Popolare, fortemente antiamericane, potrebbe essere la condizione decisiva. In Siria Aleppo è liberata, Palmira è stata ripresa, Raqqa è sotto tiro dei bombardieri russo e dei missili siriani. Vendutisi agli Usa che gli hanno promesso il controllo su un quarto di Siria araba, gli opportunisti curdi YPG di Kobane (vero nome Ain al Arab), compiuta la pulizia etnica nelle zone arabe strappate allo Stato, sono ora in difficoltà davanti alla spinta su Manbij da parte dell’esercito turco, in parte travestito daFree Syrian Army (organismo nato morto e ora resuscitato da Erdogan per far passare per ribellione siriana la propria invasione-occupazione di vasti territori siriani). E, campioni di piroette, a dispetto di come vengono celebrati dai subimperialisti liberal nostrani, sono ritornati sotto lo scudo siriano. Insidiati da turchi e presunte milizie ribelli, con gli Usa paralizzati nella tagliola tra manipolazione dei curdi in funzione spartitoria della Siria e alleanza in Nato con i turchi, sono tornati ad affidare la difesa di Manbij, nordovest siriano, alle truppe dell’Esercito di Damasco.

Grande è la confusione, ma la situazione non è ottima

Bravi i russi, ma troppi partner

E i russi? A Palmira le forze speciali russe hanno guidato le truppe siriane alla riconquista del patrimonio mondiale archeologico. La storia e tutti noi gliene rendiamo infinito merito. Ma il disagio della girandola tra doppie e triple alleanze colpisce anche loro. Stanno con Erdogan perché dice di voler colpire l’Isis, che pure è la sua progenie neanche tanto bastarda, ma non possono non capire che a Erdogan preme impedire che i curdi siriani si approprino di territori siriani che il sultano rivendica al suo futuro ottomano. E stanno con Damasco che rivendica sacrosantamente il recupero dell’intero territorio nazionale, respinge al mittente la costituzione federale proposta da Mosca con l’occhiolino ai curdi. Ma l’alleanza con uno totalmente privo di scrupoli etici e politici, come il despota di Ankara, vacilla e chissà se lo zuccherino del gasdotto Turkish Stream, dal Mar Nero a Smirne, non si scioglierà al sole risorto dell’antica e più naturale fratellanza musulmana (antiscita) e atlantica.

Ecco che la forbice della Parca Amnesty, che recide quanto intralcia il cammino dell’Impero, riappare brillante nei cieli del Medioriente. Accompagna e segue i passi di un vessillifero di coloro che il pericolosamente imprevedibile Trump ha messo in ambasce: John McCain, feldmaresciallo neocon, intimo dei caporioni jihadisti, nella Commissione Forze Armate del Senato, volto disumano di Amnesty e affini, riappare tra le bande naziste a Kiev e subito dopo tra i terroristi in Siria. L’intendenza, cioè Amnesty e le altre, seguono. La strada di Trump, per quanto questa variabile bislacca si dia da fare, sotto la micidiale e ricattatoria pressione dello Stato Profondo, a ricuperare consensi nell’apparato militar-industriale, non è la loro. Che sa di Russia delenda est e odora di fungo atomico. Una strada spianata non tanto dalle chiacchiere di Trump sul budget militare, quanto dai tre trilioni effettivamente spesi da Obama nelle sue sette guerre e nel trilione da lui stanziato per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare.

Le Parche e il loro cursus honorum

Ricordate quando si trattò di far fuori la Libia? Chi lastricò la strada ai tagliagole e ai missili Nato? Amnesty martellava il colto e l’inclita con inesistenti bombardamenti di Gheddafi sul proprio popolo. Human Rights Watch vedeva rivolte di massa a Tripoli dove tutto il popolo stava schierato con il leader. Attraverso il buco della serratura aveva spiato inenarrabili sconcezze nella reggia d’oro del Rais. Save che Children farneticava di viagra distribuito da Gheddafi alle sue truppe perché con più vigore potessero stuprare le donne e i bambini che pur difendevano dall’aggressione. Sempre HRW aveva randellato l’opinione pubblica mondiale con la storia delle 2000 donne stuprate dai gheddafiani dalle parti di Bengasi. La fonte era una cittadina della città che diceva di averne le testimonianze scritte. Rintracciata dai reporter non marcati HRW, non ne seppe indicare una. E le testimonianze scritte non si trovavano più. Ma intanto la Libia era stata fatta a pezzi. Senza il buon lavoro di Amnesty e delle altre, forse non sarebbe andata così e la Libia sarebbe ancora viva. Sono poche paginette di cento tomi di nefandezze.

Egitto liberato e il missile Regeni

Negli ultimi due anni, quelli trascorsi da quando una sommossa di popolo e 22 milioni di firme avevano destituito il despota Morsi, Fratello Musulmano, fustigatore di infedeli a forza di Sharìa e piromane di chiese copte, dunque cugino dell’Isis (che avrebbe poi lanciato all’offensiva terrorista nel Sinai), le tre Parche sono entrate in overdrive (moltiplicatore di velocità). Su un Egitto laico e indipendente, potenza guida del mondo arabo e africano, sfuggito alla morsa della Fratellanza, che da quasi un secolo si fa interprete degli interessi coloniali e neocoloniali dell’Occidente, protagonista degli sviluppi in Libia e, horribile dictu, sempre più vicino a Mosca e a Putin, si doveva andar giù pesanti.

Ed ecco che da Londra, da un oscuro groviglio imprenditoriale (Oxford Analytica) dedito allo spionaggio industriale e altro, diretto da pendagli da forca, spioni, inventori di squadroni della morte, creatori di provocazioni terroristiche (McColl, Young, Negroponte), arriva al Cairo l’emissario giusto, giovane, tipo Erasmus, cervello ahinoi in fuga, appassionato di sindacati. Deve capire che cosa, nelle viscere reazionarie e revansciste del paese, si stia muovendo contro chi pretende di far fare all’Egitto un salto di qualità, alimentato da enormi giacimenti di gas, da un quasi miracoloso raddoppio istantaneo del Canale di Suez, da una politica estera indipendente e creativa e dal consenso del popolo, a dispetto delle nequizie che ad Al Sisi attribuiscono gli atlantici, soprattutto del “manifesto”.

Falliscono terroristi e marines? C’è sempre Amnesty

Roba da mandare in tilt il lungamente covato e in buona parte attuato progetto del Nuovo Medio Oriente, senza più ostici Stati sovrani nazionali, multietnici, multiconfessionali, laici, antisraeliani, riferimento degli antimperialistie anmticolonialisti. Ma Giulio Regeni si scopre, lo sgamano, risulta bruciato. Va sacrificato. I suoi datori di lavoro in Inghilterra si nascondono. L’ordigno anti-Al Sisi si scopre bagnato. Perfino “Il manifesto” non sa più che dire. E’ chiaro che tutti ormai sanno chi fosse e cosa fosse andato a fare. Il plusvalore che ci si attendeva dal “martire dei diritti umani” per farne, insieme ai terroristi Isis del Sinai, il lanciafiamme di un’operazione di satanizzazione del reprobo arabo, si volge in imbarazzato silenzio. Amnesty, per ora, non porterà via il gas né all’Egitto, né all’Eni (come sognato da Exxon-Total, BP, Shell, ecc.). Ma, operando di conserva con i Fratelli Musulmani-Isis, almeno gli ha portato via il turismo, seconda voce delle entrate statali. Dovrà finire in ginocchio. Protagoniste dell’operazione, le Parche. Quelle che entrano in campo quando si tratta di revisionare e mettere a punto la macchina della guerra imperiale. Che ora corrono in soccorso a jihadisti e marines in Siria. Davanti a tutte, quella con la forbice che recide i fili.Amnesty International. Con il “manifesto”, rappresentante in terra delle figlie di Zeus, che aiuta a reggere la forbice.

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/03/amnesty-e-le-parche-facilitatrici.html

Ad Amnesty International Italia

Di Enzo Brandi e Stefania Russo

Con il vostro Comunicato CS 028 – 2017 diffuso il 1° marzo, dopo aver genericamente parlato di inchieste sull’uso di armi chimiche riguardanti “tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Siria”, rivelate, dalle parole della stessa Tadros,  il vero scopo del comunicato: attaccare il governo siriano impegnato da 6 anni in un durissima battaglia contro orde di terroristi e mercenari etero diretti dall’esterno che hanno il compito di distruggere e smembrare quello sfortunato paese; e attaccare nel contempo Russia e Cina colpevoli di volerlo salvare. Grazie ai loro veti infatti si è evitata la legittimazione di una ennesima aggressione “umanitaria”  da parte della Nato contro un Paese sovrano, come successo nel marzo del 2011 contro la Libia,  le cui conseguenze devastanti sono oggi sotto gli occhi di tutti!

Anche allora avete fornito al “mondo” utili coperture propagandistiche per giustificare bombardamenti e attacchi militari, accusando Gheddafi di orribili stragi di civili e stupri di massa ottenuti distribuendo fiumi di Viagra ai soldati governativi, salvo poi riconoscere, a distruzione del paese avvenuta, che si trattava di fatti non provati o falsità evidenti.

Riguardo alla Siria, avete sponsorizzato una mostra fatta di foto di cadaveri torturati anonimi, di cui  non era possibile accertare identità e circostanze della morte. Foto attribuite a un fantomatico agente siriano “Caesar” di cui non siete stati in grado di fornire né il nome né altre indicazioni, alimentando il generale sospetto che si tratti di pura invenzione.

In altra circostanza avete pubblicato dossier attribuibili all’opposizione armata terrorista e jihadista siriana, in cui si parla senza prove del fantomatico numero di 13.000 impiccati- tutti rigorosamente anonimi – nelle carceri siriane.

Siate certi che queste “informazioni”, prive di riscontri e caratterizzate da una evidente faziosità, sono accolte da un numero crescente di cittadini con sempre maggiore scetticismo, e sempre un maggior numero di persone apprezza il comportamento di Russia, Cina e altri Paesi. Grazie a loro la Siria, malgrado gli attacchi e la devastazione da parte di migliaia di mercenari armati, addestrati e finanziati dalle petromonarchie e dall’impero Usa, è riuscita a difendere e mantenere la sua integrità e sovranità.

Ripensateci ed agite con maggiore responsabilità e dignità.

Cordiali saluti

Vincenzo Brandi, Stefania Russo della Rete No War Roma.

COMUNICATO STAMPA  Amnesty International Italia
CS028-2017

SIRIA, ALTRO VERGOGNOSO VETO DI RUSSIA E CINA AL CONSIGLIO DI SICUREZZA

Russia e Cina hanno per l’ennesima volta usato il loro potere di veto all’interno del Consiglio di sicurezza per bloccare, il 28 febbraio, una risoluzione che avrebbe contribuito ad accertare le responsabilità per l’uso e la produzione di armi chimiche da parte di tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Siria.

“Ponendo il veto alla risoluzione, Russia e Cina hanno mostrato un palese disprezzo per la vita di milioni di siriani. Entrambi i paesi fanno parte della Convenzione sulle armi chimiche e anche per questo non c’è alcuna scusa per il loro comportamento”, ha dichiarato Sherine Tadros, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le Nazioni Unite.

“Da sei anni la Russia, sostenuta dalla Cina, blocca le decisioni del Consiglio di sicurezza riguardanti il governo siriano. Questo atteggiamento impedisce la giustizia e rafforza la tendenza di tutte le parti coinvolte nel conflitto a ignorare il diritto internazionale. Il messaggio della comunità internazionale è che, quando si parla di Siria, non esiste alcuna linea rossa”, ha aggiunto Tadros.

Dall’inizio della crisi siriana, la Russia ha fatto ricorso per sette volte al diritto di veto. La risoluzione del 28 febbraio proponeva sanzioni nei confronti di singole persone collegate alla produzione di armi chimiche in Siria e un embargo su tutti i materiali che potrebbero essere usati per produrle in futuro.

La proposta su cui Russia e Cina hanno posto il veto faceva seguito alla risoluzione 2118 del settembre 2013, redatta da Russia e Usa, che impone misure sulla base del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite sul “trasferimento non autorizzato di armi chimiche e su ogni uso di armi chimiche, da parte di chiunque, nella Repubblica araba siriana”.

Nell’agosto 2015 il Consiglio di sicurezza aveva anche adottato all’unanimità la risoluzione 2235, che aveva istituito un Meccanismo d’indagine congiunto per identificare i responsabili degli attacchi con armi chimiche in Siria. Da allora, il Meccanismo è giunto alla conclusione che tanto il governo siriano quanto il gruppo armato Stato islamico hanno compiuto attacchi con armi chimiche.

“Il vergognoso atteggiamento della Russia è un ulteriore esempio di come Mosca usi il potere di veto per garantire al suo alleato, il governo siriano, che eviterà di subire conseguenze per i suoi crimini di guerra e contro l’umanità. Ora è di fondamentale importanza che il neo-nominato segretario generale Onu e gli stati membri del Consiglio di sicurezza agiscano con fermezza quando alcuni stati impediscono l’approvazione di risoluzioni per impedire o porre fine a crimini di guerra. Il Consiglio di sicurezza è diventato un luogo in cui fare sfoggio di posizioni politiche e il popolo siriano ne sta pagando il prezzo definito”, ha concluso Tadros.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 1 marzo 2017

 

fulviogrimaldi.blogspot.it

fonte: https://comedonchisciotte.org/amnesty-e-le-altre-parche-facilitatrici-con-un-intervento-in-calce-di-enzo-brandi-e-stefania-russo/

Il Pentagono ha addestrato i “ribelli” di Al Qaeda in Siria all’uso di armi chimiche

I media occidentali confutano le loro stesse bugie

Non solo confermano che il Pentagono ha sinora addestrato i terroristi nell’uso di armi chimiche, ma riconoscono anche l’esistenza di un neppure così segreto piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche in Siria e addebitarlo al regime di Assad.

Il London Daily Mail in un articolo del 2013 confemava l’esistenza di un progetto anglo-americano, appoggiato dalla Casa Bianca (con il sostegno del Qatar) per lanciare un attacco con armi chimiche sulla Siria ed addossare la colpa su Bashar al-Assad.

Aggiornamento; 8 aprile 2017. La decisione di Trump di bombardare la base aerea siriana come rappresaglia all’asserito uso di armi chimiche da parte di Assad sul suo stesso popolo conferma che lo scenario d’operazione sotto falsa bandiera dell’attacco con armi chimiche è ancora “sul tavolo”.

La nostra analisi (che include una grande mole di pezzi investigativi di Global research) conferma inequivocabilmente che Trump sta mentendo, i media occidentali stanno mentendo e molti degli alleati americani stanno mentendo.

Il seguente articolo del Mail Online è stato pubblicato e successivamente rimosso. Notate il discorso contraddittorio:

“Obama ha inviato un avvertimento al Presidente siriano Bashar al-Assad, La Casa Bianca ha dato luce verde all’attacco con armi chimiche”.

Questo pezzo del Mail Online, pubblicato nel gennaio 2013 è stato successivamente rimosso da Mail Online. Per ulteriori dettagli vai a questo link.

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L’addestramento dei “ribelli” (alias i terroristi di Al Qaeda) da parte del Pentagono nell’uso delle armi chimiche. 

La CNN accusa Bashar al-Assad di uccidere il suo stesso popolo mentre riconosce anche che i “ribelli” non solo sono in possesso di armi chimiche, ma che questi “terroristi moderati” affiliati ad Al Nusra sono addestrati nell’uso delle armi chimiche da esperti sotto contratto del Pentagono.

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In una logica contorta, il mandato del Pentagono era quello di assicurare che i ribelli allineati con Al Qaeda non acquisissero od usassero armi di distruzione di massa, addestrandoli attualmente all’uso di armi chimiche (suona contraddittorio):

“L’addestramento [nell’uso di armi chimiche] che ha luogo in Giordania e Turchia, riguarda il modo di monitorare e mettere in sicurezza scorte nonché maneggiare armi, siti e materiali, secondo le fonti. Alcuni dei contractors sono sul terreno siriano che lavorano con i ribelli per monitorare alcuni siti, secondo uno dei funzionari. La nazionalità degli addestratori non è stata rivelata, sebbene gli ufficiali si guardavano dal dare per scontato che fossero tutti americani.(CNN, 9 dicembre 2012)

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L’articolo qui sopra della giornalista Elise Labott (relegata alla status di blog CNN), vincitrice del Premio CNN confuta le numerose accuse della CNN dirette contro Bashar al-Assad.

Chi sta portando avanti l’addestramento dei terroristi nell’uso delle armi chimiche? Direttamente dalla fonte: la CNN

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Fonti: l’aiuto coperto degli USA nell’addestramento dei ribelli nel mettere in sicurezza le armi chimiche.

E questi sono gli stessi terroristi (addestrati dal Pentagono) che sono l’asserito bersaglio della campagna di bombardamenti finalizzati al controterrorismo di Washington iniziata da Obama nell’Agosto 2014:

“Lo schema del Pentagono stabilito nel 2012 consiste nell’equipaggiare ed addestrare ribelli di Al Qaeda nell’uso di armi chimiche, col supporto dicontractors militari ingaggiati dal Pentagono, e quindi nel ritenere il governo siriano responsabile per l’uso di armi di distruzione di massa contro il popolo siriano.

Quello che si sta rivelando è uno scenario diabolico – che è parte integrale della pianificazione militare – vale a dire una situazione dove i terroristi dell’opposizione supportati dai contractors occidentali della difesa sono attualmente in possesso di armi chimiche.

Questo non è un addestramento dei ribelli nella non proliferazione. Mentre il Presidente Obama dice che “sarete ritenuti responsabili”, se userete (intendendo il governo siriano) armi chimiche, ciò che è contemplato come parte dell’operazione coperta è il possesso di armi chimiche da parte dei terroristi supportati da USA e NATO, vale a dire “dai nostri” operativi affiliati di Al Qaeda, incluso il Fronte di Al Nusra che costituisce il più attivo gruppo di combattimento finanziato ed addestrato dall’Occidente, largamente integrato da mercenari stranieri. In un amaro risvolto, Jabat al Nusra, una risorsa dell’intelligence, supportato dagli USA, è stato recentemente messo sull’elenco delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato.

L’Occidente afferma che viene in soccorso del popolo siriano, le cui vite sono presumibilmente minacciate da Bashar al-Assad.

La verità della questione sta nel fatto che l’alleanza militare occidentale non solo sta supportando i terroristi, incluso il fronte di Al Nusra, ma sta anche rendendo disponibili armi chimiche alle sue vicine forze ribelli “di opposizione”.

La fase successiva di questo diabolico scenario è che le armi chimiche nelle mani degli operativi di Al Qaeda saranno usate sui civili, il che potrebbe portare un’intera nazione dentro un disastro umanitario. La questione ulteriore è: chi è una minaccia per il popolo siriano? Il governo siriano di Bashar al-Assad o l’alleanza militare tra USA, NATO e Israele che sta reclutando forze terroristiche “di opposizione” che vengono attualmente addestrate nell’uso di armi chimiche?” (Michel Chossudovsky, 8 maggio 2013, minor edit)

Onu: in Siria fu un attacco con armi convenzionali.

Fonte Euronews: http://it.euronews.com/2017/04/22/siria-primo-rappoprto-onu-su-idlib-vittime-uccise-da-armi-convenzionali

Una strage con ancora molti dubbi. Secondo l’ultimo rapporto rilasciato dalle Nazioni Unite, quello a Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, in Siria fu un attacco con armi convenzionali. La maggior parte delle vittime, molte delle quali bambini, non furono uccise da gas tossici.

Alla luce di queste conferme e dei documenti già riportati su questo blog:

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/16/non-e-stato-assad/

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/08/cosa-ce-dietro-losservatorio-siriano-per-i-diritti-umani/

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/14/lattacco-chimico-in-siria-e-un-false-flag/

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/04/14/1568/

possiamo tranquillamente dedurre che i dubbi che si trattasse di un false flag non siano del tutto infondati.