Fuga all’inferno e altre storie, di Muammar Gheddafi – Un brano 1

Copertina
Gheddafi Muhammar
Fuga all’inferno e altre storie
introduzione di Valentino Parlato

2005 pp.128 14,00 €

Conoscevamo il Gheddafi provocatore, arringatore di folle, profeta; qui ci si rivela, in una dozzina di sorprendenti novelle, un Gheddafi scrittore e poeta, dalla personalità complessa e profondamente riflessiva. In queste storie, tra la favola moderna e la parabola morale, emerge, forse più che nei suoi interventi politici, il carattere particolarissimo di questo personaggio del nostro tempo, tanto attento alle trasformazioni portate dalla modernità quanto legato all’antica cultura beduina con le sue radici nomadi e con il suo attaccamento alla natura solitaria del deserto. Lontani dall’immediatezza della politica, questi racconti non mancano tuttavia, in forma metaforica e visionaria, di bersagli polemici come certi potentati musulmani legati mani e piedi agli Stati Uniti o come gli integralisti, cui Gheddafi imputa un carattere retrogrado e criminale. Alla fine di questa lettura avremo scoperto un personaggio davvero fuori dal comune.

INTRODUZIONE
Valentino Parlato

1. Questa è la prima edizione in lingua italiana (tradotta direttamente dall’arabo) di Fuga all’inferno e altre storie, una raccolta di scritti letterari di Muhammar Gheddafi, il discusso leader che dal 1969 regge le sorti della Libia. Qualche parola su questa Libia, che è sfondo e materia dei racconti e che è anche il paese dove sono nato e vissuto fino all’età di vent’anni.

Senza andare troppo indietro, alle presenze puniche e romane fermiamoci un po’ sull’occupazione italiana del 1911 che già con il governo Giolitti fu ferocemente repressiva (sterminio di villaggi, deportazioni, impiccagioni)1.
Il fascismo diede poi corso con l’annessione all’Italia (la «Quarta sponda», cioè la costa sud della nostra penisola) a una colonizzazione demografica, con l’esplicito obiettivo della progressiva riduzione della popolazione libica, che, peraltro, a differenza di quanto avveniva nelle colonie francesi di Tunisia e Algeria, era esclusa dalle scuole pubbliche, salvo pochissime eccezioni ad personam. La terra coltivabile della fascia costiera, salvo poche piccole oasi, era data tutta in concessione ai cittadini italiani, tra i quali anche mio nonno in quel di Sorman. Un significativo impulso a questa «italianizzazione» si ebbe nel 1938 con la costruzione dei villaggi agricoli e lo sbarco di ventimila italiani poveri provenienti dai territori della Bassa veneta e emiliana (l’attuale vescovo di Tripoli viene da una famiglia del villaggio Breviglieri)2; era il 1938 appena un anno prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, altra prova della «lungimiranza» del governo di Mussolini e di Balbo3.
È con la memoria di questo passato che, il 29 aprile del 1990, Gheddafi annuncia questi racconti per celebrare il 75° anniversario dello sterminio della colonna Miani avvenuto nel 1915. Allora le forze militari italiane erano impegnate sul fronte della prima guerra mondiale e le forze della ribellione libica riuscirono a sconfiggere duramente (a quello scontro partecipò anche il padre di Gheddafi) la formazione militare italiana guidata dal colonnello Miani, il cui nome fu poi dato a uno dei villaggi agricoli del 1938. Vale ricordare che in quegli anni l’occupazione italiana – per la spinta della ribellione libica – si era pressoché ridotta alla sola città di Tripoli e che la riconquista portata avanti da Badoglio e Graziani (con abbondanza di impiccagioni tra le quali da ricordare quella di Omar el Muktar, il famoso «Leone del deserto» (il film non è mai stato proiettato nelle sale cinematografiche italiane) si concluse solo nel 1931 con l’occupazione dell’oasi di Cufra.
Ho scritto queste sommarie note (forse troppo sommarie) sulla storia della colonizzazione italiana della Libia e anche della sua storica dipendenza (penultimi padroni i turchi, che Gheddafi, non a caso, non ama) perché questa storia è il sottofondo, e anche il tormento, dell’autore dei racconti, che ha dato, forse per la prima volta nella storia, alla Libia la dignità di nazione. Il passaggio da «scatolone di sabbia». e poi feudo petrolifero, a nazione non è opera da poco.
La prima pubblicazione a stampa di questi racconti si ebbe nel 1993 a Sirte – residenza preferita dal leader – in forma dimessa, direi quasi clandestina, non ci fu nessun lancio propagandistico, operazioni nelle quali il leader è maestro, quasi a sottolinearne la sofferenza. Questi testi furono ripubblicati in Egitto e nel 1996 a Losanna, in francese, ad opera della casa editrice Favre, con un’introduzione di Guy Georgy, primo ambasciatore di Francia presso la repubblica libica. Subito dopo si ebbe l’edizione in lingua inglese, per una casa editrice Usa e ancora, nel 1998, un’edizione in Canada, in lingua francese, con introduzione di Pierre Salinger, già portavoce di John F. Kennedy e poi protagonista della campagna elettorale di Robert Kennedy e infine senatore della California4.

2. A questo punto è inevitabile – con implicazioni culturali e politiche – una domanda; perché solo ora, dopo tanto tempo e ancora per i tipi di una casa editrice, la manifestolibri, piccola e controcorrente, viene pubblicata quest’opera del leader libico? Perché le culture francofone e anglofone hanno valutato utile tradurre e pubblicare subito questi scritti, mentre la cultura e la politica del nostro paese hanno preferito far finta di niente, ignorare? E tutto ciò nonostante i torti dell’Italia nei confronti della Libia, nonostante gli aspri conflitti del passato, antico e recente? Presunzione o miopia?
Per correttezza vale precisare che di questi scritti la stampa quotidiana italiana si è occupata, anche con firme di prestigio, penso tra gli altri a Igor Man sulla Stampa del 25 giugno 1998. Ma anche questo – sospetto – si è avuto più sull’onda del successo del libro di Angelo Del Boca (Gheddafi, una sfida dal deserto, pubblicato da Laterza nel 1998, con un capitolo sulle novelle) piuttosto che per conoscenza diretta e interesse effettivo all’opera del leader libico.
Ma detto tutto ciò la domanda resta ed è pesante: perché solo ora, a più di dieci anni dalla sua prima pubblicazione arriva nelle librerie la traduzione italiana di questi scritti? La questione non è formale. Tocca il significato di questo libro e parla dell’Italia di oggi: de te fabula narratur.
La mia risposta è duplice e temo che possa suonare schematica e arrogante. Per un verso penso che la nostra attuale cultura sia pigra, succube delle mode che vengono dall’occidente «avanzato» e spocchiosa e supponente rispetto a quel che arriva dal Sud. Per l’altro verso, e la mia critica è più pesante, c’è l’ignavia della nostra politica e anche della nostra diplomazia, che non hanno avuto neppure il sospetto che l’edizione italiana di questi scritti avrebbe potuto essere un’importante iniziativa politica tesa a migliorare i rapporti con la Libia, che vanno piuttosto male. Ora la politica estera e la diplomazia debbono incassare il fatto che Gheddafi abbia ritirato l’ambasciatore presso la Repubblica italiana e, ben di più, abbia restaurato la giornata «del lutto» o «della vendetta»5 in esplicita polemica con il nostro paese.
È dal 1969 che Gheddafi è al potere, sono passati ben 36 anni, i rapporti sono stati anche tempestosi, ma possibile che nel corso di tutto questo tempo il governo italiano non abbia affrontato e risolto la questione dell’indennizzo che, legittimamente, la Libia richiede in riparazione dei danni, delle deportazioni, delle morti a carico del nostro passato coloniale? Nonostante i buoni uffici di Andreotti, di D’Alema e anche di Dini6 non siamo riusciti a costruire un rapporto amichevole e stabile con Tripoli. E adesso, finito l’embargo e restaurati buoni rapporti con le potenze occidentali, Usa in testa, le nostre imprese, se il governo non fa una buona politica, rischiano di essere soppiantate dagli altri concorrenti e, soprattutto, dagli americani.
Noi, stato italiano, ci siamo comportati – anche la mancata edizione di questi racconti ne è un sintomo – come i più miopi degli avari, quelli che per non dare una lira oggi, saranno condannati a darne milioni domani. Quanto ci avrebbe avvantaggiato nei confronti dei libici una grande operazione di sminamento di quel territorio dove italiani, tedeschi e inglesi hanno seminato milioni di ordigni, che ancora uccidono animali e persone; lo stesso Gheddafi porta una cicatrice di questa nostra seminagione. Quanto ci avrebbe avvantaggiato la realizzazione tempestiva di un complesso ospedaliero. E poi, per ultimo la buffoneria di Berlusconi, che, in visita a Tripoli, promette – senza neppur sapere quanto costa – duemila chilometri di autostrada per poi negare e nascondersi. Senza neppure tentare di avviare i lavori, che, peraltro, avrebbero potuto dare alle imprese italiane un bel po’ di profitti.
Ma tutto questo, potrà obiettare il lettore, ha ben poco a che vedere con la raccolta dei racconti pubblicati in questo volume. Rispondo che questa Fuga all’inferno e altre storie ha molto a che fare con i rapporti tra i due paesi. Questo è un libro di narrativa, ma fortemente politica. È letteratura, ma che – come molta buona letteratura – agisce sugli uomini e sulle cose della politica.

Fonte:http://www.manifestolibri.it/vedi_brano.php?id=375

La Libia dei ribelli tra pirateria e “guerra del mare”

Pubblicato il: 11 giugno, 2012
Analisi / Esteri | Di Filippo Bovo

La Libia dei ribelli tra pirateria e “guerra del mare”

S’illudevano, i “destrosinistri” liberaldemocratici di casa nostra, che, con la scomparsa di Gheddafi ed il trionfo dei ribelli giunti a Tripoli sulla punta della baionetta della NATO, la Libia avrebbe smesso di fare la voce grossa contro l’Italia: niente più “giornate dell’odio”, in realtà abolite già da quel dì, niente più attacchi, niente più ricatti. Nonchè, niente più sequestri di pescherecci italiani nel Canale di Sicilia. Pensavano d’essersi guadagnati, a suon di bombardamenti indiscriminati, una nazione umile ed umiliata, serva e servile come la rimpianta Libia di re Idris alla quale quella dei ribelli strizza l’occhio avendone fatta sua persino la bandiera.
E invece ecco che lo scorso giovedì sera è arrivata la sorpresa: tre pescherecci appartenenti alla flotta di Mazara del Vallo, “Boccia”, “Maestrale” e “Antonino Sirrato”, sono stati intercettati da motovedette libiche che hanno anche esploso in aria colpi d’arma da fuoco mentre si trovavano in acque internazionali, vale a dire a più di 30 miglia nautiche dalle coste libiche (per il diritto internazionale le acque territoriali terminerebbero a 12 miglia nautiche dalla costa). Secondo le prime testimonianze i pescherecci, con un equipaggio complessivo di 19 uomini (12 siciliani e 7 tunisini), sono stati prima di tutto arrembati da un gommone dal quale sarebbero scesi uomini con armi in pugno, che avrebbero così minacciato e costretto all’obbedienza i pescatori in attesa dell’arrivo delle motovedette. Un’azione più piratesca che militare, e che ben esprime nelle sue modalità anche il livello di “somalizzazione” conosciuto dalla Libia in questi ultimi mesi.
I pescatori adesso si trovano nel carcere di Bengasi, in attesa di giudizio da parte di un tribunale militare. Al momento le pressioni richieste dal ministro degli esteri Terzi sull’ambasciatore italiano a Tripoli e sul console a Bengasi non parrebbero aver ancora sortito alcun effetto. Si sa però che le accuse rivolte ai pescatori del Boccia, del Maestrale e dell’Antonino Sirrato sono molto gravi: sconfinamento in acque territoriali libiche con conseguente sequestro dei navigli e del prodotto ittico in essi contenuto.
In termini di diritto internazionale i pescatori non avrebbero colpe, giacché navigavano in acque internazionali, ma da oltre trent’anni la Libia ha esteso unilateralmente le proprie acque nazionali fino a 72 miglia da Sirte, tracciando così una linea che chiude tutto il Golfo omonimo. La Jamahiriya giustificava tale scelta presentando il Golfo di Sirte come una baia storica del paese, scontrandosi con le pretese delle principali potenze mondiali che si vedevano così colpite nei loro interessi nel Mediterraneo: più volte le navi da guerra degli Stati Uniti e di altri paesi hanno infatti violato tale barriera. Nei primi Anni ’80 vi fu, a tal proposito, anche la ben nota crisi del Golfo di Sirte, con lo scontro aereo tra caccia libici ed americani.
Anche le nuove autorità libiche, malgrado lo sfascio in cui versa il loro paese, non intendono rinunciare alla sovranità sulle acque di tutto il Golfo di Sirte. Anzi, proprio per questo motivo saranno probabilmente indotte a puntare sempre di più sull’arma del ricatto nei confronti del vicino italiano. Mentre la Libia sfocia in un tribalismo vieppiù accentuato, col paese frammentato tra tribù e signorie della guerra, nel Golfo di Sirte s’affaccia lo spettro della pirateria. Con buona gioia di chi credeva in una nuova Libia pacifica, democratica e collaborativa.

La morte di Gheddafi e gli studenti italiani

Pubblico volentieri la lettera di Alessandro Marescotti, redattore di PeaceLink,  a Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace. Alessandro e’ anche docente di Lettere di un Istituto Tecnico Industriale di Taranto. Vorrei che le scuole italiane fossero piene di insegnanti come lui.  Grazie Alessandro, la tua lettera mi ha commossa profondamente. Vorrei che i miei figli un giorno incontrassero maestri e docenti come te, di quelli che lasciano il segno. Io ho avuto questa fortuna, in Italia ma anche in un paesino sperduto della Colombia, dove ho capito perché in quel paese  fare il maestro può anche essere un mestiere pericoloso.(AM)

 

Lettera aperta a Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace

Oggi i miei studenti hanno detto cose terribili

L’epilogo vergognoso di questa vergognosa guerra richiede a mio parere una netta condanna della Tavola della Pace. A che e’ servito marciare da Perugia ad Assisi per ricordare Capitini se poi i ragazzi vedono torturare Gheddafi senza alcuna immediata presa di distanza di Napolitano e della stessa Tavola della Pace? Lo tsunami della “guerra giusta” oggi ha annichilito decenni di impegno di educazione alla pace e non possiamo continuare a fare finta di nulla.
25 ottobre 2011 – Alessandro Marescotti

Caro Flavio,
condivido in rete queste poche parole, spero sensate. Comunque scritte con il cuore e con sincerita’.

L’epilogo vergognoso di questa vergognosa guerra richiede a mio parere una netta presa di distanza da parte della Tavola della Pace.Marcia Perugia Assisi 2011

Come sai sono un docente e ti scrivo dalla mia aula scolastica, fortemente colpito dalle reazioni dei miei studenti di fronte alla fine di Gheddafi.

Ne abbiamo parlato poco fa in classe.

Ti scrivo dopo aver toccato con mano come i miei studenti — che hanno partecipato alla marcia Perugia Assisi e al momento formativo di Bastia Umbra — siano stati in gran parte convinti dai mass media che questa fosse la degna fine della guerra e del dittatore. 

Ho ascoltato frasi che mai avrebbe detto un ragazzo se la Tv non lo avesse abilmente istigato a stare dalla parte dei carnefici. E quando oggi si usa la parola ‘dittatore’ tutto diventa lecito. Del resto le guerre coloniali italiane non furono promosse allo scopo dichiarato di eliminare la schiavitu’ in Africa?

Una mentalita’ che pensavo cancellata risorge e vedo nelle parole dei miei ragazzi una barbarie non loro.

La barbarie non nasce spontaneamente nei ragazzi.

Non possiamo proporre alle scuole l’educazione alla pace e assistere al suo scempio, ad opera di un imbarbarimento della comunicazione.

Il disastro mediatico e’ di proporzioni mai viste e colpira’ al cuore il nostro progetto pedagogico.

Anzi: lo ha gia’ colpito. Ma non lo ha affondato.

La falla da riparare e’ spaventosa.

Siamo in balia di un mix di valori talebani e perbenismo della Nato che convivono in un’apoteosi della “guerra giusta” (quando mai se ne e’ combattuta una sbagliata?).

La scuola e l’educazione hanno perso il controllo della situazione perche’ dopo ore di immagini di “guerra giusta” cosa possiamo aspettare che rimanga nella mente dei ragazzi e purtroppo anche dei loro docenti?

A che e’ servito marciare per ricordare Capitini se poi i ragazzi vedono torturare Gheddafi senza alcuna immediata presa di distanza di Napolitano e della stessa Tavola della Pace?

E cosi’ alcuni ragazzi mi hanno detto che quello che era stato fatto “e’ troppo poco”. Anzi hanno sbagliato per difetto. Perche’ Gheddafi “bisognava lasciarlo in vita per fargliene ancora di piu’”.

Il disastro diverra’ irreparabile se non riportiamo in campo la cultura contro la barbarie, la letteratura contro la volgarita’, il diritto contro l’abuso, l’etica contro il business, la scienza per la salvare e non per colpire.

Occorre un forte recupero educativo di fronte a quanto i media — anche quelli ‘progressisti’ — hanno colpevolmente distrutto in questi giorni.

Ormai la politica divora tutto, anche la storia e la cultura, usando la tv come una clava che manda in frantumi il nostro non facile lavoro di insegnanti.

Qualcuno dovra’ pure dire scusa.

E’ passato il messaggio che tutto cio’ che hanno fatto i vincitori fosse giusto.

Non possiamo costruire negli anni valori positivi di nonviolenza per farci distruggere nei giorni un intero progetto di pace e di educazione.

Lo tsunami della “guerra giusta” oggi ha annichilito decenni di impegno di educazione alla pace e non possiamo continuare a fare finta di nulla.

Bastano dieci minuti di Tv per spazzare via un anno di insegnamento.

Basta un rutto, una parolaccia, un grande fratello, una bomba, una tortura esibita in pubblico — il tutto senza commento ma con compiaciuta sete di audience — e il gioco e’ fatto. Milioni di euro di spese per la scuola bruciati in poche ore di barbarie sul video. Ore di impegno educativo sbriciolate in un attimo.

Il disastro e’ avvenuto e se vai a parlare nelle scuole, dai bambini a ragazzi, scoprirai che ti diranno cose brutte, atroci, cose che non avresti mai voluto sentire.

Ma ho anche una grande speranza, perche’ i ragazzi non sono scemi. E appena si accorgono di essere ingannati si ribellano, cambiano opinione e non difendono le loro convinzioni sbagliate, capiscono di essere stati manipolati dagli adulti.

In un’ora di buona discussione — poco fa in classe — ho assistito al dubbio e al cambiamento.

Questi ragazzi hanno bisogno di esempi educativi, positivi. Ci guardano.

Hanno bisogno dell’esatto opposto di quello che hanno visto.

Altrimenti andranno a gettare i sassi dai cavalcavia senza grandi scrupoli di coscienza.

La coscienza.

Cosi’ assopita.

Cosi’ anestetizzata.

Abbiamo osannato come eroi quelli che hanno bombardato l’ospedale di Sirte terrorizzando i feriti, le donne, i vecchi e i bambini: e ci stupiamo se i ragazzi non hanno ideali?

Con il silenzioso disimpegno e con l’ignavia di chi avrebbe dovuto dire solennemente “basta” (mi riferisco a Ban Ki Moon, al Papa e a Napolitano) e’ avvenuto qualcosa che dovremo raccontare ad occhi bassi come esempio della vergogna internazionale, in una commissione che ristabilisca la verita’ in questa guerra per i crimini commessi.

O noi riusciamo a dire con chiarezza questo o la guerra si ripetera’. Umanitaria e indecente come sempre.

Le nostre parole dovranno avere la credibilita’ di quelle di don Milani e Capitini o noi abbiamo fallito.

Perche’ questa guerra ha sodomizzato le coscienze prima ancora di Gheddafi.

Spero che condividerai il mio grido di dolore e questo bisogno di speranza.

Un caro saluto
Alessandro
www.peacelink.it

Preso da: http://www.annalisamelandri.it/2011/11/la-morte-di-gheddafi-e-gli-studenti-italiani/

La storia della cattura del leader libico

Libia – Il figlio del ministro della Difesa Abu Bakr Younes, racconta la storia della cattura del leader libico
(25 ottobre 2011) trad. di Dixon per GilguySparks

ALGERIA ISP / Secondo Zangetna, da una dichiarazione del figlio del martire Abu Bakr Yunis Jaber, il ministro della Difesa della Jamahiriya. Si tratta di uno dei mujaheddin, che era sul fronte a Sirte, dove ha accompagnato suo padre, Abu Bakr Younes e il leader martire libico Muammar Gheddafi e Moatassem Gheddafi.

Il figlio dell’ex ministro della difesa che è stato catturato dai ribelli, racconta:

Eravamo con il martire mio padre, mio fratello e i martiri Moatassem Gheddafi Muammar Gheddafi nella città di Sirte, il blocco ha raggiunto il suo massimo e le cose sono diventate più complicate quando il bunker dove erano stoccate le armi è stato bombardato dall’aviazione della NATO. Questo bunker si trovava nella zona residenziale n° 2 a Sirte. L’edificio e il bunker erano stati colpiti da più di 6 attacchi aerei della NATO, abbiamo trascorso la notte senza munizioni.
Mercoledì sera, il martire Muammar Gheddafi ha deciso di uscire da Sirte e dirigersi a sud nella sua città natale (Bou Hadi), dove abbiamo preso il resto delle munizioni che rimanevano e abbiamo equipaggiato le nostre vetture.
In quel momento, il ministro della Difesa e Moatassem Gheddafi avevano preparato un piano di evacuazione per il ritiro dalla zona 2 e era ben congegnato il piano, che prevedeva di disperdere nemico con delle esche per ingannare il nemico e portar via il leader libico, sano e salvo.

Il giovedi 20 Ottobre 2011 alle 4:00 del mattino, abbiamo preghato dietro il leader libico Muammar Gheddafi, ed eravamo circa 496 combattenti della resistenza e ci siamo divisi, in base al piano, in tre convogli.

Il primo convoglio ha lasciato la città di Sirte esattamente alle 7:00 del mattino verso l’est di Sirte e si componeva di 40 auto e la sua missione è quello di far ritirare le linee nemiche frontali e disperderle.

Il secondo convoglio di 34 veicoli diretti a sud e si proponeva di far ritirare il nemico e destabilizzare la regione ad ovest di Sirte.

In un ultimo convoglio composto da 70 vetture che trasportavano il leader libico ed i suoi compagni.

Aveva 56 combattenti della resistenza libica come cecchini nella zona n° 2 per affrontare i ribelli e ritardare la loro avanzata nel quartiere.

Il primo e il secondo battaglione del “convoglio” si sono scontrati con i ribelli nella parte orientale di Sirte (i ribelli di Bengasi) e ribelli da ovest (ribelli di Misurata) e poi il Battaglione No. 3 ( convoglio n ° 3 composto da 70 posti auto) è uscito fuori dal centro della città di Sirte e si è allontanato a 12 km senza vedere alcun ribelle. Il piano ha funzionato molto bene.

Il leader libico martire era nell’auto n. 21, mentre il ministro della difesa, suo figlio e Moatassem Gheddafi erano nella macchina 22. Il numero di automobili è stato in grado di organizzare la procedura di ritiro da Sirte.

Alle 8:45 del mattino, abbiamo sentito gli aerei della Nato, poi abbiamo disperso il convoglio per evitare  l’attacco degli aerei. Pochi istanti dopo gli aerei hanno colpito la prima vettura del convoglio e tutti gli occupanti della vettura 17 sono morti e poi hanno colpito la vettura n ° 11 che si trovava alla fine del convoglio, distruggendo e ucciddendo i sui occupanti.

La più grande esplosione era quella che aveva come obiettivo la vettura del leader libico, non hanno mirato direttamente sotto la sua auto, ma hanno tirato al fianco della sua auto. La sua auto si è girata. Lui ne è uscito vivo con gli altri combattenti. Ho visto Moatassem Gheddafi e le guardie del corpo.

Nessuno sapeva che il leader libico era nel convoglio, tranne me e il martire ministro della Difesa.

Improvvisamente, gli aerei della Nato ci hanno bombardato con una bomba che è esplosa con un denso fumo bianco. Qui è dove ho perso conoscenza, al risveglio mi ritrovai prigioniero a Misurata e ho visto i martiri, mio ​​padre, il leader libico Gheddafi e Moatassem.

Questa è tutta la storia della cattura del leader libico e dei suoi compagni. Alle ore 9:00 a.m., il leader libico, Gheddafi Moatassem e il ministro della difesa sono stati catturati.
I ribelli hanno diffuso l’informazione alle 12:00.

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201110-A6651/libye-urgent-exclusif-fils-ministre-defense-abou-bakr-younes-raconte-histoire-capture-guide-kadhafi-octobre-2011.html

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/25/la-storia-della-cattura-del-leader-libico/

Libia 2011: Algeri-ISP insiste Muammar Gheddafi non è morto

Ultime informazioni
Quotidiano algerino: “Gheddafi è ben protetto dai traditori”

20 ott 2011

Il giornale Algeri-ISP dice  Muammar Gheddafi non è morto, ed è invece “ben protetto dai traditori.” Nel frattempo, i media occidentali danno per certa infatti la versione del CNT libica, che presenta parecchie contraddizioni.

Secondo Al Jazeera e i corrispondenti di  Arabiya a Sirte, il leader libico è morto per le ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe e il suo corpo è stato portato a Misurata” inizia una storia da copertina nell’edizione online di Algeri-ISP, ma azzera presto questi mezzi di comunicazione “, che hanno vomitato tre bugie in un giorno.”

Al Jazeera e Al Arabiya assicurano che nella stessa azione in cui Gheddafi sarebbe morto anche suo figlio Mutassim sarebbe caduto e anche il ministro della Difesa Abu Bakr Yunis.

Il leader libico e suo figlio sono ben protetti contro i traditori e i mercenari occidentali“, dice Algeri-ISP e raccomanda “di aggiornare la versione di Photoshop”, programma che, assicurano, è stato utilizzato per costruire l’immagine di Gheddafi catturato.

http://resistencialibia.info/?p=228&utm_source=Al+Mukawama&utm_medium=twitter

Il sito http://www.algeria-isp.com/ è al momento non raggiungible sottoposto all’offensiva elettronica della NATO

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Libye – Notre site ALGERIA ISP a été victime d’attaques (20 octobre 2011)

Publié le 20/10/2011 à 18:05 – 383 visites
Source : ALGERIA ISP
Libye – Notre site ALGERIA ISP  a été victime d'attaques (20 octobre 2011)

ALGERIA ISP / Depuis l’annonce du mensonge de la mort du guide Kadhafi par les médias mensonges, notre site a été victime d’attaques sans précédent ce qui a bloqué le site plusieurs fois pendant quelques minutes.

Ces agresseurs veulent cacher la vérité aux lecteurs mais nous sommes toujours là, nous résistons comme tous les libyens dans leurs villes assiégées. Nous ferons comme nos frères et soeurs à Syrte et Bani walid.

Ces agresseurs veulent peut être qu’on diffuse l’information relatée par tous les média mensonges. Eh bien, NON.
A ce moment là, d’après différentes sources libyennes, le guide Kadhafi est toujours vivant inchaelah.

Dieu protège le guide Kadhafi et son peuple Green Libya

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201110-A6558/libye-notre-site-algeria-isp-ete-victime-attaques-octobre-2011.html

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  • Russia Today – Scetticismo sui rapporti di CNT e NATO sulla morte di Gheddafi [20.10.2011]



. Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/20/algeri-isp-insiste-muammar-gheddafi-non-e-morto/

Libia 2011: Diversi siti della resistenza negano la notizia della morte di Gheddafi

  • La Resistenza Libica
    “Gheddafi è vivo e determinato a ripulire la Libia da traditori e mercenari”

    Diversi siti della resistenza negano la notizia della morte di Gheddafi

    [20.10.2011]____________________________________________________________________

    • Gli avvoltoi di AlJazeera diffondono un video…ma sulla BBC lo si ritiene falso

    il dr. Yussuf Shakeer, il più importante giornalista della Jamahiriyan dice che Gheddafi è vivo.

    • TV Al Shababiya:


    “Ringraziamo Dio per il fatto che il leader sta bene.
    http://libyasos.blogspot.com/2011/10/muammar-al-gaddafi-is-alive.html

    • Masse in strada per festeggiare la caduta di Sirte

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    • MATHABA: Le voci su Muammar Gheddafi sono diffuse dal CNT per Hillary Clinton

    I Comitati verdi hanno confermato, il leader è vivo, e  il nemico sta cercando di approfittare del Suo Essere attualmente non comunicazione. L’obiettivo è quello fare piacere a Hillary Clinton che abbaiava ai suoi schiavi arabi che desiderava Muammar Gheddafi  “vivo o morto.”http://www.mathaba.net/news/?x=629064?rssUn altro fotogramma della presunta morte del colonnello Gheddafi è stato trasmesso e sembra ancora più artefatto del primo…

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  • Gli analisti che sono vicini a Mathaba hanno detto che le voci sul leader libico hanno  diversi scopi. Da un lato, Vogliono demoralizzare la resistenza libica che ha tenuto duro per oltre 7 mesi contro i terroristi eserciti più forti e invasori del mondo. D’altra parte, essi vogliono attirare il leader in questo modo fuori, costringendolo a fare una telefonata per tentare di tracciare la sua posizione.
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  • Non è a Sirte. Non credere ai canali della Nato che mentono.
    Vogliono che lui comunichi per localizzarlo.
    Sarà vittorioso, con l’aiuto di Dio”
    Questa è la ragione nelle notizie sulla morte di Gheddafi.
    Che Dio lo protegga!”
  • MUAMMAR AL GADDAFI IS ALIVE
    AND IS STILL LEADING LIBYAN RESISTANCE
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  • Leonor en Libia: “Non credo alla morte del leader”

Non credo che il leader libico fosse a Sirte.
Non penso che abbiano ucciso il leader libico.
Non credo a questa foto di Aljazira che era stato preparata da un sacco di tempo.
http://leonorenlibia.blogspot.com/2011/10/suesta-muerte-de-lider.html?utm_source=LeonorLibya&utm_medium=twitter
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Reponse from family, to claims of Gadaffi death: Not true, keep the Faith !
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Small statement from administration of the site and from the honourable …Al Gaddafi family. Brother leader and commander of the revolution is secure and all the news that are broadcasted by the media are false.  End of statement.

Libian Liberal Youth
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Secondo Zangetna , il leader libico Muammar Gheddafi è in ottime condizioni e ha un ottimo morale. Le informazioni sulla sua cattura sono solo una bugia ulteriore generata dalla CNT/ NATO e dalle agenzie di informazione internazionali diventate organi di propaganda dei terroristi e al Qaeda.
Queste nuove falsità mirano solo a demoralizzare le truppe della resistenza libica che coraggiosamente difendono la città di Sirte e altre città che stanno lottando per liberarsi dalle grinfie dei membri di Al Qaeda e della NATO.
Il leader libico è ancora vivo e determinato a liberare il paese di traditori e mercenari occidentali.
http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201110-A6555/libye-guide-kadhafi-est-toujours-vivant-dit-toz-cnt-otan-octobre-2011.html

http://resistencialibia.info/?p=218

La Nato non conferma quanto affermato dai dirigenti del CNT che citano la testimonianza di un unico soldato che avrebbe partecipato allo scontro a fuoco nel quale il colonnello Gheddafi sarebbe rimasto ferito; l’unico testimone citato riferisce di aver aiutato a portarlo sull’ambulanza sulla quale sarebbe morto, per l’emorragia a seguito delle ferite riportate, mentre veniva trasportato a Misurata.

Allibiya TV – Canale libico
Vi assicuro ancora una volta,
Mujahid il leader Muammar Gheddafi sta bene, è nel suo umore migliore e le voci di quelle bugie hanno scopo di colpire il morale della resistenza, che sta ancora lottando in questo momento
E anche per tentare di fermare la sollevazione di venerdì.
Sono ipocriti –  traditori – bugiardi!

Allibiya TV – قناة الليبية

نؤكد لكم مرة اخرى بشكل لا يقبل التاؤيل:::

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القائد المجاهد معمر القذافى بخير صحة و احسن حال و ما اشيع من تلك الاكاذيب فالغرض منه التأثير على معنويات المقاومة التى مازالت تجاهد فى سرت حتى هذه اللحظة ………… و ايضا من اجل العمل على الغاء انتفاضة غدا الجمعة المقرر استكمالها غدا الجمعة 21-10-2011 ……….. لقد هزتهم انتفاضة الشرفاء الوطنيين من ابناء ليبيا … لا تصدقوهم و سترون باعينكم عندما يخرج احد جرذان مجلسهم الجرذانى لينفى الخبر … فهكذا عهدناهم ………. فهم منافقون – كذابون – خائنون لا عهد لديهم!
http://libyasos.blogspot.com/p/news.html
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  • Al-Jazeera, Reuters, RT and western propaganda distribute lie again

Today Al-Jazeera began to distribute lie about capturing Muammar Gaddafi in Sirte

Rats from NATO want destroy spirit of Green Resistance

They prepare montage – pictures or video

And soon they be distribute it, now they share fake message.

So, libyans fight againts enemies, cos then they use lie against you then you have right way of OUR Resistance

Fight to the Victory!


http://libyasos.blogspot.com/p/news.html

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Libia 2011: la NATO stermina il 2% della popolazione di Sirte

  • La Nato stermina il 2 per cento di una città popolata
    [13.10.2011] di Lisa Karpova Pravda.Ru (trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks)

Il continuo bombardamento genocida della NATO è riuscito a sterminare il 2 per cento della popolazione della città di Sirte, tra cui 1.000 bambini. Come può questo, nell’opinione di qualcuno, essere considerato “proteggere” i civili?

In verità, gli unici che la Nato sta “proteggendo” sono i suoi scagnozzi criminali terroristi in modo che essi possano creare scompiglio e disastro totale su una popolazione ostile che li odia e odia tutto quello che rappresentano: terrorismo, omicidio, distruzione, crimine, stupro, furto, tradimento e che invitano le potenze coloniali crociate ad impadronirsi del paese in modo che possano ottenere un guadagno economico personale.

La NATO intraprende contro la verità una guerra. Tutti noi sappiamo quanto quella lo riveli. La Libia è ridotta ad una sola presa di comunicazione*, mentre gli aggressori crociati hanno numerosi canali [d’informazione]. Tuttavia, sono spaventati a morte da quest’unico faro di verità e follemente cercano di bloccare il segnale e porre il silenzio su quello e su tutti coloro che osano dire la verità.

La NATO sta combattendo una guerra contro la libertà. La NATO sta combattendo una guerra contro la democrazia. Sono tutte guerre che la NATO non potrà mai vincere, non importa quanto bombardano duramente gli eroici combattenti per la libertà. La Libia rimarrà verde ora e sempre.

Quasi ogni singolo quartiere della città di Sirte è stato colpito dalle bombe della NATO. I soccorritori che cercano di salvare gli altri sepolti sotto le macerie sommariamente vengono bombardati o mitragliati dai piloti di elicottero della NATO. Forse l’Onu dà alla NATO il diritto di fare questo?

Dove è la voce delle Nazioni Unite, adesso?

Un’altra buona domanda sarebbe: esattamente cosa sta facendo la spazzatura delle SAS nel tentare di entrare a Sirte? Fortunatamente la resistenza ha ucciso 16 di loro e ne ha preso 44 come prigionieri. Questa è una violazione delle risoluzioni Onu 1970 e il 1973, che chiaramente stabilisce, “nessuna truppa sul terreno.” Eppure qui ci sono questi invasori schifosi che cercano di entrare a Sirte e fare quello che hanno fatto in altre parti del paese:

Agendo così come terroristi, includendo mutilazioni e decapitazioni di persone, quando non le assassinano subito direttamente.

Solo alla fine della scorsa settimana, la NATO ha dato l’annuncio che la sua campagna di bombardamenti incessanti sarebbe continuata. Hanno indicato che i bombardamenti sarebbero continuati fino a quando ogni opposizione fosse stata eliminata e messa a tacere, o fino a quando l’inetto terrorista criminale, Consiglio Nazionale di Transizione, non chiederà loro di fermarsi.

Sappiamo, naturalmente, che il CNT, non potrà mai chiedere loro di fermarsi. Sono incapaci di sconfiggere la resistenza, stanno prendendo una sonora bastonata.
Così quello scenario è lontano dalla realtà.

La linea di fondo è che con circa il 98 per cento della popolazione libica che sostiene il governo della Jamahiriya e Muammar Gheddafi, la NATO dovrà uccidere il 98 per cento delle persone in Libia con questa logica.

Nemmeno i nazisti scesero a questo livello di genocidio omicida. Proprio ieri, c’erano 40 schifosi, brutali bombardamenti aerei sull’eroica città di Sirte, che hanno preso di mira tutte le aree civili.

Questo mondo è davvero disgustoso. Cosa si intende fare per fermare questa discesa nella barbarie totale?

Qualunque sia la guerra o la catastrofe che colpisce questo pianeta, io davvero non ne voglio sentire parlare se non si alzano voci di protesta. Nemmeno voglio sentire lagnanze o lamentele dai futuri obiettivi della NATO  che potrebbero non solo esser stati in silenzio, ma addirittura complici dei crimini della NATO.

Hanno riconosciuto i terroristi come il governo della Libia?
Nessuna simpatia allora.

http://english.pravda.ru/opinion/columnists/13-10-2011/119324-NATO_exterminates_2_percent_of_populated_city-0/

(* la televisione ARRAI-TV – è stata attaccata dalla NATO, attraverso un potente “disturbo elettronico” di mezzi aerei e fino ad ora la TV non è riuscita ad andare in onda)

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/14/la-nato-stermina-il-2-per-cento-di-una-citta-popolata/

Libia 2011, Truppe di terra del CNT-NATO commettono a Sirte esecuzioni sommarie

Truppe di terra del CNT-NATO commettono a Sirte esecuzioni sommarie  
[12.10.2011] trad. di Levred

Non c’è dubbio che le truppe di terra del CNT, le quali sono state riconosciute forze governative della Libia dai paesi occidentali, hanno commesso gravi crimini di guerra nel ​​loro assalto alla città libica di Sirte.

Molti video e immagini mostrano le truppe di terra del CNT che sparano con armi pesanti sulla città di Sirte, prendendo di mira indifferentemente le forza avversarie e i civili. In questo modo stanno commettendo un crimine di guerra per utilizzo indiscriminato della forza contro aree popolate.

An anti-Gaddafi fighter fires a heavy machine gun during clashes with pro-Gaddafi forces at the frontline in the center of Sirte October 12, 2011. Fighters loyal to deposed Libyan leader Muammar Gaddafi are now holding out in just two small pockets of his home town Sirte on Wednesday, government commanders said after making gains overnight.

Questo crimine è diventato così comune nel comportamento delle Truppe del CNT che anche la Reuters, portavoce della propaganda della NATO ha descritto questo crimine di guerra in uno dei suoi recenti rapporti Sirte in dettaglio:

Un Beduino si è fermato sul suo camioncino-pick-up desideroso di fare fuoco, con il lanciatore multiplo di razzi montato sulla parte posteriore, contro i fedelissimi di Gheddafi che tengono duro nella città libica di Sirte, proprio come stava per sparare, si è fermato a chiedere da che parte mirare.
I suoi compagni in piedi, vicino, hanno conferito ad alta voce l’uno con l’altro, poi gli hanno indicato ciò che avevano stabilito essere la direzione giusta e il Beduino ha sparato quattro missili Grad sulla città.
Tutti lo hanno applaudito e hanno gridato “Allahu Akbar”. Il fumo saliva già al di sopra della città distrutta, ma nessuno poteva dire se i razzi Grad avessero colpito il bersaglio, oppure anche quale fosse l’obiettivo.

Ma ci sono ulteriori crimini. Il giornalista di Telesur, Diego Marin ha riferito da Sirte, che un uomo delle truppe di terra CNT-NATO gli ha detto che chiunque essi avessero preso a Sirte con un’arma sarebbe stato giustiziato.

I resoconti dei media indicano che le “truppe governative” del CNT stanno commettendo un annunciato crimine di guerra con l’esecuzione sommaria dei prigionieri di guerra.
Come la gente sa dal passato di tutta la guerra contro la Libia, i mass-media occidentali sembrano essere di nuovo complici, tentando di coprire i crimini delle forze del CNT, come hanno fatto durante l’intero conflitto, cercando ancora di incolpare dei crimini del CNT le forze fedeli al governo libico [n.d.t. della Jamahiria].

Per capirlo questa volta una cosa sola è necessaria, incrociare i diversi portavoce della propaganda della NATO. Basta leggere il report della Reuters oggi che descrive che i corpi di 25 persone giustiziate sono stati trovati a Sirte nel “Quartiere 2”, alcuni dei quali con le mani legate:

I cadaveri di 25 persone, avvolti in fogli di plastica, sono stati trovati mercoledì, nella città di Sirte, dalle forze governative (del CNT), che hanno accusato le milizie che combattono per il deposto leader Muammar Gheddafi di esecuzioni sommarie. Una squadra della Reuters ha contato 25 cadaveri in sacchi di plastica in una zona meridionale di Sirte chiamata “Quartiere 2”. I cinque cadaveri mostrati alla squadra avevano le mani legate dietro le loro spalle e  ferite da arma da fuoco alla testa. Essi indossavano abiti civili. Un comandante del Consiglio nazionale di transizione (CNT) ha detto che i corpi erano lì da almeno cinque giorni.

Secondo la propaganda della Reuters è abbastanza chiaro, che i corpi erano già morti da cinque giorni, e come le forze del CNT avessero conquistato il “Quartiere 2” appena tre giorni fa, le persone fedeli al governo libico verde sono [quindi] da incolpare per l’omicidio.

Tuttavia, quando il Guardian – un altro portavoce della NATO – ha riportato la notizia sugli stessi cadaveri un paio d’ore più tardi, la storia cambiava su dettagli significativi:

Lo stato d’animo già arrabbiato verso i lealisti si è indurito con la scoperta, in tre luoghi della città, di 30 uomini catturati che erano stati legati e giustiziati.
    Secondo i comandanti governativi (del CNT) gli uomini erano stati uccisi martedì.

E’ abbastanza chiaro che il Guardian vorrebbe dire ai suoi lettori che il crimine era stato commesso dai lealisti. Tuttavia il Guardian si è dimenticato di dire ai suoi lettori dove era avvenuto il crimine e aveva giusto detto dei “tre luoghi nella città.” Ma il Guardian riferiva ora che il crimine di esecuzione sommaria era stato commesso proprio ieri.

Che cosa significa questo aspetto? Reuters riferiva che il crimine era stato commesso cinque giorni fa, perché la zona dove i corpi erano stati trovati era stata conquistata dalle forze del CNT un paio di giorni fa. Ma di sera non lo hanno aggiunto perché i corpi erano freschi. Così il Guardian ha detto che erano freschi, ma non ha riportato dove i cadaveri erano stati trovati.
The Guardian ha fatto così in modo di esser sicuro che i lettori non potessero trarre l’ovvia conclusione che questo è un crimine delle forze del CNT, giusto mentre Telesur riferiva che loro [i combattenti del CNT] avevano annunciato che si sarebbe commesso il crimine. Per contrasto con i cadaveri dei prigionieri giustiziati, Getty ha pubblicato una foto di un combattente del CNT che era in realtà stato catturato dalle forze lealiste verdi come prigioniero di guerra. Non sembra stare molto bene, ma ovviamente non è stato giustiziato.

Non c’è da sorprendersi che le forze del CNT commettano gravi crimini di guerra a Sirte. Di fronte alle accuse di crimini e agli abusi delle loro forze, anche i comandanti delle forze di terra del CNT hanno dichiarato pubblicamente di non avere alcun controllo sopra le proprie truppe.

Le scuse della NATO per questi crimini, che avvengono mentre la Nato è impegnata con un mandato ONU “per proteggere i civili”, sono più che traballanti. La NATO afferma che è una forza neutrale a protezione dei civili, dunque non responsabile per le azioni delle truppe di terra del CNT. Tuttavia, sebbene la NATO sostenga di essere neutrale, la NATO ha scelto i suoi obiettivi completamente su un lato solo. Mentre le truppe del CNT sparava a distanza con obici in direzione della città, la NATO non gli ha impedito di fare così, ma ha aiutato le truppe del CNT a massacrare i civili nella città con attacchi aerei.

A Libyan National Transitional Council (NTC) soldier escorts a detained alleged fighters loyal to Moamer Kadhafi in the city of Sirte on October 13, 2011 as loyalists were keeping up their dogged resistance in two parts of the fugitive strongman's hometown.

E ci sono prove che la NATO sia sempre più con le forze di terra del CNT piuttosto che una forza neutrale. Nelle ultime settimane ci sono state molti reports di truppe del CNT che dicevano che prima di attaccare la città attendevano la luce verde da parte della NATO. Cosa che effettivamente mette la NATO al vertice del comando delle truppe del CNT. Ciò è confermato dalla logica. Data la debolezza organizzativa delle truppe del CNT, qualsiasi altra configurazione che non preveda la NATO seduta al vertice della catena di comando delle forze del CNT, non avrebbe senso militarmente.

Ma quando la NATO è sulla cima della catena di comando del CNT, allora sono le truppe del CNT della NATO che compiono i crimini e i comandanti della NATO sono pienamente responsabili delle azioni delle loro truppe e dovrebbero esser tenuti a rispondere per i loro crimini di guerra. La tesi secondo cui i crimini di guerra gravi e comprovati sono stati commessi da forze di terra esternalizzate che operano sotto una diversa bandiera, non è una tesi convincente, dal momento che queste forze sono ancora sotto il controllo e il comando della NATO.

Così i criminali della NATO devono essere portati davanti alla giustizia e puniti per i crimini di guerra di cui sono responsabili.

http://nocheinparteibuch.wordpress.com/2011/10/12/natos-tnc-ground-troops-commit-summary-executions-in-sirte/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/13/truppe-di-terra-del-cnt-nato-commettono-a-sirte-esecuzioni-sommarie/

Libia 2011: Sirte 200 morti per 1 minuto di vittoria televisiva; Jibril ritira i suoi combattenti del CNT da Sirte

  • Sirte 200 morti per 1 minuto di vittoria televisiva; Jibril ritira i suoi combattenti del CNT da Sirte
    [10.10.2011]

Un massiccio assalto su Sirte ha portato alla breve occupazione di un campus universitario e dell’ospedale nei sobborghi sud-orientali. Dopo che la battaglia ha infuriato avanti e indietro tutto il giorno, un massiccio contrattacco che ha lasciato 200 combattenti del CNT morti e innumerevoli feriti è stato abbastanza per Mahmud Jibril che sta ritirando “i combattenti a lui fedeli” fuori dalla battaglia, dichiarando “insensata la morte di oltre 200 combattenti per un minuto di vittoria su Al-Jazeera”. La decisione di Jibril è un ulteriore esempio del fatto che la narrativa della NATO sia screditata e dell’intrinseca instabilità e delle lotte interne nel regime a delega NATO. La guerra libica è ferma in una posizione di stallo, mentre la crisi umanitaria continua.
dal Dott. Christof Lehmann

In guerra, nulla può essere dato per scontato, e anche piccoli cambiamenti possono portare a risultati catastrofici, posizioni di stallo o vittorie. Considerare il fatto che la città natale di Muammar Gheddafi sta resistendo all’assalto dell’aggressione coloniale della NATO da mesi, ricorda il classico cartone animato di “Asterix dei Galli“, nel quale un coraggioso villaggio dei Galli resisteva all’assalto dell’Impero Romano.

Anche  la narrativa hollywoodiana di Al Jazeera dell’attacco su Sirte è stata ferita gravemente quando l’ “esibizione embedded in grande stile” in un campus universitario appena catturato alla periferia di Sirte è stata interrotta con il messaggio “dobbiamo ritirarci perché sta iniziando un massiccio contrattacco”. Ma a differenza di Asterix, Obelix e dei coraggiosi Galli del fumetto di fama mondiale, né Muammar Gheddafi, né gli uomini della resistenza combattente militare, tribale e popolare hanno quella pozione magica che li dota di forza sovrumana. Sebbene ciò che posseggono possa essere ancora più forte; la volontà di resistere ad un impero coloniale e alla sua armata di ribelli da un migliaio di dollari e alle unità delle operazioni speciali e dell’Air Force della NATO. L’attacco televisivo su Sirte è stato sconfitto. Per tutto il giorno e la notte, Sirte è stata oggetto di tre assalti più grandi e altri minori, ha resistito ad ognuno di questi. Il risultato dei combattimenti di ieri è 200 combattenti morti del CNT, più numerosi feriti.

Una fonte di Nsnbc vicina al CNT ha riferito questa sera alle 02.00 GMT, che il leader del CNT Mahmud Jibril ha ritirato “tutti i combattenti a lui fedeli” dal teatro di Sirte, dicendo “non aveva senso sacrificare 200 combattenti per una vittoria di un minuto su Al Jazeera”. Jibril, che recentemente è sopravvissuto ad un attentato in cui sono state uccise sette delle sue guardie del corpo si dice anche che abbia dato l’ordine di ritiro per salvare i suoi uomini per un’imminente battaglia tra le fazioni del CNT. Secondo la stessa fonte di nsnbc”, un anonimo dell’Intelligence Agency degli Stati Uniti ha avvicinato i leader del CNT suggerendo la divisione della Libia in uno stato del nord e uno del sud, che fornisca il contesto diplomatico necessario per portare “le truppe di peace keeping dell’ONU” in Libia.
Nsnbc sta attualmente valutando se una qualsiasi di queste proposte siano state discusse presso l’Unione africana.

I crimini di guerra della NATO e dei combattenti sotto la propria responsabilità di comando proseguono, mentre la diplomazia continua a non porre fine ai massacri. Prima dell’attacco al Campus Universitario e all’ospedale di Sirte, un aereo della NATO aveva bombardato una casa di civili, uccidendone 22, con altri 20 dispersi.

Vicino Bani Walid, un convoglio di combattenti del CNT è caduto in un’imboscata e ha subito pesanti perdite. I combattenti del CNT sono in sacche isolate a Bani Walid, in attesa di rinforzi che non passano attraverso le difese libiche. A Gheryan le forze libiche hanno attaccato con successo un complesso militare industriale che è stato fortemente difeso da truppe di paesi della NATO e del Qatar. La missione è riuscita a distruggere le principali installazioni militari che erano usate dalla NATO.

A Bengasi la battaglia contro i combattenti pesantemente radicati del CNT sta facendo un lento progresso. Si può sospettare che le Forze libiche mantengano una posizione relativamente passiva, da quando c’è una dura lotta tra le fazioni circondate dei fedeli al CNT all’interno del centro città. Secondo notizie non ancora confermate, ci sarebbero trattative in corso tra forze libiche e leaders tribali a Bengasi, che sono pronti a cambiare fazione nel conflitto.

La domanda rimane, se e quando un’iniziativa diplomatica si manifesterà in grado di porre fine alla spaventosa situazione umanitaria e alle ambizioni coloniali della NATO in Nord Africa. Dove è la Fact Finding Mission delle Nazioni Unite, dove è l’Osservatore dell’Unione Africana a Sirte, dove sono i leaders africani con il coraggio di dire “basta”. Né Gheddafi, né i soldati e nè i civili a Sirte hanno quella “pozione magica dei Galli“. Tutto quello che hanno è la volontà di resistere contro una guerra, imposta su di loro con il pretesto di salvare le vite dei civili, e la speranza che i leaders russi, cinesi e africani si rendano conto che il fallimento nel porre fine a questa guerra è il fallimento nel difendere i propri popoli e le proprie nazioni.

Dr. Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/10/sirte-200-dead-for-1-minute-tv-victory-jibril-withdraws-tnc-fighters-from-sirte/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/11/sirte-200-morti-per-1-minuto-di-vittoria-televisiva-jibril-ritira-i-suoi-combattenti-del-cnt-da-sirte/

Libia 2011: il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT

Libia il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT
[04.10.2011] trad. di Levred per GilGuySparks
Ieri Mercenari NATO e del CNT hanno avviato un ancor più pesante attacco alla città, strategicamente ed economicamente importante, di Sirte, avanzando nei sobborghi della città. Dopo pesanti combattimenti l’attacco è stato fermato con la battuta d’arresto di questa mattina. Anche se pesanti combattimenti sono continuati in altre città i fronti erano relativamente tranquilli, cosa che indica che il CNT sta esaurendo le riserve. È tutto un assalto disperato nel tentativo di registrare una vittoria prima della riunione della NATO tra due giorni, intelligence vicina al CNT riferisce che il Consiglio nazionale di transizione è nel caos totale. Questa mattina in una conferenza stampa, Abdelhakim Belhadj ha “supplicato” la popolazione a Tripoli di aiutare a riportare “stabilità, legge e ordine” e restituire le proprie armi al Consigliere Militare Tripoli.
dal Dott. Christof Lehmann

Tra due giorni, il 6 ottobre, i leaders della Nato si incontreranno per discutere su come hanno intenzione di procedere con il loro, moderno, Vietnam nord africano. Mentre la situazione nel sud della Libia è relativamente stabile, e pesanti combattimenti sono continuati all’interno di Bengasi e di altre città del nord, come riportato ieri, la situazione era relativamente calma. A Bengasi, che è stata liberata con l’eccezione del centro città dove combattenti del CNT sono fortemente radicati, un gruppo di anziani della tribù ha promesso eterna vendetta dopo aver esaminato le prove video di oltre 200 omicidi commessi dalle truppe del CNT di Al Qaeda.

Sembra come se il CNT avesse ieri concentrato tutte le truppe disponibili in tutti gli assalti su Sirte. Sotto la copertura di sbarramento dell’artiglieria pesante e leggera da terra e da mare, così come sotto la copertura del supporto aereo, i combattenti del CNT si stavano avvicinando verso posizioni avanzate, prendendo alcuni dei sobborghi di Sirte, pagando il prezzo di pesanti perdite. Quanto fosse fluida la situazione per i combattenti del CNT è divenuto chiaro quando il comandante dei ribelli, che di recente aveva sostituito un altro comandante ribelle che era caduto in un’imboscata, è stato ucciso da una speciale operazione di stanotte dall’esercito libico. A dispetto di un forte investimento in risorse umane e materiali, questa mattina l’assalto a Sirte ha macinato una battuta d’arresto, e le truppe TNC attaccando in massa si sono rese disponibili come obiettivo per operazioni speciali dei militari libici, le milizie tribali e le altre forze alleate provenienti da tutto il Nord Africa.

Colpo di ritorno francese – Mine francesi distruggono 35 veicoli della NATO

Secondo un operativo di intelligence russo che sta osservando la situazione in Libia da vicino, ieri guerrieri della tribù Tuareg hanno dato una dimostrazione delle loro abilità speciali di guerra nel deserto. La fonte di intelligence russa ha rivelato allo Stalinist Live Journal, che comunicazioni NATO intercettate hanno rivelato che due AV-8B Harrier II e due jet Eurofighter della portaerei italiana Giuseppe Garibaldi cercavano invano la causa della distruzione di 35 carri armati e mezzi blindati. La distruzione degli obiettivi con 5 minuti di intervallo è stata interpretata come un segno di un attacco dal cielo, anche se nè tracce radar, né agli infrarossi sono state trovate. Un attento esame dei veicoli distrutti ha rivelato i resti di mine francesi anticarro, che secondo la fonte stessa di intelligence erano state collocate sotto i veicoli dai guerrieri Tuareg, che sono esperti in guerriglia invisibile nel deserto.

Stasera nsnbc ricevuto [n.d.t. notizie di] intelligence che ciò che resta del CNT dopo che il 90% dei suoi membri ha lasciato, rimane nel caos. Il Movimento Giovanile Libico (Libyan Youth Movement), che recentemente ha dichiarato guerra al CNT, ha iniziato una campagna di assassinio di persone che collaborano con il CNT e con Abdelhakim Belhadj del Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico. Ieri un giudice, responsabile di severe condanne contro ufficiali militari fedeli al legittimo governo libico catturati,  è stato assassinato nella sua casa. La casa del giudice è in uno dei più “sicuri” distretti con il più alto livello di sorveglianza di Tripoli, a poche centinaia di metri dalla Reale Ambasciata danese.

Nel corso di una conferenza stampa questa mattina, Abdelhakim Belhadj ha supplicato i residenti di Tripoli a consegnare le armi in modo che il Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico possa ristabilire “legge e ordine” come base per l’adozione di misure verso la costruzione di istituzioni democratiche. Parole disperate, considerando che non molto tempo fa il CNT promise “la democrazia entro 20 mesi”. Con probabilità schiacciante le sue parole saranno vane, considerando il precedente “legge e ordine” alla Belhadj di cui la popolazione ha fatto esperienza. Con oltre il 90% del popolo libico contro l’occupazione illegale del loro paese, e i maggiori aiuti militari da tutto il nord Africa, le migliori possibilità di ristabilire l’ordine sarebbero quelle, per Belhadj, Jalil, Jibril e la NATO, di lasciare la Libia. Per quanto riguarda la Siria, la creazione e il sostegno massiccio del Consiglio Nazionale Siriano, dopo gli ultimi mesi della rivolta, le sanzioni e la guerra non convenzionale sostenuta dalla Nato deve alzare bandiere rosse dove i prossimi attacchi della NATO sono in programma.

Dr. Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/04/libya-storm-on-sirte-failed-tnc-in-desperate-chaos/

Vedi anche
https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/30/libia-comandante-nato-abbiamo-fallito/

https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/04/la-liberazione-libica-continua-con-lingresso-in-guerra-delle-tribu-algerine/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/05/libia-il-fallito-assalto-a-sirte-getta-in-un-caos-disperato-il-cnt/