Tutti migranti, come merce dentro ai pacchi: le nuove direttive UE e Onu contro ogni sovranità

L’Europa e l’ONU si accingono a mettere nero su bianco le regole definitive sull’immigrazione, che saranno valide per tutti i Paesi. E’ la costruzione di un vero sistema per la mobilità umana, che prevede società aperte, accoglienza, e zero respingimenti. Lo scopo? Nel mondo globalizzato anche  gli esseri umani devono essere rapidamente spostabili come le merci. Opporsi? Non è previsto.
di Francesca Totolo
Partiamo dall’ultima trovata che arriva dalla Commissione Europea. I Paesi membri dell’Unione Europea che hanno mostrato più solidarietà nell’accoglienza dei migranti, come Grecia e Italia, saranno premiati dai fondi strutturali del prossimo budget UE 2021-2027. Chi invece si mostrerà refrattario a fare la sua parte a favore degli immigranti e sul rispetto dello stato di diritto, come Ungheria e Polonia, si troverà penalizzato. Continue promesse da Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans, sempre disattese, che sembrano piuttosto voler colpire gli Stati Visegrad e l’Austria, rei di voler difendere gli interessi dei propri connazionali invece di aprire le frontiere agli stranieri indiscriminatamente.
Le dichiarazioni della Commissione Europea arrivano in seguito all’incontro pubblico del 16 aprile scorso voluto da George Soros. Durante il meeting, lo speculatore ungherese ha esposto le sue ragioni a Timmermans (Vice Presidente della Commissione Europea) contro il governo ungherese guidato dal Premier Viktor Orbán a proposito del pacchetto legislativo “StopSoros” che ha portato alla chiusura della sede della Open Society Foundations di Budapest e a quella, che sarà definitiva nel 2021, della Central European University fondata e finanziata dalla fondazione di Soros.

I legami di amicizia e stima personale che legano George Soros, Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans sono chiari e noti da tempo. Lo stesso Vice Presidente della Commissione Europea parla di un rapporto che lo lega al magnate da più di vent’anni e di condividere il suo impegno a favore della “società aperta”. Come sono noti i pranzi informali, che si svolgono mensilmente a Bruxelles, dove i tre e Martin Schulz condividono le proprie opinioni e le possibili soluzioni da portare in Commissione.
L’Unione Europea, sembra seguendo le direttive del consulente George Soros, sta cercando di correre ai ripari a causa della crescente “minaccia populista” dilagante in ogni Stato membro, delle sempre crescenti percentuali di cittadini europei che chiedono lo stop all’immigrazione (ora il 78%), e in vista delle elezioni del 2019.
Gli eurocrati, quindi, sembrano sempre più convinti che si debba intervenire sulla questione migratoria per quietare l’opinione pubblica, ovviamente senza nessuna intenzione di arrestare il flusso costante e continuo grazie a opportuni accordi con i Paesi di origine e attraverso una seria ridiscussione della cooperazione internazionale.
Dal 2016, come sancito dal Migration Partnership Framework redatto dalla Commissione Europea e come suggerito dall’ispiratore degli Stati Uniti d’Europa, George Soros, la UE sta tentando di riprendere il controllo dei suoi confini e si sta impegnando nel costruire meccanismi comuni per proteggere le frontiere, per determinare le richieste di asilo e per trasferire i rifugiati.
Questo piano della Commissione Europea non è altro che un’ulteriore perdita di sovranità degli Stati membri; si parla della gestione centralizzata dei confini dell’Unione attraverso il rafforzamento del coinvolgimento delle agenzie europee, come Frontex e EUROPOL, che andranno di fatto a coordinare le autorità nazionali, di uffici della UE dislocati nei Paesi di transito per una comune amministrazione delle procedure delle richieste di asilo, e di una maggiore partecipazione delle organizzazioni del settore privato. Ovviamente nel piano, non potevano mancare i corridoi umanitari gestiti centralmente dalla Commissione Europea con ricollocamento obbligatorio negli Stati membri.
Quando tutte le operazioni comprese nel Migration Partnership Framework saranno implementate, l’Italia non avrà più nessun potere e controllo a proposito delle politiche migratorie. In cambio il nostro Paese forse riceverà due denari in fondi strutturali che saranno chiaramente destinati alla formazione e all’inclusione sociale degli immigrati arrivati.
E a livello internazionale non va meglio. Nel dicembre del 2018, sarà pubblicato il Global Compact on Migration, documento delle Nazioni Unite che segnerà un punto di svolta per l’immigrazione e traccerà le linee guida che le singole nazioni e l’Unione Europea dovranno seguire.
Possiamo affermare che il tweet pubblicato a Pasqua di IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), agenzia collegata alle Nazioni Unite, non promette nulla di buono.
Per IOM, “l’immigrazione è inevitabile, desiderabile e necessaria”. Quindi nessuna intenzione di intervenire, come si dovrebbe, nei Paesi di origine, perché l’immigrazione è un fenomeno auspicabile per l’occidente. Alla Boeri, insomma.
Il 4 aprile scorso, alti funzionari dell’Unione Europea e della IOM si sono incontrati a Bruxelles per discutere sui contenuti del futuro Global Compact on Migration. Il direttore generale dell’IOM, William Lacy Swing, ha dichiarato: “Abbiamo un’opportunità storica per costruire un sistema per la mobilità umana in cui le persone possano muoversi in sicurezza, legalmente e volontariamente, nel pieno rispetto dei loro diritti umani. Abbiamo particolarmente bisogno di fare progressi nell’affrontare il movimento dei migranti più vulnerabili con esigenze di protezione specifiche.(…) Siamo ottimisti sul fatto che con i leader dell’Unione Europea, raggiungeremo un accordo che fornisca un quadro unificante di principi comuni, degli impegni e di comprensione tra gli Stati membri su tutti gli aspetti della migrazione”.
Sono state pubblicate varie bozze sul futuro Global Compact on Migration, e sono perfettamente in linea con la nuova direzione, di sorosiana ispirazione, presa dalla Commissione Europea. Prenderemo in esame l’ultima versione stilata il 26 marzo scorso.
Già il preambolo svela il contenuto che sarà sviluppato nel documento: “Questo Global Compact esprime il nostro impegno collettivo a migliorare la cooperazione sull’immigrazione (il termine utilizzato è migrazione ma gli uccelli migrano, non le persone) internazionale. L’immigrazione ha fatto parte dell’esperienza umana nel corso di tutta la sua storia, e riconosciamo che è una fonte di prosperità, innovazione e sviluppo sostenibile del nostro mondo globalizzato. La maggior parte dei migranti di tutto il mondo oggi viaggia, vive e lavora in modo sicuro, ordinato e regolare. Ma la migrazione incide indubbiamente sui nostri Paesi in modo molto diverso e a volte in modi imprevedibili. È fondamentale che l’immigrazione internazionale ci unisca piuttosto che dividerci. Questo Global Compact definisce la nostra comprensione comune, le responsabilità condivise e l’unità di intenti in merito all’immigrazione in modo tale che funzioni per tutti”.
Nel Global Compact, si continua a parlare di canali legali per l’immigrazione. Le Nazioni Unite si impegneranno a migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per l’immigrazione regolare, basandosi sulle realtà demografiche e globali del mercato del lavoro per “massimizzare l’impatto socioeconomico degli immigranti”. Ovvero i mondialisti delle Nazioni Unite continuano a spingere verso la costituzione di quello che Karl Marx ne Il Capitale chiamava l’esercito industriale di riserva.
L’obiettivo 8 riguarda molto da vicino l’Italia: “Ci impegniamo a collaborare a livello internazionale per salvare vite umane e prevenire morti e feriti tra i migranti, attraverso operazioni congiunte di ricerca e soccorso, raccolta e scambio standardizzati di informazioni. Per questo impegno dovremo sviluppare procedure e accordi sulla ricerca e il salvataggio con l’obiettivo primario di proteggere il diritto alla vita dei migranti che è negato dai respingimenti alle frontiere terrestri e marittime”.
Questo significa che le Nazioni Unite e l’Unione Europea non permetteranno, dopo l’introduzione del Global Compact, i respingimenti assistiti dei barconi partiti dalla Libia, punto inserito nel programma elettorale della coalizione del centro destra e sviluppato da Gianandrea Gaiani.
L’obiettivo 11 ”Gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato” auspica dichiaratamente un coordinamento centrale delle frontiere, in piena sintonia con il piano europeo: “Impegno a gestire i confini nazionali in modo coordinato che garantisca la sicurezza e faciliti i movimenti regolari di persone, nel pieno rispetto dei diritti umani di tutti i migranti, indipendentemente dal loro status”. Quindi libero accesso a tutti i migranti, senza alcuna distinzione tra i reali beneficiari della protezione internazionale e i migranti economici.
Rafforzare la certezza e la prevedibilità nelle procedure di immigrazione” è l’obiettivo 12, e prevede la standardizzazione a livello internazionale delle metodologie riguardanti la gestione nazionale degli immigrati (identificazione, valutazione, assistenza, etc). Gli Stati avranno dei protocolli operativi forniti dalle Nazioni Unite, e non godranno più di nessun tipo di libertà nelle procedure di smistamento e riconoscimento degli immigrati.
La detenzione degli immigrati sarà usata solo limitatamente, e questo varrà sia al momento dell’ingresso sia nel procedimento di rimpatrio. Quindi in Italia, saranno pressoché aboliti i CIE (Centri di identificazione ed espulsione), mentre gli Hotspot e i CARA saranno regolamentati per non ledere i diritti degli immigrati che, come documentato, spesso fanno resistenze, anche violente, nelle procedure di identificazione.
L’obiettivo 16 prevede l’impegno dello Stato, che accoglie gli immigrati, di “promuovere società inclusive e coese”, riducendo al minimo le disparità, cercando di aumentare la fiducia dell’opinione pubblica a proposito delle politiche migratorie applicate e facendo comprendere ai cittadini che gli stranieri contribuiscono positivamente alla prosperità del Paese. Le famose “risorse” di boldriniana memoria.
E questi sono solo gli obiettivi più prevaricanti delle sovranità nazionali. Il Global Compact on Migration delle Nazioni Unite, al momento della sua sottoscrizione a fine anno, toglierà ogni tipo di libertà di azione ai governi dei Paesi di transito e/o di arrivo dei migranti. Tutte le procedure saranno standardizzate, realizzando in un prossimo futuro un occidente “no border” dove vigerà la libertà totale di mobilità delle persone oltre a quello delle merci.
E così sarà il vero globalismo voluto dal capitale, con gli orwelliani maiali della Fattoria degli animali al potere.
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I “pirati” di Soros denunciano l’Italia

di Francesca Totolo (Esclusiva Byoblu)

David Galland: “Così Soros ha creato la crisi dei rifugiati in Europa per i suoi profitti”

DI DAVID GALLAND E  STEPHEN MC BRIDE
George Soros scommette in borsa, ancora.
L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l’evento aveva “scatenato” una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.
Soros è stato sul lato giusto delle transazioni di borsa vendendo allo scoperto le azione della Deutsche Bank e scommettendo contro lo S & P tramite un 2,1 milioni di dollari di azioni sulla ETF SPDR S & P 500.
Un’altra cosa interessante, Soros ha recentemente venduto azioni per $ 264 milioni del Barrick Gold, il cui prezzo delle azioni è salito oltre il 14% dal Brexit. Insieme a questa transazione, Soros ha venduto le sue azioni in molte compagnie su cui aveva investito in precedenza.
Soros ha recentemente annunciato che stava uscendo dal pensionamento, di nuovo! Prima di andare in pensione nel 2000, l’unica altra volta che Soros e’ pubblicamente rientrato a giocare in borsa è stato nel 2007, quando ha effettuato una serie di scommesse al ribasso per l’edilizia abitativa degli Stati Uniti e, infine, realizzato un profitto di oltre $ 1 miliardo di dollari dalle compravendite.
Dal 1980, Soros ha attivamente perseguito un programma globalista; portato avanti tramite i suoi Open Society Foundations (OSF).
Che cosa è quest’ agenda globalista, e da dove viene?

Il seme globalista è stato seminato per il giovane George da suo padre, Tivadar, un avvocato ebreo che è stato un forte sostenitore dell’ Esperanto.

L’ Esperanto è una lingua creata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con lo scopo di “trascendere i confini nazionali” e “superare l’indifferenza naturale dell’umanità.” Tivadar ha insegnato al giovane George l’Esperanto e lo’ha costretto a parlare a casa. Nel 1936, quando Hitler stava ospitando le Olimpiadi di Berlino, Tivadar ha cambiato il nome della famiglia da Schwartz a Soros, una parola che in Esperanto significa “salirà”.

George Soros, è nato e cresciuto a Budapest, in Ungheria, e ha beneficiato notevolmente dalle decisioni prese dal padre. Presumibilmente, nel 1944, a 14 anni, George Soros è andato a lavorare per i nazisti invasori. Si dice che fino alla fine della guerra, nel 1945, ha lavorato con un funzionario del governo, aiutandolo a confiscare i beni dalla popolazione ebraica locale. In un’intervista del 1998 al 60 ° minuto, Soros ha descritto l’anno dell’occupazione tedesca come “il periodo più felice della mia vita.”
Le avventure di Soros in Finanza
Quando la guerra finì, Soros si trasferisce a Londra e nel 1947 s’iscrive alla London School of Economics, dove ha studiato con Karl Popper, filosofo austriaco-britannico che è stato uno dei primi sostenitori di una “Open Society”. Soros poi ha lavorato presso diverse banche d’affari a Londra, prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970, ha fondato Soros Fund Management e nel 1973 ha creato il Quantum Fund, in collaborazione con l’uomo d’affari Jim Rogers.
Il fondo ha avuto rendimenti annui superiori al 30%, consolidando la reputazione di Soros e mettendolo in una posizione di potere, che ha utilizzato e continua ad utilizzare odiernamente per far avanzare l’agenda dei suoi mentori.
Le speculazioni monetarie che hanno gettato la Gran Bretagna e l’Asia in crisi.
Nel 1990, Soros ha iniziato una serie di grandi scommesse contro valute nazionali. La prima fu nel 1992, quando ha venduto in “short” la sterlina e ha fatto un profitto di 1 miliardo di dollari in un solo giorno.
L`altra grande speculazione monetaria è venuta nel 1997. Questa volta Soros individuato il baht tailandese e, con un volume di vendite allo scoperto molto pesante, ha distrutto il bath tailandese a favore del dollaro statunitense, dando inizio alla crisi finanziaria asiatica.
Gli sforzi “umanitari”.
Oggi, il patrimonio netto di Soros è pari a 23 miliardi dollari. Da quando ha assunto un ruolo di secondo piano nella sua compagnia, Soros Fund Management, nel 2000, Soros si è focalizzato sui suoi sforzi filantropici, che si svolgono attraverso le Open Society Foundations da lui fondata nel 1993.
Allora, a chi dona e quali cause sostiene?
Nel corso degli anni 1980 e 1990, Soros ha usato la sua straordinaria ricchezza per finanziare le rivoluzioni in decine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Croazia e la Jugoslavia fornendo denaro a partiti politici di opposizione, case editrici e dei media indipendenti in queste nazioni.
Se vi chiedete perché Soros si sia immischiato negli affari di questi paesi, una parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che durante e dopo il caos, ha investito grossi capitali in molte delle attività di ciascuno dei rispettivi paesi. Egli ha poi utilizzato la Columbia University e l’economista Jeffrey Sachs per consigliare i governi nascenti di privatizzare immediatamente tutte le attività pubbliche, permettendo così a Soros di vendere i beni che aveva acquisiti durante le turbolenze nei mercati aperti di recente formazione. Essendo riuscito a portare avanti la sua agenda in Europa attraverso il regime del “Cambiamento” ha subito rivolto la sua attenzione al grande palco, gli Stati Uniti.
The Big Time.
Nel 2004, Soros ha dichiarato: “Credo profondamente nei valori di una società aperta”. Negli ultimi 15 anni ho concentrato i miei sforzi all’estero; ora lo sto facendo negli Stati Uniti.
Da allora, Soros ha finanziato gruppi come:
L’istituto americano per la giustizia sociale , il cui scopo è quello di “trasformare le comunità povere attraverso attività di ”lobbying” aumentando la spesa pubblica per programmi sociali”.
 L’Istituto per le politiche sull’immigrazione, il cui obiettivo è di “realizzare una politica per il re-insediamento immigrati illegali e aumentare i benefici di assistenza sociale per i clandestini”.
Soros utilizza i suoi Open Society Foundations per incanalare denaro per i Media progressisti ovvero I Media Matters.
Soros incanala i soldi attraverso una serie di gruppi di sinistra, tra cui la Fondazione Tides, Center for American Progress, e la Democratic Alliance al fine di aggirare le leggi di finanziamento della campagna elettorale. Perché Soros ha donato così tanto capitale e cosi tanto impegno a queste organizzazioni? Per un semplice motivo: per acquistare il potere politico.
I politici democratici che vanno contro la l’agenda progressista vedranno tagliati i loro finanziamenti e verranno attaccati dai media, come i Media Matters, che contribuiscono direttamente ai media tradizionali come NBC, Al Jazeera, e il New York Times.
Oltre alla donazione di 5 miliardi di dollari che Soros ha donato a diversi gruppi come quelli sopra citati, ha anche fatto enormi donazioni al Partito Democratico Americano e ai suoi membri più importanti, come Joe Biden, Barack Obama, e, naturalmente, Bill e Hillary Clinton.
La grande amicizia con i Clinton
Il rapporto di Soros con i Clinton risale al 1993, nel periodo in cui è stata fondata OSF. Sono diventati amici stretti, e il loro rapporto duraturo va ben oltre le donazioni.
Secondo il libro, “The Shadow party”, scritto da Horowitz e Poe, in una conferenza del 2004 ” Riprendiamoci l’America” ​​ in cui Soros era uno dei relatori, l’ex first lady ha presentato Soros dicendo: “Noi abbiamo bisogno di persone come George Soros, che è senza paura ed e’ disposto a farsi avanti quando serve”
Soros ha iniziato a sostenere la corsa presidenziale di Hillary Clinton nel 2013, assumendo un ruolo di alto livello nel gruppo “Pronti per Hillary”. Da allora, Soros ha donato oltre 15 milioni di dollari per i gruppi-pro Clinton e Super PAC.
Recentemente, Soros ha dato più di 33 milioni di dollari per il gruppo “ Black Llife Matter”, che è stato coinvolto nei disordini sociali di Ferguson, Missouri, Baltimora e Maryland, nel 2015. Entrambi questi incidenti hanno contribuito a un peggioramento delle relazioni razziali in tutta l’America.
Lo stesso gruppo ha fortemente criticato il contendente democratico Bernie Sanders per il suo presunto supporto alla disuguaglianza razziale, contribuendo a minare la sua figura, vista come una minaccia in una delle circoscrizioni più ostili alla Hillary Clinton.
Questo, naturalmente, migliora notevolmente il peso che Soros esercita attraverso i gruppi sopra menzionati. E ‘lecito ritenere che ora in grado di guidare la politica democratica, soprattutto in un’amministrazione guidata da Hillary Clinton.
Semplicemente, ciò che Soros vuole, ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che vuole spazzare via i confini nazionali e creare una sorta d’incubo globalista rappresentato dall’Unione Europea.
Negli ultimi anni, Soros ha rivolto la sua attenzione in Europa. E ‘una coincidenza che il continente è attualmente in disordine economico e sociale?.
Un altro “Home Run”: il conflitto ucraino
Non c’è alcun dubbio sulla grande influenza di Soros sulla politica estera degli

Stati Uniti. Nell’ ottobre del

1995 il giornalista della PBS intervista Soros che ha detto, “Io ora ho accesso [al vice segretario di Stato Strobe Talbott]. Non c’è dubbio. Noi in realtà lavoriamo insieme [sulla politica europea orientale]. “
L’ingerenza di Soros si impennò di nuovo nel conflitto Russia-Ucraina, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2014.
In un’intervista del maggio 2014 con la CNN, Soros ha dichiarato che è stato responsabile per la creazione di una fondazione in Ucraina che alla fine ha portato al rovesciamento del leader eletto del paese e l’installazione di un governo scelto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, all’epoca guidato da niente di meno che Hillary Clinton:
La CNN : In primo luogo l’Ucraina: una delle cose che molte persone le riconoscono è che durante le rivoluzioni del 1989 Lei ha finanziato molte attività dei dissidenti, gruppi della società civile in Europa orientale, in Polonia e in Repubblica Ceca. State facendo cose simili in Ucraina?
Soros: Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima che l’ Ucraina diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione è in funzione da allora e ha giocato un ruolo importante negli eventi odieni.
La guerra che ha strappato la regione ucraina del Donbass ha provocato la morte di oltre 10.000 persone e lo sfollamento di oltre 1,4 milioni di persone. Come danno collaterale, un aereo passeggeri Malaysia Airlines è stato abbattuto, uccidendo tutti i 298 a bordo.
Ancora una volta Soros era lì per trarre profitto dal caos che ha contribuito a creare. Il suo premio in Ucraina è stato il monopolio energetico della compagnia statale Naftogaz.
Soros ha utilizzato ancora una volta la sua cricca degli Stati Uniti, il Segretario del Tesoro Jack Lew e la società americana di consulenza McKinsey al fine di consigliare il governo fantoccio dell’ Ucraina sulla privatizzazione Naftogaz.
Sebbene la quota esatta di partecipazione di Soros nella Naftogaz non è stato divulgata, in una nota 2014 si è impegnato a investire fino a 1 miliardo di dollari nelle imprese ucraine.
Il suo ultimo successo: la crisi europea per i rifugiati
L’agenda di Soros è fondamentalmente sulla distruzione dei confini nazionali. Questo è stato recentemente dimostrato molto chiaramente con il suo finanziamento della crisi dei rifugiati europea.
La colpa della crisi dei rifugiati è stata data alla guerra civile che attualmente infuria in Siria. Ma vi siete mai chiesti come tutte queste persone sapevano improvvisamente che l’Europa avrebbe aperto le sue porte e li entrare?
La crisi dei rifugiati non è un fenomeno naturale. Questo ha coinciso con la OSF che donava soldi per il “Migration Policy Institute” statunitense e la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti, entrambe le organizzazioni sponsorizzate da Soros ed entrambi i gruppi sostengono il reinsediamento dei cittadini musulmani del terzo mondo verso l’Europa.
Nel 2015, un reporter di Sky News ha trovato dei “manuali” per i migranti sull’isola greca di Lesbo. E ‘stato poi rivelato che i manuali, che sono scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Benvenuti nella UE”.
“Benvenuti nell’UE” è finanziato (si avete indovinato!) della Open Society Foundations (OSF). Soros non solo ha sostenuto i gruppi che supportano il reinsediamento dei migranti del terzo mondo verso l’Europa, ma è l’architetto del “Piano Merkel.”
Il Piano Merkel è stato creato dall’iniziativa di stabilità europea, il cui presidente Gerald Knaus è membro di vecchia data presso la Open Society Foundations.
Il piano propone che la Germania dovrebbe garantire asilo a 500.000 profughi siriani. Tale piano afferma inoltre che in Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, un Paese che è musulmano al 98%, ad ottenere l’esenzione dal visto all’interno dell’UE a partire dal 2016.
Il discorso politico
La crisi dei rifugiati ha suscitato grande preoccupazione nei paesi europei come l’Ungheria.
In risposta a 7.000 migranti che ogni giorno entravano nel territorio ungherese nel 2015, il governo ungherese ha ristabilito il controllo delle frontiere al fine di contenere le orde di rifugiati che tentavano di varcare i confini ungheresi.
Naturalmente questo non è andato giù a Soros e ai suoi stretti alleati, i Clinton.
Bill Clinton ha accusato Polonia e Ungheria di pensare che “la democrazia è troppo impegnativa e non ne vale la pena” e che vogliono avere una “dittatura autoritaria in stile Putin”
Leggendo i commenti di Clinton, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha risposto dicendo:
“Le osservazioni fatte su Ungheria e Polonia … hanno una dimensione politica.. Queste osservazioni si sono moltiplicate da quando stiamo vivendo nell’era della crisi dei migranti. Sappiamo tutti che dietro i leader del Partito democratico americano, c’e’ George Soros. “
Orban ha continuato dicendo “anche se la bocca appartiene alla Clinton, la voce appartiene a Soros.”
Soros commenta politica di Orbán verso i migranti: “Il suo piano tratta la protezione dei confini nazionali, come l’obiettivo e rifugiati come un ostacolo. Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati ai confini come l’obbiettivo e i confini nazionali come l’ostacolo “.
E ‘difficile immaginare che poteva essere più chiaro nelle sue intenzioni globalista.
Il movente del profitto
Perché, dunque, Soros vuole inondare l’Europa con orde di disperati del terzo mondo?
Non possiamo essere sicuri, ma è recentemente venuto alla luce che Soros ha preso una serie di “posizioni al ribasso” contro la azioni di borsa degli Stati Uniti. A quanto pare, pensa che provocando il caos in Europa si diffonda il contagio verso gli Stati Uniti, avviando cosi i mercati in una spirale verso il basso. La distruzione dell’Europa attraverso l’inondazione con milioni di migranti è un piano diretto a provocare il caos economico e sociale del continente. Quest’ altro esempio della creazione di disordini al fine di trarne un profitto, dove George Soros sembra avere i suoi tentacoli nella maggior parte degli eventi geopolitici.
Noi tutti comprendiamo che questa correlazione non è una causalità. Tuttavia, data la straordinaria ricchezza di Soros, le connessioni politiche e la sua lunga esperienza di vedere e di trarre profitto dal caos, è quasi certamente un catalizzatore per gran parte delle turbolenze geopolitiche che si verificando.
Egli è intento a distruggere i confini nazionali e la creazione di una struttura di governo globale con poteri illimitati. Dai suoi commenti diretti verso Viktor Orbán, possiamo notare che Soros vede chiaramente leader nazionali come i suoi futuri vassalli e burattini che vendono il suo racconto alle masse ignoranti.
Soros vede se stesso come un missionario che porta avanti l’agenda globalista, insegnata dai suoi primi maestri. Egli usa i suoi vasti collegamenti politici per influenzare la politica del governo e creare le crisi, sia economiche e sociali, per promuovere quest’agenda.
Con ogni evidenza, Soros sta cospirando contro l’umanità ed è decisa a distruzione delle democrazie occidentali.
Per qualsiasi pensatore razionale, alcuni eventi globali semplicemente non hanno alcun senso. Perché, per esempio le democrazie occidentali accoglierebbero milioni di persone i cui valori sono del tutto incompatibile con quelli della propria nazione?
Quando guardiamo da vicino l’ordine del giorno, attivamente promosso dal maestro globalista, George Soros, le cose diventano un po’ ‘più chiare.
Ecco che arriva il pagliaccio
Niente è più vicino della carta “esci dalla galera” che gli investigatori della FBI hanno dato a Hillary Clinton per la questione dei suoi server di posta elettronica privati. Questo è avvenuto senza che nessuno protestasse sul fatto che la Hillary abbia infranto un numero di leggi federali tali da sbattere in galera qualsiasi persona.
Per citare il direttore dell’FBI James Comey, “Anche se vi è prova di potenziali violazioni degli statuti per quanto riguarda il trattamento di informazioni classificate, il nostro giudizio è che nessun procuratore ragionevole avrebbe portato alla nostra attenzione un caso del genere.”
C’è una discrepanza in questa affermazione. Per cominciare, ci sono evidenti violazioni della legge. Ma anche una forte componente politica nel fatto che un “procuratore ragionevole” dovrebbe far rispettare le leggi, prendendo in considerazione che il colpevole è il seguente: l’alfiere dei democratici candidato alla presidenza dello stato .
Inoltre, andando contro la Clinton significa andare contro Soros e nessun “procuratore ragionevole” vorrebbero farlo.
Sto solo dicendo …
David Galland and Stephen McBride
8.07.2016
Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANLUCA GRANDE

COME LA SOLA MANO DI GEORGE SOROS HA CREATO LA CRISI EUROPA PER I RIFUGIATI – E PERCHE’

Postato il Lunedì, 11 luglio @ 08:41:59 BST di davide

DI DAVID GALLAND E  STEPHEN MC BRIDE
zerohedge.com
George Soros scommette in borsa, ancora.
L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l’evento aveva “scatenato” una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.

Soros è stato sul lato giusto delle transazioni di borsa vendendo allo scoperto le azione della Deutsche Bank e scommettendo contro lo S & P tramite un 2,1 milioni di dollari di azioni sulla ETF SPDR S & P 500.
Un’altra cosa interessante, Soros ha recentemente venduto azioni per $ 264 milioni del Barrick Gold, il cui prezzo delle azioni è salito oltre il 14% dal Brexit. Insieme a questa transazione, Soros ha venduto le sue azioni in molte compagnie su cui aveva investito in precedenza.

Soros ha recentemente annunciato che stava uscendo dal pensionamento, di nuovo! Prima di andare in pensione nel 2000, l’unica altra volta che Soros e’ pubblicamente rientrato a giocare in borsa è stato nel 2007, quando ha effettuato una serie di scommesse al ribasso per l’edilizia abitativa degli Stati Uniti e, infine, realizzato un profitto di oltre $ 1 miliardo di dollari dalle compravendite.
Dal 1980, Soros ha attivamente perseguito un programma globalista; portato avanti tramite i suoi Open Society Foundations (OSF).
Che cosa è quest’ agenda globalista, e da dove viene?
Il seme globalista è stato seminato per il giovane George da suo padre, Tivadar, un avvocato ebreo che è stato un forte sostenitore dell’ Esperanto. L’ Esperanto è una lingua creata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con lo scopo di “trascendere i confini nazionali” e “superare l’indifferenza naturale dell’umanità.” Tivadar ha insegnato al giovane George l’Esperanto e lo’ha costretto a parlare a casa. Nel 1936, quando Hitler stava ospitando le Olimpiadi di Berlino, Tivadar ha cambiato il nome della famiglia da Schwartz a Soros, una parola che in Esperanto significa “salirà”.
George Soros, è nato e cresciuto a Budapest, in Ungheria, e ha beneficiato notevolmente dalle decisioni prese dal padre. Presumibilmente, nel 1944, a 14 anni, George Soros è andato a lavorare per i nazisti invasori. Si dice che fino alla fine della guerra, nel 1945, ha lavorato con un funzionario del governo, aiutandolo a confiscare i beni dalla popolazione ebraica locale. In un’intervista del 1998 al 60 ° minuto, Soros ha descritto l’anno dell’occupazione tedesca come “il periodo più felice della mia vita.”
Le avventure di Soros in Finanza
Quando la guerra finì, Soros si trasferisce a Londra e nel 1947 s’iscrive alla London School of Economics, dove ha studiato con Karl Popper, filosofo austriaco-britannico che è stato uno dei primi sostenitori di una “Open Society”. Soros poi ha lavorato presso diverse banche d’affari a Londra, prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970, ha fondato Soros Fund Management e nel 1973 ha creato il Quantum Fund, in collaborazione con l’uomo d’affari Jim Rogers.
Il fondo ha avuto rendimenti annui superiori al 30%, consolidando la reputazione di Soros e mettendolo in una posizione di potere, che ha utilizzato e continua ad utilizzare odiernamente per far avanzare l’agenda dei suoi mentori.
Le speculazioni monetarie che hanno gettato la Gran Bretagna e l’Asia in crisi.
Nel 1990, Soros ha iniziato una serie di grandi scommesse contro valute nazionali. La prima fu nel 1992, quando ha venduto in “short” la sterlina e ha fatto un profitto di 1 miliardo di dollari in un solo giorno.
L`altra grande speculazione monetaria è venuta nel 1997. Questa volta Soros individuato il baht tailandese e, con un volume di vendite allo scoperto molto pesante, ha distrutto il bath tailandese a favore del dollaro statunitense, dando inizio alla crisi finanziaria asiatica.
Gli sforzi “umanitari”.
Oggi, il patrimonio netto di Soros è pari a 23 miliardi dollari. Da quando ha assunto un ruolo di secondo piano nella sua compagnia, Soros Fund Management, nel 2000, Soros si è focalizzato sui suoi sforzi filantropici, che si svolgono attraverso le Open Society Foundations da lui fondata nel 1993.
Allora, a chi dona e quali cause sostiene?
Nel corso degli anni 1980 e 1990, Soros ha usato la sua straordinaria ricchezza per finanziare le rivoluzioni in decine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Croazia e la Jugoslavia fornendo denaro a partiti politici di opposizione, case editrici e dei media indipendenti in queste nazioni.
Se vi chiedete perché Soros si sia immischiato negli affari di questi paesi, una parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che durante e dopo il caos, ha investito grossi capitali in molte delle attività di ciascuno dei rispettivi paesi. Egli ha poi utilizzato la Columbia University e l’economista Jeffrey Sachs per consigliare i governi nascenti di privatizzare immediatamente tutte le attività pubbliche, permettendo così a Soros di vendere i beni che aveva acquisiti durante le turbolenze nei mercati aperti di recente formazione. Essendo riuscito a portare avanti la sua agenda in Europa attraverso il regime del “Cambiamento” ha subito rivolto la sua attenzione al grande palco, gli Stati Uniti.
The Big Time.
Nel 2004, Soros ha dichiarato: “Credo profondamente nei valori di una società aperta”. Negli ultimi 15 anni ho concentrato i miei sforzi all’estero; ora lo sto facendo negli Stati Uniti.
Da allora, Soros ha finanziato gruppi come:

  • L’istituto americano per la giustizia sociale , il cui scopo è quello di “trasformare le comunità povere attraverso attività di ”lobbying” aumentando la spesa pubblica per programmi sociali”
  •  L’Istituto per le politiche sull’immigrazione, il cui obiettivo è di “realizzare una politica per il re-insediamento immigrati illegali e aumentare i benefici di assistenza sociale per i clandestini”

Soros utilizza i suoi Open Society Foundations per incanalare denaro per i Media progressisti ovvero I Media Matters.
Soros incanala i soldi attraverso una serie di gruppi di sinistra, tra cui la Fondazione Tides, Center for American Progress, e la Democratic Alliance al fine di aggirare le leggi di finanziamento della campagna elettorale. Perché Soros ha donato così tanto capitale e cosi tanto impegno a queste organizzazioni? Per un semplice motivo: per acquistare il potere politico.
i politici democratici che vanno contro la l’agenda progressista vedranno tagliati i loro finanziamenti e verranno attaccati dai media, come i Media Matters, che contribuiscono direttamente ai media tradizionali come NBC, Al Jazeera, e il New York Times.
Oltre alla donazione di 5 miliardi di dollari che Soros ha donato a diversi gruppi come quelli sopra citati, ha anche fatto enormi donazioni al Partito Democratico Americano e ai suoi membri più importanti, come Joe Biden, Barack Obama, e, naturalmente, Bill e Hillary Clinton.
La grande amicizia con i Clinton
Il rapporto di Soros con i Clinton risale al 1993, nel periodo in cui è stata fondata OSF. Sono diventati amici stretti, e il loro rapporto duraturo va ben oltre le donazioni.
Secondo il libro, “The Shadow party”, scritto da Horowitz e Poe, in una conferenza del 2004 ” Riprendiamoci l’America” ​​ in cui Soros era uno dei relatori, l’ex first lady ha presentato Soros dicendo: “Noi abbiamo bisogno di persone come George Soros, che è senza paura ed e’ disposto a farsi avanti quando serve
Soros ha iniziato a sostenere la corsa presidenziale di Hillary Clinton nel 2013, assumendo un ruolo di alto livello nel gruppo “Pronti per Hillary”. Da allora, Soros ha donato oltre 15 milioni di dollari per i gruppi-pro Clinton e Super PAC.
Recentemente, Soros ha dato più di 33 milioni di dollari per il gruppo “ Black Llife Matter”, che è stato coinvolto nei disordini sociali di Ferguson, Missouri, Baltimora e Maryland, nel 2015. Entrambi questi incidenti hanno contribuito a un peggioramento delle relazioni razziali in tutta l’America.
Lo stesso gruppo ha fortemente criticato il contendente democratico Bernie Sanders per il suo presunto supporto alla disuguaglianza razziale, contribuendo a minare la sua figura, vista come una minaccia in una delle circoscrizioni più ostili alla Hillary Clinton.
Questo, naturalmente, migliora notevolmente il peso che Soros esercita attraverso i gruppi sopra menzionati. E ‘lecito ritenere che ora in grado di guidare la politica democratica, soprattutto in un’amministrazione guidata da Hillary Clinton.
Semplicemente, ciò che Soros vuole, ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che vuole spazzare via i confini nazionali e creare una sorta d’incubo globalista rappresentato dall’Unione Europea.
Negli ultimi anni, Soros ha rivolto la sua attenzione in Europa. E ‘una coincidenza che il continente è attualmente in disordine economico e sociale?.
Un altro “Home Run”: il conflitto ucraino
Non c’è alcun dubbio sulla grande influenza di Soros sulla politica estera degli Stati Uniti. Nell’ ottobre del 1995 il giornalista della PBS intervista Soros che ha detto, “Io ora ho accesso [al vice segretario di Stato Strobe Talbott]. Non c’è dubbio. Noi in realtà lavoriamo insieme [sulla politica europea orientale]. ”
L’ingerenza di Soros si impennò di nuovo nel conflitto Russia-Ucraina, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2014.
In un’intervista del maggio 2014 con la CNN, Soros ha dichiarato che è stato responsabile per la creazione di una fondazione in Ucraina che alla fine ha portato al rovesciamento del leader eletto del paese e l’installazione di un governo scelto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, all’epoca guidato da niente di meno che Hillary Clinton:
La CNN : In primo luogo l’Ucraia: una delle cose che molte persone le riconoscono è che durante le rivoluzioni del 1989 Lei ha finanziato molte attività dei dissidenti, gruppi della società civile in Europa orientale, in Polonia e in Repubblica Ceca. State facendo cose simili in Ucraina?
Soros: Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima che l’ Ucraina diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione è in funzione da allora e ha giocato un ruolo importante negli eventi odieni.
La guerra che ha strappato la regione ucraina del Donbass ha provocato la morte di oltre 10.000 persone e lo sfollamento di oltre 1,4 milioni di persone. Come danno collaterale, un aereo passeggeri Malaysia Airlines è stato abbattuto, uccidendo tutti i 298 a bordo.
Aancora una volta Soros era lì per trarre profitto dal caos che ha contribuito a creare. Il suo premio in Ucraina è stato il monopolio energetico della compagnia statale Naftogaz.
Soros ha utilizzato ancora una volta la sua cricca degli Stati Uniti, il Segretario del Tesoro Jack Lew e la società americana di consulenza McKinsey al fine di consigliare il governo fantoccio dell’ Ucraina sulla privatizzazione Naftogaz.
Sebbene la quota esatta di partecipazione di Soros nella Naftogaz non è stato divulgata, in una nota 2014 si è impegnato a investire fino a 1 miliardo di dollari nelle imprese ucraine.
Il suo ultimo successo: la crisi europea per i rifugiati
L’agenda di Soros è fondamentalmente sulla distruzione dei confini nazionali. Questo è stato recentemente dimostrato molto chiaramente con il suo finanziamento della crisi dei rifugiati europea.
La colpa della crisi dei rifugiati è stata data alla guerra civile che attualmente infuria in Siria. Ma vi siete mai chiesti come tutte queste persone sapevano improvvisamente che l’Europa avrebbe aperto le sue porte e li entrare?
La crisi dei rifugiati non è un fenomeno naturale. Questo ha coinciso con la OSF che donava soldi per il “Migration Policy Institute” statunitense e la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti, entrambe le organizzazioni sponsorizzate da Soros ed Entrambi i gruppi sostengono il reinsediamento dei musulmani del terzo mondo verso l’Europa.
Nel 2015, un reporter di Sky News ha trovato dei “manuali” per i migranti sull’isola greca di Lesbo. E ‘stato poi rivelato che i manuali, che sono scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Benvenuti nella UE”.
“Benvenuti nell’UE” è finanziato (si avete indovinato!) della Open Society Foundations (OSF). Soros non solo ha sostenuto i gruppi che supportano il reinsediamento dei migranti del terzo mondo verso l’Europa, ma è l’architetto del “Piano Merkel.”
Il Piano Merkel è stato creato dall’iniziativa di stabilità europea, il cui presidente Gerald Knaus è membro di vecchia data presso la Open Society Foundations.
Il piano propone che la Germania dovrebbe garantire asilo a 500.000 profughi siriani. Tale piano afferma inoltre che in Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, un Paese che è musulmano al 98%, ad ottenere l’esenzione dal visto all’interno dell’UE a partire dal 2016.
Il discorso politico
La crisi dei rifugiati ha suscitato grande preoccupazione nei paesi europei come l’Ungheria.
In risposta a 7.000 migranti che ogni giorno entravano nel territorio ungherese nel 2015, il governo ungherese ha ristabilito il controllo delle frontiere al fine di contenere le orde di rifugiati che tentavano di varcare i confini ungheresi.
Naturalmente questo non è andato giù a Soros e ai suoi stretti alleati, i Clinton.
Bill Clinton ha accusato Polonia e Ungheria di pensare che “la democrazia è troppo impegnativa e non ne vale la pena” e che vogliono avere una “dittatura autoritaria in stile Putin”
Leggendo i commenti di Clinton, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha risposto dicendo:
Le osservazioni fatte su Ungheria e Polonia … hanno una dimensione politica.. Queste osservazioni si sono moltiplicate da quando stiamo vivendo nell’era della crisi dei migranti. Sappiamo tutti che dietro i leader del Partito democratico americano, c’e’ George Soros. ”
Orban ha continuato dicendo “anche se la bocca appartiene alla Clinton, la voce appartiene a Soros.”
Soros commenta politica di Orbán verso i migranti: “Il suo piano tratta la protezione dei confini nazionali, come l’obiettivo e rifugiati come un ostacolo. Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati ai confini come l’obbiettivo e i confini nazionali come l’ostacolo “.
E ‘difficile immaginare che poteva essere più chiaro nelle sue intenzioni globalista.
Il movente del profitto
Perché, dunque, Soros vuole inondare l’Europa con orde di musulmani del terzo mondo?
Non possiamo essere sicuri, ma è recentemente venuto alla luce che Soros ha preso una serie di “posizioni al ribasso” contro la azioni di borsa degli Stati Uniti. A quanto pare, pensa che provocando il caos in Europa si diffonda il contagio verso gli Stati Uniti, avviando cosi i mercati in una spirale verso il basso. La distruzione dell’Europa attraverso l’inondazione con milioni di migranti è un piano diretto a provocare il caos economico e sociale del continente. Quest’ altro esempio della creazione di disordini al fine di trarne un profitto, dove George Soros sembra avere i suoi tentacoli nella maggior parte degli eventi geopolitici.
Noi tutti comprendiamo che questa correlazione non è una causalità. Tuttavia, data la straordinaria ricchezza di Soros, le connessioni politichee la sua lunga esperienza di vedere e di trarre profitto dal caos, è quasi certamente un catalizzatore per gran parte delle turbolenze geopolitiche che si verificando.
Egli è intento a distruggere i confini nazionali e la creazione di una struttura di governo globale con poteri illimitati. Dai suoi commenti diretti verso Viktor Orbán, possiamo notare che Soros vede chiaramente leader nazionali come i suoi futuri vassalli e burattini che vendono il suo racconto alle masse ignoranti.
Soros vede se stesso come un missionario che porta avanti l’agenda globalista, insegnata dai suoi primi maestri. Egli usa i suoi vasti collegamenti politici per influenzare la politica del governo e creare le crisi, sia economiche e sociali, per promuovere quest’agenda.
Con ogni evidenza, Soros sta cospirando contro l’umanità ed è decisa a distruzione delle democrazie occidentali.
Per qualsiasi pensatore razionale, alcuni eventi globali semplicemente non hanno alcun senso. Perché, per esempio le democrazie occidentali accoglierebbero milioni di persone i cui valori sono del tutto incompatibile con quelli della propria nazione?
Quando guardiamo da vicino l’ordine del giorno, attivamente promosso dal maestro globalista, George Soros, le cose diventano un po’ ‘più chiare.
Ecco che arriva il pagliaccio
Niente è più vicino della carta “esci dalla galera” che gli investigatori della FBI hanno dato a Hillary Clinton per la questione dei suoi server di posta elettronica privati. Questo è avvenuto senza che nessuno protestasse sul fatto che la Hillary abbia infranto un numero di leggi federali tali da sbattere in galera qualsiasi persona.
Per citare il direttore dell’FBI James Comey, “Anche se vi è prova di potenziali violazioni degli statuti per quanto riguarda il trattamento di informazioni classificate, il nostro giudizio è che nessun procuratore ragionevole avrebbe portato alla nostra attenzione un caso del genere.”
C’è una discrepanza in questa affermazione. Per cominciare, ci sono evidenti violazioni della legge. Ma anche una forte componente politica nel fatto che un “procuratore ragionevole” dovrebbe far rispettare le leggi, prendendo in considerazione che il colpevole è il seguente: l’alfiere dei democratici candidato alla presidenza dello stato .
Inoltre, andando contro la Clinton significa andare contro Soros e nessun “procuratore ragionevole” vorrebbero farlo.
Sto solo dicendo …

David Galland and Stephen McBride
Fonte: http://www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-07-08/how-george-soros-singlehandedly-created-european-refugee-crisis-and-why
8.07.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANLUCA GRANDE

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16652

Ritratto di George Soros, il magnate pro-immigrazione

11 luglio 2016

George Soros se ne sta approfittando, ancora una volta. L’attivista 85enne politico e filantropo è assurto agli onori della cronaca post-Brexit affermando che questo evento ha scatenato “una crisi finanziaria ed economica”. La crisi però, ancora una volta, non lo ha colpito in prima persona. Soros stava fiutando l’affare giusto, togliendo capitale dall’inquieta Deutsche Bank e dalla S&P, per un valore di 2.1 milioni in azioni.
Ancora più interessante, è il fatto che Soros avesse recentemente rimosso 264 milioni di partecipazioni da Barrick Gold, il cui valore in azioni era aumentato del 14% dopo la Brexit. Oltre a questi affari, Soros aveva venduto le sue azioni in molte delle sue storiche società. Dopo il suo ritiro nel 2000, ed essere tornato attivo nel 2007, piazzò un numero di aste tendenti al ribasso nel settore immobiliare degli Stati Uniti, creando così un profitto di oltre il miliardo di dollari da questo giro di affari. Sin dagli anni 80, Soros si è dedicato attivamente all’Agenda Globale, sostenendola attraverso la sua “Open Society Foundations (OSF)”. Ma che cos’è l’Agenda Globale, e da dove trae le sue origini?

Gli inizi.
Il “seme globalista” è stato ereditato dal padre Tiwadar, un avvocato ebreo che era un gran sostenitore dell’Esperanto. L’esperanto è una lingua inventata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con il proposito di “trascendere i confini nazionali” e “oltrepassare l’indifferenza del genere umano”. Tiwadar insegnò al giovane figlio George l’esperanto e lo obbligò a parlarlo in casa.
La famiglia si trasferì dalla Germania a Budapest dove cambiò il cognome da Schwartz a Soros, un lemma esperanto che appunto significava colui che s’innalzerà: il giovane George trasse grandi benefici dalla scelta del padre della modifica del cognome. Secondo alcuni documenti, Soros lavorò fino alla fine della guerra per un ufficiale del governo, aiutandolo a confiscare le proprietà degli ebrei installati nel luogo. In un documentario del 1998 Soros descrisse gli anni dell’occupazione della Germania come “il periodo più felice della sua vita”.
Il rischio di Soros nella finanza
Al termine della guerra, Soros si trasferì a Londra, e nel 1947 si iscrisse alla London School of Economics, dove studiò sotto Karl Popper, il filosofo austro-inglese che fu uno dei primi sostenitori di una “società aperta.” Soros lavorò successivamente presso diverse banche d’affari a Londra prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970 fondò la “Soros Fund Management” e nel 1973 la “Quantum Fund” con l’appoggio dell’investitore Jim Rogers. Il fondo rendeva annualmente più del 30% consolidando la reputazione di Soros e mettendolo così in una posizione di potere.
Le speculazioni sulla valuta che portarono la Gran Bretagna e l’Asia in crisi
Negli anni 90, Soros iniziò una serie di speculazioni contro le valute delle varie nazioni. La prima fu nel 1992, quando vendette allo scoperto la sterlina facendo 1 miliardo di profitto in un solo giorno. La sua seconda grande speculazione sulla valuta fu quella del 1997, dove la sua mano generò, di fatto,  il deprezzamento delle monete malesi e thailandesi e la crisi asiatica finanziaria che coinvolse anche Indonesia e Corea del Sud.
Sforzi “Umanitari”
Oggigiorno, la rete di Soros ha un patrimonio che si aggira sui 23 miliardi di dollari. Dopo essersi ritagliato un ruolo di minore importanza nella sua compagnia, la Soros Fund Menagement, egli cominciò ad impegnarsi dal 2000 nelle sue attività “filantropiche”, che supporta tutt’ora attraverso la Open Society Foundations, da lui stesso fondata nel 1993. Quindi, chi beneficia delle donazioni del magnate? Che cosa implica il suo supporto? Durante gli anni ’80 e ’90, Soros impiegò la sua straordinaria ricchezza per finanziare rivoluzioni in dozzine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Iugoslavia e la Croazia.
Riuscì in tutto ciò facendo transitare soldi a partiti politici d’opposizione e pubblicizzando i media indipendenti di quelle nazioni. Se vi domandate perché Soros avesse a cuore gli affari delle sopracitate nazioni, parte della risposta sta nel fatto che durante e dopo il caos, egli investì parecchio nelle risorse e nei patrimoni di ognuno di quei paesi. Egli poi trovò appoggio e aiuto dell’economista Jeffrey Sachs della Columbia University, a cui chiese di suggerire a quei governi di privatizzare tutte le risorse di pubblico dominio, permettendo così a Soros di vendere tutti i beni che aveva acquisito durante le fasi di disordini in nuovi mercati appena aperti. Avendo avuto successo e tratto profitto sul fronte Europeo, decise presto di volgere il suo sguardo a un traguardo ancora più ambizioso: gli Stati Uniti.
Il “grande” periodo
Nel 2004 il magnate annunciò: “Credo profondamente nei valori di una società aperta: negli ultimi 15 anni ho focalizzato i miei sforzi all’estero, da ora opererò negli Stati Uniti”. George Soros fondò gruppi come: “L’istituto americano per la giustizia sociale”, il cui scopo è “trasformare le comunità povere attraverso il lobbismo per migliorare il governo dal punto di vista del sociale”; o La “New America Foundation”,  il cui scopo è “influenzare l’opinione pubblica in argomenti come l’ambientalismo e l’autorità globale”; o ancora “L’istituto delle politiche migrazionali” il cui scopo è “apportare una nuova politica per l’insediamento illegale d’immigrati e migliorare i benefici dei sussidi pubblici sociali”. Soros inoltre usa la sua società per far pervenire soldi all’organo di stampa “Media Matters”. Ma perché Soros donò così tanta liquidità a queste organizzazioni?
Per una semplice ragione: comprare potere politico. I democratici che andranno contro i suoi diktat vedranno i propri fondi tagliati e saranno successivamente snobbati da organi stampa come Media Matters, che lavora in partnership con siti come NBC, Al Jazeera e The New York Times. Oltre ai 5 miliardi donati ai gruppi sopraccitati, Soros diede grandi contributi al Partito Democratico degli Stati Uniti e ai suoi più illustri esponenti, come Barack Obama, Joe Biden e, ovviamente, Bill e Hillary Clinton.
L’amicizia coi Clinton 
L’amicizia con la famiglia Clinton risale al 1993, quando venne fondata la OSF. Soros tuttavia cominciò a supportare Hillary Clinton attivamente solo dal 2013, quando iniziò la campagna per l’attuale corsa alle presidenziali acquisendo visibilità nel gruppo “Ready for Hillary” e donando oltre 15 milioni di dollari ai gruppi di sostenitori filo-Clintoniani. Non contento, il magnate donò oltre 33 milioni di dollari a “The Black Lives Matter”, che fu coinvolto in scontri violenti nel Missouri e nel Maryland nel 2015. Entrambi gli incidenti hanno portato a un peggioramento delle relazioni tra le varie etnie negli Stati Uniti.
Banalmente: ciò che Soros vuole, lo ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che ciò che egli vuole è abbattere ogni confine e ogni barriera per creare quella specie di incubo mondialista che alla fine può essere ricondotto all’attuale Unione Europea: l’obiettivo è l’omologazione e la cancellazione di ogni tradizione nazionale. Recentemente Soros ha focalizzato la sua attenzione nuovamente sull’Europa. E’ solo una coincidenza il fatto che questo continente sia attualmente in una profonda crisi economia?
Un altro fuori campo: il conflitto ucraino
L’intromissione di Soros negli affari Europei ha portato ad un ennesimo conflitto: quello russo-ucraino, che vede le sue origini all’inizio del 2014. In un’intervista di maggio 2014 rilasciata da CNN, Soros ammette di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che fondamentalmente portò alla deposizione dell’allora legittimo leader del governo e alla successiva instaurazione di una giunta selezionata personalmente dal Dipartimento di Stato statunitense, al tempo guidato da niente meno che da Hillary Clinton. Giornalista Cnn: “Ciò che molte persone hanno notato in lei (rivolgendosi a Soros) è che durante le rivoluzioni dell’89 finanziò molte attività dissidenti, gruppi sociali civili nell’est Europa in Polonia e in Repubblica Ceca. Sta facendo qualcosa di simile ora in Ucraina?”
George Soros: “Bé, ho dato vita ad una fondazione in Ucraina prima che essa diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione funziona d’allora e impiega un importante ruolo in parte degli eventi di oggi”. La guerra che travolse la regione ucraina del Donbass portò alla morte di 10.000 persone e il dislocamento di oltre 1.4 milioni di persone. Inoltre, come danno collaterale, venne colpito il jet della Malesia Airlines che provocò la morte di 289 persone. Ancora una volta, Soros era là, ad approfittare del caos che aveva aiutato a generare qualche anno prima. Il premio che ottenne da questa battaglia in Ucraina fu il business del monopolio dell’energia “Naftogaz”.
Il suo ultimo successo: la crisi dei rifugiati in Europa
L’attuale obiettivo di Soros è fondamentalmente la distruzione di tutti i confini nazionali. Ciò è stato recentemente confermato molto chiaramente dai suoi investimenti per la crisi dei rifugiati in Europa. Causa dell’immigrazione dal Medio Oriente, secondo i media internazionali più autorevoli, è la guerra civile in Siria scoppiata nel 2011. Ma vi siete mai chiesti come mai tutte queste persone hanno improvvisamente intuito che l’Europa avrebbe aperto i suoi confini per accoglierli in massa? La crisi dei rifugiati non ha origini del tutto “naturali”. Anzi.
Una crisi che, guarda caso, coincide con la donazione di liquidità da parte della OSF all’ “Istituto Di Base Statunitense Per La Politica Della Migrazione” e alla “Piattaforma per la a Cooperazione Internazionale Sui Migranti Senza Documenti”: nient’altro che due organizzazioni sponsorizzate dallo stesso miliardario di origini ungheresi. Entrambi i gruppi patteggiano per l’insediamento dei migranti in Europa.
Nel 2015 un reporter di Sky trovò un “Manuale per migranti” sull’isola greca di Lesbo. Venne rivelato che tale manuale era scritto in arabo e distribuito ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Welcome to the EU”. “Welcome to the EU” è finanziato – indovina da chi – dalla Open Society Foundations. Soros quindi, non solo appoggia il nuovo insediamento dei migranti in Europa, ma è anche l’artefice del piano Merkel. Il piano Merkel fu creato dall’ “European Stability Initiative”, il cui presidente del consiglio di amministrazione, il signor Gerald Knaus, è un socio in affari di Soros. Il piano sostanzialmente dice che la Germania garantirà asilo a 500.000 rifugiati siriani; dice inoltre che la Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, uno stato per il 98% mussulmano, ad ottenere libertà di movimento per i suoi cittadini all’interno dell’UE.
Trattazione politica
La crisi dei rifugiati ha ottenuto grande attenzione in stati europei come l’Ungheria. In risposta al transito di 7000 migranti al giorno nel territorio ungherese, il governo ha rinforzato i controlli alle frontiere per impedire alle orde di rifugiati di entrare nel paese.
Ovviamente questa politica non era condivisa da Soros e dalla sua alleata Hillary Clinton. Bill Clinton ha affermato che Polonia e Ungheria “non gradiscono la democrazia” e vogliono una “dittatura autoritaria Putiniana”. Soros si espresse così in risposta alla politica del primo ministro ungherese Viktor Orbán: “I suoi piani trattano la protezione dei confini nazionali come l’oggetto della loro attenzione, mentre noi mettiamo in primo piano i rifugiati, e solo secondariamente i confini nazionali.” E’ difficile credere che  Soros possa essere più chiaro di così, riguardo le sue idee mondialiste.
Il movente
In conclusione, resta un’ultima domanda da porsi: perché Soros sta impiegando tutte queste forze per inondare l’Europa con orde di rifugiati? Momentaneamente, pare che stia generando grande caos in Europa e soffiando sul fuoco dei disordini sociali negli Stati Uniti, facendo così crollare il mercato mondiale.
La distruzione dell’Europa, attraverso una migrazione di massa, è traducibile in un infernale piano per creare caos sociale ed economico nel vecchio continente. Il suo intento è di distruggere i confini nazionali e creare un’unica struttura globalista, dotata di un’autorità con potere illimitato su tutto il pianeta. Soros si presenta al mondo come un missionario che vuole portare a termine l’Agenda Globale insegnatagli dai suoni mentori. Egli usa le sue vaste conoscenze politiche per creare crisi e influenzare la politica dei governi.
(di David Galland e Stephen McBride per Garret/Galland Research. Traduzione a cura di Caterina Ioppi)

Anno 2011: Hillary Clinton, l’oro di Gheddafi, la crisi del “petroldollaro” e le “primavere arabe”

All’indomani dell’inserimento del governo di unità nazionale guidato dal Premier designato Fayez al-Serraj, frutto delle lunghe mediazioni dell’Onu ad opera di Bernardino Leon e di Martin Kobler, la Libia si conferma essere l’epicentro, unitamente ad alcune aree del Medio Oriente e del Nord Africa, dei futuri equilibri geopolitici. Il Paese, successivamente alla deposizione di Gheddafi, è stato caratterizzato da un caos che ha favorito l’avanzata del Jihad, come aveva annunciato anche l’ex Presidente venezuelano Hugo Chavez in una sua memorabile intervista dell’Ottobre 2012, in cui parlava proprio di “crisi programmate” sia in Libia, che in Siria.
Eppure, a distanza di anni dal 2011, anno della sua deposizione, la figura di Gheddafi torna ad essere centrale per poter comprendere il progressivo avanzare del caos in Libia. Un valido supporto in tutto ciò ci arriva dalla declassificazione delle email scambiata tra Hillary Clinton, allora Segretaria di Stato degli USA, ed il suo consigliere di fiducia, Sid Blumenthal: da questa fitta corrispondenza si riesce a comprendere meglio le reali ragioni per cui USA, Francia e Regno Unito diedero il via, nel 2011, a quella missione di guerra finalizzata alla deposizione, o meglio all’uccisione di Gheddafi.
Un’interessante ricostruzione di quanto documentato in questa corrispondenza intercettata e successivamente declassificata [interamente visionabile al link https://wikileaks.org/clinton-emails/?q=Sid+Blumenthal&mfrom=&mto=&title=&notitle=&date_from=&date_to=&nofrom=&noto=&count=50&sort=0#searchresult] ci arriva da una pubblicazione di F. William Engdahl, noto esperto di geopolitica, datata 17 Marzo 2016 [visionabile al link http://journal-neo.org/2016/03/17/hillary-emails-gold-dinars-and-arab-springs/ e tradotta in italiano dalla redazione dell’Osservatorio Internazionale per i Diritti al link http://www.ossin.org/rubriche/206-le-schede-di-ossin/1952-il-caso-gheddafi], da cui emerge come alla base di quella guerra ci sarebbe stato “ l’oro e una minaccia potenzialmente esistenziale per il futuro del dollaro USA come moneta di riserva mondiale. Riguarda i piani di Gheddafi di quel tempo, per un dinaro convertibile in oro per l’Africa e il mondo arabo produttore di petrolio.”
Ritengo pertanto opportuno riportare quasi integralmente la pubblicazione di Engdahl su questa “guerra menata dall’amministrazione Obama contro Gheddafi, cinicamente battezzata ‘La responsabilità di proteggere’”:
“Barack Obama, un presidente indeciso e debole, aveva delegato tutte le responsabilità per la guerra in Libia al suo segretario di Stato, Hillary Clinton, che era una sostenitrice della prima ora di un ‘cambio dei regimi arabi’, da realizzare con la collaborazione dell’organizzazione segreta dei Fratelli Mussulmani e invocando il recente curioso principio della “responsabilità di proteggere” (R2P) per giustificare la guerra in Libia, che si è rapidamente trasformata in una guerra della NATO. Invocando la R2P, una nozione idiota promossa dalle reti della Fondazione Open Society di George Soros, Clinton ha sostenuto, senza prove affidabili, che Gheddafi bombardava i civili innocenti nella regione di Bengasi. Stando ad un resoconto dell’epoca del New York Times, che citava importanti fonti dell’amministrazione Obama, Hillary Clinton componeva (con Samatha Power, allora assistente senior nel Consiglio Nazionale per la Sicurezza, oggi ambasciatrice di Obama, e con Susan Rice, all’epoca ambasciatrice alle Nazioni Unite, attualmente consigliera per la sicurezza nazionale) la triade che spinse Obama all’intervento militare in Libia.
Clinton, spalleggiata da Power e Rice, riuscì a prendere il sopravvento sul segretario alla Difesa Robert Gates, su Tom Donilon, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, e su John Brennan, capo della lotta contro il terrorismo, oggi alla testa della CIA. La Segretaria di Stato Hillary Clinton è anche invischiata fino al collo nel complotto diretto a scatenare quella che è stata chiamata ‘primavera araba’, l’ondata di rovesciamenti di governi nel Medio Oriente arabo, finanziata dagli Stati Uniti, e parte del progetto del ‘Grande Medio Oriente’ inaugurato nel 2003 dall’amministrazione Bush con l’occupazione dell’Iraq. I primi tre paesi presi di mira da questa azione USA – la “primavera araba nel 2011, nella quale Washington si è servita delle sue ONG per i ‘diritti dell’uomo’ come Freedom House e National Endowment for Democracy, come sempre in complicità con le Open Society Foundations dello speculatore miliardario George Soros, oltre che coi servizi operativi del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e della CIA – erano la Tunisia di Ben Ali, l’Egitto di Mubarak e la Libia di Gheddafi. Adesso la ragione di questa scelta e l’individuazione da parte di Washington nel 2011, quali obiettivi della destabilizzazione da prodursi con la ‘Primavera araba’, di taluni paesi del Medio Oriente, comincia ad apparire più chiara, in virtù delle recenti declassificazioni delle email scambiate da Clinton con il suo ‘consigliere’ privato per la Libia nonché amico, Sid Blumenthal. Quest’ultimo è stato l’avvocato che ha difeso Bill Clinton nell’affaire Monika Lewinsky e negli altri scandali a base di sesso, quando Bill era presidente ed era sotto minaccia di impeachment.
Il dinaro-oro di Gheddafi
Per molti resta ancora un vero e proprio mistero la ragione per la quale Washington decise che Gheddafi dovesse essere personalmente eliminato, assassinato, e non solo mandato in esilio come Mubarak. Clinton, quando venne informata del brutale assassinio di Gheddafi da parte dei terroristi della ‘opposizione democratica’ di Al Qaeda, finanziati dagli Stati Uniti, dichiarò a CBS news, ricorrendo ad una scherzosa parafrasi di dubbio gusto di Giulio Cesare: ‘Venni, Vidi, lui è morto’, con accompagnamento di macabre e copiose risatine. Poco si sa in Occidente di quanto Muammar Gheddafi ha fatto in Libia o, per quel che conta, in Africa e nel mondo arabo. Adesso la declassificazione di un nuovo lotto di email di Hillary Clinton come Segretaria di Stato nel momento in cui guidava la guerra dell’amministrazione Obama contro Gheddafi, getta una nuova drammatica luce sui retroscena. Non si trattò di una decisione personale di Hillary Clinton, quella di eliminare Gheddafi e di distruggere tutta l’infrastruttura del suo Stato. La decisione, la cosa è oramai chiara, fu presa dai più alti circoli dell’oligarchia monetaria statunitense. Si è trattato di un ennesimo strumento della politica di Washington per attuare il mandato ricevuto da quegli oligarchi. L’intervento aveva per obiettivo di seppellire i piani a stadio avanzato di Gheddafi per creare una moneta africana ed araba che rimpiazzasse il dollaro nel commercio del petrolio. Da quando la moneta USA ha abbandonato il sistema di convertibilità con l’oro nel 1971, essa ha perso molto del suo valore in rapporto all’oro. Gli Stati produttori di petrolio arabi e africani dell’OPEP da tempo lamentavano la riduzione di valore delle loro entrate petrolifere, fissate per volontà di Washington, dal 1970, in dollari statunitensi, mentre l’inflazione del dollaro è cresciuta più del 2000% dal 2011. In una email recentemente declassificata inviata a Clinton da Sid Blumenthal in data 2 aprile 2011, quest’ultimo rivela la ragione per la quale Gheddafi doveva essere eliminato. Col pretesto di citare una fonte di non meglio identificate ‘alte sfere’, Blumethal scrive a Clinton: ‘Secondo le informazioni sensibili in possesso di questa fonte, il governo di Gheddafi dispone di 143 tonnellate di oro e una pari quantità d’argento…’ L’oro è stato accumulato prima dell’attuale ribellione ed era destinato ad essere utilizzato per istituire una moneta panafricana basata sul dinaro-oro libico. Si tratta di un piano destinato a fornire ai paesi africani francofoni una alternativa al franco francese (CFA). ‘Il riferimento al franco francese costituiva solo la punta dell’iceberg del dinaro-oro di Gheddafi’.

Dinaro d’oro e più
Nel corso del primo decennio di questo secolo, i paesi dell’OPEP del Golfo Arabo, come l’Arabia Saudita, il Qatar ed altri, hanno seriamente cominciato a investire una parte importante delle loro rilevanti entrate petrolifere in Fondi sovrani, influenzati in ciò dal grande successo che avevano avuto i Fondi petroliferi della Norvegia. Il crescente malcontento per la guerra statunitense contro il terrorismo, per le guerre in Iraq e in Afghanistan, e in generale per le politiche degli Stati Uniti in Medio Oriente dopo l’11 settembre 2001, ha indotto la maggior parte dei paesi arabi a investire una parte crescente delle entrate petrolifere nei ricchi fondi controllati dagli Stati, piuttosto che affidarli alle viscide mani dei banchieri di New York e Londra, come era diventato d’abitudine dopo gli anni 1970, quando il prezzo del petrolio salì alle stelle, dando vita a quel che Henry Kissinger chiamava affettuosamente i ‘petrodollari’, per rimpiazzare il dollaro convertibile in oro abbandonato da Washington il 15 agosto 1971. L’attuale guerra sunnita-sciita o lo scontro di civiltà costituiscono infatti il risultato delle manovre statunitensi dopo il 2003 nel quadro della politica del “dividere per il controllo” regionale. Nel 2008, la prospettiva di un controllo sovrano da parte di un numero crescente di Stati petroliferi arabi e africani delle loro entrate petrolifere suscitò gravi preoccupazioni a Wall Street e nella City di Londra. Si trattava di enormi liquidità, di miliardi e miliardi, che potenzialmente avrebbero potuto sfuggire al loro controllo. Il cronoprogramma della primavera araba appare retrospettivamente sempre più collegato al tentativo di Washington e di Wall Street di mantenere il controllo, non solo degli immensi flussi di petrolio provenienti dal Medio Oriente arabo. E’ oramai chiaro che in ballo c’era anche il controllo del loro denaro, i loro miliardi e miliardi di dollari che si andavano accumulando nei ricchi fondi sovrani. Tuttavia, come risulta adesso confermato negli ultimi mail scambiati tra Clinton e Blumenthal il 2 aprile 2011, vi era un’altra minaccia qualitativamente nuova, che si profilava all’orizzonte per il ‘Dio denaro’ di Wall Street e della City di Londra. La Libia di Gheddafi, la Tunisia di Ben Ali e l’Egitto di Mubarak stavano per varare una moneta d’oro islamica, indipendente dal dollaro USA. Io ho sentito per la prima volta parlare di questo piano agli inizi del 2012, durante una conferenza finanziaria e geopolitica svizzera, da un Algerino che aveva una conoscenza approfondita del progetto. All’epoca la documentazione era modesta e la storia è rimasta confinata in un angolo della mia memoria. Attualmente viene fuori un’immagine estremamente più interessante, che fornisce nuovi elementi per valutare la ferocia della ‘primavera araba’ di Washington e la sua fretta nel caso libico.
Gli ‘Stati Uniti d’Africa’
Nel 2009, Gheddafi, all’epoca presidente dell’Unione africana, propose che il continente economicamente depresso adottasse il ‘dinaro-oro‘. Nei mesi che precedettero la decisione degli Stati Uniti, con il sostegno britannico e francese, di ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che costituisse la foglia di fico giuridica per la distruzione da parte della NATO del regime di Gheddafi, Muammar Gheddafi stava appunto lavorando alla realizzazione di una moneta, il dinaro-oro, che servisse agli Stati petroliferi africani e dai paesi dell’OPEP nelle transazioni petrolifere sul mercato mondiale. Se questo progetto si fosse realizzato, in un momento in cui Wall Street e la City di Londra erano sprofondati nella crisi finanziaria del 2007-2008, sarebbe stato assai arduo mantenere il dollaro come moneta di riserva mondiale, e questo sarebbe stata la fine dell’egemonia finanziaria statunitense e del sistema del Dollaro. L’Africa è uno dei continenti più ricchi del mondo, con vasti giacimenti di oro e risorse minerarie inesplorate, che è stato mantenuto per secoli deliberatamente in condizioni di sottosviluppo o soffocato da guerre che dovevano impedirne lo sviluppo. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale negli ultimi decenni sono stati gli strumenti di Washington per reprimere lo sviluppo reale dell’Africa. Gheddafi aveva rivolto un appello ai produttori africani di petrolio dell’Unione africana e mussulmani ad aderire ad un accordo che facesse del dinaro-oro la principale moneta da utilizzare negli scambi con l’estero. Avrebbero dovuto vendere il petrolio e le altre risorse agli Stati Uniti e al resto del mondo soltanto in dinari-oro. In qualità di presidente dell’Unione africana, nel 2009, Gheddafi propose di usare il dinaro libico e il dirham d’argento quali uniche monete che il resto del mondo avrebbe potuto utilizzare per comprare il petrolio africano. Oltre ai ricchi fondi sovrani dei paesi arabi dell’OPEP, anche altri paesi produttori di petrolio dell’Africa, in particolare l’Angola e la Nigeria, lavoravano alla creazione di propri fondi di ricchezza petrolifera nazionale nel momento in cui cominciarono i bombardamenti della NATO in Libia nel 2011. Questi fondi, collegati all’idea di Gheddafi di realizzare il dinaro-oro, avrebbero dovuto realizzare l’antico sogno africano di emanciparsi dal controllo monetario coloniale, della lira sterlina, del franco francese, dell’euro o del dollaro USA. Al momento del suo assassinio, Gheddafi stava lavorando, in qualità di presidente dell’Unione africana, ad un piano di unificazione dei paesi africani con una moneta d’oro, negli Stati Uniti dell’Africa. Nel 2004, un Parlamento panafricano composto da 53 nazioni aveva posto le premesse per una Comunità economica africana, con un’unica moneta d’oro entro il 2023. Le nazioni africane produttrici di petrolio avevano intenzione di abbandonare il petrodollaro e cominciare ad esigere il pagamento in oro. La lista comprendeva l’Egitto, il Sudan, il Sud-Sudan, la Guinea Equatoriale, il Congo, la Repubblica Democratica del Congo, la Tunisia, il Gabon, l’Africa del Sud, l’Uganda, il Ciad, il Suriname, il Camerun, la Mauritania, il Marocco, lo Zambia, la Somalia, il Ghana, l’Etiopia, il Kenya, la Tanzania, il Mozambico, la Costa d’Avorio, più lo Yemen che aveva appena fatto nuove importanti scoperte petrolifere. I quattro membri africani dell’OPEP – l’Algeria, l’Angola, la Nigeria, un enorme produttore, il maggiore produttore di gas naturale in Africa con immense risorse, e la Libia, depositaria delle maggiori riserve – sarebbero entrate a far parte del nuovo sistema del dinaro-oro. Non meraviglia che il presidente francese Nicolas Sarkozy, cui Washington aveva affidato un ruolo di primo piano nella guerra contro Gheddafi, fosse giunto al punto di trattare la Libia come una “minaccia” per la sicurezza finanziaria del mondo.

I ‘ribelli’ di Hillary creano una banca centrale
Una delle cose più curiose che ha caratterizzato la guerra di Hillary Clinton per uccidere Gheddafi fu il fatto che i ‘ribelli’ sostenuti dagli Stati Uniti a Bengasi, nel ricco di petrolio est della Libia, abbiano annunciato, nel pieno della guerra, ben prima che fosse completamente chiaro che l’esito fonale sarebbe stato il rovesciamento del regime di Gheddafi, di avere fondato una banca centrale di stile occidentale ‘in esilio’. Nelle prime settimane della ribellione, i capi ribelli hanno dichiarato di avere fondato una banca centrale per sostituirsi all’autorità monetaria dello Stato di Gheddafi. Il consiglio dei ribelli, oltre a fondare la sua propria compagnia petrolifera per vendere il petrolio del quale si erano impadroniti, hanno annunciato la ‘Designazione della Banca centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia e la nomina di un governatore della Banca centrale libica, con sede provvisoria a Bengasi‘. Commentando questa strana decisione di fondare una banca centrale di stile occidentale, per rimpiazzare la banca nazionale sovrana di Gheddafi che aveva emesso il dinaro oro, prima ancora che l’esito della guerra fosse ancora deciso, Robert Wenzel in The Economic Policy Journal, scrisse: ‘Non ho mai assistito prima allo spettacolo di una banca centrale fondata dopo solo poche settimane da una sollevazione popolare. Ciò induce a pensare che in campo vi sia ben più di un gruppetto di ribelli e che essi subiscano influenze abbastanza sofisticate’. Risulta adesso chiaro, alla luce delle email Clinton-Blumenthal, che queste ‘influenze abbastanza sofisticate’ erano quelle di Wall Street e della City di Londra. La persona mandata da Washington a guidare i ribelli nel marzo 2011, Khalifa Hifter, aveva passato gli ultimi venti anni della sua vita nel sobborgo di Virginia, poco lontano dalla sede della CIA, dopo avere rotto con la Libia, quando era primo comandante militare di Gheddafi. Il rischio per il futuro del dollaro USA come moneta di riserva mondiale, se a Gheddafi fosse stato permesso di portare avanti, con l’Egitto, la Tunisia e altri paesi arabi dell’OPEP e membri dell’Unione africana – il processo di conversione delle vendite di petrolio contro oro dalle precedenti negoziazioni in dollari, sarebbe stato l’equivalente finanziario di uno tsunami. Il sogno di Gheddafi di un sistema di oro arabo e africano indipendente dal dollaro, malauguratamente è morto con lui. La Libia, dopo la cinica ‘responsabilità di proteggere’ di Hillary Clinton è stata distrutta, e oggi è in totale disordine, dilaniata dalla guerra tribale, dal caos economico, e dai terroristi di Al Qaeda e Daesh o ISIS. La sovranità monetaria dell’agenzia monetaria nazionale appartenente per il 100% allo Stato di Gheddafi e le loro emissioni in dinari d’oro sono venute meno, rimpiazzate da una banca centrale ‘indipendente’ legata al dollaro.
La nuova via della seta in oro
Nonostante questo rovescio, è più che significativo che attualmente un del tutto diverso gruppo di nazioni si proponga oggi di costruire un simile sistema monetario basato sull’oro. Un gruppo guidato dalla Russia e dalla Cina, i paesi produttori di oro, rispettivamente numero tre e numero uno mondiali. Questo progetto è legato all’idea di realizzare colossali infrastrutture, la Nuova Via della Seta, un progetto. Comporta la nascita di un Fondo di sviluppo per 16 miliardi in moneta cinese e misure assai ferme della Cina per rimpiazzare la City di Londra e New York come centro del commercio mondiale dell’oro. Il sistema d’oro euroasiatico oggi emergente pone delle sfide di nuova qualità all’egemonia finanziaria USA. Il suo successo o il suo fallimento potranno ben decidere se potremmo sopravvivere e prosperare in condizioni ben diverse, o se dovremo colare a picco insieme al sistema del dollaro in fallimento.”
Dati innegabili e certi, che dimostrano per l’ennesima volta come, indipendentemente dall’opinione positiva o negativa su un dittatore come Gheddafi, le teorie sulle “crisi programmate” della Libia e di altri Paesi facciano parte di un preciso disegno geopolitico ispirato da politiche macro-economiche e da interessi sovrastrutturali. Si assiste troppo spesso poi a quella triste massificazione dettata da una minuziosa e diabolica opera di propaganda occidentale e filo-lobbysta, che prevede anche il bollare con l’infame marchio della “cospirazione” o del “complottismo” chiunque voglia analizzare la realtà da più punti di vista, compresi quelli contrari o che mettono in discussione quanto diffuso da un elefantiaco numero di media. E’ innegabile che a volte certe teorie enunciate sono talmente assurde da suscitare gravi risate; ma è altrettanto vero che chi spesso è stato etichettato come cospirativo o addirittura sovversivo aveva in realtà semplicemente previsto cosa sarebbe accaduto, diventando una tragica attualità. Verità troppo scomode per gli “evoluti” alleati degli “esportatori di democrazia”.

Originale, con video: https://lpiersantelli.wordpress.com/2016/04/05/anno-2011-hillary-clinton-loro-di-gheddafi-la-crisi-del-petroldollaro-e-le-primavere-arabe/

IL DELIRIO DI GEORGE SOROS…E I VERI NEMICI DELL’EUROPA

Postato il Giovedì, 18 febbraio @ 19:56:22 GMT di davide

DI GIAMPAOLO ROSSI
ISIS? NO PUTIN

blog.ilgiornale.it
In un recente editoriale sul Guardian (lo storico quotidiano britannico della sinistra laburista) George Soros, lo speculatore “illuminato”, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.
Secondo Soros, la minaccia per l’Europa è Putin, non l’Isis.

E quale sarebbe la ragione di un’affermazione tanto azzardata? Semplice, Putin starebbe orchestrando la distruzione dell’Europa attraverso la crisi dei migranti. Siccome “l’obiettivo di Putin è la disintegrazione dell’Unione Europea –scrive Soros- il modo migliore per realizzarla è quello di inondare l’Europa di profughi siriani”.
I russi, in Siria, ci starebbero per bombardare la popolazione civile così da costringere milioni di disperati a fuggire e invadere il nostro continente.
Quindi l’esodo biblico d’immigrati che sta mettendo a rischio la tenuta sociale ed economica dell’Europa e il suo futuro, sarebbe opera di Putin. I barconi che attraversano il Mediterraneo, i milioni di profughi islamici (di cui più della metà non sono profughi) che premono ai nostri confini, il rischio di trasformarci in Eurabia, tutto questo sarebbe un complotto russo finalizzato a far implodere l’Unione Europea.
INCONGRUENZE
Che l’emergenza profughi sia iniziata molto prima dell’intervento russo in Siria, è una constatazione che non sembra scalfire le certezze di Soros. Così come nelle sue considerazioni, non vi è alcun cenno alle  “guerre umanitarie” che l’Occidente ha condotto in questi anni, destabilizzando l’intera area che va dal nord Africa, al Medio Oriente.
Non rappresenta un elemento di valutazione neppure il fallimento della “Primavera araba” e il disastro libico (altro capolavoro occidentale) che hanno aperto la porta al dilagare dell’integralismo islamico nel Mediterraneo; né il fatto che l’Isis sia un prodotto di laboratorio delle centrali d’intelligence americane e saudite, creato apposta per distruggere la Siria e costruire una entità salafita sul Mediterraneo come ultimo tassello di un effetto domino che avrebbe dovuto portare alla rimozione di tutti i governi dell’area ostili al potere dei regnanti del Golfo.
Ma al di là delle incongruenze storiche, perché la Russia dovrebbe cercare di distruggere l’Europa col rischio di ampliare la minaccia islamica non solo in Asia centrale ma anche ai suoi confini occidentali? Per Soros la risposta è semplice: siccome la Russia sta per finire in default (altra vecchia ossessione del finanziere), “il modo più efficace con cui il regime di Putin può evitare il collasso è causare prima il crollo dell’Unione Europea. Una UE a pezzi non sarà in grado di mantenere le sanzioni inflitte alla Russia dopo la sua incursione in Ucraina”.
Ecco che nello schemino semplice di Soros, tutto viene riportato al suo maggiore interesse: l’Ucraina e il governo fantoccio di Kiev ennesimo prodotto delle rivoluzioni democratiche costruite a tavolino nei think tank d’oltreoceano e nei consigli d’amministrazione delle banche d’affari e dei fondi d’investmento degli amici di Soros che poi lui fa nominare ministri anche se sono cittadini stranieri (le collusioni scandalose tra Soros e il governo ucraino le abbiamo rivelate in questo articolo del Luglio scorso).
Questa mescolanza tra delirio e ossessione, tra interessi e manipolazione della verità attraverso i media di sistema, porta Soros a negare persino l’evidenza: e cioè che l’Isis ha fermato la sua avanzata solo dopo che la Russia è entrata in campo.
UN AVVERTIMENTO ALL’EUROPA
Quello di Soros è in realtà un avvertimento agli europei: “lasciate perdere l’Isis che tanto l’abbiamo creato noi e quindi lo distruggiamo quando non ci servirà più. Voi occupatevi della Russia, e non sognatevi di decidere liberamente quali sono i vostri interessi strategici”.
L’articolo di Soros non va relegato nel capitolo “disturbi senili” perché è lo specchio di cosa passa nella testa dell’élite tecnocratica che domina l’Occidente, la cui folle ideologia mischiata ad un’aggressività senza scrupoli, ci sta spingendo verso la guerra globale.
Questa élite che è finanziaria e tecno-militare, contamina i governi occidentali, controlla la Nato, domina Wall Street e condiziona l’informazione globale; ha bisogno di allargare la propria sfera d’influenza nella ricerca compulsiva di dominio.
PERCHÈ L’EUROPA MUORE
A differenza di ciò che dice Soros, l’Europa sta morendo non per colpa di Putin ma a causa della perdita di sovranità (monetaria, democratica e militare) che sta distruggendo le economie, la coesione sociale e l’identità delle nostre nazioni. Passo dopo passo gli spazi di libertà si stanno chiudendo ed una élite di tecnocrati senza volto, alchimisti della moneta, burocrati e politici scodinzolanti sta prendendo il potere sulle nostre vite e sul nostro destino.
Sono questi i veri nemici dell’Europa.

Giampaolo Rossi
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/02/18/il-delirio-di-george-soros-e-i-veri-nemici-delleuropa/
18.02.2016

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16249

SOROS: “APRIAMO LE PORTE AGLI IMMIGRATI”

[ 30 ottobre ]

Non c’è bisogno di spendere molte parole per spiegare chi sia George Soros (nella foto)  —uno dei più grandi e spiatati pescecani della finanza globale. Niente di sorprendente che egli, finanziato il golpe in Ucraina, sostenga non solo la Merkel (e la guida tedesca della Ue) ma pure il governo Renzi, e che abbia confermato questo appoggio incontrandolo a New York il 27 settembre scorso.

Consigliamo la lettura di questa intervista che ha rilasciato a Federico Fubini e pubblicata dal Corriere della Sera del 26 settembre. Tra le altre cose espone che meglio non si potrebbe le opinioni dell’aristocrazia finanziaria globalista sulla vicenda dell’immigrazione.

Domanda: Vede una concorrenza fra Paesi europei, quali riescono ad attrarre gli stranieri più qualificati?
«Certamente sì. I siriani che arrivano in Europa tendono a essere istruiti e rappresentano una fonte molto qualificata di lavoro per il futuro. Il perché è ovvio, se ci si riflette: per affrontare il viaggio fino alla Germania questi rifugiati hanno bisogno di un bel po’ di denaro. Ciò significa che è la crema della società siriana che attualmente sta affluendo in Germania. E la Germania è interessatissima ad accoglierli».
* * *

George Soros:  «Il futuro dell’Ue si decide sui migranti: investire nell’accoglienza può dare grandi frutti»

Dopo gli choc di questi anni, lei crede davvero che l’area euro stia tornando a una crescita solida?
«L’economia europea in effetti sta migliorando, se la ripresa non verrà danneggiata da nuovi episodi di instabilità finanziaria come quelli delle ultime settimane. La mia impressione – dice Soros – è che alla politica monetaria delle banche centrali venga chiesto troppo, più di quanto possa dare. Ci sarebbe bisogno di una politica di bilancio che incoraggi la crescita, eppure questo è esattamente quello che manca».
Vuole dire che i governi dell’area euro dovrebbero gestire i conti con un approccio più espansivo?
«Sì, serve una politica di bilancio espansiva, che sostenga la ripresa. Del resto la soluzione alla crisi migratoria, e persino la soluzione alla crisi ucraina e alla minaccia rappresentata dalla Russia, richiedono che l’Europa faccia degli investimenti seri. Darebbero grandi frutti: accogliere i migranti e i rifugiati e impegnarsi nel garantire loro una sistemazione produrrebbe un effetto molto positivo per l’economia europea. Ma tutto questo implica uno stimolo di bilancio».
Crede che anche l’Italia questa volta riuscirà a partecipare alla ripresa dell’area euro?
«Sinceramente, per le prospettive dell’Italia ho buone speranze. Matteo Renzi è riuscito a introdurre dei cambiamenti importanti nel mercato del lavoro. Adesso sta affrontando il problema dei crediti incagliati e delle sofferenze nei bilanci delle banche, e dopo questo passaggio l’economia italiana potrebbe in realtà crescere più in fretta del resto d’Europa».
Perché dà tanta importanza alla crisi migratoria per la crescita economica?
«In negativo, perché la crisi migratoria minaccia di distruggere l’Unione Europea. Non dimentichiamo che la Ue sta vivendo varie crisi allo stesso tempo e questa è solo una di esse. La Grecia, la guerra in Ucraina, il rischio di uscita della Gran Bretagna dall’Unione e la stessa crisi dell’area euro sono le altre. Angela Merkel ha dimostrato di essere una vera statista, perché ha capito quanto sia critica la questione migratoria. Senza una politica realmente europea su questo fronte, il fatto che ogni Paese si muove per proprio conto potrebbe distruggere l’Unione. Di certo ha già distrutto Schengen, l’accordo sulla libertà di movimento delle persone. E il mercato unico sulla libertà delle merci attraverso le frontiere europee può essere la prossima vittima».
Crede che la soluzione sia un sistema vincolante di quote che distribuisca migranti e rifugiati nei vari Paesi?
«Dobbiamo arrivare a creare una organizzazione europea che cooperi con i vari Stati disposti ad accettare i rifugiati. I dettagli dipenderanno dalla volontà e dalla capacità dei singoli Paesi di assorbire nuovi arrivi. È evidente che quella della Germania è superiore a quelle di Grecia o Ungheria. Ma questa capacità di assorbimento bisogna anche svilupparla. Oggi l’agitarsi più vuoto e inutile mi pare sia in Francia e in Gran Bretagna: per entrambe la capacità di accogliere risulta molto sotto a quanto dovrebbe essere. Anche solo per ragioni demografiche, l’Europa ha bisogno di un milione di nuovi arrivi ogni anno. E i Paesi che ne accoglieranno di più, sono quelli che cresceranno di più in futuro».
Vede una concorrenza fra Paesi europei, quali riescono ad attrarre gli stranieri più qualificati?
«Certamente sì. I siriani che arrivano in Europa tendono a essere istruiti e rappresentano una fonte molto qualificata di lavoro per il futuro. Il perché è ovvio, se ci si riflette: per affrontare il viaggio fino alla Germania questi rifugiati hanno bisogno di un bel po’ di denaro. Ciò significa che è la crema della società siriana che attualmente sta affluendo in Germania. E la Germania è interessatissima ad accoglierli».
Intanto la Grecia è travolta dagli sbarchi. Ritiene almeno che il suo futuro nell’euro sia assicurato?
«Purtroppo il problema greco non è risolto, perché quel Paese ha dovuto accettare condizioni che gli sono state imposte. Non le ha scelte. C’è un atteggiamento ostile in Grecia di fronte all’idea di realizzare davvero quei piani, dunque questa è una ferita che continuerà a infettarsi e a assorbire un sacco di risorse. Molte più di quanto sarebbe giusto».
Cosa intende dire, che la Grecia non va più finanziata?
«Dico solo che l’ammontare speso per la Grecia è almeno dieci volte più vasto di quello speso per l’Ucraina, un Paese che non chiede altro che di avanzare nelle riforme. È un paradosso. C’è un Paese che vuole essere un alleato dell’Europa, ma viene trascurato. E c’è un altro Paese che è un suddito riluttante dell’Europa e riceve francamente, decisamente, troppo».
Suggerisce di spostare risorse e attenzione all’Ucraina?
«Purtroppo gli europei sono stati molto miopi. La nuova Ucraina nata con la rivoluzione di piazza Maidan sarebbe una grande risorsa per l’Europa, investirvi varrebbe veramente la pena. Ma ciò non viene capito e questa totale incomprensione sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dell’Ucraina, il migliore alleato dell’Europa di fronte alla pressione della Russia putiniana».

2015: ONG europea in Turchia distribuisce manuali a chi vuole immigrare clandestinamente

Su una spiaggia nell’isola greca di Lesbo, giornalisti del canale televisivo Sky News hanno scoperto un piccolo vademecum distribuito ai candidati per l’immigrazione clandestina con suggerimenti, mappe, numeri di telefono e consigli per attraversare illegalmente l’Europa.
Questo manuale distribuito dalla ONG w2eu (“Welcome to Europe” – Benvenuti in Europa) era stato dimenticato da un clandestino tra giubbotti abbandonati e gommoni perforati. In copertina, un giovane uomo su una spiaggia al tramonto, rivolto verso il mare, con i piedi vicino ai remi della barca che servirà per fare la traversata.

La guida, scritta in arabo, contiene i numeri di telefono delle organizzazioni che possono aiutarli nel loro viaggio clandestino, come la Croce Rossa e l’UNHCR. Contiene anche una scheda con le solite spiagge di arrivo piene di imbarcazioni illegali. Sul retro della guida sono rappresentate fotografie di soleggiate isole greche, il porto Mitilene, Lesbo, e un uomo sorridente con la didascalia: “Quando sono arrivato a Mitilene, ho capito che non ero più un bambino. ”

Il giornalista di canale Sky News è riuscito a parlare con un volontario di w2eu, il quale ha spiegato che la sua organizzazione stava distribuendo queste guide gratuitamente in Turchia. Tra i numeri di telefono forniti, un servizio di assistenza 24h / 24 in caso di problemi in mare al quale risponde un volontario che poi si occupa di chiamare la guardia costiera greca affinché vada a prelevarli. Sonia ,la volontaria che il canale Sky News ha contattato, lavora per questo numero verde dall’ Austria dove vive. Parla l’arabo. Spiega che la sua organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e Nord Africa. Il server del sito web della ONG si trova in Germania.

W2eu sul sito, dice “Diamo il benvenuto a tutti i viaggiatori che hanno intrapreso questo difficile percorso e auguriamo a tutti un buon viaggio, perché la libertà di movimento è un diritto di tutti! “(Sic).

La rete Internet che w2eu dirige è stata finanziata dalla Fondazione Open Society di George Soros, un miliardario ungherese di origine ebraica che, tra gli altri progetti, ha anche il rovesciamento Viktor Orbán nel suo paese d’origine.

Per quanto riguarda questa guida, non ho trovato niente che andasse oltre la semplice accusa, anche se vediamo che le fondazioni di George Soros appaiono nella stessa nebulosa di organizzazioni internazionaliste immigrationniste che favoriscono la rimozione delle frontiere esterne dell’Unione europea e danno consigli alle persone che vogliono arrivare in Europa, legalmente o illegalmente.

Tratto da Thankyou Oriana

Nota:

Solo al teleutente italiano  possono far credere che migliaia o perfino decine di migliaia di persone decidano tutti nello stesso momento di muoversi  “spontaneamente” ,  di prendere le proprie cose, “armi e bagagli” e partire per un viaggio verso la meta europea.

-Solo ai plaudenti elettori di Renzi e del PD si può far credere  che migliaia o decine di migliaia di persone non siano organizzate, scaglionate e prima ancora preavvisate  di quando partire.

-Soltanto ai lettori di Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ed il Fatto,   possono far credere che le autorità dello Stato di partenza (la Turchia di Erdogan) siano all’oscuro di tutto  e non siano invece proprio quelle che organizzano l’esodo.

-Solo al teleutente possono nascondere che ci sono accordi bilaterali da decenni tra gli Stati.

-Solo agli estimatori  della Boldrini, della Bonino e di Vendola  si  può  far credere che gli Stati che dovrebbero accogliere i migranti, a loro volta, non sappiano nulla e non abbiano ricevuto precise “direttive”.

-Solo al teleutente dei canali RAI e Mediaset si può far credere che quegli Stati non possano far nulla, e anche con largo anticipo, se solo lo volessero, per fermare o limitare a quanto voluto l’immigrazione.

-Solo al pubblico beota  infine si può far credere che le stesse persone intenzionate ad emigrare si muovano, spendano soldi e affrontino viaggi lunghi e disagevoli, senza aver avuto prima una garanzia  di poter essere accolte nei paesi di destinazione.

-Solo il teleutente italiano può credere alla narrazione dei mezzobusti delle reti TV dell’improvvisa “ondata”, e non  capire invece che tale ondata  è la conseguenza precisa e voluta di un altrettanto precisa volontà poòlitica sovranazionale.

Soltanto gli imbecilli non hanno ancora compreso che tutto il fenomeno è stato attentamente pianificato dalle centrali di potere mondialiste per destabilizzare il sistema sociale dei paesi europei.

Nella foto sopra: ondata di profughi arrivata sull’isola greca di Lesbo

Preso da: http://www.controinformazione.info/ong-europea-in-turchia-distribuisce-manuali-a-chi-vuole-immigrare-clandestinamente/

GEORGE SOROS, IL CAPITALISTA DEL DISASTRO

30 Giugno 2015

George Soros è un noto miliardario. Di recente ha iniziato a prendere parte attiva negli affari Ucraini, ma certamente non giocando il ruolo del pacificatore; tutt’al contrario, è impegnato a istigare una guerra su vasta scala contro la Russia.
Nei primi giorni di Giugno cyber berkut ha hackerato e diffuso la corrispondenza tra Soros e il presidente Petro Poroshenko. I materiali in possesso mostrano che Soros è determinato a fare pressione sugli USA per rifornire l’Ucraina di armi letali all’avanguardia e addestramento per le truppe. Come mai a un finanziere come Soros dovrebbe interessare una cosa del genere?
George Soros è conosciuto in tutto il mondo. Molta gente ha assistito con i suoi occhi a quello che fa. Uno dei 30 più ricchi al mondo secondo Forbes, la sua presenza è visibile e sentita in molte nazioni. Possiede una reputazione come specialista del profitto, imprenditore (possiede aziende) e di filantropo, tutte cose insieme. L’impegnarsi in diverse attività è distintivo del suo particolare modo di agire e comportarsi.

Si distingue su tutti come maestro della speculazione finanziaria, un vero alchimista della finanza. E’ ricordato per il suo lavoro da maestro nel contribuire al collasso della sterlina Inglese nel 1992. Nemmeno la Banca d’Inghilterra fu in grado di contrastarlo. Guadagnò un miliardo in un battito d’occhi. Contribuì pure allo scoppio della crisi finanziaria nel Sud Est Asiatico, 1998, nella quale le valute di oltre dodici paesi collassarono. Aveva già pronto il suo dito nella torta quando la Russia fu colpita da default sempre nel 1998.
In queste operazioni Soros si avvalse del fondo quantum, il quale è parte del Gruppo fondi quantum, cartello di hedge funds privati basati a Curaçao, Antille Olandesi, ed alle Isole Cayman. Il Gruppo si muove attualmente sotto le direttive di Soros attreverso il suo Soros Fund Management. La speculazione valutaria è la principale fonte delle sue fortune (gli ha fruttato circa 30 miliardi).
Contrariamente a quanto generalmente si pensa però si impegna anche in attività “tranquille” e “pulite”, come la compravendita di quote azionarie, che compra con i ricavati delle speculazioni valutarie. Allo scopo ha fondato il Soros fund management LLC, azienda privata che investe nei capitali delle maggiori multinazionali mondiali. Soros fund management LLC mantiene il controllo di ampie quote in grosse multinazionali che profittano dagli investimenti in paesi stranieri. Soros ad esempio controlla oltre 5 milioni di azioni del gigante della chimica Dow chemicals. Un altro tra i suoi maggiori investimenti è la Monsanto, Soros detiene mezzo milione di azioni del gigante biotecnologico. Queste due multinazionali sono produttori chimici con una offerta diversificata di prodotti e servizi con applicazioni che spaziano dall’industria all’agricoltura, biotecnologie, industria alimentare e numerosi altri settori economici.
Il finanziare ha interessi anche in campo energetico, con circa due milioni di azioni di Energen, una compagnia di gas naturale. PDC Energy, di cui possiede un milione di quote azionarie, è un altro tra i suoi grossi investimenti. Inoltre è coinvolto pure nel business bancario, possedendo quote rilevnati di Citogroup, una della “big six” di Wall Street. La seconda parte delle sue attività non è molto discussa, certo è che è in grado di piazzare le suo uova d’oro (assets) in molti cestini (aziende e banche) in molte parti del Mondo.
Un terzo genere di attività che lo vede impegnato è la charity, la beneficienza, a cui da particolarmente rilievo in quanto contribuisce a creare l’immagine positiva del magnate di successo. Lo strumento principale delle sue attività filantropiche è l’ Open society Institute, o Fondazione George Soros. Formalmente questa ONG agisce in accordo con i principi generali dei diritti umani, la dignità e la legge, allo scopo di aiutare le nazioni a conseguire obiettivi positivi di progresso. Dietro la facciata l’Istituto cerca di resettare la mentalità del pubblico attraverso diversi programmi volti alla formazione di elites locali funzionari a creare regimi il più possibile favorevoli e compiacenti verso gli interessi delle compagnie transnazionali Occidentali e delle banche. Soros con questi investimenti non ci va di certo in perdita: i soldi che spende così sono “investimenti in capitale umano”, spesso ancora più redditizio che investimenti nelle compagnie hi-tech o negli hedge funds. La sola differenza è che i profitti maturano in dieci anni, spesso anche più.
L’Open society Institute ha rami in 27 paesi tra Asia ed Europa, tra cui Polonia, Lettonia, Estonia, Georgia, Armenia, Azerbaijan. Secondo il Business weekSoros ha giò speso oltre 5 miliardi in “beneficienza” di cui 1 milione solo in Russia. Alla fine del 2003 ha però interrotto le sue operazioni Russe. Nel 2004 laOpen society ha smesso di erogare borse di studio. Nonostante questo, altre organizzazioni fondate da Soros proseguono attività nella Federazione Russa.
Sintetizzando, questo è il modo in cui i business di Soros funzionano nella gran maggioranza dei casi:
1) La speculazione valutaria apporta vasti “guadagni”;
2) I guadagni vengono ripartiti tra ulteriore speculazione valutaria, l’acquisto di partecipazioni in multinazionali e la “beneficienza”;
3) Le beneficienze lavorano a facilitare un clima favorevole all’investimento nei paesi scelti. L’investimento in questi paesi arriverà solo dopo dopo aver studiato e verificato certezze rispetto al “clima degli investimenti”;
Nel caso di Soros “clima propizio agli investimenti” non è da intendere in senso comune. Un normale imprenditore direbbe che un clima favorevole agli investimenti presuppone stabilità economica e politica, tendenze favorevoli al mercato et cetera. Questi non sono i parametri di valutazione per Soros: il suo criterio è “tanto peggio tanto meglio”, per questo è definito un capitalista del disastro. Capitalismo del disastro (disaster capitalism) è infatti il termine che designa operazioni come le sue speculazioni valutarie. Generalmente investe in aziende e progetti dopo aver portato a termine efficaci “bombardamenti” con la sua artiglieria. Parliamo di crisi politiche indotte finalizzate a cambi di regime, rivolte, agitazioni di massa, sconvolgimento sociale in genere. Una crisi politica è inevitabilmente succeduta da collasso economico e valutario; svalutazione monetaria, declino nel valore di mercato delle aziende. Ed è quando che impadronirsi degli assets diventa più economico che è tempo di investire. I risultati dei colpi d’artiglieria di Soros vengono poi sfruttati da una pletora di altri squali capitalisti che sono sempre pronti a seguire la sua scia. Ecco che cosa se ne fa Soros della “beneficienza”. Il punto è che questi programmi d’aiuto sono parte delle preparazioni per mettere in scena una crisi politica. Inoltre il successo di questi programmi consente a Soros di avere sempre un certo numero di politici e amministratori pubblici che ballano al ritmo della sua musica, cosa che consente di evitare impedimenti all’acquisizione dei capitali esteri desiderati.
Ogni impresa è condizionata dai suoi flussi di bilancio, ma il modello di George Soros esclude del tutto lo “status quo”. Come nella teoria di Marx (descritta nelCapitale) vi è una legge generale della circolazione monetaria (denaro-commercio-beni) ed espansione della produzione, nel caso di Soros dobbiamo aggiungere la valuta dell’influenza socio-politica, i cambi valutari e la logica delle crisi, il che si risolve nella formula: capitale-crisi-costo dei beni capitali. Il valore aumenta o diminuisce dopo che l’intera fase della circolazione si completa. Senza nessuna crisi politica da promuovere il maestro alchimista Soros perde tutta la sua speciale competitività, riducendosi a un semplice uomo d’affari.
Gli esperti fanno notare come Soros ha applicato le sue speciali abilità in molti paesi del Mondo, ad esempio in Stati Africani come Nigeria, Camerun, Uguanda etc Soros era sempre dietro gli sconvolgimenti sociali e politici che colpivano questi paesi. Dopo ha rivolto le sue ambizioni al’Europa e ai contesti post-sovietici. Lo troviamo coinvolto in Serbia, Georgia, Ucraina e Macedonia. E’ coinvolto oggi in tutti questi scenari. Molto è stato detto e scritto sull’argomento guerre civili e sommosse sociali in questi Stati, meno noto è che George Soros, guarda caso, ha interessi a lungo termine in ciascuno di essi. Esistono due correnti di pensiero maggiori per spiegare i suoi successi negli affari. Una sostiene che siano dovuti alla sua capacità di prevedere gli sviluppi degli eventi, mentre l’opposta teoria sostiene che piuttosto faccia buon uso di informazioni interne che gli girano le sue connessioni a livelli alti nel mondo economico e nelle amministrazioni governative. La prima teoria è propagandata dallo stesso Soros, il quale ha scritto diversi libri sulla teoria della riflessività applicata ai capitali e ai mercati finanziari, nel tentativo di persuadere che il suo dono abbia una base scientifica. Avendo letto i suoi libri ho l’impressione che differiscano poco dalla pletora dei vari “prodotti intellettuali” che affollano gli scaffali delle librerie, quei prodotti dove l’unica cosa a motivarne l’acquisto è il solo nome dell’autore. Sospetto che le sue ambizioni da scrittore altro non siano che una copertura per le nefande attività legate all’uso di informazioni interne e riservate (insider trading). In diverse occasioni è stato colto con le mani nel sacco e se l’è cavata con modeste multe. Direi che la seconda teoria è decisamente più affidabile.
Ma vorrei proporre una terza teoria per spiegare i suoi successi finanziari. Ha accesso a fonti finanziarie vicine ai cosiddetti “signori del denaro”, ossia gli azionisti che controllano il sistema della Federal Reserve (banca centrale USA), quelli che possiedono le presse che stampano i soldi, per intenderci. Nel corso degli anni ’70 il limite dello standard aureo è stato accantonato. Esattamente il 15 Agosto 1971 gli Stati Uniti terminarono unilateralmente la convertibilità del dollaro in oro, di fatto provocando la fine del sistema basato sugli accordi di Bretton Woods (1944) e rendendo il dollaro una fiat currency, una valuta legale (senza valore di riferimento).
La pressa dei soldi può stamparne a piacimento, l’unico problema è poi mettere i soldi a profitto, ed è lì che ai signori del denaro servono dei validi assistenti, ossia Soros. Direi anzi che è anche uno dei signori del denaro lui stesso, dal momento che, come abbiamo visto, possiede notevoli quote di Citigroup, una delle sei grandi banche di Wall Street. Tutte queste maggiori banche sono coproprietarie della società privata per azioni nota come Federal Reserve System. Magari Soros non sarà importante come pezzi da 90 quali i Rotschild o i Rockfeller, signori dei denaro a pienissimo titolo, Soros li serve, secondo gli esperti sarebbe alle dirette dipendenze dei Rotschild, ma questa è una questione che possiamo anche non approfondire qui.
Il punto è che, in ogni caso, possiede abbastanza soldi da fare collassare completamente il valore di scambio di valute straniere. Per portare la missione a termine gli occorre avere una cifra corrispondente al totale delle riserve delle banche centrali. Mise in gioco 20 miliardi di dollari per distruggere la sterlina Inglese nel 1992. A quei tempi non era abbastanza ricco da metterceli tutti di tasca sua e se li fece prestare dai signori del denaro. Molti esperti ritengono che il Fondo Soros altro non sia, infatti, che un fondo comune dei padroni con Soros assunto ad amministratore delegato.
C’è un ultima questione importante che merita la nostra considerazione. I signori del denaro danno soldi a Soros per ragioni diverse dal semplice fatto di arricchirsi ulteriormente, non ne hanno nessun bisogno infatti, che bisogno possono averne se hanno lì le stamperie di soldi sempre a disposizione? Il controllo sulla “produzione” di soldi è infatti la chiave del raggiungimento di tutti i loro veri obbiettivi. Soros non è per loro un uguale, è uno a cui piacciono i soldi che in pratica ha passato tutta la vita a cercare di diventare sempre più ricco. E per questo ha attivamente destabilizzato tanti paesi del Mondo. Però, anche i veri signori del denaro hanno bisogno di destabilizzare ed indebolire gli Stati, diluire le loro sovranità nazionali e avvicinarsi sempre più al sogno che coltivano ed inseguono da secoli: il dominio globale.
Ecco a che cosa gli serve un Soros. Lui rappresenta il massimo esperto nell’orchestrare rivolte, colpi di stato, proteste stile Maidan. E’ tutto qui ciò che l’ha reso un imprenditore di così straordinario successo, nonchè quello che definiamo un capitalista del disastro. Come detto in precedenza, è scontato che Soros è in attesa di mungere enormi profitti dai fatti Ucraini. E se vogliamo dirla tutta, lavora attivamente per fare precipitare la nazione nel caos più totale secondo i desideri dei grandi signori del denaro.
Fonte: qui
Valentin Katasonov
Fonte: http://www.strategic-culture.org/
23.06.2015
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI
Per approfondire è consigliato il testo: Valentin Katasonov, Monetary Civilization: capitalism, history and ideology, Institute of Russian Civilization, 2015.

Preso da: http://unaliraperlitalia.blogspot.it/2015/06/george-soros-il-capitalista-del-disastro.html