Svezia, Filipstad a rischio default: immigrati non pagano tasse e vivono di sussidi

31 agosto 2019


Il comune di Filipstad sta affrontando una crisi economica a causa di un afflusso di immigrati scarsamente qualificati, che fanno affidamento sui sussidi statali, aggravata dall’esodo di svedesi qualificati. Secondo il comune, almeno l’80% dei migranti extraeuropei è disoccupato e vive di welfare.
A seguito della crisi migratoria del 2015, il comune svedese di Filipstad affronta una situazione lavorativa “sempre più disperata” e ha oltre 31 milioni di corone svedesi (3,2 milioni di dollari) da versare in vari sussidi solo quest’anno, secondo quanto riportato dall’emittente nazionale svedese SVT. Tra il 2012 e il 2018, il numero di residenti nati nel comune è diminuito di 640 persone, mentre il numero di residenti nati all’estero è aumentato di 963 persone. “Le statistiche mostrano anche che i nati locali in età lavorativa (20-64 anni), che rappresentano le maggiori entrate fiscali per il comune, scelgono di andarsene”, afferma SVT.

“Siamo in procinto di assistere a un cambiamento nella popolazione. Si può pensare quello che si vuole, dipende dal tuo punto di vista, ma è solo un dato di fatto a cui dobbiamo fare riferimento ”, ha affermato Jim Frölander, responsabile dell’integrazione di Filipstad.
Mentre i locali in età lavorativa lasciano il comune a frotte, la disoccupazione tra gli immigrati sta aumentando vertiginosamente, poiché si rivelano scarsamente qualificati per i lavori esistenti. Il comune stima che almeno l’80% dei migranti extraeuropei siano disoccupati e vivano di sussidi.

“Circa 750 adulti provenienti da Siria, Somalia, Eritrea, Afghanistan e Iraq vivono a Filipstad. <…> In questo gruppo, la disoccupazione e la dipendenza dagli aiuti sono molto alte, mentre i livelli d’istruzione sono molto bassi. Questo gruppo corre il rischio di un’alienazione eterna che sta già gravando pesantemente sull’economia comunale”, ha affermato il capo del comune Claes Hultgren.

Secondo Hultgren, molti dei nuovi arrivati ​​non hanno i requisiti per entrare nel mercato del lavoro svedese.

Alcuni sono troppo vecchi forse e persino analfabeti o hanno un livello d’istruzione molto basso. Dobbiamo quindi accettare che ci saranno alcune persone che avranno bisogno del sostegno della società per i loro mezzi di sussistenza ”, ha spiegato Hultgren.

Il consiglio comunale Per Gruvberger del partito socialdemocratico al potere ha richiesto che lo stato intervenga e si assuma la sua responsabilità per la crisi causata.
“Sono necessarie risorse e una iniziativa nazionale per compiere questa missione, nata dal modo in cui abbiamo organizzato il nostro sistema di richiesta d’asilo in un determinato periodo”, ha spiegato Gruvberger.
Il ministro della Pubblica Amministrazione Ardalan Shekarabi ha promesso sostegno statale a Filipstad.
“La Svezia non ha problemi che non possiamo risolvere se aiutiamo”, ha detto Shekarabi.
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Preso da: https://www.imolaoggi.it/2019/08/31/svezia-filipstad-a-rischio-default-immigrati-non-pagano-tasse-e-vivono-di-sussidi/

Se il sistema non trova le soluzioni, bisogna cambiare il sistema

Ci voleva una ragazzina di 15 anni per rimettere le cose a posto e dire quello che è sotto gli occhi di chiunque, per affermare cose ovvie ma fondamentali inchiodando tutti alle proprie responsabilità.

Se il sistema non trova le soluzioni, bisogna cambiare il sistema Greta Thunberg,
15 anni, di origini svedesi, già nota per il sit in davanti al parlamento del suo paese per chiedere misure contro i cambiamenti climatici, ha parlato ai microfoni della COP24, la conferenza delle parti sul clima, che si è tenuta in Polonia e si è chiusa con decisioni deludenti.
Greta ha parlato senza fronzoli, senza ipocrisie, senza bizantinismi, calcoli e tatticismi, senza vuoto e falso politichese. Ha illustrato semplicemente la realtà per quella che è, indicando le soluzioni per risolvere i problemi, così come dovrebbe essere sempre ma come non è praticamente mai.
Viviamo infatti in un mondo dove non ci si concentra su ciò che serve fare ma su quanto politicamente possibile fare, che però si rivela del tutto insufficiente visto l’aggravarsi costante della situazione. Come è risaputo, la politica è ostaggio e serva degli stessi ricchi di cui parla Greta e per il profitto dei quali si sta distruggendo l’intero pianeta. Come associazione Paea diciamo le cose di Greta da tanti anni ma la forza dirompente di questa fantastica ragazzina è uno squarcio nel velo dell’ipocrisia imperante. Il suo messaggio rivolgendosi ai delegati dell’ennesima inutile conferenza sul clima in Polonia è netto: ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci, voi avete finito le scuse e noi abbiamo finito il tempo.
E Greta azzecca un passaggio fondamentale: il potere, che ha determinato questa situazione con la complicità del consumismo e dei suoi tanti attori, non tiene conto del cambiamento che è già in atto. Persone che hanno capito che dalla politica non arriveranno i reali, profondi e necessari cambiamenti, stanno cambiando loro direttamente. E sulla spinta di quello che Greta chiama popolo, anche la politica per buona ultima sarà costretta a cambiare. Quel popolo, che per il momento è ancora molto occupato a fare shopping ma dalla cui moltitudine si stanno staccando pezzi sempre più numerosi e stanno organizzando un sistema che non ha niente a che vedere con quello fallimentare e senza futuro che impera attualmente. E quando il sistema non trova la soluzioni, bisogna cambiare il sistema.
Non è certo un caso che questo messaggio venga da una bambina, quindi giovane e donna, laddove soprattutto gli adulti e maschi danno e storicamente hanno dato prova di stupidità, ferocia e follia senza limiti. Greta fa venire prima l’azione della speranza, infatti in un suo intervento dice: “Una cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che iniziamo ad agire la speranza è ovunque. Invece di cercare la speranza, cercate l’azione e solo allora arriverà la speranza”.
Grazie Greta, sei una bellissima luce in una notte che sta diventando sempre più fonda.

Preso da: http://www.ilcambiamento.it/articoli/se-il-sistema-non-trova-le-soluzioni-bisogna-cambiare-il-sistema