Mohamed al Gali parla dei video con Mahmoud al Werfalli e sfida la CPI, “Collabora con i terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Bengasi, 5 giugno 2019 – “Ho iniziato a pubblicare le notizie riguardanti gruppi estremisti e terroristi su Facebook e Twitter a partire dal 2012, quando la città era sotto il controllo dei jihadisti. Ho sempre utilizzato fonti locali, rispettando l’anonimato, perché in quel periodo non potevo espormi in prima persona. Nel 2014 hanno anche provato ad uccidermi, nessuno poteva mettere nemmeno un mi piace su Facebook perché sarebbe stato ammazzato. Ho documentato l’operazione dignità, al-Karama, fin dal suo lancio da parte del comando generale del Libyan National Army (LNA), lavorando come giornalista indipendente attraverso i social network. A partire dal 15 ottobre 2014, quando l’esercito è entrato ufficialmente qui a Bengasi, ho cominciato a lavorare come cronista con l’LNA per documentare quanto stava accadendo considerando che non era presente alcun canale che supportasse le operazioni militari. I miei account social sono diventati dei mezzi di informazione, fino a quando nel 2015 abbiamo creato un giornale chiamato Alwaqt News, a cui collaboravano redattori, fotografi e grafici. Abbiamo fatto tutto ciò volontariamente, senza venir retribuiti, solamente per mostrare al mondo con chi stavamo combattendo. Ho sempre rifiutato di collaborare con qualsiasi agenzia. Ho sempre raccontato tutto ciò che accadeva, compresi gli aspetti negativi, anche ciò che l’opinione pubblica non accettava. La maggior parte della gente sa che io supporto l’esercito, ma ho sempre documentato la verità anche quando alcuni canali affermavano che l’esercito perdeva questa o quella zona. Per questo la gente si è fidata di me. Dopo che la guerra è terminata ho ricevuto una mail nel mio account Yahoo dalla cancelleria della Corte Penale Internazionale (CPI)”.
A parlare è Mohamed al-Gali, capelli neri ed occhi penetranti. Il 29 enne originario di Bengasi, sospettato dalla CPI di aver filmato le esecuzioni sommarie di diversi terroristi da parte di Mahmoud al-Werfalli per il quale la corte ha emesso un mandato di arresto e consegna, è la prima volta che accetta di parlare con una giornalista.
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-Cosa voleva da te la Corte Internazionale?
“Mi hanno detto di avere informazioni che Mahmoud al-Werfalli è un mio amico”.
-Hai pubblicato tu il video di Mahmoud al-Werfalli?
Sì, io l’ho pubblicato come notizia, non per accusarlo di essere un criminale”.
-Quindi era un tuo amico?
“Conosco Mahmoud al-Werfalli. Io a Bengasi durante la guerra avevo rapporti con tutti gli ufficiali dell’esercito”.
-Ma tu su Facebook come immagine di copertina hai una foto con un gruppo di ragazzi. Tra questi c’è anche Mahmoud al-Werfalli, giusto?
“Sì”.
-Quindi cosa ti ha chiesto la CPI?
“Dopo la pubblicazione del video delle esecuzioni, mi volevano come testimone nel caso contro Mahmoud al-Werfalli. Quando ho ricevuto la mail, non ho risposto subito ed ho informato prima l’esercito. Quando la corte ha emesso il mandato di cattura per al-Werfalli, anche io sono stato fermato e ci hanno fissato un appuntamento presso il tribunale militare. Quando la gente lo ha saputo, mi ha difeso. Le persone hanno iniziato una campagna a mio favore, dicendo che io non ho fatto niente”.
-Ma chi ha girato questo video?
“La Corte pensava che io fossi con Mahmoud al-Werfalli al momento dell’esecuzione, ma io l’ho solamente condiviso. Non ho girato nessun video sanguinario”.
-Da chi l’hai ricevuto?
“Quei video erano già online. Erano reperibili da chiunque sui social networks”.
-Lo hai spiegato alla CPI?
“Quando sono stato assolto dal tribunale di Bengasi, ho ricevuto una telefonata internazionale da una persona egiziana che faceva da traduttore ad un ufficiale della CPI che sosteneva che io avessi ripreso quelle scene. Gli ho detto di averlo solamente pubblicato in qualità di giornalista”.
-Facciamo un passo indietro. Tu sei amico di Mahmoud al-Werfalli, hai anche la foto su Facebook con lui. Perché hai pubblicato il video?
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“Sì siamo amici. Questa foto di copertina è stata scattata quando la guerra è terminata, ma ci sono anche altre foto con lui. Ho pubblicato il video come reazione alle tantissime uccisioni perpetrate dai terroristi. Con un attacco terroristico hanno massacrato 42 persone. È stato un modo per me di reagire ai loro crimini. A livello internazionale questi video erano inutili, ma hanno significato tanto per la gente del posto”.
-Cosa intendi per reazione?
“Come ho detto al traduttore egiziano, negli attacchi terroristici sono morti tantissimi miei amici. Credevo che pubblicare questi video sarebbe servito da avvertimento per i militanti di Daesh, all’epoca forte ed organizzato. Volevo far loro paura anche se sapevo che era inutile. Ora questi gruppi terroristici, fuggiti da Bengasi e che stanno combattendo a Tripoli contro l’LNA, utilizzano questi video per spaventare i cittadini nella capitale, dicendo guardate cosa farà se arriverà Haftar”.
-Sei mai andato di persona all’Aia?
“Quando ho affermato di non avere il passaporto, mi hanno riposto che avrebbero provveduto loro a fornirmi i documenti per uscire dalla Libia. C’è un’agenzia che si chiama Tadamol che dice di essere attiva nella difesa dei diritti umani e sarebbe stata questa a preparare i miei documenti. Tadamol è presente a Tripoli ed in Turchia ed è conosciuta per i suoi collegamenti con la galassia jihadista. Tali connessioni sono state dimostrate anche da un documentario trasmesso dal canale Al-Jazeera. Così ho domandato alla persona della CPI come fosse possibile che un tribunale internazionale collabori con gli estremisti. Mi hanno detto: ‘Come?’ E io ho detto loro di essere stato contattato da Moftah al-Sallak, noto per essere un terrorista. In un messaggio su Facebook, Sallak mi avvertiva che avrebbe preparato un documento per la CPI”.
-Cosa ti hanno risposto?
“Non hanno risposto ed abbiamo cambiato discorso. Così ho chiesto perché volessero che comparissi di fronte alla Corte, considerando che ci sono diverse foto del momento delle esecuzioni compiute da Mahmoud al-Werfalli ed io non compaio in nessuna di queste. Ho poi riferito loro del messaggio di Moftah. Così hanno accettato di raccogliere la mia deposizione per telefono. In una seconda telefonata ho risposto alle loro domande. Mi hanno chiesto quali programmi usavo, da quando caricavo certi video ed ho inviato una serie di link con i filmati dei crimini commessi da Ansar al-Sharia e della guerra contro l’esercito libico, compreso un video del 2013 della telecamera di un negozio che mostrava Ansara al-Sharia uccidere diverse persone. Ho continuato a chiedere perché fossero in contatto con i terroristi e non mi hanno mai risposto”.
-Come puoi essere sicuro che la CPI collabori con i terroristi?
“Perché quando Moftah el-Sallak mi ha inviato il messaggio, nessuno sapeva che ero stato contattato dalla CPI. Non lo avevo detto a nessuno. E poi perché si sono concentrati sull’esecuzioni compiute da Werfalli, ma non hanno mai indagato sui tanti filmati dei crimini commessi da Ansar al-Sharia? Quello che voglio dire è che nel 2012, 2013, 2014 e 2015, ci sono stati crimini documentati con immagini e video compiuti dai terroristi. Hanno massacrato soldati, civili e donne. La CPI non è intervenuta, né se ne è interessata. Ho detto loro tutto questo, ma la loro risposta è stata che non hanno visto nulla e non erano a conoscenza di cosa è successo qui in quegli anni. Per questo la gente vede al-Werfalli come un salvatore e non crede nella corte internazionale, né alle organizzazioni per i diritti umani che ci hanno abbandonato in quegli anni bui. Continuo attraverso i miei account Facebook e Twitter a trasmettere la verità alla gente ea coloro che stanno combattendo qui in Libia contro l’esercito, specialmente a Tripoli. Ho pubblicato molti nomi, dichiarazioni e immagini che dimostrano il coinvolgimento dei sostenitori della Sharia nella guerra contro l’esercito a Tripoli. Continuerò, non mi fermerò. So di non aver fatto nulla di sbagliato in passato e spero che la verità emergerà e rivelerà i terroristi che cercano di far tacere la mia voce attraverso la CPI”.

Preso da: https://specialelibia.it/2019/06/06/esclusiva-mohamed-al-gali-parla-dei-video-con-mahmoud-al-werfalli-e-sfida-la-cpi-collabora-con-i-terroristi/

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USA e NATO condivideranno per sempre la colpa del caos in Libia

I recenti sviluppi in Libia hanno riportato il punto focale dei media internazionali sul paese dilaniato dalla guerra. Secondo l’analista Shahtahmasebi, “ci sono molte omissioni cruciali sulla valutazione ufficiale sul ritorno della Libia in un ulteriore caos.”

Segue l’analisi di Darius Shahtahmasebi analista legale e politico, attualmente specializzato in immigrazione, rifugiati e diritto umanitario.

I recenti sviluppi in Libia hanno riportato il punto focale dei media internazionali sul paese dilaniato dalla guerra. Come vedremo, ci sono molte omissioni cruciali sulla valutazione ufficiale della discesa della Libia in un ulteriore caos.
USA e NATO condivideranno per sempre la colpa del caos in Libia
La Libia è di nuovo al centro dell’attenzione mediatica. All’inizio di questa settimana, un aereo da guerra ha attaccato l’unico aeroporto civile funzionante di Tripoli, l’aeroporto Mitiga. Il raid aereo sarebbe stato attuato da forze leali al capo della guerra libico Khalifa Haftar, l’Esercito nazionale libico (LNA). I tempi dell’attacco sembrano coincidere con la visita in città del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che alla fine ha lasciato la Libia “profondamente preoccupato.”

Tra 2.800 e 3.400 persone sono fuggite durante combattimenti intorno a Tripoli finora, con almeno, come riferito,  47  morti e oltre 180 altri feriti, tra cui due civili e combattenti filo-governativi (GNA).

Inizialmente, i colloqui sostenuti dall’ONU erano previsti per il 14-16 aprile di quest’anno, ma questo recente conflitto ha messo in discussione tutto questo. Tanto che le forze americane sono state ritirate temporaneamente a causa delle “condizioni di sicurezza sul terreno”.

Annunciando che le truppe americane si ritireranno da una nazione nordafricana temporaneamente non sembra neanche che i media mainstream facciano domande basilari, ad esempio: “peché le truppe USA sono ancora in Libia? ”

Tuttavia, il ritiro di Washington dalla Libia potrebbe aprire la strada ad altri giocatori per prendere il controllo. Allo stato attuale, la Libia non è stata una priorità dell’amministrazione Trump, che sembra aver dato un via libera non ufficiale agli altri giocatori per tentare di evitare il caos.

È interessante notare che se la Libia fosse discussa in modo più aperto e non nel modo reazionario impiegato dai media mainstream, questo combattimento sarebbe stato previsto molto tempo fa e sarebbe stato dato un ampio avvertimento. All’inizio di marzo, Medio Oriente Monitor (MEMO) ha riferito che durante i mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, Haftar era riuscito a prendere il controllo dei due terzi della Libia con l’obiettivo di prendere Tripoli, la capitale del paese. A quel punto, aveva già conquistato la maggior parte dei giacimenti petroliferi della Libia e dei maggiori centri abitati.
All’inizio del 2017, Haftar era già emerso come un importante leader nella parte orientale della Libia, dandogli il controllo di circa il 60% della fornitura di petrolio della Libia.

Secondo MEMO, le forze pro-Haftar sono state accolte da gente del posto allegra in quasi tutti i villaggi e città in cui sono avanzate (anche se questo non è necessariamente una voceche dovremmo accettare a titolo definitivo). La tesi del MEMO era essenzialmente che le mutevoli dinamiche nella politica locale libica potevano comportare che Haftar avrebbe cercato di prendere Tripoli nel prossimo futuro, ma era improbabile che ciò fosse accaduto presto. A seguito di ciò, l’ultima area importante da conquistare che probabilmente susciterà qualche significativa resistenza è Misurata, a 300 km da Tripoli.

Invece di avere una discussione aperta sulla vera natura della situazione in Libia per tutto il 2019, ciò che otteniamo dai media è una sorta di ” Libia che sta scendendo nuovamente nel caos ” reazione istintiva, seguita dal solito “L’ America può fermarlo” tipico del non senso pro-imperialista. Quando non stiamo ricevendo questo disonesto tentativo di riaffermare l’egemonia americana, dobbiamo ingurgitare il più ambizioso dei gibberish propagandati dal Guardian come:
Il risultato potrebbe decidere se il Paese rimarrà su un lungo percorso guidato dall’ONU verso una forma di democrazia che riunisce le istituzioni divise da lungo tempo, o che ricade sotto una forma di governo militare simile a quella in Egitto.
Il che ci porta alla vera ragione per cui gli Stati Uniti molto probabilmente vorranno ri-coinvolgersi nella nazione nordafricana: la Russia.

Sulla scia dei recenti scontri, Mosca ha  promesso di usare ” tutti i mezzi disponibili ” per mediare la pace nel paese dilaniato dalla guerra, esortando tutte le parti alla violenza ” per evitare azioni che potrebbero provocare spargimenti di sangue e la morte di civili “.

Mentre gli Stati Uniti e altri poteri notabili hanno incolpato esattamente Haftar e le sue forze, la Russia sembra non essere d’accordo, bloccando una dichiarazione del consiglio di sicurezza avviata dal Regno Unito per condannare Haftar. Mentre questo non farà altro che dare agli Stati Uniti la ragione per accaparrarsi la presa sul futuro di una nazione nordafricana abbondante di petrolio, la verità nascosta è che gli Stati Uniti sostenevano l’Haftar per rovesciare Gheddafi prima della sua morte nel 2011. In effetti, gli fu concessa la cittadinanza americana avendo trascorso circa due decenni  a Langley (sono sicuro che la vicinanza della sua residenza al quartier generale della CIA è una pura coincidenza). Secondo quanto riferito, Haftar ha persino permesso alla CIA di stabilire una base nella città orientale di Bengasi nell’area sotto il suo controllo.

Mentre gli Stati Uniti e la Russia sono probabilmente le due principali potenze indiscusse in merito a questi recenti combattimenti e la risposta internazionale a questi scontri, ci sono altri giocatori notevoli che non ricevono la stessa quantità di tempo di trasmissione che meritano. Non aspettatevi che sia la notizia principale, ma poco prima dell’offensiva, Haftar era stato in Arabia Saudita, dove si era incontrato con il re Salman. Si scopre che le forze di Haftar simpatizzano con lo stesso ceppo islamico salafita che il Regno saudita esporta nel resto del mondo come una merce .

Presumibilmente riceverà anche il sostegno dall’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) e persino dalla Francia, che ha tranquillamente compiuto attacchi aerei contro gli avversari di Haftar (combattenti dell’opposizione ciadiana). Non solo la Francia è una delle principali cause del caos che ha travolto la Libia nel 2011 (era, dopotutto, un jet Rafale francese che ha colpito il corteo fuggitivo di Muammar Gheddafi a Sirte, portando al suo brutale omicidio) ma è ancora oggi dietro le quinte, continuando una politica intrusiva e intrusiva in Libia che vede agenti clandestini, consiglieri e forze speciali per aiutare gli obiettivi di Haftar. Questo nonostante la lunga lista di presunti crimini di Haftar . Detto questo, la Francia nega ancora che aveva qualche avvertimento sul recente avanzamento dell’LNA.

La politica estera degli Stati Uniti sembra seguire questo ciclo di violenza curioso, ridicolo e frustrante e i media aziendali continuano a comportarsi in modo indifferente. Il modello sembra andare in questo modo. Uno, gli Stati Uniti appoggiano un certo gruppo, gruppi o un dittatore di sorta per fungere da esercito per procura contro un nemico comune. Due, una volta detto che il nemico è stato rovesciato, quel delegato prenderà le redini o continuerà a devastare il paese, o entrambi.
Quando quel gruppo è sopravvissuto alla sua utilità, i legami del gruppo con altri nemici sgradevoli, i loro crimini contro l’umanità o qualsiasi accusa associata vengono portati allo scoperto e inizia un processo di demonizzazione che alla fine porterà a un altro appello affinché gli Stati Uniti intervengano.

” Perché la Libia è così senza legge? “La BBC si è chiesta una volta . Sappiamo tutti il perché, semplicemente non lo segnalerete abbastanza accuratamente.

Sotto Gheddafi, la Libia aveva il più alto tenore di vita di qualsiasi paese in Africa fino a quando non fu espulso dalle forze sostenute dalla NATO e dagli Stati Uniti. Il suo sistema sanitario era una volta “l’ invidia della regione “.

Dopo la rimozione di Gheddafi, la Libia è l’invidia di niente e nessuno, eccetto i jihadisti maniacali che hanno capitalizzato la morte e la distruzione lasciata sulla scia della guerra del 2011.

La crescita dei jihadisti in Libia non fu solo una conseguenza imprevista dell’intervento della NATO, né fu a causa del fallimento delle potenze della NATO a contribuire alla ricostruzione di un paese più forte. La presenza di elementi jihadisti al fine di rovesciare Gheddafi era uno stratagemma specifico utilizzato dai paesi della NATO che persino supervisionavano i loro movimenti nel paese in modo da poter far cadere il leader libico.

All’inizio del 2011, un comandante ribelle libico ha ammesso che i suoi combattenti includevano jihadisti che combattevano le truppe alleate in Iraq. Questi combattenti hanno poi combattuto sotto la bandiera di al-Qaeda in Iraq (AQI), che si è affermata come entità solo dopo che gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq nel 2003, in primo luogo. (AQI divenne noto come ISIS ).

Potrei andare avanti e avanti su questo argomento. Basti dire, qualsiasi media mainstream che esorta gli Stati Uniti, o qualsiasi altra potenza occidentale, a fare di più in Libia e a smettere di essere ” ambivalenti ” è un pezzo fraudolento di non-storia e non dovrebbe essere trattato come un’opione geopolitica credibile.

Washington ha fatto molto in Libia e nella regione circostante per decenni. Come disse un consigliere politico libico, Mohamed Buisier : “La storia della Libia è la storia delle potenze straniere che hanno governato la Libia “.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-usa_e_nato_condivideranno_per_sempre_la_colpa_del_caos_in_libia/5871_27924/

Fonte: Foto Reuters
Notizia del:

i “successi” dei RATTI: Come risultato del deterioramento della situazione dopo la caduta del regime .. La diffusione di accattonaggio e tentativi di combatterlo a Tripoli

14 dicembre 2018

A causa delle cattive condizioni di vita vissute dai cittadini dopo la caduta del sistema delle  masse, ( Jamahiriya) nel 2011 si è diffuso il fenomeno dell’accattonaggio nella capitale Tripoli, dove giovedì il Comune di Tripoli ha lanciato una campagna per combattere il fenomeno dell’accattonaggio, che ha preso di mira le strade principali all’interno del comune.
L’Ufficio comunale di informazione ha annunciato giovedì che 48 “mendicanti, inclusi uomini, donne e bambini di diverse età e nazionalità straniere, compresi i libici, sono stati arrestati”. L’ufficio stampa ha sottolineato che la campagna è nata in seguito alle riunioni tenute sotto il pretesto della sicurezza  del comune con la Direzione della sicurezza di Tripoli, il Ministero degli affari sociali, la Guardia municipale, l’Ufficio di coordinamento della sicurezza, l’agenzia per l’immigrazione illegale e l’Ufficio del Fondo Zakat.
Traduzione con google dall’ originale in arabo: https://libya24.tv/news/197078

نتيجة لتدهور الأوضاع بعد سقوط النظام.. انتشار ظاهرة التسول ومساعي لمحاربتها بطرابلس

نتيجة لسوء الأحوال المعيشية التي يعيشها المواطن منذ سقوط النظام الجماهيري عام 2011 انتشرت ظاهرة التسول بالعاصمة طرابلس حيث أطلقت بلدية طرابلس المركز أمس الخميس حملة لمكافحة ظاهرة التسول والتي استهدفت الشوارع الرئيسية داخل البلدية.
وأعلن المكتب الإعلامي للبلدية، أمس الخميس عن «ضبط (48) متسولًا بينهم (رجال، نساء، أطفال) من مختلف الأعمار والجنسيات الأجنبية ومن بينهم ليبيون».
وأشار المكتب الإعلامي إلى أن الحملة جاءت نتيجة الاجتماعات التي جرت بدعوى من البلدية مع مديرية أمن طرابلس ووزارة الشؤون الاجتماعية والحرس البلدي ومكتب التنسيق الأمني وجهاز الهجرة غير الشرعية ومكتب صندوق الزكاة.

Libya: MI6, Turkish Intelligence and the UN-backed Government of Accord Bringing 6,000 Terrorists from Syria’s Idlib to Tripoli and Misrata

The spokesman for the former General People’s Committee, Moussa Ibrahim, said that there are knowledgeable sources confirming the existence of tripartite coordination between the British intelligence (MI6), Turkish intelligence (MİT), and the government of the internationally-backed government of accord, to transfer about 6,000 multinational terrorists from the Syrian city of Idlib to Misrata and Tripoli through the international airports of Misrata and Mitiga.

In his blog post on the social networking site “Facebook”, Ibrahim added that this coordination comes in anticipation of the sweeping attack expected by the Syrian army to liberate Idlib, in addition to bringing Libya into the spiral of new Islamist terrorism, and to confront the inevitable result of the victory of the forces Dignity, the defeat of the Akwanji-Turkish-British project in the region.

On April 4, Khalifa Haftar announced the launch of an operation to “liberate” the capital Tripoli from the grip of “militias and armed groups”, in conjunction with the announcement by the UN envoy in Libya of the convening of the national gathering of the whole, between 14-16 last April in the city of Ghadames.

The Secretary-General of the League of Arab States called on all Libyan parties to exercise restraint and to reduce the situation of escalation in the field resulting from the recent military moves in the western regions of the country, and to abide by the political process as the only way to end the crisis in Libya and return to dialogue Aimed at achieving a purely national settlement to take the country out of the crisis it is experiencing.

Libya has been undergoing a continuing military political crisis since 2011, when two parties, the internationally-backed government of Concord, led by the winner of Al-Saraj, and the second party, the interim government of eastern Libya, supported by the Council of Representatives in the city of Tobruk, are currently fighting power.

Source: https://libya360.wordpress.com/2019/05/06/libya-mi6-turkish-intelligence-and-the-un-backed-government-of-accord-bringing-terrorists-from-syrias-idlib-to-tripoli-and-misrata/

in Russian and Arabic: http://za-kaddafi.org/node/46848

Libia: un piccolo ricordo del 2011

Che i popoli si sollevino contro le dittature è fisiologico, in Polonia è avvenuto in modo non violento. E questo dimostra che è possibile.
E’ accaduto anche in Tunisia ed in Egitto. In Libia da subito l’insurrezione è stata armata.
Ma questa non è la guerra della LIBIA , è stata la guerra degli USA e delle potenze Europee.

E’ stata la guerra  dei poteri forti che hanno agito per prevalere nella spartizione del potere in Libia.
Molti in buona fede sono andati dietro, specialmente i giovani.  Tra i ribelli non si vede nessuno sopra la trentina d’anni…

Oggi ho letto che a Tripoli l’acqua è stata avvelenata dai lealisti, ora si sono dati il cambio a dire menzogne, da guerra di disinformazione della Nato a guerra di disinformazione dei ribelli:
L’acqua a Tripoli non arriva perchè non c’è elettricità, giacchè l’acqua si deve pompare da pozzi tra i 400 metri e 1 km di profondità,
dal sistema più grande al mondo di pompaggio realizzato in Libia, si chiama GMMR (qui il link di descrizione)
i bombardamenti hanno distrutto le centrali elettriche e quindi i sistemi di pompaggio non funzionano, gli aerei Nato hanno danneggiato anche il sistema idrico GMMR e la fabbrica per ripararlo. Gli obiettivi bombardati sono ben consultabili sul sito della Nato.
Inoltre è   inverosimile) che  i lealisti abbiano avvelenato una città Tripoli in cui il 70% della popolazione è pro-Gheddafi ed è stata armata
( dai 18 in su) con armi date dal governo per resistere ai ribelli (cosa che ha fatto – non sarebbe caduta senza la NATO e “special forces” e gli elicotteri apache). Ma nessuno manifesta questi dubbi, nessuno se non con una ricerca personale e grazie alla rete si possono avere indizi che raccontano una storia diversa. Se Gheddafi non si fidava della popolazione di Tripoli non l’avrebbe certamente armata.
Il totale degli abitanti della  Tripolitania è quasi il doppio del numero di abitanti della Cirenaica.
Ammesso che vi saranno libere elezioni è probabile che saranno vinte dalle tribù della Tripolitania, che poco hanno a che fare con il CNT formato da esponenti della Cirenaica.
Tra l’altro la tribù dei Warfalla è la più numerosa della Libia, quindi conta il numero di “elettori” maggiore, e sta dalla parte di Gheddafi.
In nome della riconciliazione i nuovi governanti , coloro che hanno lasciato tanti morti sul campo, sacrificheranno i loro caduti in nome della libertà, in un paese
messo insieme a tavolino dai colonizzatori europei nel 1911? Quale sarà il collante per superare tutto questo?
La strategia che si sta mettendo in atto è addebitare tutte le atrocità alle forze governative. Ad esempio tutti i morti civili rinvenuti si dice che siano stati uccisi dai lealisti perchè non volevano andare contro i ribelli e quelli in divisa sono stati uccisi dai lealisti stessi perchè non volevano sparare al loro popolo.
Così l’assurda vicenda delle amazzoni violentate etc. Verranno fuori di tutto e di più perchè tra 18 mesi ci sono le elezioni (forse) ed ora è vietato dissentire.
Sicuramente  se la parte più difficile sarà affrontata nella maniera giusta e meno irresponsabile ci potrà essere un inizio di un’era di maggiore libertà,
(sicuramente di più dipendenza per occidente ma è questo il prezzo della libertà che al massimo sappiamo esprimere nel mondo nell’organizzazione delle nostre società), la cosa è auspicabile. Non è la volontà della gente di vivere in pace che è mancata, ma la volontà di dialogare da parte del POTERE.
Non manca della volontà di dialogare da parte della gente. La gente vuole tornare a una vita normale. Il cuore dell’uomo è per l’infinito ed è affascinato dalla bellezza.
Come in Iraq. Come in Afganistan. Bisogna dire chiaramente che le bombe non risolvono i problemi. Esiste solo una strada per la pace.
Ora solo gli ipocriti possono festeggiare. Solo per espugnare Tripoli sono morti il primo giorno 1.000 persone e 3.000 feriti e i regolamenti di conto sono in corso.
La strada della riconciliazione è lunga e  avverrà meno facilmente con il “diritto di uccidere Gheddafi” , avverrà meno facilmente zittendo e facendo fuori chi ha combattuto dalla parte opposta, che fino a prova contraria era il legittimo governo, una dittatura poliziesca, ma c’è chi aveva giurato fedeltà a quel governo da 40 anni al potere. E c’è chi ha visto gli aerei Nato radere al suolo la Libia ed ha pensato che allora Gheddafi avesse ragione.

Preso da: http://www.vietatoparlare.it/libia-lore-delle-menzogne/

Il traditore Haftar si prepara ad attaccare Tripoli, e gli occupanti stranieri si preoccupano per la LORO “conferenza di pace”.

Il traditore Haftar, uomo della CIA si prepara a marciare su Tripoli, la cosa era prevista e prevedibile, qualche tempo addietro scrissi a tal proposito.

Gli occupanti della Libia sono preoccupati che questo possa mettere in pericolo la loro fantomatica “conferenza di pace” prevista per questo mese. Vorrei far presente che questa è la “conferenza di pace” degli occupanti!, i partecipanti sono stati scelti trai traditori del primo momento, con una certa maggioranza di “islamisti”. La vera conferenza di pace si terrà a Sirte, organizzata dalle Tribù Libiche, questa è la vera conferenza, con i delegati legittimi, perchè scelti dalle tribù, che sono il popolo.

Intanto il “grande liberatore” Haftar, nel tentativo di impedire la conferenza di pace delle Città e Tribù faceva rapire 2 Leader delle tribù di Bengasi e Zintan: http://libyanwarthetruth.com/cia-puppet-khalifa-haftar-seizes-libyan-tribal-leaders-attempting-stop-tribal-conference

Tutte cose che sulla stampa di regime non troverete.

Vediamo la situazione sul campo con questo articolo:

Le forze del Maresciallo Haftar sono entrate a Garian

Di Vanessa Tomassini.

Fonti locali hanno confermato l’annuncio del portavoce del Libyan National Army, Ahmed al-Mismari, circa l’ingresso dell’esercito nella città di Garian, a circa 80 km a sud di Tripoli, sulle pendici dell’altopiano del Gebel Nefusa. Il portavoce ha affermato in una breve dichiarazione, pubblicata sulla sua pagina Facebook, che l’esercito è entrato a Garian pacificamente, dopo essere stato accolto dai suoi abitanti. L’operazione “per liberare la Libia settentrionale” è stata lanciata ieri pomeriggio, scatenando l’ira del Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale, che ha convocato tutti i comandanti della regione centro-occidentale affinchè si preparassero a proteggere l’area da tentativi di destabilizzazione, dichiarando lo stato di emergenza . In serata, a sud di Gharian, diverse fonti hanno riferito di un’escalation di violenza che ha portato all’uccisione di due uomini, uno pro GNA e l’altro appartente alla coalizione guidata da Khalifa Haftar. La missione, voluta dal comando generale dell’esercito, nell’intento di unificare la Libia e liberararla dal terrorismo, arriva nello stesso momento in cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sta visitando il Paese. “Sono profondamente preoccupato dai movimenti militari che stanno avendo luogo in Libia e dal rischio di conflitto. Non c’è una soluzione militare, solamente il dialogo tra libici può risolvere i problemi della Libia. Faccio appello alla calma e alla moderazione mentre mi accingo ad incontrare i leader del paese”. Ha dichiarato Guterres questa mattina. L’inizio delle operazioni militari a dieci giorni dalla Conferenza nazionale e in concomitanza della visita dei rappresentanti dell’Onu può essere visto come una prova di forza da parte del LNA per veder riconosciuto il proprio ruolo a Gadames, o come manifestazione di stanchezza alle proposte della comunità internazionale. Come a voler dire che non può esserci soluzione senza sicurezza.

Preso da: https://specialelibia.it/2019/04/04/le-forze-del-maresciallo-haftar-sono-entrate-a-garian/

Salman Abedi, autore dell’attentato di Manchester, era stato salvato dalla Royal Navy e non è il primo “errore” britannico

1 agosto 2018.
Di Vanessa Tomassini.
Salman Abedi, è colui che la sera del 22 maggio 2017 ha nascosto una bomba fatta in casa davanti la biglietteria della Manchester Arena, dove si teneva il concerto di Ariana Grande. L’esplosione ha ucciso 22 persone, tra cui 7 bambini. Oggi ad un anno e due mesi dalla strage, scopriamo che lo stesso Salman Abedi era stato salvato a Tripoli dalla Royal Navy. Sì proprio così, nel 2014, l’attentatore e suo fratello Hashem sono stati messi in salvo dai disordini nella capitale Tripoli, dalla HMS Enterprise, insieme ad un centinaio di cittadini inglesi. Salman che in quel periodo aveva solamente 19 anni, è stato portato insieme a tutti gli altri nel Regno Unito, passando da Malta. “In seguito al deterioramento della situazione della sicurezza in Libia nel 2014” ha confermato un portavoce del Governo “i funzionari della Border Force erano schierati per aiutare l’evacuazione dei cittadini britannici e dei loro dipendenti”. Salman e Hashem si troverebbero ora in arresto a Tripoli, malgrado la richiesta di estradizione avanzata dal Regno Unito.

Durante gli interrogatori condotti dalla RADA, o Forze di Deterrenza del Ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale, il fratello dell’attentatore di Manchester avrebbe confessato nei giorni successivi alla strage di “star progettando un attentato terroristico a Tripoli”, aggiungendo che “sapeva tutto quello che suo fratello avrebbe fatto a Manchester, poiché lo avrebbe chiamato per telefono prima dell’inizio dell’operazione”.  Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Salman Abedi aveva lasciato Tripoli per il Regno Unito il 17 maggio 2017, dicendo alla sua famiglia che avrebbe fatto Umrah, un pellegrinaggio alla Mecca. Durante gli interrogatori è emerso anche che l’attentatore avrebbe telefonato a “sua madre e suo fratello 15 minuti prima dell’inizio dell’operazione”.Sebbene la famiglia abbia condannato l’attacco, in molti nutrono sospetti sul padre del jihadista, Ramadan Abedi, colpevole di aver cresciuto i propri figli in ambiente islamista.

R. Abedi
Ramadan Abedi

Ramadan Abedi, 52 anni, è nato in Libia il 24 dicembre 1965, è stato un agente dei servizi interni sotto il colonnello Muammar Gheddafi fino a quando nel 1992 fu accusato di flirtare con i Fratelli Musulmani ed altri filoni estremisti, rifugiandosi in Inghilterra. Secondo fonti dell’Intelligence dell’ex Jamahiriya, Abedi aveva aderito per anni al Gruppo Combattente Islamico Libico che aveva come scopo quello di rovesciare il rais per instaurare un governo islamico basato sulla legge della Sharia. Durante una recente intervista realizzata da Middle East Eye, il ministro britannico degli Affari Esteri per il Medio Oriente, Alister James, ha rivelato che “durante il conflitto libico nel 2011, il governo britannico era in comunicazione con una vasta gamma di libici coinvolti nel conflitto contro le forze del regime Gheddafi. È probabile che questo includesse ex membri del Gruppo combattente islamico libico e la Brigata Martiri del 17 febbraio”. Il parlamentare ha anche spiegato l’esistenza di un collegamento tra alcuni di questi soggetti e Salman al-Obeidi. Nel 2000 la polizia fece irruzione nella casa di Manchester di Anas al-Libi, una figura di alto livello del LIFG morto in custodia negli USA nel 2013, trovando nell’appartamento una copia del manuale di al-Qaeda. Abedi ha postato sul suo account Facebook, inutilizzato dal 2013, un’immagine di al-Lib descritto come “un leone”. Sulla stessa pagina l’attentatore di Manchester ha postato una sua foto con una mitragliatrice in mano con su scritto “leone in allenamento”.

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I fratelli di Abedi, Hashem e Ismael, posano con le mitragliatrici

“Abedi father” tornò in Libia nel 2011, con il benestare del Governo britannico, unendosi alle file del LIFG di Abdel Hakim Belhadj, il Gruppo dei combattenti islamici libici, un’organizzazione terroristica fondata negli anni ottanta del XX secolo dai mujaheddin libici veterani della guerra tra Unione Sovietica e Afghanistan ed inserita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a partire dal 6 ottobre 2001, fra le organizzazioni legate ad Al Qaeda, Osama bin Laden e i talebani. Gli oppositori del LIFG in Libia hanno affermato che Abedi aveva allevato i suoi figli in un ambiente islamista, cosa che li rendeva facili prede per i reclutatori di Daesh. Rami el-Obeidi, un capo dell’intelligence con una fazione che si oppone al LIFG, ha dichiarato che “Salman Abedi sarebbe stato un obiettivo facile per i reclutatori dell’Isis, dato il background di suo padre”. Secondo gli amici di famiglia, invece, i genitori di Salman sarebbero stati così preoccupati per la sua radicalizzazione in Gran Bretagna che lo hanno trasferito in Libia confiscando il suo passaporto. Salman Abedi, ad ogni modo, sarebbe uscito dai binari diversi anni prima quando ha iniziato a sviluppare vedute religiose sempre più estreme.

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Abdel Hakim Belhadj e Ibrahim Awad Ibrahim Ali al-Badri, alias Abou Bakr al-Baghdadi

Abdel Hakim Belhadj fu rinchiuso da Muammar Gheddafi nelle prigioni di Abu Salim dopo che la CIA e il MI6 britannico lo portarono a Tripoli nel marzo del 2004. Belhaj è stato liberato nel 2010 nell’ambito di un processo di de-radicalizzazione sostenuto da Saif al-Islam Gheddafi che insieme al capo dell’intelligence Senussi ed il suo amico Mohamed Ibrahim, aveva iniziato i colloqui con i Fratelli Musulmani, alleati di Belhadj in Turchia e Qatar. Il 10 maggio 2018, Belhadj ha ricevuto le scuse del Governo britannico per averlo arrestato insieme alla moglie e consegnato ai servizi di sicurezza del Rais, sebbene fossero note le sue strette relazioni con i leader di al-Qaeda ed il capo dei talebani, mullah Omar. Negli anni ’80, questo brillante soggetto abbandonò gli studi di ingegneria a Tripoli e si unì a Bin Laden in Afghanistan, combattendo al suo fianco contro i sovietici; nei primi anni ’90, lo seguì in Sudan mentre alcuni dei suoi uomini si stabilirono nel Regno Unito, a Manchester. Nel 2011, grazie al prezioso contributo del Qatar e del DGSE francese, la Brigata Belhadj ha combattuto contro il governo Gheddafi. I Fratelli Musulmani subito dopo le primavere arabe avevano il vento in poppa: hanno vinto le elezioni in Tunisia, con Ennahdha, poi in Egitto, con Mohamed Morsi ed in Libia, Belhaj, abbandonati i panni del terrorista, sarebbe stato il candidato ideale. Tuttavia il piano fallisce nelle elezioni del 2012, ricevendo solamente il 2,5% dei voti. Da quel momento Abdel Hakim Belhadj si dedica agli affari. Conti correnti milionari intestati a società, a lui direttamente o indirettamente riconducibili, sono sparsi in diverse parti del mondo, in uno di questi il Regno Unito ha versato 500 mila sterline come risarcimento alla moglie, Fatima Boudchar in quanto sarebbe stata in dolce attesa al momento dell’arresto, avvenuto in Thailandia nel 2004. Belhadj continua a mantenere il supporto di molti membri dei gruppi armati della capitale, ai quali i veterani del LIFG hanno trovato il modo in passato di far arrivare armi direttamente dalla Turchia. Ufficialmente è alla guida del partito al-Watan, o Homeland party, con Ali al-Sallabi, un autorevole religioso salafita che ha forti legami anche con Yusuf al-Qaradawi, leader spirituale della Fratellanza Musulmana internazionale. Risiede in Turchia, dove può contare del supporto di media e canali di lettura, in quanto – come ha dichiarato lui stesso – il lavoro gli richiede costanti spostamenti che in Libia non sarebbero possibili. Il suo ritorno a Tripoli è atteso presto per partecipare alle elezioni, dopo diversi meeting preparatori a Tunisi, Istanbul e non ultimi a Dakar, che gli hanno permesso di rafforzare vecchie e nuove alleanze.

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Abdel Hakim Belhadj, abbandonati i panni del terrorista oggi è un imprenditore di successo
 
Preso da: https://specialelibia.it/2018/08/01/salman-abedi-autore-dellattentato-di-manchester-era-stato-salvato-dalla-royal-navy-e-non-e-il-primo-errore-britannico/

Tripoli come non ve l’hanno mai raccontata. “Se dovessi parlare della tua città come la descriveresti?”

A cura di Vanessa Tomassini

“Tripoli la sposa del mare ha visto tutte le età e civiltà racchiuse, come in una stanza, nei suoi monumenti. Tripoli è la terra della pace e dei suoi abitanti buoni. La nostra città è una piccola Libia, dove tutte le tribù e tutte le culture convivono. Ma ci sono anche cose che tu non hai potuto vedere come la fila di fronte alle banche, alcune milizie nelle zone fuori dal centro ed aree povere che necessitano di infrastrutture.    
  Se il mondo ci lasciasse, supereremo tutti i paesi arabi ed europei”
 Ahmed I. (28 anni)

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Il 23 aprile scorso, vi raccontavo della mia permanenza nella capitale libica, Tripoli.  Nell’editoriale, pubblicato in esclusiva su Notizie Geopolitiche, con un pizzico di malinconia e ancora con tante emozioni nel cuore, descrivevo il clima di sicurezza, le strade e il chiacchiericcio di fronte ai bar, il traffico e i clacson di una ridente città costiera, desiderosa di dimenticare il passato e voltare pagina. Ho tralasciato di parlarvi dello shopping il giovedì pomeriggio, dove mi divertivo a provare abiti tradizionali libici, marocchini e turchi e non mi sono neanche dilungata nello scrivere di un’uscita serale lungomare, la colazione al baldacchino della Nutella e i regali fatti per gli amici in Italia e per quelli – tanti- appena conosciuti in Libia. Non potevo neanche immaginare che una settimana, o poco più tardi, il 3 maggio, qualche pazzo convinto di guadagnarsi un posto in paradiso, potesse attaccare la sede dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale uccidendo 13 persone.

Come spesso accade in questi casi, alcuni giornalisti – applicando la regola “le brutte notizie fanno notizia, quelle belle no” – hanno iniziato ad aprire una serie di discussioni e riflessioni, a volte forzate. Solo alcuni giorni fa, una nota testata italiana descriveva Tripoli come uno scenario apocalittico, senza collegamenti aerei, una città preda di milizie e interessi stranieri, dove le emergenze come un attentato terroristico, vengono gestite dalle Katiba, il tutto in mezzo ad una tempesta di sabbia. Tralasciando le innumerevoli imprecisioni – a partire dalla marcia di Haftar data per attesa il quindici maggio, quando è già stata trasmessa da tutti i media satellitari la settimana scorsa – è bene ricordare che i voli da Tunisi a Tripoli sono oltre nove al giorno, forniti dalle compagnie: Libyan Wings, Afriqyha Airways, Libyan Airlines ed al-Buraq. Inutile dire che se domattina andassi a Malpensa e volessi andare a Parigi senza prenotazione, probabilmente attenderei ben più di 12 ore qualora tutti i voli fossero al completo. Senza entrare nel dettaglio delle vicende politiche, che poco ci interessano, vista la fragilità e dinamicità dello scenario libico, abbiamo chiesto a diversi giovani di Tripoli come vedono e vivono la loro città alla luce del recente attacco terroristico.
Mohamed ha 28 anni è nato e cresciuto nella capitale, sorridendo ci spiega: “la vita a Tripoli scorre molto normalmente, ci sono molte pattuglie della Forza Deterrente che controllano e combattono la criminalità; come Ghneoua, l’area di Abuslim è considerata la zona più densamente popolata ed è controllatissima mentre gli uomini di Haytham al-Tajouri, la polizia sotto l’ombrello della prima divisione di sicurezza, controllano e garantiscono sicurezza in diverse aree”. “Il problema nasce – aggiunge Mohamed – quando le forze che hai forgiato combattono tra loro, perché ognuna di esse ha una tendenza, una visione. Tuttavia Tripoli, la capitale e la città che ha resistito a qualsiasi aggressione, non è mai morta, potrebbe essere malata, ma resiste e vince. La vita è normale e le persone vivono regolarmente, nonostante tutte le circostanze. Ci sono problemi legati al terribile aumento del prezzo del dollaro sul mercato nero e alla mancanza di accesso da parte delle banche. Questo è ciò che conta per la gente di Tripoli, perché siamo una città che non ama le guerre e la sua gente è molto pacifica, non abbiamo il fanatismo di nessuna regione, né entriamo in competizione con l’altro, anzi accogliamo persone di tutte le altre città. In breve, la vita a Tripoli rimane bellissima, qualunque cosa accada soprattutto dopo la cacciata delle forze di Misurata”.
Un suo coetaneo, Muhannad, riguardo alla polizia ci confessa: “le forze di sicurezza non sono sufficientemente addestrate alla disciplina e al rispetto delle procedure e dei regolamenti. Ne conosco alcuni che hanno problemi psicologici. Io ho studiato medicina ed è chiara la loro sindrome post-guerra. Nessuno si preoccupa per loro, e gli interessati non ne parlano, non lo riconosceranno mai, perché tali disturbi nella nostra cultura locale sono visti come una vergogna. L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero agire in modo costruttivo per aiutare la Libia”. Qualcun altro invece, come Mahmoud, crede che se alcuni Paesi europei e gli Stati Uniti si facessero da parte la Libia e molti altri paesi arabi starebbero molto meglio.
Haytham di anni ne ha 32 e vede la sua città sotto altri aspetti che per lui sono più importanti: “Tripoli è la capitale della cultura, dell’economia, delle istituzioni. La città che offre un’opportunità per tutti, per i libici e per tanti africani che fuggono dai loro paesi. Siamo un groviglio di culture, di nazionalità e tradizioni. Amiamo la nostra città, la nostra terra, le nostre radici. Studiamo, lavoriamo, facciamo sport, preghiamo. Il terrorismo non ci appartiene, vogliamo la pace e un futuro sereno per i nostri figli”. Anche Mahmoud difende la sposa del mare. “La mia città è bellissima, la vita è normalissima” ci dice, aggiungendo di sentirsi sicuro quanto prima.
Non poteva mancare il punto di vista di una giovane ragazza di 22 anni, Etehdal, che ci racconta la sua giornata: “Quando mi sveglio la mattina, vado all’università o a lavoro, torno a casa, prego e chiacchiero di qualsiasi cosa, ogni tanto vado a fare shopping con mia mamma, mia sorella o mio papà. La sera tardi per noi ragazze non è consigliabile di uscire così passo il tempo su Facebook o guardando qualcosa alla tv o chattando con gli amici. Niente di particolare o pericoloso… una vita normale!”. Eppure parlare con una straniera non sempre è raccomandabile, così qualcun altro più sospettoso si interroga: “qua è tutto tranquillo, ma non è che lavori per la CIA?”. E magari stavolta, rileggendosi, gli scapperà un sorriso.

Originale, con video: https://specialelibia.it/2018/05/16/tripoli-come-non-ve-lhanno-mai-raccontata-se-dovessi-parlare-della-tua-citta-come-la-descriveresti/

i “successi” dei RATTI: Come risultato del deterioramento della situazione dopo la caduta del regime .. La diffusione di accattonaggio e tentativi di combatterlo a Tripoli

14 dicembre 2018.

A causa delle cattive condizioni di vita vissute dai cittadini dopo la caduta del sistema delle  masse, ( Jamahiriya) nel 2011 si è diffuso il fenomeno dell’accattonaggio nella capitale Tripoli, dove giovedì il Comune di Tripoli ha lanciato una campagna per combattere il fenomeno dell’accattonaggio, che ha preso di mira le strade principali all’interno del comune.
L’Ufficio comunale di informazione ha annunciato giovedì che 48 “mendicanti, inclusi uomini, donne e bambini di diverse età e nazionalità straniere, compresi i libici, sono stati arrestati”. L’ufficio stampa ha sottolineato che la campagna è nata in seguito alle riunioni tenute sotto il pretesto della sicurezza  del comune con la Direzione della sicurezza di Tripoli, il Ministero degli affari sociali, la Guardia municipale, l’Ufficio di coordinamento della sicurezza, l’agenzia per l’immigrazione illegale e l’Ufficio del Fondo Zakat.
Traduzione con google dall’ originale in arabo: https://libya24.tv/news/197078

نتيجة لتدهور الأوضاع بعد سقوط النظام.. انتشار ظاهرة التسول ومساعي لمحاربتها بطرابلس

نتيجة لسوء الأحوال المعيشية التي يعيشها المواطن منذ سقوط النظام الجماهيري عام 2011 انتشرت ظاهرة التسول بالعاصمة طرابلس حيث أطلقت بلدية طرابلس المركز أمس الخميس حملة لمكافحة ظاهرة التسول والتي استهدفت الشوارع الرئيسية داخل البلدية.
وأعلن المكتب الإعلامي للبلدية، أمس الخميس عن «ضبط (48) متسولًا بينهم (رجال، نساء، أطفال) من مختلف الأعمار والجنسيات الأجنبية ومن بينهم ليبيون».
وأشار المكتب الإعلامي إلى أن الحملة جاءت نتيجة الاجتماعات التي جرت بدعوى من البلدية مع مديرية أمن طرابلس ووزارة الشؤون الاجتماعية والحرس البلدي ومكتب التنسيق الأمني وجهاز الهجرة غير الشرعية ومكتب صندوق الزكاة.

Libia, in centinaia assaltano Consiglio presidenziale a Tripoli

02 dicembre 2018
Centinaia di persone hanno assalto oggi a Tripoli la sede del Consiglio presidenziale, il governo presieduto da Fayez Al Serraj e sostenuto dall’Onu. I manifestanti, che sono riusciti a rompere il cordone di sicurezza, sono penetrati nel palazzo e vi sono rimasti per alcune ore compiendo atti di vandalismo che hanno causato vari danni. Motivo della protesta, la mancata assistenza medica ai feriti di guerra e il ritardo nel pagamento di salari e sussidi. Alcuni dimostranti, tra i quali veterani di “Fajr Libya”, una delle milizie che appoggiarono il governo filo islamista sconfitto alle elezioni nel 2014, hanno affermato di non aver ricevuto da allora la loro paga. Tra i manifestanti, anche familiari di vittime del conflitto, che ricevono un contributo di mille dinari al mese, circa 200 euro. Una delegazione di manifestanti, secondo i media libici, è stata ricevuta da Ahmad Maitig, uno dei vicepresidenti del Consiglio presidenziale. La protesta è poi rientrata.