Sirte è libera, la Turchia ed i suoi mercenari saranno sconfitti dall’esercito libico

Al-Marsad, 8 gennaio 2020

Il Dott. Arif Ali Nayad, presidente dell’Istituto libico di studi avanzati (LIAS), commentava la liberazione per mano delll’Esercito nazionale libico (LNA) della città di Sirte in un’operazione che non richiese più di 3 ore per essere completata.
Il Dott. Arif Ali Nayad confermava in un’intervista a Sputnik che la città di Sirte e tutte le aree circostanti erano ora sotto il pieno controllo dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal Feldmaresciallo Qalifa Haftar, affiliato al parlamento libico di Bengasi. Affermava che la rapida liberazione di Sirte era stata incredibile e “risultato di operazioni combinate di terra, mare e aria da parte dell’esercito”. Affermava che l’operazione riuscita fu il culmine di “vaste reti e operazioni d’intelligence oltre ad accordi” con le tribù libiche e le componenti sociali di Sirte, aggiungendo: “Dall’annuncio degli accordi turchi illegali e non validi col governo di accordo nazionale (GNA), tutte le tribù libiche, anche di Sirte, dimostravano enorme sostegno al Parlamento debitamente eletto e all l’Esercito nazionale libico. È il supporto del tessuto sociale oltre la complessa pianificazione delle operazioni combinate che hanno portato alla vittoria completa e decisiva con la totale liberazione di Sirte”. Ciò smentisce certe notizie basate sulla disinformazione del GNA e dei suoi organi di informazione, tra cui alcune pubblicate anche da Sputnik Arabic. Un rapporto diceva che le milizie di Misyrata si raggruppavano pianificando di riconquistare Sirte e richiamando i loro camerati da Tripoli. Nayed dichiarava: “Avevano anche annunciato la chiusura dell’università per convincere gli studenti a mobilitarsi”. Disse che si aspettava che tali tentativi fallissero totalmente perché “la distanza tra Misurata e Sirte è un’area totalmente aperta” agli attacchi aerei dell’Aeronautica del LNA. Informava i misuratini che il massimo che “Misurata può fare ora è difendersi e mi aspetto che le sue milizie si ritirino da Tripoli per l’urgenza di proteggere Misurata”. Ha aggiunto: “Sirte è in buone mani, comprese le aree circostanti, e ora esiste un completo collegamento terrestre tra i territori controllati dal LNA in Oriente, Centro, Sud e Ovest, che aiuta la logistica e fa sì che la presa dell’esercito libico sul territorio della Libia sia del 97%”.
Sulla possibilità che la Turchia mandi forze in Libia, commentava: “Le forze dell’esercito turco non aspettano di venire in Libia. Sono in Libia dagli ultimi sei mesi. Sono principalmente tuttora forze speciali per operazioni con cecchini, sabotaggi e varie altre, oltre ad addestratori per operazioni speciali, esperti di comunicazioni e blocco, di guerra elettronica, operatori di droni o velivoli senza equipaggio”.
Arif Nayed: Erdogan pensa di essere il sultano Abdul Hamid e la Libia una provincia ottomana grazie ai Fratelli Musulmani. Osservava che la Turchia aveva anche inviato terroristi dalla Siria in Libia e questo è ciò di cui il Presidente Putin aveva allertato il mondo diversi mesi prima, aggiungendo che i turchi inviavano terroristi da Idlib, Siria settentrionale e altre regioni, e che erano già a Tripoli. Disse: “In realtà sono arrivati a centinaia, alcuni dicono che sono già oltre un migliaio, ma vengono sistematicamente sconfitti dal ‘LNA” e che alcuni siti davano già la morte di alcuni dei terroristi siriani attualmente in Libia. Nayad espresse rammarico per il fatto che la Turchia esportasse tali terroristi in Libia invece di esportare materiali da costruzione e forniture vitali, e notava che sarebbero stati “sistematicamente sconfitti, come tutti i terroristi prima ad est furono sconfitti a Bengasi, Darna e nel sud, e lo saranno di nuovo a Tripoli e dintorni”. Il presidente del LIAS continuava l’affondo alla Turchia senza mezzi termini: “L’arrogante piano della Turchia di riconquistare la Libia e di recuperare la colonia ottomana è destinato al fallimento”. Aveva detto che la resistenza all’imperialismo turco spingeva il movimento popolare in Libia con tribù e abitanti di città, paesi e oasi a manifestazioni numerose. E questo, aggiungeva, era anche combinato col rifiuto regionale da Egitto, Grecia, Cipro, Italia e Francia. Nayad ringraziava i russi per la loro posizione e per aver rifiutato di partecipare al complotto turco, aggiungendo di aver apprezzato il sostegno della Russia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che impediva qualsiasi tentativo di minare il LNA o tentare di accusarlo di qualsiasi cosa. Dichiarava: “Abbiamo fiducia che la dinamica regionale sia alla base del parlamento e del suo esercito debitamente eletto in Libia e del governo ufficiale e unico legittimo della Libia guidato dal Primo Ministro Abdullah Thani e riteniamo che il piano turco sia destinato al fallimento”.
Sulle celebrazioni degli abitanti di Sirte, Nayad dichiarava: “Ciò che è accaduto in Sirte liberata è un buon indicatore di ciò che accadrà a Tripoli liberata. Già scuole ed ospedali vengono riaperti, la polizia è ovunque. Il ministero degli Interni ha effettivamente pil controllo di tutte le strade e dei luoghi chiave. Si è già passati da operazione militare ad operazione di polizia. Adesso c’è totale sicurezza in città”. Sulle misure prese dal governo libico di Abdullah al-Thini per riportare la normalità a Sirte, dichiarava: “Il governo della Libia guidato da Abdullah al-Thini ha già ordinato un comitato di emergenza per l’attuazione dei servizi di base dal pane alle medicine, filtrare l’acqua, per tutto ciò che è necessario alla popolazione e mantenere la rete elettrica e delle comunicazioni. Questo riuscito coordinamento tra le forze di liberazione militari e la governance di governo e forze di polizia è esemplare, e prevediamo di vedere molto presto esattamente lo stesso risultato a Tripoli con lo sforzo concertato del popolo libico e il sostegno del tessuto sociale della Libia, compresi i giovani della stessa Tripoli”.
Il presidente dell’Istituto per gli studi avanzati della Libia concluse l’intervista aggiungendo: “Tutto il tessuto sociale e i notabili di Sirte si sono riuniti annunciando pubblicamente il saluto all’esercito libico e il parlamento libico e al governo legittimo di Sirte, impegnandosi a sostenerli nell’armonia sociale, nella sicurezza e nel benessere di tutti gli interessati. Questa dinamica tra parlamento, governo, esercito e tessuto sociale è la chiave del successo cui abbiamo appena assistito a Sirte e sarà la chiave del successo a Tripoli e nel 3% rimanente fuori dalla Libia”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da: http://aurorasito.altervista.org/?p=9762&fbclid=IwAR1mnbm8886P0DI8OIpOXfMJg0X0qaRnVD6KZyG_wZ8May8PTjatakP1ayE

Libia, nuove accuse di Haftar all’Italia: «Sostiene terroristi»

24 novembre 2019.
TRIPOLI – Nuove accuse all’Italia da parte delle autorità dell’Est della Libia, sotto il comando del generale Khalifa Haftar, dopo che un drone è precipitato nei giorni scorsi a Sud-Est di Tripoli. La Commissione Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk ha infatti denunciato quello che definisce il sostegno italiano a «bande terroristiche ed estremiste in Libia attraverso il supporto logistico sul terreno e il volo di droni nello spazio aereo libico».
«Avvertiamo la Repubblica italiana che persistendo con questo approccio a sostegno delle milizie l’Italia non avrà alcuna opportunità di partecipare in futuro alla cooperazione con la Libia», si legge nel comunicato diffuso oggi dal sito Libyan Address Journal, vicino ad Haftar, che due giorni fa aveva già pubblicato il monito all’Italia del deputato di Tobruk, Ali al Saidi, molto vicino al generale, a «rispettare la sovranità della Libia».
Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

Haftar ha rivendicato l’abbattimento del drone il giorno stesso dell’incidente, il 20 novembre, chiedendo «una spiegazione ufficiale» all’Italia. Da parte sua, in una nota, lo Stato maggiore della Difesa ha fatto sapere di aver «perso il contatto con un velivolo a pilotaggio remoto dell’Aeronautica Militare, successivamente precipitato sul territorio libico».
«Il velivolo, che svolgeva una missione a supporto dell’operazione Mare Sicuro, seguiva un piano di volo preventivamente comunicato alle autorità libiche – si precisa nella nota – sono in corso approfondimenti per accertare le cause dell’evento».

Due droni caduti in una settimana: in azione jammer russi?

Se due droni stranieri cadono in una sola settimana nei pressi di Tripoli, dopo che per anni i velivoli senza piloti hanno vagato indisturbati per lo spazio aereo libico, «è probabile» che i mercenari russi del gruppo Wagner abbiano portato anche i jammer (disturbatori di frequenza, ndr)». E’ quanto scrive sul proprio account Twitter l’esperto di affari libici, Emadeddin Badi, partecipando al dibattito scatenato oggi sui social media dalla notizia di un drone americano di cui il comando Usa in Africa (Africom) «ha perso il contatto sopra Tripoli». Un drone americano di cui si sono perse le tracce solo tre giorni dopo che anche la Difesa italiana ha riferito di aver perso il contatto con «un velivolo a pilotaggio remoto, successivamente precipitato sul territorio libico».
Sia Africom che la Difesa italiana hanno riferito di indagini in corso sulle cause dell’incidente. E proprio riguardo alle cause, diversi commentatori di questioni libiche hanno evidenziato come «l’unico elemento di novità» rispetto alla situazione di stallo nei combattimenti in corso attorno alla capitale libica dallo scorso aprile «è la presenza dei mercenari russi del Gruppo Wagner sulle linee del fronte».

«Lo chef di Putin»

Nelle scorse settimane la stampa americana ha riferito dell’arrivo in Libia di centinaia di uomini del gruppo di sicurezza russo, guidato da Yevgeny Prigozhin, noto come «lo chef di Putin», per combattere al fianco del generale Khalifa Haftar intenzionato a prendere il controllo di Tripoli, dove oggi è insediato il governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale.
Una presenza che ha di fatto innescato un maggior attivismo da parte americana, in particolare del dipartimento di Stato Usa, che nei giorni scorsi ha accusato la Russia di «sfruttare il conflitto» e ha chiesto ad Haftar di fermare l’offensiva. Ancora ieri, «la presenza russa» in Libia è stata al centro del colloquio avuto a Washington dal segretario di stato Mike Pompeo con il suo omologo emiratino Abdullah bin Zayed. Gli Emirati Arabi Uniti sono i principali sostenitori di Haftar.
«I mercenari della Wagner hanno consentito alle forze di Haftar di registrare un leggero progresso sulla linea del fronte», a Sud della capitale, ha riconosciuto Badi. «Hanno esperienza, portano intelligence, strategia ed esperienza tecnica – ha aggiunto l’analista – e visto che due droni stranieri sono andati perduti in una settimana, è probabile che abbiamo portato anche i jammer (disturbatori di frequenza)».

Pompeo incontra Ministro Emirati: serve un cessate il fuoco

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha ricevuto il ministro degli Esteri degli Emirati arabi uniti, Abdullah bin Zayed, con cui ha discusso della crisi in Libia. Stando a quanto riferito dallo stesso Pompeo sul proprio account Twitter, nel corso dell’incontro è stata discussa «la presenza russa» e «l’urgente bisogno di una de-escalation, un cessate il fuoco e una soluzione politica» nel Paese del Nord Africa.
Nei giorni scorsi il dipartimento di Stato americano ha diffuso un comunicato in cui ha chiesto al generale Khalifa Haftar, sostenuto soprattutto dagli Emirati, di «mettere fine all’offensiva su Tripoli», in corso dall’inizio dello scorso aprile, accusando al contempo la Russia di «sfruttare il conflitto contro la volontà del popolo libico».
Nelle scorse settimane la stampa americana ha riferito dell’arrivo in Libia di centinaia di mercenari russi al fianco di Haftar, dopo che già nei mesi scorsi erano trapelate notizie sulla presenza di uomini del gruppo Wagner, una compagnia di sicurezza privata, nel Paese del Nord Africa.

Preso da: https://www.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20191124-544675

Quanto spendiamo sulla Libia, esattamente

8/11/19.

No alla trasparenza sull’uso dei soldi italiani da parte dell’Oim

A fine ottobre, il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di trasparenza dell’Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione (Asgi), la quale aveva domandato al ministero degli Affari Esteri (Mae) e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) una rendicontazione delle attività svolte in Libia e dei relativi costi.
L’Oim, agenzia collegata alle Nazioni Unite, ha beneficiato di 20 milioni di fondi pubblici italiani per operare in Libia supportando le comunità locali e facilitare i rimpatri volontari. Il sospetto di Asgi è che l’Italia abbia “affidato un cospicuo finanziamento ad OIM per lo svolgimento di attività generiche in Libia, senza aver richiesto un preciso piano di presentazione dell’azione, dei soggetti destinatari, dei luoghi dell’intervento e delle garanzie per l’espletamento delle stesse”.
La stessa Oim ha dato parere negativo alla richiesta di rendicontazione dettagliata alla luce delle “condizioni estremamente delicate” in Libia e la conseguente “sensibilità” delle informazioni richieste. Alla luce del no dell’Oim, anche il ministero degli Esteri italiano ha dato parere negativo e il tribunale amministrativo si è pronunciato in loro favore: la pubblicazione dei rendiconti, si legge nella sentenza, pregiudicherebbe le relazioni internazionali tra OIM e il governo italiano e, con esse, il regolare andamento delle attività che l’Organizzazione conduce in Libia”.

Una ricostruzione che potrebbe essere parziale

Ci dobbiamo affidare alle sole cifre pubblicate sui siti dei ministeri e ai bandi di gara, anche se questi numeri potrebbero raccontare solo una parte della storia.
Per esempio, “non sappiamo nulla dei trasferimenti offerti alle altre fazioni in campo, primo fra tutti il generale Khalifa Haftar e il suo Esercito Nazionale Libico, incontrato dall’allora ministro degli Esteri Marco Minniti nel settembre 2017”, indica il prof. Francesco Fasani del dipartimento di Economia e Finanza della Queen Mary University of London. Il governo, dal canto suo, nega di avere informazioni sull’esistenza di accordi con le milizie libiche. “In queste condizioni è impossibile aspettarsi che ci sia un controllo democratico sull’utilizzo di fondi pubblici”, aggiunge Fasani.
Lo schema che trovate in questa pagina – realizzato con il supporto dell’avv. Giulia Crescini di Asgi – cerca di sintetizzare i quattro modi in cui l’Italia investe, con il sostegno dell’Europa, nel progetto di esternalizzazione delle frontiere e delle responsabilità in Libia.

1. Dall’Europa alla Libia, passando per il Viminale

Dopo il vertice de La Valletta del 2015, è cambiata la strategia comunitaria in materia di politiche migratorie e la UE ha creato un fondo fiduciario di emergenza per l’Africa, raccogliendo dai paesi UE risorse destinate alle politiche di sviluppo. Salvo poi destinarle, in parte, “al finanziamento di una militarizzazione dei confini che non prevede alcuna garanzia sul rispetto dei diritti umani”, come scrive su L’Espresso l’eurodeputato PD, Pierfrancesco Maiorino, “e senza possibilità di controllo effettivo del parlamento europeo su come queste risorse siano concretamente impiegate”.
Degli attuali 4.1 miliardi dell’EU Trust Fund, alla voce “Libia” vengono allocati 327 milioni. Di questa somma, il ministero dell’Interno italiano ha ricevuto 46 milioni (che includono 2 milioni di co-finanziamento Italia-Ue, più altri 2 dal fondo di sicurezza europeo) nel 2017 e 45 milioni nel 2018.
Il Viminale li “gira” alla Guardia Costiera libica, che nel frattempo pattuglia la neonata zona SAR, sotto forma di gare d’appalto.
Dopo aver ricevuto i soldi europei, come riportato da AltraEconomia e da un’analisi Arci, il sito del ministero degli Interni ha bandito una gara d’appalto da oltre 9,3 milioni di euro per la fornitura di 20 battelli pneumatici da destinare alla polizia libica, coperti proprio dai fondi del finanziamento fiduciario UE. Sono quindi seguiti un bando per la fornitura di 30 fuoristrada e uno per 10 minibus.
Non solo risorse europee. Il ministero dell’Interno pesca anche dall’italianissimo fondo Africa, istituito nel 2017 con una dotazione di 200 milioni di euro: da qui sono stati presi i 2.5 milioni di euro per rimettere a nuovo quattro motovedette e destinarle alla Libia. Asgi ha impugnato il decreto per “sviamento” di fondi pubblici destinati a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i paesi africani. Il ricorso è ancora pendente al Consiglio di stato, a settembre 2020 è prevista la sentenza.

2. I due tesoretti dell’AICS: fondo fiduciario UE e fondo Africa

C’è poi l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) che può contare su due tesoretti: il primo è formato dai 22 milioni di euro provenienti dal Trust Fund europeo; il secondo è costituito con soldi che provengono dal Fondo Africa, rinnovato anno dopo anno.
In Libia finanziamo il lavoro di meno di una decina di ong italiane con denaro proveniente dal fondo Africa. Tra i nomi delle organizzazioni presenti per portare avanti progetti in favore della popolazione migrante nel paese si trovano: Cefa, Cir, CCS, Cesvi, Emergenza Sorrisi, Terres des Hommes Italia, Helpcode, Emergenza Sorrisi.
Tre progetti che vedono impegnate tutte queste Ong costano rispettivamente 2 milioni, 500mila e 4.2 milioni di euro per un totale di 6.7 milioni di euro.
All’interno dei centri,in teoria, queste Ong svolgono attività di riduzione del danno, interventi strutturali (ad esempio ristrutturazione dei bagni, costruzione di servizi di areazione), fornitura di beni di prima necessità, fornitura di non food item (materassi, vestiario), servizi di supporto psico-sociale. Tuttavia, scrive Asgi che ne sta analizzando i rendiconti, per alcune associazioni non è stato possibile – dai documenti trasmessi – comprendere quali attività siano state effettuate nei singoli campi.

3. I finanziamenti (senza fare troppe domande) alle organizzazioni internazionali

Veniamo quindi ai quasi 30 milioni di euro provenienti sempre dal fondo Africa e versati alle grandi organizzazioni internazionali come Oim, Unhcr e Unicef. Dell’impossibilità per l’Alto Commissariato per i rifugiati in Libia di garantire il rispetto dei diritti umani in Libia abbiamo già parlato in questa inchiesta esclusiva, in cui emergono casi di discrimnazione, corruzione, cattiva gestione e acquisti a prezzi gonfiati.
Asgi ha riscontrato che, in fase di approvazione dei finanziamenti, l’Italia non ha chiesto ai soggetti implementatori una lista di attività da svolgere, né ha richiesto garanzie o valutazione dei rischi. Solo “sintentiche partnership” che non permettono di ricostruire il contenuto obbligazionale del finanziamento.
“Dagli accessi effettuati emerge che il Ministero conosce solo successivamente alla realizzazione del progetto le attività svolte e può quindi verificare il corretto utilizzo del finanziamento; i cittadini, al contrario, non conoscono nulla dell’utilizzo delle risorse laddove siano impiegate da una organizzazioni internazionale”.

4. Il capitolo più costoso: le missioni italiane in Libia

Grazie a Oxfam e al prof. Fasani abbiamo infine ricostruito quanto speso dall’Italia per le quattro operazioni civili e militari operanti in Libia dal 2017 ad oggi. Trattasi di:

  • Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (operazione Ippocrate): 400 militari e 150 mezzi terrestri;
  • Missione bilaterale di assistenza alla guardia costiera libica: 25 unità della Guardia di Finanza, 6 mezzi terrestri e 1 mezzo navale;
  • United Nations Support Mission in Libya (Unimil) per il ripristino della sicurezza e dell’ordine pubblico: 1 unità di personale militare;
  • EU Border Assistance Mission in Libya (Eubam), missione civile di supporto agli sforzi libici di stabilizzare il confine che opera non da Tripoli ma da Tunisi per motivi di sicurezza: vi partecipano 3 poliziotti;

Il conto totale di queste missioni è di 47.8 milioni per il 2017, 51.3 per il 2018 e 56.3 per il 2019. A cui si devono aggiungere i circa 85 milioni annui (per il 2018 e 2019) della missione aeronavale “Mare Sicuro“, al largo della coste libiche. Dal gennaio 2018 prevede anche il supporto alla guardia costiera libica. Un’unità ausiliaria è permanentemente dislocata nel porto di Tripoli.
Sommando tutte le spese per le missioni in Libia dal 2017 ad oggi si ottiene la ragguardevole cifra di 325 milioni di euro.
Correzioni? Segnalazioni? Ci siamo dimenticati qualcosa? Scrivete a lillo.montalto-monella@euronews.com

Preso da: https://it.euronews.com/2019/11/08/quanti-soldi-diamo-alla-libia-esattamente

Libia: la presenza dell’esercito italiano a Misurata, sostiene i terroristi locali contro il Consiglio di sicurezza dell’ONU

Scritto da Joanne Mon Mon

Il Consiglio delle grandi tribù della Libia mi ha informato di quanto segue:
L’esercito italiano rimane nella città libica di Misurata, al fianco dei capi del terrorismo islamista, della mafia turca, dei gruppi combattenti di Ansar al Sharia, ISIS, Fratelli Musulmani e altri.

Questo è contro le deliberazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che chiedono che tutti i paesi stranieri stiano fuori dalla lotta interna della Libia.
Il mondo deve capirlo, è una questione di soldi per l’Italia. Non sono altro che affaristi, che aiutano e favoriscono i predoni della Libia. L’Italia sta rubando gas naturale dalla Libia attraverso gli oleodotti sotto il Mediterraneo che stava pagando prima del 2011. Il ricco gas naturale della Libia dovrebbe essere un patrimonio finanziario per il popolo libico, invece alimenta terroristi e ladri. VERGOGNA ITALIA, VERGOGNA ONU.

L’Esercito Nazionale Libico sta rallentando la conquista di Tripoli. Si muove cautamente ma con determinazione. La ragione per cui lo fanno cautamente è perché vuole proteggere le vite e le case dei civili. Le milizie terroriste del GNA (governo fantoccio delle Nazioni Unite) invece stanno distruggendo Tripoli, nascondendosi dietro i civili, facendo saltare in aria case e altre infrastrutture, derubando banche e persone per cercare di mantenere il loro controllo criminale. Hanno scritto menzogne nei media da loro controllati, vale a dire il “Libyan Express” e il “Report libico”, nel tentativo di istigare l’odio nel mondo per la vera fonte di liberazione  Non vedrete mai l’ENL commettere i crimini contro l’umanità commessi dalle milizie terroriste del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli.
Il popolo della Libia, che sono tutti membri di tribù e tutte le grandi tribù della Libia, sostiene l’Esercito Nazionale Libico. Il popolo libico comprende appieno chi sono le milizie terroriste, chi li ha messi nel loro paese e chi sostiene il loro continuo furto e distruzione della Libia. Comprendono che non ci sarà alcuna sovranità, nessuna pace e nessuna sicurezza nel loro paese a meno che, e fino a quando questi terroristi non saranno cacciati dal loro paese. Loro sanno che, non importa cosa dicono i media stranieri, non possono esserci negoziati con i terroristi. E il governo fantoccio delle Nazioni Unite a Tripoli non ha AUTORITÀ a negoziare a nome del popolo libico.
Le tribù mi hanno informato che capiscono perfettamente che la testa del serpente (Misurata) deve essere eliminata o rimossa dalla Libia. Capiscono anche che, fino a quando l’esercito italiano rimarrà a Misurata, qualsiasi attacco a quella città da parte dell’Esercito Nazionale Libico darà all’Italia una scusa per attaccarli ed eventualmente chiedere alla NATO di tornare ad attaccare la Libia. Conoscono il gioco sporco che è stato giocato contro di loro nel 2011 e negli ultimi 8 anni. Non saranno più trascinati in quella trappola.
È giunto il momento, per il mondo, ma anche e soprattutto per l’Unione Africana di fare un passo avanti e chiedere all’Italia e a tutte le forze che sono illegalmente in Libia di lasciare immediatamente il paese. L’Italia ha una delle storie più vergognose del mondo con la Libia. Stanno dimostrando di non aver imparato nulla dal loro passato di crimini contro il popolo libico, tranne che vogliono rifare quei crimini. Le promesse fatte in Libia in passato per restituire quanto rapinato dal colonialismo italiano e i rammarichi erano tutte bugie, alla fine non sono altro che furfanti imperialisti.
Offriamo le nostre preghiere, grande rispetto e sostegno per tutti i libici che combattono per il loro paese. Tutte le tribù libiche che hanno aderito alla battaglia sono grandi patrioti e devono essere onorate in quanto tali.

10/6/2019    da  libyanwarthetruth.  – Traduzione di Bruno C. per civg.it

Preso da:  http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1567%3Alibia-la-presenza-dell-esercito-italiano-a-misurata-sostiene-i-terroristi-locali-contro-il-consiglio-di-sicurezza-dell-onu&catid=2%3Anon-categorizzato&Itemid=101&fbclid=IwAR2oKZ8Hl5D15yDqwOEgO1QDsvZlcKxSwKAGOeC95WHcdx_5nE_qW3pHN3o

Mentre tutti se ne contendono il petrolio, la Libia rischia di rimanere senz’acqua

3/7/2019,
Di Vanessa Tomassini.

Infrastrutture danneggiate, centrali elettriche prese di mira dai razzi indiscrimati hanno lasciato vaste aree intorno alla capitale Tripoli, senza elettricità e mezzi di comunicazione per giorni. “Il drastico impatto della battaglia per Tripoli è persino visibile dallo spazio, con immagini satellitari che mostrano grandi fasce della città ora ammantate nell’oscurità. Nel frattempo, le riprese e le prove fotografiche che abbiamo raccolto e verificato dal terreno mostrano che le aree, le case e le infrastrutture civili stanno subendo il peso maggiore del danno”.
Ha denunciato Magdalena Mughrabi, Vice Direttore Medio Oriente e Nord Africa presso Amnesty International. Ma a spaventare maggiormente è la possibilità che i libici possano rimanere senz’acqua, mentre gli attori internazionali se ne contendono il petrolio, beffandosi dell’embargo delle armi imposto dalle Nazioni Unite. L’allarme è stato lanciato martedì dall’amministrazione del grande fiume artificiale, che ha avvertito di una grande falla nel tratto di canale di Jafara lungo il canale che conduce l’acqua a Tripoli. Per riparare la falla, secondo l’amministrazione, saranno necessari un paio di giorni per via anche dei numerosi allacci illegali lungo il percorso del Great Man Made River. “Circa 4 milioni di persone sono deprivate dell’accesso all’acqua”, è il terribile dato citato da Mostafa Omar, portavoce dell’Unicef in Libia. Il portavoce ha anche confermato che nella Libia occidentale trovare acqua pulita sta diventando sempre più difficile, dopo il danneggiamento di centrali elettriche e dei sistemi di controllo dell’acqua.

Preso da: https://specialelibia.it/2019/07/03/mentre-tutti-se-ne-contendono-il-petrolio-la-libia-rischia-di-rimanere-senzacqua/

Tripoli. La proposta disperata di Serraj, mentre tra le sue milizie spuntano nuovi terroristi

 

Di Vanessa Tomassini.
Mentre il Libyan National Army (LNA) guidato dal maresciallo Khalifa Haftar prosegue la sua guerra contro criminali e milizie, che tengono ostaggio la capitale, Tripoli, il premier Fayez al-Serraj cerca di gettare cenere negli occchi degli osservatori internazionali, non solo utilizzando ancora una volta il fattore immigrazione e terrorismo, ma anche attraverso la richiesta di elezioni e di una conferenza nazionale. In una intervista esclusiva a Sky Tg24, Serraj ha sottolineato che “c’èn un’aggressione in atto, bombardamenti sui civili, Haftar ha superato ogni limite, ogni legge internazionale”. Il premier ha anche ammesso che durante il conflitto, “l’Isis sta crescendo nel nostro Paese, proprio a causa della guerra. Molte cellule dormienti si stanno risvegliando, il rischio non è soltanto per noi ma per tutta la regione. L’Isis sta combattendo in alcune città nel sud della Libia, proprio ora”.

P1020142
L’esercito (GNA) di Fayez al-Serraj impegnato nell’asse dell’areoporto internazionale

In realtà Serraj ha tralasciato il fatto che diversi terroristi di Ansar al-Sharia ed elementi di Daesh ed al-Qaeda stanno combattendo al fianco di quelle che definisce forze legittime, o militari. Dopo la ricomparsa, al fianco delle milizie di Tripoli, di Adel al-Rubaie, fanatico della Shura dei Mujaheddin e membro di Ansar Al-Sharia fuggito dalla Cirenaica, al fronte contro l’LNA sono scesi in campo anche: Issa al-Busti, originario di Souq al-Juma, noto per la sua partecipazione ad attacchi terroristici in Cirenaica da parte di cellule collegate ad Ansara al-Sharia che nella foto a sinistra, pubblicata da lui stesso sui social network, appare con Muhammad Ghabaka, altro terrorista fuggito da Bengasi ed un’altra persona incappucciata di cui non si conosce l’identità, ma che fonti locali ritengono sia originario di Derna. Inoltre è stata confermata la presenza al fronte del terrorista Massoud al-Akouri, noto anche come Masoud al-Azari, mentre fonti delle forze armate hanno rivendicato l’uccisione di Omar Juzair, che appare con Wissam Bin Humaid, leader del Consiglio della Shura di Benghazi nella foto a destra.

La proposta di Serraj è stata fortemente criticata dal premier del Governo di Al-Beida, Abdullah al-Thani –recentemente intervistato da Speciale Libia – mentre è stata benvenuta dalla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) che in un tweet l’ha definita “costruttiva” precisando di accogliere positivamente “ogni altra iniziativa proposta da qualsiasi grande attore” sulla scena libica. La missione ha ribadito la sua disponibilità ad offrire “i propri buoni uffici per aiutare il Paese a riemergere dalla sua lunga fase di transizione”.

Preso da: https://specialelibia.it/2019/06/17/tripoli-la-proposta-disperata-di-serraj-mentre-tra-le-sue-milizie-spuntano-nuovi-terroristi/

Mohamed al Gali parla dei video con Mahmoud al Werfalli e sfida la CPI, “Collabora con i terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Bengasi, 5 giugno 2019 – “Ho iniziato a pubblicare le notizie riguardanti gruppi estremisti e terroristi su Facebook e Twitter a partire dal 2012, quando la città era sotto il controllo dei jihadisti. Ho sempre utilizzato fonti locali, rispettando l’anonimato, perché in quel periodo non potevo espormi in prima persona. Nel 2014 hanno anche provato ad uccidermi, nessuno poteva mettere nemmeno un mi piace su Facebook perché sarebbe stato ammazzato. Ho documentato l’operazione dignità, al-Karama, fin dal suo lancio da parte del comando generale del Libyan National Army (LNA), lavorando come giornalista indipendente attraverso i social network. A partire dal 15 ottobre 2014, quando l’esercito è entrato ufficialmente qui a Bengasi, ho cominciato a lavorare come cronista con l’LNA per documentare quanto stava accadendo considerando che non era presente alcun canale che supportasse le operazioni militari. I miei account social sono diventati dei mezzi di informazione, fino a quando nel 2015 abbiamo creato un giornale chiamato Alwaqt News, a cui collaboravano redattori, fotografi e grafici. Abbiamo fatto tutto ciò volontariamente, senza venir retribuiti, solamente per mostrare al mondo con chi stavamo combattendo. Ho sempre rifiutato di collaborare con qualsiasi agenzia. Ho sempre raccontato tutto ciò che accadeva, compresi gli aspetti negativi, anche ciò che l’opinione pubblica non accettava. La maggior parte della gente sa che io supporto l’esercito, ma ho sempre documentato la verità anche quando alcuni canali affermavano che l’esercito perdeva questa o quella zona. Per questo la gente si è fidata di me. Dopo che la guerra è terminata ho ricevuto una mail nel mio account Yahoo dalla cancelleria della Corte Penale Internazionale (CPI)”.
A parlare è Mohamed al-Gali, capelli neri ed occhi penetranti. Il 29 enne originario di Bengasi, sospettato dalla CPI di aver filmato le esecuzioni sommarie di diversi terroristi da parte di Mahmoud al-Werfalli per il quale la corte ha emesso un mandato di arresto e consegna, è la prima volta che accetta di parlare con una giornalista.
61983990_634855856982452_4861053567684837376_n
-Cosa voleva da te la Corte Internazionale?
“Mi hanno detto di avere informazioni che Mahmoud al-Werfalli è un mio amico”.
-Hai pubblicato tu il video di Mahmoud al-Werfalli?
Sì, io l’ho pubblicato come notizia, non per accusarlo di essere un criminale”.
-Quindi era un tuo amico?
“Conosco Mahmoud al-Werfalli. Io a Bengasi durante la guerra avevo rapporti con tutti gli ufficiali dell’esercito”.
-Ma tu su Facebook come immagine di copertina hai una foto con un gruppo di ragazzi. Tra questi c’è anche Mahmoud al-Werfalli, giusto?
“Sì”.
-Quindi cosa ti ha chiesto la CPI?
“Dopo la pubblicazione del video delle esecuzioni, mi volevano come testimone nel caso contro Mahmoud al-Werfalli. Quando ho ricevuto la mail, non ho risposto subito ed ho informato prima l’esercito. Quando la corte ha emesso il mandato di cattura per al-Werfalli, anche io sono stato fermato e ci hanno fissato un appuntamento presso il tribunale militare. Quando la gente lo ha saputo, mi ha difeso. Le persone hanno iniziato una campagna a mio favore, dicendo che io non ho fatto niente”.
-Ma chi ha girato questo video?
“La Corte pensava che io fossi con Mahmoud al-Werfalli al momento dell’esecuzione, ma io l’ho solamente condiviso. Non ho girato nessun video sanguinario”.
-Da chi l’hai ricevuto?
“Quei video erano già online. Erano reperibili da chiunque sui social networks”.
-Lo hai spiegato alla CPI?
“Quando sono stato assolto dal tribunale di Bengasi, ho ricevuto una telefonata internazionale da una persona egiziana che faceva da traduttore ad un ufficiale della CPI che sosteneva che io avessi ripreso quelle scene. Gli ho detto di averlo solamente pubblicato in qualità di giornalista”.
-Facciamo un passo indietro. Tu sei amico di Mahmoud al-Werfalli, hai anche la foto su Facebook con lui. Perché hai pubblicato il video?
44652781_2166651710269228_5481644305795776512_n
“Sì siamo amici. Questa foto di copertina è stata scattata quando la guerra è terminata, ma ci sono anche altre foto con lui. Ho pubblicato il video come reazione alle tantissime uccisioni perpetrate dai terroristi. Con un attacco terroristico hanno massacrato 42 persone. È stato un modo per me di reagire ai loro crimini. A livello internazionale questi video erano inutili, ma hanno significato tanto per la gente del posto”.
-Cosa intendi per reazione?
“Come ho detto al traduttore egiziano, negli attacchi terroristici sono morti tantissimi miei amici. Credevo che pubblicare questi video sarebbe servito da avvertimento per i militanti di Daesh, all’epoca forte ed organizzato. Volevo far loro paura anche se sapevo che era inutile. Ora questi gruppi terroristici, fuggiti da Bengasi e che stanno combattendo a Tripoli contro l’LNA, utilizzano questi video per spaventare i cittadini nella capitale, dicendo guardate cosa farà se arriverà Haftar”.
-Sei mai andato di persona all’Aia?
“Quando ho affermato di non avere il passaporto, mi hanno riposto che avrebbero provveduto loro a fornirmi i documenti per uscire dalla Libia. C’è un’agenzia che si chiama Tadamol che dice di essere attiva nella difesa dei diritti umani e sarebbe stata questa a preparare i miei documenti. Tadamol è presente a Tripoli ed in Turchia ed è conosciuta per i suoi collegamenti con la galassia jihadista. Tali connessioni sono state dimostrate anche da un documentario trasmesso dal canale Al-Jazeera. Così ho domandato alla persona della CPI come fosse possibile che un tribunale internazionale collabori con gli estremisti. Mi hanno detto: ‘Come?’ E io ho detto loro di essere stato contattato da Moftah al-Sallak, noto per essere un terrorista. In un messaggio su Facebook, Sallak mi avvertiva che avrebbe preparato un documento per la CPI”.
-Cosa ti hanno risposto?
“Non hanno risposto ed abbiamo cambiato discorso. Così ho chiesto perché volessero che comparissi di fronte alla Corte, considerando che ci sono diverse foto del momento delle esecuzioni compiute da Mahmoud al-Werfalli ed io non compaio in nessuna di queste. Ho poi riferito loro del messaggio di Moftah. Così hanno accettato di raccogliere la mia deposizione per telefono. In una seconda telefonata ho risposto alle loro domande. Mi hanno chiesto quali programmi usavo, da quando caricavo certi video ed ho inviato una serie di link con i filmati dei crimini commessi da Ansar al-Sharia e della guerra contro l’esercito libico, compreso un video del 2013 della telecamera di un negozio che mostrava Ansara al-Sharia uccidere diverse persone. Ho continuato a chiedere perché fossero in contatto con i terroristi e non mi hanno mai risposto”.
-Come puoi essere sicuro che la CPI collabori con i terroristi?
“Perché quando Moftah el-Sallak mi ha inviato il messaggio, nessuno sapeva che ero stato contattato dalla CPI. Non lo avevo detto a nessuno. E poi perché si sono concentrati sull’esecuzioni compiute da Werfalli, ma non hanno mai indagato sui tanti filmati dei crimini commessi da Ansar al-Sharia? Quello che voglio dire è che nel 2012, 2013, 2014 e 2015, ci sono stati crimini documentati con immagini e video compiuti dai terroristi. Hanno massacrato soldati, civili e donne. La CPI non è intervenuta, né se ne è interessata. Ho detto loro tutto questo, ma la loro risposta è stata che non hanno visto nulla e non erano a conoscenza di cosa è successo qui in quegli anni. Per questo la gente vede al-Werfalli come un salvatore e non crede nella corte internazionale, né alle organizzazioni per i diritti umani che ci hanno abbandonato in quegli anni bui. Continuo attraverso i miei account Facebook e Twitter a trasmettere la verità alla gente ea coloro che stanno combattendo qui in Libia contro l’esercito, specialmente a Tripoli. Ho pubblicato molti nomi, dichiarazioni e immagini che dimostrano il coinvolgimento dei sostenitori della Sharia nella guerra contro l’esercito a Tripoli. Continuerò, non mi fermerò. So di non aver fatto nulla di sbagliato in passato e spero che la verità emergerà e rivelerà i terroristi che cercano di far tacere la mia voce attraverso la CPI”.

Preso da: https://specialelibia.it/2019/06/06/esclusiva-mohamed-al-gali-parla-dei-video-con-mahmoud-al-werfalli-e-sfida-la-cpi-collabora-con-i-terroristi/

USA e NATO condivideranno per sempre la colpa del caos in Libia

I recenti sviluppi in Libia hanno riportato il punto focale dei media internazionali sul paese dilaniato dalla guerra. Secondo l’analista Shahtahmasebi, “ci sono molte omissioni cruciali sulla valutazione ufficiale sul ritorno della Libia in un ulteriore caos.”

Segue l’analisi di Darius Shahtahmasebi analista legale e politico, attualmente specializzato in immigrazione, rifugiati e diritto umanitario.

I recenti sviluppi in Libia hanno riportato il punto focale dei media internazionali sul paese dilaniato dalla guerra. Come vedremo, ci sono molte omissioni cruciali sulla valutazione ufficiale della discesa della Libia in un ulteriore caos.
USA e NATO condivideranno per sempre la colpa del caos in Libia
La Libia è di nuovo al centro dell’attenzione mediatica. All’inizio di questa settimana, un aereo da guerra ha attaccato l’unico aeroporto civile funzionante di Tripoli, l’aeroporto Mitiga. Il raid aereo sarebbe stato attuato da forze leali al capo della guerra libico Khalifa Haftar, l’Esercito nazionale libico (LNA). I tempi dell’attacco sembrano coincidere con la visita in città del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che alla fine ha lasciato la Libia “profondamente preoccupato.”

Tra 2.800 e 3.400 persone sono fuggite durante combattimenti intorno a Tripoli finora, con almeno, come riferito,  47  morti e oltre 180 altri feriti, tra cui due civili e combattenti filo-governativi (GNA).

Inizialmente, i colloqui sostenuti dall’ONU erano previsti per il 14-16 aprile di quest’anno, ma questo recente conflitto ha messo in discussione tutto questo. Tanto che le forze americane sono state ritirate temporaneamente a causa delle “condizioni di sicurezza sul terreno”.

Annunciando che le truppe americane si ritireranno da una nazione nordafricana temporaneamente non sembra neanche che i media mainstream facciano domande basilari, ad esempio: “peché le truppe USA sono ancora in Libia? ”

Tuttavia, il ritiro di Washington dalla Libia potrebbe aprire la strada ad altri giocatori per prendere il controllo. Allo stato attuale, la Libia non è stata una priorità dell’amministrazione Trump, che sembra aver dato un via libera non ufficiale agli altri giocatori per tentare di evitare il caos.

È interessante notare che se la Libia fosse discussa in modo più aperto e non nel modo reazionario impiegato dai media mainstream, questo combattimento sarebbe stato previsto molto tempo fa e sarebbe stato dato un ampio avvertimento. All’inizio di marzo, Medio Oriente Monitor (MEMO) ha riferito che durante i mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, Haftar era riuscito a prendere il controllo dei due terzi della Libia con l’obiettivo di prendere Tripoli, la capitale del paese. A quel punto, aveva già conquistato la maggior parte dei giacimenti petroliferi della Libia e dei maggiori centri abitati.
All’inizio del 2017, Haftar era già emerso come un importante leader nella parte orientale della Libia, dandogli il controllo di circa il 60% della fornitura di petrolio della Libia.

Secondo MEMO, le forze pro-Haftar sono state accolte da gente del posto allegra in quasi tutti i villaggi e città in cui sono avanzate (anche se questo non è necessariamente una voceche dovremmo accettare a titolo definitivo). La tesi del MEMO era essenzialmente che le mutevoli dinamiche nella politica locale libica potevano comportare che Haftar avrebbe cercato di prendere Tripoli nel prossimo futuro, ma era improbabile che ciò fosse accaduto presto. A seguito di ciò, l’ultima area importante da conquistare che probabilmente susciterà qualche significativa resistenza è Misurata, a 300 km da Tripoli.

Invece di avere una discussione aperta sulla vera natura della situazione in Libia per tutto il 2019, ciò che otteniamo dai media è una sorta di ” Libia che sta scendendo nuovamente nel caos ” reazione istintiva, seguita dal solito “L’ America può fermarlo” tipico del non senso pro-imperialista. Quando non stiamo ricevendo questo disonesto tentativo di riaffermare l’egemonia americana, dobbiamo ingurgitare il più ambizioso dei gibberish propagandati dal Guardian come:
Il risultato potrebbe decidere se il Paese rimarrà su un lungo percorso guidato dall’ONU verso una forma di democrazia che riunisce le istituzioni divise da lungo tempo, o che ricade sotto una forma di governo militare simile a quella in Egitto.
Il che ci porta alla vera ragione per cui gli Stati Uniti molto probabilmente vorranno ri-coinvolgersi nella nazione nordafricana: la Russia.

Sulla scia dei recenti scontri, Mosca ha  promesso di usare ” tutti i mezzi disponibili ” per mediare la pace nel paese dilaniato dalla guerra, esortando tutte le parti alla violenza ” per evitare azioni che potrebbero provocare spargimenti di sangue e la morte di civili “.

Mentre gli Stati Uniti e altri poteri notabili hanno incolpato esattamente Haftar e le sue forze, la Russia sembra non essere d’accordo, bloccando una dichiarazione del consiglio di sicurezza avviata dal Regno Unito per condannare Haftar. Mentre questo non farà altro che dare agli Stati Uniti la ragione per accaparrarsi la presa sul futuro di una nazione nordafricana abbondante di petrolio, la verità nascosta è che gli Stati Uniti sostenevano l’Haftar per rovesciare Gheddafi prima della sua morte nel 2011. In effetti, gli fu concessa la cittadinanza americana avendo trascorso circa due decenni  a Langley (sono sicuro che la vicinanza della sua residenza al quartier generale della CIA è una pura coincidenza). Secondo quanto riferito, Haftar ha persino permesso alla CIA di stabilire una base nella città orientale di Bengasi nell’area sotto il suo controllo.

Mentre gli Stati Uniti e la Russia sono probabilmente le due principali potenze indiscusse in merito a questi recenti combattimenti e la risposta internazionale a questi scontri, ci sono altri giocatori notevoli che non ricevono la stessa quantità di tempo di trasmissione che meritano. Non aspettatevi che sia la notizia principale, ma poco prima dell’offensiva, Haftar era stato in Arabia Saudita, dove si era incontrato con il re Salman. Si scopre che le forze di Haftar simpatizzano con lo stesso ceppo islamico salafita che il Regno saudita esporta nel resto del mondo come una merce .

Presumibilmente riceverà anche il sostegno dall’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) e persino dalla Francia, che ha tranquillamente compiuto attacchi aerei contro gli avversari di Haftar (combattenti dell’opposizione ciadiana). Non solo la Francia è una delle principali cause del caos che ha travolto la Libia nel 2011 (era, dopotutto, un jet Rafale francese che ha colpito il corteo fuggitivo di Muammar Gheddafi a Sirte, portando al suo brutale omicidio) ma è ancora oggi dietro le quinte, continuando una politica intrusiva e intrusiva in Libia che vede agenti clandestini, consiglieri e forze speciali per aiutare gli obiettivi di Haftar. Questo nonostante la lunga lista di presunti crimini di Haftar . Detto questo, la Francia nega ancora che aveva qualche avvertimento sul recente avanzamento dell’LNA.

La politica estera degli Stati Uniti sembra seguire questo ciclo di violenza curioso, ridicolo e frustrante e i media aziendali continuano a comportarsi in modo indifferente. Il modello sembra andare in questo modo. Uno, gli Stati Uniti appoggiano un certo gruppo, gruppi o un dittatore di sorta per fungere da esercito per procura contro un nemico comune. Due, una volta detto che il nemico è stato rovesciato, quel delegato prenderà le redini o continuerà a devastare il paese, o entrambi.
Quando quel gruppo è sopravvissuto alla sua utilità, i legami del gruppo con altri nemici sgradevoli, i loro crimini contro l’umanità o qualsiasi accusa associata vengono portati allo scoperto e inizia un processo di demonizzazione che alla fine porterà a un altro appello affinché gli Stati Uniti intervengano.

” Perché la Libia è così senza legge? “La BBC si è chiesta una volta . Sappiamo tutti il perché, semplicemente non lo segnalerete abbastanza accuratamente.

Sotto Gheddafi, la Libia aveva il più alto tenore di vita di qualsiasi paese in Africa fino a quando non fu espulso dalle forze sostenute dalla NATO e dagli Stati Uniti. Il suo sistema sanitario era una volta “l’ invidia della regione “.

Dopo la rimozione di Gheddafi, la Libia è l’invidia di niente e nessuno, eccetto i jihadisti maniacali che hanno capitalizzato la morte e la distruzione lasciata sulla scia della guerra del 2011.

La crescita dei jihadisti in Libia non fu solo una conseguenza imprevista dell’intervento della NATO, né fu a causa del fallimento delle potenze della NATO a contribuire alla ricostruzione di un paese più forte. La presenza di elementi jihadisti al fine di rovesciare Gheddafi era uno stratagemma specifico utilizzato dai paesi della NATO che persino supervisionavano i loro movimenti nel paese in modo da poter far cadere il leader libico.

All’inizio del 2011, un comandante ribelle libico ha ammesso che i suoi combattenti includevano jihadisti che combattevano le truppe alleate in Iraq. Questi combattenti hanno poi combattuto sotto la bandiera di al-Qaeda in Iraq (AQI), che si è affermata come entità solo dopo che gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq nel 2003, in primo luogo. (AQI divenne noto come ISIS ).

Potrei andare avanti e avanti su questo argomento. Basti dire, qualsiasi media mainstream che esorta gli Stati Uniti, o qualsiasi altra potenza occidentale, a fare di più in Libia e a smettere di essere ” ambivalenti ” è un pezzo fraudolento di non-storia e non dovrebbe essere trattato come un’opione geopolitica credibile.

Washington ha fatto molto in Libia e nella regione circostante per decenni. Come disse un consigliere politico libico, Mohamed Buisier : “La storia della Libia è la storia delle potenze straniere che hanno governato la Libia “.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-usa_e_nato_condivideranno_per_sempre_la_colpa_del_caos_in_libia/5871_27924/

Fonte: Foto Reuters
Notizia del:

i “successi” dei RATTI: Come risultato del deterioramento della situazione dopo la caduta del regime .. La diffusione di accattonaggio e tentativi di combatterlo a Tripoli

14 dicembre 2018

A causa delle cattive condizioni di vita vissute dai cittadini dopo la caduta del sistema delle  masse, ( Jamahiriya) nel 2011 si è diffuso il fenomeno dell’accattonaggio nella capitale Tripoli, dove giovedì il Comune di Tripoli ha lanciato una campagna per combattere il fenomeno dell’accattonaggio, che ha preso di mira le strade principali all’interno del comune.
L’Ufficio comunale di informazione ha annunciato giovedì che 48 “mendicanti, inclusi uomini, donne e bambini di diverse età e nazionalità straniere, compresi i libici, sono stati arrestati”. L’ufficio stampa ha sottolineato che la campagna è nata in seguito alle riunioni tenute sotto il pretesto della sicurezza  del comune con la Direzione della sicurezza di Tripoli, il Ministero degli affari sociali, la Guardia municipale, l’Ufficio di coordinamento della sicurezza, l’agenzia per l’immigrazione illegale e l’Ufficio del Fondo Zakat.
Traduzione con google dall’ originale in arabo: https://libya24.tv/news/197078

نتيجة لتدهور الأوضاع بعد سقوط النظام.. انتشار ظاهرة التسول ومساعي لمحاربتها بطرابلس

نتيجة لسوء الأحوال المعيشية التي يعيشها المواطن منذ سقوط النظام الجماهيري عام 2011 انتشرت ظاهرة التسول بالعاصمة طرابلس حيث أطلقت بلدية طرابلس المركز أمس الخميس حملة لمكافحة ظاهرة التسول والتي استهدفت الشوارع الرئيسية داخل البلدية.
وأعلن المكتب الإعلامي للبلدية، أمس الخميس عن «ضبط (48) متسولًا بينهم (رجال، نساء، أطفال) من مختلف الأعمار والجنسيات الأجنبية ومن بينهم ليبيون».
وأشار المكتب الإعلامي إلى أن الحملة جاءت نتيجة الاجتماعات التي جرت بدعوى من البلدية مع مديرية أمن طرابلس ووزارة الشؤون الاجتماعية والحرس البلدي ومكتب التنسيق الأمني وجهاز الهجرة غير الشرعية ومكتب صندوق الزكاة.

Libya: MI6, Turkish Intelligence and the UN-backed Government of Accord Bringing 6,000 Terrorists from Syria’s Idlib to Tripoli and Misrata

The spokesman for the former General People’s Committee, Moussa Ibrahim, said that there are knowledgeable sources confirming the existence of tripartite coordination between the British intelligence (MI6), Turkish intelligence (MİT), and the government of the internationally-backed government of accord, to transfer about 6,000 multinational terrorists from the Syrian city of Idlib to Misrata and Tripoli through the international airports of Misrata and Mitiga.

In his blog post on the social networking site “Facebook”, Ibrahim added that this coordination comes in anticipation of the sweeping attack expected by the Syrian army to liberate Idlib, in addition to bringing Libya into the spiral of new Islamist terrorism, and to confront the inevitable result of the victory of the forces Dignity, the defeat of the Akwanji-Turkish-British project in the region.

On April 4, Khalifa Haftar announced the launch of an operation to “liberate” the capital Tripoli from the grip of “militias and armed groups”, in conjunction with the announcement by the UN envoy in Libya of the convening of the national gathering of the whole, between 14-16 last April in the city of Ghadames.

The Secretary-General of the League of Arab States called on all Libyan parties to exercise restraint and to reduce the situation of escalation in the field resulting from the recent military moves in the western regions of the country, and to abide by the political process as the only way to end the crisis in Libya and return to dialogue Aimed at achieving a purely national settlement to take the country out of the crisis it is experiencing.

Libya has been undergoing a continuing military political crisis since 2011, when two parties, the internationally-backed government of Concord, led by the winner of Al-Saraj, and the second party, the interim government of eastern Libya, supported by the Council of Representatives in the city of Tobruk, are currently fighting power.

Source: https://libya360.wordpress.com/2019/05/06/libya-mi6-turkish-intelligence-and-the-un-backed-government-of-accord-bringing-terrorists-from-syrias-idlib-to-tripoli-and-misrata/

in Russian and Arabic: http://za-kaddafi.org/node/46848