Bizzi: «Governi pagati da OMS e FMI per imporre il lockdown»

Sono uno storico, uno scrittore e un giornalista freelance. È dallo scorso mese di gennaio, con l’introduzione in Italia dello stato d’emergenza da parte del governo di Giuseppe Conte, che mi sento in guerra, letteralmente catapultato notte e giorno in una trincea. Mi sento in guerra non certo contro un “virus” o un nemico invisibile, ma contro un governo totalmente eterodiretto da forze e poteri molto pericolosi che hanno messo in scena un vero e proprio colpo di Stato globale, finalizzato alla progressiva riduzione e cancellazione della democrazia, della libertà e dei diritti civili, alla repressione di qualsiasi dissenso e all’instaurazione di una dittatura mondiale tecnocratico-sanitaria che definire di stampo orwelliano sarebbe un complimento. Tale piano, che va avanti indisturbato già da molti anni e che si pone purtroppo anche altri obiettivi molto più pericolosi, ha coinvolto la maggior parte dei governi mondiali e alcuni europei in particolare. Non tutti i governi europei si sono approcciati all’Operazione Corona nello stesso modo, anche se, almeno nella fase iniziale, l’hanno generalmente sostenuta, anche perché sapevano che sarebbe stata funzionale a un reset finanziario globale dal quale non volevano rischiare di restare esclusi.

in alcuni paesi scandinavi, in Svizzera, in Croazia e – in parte – anche in Germania, questa operazione è venuta presto a scontrarsi con la solidità dei sistemi democratici e ci sono stati notevoli ripensamenti, se non addirittura dei chiariNicola Bizzitentativi di smarcamento. In altri paesi, come ad esempio in Italia, Spagna, Francia, Serbia e Bulgaria, l’operazione è stata invece portata avanti con maggiore forza e violenza. Questo è potuto avvenire sia per via di crescenti pressioni internazionali che grazie a sostanziosi incentivi economici provenuti da organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tutti i governi europei erano stati messi al corrente già dal mese di settembre del 2019 di cosa sarebbe successo, e hanno ricevuto enormi finanziamenti clandestini (nel senso di non ufficialmente dichiarati): una vera e propria pioggia di denaro, non certo destinata a finanziare e potenziare la sanità e gli ospedali, ma esclusivamente per dichiarare il lockdown e garantirne la tenuta attraverso un massiccio potenziamento delle forze dell’ordine.

Non sono in grado di sapere quale sia l’esatto ammontare di questi finanziamenti, anche perché sono stati sistematicamente coperti da segreto di Stato, e perché sono stati diversi da paese a paese. A rompere la diga è stato il presidente della Bielorussia Aljaksandr Lukashenko, che notoriamente si è sempre rifiutato di adottare nel suo paese alcuna misura di emergenza, di lockdown o di “distanziamento sociale”. In una riunione del governo bielorusso ha dichiarato di aver ricevuto una cospicua offerta in denaro (92 milioni di dollari) da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, affinché facesse «come in Italia». Offerta che, dopo il secco no di Lukashenko, sarebbe stata in poche settimane addirittura decuplicata: ben 940 milioni di dollari, questa volta offerti dal Fondo Monetario Internazionale, accompagnati dalla medesima richiesta: chiudere tutto e fare “come in Italia”. Non a caso, dopo questa coraggiosa presa di posizione, Lukashenko è stato demonizzato dalla “comunità Aljaksandr Lukashenkointernazionale”, è stato accusato di brogli elettorali e stanno tentando di rovesciarlo con una ridicola e meschina rivoluzione “colorata” finanziata da criminali come George Soros e alimentata da personaggi di squallore, servi del potere globalista, come Bernard-Henri Lévy.

Cosa si sarebbe impegnato a fare esattamente Aleksandar Vučić per quei soldi? Ho contatti nell’ambiente dell’intelligence, sia in Italia che in altri paesi, e mi hanno confermato che il governo italiano ed altri governi europei, incluso quello della Serbia, hanno ricevuto e accettato questi finanziamenti occulti. Non posso sapere con certezza come Aleksandar Vučić li abbia impiegati, ma so che in Italia sono stati destinati al potenziamento delle forze dell’ordine per la gestione e la tenuta del lockdown e per corrompere i media, affinché mantenessero alto il clima di paura per il “virus”. Molto probabilmente la stessa cosa è accaduta in Serbia, ma deve essere il popolo serbo a pretendere e a ottenere la verità. Se ci sono ancora in Serbia politici con le mani libere, devono trovare il coraggio di chiedere al loro governo quanto denaro ha realmente ricevuto e come lo ha speso. Sono stato uno dei primi giornalisti al mondo a denunciare tali questioni attraverso il sito www.databaseitalia.it. I popoli hanno il diritto di conoscere la verità.

Finanziamenti segreti per adottare il lockdown e per appoggiare la psy-op dell’Operazione Corona sono stati offerti alla maggior parte delle nazioni, a dimostrazione del fatto che si è trattato di un vero e proprio colpo di Stato globale. Questo è accaduto in Canada, Australia, America Latina, Medio Oriente, Asia e Africa. Molti leader africani, in particolare i presidenti Il serbo Aleksandar Vucicdella Tanzania, del Burundi e del Madagascar hanno pubblicamente denunciato questi tentativi di corruzione e hanno preso le distanze dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostrandosì così molto più liberi e coraggiosi dei leader europei. Sicuramente tutti i paesi dell’Europa Sud-orientale hanno raggiunto simili accordi, compresi Romania, Bulgaria, Albania, Montenegro e Macedonia, ma non conosco gli importi di tali finanziamenti. In Grecia e a Cipro ci sono state maggiori resistenze politiche, e la Chiesa Ortodossa ha avuto molto peso nella difesa della democrazia e della libertà dei cittadini. Questa è una guerra contro i nostri diritti, contro la democrazia e per la distruzione della nostra stessa civiltà. Tutti i popoli d’Europa devono ribellarsi e lottare per il proprio futuro.

(Nicola Bizzi, “Sapevano del coronavirus dallo scorso autunno, il presidente serbo Vučić ha preso i soldi”, da “Database Italia” del 7 settembre 2020. «Sono passate poche settimane da quando il suo articolo in esclusiva per “Databaseitalia.it” ha fatto il giro del mondo», scrive Davide Donateo ricordando la denuncia di Lukashenko sottolineata da Bizzi, «scoperchiando il sistema con cui il Fmi è riuscito a “convincere” i governi ad entrare in lockdown, seguendo il modello italiano». In un’intervista rilasciata per l’importante sito serbo “Srbin.info”, Bizzi ha alzato la posta rivendicando la veridicità di ogni parola di quell’articolo, aggiungendo ulteriori dettagli. «Amo molto la Serbia, parlo la vostra lingua e ho studiato la vostra storia», dice Bizzi, editore di Aurola Boreale, rivolgendosi ai serbi. «Ho vissuto a lungo nel vostro paese negli anni ’90 e ho avuto l’onore di conoscere e incontrare Slobodan Milošević», aggiunge. «Ero molto amico di Dragoš Kalajić, un grande intellettuale, artista e patriota, e ho lavorato con lui per difendere nel mondo l’immagine e l’onore della Serbia»).

https://www.libreidee.org/2020/09/bizzi-governi-pagati-da-oms-e-fmi-per-imporre-il-lockdown/

Contributo illuminante al pezzo:

Il momento in cui il presidente serbo A. Vucic apprende da Trump che  lui sta per spostare  l’ambasciata della Serbia in Israele,  a Gerusalemme:

https://twitter.com/carlbildt/status/1302339768538324994

Preso da: https://www.maurizioblondet.it/idee-libre-friends-libre-news-recensioni-segnalazioni-bizzi-governi-pagati-da-oms-e-fmi-per-imporre-il-lockdown/?fbclid=IwAR2nd66ZgOFtdea8pR7gcwUwB_OAoDaVrTel45XV9ZGGVLU4I2ZVtoJeySQ

QASEM SOLEIMANI MARTIRE DEL MONDO MULTIPOLARE E LA NUOVA GEOGRAFIA DELLA GRANDE GUERRA DEI CONTINENTI

14.01.2020

L’assassinio del generale Soleimani nel contesto dell’Apocalisse

L’assassinio del generale Qasem Soleimani, comandante delle forze speciali di Al-Quds del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, avvenuto il 3 gennaio 2020 per mezzo di missili americani, rappresenta un momento decisivo che segna una situazione completamente nuova nell’allineamento delle forze in Medio Oriente.

Nella misura in cui il Medio Oriente è lo specchio dei mutamenti globali nel panorama geopolitico mondiale, questo evento assume una dimensione ancora più ampia che interessa l’ordine mondiale nel suo complesso. Non è un caso che molti osservatori abbiano interpretato la morte del generale Soleimani, eroe della lotta contro l’ISIL in Siria e in Iraq, come l’inizio di una terza guerra mondiale o quantomeno di una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. L’attacco missilistico iraniano a due basi militari americane in Iraq l’8 gennaio 2020 sembra confermare questa analisi: la morte di Soleimani è il punto di inizio della «battaglia finale». È esattamente in questo modo che tale evento è stato percepito nel mondo sciita, dove le aspettative sulla fine del mondo e sulla venuta del Mahdi, il Salvatore promesso alla fine dei tempi, sono così forti da influenzare non solo la loro visione religiosa del mondo, ma anche l’analisi degli eventi politici e internazionali di tutti i giorni. Gli sciiti vedono la fine del mondo come una «battaglia finale» tra i sostenitori del Mahdi e i suoi avversari, le forze di Dajjal.

I sostenitori del Mahdi si ritiene siano i musulmani (sia sciiti che sunniti, ma con l’eccezione di correnti come i wahhabiti e i salafiti, riconosciuti come estremisti, «eretici» e «takfiri»), mentre Dajjal, l’anticristo islamico, è costantemente associato all’Occidente, in primo luogo agli Stati Uniti d’America. La maggior parte delle profezie sostiene che la battaglia finale avrà luogo in Medio Oriente e che il Mahdi stesso apparirà a Damasco. La figura del Mahdi può essere individuata anche tra i sunniti, ma se gli sciiti ritengono che tale figura coincida con l’apparizione dell’«imam nascosto» che rimane vivo ma «occultato» a tutt’oggi, i sunniti interpretano il Mahdi come il leader del mondo islamico che apparirà alla fine dei tempi per intraprendere una battaglia decisiva contro Dajjal, in cui la maggioranza dei sunniti vede la civiltà materialista e atea dell’Occidente moderno e, di conseguenza, l’egemonia americana come l’avanguardia più aggressiva dell’Occidente.

Questa regione è anche direttamente legata ad altri racconti apocalittici specifici di altre religioni. I religiosi israeliani (Haredim), per esempio, si aspettano l’arrivo del Messia in Israele, con il quale sarà ricostruito il Tempio di Gerusalemme, il Terzo Tempio. La comparsa di quest’ultimo è ostacolata dalla Moschea al-Aqsa, situata a Gerusalemme nel luogo dove si trovava il Secondo Tempio. Sette ebraiche estremiste, come i «Fedeli del Monte del Tempio», hanno ripetutamente tentato di costruire tunnel sotto il Monte Santo per far saltare in aria al-Aqsa. Ciò naturalmente conferisce al conflitto arabo-israeliano una dimensione particolare. A quanto si apprende, il generale assassinato Soleimani era a capo della divisione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche chiamato «Al-Quds», che significa «Gerusalemme» e il cui obiettivo principale è quello di impedire agli israeliani di iniziare a costruire il Terzo Tempio, e di liberare la Terra Santa dai sionisti. Questo, a sua volta, secondo le credenze dei musulmani, dovrebbe avvenire proprio alla vigilia della fine dei tempi.

Negli Stati Uniti, un’enorme influenza viene esercitata da sette evangeliche estremiste che, nello spirito del «sionismo cristiano», interpretano gli eventi della politica mediorientale come un preludio alla «Seconda venuta di Cristo», dove i «nemici di Cristo» sono considerati essere gli «eserciti del Re Gog» del «Paese del Nord», che gli evangelicalisti tradizionalmente associano alla Russia. La Russia, infatti, sta operando attivamente in Siria e sta rafforzando la sua influenza in tutta la regione.

Se mettiamo tutto questo insieme, il quadro che ne esce appare estremamente nefasto: l’assassinio di Soleimani ricade in un contesto di aspettative apocalittiche e viene interpretato da molti come il punto di partenza dell’Armageddon, o per lo meno come un analogo dell’assassinio dell’arciduca Ferdinando a Sarajevo che ha innescato la prima guerra mondiale.

Così, l’assassinio del generale Soleimani e gli attacchi di ritorsione dell’Iran contro le basi americane costituiscono eventi estremamente radicali, carichi di significati fondamentali e gravidi di conseguenze difficili da prevedere.

Multipolarismo contro Unipolarismo

Data l’ampiezza del significato degli eventi che si sono già verificati all’inizio del 2020, è importante iniziare la loro analisi tenendo presente il più ampio contesto generale. Tale contesto è definito dal passaggio del sistema mondiale dal mondo unipolare formatosi alla fine del XX secolo sotto il dominio inequivocabile dell’Occidente (nello specifico degli Stati Uniti) a quello multipolare, i cui contorni sono diventati sempre più chiari in relazione al ritorno sull’arena storica della Russia di Putin come potenza sovrana e indipendente e al deteriorarsi delle relazioni sino-americane fino alla guerra commerciale.

Nella sua campagna elettorale del 2016, lo stesso presidente Trump aveva promesso agli elettori che avrebbe rifiutato l’interventismo e avrebbe limitato le politiche neoimperialiste e globaliste, cosa che lo aveva reso un potenziale sostenitore della transizione pacifica verso il multipolarismo. Ma con la sua decisione di assassinare Soleimani, Trump ha completamente negato questa possibilità e ha confermato ancora una volta il posizionamento degli Stati Uniti nel campo di quelle forze che combatteranno disperatamente per preservare il mondo unipolare. In queste azioni, alle spalle di Trump, hanno fatto capolino i neoconservatori americani e i sionisti cristiani che conducono gli eventi verso la battaglia finale. Ma questa battaglia – che inizi ora o in un secondo momento – si svolgerà già in nuove condizioni: i successi della Russia nella politica internazionale, l’impressionante ascesa dell’economia cinese, così come il graduale riavvicinamento tra Mosca e Pechino hanno reso il mondo multipolare una realtà, presentando così a tutti gli altri Paesi e civiltà – compresi quelli grandi come l’India così come leader regionali quali l’Iran, la Turchia, il Pakistan, i Paesi del mondo arabo, ma anche l’America Latina e l’Africa – la possibilità di decidere la propria posizione in questa costruzione antagonista: o posizionarsi (rimanere) come satelliti dell’Occidente (cioè giurare fedeltà all’agonizzante unipolarità), o schierarsi dalla parte del mondo multipolare e cercare il proprio futuro in questo contesto.

Il suicidio di Donald Trump 

Una situazione fondamentalmente nuova si è venuta a creare intorno ai tragici eventi in Iraq del 3 gennaio 2020: il generale Soleimani, assassinato dagli americani, costituiva una componente organica del mondo multipolare e rappresentava in questo equilibrio di forze non solo la Guardia Rivoluzionaria Islamica o addirittura l’Iran nel suo complesso, ma tutti i sostenitori del multipolarismo. Al suo posto avrebbe potuto benissimo esserci un soldato russo accusato infondatamente dagli Stati Uniti di aver partecipato alla riunificazione con la Crimea o al conflitto nel Donbass, un generale turco che ha dato prova di sé nella lotta contro i terroristi curdi, o un banchiere cinese macchiatosi di gravi danni al sistema finanziario americano. Soleimani era una figura simbolica del multipolarismo, ucciso dai sostenitori dell’unipolarismo in spregio a qualsiasi norma del diritto internazionale.

Decidendo di liquidare Soleimani, Trump ha agito dalla posizione di forza puramente unipolare – «così ho deciso, così sarà» – senza tener conto delle conseguenze, del rischio di guerra, o delle proteste di tutte le altre controparti. Come i precedenti presidenti statunitensi, Trump ha agito secondo la seguente logica: esclusivamente gli Stati Uniti possono da soli etichettare i «cattivi» o i «buoni» e agire nei confronti dei «cattivi» come meglio credono. Teoricamente, Putin, Xi Jinping o Erdogan potrebbero benissimo essere considerati «cattivi», e allora l’unica domanda sarebbe se sono in grado di difendersi con i mezzi di difesa a loro disposizione, anche contro i colpi di stato (come quello che ha già affrontato Erdogan) o le «rivoluzioni colorate» (che l’Iran si trova costantemente a fronteggiare e che, con l’aiuto della «quinta colonna» dei liberali, l’Occidente cerca continuamente di incitare in Russia). Trump stesso aveva criticato in modo convinto e severo tali politiche da parte delle precedenti amministrazioni, sia repubblicane che democratiche, ma nel decidere di assassinare Soleimani, ha dimostrato di non essere diverso da loro.

Quello che stiamo vivendo è un momento molto importante nella transizione dall’unipolarismo al multipolarismo. Trump rappresentava la speranza che questa transizione potesse realizzarsi pacificamente, nel qual caso gli Stati Uniti non sarebbero stati il nemico di tale passaggio, ma un suo partecipante a pieno titolo, una posizione che avrebbe teoricamente permesso loro di rafforzare significativamente il proprio ruolo di forza di primo piano nel contesto della multipolarità e di assicurarsi un posto privilegiato nel club multipolare nel suo complesso. Queste speranze si sono frantumate il 3 gennaio 2020, dopo di che Trump è diventato un normale presidente americano come tutti gli altri – né peggiore, né migliore. Egli ha confermato lo status degli Stati Uniti di un agonizzante drago imperialista folle, malvagio e ancora pericoloso, ma che non ha alcuna possibilità di evitare la «battaglia finale». A seguito di ciò, Trump ha cancellato sia il suo futuro che quello degli Stati Uniti come polo nel mondo multipolare. Così facendo, ha firmato la condanna a morte dell’America nel futuro.

Per il mondo multipolare in via di consolidamento, gli Stati Uniti non sono più un soggetto del processo, ma un oggetto, proprio come Trump, assassinando Soleimani, ha trattato non solo Teheran ma anche Baghdad, Ankara, Mosca e Pechino come «oggetti» rappresentanti meri ostacoli al rafforzamento dell’egemonia americana. Questo significa guerra, dal momento che lo scontro tra unipolarismo e multipolarismo è una battaglia per lo status di soggetto. Oggi non possono esserci due soggetti di questo tipo; può essercene uno solo, come Trump ha cercato di ribadire, o più di due, il che è alla base delle strategie della Russia, della Cina, dell’Iran, della Turchia e di tutti gli altri attori che accettano il multipolarismo.

Il successo delle potenze multipolari e il nuovo equilibrio di forze: la fine dell’America

Questa analisi dell’equilibrio globale delle forze rende estremamente più nitida l’intera struttura della politica mondiale, perché riporta la situazione indietro alla politica nello spirito di George W. Bush, Obama o Hillary Clinton. Trump, che scherniva in modo così sarcastico Hillary, oggi è apparso nei panni nel ruolo di sanguinaria strega globalista. Ma gli eventi degli ultimi anni – il rafforzamento delle posizioni della Russia in Medio Oriente e i suoi successi particolarmente rilevanti in Siria, il riavvicinamento di Russia e Cina e la convergenza tra il progetto di integrazione One Belt One Roadcon la strategia eurasiatica di Putin, e persino i precedenti passi di Trump volti ad evitare uno scontro diretto che ha permesso il rafforzamento delle forze multipolari nel Mediterraneo (dove il ruolo più importante è stato giocato dal riavvicinamento delle posizioni tra Putin ed Erdogan) – hanno già cambiato in modo irreversibile l’equilibrio delle forze. In primo luogo, questo vale per il territorio strettamente adiacente al regno dell’Armageddon come unanimemente, seppur con segni diversi, viene riconosciuto da ogni tipo di apocalittismo politico.

Lo sviluppo degli eventi che inevitabilmente seguiranno all’assassinio del generale Soleimani vedrà la contrapposizione tra, da un lato, gli Stati Uniti e l’Occidente a fianco dei loro mandatari regionali come Israele, l’Arabia Saudita e alcuni Stati del Golfo, e dall’altro le potenze multipolari di Russia, Cina, Iran, Turchia e altri, portarsi ad un nuovo livello. Gli Stati Uniti stanno usando la politica delle sanzioni e della guerra commerciale contro i loro avversari in modo tale che una percentuale sempre maggiore dell’umanità sta finendo sotto le sanzioni americane, e non solo in Asia, ma anche in Europa, dove le aziende europee (soprattutto quelle tedesche) sono state sanzionate per la partecipazione al progetto Nord Stream. Questa è una manifestazione dell’arroganza dell’egemonia americana, che tratta i suoi «sostenitori» come lacchè e li gestisce mediante punizioni fisiche. Gli Stati Uniti non hanno amici, hanno solo schiavi e nemici. In questo stato, la «superpotenza solitaria» si sta dirigendo verso uno scontro, questa volta virtualmente con tutto il resto del mondo. Ad ogni occasione, gli «schiavi» di oggi cercheranno, indubbiamente, di sottrarsi all’inevitabile resa dei conti per il loro collaborazionismo unipolare.

Washington non ha imparato alcuna lezione dalla volontà del popolo americano che ha eletto Trump. Il popolo non ha votato a favore della continuazione delle politiche di Bush/Obama, ma contro di esse, per il loro radicale rifiuto. Le élite americane (e, più in generale, quelle globaliste) non ne hanno tenuto conto, liquidando invece il tutto come macchinazioni di «hacker russi» e «blogger». E ora, con Trump che ancora una volta tende parzialmente la mano verso l’aggressiva élite globalista che ha perso ogni senso di razionalità, alla «maggioranza silenziosa» americana non rimane che una opzione: voltare totalmente le spalle al governo americano. Se anche Trump ha finito per diventare un giocattolo nelle mani dei globalisti, allora questo significa che i metodi legali di lotta politica si sono esauriti. In una prospettiva di medio termine, l’assassinio del generale Soleimani si ripercuoterà nell’inizio di una vera e propria guerra civile negli stessi Stati Uniti. Se nessuno esprime la volontà della società, allora la società stessa entrerà in una speciale modalità di sabotaggio passivo. Se non Trump, se il popolo americano, nello spirito delle sue tradizioni culturali e politiche, sceglie il multipolarismo, allora esso non starà con lo Stato, ma contro lo Stato «dirottato» dall’élite globalista che nemmeno la prima persona della Casa Bianca è in grado di contrastare. L’assassinio di Soleimani significa la fine dell’America.

Il campo unipolare è in profonda crisi 

I partner europei degli Stati Uniti non sono affatto pronti a un brusco scontro con il club multipolare. Né la Merkel, che ha ricevuto un altro schiaffo per il Nord Stream, né Macron assediato dai Gilet Gialli e che ora capisce in un modo o nell’altro che il populismo dovrà essere affrontato (da qui la sua «posizione speciale» nei confronti della Russia e i progetti per la creazione di un esercito europeo), né Boris Johnson, che è appena riuscito a strappare la Gran Bretagna dalla palude soffocante dell’UE liberale (ed è difficile che possa scambiare così rapidamente la sua duramente conquistata, seppur relativa sovranità, con una nuova schiavitù in favore dei pazzi americani che hanno perso ogni senso di realismo), stanno bruciando dalla voglia di buttarsi nel fuoco di una terza guerra mondiale, alimentata da Washington, e di esservi inceneriti senza lasciare traccia. La Nato si sta sgretolando davanti ai nostri occhi attorno alla Turchia, che non sostiene più gli Stati Uniti in pressoché tutto il Medio Oriente o nel Mediterraneo orientale (che i turchi chiamano la «Patria blu», Mavi Vatan), ovvero la propria area di controllo sovrano. Altrettanto incondizionato e completamente irrazionale – o, si potrebbe dire, disperato e persino provocatorio – è il sostegno di Washington a Israele nel minare le relazioni con il mondo arabo e, più in generale, con il mondo islamico. Allo stesso tempo, Trump sta ridimensionando l’alleanza degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita ad un accordo finanziario, che non costituisce una base promettente per una vera e propria alleanza, per la quale gli Stati Uniti sono del geneticamente tutto incapaci.

Così, gli Stati Uniti stanno entrando in una terza guerra mondiale tra l’agonizzante unipolarismo e un multipolarismo in costante irrobustimento, in condizioni molto peggiori anche rispetto a quelle della precedente amministrazione. In queste circostanze, Trump deve ancora farsi rieleggere, mentre chi lo ha spinto a uccidere Soleimani cercherà ugualmente di farlo fuori per esserne stato responsabile. Dopo l’assassinio di Soleimani, sia la guerra che la pace non fanno che minare la posizione di Trump. L’assassinio di Soleimani è stata una decisione fatale che lo distruggerà. Anche le posizioni di quei populisti di destra europei che hanno sostenuto questo gesto suicida di Trump sono state sostanzialmente indebolite. Il punto non è nemmeno che hanno scelto di schierarsi dalla parte dell’America, ma che si sono schierati a favore del moribondo unipolarismo – e questo può rovinare chiunque.

Le nuove prospettive del mondo multipolare

In questo contesto, i Paesi che sono stati oggetto di sanzioni, in primo luogo la Russia, la Cina e lo stesso Iran, hanno già imparato a vivere in queste condizioni e hanno risposto con lo sviluppo delle proprie armi strategiche (Russia), della propria struttura economica (Cina, anche al di là del proprio territorio nel contesto dell’enorme spazio coinvolto nel progetto One Belt One Road), dell’energia indipendente (Iran) e della geopolitica regionale indipendente (Turchia). Ora non resta che ridistribuire le carte vincenti più forti tra i membri del club multipolare, e il multipolarismo diventerà un avversario veramente serio e relativamente invulnerabile. Più forte sarà questo avversario, maggiori saranno le possibilità di evitare una terza guerra mondiale nella sua fase calda e di aspettare il crollo dell’unipolarismo, che verrà inevitabilmente da sé.

Alcune delle conseguenze dell’assassinio del generale Soleimani sono già chiare. L’Iran ha dichiarato il Pentagono un’organizzazione terroristica alla stessa stregua dell’ISIL, e questo significa che ciò che è successo al generale Soleimani potrebbe accadere a qualsiasi soldato americano. Non essendoci stata risposta all’attacco missilistico contro le basi americane in Iraq, l’Iran avrà piena fiducia nella sua efficacia di combattimento e comincerà a sviluppare armi con rinnovato vigore, contando soprattutto sulla Russia. È importante che in queste circostanze l’Iran abbia già dichiarato il suo ritiro dal trattato sul suo sviluppo di armi nucleari – dopo tutto, non ha nulla da perdere. Un altro Stato islamico, il Pakistan, ha già armi nucleari. Così come le possiede un altro antagonista regionale dell’Iran: Israele. Teheran non ha più motivo di trattare ulteriormente con coloro che considera ufficialmente «terroristi».

Importante è anche la posizione dell’Iraq, dove gli sciiti costituiscono la maggioranza. Per tutto il mondo sciita, il generale Qasem Soleimani era un eroe indiscusso. Da qui la richiesta del parlamento iracheno di ritirare immediatamente tutte le truppe americane dal territorio del Paese. Naturalmente, una decisione parlamentare democratica non è assolutamente sufficiente per i cinici assassini americani – essi andranno ovunque lo riterranno necessario e ovunque avranno qualcosa da guadagnare. Ma questo significa l’inizio di una mobilitazione generale antiamericana della popolazione irachena – non solo degli sciiti, ma anche dei sunniti, che sono radicalmente antiamericani (da qui il motivo per cui molti sostenitori sunniti di Saddam Hussein si sono uniti all’ISIS, credendo di combattere contro gli americani con cui gli sciiti erano arrivati a stringere un accordo). Ora tutti, sia gli sciiti iracheni che i sunniti iracheni, chiedono il ritiro delle truppe americane, poiché ormai praticamente tutta la popolazione dell’Iraq, esclusi alcuni curdi che gli Usa hanno a loro volta di recente cinicamente tradito, è pronta a iniziare una lotta armata contro gli occupanti. Questo è già molto, ma l’Iraq potrebbe contare nella sua guerra antiamericana anche sulla Russia e in parte sulla Cina, che insieme rappresentano le colonne portanti del multipolarismo, oltre che sull’Iran e sulla Turchia.

In questa situazione, la posizione della Russia è fondamentale: da un lato, la Russia non è coinvolta in contrasti regionali tra Stati, etnie e correnti religiose, il che rende la sua posizione obiettiva e la sua aspirazione alla pace e al ripristino della sovranità dell’Iraq sincera e coerente; dall’altro, la Russia detiene un livello significativo di armamenti per sostenere la guerra per la libertà e l’indipendenza degli iracheni (come è stato fatto in Siria, dove la Russia ha dimostrato tutta la sua efficacia, o come sta accadendo ora in Libia). L’Iraq sta diventando la principale arena della politica mondiale, e ancora una volta abbiamo a che fare con una civiltà antichissima, con il cuore del Medio Oriente, con quella terra che, secondo la geografia biblica, un tempo era «il paradiso in terra» e oggi è stata trasformata nel suo opposto.

Ora, la cosa più importante in queste circostanze è approfittare di quello che, da un punto di vista globale, potrebbe essere considerato «l’errore fatale di Trump». L’assassinio del generale Soleimani non migliora la posizione degli Stati Uniti, ma esclude uno scenario pacifico di transizione verso la multipolarità e priva Trump di qualsiasi possibilità di successo per la riforma a lungo termine della politica americana. La situazione di Israele, tenuto in ostaggio da un odio totale verso tutti i popoli circostanti, sta diventando estremamente problematica. Nel momento in cui l’esistenza di Israele non dipende da un complesso equilibrio di forze, ma da un solo campo che sta rapidamente perdendo il suo predominio, la sua situazione diventa estremamente rischiosa. Israele, in quanto progetto troppo avventato e pseudo-messianico creato da nazionalisti filo-occidentali che hanno deciso di non aspettare il Messia ma di sostituire il suo arrivo con il loro volontarismo, rischia di cadere vittima della morte dell’ordine mondiale unipolare – e per questo deve «ringraziare» Trump e l’estrema destra israeliana che lo ha spinto verso tali passi suicidi.

La Russia è perseverante e vincente 

E la Russia? La Russia non aveva alcuna fretta di schierarsi inequivocabilmente dalla parte dell’Iran, mentre nello stesso Iran una parte dell’élite preferiva negoziare con gli Stati Uniti ed evitare il riavvicinamento a Mosca. In entrambe le potenze, Russia e Iran, la «sesta colonna» ha agito in tandem nel tentativo di rompere con ogni mezzo l’asse Mosca-Teheran e impedire una stretta alleanza russo-sciita che, nonostante tutto, ha preso forma in Siria, dove gli iraniani (sotto il generale Soleimani) e i russi hanno combattuto fianco a fianco contro estremisti che oggettivamente fanno il gioco del mondo unipolare. Tali tentativi continueranno sicuramente, e i globalisti cercheranno di usare la «quinta colonna» in Iran in una strategia di «rivoluzione colorata» volta a rovesciare i conservatori e a far sprofondare il Paese nel caos della guerra civile. L’Occidente è certamente pronto a scatenare lo stesso scenario anche in Russia, e questo sta diventando sempre più rilevante man mano che ci avviciniamo alla fine dell’ultimo mandato di Putin, il quale rappresenta la principale promessa di una politica sovrana e multipolare della Russia.

Il mondo unipolare è condannato, ma sarebbe sciocco sperare che esso si arrenda senza combattere. Inoltre, l’assassinio del generale Soleimani esclude uno scenario pacifico per il futuro, poiché non ci si può più aspettare che Trump e Washington acconsentano volontariamente a questo mutamento dell’ordine mondiale e, di conseguenza, accettino di riconoscere la soggettività di qualsiasi potenza al di fuori degli Stati Uniti.

L’unica cosa che resta alle potenze del mondo multipolare – Russia, Cina, Iran, Turchia, Iraq e tutti gli altri – è di spingere tutti coloro che si oppongono disperatamente al multipolarismo ad accettarlo. Dopo tutto, questo non significa costringere nessuno ad accettare la dominazione russa o cinese. È proprio questo che differenzia il multipolarismo dall’unipolarismo. Il mondo multipolare lascia a tutti il diritto di costruire la società che vogliono con i valori che scelgono. Qui non esistono criteri universali; nessuno deve niente a nessuno se non il rispetto del proprio diritto a consolidare la propria identità, a costruire la propria civiltà (che piaccia o meno a qualcuno) e a partecipare al proprio futuro (non a quello di qualcun altro). Le spinte verso la multipolarità sacrificano solo il mondo unipolare, l’egemonia americana, l’ideologia liberale totalitaria e il suo sistema capitalistico intesi come universali. L’Occidente può rimanere liberale e capitalista quanto vuole, ma i confini di questa ideologia e di questo sistema economico, così tossici per le altre culture, dovrebbero essere rigorosamente delimitati. Ecco a cosa è finalizzata la lotta in corso – la lotta in nome della quale il martire del mondo multipolare, l’eroe della Resistenza, il grande generale iraniano Qasem Soleimani, ha dato la vita.

Traduzione di Donato Mancuso

Preso da: https://www.geopolitica.ru/it/article/qasem-soleimani-martire-del-mondo-multipolare-e-la-nuova-geografia-della-grande-guerra-dei

Fighting the Invisible Enemy: Imperial Fascism, Not Covid-19

Lauren Smith

What could possibly be a better way to usher in a racist New World Order, that’s hell-bent on population control, than an invisible enemy that gets nearly everyone to gladly jail themselves, fear physical contact with their family, friends, and neighbors, and that disproportionately kills the impoverished and African Americans?

What could possibly be a better way to bail out Wall Street’s failing repurchasing (repo) market, increase surveillance on a more granular level, and mandate an experimental global vaccination program that’s eagerly awaited even though it’s spearheaded by Bill Gates, the second richest man in the world, whose major concern is ending overpopulation in predominately non-white populations?

What could possibly provide wide enough cover to desensitize all to the massive troop buildup in Europe that encircles Russia, and the deployment of warships that threaten Venezuela, Iran, and China with invasion, and that ratchets-up its criminal economic sanctions against the most vulnerable people in these respective countries and 36 others under the hypocritical ruse that these measures are really to protect them?

What could possibly be a more effective way to accomplish repatriation, seal borders, discourage protest, and position the United States into perfect alignment for WWIII? If you’ve correctly answered imperial fascism 2020, you’ve won, they’ve lost, and the resistance takes a quantum leap forward. At minimum, one could convincingly argue that the arrival of COVID-19 is fortuitous for certain economic sectors within the United States. For even if COVID-19 is not perceived as a U.S. bioweapon, Washington is undeniably its pimp.

BIOWEAPONS

While most activists organize based on COVID-19 being a natural event that’s exacerbated by rabid industrialization, and that it reveals the unequivocal failure of the capitalist system to provide for its people – a very strong unifying argument on its own volition – some venture to argue COVID-19 is a bioweapon that originated in U.S. labs, believing it was first released in China, Iran, and Italy. Yet, others say it was first released in the U.S. in Wisconsin last summer and its ravages were wrongly attributed to it being a deadly reaction to vaping. In hindsight, it can be argued that the flu-like symptoms; ground-glass opacities visible in lung CT scans; and deaths of EVALI patients are eerily similar to those found in COVID-19 cases.

Consider that Wisconsin, the center of the EVALI outbreak, had a biosafety-3 lab that was caught in 2007, by a watchdog group, doing biosafety-4 experimentation with Ebola. This occurrence demonstrates the lack of oversight by the National Institutes of Health (NIH), the University of Wisconsin, Madison, and the CDC. Subsequently, the researcher, Yoshihiro Kawaoka, invented a genetically altered virus, based on H5N1, an avian influenza strain, that allows transmission between ferrets, the animal that most closely mimics the human response to flu. Another researcher was doing similar work in the Netherlands.

Scientists believe it’s likely that the pathogen, if it emerged in nature or were released, would trigger an influenza pandemic, quite possibly with many millions of deaths.”

Since this possibility was unnerving to many scientists at the time, it resulted in Kawaoka’s work being halted in 2014. However, in 2019, he was allowed to resume the research. Studies like this that have a potential public health benefit (i.e. vaccine development) but could also be useful for nefarious purposes like biowarfare or bioterrorism and are referred to by scientists as dual-use research.

So, no matter how you spin it, a pandemic based on bat soup is a hard sell – despite how many times it’s repeated in the news media. It’s like 9/11. No one’s really sure what happened, but the official story is patently unbelievable to anyone not suffering from cognitive dissonance.

Overall, it’s stunning to read how the scientific community marvels at the ability of influenza type viruses to cause pandemics, because unlike Ebola people don’t die-off within days of exposure but productively transmit the airborne pathogen for two weeks undetected when asymptomatic.

Influenza is usually transmitted by direct contact but can also be transmitted by aerosol (e.g. on a passenger plane). Indeed, international transmission is increasingly frequent. Notably, aerosol transmission of influenza requires up to 27,000 times fewer virions to induce equivalent disease. Taken together with the fact that the influenza virus is readily accessible and may be causing more deaths than previously suspected, the possibility for genetic engineering and aerosol transmission suggests an enormous potential for bioterrorism.”

Some of the more fascinating discussions in the scientific community involve ethical issues with gain-of-function experimentation. Gain-of-function research involves genetic manipulations that expand the adaptability and/or virulence of a given pathogen.

Ralph Baric, an infectious-disease researcher at the University of North Carolina at Chapel Hill, last week (November 9) published a study on his team’s efforts to engineer a virus with the surface protein of the SHC014 coronavirus, found in horseshoe bats in China, and the backbone of one that causes human-like severe acute respiratory syndrome (SARS) in mice. The hybrid virus could infect human airway cells and caused disease in mice, according to the team’s results.”

Other interesting discussions involve the resistance of certain DNA and blood types to particular infections and the sensitivity of others:

One of the reasons COVID-19 can be so fatal to some people is because of their bodies elicit an overzealous immune response called a cytokine storm, which may originate in their DNA. A small study of patients who died from the 2009 H1N1 flu outbreak found that many carried mutations that triggered this self-destructive flood of cytokine molecules. Results from studies on the genetics of COVID-19 susceptibility and severity are beginning to trickle in. One study suggests that variants in the HLA genes likely play a role. Others point to differences in the ABO blood type, as well as variants in the ACE2 gene, which codes for the protein SARS-CoV-2 latches onto to infect human cells. But the findings are all preliminary and require follow-up with larger datasets.”

Also noted by scientists are the distribution of similar DNA and blood types to particular geographical regions and ethnic groups which could potentially enable effective targeting.

Rather than specifically triggering the toxic effects of organisms such as anthrax, the Sunshine project warned that weapons based on a new medical technique called RNA interference could shut down vital genes. If the sequence of the target gene varies between two different populations the technique could be used to interrupt key body functions in one population and not the other. If as little as 10% or 20% of a target population would be affected, this would wreak havoc among enemy soldiers on a battlefield or in an enemy society as a whole, the group said.”

Many activists discussed the U.S. unabashed proclivity for using biological weapons against its foreign enemies, especially Cuba and even testing these weapons out on its prisoners, orphans, military personnel, and civilians in both rural and urban settings.

U.S. commerce secretary, Wilbur Ross, glibly remarked in January that the COVID-19 epidemic in China would be positive for the U.S. economy. Some cynical journalists believe Wuhan was a good spot for release because any genetic modifications revealed in its sequence could later be blamed on Wuhan’s biosafety level-4 lab, thus achieving plausible deniability the CIA’s operational hallmark.

Moreover, any blowback to the U.S. from the release of COVID-19 could be used to whip-up the gullible into believing that the virus was a plot by the Chinese Communists against Trump’s America when in fact all economic, political and social indicators show that China is eclipsing the United States. China didn’t need to shoot itself in the lung in Wuhan to take out the United States, Washington’s failing repo market, militarism, and unique brand of gangster capitalism already did the work.

As of November 2019, the U.S. debt to China was $1.09 trillion. That’s 16% of the total public debt owned by foreign countries. Many are concerned that this gives China political leverage over U.S. fiscal policy and worry about what would happen if China started selling its Treasury holdings. It also would be disastrous if China merely cut back on its Treasury purchases. By buying Treasurys, China helped keep U.S. interest rates low. If China were to stop buying Treasurys, interest rates would rise. That could throw the United States into a recession.”

BIOMETRICS

While the designing of pathogens to attack particular DNA and blood types, remains top-secret, what’s not is Washington’s extensive efforts to collect biometric data from diplomats worldwide that include DNA samples. Without question, these efforts have been met with considerable resistance and suspicion.

Russia has raised its concerns over attempts by the U.S. military to collect DNA samples from Russian nationals, noting the potential use of such biological samples for the purpose of creating new genetic warfare weaponry.”

Domestically, the Intelligence Community has made it a stated goal to collect DNA widely but discourages its personnel from taking “at home” DNA tests because these tests can compromise security.

Russia, China, and Iran have made claims that COVID-19 is a bioweapon that was released by the U.S. during training exercises in Wuhan in October. And they have pointed out that the early pattern of COVID-19 cases showed a massive geographical leap from China to Iran and Italy – countries Washington has threatened and targeted with economic sanctions. While Italy was a surprise to many, others understood their trade with China to be a point of contention in Washington.

GLOBAL CLASS WARFARE

Either way, all respected activists see the vulnerability of the impoverished and African Americans to COVID-19 as a function of a domestic & foreign policy that’s rooted in slavery and exploitation. So, no matter how COVID-19 arrived, it’s time to understand its appearance as an unprecedented opportunity to unleash class warfare on a global scale.

Despite the CIA’s longstanding and pervasive operations Gladio and Condor, and Trump’s political strategist Steve Bannon’s promotion of U.S. imperial fascism throughout Europe and Latin America, massive grassroots protests erupted in France, Chile, Columbia, Brazil and Argentina against neoliberal policies, fascist governments and austerity measures in 2019. What hasn’t been seen is massive protests in the United States since the invasion and occupation of Iraq in 2003.

But, given the Intelligence Community’s stranglehold over the news, social media, and Hollywood style productions through operation Mockingbird and its actual infiltration now into the corporate and alternative news media as writers and newscasters, this is no surprise. Moreover, the Intelligence Community actively continues COINTELPRO against dissidents, especially African Americans and Environmentalists and has a long-standing symbiotic relationship with religious organizations. Yet, despite extrajudicial killings, lawfare jailings and persecutions of resistance leaders worldwide such as the bounty placed on the sitting elected president of Venezuela, Nicolas Maduro, it’s an accomplishment that protest and independent new media remain inextinguishable. This is a clear victory and not to be underestimated.

RESISTANCE

While the resistance doesn’t have a cohesive global movement under one leader, what it’s achieved is a patchwork quilt of independent activist groups. It can be argued that this is its strength and makes it more difficult to infiltrate and eradicate. The only vulnerability remains typical COINTELPRO type sabotage such as infighting, competition, and identity politics. Since all dissidents bleed red blood irrespective of gender, race, color, creed, and sexual orientation and preference, and view each other as comrades and companeros, the movement will advance. When party platform differences are placed aside and the imperial enemy is clear, resistance is unstoppable.

Activist, educator, and co-host of WBAI’s Voices of Resistance program, Lucy Pagoada-Quesada explains that no matter what obstacles are put in the resistance’s path, the solution is always “organize, educate and mobilize”. Many activist groups follow this playbook faithfully to great success. Through webinars, educational forums are becoming membership drives and effective calls to actions despite COVID-19 restrictions on assembly and movement.

Through webinars, political economy is taught by the Party for Socialism & Liberation; labor history is taught by Workers World; and, Struggle LaLucha, teaches about Vladimir Lenin and unites essential workers from different economic sectors in actions; Ajamu Baraka, the national organizer and spokesperson for The Black Alliance for Peace (BAP), explains the connection between domestic and global issues and leads actions that protect Venezuela and Iran from military invasion and economic sanctions – critical situations that are concealed by the pandemic’s hype

CODE PINK hosts “WTF is Going on in Latin America”, which provides ongoing critical news coverage that shows resistance to Washington’s imperial fascism. Co-founder, Medea Benjamin’s reports from the front-lines in Bolivia during Washington’s backed white nationalist fascist coup against indigenous president Evo Morales were invaluable, and CODE PINK’s campaign to Divest from the War Machine is not to be missed.

Tangible results from webinars and outreach involve support for communities through mutual-aid as well as the organizing of strikes and car caravans to free prisoners and ICE detainees; defend workers, and put rent payments on hold. Sara Flounders, writer and organizer with the International Action Center, Workers World Newspaper and SanctionsKill.org, says she’s “extremely busy coordinating webinars and car caravans lately.” A car caravan is scheduled for International Workers Day (May 1) in NYC, the epicenter of COVID-19 in the United States. It will conclude at Governor Cuomo’s Manhattan office.

Cooperation Jackson’s called for a general strike on May 1.

A Call to Action: Towards a General Strike to End the COVID-19 Crisis and Create a New World, provides the rationale and the broad demands that Cooperation Jackson says must ground the strike. The overall principle and strategic goal of the action is that the people must make demands that will transform our broken and inequitable society, and build a new society run by and for us – the working-class, poor, oppressed majority.”

Kevin Zeese, co-director of Popular Resistance, speaks about the importance of strikes, seeing the one scheduled for May 1 as the beginning:

The General Strike campaign will be ongoing with actions on the first of every month…This new era of mass strikes builds on successful strikes by teachers, healthcare workers, hotel workers, and others.  According to the Bureau of Labor Statistics, in the last two years, there has been the largest number of major work stoppages in 35 years with more than 400,000 workers involved in strikes in both 2018 and 2019. This continues in 2020 with a wave of wildcat strikes. Striking is the most powerful tool of the people. United action magnifies popular power and shows those in power that they cannot ignore us any longer.”

Many voters dissatisfied with the United States’ corporate party duopoly, and/or still reeling from the recent loss of the campaigns of Bernie Sanders and Tulsi Gabbard, are actively engaged and now seeking to support socialist candidates such as Gloria La Riva & Leonard Peltier and those offered by the Green Party. Many believe this is a critical time for third party candidates to gain ballot access throughout the United States at all electoral levels. Will third party candidates win the presidency? Probably not, but they raise bread & butter issues and unite constituencies that resist neoliberal economic policies and fascism both nationally and internationally. Additionally, incremental change at the local level can’t be underestimated.

ROLE OF INTELLIGENCE COMMUNITY DEFECTORS

Activist groups know this is not a time for exclusivity and nitpicking, this is a time to adopt the well-known adage “the enemy of my enemy is my friend.” By focusing on commonalities, imperial fascism and its deep state intelligence community lackeys can be defeated. COVID-19 shows the world that the system is totally out of control and must be stopped by any means necessary. Activists recognize that former intelligence community members and military personal have undermined the opposition with their heroism and truth-telling. Shining examples of whistleblowers are Philip Agee, John Kiriakou, Edward Snowden, and Chelsea Manning. In NYC, The Big Apple Coffee Party has taken the lead in defending journalist, Julian Assange, and whistleblower, Chelsea Manning.

ROLE OF THE RULING ELITE

While COVID-19 certainly benefits members of the ruling elite that are most vested in the military-industrial complex, fossil fuel, financial and pharmaceutical industries, and its tech titans, it doesn’t benefit them all and some may not believe the end justifies the means when it comes to pandemics. The ruling elite might agree on bottom-line benefits, but power is never static. Jockeying for position reveals exploitable fissures. Capitalism remains, even at the highest echelons, a zero-sum game that is inherently cannibalistic by its contradictions – as evident by the fight between Amazon and Microsoft for the Pentagon’s Jedi cloud contract – a contract that reads like the premise of the Hollywood blockbuster movie Terminator. These contradictions are now ripe for weaponization.

While the proletariat and underclass are not surprised by the ravages of COVID-19 against them in an intrinsically unjust sociopolitical economic system, the pandemic has now demonstrated to the petty-bourgeois and even the bourgeoisie itself that quarantines are no party; essential workers are essential; all the best restaurants are closed; and now their maid, driver or sex-slave’s cough can kill them. And, it’s a real drag to find a country that allows a jet to land these days. Dissidents within the ruling elite can join the resistance in its divestment campaigns and also anonymously fund independent grassroots organizations; striking workers go-fund-me campaigns, and independent news media – just leave co-optation and capture out. Activists know many progressive organizations and independent news media that were neutered by the donner class and are alert to the tricks. Sabotage and whistleblowing are also great ways for the dissident elite to get down with the people.

CONCLUSION

COVID-19 is not the time to fight for breadcrumbs and concessions, but the time to fight for revolutionary changes. Join one of the activist groups listed above; follow webinars; help your neighbors and community; support the growth of Socialist and Green political parties and, observe general strikes as workers, consumers, protesters, writers, videographers, etc.

Power to the people.

Lauren Smith is an independent journalist. Her work has been published by Alliance for Global Justice, Black Agenda Report, Common Dreams, Counterpunch, The Duran, Global Research, CA, Monthly Review, and Telesur amongst others. She holds a BA in Politics, Economics, and Society from SUNY at Old Westbury and an MPA in International Development Administration from New York University.  Her historical fiction novel based on Nicaragua’s 1979 revolution is due out this year.

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/04/29/fighting-the-invisible-enemy-imperial-fascism-not-covid-19/

Nuove minacce contro il Venezuela bolivariano

Una taglia sul presidente Maduro e altri dirigenti chavisti

Nuove minacce contro il Venezuela bolivariano

La Colombia al fianco degli Stati uniti per destabilizzare il paese
8 aprile 2020

David Lifodi

Hand off Venezuela

Il momento sembra essere propizio. Nonostante imperversi la pandemia del Covid-19 e la situazione interna degli Stati uniti consigli a Trump di dedicarsi a come proteggere il proprio paese dal corona virus, la Casa bianca torna a guardare minacciosamente Caracas e lo fa con il sostegno del tradizionale e fidato alleato colombiano. Il presidente Duque non perde tempo, anche adesso, per provocare il Venezuela bolivariano sia alla frontiera sia sull’aiuto medico offerto da Miraflores a Palacio Nariño, sul quale la destra colombiana non ha trovato niente di meglio da fare che polemizzare.Ad ingolosire gli Stati uniti, aldilà della scusa di giustificare l’intervento in Venezuela con il pretesto di ristabilire una presunta democrazia, ora che anche la stessa credibilità del presidente de facto Guaidó sembra ai minimi termini anche sul versante anti-chavista, quelle ricchezze minerarie e petrolifere a cui mira l’oligarchia Usa, al pari di quella colombiana. Anche il narcotraffico, del quale il Venezuela è accusato, rappresenta un vero e proprio paradosso, soprattutto se a puntare il dito è il governo colombiano, visti i noti legami con i narcos e i paramilitari del duqueuribismo. Come è noto, lo stesso Duque, per raggiungere la presidenza del paese, ha potuto contare sui voti del narcotraffico.

Eppure, la presenza, ancora una volta, di truppe di mercenari al confine tra Colombia e Venezuela, fa capire che il chavismo è di nuovo sotto attacco. All’ennesimo progetto di transizione politica verso la democrazia proposto dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo, il cancelliere venezuelano Jorge Arreaza ha risposto che la sovranità del Venezuela non è in discussione. “Le decisioni sul futuro del Venezuela si prendono a Caracas, non a Washington”, ha replicato Arreaza, il quale ha insistito sugli sforzi compiuti dal governo bolivariano nel corso del dialogo con l’opposizione nonostante i tentativi di sabotaggio degli emissari di Trump.

Dall’Unione europea, per ora, è arrivata invece una sollecitazione affinché governo e opposizione trovino un accordo, soprattutto adesso nel pieno dell’emergenza per il coronavirus. Tuttavia, anche dal vecchio continente non è giunta nemmeno una parola di biasimo per l’opera sotterranea di destabilizzazione che sta conducendo la Colombia, nonostante le poco credibili smentite di esercitazioni militari alla frontiera con il Venezuela da parte dell’esercito. Sui social network circola infatti un video che ritrae soldati colombiani scendere da un elicottero modello Black Hawk, ma si è trattato, secondo il Ministro della Difesa di Palacio Nariño, soltanto di manovre volte a stroncare il narcotraffico. Come mai, però, la Colombia non si occupi di dare la caccia ai narcos sul proprio territorio, invece di ammassare truppe alla frontiera, non è dato sapere.

Segnalato dalla senatrice colombiana di Unión Patriótica Aida Avella, il video rappresenta per la stessa sinistra colombiana una chiara provocazione nei confronti del Venezuela bolivariano. Il messaggio della senatrice, sotto al video, è chiaro e facilmente traducibile: «Se escala provocación y amenaza de agresión contra Venezuela; si hay Dignidad hay que levantar con fuerza la consigna de no a la guerra».

​Anche Trump ha inviato militari verso il Venezuela, lo scorso 1° aprile nell’ambito delle indagini che stanno conducendo gli Stati uniti sulle presunte accuse di narcotraffico rivolte e Maduro. La giustizia Usa ha addirittura messo una taglia di 15 milioni di dollari a coloro che siano in grado di fornire informazioni utili per poter legittimare l’arresto del presidente venezuelano. 10 milioni è la taglia che pende invece sul presidente dell’Assemblea nazionale costituente Diosdado Cabello e altri dirigenti bolivariani di primo piano. L’accusa di narcoterrorismo contro Maduro riguarderebbe il suo presunto piano per rifornire di cocaina il mercato statunitense, ma come ritenere veritiere queste voci quando si moltiplicano le dichiarazioni di trame per fare cadere il Venezuela bolivariano provenienti sia dalla Colombia sia dagli Stati uniti?

Si lavora, instancabilmente, a trovare un pretesto per imporre un cambio di governo in Venezuela: il rifiuto di Duque, denunciato dalla vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez direttamente all’ Organización Panamericana de la Salud, di accettare aiuti da parte di Caracas affinché la Colombia possa fronteggiare al meglio l’emergenza Covid-19 fa capire quanto siano caduti in basso gli antichavisti, disposti a tutto pur di cambiare l’inquilino di Miraflores.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l’autore.

Coronavirus Aid for Regime Change: Washington’s 13 Point Plan for Venezuela

Washington’s demands include expelling all Cuban personal, including doctors fighting COVID-19, and handing power over to the US-backed opposition.

The State Department released what it called its “democratic transition framework for Venezuela” yesterday; a 13-point plan for the removal of Nicolas Maduro and a radical overhaul of the country’s political system. The principal and most fundamental change Washington proposes is to “restore all powers to the National Assembly,” the one branch of government the right-wing pro-U.S. opposition coalition currently holds. This would place the entire country under the control of political groups that have not won a general election in Venezuela since 1993.

https://www.mintpressnews.com/wp-content/uploads/2020/04/AP_20091579859097_edited.jpg

In point number three, the U.S. also demands that “all foreign security forces depart immediately.” Here, they are presumably not speaking about the U.S.-linked far-right Colombian death squads that have been known to penetrate the countries’ long and porous border, but about Cuban security advisors and medical personnel. The United States is currently waging a silent war against the Caribbean island, pressuring countries to refuse its medical aid during the coronavirus pandemic. U.S.-backed regimes in Brazil and Bolivia both expelled Cuban doctors from their countries upon coming to power, with Brazilian president Jair Bolsonaro claiming that they were “costumed doctors” who were there to “create guerilla cells and indoctrinate people.” Brazil’s Health Ministry is now asking them to return even as its president continues to deny COVID-19 is a serious problem.

According to the State Department’s transition plan, all political offices in Venezuela will be liquidated and their positions filled with people chosen by the National Assembly – i.e. the Venezuelan opposition. This includes the National Electoral Council, the Supreme Court, the Council of State and the presidency. The National Assembly has been in limbo ever since 2017 when the Supreme Court ruled it was in contempt of court. During the previous elections, a few new members of the National Assembly were tried for vote buying, but the institution refused to recognize the Supreme Court, instead demanding all power be given to it, hence the three-year-long constitutional crisis. Only after the National Assembly has handpicked the new Council of State, who, in turn, choose the president, will the U.S. begin to lift sanctions, the State Department claims. However, it promises, the World Bank, International Monetary Fund (IMF) and Inter-American Development Bank (all institutions that have attempted to overthrow the socialist government) will be there to flood the country with foreign loans. The IMF recently refused an emergency COVID–19 loan to Venezuela unless Maduro stepped down.

The American proposal is unlikely to attract interest from Venezuela. “It’s a little hard to see how this is going to be convincing to the major players in the government,” said David Smilde, an anti-Maduro academic at the Washington Office for Latin America. Steve Ellner, a government-sympathetic professor at the Universidad de Oriente in Puerto La Cruz, suggested that the IMF’s actions would only “add to resentment against Washington” worldwide, also noting that many in the opposition coalition actually favor dialogue and working with the government during the pandemic.

The American proposal has not attracted interest from the Venezuelan government, President Maduro dismissing it outright. While Maduro holds very low approval ratings, he was democratically elected in 2013 and 2018 in some of the most internationally monitored elections in the world. Around 150 foreign observers, including three teams of seasoned election officials who produced reports, watched the 2018 vote. Among them was former Spanish Prime Minister José Luis Rodríguez Zapatero, who said, “I do not have any doubt about the voting process. It is an advanced automatic voting system.” Former Ecuadorian President Rafael Correa agreed, praising its “impeccable” organization. In 2012 former president Jimmy Carter described Venezuela’s system as “the best in the world.”

Nevertheless, the U.S. government refused to recognize the results, imposing sanctions on the country. An American Special Rapporteur for the U.N., Alfred de Zayas, visited Venezuela and denounced them, accusing Trump of “crimes against humanity” and estimating that they were responsible for over 100,000 deaths. The international community has called for all U.S. sanctions to be halted.

After a series of secret negotiations, the U.S. government immediately backed self-declared president Juan Guaidó’s audacious coup attempts last year. Guaidó, head of the National Assembly, insisted that Maduro was illegitimate and he should be made president. While he was lauded in Washington, even receiving a standing ovation from both Republicans and Democrats at Trump’s state of the union address, his attempts were largely rejected by the Venezuelan public. The most recent poll showed him with a 10 percent approval rate and a 68.5 disapproval rating among his country folk. He was unceremoniously removed from his position as National Assembly chair by his own coalition in January.

The State Department’s most recent announcement is another in a long line of efforts by Washington to unseat the ruling socialist party – a chain of attempts going back to at least 2002. This was made explicit by special Venezuela representative Elliott Abrams: “The plan is not so much an effort to change Nicolas Maduro’s mind as it is to appeal to everyone else in Venezuela to change his mind for him,” he told a briefing. However, it is far from clear whether it will have this effect. Steve Ellner, a government-sympathetic professor at the Universidad de Oriente in Puerto La Cruz, suggested that recent actions would only “add to resentment against Washington” worldwide, also noting that many in the opposition coalition actually favor dialogue and working with the government during the pandemic. Like Mike Pence and Mike Pompeo’s previous calls for the military to rebel and overthrow Maduro, the State Department’s transition plan will likely be ignored inside Venezuela. With a global pandemic threatening to hit the country, Venezuelans likely have more important things to think about.

Feature photo | Special Representative for Venezuela Elliott Abrams, right, accompanied by State Department spokeswoman Morgan Ortagus, left, speaks at a news conference, March 31, 2020, in Washington. Andrew Harnik | AP

Alan MacLeodis a Staff Writer for MintPress News. After completing his PhD in 2017 he published two books: Bad News From Venezuela: Twenty Years of Fake News and Misreporting and Propaganda in the Information Age: Still Manufacturing Consent. He has also contributed to Fairness and Accuracy in ReportingThe GuardianSalonThe GrayzoneJacobin MagazineCommon Dreams the American Herald Tribune and The Canary.

Republish our stories! MintPress News is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 International License.

USA: un documento del Federal Protective Service dice che i suprematisti bianchi vogliono usare il coronavirus come arma biologica

di Michele Metta

Quello che vi mostro e commento oggi è un documento che etichettare come sconvolgente è, assolutamente, non retorico.

Si tratta di un bollettino del Federal Protective Service, organo che fa capo al Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Quel che emerge, è la volontà dei cosiddetti “suprematisti bianchi” di usare il coronavirus come mezzo per raggiungere i loro deliranti scopi.

In dettaglio, tra le loro mire si elencano quelle di sterminare le minoranze diffondendo tra queste il più possibile la malattia, vaporizzando il virus nei luoghi pubblici dove vivono in prevalenza comunità non di pelle bianca. Idem per i tasti degli ascensori, e le maniglie dei portoni. Operazioni dichiaratamente ispirate alle teorie di James Mason, sessantottenne pedofilo e guru neonazista USA, il quale predica la supposta necessità, tramite disordine, guerra civile, e morte, di un nuovo ordine mondiale basato sul dominio ariano.

È importantissimo sottolineare che il documento risale al febbraio di quest’anno; momento, cioè, in cui Trump negava la possibile diffusione della malattia nel proprio territorio nazionale. Coincidenza vuole che Mason sia un grande sostenitore proprio di Donald Trump.

Un documento, insomma, che fa sorgere non poche domande circa il momento che noi tutti stiamo vivendo.

Notizia del:

A Man-Made Virus?

The Vatican says the coronavirus was created in a “laboratory in a powerful and wealthy country”

Cardinal and Archbishop of Colombo Malcolm Ranjith, is convinced that the Covid-19 coronavirus was created by the hands of man in the “laboratory of a powerful and wealthy country”. The Cardinal demanded that the United Nations initiate an investigation in this regard, and that those responsible are prosecuted on charges of genocide and are punished. This was reported by the correspondent of the Italian newspaper Il Messaggero.

“Some viruses,” he noted, “that we have been talking about in recent days, are the product of unscrupulous experiments. We must prohibit experiments of this type that lead to loss of lives and cause pain and suffering for all mankind… These types of research are not carried out by individuals in poor countries, but are carried out in the laboratories of rich states. Producing such things is a very serious crime against humanity. I pray to God that he helps to discover those who have sown this poison. I think that the United Nations should step up to understand how this incident arose and punish those responsible. Such research should be prohibited.”

Who created the virus?

The Vatican Cardinal does not explicitly name which country he accuses of creating the virus, but it is not difficult to guess who he means when referring to the laboratory of a “rich and powerful country”.

As Larry Romanoff, a columnist at the Canadian Global Research Center, said recently, the coronavirus was created in the United States. According to him, the virus definitely did not arise in the seafood market in Chinese Wuhan, where the epidemic broke out. He believes that he was most likely brought there from outside, and even named the location of the biological weapons laboratory.

“The only possible source of the coronavirus is the United States because only this country has all branches of the evolutionary tree of coronaviruses. The original source of the COVID-19 virus was the US military laboratory at Fort Detrick,” said Romanoff.

The expert’s findings are based on research by Japanese and Taiwanese epidemiologists. He recalled that last August, a wave of pneumonia took place in the United States, the source of which Americans said was vaping. Several cases of the disease were lethal. At that time, a doctor from Taiwan warned the United States that the cause of pneumonia could be coronavirus, but no one listened to him. Romanoff drew attention to the fact that just before the outbreak of the epidemic began, the United States somehow closed its main military bio-laboratory at Fort Detrick.

Laboratory of death

According to the media, in this laboratory they were experimenting with such dangerous microbes and toxins as Ebola virus, smallpox, anthrax, plague, as well as poison ricin. Epidemiological outbreaks were also investigated, and projects were carried out for government agencies, universities, and pharmaceutical companies. In April 2019, the U.S. Army Medical Research Institute of Infectious Diseases’ Department of Molecular and Translational Sciences issued a report on the results of studying coronavirus in bats, according to which… “a shortage of drugs capable of resisting pancoronavirus activity increases the vulnerability of public health systems to the highly pathogenic coronavirus pandemic.”

Even before the outbreak of the epidemic in China – August 31st, 2019 – the New York Times published a story about the development in the United States of a mysterious epidemic of a previously unknown lung disease, which at that time affected more than 200 people.

Cannabis, e-cigarettes, and vaping were suspected. However, those who did not smoke at all were also sick. And therefore the viral-bacterial nature of the severe disease of the lung system was not excluded. As of October 1st 2019 alone, 1,080 cases of the disease were recorded in 48 states and the Virgin Islands, including deaths.

He also drew attention to another mysterious episode related to the emergence of the virus. From October 18th to 27th last year, Wuhan hosted the next Military World Games, to which the Pentagon sent a delegation of several hundred people. In this regard, Global Research, with reference to Chinese social media publications, mentions five foreign athletes or other employees who were hospitalised in Wuhan with an infection unknown at the time. The subsequent explosive increase in morbidity generally corresponds to the standard incubation period of coronavirus established by doctors (about 14 days).

The Chinese representative of the Ministry of Foreign Affairs, Zhao Lijian, said in this regard on his Twitter page that a dangerous coronavirus had been brought to Wuhan by military personnel from the United States of America.

According to him, the US is obliged to explain why the disease appeared in Wuhan. Lijian also wrote that information appeared from Robert Redfield’s Center for Disease Control and Prevention, stating that there had been cases of people dying of influenza in the United States before the outbreak in Wuhan Province. However, after they died, they were found to have a dangerous coronavirus.

In the United States, this demarche by a representative of the Ministry of Foreign Affairs of the People’s Republic of China caused indignation. President Donald Trump accused China of spreading false information.

During a White House briefing, he said “China was spreading false information that our military gave them this [virus]. It is a lie. And instead of arguing, I have to name where it [the virus] came from. It really came from China,” said Trump. However, he did not say anything specific about the specific accusations made by the experts.

Meanwhile, the theory that the coronavirus could have been bred in bio-laboratories over the ocean, after which it deliberately or inadvertently went out of control, is shared by Russian experts.

For example, former member of the United Nations Biological Weapons Commission Igor Nikulin stated that “COVID-19 is assembled in three parts: bat coronavirus, snake coronavirus, and HIV component (human immunodeficiency virus) – glycoprotein protein. In nature, such a combination could not happen.”

As he told the Tsargrad news agency, there are more than enough grounds to suspect that the coronavirus is a US bio-weapon. Firstly, the time and place are too well chosen to be considered a mere coincidence. Currently it is the height of the trade war between China and the United States, and the American President Donald Trump said six months ago that if the Chinese don’t come to their senses, they will regret it. Why the outbreak happened in Wuhan, and not Beijing, Hong Kong, or Shanghai, is also roughly understandable. There’s a pro-American Maidan in Hong Kong. There are a lot of American missions in Shanghai, almost all American companies, and thousands of Americans work there, if not tens of thousands. And Beijing is the capital, there are too big control measures, there are a million cameras that record faces, explains the expert. They chose a place where control is easier, and the fact that there is an institute of virology is also good, it is possible to accuse the Chinese of arranging everything themselves, so successfully and during the New Year, noted Igor Nikulin.

“In addition, there was an American consulate in Wuhan,” he continued. “But they closed it, before the Chinese declared the epidemic,” said the expert. “So they knew about it beforehand? The information is also not in their favour,” noted Nikulin. “I.e., there are many details that show that it is not coincidental,” stressed the expert.

He also recalled that until 2000, the coronavirus had never been transmitted to humans. And since Americans adopted an ethnically specific biological weapons program in 1999, already 8 viruses out of 38 have moved from animals to humans.

How the vaccine was created

Reports from the United States that progress has been made in the development of a vaccine against the virus have also raised questions. How exactly the US managed to beat other countries in the development of a vaccine against coronavirus COVID-19 in a situation when it is impossible from the point of view of the technological process? Such a question was asked by the well-known journalist Sergey Kurginyan on the air of the talk show “Evening with Vladimir Solovyov” on the TV channel “Rossiya 1”.

“The Americans have officially declared that they will test the vaccine, right? How did they make it? Unlike many others, I believe Americans are a great technical nation… But other peoples aren’t idiots either. Neither Germans, nor Russians, nor Chinese. So, they were so ahead of the vaccine, so much so that it is impossible to get so technologically ahead,” said Kurginyan.

He noted that in this case the question arises as to how such an advance has occurred in technological terms? This is especially important in a situation where the virus was first recorded in China and when China was seemingly the first to start developing and testing the vaccine.

“You either skip certain stages of checks on rats and so on, or you don’t skip them, so then you started it when? These stages have a chronological sequence, they cannot be skipped! Are they disrupting the technology cycle or have they got it? And if they got it, it was like what? An antidote? So there is an end product?” continued Kurginyan.

As is known, today there are approximately 400 centers and laboratories in the United States in which biological weapons are being developed. And about 40 of them are located near the Russian borders.

Not long ago, the Russian Defense Ministry accused American scientists working in the Georgian Lugar medical center of experiments on people. The military released evidence that the United States, under the pretext of a “treatment center”, had established a secret biological weapons laboratory in Georgia – near the Russian borders. The experiments there have already killed 73 people.

This sensational information was first released by former Minister of State Security of Georgia Igor Giorgadze, who gave data on the death of 30 people who allegedly died in December 2015 during treatment in the laboratory against hepatitis C. In April and August 2016 there died respectively 30 and 13 people. And in the column “cause of death” it was written “unknown”, and an investigation into this was not carried out. The Russian Ministry of Defence distributed an official report on US military and biological activities on the Georgian territory. The information inside it confirms the Pentagon’s concept of contactless war. Its essence is the use of non-standard “ammunition”, which is now actively developed by Americans. Weapons can even be insects or animals infected with human-dangerous diseases.

If you let the genie out of the bottle…

The narrative of possible US involvement in the spread of the virus is described by many as a conspiracy theory. But that is what’s curious. With particular force, the epidemic broke out for some reason in two countries – China and Italy. At the same time, China is the main economic competitor of the United States on the world stage, and Italy is its most recalcitrant ally in Western Europe, where a “friend of Putin”, the leader of the Liga Nord, Matteo Salvini, is about to return to power again. Could that be a coincidence? Maybe, but it might not have been a coincidence too. Especially since the US has a great “track record” of trying to eliminate its political opponents with poisons and even biological weapons. Ranging from the numerous assassination attempts against Fidel Castro to the bizarre death of Venezuela’s popular leader Hugo Chávez.

But if this has already been done, why could the coronavirus not be the consequence of such American “experiments” no longer against the leader alone, but also a whole country? After all, they also did this before without hesitation – they bombed Serbia, and demolished Iraq and Libya.

They may, however, object by saying that the epidemic has now broken out in the United States itself. But it is known that if a genie is released from the bottle, even if accidentally, it starts to devour everyone indiscriminately, including those who released it.

Russian politician Franz Klintsevich said he was very cautious about all conspiracy theories related to coronavirus. However, in his opinion, most of the facts point to a laboratory in the US. “The conclusions are obvious: it is established that the virus is artificial and with a high degree of probability is linked with American soldiers,” said the politician.


Vladimir Malyshev

Source: https://www.stalkerzone.org/a-man-made-virus/

I tentacoli di Israele si allungano

Strategic Culture, 6 agosto 2019 (trad. ossin)
I tentacoli di Israele si allungano
Brian Cougley
Il 23 luglio, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, un voto schiacciante ha condannato il movimento BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni], che si propone di esercitare pressioni sul governo israeliano perché «rispetti il suo obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e si conformi pienamente alle prescrizioni del diritto internazionale:
1. Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellando il muro
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nelle loro case e riacquistare i loro beni, come stabilito nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite».
Il presidente Donald Trump, come lo erano stati tutti i suoi predecessori, è ospite fisso dei meeting dell’AIPAC
Non v’è nulla di moralmente o legalmente discutibile in alcuno di questi proponimenti. Ma il Congresso degli Stati Uniti non si preoccupa di moralità né di legalità, quando siano incompatibili con la loro politica verso Israele che, come ha chiarito il rappresentante Lee Zeldin a New York, si fonda sulla convinzione che «Israele è il nostro migliore alleato in Medio Oriente; un simbolo di speranza di libertà, circondata da minacce esistenziali». Fox News ha detto che la risoluzione di condanna «è stata sollecitata dall’AIPAC, l’influente lobby israeliana a Washington», cosa che spiega molte cose, giacché l’AIPAC, [American Israel Public Affairs Committee] è un’organizzazione potentissima, dotata di tasche profonde e mani prodighe.
A febbraio 2019, The Intercept notava che l’«AIPAC, sul suo sito Web, raccoglie adesioni al suo ‘Club del Congresso’, impegnandosi a versare almeno  5 000 dollari ogni tornata elettorale, in favore degli aderenti». Nel film intitolato The Lobby, Eric Gallagher, un alto responsabile dell’AIPAC dal 2010 al 2015, racconta a un giornalista di Al Jazeera che l’AIPAC ottiene risultati. Un’intercettazione segreta ha rivelato che «…riuscire a ottenere 38 miliardi di aiuti militari per Israele è importante, ed è quello che l’AIPAC riesce a fare. Tutto quello che l’AIPAC fa è finalizzato a influenzare il Congresso».
L’AIPAC influenza il Congresso e altre istituzioni in modo estremamente efficace, fino al punto di riuscire a ottenere che Al Jazeera non trasmettesse la versione inglese di The Lobby. Il direttore dei programmi di inchiesta di Al Jazeera, Clayton Swisher, ha detto che vi sono state pressioni «di lobbisti israeliani di Washington che minacciavano di fare in modo che il Congresso classificasse la rete Al Jazeera come  ‘agente straniero’ e di accusare falsamente di antisemitismo gli autori del documentario». E basta questo: la semplice accusa di antisemitismo costringe chiunque a grattarsi la testa, ruotare gli occhi, e a farsi da parte.
E’ accaduto così che il giorno prima che il Congresso condannasse un’iniziativa diretta a premere perché Israele riconosca i diritti dei Palestinesi e rispetti il diritto internazionale, gli Israeliani realizassero un’operazione di distruzione mirata specificamente contro i diritti dei palestinesi, e contraria al diritto internazionale. Secondo la BBC, 200 soldati israeliani e 700 poliziotti, carichi di armi pronte all’impiego, sono stati dispiegati nel villaggio palestinese di Wadi Houmous alle 22 del 22 luglio, con bulldozer e scavatrici che hanno proceduto alla distruzione di case palestinesi.
L’amministrazione USA non ha mosso obiezioni. Il suo twittatore in capo aveva chiaramente espresso il suo punto di vista su Israele il 16 luglio, quando aveva annunciato che le quattro deputate donna del Congresso, non bianche, ch’egli odia in modo addirittura nevrotico, sono «un gruppo di comuniste che odiano Israele», e che «parlano di Israele come se fosse uno Stato criminale e non una vittima in quella regione». Per contro, l’Unione europea ha stabilito che «la politica di colonizzazione, ivi comprese le iniziative prese in questo contesto, come i trasferimenti forzati, le espulsioni, le demolizioni e le confische di case, è illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Conformemente alle posizioni assunte da lunga data dalla UE, attendiamo che le autorità israeliane fermino immediatamente le demolizioni in corso». Ma comunque non cambierà nulla, visto che non c’è alcuna possibilità che gli Stati Uniti o il Regno Unito sostengano delle azioni a tutela del diritto internazionale, quando questo viene violato da Israele.
La Gran Bretagna sta per uscire dalla Unione Europea, quindi non ha voce in capitolo nella politica europea, ma non può comunque accettare critiche a Israele, giacché il Partito conservatore al potere promuove un’organizzazione chiamata «gli amici conservatori di Israele» (CFI), che raggruppa circa l’80% dei deputati conservatori.
Boris Johnson, il nuovo Primo Ministro britannico discepolo di Trump, è un fervente militante del CFI che lo ha sostenuto nella sua candidatura alla testa del Partito conservatore. Il 23 luglio, i presidenti del CFI Stephen Crabb, deputato, e Lord Pickles, insieme al presidente onorario Lord Polak, hanno dichiarato: «Dalla sua opposizione al boicottaggio dei prodotti israeliani quando era sindaco di Londra, fino al ruolo determinante svolto, da ministro degli Esteri… Boris ha una lunga storia di amicizia con Israele e la comunità ebraica. Il signor Johnson ha continuamente mostrato il suo appoggio risoluto… reiterando il suo profondo attaccamento a Israele e impegnandosi a essere un campione degli ebrei in Gran Bretagna e nel mondo».
Uno dei primi incarichi ministeriali conferiti da Johnson è stato alla signora Priti Patel al posto di segretario agli Interni. Costei si era dovuta dimettere dal Gabinetto della prima ministra Theresa May nel novembre 2017 dopo essere stata colta in flagrante mendacio, cosa non inabituale per lei, ma stavolta particolarmente rilevante. Come ebbe ad annunciare la BBC: «Priti Patel si è dimessa a seguito delle polemiche a proposito di Israele», scusandosi con la Prima Ministra «per le riunioni non autorizzate tenute in agosto con alcuni politici israeliani – compreso il Primo Ministro Benjamin Netanyahu – di cui si è avuta successivamente notizia. Ma è emerso poi che aveva tenuto altre due riunioni in settembre non in presenza di funzionari governativi». Non solo questo, ma in una intervista alla stampa «aveva fatto falsamente intendere che il Ministro degli Affari esteri, Boris Johnson, e il Foreign Office erano al corrente delle sue riunioni in Israele».
E’ uno di quei fatti che hanno suscitato tante risate nel corso delle meravigliose serie della BBC «Yes Minister» e «Yes, Prime Minister» : Ho sbagliato; dà una falsa impressione; è in prigione per avere raccontato menzogne.
Ed è decisamente strano che l’insigne Lord Polak, quello stesso che ha dichiarato che Boris Johnson è «amico di Israele», abbia accompagnato Patel in tredici delle quattrodici riunioni coi responsabili israeliani ad agosto e settembre. Cosa diavolo avranno fatto?
Ovviamente lei non aveva alcun timore di doversi dimettere per avere raccontato bugie, dal momento che Boris Johnson aveva dichiarato alla BBC : «Priti Patel è da tempo un’ottima collega e amica, una segretaria di Stato di prima classe per lo sviluppo internazionale. Lavorare con lei è stato un vero piacere, e sono certo che abbia un grande futuro davanti a sé». L’uomo ha il dono della profezia.
Poi Johnson ha nominato Michael Gove cancelliere del ducato di Lancaster, che è una strana nomina che conferisce grande potere e quasi nessuna responsabilità. Gove era stato apertamente sleale con Johnson all’epoca della prima competizione per la leadership, in quello che il Daily Telegraph aveva definito un «tradimento spettacolare», ma tutto è stato perdonato giacché, come dicono «gli amici conservatori di Israele», egli ritiene che l’antisionismo e l’antisemitismo siano «due facce della stessa medaglia», che significa che chiunque critichi la persecuzione dei Palestinesi da parte dei nazionalisti di Israele è un antisemita. Egli ritiene che «il criterio che consente di giudicare un popolo civile è che esso sia al fianco del popolo ebraico e al fianco di Israele. E’ un piacere stare col popolo ebraico, E’ un dovere stare al fianco di Israele».
I Palestinesi non ottengono alcun sostegno dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna quando le loro case vengono rase al suolo dai bulldozer, Non possono aspettarsi alcuna critica da parte di Washington o di Londra quando i loro figli vengono uccisi a Gaza dai soldati israeliani.
La Cisgiordania, tra Israele e la Giordania, è stata conquistata da Israele nella guerra del 1967 in Medio Oriente. Poi è stata annessa Gerusalemme est. Il diritto internazionale definisce le due zone come territori occupati. Per quanto tale circostanza venga ignorata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, è interessante constatare che il 30 luglio, in Canada, in una sentenza di portata minore, ma rivelatrice, un giudice ha deciso che il vino prodotto nelle colonie ebraiche della Cisgiordania non dovranno portare etichette con la menzione «prodotto in Israele» giacché, logicamente, le colonie si trovano in territorio palestinese.
Ma non servirà a niente dirlo a Donald Trump, esperto di vino israeliano, o al Congresso statunitense, o a qualsiasi membro del Partito conservatore britannico al potere, perché il diritto internazionale non ha alcun valore, quando si hanno altre priorità.

USA – Se vince l’impeachment di Trump, vince il partito (trasversale) della guerra

26 settembre 1919.
 
Nancy Pelosi, il presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha chiesto di avviare l’ impeachment  perchè Trump in una conversazione telefonica con il presidente ucraino Zelensky ha chiesto di riaprire un caso scabroso sul figlio del senatore Biden, candidato per i democratici nelle prossime elezioni USA.
Non è difficile indovinare il motivo per cui i democratici abbiano preso una decisione cosi’ grave: il Partito Democratico è seriamente spaventato dalla prospettiva di trasferire prove di colpevolezza dall’Ucraina agli Stati Uniti sulla famiglia Biden e che quindi questi documenti inneschino   una serie di procedimenti penali contro persone con cui Biden ha lavorato. Tutto ciò può seppellire la carriera politica di Biden, screditare la leadership del Partito Democratico, gettare un’ombra su Barack Obama e infine permettere a Trump di vincere le elezioni.
Ma la  Casa Bianca ha già declassificato la conversazione telefonica di Trump con il presidente ucraino Zelensky, avvenuta il 25 luglio ( e non emergono elementi che configurino ‘abuso di potere’, uno dei motivi per cui negli USA, è previsto l’impeachment).

Riguardo ai contenuti della telefonata, quindi:
1. Trump ha espresso interesse per il fatto che, sotto Zelensky, riprendessero le inchieste contro il figlio di Biden (che fino al 2019 è stato membro del consiglio di amministrazione della società ucraina di gas privata Burisma Holdings), mentre Biden Sr. si vanta che il caso contro di lui è stato respinto.
2. Zelensky ha assicurato a Trump che farà in modo che il nuovo procuratore generale dell’Ucraina – che è un suo uomo – a settembre riapra le indagini  sulla base di onestà e giustizia.
3. Zelensky è anche pronto ad accettare da Trump consegni agli investigatori ucraini qualsiasi informazione che possa contribuire alle indagini contro il figlio di Biden.
4.Trump ha chiesto a Zelensky di scoprire cosa è successo nel caso di CrowdStrike, che ha indagato sull’hacking dei server dei Democratici durante le elezioni presidenziali del 2016. CrowdStrike attribuì l’hacking ai militari russi dal GRU Cyber ​​Military ma Trump possiederebbe altri indizi secondo i quali quei fatti siano stati compiuti da hacker addestrati dall’Ucraina.

nota: CrowdStrike è la società di sicurezza informatica che il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha usato per indagare sugli hack contro di essa nel 2016 che rivelato le mail della Clinton con contenuti scioccanti. La società aveva  concluso che la Russia era responsabile, una scoperta successivamente sostenuta dalle comunità di intelligence USA e speciali il consigliere Robert Mueller. Ma a quanto pare Trump crede ancora che le sue agenzie di intelligence abbiano sbagliato perché CrowdStrike – che ha collaborato con l’FBI – non avrebbe consegnato un server fisico all’FBI e quindi era coinvolto in un insabbiamento che avrebbe portato alle indagini sulla Russia.

In definitiva, come previsto, Trump quasi immediatamente dopo la vittoria di Zelensky, ha fatto una richiesta informale a Kiev per riprendere le indagini contro Biden e chiarire la vicenda CrowdStrike.
Ciò che sta succedendo riguardo la richiesta di avviare la procedura di impeachment  a carico di Trump per quella conversazione è molto chiaro: il partito democratico vuol evitare che ciò che ha richiesto Trump avvenga ribaltando le accuse di corruzione del figlio di Biden con l’accusa che Trump abbia ecceduto nei suoi poteri ufficiali.
Cose sempre siamo alle solite, non importa il reato che emerge ma che la procedura per arrivare a quell’esito non sia formalmente corretta.
Ci sono già sei indagini su Trump con la stessa preoccupazione politica  e con il preciso e malcelato intento di defenestrare Trump e di diminuire la sua autorità. E’ per questo che probabilmente il presidente USA è stato costretto a prendere nella sua squadra ristretta elementi come Bolton che recentemente, ha licenziato.
Interessante è che anche i democratici con l’ex presidente Poroshenko hanno tentato di influenzare l’amministrazione ucraina per motivi di politica interna agli Stati Uniti, in modo che nuocesse a Trump: è così strano ed intollerabile allora che Trump ripaghi con la stessa moneta?
Di seguito, la stampa originale della conversazione Trump/ Zelensky in inglese:

Il rumore nuocerà comunque alla campagna presidenziale di Trump

Cosa succederà ora? La richiesta passerà perché i democratici hanno la maggioranza alla camera. Ma con ogni probabilità si arenerà in senato dove per l’impeachment c’è bisogno dei 2/3 dei senatori e i repubblicani godono di una leggera maggioranza.
Secondo gli standard esistenti, la presidenza del Senato può semplicemente rifiutare di prendere in considerazione la questione dell’impeachment o votare per respingerla senza considerare la richiesta che è arrivata dalla Camera dei Rappresentanti.
Quindi niente impechement ma i democratici lo sanno: è certo però che questa vicenda renderà più debole Trump e nuovamente esposto alle richieste dei falchi repubblicani. In fondo vince  il partito (trasversale) della guerra.

Preso da: https://www.vietatoparlare.it/usa-se-vince-limpeachment-di-trump-vince-il-partito-trasversale-della-guerra/

Breve analisi della situazione geopolitica

Pubblicato

Prima di godersi il quadro geopolitico generale che lentamente sta prendendo forma è necessario fare un saltino indietro di qualche mese, ed esattamente dal 30 maggio al 2 giugno all’hotel Montreux Palace di Vaud in Svizzera. Nella cittadina elvetica affacciata sul lago di Ginevra, si è svolto l’annuale incontro segreto del Gruppo Bilderberg.

Quest’anno tra gli ospiti italiani, a parte l’immarcescibile Lilli Gruber, ha fatto la sua apparizione anche il figliol prodigo Matteo Renzi, il quale è stato invitato dall’élite per ricevere ordini sul prossimo governo italiano e sulla crescente e pericolosa ondata di populismo in Italia.
Ma andiamo per ordine: alle ultime elezioni parlamentari del 4 marzo 2018, il popolo ha votato e in cattedra sono saliti due partiti agli antipodi: Lega e Movimento 5 stelle!
Tutto ovviamente secondo copione, tutto secondo la scriteriata legge elettorale, che impedisce de facto un governo stabile.

Ma il Sistema forse non aveva calcolato l’inarrestabile consenso popolare ottenuto da Matteo Salvini, dettato solo da un profondo malessere generale: della serie la gente iniziava ad avere le palle piene di un Sistema parassitario e mafioso. Così sempre più persone hanno iniziato a seguirlo e soprattutto a credergli. In pratica si stava alimentando un sentimento nazionalista (definito dai media sovranismo), cosa pericolosissima per il Sistema! Pericolo che doveva essere fermato quanto prima.
Anche perché la massoneria franco-tedesca (rappresentata dalla doppia M: Merkel-Macron) non poteva permettere che l’Italia tornasse ad essere la locomotiva economica quale era prima dell’euro; dovevano impedire che tornasse a competere con le loro industrie.

A febbraio 2019 al G7 a Davos, Giuseppe Conte (uomo vicino al vaticano) viene pizzicato dalle telecamere a chiedere aiuto alla Merkel. Quindi abbiamo il premier di uno stato “democratico” che chiede aiuto alla massoneria tedesca, proprio quella che sta affossando l’Italia!
Ma tutti i sondaggi continuavano ad essere a favore di Salvini, mentre i pentastellati perdevano punti costantemente, per cui necessitavano interventi anche dall’interno…
Inizia così il boicottaggio del M5S: politica di totale ostruzionismo nei confronti delle proposte leghiste, come la chiusura dei porti, flat tax, grandi opere, ecc.
L’operazione chirurgica della «Sea Watch» è un esempio illuminante per chi ha ancora il cervello funzionante. Il Sistema ha pagato una squinternata ragazza tedesca per compiere una missione che diventerà la testa di ariete per la distruzione del nemico leghista: doveva prelevare immigrati dalle coste libiche (come fanno tutte le ong) per trasportarli in Italia in barba alle leggi nazionali e internazionali. Doveva proprio violare le leggi, per scatenare la reazione di una parte del governo…

Oggi sappiamo – come ha rivelato l’ex capo dei servizi segreti tedesco Maassen – che la comandante Carola è stata inviata (e pagata) dalla Germania per volontà della stessa Merkel.
Stiamo parlando di un gravissimo incidente diplomatico, di cui nessuno però ha sottolineato la portata, forse perché non viviamo in un paese democratico e sovrano.
I capetti del M5S sapevano benissimo di andare contro gli interessi degli italiani e dello Stato, ma stavano eseguendo gli ordini che arrivano dall’alto. In premio avrebbero ricevuto potere, soldi e qualche poltroncina…
Ricordiamo che il M5S è nato all’ombra del giustizialismo di Tangentopoli, è il topolino partorito dalla Piramide: il classico movimento «anti-sistema» creato dal Sistema stesso, nato con lo scopo di assorbire e convogliare la rabbia, il malcontento sempre più crescente tra milioni di italiani.
Proprio per questo compito furono cooptati Beppe Grillo e la Casaleggio associati.
Era cruciale incanalare il malessere della gente, dando l’illusione del “cambiamento”…
Non ha molto senso a questo punto sapere se Salvini era consapevole o meno di tutto questo diabolico disegno, perché TUTTI fanno parte del meccanismo.
Va detto a onore del vero che la governance del paese era sempre più difficile a causa dei conflitti interni tra le forze politiche (Lega e M5S), per non parlare delle contromanovre e boicottaggi degli stellini: ma può essere questa una valida motivazione per far cadere il governo?
Ovviamente Salvini ha ricevuto ordini ben precisi di togliersi di mezzo al momento opportuno!
Ma mentre il Movimento di Grillo ha ricevuto ordini dalla cricca europea, dalla massoneria che gestisce la finanza internazionale, Salvini da chi li ha ricevuti? Sicuramente non dalla medesima parte, perché egli era inviso proprio per quello che stava smuovendo a livello di pancia degli italiani, quindi cosa rimane? Forse l’America di Trump.
Possiamo dire qualsiasi cosa su The Donald, ma non che con la sua elezione presidenziale non si siano scompigliate tutte le carte del gioco della politica e dell’economia.
Non erano mai venuti fuori così tanti scandali di pedofilia come in questo periodo, e non può essere una banale coincidenza. Piaccia o non piaccia The President è consigliato da personalità potenti e molto astute…

Trump infatti non doveva essere eletto perché il «Deep State» («Potere profondo», il «Sistema», il «Governo ombra») che comanda da decenni aveva puntato su Hillary Clinton.
La Clinton è una marionetta del Sistema, mentre Trump no, per questo è pericolosissimo.
Tornando in Europa, il 22 gennaio 2019 sempre la cricca franco-tedesca ha firmato un trattato di cooperazione tra i due paesi, detto «Trattato di Aquisgrana», proprio per consolidare gli impegni europeisti e contrastare l’America.
La risposta minacciosa della Casa Bianca non si è fatta attendere: dazi all’industria automobilistica tedesca Volkswagen che potrebbero costare all’azienda qualcosa come 2,5 miliardi di euro all’anno, e dazi ai vini francesi. Mossa a dir poco geniale!
A ottobre c’è anche la Brexit che metterà a dura prova non solo Francia e Germania ma l’intera unità d’Europa! Boris Johnson sembra mettercela tutta per portare fuori dalla gabbia europea il Regno di Sua Maestà, e nonostante il fortissimo ostruzionismo interno, dovrebbe farcela!

Qui da noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso governativo, togliendo una volta per tutte il velo di Maya dell’illusione, è stata il voto in Europa del M5S a favore di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione Europea. La candidata guarda caso proprio della Merkel e Macron.
L’unica spiegazione plausibile del perché il Movimento ha appoggiato la tedesca, era perché doveva farlo. Punto.
Arriviamo ai primi di settembre con la ridicola votazione interna al Movimento, mediante la «Piattaforma Rousseau», un programma privato gestito e controllato da Grillo e Casaleggio.
Il risultato era scontato e infatti quasi l’80% dei votanti “avrebbe” detto SI al tradimento degli ideali grillini con l’unione tra i due partiti che più si odiavano. Ma gli ordini sono ordini e pur di spegnere il risveglio delle coscienze del popolo italiano bisognava che passasse il SI.
Sicuramente hanno “ritoccato” i risultati (per giunta arrivati dopo ben 1 ora dal termine, cosa questa assurda per una consultazione elettronica, ma aveva bisogno di un po’ di tempo per “correggere” gli errori…) perché moltissimi grillini non erano e non sono d’accordo!
Ma grazie a questa falsa votazione, il M5S è riuscito ad evitare al popolo sovrano nuove elezioni e far tornare al governo (senza che nessuno li abbia votati, come gli ultimi 4 governi) il PD, cioè il partito più indecente che ci sia, quello delle banche, dell’immigrazione di massa, delle massonerie, corporazioni e cooperative. Il partito collegato a Renzi, uomo gestito dal Gruppo Bilderberg
Va detto a questo punto che a livello geopolitico europeo è in atto una guerra senza frontiere tra vari gruppi di Potere…
Un centro è certamente rappresentato dalle massonerie franco-tedesche, quelle che hanno strutturato a loro immagine e somiglianza la carta e i diritti dell’Unione europea.

Poi c’è la City di Londra e l’America che rappresentano due potenti centri nevralgici (la City, Wall-Street e la massoneria RSAA), ultimo ma non per importanza, il polo vaticano dei gesuiti.
Non è a caso che tutti i politicanti alla fine devono sempre passare a ricevere il consenso dalla «monarchia assoluta» gesuitica…

Quindi tedeschi e francesi vogliono a tutti i costi mantenere il controllo sull’Europa, aprendo la strada alla ricchissima Cina. E non a caso la «Via della seta» è un progetto multimiliardario finanziato dai cinesi, ma anche da vari paesi tra cui l’Italia. Si tratta di un corridoio commerciale, appoggiato anche dal nuovo governo PD-M5S, che spalancherebbe le porte al mondo «Made in Cina». Ma all’America una simile apertura non va giù, e proprio per questo stanno lavorando anche sotto banco, per impedirne la realizzazione.
La clessidra che scandisce il tempo a disposizione del “governo della vergogna” è stata girata, e tra scandali internazionali come spygate, pedofilia, pedosatanismo e altri…ne vedremo delle belle prossimamente su questo canale…