Occultare la distruzione della Libia

Occultare la distruzione della Libia

Numan Abd al-Wahid, Internationalist 360°, 23 settembre 2020

Gli inglesi, sia di destra che di sinistra, semplicemente non vogliono riconoscere il ruolo svolto dal loro governo nel distruggere la Libia e la conseguente crisi migratoria. “La distruzione della Libia ha causato il primo flusso migratorio dal Mediterraneo verso l’Europa”. The Strange Death of Europe di Douglas Murray identifica tre ondate migratorie verso l’Europa occidentale nel periodo postbellico. Inizialmente, la migrazione in Gran Bretagna e Francia proveniva dalle ex-colonie, per aiutare la ricostruzione negli anni ’50 e ’60. Anche altri Paesi dell’Europa occidentale invitarono persone da altrove per la ricostruzione. In secondo luogo, un’ondata di cittadini dell’Europa orientale arrivò negli anni ’90 e 2000 a causa dell’ampliamento dell’Unione europea. Il libro di Murray fu scritto sulla scia della terza e ultima ondata migratoria dell’ultimo decennio, aggravata dall’annuncio della cancelliera tedesca Angela Merkel, nell’agosto 2015 che accoglieva i rifugiati dalla guerra in Siria. In contrasto con la decisione di Merkel di consentire ai rifugiati siriani di entrare in Germania, Murray osserva che i Paesi che alimentano la guerra in Siria non erano ospitali come le nazioni europee. Scriveva: “In tutta la parte siriana della crisi dei rifugiati, quasi nessuno ha accusato i Paesi effettivamente coinvolti nella guerra civile, inclusi Iran, Arabia Saudita, Qatar e Russia, per il costo umano del conflitto. Non c’era ampio appello europeo all’Iran per accogliere i rifugiati dal conflitto, più di quanto non ci fosse pressione per insistere sul fatto che il Qatar avesse la giusta quota di rifugiati “. [i]
Prendiamo Murray in parola e mettiamo da parte le indicazioni di sostegno britannico ai cosiddetti ribelli siriani già nel 2012. Se si legge tra le righe tale estratto e si scompone ciò a cui si riferisce come “porzione siriana”, abbiamo di fronte l’altra parte della crisi migratoria. Vale a dire, quella stimolata dalla campagna della NATO per rovesciare il Colonnello Ghadhaffi in Libia. La cosiddetta “primavera araba”, iniziata col rovesciamento relativamente pacifico dei governi di Tunisia ed Egitto all’inizio del 2011, fu seguita da una rivolta a Bengasi, nella Libia orientale, che rapidamente divenne rivolta. I media occidentali inventarono scenari su come Gheddafi fosse sul punto di compiere massacri dopo massacri se l’occidente non fosse intervenuto. Così, il collega etoniano di Douglas Murray, David Cameron, allora primo ministro britannico, guidò la campagna globale militare in Libia nel 2011 per prevenire questa presunta orribile punizione. Cameron fu sostenuto negli appelli a intervenire in Libia da tutti i media britannici. Soprattutto quelli di destra cui Murray attualmente da ai lettori le sue opinioni. Nel 2011, il Daily Telegraph voleva vedere un’azione militare a sostegno dell’“opposizione” contro il Colonnello Gheddafi. Ad esempio, all’inizio di marzo 2011, la spinta inglese a bombardare la Libia fu mascherata come iniziativa occidentale: un rapporto affermò che “l’occidente è pronto a usare la forza contro Gheddafi” perché per Cameron, “… La caduta di Gheddafi fu la“ massima priorità ”della Gran Bretagna, aggiungendo: “Se aiutare l’opposizione in qualche modo riuscisse ad ottenere questo risultato, è certamente una cosa che dovremmo considerare… In quanto tali individui vicini all’esercito inglesi informarono i lettori che era pronta la “missione libica””. I piani d’intervento inglesi si scontrarono con un ostacolo, secondo Christopher Hope del Telegraph, quando altri leader mondiali rifiutarono l’idea. Qui Obama fu chiaramente individuato come ostacolo alla spinta inglese all’intervento militare o piuttosto a una no-fly zone. L’11 marzo 2011, un altro rapporto del Daily Telegraph apertamente mise in dubbio la natura della strategia di Obama: “È vigliaccheria? È indecisione? O è diplomazia intelligente?” prima di concludere che a causa delle “dimensioni e potenza militare degli USA, il presidente nordamericano non ha la possibilità di rimanere neutrale sempre…” Come tutti sappiamo, la Gran Bretagna ha sempre saputo cosa sia meglio quando si tratta quale direzione dovrebbe prendere la politica estera nordamericana.
Un articolo sul Sunday Telegraph del 13 marzo confrontò l’impulso di Cameron ad intervenire in Libia con la “paralisi” di Obama. L’autore continuava a “sperare” che Obama “segua l’esempio di Cameron, poiché Clinton ha seguito l’esempio di Blair in Kosovo”. Tuttavia, l’autore ebbe l’onestà di sostenere che nell’interesse della Gran Bretagna: “L’argomento della Libia non è puramente o addirittura principalmente umanitario, tuttavia. Anche se si mette da parte l’importanza come nazione produttrice di petrolio, la Libia rimane centrale negli interessi strategici e commerciali della Gran Bretagna nella regione”. È del tutto naturale che l’editoriale del Telegraph nei successivi due giorni era che il “silenzio” di Obama “danneggia l’occidente” (l’”occidente” era la metafora generica che significa interessi inglesi. Uno dei modi in cui il silenzio danneggiava l’”occidente” è perché: “… restare fuori dalle liti altrui nella regione più instabile e ricca di petrolio del pianeta non è una politica estera realistica”. Inoltre, Daily Telegraph indicò che Cameron trovava “frustrante” lavorare con Obama. [ii] Ciò è confermato nell’autobiografia di Cameron dove scrive senza scusanti di voler istituire la no fly zone per impedite il presunto possibile massacro, ma scoprì che Obama era d’ostacolo e doveva essere convinto ad intervenire militarmente in Libia. Nel 2016, un rapporto del parlamento inglese sull’intervento in Libia ammise di “non poter verificare l’effettiva minaccia ai civili rappresentata dal regime di Gheddafi; scelse elementi nominali dalla retorica di Muammar Ghadhaffi… “e che il governo britannico”, non identificò l’estremismo islamista nella ribellione”. Quindi, si basò su “ipotesi errate”. Di conseguenza, la distruzione della Libia causò il primo flusso migratorio dal Mediterraneo all’Europa. Prima del 2011, secondo fonti aperte, la Libia era un punto di destinazione per milioni di lavoratori migranti africani. Le cifre non sono definitive, ma durante i miei viaggi in Tunisia fui informato in modo attendibile che almeno 900000 tunisini lavoravano in Libia. Altri cittadini che lavoravano in Libia prima dell’intervento della NATO erano 1,5 milioni di egiziani e 1,5 milioni dell’Africa subsahariana ed altri. Inoltre, l’intervento della NATO costrinse milioni di libici a fuggire dal Paese e a sfollarne internamente centinaia di migliaia di altri. Il quotidiano Le Monde riferì che dal 2014 c’erano 600000 – 1 milione di rifugiati libici in Tunisia.
Questa “porzione” della Primavera araba fu sottovalutata nel libro di Murray. Le ricadute umane dell’intervento di Cameron in Libia ammontarono a milioni di rifugiati. Milioni di africani tornarono nei Paesi d’origine o intrapresero il pericoloso viaggio sul Mediterraneo verso l’Europa. Un’altra dimensione dell’intervento libico fu, come sostiene lo storico Mark Curtis, l’alleanza di fatto tra i bombardamenti di Gran Bretagna e Francia e combattenti islamisti. Inoltre, secondo Curtis, la Libia post-Gheddfi divenne centro di addestramento dei jihadisti poi mandati in Siria. Circa 3000 combattenti tunisini e libici si recarono in Siria per unirsi a gruppi di al-Qaida come Qatibat al-Batar al-Libi, fondato dai libici. Prima del 2015, Murray afferma che più persone sbarcavano a Lampedusa perché “in parte ciò era dovuto alle persone in fuga da cambi di governo e disordini civili”. [iii] Presumo fosse un modo subdolo per dire che fuggivano dall’operazione di cambio di regime di Cameron in Libia. Poi osserva che “il primo anno della Primavera araba fu un periodo particolarmente brutto per l’isola”. [iv] Niente merda, Sherlock! Tre anni dopo, nel 2014, “… l’anno prima che la crisi dei migranti” iniziasse, “170000 persone arrivarono [a Lampedusa, Malta o Sicilia]. I funzionari parlavano di risolvere il problema colmando il vuoto del governo libico” [v]. Questo vuoto arrivò per via aerea, atterrò sulle coste libiche e non ebbe niente a che fare con David Cameron.
Murray delizia costantemente i lettori su terrorismo e stupri presumibilmente commessi da migranti. [vi] Eppure, per qualche ragione, non aveva spazio o tempo per informare i lettori del terrorismo sessuale più atroce e depravato dell’ultimo decennio. Vale a dire, il governo inglese invitò centinaia di libici, che aderirono all’azione inglese contro il Colonnello Gheddafi nel 2011, in Gran Bretagna per addestrarsi nel 2014. Piccoli gruppi di tali traditori libici (o “cadetti” come li chiamava il Guardian) lasciarono le baracche di Bassingbourn per aggredire la popolazione locale e tre furono condannati per aver violentato un uomo. Infatti, da quando arrivarono nell’estate 2014, la polizia fu costretta a condurre “frequenti pattugliamenti presso la base di Bassingbourn poiché i residenti del vicino villaggio temevano “fughe e attacchi”.” Ci si può solo chiedere perché Murray evitò di menzionare tale pessimo episodio. Perché la colpa alla fine sarebbe stata dell’allora primo ministro britannico David Cameron? Complessivamente, sostiene Curtis, l’intervento di Cameron in Libia finora stimolava attacchi terroristici in 14 Paesi diversi, incluso il più orribile in Europa avvenuto a Parigi nel 2015. Il capo della cellula Abdalhamid Abaud degli attacchi terroristici al Bataclan di Parigi, che uccise 129 persone, fu addestrato da un gruppo nato dai disordini causati dall’intervento in Libia. Tornando al 2011, non appena Cameron guidò l’assalto per distruggere la Libia, iniziò a rullare i tamburi militari per la Siria. Ancora una volta, tale storia non viene raccontata dalla lettura di Murray della guerra in Siria. Per lui, i principali attori esteri in quella guerra erano Iran, Arabia Saudita, Qatar e Russia. Tuttavia, nel marzo 2012, Cameron volò negli Stati Uniti per tentare di convincerli ad impegnarsi ulteriormente nella guerra alla Siria. In un’intervista con Niall Ferguson lamentò la mancanza di interesse di Washington ad intervenire in Siria. Nell’estate 2012, dopo che la metà orientale di Aleppo fu invasa dall’opposizione (cioè i jihadisti), un rapporto dell’Indipendente notò che l’intelligence inglese aiutava i jihadisti indicando i movimenti delle truppe dell’Esercito arabo siriano. Affermò anche: “Si si ritiene che MI6 e CIA tacitamente permettano l’invio di mitragliatrici pesanti dai Paesi del Golfo ai ribelli… un diplomatico [allora] negò che gli inglesi “facilitassero” la fornitura di mitragliatrici pesanti. Ma… disse di non poter escludere la possibilità che appaltatori privati finanziati da Paesi come il Qatar fossero coinvolti nella fornitura di armi”.
The Strange Death of Europe cita Merkel non meno di 58 volte, mentre cita Cameron solo cinque. È abbastanza chiaro che l’obiettivo di Murray è mascherare e assolvere la colpevolezza inglese sulle crisi migratorie e conseguente caos. Per Murray, la crisi migratoria dell’ultimo decennio è imperniata e individua nella disprezzata Merkel, soprattutto dopo il discorso del 31 agosto 2015 che consentì ai rifugiati siriani di entrare in Europa. In quanto neoconservatore, sarebbe anatema per lui anche solo suggerire che la politica estera britannica, di Cameron, inviabdo l’esercito in Libia, fosse persino un fattore nella crisi migratoria. Si è costretti a chiedersi se l’obiettivo del libro sia attribuire con nonchalance, anche patologicamente, la colpa della crisi migratoria Merkel piuttosto che al suo collega etoniano David Cameron. Nella postfazione dell’edizione tascabile del libro, Murray si vanta che nessuno a da ridire sui fatti contenuti nel libro o “persino tentato di contestarli o negarli”. [vii] Forse la ragione di ciò è che molti divenuti suoi detrattori, sostennero l’intervento libico. Se dovessero sostenere che esso causò e stimolò la crisi migratoria, ciò significherebbe che il loro sostegno o acquiescenza era sbagliato. Ad esempio, i compagni di sinistra che dirigono il gruppo Stop the War Coalition, non si convinsero ad opporsi apertamente alla guerra alla Libia. Durante i sette mesi di bombardamenti della NATO organizzarono una manifestazione a Londra, a metà settimana, in cui parteciparono non più di 35 persone. Tutti i media inglesi sostennero l’intervento in Libia e quando i ribelli islamisti catturarono Gheddafi dopo che la NATO l’aveva localizzato e bombardato, lo linciarono e violentarono, e il Guardian celebrò e gongolò il giorno dopo in prima pagina, che questa era la “Morte di un dittatore”.
Organizzazioni anglo-musulmane di alto profilo erano pienamente d’accordo. L’Associazione Musulmana della Gran Bretagna, collegata alla Fratellanza Musulmana, appoggiò la NATO e il direttore estero del gruppo per i diritti umani,Cage, Muazam Biq, ex-detenuto di Guantanamo Bay, non solo sostenne l’insurrezione, ma confermò le conclusioni di Curtis secondo cui molti jihadisti libici furono la fanteria della NATO ed immediatamente formarono gruppi per il cambio di regime in Siria. Biq affermò che “molti che… avevano iniziato la rivoluzione in Libia e vi parteciparono militarmente, avevano esperienza e continuarono a creare e sostenere alcuni primi movimenti dir esistenza in Siria”. Biq inoltre spiegò che quando era in Libia nel 2012, l’allora primo ministro turco Erdogan visitò e tenne un discorso che registrò. Erdogan disse ai libici “oggi la Libia, ghaddan (cioè domani) la Siria”. Chiarì il suo appoggio al cambio di regime… “da fare in Siria, come fu fatto in Libia”. Prima di recarsi in Siria, Biq incontrò l’agenzia d’intelligence inglese MI5.
Inoltre, un intero movimento socioculturale di intellettuali accademici associato allo studio della resistenza all’imperialismo occidentale nel Sud del mondo nelle università occidentali tacque. Il professor Laleh Khalili definiva Murray “razzista elegante e disinvolto”, ma battutine come questo sono molto più facili da esprimere che porre domande per approfondire la propria acquiescenza all’intervento militare in Libia. L’attuale nemesi di Murray, il professor Priyamvada Gopal si limita a denunciare e classificare come “gheddafista” chiunque metta in dubbio la cosiddetta ribellione in Libia o l’intervento della NATO. È incredibile come questi e molti altri intellettuali fossero reticenti mentre un Paese africano veniva distrutto dalla NATO creando milioni di rifugiati, libici e non libici, eppure si vantano di come le loro pubblicazioni celebrino la resistenza all’imperialismo occidentale o di come utilizzano citazioni da “How Europe Underdeveloped Africa” di Walter Rodney. Nonostante tutti i difetti, la Libia di Gheddafi aumentò l’aspettativa di vita da 51 a 74 anni. L’analfabetismo fu spazzato via e il problema dei senzatetto era pressoché inesistente. Il reddito medio pro capite era tra i più alti in Africa, 16500 dollari. [viii] In realtà sostenne Nelson Mandela e l’African National Congress nella lotta contro l’apartheid in Sud Africa. Ma tutto questo non significa nulla per questi e altri guerrieri culturali sistematisi nelle torri d’avorio occidentali che scambiano continuamente litigi coi passanti nel cortile della scuola con minacce al loro posto di lavoro. Inoltre, nella postfazione del libro Murray copre brevemente l’omicidio di 22 persone a Manchester da parte di un terrorista che sembra fu addestrato in Libia. È del tutto naturale che Murray non porti all’attenzione dei lettori che la famiglia del terrorista se ne andò rapidamente da Manchester, dove le fu concesso esilio, unendosi alla ribellione in Libia contro il Colonnello Ghadhaffi e che vi sarebbe stato addestrato dopo che la Libia divenne terra di nessuno dei gruppi jihadisti in guerra per il territorio.
In conclusione, l’intervento di Cameron è simile al colpo di Stato in Iran del 1953, anch’esso avviato e guidato dagli inglesi. Il primo ministro iraniano Mossadegh tolse l’industria petrolifera dalle mani della multinazionale inglese nazionalizzandola. Gli inglesi allora convinsero i nordamericani per garantirsi il rovesciamento di Mossadegh. Le ripercussioni del colpo di Stato del 1953 portarono non solo alla rivoluzione iraniana, ma anche all’ascesa dei movimenti militanti in Germania come la Fazione dell’Armata Rossa. Se allora non ci fosse stata la rivoluzione iraniana, non ci sarebbe stata la guerra Iran-Iraq e il resto è storia. [ix] Come col colpo di Stato in Iran, gli inglesi, di destra e di sinistra, semplicemente non vogliono riconoscere e persino nascondono il ruolo del governo britannico nella distruzione della Libia e nelle crisi migratoria derivatane. Finora, l’intervento libico portò a una pioggia di migranti in Europa, e la missione in Siria per il cambio di regime portò ad altri rifugiati e attentati terroristici in Europa. Chissà dove andrà a finire il loro ritorno. Inoltre, secondo Murray, i migranti si riversano in Europa perché vogliono uno standard di vita migliore, ricevere sostegno statale e perché il continente è molto più pacifico e tollerante di altri posti nel mondo. [x] O evidentemente può darsi che nell’ultimo decennio i migranti sono accorsi in Europa perché gli interventi militari degli inglesi (in collusione con jihadisti e Stati che li sostengono) hanno distrutto i loro Paesi e non ebbero scelta se non cercare un altro posto dove vivere.

[i] Douglas Murray, “The Strange Death of Europe: Immigration, Identity, Islam” (London: Bloomsbury Continuum, 2018), pag. 159
[ii] Per un resoconto dettagliato della richiesta d’intervento militare da Telegraph e Times, vedasi Numan Abd al-Wahid, “Britain’s Libya Adventure“.
[iii] Murray, op. cit., pg65
[iv] ibid., pg.66
[v] ibid., pg73
[vi] ibid., pg.153-4, pg.185-186, pg.194-7
[vii] ibid., pg.335
[viii] Maximilian Forte, “Slouching Towards Sirte: NATO’s War on Libya and Africa”, (Montreal: Baraka Books, 2012), pg.143-144
[ix] Numan Abd al-Wahid, “Debunking the Myth of America’s Poodle: Great Britain Wants War” (Winchester: Zero Books, 2020), pag.108-110
[x] Murray, op. cit., pag. 59

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da: http://aurorasito.altervista.org/?p=13753&fbclid=IwAR1Hk5FChNyBT-CUaqn78Qe4I2kpSH5E_iUbPHyIpexUCBSnL-lWsvoA1Ew

Dalla Libia all’Azerbaigian: la guerra per procura dei mercenari siriani di Erdogan

La destabilizzazione della Siria continua a farsi sentire sull’intera regione, stimolando gli appetiti e le ambizioni delle medie e grandi potenze sulla scena

Di Andrea Lanzetta

Pubblicato il 28 Set. 2020 alle 11:15 Aggiornato il 28 Set. 2020 alle 11:27

Nagorno Karabakh: un vecchio conflitto alimentato in una remota regione del Caucaso anche da nuovi combattenti, stranieri pagati appositamente per combattere guerre che non gli appartengono, in particolare provenienti dalla Siria, dove non è difficile trovare veterani disposti a battersi all’estero.

Non è una novità il ricorso a mercenari reclutati nel Paese arabo da parte della Turchia e non solo, impiegati poi in altri teatri di conflitto come ad esempio in Libia, dove Ankara avrebbe impiegato fin quasi 18mila tra miliziani siriani e combattenti stranieri reclutati in Siria, anche da gruppi fondamentalisti, compresi centinaia di minori, di cui almeno 8.500 già smobilitati e pronti a nuove “avventure”.

Immagine di copertina

Il rinfocolarsi del conflitto fra Armenia e Azerbaigian in Nagorno Karabakh, dove si è tornato a sparare già da luglio e che nelle ultime ore ha provocato i peggiori scontri dal 2016 portando alla parziale mobilitazione delle forze armate azere, potrebbe rappresentare una nuova tappa del viaggio dei combattenti siriani a pagamento tra i vari conflitti che infiammano il bacino del Mediterraneo.

I due storici rivali, entrambe repubbliche ex sovietiche, rivendicano quest’area del Caucaso sin dall’indipendenza, coinvolgendo anche i loro grandi vicini, come Turchia e Russia, che a fine luglio, dopo i primi colpi sparati a cavallo del confine, decisero di mostrare i muscoli con una serie di esercitazioni militari congiunte: la prima con l’Azerbaigian e l’altra con l’Armenia.

Proprio il governo di Yerevan accusa Ankara di aver schierato i propri F-16 al fianco delle forze di Baku, oltre a impiegare una serie di mercenari reclutati dalle zone occupate dai militari turchi in Siria settentrionale. Quest’ultima notizia, smentita dalle forze azere e turche, è stata divulgata dall’Armenian Unified Infocenter, che raccoglie dati sul conflitto per le autorità armene, non certo una fonte indipendente.

Secondo l’intelligence armena, sarebbero quasi 4.000 i miliziani provenienti dalla Siria schierati al fianco delle forze di Baku e tra questi ben 81 potrebbero essere rimasti vittime del conflitto in Nagorno Karabakh. Se la fonte e i numeri divulgati possono apparire sospetti, le accuse di Yerevan trovano invece conferme da parte dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Varie fonti citate dall’ong con sede a Londra riferiscono infatti l’arrivo di un primo gruppo di combattenti siriani provenienti da alcune fazioni sostenute da Ankara, già arrivati in Azerbaigian attraverso la Turchia, che avrebbe già reclutato almeno 300 miliziani per questo fronte. I mercenari sarebbero giunti pochi giorni prima in Anatolia dal cantone di Afrin, nella campagna nord-occidentale della provincia siriana di Aleppo, occupata dal marzo del 2018 dalle forze turche.

I combattenti coinvolti apparterrebbero per lo più alle fazioni ribelli siriane “Brigata Sultan Murad” e “Brigata Sultan Suleiman Shah”, nota anche come milizia Al-Amshat, dispiegate nei villaggi e nelle città della provincia di Idlib e del cantone di Afrin. La pericolosità di queste voci è alimentata anche dall’aleggiare dello spettro dell’estremismo religioso sul conflitto in corso in Caucaso, visto il coinvolgimento della brigata Sultan Murad, un gruppo armato afferente all’Esercito nazionale siriano, noto in passato come Esercito Siriano Libero, una formazione sostenuta Ankara e in cui sono confluiti anche vari fondamentalisti sunniti, che potrebbero creare non pochi problemi in un Paese a maggioranza sciita come l’Azerbaigian.

Al momento nessuna fonte indipendente è stata in grado di confermare la notizia del dispiegamento di mercenari siriani in Nagorno Karabakh ma qualcosa sul fronte dei combattenti reclutati in Siria si sta certamente muovendo, soprattutto in Libia. Negli ultimi mesi si sono infatti rincorse varie voci circa il parziale ma progressivo abbandono del fronte libico sia da parte dei combattenti stranieri impiegati da Haftar che di quelli fedeli al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli.

Di recente, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, Ankara ha ridotto gli ingaggi dei mercenari siriani schierati in Libia, diminuendone i compensi da 2.000 a 600 dollari al mese, organizzando negli ultimi 10 giorni nuovi convogli di ritorno in Siria dal Nord Africa per oltre 1.200 combattenti in scadenza di contratto.

Secondo l’analista Elizabeth Tsurkov, quasi un mese fa le chat su WhatsApp dei gruppi armati vicini all’Esercito nazionale siriano parlavano della possibilità di partire per l’Azerbaigian con compensi compresi tra i 2.000 e i 2.500 dollari mensili, un notevole aumento rispetto ai 70 dollari al mese ricevuti per combattere insieme alle forze turche nel nord della Siria. Nonostante il reclutamento di combattenti siriani per il conflitto in Nagorno Karabakh resti ancora al livello di voci non confermate e accuse di parte, varie fonti locali hanno documentato la partenza, circa una settimana fa, di decine di miliziani dalla Siria nordoccidentale attraverso la Turchia con destinazione sconosciuta.

La difficoltà di confermare l’invio di mercenari dalla Siria per combattere al fianco di Baku si scontra anche con il diverso metodo di reclutamento adottato rispetto al conflitto libico. Lo schieramento di combattenti siriani in Libia, impiegati al fianco del governo di Tripoli contro il generale Haftar, era avvenuto tramite il coinvolgimento diretto degli ufficiali turchi, accordatisi con i comandanti delle varie fazioni che compongono l’Esercito nazionale siriano.

In questo caso invece, il reclutamento avverrebbe su base diretta, attraverso l’intermediazione di compagnie private operanti in Turchia, che si occupano anche del trasporto dei combattenti al fronte. Fonti locali confermano l’apertura in due scuole del centro della città di Afrin di altrettanti uffici volti a reclutare “volontari” per il fronte azero, dove l’affluenza e le lunghe code avrebbero addirittura creato problemi di ordine pubblico, causati dalla scarsa disciplina dei combattenti.

Proprio il governo di Yerevan accusa Ankara di aver schierato i propri F-16 al fianco delle forze di Baku, oltre a impiegare una serie di mercenari reclutati dalle zone occupate dai militari turchi in Siria settentrionale. Quest’ultima notizia, smentita dalle forze azere e turche, è stata divulgata dall’Armenian Unified Infocenter, che raccoglie dati sul conflitto per le autorità armene, non certo una fonte indipendente.

Secondo l’intelligence armena, sarebbero quasi 4.000 i miliziani provenienti dalla Siria schierati al fianco delle forze di Baku e tra questi ben 81 potrebbero essere rimasti vittime del conflitto in Nagorno Karabakh. Se la fonte e i numeri divulgati possono apparire sospetti, le accuse di Yerevan trovano invece conferme da parte dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Varie fonti citate dall’ong con sede a Londra riferiscono infatti l’arrivo di un primo gruppo di combattenti siriani provenienti da alcune fazioni sostenute da Ankara, già arrivati in Azerbaigian attraverso la Turchia, che avrebbe già reclutato almeno 300 miliziani per questo fronte. I mercenari sarebbero giunti pochi giorni prima in Anatolia dal cantone di Afrin, nella campagna nord-occidentale della provincia siriana di Aleppo, occupata dal marzo del 2018 dalle forze turche.

I combattenti coinvolti apparterrebbero per lo più alle fazioni ribelli siriane “Brigata Sultan Murad” e “Brigata Sultan Suleiman Shah”, nota anche come milizia Al-Amshat, dispiegate nei villaggi e nelle città della provincia di Idlib e del cantone di Afrin. La pericolosità di queste voci è alimentata anche dall’aleggiare dello spettro dell’estremismo religioso sul conflitto in corso in Caucaso, visto il coinvolgimento della brigata Sultan Murad, un gruppo armato afferente all’Esercito nazionale siriano, noto in passato come Esercito Siriano Libero, una formazione sostenuta Ankara e in cui sono confluiti anche vari fondamentalisti sunniti, che potrebbero creare non pochi problemi in un Paese a maggioranza sciita come l’Azerbaigian.

Al momento nessuna fonte indipendente è stata in grado di confermare la notizia del dispiegamento di mercenari siriani in Nagorno Karabakh ma qualcosa sul fronte dei combattenti reclutati in Siria si sta certamente muovendo, soprattutto in Libia. Negli ultimi mesi si sono infatti rincorse varie voci circa il parziale ma progressivo abbandono del fronte libico sia da parte dei combattenti stranieri impiegati da Haftar che di quelli fedeli al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli.

Di recente, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, Ankara ha ridotto gli ingaggi dei mercenari siriani schierati in Libia, diminuendone i compensi da 2.000 a 600 dollari al mese, organizzando negli ultimi 10 giorni nuovi convogli di ritorno in Siria dal Nord Africa per oltre 1.200 combattenti in scadenza di contratto.

Secondo l’analista Elizabeth Tsurkov, quasi un mese fa le chat su WhatsApp dei gruppi armati vicini all’Esercito nazionale siriano parlavano della possibilità di partire per l’Azerbaigian con compensi compresi tra i 2.000 e i 2.500 dollari mensili, un notevole aumento rispetto ai 70 dollari al mese ricevuti per combattere insieme alle forze turche nel nord della Siria. Nonostante il reclutamento di combattenti siriani per il conflitto in Nagorno Karabakh resti ancora al livello di voci non confermate e accuse di parte, varie fonti locali hanno documentato la partenza, circa una settimana fa, di decine di miliziani dalla Siria nordoccidentale attraverso la Turchia con destinazione sconosciuta.

La difficoltà di confermare l’invio di mercenari dalla Siria per combattere al fianco di Baku si scontra anche con il diverso metodo di reclutamento adottato rispetto al conflitto libico. Lo schieramento di combattenti siriani in Libia, impiegati al fianco del governo di Tripoli contro il generale Haftar, era avvenuto tramite il coinvolgimento diretto degli ufficiali turchi, accordatisi con i comandanti delle varie fazioni che compongono l’Esercito nazionale siriano.

In questo caso invece, il reclutamento avverrebbe su base diretta, attraverso l’intermediazione di compagnie private operanti in Turchia, che si occupano anche del trasporto dei combattenti al fronte. Fonti locali confermano l’apertura in due scuole del centro della città di Afrin di altrettanti uffici volti a reclutare “volontari” per il fronte azero, dove l’affluenza e le lunghe code avrebbero addirittura creato problemi di ordine pubblico, causati dalla scarsa disciplina dei combattenti.

Preso da: https://www.tpi.it/esteri/azerbaigian-mercenari-siria-turchia-20200928672100/

 

 

Nella Libia del dopo Sarraj spunta Saif al Islam, il figlio di Gheddafi

19 settembre 2020.

Conseguenza delle dimissioni due giorni fa di Fayez Sarraj da premier del governo di Tripoli appare quella del momentaneo ritorno in auge di Khalifa Haftar a Bengasi. Ma l’ex «uomo forte» della Cirenaica è troppo debole per capitalizzare politicamente. I russi non lo sostengono più e paiono invece appoggiare discretamente Saif al Islam, il figlio più politico di Muammar Ghaddafi. Putin resta fortemente attratto dai vecchi ghaddafiani duri e puri, mentre è offeso da quelli che considera i voltafaccia altezzosi di Haftar. Fonti tripoline raccontano di un aereo russo che negli ultimi giorni avrebbe condotto Saif da Zintan a Mosca per colloqui riservati. Sono sviluppi caotici e carichi di colpi di scena in questa Libia frammentata, che dalla caduta di Gheddafi nel 2011 è sempre più vittima delle faide interne alimentate dalle ingerenze politiche e militari straniere. Soltanto un paio di settimane fa sembrava che la ripresa del dialogo tra Sarraj e i leader della Cirenaica in vista della creazione di un governo unitario potesse essere garantita dalla marginalizzazione di Haftar. Ma adesso di due governi nemici sono entrambi dimissionari e lacerati dalle lotte interne per la successione. L’Onu e l’Europa provano a ritessere le fila del dialogo con i prossimi incontri di Ginevra assieme al progetto tedesco di una conferenza internazionale virtuale sulla Libia il 5 ottobre. Ma intanto Putin ed Erdogan si parlano direttamente e sono loro a dettare le regole del gioco.

 

Preso da: https://www.msn.com/it-it/news/mondo/nella-libia-del-dopo-sarraj-spunta-saif-al-islam-il-figlio-di-gheddafi/ar-BB19avKO

Prime Minister of Eastern Libya’s Government Resigns While Fayez al-Saraj Clings to Power

https://im-media.voltron.voanews.com/Drupal/01live-166/styles/google_amp_1280x720/s3/2020-09/000_8PV2D8.jpgLibyan youth block a road with burning tires in Libya’s eastern coastal city of Benghazi on September 12, 2020

Abdullah al-Thinni’s government in eastern Libya resigned, responding to the calls of protesters who took to the streets of Benghazi, al-Bayda, Tobruk, Shahat, al-Marj, and the marginalized areas of the south,  while the  government of Fayez al-Sarraj ignored the angry voices in the west of the country, appointing a number of warlords to sovereign positions, elaborating a policy of hiding behind the weapons of militias capable of suppressing anyone calling for the overthrow of the Tripoli authorities.

A tragic situation grips all of Libya. The people are suffering from a comprehensive collapse of basic services; there is no water, electricity, gas for cooking, fuel, financial liquidity in banks, no salaries that arrive on time, and  health institutions are collapsing in the face of the Corona virus. In addition, the western region is plagued by  unruly militias, mercenaries, in consecration of the Turkish occupation and the Brotherhood’s plots to achieve more penetration into state institutions.

In the south, it is not possible to talk about the existence of a state. The suffering endured for nine years has been absolute. The local population live as if they are in another country, outside of time and space, and despite the vast wealth that is below and above the ground, none of it belongs to the people of Fezzan, which seems just tracts of quicksand and thirsty oases in a remote corner of the Sahara Desert, where only smugglers cross borders to steal gold and antiquities.

In the east of the country, the situation is different, as the army was able to rededicate the concept of the state, and found great support from the people of Cyrenaica.

But the politicians in Tripoli serve  their own interests, enjoying  profits they receive from corruption. This increased social tension has contributed to obstructing political solutions, and even the process of liberating the country from militias and terrorist groups.

A member in the House of Representatives and the State Consultative Council receives a monthly salary of 16 thousand dinars, along with housing, transportation, funds for travel and residence abroad, and a pension salary of 80 percent of the original salary, that is, more than 12 thousand dinars, and they obtain a privilege of exchange in foreign currencies at the same rate diplomats receive, while a teacher’s salary does not exceed 500 dinars, or about $ 90 at the parallel exchange rate, and they usually wait for months to receive it.

The rampant corruption in the joints of the Libyan state, and in the governments of the West and the East, is a systematic corruption from which non-politicians and the majority of people do not benefit, and it is the real reason for the continuation of the conflict. The current politicians do not want the country to arrive at a solution to the crisis, nor elections that they fear will push them out of power, influence and loose money that wanders easily between pockets and bank accounts at home and abroad.

As in Iraq after 2003, after 2011, Libya turned into a mafia state, which prompted the former UN envoy, Ghassan Salame, to say that it was witnessing the largest looting operation, which creates a new millionaire every day, while the people face poverty, destitution, disease, lack of services and insecurity, especially in the western region.

In 2019, Libya ranked No. 168 out of 180 countries on the Transparency International list, with only 18 points out of 100, according to the international organization’s standard. In the last four years, under the reconciliation government, the numbers ranged between 14 and 18 points, despite the fact that the government claims to be legitimate and is supported by the United Nations.

During the past few years, at least 200 billion dollars were spent without having any impact on the land or the lives of the people.  Services provided by the previous government, especially in the field of water, electricity and infrastructure, were completely destroyed.  From areas filled with life, Libya became a den of ghosts, as a result of war and the complete darkness that has become the new normal in a country that is supposed to be one of the richest countries in the region.

When demonstrators in Tripoli went out to denounce this situation and demand their rights, Fayez al-Sarraj directed his armed militias to terrorize them in Martyrs Square and the neighbourhoods and suburbs of the capital, and the Brotherhood assigned mercenaries to penetrate the movement,  to strike them down from within.  But in the eastern region the matter differed as the army recommended protection of the protesters, and therefore, there was no clash between security forces and the demonstrators except in a limited context, when infiltrators were discovered trying to utilize the spontaneous popular movement to serve the agendas of political Islam, which still has some supporters despite the elimination of its militias and armed terrorist gangs.

The most important lesson given by the eastern Libyan movement is that there is no alternative to the presence of a national army to protect the people, using its influence in the public interest, as well as the existence of a legislative reference to which the executive authority returns.  However,  in the west of the country, there is no army; only  conflicting militias, and no legislative institution. Al-Sarraj’s government did not gain the confidence of Parliament and governs under conditions of martial law.

Abdullah al-Thani submitted his resignation to the House of Representatives after realizing that there was no way for him to continue in his position, while al-Sarraj was still holding power, tied to militias, mercenaries and the Turkish occupier.

The Libyan people will not remain silent about their stolen rights and wealth, and will not accept the continuation of  living under the weight of the corrupt who turned  back decades of progress, overthrew their dreams of prosperity and robbed them of  hope for a decent life. They will take back the life their ancestors knew before the Nakba.

Al Arab

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/09/14/prime-minister-of-eastern-libyas-government-resigns-while-fayez-al-saraj-clings-to-power/

After Entry in Bab al-Aziziyah in 2011, Qatar’s Al-Marri Returns to Tripoli with Turkey and GNA

The controversial and sinister Qatari Special Forces officer Hamad al-Marri, who is wanted on charges of terrorism by the Artab Quartet, has resurfaced in the capital Tripoli when he entered Tripoli for the first time in 2011 to overthrow Muammar Gaddafi. However, today, he is a visitor through the offices of the Government of National Accord (GNA) and Turkey.

Qatari Special Forces officer Hamad al-Marri,

(Libya, 17 August 2020) – Although his name and identity were not announced to the media as being part of the delegation, Al-Marsad managed to identify Qatar’s Hamad al-Marri whose full name is Hamad Abdullah bin Fatees al-Marri from the photos of the delegation that accompanied the Qatari Defense Minister to Tripoli, Khalid al-Attiyah—despite wearing a military uniform and covering half of his face with a military cap.

Qatar’s Hamad al-Marri sitting near Qatari Defense Minister to Tripoli, Khalid al-Attiyah at the meeting at Al-Mahary Hotel in the present of the State Council’s Khaled Al-Mishri.

Al-Marri appeared in these pictures during a meeting of the Qatari and Turkish defense ministers with the Head of the High Council of the State, Khaled al-Mishri, at Al-Mahary Hotel, accompanied by the Undersecretary of the GNA’s Ministry of Defense, Salah al-Din al-Namroush.

WHO IS HAMAD AL-MARRI?

Hamad al-Marri was the Qatari officer responsible for the joint Qatari Special Forces, both arming and conducting special operations in Libya in 2011. He was also closely associated with the Emir of the Libyan Islamic Fighting Group (LIFG), Abdel-Hakim Belhaj (also known as Abu Abdullah al-Sadiq), whom he brought to the Bab al-Aziziyah camp on 20 August 2011, as shown in this footage. Al-Marri was later promoted as a reward for his work in Libya with the Islamist insurgents.

At the time, the Qataris showcased Belhaj as the “liberating commander” of Tripoli which aroused the discontent of many revolutionaries, especially the Zintan fighters who knew that Belhaj did not deserve such credit and the completely false publicity given to him by Al Jazeera and various other Islamist networks. The Zintanis were suspicious of the media campaign around Belhaj and as the Libya revolution progressed they were proved right.

One of those who was suspicious of Qatar’s intentions and its role at the time was Osama al-Juwaili who, ironically enough, today was among those who received the Qatari and Turkish delegations that includes al-Marri at Mitiga airport in Tripoli. Some leaders from the Zintan and other cities, and even from the former Transitional Council, its executive office, and even the former regime, accused al-Marri and Belhaj of stealing the Libyan state security archive.

Qatar’s Hamad al-Marri with the Emir of the Libyan Islamic Fighting Group (LIFG), Abdel-Hakim Belhaj and Mahdi Harati in August 2011.

Moreover, al-Marri on the day of the entry into Tripoli in 2011 was carrying his weapon when he reopened the Qatari embassy in Tripoli with other officers of the Qatari forces. Furthermore, he placed the Qatari flag on the monument of the US raid in 1986 located in the headquarters in Bab al-Aziziyah in such a insulting and provocative manner, the footage of which Libyans have never forgotten or forgiven.

 

Al-Marri is also accused in Tunisia of opening suspicious bank accounts to carry out sabotage operations and pay bribes. Since 2017, Tunisia has placed his name on the lists of those banned from entering its territory according to a Tunisian parliamentary investigation.

The Qatari opposition describes al-Marri as the “thug” of the Special Forces and the arm of the Emiri Diwan for secret operations, including funding in various such as Syria through his dealings and support for al-Nusra Front as admitted by Qatar.

Al-Marri also played a prominent role in supporting Operation Libya Dawn with money and weapons, as well as the collapsed Shura Councils in Benghazi and Derna. He is also on the terrorist lists issued by the Arab Quartet on charges of secret communication with the Houthi militia in Yemen, which led to the killing of Arab soldiers while Qatar was part of the Coalition to Support Legitimacy in Yemen before its withdrawal therefrom and later siding with the Houthis and Iran.

Source:https://suriyayahabibati.wordpress.com/wp-admin/post-new.php

SPECIAL REPORT | Turkish Intelligence in Tripoli Orders Infiltration of Protest Movement

Two official security sources, in addition to a civilian source, confirmed that the Turkish Intelligence Division in Tripoli had directed the infiltration of the spontaneous popular protest movement through loyal elements to call for demands in line with their interests. It also advised them to exploit the existing leadership vacuum to form a leadership for this movement.

(Libya, 25 August 2020) – The sources, who spoke on condition of anonymity, revealed that the Division held a meeting this morning at Mitiga base, followed by another at the Abusitah base with Libyan leaders of armed groups, during which it instructed them to infiltrate the popular movement and alter the course of their slogans and demands. Then, these pro-mobilization leaders ordered their members to participate in civilian clothes.

One of the sources, a high-ranking security official, added that Turkish intelligence is very disturbed by the citizen slogans and chants against Turkey’s seizure and extraction of money from the Government of National Accord (GNA), in addition to paying tens of millions to Syrian or Russians mercenaries. Ankara refuses the condition of removing all mercenaries from Libya, whether those with or against it and is of the opinion that the demonstrations against all mercenaries are against its interests. The demonstrators chanted “No to Turks, no to Russians … we are Libyans and we demand our money”, which the Turks did not like.

He pointed out that the Turkish directives were to reduce chants and slogans against Fayez al-Sarraj, the Syrian mercenaries, and the deterioration of living conditions and raise other slogans, including the demand to immediately reopen oil with the same previous arrangements (i.e. the revenues go to Siddiq al-Kabir instead of going to an independent account under international control). This is Turkey’s goal, to pay the salaries of its mercenaries and extract billions in the name of compensation, as the Turkish presidency has declared today openly.

 

The same sources revealed that the Division also directed that the infiltrating elements of the movement raise slogans against Russia, Egypt, and others and in support of the “Volcano of Anger” and condemn Field Marshal Khalifa Haftar in order to eclipse and overwhelm any slogans or chants against Turkey and its Syrian mercenaries. It aims to silence the spontaneous popular movement that raised its voice against everyone, be they Russians, Syrians, Egyptians, Presidential Council, or General Command.

It also ordered that treatment of the “Volcano” wounded members be among the demands because the continuation of treatment in Turkey means repaying the previous debts accumulating in the hundreds of millions that the Turkish Health Ministry claims in Libya.

Turkish intelligence believes that the best way to confront the expanding movement is to penetrate it, or rather to swallow it, to turn into an apparently popular movement while within the direction of Volcano of Anger only, instead of confronting it by force, provocation, and bullets.

Turkey, as we know, has long experience in suppressing the majority of the protests that erupted against Erdogan over the past years.

Source: https://almarsad.co/en/2020/08/25/special-report-turkish-intelligence-in-tripoli-orders-infiltration-of-protest-movement/

Libya: Excessive Force Used by Armed Militias Against Protesters in Tripoli

Hundreds protest against GNA corruption in Tripoli

The Address | Benghazi – Libya

TRIPOLI – Hundreds of people took to the streets in Tripoli to protest against corruption inside of the Government of National Accord (GNA), demanding that the Fayez Al-Sarraj-led government be “overthrown”.

Protests held GNA responsible for the deterioration of living conditions, criticizing the government officials high wages while ordinary citizens suffer from the cash liquidity crisis.

GNA’s payments for its Turkey-backed Syrian mercenaries and local militias were wildly denounced by the protesters.

Armed groups affiliated with GNA opened fire on the protesters, which led to several injured and one reported death.

A non-democratically elected government, GNA was formed as part of the 2015 UN-sponsored Libyan political agreement. Ever since then, it has failed to hold a control grip on western Libyan and became heavily undermined by lawless militias.

In 2019, GNA’s Al-Sarraj signed a controversial security agreement with Turkish President Recep Tayyip Erdogan. The agreement paved the way for Ankara to send it’s troops as well as Syrian mercenaries to Tripoli in an effort to repel the military operation launched by the Libyan National Army (LNA) at that time.


Militias Respond with Shootings and Arrests

The Address | Benghazi – Libya

Popular protests in the capital, Tripoli, were met with the excessive use of force by security personnel loyal to the Government of National Accord in Tripoli.

Imad Abu Gharara, said on his Facebook page: “My son Abdul Salam was kidnapped yesterday with thousands of Tripoli youths while he was on his way to buy milk for his son, and we have not found him. Please pray until he returns safely.”

Sources from inside the capital confirmed that armed militias carried out a widespread campaign of arrests in the neighborhoods of the capital against the demonstrators demanding the departure of the reconciliation government.

The US embassy confirms its support for the protests in Tripoli
https://www.addresslibya.co/en/wp-content/uploads/2020/08/B6F09422-BA65-48A1-8C9E-CB61CDF2D364-660x330.jpeg

The Address | Benghazi – Libya

The American ambassador to Libya, Richard Norland, expressed the United States’ support for the right of citizens in all parts of the country to participate in peaceful protests.

This came in light of the massive popular demonstrations taking place in the capital, Tripoli, against the government and the deterioration of the living conditions, the spread of corruption, the interruption of services such as electricity and water, and the long waiting in front of gas stations.

The US embassy said, in a statement today, Monday, that Ambassador Norland, in talks with a number of political officials in the Government of National Accord, expressed the United States’ concern about the acute shortage of electricity, especially in light of the increasing spread of the Corona pandemic, and also expressed his support for the right of citizens to All parts of the country to participate in the peaceful protests.

Norland urged the Libyan leaders to work together to meet the urgent needs of the people and seize this opportunity for the country.

The protests in the capital, Tripoli, who confirmed that they were fed up with the deterioration of services, the frequent cuts to electricity and water, and the long queues in front of fuel distribution stations, were met with live bullets fired by gunmen.

UNSMIL statement on protests in Tripoli on 23 August 2020

The rights to peaceful assembly, protest and freedom of expression are fundamental human rights and fall within Libya’s obligations under international human rights law. UNSMIL calls for an immediate and thorough investigation into the excessive use of force by pro-GNA security personnel in Tripoli yesterday which resulted in the injury of a number of protesters.

These demonstrations were motivated by frustrations about sustained poor living conditions, shortages of electricity and water and a lack of service provision throughout the country.

Given the continuing immiseration of the Libyan people and the ever-present threat of renewed conflict, it is past time for Libyan leaders to put aside their differences and engage in a fully inclusive political dialogue as outlined by GNA President Sarraj and House of Representatives Speaker Saleh in their declarations last week.

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/08/24/libya-excessive-force-used-by-armed-militias-against-protesters-in-tripoli/

Protests Against GNA Tyranny Turns Deadly as 22 Civilians Killed by GNA Mercenaries

Submitted by JoanneM on

August 23, 2020 Tripoli, Libya Protestors took to the streets of Tripoli and surrounding cities to protest the untenable living conditions in the city and in the whole of Libya. The city of Tripoli that has been under the control of the so called Government of National Accord (appointed by and supported by the UN) since 2015. Since that time the GNA has not done one government like activity in Libya. The GNA is made up of radicals, mostly Muslim Brotherhood but some Al Qaeda and LIFG. The Libyan people would have never agreed or voted to put such people in charge of their banks, government ministries or other such institutions. The criminals in the GNA were appointed? by someone in a meeting? in Tunisia. The elected government of Libya – the HOR (House of Representatives) rejected a group of men appointed in a foreign country to rule in Tripoli so the UN sneaked them in by the dark of night by boat to Tripoli. Once they landed they were under the protection of Belhaj, the terrorist leader of the LIFG in Tripoli. The GNA having put their feet on Libyan soil were immediately recognized as the legitimate government of Libya by the UN. This recognition was to last for 2 years, but since the GNA has not complied with one article of the so called Shkirat agreement, why should they be bound by the 2 year time limit. The corruption of the GNA regime knows no bounds. The first principle of the Shkirat agreement was to “Ensure the democratic rights of the Libyan people”. Serraj, the man appointed to head the GNA by God only knows who; was a furniture salesman, I am pretty sure he cannot even spell the word democracy. Serraj is of Turkish decent and a full blown PUPPET of the Turkish madman “Erdogan”.

The downhill slide of the living conditions, rights of the people, etc., started immediately after the GNA regime was installed. The situation continues to worsen daily. Billions of dollars of Libyan funds have been “GIFTED” to Turkey without any conditions attached. Billions of Libyan dollars have been paid to terrorist mercenaries brought into Tripoli to secure the criminal activities of the GNA regime and purchase weapons to be used against any Libyan that does not bow down to the Muslim Brotherhood. This is the reason the oil was shut off by the great tribes of Libya. They said we will no longer allow the money from Libya’s oil resources to be used by the GNA and Turkey to kill our people.

Yesterday, August 23, 2020; .as the people of Tripoli took to the streets demanding the removal of Serraj and his criminal GNA radical regime because they have suffered too long now with no electricity, no food, no medicine, no water, no gasoline, etc. – 22 YOUNG PEOPLE were shot and killed by the GNA regime using their terrorist mercenaries – paid for with the Libyan people’s money. The Libyan people demand the removal of all their so called governments – there is no support for the people from any of them and there is no legitimate government in Libya. They call for a country wide election that was promised to them years ago.

WHERE IS NATO NOW? WHERE ARE THE CRIES FOR THE INNOCENT PEOPLE OF LIBYA?

In 2011 the entire country, security and government was DESTROYED by NATO because 2 protestors were shot by Qatari snipers in Benghazi and it was blamed on Ghadafi. Hillary Clinton’s legacy continues in Libya. The people suffer every day with a criminal regime that does nothing except support the theft of Libya to a Turkish madman who wants to reinstate one of the most brutal regimes in the history of the world – the “Ottoman Empire”. The entire destruction of Libya was based on a lie and the continuation of the oppression of the Libyan people by the UN and its minions is a crime against humanity that the world refuses to recognize.

The UN in its report today about the protests in Tripoli barely covers the reasons and the results of the protests. But, if you remember in 2011, the reports of crimes in Libya were embellished to the point of it being worse than Nazi Germany. A small slap on the hand of the GNA that there will be an investigation into the use of force means absolutely nothing will happen. Why is that? Because the GNA is the creature created by the UN. All that is required to help Libya return to a peaceful country is to remove the virus that is making it sick, that virus is the GNA and Turkey. Link to UN report: https://unsmil.unmissions.org/unsmil-statement-protests-tripoli-23-augus…

You will not find one legitimate reports about what happened in Tripoli on August 23, 2020. The national media outlets are reporting protests with some blaming problems on Ghadafi supporters. Again they try to turn the world against Libya with lies. It is the terrorist mercenaries that shot the people – some of the protestors attempted to fight back but in the end the mercenaries are better armed and have no oversight so they kill randomly. You will not see a report of 22 killed in any media outlet.

The list of those killed has been made known in Libya and i will post it below this article.

Another effect of these protests has been an increased urgency by Turkey to take over Libya by force. As the Turkish madman, Erdogan sees his puppet in Tripoli failing and possibly soon to be gone, taken out by the Libyan people, he has begun to move his warships towards the Sirte harbor. The Libyan National Army and the Egyptian army are both on high alert as Turkey has been warned to keep their war ships away from Libya.

Make no mistake, there will be no ceasefire in Libya, it is a red herring. The same dirty game played by the UN during the Berlin talks. When the Libyan peoples army agreed to the terms and pulled out of Tripoli, the Turkish supported GNA did not and claimed a victory over the Libyan army. The LNA will not fall for this again, no matter if Serraj or Saleh of the GNA and HOR respectively, state such things. There can be no ceasefire when your country is illegally occupied and being stolen from on a grand scale by terrorists. You cannot negotiate with terrorists.

Things are coming to a head in Libya, the people are standing against the corruption and terrorists that were planted in their country by NATO and Hillary Clinton. They will take back their country or they will die. The US people had better pay attention, the same dirty tricks are being played on the US citizens today and the results will be the same. It is all part of the New World Order Khazarian Zionists agenda.

Killed protestors

Ancora scontri tra RATTI mercenari che sostengono Al Serraji.

Due incidenti tra le forze di supporto al Governo di Tripoli

Un soldato (mercenario) siriano dell’esercito di Ankara ha confermato che nella giornata di venerdì si sono verificati due incidenti tra le forze affiliate al Governo di Tripoli.

Secondo il giovane siriano, una disputa personale sarebbe sfociata in uno scontro che ha portato alla morte di due siriani appartenenti alla fazione del Sultan Murad, nei pressi di Salah al Din, a sud di Tripoli.

Nel secondo invece, libici appartenenti a gruppi armati locali si sarebbero scontrati ad Ain Zara, nei pressi del college militare. Secondo la stessa fonte, alcuni di loro sarebbero rimasti feriti.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/07/18/due-incidenti-tra-le-forze-di-supporto-al-governo-di-tripoli/

Warfalla Tribes in the Eastern Region: We Support the Egyptian initiative to Counter Neo-Ottoman Colonial Ambitions

Social Council of Warfalla Tribes in the Eastern Region issued a statement today, Tuesday, on the current developments in Libya, praIsing Egypt for its stance in protecting Libya from neo-Ottoman colonial ambitions.

(Libya, 23 Jue 2020) – The Social Council of Warfalla Tribes in the Eastern Region issued a statement today on the current situation in Libya. Al Marsad reproduces here in full the English translation of the statement:

Social Council of Warfalla Tribes in the Eastern Region

In the Name of Allah, the Lord of Mercy, the Giver of Mercy

“Help one another to do what is right and good; do not help one another towards sin and hostility.” Allah is Truthful

The Social Council of Warfalla Tribes in the Eastern Region has been closely following the developments in Libya and the machinations and schemes that target it by the neo-Ottoman colonialism brought in by some of our fellow citizens to maintain their positions. This colonizer has been dividing our country, plundering our wealth, and spreading terror and intimidation throughout our homeland. However, they have forgotten that our Libyan National Army, represented by the General Command, commissioned and non-commissioned officers, soldiers and support forces from our great people who have sacrificed their lives, and the entire Libyan people backing them, will never allow them to attain their goals.

Then comes the role of the sisterly and neighbor Arab Republic of Egypt to put an end to the Turks’ recklessness and defend its strategic depth and security as well as Libya’s and Arab national security. Egypt has stated that Sirte and al-Jufra are a red line. This has confirmed the depth of the relationship between Egypt and Libya, and recalled siding with Egypt in the 1973 war.

In light of the above, the Social Council of Warfalla Tribes in the Eastern Region expresses its support for the Egyptian initiative to resolve Libya’s crisis politically. It highly appreciates and supports the statements of President Abdel Fattah el-Sisi, which embodied the extent of the relationship between the Egyptian and Libyan peoples, and the unity of blood, destiny, fraternity, and family relations that connect them. They also highlight the historical affinity of the two countries.

Long live the united Libya and long live Egypt as a supporter of the Arab nation.

Social Council of Warfalla Tribes in the Eastern Region
Issued in Benghazi on 23/06/2020

© Al Marsad English (2020)

Source: https://almarsad.co/en/2020/06/23/warfalla-tribes-in-the-eastern-region-we-support-the-egyptian-initiative-to-counter-neo-ottoman-colonial-ambitions/