L’intervento della Turchia in Libia

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 31.01.2020
Mentre molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un “impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia, il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo all’opposizione le trattative col GNA.


Numerose forze a sostegno dell’Esercito nazionale libico di Qalifa Haftar serravano i ranghi contrastando l’intervento militare della Turchia in Libia. E, mentre i media turchi richiesero il sostegno da Paesi come Tunisia ed Algeria, entrambi si rifiutavano di partecipare al conflitto fornendo alla Turchia supporto logistico per le sue operazioni in Libia. L’Algeria, invece di accordarsi per dare una base alla Turchia, ricorreva alla diplomazia per risolvere il conflitto, evitando lo scontro militare. Sabri Bukadum, Ministro degli Eteri dell’Algeria, conferiva col Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e successivamente con le controparti di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Mali, Niger, Ciad e Francia, tutti con un ruolo, diretto o indiretto, nel conflitto libico. La Tunisia, il Paese chiariva la sua posizione a Erdogan quando vi compì una visita non programmata iil 25 dicembre. Lungi dal convincere la Tunisia ad allearsi ai turchi, la visita rafforzò la neutralità tunisina. Il presidente tunisino Qays Said negò che il suo Paese si fosse allineato a Turchia e governo di Tripoli contro l’Esercito nazionale libico guidato da Qalifa Haftar, confermando che non sarebbe entrata nel “nesso”. Il portavoce del parlamento Rashid Ghanuchi, capo di al-Nahda e amico intimo di Erdogan nella rete dei Fratelli Musulmani, affermò che la Tunisia non partecipa al conflitto libico e potrebbe agire solo come mediatrice.
Ci sono ragioni cruciali per cui gli amici dei turchi si rifiutavano di partecipare al conflitto. La Turchia non solo invia truppe in Libia; ma anche vi trasferisce le sue milizie dalla Siria, un fatto che forse va a suo svantaggio allontanando i suoi amici dal conflitto, che evitano di essere coinvolti in un’altra ”avventura jihadista” turca e la crescente minaccia della diffusione dell’islamismo.

Mentre s’inserisce nel conflitto in Libia, la Turchia aumenterà la dipendenza di Tripoli da Ankara, e la Turchia diverrà inevitabilmente mediatrice nella regione, come in Siria, facendo parte dei processi di pace di Astana e Sochi e continuando a proteggere militarmente i suoi interessi attraverso la presenza militare aperta ad Idlib, dove bandiere turche e ritratti di Erdogan decorano le strade. Tuttavia, anche dopo aver combattuto per anni, il suo intervento in Siria non diede frutti facendo avanzare il sogno dell’impero turco “neo-ottomano”. Di conseguenza, a causa della posizione ancora più debole in Libia e dell’opposizione che affronta da amici e rivali, limiterà ulteriormente la misura che può adottare. Inoltre, anche l’UE non sostiene l’intervento turco. Mentre la Turchia, negli ultimi anni, ha sempre più adottato un approccio in politica estera piuttosto indipendente dalla NATO abbracciando un mondo sempre più polare, non si può dire che parte dei motivi della Turchia non sia contro la Grecia, derubando le zone marittime di un membro dell’UE; perciò la posizione dell’UE contro la Turchia.
Con la Grecia che offre i suoi militari come forza di mantenimento della pace in Libia e la minaccia della Turchia d’intervenire dalla parte del governo dei Fratelli Musulmani, si arriverebbe a una pericolosa escalation, invitando ulteriormente interventi diplomatici esterni e limitando la capacità di manovra della Turchia. Pertanto, l’unico vero vantaggio che la Turchia potrebbe trarre dall’intervento è che avrà molto più voce in capitolo syl risultato del conflitto di quanto non sarebbe altrimenti. Inviando truppe e milizie si creava uno spazio significativo di manipolazione tattica. La sua capacità di cambiare in modo massiccio l’equilibrio del potere a favore di Tripoli, sconfiggendo Haftar, è una possibilità estremamente remota, per non parlare della creazione di un “impero neo-ottomano”.
Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

Agela Algaml presidente del Consiglio sociale Werfalla: “La Libia non ha bisogno di una soluzione esterna”

Di Vanessa Tomassini.

“Ciò che è importante per i cittadini libici che soffrono delle complicazioni delle guerre, in particolare per coloro che sono stati costretti a lasciare le proprie case, è un cessate il fuoco di fatto. E’ importante l’impegno dei partiti nell’annunciare la loro decisione di cessare il fuoco. Crediamo in una soluzione raggiunta dai libici, dalla volontà libica, senza internazionalizzazione o dettatura di Paesi stranieri”. A dirci questo è Agela Algaml, presidente del Consiglio sociale della tribù Werfalla, una delle più grandi in Libia. Algaml parlando del vertice di Berlino ci dice: “Una soluzione che sia motivata dall’interesse libico e non basato sull’accordo e l’armonia degli interessi dei paesi stranieri. In ogni caso, speriamo che Berlino non sia un incontro come Roma e Parigi. Speriamo che riesca a frenare come minimo gli interventi stranieri, e che la Libia venga lasciata ai libici, e che non sarà limitato a coloro che si sono incontrati a Skhirat e nelle asce da combattimento altre volte, poiché un ampio segmento del popolo libico è stato assente a Skhirat ed è stato però gettato dai partecipanti nelle guerre e nel loro flagello”.

-Cosa ne pensa della decisione del presidete turco Recep Tayyip Erdogan di inviare truppe in Libia su richiesta del Governo di Accordo Nazionale?

“Il nostro rifiuto delle interferenze straniere è assoluto e riguarda qualsiasi Paese. La dichiarazione di intervento della Turchia sucita provocazione, condanna e scontro con essa. Tratteremo le truppe turche come forze invasori dei territori libici. Questa è la nostra prima e ultima parola, per quanto riguarda coloro che hanno preso questa decisione, si può dire molto, ad esempio, Erdogan ha potuto procedere verso l’attuazione di questa decisione solo dopo l’approvazione del Parlamento turco, il parlamento libico ha discusso questa domanda e ha presentato la sua approvazione per l’arrivo di queste forze?”.

Nei giorni scorsi è stata avanzata l’idea di una forza d’interposizione Onu a guida italiana in Libia. Come vede un’iniziativa simile?

“Vorremmo che il settimo oggetto venga rimosso dallo Stato libico, anzichè rafforzare la tutela con forze di monitoraggio esterne o internazionali perchè gli interventi codificati si trasformeranno come gli interventi stranieri del 2011”.

Il presidente del Parlamento libico aveva anche chiesto all’Egitto e ad altri Paesi arabi di intervenire. La Libia ha davvero bisogno di un intervento esterno per raggiungere una soluzione?

“La Libia non ha bisogno di un intervento esterno come soluzione, ma non ha bisogno di interferenze esterne da alcuni Paesi perchè questo è il principale problema, che separa e impedisce i comuni denominatori tra i libici divergendo i loro interessi poichè gli interessi nani dei partiti locali ruotano nell’orbita di quei Paesi”.

Qual’è la situazione sul terreno riguardo al processo di riconciliazione?

“La riconciliazione rimane un obiettivo da raggiungere inevitabilmente, non importa quanto gravi siano le crisi, e non importa quale intervento cerchi di renderlo un obiettivo impossibile o fantasioso. Ha i suoi tempi, i suoi strumenti e le sue fasi che lo precedono. Se verrà lasciato ai libici gestire i loro affari lontano da ogni interferenza negativa alla fine ci sarà la riconciliazione, che prevede diverse fasi dalla convivenza alla consegna in giudizio dei detenuti o il loro perdono per le riparazioni e via dicendo”.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/20/agela-algaml-presidente-del-consiglio-sociale-werfalla-la-libia-non-ha-bisogno-di-una-soluzione-esterna/

Moussa Ibrahim: “Siamo contrari alla Conferenza di Berlino, è il gioco del caos”

Di Vanessa Tomassini.

Berlino – Tunisi, 19 gennaio 2019. Mentre vanno avanti proprio in queste ore i colloqui tra il premier del Governo libico di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, e il comandante in capo del Libyan National Army (LNA), Khalifa Haftar, con i capi di Stato e di Governo che li sostengono, abbiamo raggiunto Moussa Ibrahim, politico libico nominato Ministro dell’Informazione nel marzo 2011 da Muammar Gheddafi e portavoce delle forze pro-Gheddafi durante la guerra civile del 2011.

Comment of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokenperson in 2011, to Speciale Libia in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)

“Noi in Libia siamo contrari alla Conferenza di Berlino, perchè crediamo che sia solamente un gioco che l’Occidente sta portando avanti per prolungare la crisi in Libia. L’occidente fa sempre lo stesso gioco, introducendo il caos nel Paese attraverso l’invasione militare o le sanzioni economiche, o attraverso le pressioni politiche, o approfittando del conflitto religioso e tribale. L’occidente ha lavorato per anni per gestire questa crisi per salvare la sua agenda, di egemonia politica e sfruttamento economico. Potete pensare a quello che è accaduto in Iraq, Siria, Somalia, Venezuela e in Libia. E’ lo stesso gioco ovunque. Lo abbiamo chiamato il gioco del caos: introdurre il caos e gestire il caos”. Ha detto Moussa Ibrahim.

Il portavoce del Governo Gheddafi nel 2011 ha aggiunto che “La Conferenza di Berlino non è altro che una tecnica di gestione del caos. L’occidente ha avuto molte altre conferenze negli ultimi anni, in Cairo, in Palermo, a Ginevra, a Skhirat in Marocco. In queste occasioni l’occidente ha sempre proposto democrazia, diritti umani, pace, stabilità, sviluppo economico, ma non le hanno mai consegnate perchè il caos e la fragilità della Libia è ciò che l’occidente vuole. Perchè quando la Libia è debole allora l’occidente può depredare la sua ricchezza nazionale, cioè il gasolio. Può essere sicuro che la Libia non si solleverà mai contro i piani dell’occidente, come ha fatto Gheddafi e il suo Governo per decenni. Può essere sicuro che la liberazione delle correnti come il panifranismo, il panarabismo, che stavano fiorendo sotto Gheddafi per decenni, queste culture non accadranno più in Libia. Quindi l’occidente potrà usare la Libia per estendere la sua influenza nella regione nordafricana, nel bacino mediterraneo, nonchè nella regione africana, considerando che la Libia ha grandi influenze nella profondità del Continente africano”.

Moussa Ibrahim ha sottolineato inoltre, durante il nostro incontro, che “noi del Movimento verde di Resistenza in Libia non saremo soddisfati con questo gioco. La Conferenza di Berlino è solo un altro step in questa direzione caotica. Noi crediamo che la soluzione debba essere intra libica e condotta sul suolo libico, sotto la supervisione dell’Unione Africana perchè noi siamo africani e l’Unione Africana non ha queste agende imperialiste per la Libia. Noi crediamo che localmente in Libia ci sono istituzioni credibili che possono garantire una soluzione come il Libyan National Army, che ha già liberato la maggior parte del territorio libico e la Conferenza tribale che include la maggioranza delle tribù e delle città libiche. Noi abbiamo inoltre un grande numero di politici, la cui maggioranza è d’accordo sui termini di base della negoziazione e del dialogo. L’occidente sa che una soluzione interna è possibile ed ecco perchè sta cercando di prevenirla, prolungando la crisi intervenendo a Tripoli affinchè le milizie islamiste sopravvivvano all’attacco dell’esercito libico ed inventando queste conferenze per allontanare la soluzione e per fare in modo che le cosidette soluzioni arrivino dall’esterno. Noi, cara Vanessa, stiamo resistendo alla Conferenza di Berlino e rifiutiamo qualsiasi soluzione proposta, in quanto non sono proposte genuine e non rappresentano la volontà, le spirazioni e i bisogni del popolo libico”.

Per quanto concerne il ruolo dell’Italia, Moussa Ibrahim, ha dichiarato: “L’Italia è un’altra potenza europea in cerca della ricchezza nazionale libica, in cerca di influenza politica in Libia, e in cerca di competizione con altre potenze europee nell’area del Mediterraneo, inclusi il gas e la questione migratoria nel Mediterraneo. L’Italia ha deciso di stare, e questo è importante che il popolo italiano sappia, con le milizie islamiste, i terroristi veri, che terrorizzano il mondo, gli europei, ovunque, in qualsiasi città e continente e in Europa stessa. Perchè questo è il lato che stava perdendo la battaglia”.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/19/moussa-ibrahim-siamo-contrari-alla-conferenza-di-berlino-e-il-gioco-del-caos/?fbclid=IwAR0xnfx0zk-WyjCszCu_b0hq67HUt09zRFF_kOJ4I_a4B5YOKIE9AGZPsG4

Sirte è libera, la Turchia ed i suoi mercenari saranno sconfitti dall’esercito libico

Al-Marsad, 8 gennaio 2020

Il Dott. Arif Ali Nayad, presidente dell’Istituto libico di studi avanzati (LIAS), commentava la liberazione per mano delll’Esercito nazionale libico (LNA) della città di Sirte in un’operazione che non richiese più di 3 ore per essere completata.
Il Dott. Arif Ali Nayad confermava in un’intervista a Sputnik che la città di Sirte e tutte le aree circostanti erano ora sotto il pieno controllo dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal Feldmaresciallo Qalifa Haftar, affiliato al parlamento libico di Bengasi. Affermava che la rapida liberazione di Sirte era stata incredibile e “risultato di operazioni combinate di terra, mare e aria da parte dell’esercito”. Affermava che l’operazione riuscita fu il culmine di “vaste reti e operazioni d’intelligence oltre ad accordi” con le tribù libiche e le componenti sociali di Sirte, aggiungendo: “Dall’annuncio degli accordi turchi illegali e non validi col governo di accordo nazionale (GNA), tutte le tribù libiche, anche di Sirte, dimostravano enorme sostegno al Parlamento debitamente eletto e all l’Esercito nazionale libico. È il supporto del tessuto sociale oltre la complessa pianificazione delle operazioni combinate che hanno portato alla vittoria completa e decisiva con la totale liberazione di Sirte”. Ciò smentisce certe notizie basate sulla disinformazione del GNA e dei suoi organi di informazione, tra cui alcune pubblicate anche da Sputnik Arabic. Un rapporto diceva che le milizie di Misyrata si raggruppavano pianificando di riconquistare Sirte e richiamando i loro camerati da Tripoli. Nayed dichiarava: “Avevano anche annunciato la chiusura dell’università per convincere gli studenti a mobilitarsi”. Disse che si aspettava che tali tentativi fallissero totalmente perché “la distanza tra Misurata e Sirte è un’area totalmente aperta” agli attacchi aerei dell’Aeronautica del LNA. Informava i misuratini che il massimo che “Misurata può fare ora è difendersi e mi aspetto che le sue milizie si ritirino da Tripoli per l’urgenza di proteggere Misurata”. Ha aggiunto: “Sirte è in buone mani, comprese le aree circostanti, e ora esiste un completo collegamento terrestre tra i territori controllati dal LNA in Oriente, Centro, Sud e Ovest, che aiuta la logistica e fa sì che la presa dell’esercito libico sul territorio della Libia sia del 97%”.
Sulla possibilità che la Turchia mandi forze in Libia, commentava: “Le forze dell’esercito turco non aspettano di venire in Libia. Sono in Libia dagli ultimi sei mesi. Sono principalmente tuttora forze speciali per operazioni con cecchini, sabotaggi e varie altre, oltre ad addestratori per operazioni speciali, esperti di comunicazioni e blocco, di guerra elettronica, operatori di droni o velivoli senza equipaggio”.
Arif Nayed: Erdogan pensa di essere il sultano Abdul Hamid e la Libia una provincia ottomana grazie ai Fratelli Musulmani. Osservava che la Turchia aveva anche inviato terroristi dalla Siria in Libia e questo è ciò di cui il Presidente Putin aveva allertato il mondo diversi mesi prima, aggiungendo che i turchi inviavano terroristi da Idlib, Siria settentrionale e altre regioni, e che erano già a Tripoli. Disse: “In realtà sono arrivati a centinaia, alcuni dicono che sono già oltre un migliaio, ma vengono sistematicamente sconfitti dal ‘LNA” e che alcuni siti davano già la morte di alcuni dei terroristi siriani attualmente in Libia. Nayad espresse rammarico per il fatto che la Turchia esportasse tali terroristi in Libia invece di esportare materiali da costruzione e forniture vitali, e notava che sarebbero stati “sistematicamente sconfitti, come tutti i terroristi prima ad est furono sconfitti a Bengasi, Darna e nel sud, e lo saranno di nuovo a Tripoli e dintorni”. Il presidente del LIAS continuava l’affondo alla Turchia senza mezzi termini: “L’arrogante piano della Turchia di riconquistare la Libia e di recuperare la colonia ottomana è destinato al fallimento”. Aveva detto che la resistenza all’imperialismo turco spingeva il movimento popolare in Libia con tribù e abitanti di città, paesi e oasi a manifestazioni numerose. E questo, aggiungeva, era anche combinato col rifiuto regionale da Egitto, Grecia, Cipro, Italia e Francia. Nayad ringraziava i russi per la loro posizione e per aver rifiutato di partecipare al complotto turco, aggiungendo di aver apprezzato il sostegno della Russia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che impediva qualsiasi tentativo di minare il LNA o tentare di accusarlo di qualsiasi cosa. Dichiarava: “Abbiamo fiducia che la dinamica regionale sia alla base del parlamento e del suo esercito debitamente eletto in Libia e del governo ufficiale e unico legittimo della Libia guidato dal Primo Ministro Abdullah Thani e riteniamo che il piano turco sia destinato al fallimento”.
Sulle celebrazioni degli abitanti di Sirte, Nayad dichiarava: “Ciò che è accaduto in Sirte liberata è un buon indicatore di ciò che accadrà a Tripoli liberata. Già scuole ed ospedali vengono riaperti, la polizia è ovunque. Il ministero degli Interni ha effettivamente pil controllo di tutte le strade e dei luoghi chiave. Si è già passati da operazione militare ad operazione di polizia. Adesso c’è totale sicurezza in città”. Sulle misure prese dal governo libico di Abdullah al-Thini per riportare la normalità a Sirte, dichiarava: “Il governo della Libia guidato da Abdullah al-Thini ha già ordinato un comitato di emergenza per l’attuazione dei servizi di base dal pane alle medicine, filtrare l’acqua, per tutto ciò che è necessario alla popolazione e mantenere la rete elettrica e delle comunicazioni. Questo riuscito coordinamento tra le forze di liberazione militari e la governance di governo e forze di polizia è esemplare, e prevediamo di vedere molto presto esattamente lo stesso risultato a Tripoli con lo sforzo concertato del popolo libico e il sostegno del tessuto sociale della Libia, compresi i giovani della stessa Tripoli”.
Il presidente dell’Istituto per gli studi avanzati della Libia concluse l’intervista aggiungendo: “Tutto il tessuto sociale e i notabili di Sirte si sono riuniti annunciando pubblicamente il saluto all’esercito libico e il parlamento libico e al governo legittimo di Sirte, impegnandosi a sostenerli nell’armonia sociale, nella sicurezza e nel benessere di tutti gli interessati. Questa dinamica tra parlamento, governo, esercito e tessuto sociale è la chiave del successo cui abbiamo appena assistito a Sirte e sarà la chiave del successo a Tripoli e nel 3% rimanente fuori dalla Libia”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da: http://aurorasito.altervista.org/?p=9762&fbclid=IwAR1mnbm8886P0DI8OIpOXfMJg0X0qaRnVD6KZyG_wZ8May8PTjatakP1ayE

Abu Zaid Dorda: Either We Support the LNA or Let Turkish Invaders Occupy Our Country

Abu Zaid Omar Dorda, the former General Secretary of the People’s Committee of Libya (Prime Minister), and former Chief of the External Security Service (ESC) during the late Muammar Gaddafi’s era, said that when he was heading the ESC during Gaddafi’s rule in 2011, he received highly sensitive intelligence information which stated that there was a conspiracy against Libya, which would be implemented through militant organizations whose elements returned to the country before and during the early days of the Arab Spring, and spread destruction, ruin, havoc, killing and theft throughout the country.

Abu Zaid Omar Dorda, one of the most prominent officials of the Gaddafi government, was imprisoned in the wake of an armed uprising against long-time Libyan leader in 2011 which culminated in the overthrow and killing of the former Libyan leader Muammar Gaddafi. Dorda had been released for medical reasons by the Attorney General Bureau in Libya early last year.

In a televised speech broadcasted by Libya Now TV, Dorda accused the Chairman of the Government of National Accord (GNA), Fayez al-Sarraj of siding with the Turks at the expense of the interests of the Libyan people because of his Turkish origins. He said he had documents to prove such allegations. The former spy chief said that Fayez al-Sarraj has requested Turkish military support because he would feel more comfortable with the Turks than any other foreign backers since he has ancestry that binds him with the Turks.

On an inspection visit to Al-Hadaba prison one day by Fayez al-Sarraj, Abu Zaid Dorda discovered that Sarraj “does not know what is going on around him and he carries out the instructions he receives by phone.”

Dorda said that the continuation of Fayez al-Sarraj and the Muslim Brotherhood in the governance of the country means the destruction of the country and its capabilities. He challenged Sarraj to provide a definition of the meaning of the civil state he is talking about “while militias steal the clothes of prime ministers from hotels,” said Dorda.

Dorda accused the GNA of being a government of illegal operatives for Ankara, acting as a caretaker for Turkish interests. He claimed that during the period of his incarceration after the fall of the Gaddafi government, he saw many senior bankers imprisoned who told him that they have been approached by prison wards for information on how to transfer funds and open accounts in Turkey to support Erdogan’s regime after the false-flag coup d’etat attempt in 2016, as he put it. He said that “these operatives pillaged the country” to save the Turkish economy and the Lira which suffered considerable depreciation vis-à-vis negotiable world currencies.

He pointed out that the Libyan institutions, at home and abroad, are controlled by the Muslim Brotherhood, and called for the purge of these establishments and the eradication of the roots of the Muslim Brotherhood.

Referring to some of the Gaddafi loyalists, Dorda said “anybody who has a problem with Khalifa Haftar can choose not to work with him, but he must come up with a solution.” He indicated that the Turkish intervention is not just against Field Marshal Haftar and the Libyan National Army only but against all Libyans.

He noted that the Muslim Brotherhood wants Libya to be a treasury house for its transnational agenda to consolidate Turkey’s influence in the country and the entire region. He said that the morale of the militias in Tripoli was collapsing and there is no longer anything but exploitation and aggression by Erdogan.

Dorda said that Khaled al-Sharif, the LIFG member who was the former chief of the prison where he was serving his sentence, forced the personnel and inmates at Al-Hadaba prison to pack ammunition and weapons to transport them from Tripoli to the radical organizations in Benghazi and Derna, while the allocations that were given to him by the government were transferred to Turkey.

In his televised speech, Dorda called for an interim national flag; a flag with a white background and at its centre the image of Omar Mukhtar, the legendary Libyan freedom fighter who led the resistance movement in Cyrenaica, Libya, during the era of the Italian fascist colonization in Libya.

Dorda said that Libyans could later decide on their national flag after they formally voted on a constitution that would unite all the components of the country. He called on the Field Marshal Khalifa Haftar not to close the door to those who were called revolutionaries and were not involved in crimes against Libyans.

Concluding his speech, the former Chief of the External Security Service urged the Tripoli residents to protect their neighbourhoods and their streets and safeguard the LNA since its advance towards the capital is solely to liberate the city from the militias and protect them from an imminent Turkish occupation.

Al Marsad

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/01/06/abu-zaid-dorda-either-we-support-the-lna-or-let-turkish-invaders-occupy-our-country/

PFLP: Message to the Descendants of Omar Mukhtar – Resist Turkish Intervention

Popular Front for The Descendants of Omar Mukhtar: Resist western and Turkish intervention in Libya, protect your wealth and the unity of your country.

https://pflp.ps/thumb/290x290/uploads//images/8f77972771a1b9ad8fcbab19d24dee1a.jpgThe Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) condemned the blatant Western and Turkish intervention in Libya, calling on the brotherly Libyan people to protect their homeland and wealth and to preserve the unity of their country from this external interference, and to resist it together.

The Front stressed that the Turkish decision to bring Turkish troops to Libya is dangerous, targets the territorial integrity of Libya, will deepen the situation of division and continued fighting within Libya, as well as further Turkish colonial objectives and ambitions, especially in the Mediterranean, and its desire to explore for gas and oil fields near the Libyan coast.

The PFLP is confident that the descendants of the great mujahedeen Omar al-Mukhtar, a beacon for the nation and the free world, are able to overcome all adversity and triumph over the reactionary forces of plunder, colonialism.

The Front stressed that the image of the Libyan people, which was rebuilt in the memory of the Arab people and the conscience of humanity, has always been linked to the confrontation with colonialism, pointing out that this image is now targeted to distort the history and civilization of this brotherly people, which requires resistance to all forms of external interventions aimed at maintaining conflict inside Libya.

The Front stressed the need for Libya to remain stable and its people to be well, as this will positively impact on the issues and interests of our Arab nation, especially the Palestinian issue, which Libya regards as a Libyan national issue, so everyone hopes that Libya will emerge from its crisis more powerful to resume its national role in defending the interests of the Arab nation and in supporting the Palestinian resistance until the liberation of Palestine.

Popular Front for the Liberation of Palestine

Central Information Service

6-1-2020

Libyan National Army Frees Libyan City of Sirte, After 9+ years Suffering Under Terrorist Militias VIDEO

Submitted by JoanneM on

The Libyan town of Sirte, home of the Ghadafi tribe was destroyed by NATO in 2011 using banned white phosphorus bombs and depleted uranium cluster bombs. After the destruction of Sirte, the terrorist mercenaries brought into Libya by the US/NATO/UN, took the town, stole everything that was left by going house to house and began using the city as their terrorist headquarters.

The legitimate Libyan people left behind in Sirte after NATO have suffered for the last 9+ years under the occupation of the terrorist mercenary militias. They controlled by force, roamed the streets with weapons and did not allow normal functions of the city to return.

Finally after almost 10 years of criminal occupation, the Libyan Peoples army (LNA) fully supported by all the great tribes of Libya has freed Sirte of the criminal occupation. The video below was taken in Sirte today as the people celebrate their freedom from terrorist occupation.

All over Libya, Libyans are celebrating because this is one of the FINAL steps required to take their country back from the GNA illegitimate regime of the Muslim Brotherhood in Tripoli. This regime was appointed by the UN without authority of the Libyan people and was sneaked into Libya by sea at night in 2015. Once they touched the ground in Tripoli the UN recognized them as the legitimate Libyan Government, giving them the authority to steal, control, arrest and basically destroy Libya. This UN puppet of the Muslim Brotherhood had a 2 year mandate that ran out almost 3 years ago. It holds it place only by force of terrorist mercenary militias supplied by Turkey and Qatar. Both of these countries are puppets of the Muslim Brotherhood.

Just a warning, much of what you will see reported in the lame-stream media is propaganda. They are using word-smithing in an attempt to portray that Sirte has been taken by some illegal rebel force. They have tagged the Libyan National Army with such terms as “rebel groups”, “Haftar’s groups”, “gangs of the east” , “strongman Haftar” and other typical slurs. These are intentional misrepresentations and the continuing of the dirty game that has been played against the legitimate Libyan people since forever. The real criminals are running the illegitimate regime of the GNA in Tripoli (full of nepotism and theft) using their radical terrorists militias paying them with stolen Libyan money, never mind doing any governmental activities that would help the Libyan people.

The other point that you will see them address is that the terrorist militias occupying Sirte had rousted out all the ISIS forces that had been in Sirte in the past. This is true but won’t they don’t say is that the terrorist militias who fought ISIS were just as bad as ISIS and the only reason they fought ISIS was to maintain or regain their criminal control over Sirte.

The Libyan National Army is a REAL army it is not a group of rebels, it is made up of great Libyan patriots who are willing to give their lives to free their country of the terrorist disease that has infected it since 2011.

Today is a day of celebration for Libya, we stand with them and praise the good lord that he has given Libya back one of their most beloved cities.

La Libia e la Turchia si spartiscono il Mediterraneo, sfidando l’Unione europea e l’Egitto

Il governo fantasma di Tripoli e la Turchia firmano accordi di cooperazione sugli idrocarburi offshore, ai danni di Cipro, Grecia, Egitto e Israele

[2 Dicembre 2019]

Il 30 novembre, la delegazione della Grecia che stava assistendo all’inaugurazione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline (TANAP), il gasdotto che porterà il gas del giacimento azero di Shah Deniz dal Mar Caspio in Italia e in Europa, ha abbandonato la cerimonia dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che entrerà in vigore l’accordo tra Turchia e Libia sul confine marittimo e che sarà applicato in tutte le sue disposizioni. La delegazione greca presente all’inaugurazione del TANAP era guidata dal vice-ministro dell’ambiente e dell’energia Dimitris Ikonomu che dopo aver definito provocatorie le dichiarazioni di Erdogan ha spiegato: «Ero lì come rappresentante del governo greco su questo tema molto concreto: il gasdotto TANAP sarà connesso al gasdotto transadriatico TAP. Era la ragione della nostra partecipazione all’inaugurazione. Quando Erdogan ha affrontato dei problemi scollegati con l’inaugurazione del gasdotto e ha evocato la Grecia in maniera provocatoria, ho giudicato giusto andarmene. I turchi mi hanno chiesto perché stavo andando via ed ho spiegato loro che non potevo restare dopo una tale dichiarazione».

Erdogan aveva dichiarato che la Turchia non fermerà le prospezioni e le trivellazioni al largo di Cipro e nella Zona economica esclusiva (Zee) di Cipro, che considera come area turca perché di fronte a Cipro Nord, lo Stato etnico turco auto-dichiaratosi indipendente nel 1983, dopo l’invasione militare turca del 1974, e che é riconosciuto solo da Ankara. Secondo Erdogan, sono i diritti dei turco-ciprioti allo sfruttamento di quei giacimenti hoffshore ad essere violati e, quindi, la Turchia «agisce nel quadro del diritto internazionali». E ha aggiunto: «Crisi e vociferazioni non costringeranno la Turchia a evacuare le sue navi».
In seguito, il ministero degli esteri della Grecia ha definito Erdogan «Il principale violatore del diritto
Dopo i colloqui tra Erdogan e il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez Sarraj a Istanbul,. la Libia e la Turchia hanno firmato due memorandum d’intesa sulla sicurezza e la cooperazione marittima. Secondo un comunicato della presidenza turca «Erdogan ha discusso con Sarraj della situazione in atto in Libia e in altre questioni regionali in una riunione che è durata per più di due ore» e ha ribadito il sostegno della Turchia al governo libico di Tripoli contro il generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar – il capo della Libyan National Army (LNA) che sta assediando e bombardando da mesi la capitale libica e che occupa gran parte del Paese – di Haftar, confermando che «Non esiste una soluzione militare al conflitto libico».
Il ministro degli interni del governo libico di Tripoli, Fathi Bashagha, «I memorandum d’intesa includono formazione, scambio di competenze e promozione dei sistemi di sicurezza, oltre alla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata», mentre il ministro degli esteri Mohammed Sayala ha rivelato che «Il protocollo d’intesa marittimo mira a proteggere i diritti legittimi dei due Paesi nelle rispettive zone economiche. Questo protocollo d’intesa contribuirà alla protezione della sovranità libica sul Mediterraneo».
In realtà, con l’accordo Serraj e Erdogan (ri)definiscono come vogliono loro i confini delle acque territoriali. Come fa notare l’agenzia iraniana Pars Today, «La delimitazione non è nota, ma protestano Egitto e Grecia, già in contrasto con Ankara sulle trivellazioni a sud di Cipro», facendo notare che l’accordo «potrebbe complicare le controversie di Ankara sullo sfruttamento energetico con gli altri Paesi dell’area».
La Turchia non ha specificato come siano stati delineati i limiti delle acque turche e libiche. Negli anni scorsi la Libia aveva riconosciuto unilateralmente di propria pertinenza le acque attualmente corrispondenti alla zona search and rescue (SAR), cosa che quando ci provò Gheddafi gli costò i primi bombardamenti statunitensi.
Secondo il ministro degli Esteri turco. Mevlut Cavusoglu, «Questo significa proteggere i diritti della Turchia derivanti dal diritto internazionale».
L’accordo firmato tra il governo fantasma di Tripoli (sostenuto dall’Italia e dalla comunità internazionale) è stato duramente criticato da Grecia, Cipro, Israele ed Egitto, Per il regime del Cairo, stretto alleato di Ḥaftar, l’accordo è completamente illegale, mentre per la Grecia, è geograficamente assurdo perché ignora non solo la sovranità di Cipro, ma addirittura la presenza dell’isola greca di Creta tra le coste della Turchia e della Libia.
Pars Today fa notare che «A pochi giorni dal Med, la conferenza per il dialogo fra i paesi mediterranei, che avrà inizio il 5 dicembre e che vedrà, tra gli altri la presenza del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, la situazione della Turchia si va sempre più complicando ed è probabile che il summit di Roma, dove sono attesi anche il ministro degli esteri del governo di accordo nazionale libico, Mohamed Taher Siala e l’omologo turco Cavusoglu, servirà a sciogliere i nodi di questa trama sempre più complessa. La disputa sulla Continental Shield ha lasciato Ankara alla ricerca di alleati nella regione. I nuovi accordi firmati mercoledì dal presidente turco Tayyip Erdogan e Fayez al-Serraj, il capo del governo di Tripoli assediato dall’esercito ribelle del generale Haftar, segnano un’importante alleanza destinata a far schierare i Paesi della Ue, che di recente hanno varato un pacchetto di sanzioni economiche nei confronti della Turchia per le trivellazioni a sud di Cipro».
Infatti, si tratta di un vero e proprio schiaffo in faccia sferrato all’Unione europea e di una provocazione verso il nostro governo che appoggia Sarraje che, attraverso il gasdotto TAP è coinvolto anche economicamente in tutta questa faccenda.
Il 15 luglio il Consiglio dei ministri dell’Ue aveva deciso che. «Alla luce delle attività illegali di trivellazione della Turchia, protratte nel tempo e anche nuove, di sospendere i negoziati sull’accordo globale sul trasporto aereo e aveva convenuto di non tenere, per il momento, il consiglio di associazione né ulteriori riunioni dei dialoghi ad alto livello tra l’Ue e la Turchia». Aveva inoltre approvato la proposta della Commissione Ue di «ridurre l’assistenza preadesione alla Turchia per il 2020 Il Consiglio aveva anche deciso che l’alto rappresentante e la Commissione dovessero proseguire i lavori su opzioni in vista di misure mirate». E aveva invitato la Banca europea per gli investimenti a riesaminare le sue attività di prestito in Turchia, in particolare per quanto riguarda le attività di prestito garantite da titoli di Stato.
Nelle sue conclusioni il Consiglio deplorava che, «Nonostante i ripetuti inviti dell’Unione europea a cessare le sue attività illegali nel Mediterraneo orientale, la Turchia prosegua le trivellazioni nelle acque territoriali cipriote. Il Consiglio ha ribadito il grave impatto negativo immediato che tali azioni illegali hanno nell’ambito delle relazioni Ue-Turchia. Ha chiesto ancora una volta alla Turchia di astenersi da tali azioni, di agire in uno spirito di buon vicinato e di rispettare la sovranità e i diritti sovrani di Cipro conformemente al diritto internazionale».
In precedenza i ministri degli esteri dell’Ue avevano approvato sanzioni contro la Turchia contro l’esplorazione di giacimenti di idrocarburi nella Zona economica esclusiva di Cipro dove operavano le navi trivellatrici turche Yavuz e Fatih.
Il 10 ottobre al Cairo si è tenuto il settimo incontro tripartito consecutivo del vertice Cipro-Grecia-Egitto, che hanno visto la partecipazione del presidente di Cipro Nicos Anastasiades, del presidente dell’Egitto Abdel Fattah el-Sisi e del primo ministro della Grecia Kyriakos Mitsotakis. Allora Sisi aveva spiegato: «abbiamo discusso dell’escalation e degli sviluppi in Medio Oriente derivanti da azioni unilaterali che mirano a disturbare e turbare la stabilità dei Paesi della regione. Abbiamo sottolineato che la sicurezza e la stabilità sono una priorità strategica per tutti noi, che è necessario un coordinamento comune e che senza di essa non possiamo godere dei frutti del processo della cooperazione tripartita». Riferendosi al problema di Cipro, il presidente egiziano ha sottolineato «Il sostegno del nostro Paese per le azioni intraprese dal governo di Cipro e per una soluzione pacifica del problema di Cipro».
Anastasiades aveva aggiunto. «Sulle questioni energetiche, che sono uno dei pilastri fondamentali del meccanismo tripartito, abbiamo ribadito la nostra forte volontà di rafforzare la nostra cooperazione attraverso una serie di nuovi accordi per lo sfruttamento e trasporto di gas naturale. Ho informato i due leader sugli ultimi sviluppi in merito al problema di Cipro (…) perché le ultime azioni inaccettabili della Turchia e l’intenzione di condurre esercitazioni esplorative all’interno dei lotti riconosciuti e autorizzati come della Repubblica di Cipro a livello internazionale, non solo inquinano il clima e aumentano le tensioni, ma costituiscono anche una palese violazione dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro e del diritto internazionale (…) Ho informato i miei interlocutori che siamo determinati a esaurire tutti i mezzi diplomatici a nostra disposizione per far cessare le violazioni turche e affinché ci sia pieno rispetto per l’esercizio senza ostacoli dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro. Le azioni unilaterali e inaccettabili della Turchia, sono molto lontane da questi principi, mentre allo stesso tempo costituiscono una minaccia per la più ampia stabilità, pace e sicurezza nel già tumultuoso Mediterraneo orientale. In questo contesto, siamo certi che, in momenti così critici, avremo il forte sostegno e la solidarietà, come già abbiamo, della comunità internazionale e dell’Unione europea».
Il premier greco Mitsotakis ha espresso tutto il sostegno della Grecia «per trovare una soluzione giusta e praticabile al problema di Cipro. Una soluzione sulla base di una federazione bi-zonale, bi-comunitaria, in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite e senza truppe di occupazione e senza garanzie ed è per questo che noi, tutti e tre i Paesi, siamo a favore della ripresa dei colloqui sull’isola. Cipro, Egitto e Grecia, abbiamo tutti condannato categoricamente le azioni illegali della Turchia nelle zone marittime di Cipro, che mancano di rispetto al diritto internazionale e incitano a una sterile tensione, mentre abbiamo anche condannato il comportamento provocatorio della Turchia nell’Egeo che è anche contro il diritto internazionale e le relazioni di buon vicinato. Ho anche presentato queste problematiche al Segretario di Stato americano che era in visita ad Atene. E vale la pena registrare le sue due chiare posizioni ufficiali: sia a favore della protezione che della sicurezza nazionale della Grecia sia contro le esercitazioni illegali nella zona economica esclusiva cipriota e nel lotto 7. Abbiamo discusso in particolare dell’annuncio delle intenzioni di azioni a Varosha che violano le chiare decisioni del Consiglio di sicurezza e, naturalmente, il fatto che la Turchia stia procedendo con l’ennesimo atto illegale nel mare che non solo rientra nella zona economica esclusiva cipriota, ma è stato delimitato ed è stato concesso in licenza a società europee».
Ma dopo le ultime dichiarazioni di Erdogan gli Usa hanno fatto sapere che non hanno niente in contrario all’accordo turco-libico. Evidentemente, come è suo costume, Trump ha cambiato idea.
Invece, il 17 e 18 ottobre l’Ue ha ribadito «piena solidarietà a Cipro per quanto riguarda il rispetto della sua sovranità e dei suoi diritti sovrani, in conformità del diritto internazionale, e ha invitato la Commissione e il servizio europeo per l’azione esterna a presentare proposte relative a un quadro di misure restrittive». E ha ricordato e riaffermato «Le precedenti conclusioni del Consiglio e del Consiglio europeo, comprese le conclusioni del Consiglio europeo del 22 marzo 2018 e del 20 giugno 2019, contenenti una ferma condanna delle continue azioni illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale». Il Consiglio ha espresso «seria preoccupazione per le attività illegali di trivellazione della Turchia nel Mediterraneo orientale» e ha deplorato che la Turchia non avesse ancora risposto ai ripetuti inviti dell’Unione europea a cessare tali attività.
L’11 novembre il Consiglio Ue ha adottato «un quadro di misure restrittive in risposta alle attività di trivellazione non autorizzate della Turchia nel Mediterraneo orientale. Il quadro consentirà di sanzionare le persone o entità responsabili o coinvolte nelle attività di trivellazione non autorizzate nel Mediterraneo orientale in cerca di idrocarburi. Le sanzioni prevedono: «Il divieto di viaggio nell’Ue e il congelamento dei beni per le persone e il congelamento dei beni per le entità. Sarà inoltre fatto divieto alle persone ed entità dell’UE di mettere fondi a disposizione di persone ed entità inserite nell’elenco. Il quadro di misure restrittive consente di sottoporre a sanzioni: 1. persone o entità responsabili delle attività di trivellazione connesse alla ricerca e alla produzione di idrocarburi non autorizzate da Cipro nel suo mare territoriale o nella sua zona economica esclusiva (ZEE), oppure sulla sua piattaforma continentale. Tali attività di trivellazione includono, nei casi in cui la ZEE o la piattaforma continentale non sia stata delimitata in conformità del diritto internazionale, le attività suscettibili di compromettere od ostacolare il raggiungimento di un accordo di delimitazione. 2. persone o entità che forniscono alle suddette attività di trivellazione sostegno finanziario, tecnico o materiale. 3. persone o entità ad esse associate».
Come risposta l’Unione europea ha avuto le provocatorie e tracotanti dichiarazioni di Erdogan e del governo fantocci libico che sta in piedi solo grazie ad aiuti di Paesi dell’Unione europea, a partire dall’Italia.

Preso da:  http://www.greenreport.it/news/energia/la-libia-e-la-turchia-si-spartiscono-il-mediterraneo-sfidando-lunione-europea-e-legitto/

Erdogan si accorda coi fratelli musulmani libici sul petrolio greco

Andreas Mountzouroulias, FRN 28 novembre 2019
Nuovi dettagli sono emersi dopo l’accordo di Ankara-Tripoli. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan incontrava Fayaz al-Saraj del governo dei fratelli musulmano libici ad Ankara. L’incontro durò 2 ore e pochi dettagli emersero inizialmente per ovvie ragioni. Una dichiarazione turca sull’incontro menzionava solo: “Abbiamo firmato col governo di Tripoli un protocollo d’intesa su sicurezza e cooperazione militare, mentre allo stesso tempo abbiamo firmato un protocollo d’intesa sul mare, derivante dal diritto internazionale”, senza citare esattamente quale diritto internazionale, in quanto non esiste un diritto internazionale a sostegno delle affermazioni di Erdogan. I media turchi, interamente controllati da Erdogan, continuano il caso. Darebbe essere un accordo a due che va approvato da altri Paesi per legittimarsi, ma con tali mosse i turchi creano un clima di ostilità nel Mediterraneo orientale. E non va dimenticata la lettera di Ankara alle Nazioni Unite, che annulla difatti le zone economiche esclusive greche e cipriote.


Cosa dicono i turchi: “Ieri è stato concluso un accordo storico ad Ankara che ha posto fine all’occupazione della Grecia nel Mediterraneo. Per 15 anni, Atene e Nicosia hanno operato illegalmente, ma l’accordo Ankara-Tripoli pone fine alle ambizioni di questi Paesi. Con questo accordo, blocchiamo la futura firma di una ZEE da parte della Grecia”. Vi erano persino riferimenti a Creta dai turchi. La cosa strana, come si vede dalle mappe, è il riferimento a Imia, o Kardak, come la chiamano i turchi. Qualcosa di speciale è stato pianificato dai turchi, la situazione odora di conflitto!
“Di comune accordo, il tentativo della Grecia d’invadere il Mediterraneo andrà in rovina, mentre Turchia e Libia acquisiranno potere marittimo a sud di Creta e nei dintorni di Cipro”, aveva detto un giornale pro-Erdogan, aggiungendo che “a seguito degli sviluppi nel Mediterraneo orientale diventa ancora più urgente la necessità di delimitare le zone marittime tra Turchia e Libia”.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

SIRIA, CURDI E TURCHIA: professionismo russo e dilettantismo tedesco

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La confusa situazione fra Siria , Turchia, USA e Curdi avvia ad una conclusione, o almeno questo sembra secondo gli ultimi accordi fra le parti intercorsi martedì scorso a Soci, nella Russia meridionale. Cerchiamo di riassumere il tutto in poche righe significative:

  • Il presidente turco Recep Erdogan e quello russo(Valdimir Putin hanno concordato nella definizione di un’area di sicurezza di 10 km al confine turco-siriano. Questa zona dovrà essere smilitarizzata e sarà pattugliata da unità miste Russo-turche;
  • non ci sarà nessuna spinta al separatismo dei curdi in Siria, che potrebbe influenzare ed accentuare quello dei curdi in Turchia. Ricordiamo che l’accordo fra Curdi e Siriani prevede una forma di autonomia del Kurdistan siriano, ma autonomia non è indipendenza.
  • comunque le forze curde, confluite nel SDF o quelle dell YPG non potranno trovarsi entro 30 km dal confine turco.

In questa situazione i turchi da un lato controllano ancora diverse sacche in Siria, come si può vedere  dalla seguente immagine:

Inizialmente Assad ha protestato affermando che questa soluzione era , per lui, una mezza truffa: alla fine una fetta di territorio rimaneva sotto controllo turco, anche se condiviso con in russi. D’altro canto però, per la prima volta, rientra in possesso della parte nord orientale del paese, sino al confine con l’Iraq, e disarma le milizie curde che, anzi, entrano a far parte, anche se indirettamente, del suo esercito,come 5 brigata assalto, sotto comando russo.
I turchi iniziano ad espellere i profughi siriani, rimandandoli indietro nella fascia occupata anche per costruire un cuscinetto con i curdi siriani. Non potevano avere di più senza entrare in uno scontro diretto con i russi. nello steso tempo le milizie filoturche hanno provveduto a massacrare un po’ di capi dei partiti curdi indipendentisti, il vero obiettivo di Ankara, che parla di alcune centinaia di “Terroristi” uccisi.
Nel frattempo fra i 100 ed i 500 militanti dell’ISIS  di origine straniera, moltoi europea (Francesi, Belgi, Tedeschi , Inglesi in testa) sono fuggiti dai capi di prigionia in cui li tenevano i curdi quando gli europei si sono rifiutati di riprenderseli indietro. Sul tema ci sono state forti dispute legali nel Regno Unito ed in  Germania.
I sconfitti sono i Curdi che, con l’accordo con Assad e con i russi sono riusciti , per lo meno, a limitare i danni. Incredibile come, nell’arco di pochi giorni, siano passati dalla protezione degli americani a quella dei russi, ma non avevano altra strada quando Trump ha deciso di non proteggere più la frontiera con la Turchia e di ritirarsi I leader non hanno potuto far altro che minimizzare i danni. Non arriveranno mai al grado di autonomia dei Curdi Iracheni, al limite dell’indipendenza perfino autodichiarata, ma almeno sopravviveranno. Gli americani attualmente tengono ancora alcune posizioni in Siria, ed anzi hanno rafforzato le proprie posizioni attorno ai pozzi petroliferi siriani, una mossa mirata più contro i russi che contro l’ISIS.
Nel dramma della situazione vi è anche qualcuno che riesce a porre un tocco di commedia. Il ministro della difesa e leader della CDU, Anne Kramp-Karrenbauer, è uscita con un’idea , che perfino sta cercando di portare avanti, e che sta mettendo la Germania in grande imbarazzo. La politica vorrebbe creare un’area do protezione  al confine fra Turchia e Siria sotto controllo di forze dell’ONU. Peccato che :

  • non abbia l’appoggio completo del proprio governo;
  • sia visto con estremo scetticismo dalla Turchia;
  • nessuno voglia realmente impegnarsi nell’operazione;
  • nessun paese europeo vuole seriamente mandare truppe nell’area in question

Un piano campato per aria che è diventato l’ennesimo boomerang politico per il governo tedesco e che rivela la superficialità con cui vengono affrontati certi temi in Germania. Qualsiasi altro governo, prima di uscire allo scoperto, avrebbe cercato di costruire un minimo di consenso internazionale, ma la AKK si è mossa come se fosse naturale che gli altri paesi volessero mandare truppe nel difficile settore siriano. In realtà a parte la Russia, che agisce in accordo con la Siria, la Turchia, che è confinante, e gli USA, che intendono proteggere i propri interessi diretti, nessuno vuole impantanarsi in quella difficile palude.

Preso da: https://scenarieconomici.it/siria-curdi-e-turchia-professionismo-russi-e-dilettantismo-tedesco/