In Ucraina vivaio Nato di neonazisti

Il sequestro di un arsenale di armi da guerra a Torino sconfessa clamorosamente chi dubita della persistenza della rete stay behind italiana, Gladio. La rete di neonazisti che operano di concerto con l’Alleanza Atlantica contro la Russia è operativa in Ucraina.

| Roma (Italia)

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Proseguono le indagini sui moderni arsenali scoperti in Piemonte, Lombardia e Toscana, di chiara matrice neonazista come dimostrano le croci uncinate e le citazioni di Hitler trovate insieme alle armi. Resta però senza risposta la domanda: si tratta di qualche nostalgico del nazismo, collezionista di armi, oppure siamo di fronte a qualcosa di ben più pericoloso? Gli inquirenti – riferisce il Corriere della Sera – hanno indagato su «estremisti di destra vicini al battaglione Azov», ma non hanno scoperto «nulla di utile». Eppure vi sono da anni ampie e documentate prove sul ruolo di questa e altre formazioni armate ucraine, composte da neonazisti addestrati e impiegati nel putsch di piazza Maidan nel 2014 sotto regia Usa/Nato e nell’attacco ai russi di Ucraina nel Donbass.


Va chiarito anzitutto che l’Azov non è più un battaglione (come lo definisce il Corriere) di tipo paramilitare, ma è stato tasformato in reggimento, ossia in unità militare regolare di livello superiore.
Il battaglione Azov venne fondato nel maggio 2014 da Andriy Biletsky, noto come il «Führer bianco» in quanto sostenitore della «purezza razziale della nazione ucraina, impedendo che i suoi geni si mischino con quelli di razze inferiori», svolgendo così «la sua missione storica di guida della Razza Bianca globale nella sua crociata finale per la sopravvivenza».
Per il battaglione Azov Biletsky reclutò militanti neonazisti già sotto il suo comando quale capo delle operazioni speciali di Pravy Sektor. L’Azov si distinse subito per la sua ferocia negli attacchi alle popolazioni russe di Ucraina, in particolare a Mariupol. Nell’ottobre 2014 il battaglione fu inquadrato nella Guardia nazionale, dipendente dal Ministero degli interni, e Biletsky fu promosso a colonnello e insignito dell’«Ordine per il coraggio». Ritirato dal Donbass, l’Azov è stato trasformato in reggimento di forze speciali, dotato dei carrarmati e dell’artiglieria della 30a Brigata meccanizzata. Ciò che ha conservato in tale trasformazione è l’emblema, ricalcato da quello delle SS Das Reich, e la formazione ideologica delle reclute modellata su quella nazista. Quale unità della Guardia nazionale, il reggimento Azov è stato addestrato da istruttori Usa e da altri della Nato.
«Nell’ottobre 2018 – si legge in un testo ufficiale – rappresentanti dei Carabinieri italiani hanno visitato la Guardia nazionale ucraina per discutere l’espansione della cooperazione in differenti direzioni e firmare un accordo sulla cooperazioe bilaterale tra le istituzioni». Nel febbraio 2019 il reggimento Azov è stato dislocato in prima linea nel Donbass.
L’Azov è non solo una unità militare, ma un movimento ideologico e politico. Biletsky – che ha creato nell’ottobre 2016 un proprio partito, «Corpo nazionale» – resta il capo carismatico in particolare per l’organizzazione giovanile che viene educata, col suo libro «Le parole del Führer bianco», all’odio contro i russi e addestrata militarmente. Contemporaneamente, Azov, Pravy Sektor e altre organizzazioni ucraine reclutano neonazisti da tutta Europa (Italia compresa) e dagli Usa. Dopo essere stati addestrati e messi alla prova in azioni militari contro i russi del Donbass, vengono fatti rientrare nei loro paesi, mantenendo evidentemente legami con i centri di reclutamento e addestramento.
Ciò avviene in Ucraina, paese partner della Nato, di fatto già suo membro, sotto stretto comando Usa. Si capisce quindi perché l‘inchiesta sugli arsenali neonazisti in Italia non potrà andare fino in fondo. Si capisce anche perché coloro che si riempono la bocca di antifascismo restano muti di fronte al rinascente nazismo nel cuore dell’Europa.

Fonte
Il Manifesto (Italia)

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Ex agente CIA rivela come gli ‘studenti’ venezuelani vengono addestrati al golpe

Sabina Becker
News of the Restless
mar, 25 mar 2014 07:32 UTC
Raúl Capote

© Revista Chávez Vive
Raúl Capote

Chi è quest’uomo e perché la CIA lo teme? Pensavano che fosse uno dei loro, e poi si scopre che è proprio il contrario. E ora sta rivelando tutto. Continuate a leggere:

Raúl Capote è un cubano. Ma non un cubano qualsiasi. In gioventù, è stato raggiunto dalla Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti. Gli hanno offerto un’infinita quantità di denaro per cospirare contro Cuba. Ma poi è successo qualcosa di inaspettato per gli Stati Uniti. Capote, in realtà, lavorava per la sicurezza nazionale cubana. Da quel momento in poi, servì come doppio agente. Scoprite la sua storia, attraverso un’intervista esclusiva con Chávez Vive, che ha rilasciata all’Avana:

Domanda: In che modo sei stato coinvolto in queste attività?

È cominciato con un processo di molti anni, diversi anni di preparazione e di acquisizione. Ero a capo di un movimento studentesco cubano che, a quel tempo, diede origine ad un’organizzazione, l’Associazione Culturale dei Fratelli Saiz, un gruppo di giovani creatori, pittori, scrittori, artisti. Ho lavorato in una città della Cuba centro-meridionale, Cienfuegos, che aveva caratteristiche di grande interesse per il nemico, perché era una città in cui all’epoca si stava costruendo un importante polo industriale. Stavano costruendo un centro elettrico, l’unico a Cuba, e c’erano molti giovani che vi lavoravano. Per questo motivo, era anche una città che aveva molti giovani ingegneri laureatisi in Unione Sovietica. Stiamo parlando degli ultimi anni ’80, quando c’era quel processo chiamato Perestroika. E molti ingegneri cubani, che arrivarono a Cuba in quel periodo, si laurearono da lì, erano considerati persone che erano arrivate con quell’idea di Perestroika. Per questo motivo, era un territorio interessante, dove c’erano molti giovani. E il fatto che io fossi un leader giovanile di un’organizzazione culturale, che si occupava di un importante settore degli ingegneri interessati alle arti, divenne di interesse per i nordamericani, che cominciarono a frequentare gli incontri a cui partecipammo. Non si sono mai identificati come nemici, o come funzionari della CIA.

D: Si presentavano in molti, o era sempre la stessa persona?

Diversi. Non si sono mai presentati come funzionari della CIA, né come persone che erano venute a causare problemi o altro.

D: E chi credi che fossero?

Si presentavano come persone che venivano ad aiutare noi e il nostro progetto, e che avevano la capacità di finanziarlo. Che avevano la possibilità di realizzarlo. La proposta, in quanto tale, suonava interessante perché, ok, un progetto nel mondo letterario richiede che tu conosca un editore, che tu abbia relazioni editoriali. È un mercato molto complesso. E sono venuti a nome degli editori. Quello che è successo è che, durante il processo di contatto con noi, quello che volevano veramente è diventato abbastanza evidente. Perché una volta che hanno preso contatto, una volta che hanno iniziato a frequentare i nostri incontri, una volta che hanno iniziato a promettere finanziamenti, sono arrivate le condizioni per essere finanziati.

D: Quali condizioni hanno richiesto?

Ci hanno detto: Abbiamo la capacità di mettere i mercati a vostra disposizione, di mettervi sui mercati dell’editoria o arte o film o altro, ma abbiamo bisogno della verità, perché quello che vendiamo sul mercato è l’immagine di Cuba. L’immagine di Cuba deve essere realistica, di difficoltà, di quello che sta succedendo nel paese. Vogliono insultare la realtà di Cuba. Quello che chiedevano è di criticare la rivoluzione, basata su linee di propaganda anti cubana, che loro hanno fornito.

D: Quanto era grande il portafoglio di queste persone?

Sono venuti con una quantità infinita di denaro, perché la fonte del denaro, ovviamente, abbiamo scoperto nel tempo da dove proveniva. Per esempio, c’era USAID, che era il grande fornitore, l’appaltatore generale di questo bilancio, che convogliava il denaro attraverso le ONG, molte delle quali inventate proprio per Cuba. Erano ONG che non esistevano, create esclusivamente per questo tipo di lavoro a Cuba, e stiamo parlando di migliaia e migliaia di dollari. Non lavoravano con piccoli budget. Per fare un esempio, un tempo mi hanno offerto diecimila dollari, solo per includere elementi di propaganda anti cubana, nel romanzo che stavo scrivendo.

D: Di che anni stiamo parlando?

Attorno al 1988-89.

D: Quante persone avrebbero potuto essere contattate da queste persone, o catturate?

In realtà, il loro successo non durò a lungo, perché a Cuba c’era una cultura di confronto totale con questo tipo di cose, e la gente sapeva molto bene che c’era qualcosa dietro quella storia di loro che volevano “aiutarci”. Non era niente di nuovo nella storia del paese e, per questo motivo, è stato molto difficile per loro arrivare dove eravamo. In un determinato momento, intorno al 1992, abbiamo tenuto una riunione, tutti i membri dell’organizzazione, e abbiamo deciso di espellerli. Non potevano più partecipare alle nostre riunioni. Abbiamo allontanato quelle persone, che stavano già arrivando con proposte concrete, assieme ai loro aiuti economici condizionati che ci proponevano. Quello che è successo è che al momento abbiamo fatto questo, e li abbiamo respinti, li abbiamo espulsi dalla sede dell’associazione, ma poi hanno iniziato a focalizzarsi. Hanno cominciato a visitare me, in particolare, e anche altri compagni, i giovani. Con alcuni di loro ci sono riusciti, o dovrei dire, sono riusciti a far uscire anche alcuni di loro dal paese.

D: Che tipo di profilo cercavano, più o meno, se qualche tipo di profilo può essere specificato?

Volevano, soprattutto in quel momento, presentare Cuba come una terra nel caos. Che il socialismo a Cuba non era riuscito a soddisfare i bisogni della popolazione, e che Cuba era un paese che il socialismo era approdato in assoluta povertà, e che, come modello, non piaceva a nessuno. Questa era la chiave di ciò che stavano perseguendo, soprattutto in quel momento.

D: Per quanto tempo sei stato un agente della CIA?

Siamo stati coinvolti in questa storia fino al 1994. Perché nel 1994 sono andato all’Avana, sono tornato nella capitale e qui, nella capitale, ho iniziato a lavorare per l’Unione dei lavoratori culturali, un sindacato che rappresentava gli operatori culturali della capitale, e sono diventato ancora più interessante per loro, perché sono arrivato a dirigere – da capo di un’organizzazione giovanile con 4.000 iscritti, a dirigere un sindacato con 40.000 iscritti, proprio all’Avana. E poi, diventa molto più interessante. I contatti sono seguiti. In quel periodo apparve una professoressa di una nuova università che giunse con la missione di dare il via alla produzione della mia opera letteraria, di diventare la mia rappresentante, di organizzare eventi.

D: Puoi dirci il suo nome?

No, perché hanno usato uno pseudonimo. Non hanno mai usato nomi veri. E quel tipo di lavoro, che mi promuoveva come scrittore, era quello a cui erano molto interessati, perché volevano convertirmi in una personalità in quel mondo. Promuovermi ora, e compromettermi con loro in modo indiretto. E poi, nel 2004, è arrivata all’Avana una persona molto conosciuta in Venezuela, Kelly Keiderling. Kelly è venuta all’Avana per lavorare come capo dell’Ufficio Stampa e Cultura. Hanno organizzato un incontro. Hanno organizzato un cocktail party, e a quella festa ho incontrato 12 funzionari nordamericani, nordamericani ed europei. Non erano solo nordamericani. Tutte persone con esperienza, alcune anche all’interno dell’Unione Sovietica, altre che avevano partecipato alla formazione e alla preparazione del popolo jugoslavo, alle Rivoluzioni dei colori, ed erano molto interessate ad incontrarmi. Kelly mi è diventata molto vicina. Cominciò a prepararmi. Cominciò a istruirmi. Cominciai a ricevere da lei una formazione molto solida: La creazione di gruppi alternativi, gruppi indipendenti, l’organizzazione e la formazione di animatori giovanili, che non hanno partecipato ai lavori delle nostre istituzioni culturali. E questo è stato nel 2004-5. Kelly è praticamente scomparsa dalla scena nel 2005-2006. E quando ho iniziato a lavorare, mi ha messo in contatto diretto con i funzionari della CIA. Presumibilmente, ero già impegnata con loro, ero pronta per la prossima missione, e mi hanno messo in contatto con Renee Greenwald, un funzionario della CIA, che lavorava direttamente con me, e con un uomo di nome Mark Waterhein, che era, all’epoca, il capo del Progetto Cuba, della Fondazione Panamericana per lo Sviluppo.

Quest’uomo, Mark, oltre a dirigere il Progetto Cuba, aveva un legame diretto con Cuba, in termini di finanziamento del progetto antirivoluzionario, oltre ad essere coinvolto nel lavoro contro il Venezuela. Vale a dire, era un uomo che, insieme a gran parte del suo team di funzionari di quel famoso progetto, lavorava anche contro il Venezuela in quel momento. Erano strettamente connessi. A volte ci volle molto lavoro per capire chi stava lavorando con Cuba, e chi non lo era, perché molte volte si sono intrecciati. Per esempio, c’erano venezuelani che venivano a lavorare con me, che lavoravano a Washington, che erano subordinati della Fondazione Panamericana e della CIA, e sono venuti a Cuba per addestrare anche me e per portare provviste. Da lì nacque l’idea di creare una fondazione, un progetto chiamato Genesi.

La genesi è forse il modello, come idea, di molte delle cose che accadono oggi nel mondo, perché Genesi è un progetto rivolto ai giovani universitari di Cuba. Stavano facendo qualcosa di simile in Venezuela. Perché? L’idea era quella di convertire le università – che sono sempre state rivoluzionarie, che hanno prodotto rivoluzionari, da quelle da cui sono venuti molti dei rivoluzionari di entrambi i paesi – e convertirle in fabbriche per reazionari. Allora, come si fa? Facendo leader. Che cosa hanno cominciato a fare in Venezuela? Hanno inviato studenti in Jugoslavia, finanziati dall’Istituto Repubblicano Internazionale (IRI), finanziato dall’USAID e dall’Istituto Albert Einstein, e li hanno inviati, in gruppi di dieci, con i loro professori.

D: Ha i nomi dei venezuelani?

No, stiamo parlando di centinaia di persone inviate. Ho parlato con il professore, ho guardato un gruppo e ho seguito l’altro. Perché lavoravano a lungo termine. Lo stesso piano era in atto anche contro Cuba. Genesi ha promosso, con l’università, un piano di borse di studio per la formazione di studenti leader e professori cubani. Il piano era molto simile. Inoltre, nel 2003, hanno preparato qui, all’Avana, un corso nella Sezione di Interessi degli Stati Uniti, che si chiamava “Deporre un leader, deporre un dittatore”, che si basava sull’esperienza di OTPOR nel destituire Slobodan Milosevic dal potere. E questa era l’idea, all’interno dell’università cubana, di lavorare a lungo termine, perché questi progetti richiedono sempre molto tempo per ottenere un risultato. Per questo motivo, hanno iniziato presto anche in Venezuela. Credo anche io – non ho prove, ma credo che in Venezuela sia iniziato prima del governo Chávez, perché il piano di convertire le università latinoamericane, che sono sempre state fonti di processi rivoluzionari, in università reazionarie, è più vecchio del processo venezuelano [bolivariano], per invertire la situazione e creare una nuova destra.

D: La CIA lavorava solo a Caracas?

No, in tutto il Venezuela. In questo momento, Genesi ha un piano di borse di studio per creare leader a Cuba. Essi forniscono borse di studio agli studenti delle grandi università nordamericane, per formarli come leader, con tutte le spese pagate. Pagano i loro costi, forniscono borse di studio complete. Stiamo parlando del 2004-5 qui. Era molto ovvio. Poi, quei leader ad un certo punto ritornano all’università. Sono studenti. Vanno a finire la loro carriera. Quei leader, quando terminano la loro carriera studentesca, continuano a svolgere diversi lavori, con varie possibilità, come ingegneri, come laureati in diversi settori della società cubana, ma ce ne sono altri che continuano a preparare costantemente altri leader all’interno dell’università. Una delle missioni più importanti dei dirigenti universitari è stata quella di occupare la leadership delle principali organizzazioni giovanili dell’università. Nel caso di Cuba, stiamo parlando dell’Unione della Gioventù Comunista e della Federazione degli Studenti Universitari. Cioè, non si trattava di creare gruppi paralleli a quel tempo, ma di diventare i leader delle organizzazioni già esistenti a Cuba. Inoltre, per formare un gruppo di leader nelle strategie del colpo di stato “morbido”. Cioè, formare persone al momento opportuno per iniziare le famose “rivoluzioni colorate” o “guerre non violente”, che, come ben sapete, non hanno nulla a che fare con la non violenza.

D: Cosa stavano cercando in un professore, per catturare il loro interesse?

I professori sono molto semplici. Identificare i professori universitari scontenti con le istituzioni, persone frustrate, perché ritenevano che l’istituzione non garantiva loro nulla, o non riconosceva i loro meriti. Se erano più anziani, ancora meglio. Non hanno mai fatto differenze però. Cerca le persone anziane, così puoi sceglierle. Se invii un piano di borse di studio, o lo invii e, prima di tutto, gli fai ricevere un invito a partecipare ad un grande congresso internazionale di una certa scienza, e poi ti saranno eternamente grati, perché sei stato tu a scoprire il loro talento, che non è mai stato riconosciuto dall’università. Allora quell’uomo che hai mandato a studiare all’estero, se sei della sua università, e lo fai partecipare ad un grande evento, e gli pubblichi le sue opere, e gli costruisci un curriculum. Quando quella persona torna a Cuba, torna con un curriculum enorme, perché ha partecipato ad un evento scientifico di primo ordine, ha superato i corsi delle grandi università, e il suo curriculum arriva fino alle stelle, allora l’influenza che potrebbe avere nell’università sarà maggiore, perché potrebbe essere riconosciuto come una figura di spicco nella sua specialità, anche se in pratica potrebbe essere un ignorante qualunque.

D: Quanto erano efficaci questi adescamenti, il genere di missioni che sono venuti a compiere quaggiù?

Nel caso di Cuba, non hanno ottenuto grandi risultati. In primo luogo, perché c’era una ragione più importante, perché ero io quello che dirigeva il progetto e, in realtà, non ero un agente della CIA, ero un agente della sicurezza cubana, e così, l’intero progetto è passato attraverso le mie mani, e loro pensavano che sarei stato io quello che l’avrebbe eseguito. E il piano passava sempre attraverso il lavoro che ero in grado di fare, e quello che facevamo era rallentarlo il più possibile, sapendo subito cosa era stato pianificato. Ma basti pensare che, come obiettivo del loro piano, stavano calcolando il momento in cui le figure storiche della Rivoluzione sarebbero scomparse. Stavano pensando ad un mandato di cinque o dieci anni, in cui Fidel sarebbe scomparso dalla scena politica, compreso Raúl e i leader storici della nazione. Questo era il momento che stavano aspettando, e quando ciò avvenne, io dovevo lasciare l’università, con tutto il sostegno della stampa internazionale e delle ONG, dell’USAID e di tutte le persone che lavoravano intorno al denaro della CIA, e che sarebbe nata un’organizzazione che si sarebbe presentata alla luce del pubblico, come alternativa a ciò che la Rivoluzione stava facendo. Questo è quello che sarebbe successo con la Fondazione Genesi per la Libertà.

D: Cos’è questa Fondazione?

La Genesis Foundation for Freedom doveva avere un percorso, apparentemente rivoluzionario, ma l’idea era quella di confondere il popolo. L’idea era di dire di essere rivoluzionari, che quello che volevano era fare cambiamenti nel governo, ma, quando si tratta di pratica, quando si arriva all’essenza del progetto, quando ci si chiede “Qual è il progetto” il discorso era, e il progetto era, esattamente lo stesso di quello della tradizionale destra. Perché i cambiamenti che hanno promosso sono stati gli stessi che la destra, da molto tempo, promuove nel paese. In pratica, hanno quasi avuto la loro grande opportunità, secondo i loro criteri, nel 2006, quando è apparsa in televisione la notizia che Fidel, per motivi di salute, si stava ritirando dalle sue responsabilità governative, e hanno sempre detto che la Rivoluzione Cubana sarebbe morta quando Fidel fosse morto. Poiché la Rivoluzione era Fidel, e il giorno in cui Fidel non ci fosse stato più, morendo o lasciando il governo, il giorno dopo la Rivoluzione sarebbe caduta. E hanno calcolato che ci sarebbero stati scontri interni, che ci sarebbe stato malcontento con questo o quello. Calcoli che non so da dove li hanno presi, ma ci hanno creduto. E in quel momento credevano che fosse giunto il momento di agire.

D: Parliamo del 2006. Qual era il piano?

Mi hanno chiamato automaticamente. Ci siamo conosciuti, io e il capo della CIA, qui all’Avana. Anche i funzionari diplomatici si sono presentati, e uno di loro mi ha detto che stavamo per organizzare una provocazione. Organizzeremo una rivolta popolare in un quartiere centrale dell’Avana. Ci sarà una persona che inizierà a protestare in nome della democrazia, e eseguiremo un gruppo di provocazioni, in luoghi diversi, in modo tale che le forze di sicurezza cubane saranno costrette ad agire contro queste persone, e più tardi inizieremo una grande campagna stampa e inizieremo a spiegare come tutto questo funzionerà. La parte interessante di tutto ciò, che ha attirato la mia attenzione, è stata questa: Come era possibile che un funzionario della Sezione di Interessi degli Stati Uniti potesse avere il potere di rivolgersi ai principali media, e che quelle persone obbedirebbero con tale servilismo? Si trattava davvero di attirare l’attenzione. L’idea era – e gliel’ho anche detto – che quello che mi state dicendo è semplicemente folle. Quest’uomo che mi hai menzionato, chiamato Alci Ferrer – il ragazzo che hanno scelto, un giovane agente, un medico – lo hanno scelto per essere il capofila della rivolta. Ho detto loro che quel tizio non avrebbe fatto muovere nessuno. Nessuno si alzerà nel centro dell’Avana. La data scelta non era altro che il compleanno di Fidel! E io dissi: “Guarda, amico, se quell’uomo, in quel giorno, decide di andare a fare proclami, o di iniziare una sorta di rivolta nel bel mezzo dell’Avana, la gente risponderà duramente. È anche possibile che possano ucciderlo. Perché, come hai potuto metterlo in un umile quartiere operaio per iniziare quelle cose, la gente del posto….E mi ha detto, al massimo, la cosa migliore che potesse accadere per noi è se uccidono quell’uomo, sarebbe perfetto, e mi hanno spiegato cosa sarebbe successo. Tutto quello che doveva fare era provocare. Sarebbero andati in strada e ci sarebbe stato uno scontro. Se ciò accadesse, la stampa farebbe il resto, e mi hanno detto che stiamo per iniziare una grande campagna mediatica per dimostrare che a Cuba c’è il caos, che Cuba è ingovernabile, che a Cuba, Raúl non è in grado di tenere le redini del governo, che la popolazione civile viene uccisa, che gli studenti vengono repressi in strada e la gente in strada, che la polizia commette crimini. Che somiglianza con il Venezuela! Non è una coincidenza. È così.

D: E quindi, cosa doveva succedere in quelle circostanze?

Una volta che l’opinione pubblica fosse stata plasmata, e tutti i media si fossero occupati di costruire quell’immagine, il mondo intero avrebbe dovuto avere l’immagine di Cuba come un grande disastro, e che stanno uccidendo la gente, che li stanno uccidendo tutti. Poi, la mia organizzazione doveva portare a termine il compito finale.

D: Qual era il lavoro ultimo da eseguire?

Ebbene, era di raccogliere la stampa internazionale, in qualità di professore universitario, e come scrittore, e come leader di quell’organizzazione, sarei uscito pubblicamente per chiedere al governo degli Stati Uniti di intervenire a Cuba, per garantire la vita dei civili e per portare pace e tranquillità al popolo cubano. Parlare al Paese a nome del popolo cubano. Provate a immaginare!

Quel piano è andato in frantumi e gli è crollato addosso. Non ha dato loro alcun risultato, ma, come si è potuto vedere in seguito, il modo in cui è andata la guerra in Libia e il modo in cui è stata organizzata. Più dell’80% delle informazioni che abbiamo visto, sono state fabbricate. Stessa cosa in Siria, e hanno fatto lo stesso in Ucraina. Ho avuto l’opportunità di conversare con un sacco di ucraini, dal momento che erano nelle basi. Persone a favore di unirsi con l’Europa. Ho cercato di parlare con loro in quei giorni. Cercando di scoprire come si svolgono questi processi. E sono rimasti sorpresi dalle immagini che sono state trasmesse in tutto il mondo. Quello che è successo a Miami, e lo hanno detto loro stessi, ma noi abbiamo mai protestato lì, ma quelle cose che appaiono in TV, che era un gruppo, o meglio, c’erano settori, c’erano luoghi dove c’erano gruppi di destra, di estrema destra, dove c’erano incidenti di quel tipo, e dove bruciavano cose, ma la maggior parte delle manifestazioni non avevano quelle caratteristiche. O che questa sia, ancora una volta, la ripetizione di quello schema dove si arriva ad utilizzare qualsiasi mezzo di comunicazione di massa.

D: I rapporti tra la CIA e le ambasciate, nelle rispettive nazioni, sono quindi molto diretti?

Sì, completamente diretti. In ogni ambasciata dell’America Latina, tutte le ambasciate statunitensi hanno funzionari della CIA, che lavorano al loro interno, utilizzando la facciata dei funzionari diplomatici.

D: Da quello che sai, c’è una maggiore presenza della CIA nella regione?

Beh, ad un certo momento, l’Ecuador era una grande potenza in quanto aveva una forte concentrazione di membri CIA, e, naturalmente, il Venezuela, perché nel 2012, quando ho partecipato alla Fiera del Libro di Caracas, tutte quelle persone che avevano lavorato con me contro Cuba, tutti i funzionari della CIA, compresa Kelly Keiderling, erano a Caracas in quel momento. E io ero in un programma televisivo, su VTV, dove abbiamo parlato di questo argomento, facendo molta attenzione, perché stavamo parlando di due paesi che hanno relazioni. Non è il caso di Cuba, o meglio, Cuba non ha relazioni con gli Stati Uniti. Questo è un nemico dichiarato. Ma stavamo parlando di funzionari che avevano relazioni diplomatiche, ed è stato molto difficile farlo, senza avere prove concrete da presentare. Tuttavia, l’intervista è avvenuta, e la denuncia è stata fatta di quello che stava succedendo. Kelly Keiderling è un’esperta in questo tipo di guerra. Non ho il minimo dubbio. Quando si segue l’itinerario che ha fatto, nei paesi dove è stata, tirando poi le somme con la mia esperienza in quel tipo di conflitto.

Ha visitato una serie di paesi del mondo dove si sono verificate situazioni molto simili, come quello che ha cercato di fare in Venezuela. E quando si analizza il Venezuela, e quello che è successo oggi e il modo in cui ha agito, penso che in Venezuela, la caratteristica che è stato che sono stati tremendamente aggressivi nella manipolazione delle informazioni. Tremendamente aggressivi. Al punto in cui si dice che è un errore, perché ci sono immagini che ovviamente non provengono dal Venezuela. Ne ho vista una molto famosa, in cui appare un soldato con un giornalista, con una macchina fotografica, sono coreani. È un’immagine dalla Corea. Sono asiatici. Non sembrano affatto venezuelani. Anche le uniformi che indossano. Sono stati molto aggressivi con quell’immagine che ha proiettato nel mondo quello che stava succedendo in Venezuela. La maggior parte della gente del mondo, questa immagine è quella che stanno vedendo, di quello che stanno cercando di dire.

D: Loro controllano i media. Conoscete qualche caso di qualche giornalista che è stato, come avete visto direttamente, conosciuto o sconosciuto, insomma, che avete ritrovato all’interno del processo di formazione?

No.

D: La CNN, per esempio?

No, c’era un tizio che aveva molti legami con me all’epoca, che serviva come collegamento per incontrare un funzionario della CIA, Antony Golden, della Reuters. Ma, va bene, era un elemento indipendente da Reuters. La CNN è sempre stata molto legata a tutte queste cose. La CNN, fin dai suoi primi momenti di funzionamento, soprattutto quest’ultimo passo, e soprattutto, CNN en Español, è stato uno strumento indispensabile per queste persone, ma il problema è che bisogna capire una cosa: per capire cosa sta succedendo, e per poter fare una campagna, bisogna capire che oggi non c’è un’emittente televisiva che agisce da sola. Ci sono i conglomerati, e i conglomerati della comunicazione – chi li dirige? Perché, ad esempio, Time Warner e AOL, e tutte quelle grandi aziende di comunicazione – TV via cavo, TV cinematografica, TV in generale – chi è il capo, alla fine? Qui è Westinghouse, lì è General Electric. Gli stessi che costruiscono aerei da guerra, la stessa industria statunitense delle armi, le stesse persone che sono i proprietari di reti televisive, studi cinematografici, pubblicazioni, editori di libri. Quindi, gli stessi che producono aerei da guerra, il biscotto che mangerai di notte, che ti presenta un artista, sono gli stessi che governano i giornali di tutto il mondo. A chi rispondono queste persone?

D: Quando vedi quello che sta succedendo in Venezuela, e lo confronti con quello che hai fatto qui [a Cuba], che conclusione puoi trarre?

È una nuova strategia, che stanno sviluppando sulla base dell’esperienza che hanno avuto in tutto il mondo, ma vedo, ne sono convinto, che hanno ottenuto risultati solo quando le persone in quei luoghi non sostengono la rivoluzione. Ce l’hanno fatta con Milosevic, perché Milosevic era un leader jugoslavo la cui immagine era caduta lontano, grazie alle cose accadute in Jugoslavia. Lo stesso è accaduto in Ucraina, perché Yanukovych era un uomo con pochissimo sostegno popolare, e ha dato risultati in altri luoghi dove i governi avevano scarso sostegno popolare. Ovunque vi sia un governo legittimo, un governo solido e persone disposte a difendere la rivoluzione, il piano ha fallito.

D: E in quale fase entrano quando il piano fallisce?

Continueranno a lavorarci, continueranno a perfezionarlo. Noi siamo il nemico. Cioè, Venezuela, Cuba, tutto quello che succede in America Latina come alternativa. Siamo i dissidenti del mondo. Viviamo in un mondo dominato dal capitalismo. Dove domina quel nuovo modo di essere capitalista, tanto che ora non si può nemmeno chiamarlo imperialista, è qualcosa di nuovo, qualcosa che va ben oltre quello che gli studenti del marxismo hanno scritto nella storia anni fa. È qualcosa di nuovo, di nuovo, di nuovo. È un potere, praticamente globale, delle grandi transnazionali, di quelle megalopoli che hanno creato. Quindi, noi siamo il nemico. Presentiamo un progetto alternativo. La soluzione che il mondo ci propone non è questa. Noi sappiamo come farlo, e Cuba, il Venezuela, i paesi ALBA, hanno dimostrato che si può fare, che uno o due giorni in più non sono niente. La rivoluzione cubana esiste da 55 anni e, con la volontà politica, ha ottenuto risultati che il governo degli Stati Uniti, con tutti i soldi del mondo, non è stato in grado di fare. Questo è un cattivo esempio.

E l’ho detto ai miei studenti: Riuscite a immaginare che gli Indignati in Spagna, le migliaia e milioni di lavoratori senza lavoro in Spagna, che i greci, che tutte quelle persone in tutto il mondo, sanno quello che stiamo facendo? Riuscite a immaginare che queste persone conoscano chi è Chávez? O chi è Fidel? O delle cose che stiamo facendo qui? O delle cose che stiamo facendo con così poche risorse, solo la volontà di fare la rivoluzione e condividere la ricchezza? Cosa succederà al capitalismo? Quanto durerà ancora il capitalismo, che deve spendere miliardi di dollari, ogni giorno, per costruire la sua immagine e ingannare la gente? Cosa succederebbe se la gente sapesse chi siamo veramente? Che cos’è veramente la Rivoluzione cubana e cos’è la Rivoluzione venezuelana? Perché, se hai parlato con uno spagnolo e gli hai chiesto di Chávez, e lui ti dà una terribile opinione di Chávez, perché è quello che hanno costruito nella sua mente. E incontri un disoccupato che ti dice che Chávez è un cattivo ragazzo, perché i media lo hanno convinto di questo, ma se queste persone sapessero come stanno realmente le cose! Quindi non possono permettere che nemici così formidabili come noi continuino a rimanere dove sono.

D: Dal punto di vista della sovranità nazionale del nostro popolo, come possiamo fermare la CIA? Abbiamo già parlato della coscienza del popolo, che è fondamentale in questo tipo di azioni, ma, nel concreto, come è possibile prevedere il lavoro della CIA? Cosa si può fare? Quali raccomandazioni avete?

Penso a una cosa che Chávez ha detto, e che Fedl ha sempre detto, che è la chiave per sconfiggere l’impero, e che è l’unità. Non è uno slogan, è una realtà. È l’unico modo che hai per sconfiggere un progetto come questo. Un progetto che viene dai Servizi Speciali e dal capitalismo. Lo si può fare solo con l’unità del popolo.

D: Parliamo anche dei civili militari?

Sì, unità in tutti i sensi. Unità basata sulla diversità, nelle persone, ma unità come nazione, unità come un progetto. Laddove le persone sono divise, c’è un’altra realtà.

D: Dove devono concentrarsi? In quale area devono concentrare le forze per difenderci da questo tipo di azioni, questo tipo di attacchi?

L’esercito da sconfiggere è il popolo. Credo che l’esperienza cubana l’abbia insegnato molto. Ci sono esperienze nel mondo che la contraddistinguono molto chiaramente. Cosa è successo nel mondo, quando il popolo non è stato protagonista in difesa della Rivoluzione? E quando il popolo è stato protagonista, cosa è successo? E c’è il caso di Cuba. Siamo riusciti a sconfiggere la CIA e l’impero milioni di volte, perché il popolo è stato protagonista.

D:La CIA utilizza i database dei social network, e cose del genere, per definire i propri piani?

Sono loro i padroni. Sono loro i padroni di tutto questo. Bene, ci sono le denunce di Snowden e tutto quello che è venuto fuori da Wikileaks, e tutte quelle cose che non sono più un segreto per nessuno, perché lo sospettavamo, ed è stato dimostrato. È stato dimostrato che i server, Internet, sono loro. Tutti i server del mondo, alla fine, finiscono nei server dei nordamericani. Sono la madre di Internet, e tutte le reti e i servizi sono controllati da loro. Hanno accesso a tutte le informazioni. E non esitano a registrarle. Facebook è un database straordinario. La gente mette tutto su Facebook. Chi sono i tuoi amici? Quali sono i loro gusti, quali film hanno visto? Cosa consumano? Ed è una fonte di informazioni di prima mano..

D: Sei stato in contatto con Kelly Keiderling, dopo quello che è successo in Venezuela?

No, non ho avuto contatti con lei. Non so quale fosse la sua destinazione finale, dopo quello che è successo (è stata espulsa dal Venezuela per aver incontrato e finanziato i terroristi).

D: Con l’esperienza che ha, fino a che punto è riuscita a penetrare in Venezuela e nelle università venezuelane?

Sono certo che è andata molto lontano. È un agente molto intelligente, molto ben preparato, molto capace e molto convinto di quello che sta facendo. Kelly è una persona convinta del lavoro che sta facendo. È convinta della correttezza, dal suo punto di vista, di ciò che sta facendo. Perché è una rappresentante incondizionata del capitalismo. Perché viene dall’élite del capitalismo. È organica alle azioni che sta compiendo. Non c’è contraddizione di alcun tipo. E, sulla base dell’esperienza del suo lavoro, delle sue capacità, sono sicuro che è riuscita ad andare molto lontano, e ha dato continuità ad un lavoro che non è solo per ora, è un lavoro che continuerà a fare per molto tempo, per invertire il processo nelle università venezuelane. Quello che sta succedendo è che qualsiasi punto si possano raggiungere, a lungo termine, questo è ciò che rivelerà il processo bolivariano, nella misura in cui la gente è consapevole di ciò che potrebbe accadere. Se quella destra fascista diventa incontrollabile, potrebbe tornare al potere.

D: Che tipo di persona che ha contatti, che può raggiungere la gente, come essere attivista in un movimento, potrebbe essere raggirata dalla CIA?

Li troveranno, proveranno in tutti i modi. Se è un giovane e un leader, cercheranno di conquistarli per i loro interessi. Dobbiamo formare i nostri leader. Non possiamo lasciare tutto questo alla spontaneità, non possiamo lasciarlo al nemico. Quindi, se li lasciamo al nemico, quelli sono spazi che il nemico occuperà. Qualsiasi progetto alternativo che lasciamo incustodito, qualsiasi progetto alternativo di cui non ci rendiamo conto della necessità di avvicinarci, ovvero un progetto che il nemico cercherà, con tutti i mezzi, di sfruttare. Utilizzare l’enorme quantità di denaro che hanno, che non ha limiti, in termini di risorse da utilizzare, perché stanno giocando con il futuro e, soprattutto, i giovani sono la chiave.

Il bello è che i giovani sono il presente dell’America Latina. La rivoluzione latinoamericana che c’è, che è ovunque, è dei giovani. In caso contrario, va bene, non avrà mai risultati, e se si riesce a far pensare diversamente i giovani, se si riesce a far credere a questi giovani che il capitalismo selvaggio è la soluzione a tutti i loro problemi, allora non ci sarà nessuna rivoluzione per l’America Latina. È semplice.

Traduzione eseguita dall’autore.

Così possiamo vedere che lo stesso schema che si sta attualmente riproducendo in Venezuela, esattamente parallelo a quello di Cuba. La CIA non era al di sopra di un piccolo sacrificio umano allora, e non lo è ancora oggi. Poi, fu questo sfortunato compagno di nome Alci Ferrer, che molto probabilmente sarebbe stato ucciso se Raúl Capote non avesse parlato per informarli che il piano era folle, che non poteva funzionare. Ora, in Venezuela, è Leopoldo López… o sarebbe stato, se le autorità venezuelane – sì, lo stesso gruppo di bolivariani che odia a morte – non gli hanno salvato la vita informandolo del complotto per sacrificarlo e non prendendolo in custodia prima che ciò potesse accadere. La CIA era perfettamente disposta a prendere il suo dispendiosamente caro ed educato e gettarlo in pasto ai cani. E poi avrebbero dato la colpa a tutti i bolivariani, così come sicuramente avrebbero dato la colpa della morte prevista di Alci Ferrer ai castristi di Cuba. Questa è la parte più nauseante di tutto questo: Hanno denaro e risorse infinite per educare qualsiasi “leader” che si preoccupino di coltivare, e sono ancora perfettamente disposti a lasciare che quella persona muoia, se in qualche modo può essere ancora utile a promuovere i loro piani perversi.

E, naturalmente, vediamo molti sospetti già noti che emergono dalla lavorazione: USAID, l’IRI, e gli stessi agenti della CIA operanti in Venezuela che hanno cercato di corrompere Raúl Capote a Cuba. Sorprenderebbe qualcuno vedere le stesse persone che hanno corrotto la Serbia, la Croazia, ecc. ora al lavoro in Ucraina? O per lo meno, le stesse connessioni e strategie fasciste: Perché gli stessi hanno effettivamente provato prima, in Bolivia nel 2009, e hanno fallito. Evo e i suoi parlamentari sono ancora vivi, grazie a qualche buona sparatoria da parte della polizia federale locale, e a un’indagine che ha portato alla luce mercenari che non solo si sono addestrati nei Balcani, ma sono venuti da lì, vi avevano combattuto negli anni ’90… e che erano abbastanza esperti, o almeno così pensavano i loro addestratori, per trasformare la Bolivia in un’altra ex Jugoslavia.

E sarebbe sorprendente vedere come il finanziamento di quei mercenari ex-balcanici provenisse dalle casse della CIA, attraverso il cosiddetto ambasciatore in Bolivia, Philip Goldberg? In effetti, qualcuno sarebbe più sorpreso di sapere che tutti i cosiddetti diplomatici statunitensi sono, di fatto, dei fantasmi della CIA? E che sono la chiave di come la CIA fa tutto il suo lavoro sporco, ovunque si trovi?

Nah… non lo penserei mai!

Preso da: https://it.sott.net/article/2043-Ex-agente-CIA-rivela-come-gli-studenti-venezuelani-vengono-addestrati-al-golpe

Così l’Occidente divora i propri figli

Secondo Thierry Meyssan, scendendo in piazza i francesi sono stati il primo popolo occidentale disposto a correre rischi personali per opporsi alla globalizzazione finanziaria. Benché non ne siano consapevoli e ancora pensino che i loro problemi siano prettamente nazionali, il loro nemico è lo stesso che ha annientato la regione africana dei Grandi Laghi e parte del Medio Oriente Allargato. Solamente i popoli che capiranno la logica che li sta distruggendo e la respingeranno potranno sopravvivere alla crisi esistenziale dell’Occidente.

| Damasco (Siria)

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Rivolta a Parigi (1° dicembre 2018)

La causa della recessione occidentale

Le relazioni internazionali hanno subito un profondo mutamento con la paralisi dell’Unione Sovietica del 1986, quando lo Stato non riuscì a controllare l’incidente nucleare civile di Tchernobyl [1]; poi con la ritrattazione del Patto di Varsavia del 1989, quando il Partito Comunista della Germania dell’Est [2] distrusse il Muro di Berlino; infine con il crollo dell’URSS del 1991.


In quell’anno il presidente degli Stati Uniti, George Bush senior, decise di smobilitare un milione di soldati e investire gli sforzi del Paese nella prosperità. Bush ambiva trasformare l’egemonia, esercitata dagli USA nella loro zona d’influenza, in leadership a livello mondiale, nonché in un ruolo di garante della stabilità del pianeta. Bush Sr. gettò le basi del “Nuovo Ordine Mondiale”, dapprima nel discorso pronunciato il 2 agosto 1990 all’Aspen Institute, a fianco del primo ministro britannico Margaret Thatcher, poi nel discorso al Congresso dell’11 settembre 1990, in cui annunciò l’operazione “Tempesta del deserto” [3].
Il mondo post-Unione Sovietica è il mondo della libera circolazione delle merci, nonché dei capitali mondiali, sottoposto a un unico controllo: quello degli Stati Uniti. Vale a dire è il passaggio dal capitalismo all’egemonia della finanza: non compimento del libero scambio, bensì forma esacerbata di sfruttamento coloniale, esteso al mondo nella sua interezza, incluso l’Occidente. In un quarto di secolo le grandi fortune USA si sono moltiplicate numerose volte e la ricchezza globale mondiale si è incrementa ragguardevolmente.
Lasciando libero corso al capitalismo, Bush Sr. auspicava l’estensione al mondo intero della prosperità. Ma il capitalismo non è un progetto politico, è unicamente una logica per conseguire profitto. Ebbene, per accrescere l’utile le multinazionali USA hanno subito approfittato dell’apertura del mercato cinese e delocalizzato la produzione nel Paese dove i salari erano i più bassi al mondo.
Ben pochi hanno saputo stimare il prezzo per l’Occidente di questa progressione. Certamente le classi medie cominciano ad affacciarsi anche nel terzo mondo – benché meno ricche di quelle occidentali – permettendo a nuovi Stati, soprattutto asiatici, di ritagliarsi un ruolo nella scena internazionale. Le classi medie occidentali cominciano però contestualmente a scomparire [4], rendendo impossibile la sopravvivenza delle istituzioni democratiche che loro stesse avevano forgiato.
Ma la catastrofe maggiore investe soprattutto popolazioni di intere regioni, a cominciare da quella dei Grandi Laghi africani, che vengono completamente annientate. Nell’incomprensione e indifferenza generali, questa prima guerra regionale provoca 6 milioni di morti in Angola, Burundi, Namibia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zimbabwe. L’obiettivo era continuare a depredare le risorse naturali di questi Paesi, pagandole però sempre meno, dunque scendendo a patti con gang invece che trattare con Stati che hanno il dovere di nutrire il proprio popolo.
La trasformazione sociologica del mondo intero è molto rapida e non ha precedenti. Attualmente non disponiamo di strumenti statistici adeguati per valutarla correttamente. Tuttavia, sono sotto gli occhi di tutti l’ascesa di potenze dell’Eurasia (non nel senso gollista «da Brest a Vladivostok», bensì di Russia e Asia, senza Europa occidentale e centrale) alla ricerca di libertà e prosperità e, per contro, la progressiva decadenza delle potenze occidentali, Stati Uniti compresi, che limitano le libertà individuali e sospingono metà della popolazione nella povertà.
Oggi il tasso di detenzione dei cinesi [il numero di detenuti in rapporto alla popolazione, ndt] è quattro volte inferiore a quello degli Stati Uniti; il loro potere d’acquisto è invece leggermente superiore. Obiettivamente, nonostante i difetti, la Cina è diventato un Paese più libero e prospero degli Stati Uniti.
Questo processo avrebbe potuto essere previsto sin dall’inizio. La sua messa in atto fu oggetto di lunghe discussioni. Basti ricordare che il 1° settembre 1987 un quarantenne statunitense fece pubblicare una pagina di pubblicità controcorrente su New York Times, Washington Post e Boston Globe, per mettere in guardia i concittadini sul ruolo di responsabili del “Nuovo Ordine Mondiale” in costruzione, che il presidente Bush padre voleva far assumere a loro spese agli Stati Uniti. L’iniziativa fece molto ridere. L’autore altri non era che il promotore immobiliare Donald Trump.

L’applicazione del modello economico alle relazioni internazionali

Un mese dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, mise l’amico Arthur Cebrowski a dirigere il nuovo Ufficio per la Trasformazione della Forza (Office of Force Transformation), con l’incarico di trasformare la mentalità di tutti i militari statunitensi e prepararli a un cambiamento radicale della loro missione.
Le forze armate USA non sarebbero più state utilizzate per difendere principi o interessi, bensì strumentalizzate per riorganizzare il mondo dividendolo in due: gli Stati integrati nell’economia globalizzata da una parte, gli Stati rimanenti dall’altra [5]. Il Pentagono non avrebbe più scatenato guerre per impadronirsi delle risorse naturali, ma per controllare l’accesso delle regioni globalizzate a tali risorse. Una divisione che s’ispirava direttamente al processo di globalizzazione, che già aveva spinto ai margini metà della popolazione occidentale. Questa volta sarebbe stata la metà della popolazione mondiale a essere esclusa [6].
La riorganizzazione del mondo iniziò nella zona politica chiamata Medio Oriente Allargato, che va dall’Afganistan al Marocco, con esclusione di Israele, Libano e Giordania. Ebbe così inizio quella che si pretende essere stata un’epidemia di guerre civili in Afganistan, Iraq, Sudan, Libia, Siria e Yemen, che ha già causato diversi milioni di morti [7].
Come un mostro che divora i propri figli, il sistema finanziario globale basato negli Stati Uniti conobbe una prima crisi nel 2008, con lo scoppio della bolla dei subprimes. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, non si è trattato affatto di una crisi globale, bensì esclusivamente occidentale. Per la prima volta gli Stati della NATO subivano le conseguenze della loro stessa politica. Ciononostante, le classi dirigenti occidentali non cambiarono atteggiamento e, compassionevoli, assistettero al naufragio delle classi medie. L’unica modifica significativa fu l’adozione della “regola Volcker” [8], che vieta alle banche di sfruttare le informazioni ottenute dai clienti per speculare contro gli interessi di questi ultimi. Però, sebbene i conflitti d’interesse abbiano permesso a dei poco di buono di arricchirsi rapidamente, essi non sono l’origine del problema, che è molto più vasto.

La rivolta degli Occidentali

La rivolta delle classi medie e popolari occidentali contro la classe dirigente globalizzata è iniziata due anni fa.
Consapevoli della recessione dell’Occidente rispetto all’Asia, i britannici furono i primi a compiere un tentativo di salvaguardare il proprio livello di vita, decidendo di lasciare l’Unione Europea per volgersi verso la Cina e il Commonwealth (referendum del 23 giugno 2016) [9]. Sfortunatamente, la classe dirigente del Regno Unito non è riuscita a concludere l’accordo sperato con la Cina e sta incontrando grosse difficoltà a ripristinare i rapporti con il Commonwealth.
Al Regno Unito seguirono gli Stati Uniti dove, constatando l’affossamento dell’industria civile, l’8 novembre 2016 parte degli elettori ha votato per l’unico candidato contrario al Nuovo Ordine Mondiale, Donald Trump. Si trattava di tornare al “sogno americano”. Sfortunatamente per loro, Trump, benché abbia cominciato a rimettere in discussione le regole del commercio globalizzato, non ha una squadra che lo supporti all’infuori della famiglia. Trump riesce solo a modificare, ma non a cambiare, la strategia militare USA, i cui ufficiali generali hanno adottato, pressoché all’unisono, il pensiero di Rumsfeld-Cebrowski e non sanno immaginarsi in un ruolo diverso da quello di difensori della globalizzazione finanziaria.
Consapevoli della fine dell’industria nazionale e certi di essere stati traditi dalla classe dirigente, il 4 marzo 2018 gli italiani hanno votato per i partiti anti-sistema: la Lega e il Movimento 5 Stelle. Questi due partiti si sono alleati per attuare una politica sociale. Sfortunatamente per loro l’Unione Europea vi si oppone [10].
In Francia, mentre negli ultimi dieci anni decine di migliaia di PME [piccole e medie imprese, ndt] subappaltatrici dell’industria sono fallite, nello stesso periodo i prelevamenti obbligatori, già tra i più elevati al mondo, sono aumentati del 30%. Diverse centinaia di migliaia di francesi sono inaspettatamente scesi in strada per protestare contro una fiscalità eccessiva. Sfortunatamente per loro, la classe dirigente francese è stata contaminata dal discorso che gli statunitensi rifiutano. Il governo si sforza perciò di adattare le proprie scelte politiche alla rivolta popolare invece di cambiarne i fondamenti.
Se analizziamo in maniera distinta quel che accade in ognuno di questi quattro Paesi, troveremo spiegazioni differenti. Se invece lo analizziamo come fenomeno unitario, pur espresso da culture diverse, troveremo gli stessi meccanismi: in questi Paesi, consecutivamente alla fine del capitalismo, le classi medie spariscono più o meno velocemente e con esse il regime politico da loro incarnato: la democrazia.
O la classe dirigente occidentale abbandona il sistema finanziario che ha costruito e torna al capitalismo produttivo del tempo della guerra fredda, oppure deve inventare un’organizzazione differente, che però nessuno ha ancora pensato; in caso contrario l’Occidente, che ha governato il mondo per cinque secoli, sprofonderà in conflitti interni a lungo termine.
I siriani sono stati il primo popolo non globalizzato capace di sopravvivere e resistere alla distruzione dell’inframondo di Rumsfeld-Cebrowski. I francesi sono il primo popolo globalizzato a ribellarsi alla distruzione dell’Occidente, sebbene non siano consapevoli di lottare contro il nemico comune all’intera umanità. Il presidente Emmanuel Macron non è uomo che possa affrontare la situazione, non perché porti la responsabilità di quanto fatto dal sistema precedente, ma perché è puro prodotto di questo stesso sistema. Alle sommosse in Francia, Macron ha saputo soltanto rispondere dichiarando che, secondo lui, il G20 di Buenos Aires era stato un successo (fatto non vero) e che avrebbe proseguito con più efficacia nella direzione (cattiva) dei predecessori.

Come salvare i privilegi

Sembra che la classe dirigente britannica abbia una propria soluzione: se Londra, in particolare, e gli Occidentali, in generale, non sono più in grado di governare il mondo, conviene salvare il salvabile e dividere il pianeta in due zone ben distinte. È la politica messa in atto da Obama negli ultimi mesi di presidenza [11], poi da Theresa May, ora da Donald Trump, che si sono rifiutati di cooperare, riversando granitiche accuse prima contro la Russia, poi contro la Cina.
Sembra anche che Russia e Cina, malgrado la rivalità storica, siano coscienti di non potersi alleare con gli Occidentali che, dal loro canto, insistono a volerle smembrare. Da questa consapevolezza nasce il progetto «Partenariato dell’Eurasia Allargata»: se il mondo deve scindersi in due parti, che ciascuno organizzi la propria. In concreto significa che Pechino rinuncia a metà della “via della seta” e, insieme a Mosca, la riorganizza facendola passare solo nell’Eurasia Allargata.

Determinare la linea di demarcazione

Sia all’Occidente sia all’Eurasia Allargata converrebbe determinare al più presto la linea di demarcazione. Per esempio, da quale lato si collocherà l’Ucraina? La costruzione da parte della Russia del ponte di Kertch mirava a dividere l’Ucraina, assorbire il Donbass e il bacino del Mare d’Azov, nonché Odessa e la Transnistria. L’incidente di Kertch, organizzato dagli Occidentali, mirava invece a far entrare l’Ucraina nella NATO prima della frantumazione.
Poiché il bastimento della globalizzazione finanziaria sta colando a picco, molti cominciano a mettere in salvo i propri interessi, senza curarsi di alcuno. Da qui nasce, per esempio, la tensione tra Unione Europea e Stati Uniti. In questa gara, il movimento sionista ha come sempre una lunghezza di vantaggio: ha mutato rapidamente la strategia israeliana, lasciando la Siria alla Russia e volgendosi verso il Golfo e l’Africa orientale.

Prospettive

Tenuto conto di quanto c’è in gioco, è evidente che la rivolta in Francia non è che l’inizio di un processo molto più vasto che si allargherà ad altri Paesi occidentali.
È assurdo credere che nell’epoca della globalizzazione finanziaria un governo, qualunque esso sia, possa risolvere i problemi del proprio Paese senza rimettere in discussione le relazioni internazionali e ritrovare simultaneamente la propria capacità d’agire. Ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica è proprio la politica estera a essere esclusa dall’ambito democratico. Conviene perciò ritirarsi con urgenza da pressoché tutti i trattati e gli impegni internazionali degli ultimi trent’anni.

[1] Secondo Michail Gorbaciov questo è l’avvenimento che ha portato alla dissoluzione del Patto di Varsavia e dell’Unione Sovietica, poiché ha delegittimato lo Stato.
[2] Contrariamente a un’idea preconcetta diffusa in Occidente, sono stati i nazionalisti del Partito Comunista della Germania dell’Est (e le chiese luterane), non gli anti-comunisti (e i pro-USA) a far crollare il simbolo della dominazione sovietica, il Muro.
[3] Lo scopo principale dell’invasione dell’Iraq non era liberare il Kuwait, bensì strumentalizzare la vicenda per costituire una coalizione il più possibile estesa, che comprendesse anche l’Unione Sovietica, al comando degli Stati Uniti.
[4] Global Inequality. A new Approach for the Age of Globalization, Branco Milanovic, Harvard University Press, 22 agosto 2017.
[5] «Gli Stati Uniti e il loro progetto militare mondiale», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 24 agosto 2017, traduzione di Rachele Marmetti.
[6] È evidente che le guerre di Bush Jr. e di Obama non hanno mai avuto lo scopo di propagare la democrazia. In primo luogo perché, per definizione, la democrazia non può che emanare dal popolo e non può dunque essere imposta con le bombe. In secondo luogo perché gli Stati Uniti erano già una plutocrazia.
[7] Ho conteggiato non solo il milione di morti causati direttamente dalle guerre, bensì anche le vittime dei disordini da esse ingenerati.
[8] L’ex presidente della Riserva Federale USA, Paul Volcker, è al contrario uno degli architetti della finanziarizzazione globale. È stato lui che, in nome dell’ONU, ha perseguito le persone e le istituzioni che avevano aiutato l’Iraq ad aggirare l’embargo delle Nazioni Unite (affare “petrolio in cambio di cibo”). Volcker è una delle personalità più di spicco della Pilgrim’s Society, il club transatlantico presieduto dalla regina Elisabetta II. A tale titolo divenne
[9] “La nuova politica estera britannica”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 4 luglio 2016.
[10] Il Mercato Comune Europeo, un sistema di cooperazione tra Stati, è stato sostituito dall’Unione Europea che, definita dal Trattato di Maastricht, è uno Stato sovranazionale sotto protezione militare della NATO. Ha perciò facoltà di mettere in scacco le decisioni nazionali.
[11] “Due mondi distinti”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 9 novembre 2016.

Ucraina: la costituzione di uno stato ultranazionalista nel cuore dell’Europa

Un ottimo documentario pubblicato da VOXKOMM https://www.youtube.com/watch?v=l8HXoZwfp6o&bpctr=1542738812&fbclid=IwAR2D6EYUwZm1xFfZ_wfJggPzRPA7KSmDcqr1ZvCQ2AJbGBKvJFkCYsg34dE  ha messo in risalto le responsabilità degli imperialismi USA ed UE nel sostegno alle forze neonaziste ucraine con l’obiettivo (cito testualmente): ‘’La costituzione di uno Stato ultranazionalista nel cuore d’Europa’’ 1. Il tutto rappresenta ‘’una base di supporto e di addestramento per l’estrema destra di tutto il mondo ’’, operazione di sciacallaggio a cui hanno partecipato, spalleggiati dalla intelligence corrotta, anche i neofascisti italiani, con la presenza di Francesco Fontana, manutengolo del guru Gabriele Adinolfi e dello stragista Stefano delle Chiaie. L’organizzazione CasaPound si è confermata parte di una internazionale della criminalità organizzata, tollerata purtroppo aldilà di ogni limite legale. Su questi argomenti si è scritto in abbondanza (giustamente), la pecca, dal punto di vista dell’analisi inerisce al, troppe volte sottovalutato, ruolo di Israele nella costruzione di un regime ultranazionalista, baluardo del neocolonialismo occidentale in funzione antirussa. La presenza israeliana nel golpe ucraino e nei pogrom anti-russi è un elemento, a dir poco, decisivo.
Il canale russo Sputnik riporta lo sforzo di quaranta attivisti israeliani i quali si sono rivolti alle autorità giudiziaria per chiedere la fine delle esportazioni di armi al regime di Kiev: “Un gruppo di oltre 40 attivisti per i diritti umani ha presentato un esposto alla Corte Suprema, chiedendo lo stop alle esportazioni di armi israeliane verso l’Ucraina. Sostengono che le armi vengono usate da forze che elogiano apertamente l’ideologia neonazista,” — scrive Haaretz; “Sebbene queste armi siano ora puntate contro i russi, occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese”, si legge nell’esposto degli attivisti 2. La parte finale del testo mi sembra eloquente, rileggiamo: ‘’occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese’’. Tutto ciò potebbe lasciar presupporre un giro – illegale – di armi dai neonazisti ucraini ai coloni sionisti, con tanto di gemellaggio fra le due destre radicali: quella ucraina (nazifascista) e quella ebraica (sionista).

Uno squadrista di Settore Destro insieme ad una sostenitrice di Israele

La propaganda del Battaglione Azov mostra fucili Tavor, dalla licenza israeliana, nelle mani dei nazisti antisemiti di Settore Destro, malgrado le proteste dei pacifisti israeliani. Il governo israeliano trama sulla pelle degli ebrei anti-militaristi, appoggiando ‘’una base di supporto e di addestramento per l’estrema destra di tutto il mondo ’’, una estrema destra più nazista che fascista del tutto subalterna e funzionale alla geopolitica americana. La questione è diventata di pubblico dominio grazie ai giornalisti di The Electonic Intifada, quindi Asa Winstanley ha documentato come: ‘’La propaganda online di Azov Battalion mostra fucili Tavor dalla licenza israeliana nelle mani del gruppo fascista, mentre attivisti israeliani per i diritti umani protestavano contro le vendite di armi all’Ucraina che finirebbero alle milizie antisemite. In una lettera “sulle licenze per l’Ucraina” ottenuta da The Electronic Intifada, l’agenzia per le esportazioni di armi del ministero della Difesa israeliano afferma di “prestare attenzione alle licenze” agli esportatori di armi “in pieno coordinamento col ministero degli Esteri ed altre entità governative” 3. Sionismo e neofascismo hanno un orizzonte strategico comune, non si tratta di mera tattica politica. L’analista Max Blumenthal ha documentato, in modo estremamente dettagliato, l’antisemitismo dei golpisti ucraini: ‘’Secondo The Telegraph, Biletskij nel 2014 scrisse che “la missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche del mondo in un’ultima crociata per la sopravvivenza. Una crociata contro gli untermenschen guidati dai semiti”. In un campo di addestramento militare per bambini l’anno scorso The Guardian notò diversi istruttori Azov con tatuaggi nazisti e razzisti, tra cui svastiche, il teschio delle SS e la scritta “White Pride”. Un miliziano di Azov spiegava a The Guardian che combatte la Russia perché “Putin è ebreo”. Parlando con The Telegraph, un altro elogiava Adolf Hitler, dicendo che l’omosessualità è una “malattia mentale” e la dimensione dell’Olocausto “è una grave domanda”’’. Ciononostante, Biletskij (fondatore del Battaglione Azov) riconosce al sionismo il merito di essersi “impegnato a ripristinare l’onore della razza bianca”, promulgando leggi che vietano di ‘‘mescolare le razze’’. Non soltanto gli USA, la Gran Bretagna e la UE, anche Israele è ossessionata dalla russofobia al punto da finanziare una ondata antisemita mondiale. I fascisti antisemiti italiani, a partire proprio da CasaPound, hanno legami di qualche tipo con il MOSSAD israeliano?

Grande Israele o Grande Khazaria?
Il giornale israeliano The Times of Israel, giornale di centro-sinistra con diversi giornalisti fuoriusciti da Haaretz, pubblicò nel 2014 un importante documento che rivela il sogno dell’estrema destra ebraica: ricostituire il Regno della Khazaria contro la Russia ortodossa.
Che cos’è la Khazaria? Ce lo spiega lo storico della sinistra ebraica (critica verso il sionismo), Shlomo Sand: ‘’Questo impero medievale dimenticato occupava un’area enorme, dal Volga alla Crimea e dal Don all’attuale Uzbekistan. Scomparve dalla Storia nel secolo XIII quando i Mongoli invasero l’Europa distruggendo tutto al loro passaggio. Migliaia di Khazari, fuggendo dalle orde di Batu Khan, si dispersero nell’Europa Orientale. La loro eredità culturale fu insperata’’ 4. Per altri storici come Marc Bloch ed Arthur Koestler i khazari vanno identificati con gli aschenaziti le cui comunità, differenziandosi dai sefarditi, ebbero un ruolo determinante nella pulizia etnica della Palestina storica. In questo modo, il sionismo aschenazita ha deturpato la storia ebraica spingendo le comunità giudaiche dell’est Europa su posizioni politiche intolleranti e proto-coloniali. Diversi studiosi – come ad esempio James Petras – definiscono lo Stato d’Israele uno Stato neofascista, alludendo a questa (triste) parabola.
Per il giornalista Wayne Madsen, Israele vorrebbe costituire uno Stato neo-ebraico, o meglio neo-sionista, nel cuore dell’Europa 5 e ideologicamente russofobo. Un progetto che cammina parallelamente alla sovversione neofascista sostenuta da USA ed UE. Ancora una volta, imperialismo e fondamentalismo religioso (evangelico e sionista) mettono a repentaglio la pace nel mondo. Un piano eversivo destinato, vista la portata della Resistenza filo-russa, al fallimento. Un fallimento che potrebbe portare ad un declino del mondo unipolare a dominio USA. La russofobia è una “malattia” dalle radici antiche che ha sempre portato conseguenze nefaste, come la storia insegna.

https://www.youtube.com/watch?v=l8HXoZwfp6o&fbclid=IwAR1iMnKhLetaNsiKpipd9k-I8z-DlrAAmhgMp_TW4fqfYQagTSYrhIWPezU&bpctr=1542904084
https://it.sputniknews.com/mondo/201807096216024-neonazismo-Azov-paramilitari-diritti-umani-Donbass/?fbclid=IwAR0wUWitwf7MSvKN1Ajsgmfg42K4CYF0qXx5aeePmgKmRM8N05Jx_sNbLsA
http://aurorasito.altervista.org/?p=1361&fbclid=IwAR0mCJXtUdxmMhEu-wFQ_ikRg6uLIdkaYuxdnZBmKfaz8UWPGcZHANRGsw4
http://unmondoimpossibile.blogspot.com/2016/06/linvenzione-del-popolo-ebraico-di.html
https://www.strategic-culture.org/news/2014/12/03/israel-secret-plan-for-second-israel-in-ukraine.html?fbclid=IwAR1_4gm4EyyzwdAg8jHs1pVdh5oifiell7l9dk0vr-LjG6vo3GAYZqgKF44

ODESSA 2 maggio 2014 un massacro impunito

Di Luciano Bonazzi


Oggi è il 2 Maggio, per molti di voi significa poco, alcuni diranno che significhi che domani sarà il tre, e poi il 4 di maggio, ma non importa, non vi biasimo, nessun telegiornale ne parla o ricorda questa data. Eppure per me significa molto.

Il 2 maggio di 4 anni fa si consumava uno dei più efferati e sanguinosi delitti della storia recente. Parlo del massacro avvenuto nella Casa dei Sindacati ad Odessa, nella fu Ucraina, scrivo fu in quanto dopo il colpo di stato e i massacri ad esso seguiti non può più esistere o essere considerato legale uno stato criminale. Il colpo di stato cui mi riferisco è chiaramente quello preparato e finanziato da potenze straniere e consumatosi in piazza Maidan a Kiev.

Il malcontento della popolazione di molte regioni ucraine aumentò nei mesi seguenti sfociando in grandi dimostrazioni di piazza, simili ma del tutto opposte a quella di Maidan, innanzitutto perchè spontanee ed in difesa dello stato di diritto. Un presidio permanente si svolgeva da giorni ad Odessa ed in questa importante città, strategica per le potenze organizzatrici della rivolta colorata, doveva essere spenta nel sangue ogni scintilla di ribellione. Fu così che gli ucraini inviarono le milizie naziste mascherate da tifosi di calcio, approfittando di una partita che si sarebbe svolta in quel nefasto giorno. Naturalmente nessuno andò allo stadio, arrivarono armati, organizzati, preparati allo scontro e decisi al massacro di ogni resistente e così fecero.

Attaccarono dapprima i manifestanti pacifici, li fecero a pezzi con le spranghe di ferro, innumerevoli furono i ricoveri per ferite anche gravi. Gruppi organizzati portavano le bottiglie molotov per allontanare i gruppi più riottosi a ritirarsi, e li fecero arretrare fino alla piazza antistante la Casa dei sindacati. Qui si svolse la tragedia. Alcune tv locali filmarono i capi dei nazisti ucraini che sparavano contro i resistenti al golpe asserragliati dentro la casa dei sindacati, pensavano di aver trovato scampo al suo interno ma finirono invece in trappola.

Squadre di assassini penetrarono all’interno dell’edificio, uccidendo tutti coloro che si trovavano all’interno a mano a mano che li incrociavano, sono stati trovati corpi di donne denudati, corpi semicarbonizzati, corpi abusati in maniera oscena ed indicibile, una barbarie infinita e terribile.
Cose che davvero fanno pensare a quanto possa scendere in basso l’umanità, il tutto coperto con il lancio continuo di bombe molotov all’ingresso per creare fumo che coprisse ciò che accadeva, chi tentava di abbandonare l’edificio, ci sono le immagini, veniva pestato a morte appena uscito. Altri colpiti dal fuoco dei cecchini appena si affacciavano alle finestre.
La versione ufficiale parlò di 48 morti ma il conteggio ufficiale non rese mai conto delle denunce di scomparsa che si accumularono, fino ad ipotizzare un numero di molto superiore alle 100 vittime.

Nessun processo è mai arrivato a stabilire una responsabilità per quanto accaduto, come per i cecchini di piazza Maidan i golpisti non cercarono mai i colpevoli di quelle stragi, per evitare di autoaccusarsi sicuramente. Se cercate su Wikipedia non trovate informazioni complete a riguardo, se non due righe mal scritte e che ricalcano la versione delle autorità bollando il tutto come scontro tra tifoserie ed incidente dovuto al fumo: Ma noi sappiamo bene cosa accadde.

Ricordo bene quel giorno, e la notizia data in tv, in RAI, la giornalista disse che era avvenuto un “incidente” ad Odessa e che si contavano decine di morti, mi chiesi che razza di incidente potesse causare tante vittime, un frontale tra un treno ed un autobus pensai. Che strano modo di dare una notizia, questo mentre le tv presenti trasmettevano in diretta le immagini dalla piazza, le fiamme, le urla, gli spari, e la furia assassina dei nazionalisti ucraini. Altro che incidente, vidi subito che si trattava di un vero “pogrom”, un massacro, programmato, preordinato, e portato a compimento con spietata determinazione. Il silenzio dei media di quel giorno mi allarmò, sospettavo ed avevo chiaro sentore che molte cose spiegate o raccontate nei tg, scritte sui giornali, o anche commentate da “esperti”, fossero false, che la realtà venisse piegata ad un racconto, ad una versione che doveva essere passata per tacere l’indicibile, l’Ucraina aveva visto in prima fila nel sostegno ad un golpe l’Unione Europea e gli USA, pertanto andava difesa l’immagine che tenesse lontana la realtà delle bande di assassini nazisti, di criminali al governo, di stragi commesse, di giornalisti e esponenti politici massacrati di botte od eliminati fisicamente, come di li a poco sarebbe accaduto anche al nostro connazionale, il coraggioso e bravo Andrea Rocchelli, fotografo e giornalista, ucciso dagli stessi nazisti ucraini il 24 dello stesso mese di maggio, assieme al suo interprete Andrei Mironov, e per il quale oggi è in corso un processo che sta chiarendo le responsabilità ucraine anche nel nascondere i fatti e insabbiare la verità. Non potevano i giornalisti italiani sia televisivi che delle maggiori testate, non vedere ciò che io da casa vedevo in diretta streaming, eppure tacquero, e riferirono sempre la versione delle autorità, quelli dovevano essere i fatti e quello il numero delle vittime.

Da quel giorno, turbato e credo anche shoccato dalle immagini, decisi che non avrei più accettato le notizie dal mondo per come mi venivano proposte, decisi che avrei dovuto capire quali fossero realmente gli eventi che sarebbero poi accaduti di li in avanti, senza più accontentarmi delle versioni della tv o della stampa, capire divenne una priorità, e mi accorsi che nello storytelling forzato e a tratti fantasioso del mainstream le incongruenze, le inesattezze, le illogicità e le falsità belle e buone abbondavano più di quanto si potesse mai ritenere accettabile.

Una democrazia si basa sull’opinione dei cittadini espressa poi attraverso il voto, ma questa opinione si deve formare dalla conoscenza corretta dei fatti, perché se le informazioni vengono sistematicamente e unanimemente o quasi travisate o addirittura falsate, ecco che per i cittadini formarsi una opinione corretta sui fatti, diviene impossibile.

Certamente non ho e non abbiamo mezzi in grado di contrastare una simile macchina, ma con il passare degli anni il numero di coloro che come me, si è accorto di tutto ciò, è andato crescendo, come anche la nostra capacità di filtrare la realtà separandola dalla finzione della propaganda occidentale. È nato quel giorno, da quella strage, una fame di verità e di comprensione che non si è mai placata, ma che è cresciuta man mano e che si spera serva anche ad altri a comprendere il mondo in cui viviamo e a impegnarsi a sua volta a combattere la cattiva informazione che è finalizzata prima di tutto al controllo di noi cittadini.

Spero che un giorno anche per i martiri della Strage di Odessa si possa fare giustizia, non solo degli esecutori, ma soprattutto dei mandanti, i quali, spiace dirlo, temo siano seduti al comando di quello sciagurato Paese.

Stefano Orsi


Preso da: https://lucianobonazzi.altervista.org/odessa-2-maggio-2014-un-massacro-impunito/

La storia genocida degli Stati Uniti d’America.

Gli Stati Uniti sono nati nella guerra, dapprima hanno combattuto contro l’Impero francese: la “Nuova Francia” in Canada, a nord nella San Lorenzo Valley e a ovest nella Mississippi Valley. Hanno poi mosso guerra ai possedimenti della Spagna a sud, strappando a questa gli attuali stati americani del sud-ovest. Fecero guerra anche contro l’Olanda, nelle zone del centro, rinominando New Amsterdam col nome di New York. Sbaragliati gli avversari coloniali europei, si dedicarono ai nativi americani, massacrati con ferocia disumana. Riguardo ai nativi, invito a riflettere sui film western hollywoodiani che andavano di moda nel dopoguerra in occidente: la vergognosa narrazione in chiave eroica di uno scellerato genocidio!

Soldati Statunitensi gettano nelle fosse comuni i corpi delle vittime indiane a Wounded Knee
Nella loro guerra contro i nativi americani, c’era in ballo una morbosa volontà di macellazione genocida “Yankee”, l’accanimento della borghesia tramite l’esercito americano, di annientare una società ecologico-comunitarista primitiva, basata su caccia e raccolta, che strideva col rampante capitalismo commerciale, industriale e massonico-finanziario statunitense.

Quella società nascente, la più espansionista nel mondo moderno, non poteva tollerare l’esistenza di popolazioni che contrapponevano uno stile di vita mutualistico al modello Wall Street, futuro tempio del capitalismo globale occidentalista.
Tornando alle origini, gli Stati Uniti subirono sonore batoste dalla Francia, la quale nel 1803 vendette loro a suon di quattrini la Louisiana. Nel 1812 persero contro il Canada che a sua volta prese la “Nuova Francia”, odierno Quebec. Dopo aver vinto acquisendo gli stati del sud-ovest dall’impero spagnolo nel 1819, persero contro il Messico guerra del 1845-1853, infine le due fazioni “Yankee” si rivoltarono l’una contro l’altra.
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Scoppiò così la guerra di secessione, cioè la guerra civile americana, combattuta dal 12 aprile 1861 al 9 aprile 1865 tra gli Stati Uniti d’America e gli Stati Confederati d’America, entità politica quest’ultima, che riuniva gli Stati secessionisti del sud. Realisticamente fu una guerra tra il sud degli attuali Stati Uniti, legato a valori tradizionali europei, contro il nord ultra capitalista.
Nella guerra di secessione si prefigura per la prima volta il “False Flag” USA, cioè gli stati del nord si ersero a difensori degli schiavi negri contro il sud schiavista. Nella realtà dei fatti, di schiavi negri ce n’erano più a nord che a sud, inoltre l’esercito degli stati del sud era formato in maniera consistente da autentici volontari afro-americani, l’esercito del nord ne era privo e formato da bianchi.
La guerra civile americana fu in realtà lo scontro tra il sud identitario e libertariano contro un nord massonico-capitalista, che metteva al primo posto la finanza rispetto all’individuo; piccola curiosità: Giuseppe Garibaldi si schierò fin dalla prima ora coi confederati del sud.
Più di 620.000 tra volontari, militari e civili persero la vita in quella guerra, ma gli Stati Uniti, dopo la schiacciante vittoria sugli Stati Confederati, non si fermarono più e proseguirono la loro marcia sanguinaria contro il mondo esterno.
La loro strategia fu quella di attaccare finanziariamente l’Ancien Régime, cioè l’impero britannico, il Secondo Impero francese e quello spagnolo, imponendosi con un moderno imperialismo finanziario contrapposto all’imperialismo coloniale. Il vecchio sistema commerciale non poté opporsi al nuovo modello statunitense che univa la conquista para-coloniale e il predominio economico-finanziario mondiale.
Tutte le guerre di “liberazione nazionale” delle ex-colonie, furono frutto di manovre statunitensi per conquistare finanziariamente quei territori, dapprima monopolizzando la borghesia nazionalista locale e chiedendo, in cambio dell’affrancamento coloniale, agevolazioni per gli investitori statunitensi, che oltre a sfruttare le risorse materiali locali, imposero uno sfruttamento capitalista estremo, a danno dei lavoratori autoctoni, arrivando a reprimere nel sangue, con l’appoggio delle autorità locali, ogni richiesta di miglior trattamento da parte del proletariato: era l’embrione delle moderne multinazionali!
In questo senso, Theodore Roosevelt intuì, prima ancora di Lenin e dei bolscevichi, che unendo una forma di sciovinismo alle istanze del socialismo, si potevano battere le ex potenze coloniali, sostituendole nel caso statunitense con l’imperialismo finanziario, in quello di Lenin per mettere il potere nelle mani della classe proletaria, vera produttrice di plusvalore, che negli USA viene ghermito con mani rapaci dalla classe capitalista globalizzata.
L’esperimento di Lenin fallì per cause sia interne che esterne e comunque col pesante coinvolgimento del capitalismo globale. Non per nulla, per decenni, i sovietici ci sono stati propagandati come i cattivi che “mangiavano i bambini”, contrapponendoli agli americani buoni. Nella realtà, la vecchia URSS crollò, perché, costretta a inseguire la corsa agli armamenti statunitensi, sottrasse risorse al welfare sovietico per destinarlo all’industria bellica. Ripensando alla sottigliezza della propaganda USA, basti considerare che l’URSS sostanzialmente se ne stava a casa sua (salvo alcune eccezioni), mentre gli statunitensi spadroneggiavano in giro per il pianeta.

Il conflitto tra l’impero dei Soviet e l’Impero occidentale, nacque nel secondo dopoguera, quando divenne chiaro che i bolscevichi non intendevano coinvolgere il capitalismo speculativo globale nello sfruttamento delle risorse e dei cittadini, sovietici. La guerra fredda, dopo molte tribolazioni per il popolo russo, si concluse nel 1991 quando assurse al potere lo spregevole Eltsin pronto a dare in pasto ai globalizzatori parte delle Repubbliche dell’Unione Sovietica. Costui sciolse l’Unione Sovietica e lasciò al proprio destino stati poveri che fino a quel momento erano sopravvissuti grazie al sistema: quelle nazioni finirono immediatamente in mano a mafiosi
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La fine dell’Uninione Sovietica lasciò le mani libere agli USA, che spesso senza mandato dell’ONU, devastarono e ancora oggi lo fanno, i Balcani, tutto il medio oriente, l’Afganistan fermandosi solo ai confini con la Cina. Direttamente o indirettamente sono coinvolti con le rivolte in Nordafrica e Ucraina, con il genocidio degli Sciiti nello Yemen, sono collusi con l’Isis e Al-Qaeda, che peraltro sono direttamente un loro strumento.

L’immagine sopra si commenta da se, sotto militare dell’Ucraina pro-Unione Europea del Battaglione Azov
Da parte nostra continueremo a documentare e osservare, su quel che combinerà il presidente Trump, non possiamo fare previsioni, tuttavia saremo puntualmente presenti a smascherare e diffondere tutto ciò che il regime occidentalista censurerà.
Luciano Bonazzi

Preso da: http://lucianobonazzi.altervista.org/la-storia-genocida-degli-stati-uniti-damerica/

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/2016
Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.

Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045
Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2016/08/26/come-soros-voleva-rovesciare-putin-e-destabilizzare-la-russia/

David Galland: “Così Soros ha creato la crisi dei rifugiati in Europa per i suoi profitti”

DI DAVID GALLAND E  STEPHEN MC BRIDE
George Soros scommette in borsa, ancora.
L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l’evento aveva “scatenato” una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.
Soros è stato sul lato giusto delle transazioni di borsa vendendo allo scoperto le azione della Deutsche Bank e scommettendo contro lo S & P tramite un 2,1 milioni di dollari di azioni sulla ETF SPDR S & P 500.
Un’altra cosa interessante, Soros ha recentemente venduto azioni per $ 264 milioni del Barrick Gold, il cui prezzo delle azioni è salito oltre il 14% dal Brexit. Insieme a questa transazione, Soros ha venduto le sue azioni in molte compagnie su cui aveva investito in precedenza.
Soros ha recentemente annunciato che stava uscendo dal pensionamento, di nuovo! Prima di andare in pensione nel 2000, l’unica altra volta che Soros e’ pubblicamente rientrato a giocare in borsa è stato nel 2007, quando ha effettuato una serie di scommesse al ribasso per l’edilizia abitativa degli Stati Uniti e, infine, realizzato un profitto di oltre $ 1 miliardo di dollari dalle compravendite.
Dal 1980, Soros ha attivamente perseguito un programma globalista; portato avanti tramite i suoi Open Society Foundations (OSF).
Che cosa è quest’ agenda globalista, e da dove viene?

Il seme globalista è stato seminato per il giovane George da suo padre, Tivadar, un avvocato ebreo che è stato un forte sostenitore dell’ Esperanto.

L’ Esperanto è una lingua creata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con lo scopo di “trascendere i confini nazionali” e “superare l’indifferenza naturale dell’umanità.” Tivadar ha insegnato al giovane George l’Esperanto e lo’ha costretto a parlare a casa. Nel 1936, quando Hitler stava ospitando le Olimpiadi di Berlino, Tivadar ha cambiato il nome della famiglia da Schwartz a Soros, una parola che in Esperanto significa “salirà”.

George Soros, è nato e cresciuto a Budapest, in Ungheria, e ha beneficiato notevolmente dalle decisioni prese dal padre. Presumibilmente, nel 1944, a 14 anni, George Soros è andato a lavorare per i nazisti invasori. Si dice che fino alla fine della guerra, nel 1945, ha lavorato con un funzionario del governo, aiutandolo a confiscare i beni dalla popolazione ebraica locale. In un’intervista del 1998 al 60 ° minuto, Soros ha descritto l’anno dell’occupazione tedesca come “il periodo più felice della mia vita.”
Le avventure di Soros in Finanza
Quando la guerra finì, Soros si trasferisce a Londra e nel 1947 s’iscrive alla London School of Economics, dove ha studiato con Karl Popper, filosofo austriaco-britannico che è stato uno dei primi sostenitori di una “Open Society”. Soros poi ha lavorato presso diverse banche d’affari a Londra, prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970, ha fondato Soros Fund Management e nel 1973 ha creato il Quantum Fund, in collaborazione con l’uomo d’affari Jim Rogers.
Il fondo ha avuto rendimenti annui superiori al 30%, consolidando la reputazione di Soros e mettendolo in una posizione di potere, che ha utilizzato e continua ad utilizzare odiernamente per far avanzare l’agenda dei suoi mentori.
Le speculazioni monetarie che hanno gettato la Gran Bretagna e l’Asia in crisi.
Nel 1990, Soros ha iniziato una serie di grandi scommesse contro valute nazionali. La prima fu nel 1992, quando ha venduto in “short” la sterlina e ha fatto un profitto di 1 miliardo di dollari in un solo giorno.
L`altra grande speculazione monetaria è venuta nel 1997. Questa volta Soros individuato il baht tailandese e, con un volume di vendite allo scoperto molto pesante, ha distrutto il bath tailandese a favore del dollaro statunitense, dando inizio alla crisi finanziaria asiatica.
Gli sforzi “umanitari”.
Oggi, il patrimonio netto di Soros è pari a 23 miliardi dollari. Da quando ha assunto un ruolo di secondo piano nella sua compagnia, Soros Fund Management, nel 2000, Soros si è focalizzato sui suoi sforzi filantropici, che si svolgono attraverso le Open Society Foundations da lui fondata nel 1993.
Allora, a chi dona e quali cause sostiene?
Nel corso degli anni 1980 e 1990, Soros ha usato la sua straordinaria ricchezza per finanziare le rivoluzioni in decine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Croazia e la Jugoslavia fornendo denaro a partiti politici di opposizione, case editrici e dei media indipendenti in queste nazioni.
Se vi chiedete perché Soros si sia immischiato negli affari di questi paesi, una parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che durante e dopo il caos, ha investito grossi capitali in molte delle attività di ciascuno dei rispettivi paesi. Egli ha poi utilizzato la Columbia University e l’economista Jeffrey Sachs per consigliare i governi nascenti di privatizzare immediatamente tutte le attività pubbliche, permettendo così a Soros di vendere i beni che aveva acquisiti durante le turbolenze nei mercati aperti di recente formazione. Essendo riuscito a portare avanti la sua agenda in Europa attraverso il regime del “Cambiamento” ha subito rivolto la sua attenzione al grande palco, gli Stati Uniti.
The Big Time.
Nel 2004, Soros ha dichiarato: “Credo profondamente nei valori di una società aperta”. Negli ultimi 15 anni ho concentrato i miei sforzi all’estero; ora lo sto facendo negli Stati Uniti.
Da allora, Soros ha finanziato gruppi come:
L’istituto americano per la giustizia sociale , il cui scopo è quello di “trasformare le comunità povere attraverso attività di ”lobbying” aumentando la spesa pubblica per programmi sociali”.
 L’Istituto per le politiche sull’immigrazione, il cui obiettivo è di “realizzare una politica per il re-insediamento immigrati illegali e aumentare i benefici di assistenza sociale per i clandestini”.
Soros utilizza i suoi Open Society Foundations per incanalare denaro per i Media progressisti ovvero I Media Matters.
Soros incanala i soldi attraverso una serie di gruppi di sinistra, tra cui la Fondazione Tides, Center for American Progress, e la Democratic Alliance al fine di aggirare le leggi di finanziamento della campagna elettorale. Perché Soros ha donato così tanto capitale e cosi tanto impegno a queste organizzazioni? Per un semplice motivo: per acquistare il potere politico.
I politici democratici che vanno contro la l’agenda progressista vedranno tagliati i loro finanziamenti e verranno attaccati dai media, come i Media Matters, che contribuiscono direttamente ai media tradizionali come NBC, Al Jazeera, e il New York Times.
Oltre alla donazione di 5 miliardi di dollari che Soros ha donato a diversi gruppi come quelli sopra citati, ha anche fatto enormi donazioni al Partito Democratico Americano e ai suoi membri più importanti, come Joe Biden, Barack Obama, e, naturalmente, Bill e Hillary Clinton.
La grande amicizia con i Clinton
Il rapporto di Soros con i Clinton risale al 1993, nel periodo in cui è stata fondata OSF. Sono diventati amici stretti, e il loro rapporto duraturo va ben oltre le donazioni.
Secondo il libro, “The Shadow party”, scritto da Horowitz e Poe, in una conferenza del 2004 ” Riprendiamoci l’America” ​​ in cui Soros era uno dei relatori, l’ex first lady ha presentato Soros dicendo: “Noi abbiamo bisogno di persone come George Soros, che è senza paura ed e’ disposto a farsi avanti quando serve”
Soros ha iniziato a sostenere la corsa presidenziale di Hillary Clinton nel 2013, assumendo un ruolo di alto livello nel gruppo “Pronti per Hillary”. Da allora, Soros ha donato oltre 15 milioni di dollari per i gruppi-pro Clinton e Super PAC.
Recentemente, Soros ha dato più di 33 milioni di dollari per il gruppo “ Black Llife Matter”, che è stato coinvolto nei disordini sociali di Ferguson, Missouri, Baltimora e Maryland, nel 2015. Entrambi questi incidenti hanno contribuito a un peggioramento delle relazioni razziali in tutta l’America.
Lo stesso gruppo ha fortemente criticato il contendente democratico Bernie Sanders per il suo presunto supporto alla disuguaglianza razziale, contribuendo a minare la sua figura, vista come una minaccia in una delle circoscrizioni più ostili alla Hillary Clinton.
Questo, naturalmente, migliora notevolmente il peso che Soros esercita attraverso i gruppi sopra menzionati. E ‘lecito ritenere che ora in grado di guidare la politica democratica, soprattutto in un’amministrazione guidata da Hillary Clinton.
Semplicemente, ciò che Soros vuole, ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che vuole spazzare via i confini nazionali e creare una sorta d’incubo globalista rappresentato dall’Unione Europea.
Negli ultimi anni, Soros ha rivolto la sua attenzione in Europa. E ‘una coincidenza che il continente è attualmente in disordine economico e sociale?.
Un altro “Home Run”: il conflitto ucraino
Non c’è alcun dubbio sulla grande influenza di Soros sulla politica estera degli

Stati Uniti. Nell’ ottobre del

1995 il giornalista della PBS intervista Soros che ha detto, “Io ora ho accesso [al vice segretario di Stato Strobe Talbott]. Non c’è dubbio. Noi in realtà lavoriamo insieme [sulla politica europea orientale]. “
L’ingerenza di Soros si impennò di nuovo nel conflitto Russia-Ucraina, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2014.
In un’intervista del maggio 2014 con la CNN, Soros ha dichiarato che è stato responsabile per la creazione di una fondazione in Ucraina che alla fine ha portato al rovesciamento del leader eletto del paese e l’installazione di un governo scelto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, all’epoca guidato da niente di meno che Hillary Clinton:
La CNN : In primo luogo l’Ucraina: una delle cose che molte persone le riconoscono è che durante le rivoluzioni del 1989 Lei ha finanziato molte attività dei dissidenti, gruppi della società civile in Europa orientale, in Polonia e in Repubblica Ceca. State facendo cose simili in Ucraina?
Soros: Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima che l’ Ucraina diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione è in funzione da allora e ha giocato un ruolo importante negli eventi odieni.
La guerra che ha strappato la regione ucraina del Donbass ha provocato la morte di oltre 10.000 persone e lo sfollamento di oltre 1,4 milioni di persone. Come danno collaterale, un aereo passeggeri Malaysia Airlines è stato abbattuto, uccidendo tutti i 298 a bordo.
Ancora una volta Soros era lì per trarre profitto dal caos che ha contribuito a creare. Il suo premio in Ucraina è stato il monopolio energetico della compagnia statale Naftogaz.
Soros ha utilizzato ancora una volta la sua cricca degli Stati Uniti, il Segretario del Tesoro Jack Lew e la società americana di consulenza McKinsey al fine di consigliare il governo fantoccio dell’ Ucraina sulla privatizzazione Naftogaz.
Sebbene la quota esatta di partecipazione di Soros nella Naftogaz non è stato divulgata, in una nota 2014 si è impegnato a investire fino a 1 miliardo di dollari nelle imprese ucraine.
Il suo ultimo successo: la crisi europea per i rifugiati
L’agenda di Soros è fondamentalmente sulla distruzione dei confini nazionali. Questo è stato recentemente dimostrato molto chiaramente con il suo finanziamento della crisi dei rifugiati europea.
La colpa della crisi dei rifugiati è stata data alla guerra civile che attualmente infuria in Siria. Ma vi siete mai chiesti come tutte queste persone sapevano improvvisamente che l’Europa avrebbe aperto le sue porte e li entrare?
La crisi dei rifugiati non è un fenomeno naturale. Questo ha coinciso con la OSF che donava soldi per il “Migration Policy Institute” statunitense e la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti, entrambe le organizzazioni sponsorizzate da Soros ed entrambi i gruppi sostengono il reinsediamento dei cittadini musulmani del terzo mondo verso l’Europa.
Nel 2015, un reporter di Sky News ha trovato dei “manuali” per i migranti sull’isola greca di Lesbo. E ‘stato poi rivelato che i manuali, che sono scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Benvenuti nella UE”.
“Benvenuti nell’UE” è finanziato (si avete indovinato!) della Open Society Foundations (OSF). Soros non solo ha sostenuto i gruppi che supportano il reinsediamento dei migranti del terzo mondo verso l’Europa, ma è l’architetto del “Piano Merkel.”
Il Piano Merkel è stato creato dall’iniziativa di stabilità europea, il cui presidente Gerald Knaus è membro di vecchia data presso la Open Society Foundations.
Il piano propone che la Germania dovrebbe garantire asilo a 500.000 profughi siriani. Tale piano afferma inoltre che in Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, un Paese che è musulmano al 98%, ad ottenere l’esenzione dal visto all’interno dell’UE a partire dal 2016.
Il discorso politico
La crisi dei rifugiati ha suscitato grande preoccupazione nei paesi europei come l’Ungheria.
In risposta a 7.000 migranti che ogni giorno entravano nel territorio ungherese nel 2015, il governo ungherese ha ristabilito il controllo delle frontiere al fine di contenere le orde di rifugiati che tentavano di varcare i confini ungheresi.
Naturalmente questo non è andato giù a Soros e ai suoi stretti alleati, i Clinton.
Bill Clinton ha accusato Polonia e Ungheria di pensare che “la democrazia è troppo impegnativa e non ne vale la pena” e che vogliono avere una “dittatura autoritaria in stile Putin”
Leggendo i commenti di Clinton, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha risposto dicendo:
“Le osservazioni fatte su Ungheria e Polonia … hanno una dimensione politica.. Queste osservazioni si sono moltiplicate da quando stiamo vivendo nell’era della crisi dei migranti. Sappiamo tutti che dietro i leader del Partito democratico americano, c’e’ George Soros. “
Orban ha continuato dicendo “anche se la bocca appartiene alla Clinton, la voce appartiene a Soros.”
Soros commenta politica di Orbán verso i migranti: “Il suo piano tratta la protezione dei confini nazionali, come l’obiettivo e rifugiati come un ostacolo. Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati ai confini come l’obbiettivo e i confini nazionali come l’ostacolo “.
E ‘difficile immaginare che poteva essere più chiaro nelle sue intenzioni globalista.
Il movente del profitto
Perché, dunque, Soros vuole inondare l’Europa con orde di disperati del terzo mondo?
Non possiamo essere sicuri, ma è recentemente venuto alla luce che Soros ha preso una serie di “posizioni al ribasso” contro la azioni di borsa degli Stati Uniti. A quanto pare, pensa che provocando il caos in Europa si diffonda il contagio verso gli Stati Uniti, avviando cosi i mercati in una spirale verso il basso. La distruzione dell’Europa attraverso l’inondazione con milioni di migranti è un piano diretto a provocare il caos economico e sociale del continente. Quest’ altro esempio della creazione di disordini al fine di trarne un profitto, dove George Soros sembra avere i suoi tentacoli nella maggior parte degli eventi geopolitici.
Noi tutti comprendiamo che questa correlazione non è una causalità. Tuttavia, data la straordinaria ricchezza di Soros, le connessioni politiche e la sua lunga esperienza di vedere e di trarre profitto dal caos, è quasi certamente un catalizzatore per gran parte delle turbolenze geopolitiche che si verificando.
Egli è intento a distruggere i confini nazionali e la creazione di una struttura di governo globale con poteri illimitati. Dai suoi commenti diretti verso Viktor Orbán, possiamo notare che Soros vede chiaramente leader nazionali come i suoi futuri vassalli e burattini che vendono il suo racconto alle masse ignoranti.
Soros vede se stesso come un missionario che porta avanti l’agenda globalista, insegnata dai suoi primi maestri. Egli usa i suoi vasti collegamenti politici per influenzare la politica del governo e creare le crisi, sia economiche e sociali, per promuovere quest’agenda.
Con ogni evidenza, Soros sta cospirando contro l’umanità ed è decisa a distruzione delle democrazie occidentali.
Per qualsiasi pensatore razionale, alcuni eventi globali semplicemente non hanno alcun senso. Perché, per esempio le democrazie occidentali accoglierebbero milioni di persone i cui valori sono del tutto incompatibile con quelli della propria nazione?
Quando guardiamo da vicino l’ordine del giorno, attivamente promosso dal maestro globalista, George Soros, le cose diventano un po’ ‘più chiare.
Ecco che arriva il pagliaccio
Niente è più vicino della carta “esci dalla galera” che gli investigatori della FBI hanno dato a Hillary Clinton per la questione dei suoi server di posta elettronica privati. Questo è avvenuto senza che nessuno protestasse sul fatto che la Hillary abbia infranto un numero di leggi federali tali da sbattere in galera qualsiasi persona.
Per citare il direttore dell’FBI James Comey, “Anche se vi è prova di potenziali violazioni degli statuti per quanto riguarda il trattamento di informazioni classificate, il nostro giudizio è che nessun procuratore ragionevole avrebbe portato alla nostra attenzione un caso del genere.”
C’è una discrepanza in questa affermazione. Per cominciare, ci sono evidenti violazioni della legge. Ma anche una forte componente politica nel fatto che un “procuratore ragionevole” dovrebbe far rispettare le leggi, prendendo in considerazione che il colpevole è il seguente: l’alfiere dei democratici candidato alla presidenza dello stato .
Inoltre, andando contro la Clinton significa andare contro Soros e nessun “procuratore ragionevole” vorrebbero farlo.
Sto solo dicendo …
David Galland and Stephen McBride
8.07.2016
Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANLUCA GRANDE

COME LA SOLA MANO DI GEORGE SOROS HA CREATO LA CRISI EUROPA PER I RIFUGIATI – E PERCHE’

Postato il Lunedì, 11 luglio @ 08:41:59 BST di davide

DI DAVID GALLAND E  STEPHEN MC BRIDE
zerohedge.com
George Soros scommette in borsa, ancora.
L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l’evento aveva “scatenato” una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.

Soros è stato sul lato giusto delle transazioni di borsa vendendo allo scoperto le azione della Deutsche Bank e scommettendo contro lo S & P tramite un 2,1 milioni di dollari di azioni sulla ETF SPDR S & P 500.
Un’altra cosa interessante, Soros ha recentemente venduto azioni per $ 264 milioni del Barrick Gold, il cui prezzo delle azioni è salito oltre il 14% dal Brexit. Insieme a questa transazione, Soros ha venduto le sue azioni in molte compagnie su cui aveva investito in precedenza.

Soros ha recentemente annunciato che stava uscendo dal pensionamento, di nuovo! Prima di andare in pensione nel 2000, l’unica altra volta che Soros e’ pubblicamente rientrato a giocare in borsa è stato nel 2007, quando ha effettuato una serie di scommesse al ribasso per l’edilizia abitativa degli Stati Uniti e, infine, realizzato un profitto di oltre $ 1 miliardo di dollari dalle compravendite.
Dal 1980, Soros ha attivamente perseguito un programma globalista; portato avanti tramite i suoi Open Society Foundations (OSF).
Che cosa è quest’ agenda globalista, e da dove viene?
Il seme globalista è stato seminato per il giovane George da suo padre, Tivadar, un avvocato ebreo che è stato un forte sostenitore dell’ Esperanto. L’ Esperanto è una lingua creata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con lo scopo di “trascendere i confini nazionali” e “superare l’indifferenza naturale dell’umanità.” Tivadar ha insegnato al giovane George l’Esperanto e lo’ha costretto a parlare a casa. Nel 1936, quando Hitler stava ospitando le Olimpiadi di Berlino, Tivadar ha cambiato il nome della famiglia da Schwartz a Soros, una parola che in Esperanto significa “salirà”.
George Soros, è nato e cresciuto a Budapest, in Ungheria, e ha beneficiato notevolmente dalle decisioni prese dal padre. Presumibilmente, nel 1944, a 14 anni, George Soros è andato a lavorare per i nazisti invasori. Si dice che fino alla fine della guerra, nel 1945, ha lavorato con un funzionario del governo, aiutandolo a confiscare i beni dalla popolazione ebraica locale. In un’intervista del 1998 al 60 ° minuto, Soros ha descritto l’anno dell’occupazione tedesca come “il periodo più felice della mia vita.”
Le avventure di Soros in Finanza
Quando la guerra finì, Soros si trasferisce a Londra e nel 1947 s’iscrive alla London School of Economics, dove ha studiato con Karl Popper, filosofo austriaco-britannico che è stato uno dei primi sostenitori di una “Open Society”. Soros poi ha lavorato presso diverse banche d’affari a Londra, prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970, ha fondato Soros Fund Management e nel 1973 ha creato il Quantum Fund, in collaborazione con l’uomo d’affari Jim Rogers.
Il fondo ha avuto rendimenti annui superiori al 30%, consolidando la reputazione di Soros e mettendolo in una posizione di potere, che ha utilizzato e continua ad utilizzare odiernamente per far avanzare l’agenda dei suoi mentori.
Le speculazioni monetarie che hanno gettato la Gran Bretagna e l’Asia in crisi.
Nel 1990, Soros ha iniziato una serie di grandi scommesse contro valute nazionali. La prima fu nel 1992, quando ha venduto in “short” la sterlina e ha fatto un profitto di 1 miliardo di dollari in un solo giorno.
L`altra grande speculazione monetaria è venuta nel 1997. Questa volta Soros individuato il baht tailandese e, con un volume di vendite allo scoperto molto pesante, ha distrutto il bath tailandese a favore del dollaro statunitense, dando inizio alla crisi finanziaria asiatica.
Gli sforzi “umanitari”.
Oggi, il patrimonio netto di Soros è pari a 23 miliardi dollari. Da quando ha assunto un ruolo di secondo piano nella sua compagnia, Soros Fund Management, nel 2000, Soros si è focalizzato sui suoi sforzi filantropici, che si svolgono attraverso le Open Society Foundations da lui fondata nel 1993.
Allora, a chi dona e quali cause sostiene?
Nel corso degli anni 1980 e 1990, Soros ha usato la sua straordinaria ricchezza per finanziare le rivoluzioni in decine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Croazia e la Jugoslavia fornendo denaro a partiti politici di opposizione, case editrici e dei media indipendenti in queste nazioni.
Se vi chiedete perché Soros si sia immischiato negli affari di questi paesi, una parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che durante e dopo il caos, ha investito grossi capitali in molte delle attività di ciascuno dei rispettivi paesi. Egli ha poi utilizzato la Columbia University e l’economista Jeffrey Sachs per consigliare i governi nascenti di privatizzare immediatamente tutte le attività pubbliche, permettendo così a Soros di vendere i beni che aveva acquisiti durante le turbolenze nei mercati aperti di recente formazione. Essendo riuscito a portare avanti la sua agenda in Europa attraverso il regime del “Cambiamento” ha subito rivolto la sua attenzione al grande palco, gli Stati Uniti.
The Big Time.
Nel 2004, Soros ha dichiarato: “Credo profondamente nei valori di una società aperta”. Negli ultimi 15 anni ho concentrato i miei sforzi all’estero; ora lo sto facendo negli Stati Uniti.
Da allora, Soros ha finanziato gruppi come:

  • L’istituto americano per la giustizia sociale , il cui scopo è quello di “trasformare le comunità povere attraverso attività di ”lobbying” aumentando la spesa pubblica per programmi sociali”
  •  L’Istituto per le politiche sull’immigrazione, il cui obiettivo è di “realizzare una politica per il re-insediamento immigrati illegali e aumentare i benefici di assistenza sociale per i clandestini”

Soros utilizza i suoi Open Society Foundations per incanalare denaro per i Media progressisti ovvero I Media Matters.
Soros incanala i soldi attraverso una serie di gruppi di sinistra, tra cui la Fondazione Tides, Center for American Progress, e la Democratic Alliance al fine di aggirare le leggi di finanziamento della campagna elettorale. Perché Soros ha donato così tanto capitale e cosi tanto impegno a queste organizzazioni? Per un semplice motivo: per acquistare il potere politico.
i politici democratici che vanno contro la l’agenda progressista vedranno tagliati i loro finanziamenti e verranno attaccati dai media, come i Media Matters, che contribuiscono direttamente ai media tradizionali come NBC, Al Jazeera, e il New York Times.
Oltre alla donazione di 5 miliardi di dollari che Soros ha donato a diversi gruppi come quelli sopra citati, ha anche fatto enormi donazioni al Partito Democratico Americano e ai suoi membri più importanti, come Joe Biden, Barack Obama, e, naturalmente, Bill e Hillary Clinton.
La grande amicizia con i Clinton
Il rapporto di Soros con i Clinton risale al 1993, nel periodo in cui è stata fondata OSF. Sono diventati amici stretti, e il loro rapporto duraturo va ben oltre le donazioni.
Secondo il libro, “The Shadow party”, scritto da Horowitz e Poe, in una conferenza del 2004 ” Riprendiamoci l’America” ​​ in cui Soros era uno dei relatori, l’ex first lady ha presentato Soros dicendo: “Noi abbiamo bisogno di persone come George Soros, che è senza paura ed e’ disposto a farsi avanti quando serve
Soros ha iniziato a sostenere la corsa presidenziale di Hillary Clinton nel 2013, assumendo un ruolo di alto livello nel gruppo “Pronti per Hillary”. Da allora, Soros ha donato oltre 15 milioni di dollari per i gruppi-pro Clinton e Super PAC.
Recentemente, Soros ha dato più di 33 milioni di dollari per il gruppo “ Black Llife Matter”, che è stato coinvolto nei disordini sociali di Ferguson, Missouri, Baltimora e Maryland, nel 2015. Entrambi questi incidenti hanno contribuito a un peggioramento delle relazioni razziali in tutta l’America.
Lo stesso gruppo ha fortemente criticato il contendente democratico Bernie Sanders per il suo presunto supporto alla disuguaglianza razziale, contribuendo a minare la sua figura, vista come una minaccia in una delle circoscrizioni più ostili alla Hillary Clinton.
Questo, naturalmente, migliora notevolmente il peso che Soros esercita attraverso i gruppi sopra menzionati. E ‘lecito ritenere che ora in grado di guidare la politica democratica, soprattutto in un’amministrazione guidata da Hillary Clinton.
Semplicemente, ciò che Soros vuole, ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che vuole spazzare via i confini nazionali e creare una sorta d’incubo globalista rappresentato dall’Unione Europea.
Negli ultimi anni, Soros ha rivolto la sua attenzione in Europa. E ‘una coincidenza che il continente è attualmente in disordine economico e sociale?.
Un altro “Home Run”: il conflitto ucraino
Non c’è alcun dubbio sulla grande influenza di Soros sulla politica estera degli Stati Uniti. Nell’ ottobre del 1995 il giornalista della PBS intervista Soros che ha detto, “Io ora ho accesso [al vice segretario di Stato Strobe Talbott]. Non c’è dubbio. Noi in realtà lavoriamo insieme [sulla politica europea orientale]. ”
L’ingerenza di Soros si impennò di nuovo nel conflitto Russia-Ucraina, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2014.
In un’intervista del maggio 2014 con la CNN, Soros ha dichiarato che è stato responsabile per la creazione di una fondazione in Ucraina che alla fine ha portato al rovesciamento del leader eletto del paese e l’installazione di un governo scelto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, all’epoca guidato da niente di meno che Hillary Clinton:
La CNN : In primo luogo l’Ucraia: una delle cose che molte persone le riconoscono è che durante le rivoluzioni del 1989 Lei ha finanziato molte attività dei dissidenti, gruppi della società civile in Europa orientale, in Polonia e in Repubblica Ceca. State facendo cose simili in Ucraina?
Soros: Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima che l’ Ucraina diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione è in funzione da allora e ha giocato un ruolo importante negli eventi odieni.
La guerra che ha strappato la regione ucraina del Donbass ha provocato la morte di oltre 10.000 persone e lo sfollamento di oltre 1,4 milioni di persone. Come danno collaterale, un aereo passeggeri Malaysia Airlines è stato abbattuto, uccidendo tutti i 298 a bordo.
Aancora una volta Soros era lì per trarre profitto dal caos che ha contribuito a creare. Il suo premio in Ucraina è stato il monopolio energetico della compagnia statale Naftogaz.
Soros ha utilizzato ancora una volta la sua cricca degli Stati Uniti, il Segretario del Tesoro Jack Lew e la società americana di consulenza McKinsey al fine di consigliare il governo fantoccio dell’ Ucraina sulla privatizzazione Naftogaz.
Sebbene la quota esatta di partecipazione di Soros nella Naftogaz non è stato divulgata, in una nota 2014 si è impegnato a investire fino a 1 miliardo di dollari nelle imprese ucraine.
Il suo ultimo successo: la crisi europea per i rifugiati
L’agenda di Soros è fondamentalmente sulla distruzione dei confini nazionali. Questo è stato recentemente dimostrato molto chiaramente con il suo finanziamento della crisi dei rifugiati europea.
La colpa della crisi dei rifugiati è stata data alla guerra civile che attualmente infuria in Siria. Ma vi siete mai chiesti come tutte queste persone sapevano improvvisamente che l’Europa avrebbe aperto le sue porte e li entrare?
La crisi dei rifugiati non è un fenomeno naturale. Questo ha coinciso con la OSF che donava soldi per il “Migration Policy Institute” statunitense e la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti, entrambe le organizzazioni sponsorizzate da Soros ed Entrambi i gruppi sostengono il reinsediamento dei musulmani del terzo mondo verso l’Europa.
Nel 2015, un reporter di Sky News ha trovato dei “manuali” per i migranti sull’isola greca di Lesbo. E ‘stato poi rivelato che i manuali, che sono scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Benvenuti nella UE”.
“Benvenuti nell’UE” è finanziato (si avete indovinato!) della Open Society Foundations (OSF). Soros non solo ha sostenuto i gruppi che supportano il reinsediamento dei migranti del terzo mondo verso l’Europa, ma è l’architetto del “Piano Merkel.”
Il Piano Merkel è stato creato dall’iniziativa di stabilità europea, il cui presidente Gerald Knaus è membro di vecchia data presso la Open Society Foundations.
Il piano propone che la Germania dovrebbe garantire asilo a 500.000 profughi siriani. Tale piano afferma inoltre che in Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, un Paese che è musulmano al 98%, ad ottenere l’esenzione dal visto all’interno dell’UE a partire dal 2016.
Il discorso politico
La crisi dei rifugiati ha suscitato grande preoccupazione nei paesi europei come l’Ungheria.
In risposta a 7.000 migranti che ogni giorno entravano nel territorio ungherese nel 2015, il governo ungherese ha ristabilito il controllo delle frontiere al fine di contenere le orde di rifugiati che tentavano di varcare i confini ungheresi.
Naturalmente questo non è andato giù a Soros e ai suoi stretti alleati, i Clinton.
Bill Clinton ha accusato Polonia e Ungheria di pensare che “la democrazia è troppo impegnativa e non ne vale la pena” e che vogliono avere una “dittatura autoritaria in stile Putin”
Leggendo i commenti di Clinton, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha risposto dicendo:
Le osservazioni fatte su Ungheria e Polonia … hanno una dimensione politica.. Queste osservazioni si sono moltiplicate da quando stiamo vivendo nell’era della crisi dei migranti. Sappiamo tutti che dietro i leader del Partito democratico americano, c’e’ George Soros. ”
Orban ha continuato dicendo “anche se la bocca appartiene alla Clinton, la voce appartiene a Soros.”
Soros commenta politica di Orbán verso i migranti: “Il suo piano tratta la protezione dei confini nazionali, come l’obiettivo e rifugiati come un ostacolo. Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati ai confini come l’obbiettivo e i confini nazionali come l’ostacolo “.
E ‘difficile immaginare che poteva essere più chiaro nelle sue intenzioni globalista.
Il movente del profitto
Perché, dunque, Soros vuole inondare l’Europa con orde di musulmani del terzo mondo?
Non possiamo essere sicuri, ma è recentemente venuto alla luce che Soros ha preso una serie di “posizioni al ribasso” contro la azioni di borsa degli Stati Uniti. A quanto pare, pensa che provocando il caos in Europa si diffonda il contagio verso gli Stati Uniti, avviando cosi i mercati in una spirale verso il basso. La distruzione dell’Europa attraverso l’inondazione con milioni di migranti è un piano diretto a provocare il caos economico e sociale del continente. Quest’ altro esempio della creazione di disordini al fine di trarne un profitto, dove George Soros sembra avere i suoi tentacoli nella maggior parte degli eventi geopolitici.
Noi tutti comprendiamo che questa correlazione non è una causalità. Tuttavia, data la straordinaria ricchezza di Soros, le connessioni politichee la sua lunga esperienza di vedere e di trarre profitto dal caos, è quasi certamente un catalizzatore per gran parte delle turbolenze geopolitiche che si verificando.
Egli è intento a distruggere i confini nazionali e la creazione di una struttura di governo globale con poteri illimitati. Dai suoi commenti diretti verso Viktor Orbán, possiamo notare che Soros vede chiaramente leader nazionali come i suoi futuri vassalli e burattini che vendono il suo racconto alle masse ignoranti.
Soros vede se stesso come un missionario che porta avanti l’agenda globalista, insegnata dai suoi primi maestri. Egli usa i suoi vasti collegamenti politici per influenzare la politica del governo e creare le crisi, sia economiche e sociali, per promuovere quest’agenda.
Con ogni evidenza, Soros sta cospirando contro l’umanità ed è decisa a distruzione delle democrazie occidentali.
Per qualsiasi pensatore razionale, alcuni eventi globali semplicemente non hanno alcun senso. Perché, per esempio le democrazie occidentali accoglierebbero milioni di persone i cui valori sono del tutto incompatibile con quelli della propria nazione?
Quando guardiamo da vicino l’ordine del giorno, attivamente promosso dal maestro globalista, George Soros, le cose diventano un po’ ‘più chiare.
Ecco che arriva il pagliaccio
Niente è più vicino della carta “esci dalla galera” che gli investigatori della FBI hanno dato a Hillary Clinton per la questione dei suoi server di posta elettronica privati. Questo è avvenuto senza che nessuno protestasse sul fatto che la Hillary abbia infranto un numero di leggi federali tali da sbattere in galera qualsiasi persona.
Per citare il direttore dell’FBI James Comey, “Anche se vi è prova di potenziali violazioni degli statuti per quanto riguarda il trattamento di informazioni classificate, il nostro giudizio è che nessun procuratore ragionevole avrebbe portato alla nostra attenzione un caso del genere.”
C’è una discrepanza in questa affermazione. Per cominciare, ci sono evidenti violazioni della legge. Ma anche una forte componente politica nel fatto che un “procuratore ragionevole” dovrebbe far rispettare le leggi, prendendo in considerazione che il colpevole è il seguente: l’alfiere dei democratici candidato alla presidenza dello stato .
Inoltre, andando contro la Clinton significa andare contro Soros e nessun “procuratore ragionevole” vorrebbero farlo.
Sto solo dicendo …

David Galland and Stephen McBride
Fonte: http://www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-07-08/how-george-soros-singlehandedly-created-european-refugee-crisis-and-why
8.07.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANLUCA GRANDE

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16652

Ritratto di George Soros, il magnate pro-immigrazione

11 luglio 2016

George Soros se ne sta approfittando, ancora una volta. L’attivista 85enne politico e filantropo è assurto agli onori della cronaca post-Brexit affermando che questo evento ha scatenato “una crisi finanziaria ed economica”. La crisi però, ancora una volta, non lo ha colpito in prima persona. Soros stava fiutando l’affare giusto, togliendo capitale dall’inquieta Deutsche Bank e dalla S&P, per un valore di 2.1 milioni in azioni.
Ancora più interessante, è il fatto che Soros avesse recentemente rimosso 264 milioni di partecipazioni da Barrick Gold, il cui valore in azioni era aumentato del 14% dopo la Brexit. Oltre a questi affari, Soros aveva venduto le sue azioni in molte delle sue storiche società. Dopo il suo ritiro nel 2000, ed essere tornato attivo nel 2007, piazzò un numero di aste tendenti al ribasso nel settore immobiliare degli Stati Uniti, creando così un profitto di oltre il miliardo di dollari da questo giro di affari. Sin dagli anni 80, Soros si è dedicato attivamente all’Agenda Globale, sostenendola attraverso la sua “Open Society Foundations (OSF)”. Ma che cos’è l’Agenda Globale, e da dove trae le sue origini?

Gli inizi.
Il “seme globalista” è stato ereditato dal padre Tiwadar, un avvocato ebreo che era un gran sostenitore dell’Esperanto. L’esperanto è una lingua inventata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con il proposito di “trascendere i confini nazionali” e “oltrepassare l’indifferenza del genere umano”. Tiwadar insegnò al giovane figlio George l’esperanto e lo obbligò a parlarlo in casa.
La famiglia si trasferì dalla Germania a Budapest dove cambiò il cognome da Schwartz a Soros, un lemma esperanto che appunto significava colui che s’innalzerà: il giovane George trasse grandi benefici dalla scelta del padre della modifica del cognome. Secondo alcuni documenti, Soros lavorò fino alla fine della guerra per un ufficiale del governo, aiutandolo a confiscare le proprietà degli ebrei installati nel luogo. In un documentario del 1998 Soros descrisse gli anni dell’occupazione della Germania come “il periodo più felice della sua vita”.
Il rischio di Soros nella finanza
Al termine della guerra, Soros si trasferì a Londra, e nel 1947 si iscrisse alla London School of Economics, dove studiò sotto Karl Popper, il filosofo austro-inglese che fu uno dei primi sostenitori di una “società aperta.” Soros lavorò successivamente presso diverse banche d’affari a Londra prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970 fondò la “Soros Fund Management” e nel 1973 la “Quantum Fund” con l’appoggio dell’investitore Jim Rogers. Il fondo rendeva annualmente più del 30% consolidando la reputazione di Soros e mettendolo così in una posizione di potere.
Le speculazioni sulla valuta che portarono la Gran Bretagna e l’Asia in crisi
Negli anni 90, Soros iniziò una serie di speculazioni contro le valute delle varie nazioni. La prima fu nel 1992, quando vendette allo scoperto la sterlina facendo 1 miliardo di profitto in un solo giorno. La sua seconda grande speculazione sulla valuta fu quella del 1997, dove la sua mano generò, di fatto,  il deprezzamento delle monete malesi e thailandesi e la crisi asiatica finanziaria che coinvolse anche Indonesia e Corea del Sud.
Sforzi “Umanitari”
Oggigiorno, la rete di Soros ha un patrimonio che si aggira sui 23 miliardi di dollari. Dopo essersi ritagliato un ruolo di minore importanza nella sua compagnia, la Soros Fund Menagement, egli cominciò ad impegnarsi dal 2000 nelle sue attività “filantropiche”, che supporta tutt’ora attraverso la Open Society Foundations, da lui stesso fondata nel 1993. Quindi, chi beneficia delle donazioni del magnate? Che cosa implica il suo supporto? Durante gli anni ’80 e ’90, Soros impiegò la sua straordinaria ricchezza per finanziare rivoluzioni in dozzine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Iugoslavia e la Croazia.
Riuscì in tutto ciò facendo transitare soldi a partiti politici d’opposizione e pubblicizzando i media indipendenti di quelle nazioni. Se vi domandate perché Soros avesse a cuore gli affari delle sopracitate nazioni, parte della risposta sta nel fatto che durante e dopo il caos, egli investì parecchio nelle risorse e nei patrimoni di ognuno di quei paesi. Egli poi trovò appoggio e aiuto dell’economista Jeffrey Sachs della Columbia University, a cui chiese di suggerire a quei governi di privatizzare tutte le risorse di pubblico dominio, permettendo così a Soros di vendere tutti i beni che aveva acquisito durante le fasi di disordini in nuovi mercati appena aperti. Avendo avuto successo e tratto profitto sul fronte Europeo, decise presto di volgere il suo sguardo a un traguardo ancora più ambizioso: gli Stati Uniti.
Il “grande” periodo
Nel 2004 il magnate annunciò: “Credo profondamente nei valori di una società aperta: negli ultimi 15 anni ho focalizzato i miei sforzi all’estero, da ora opererò negli Stati Uniti”. George Soros fondò gruppi come: “L’istituto americano per la giustizia sociale”, il cui scopo è “trasformare le comunità povere attraverso il lobbismo per migliorare il governo dal punto di vista del sociale”; o La “New America Foundation”,  il cui scopo è “influenzare l’opinione pubblica in argomenti come l’ambientalismo e l’autorità globale”; o ancora “L’istituto delle politiche migrazionali” il cui scopo è “apportare una nuova politica per l’insediamento illegale d’immigrati e migliorare i benefici dei sussidi pubblici sociali”. Soros inoltre usa la sua società per far pervenire soldi all’organo di stampa “Media Matters”. Ma perché Soros donò così tanta liquidità a queste organizzazioni?
Per una semplice ragione: comprare potere politico. I democratici che andranno contro i suoi diktat vedranno i propri fondi tagliati e saranno successivamente snobbati da organi stampa come Media Matters, che lavora in partnership con siti come NBC, Al Jazeera e The New York Times. Oltre ai 5 miliardi donati ai gruppi sopraccitati, Soros diede grandi contributi al Partito Democratico degli Stati Uniti e ai suoi più illustri esponenti, come Barack Obama, Joe Biden e, ovviamente, Bill e Hillary Clinton.
L’amicizia coi Clinton 
L’amicizia con la famiglia Clinton risale al 1993, quando venne fondata la OSF. Soros tuttavia cominciò a supportare Hillary Clinton attivamente solo dal 2013, quando iniziò la campagna per l’attuale corsa alle presidenziali acquisendo visibilità nel gruppo “Ready for Hillary” e donando oltre 15 milioni di dollari ai gruppi di sostenitori filo-Clintoniani. Non contento, il magnate donò oltre 33 milioni di dollari a “The Black Lives Matter”, che fu coinvolto in scontri violenti nel Missouri e nel Maryland nel 2015. Entrambi gli incidenti hanno portato a un peggioramento delle relazioni tra le varie etnie negli Stati Uniti.
Banalmente: ciò che Soros vuole, lo ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che ciò che egli vuole è abbattere ogni confine e ogni barriera per creare quella specie di incubo mondialista che alla fine può essere ricondotto all’attuale Unione Europea: l’obiettivo è l’omologazione e la cancellazione di ogni tradizione nazionale. Recentemente Soros ha focalizzato la sua attenzione nuovamente sull’Europa. E’ solo una coincidenza il fatto che questo continente sia attualmente in una profonda crisi economia?
Un altro fuori campo: il conflitto ucraino
L’intromissione di Soros negli affari Europei ha portato ad un ennesimo conflitto: quello russo-ucraino, che vede le sue origini all’inizio del 2014. In un’intervista di maggio 2014 rilasciata da CNN, Soros ammette di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che fondamentalmente portò alla deposizione dell’allora legittimo leader del governo e alla successiva instaurazione di una giunta selezionata personalmente dal Dipartimento di Stato statunitense, al tempo guidato da niente meno che da Hillary Clinton. Giornalista Cnn: “Ciò che molte persone hanno notato in lei (rivolgendosi a Soros) è che durante le rivoluzioni dell’89 finanziò molte attività dissidenti, gruppi sociali civili nell’est Europa in Polonia e in Repubblica Ceca. Sta facendo qualcosa di simile ora in Ucraina?”
George Soros: “Bé, ho dato vita ad una fondazione in Ucraina prima che essa diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione funziona d’allora e impiega un importante ruolo in parte degli eventi di oggi”. La guerra che travolse la regione ucraina del Donbass portò alla morte di 10.000 persone e il dislocamento di oltre 1.4 milioni di persone. Inoltre, come danno collaterale, venne colpito il jet della Malesia Airlines che provocò la morte di 289 persone. Ancora una volta, Soros era là, ad approfittare del caos che aveva aiutato a generare qualche anno prima. Il premio che ottenne da questa battaglia in Ucraina fu il business del monopolio dell’energia “Naftogaz”.
Il suo ultimo successo: la crisi dei rifugiati in Europa
L’attuale obiettivo di Soros è fondamentalmente la distruzione di tutti i confini nazionali. Ciò è stato recentemente confermato molto chiaramente dai suoi investimenti per la crisi dei rifugiati in Europa. Causa dell’immigrazione dal Medio Oriente, secondo i media internazionali più autorevoli, è la guerra civile in Siria scoppiata nel 2011. Ma vi siete mai chiesti come mai tutte queste persone hanno improvvisamente intuito che l’Europa avrebbe aperto i suoi confini per accoglierli in massa? La crisi dei rifugiati non ha origini del tutto “naturali”. Anzi.
Una crisi che, guarda caso, coincide con la donazione di liquidità da parte della OSF all’ “Istituto Di Base Statunitense Per La Politica Della Migrazione” e alla “Piattaforma per la a Cooperazione Internazionale Sui Migranti Senza Documenti”: nient’altro che due organizzazioni sponsorizzate dallo stesso miliardario di origini ungheresi. Entrambi i gruppi patteggiano per l’insediamento dei migranti in Europa.
Nel 2015 un reporter di Sky trovò un “Manuale per migranti” sull’isola greca di Lesbo. Venne rivelato che tale manuale era scritto in arabo e distribuito ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Welcome to the EU”. “Welcome to the EU” è finanziato – indovina da chi – dalla Open Society Foundations. Soros quindi, non solo appoggia il nuovo insediamento dei migranti in Europa, ma è anche l’artefice del piano Merkel. Il piano Merkel fu creato dall’ “European Stability Initiative”, il cui presidente del consiglio di amministrazione, il signor Gerald Knaus, è un socio in affari di Soros. Il piano sostanzialmente dice che la Germania garantirà asilo a 500.000 rifugiati siriani; dice inoltre che la Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, uno stato per il 98% mussulmano, ad ottenere libertà di movimento per i suoi cittadini all’interno dell’UE.
Trattazione politica
La crisi dei rifugiati ha ottenuto grande attenzione in stati europei come l’Ungheria. In risposta al transito di 7000 migranti al giorno nel territorio ungherese, il governo ha rinforzato i controlli alle frontiere per impedire alle orde di rifugiati di entrare nel paese.
Ovviamente questa politica non era condivisa da Soros e dalla sua alleata Hillary Clinton. Bill Clinton ha affermato che Polonia e Ungheria “non gradiscono la democrazia” e vogliono una “dittatura autoritaria Putiniana”. Soros si espresse così in risposta alla politica del primo ministro ungherese Viktor Orbán: “I suoi piani trattano la protezione dei confini nazionali come l’oggetto della loro attenzione, mentre noi mettiamo in primo piano i rifugiati, e solo secondariamente i confini nazionali.” E’ difficile credere che  Soros possa essere più chiaro di così, riguardo le sue idee mondialiste.
Il movente
In conclusione, resta un’ultima domanda da porsi: perché Soros sta impiegando tutte queste forze per inondare l’Europa con orde di rifugiati? Momentaneamente, pare che stia generando grande caos in Europa e soffiando sul fuoco dei disordini sociali negli Stati Uniti, facendo così crollare il mercato mondiale.
La distruzione dell’Europa, attraverso una migrazione di massa, è traducibile in un infernale piano per creare caos sociale ed economico nel vecchio continente. Il suo intento è di distruggere i confini nazionali e creare un’unica struttura globalista, dotata di un’autorità con potere illimitato su tutto il pianeta. Soros si presenta al mondo come un missionario che vuole portare a termine l’Agenda Globale insegnatagli dai suoni mentori. Egli usa le sue vaste conoscenze politiche per creare crisi e influenzare la politica dei governi.
(di David Galland e Stephen McBride per Garret/Galland Research. Traduzione a cura di Caterina Ioppi)