Ecco perchè i padroni del mondo hanno bisogno di una guerra per”resettarci”e dominarci

30 novembre 2016

L’elite finanziaria globalista ha bisogno di creare e finanziare guerre per affermare il proprio dominio globale, infatti l’ISIS (il califfato islamico) è stato creato e finanziato dai servizi segreti USA e isreaeliani, per poi poter adottare misure repressive e militari, per invadere paesi liberi e sovrani. Queste tecniche sono conosciute come problema-reazione-soluzione o tesi-antitesi-sintesi, usate da sempre dal potere elitario per sottomettere i popoli, sono sempre la stessa cricca ebrea, che tramite la finanza usuraia mondialista gestisce e crea guerre, finte rivoluzioni e ogni tipo di sovversioni contro gli stati presi di mira, perchè non allineati ai loro piani. Sempre gli stessi hanno creato la 1 e la 2 guerra mondiale, e ora gli serve la 3 guerra mondiale contro sicuramente contro la Cina e la Russia, affinche le nazioni si distruggano a vicenda, e poi stremate si sottomettano al nuovo ordine mondiale ebraico, come descritto nei protocolli dei savi di sion,una tirannia globale che portera l’umanità alla totale schiavitù.
(Fonte: canale you tube “white wolf revolution”).

….e c’è da capire la sudditanza dei nostri politici ad avvallare qualsiasi processo politico ed economico del nuovo ordine mondiale, sperando in un posto sull’arca. Dinamiche i cui sviluppi evolgono e deviano giorno per giorno, resta il fatto che esiste un programma di riduzione della popolazione mondiale, del quale le voci si fanno sempre più insistenti.

Fonte : http://www.lonesto.it/?p=9061

Originale con 2 video: http://www.complottisti.com/perche-padroni-del-mondo-bisogno-guerra-perresettarcie-dominar/

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Assange contro Clinton: “guerra in Libia come biglietto da visita per la presidenza”

Assange: Clinton ha voluto intervenzione in Libia
Il fondatore di Wikileaks, l’esperto informatico Julian Assange, ha rilasciato una intervista esclusiva a RT (Russia Today). L’australiano ha parlato delle presidenziali USA e della sua attuale situazione giuridica. Si autodefinisce come “prigioniero politico dell’occidente“. Assange non esce da ormai 4 anni dall’ambasciata dell’Ecuador, sita in Londra. In concomitanza con le elezioni americane e l’approssimarsi dell’election day, l’Ecuador ha deciso di ridurre la connessione di Assange, affinché “non intervenga nel processo democratico americano”.

Assange: “Clinton vincerà perché sostenuta dall’establishment”

Secondo il fondatore di Wikileaks, la Clinton avrà la meglio su Trump, in quanto è “sostenuta dall’establishment. Tutti i maggiori gruppi di potere (lobby) supportano e finanziano Hillary Clinton. I maggiori poteri economici e finanziari del Paese sono con lei. Clinton è il punto centrale delle operazioni di un sistema controllato da grandi entità bancarie (come Goldman Sachs). E ancora, dai grandi agenti di Wall Street, dall’intelligence, dal dipartimento di Stato, i Sauditi e altri ancora. Lei è il perno incaricato di collegare questi elementi.” Nel ‘leak’ di alcune settimane fa, si evidenziava la posizione di favore della Clinton verso le banche, affermando che ha sempre fatto il possibile per garantire i loro interessi.

libia isis

Assange: “distruzione della Libia fu voluta da Clinton. Sarebbe stato il suo ‘biglietto da visita’ come segretaria di Stato e per la futura corsa alla presidenza.”

Julian Assange continua a parlare delle imminenti elezioni e attaccando il banco democratico. L’australiano assicura che all’interno delle mail riservate, “si riscontra la volontà di Hillary di intervenire in Libia. Sarebbe stato il suo biglietto da visita come segretaria di Stato. La gestione della crisi le avrebbe aperto le porte della corsa alla presidenza nel 2016. Obama era contrario all’intervento militare. Clinton era favorevole. Come conseguenza della crisi libica e dell’intervento statunitense, morirono oltre 40.000 persone. Sono saltati fuori i terroristi, e lo Stato Islamico. Ovvero, ciò che ha provocato la più grave crisi europea legata a rifugiati e immigrazione.

Hillary Clinton sondaggi usa 2016 presidenziali mappa elettorale stato per stato swing states

Il legame tra Clinton e Arabia Saudita

Infine, Assange assicura – sempre attraverso il filtraggio delle mail – che Clinton ha strettissimi rapporti con i Sauditi. “È risaputo che Arabia Saudita e Qatar finanziano l’ISIS. Per comprenedre la Clinton bisogna conoscere i suoi interessi economici con l’Arabia.”
Assange ha attaccato frontalmente l’ex-first lady, nell’esclusiva intervista rilasciata per RT. Il messaggio del fondatore di Wikileaks sarà capace di spostare gli equilibri? A pochi giorni dall’election day, la Clinton deve affrontare l’ennesimo attacco, dopo la riapertura dell’indagine federale dell’FBI. Trump – dopo un periodo caratterizzato dalla fuoriuscita di scandali sessuali – sembra essere uscito dall’occhio del ciclone. Poco meno di 72 ore e sapremo se questa è stata solo l’ultima illusione del magnate di New York. Chi vincerà tra l’anarchico Donald Trump e il “perno dell’establishment”, Hillary Clinton?

Preso da:  http://www.termometropolitico.it/1234653_assange-clinton-libia-elezioni-usa.html

La guerra infinita del Medio Oriente. Il caos come ultimo ordine possibile

Il caos totale avanza in Medio Oriente. E sarà un caos stabile, con periodi di forte tensione seguiti da tempi di improvvisa traquillità. E’ questa l’unica pace possibile per quelle terre?

BAGHDAD – Il caos totale avanza in Medio Oriente. Sarà, però, un caos stabile, in cui a periodi di forte tensione bellica seguiranno improvvisi tempi di tranquillità, e poi ancora guerra e calma. Per un periodo molto lungo, probabilmente anni.
La battaglia di Mosul e il dopo che nessuno vuole governare
La caduta di Mosul, ormai prossima, potrebbe innescare una pesante crisi diplomatica, e non solo, tra l’Iraq e la Turchia. I guerriglieri dell’Isis stanno per capitolare, peraltro senza aver opposto una dura resistenza: situazione che mette in evidenza come in questi anni gli sia stato lasciato campo libero. Chi gli ha permesso di governare indisturbati, vista l’evidente incapacità militare che stanno dimostrando? Almeno questo è ciò che traspare in queste ore, che vedono un’evoluzione sul campo molto veloce. L’aviazione statunitense sta bombardando duramente la città – oltre tremila ordigni sono stati sganciati – e i miliziani indietreggiano sempre più, chiudendosi nel centro storico. Dove potrebbero alzare il livello dello scontro con tecniche di guerriglia, anche sporche. Scenario scontato, quasi da copione.

I dubbi sul futuro di Mosul
Intorno a Mosul, e intorno al suo futuro, rimangono invece molti dubbi. Perché non è chiaro quale ruolo la Turchia stia giocando in questa guerra, come non è chiaro cosa voglia e con chi si stia coordinando. Il presidente Erdgann, come noto, ha più volte sostenuto che Mosul è un territorio perduto dell’ex impero ottomano, facendo così intendere che sulla seconda città più importante dell’Iraq ha delle mire precise. Il suo scopo è quello di contenere la spinta indipendentista kurda e prendere possesso dei ricchi giacimenti petroliferi della zona. E così, più la guerra prosegue, più i piani turchi potrebbero concretizzarsi. Per questa ragione, probabilmente, l’avanzata verso il cuore della città, e la radicale bonifica dei jihadisti che in esso ancora si rifugiano, procedono molto più rapidi di quanto preventivato. Il governo iracheno, con il prezioso alleato peshmerga, non vuole lasciare alcuno spazio di manovra all’esercito turco che sta ammassano uomini e mezzi poco al di là del confine con la Siria. Ma paradossalmente – situazione non nuova in questi territori – i miliziani potrebbero essere sostenuti proprio dai turchi, interessati al perdurare della battaglia che potrebbe portarli a dire il fatidico «interveniamo anche noi per risolvere la situazione». Una condizione fantapolitica, ma il medio oriente, come affonda la sua storia nel doppio gioco dei suoi governanti.
Turchia mina vagante
Il ministro turco della difesa, Fikri Isik, ha detto chiaramente che Ankara mantiene a Bashiqa, 35 km da Mosul, un folto avamposto militare sempre pronto ad intervenire. Condizione che fa infuriare il governo di Baghdad, ma non fa indietreggiare di un passo le truppe turche. Oltre mille miliziani sunniti delle Forze di mobilitazione nazionale (Hashid al Watani) sono pronti per marciare su Mosul. La ragione ufficiale che verrebbe utilizzata è classica: proteggere i civili sunniti, nonché i turcomanni, da possibili aggressioni delle milizie sciite delle Unità di mobilitazione popolare. L’esercito iracheno oggi è composto prettamente da soldati di fede sciita, che hanno rimpiazzato i sunniti del tempo di Saddam Hussein. Senza dimenticare i peshmerga. Non solo: la Turchia sostiene che l’avanzata, coperta e integrata anche da truppe iraniane, potrebbe raggiungere la Siria e agganciare l’assedio di Aleppo. Alterando un equilibrio che deve rimanere tale ancora per molto tempo. Nonostante i buoni rapporti che intercorrono tra la Turchia e il governo autonomo del Kurdistan, dovuti alla comune visione anti Pkk, i kurdi iracheni rimangono sospettosi sulle reali intenzioni del presidente Erdgan.
Russia e Turchia, quale alleanza?
Il «problema» sul terreno rimane sempre la presenza della Russia di Putin. Alleata della Turchia e alleata della Siria. Ma il Paese di Erdogan un tempo nemmeno troppo lontano sosteneva l’Isis. Quanto è probabile che la Turchia stia facendo il doppio gioco? Probabilmente, al termine degli assedi di Mosul e Aleppo avanzerà sul Nord della Siria e la occuperà militarmente. Sarà la contropartita per aver cessato di rifornire l’Isis di dollari e armi, nonché per aver chiuso un patto di non aggressione con la Russia di Putin? La Russia lascerà fare, facendo pagare ad Assad questo prezzo? Sarebbe il primo passo verso la ricostruzione dell’Impero ottomano, crollato al termine della prima guerra mondiale. Ma se l’avanzata turca sul Nord della Siria può ottenere un temporaneo il via libera russo,  questo non sarà possibile da parte dell’Iran, che pretende la totale integrità siriana. Per ragioni energetiche, dato che l’oleodotto che proviene dalla Persia per giungere allo sbocco sul mar Mediterraneo necessita di integrità territoriale.
Si sta quindi costituendo il califfato degli sciiti?
Da sempre oppressi, oggetto di repressione, gli sciiti stanno costituendo un immenso Stato che va dal Golfo Persico al mar Mediterraneo? La Siria rappresenta un’eccezione, perché la popolazione è prevalentemente sunnita ma l’èlite e sciita. Si tratterebbe quindi di un territorio immenso, avente come capitale Teheran. Questa situazione non può avverarsi ovviamente. Significherebbe portare il petrolio dell’Iran, nonché dall’Iraq ad esso politicamente e culturalmente vicino, in Europa senza passare dal canale di Suez. Non solo: si tratterebbe di portare un esercito molto forte direttamente al confine con Israele. Condizione inaccettabile sia per lo Stato ebraico che per gli Stati Uniti e la comunità internazionale.
La guerra infinita è l’unica pace possibile?
Solo guardando in prospettiva si può capire perché la guerra in Medio Oriente non finirà nel breve tempo, e probabilmente nemmeno nel lungo periodo. Perché ogni scenario successivo è ben peggiore di quello attuale. Gli Stati Uniti, quando decisero di invadere l’Iraq probabilmente non immaginavano quale disastro stavano costruendo. Una guerra a bassa intensità, come quella attuale, ha molteplici «vantaggi»: rende ancora competitivo sul  mercato il petrolio saudita, mantiene il potere geopolitico dell’Egitto grazie al canale di Suez, per altro di fresco raddoppio, mantiene la sicurezza di Israele, mantiene impegnata le forze armate della Russia, contiene le mire espansionistiche turche. E’ la «guerra infinita» di cui parlava George Bush, probabilmente la locuzione più incompresa della storia.

Preso da: http://esteri.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20161103_395072

Lo strano parco macchine dell’Isis

24 ottobre 2016

toyota788«Raid e bombe americane su Mosul». Così il titolo di un articolo di Alberto Stabile sulla Stampa del 24 ottobre fotografa l’avanzata della coalizione anti-Isis a Mosul. Nell’articolo, Stabile dettaglia che sono entrati in azione gli F 16 dell’U.s. Air force, i quali stanno bersagliando la zona d’attacco per aprire la strada alle truppe di terra.

Nello stesso articolo si ripete la nota quanto tragica situazione dei civili, che l’Isis tiene in ostaggio. Mentre in altro articolo, stavolta di Paolo Mieli sul Corriere della Sera dello stesso giorno, si riferisce dei festeggiamenti della popolazione civile perché finalmente, dopo due anni, qualcuno attacca i terroristi che li opprimono.

Le stesse cose avvengono in Aleppo: i siriani festeggiano quando dei quartieri sono strappati al Terrore, e salutano con sollievo l’offensiva del governo contro le zone ancora occupate. Non solo, anche in Aleppo Est i civili sono ostaggio delle milizie jihadiste guidate da al Nusra (al Qaeda), le quali controllano questa parte della città. Tanto che i corridoi umanitari lasciati aperti da Damasco per consentir loro di fuggire non hanno avuto alcun esito: nessuno li ha utilizzati. Gli jihadisti lo impediscono, come a Mosul.

Eppure i bombardamenti russi e siriani, a differenza di quelli americani, sono cattivi. Questa la narrazione ufficiale, alquanto bizzarra.
Non siamo fan delle bombe, né delle guerre. E sappiamo bene che questa guerra potrebbe finire senza altro spargimento di sangue: basterebbe lasciare gli jihadisti senza soldi, ché senza pecunia non si comprano armi e munizioni, né si pagano i tanti costosi mercenari assoldati dalle Agenzie del Terrore in tutto il mondo.

Tagliati i fondi, anche le varie Agenzie del Terrore sarebbero costrette a chiudere i battenti, a Mosul come ad Aleppo come nel resto del mondo.
Ma evidentemente è rimasto lettera morta il suggerimento di John Potesta all’allora Segretario di Stato (e sembra futuro presidente Usa) Hillary Clinton di far «pressioni sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’ISIL [Isis ndr.] e ad altri gruppi sunniti radicali nella regione» (mail rivelata da wikileaks; sul punto vedi nota precedente).

Significativo anche l’accenno agli altri «gruppi radicali sunniti» della mail, che indica come gli stessi ambiti che sostengono l’Isis supportano, ovviamente allo stesso scopo, anche i miliziani di Aleppo Est, beneamini dell’Occidente.

Tale sostegno si realizza in tanti modi: a parte le armi e le munizioni, ci sono gli aiuti di natura umanitaria e sanitaria (i gruppi terroristi godono di servizi sanitari di altissimo livello, assicurati loro da diverse ong internazionali che operano sul loro territorio in cambio del placet all’assistenza dei civili). E altro.

Su un piccolo aspetto di tale ausilio ha fatto chiarezza la Toyota. Interpellata da russi e siriani sui veicoli forniti all’Isis, la casa automobilistica giapponese ha svolto una indagine interna i cui risultati sono poi stati comunicati agli interessati: in effetti «migliaia di veicoli Toyota» sono finiti nelle mani dell’Isis.

Giunti loro tramite queste vie: 22.500 veicoli sono stati acquistati da una società dell’Arabia Saudita; 32.000 sono stati acquistati dal Qatar; 4.500 sono pervenuti all’Isis tramite l’esercito della Giordania, al quale ha fatto da garante una banca dello stesso Paese.

Si tratta delle automobili immortalate nelle foto che pubblichiamo in questa pagina: veicoli nuovi fiammanti, scenografici con la loro bandiera nera che garrisce al vento quanto invisibili a droni e aerei della coalizione anti-Isis, nonostante il deserto iracheno offra invero poche opportunità mimetiche.

Val la pena accennare a questo proposito anche alle parole dell’ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite Mark Wallace il quale ha definito la Toyota Hilux e la Toyota Land Cruiser un marchio di identificazione dell’Isis.

Non si tratta di criminalizzare la Toyota, che alla fine comunque ha risposto a una richiesta specifica sul tema, ma di notare come tale richiesta non sia mai stata avanzata prima dai volenterosi e coalizzati anti-Isis, nonostante fosse facile, come visto, porre domande e ottenere risposte.

Tale acquisto di automobili nuove peraltro è transitato tramite vie ufficiali. Si tratta di operazioni commerciali su larga scala: servono navi, banche, reti logistiche. Eppure l’intelligence occidentale non ha visto niente di niente…

Il parco macchine del Califfato è ovviamente solo una piccola parte dei tanti “aiutini” che giungono all’Agenzia del Terrore da ogni dove. Ma ha un suo significato e aiuta a intuire altro e ben più importante (qui i riferimenti, in arabo, sulla vicenda).

Preso da: http://piccolenote.ilgiornale.it/30043/lo-strano-parco-macchine-dellisis

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Clinton, Isis e sauditi: una rivelazione clamorosa

12 ottobre 2016

L’IPOCRISIA SVELATA
I governi di Qatar e Arabia Saudita stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’Isis e ad altri gruppi sunniti radicali nella regione”.
A scriverlo è Hillary Clinton in una mail indirizzata nell’agosto del 2014 a John Podesta (da sempre uno dei più stretti collaboratori della famiglia Clinton ed oggi a capo della sua campagna elettorale).

La mail, rilasciata da Wikileaks, è clamorosa.
Se l’America fosse ancora una democrazia sana e non sottomessa ad un’élite tecnocratica e finanziaria che pilota crisi internazionali e guerre umanitarie (di cui la Clinton è la rappresentante), lo scandalo di questa mail costringerebbe la candidata Presidente al ritiro.
Il motivo è evidente: nonostante fosse a conoscenza dell’appoggio che i regimi del Golfo alleati degli Usa danno all’Isis, la Clinton ha continuato ad accettare milioni di dollari di finanziamento per la sua Fondazione proprio da questi regimi che lei stessa riconosce essere sponsor del terrorismo islamista.


Dell’imbarazzante finanziamento saudita alla signora abbiamo ampiamente parlato in questo articolo dell’agosto scorso che invito a rileggere per sopperire alle “distrazioni” del mainstream democratico.

UN LIBRO PAGA IMBARAZZANTE
In altre parole: la candidata alla Presidenza degli Stati Uniti riceve enormi quantità di denaro da  “stati canaglia” che lei stessa sa essere fiancheggiatori del terrorismo e ispiratori di coloro che poi in Usa e in Europa uccidono cittadini americani ed europei.
Basterebbe questo per capire l’ipocrisia che alimenta la retorica occidentale della “lotta al terrorismo” e della difesa delle democrazie dal pericolo di coloro che le vogliono distruggere. Difficile difendersi quando sei sul libro paga dall’amico del tuo nemico; e l’eventualità che su questo libro paga ci possa essere un futuro Presidente degli Stati Uniti rende oscuro il futuro  dell’America.
APOCALISSE CHIAMATA CLINTON
CtsLnJgXYAAVUKdIn questa campagna elettorale per le Presidenziali, Trump, il rivale della Clinton, è stato ripetutamente attaccato per il suo atteggiamento non ostile nei confronti della Russia di Putin; è stato dipinto come una sorta di Manchurian Candidate manipolabile da potenze straniere.
Nell’ultimo dibattito televisivo, la Clinton è arrivata ad affermare: “non è mai successo prima che un avversario (Putin) si adoperasse così tanto per influenzare il risultato delle elezioni”.
Ma Putin non finanzia la campagna elettorale di Trump; e la Russia è impegnata a combattere l’Isis e il terrorismo islamista sia in Siria che in Asia centrale.
Al contrario, i sauditi amici della Clinton finanziano la sua Fondazione di famiglia con la stessa mano con cui finanziano l’Isis, Al Qaeda e diffondono l’integralismo islamico in Europa.
Questo cinismo, questa spregiudicatezza nell’uso di un potere senza regole, nella manipolazione dei media sui quali non troverete queste notizia, sommati ad una visione (da lei incarnata quando è stata Segretario di Stato) del ruolo degli Stati Uniti come gendarmi del mondo ed autorizzati a scatenare guerre umanitarie dietro pretesti inventati (come nel caso della Libia), ad orchestrare crisi nazionali e “colpi di Stato democratici” (come nel caso dell’Ucraina), rendono la Clinton un pericolo reale per l’America e per il mondo.
Nel suo appello agli elettori, la Clinton ha ammonito con tono profetico: “io sono l’ultima cosa tra voi e l’Apocalisse”. Sarà, ma per ora lei è la prima cosa tra i tiranni sauditi e i tagliagole dell’Isis; questo dovrebbe preoccupare l’America.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

Preso da: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/10/12/clinton-isis-e-sauditi-una-rivelazione-clamorosa/

L’Isis e il traffico di organi

6 ottobre 2016

siria
«L’Isis ha creato un mercato in Turchia nel quale sono venduti organi umani presi dai corpi degli iracheni rapiti dai gruppi terroristici». A dare la notizia è l’Agenzia Fars il 6 ottobre.

Secondo l’Agenzia stampa iraniana, gli organi vengono portati «congelati» a «Mosul a Tal Afar a Ninive e a Raqqa in Siria» dove vengono poi rivenduti alla «mafia turca».


In particolare, a interessare i trafficanti sono i reni e il cuore. La fonte dettaglia anche i prezzi: «il rene è venduto ad un prezzo di 5.000 dinari iracheni (4.000 dollari), mentre un cuore vale la bellezza di 6.000 dollari».

Secondo l’agenzia stampa, dall’inizio di questo mese l’Isis sta «mutilando e vendendo gli organi del corpo dei bambini iracheni per compensare le perdite finanziarie».

Anche lo spagnolo el Mundo, ricorda ancora Fars, aveva riportato la notizia, accennando al «redditizio business» che l’Isis ha così creato a livello internazionale.

L’Agenzia iraniana ricorda come lo scorso anno, l’ambasciatore iracheno presso le Nazioni Unite, Mohamed Alhakim, aveva già denunciato l’orrendo traffico, spiegando che i militari di Baghdad, dissotterrando i cadaveri di vittime dell’Isis sepolti in fosse comuni, avevano trovato corpi ai quali erano stati espiantati gli organi.

Nota a margine. Non si tratta solo di denunciare un altro orrore made in Isis il cui catalogo è alquanto variegato. Quanto di denunciare un crimine cui di certo non sono estranei compratori occidentali. 

Se il traffico di reperti archeologici depredati dall’Isis da Iraq e Siria ha portato tali manufatti sui mercati europei (leggi Nota precedente), possiamo immaginare dove finiscono gli organi di cui alla nota.  

Non è la prima volta che si scopre un traffico di organi collegato a una guerra. Era già successo per la guerra nell’ex Jugoslavia, protagonisti i guerriglieri dell’Uck, ai quali l’Occidente aveva dato il compito di “liberare” il Kosovo (analogamente a quel che accade in Siria con i miliziani anti-Assad, anche loro pare dediti a tale lucroso commercio).

Danni collaterali di conflitti nati per portare la “democrazia e la libertà” nel mondo…

Preso da: http://piccolenote.ilgiornale.it/29933/lisis-traffico-organi

ISIS: Mandanti, registi e attori del “terrorismo” internazionale

ISIS: Mandanti, registi e attori del “terrorismo” internazionale [by Paolo Sensini]

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Terrorismo e Isis: da tempo sui mezzi d’informazione non si parla d’altro, anche in seguito agli ultimi attentati in alcune capitali europee. Concetti declinati in tutte le maniere possibili e immaginabili, soprattutto riferendosi alle guerre combattute nel Vicino e Medio Oriente.

Ma conosciamo tutta la verità? Abbiamo davvero tutte le informazioni per esprimere un giudizio preciso? Quelle che leggiamo sui giornali o ascoltiamo in tv corrispondono alla realtà dei fatti oppure sono menzogne? È possibile che gli uomini di governo dell’occidente stiano sfruttando il terrorismo, che non cessano di calunniare come se fosse l’origine di tutti i mali, per ottenere un potere straordinario nei confronti della società?

Che cos’è dunque il cosiddetto terrorismo internazionale (Al-Qa’ida, ISIS, Jabhat al-Nusra, Boko Haram, al-Shabaab, etc.)? Ma, soprattutto, chi ne trae beneficio?

Sono queste le domande fondamentali a cui il libro diPaolo Sensini, dopo aver vagliato un’imponente mole di materiali e documenti originali, risponde per la prima volta in maniera esaustiva e completa.
E lo fa mettendo finalmente in luce la totalità degli aspetti che riguardano i mandanti, i registi, gli attori e le pratiche di quella che definisce come strategia del caos.
In questo scenario anche l’Islam e le sue centrali ideologiche, su cui si sono versati fiumi di parole senza mai toccare il cuore del problema, assumono un significato e dei contorni molto più chiari e definiti. Ne emerge così un quadro sconvolgente, ma allo stesso tempo necessario, per capire e orientarsi nel mare tempestoso in cui ci troviamo a vivere.

paolo-sensini-damasco-2012-warpress_infoPaolo Sensini

Paolo Sensini, storico ed esperto di geopolitica, è autore di numerosi libri tra cui Il «dissenso» nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010), Libia 2011 (Jaca Book, Milano 2011), Divide et Impera, Strategie del caos per il XXI secolo nel Vicino e Medio Oriente (Mimesis, Milano 2013) e Sowing Chaos. Libya in the Wake of Humanitarian Intervention (Clarity Press, Atlanta 2016). Suoi scritti sono apparsi su varie riviste italiane ed estere.

Libro disponibile in libreria a questo link

(http://www.ariannaeditrice.it/punti_vendita.php)

oppure on-line nei formati Book e Ebook:

Isis – EBOOK

(http://www.ariannaeditrice.it/prodotti/isis-epub)

Isis – LIBRO [BOOK]

(http://www.ariannaeditrice.it/prodotti/isis)

Preso da: https://libyanfreepress.wordpress.com/2016/09/30/isis-mandanti-registi-e-attori-del-terrorismo-internazionale-by-paolo-sensini/

2016: Un informatore espone il modo in cui il principale alleato della NATO sta armando e finanziando l’ISIS

DI NAFEEZ AHMED
medium.com
+ Il capo dei servizi segreti della Turchia, Hakan Fidan, è stato nominato membro di un gruppo terroristico legato ad al-Qaeda e all’ISIS
 + L’intelligence turca ha fornito direttamente all’ISIS aiuti militari per anni
 + Il governo turco ha dirottato forniture militari all’ISIS tramite un’agenzia di aiuti umanitari
 + I combattenti dell’ISIS, tra cui il vice di al-Baghdadi, hanno ricevuto cure mediche gratuite in Turchia e “protezione” dalla polizia turca
 + Il capo dell’ISIS in Turchia ha ricevuto “protezione H24/7” all’ordine personale del presidente Erdogan
+ Le indagini di polizia turche riguardanti l’ISIS vengono sistematicamente annullate
 + Il petrolio dell’ISIS viene venduto con la complicità delle autorità in Turchia e nella regione curda del nord dell’Iraq
 + La NATO afferma il ruolo della Turchia come alleato nella guerra all’ISIS

Un ex alto funzionario antiterrorismo in Turchia ha denunciato apertamente la sponsorizzazione deliberata dello Stato Islamico (ISIS) da parte del presidente Recep Tayyip Erdogan, come strumento geopolitico per espandere l’influenza regionale della Turchia ed emarginare i suoi avversari politici in casa.
Ahmet Sait Yayla è stato capo della Divisione Antiterrorismo e Operazioni della Polizia Nazionale Turca tra il 2010 e il 2012, prima di diventare Capo della Divisione per l’Ordine Pubblico e la Prevenzione del Crimine fino al 2014. In precedenza aveva lavorato nella Divisione Antiterrorismo e Operazioni come dirigente di medio livello per tutta la sua ventennale permanenza in carica nella polizia, prima di diventare Capo della Polizia di Ankara e Sanliurfa.
Nelle interviste con INSURGE intelligence, Yayla ha rivelato in esclusiva che aveva personalmente assistito alla prova dell’alto livello di sponsorizzazione dell’ISIS da parte dello Stato turco, durante la sua carriera in polizia, ciò che alla fine lo ha portato a dare le dimissioni. Ha deciso di diventare informatore dopo il giro di vite autoritario di Erdogan, a seguito del colpo di stato militare fallito nel mese di luglio. Questa è la prima volta che l’ex capo antiterrorismo ha messo agli atti le rivelazioni relative a ciò che sa sugli aiuti dati dal governo turco a gruppi terroristici islamici.
L’ex Capo Antiterrorismo della Polizia Nazionale Turca sta alzando la voce, nonostante il notevole rischio per la propria famiglia. Come parte del giro di vite di Erdogan, dopo il colpo di stato militare fallito nel mese di luglio, al figlio diciannovenne di Yayla stato impedito di lasciare il paese ed è, infine, stato arrestato con l’accusa di terrorismo.
Quando ho parlato con Yayla, egli aveva appena lanciato il suo nuovo libro a Washington DC, ISIS Defectors: Inside Stories of the Terrorist Caliphate, scritto in collaborazione con la professoressa Anne Speckhard, consulente NATO e del Pentagono, specializzata in psicologia della radicalizzazione.
“La Turchia sta sostenendo lo Stato islamico e altri gruppi jihadisti”, ha detto Yayla.
“Lo so dapprima come ex capo della polizia nazionale turca e in seguito alle esperienze che ho avuto lì, ciò è il motivo per cui ho finito per lasciare la polizia. E in secondo luogo, a causa di ex terroristi dell’ISIS che ho intervistato come parte della mia ricerca sul fenomeno jihadista – molti dei quali dicono che l’ISIS gode del sostegno ufficiale turco.”
Preso di mira dal contro golpe di Erdogan
 Yayla è il primo funzionario turco antiterrorismo a rivendicare conoscenze di prima mano riguardanti il sostegno segreto di Erdogan, dato a gruppi terroristici islamici. Ha una profonda conoscenza della relazione del governo con l’ISIS, dopo aver lavorato a stretto contatto con i funzionari governativi di alto livello ad Ankara – tra cui lo stesso Erdogan – per discutere le operazioni.
Dopo il mio primo colloquio con Yayla, ho posto innumerevoli altre domande sulle sue specifiche esperienze della sponsorizzazione, fornita dalla Turchia all’ISIS. Ma stavo avendo difficoltà nel raggiungerlo.
Alla fine, ho ricevuto un’e-mail, in data 30 luglio, che chiariva il motivo del silenzio.

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“Mi dispiace non ho potuto tornare da Lei”, ha scritto Yayla: “Stavo cercando di far uscire mio figlio dalla Turchia ed è stato trattenuto presso il confine senza alcuna motivazione. È uno studente del college, un ragazzo di 19 anni. Non spiegano nulla e lo trattengono presso la polizia di frontiera. Naturalmente la ragione sono io, per quello che sto scrivendo e per la mia posizione contro Erdogan. Siamo così tesi all’idea che lui è detenuto. Come sapete, non vorrei pensare che la tortura e altre atrocità siano diventate cosa ordinaria nelle ultime due settimane in Turchia. Mi lasci gestire la crisi e Le parlerò in seguito, se non Le dispiace.”
Il figlio di Yayla è Yavuz Yayla, uno studente in Relazioni Internazionali presso l’Università di Cukurova. Non potevo immaginare che cosa Yayla stesse passando. Poi, in pochi giorni, la situazione è peggiorata:
“Purtroppo, hanno arrestato mio figlio”, Yayla ha scritto in un’ulteriore e-mail.
“L’accusa è avere avuto una banconota da un dollaro nello zaino, un segno per accusarlo di essere tra i sostenitori del colpo di stato. Ha 19 anni, è studente del primo anno di college, non ha connessioni con nessuno, nemmeno con i golpisti, ma è solo per vendicarsi su di me perché sto urlando i fatti e ciò a Erdogan non piace.”
Nonostante la sua conoscenza diretta della corruzione del sistema di sicurezza nazionale della Turchia, Yayla è stato preso alla sprovvista dallo sviluppo dei fatti:
“Non ho mai pensato che sarebbero andati così in basso. Non ci si può fare nulla. Letteralmente, nell’atto di accusa il pubblico ministero ha presentato due prove per considerarlo un terrorista che cercava di lasciare il paese con mezzi legali, per un passaggio di frontiera, dove è stato fermato perché non aveva il passaporto ufficiale (il passaporto verde, lui può andare solo nell’UE senza visti con questo passaporto che mi è stato dato dall’Università), e con una banconota da un dollaro nel suo zaino che aveva preso da me anni fa, quando sono tornato da una conferenza negli Stati Uniti. Siamo a un punto che le parole non possono descrivere la frustrazione che proviamo individualmente o come vittime di questo tentativo di colpo di stato.”
Ho parlato con Yayla a lungo il 4 agosto per telefono. La sua voce era notevolmente sottotono rispetto alla nostra conversazione iniziale. Come prima cosa mi ha detto che non era riuscito a smettere di piangere, a causa della paura di ciò che sarebbe accaduto a suo figlio.
La situazione era difficile. Per ottenere il rilascio di suo figlio, Yayla aveva bisogno di trovare un avvocato capace e coraggioso. Ma gli avvocati erano già stati eliminati da Erdogan – in particolare gli avvocati che hanno accettato di farsi carico dei casi delle persone arrestate dalle autorità, per aver connessioni al colpo di stato.
“Quindi non riesco a trovare un avvocato”, ha detto Yayla. “Gli avvocati hanno paura. Tutto quello che hanno da dire è ‘Anche noi abbiamo una famiglia, arresteranno anche noi’”.
Squadre di agenti antiterrorismo sono state inviate a casa del padre di Yayla ad Ankara. Hanno perquisito la casa, e hanno posto ripetute domande relative allo stesso Ahmet. Da allora, Yavuz Yayla rimane in detenzione a tempo indeterminato con l’accusa di terrorismo, e il procedimento d’appello non ha avuto successo.
Per Yayla, il vero obiettivo di queste azioni è evidente.
“Mi vogliono far tacere”, ha detto in relazione all’amministrazione Erdogan:
“Conosco vari patti interni. Come stavano aiutando l’ISIS direttamente.”
Nei due mesi durante la detenzione di suo figlio, Yayla non è stato in grado di comunicare con il figlio al telefono, anche se i detenuti hanno il diritto di una telefonata di dieci minuti ogni settimana.
Ai primi di settembre, le autorità turche hanno rilasciato temporaneamente Yavuz con tutti i suoi effetti personali, solo per trattenerlo ancora una volta sulla soglia della prigione. Questa volta è stato nuovamente arrestato per il fatto che il suo passaporto era stato annullato dal governo. L’avvocato che Ahmet aveva finalmente trovato per il figlio, ha condotto il caso sotto la pressione esercitata dall’intelligence turca.
In realtà, l’annullamento del passaporto di Yavuz era legato a suo padre. Le autorità turche avevano annullato i passaporti di Ahmet Yayla e dei membri della sua famiglia nel luglio 2016, dopo che Yayla aveva scritto un articolo nel World Policy Journal, sottolineando la prova del sostegno dato da Erdogan al terrorismo.
Ma quest’articolo ha a malapena scalfito la superficie di ciò che Ahmet Yayla sa di prima mano, in merito alla relazione incestuosa del governo turco con l’ISIS.
 Il terrore umanitario
 Yayla ha detto che le accuse controverse nella stampa turca, riguardanti il sostegno ai gruppi militanti in Siria per mezzo di un’ONG turca caritatevole, la Humanitarian Relief Foundation (IHH), sono del tutto precise riflessioni di un rapporto torbido tra il governo turco e i gruppi jihadisti.
Il 3 gennaio 2014, il quotidiano turco centrista Hurriyet ha riferito che una notevole quantità di munizioni e armi è stata trovata dalla polizia turca, in camion che trasportavano aiuti a favore dell’IHH ai ribelli islamici in Siria.
È emerso presto, dal pubblico ministero e dalla testimonianza degli agenti di polizia, nel corso di procedimenti di tribunale, che si presumeva che i camion fossero accompagnati da funzionari dell’Organizzazione Nazionale di Intelligence dello Stato Turco (MIT).
La testimonianza per i documenti in tribunale ha affermato che parti di razzi, munizioni e proiettili da mortaio erano stati trovati in camion che consegnavano le forniture alle zone della Siria sotto il controllo di gruppi jihadisti, verso la fine del 2013 e all’inizio del 2014.
Tuttavia, il governo di Erdogan ha vietato a tutti i media turchi di dare ulteriori informazioni sui procedimenti giudiziari. Le accuse, ha sostenuto il governo, facevano parte di una cospirazione per minare la presidenza di Erdogan, organizzata dal religioso musulmano in esilio Fethullah Gülen, residente negli Stati Uniti.
Secondo Ahmet Yayla, però, le accuse contro Erdogan e l’IHH sono precise, e non hanno nulla a che fare con una cospirazione gulenista.
“Sono stato coinvolto indirettamente nelle prime fasi delle indagini antiterrorismo nell’IHH”, ha detto Yayla.
“Il leader dell’IHH è stato arrestato a seguito di queste indagini, a quel tempo, a causa delle prove che avevamo ottenuto che il gruppo è dietro gran parte del sostegno all’ISIS. L’IHH ha fornito armi e munizioni a molti gruppi jihadisti in Siria, non solo all’ISIS”.
Yayla rileva che la flottiglia di Gaza 2010, dove a un vascello operativo dell’IHH è stato impedito di portare aiuti umanitari a Gaza da parte della Forza di Difesa Israeliana (IDF), era stata organizzata con l’approvazione di Erdogan:
“Erdogan ha voluto che la gente pensasse che stesse sostenendo Gerusalemme e la Palestina, forzando questa nave a Gaza. Si aspettava di diventare un eroe. Invece la gente è stata uccisa. Ma Erdogan ha utilizzato l’incidente per radicalizzare le persone in Turchia intorno a sé.”
Anche prima dell’incidente della flottiglia, l’IHH era diventato partner primario dell’Agenzia Turca per la Cooperazione Internazionale (TIKA) – l’agenzia di aiuti ufficiale del governo turco – per distribuire aiuti umanitari in tutto il mondo.
“Con la sola eccezione che l’IHH non distribuiva solo beni umanitari. Tra i beni, vi erano armi”, ha detto Yayla.
 Radici militanti
Il principale benefattore dell’IHH nel governo turco era Hakan Fidan, che ha guidato TIKA dal 2003 fino al 2007. Ex ufficiale militare turco, è diventato vice sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel 2007. Dal 2010 è stato capo dell’agenzia di intelligence dello Stato turco (MIT).
 Ma secondo Ahmet Yayla, Fidan è stato uno dei sospettati primari di una serie di attacchi terroristici nel 1990, quando Yayla lavorava come ufficiale di polizia di Ankara. Gli attacchi implicavano omicidi mirati di intellettuali turchi di sinistra affiliati al giornale Cumhuriyet, sotto forma di autobombe e pacchi bomba. Tra le vittime il giornalista Ugur Mumtu, l’attivista per i diritti delle donne Bahriye Ucok, e l’intellettuale Ahmet Taner Kislali.
Le operazioni di polizia hanno rintracciato i responsabili degli attacchi, facenti parte di una cellula terroristica gestita dall’Hezbollah turca (TH). Due persone chiave, ora vicine a Erdogan, sono state identificate dalla polizia come membri della cellula: Hakan Fidan e Faruk Koca, uno dei membri fondatori dell’Akp al potere.
L’Hezbollah turca è un’organizzazione terroristica islamista sunnita emersa nel 1980, originariamente gestita da una fazione curda. È particolarmente attiva contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e sostiene apertamente la violenza come mezzo per stabilire uno Stato Islamico in Turchia.
L’associazione non ha legami con il gruppo libanese che porta lo stesso nome. Ma secondo Yayla, operazioni di polizia turca hanno rivelato che TH aveva legami con elementi di alto livello dell’apparato di sicurezza turco, così come forti relazioni con funzionari dell’intelligence iraniana post-rivoluzionaria.
Una riunione informativa di background di Human Rights Watch, pubblicata nel 2000, ha documentato un sistema allarmante di legami tra le forze di sicurezza turche e TH, tra cui le testimonianze di alti funzionari del governo turco, come il ministro del governo Fikri Saglar, che ha sostenuto che l’Hezbollah turca era fin dall’inizio controllata dalle “Forze Armate” e che “si è ampliata e rafforzata sulla base di una decisione del Consiglio di Sicurezza nazionale nel 1985.”
Nell’aprile 1995, un rapporto ufficiale del Parlamento turco ha concluso che “le unità militari” turche fornivano “assistenza” a un campo segreto dell’Hezbollah turca “nei villaggi della regione di Seku, Gönüllü e Çiçekli, nel distretto Gercüs di Batman.”
TH da allora è stata indicata come organizzazione terroristica dal Dipartimento di Stato.
Negli ultimi dieci anni, mentre TH non ha rinunciato al suo impegno per la violenza, si è concentrata anche su attività politiche.
Eppure, la sua eredità di violenza continua a vivere. C’è una linea diretta di discendenza tra TH, al-Qaeda e l’ISIS. Halis Bayancuk, il cui nome di battaglia è Abu Hanzala, è l’emiro dell’ISIS in Turchia. In precedenza, l’emittente nazionale pubblica turca a guida statale (TRT) aveva identificato Bayancuk come capo del ramo turco di al-Qaeda. Ma Bayancuk è anche figlio di Haci Bayancuk, uno dei membri fondatori di TH.
Halis Bayancuk (sulla destra), l’emiro dell’ISIS in Turchia è figlio di Haci Bayancuk, un membro fondatore dell’Hezbollah turca è qui immortalato durante un arresto da parte della polizia turca. Non è ammanettato. Ahmet Yayla spiega che sotto Erdogan, le spie dell’ISIS hanno libertà di movimento e non vengono ammanettate da parte della polizia turca, se vengono arrestate.
Operazioni di polizia nel 2007 a Bingol e Koceeli, e nel 2008 a Istanbul, Ankara e Diyarbakir, hanno rivelato la cooperazione ad alto livello tra i leader di TH e di al-Qaeda. Una rete di al-Qaeda in Turchia, guidata da Muhammed Yasar, è stata colta a operare per conto di TH.
Emrullah Uslu, un ex analista di politica dell’Unità Antiterrorismo della Polizia Nazionale Turca, dice che la maggior parte dei membri della rete di al-Qaeda in Turchia “ha avuto contatto” con TH.
Oggi una fazione scissionista di TH che ha reclutato nuovi salafiti-jihadisti tra le sue file, sta “combattendo a fianco dell’ISIS e di altre fazioni estremiste in Siria”, riferisce il giornalista turco Sibel Hurtas.
“Centinaia di pagine di documentazione sull’Hezbollah turca sono state scoperte nei raid della polizia di Ankara che hanno avuto luogo a quel tempo”, ha riferito Yayla per quanto riguarda l’ondata di omicidi nel 1990:
“I file hanno dimostrato legami diretti tra l’intelligence iraniana e due figure che ora sono molto vicine a Erdogan: Hakan Fidan e Faruk Koca. E hanno dimostrato che sia Fidan, sia Koca facevano parte della cellula terroristica dell’Hezbollah turca dietro a quegli attentati dinamitardi.”
 A causa delle indagini della polizia, Fidan è fuggito dalla Turchia in Germania, si è poi trasferito negli Stati Uniti dove ha continuato a vivere in esilio. Quando l’AKP ha preso il potere sotto Erdogan, tuttavia, Fidan è tornato in Turchia e ha ripreso il ruolo di capo della agenzia di aiuti turca, il suo status di ‘ricercato’ è inspiegabilmente scomparso.
 Daesh: progenie bastarda dello Stato sotterraneo turco
 Grazie alle sue credenziali umanitarie l’IHH, ora in collaborazione con il governo turco sotto la guida di Fidan proveniente da TIKA, ha fornito la “copertura perfetta” a Erdogan per intensificare la sua strategia segreta in Siria.
La strategia segreta è proseguita, mentre Fidan è avanzato fino a diventare capo dei servizi segreti dello Stato turco.
Se le dichiarazioni di Yayla sono corrette, allora l’attuale capo del potente MIT della Turchia, sotto Erdogan, è membro di al-Qaeda affiliata all’Hezbollah turca, responsabile degli omicidi terroristici dei dissidenti di sinistra negli anni ‘90.
Attorno al 2012 in poi, ha spiegato Yayla, diverse centinaia di camion di rifornimenti sono stati inviati dall’IHH in Siria.
Descrivendo diverse operazioni attive di polizia contro l’IHH, a causa di relazioni dell’Agenzia con al-Qaeda, Yayla ha confermato che un’operazione importante che aveva coinvolto i raid antiterrorismo a Gazientep, Van, Kilis, Istanbul, Adana e Kayseri, aveva svelato lo stretto rapporto di lavoro dell’IHH con alti membri di al – Qaeda e dell’ISIS, fornendo armi ai gruppi jihadisti attraverso il confine.
Mentre Erdogan e i suoi ministri hanno condannato l’operazione di polizia, Yayla, che ha informato Erdogan come capo della polizia di Ankara, ha confermato che l’operazione è il risultato di un’indagine di polizia in corso sul sostegno jihadista in Turchia – non una cospirazione gulenista.
Ma l’IHH era soltanto un canale per queste azioni di sostegno ai jihadisti siriani.
“Il resto delle operazioni sono state effettuate direttamente dal MIT”, ha detto Yayla. “Il MIT ha portato varie volte, alla luce del sole, armi ed esplosivi in Siria con camion così come combattenti trasportati con autobus. Alcuni di loro sono stati catturati dalla polizia turca.”
Migliaia di foreign fighters hanno sciamato in Turchia negli ultimi anni per unirsi a gruppi che combattono il regime di Bashar al-Assad in Siria.
Per la prima volta, le interviste di Ahmet Yayla con INSURGE intelligence forniscono conferma diretta privilegiata, non solo che il governo di Erdogan aveva chiuso un occhio per quanto riguarda il movimento di questi combattenti oltre confine in Siria, ma che la polizia turca aveva rilevato il ruolo dell’Agenzia di Intelligence di Stato della Turchia nel trasferimento dei foreign fighters e che aveva implicato assistenza diretta all’ISIS:
“L’agenzia MIT ha trasportato terroristi dell’ISIS da Hatay a Sanliurfa in autobus nel 2014 e 2015. A volte venivano lasciati alla frontiera, altre volte venivano trasportati oltre il confine. Quando i terroristi tornavano in Turchia, venivano spesso fermati per il controllo di routine della droga. Negli autobus, guardie di frontiera turca hanno trovato kalashnikov e munizioni. Gli occupanti sono stati arrestati e interrogati, e gli autisti hanno ammesso apertamente che il MIT li aveva assunti per il trasporto di terroristi e foreign fighters.”
Yayla non era direttamente coinvolto in queste operazioni, ma è venuto a conoscenza dei loro risultati schiaccianti durante il suo alto ruolo in polizia, dato che aveva libero accesso alle registrazioni rilevanti.
Bombe per la beneficenza
L’IHH è stato a lungo sospettato di legami con il terrorismo da parte delle agenzie di intelligence occidentali.
Un cablogramma confidenziale, datato 21 luglio 2006, proveniente dal Dipartimento di Stato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Istanbul, ottenuto da Wikileaks, conferma che l’IHH è “sospettato da alcuni per il finanziamento del terrorismo internazionale … Nel 1997 funzionari locali, presso il quartier generale dell’IHH a Istanbul, sono stati arrestati dopo un raid delle forze di sicurezza che hanno scoperto armi da fuoco, esplosivi e le istruzioni per fabbricare bombe.”
Il cablogramma descrive il memoriale funebre per la morte dell’affiliato ad al-Qaeda, il comandante militare ceceno Shamil Basayev, co-organizzato dall’IHH alla presenza del Presidente dell’IHH, Bulent Yildirim.
Basayev è stato indicato dal Dipartimento Statale come terrorista nel 2003 per aver ammesso il suo coinvolgimento in molti massacri di ostaggi civili e attacchi suicidi dinamitardi, così come i suoi “collegamenti ad al-Qaeda.”
In quel contesto, vale la pena notare il resto del cablogramma segreto:
“Coloro che seguivano il funerale continuavano a cantare slogan in arabo, inframmezzati con le seguenti frasi in turco: ‘Killer russi – Fuori dalla Cecenia’, ‘Killer israeliani – Fuori dalla Palestina’, ‘Killer americani – Fuori dal Medio Oriente’, ‘Shamil Basayev – La tua condotta è la nostra condotta’, e ‘Hamas – Resisti’. Come possibile riferimento alla stagione di elezione imminente, Yildirim aveva anche un messaggio per il Governo turco, ‘Non sostenete questi atei – se andate diritto, siamo pronti a seguirvi.’ Nel bel mezzo della cerimonia, i partecipanti hanno bruciato una bandiera, che noi non abbiamo visto, per grande gioia della folla. Per quanto riguarda Basayev, Yildirim ha lodato il fatto che lui non si è compromesso, sostenendo che mirava all’indipendenza ed è morto per Dio e per la causa.”
Yayla ha confermato che il raid di polizia nell’IHH nel 1997 avevano identificato connessioni dirette tra la beneficenza e al-Qaeda. Il personale dell’IHH, ha riferito, si stava preparando a operazioni di combattimento in Cecenia, Bosnia e Afghanistan.
I documenti trovati durante il raid hanno rivelato che le armi erano fornite in segreto a gruppi connessi a Osama bin Laden.
I sostenitori dell’ISIS trasportano regolarmente, con impunità, parti per la costruzione di apparecchiature esplosive attraverso il confine tra la Turchia e la Siria.
Le fotografie fornite in esclusiva da Yayla a INSURGE, ottenute direttamente da ex membri dell’ISIS, immortalano affiliati all’ISIS mentre si occupano delle cosiddette bombe “hell fireball”, prodotte in serbatoi di gas petrolio liquido, le cui parti sono fabbricate a Konya, una città interna in Turchia dove risiede un centinaio di sostenitori dell’ISIS.
“L’ex membro dell’ISIS ha riferito che questi rifornimenti giungono da fonti protette dalle forze di sicurezza turche”, ha detto Yayla.
La fonte del disertore, raccolta da Yayla, ha confermato che le parti sono trasportate da camion attraverso il confine in Siria per fare le bombe. I camion passano di solito attraverso la dogana turca senza problemi. “Hanno ucciso centinaia di civili e bambini”, ha detto Yayla.
“Sono molto efficienti. Il disertore spiegava che le bombe sono almeno dieci volte più potenti e letali rispetto ai mortai regolari. Tutti i materiali per queste bombe sono trasportati in Siria dalla Turchia e sono stati acquistati dalla Turchia.”
Il capo della polizia ha dato l’ordine di sorvegliare l’ISIS
Ma è l’esperienza personale di Ahmet Yayla, riguardante la sponsorizzazione ufficiale turca dell’ISIS, la cosa, forse, più incriminante.
“Sono stato testimone molte volte, coi miei propri occhi ed orecchi, che il Governatore di Sanliurfa [una città prossima al confine tra Turchia e Siria] parlava ai leader di gruppi terroristi in Siria”, ha riferito Yayla.
In molte riunioni di sicurezza di alto livello che coinvolgevano i capi di polizia, Yayla e i suoi colleghi attendevano, mentre il governatore finiva le sue telefonate con i leader ribelli.
“È stato davvero scioccante”, ricorda Yayla. “Parlava apertamente della situazione in Siria e chiedeva ripetutamente al telefono come avrebbe potuto aiutare a fornire tutto ciò di cui avevano bisogno, cibo o medicine, letteralmente qualsiasi cosa di cui avevano bisogno.”
Le cose sono venute a capo quando il governatore, che è un incaricato politico del Ministero degli Interni, ha iniziato a chiedere che Yayla sovrintendesse alla protezione di centinaia di combattenti dell’ISIS che venivano spediti in Turchia per ricevere cure mediche.
“Sono il capo della polizia al quale è stato chiesto, da parte del governatore, di sorvegliare i terroristi dell’ISIS. E ho assegnato gli agenti di polizia per questo compito”, ha detto Yayla. “Ci sono ancora i dati ufficiali della polizia riguardanti questa politica, e possono essere riscontrati nei programmi di assegnazione. Questi dati non possono essere distrutti.”
“Ero l’ufficiale assegnato, affinché la polizia custodisse quei terroristi”, ha ripetuto, l’incredulità era palpabile nel suo tono.
Combattere vicino al confine turco era diventato intenso, a partire dal 2013, anno in cui centinaia di ribelli jihadisti erano stati feriti:
“I combattenti dell’ISIS venivano portati oltre confine, a Sanliurfa, per ricevere le cure mediche negli ospedali turchi. Come capo della polizia, mi veniva chiesto dal governatore di inviare i miei ufficiali a fornire una protezione H24/7 per quei terroristi feriti. Si è giunti al punto che c’erano così tanti membri dell’ISIS in trattamento sanitario, che non riuscivo nemmeno a trovare abbastanza agenti per sorvegliare quei terroristi. Si soffriva di una grave carenza di manodopera a causa di queste richieste. Quando si è raggiunto quel punto, non avevo altra scelta che dire al governatore, eh beh, che davvero di ciò non mi importa più niente e gli ho detto, guardi, non ho forza lavoro, la città è in sofferenza e non riesco a fare la mia professione.”
Il governatore era sconvolto, ha detto Yayla, ma a causa di un vero e proprio volume di combattenti dell’ISIS che entrano in Turchia per il trattamento medico, le sue richieste non potevano essere soddisfatte.
“Era pazzesco, si potevano vedere le ambulanze che arrivavano con targhe europee, le quali trasportavano membri dell’ISIS”, ha detto Yayla.
“In effetti il vice di al-Baghdadi, Fadhil Ahmed al Hayali, è stato ferito in un bombardamento americano. Ha perso una gamba ed è stato portato in un ospedale e curato. Dopo di che è tornato in Siria. Nessuno ha pagato i soldi per le cure. Sono state completamente gratuite.”
La politica di fornire assistenza medica gratuita ai combattenti dell’ISIS è andata avanti per due anni, fino al 2015. La pressione del presidente Obama di chiudere i confini ha condotto Erdogan a distendere i rapporti politici in quell’anno.
Smettiamo di combattere i terroristi
I dubbi manifesti di Yayla circa la compromissione delle operazioni di polizia, alla fine hanno portato il governatore a indurlo a uscire dall’antiterrorismo.
“Ero così entusiasta all’idea di lottare contro il terrorismo, così ho creato un sistema per seguire i terroristi prima che essi stabilissero una cellula”, ha spiegato Yayla.
“Se qualcuno fosse stato coinvolto nel terrorismo, avrei inviato agenti di polizia a intervenire, ad esempio, parlando ai membri della famiglia, per fare in modo di evitare un’ulteriore radicalizzazione. Così i miei agenti avrebbero cominciato a intervenire contro i membri dell’ISIS, non appena rilevate le loro attività.”
 Ma il governatore non era d’accordo.
“Non gli piaceva quello che stavo facendo, così mi ha fatto uscire dall’anti terrorismo. A causa della mia anzianità nella polizia nazionale turca, lui non poteva licenziarmi. Così, invece, mi ha messo a capo del Dipartimento per le Investigazioni e l’Ordine Pubblico.”
Yayla ha continuato a impegnarsi a usare la sua autorità per il giro di vite contro i terroristi. Ha chiesto agli ufficiali nel suo dipartimento di perseguire la politica di fermare e arrestare sospetti terroristi che si aggirano in città, e di consegnarli all’antiterrorismo. Non sorprende che, ha detto, “Nemmeno al governatore piacesse l’idea.”
In realtà, Yayla lamentava:
“La maggior parte delle volte il centro dispacci è stato incitato a non inviare l’antiterrorismo, e perfino non comunicare via radio, perché le comunicazioni venivano registrate. Invece gli ufficiali turchi anti terrorismo avrebbero teso la mano ai nostri ufficiali per mezzo di un contatto telefonico diretto e detto loro di rilasciare solo i terroristi. ‘Perché fermarli? Lasciateli andare’, avrebbero detto.”
 Yayla ha detto che, come conseguenza di questa politica, l’ISIS è riuscito a far decollare la propria presenza in Turchia con totale impunità:
“Fondamentalmente, alla polizia non è stato permesso di fermare l’ISIS in città.”
L’accusa più scioccante di Yayla è che il governo turco ha direttamente protetto il leader delle operazioni turche dell’ISIS, Halis Bayancuk, noto anche come Abu Hanzala, figlio di uno dei padri fondatori dell’Hezbollah turca.
“Le mie fonti di polizia confermano che Erdogan aveva assegnato a Bayancuk, nel 2015, la protezione H24/7 della polizia”, ha detto Yayla. “Sono ancora in comunicazione con altre fonti di polizia e capi. Abitualmente lamentano il fatto che le più alte autorità turche stanno lavorando con l’ISIS, e che i loro sforzi per arrestare i membri dell’ISIS in Turchia sono ostacolati dal dipartimento antiterrorismo.”
Yayla descrive diversi esempi in cui i suoi propri ufficiali avrebbero indagato membri sospetti dell’ISIS senza alcun sostegno da parte dei loro colleghi nell’antiterrorismo:
“I membri dell’ISIS che arrivano in Turchia spesso si radono la barba e si tagliano i capelli in modo da potersi confondere tra la gente. Investigatori di alto livello ne avrebbero seguito i movimenti dal loro arrivo in Turchia e le loro attività in città, raccogliendo e condividendo le prove su di loro con l’antiterrorismo. Ma non avrebbero ricevuto alcun supporto dal reparto antiterrorismo. Al contrario, a loro sarebbe stato detto ‘non li fermate, non è il vostro lavoro.’ E come se non bastasse, la polizia avrebbe aperto poi indagini in merito a questi stessi agenti per aver indagato i terroristi.”
Yayla ha riferito che il fallito colpo di stato ha fornito a Erdogan una perfetta occasione per sradicare gli ufficiali critici su queste politiche, con il pretesto di colpire una cospirazione gulenista: “Molti di questi agenti, semplicemente, non possono parlare – se parlano verranno arrestati.”
Rifugio logistico sicuro – il sangue per il petrolio
 La Turchia, membro chiave della NATO e presunto alleato dell’Occidente nella lotta contro l’ISIS, è ora diventato rifugio sicuro, aperto ai jihadisti: “L’ISIS ha una grande base di appoggio logistico a Gaziantep. Ad esempio, tutte le sue uniformi sono state confezionate dai sarti a Gaziantep, forse oltre 60.000 nel corso degli ultimi due anni. ”
Questo non è del tutto sorprendente, dato che Gazientep in precedenza era la principale base del supporto logistico per TH e più tardi per al-Qaeda in Turchia.
“Ci sono edifici a forma di cupola a Gazientep, in cui vivono i jihadisti – sia l’ISIS che Jabhat al-Nusra [un ex affiliato di al-Qaeda rinominato Jabhat Fateh al-Sham]”, ha detto Ahmet Yayla. “Questi sono enormi appartamenti pieni di jihadisti. Molti di questi jihadisti non si preoccupano neppure di confondersi tra la gente. Conservano il loro aspetto caratteristico, con il loro particolare stile di abbigliamento e le lunghe barbe. E vanno avanti e indietro attraverso il confine liberamente.”
Ma le rivelazioni sorprendenti di Yayla, circa il sostegno del governo turco dato all’ISIS, non finiscono qui. Ha anche fatto riferimento a resoconti di prima mano che aveva ottenuto da decine di interviste sensibili con disertori dell’ISIS nascosti in Turchia. Alcuni di questi resoconti sono esaminati nel nuovo libro di Yayla con la collega accademica Speckhard, ISIS Defectors, così come nel loro recente articolo sulla rivista peer-reviewed (n.d.T. revisione fatta da ricercatori indipendenti), Perspectives on Terrorism.
Accuse che il figlio e il genero di Erdogan sono stati direttamente coinvolti in operazioni di contrabbando di petrolio dell’ISIS, sono apparse sulla stampa turca, ma sono negate con fervore dal governo.
Malgrado queste affermazioni, le proprie fonti di Yayla tra i disertori dell’ISIS hanno confermato il ruolo della Turchia e del governo regionale curdo (KRG) nell’Iraq settentrionale, per facilitare le vendite di petrolio dell’ISIS.
“Il percorso principale per ottenere il petrolio dal territorio dell’ISIS è attraverso il nord dell’Iraq”, ha detto Yayla. “Il petrolio dell’ISIS è trasportato da camion e mescolato con il petrolio dell’Iraq settentrionale. Questo è il motivo per cui il KRG ed Erdogan sono amici. ”
La rete del petrolio dell’ISIS ha coinvolto una combinazione di interessi in competizione – tra cui quelli di Bashar al-Assad, presunto arci nemico dell’ISIS.
“Quando le raffinerie hanno avuto problemi, l’ISIS avrebbe teso la mano a Bashar, che avrebbe inviato ingegneri petroliferi per entrare e risolvere i problemi. I combattenti dell’ISIS avrebbero scortato e protetto gli ingegneri di Bashar, permesso loro di risolvere i problemi, poi li avrebbero inviati, in totale sicurezza, a Bashar. ”
Questo significava, forse, che Bashar al-Assad stava, in effetti, sponsorizzando l’ISIS comprando il suo petrolio?
«Sì e no”, ha detto Yayla. “Bashar non ha controllato direttamente l’ISIS, ma ha bisogno di mantenere l’approvvigionamento sicuro di petrolio, e l’ISIS ha bisogno di mantenere le sue vendite di petrolio. È un rapporto di convenienza. Alcuni disertori mi hanno detto che erano arrabbiati per ciò. La giustificazione ufficiale dell’ISIS è che loro commerciano con altri Stati, anche se sono il nemico. ”
L’ISIS stava facendo così tanti soldi dalle vendite complessive del petrolio, tanto da essere costretti a smettere di contare i soldi per valuta e, invece, a cominciare a pesarli in chilogrammi.
Un ex emiro dell’ISIS ha riferito a Yayla:
“Una certa quantità di petrolio va direttamente alla Turchia, ma soprattutto verso il nord dell’Iraq e viene mischiata con il petrolio iracheno.”
Secondo Yayla:
“Egli [il disertore dell’ISIS] sa che sia in Turchia, che nel KRG, le navi cisterna dell’ISIS venivano protette, non venivano fermate, sono intoccabili. Non solo una nave cisterna – petroliera dopo petroliera dopo petroliera. Le strade sono state bloccate ovunque per mantenere fuori l’ISIS e le altre organizzazioni terroristiche. Eppure lui e poche altre fonti dell’ISIS mi hanno riferito che quei camion e autocisterne sono stati in grado di passare attraverso i checkpoint senza problemi, senza nemmeno essere fermati. Questo dimostra semplicemente che l’ISIS aveva ricevuto l’ordine di non fare confusione con le navi cisterna turche, e viceversa”.
 Il governo turco non ha mostrato i segni che è ancora marginalmente interessato a indagare questi problemi. Richieste multiple per ricevere un commento sono state inviate all’ambasciata turca a Londra, per quanto riguarda le accuse di Yayla e il trattamento di suo figlio. Nessuna risposta è stata ricevuta.
L’alleanza della NATO con il terrore
Ho posto a Yayla la domanda più importante.
Perché?
Perché la Turchia finanzierebbe l’ISIS, soprattutto quando il gruppo terroristico non ha, negli ultimi anni, evitato di colpire obiettivi interni alla Turchia?
Yayla ipotizza che la corruzione politica ai più alti livelli del governo di Erdogan abbia eroso la sicurezza nazionale della società turca.
“Credo che Erdogan voglia stabilire un nuovo stato turco – salafita, sciita e l’Islam politico, il tutto amalgamato,” ha detto.
“Non fraintenda. Per Erdogan, l’Islam politico è solo uno strumento utile per consolidare la sua base di appoggio in Turchia. Ed è ora il suo principale strumento da usare contro ogni opposizione nazionale al suo governo, in particolare i Curdi, che sono una forza potente per combattere l’ISIS.”
La cosa più sconvolgente è il silenzio assordante della NATO.
In risposta alle accuse alla Turchia di essere lo Stato che sponsorizza l’ISIS, un portavoce della NATO era impenitente sul ruolo continuo della Turchia all’interno dell’alleanza di sicurezza, guidata dagli Stati Uniti.
In una lunga dichiarazione, il funzionario della NATO ha detto:
“La Turchia è l’alleato della NATO più immediatamente esposto alla violenza e all’instabilità in Siria e in Iraq. Tutti gli altri alleati contribuiscono a proteggere la Turchia con una serie di misure, tra cui il dispiegamento di sistemi di difesa missilistica Patriot. La lotta contro l’ISIL richiede uno sforzo globale e sostenuto, tra cui il taglio dei finanziamenti illegali all’ISIL e porre fine al flusso di foreign fighters. Tutti gli alleati della NATO stanno contribuendo alla Coalizione Globale guidata dagli Stati Uniti per contrastare l’ISIL. La Turchia sta dando un contributo determinante, tra cui il dare ospitalità a diversi altri alleati presso la base aerea NATO di Incirlik, e rafforzare la sicurezza del suo confine con la Siria. Nel nostro recente vertice di Varsavia, la NATO ha deciso che i nostri aerei AWACS contribuiranno a fornire copertura visiva e radar alla Coalizione Globale. Abbiamo inoltre deciso di intensificare la nostra formazione di ufficiali iracheni, perfino in Iraq. Il governo turco si è offerto di aiutare lo sforzo di formazione presso le strutture in Turchia. ”
La NATO, a quanto pare, non ha alcun interesse a indagare la sponsorizzazione sistematica dell’ISIS proprio all’interno dell’alleanza.
Nel frattempo, Ahmet Yayla sta pagando un prezzo molto alto per aver parlato. Dopo l’arresto del figlio, con l’accusa infondata di terrorismo, il governo turco sta ora intensificando la sua campagna contro l’ex capo antiterrorismo, etichettandolo pubblicamente come terrorista per mezzo dei media controllati dallo Stato.
Mercoledì scorso, Yayla ha testimoniato davanti alla Sottocommissione per l’Europa, l’Eurasia e le Minacce Emergenti del Congresso degli Stati Uniti, circa la prova che il fallito colpo di stato è stato “messo in scena” da elementi del proprio governo di Erdogan. Il giorno seguente, l’Agenzia turca statale Anadolu ha accusato Yayla di essere un “presunto membro della Fetullah Terrorist Organisation (FETO)” presumibilmente guidata da Fetullah Gulen.
Ma Yayla, che ha personalmente informato lo stesso Erdogan nel suo ruolo di capo della polizia, non è, nemmeno per sogno, un gulenista.
“Erdogan etichetta chiunque come gulenista, se è contro di lui”, ha detto Yayla. “Non sono un gulenista. Sono solo un musulmano praticante con regolarità”.
Il vero crimine di Yayla è semplicemente la sua tenacia nel continuare a combattere il terrorismo, non importa chi ne sia il responsabile. Il suo coraggio, però, sta avendo un prezzo per la sua famiglia. E mentre la Nato continua a proteggere il regime sempre più draconiano di Erdogan, la cosiddetta ‘guerra all’ISIS’ continua ad avanzare senza sosta.

Dr. Nafeez Mosaddeq Ahmed è un giornalista investigativo che ha ricevuto un premio per il suo impegno quindicennale, studioso di sicurezza internazionale, autore di bestseller e film-maker.
Nafeez è l’autore di A User Guide to the Crisis of Civilazation: And How to Save It (2010) e del thriller di fantascienza ZERO POINT, tra gli altri libri. Il suo lavoro sulle cause e le operazioni segrete legate al terrorismo internazionale ha dato un contributo ufficiale alla Commissione sull’11 settembre e all’Inchiesta 7/7 del medico legale.
Questa storia è stata rilasciata gratuitamente per il pubblico interesse, ed è stata resa possibile per mezzo di crowdfunding. Vorrei ringraziare la mia straordinaria comunità di sostenitori per il loro supporto, i quali mi hanno dato l’opportunità di lavorare su questa storia. Si prega di sostenere il giornalismo d’inchiesta indipendente per il bene comune globale, per mezzo del sito http://www.patreon.com/nafeez, dove è possibile donare tanto o poco, come gradite

Fonte: https://medium.com/i
Link:  https://medium.com/insurge-intelligence/former-turkish-counter-terror-chief-exposes-governments-support-for-isis-d12238698f52#.x9leu0rj0
16.09.2p016
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org  a cura di NICKAL88

Preso da: http://comedonchisciotte.org/un-informatore-espone-modo-cui-principale-alleato-della-nato-sta-armando-finanziando-lisis/

I MEDIA MENTONO! ECCO COME FUNZIONA IL SISTEMA DELL’INFORMAZIONE

La maggior parte delle persone, a livello globale, danno per certo che le TV e i Giornali ci raccontino sempre verità certe. Si da per scontato che se lo dicono in TV è vero di sicuro..
Ma siamo così sicuri che quello che i media ci raccontano tutti i giorni sia vero?
Il Giornalista tedesco, Marko Josilo, in un intervista rivela quello che sto per scrivere.
Il Giornalista di guerra ci dice come i mezzi di comunicazione fanno la guerra. Le guerre in Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, quelle guerre con un’infintà di morti..Ci dice che in realtà sono state guerre finanziate, internazionalmente gestite, che furono iniziate e legittimate grazie alla manipolazione dell’opinione pubblica ed al lavaggio del cervello attraverso i mezzi di comunicazione..
Dott. Udo Ulfkotte


Su questo argomento un altro Giornalista tedesco, il Dott. Udo Ulfkotte, ci spiega come i servizi segreti influenzano i giornalisti. Tutti i principali mezzi di comunicazione informano a favore degli USA e contro la Russia, dice Ulfkotte. Questo si vede sempre più chiaramente, basta guardare come i Russi vengono sempre evidenziati come i “cattivi”, gli USA sono i “buoni”, si vede chiaramente da che parte stanno i principali mezzi di comunicazione.
E perchè è così? C’è qualcuno con una mitraglia dietro nella Redazione e li obbliga a fare questo? No.
E’ molto semplice, i giornalisti più importanti, centinaia di loro, appartengono ad organizzazioni transatlantiche come il “German Marshall Fund of United States” al quale io stesso sono affiliato, continua il Giornalista, o l’Aspen Insitute, Atlantik-Brucke (Ponte Atlantico), potrei citarne molti altri.
Queste organizzazioni e molte altre sono state fondate dagli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale nella Guerra Fredda, molte volte con l’appoggio del servizio di intelligence degli Stati Uniti.
Ed avevano, e hanno ancora, il compito di creare un ambiente favorevole agli USA, tra la popolazione tedesca, per esempio stanno per aiutare e preparare, guerre Nordamericane, guerre di risorse e per assecondarle ed accompagnarle nei mezzi di comunicazione.
E questo lo stanno facendo e non solo si vede nella crisi in Siria, questo si è visto in tutte le guerre per le risorse naturali in Africa, questo si vede nelle cosiddette rivoluzioni nel Vicino Oriente che, come dicono, portano la democrazia.
Possiamo vederlo dalla Libia fino all’Egitto dove non è cambiato niente dopo queste rivoluzioni ma i gli USA hanno ottenuto il loro scopo che è quello di rovesciare questi regimi.
putin-and-obama
Come procedono queste organizzazioni?
Invitano i giornalisti a venire negli Stati Uniti e li , secondo il mio punto di vista, io stesso l’ho vissuto, continua Ulfkotte, gli fanno il lavaggio del cervello. Io stesso fui invitato dal German Marshall Fund of the United States.
Mi hanno pagato tutto, per ogni giorno ho ricevuto denaro in contanti, mi hanno dato le chiavi di una Limusine, potevo viaggiare in aereo dove volevo, potevo parlare con qualunque politico, impresario etc…potevo fare quello che volevo ed i servizi degli USA erano a mia disposizione.
Ed affinchè continuassi a seguire questo lavaggio del cervello mi hanno adulato con incredibili regali.
Quindi è chiaro che poi parli positivamente degli Stati Uniti perchè non si nota come uno sia corteggiato ed integrato in una rete, cioè uno si converte accuratamente in un NOC.
NOC significa “Non official Cover”(Copertura non ufficiale).
Cioè, se ad uno lo scoprono come NOC, gli USA possono sempre dire, questo non è dei nostri, non l’abbiamo contattato, l’ha fatto per suo conto…
Direi che con tutte queste rivelazioni è ovvio che qualcuno controlla i Media e quel qualcuno può dire le proprie menzogne e la sua propaganda come “informazione” alla popolazione.
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Continua il discorso anche Chris Hedges, Giornalista statunitense vincitore del premio Pulitzer, la cosa bella è che la stampa non ha ostacoli, non ha limiti, può dire quello che vuole, può dire la verità al potere..
In realtà, i limiti sono sommamente stretti, per esempio e specialmente in temi di sicurezza Nazionale. Lavorai per 15 anni nel New York Times ed il modello da seguire a livello non ufficiale è non offendere in modo significativo quelli dai quali dipendiamo finanziariamente, come gli inserzionisti o gli accessi, che hanno potere.
E’ incredibilmente facile manipolare il pubblico, attraverso forme di propaganda e dei mezzi di comunicazione.
Un esempio sarebbe l’ISIS.
Li attaccano militarmente con droni, con missili cruiser, con missili hellfire.
Queste persone sonio state abbrutite, centinaia di migliaia di morti, milioni di rifugiati.!
Noi abbiamo decapitato molte più persone, includendo bambini, che quelle che l’ISIS ha decapitato mai.
Ma non vediamo questo, non vediamo gli effetti della nostra brutalità e della nostra violenza. Vediamo la reazione a questa brutalità e violenza, per questo motivo non comprendiamo essenzialmente che l’abbrutito diventa il brutale.
Noi non comprendiamo che questi personaggi sono la nostra stessa creazione, e questo è pericoloso perchè è il fallimento della stampa una stampa che funzioni…
E comprendere non è giustificare, non lo giustifico, ma dobbiamo comprenderlo.
Dobbiamo comprendere quello che stiamo facendo e dobbiamo comprendere gli effetti di quello che stiamo facendo, conclude Hedges.
Letto queste interviste la mia domanda è d’obbligo, non è urgente mettere in discussione la fiducia verso i media e i giornalisti, per impedire questa manipolazione spudorata, e cercare altri media alternativi per conoscere la verità su quanto accade?
di Sergio T. – HTM
Fonte: hackthematrix

Preso da: https://ununiverso.it/2016/09/12/i-media-mentono-ecco-come-funziona-il-sistema-dellinformazione/

“Gli Stati Uniti ci finanziano”. La rivelazione di un guerrigliero dell’Isis

8 luglio 2016

Un comandante pakistano del Califfato, Yousaf al Salafi, racconta di ricevere soldi dall’America per reclutare giovani terroristi.
Il Califfato è finanziato dagli Usa. A dirlo è Yousaf al Salafi, comandante pakistano dell’Isis.

La rivelazione, portata alla luce dal The Express Tribune, è arrivata nel corso di un interrogatorio: lo jihadista è stato arrestato dalle forze di sicurezza pakistane – insieme ad altri due guerriglieri – in seguito a un operazione militare a Lahore contro i terroristi.

Si legge: “Nel corso delle indagini l’uomo ha ammesso di ricevere fondi attraverso l’America per far funzionare l’organizzazione e reclutare giovani pakistani da impiegare al fronte in Siria.
La fonte anonima della scioccante confessione racconta inoltre che sia il segretario di Stato americano John Kerry , sia il generale Lyod Austin (a capo del Centcom, Comando centrale delle forze armate a stelle e strisce), sono stati informati di quanto raccontato dal fondamentalista islamico nel corso della loro recente visita a Islamabad, capitale del Paese.
E ancora: “Gli Stati Uniti condannano l’Isis, ma purtroppo non sono in grado di fermare il finanziamento di cui gode il Califfato. Soldi che arrivano proprio dagli yankees. Gli Usa hanno dovuto fugare l’impressione di sostenere economicamente il gruppo per perseguire i propri interessi; per questo hanno lanciato un’offensiva in Iraq, ma non in Siria”.