Libia 2011 : il terrore corre sul filo

  • Telefonata intercettata tra il portavoce del CNT e il comandante dei ribelli di Misurata  trad. levred

Questa telefonata intercettata [18.09.2011] tra un leader ribelle di Misurata e il portavoce militare del CNT, il colonnello Ahmed Bani è una disputa che mostra le numerose bugie e l’ipocrisia dei ribelli. Essa conferma diversi fatti:

– Si parla della presenza delle truppe americane e francesi all’interno di Tripoli e Misurata, e ammettono chiaramente che le truppe straniere erano impegnate nell’attacco e nell’occupazione di Tripoli, e sono ancora lì.


– Un conflitto principale tra la Brigata di Misurata e il CNT a Bengasi, su come la Brigata di Misurata sia percepita da Bengasi, la riduzione al minimo del suo ruolo nei combattimenti. Il comandante di Misurata sembra davvero stanco di sentire il portavoce militare gongolante in televisione e nelle news, parlando di un cosiddetto nuovo esercito nazionale, mentre, senza l’aiuto di Bengasi, vengono schiacciati dalle truppe di Gheddafi. Dice “Il tuo cosiddetto Esercito Nazionale è stato completamente schiacciato a Dafniya dalle truppe di Gheddafi, e hanno preso tutte le armi e i veicoli blindati. Non esiste più un esercito nazionale. Dove si trova il tuo esercito nazionale a Sirte? Stai parlando di quelli fuori in attesa di sfilare per la TV e le fotografie? Un comandante come te dovrebbe venire sul campo di battaglia, non andare a sfilare in TV! Smettete di agire come gli americani e i francesi, come Sarkozy che fa la sfilata mentre la guerra è ancora in corso nel paese. Vieni sul campo di battaglia!

– Ahmed Bani, portavoce del CNT, gli risponde sul funzionamento dell’operazione psicologica e sulle sue intenzioni per l’uso del termine “nuovo esercito nazionale”, dice che il mondo intero sta temendo una situazione di guerriglia in Libia, teme Al Qaeda e lotte fratricide tra le diverse fazioni. La comunità internazionale non deve vedere i ribelli libici come un gruppo di diverse fazioni, milizie e brigate, per cui usa il termine “Esercito libico”, per far finta che la Libia è ok, che la situazione è sotto controllo, e che ci sono solo piccole sacche di combattenti pro-Gheddafi da sconfiggere.

Così cercano di convincere gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia che un esercito libico è in costruzione, blablabla …

– Il comandante di Misurata lo ferma, dicendogli che gli Stati Uniti e Francia sono molto ben informati sulla situazione sul terreno, dal momento che sono con loro sul campo. Essi erano a Tripoli durante l’assalto, e sono ancora lì. Dice che solo nella sua brigata, vi è un gruppo di intelligence straniero di 12 americani delle Operazioni Speciali e 6 francesi (spie?), che stanno dando tutte le informazioni, tramite internet e stampa (?). Quindi la situazione è piuttosto chiara per loro, non c’è bisogno di fingere che ci sia un nuovo esercito libico.

– Una disputa sulle armi e le “truppe” o i “mercenari” dal Qatar. “Dove sono le armi dal Qatar, dove sono le truppe quando ne abbiamo bisogno?“, Dice il ribelle di Misurata. Carenza di truppe di supporto e di armi da Bengasi, mentre hanno dato loro 150 milioni (?) per essa; Il comandante di Misurata dice che non hanno ottenuto le armi che erano state promesse mentre loro sanno che sono a Bengasi. Lui giura che ciascuno di questi a Bengasi che hanno tradito la brigata di Misurata pagherà un duro prezzo e che la ‘rivoluzione’ riuscirà, con o senza di loro. Lui dice che anche se il colonnello Bani finge di non aver tradito, deve sistemare la situazione e dare ciò che loro hanno promesso alla brigata di Misurata, mentre lui è al comando.

– Il comandante di Misurata dice che Bengasi deve loro dei soldi e rispetto per i ‘martiri’ di Misurata, i feriti e le amputazioni, per tutto quello che hanno fatto, compreso distruggere l’esercito di Gheddafi a Misurata e nelle aree vicine.
Pensa alle armate che abbiamo distrutto (?) o uomo, che abbiamo distrutto 16 battaglioni a Misurata, ci sono fosse comuni di militari di Gheddafi, ma non siamo tenuti a parlarne. Chi li ha distrutti? E si sta parlando di un esercito nazionale?! Dove si trova il vostro esercito nazionale di Bengasi? Stiamo ricevendo perdite importanti in questo momento. Le ambulanze e gli aerei sono pieni di nostri feriti; gli ospedali sono pieni di ribelli a Misurata! Dov’è l’aiuto proveniente dal Qatar? Dove sono le armi provenienti dal Qatar? Voi ragazzi ci state escludendo dalla Libia come se fossimo Bangladesh. State facendo peggio di Gheddafi, dimenticandovi di noi e mettendoci da parte.

Fonti: https://twitter.com/#!/MuammarLGaddafi/status/115408340133220352
http://justpaste.it/luzbek

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/23/il-terrore-corre-sul-filo/

Verità, propaganda e Manipolazione dei Media : Come gli Stati Uniti mantengono l’Illusione

[27.08.2011]                    (trad. di Levred per GilGuySparks)

Non è mai stato così importante avere fonti e voci di informazione indipendenti e oneste. Siamo, come società, innondati e sopraffatti da una marea di informazioni e da una vasta gamma di fonti, ma queste fonti d’informazione, in generale, sono al servizio di interessi  potenti e degli individui che li posseggono. Le principali fonti di informazione, sia per il consumo pubblico che ufficiale, sono i principali media, media alternativi, università e think tanks.
Il media mainstream è il più evidente nelle sue tipiche parzialità e manipolazioni.
Il  media mainstream è posseduto direttamente da grandi corporation multinazionali, e attraverso i loro consigli di amministrazione sono collegati con una pletora di altre grandi aziende mondiali e con gli interessi dell’elite.  Un esempio di queste connessioni può essere visto attraverso il consiglio di Time Warner.
Time Warner possiede Time Magazine, HBO, Warner Bros., e CNN, tra molti altri. Il consiglio di amministrazione comprende individui passati o attualmente affiliati  con: il Council on Foreign Relations (il Consiglio per le Relazioni Estere), il Fondo monetario internazionale (FMI), il Rockefeller Brothers Fund, Warburg Pincus, Phillip Morris, e AMR Corporation, e molti altri.
Due delle più stimate fonti di notizie negli Stati Uniti sono il New York Times (chiamato “paper of record” cioè “giornale di riferimento”) e  il Washington Post. Il New York Times ha nel suo consiglio gente che era in passato o lo è attualmente affiliata con Schering-Plough International (farmaceutici), il John D. e Catherine T. MacArthur Foundation, la Chevron Corporation, Wesco Financial Corporation, Kohlberg & Company, The Charles Schwab Corporation, eBay Inc., Xerox, IBM, Ford Motor Company, Eli Lilly & Company, e gli altri. Difficilmente [può dirsi] un bastione di imparzialità.

E lo stesso si potrebbe dire per il Washington Post, che ha nel suo consiglio: Lee Bollinger, il presidente della Columbia University e presidente della Federal Reserve Bank di New York, Warren Buffett, investitore finanziario miliardario, presidente e amministratore delegato della Berkshire Hathaway; e gli individui associati con (in passato o attualmente): la Coca-Cola Company, New York University, Conservation International, il Council on Foreign Relations, Xerox, Catalyst, Johnson & Johnson, Target Corporation, RAND Corporation, General Motors, e il Business Council, tra gli altri.
[CNN-CIA] È importante anche occuparsi di come i media mainstream si intreccino, spesso di nascosto in segreto, con il governo. Carl Bernstein, uno dei due reporter del Washington Post che ha trattato lo scandalo Watergate, ha rivelato che c’erano più di 400 giornalisti americani che avevano “in segreto svolto incarichi per la Central Intelligence Agency.” Interessante il fatto “che l’uso di giornalisti è stato tra i mezzi più produttivi di raccolta di intelligence alle dipendenze della C.I.A.” Tra le organizzazioni che hanno collaborato con la C.I.A. ci sono stati “l’American Broadcasting Company, la National Broadcasting Company, l’Associated Press, la United Press International, la Reuters, Hearst Quotidiani, Scripps-Howard, la rivista Newsweek , il Sistema Mutual Broadcasting, il Miami Herald e il vecchio Evening Post e il New York Herald-Tribune”.

Di gran lunga le più importanti di queste relazioni, secondo i funzionari della C.I.A., sono state quelle con il New York Times, la CBS e Time inc. La C.I.A. ha anche eseguito un programma di formazione “per insegnare ai suoi agenti a essere giornalisti”, che hanno “poi messo all’interno dei principali organi di informazione” con l’aiuto di chi li gestiva.
Questi tipi di relazioni sono proseguite nei decenni successivi, anche se forse più di nascosto e silenziosamente di prima. Per esempio, è stato rivelato che nel 2000 durante i bombardamenti Nato del Kosovo, “diversi ufficiali provenienti dal Quarto Gruppo per le Operazioni Psicologiche a Fort Bragg hanno lavorato nella divisione notizie nel quartier generale di Atlanta della CNN.“ Questa stessa struttura dell’esercito dedicate alle PSYOP S. ha “piazzato storie nei media statunitensi a supporto delle politiche sul Centro America dell’amministrazione Reagan”, cosa che è stata descritta dal Miami Herald come una “vasta operazione di guerra psicologica del tipo che l’esercito conduce per influenzare una popolazione in territorio nemico.” Questi ufficiali dell’esercito, settore operazioni psicologiche, hanno anche lavorato al contempo presso la National Public Radio (NPR). L’esercito americano ha, infatti, e aveva, un forte rapporto con la CNN.

Nel 2008, è stato riportato che il Pentagono ha condotto una grande campagna di propaganda, usando generali in pensione ed ex ufficiali del Pentagono per presentare una buona immagine delle politiche dell’amministrazione in tempo di guerra.
Il programma è partito all’inizio della guerra in Iraq nel 2003 ed è continuato nel 2009.
Questi ufficiali, presentati come “analisti militari” mentre parlano rigurgitano posizioni governative e spesso siedono nei consigli degli appaltatori militari, avendo quindi un interesse acquisito riguardo agli argomenti che essi sono portati ad “analizzare”.
Le più grandi associazioni filantropiche negli Stati Uniti hanno spesso usato le loro enormi ricchezze per cooptare le voci del dissenso e dei movimenti di resistenza in canali che sono sicuri per i poteri costituiti.
Come McGeorge Bundy, ex presidente della Ford Foundation, una volta disse: “Tutto ciò che la Fondazione fa è rendere il mondo sicuro per il capitalismo”.
Esempi di questo sono filantropi come la fondazione Rockfeller, Ford Foundation e il John D. e Catherine T. MacArthur Foundation che forniscono un immenso sostegno finanziario e organizzativo alle organizzazioni non governative. Inoltre, i media alternativi sono spesso finanziati dalle stesse fondazioni, che ha l’effetto di influenzare l’orientamento delle cose trattate così come il soffocamento dell’analisi critica.

Tutto questo ci porta al Centre for Research on Globalization (CRG) e a Global Research.

In veste di istituzione che agisce come centro di ricerca così come fonte di notizie alternative attraverso il sito web www.globalresearch.ca, il CRG è di ventata una voce indipendente necessaria per cercare di farsi largo tra tutta la propaganda e la disinformazione.

Per mantenere la nostra indipendenza, Global Research non accetta assistenza da fondazioni pubbliche e private. E neppure cerchiamo sostegno dalle università e/o dal governo.

Mentre l’obbiettivo è quello di espandere e aiutare a diffondere queste informazioni importante e necessarie a un maggior numero di persone, Global Research ha bisogno di affidarsi ai lettori per sostenere l’organizzazione.

Grazie, cari lettori, per il vostro aiuto infaticabile.

Sostenere Global Research significa dare forza alla causa della verità e alla lotta contro la disinformazione dei media.

Grazie ancora.

 

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23868

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/27/verita-propaganda-e-manipolazione-dei-media-come-gli-stati-uniti-mantengono-lillusione/

La NATO (euro-yankee) detta la politica di Al-Qaeda

Responsabile dei servizi di sicurezza libici accusa LA NATO di sostenere AL-QAEDA

 Madison Ruppert, Contributing Writer –Activist Post


La “guerra al terrore” americana è una farsa progettata per togliere  libertà agli americani consolidando la ricchezza e il potere nelle mani dell’élite.

Da quando è iniziata la guerra al terrorismo, assolutamente nessun progresso misurabile è stato fatto e l’intera nomenclatura assegnata a questa “guerra” rafforza questo fatto dimostrando che questa è una guerra che è destinata a continuare per sempre, in tutto il mondo.

Per coloro che sono ancora preda dell’illusione che stiamo combattendo il terrorismo, il nostro supporto ai ribelli apertamente legati ad al Qaeda in Libia ( lo stesso gruppo al Qaeda responsabile per l’invio di militanti in Iraq per uccidere i soldati americani) dovrebbe aver frantumato questa illusione.

Il capo dei servizi di sicurezza libici , che sono i reali servizi di sicurezza libici non i ribelli criminali di guerra affiliati ad al-Qaeda, Abdullah al-Snousi, l’ha chiarito molto bene in una dichiarazione in data odierna.

La seguente dichiarazione è stata pubblicata sul blog in diretta di Al Jazeera in Libia,  ma non è stato specificato a chi è stata fatta questa dichiarazione o in quale luogo.

“Quello che stiamo affrontando ora in questa guerra è la NATO guidata da al-Qaeda. I funzionari europei e occidentali stanno mentendo al loro popolo quando dicono che stanno combattendo il terrorismo. Infatti stanno combattendo con il terrorismo contro il popolo libico e stanno eseguendo gli ordini di al Qaeda.

Ciò che troviamo veramente strano è che gli stessi che ci hanno mostrato questi elementi come terroristi sono le stesse persone che adesso supportano proprio questi elementi terroristi. Ora la coalizione internazionale non è contro il terrorismo, ma tra l’Occidente e il terrorismo. E i miei colleghi, i capi dei servizi segreti di tutto il mondo sanno di cosa sto parlando. Capo libico dei servizi di sicurezza Abdullah Al-Snousi “.

Sono in disaccordo che la guerra è “guidata da al-Qaeda”, in quanto sarebbe del tutto sciocco pensare che al Qaeda detta la politica americana.

Rettifico, stabilendo che  è l’America che detta la politica ad Al-Qaeda.

Il semplice fatto è che stiamo sostenendo terroristi in Libia e incoraggiando attivamente un gruppo di individui con forti legami con i terroristi per rovesciare il regime di Gheddafi, per sostituirsi al potere.

Proprio come i regimi autoritari di tutto il mondo, la leadership ribelle non è stata scelta o approvata dal popolo della Libia.

Essi si sono dichiarati gli unici rappresentanti legittimi del popolo della Libia e rapidamente sono stati accettati come tali dai governi occidentali.

Le nazioni occidentali a sostegno di questi ribelli affiiati ad Al-Qaeda poi, a dispetto delle convenzioni di Vienna, hanno rubato territorio sovrano libico e l’hanno consegnato agli illegittimi inviati ribelli.

Possiamo solo sperare che una volta che questi ribelli prenderanno il pieno controllo sulla Libia la governeranno correttamente e democraticamente, ma purtroppo tutti i segni attuali dimostrano che questo non sarà il caso.

Perché? Perché le forze di opposizione hanno già iniziato a servire i loro padroni globalisti vendendo loro petrolio greggio dolce e istituendo una banca privata centrale per trasformare la Libia da ricco paese Africano indipendente in una nazione impoverita schiava del debito obbligata verso i cartelli bancari, come il FMI , la Banca Mondiale e la Banca dei Regolamenti Internazionali.

Tutto ciò che possiamo fare a questo punto è sostenere il diritto del popolo libico ad un governo democraticamente eletto e, purtroppo, non è questa la strada che attualmente si sta seguendo.

Madison Ruppert è l’editor e il Proprietario -Operatore dell’archivio di notizie alternative e di analisi End The Lie e non ha alcuna affiliazione con qualsiasi ONG, partito politico, scuola di economia o altra organizzazione/causa. Se avete domande, commenti o correzioni non esitate a contattarlo all’indirizzo admin@EndtheLie.com

Fonti: Activist Post 21 Agosto 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

Adattamento di LibyanFreePress

Preso da: https://libyanfreepress.wordpress.com/2011/08/24/la-nato-euro-yankee-detta-la-politica-di-al-qaeda/

La guerra dell’Italia alla Libia: una sporca faccenda

L’italianissimo Alessandro Londero, titolare della “Hostessweb“, con un gruppo di volontari il 4 Agosto scorso era a Zlitan, a riprendere con la sua videocamera gli edifici della città libica, a 150 km da Tripoli, distrutti dall’aviazione di Unified Protector.
Il 7, assieme ai suoi collaboratori sarà a Tripoli.
Non potrà quindi fornire una documentazione degli effetti del secondo bombardamento della NATO sui quartieri di recente costruzione, che ospitano la metà della popolazione locale che ha raggiunto i 200.000 residenti, né partecipare a disseppellire dalle macerie i corpi di 85 tra anziani, donne e bambini colpiti in una località (Majer) a un tiro di sputo da Zlitan che verranno composti in sacchi di plastica e allineati dai soccorritori a fianco di una moschea.
I feriti gravi, oltre 67, saranno evacuati verso l’ospedale di zona.
Lo farà, trasportandosi dietro osservatori indipendenti e inviati della stampa accreditata a Tripoli, il portavoce della Jamahiriya Mussa Ibrahim a distanza di 24 ore dalla partenza di Alessandro e del suo gruppo.
Inutile dire che di questa nuova strage della NATO non si è visto ne sentito nulla nei TG, né è stata pubblicata un sola foto sulle pagine dei quotidiani nazionali.
E’ apparso solo qualche trafiletto nelle pagine “esteri” per dare spazio al comunicato di Unified Protector di… accertamenti in corso.
L’inviato della RAI a Tripoli ormai si è eclissato da tempo. Mediaset e La7 non ne hanno mai spedito uno in Libia.
La Farnesina ha invitato le redazioni televisive e delle carta stampata a stare lontano dalla Jamahiriya di Gheddafi per motivi di “sicurezza“, dopo aver notificato ai direttori di rete l’impossibilità per il Gruppo di Crisi di poter offrire qualunque tipo di assistenza in caso di emergenza.
Il black out dalla Jamahiriya rimane così per ora pressochè totale.
Londero racconterà di aver percorso durante la notte una Litoranea sgombra di colonne militari e di aver osservato in prossimità dei due soli distributori di benzina sorpassati nel ritorno a Tripoli 2.000-3000 auto in fila. “I libici si danno il cambio – scriverà nel suo reportage diffuso dall’Adnkronos – . Ognuno di loro si occupa di 8-10 vetture, le sposta a mano una ad una avanzando faticosamente di pochi metri ogni ora. Ci vorranno – aggiungerà – più giorni di attesa per arrivare alla pompa sperando che quando verrà il turno dei mezzi che gli sono stati affidati ci siano ancora scorte di benzina e gasolio per riempire i serbatoi.”
Una volta arrivati al Rixos, unico hotel ancora operativo, Alessandro e il suo pugno di amici si troveranno sotto le bombe. “Il sibilo e gli scoppi sono diventati – annoterà – una macabra colonna sonora che ci accompagna per ore. Ormai non ci sono più mezzi pubblici, i negozi aperti cominciano ad essere pochi, scarseggiano viveri e beni di prima necessità.”
Gli aerei della NATO continueranno a distruggere, di giorno e di notte, centrali elettriche, condotte, autoparchi, strutture industriali, ponti sopraelevati, edifici pubblici, sedi radio e tv, depositi energetici, alimentari e sanitari.
“Tripoli rimane – avrà modo di osservare – senza luce ed acqua per ore. Dal 1° Agosto in Libia c’è il Ramadan. Quando alla sera la gente di Tripoli apre i frigoriferi trova solo alimenti deteriorati, inservibili dopo 48 ore senza elettricità come succede sempre più spesso”.
Per i più giovani e per gli anziani l’effetto è la riduzione in quantità e qualità dell’alimentazione giornaliera per evitare infezioni intestinali che potrebbero essere mortali.
I presidi medici si stanno rapidamente esaurendo. Gli ospedali rigurgitano di feriti.
“Si scende nelle strade – osserverà Londero – per tirare fuori tutta la rabbia che si ha in corpo indicando con le dita i cacciabombardieri di Unified Protector che continuano a dispensare ai residenti della Tripolitania, con le bombe, l’assistenza “umanitaria” alle popolazioni locali decretata dal Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro.”
La Russa, dal canto suo, continuerà a chiamare queste faccenduole… embargo navale e rispetto della “no-fly zone“.
Vorremmo poter andare avanti col racconto di Alessandro anche se i lettori sanno già cosa stia succedendo al popolo libico dopo i bombardamenti della NATO sulla Serbia, sull’Afghanistan e sull’Iraq. Peste, morte, incendi e… fine della Storia.
Ebbene, ecco cosa si scriveva, aggiornando “le uscite“ (72) e gli “strike“ (34) nella scorsa settimana, sul portale del Ministero della Difesa.
“Il Potere Aerospaziale è una capacità militare in grado di controllare e sfruttare appieno lo spazio aereo per acquisire consistenti vantaggi in termini di tempo, di distanza, di posizione e di prontezza nel perseguire gli obbiettivi posti dalla politica, per cogliere le finalità espresse dalla comunità internazionale e la sua evoluzione ha definito un nuovo strumento [i bombardamenti? – nda] da porre al servizio della difesa collettiva, mutando la natura stessa delle relazioni internazionali.“
Capito l’antifona?
Il titolare di Palazzo Baracchini La Russa offre copertura alla esplicitazione, anche teorica, delle guerre di aggressione come mezzo lecito e idoneo a cambiare gli equilibri che reggono gli Stati nazionali ostili alla NATO e all’Occidente. Passaggio di una gravità senza precedenti, da allarme “rosso”.
Quanto è costato fino a oggi lo “scherzetto“ a Gheddafi, organizzato da Quirinale, Frattini, La Russa, Terzo polo e poteri forti, esterni ed interni, ai contribuenti del Bel Paese lo documenteremo un po’ per volta.
Come abbiamo già cominciato a fare.
A partire dai 130 miliardi di dollari di perdite spalmate su 5 anni più le spesucce in corso d’opera, in una situazione di totale “emergenza“ economica e sociale.
Seguono sul portale altre dottissime delucidazioni che elencano le caratteristiche dei materiali “esplosivi” usati per aggredire un altro Stato sovrano.
I costi unitari necessari a raggiungere le “finalità” indicate dall’Aeronautica Militare li metteremo giù prossimamente.
Ecco intanto la tipologia dei “ferri del mestiere“, con qualche nuova entrata, dal Kosovo in poi.
I soli sistemi di “armamento di precisione” utilizzati dal Bel Paese sulla Jamahiriya fino ad oggi – tutti made in USA, eccetto lo Storm Shadow arrivato nel 2002 negli arsenali di Francia, Italia e Inghilterra – sono: GBU-16 Paveway II-EGBU 16, GBU-24 Paveway III-EGBU 24, GBU 32 JDAM, Storm Shadow e AGM 88 Harm (High Speed Anti Radiation Missile).
I costi di impiego per eliminare i “targets”, inutile dire che sono stratosferici come enorme è la capacità di uccidere, invalidare, distruggere e inquinare.
La prima aggressione aerea in Europa di USA e NATO dopo la caduta del muro di Berlino ha prodotto nella sola Serbia in 73 giorni di bombardamenti aerei “mirati” i seguenti effetti a terra: 3.250 morti, 7.200 e rotti feriti e invalidi, 3.7 miliardi di dollari di danni “collaterali“, amputazione del Kosovo dalla madrepatria, effetti ambientali e costi “umani“ in tossicità, cancro e malformazioni genetiche non valutabili, derivanti da 31.000 proiettili in calibro da 30 mm in su, dispersi sia in polvere che in corpo residuo con rilascio di attività radioatttiva sul terreno. Poi sono arrivate le “guerre permanenti”.
Giancarlo Chetoni

[Le foto scattate da JoAnne Moriarty a Sorman, dopo il bombardamento NATO del 20 giugno scorso.
La visione è sconsigliata ai deboli di stomaco]

Preso da: https://byebyeunclesam.wordpress.com/2011/08/19/la-guerra-dellitalia-alla-libia-una-sporca-faccenda/#more-7495

2011: i primi quattro mesi di guerra contro la Libia

di Anatolij Tsyganok – 4 agosto 2011 – Strategic Culture Foundation: www.strategic-culture.org

L’operazione militare della Nato contro la Libia, condotta principalmente dalle forze armate di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, sta accelerando la formazione di un nuovo sistema di relazioni internazionali. Allo stesso tempo, la guerra funge da poligono di tiro per testare la strategia degli Stati Uniti con l’Africa Command (USAFRICOM) in una situazione di combattimento reale, così come l’efficienza delle nuove armi …

Gli strateghi USA e NATO hanno sbagliato i calcoli, se pensavano che questa campagna militare si sarebbe conclusa in alcune settimane. Con la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è stata creata la no-fly zone nello spazio aereo della Gran Giamahiria Araba Libica, è stato introdotto l’embargo sulle forniture di armi e i beni libici sono stati congelati. L’operazione in Libia, che doveva essere completata inizialmente entro il 27 giugno, è stata prolungata di 90 giorni fino alla fine di settembre.
Vi sono stati articoli, nei mass media, secondo cui una vasta operazione terrestre in Libia, sotto il comando degli Stati Uniti, era in programma col previsto impiego di truppe da ottobre. La guerra di Libia è la quinta che si aggiunge alle quattro guerre che gli Stati Uniti stanno orchestrando in Iraq, Pakistan, Yemen e Afghanistan … Gli obiettivi della presenza permanente degli USA in Libia sono punire Gheddafi per il suo rifiuto ad unirsi all’USAFRICOM, cacciare i cinesi dalla Libia e tagliare l’accesso alle risorse petrolifere agli europei.
Aspetti militari e strategici della guerra
I 150 giorni di guerra hanno rivelato il cattivo stato del coordinamento politico e militare nella NATO. La Francia, che ha avviato l’operazione militare, non poteva fare niente contro Gheddafi senza i sistemi di guerra elettronica, le aviocisterne, i missili da crociera e gli aerei AWACS degli USA. Al fine di impiegare decine dei loro cacciabombardieri Tornado contro la Libia, gli inglesi hanno dovuto lasciare metà della loro flotta aerea in Inghilterra senza parti di ricambio e sospendere i voli dei loro intercettori della difesa. L’operazione in Libia è un limitato conflitto militare e se gli europei hanno problemi con le munizioni già a un paio di mesi dall’inizio della campagna, è ragionevole chiedersi a quale tipo di guerra si stessero preparando? Ancora una volta questa guerra mostra lo stato della “macchina bellica” europea.
L’operazione contro la Libia è stata pianificata presso il comando generale dell’USAFRICOM, guidato dal generale K. Ham. Gli ufficiali delle forze aeree di Gran Bretagna, Francia e altri Paesi della coalizione sono andati al quartier generale allo scopo di elaborare le operazioni congiunte. Più tardi, tuttavia, la leadership della NATO è stata incaricata della pianificazione. Forse, il compito principale non era la creazione né di una no-fly zone nel nord della Libia, né la liquidazione delle forze aeree libiche, come è stato nel caso della Jugoslavia e dell’Iraq, ma la liquidazione della leadership libica.
Ma la NATO ha sottovalutato lo stato morale e psicologico delle truppe libiche. La leadership degli Stati Uniti e della NATO ha supposto che dopo dopo i primi attacchi, l’esercito di Gheddafi sarebbe stato sconfitto e i soldati libici avrebbero iniziato a darsi prigionieri, ma l’esercito di Gheddafi è riuscito a mantenere l’efficienza operativa. L’esercito libico di marzo e l’esercito libico di luglio del 2011 sono due eserciti diversi in termini di tattiche, efficienza e coraggio. Quei soldati imparano assai in fretta. Il compito della liquidazione della potenza operativa libica è rimasto incompiuto. La NATO e gli Stati Uniti non sono riusciti ad ottenere il pieno controllo delle coste e della parte occidentale della Libia.
Inaspettatamente per la coalizione occidentale, gran parte della popolazione ha sostenuto Gheddafi. Secondo i mass media, circa il 70% dei cittadini della Libia o sostiene il proprio leader o rimane neutrale. Le truppe governative sono supportate dalle unità della difesa locale (una componente della riserva delle Forze Armate) e dalla milizia. Ciò significa che i leader delle operazioni contro la Libia vedono la minoranza ribelle, e non la maggioranza fedele a Gheddafi, quale “popolazione pacifica”.
Seconda cosa inaspettata è che Khalifa Haftar, l’ex colonnello dell’esercito libico che fuggì dal paese più di 20 anni fa e che guida le unità da combattimento dei “rivoluzionari”, non è una figura rispettata dalle tribù locali. Parte degli ex ribelli dicono: “Sentite, non siamo contenti di Gheddafi. Ma quando abbiamo visto la NATO, tra cui l’Italia, la nostra vecchia potenza occupante coloniale, l’abbiamo rivalutato; OK è un dittatore che abbiamo da più di 40 anni, ma diavolo, è un nazionalista libico ed è riuscito a darci il più alto tenore di vita in Africa.”
Terza cosa inaspettata è la previsione che, in mezzo al caos, gli insorti e i gruppi di al-Qaida, e molti gruppi terroristi che agiscono nei paesi del Sahel – Ciad, Niger, Mali e Mauritania – avrebbero cercato di impadronirsi delle armi conservate nei depositi nel sud della Libia, si è avverata. I militanti sono riusciti ad impadronirsi di lanciarazzi RPG-7, mitragliatrici, fucili Kalashnikov e anche lanciamissili spalleggiabili. “Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM)” ha già organizzato molte carovane per il trasporto di armi dalla Libia al Mali e all’Algeria.
Aspetti tecnico-militari
Una cosa unica delle azioni militari in Libia è stato il vasto impiego di sistemi d’arma guidati. Il loro impiego si è basato sui dati ricevuti in tempo reale dall’intelligence radio-elettronica ed ottica. Grazie alla elevata precisione nella rilevazione dei bersagli, la quota dell’impiego di armi guidate è salita all’85%.
L’ambizione di implementare il concetto di attacchi “chirurgici” ha portato a un ampio uso di missili da crociera tattici BGM-109 Tomahawk, bombe a guida laser AGM-123, missili AGM-65F Maverick, missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, bombe guidate AASM, missili da crociera Storm Shadow, missili aria-superficie A2SM, bombe da 907 chili GBU-31B/JDAM ed Enhanced Paveway III, missili Brimstone.
Durante la guerra libica, gli Stati Uniti hanno testato le armi in ambienti operativi reali, come il sottomarino nucleare strategico, della classe Ohio, Florida, i missili cruise tattici Tomahawk Block IV (TLAM-E), il velivolo da guerra elettronica EA-18G Growler dell’US Air Force. La Gran Bretagna ha testato il caccia multiruolo Eurofighter Typhoon, le cannoniere volanti AC-130, pesantemente armate per l’attacco al suolo, e gli elicotteri senza pilota MQ-8B Fire Scout. Gli Stati Uniti e la NATO hanno anche usato armi all’uranio per perforare le corazzature e le bombe a vuoto (che pesano fino a 2 tonnellate).
La spesa bellica
Al 3 giugno, le spese degli Stati Uniti per le operazioni in Libia (solo i costi relativi al Pentagono) ammontavano a 715,9 milioni di dollari USA. I militari statunitensi hanno fornito aiuti umanitari del valore di 1 milione, mentre un altro milione di dollari è stato speso per la ricostituzione delle riserve del Ministero della Difesa degli USA. Dal 30 settembre, la campagna libica richiederà altri 400 milioni di dollari. I missili Storm Shadow e Tomahawk, lanciati dai sottomarini, costano ognuno 1,1 milioni e 800000 dollari.
Secondo il Ministero della Difesa francese, al 3 maggio, un totale di 53.000.000 di euro è stato speso per l’operazione United Defender, e 31.700.000 euro (45,1 milioni di dollari US) sono stati spesi per le munizioni.
All’8 maggio, la spesa della Gran Bretagna per le armi guidate ad alta precisione era di 43.770.000 di sterline (71,8 milioni di dollari US).
L’invio di 4 bombardieri Tornado GR4, 3 jet intercettori Eurofighter Typhoon e relativo supporto, costano 3,216 milioni di dollari ogni giorno. Un’ora di volo dei Tornado costa 33.000 dollari, compreso il carburante, la manutenzione e l’addestramento dell’equipaggio. I Typhoon costano 80000 dollari all’ora. In Italia, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha annunciato che il suo paese aveva ridotto i costi di partecipazione all’operazione in Libia, da 142 milioni a 60 milioni di dollari.
Dal 30 settembre, i costi complessivi per le operazioni in Libia si prevede raggiungeranno 1,1 miliardi di dollari USA.
Fonte su Eurasia http://www.eurasia-rivista.org/quattro-mesi-di-guerra-in-libia/10610/
Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://aurorasito.wordpress.com/2011/08/04/quattro-mesi-di-guerra-in-libia/
Fonte originale: http://www.strategic-culture.org/pview/2011/08/02/four-months-of-war-in-libya.html

Libia 2011: il massacro, la copertura. Che sta succedendo?

di Mirovan Drecun 10.08.2011

traduzione:Levred

I principali media occidentali sono curiosamente in silenzio sulla Libia. Perché potrebbero esserlo? Riveliamo alcuni fatti sconvolgenti che vi raccontano dove il denaro della NATO viene speso. Mentre i programmi comunitari sono tagliati in Europa, hanno saputo i nostri lettori che vengono sprecati, per ogni aereo impegnato, fino a 100.000 dollari americani all’ora per massacrare bambini in Libia?

Vi dirò perché i media occidentali “comprati” stanno tranquilli sulla Libia. Tutto tace sulla Libia perché la NATO sta compiendo sempre più massacri di civili e  i terroristi (per lo più stranieri) cari alla NATO stanno perdendo contro le forze del Colonnello Gheddafi a terra. Verso le 21,00 del 9 agosto aerei della NATO hanno compiuto un massacro di civili nel villaggio di Majer, nei pressi di Zliten – 85 persone hanno perso  la vita, tra cui 33 bambini, 32 donne e 20 uomini.

La comunità internazionale guarda, i media internazionali restano in un cupo silenzio. E la verità su quanto sta accadendo in Libia sta scioccando al cuore la NATO. Proprio per questo motivo nelle ultime settimane, dalla brillante vittoria libica nella battaglia di Al-Brega contro i terroristi della NATO (si è affermato che circa 100.000 stranieri fanatici barbuti islamisti abbiano attraversato il confine dall’Egitto, poco prima che scoppiasse il caos), una battaglia nella quale una cortina fumogena ha offuscato i cieli in modo che i jets della NATO non potessero (illegalmente) intervenire in un conflitto interno per proteggere i terroristi contro le truppe del governo libico, la NATO sta immettendo sempre più mercenari nella lotta.

E ‘anche per questo che la NATO sta bombardando strutture civili, come il sistema libico di fornitura di acqua, prende di mira la rete elettrica, per “piegare i civili” e distruggere la fabbrica di tubi dell’acqua, perché stanno guardando in faccia la sconfitta, nonostante Cameron e Sarkozy e la loro nauseante cricca di vigliacchi che hanno speso centinaia di milioni di dollari dei loro contribuenti in questa campagna illegale di assassinio, distruzione gratuita e danni criminali.

Cameron ha anche l’audacia di parlare contro i “criminali” nel suo paese, quando le sue forze stanno commettendo massacri di civili, distruzione di proprietà pubbliche e private e macellazione di bambini in Libia.

E perché proprio la NATO sta diventando così isterica? Mentre a casa la gente comincia a chiedersi perché i loro centri sociali sono stati chiusi, perché quell’ala ospedale non sarà aperta, perché i tagli di spesa fino al 85% nei programmi di istruzione e formazione hanno lasciato decine di migliaia di giovani senza futuro, mentre la NATO spende milioni e milioni ogni giorno, le cose stanno andando disastrosamente male sul terreno.

Sempre più spesso, sempre più mercenari stranieri vengono catturati e sempre più, diventa evidente che un gran numero dei terroristi sguinzagliati dalla NATO non sono nemmeno libici. E così disperata sta diventando, a quanto pare, che gli USA stanno segretamente tenendo colloqui con il Ministero degli Affari Esteri libico (secondo una  ufficiosa dichiarazione di un portavoce del ministero in una posizione molto alta), per cui a Tripoli è stato detto che se si rinegoziano i contratti del valore di 45 miliardi di dollari che attualmente sono stipulati con la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese, allora Washington agirà di conseguenza.

Solidarietà meravigliosa dal paese la cui Casa Bianca ha dichiarato in una lettera che è bene coinvolgere la NATO in quanto consentirà di risparmiare i soldi dei contribuenti americani e salverà la vita dei ragazzi statunitensi. Sì, hanno detto proprio così. Intendiamoci, se i piloti francesi conoscessero ciò che i loro colleghi britannici hanno detto su di loro, hahahahaha.

Le autorità britanniche stanno anche, a quanto pare, freneticamente cercando di salvare l’enorme numero di contratti firmati nel settore delle costruzioni, ora vedono la sconfitta fissando in faccia essi e i loro amici terroristi.

Secondo un documentario dall’analista serbo Milovan Drecun, campagna di bombardamenti della NATO e ha direttamente influenzato negativamente la sopravvivenza di circa 3,5 milioni di persone in Africa, perché i progetti di costruzione nei quali 3,5 milioni di lavoratori stranieri basavano la loro esistenza sono stati interrotti.

Infatti l’ultimo documentario, la Verità Proibita, di Milovan Drecun, esperto militare ed analista politico, corrispondente di guerra per 30 anni, consegna affascinante punto di vista. Ha visitato la linea del fronte in Libia e parlato direttamente alle persone che erano fuggite dalle grinfie delle forze terroristiche della NATO.

Emerge che i massacri e le uccisioni non erano mai stati fatti dalle forze di Gheddafi, ma piuttosto da elementi terroristi con legami con Al-Qaeda, liberali, contro-rivoluzionari, delinquenti, criminali comuni, i fanatici islamici e opportunisti, il cui spazio è etichettato come “L’opposizione”, mentre l’Occidente continua ad etichettare i terroristi come “ribelli”. E la responsabilità della NATO in questo è stata massiccia. Fino al 7 giugno, la NATO ha operato 11.000 sortite aeree, nelle quali sono stati uccise o ferite 4.711 persone – almeno 856 di questi erano civili innocenti, 109 erano bambini. Almeno 523 civili sono stati gravemente feriti e 3.332 hanno ricevuto lesioni meno gravi.

Allora, dove è la base legale in questo e grazie a quale diritto internazionale? Perché la comunità internazionale siede e guarda e non fa nulla? Perché l’Africa non considera una rinegoziazione di tutti i contratti ora, escludendo i paesi della Nato che partecipano a questo oltraggio?

Milovan Drecun ha anche scoperto che Muammar Gheddafi ha il sostegno di tutte le tribù in Libia, i giovani libici sono in larga misura con lui e controlla circa l’85% del territorio nonostante i migliori sforzi collettivi di distruzione gratuita e omicidi da parte dei paesi della NATO. Recentemente, 2.000 sceicchi e i rappresentanti delle tribù hanno tenuto una riunione in cui si è deciso che non doveva esserci alcuna divisione del territorio della Libia, che l’Occidente non ha alcun diritto di interferire negli affari interni della Libia e che i libici non hanno il diritto di uccidersi tra di loro.

Linea di fondo: la NATO ha sperperato milioni di dollari che i suoi Stati membri avrebbero potuto utilizzare in progetti di sviluppo in patria, ha commesso massacri, la NATO ed i suoi amici terroristi sono i soli che uccidono civili, che il popolo di Gheddafi è dietro di lui e che i terroristi stanno perdendo su tutti i fronti.

Ora, se questo non è un criminale e omicida fallimento di una politica da parte della NATO, è difficile immaginare cosa sia.

Mirovan Drecun

FONTE: http://english.pravda.ru/opinion/columnists/10-08-2011/118711-libya_massacre-0/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/11/libya-il-massacro-la-copertura-che-sta-succedendo/

Riflessioni sulla razza Europoide e gli utili Idioti.

È possibile definire “missione di pace” una dottrina di dominio come la guerra, propria delle oligarchie plutocratiche? Vediamo, in sintesi, che le principali guerre con cui si è aperto il Terzo millennio – irachena (armi di distruzione di massa), afghana (sradicare il terrorismo) e libica (missione umanitaria per la Nato) – sono state giustificate dagli Usa e dai loro servili alleati con argomentazioni miste. L’imperialismo d’esportazione e le agenzie di distrazione di massa al suo servizio, quelle che fabbricano mostri e trame alla bisogna, si sono ben esercitati nell’affiancare aggettivi per indorare l’amara pillola alle opinioni pubbliche occidentali. Cominciamo col domandarci se sia accettabile la condizione di “liberare un popolose poi per festeggiare gli si scarica addosso tonnellate di confetti al tritolo (poco)intelligente. È naturale che i giudizi siano vari e contraddittori.

 Cerchiamo quindi di indicare tra coloro che, professionisti per solo lucro, si occupano di un bene esportabile come le banane, la democrazia: la razza europoide e gli utili idioti. Alla prima appartengono i guerrafondai, coloro che glorificano la guerra come una nuova religione, eccitando gli spiriti deboli e alimentando gli intelletti fiacchi; alla seconda appartengono i pacifondai, coloro che senza perdere l’obbiettività necessaria, la prendono sul serio considerandola quale fine ultimo per stabilizzare la politica ed imporre la pace sociale. Ad ogni malcontento della guerra o della pace ci si crede in diritto di far dispetto al borghese e allo Stato scioperando, disobbedendo, difendendo gli oppressi di tutte le latitudini senza minimamente curarsi del disordine in casa propria. In massima, entrambi, sono senza cultura e, quel ch’è peggio, sprovvisti in modo assoluto di qualunque onestà intellettuale. Le loro apologie infarcite di luoghi comuni, rappresentative nel mondo della sottocultura che sta conducendo intere nazioni alla decadenza attuale, sembrano essere scritte da una sottospecie di elogiatori per non farsi prendere in alcuna considerazione. Il loro programma, annunciano angelicamente, è un metodo ed è la democrazia. Ora, neanche a farlo apposta la guerra è antidemocratica. La guerra, che sia in Iraq, Afghanistan, Libia o in un altro angolo di mondo, è un’operazione neocoloniale finalizzata alla rapina delle risorse energetiche, finanziarie e naturali di quel paese. Ergo, come programma non solo non hanno nulla in comune, ma si trovano in stridente contraddizione: l’antitesi, il contrapposto assoluto.

I tragici segni della cospirazione

Non c’è bisogno di essere un convinto seguace di David Icke, il famoso ex anchorman della BBC che gira il mondo a diffondere le sue rivelazioni sulla grande cospirazione degli “Illuminati”, per rendersi conto che la maggioranza dei grandi avvenimenti mondiali non ha certo una origine casuale, né scaturisce dalla evoluzione spontanea di circostanze non inquinate e non dirette ad arte da una regia occulta.
Per esempio, la  CIA, il servizio segreto USA, la cui storia è costellata di azioni criminali di ogni genere, ci fornisce diversi esempi a proposito. Per ricordarne uno, è rimasto un caso eclatante quello che ha visto il famigerato ente di spionaggio ingannare gli americani ed il mondo intero quando nel 2003 ha confezionato la falsa prova che l’Iraq detenesse armi di distruzione di massa, fornendo l’unico appiglio utile a Bush figlio per scatenare la seconda guerra del Golfo, con tutto ciò che ne è conseguito.
Forse perché non è venuta ancora una ammissione ufficiale da parte dell’attuale presidente USA, il nostro sistema informativo si guarda bene dallo spiegarci come gli americani abbiano negli ultimi anni costituito una vasta rete di enti ed organizzazioni, più o meno governative, con il preciso compito di finanziare ed organizzare le varie rivoluzioni colorate nelle ex repubbliche sovietiche, a cui abbiamo assistito negli anni scorsi e che abbiamo creduto essere il frutto di moti popolari volti alla definitiva conquista della “democrazia”, trattandosi invece di rivoluzioni artificiali con l’ausilio di leader politici corrotti, al solo scopo di sottrarre quelle repubbliche all’influsso della Russia.

Lo stesso è stato tentato nei confronti dell’Iran, l’attuale obiettivo primario nel mirino degli Usa, quando si è tentato di innescare la rivolta contro Ahmadinejad con l’ausilio strategico di Twitter, il social network dei messaggi brevi, che all’improvviso ha spedito milioni di sms, annunciando l’inizio della sommossa, in modo da innescare un moto di popolo simultaneo in tutto l’Iran, cosa poi miseramente fallita. Come è fallito il tentativo di inscenare la falsa morte della falsa ragazza di nome Neda durante una manifestazione antigovernativa, una messa in scena scoperta da molti blogger in tutto il mondo, tra cui modestamente anche il sottoscritto. Come è anche fallito il tentativo di far montare una protesta mondiale per la supposta condanna a morte della adultera omicida Sakineh, una bufala scontratasi con le condanne realmente eseguite di altri condannati veri americani a cui nessuno si è azzardato a dedicare il minimo pensiero. Tutto questo mentre ancora adesso restano esposte le gigantografie della donna iraniana sui balconi municipali di mezza Italia e mezza Europa, come a volere ammettere  che “coglioni si nasce…”.
Ora, è un caso che la speculazione finanziaria americana e mondiale, dopo aver innescato l’ultima crisi economica, stia dirigendo con maestria la irrefrenabile ascesa dei prezzi delle materie prime, con in testa i prodotti alimentari?  Certo, potevamo pensare che fosse solo l’ennesimo modo di far soldi a palate e basta, almeno fino a quando non è scoppiata la rivolta tunisina a causa del forte rincaro del prezzo del grano e del pane. Le cose sono divenute ancora più chiare in queste ultime settimane, avendo assistito all’allargamento delle rivolte all’Egitto, al Bahrein ed infine alla Libia di Gheddafi.
Proprio in Libia l’apparato disinformativo sta ora facendo la sua parte, descrivendo bagni di sangue esagerati con molte migliaia di vittime, spacciando vecchie foto di cadaveri di clandestini naufraghi, che venivano seppelliti sulle spiagge, per false fosse comuni in cui verrebbero ammassati i corpi di migliaia di rivoltosi uccisi dal colonnello nei giorni passati. Tutto questo per far montare l’indignazione della opinione pubblica mondiale, condizione necessaria per giustificare quanto è già stato previsto, cioè l’intervento militare della Nato in Libia ed in tutti gli altri Stati nordafricani e medio-orientali nei quali le rivolte non dovessero concludersi nei modi e nei termini voluti dai grandi “burattinai” che nell’ombra ordiscono indisturbati e a proprio piacimento.
Governo americano e tutti i governi controllati, alta finanza, massoneria, lobbi ebraica, potentati economici e criminali, politici corrotti, sette e club segreti, mondialisti di ogni risma ed organi informativi, questi soggetti agiscono a vari livelli, in sintonia ed in modo coordinato come diretti da una unica regia. E’ una ragnatela efficientissima che avvolge tutto il mondo e tutti costoro sono i fili che la compongono, mentre il ragno è il ristretto gruppo degli “Illuminati”.
Si comprendono pienamente gli accadimenti mondiali se si tiene presente il vero scopo degli Illuminati: instaurare il nuovo ordine mondiale, cioè un governo unico mondiale che controllerà tutta l’umanità. Organizzazioni come l’ONU e la UE sono solo i primi passi, poi si arriverà gradualmente alla unione di USA e UE e così via…Ed è chiaro che un simile progetto debba passare per la distruzione degli stati nazionali, delle comunità distinte di popoli e della possibilità di autodeterminarsi di ogni nazione.
Questo è un processo occulto che va avanti ormai da diversi secoli ma che negli ultimi decenni ha subito una brusca accelerazione. Il fascismo è stato finora il più strenuo oppositore degli illuminati, pagando un prezzo altissimo, come sappiamo. L’unica speranza quindi, è che da un fascismo risorto torni la lotta senza quartiere a queste forze occulte, prima che sia troppo tardi.

NOTA PERSONALE: Io mi dissocio dalle parole sul fascismo!! ma per il resto è un’ analisi che non fa una piega.
Fonte:http://www.avehesperia.it/blog/2011/03/05/gli-illuminati-ed-i-tragici-segni-della-cospirazione/

Nella guerra in Libia la prima vittima è l’informazione. Le bugie dei media e il conflitto dimenticato

di Luca Troiano
1. Da settimane media e politici giustificano l’intervento della Nato con la pur nobile intenzione di proteggere i civili dalla vendetta di Gheddafi. Ma dall’inizio delle ostilità, non poche voci hanno espresso dubbi e perplessità sulle notizie provenienti dal fronte. Smentendo molte verità finora date per acquisite.
Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes e non certo un complottista, parla in proposito di “collasso dell’informazione”, tante sono le distorsioni e le lacune che stanno alterando la nostra percezione degli eventi in corso[1].
La giornalista Marinella Correggia, in una succinta analisi sul sito di Famiglia Cristiana[2] segnala l’esistenza di una Fact Finding Commission (Commissione per l’accertamento dei fatti) fondata a Tripoli da una imprenditrice italiana, Tiziana Gamannossi, e da un attivista camerunese, il cui scopo è indagare sulla rispondenza dei fatti alle notizie diffuse dai media.
E le sorprese non mancano.

Lasciando da parte le ipotesi sulle reali motivazioni del conflitto[3], va evidenziato come i media hanno avuto gioco facile nel tratteggiare la situazione a tinte fosche. Non hanno esposto analisi, non hanno descritto fatti, luoghi e personaggi. Il più delle volte si sono limitati ad impiegare frasi forti e slogan intrisi di retorica, amplificando le pur terribili violenze che le milizie del Colonnello stavano compiendo nel Paese.
Innanzitutto, la storia dei bombardamenti sui manifestanti. L’annuncio fa inorridire il mondo. I politici nostrani la ripetono con enfasi. Il 23 febbraio le emittenti al-Jazeera e al-Arabiya, la cui presenza costante nei luoghi delle rivolte le ha rese agli occhi dei più come una colonna della primavera araba, parlano già di 10.000 morti e 55.000 feriti. La fonte è Sayed al-Shanuka, il quale riferisce da Parigi qualificandosi come membro libico della Corte penale internazionale[4]. In realtà la stessa Corte dichiara che il signor al-Shanuka non è membro non è in alcun modo legato ad essa, ma la smentita rimane pressoché ignorata dalla stampa internazionale[5].
A passare sotto silenzio è pure la notizia che i satelliti russi, che avevano monitorato la situazione su Tripoli fin dall’inizio della rivolta, non hanno rilevato alcun segno di distruzione[6]. La giornalista Irina Galushko, corrispondente di Russia Today, ha riferito che i supposti raid del 22 febbraio su Bengasi e Tripoli, ampiamente enfatizzati da BBC e al-Jazeera, non sono stati registrati dai servizi militari che esaminavano le immagini raccolte dai satelliti. Peraltro, non c’è alcun filmato o testimonianza dei presunti raid aerei sulla capitale.
A scanso di equivoci, è innegabile che Gheddafi abbia usato anche bombardamenti aerei nelle operazioni militari contro le milizie ribelli; ciò che si sottolinea è che non ci sono prove circa analoghi attacchi nei confronti dei civili manifestanti, che è diverso. Le uniche immagini fin qui mostrate sono state quelle relative alla presenza di fosse comuni in riva al mare, che in realtà si tratta di filmati di repertorio del cimitero (con fosse individuali) di Sidi Hamed e del cimitero di Tagura, dove periodicamente si provvede allo spostamento dei resti.
A mettere in dubbio i numerici catastrofici sulla repressione libica ci ha pensato anche il Prof. Jean-Paul Pougala, esperto di geopolitica e docente a Ginevra, il quale ha riportato che per ricoverare una moltitdine di 55.000 feriti non sarebbero bastati gli ospedali di tutta l’Africa, dove solo un decimo dei posti letto è riservato alle emergenze[7].
C’è poi la storia degli stupri di massa a Misurata, con annesso il tragicomico dettaglio del Viagra in dotazione alle truppe del Colonnello. Un’inchiesta di tre mesi condotta da Amnesty international non ha riscontrato alcuna prova di queste violenze e abusi dei diritti umani, aggiungendo altresì che in alcuni casi i ribelli di Bengasi avevano dichiarato il falso o manipolato prove. In tre mesi non è stato possibile trovare alcuna prova o una singola vittima di violenze sessuali, o un medico che ne fosse al corrente[8]. Gli stupri di massa commessi dalle forze del Colonnello, utilizzati per giustificare l’attacco Nato e l’incriminazione di Gheddafi davanti alla Corte Penale Internazionale, potrebbero (potrebbero) non essere mai avvenuti.
Quanto al Viagra, l’inviata di Amnesty Donatella Rovera scrive che la fonte erano i ribelli di Bengasi, che avevano mostrato ai giornalisti stranieri alcuni pacchetti di Viagra trovati su carri armati andati a fuoco, ma che i pacchetti stessi non mostravano bruciature.
Poi, le bombe a grappolo. Si tratta di ordigni espressamente vietati da una Convenzione internazionale. Quando sono stati trovati a Misurata il 15 aprile, il loro uso è stato subito imputato alle forze di Gheddafi, in quanto la Libia non ha mai firmato l’anzidetta Convenzione. Tanto che alla notizia il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha subito ribadito la necessità dei bombardamenti Nato per assicurare la protezione dei civili.
Ma la Convenzione che vieta gli armamenti a grappolo non l’hanno mai firmata neppure gli Usa, che considerano legittimo di tali armi in operazioni militari. Secondo le ricerche del gruppo Human Rights Investigation, le sottomunizioni mostrate a Misurata che testimonierebbero l’utilizzo di bombe a grappolo sarebbero da attribuire non all’esercito libico, bensì alla Nato[9], la quale ha ammesso di disporre di tali armamenti nei propri arsenali.
Vi infine uno dei primi discorsi di Gheddafi, il cui messaggio è stato manipolato e stravolto nella sua traduzione. La versione da noi riportata è: “Se il popolo non ama Gheddafi, deve morire”; il messaggio originale era: “Se il popolo non ama Gheddafi, Gheddafi deve morire”[10]. Nelle sue parole, il Colonnello intendeva rafforzare il consenso intorno a sé in Tripolitania, non minacciare la Cirenaica.
In definitiva, la distanza tra le affermazioni più ricorrenti sulla guerra in Libia e le verifiche sul campo si è dimostrata massima.
2. Bugie a parte, fin dalle prime battute l’informazione si è mostrata insufficiente anche solo nel rappresentare i fatti e i volti che caratterizzavano l’evolversi dello scenario libico.
A partire dalle manifestazioni di protesta di metà febbraio e dalla conseguente repressione, la guerra civile in Libia è stata analizzata sotto la lente della struttura tribale del Paese. La genesi delle violenze viene individuata nella rottura del patto tra Gheddafi e i capi tribù. Soprattutto i Warfalla, la più numerosa tribù libica con oltre un milione di abitanti, che per bocca dello sceicco Akram al-Warfalli aveva invitato il qa’id di Tripoli ad andarsene. Qui nasce il primo equivoco. Al-Warfalli è solo uno dei tanti capi dei clan in cui è suddivisa la tribù, e nemmeno uno dei più importanti. Bastava recarsi nella città d’origine della tribù, Bani Walid, per rendersi conto che il sostegno dei Warfalla al regime è tutt’altro che vacillante. Ma i media avevano creduto acriticamente allo sceicco, senza neppure domandarsi quale fosse il suo ruolo all’interno della gerarchia tribale.
Così come in pochi si sono domandati chi siano realmente i ribelli di Bengasi. Per i media sarebbero i “buoni” perché lottano contro il Colonnello. In realtà non sono altro che pezzi del suo stesso regime, passati dall’altra parte della barricata per convenienz a.
A cominciare da Mustafa Abd al-Jalil, segretario del Consiglio Nazionale di Transizione libico. Ex giudice, quando era a capo della Corte d’Appello di Bengasi fu lui a pronunciare per due volte la sentenza a morte nei confronti di cinque infermiere bulgare accusate di aver infetto 400 bambini con il virus Hiv, poi risultate innocenti[11]. Divenuto Ministro della Giustizia nel 2007, ha avuto per quattro anni in mano l’agenda riformatrice nel Paese senza apportare alcun cambiamento significativo. La riforma del codice penale richiesta da più parti non è mai stata neppure avviata. Jalil è stato anche messo sotto accusa da Amnesty International e da Human Rights Watch per i metodi di arresto, la mancanza di garanzie di difesa nei processi e i prolungati periodi di detenzione. Il suo passaggio dalla parte dei ribelli è repentino: nel mese di febbraio, Gheddafi lo manda a Bengasi per trattare il rilascio di alcuni prigionieri, ma lui cambia bandiera e accusa il qa’id per le eccessive violenze sui civili. Ben presto diventa un esponente di punta del CNT, nonché uno degli interlocutori privilegiati dell’Occidente.
Un altro esponente di primo piano del CNT è Abd al-Fattah Farag al-’Ubaydi, ex Ministro dell’Interno. Anche lui compartecipe nel mantenimento dell’”ordine” nel Paese a suon di arresti e misure repressive. Ancora, alcuni membri del Consiglio sono ex appartenenti al Lybian Islamic Fighters Group (Lifg), gruppo terroristico formato nel 1995 che negli anni ha avuto rapporti anche con al-Qa’ida. Alcuni dei suoi miliziani hanno operato (e operano) in Iraq e Afghanistan. È ben noto che nei mesi seguenti all’invasione americana in Mesopotamia, la Cirenaica, in tutto il mondo arabo, fu la regione da cui partì per l’Iraq il maggior numero di combattenti jihadisti in rapporto alla popolazione.
Sorprende la facilità con cui tali personaggi siano divenuti i nuovi interlocutori della Libia verso il mondo[12].
3. Nelle fasi più concitate delle rivolte in Egitto e Tunisia prima, e della guerra in Libia poi, un ruolo di primo piano è stato occupato dalle emittenti satellitari al-Jazeera e al-Arabiya, tanto da diventare le fonti privilegiate per tutti coloro che desiderano approfondire la complessa realtà del mondo arabo.
Molte delle notizie lanciate da tali network si sono rivelate, in seconda battuta, false. Ed è incredibile come i grandi media internazionali abbiano ripreso buona parte di tali bufale, salvo poi omettere le doverose rettifiche. Oltre alle già citate storie dei 10.000 morti e delle fosse comuni, valga un caso su tutti: la caduta di Sirte.
La mattina del 25 marzo al-Jazeera annuncia che Sirte, la città natale di Gheddafi, è stata presa dai ribelli. La BBC diffonderà la notizia di lì a poco. Le immagini mostrano i pesanti bombardamenti a cui la zona è stata sottoposta da parte degli caccia anglo-francesi. La città è praticamente deserta e c’è ancora da capire cosa sia realmente successo. Ma la notizia viene ripresa dalle maggiori agenzie di stampa internazionali che sottolineano la portata simbolica della conquista.
In realtà né al-Jazeera e né la BBC hanno giornalisti sul posto. Sono presenti solo la Reuters e AFP, che esprimono dubbi[13[. Pochi giorni dopo si scoprirà che la verità è ben diversa: Sirte, in realtà, non è mai caduta[14]. Ma tutti ci avevano (ci avevamo) creduto.
La copertura full time 24 ore su 24, l’utilizzo dei social network come Facebook e Twitter, la continua citazione di testimoniane dirette avevano convinto tutti della genuinità del servizio delle due emittenti panarabe. In realtà ben poco di ciò che riportano è oggettivamente verificabile. Al-Jazeera ha anche attivato una chat aperta alle testimonianze dal posto e un blog, aggiornato minuto per minuto, sugli accadimenti in corso dal fronte[15] . Sorpresa: quasi tutti i partecipanti alla chat risiedono all’estero e chiunque metta in dubbio le testimonianze viene tacciato di essere una spia ed espulso. La maggior parte delle informazioni riportate proviene dal sito dei ribelli http://www.lybia17february.com, anch’esso basato all’estero e precisamente a Londra.
D’altronde, la difficoltà di fare informazione a Tripoli e nelle altre zone calde richiede la necessità di stabilire una rete di relazioni dalla quale attingere. Il problema è che in tal modo scompare il fatto e domina l’opinione. Ciascuno ha le sue fonti dirette e poco importa se i fatti possano essere provati o meno. Non potendo stare sul posto, ci si accontenta del “sentito dire”.
C’è una domanda che sorge a questo punto. Come mai al-Jazeera e al-Arabiya abbiano messo da parte ogni deontologia e imparzialità per fornire un’informazione partigiana, tendenziosa, se non addirittura falsa e manipolata?
Soprattutto la prima rappresenta uno strano paradosso.
A lungo al-Jazeera è stata considerata un network autorevole, libera, internazionale, professionale e credibile, libera nel guardare il mondo e nel raccontarlo. Negli anni Duemila è stata l’occhio più diretto sui controversi scenari di Iraq e Afghanistan, criticando apertamente l’operato delle forze americane. Nei primi mesi del 2011 è stata elevata a paladina dei popoli arabi per i suoi costanti reportage da Tunisi e da Piazza Tahrir. Ha seguito le rivoluzioni in Medio Oriente con grande empatia e attenzione, divenendo così il punto di riferimento dell’Occidente verso il mondo arabo e del mondo arabo verso l’Occidente.
Ma al Jazeera è gestita e finanziata dall’emiro del Qatar, il più autocratico dei monarchi del Golfo. Parla di libertà e democrazia, purché a debita distanza dal proprio Paese. Denuncia i soprusi dei satrapi mediorientali, senza poter spendere una parola sull’assenza di diritti civili a Doha.
Una contraddizione spiegata dalla volontà dello stesso emiro del Qatar di farne uno strumento di leverage politico per garantirsi maggiori opportunità nel mondo globalizzato. Non è un caso se la partecipazione del network a favore delle manifestazioni è stata contestuale alla decisione di Doha di assumere un ruolo più attivo nella gestione delle proteste. La convergenza tra l’agenda politica estera del Paese e l’enfasi data alle ragioni dei manifestanti palesa con tutta evidenza le sottese aspirazioni geopolitiche del piccolo Stato del Golfo.
Nel tentativo di rilanciare la propria credibilità, l’emittente ha recentemente trasmesso un servizio sui lavoratori stranieri in Qatar[16]. Ovviamente costellato di omissioni circa le reali condizioni degli operai.
In questo contesto, la Libia rappresenta una buona occasione per guadagnare consensi presso le cancellerie di Europa e Usa, accettando di sostenere la propaganda della “missione umanitaria” in difesa dei civili al punto da piegare gli avvenimenti agli interessi dei governi occidentali.
4. La guerra in Libia non si combatte solo a Misurata o lungo le strade che conducono a Tripoli. Anzi, il più delle volte qui non si combatte proprio. I ribelli hanno scarsi mezzi e nessun addestramento militare. Attendono che i raid della Nato facciano da apripista e poi avanzano. E quando le forze di Gheddafi riprendono vigore, arretrano. Quasi mai combattono davvero. Sparacchiano davanti alle telecamere, simulando operazioni posticce in cambio di quale dollaro, ma quasi mai combattono.
Tanto i media si spendono nel raccontare cosa accade sulle vie per Tripoli quanto invece  si disinteressano dei combattimenti (veri) nelle zone montuose al confine con la Tunisia, dove vi è il fronte dimenticato della guerra [17]. “Dimenticato” nonostante la violenza quotidiana degli scontri.
Mark Doyle, corrispondente della BBC, è andato a Nalut, un’ora di macchina dal confine, per raccontare la guerra che non viene raccontata[18]. Gli edifici sventrati dai missili Grad lanciati dai lealisti, gli ospedali gravati da centinaia di feriti, il sospetto che il governo algerino fornisca armi al Colonnello, il sacrificio di tanti giovani (berberi) per mantenere il controllo delle città assediate. E quella frase pronunciata da uno di loro: “Ci affidiamo il nostro coraggio e alla Nato“.
Ma da noi non se ne parla abbastanza. Ci si concentra sui messaggi del Colonnello, sui bisticci diplomatici dei membri dell’Alleanza, sulle uscite dei politicanti di casa nostra, sugli “effetti collaterali” della guerra – i migranti di Lampedusa, arbitrariamente ripartiti in “profughi”, “clandestini” e “rifugiati” a seconda delle convenienze di turno[19]. Nella Libia dove le parole volano più in alto degli aerei e le bugie colpiscono più delle bombe, la prima vittima è l’informazione.
1http://temi.repubblica.it/limes/il-collasso-dellinformazione/22590

12L’elenco degli Stati che riconoscono il Consiglio di Bengasi: http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_nazionale_di_transizione#Relazioni_internazionali

E da: http://marionessuno.blogspot.it/2012/07/nella-guerra-in-libia-la-prima-vittima.html

Vergognoso attacco Usa al Venezuela: ‘La Stampa’ megafono delle fake news statunitensi

14 febbraio 2017

La fake news quotidiana sul Venezuela è quella riguardante le sanzioni comminate dal governo degli Stati Uniti al vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Tareck El Aissami, perché secondo l’ufficio OFAC del Dipartimento del Tesoro statunitense avrebbe favorito il trasporto e il trasferimento di sostanze stupefacenti dal 2008, anno in cui ricopriva il ruolo di Ministro degli Interni nel governo guidato dal Comandante Hugo Chavez.

Una vera e propria fake news, come indicato in apertura di articolo, su cui ovviamente si è gettato a capofitto il circuito informativo mainstream italiano. Tra i vari pezzi balza all’occhio quello del quotidiano torinese ‘La Stampa’, in cui si riporta in maniera acritica senza controllarne la veridicità, quanto affermato dall’ufficio statunitense. Strano per un quotidiano in prima linea nel combattere propaganda e fake news. Forse il problema riguarda la provenienza delle notizie e il tema trattato più che la veridicità della notizia stessa. Insomma, nulla di nuovo, rispetto alla classica doppia morale più volte evidenziata e denunciata.

Bisogna innanzitutto evidenziare come l’OFAC funzioni più come uno strumento geopolitico che nella lotta al narcotraffico visto che scorrendo la lista dei paesi accusati possiamo trovare Cuba, Corea del Nord, Iraq, Iran, Zimbabwe e non nazioni dove vi sono governi con solidi legami con il narcotraffico come Paraguay, Perù o Colombia.

Vi è inoltre da segnale una grossa incoerenza nel racconto fatto dall’OFAC: Tareck El Aissami avrebbe stretto un’alleanza con il cartello messicano ‘Los Zetas’, il narcotrafficante venezuelano Hermagoras González Polanco e il capo colombiano Daniel Barrera, attraverso Walid Makled. ‘El Loco’ Barrera, vincolato alla struttura paramilitare ‘Los Rastrojos’  e accusato di essere il responsabile dell’assassinio del narcotrafficante colombiano Wilmer Varela – alias Jabon – è stato però arrestato in Venezuela ed estradato in Colombia nell’ottobre del 2012. Chi era a quel tempo il Ministro degli Interni del Venezuela? Tareck El Aissami era il ministro dell’epoca e quindi il principale responsabile della cattura di Barrera.

Una notizia facile da ricercare in rete, ma evidentemente i nostri cacciatori di bufale de ‘La Stampa’ erano troppo impegnati a indagare sugli hacker russi. Così come i debunker italici.

Altro aspetto importante è quello riguardante il ruolo dell’imprenditore venezuelano Samark López Bello, che vive in negli Stati Uniti, in Florida, ed è accusato dall’OFAC di essere il collaboratore logistico del vicepresidente venezuelano. Secondo quanto riportato da ‘El Estímulo’ (media di opposizione al chavismo) López Bello nega le accusa ed annuncia azioni legali in sua difesa.

Intanto, il Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, attraverso la tv di Stato Venezolana de Televisión (VTV), ha fatto sapere che il Venezuela «respinge e condanna le azioni arbitrarie dell’OFAC del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti contro il vicepresidente Tareck El Aissami» evidenziando che «El Aissami è uno stimato criminologo che si è distinto per la sua lotta al narcotraffico».

La diplomatica venezuelana ha inoltre segnalato che il Venezuela è «uno dei paesi che ha effettuato il maggior numero di sequestri di droga negli ultimi anni, come confermato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite». Mentre il Presidente Nicolás Maduro, oltre a dare appoggio incondizionato ad El Aissami, ha ricordato che durante la sua gestione del Ministero degli Interni furono catturati 102 capi del narcotraffico e 21 di essi consegnati agli Stati Uniti.

Ovviamente anche queste notizie sono ‘sfuggite’ ai sempre attenti colleghi de ‘La Stampa’. Senza ombra di dubbio non si tratta di una dimenticanza voluta.

di Fabrizio Verde

da L’Antidiplomatico

Preso da: Cubadebate