Hitler fu finanziato da Federal Reserve e Banca d’Inghilterra

1 giugno 2017

Hitler

Ru-polit Fort Russ 14 maggio 2016
Più di 70 anni fa iniziò il peggior massacro della storia. La recente risoluzione dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE equipara il ruolo di Unione Sovietica e Germania nazista allo scoppio della Seconda guerra mondiale, salvo il fatto che abbia per scopo estorcere soldi dalla Russia per via di certe economie fallite, è volta a demonizzare la Russia successore dell’URSS e preparare il terreno giuridico per la privazione del diritto di pronunciarsi contro la revisione dei risultati della guerra. Ma se ci affidiamo al problema della responsabilità della guerra, va prima risposto alla domanda chiave: chi aiutò i nazisti ad andare al potere? Chi li spinse verso la catastrofe mondiale? La storia della Germania prima della guerra dimostra che politiche “necessarie” furono dettate dalle turbolenze finanziarie, in cui, all’epoca, il mondo era immerso.
Le istituzioni finanziarie centrali di Gran Bretagna e Stati Uniti, Banca d’Inghilterra e Sistema della riserva federale (FRS), e le organizzazioni finanziarie e industriali associate definirono le strutture fondamentali che decisero la strategia post-bellica dell’occidente.
Obiettivo era imporre il controllo assoluto sul sistema finanziario della Germania per controllare i processi politici dell’Europa centrale. Per attuare tale strategia è possibile tracciare le seguenti fasi:
1°: dal 1919 al 1924, preparare la base per un massiccio investimento finanziario statunitense nell’economia tedesca;
2°: dal 1924 al 1929, istituzione del controllo sul sistema finanziario della Germania e sostegno finanziario al nazionalsocialismo;
3°: dal 1929 al 1933 , provocare e scatenare una profonda crisi finanziaria ed economica e assicurarsi che i nazisti arrivassero al potere;
4°: dal 1933 al 1939, cooperazione finanziaria con il governo nazista e sostegno alla sua politica estera espansionista, volta a preparare e scatenare una nuova guerra mondiale.
Nella prima fase per la leva principale per assicurarsi la penetrazione della capitale statunitense in Europa iniziò coi debiti di guerra e il problema strettamente correlato delle riparazioni tedesche. Dopo l’ingresso formale degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, diedero prestiti agli alleati (in primo luogo Regno Unito e Francia) per 8,8 miliardi di dollari. Il totale dei debiti di guerra, inclusi i prestiti concessi dagli Stati Uniti nel 1919-1921, fu oltre 11 miliardi di dollari. Per risolvere il problema, i Paesi debitori cercarono d’imporre una grande quantità di condizioni estremamente dure per il pagamento delle riparazioni alla Germania. Ciò causò la fuga di capitali tedeschi all’estero e il rifiuto di pagare le tasse comportando un deficit di bilancio dello Stato che poté essere colmato solo attraverso la stampa di marchi senza copertura.
Il risultato fu il crollo della valuta tedesca, la “grande inflazione” del 1923, pari al 512% quando un dollaro valeva 4,2 miliardi di marchi. Gli industriali tedeschi iniziarono a sabotare apertamente gli obblighi di riparazione, causando la celebre crisi della Ruhr, l’occupazione franco-belga della Ruhr nel gennaio 1923. Gli ambienti governativi anglo-statunitensi, per intraprendere la propria iniziativa, aspettarono che la Francia venisse coinvolta nell’avventura dimostrandosi incapace di risolvere il problema. Il segretario di Stato degli USA Hughes osservò: “È necessario attendere che l’Europa maturi per accettare la proposta statunitense“. Il nuovo piano fu sviluppato dalla “JP Morgan & Co.” su istruzione del capo della Banca d’Inghilterra Montagu Norman. Al centro dell’idea vi era il rappresentante della “Banca Dresdner” Hjalmar Schacht, che la formulò nel marzo 1922 su suggerimento di John Foster Dulles (futuro segretario di Stato del presidente Eisenhower) e consulente legale del presidente W. Wilson alla conferenza di pace di Parigi. Dulles diede questa nota al fiduciario principale della “JP Morgan & Co.” e poi JP Morgan lo raccomandò a H. Schacht, M. Norman e all’ultimo ai governanti di Weimar.

Nel dicembre 1923, H. Schacht divenne direttore della Reichsbank, permettendo di riunire i finanzieri anglostatunitensi e tedeschi. Nell’estate 1924, il progetto denominato “piano Dawes” (nominato dal presidente del comitato di esperti che lo creò, banchiere e direttore di una delle banche del gruppo Morgan), fu adottato alla conferenza di Londra. Chiedeva di dimezzare le riparazioni e di risolvere la questione delle fonti della loro copertura. Tuttavia, il compito principale era garantire condizioni favorevoli agli investimenti statunitensi, possibili solo stabilizzando il marco tedesco. A tal fine, il piano prestò alla Germania 200 milioni di dollari, di cui per metà della JP Morgan, nel mentre le banche anglostatunitensi acquisirono il controllo non solo del trasferimento dei pagamenti tedeschi, ma anche di bilancio, circolazione monetaria e in larga misura del credito del Paese. Nell’agosto 1924, il vecchio marco tedesco fu sostituito da una nuova nota finanziaria stabilizzata in Germania e, come scrisse il ricercatore GD Preparata, la Repubblica di Weimar fu pronta per “gli aiuti economici più pittoreschi della storia, seguiti dalla raccolta peggiore nella storia del mondo, un inondazione di sangue statunitense si riversò nelle vene finanziarie della Germania“. Le conseguenze di ciò non tardarono a comparire. Ciò fu dovuto principalmente al fatto che le riparazioni annuali dovevano coprire l’importo del debito pagato dagli alleati, formato dal cosiddetto “circolo assurdo di Weimar”.
L’oro con cui la Germania pagava le riparazioni di guerra, fu venduto, pignorato e scomparve negli Stati Uniti, dove ritornò in Germania sotto forma di piano di “aiuto” che poi consegnava a Regno Unito e Francia che lo giravano per pagare i debiti di guerra con gli Stati Uniti. Quindi sovraccaricato di interessi veniva rispedito in Germania. Alla fine, tutti in Germania vivevano con il debito e fu chiaro che se Wall Street avesse ritirato i prestiti, il Paese sarebbe fallito completamente.
In secondo luogo, anche se il credito formale fu aperto per garantire i pagamenti, fu speso effettivamente per ripristinare la potenza militare-industriale del Paese. Il fatto è che i tedeschi furono pagati in azioni di società coi prestiti, quindi il capitale statunitense s’integrò attivamente nell’economia tedesca. L’importo degli investimenti esteri nell’industria tedesca nel 1924-1929 ammontò a 63 miliardi di marchi d’oro (30 miliardi contabilizzati come prestiti) e il pagamento delle riparazioni a 10 miliardi di marchi. Il 70% dei ricavi fu fornito dalle banche degli Stati Uniti in maggioranza dalla JP Morgan. Di conseguenza, nel 1929, l’industria tedesca era al secondo posto nel mondo, ma era in gran parte nelle mani dei principali gruppi finanziari-industriali degli USA.
Le “Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie“, fornitore principale della macchina da guerra tedesca, finanziò il 45% della campagna elettorale di Hitler nel 1930, ed era sotto il controllo della “Standard Oil” di Rockefeller. Morgan, tramite la “General Electric“, controllava l’industria radioelettrica tedesca tramite AEG e Siemens (fino al 1933, il 30% delle azioni di AEG erano della “General Electric”) e attraverso la società ITT, il 40% della rete telefonica della Germania. Inoltre possedevano il 30% della società aeronautica “Focke-Wulf“. “General Motors“, della famiglia DuPont, controllava la “Opel“. Henry Ford controllava il 100% delle azioni della “Volkswagen“. Nel 1926, con la partecipazione della banca “Dillon, Reed & Co.” dei Rockefeller, il secondo maggiore monopolio industriale della Germania, dopo “IG Farben“, apparve; era il cartello metallurgico “Vereinigte Stahlwerke” (Unione delle acciaierie) tra Thyssen, Flick, Wolff, Feglera ecc.
La cooperazione statunitense con il complesso militare-industriale tedesco fu così intensa e pervasiva che nel 1933 i settori chiave dell’industria tedesca e delle grandi banche come Deutsche Bank, Dresdner Bank, Donat Bank ecc. erano controllati dal capitale finanziario statunitense. La forza politica che doveva svolgere un ruolo cruciale nei piani anglo-statunitensi fu preparata simultaneamente. Si trattò del finanziamento del partito nazista e di A. Hitler stesso. Come scrisse il cancelliere tedesco Brüning nelle sue memorie, dal 1923 Hitler riceveva grandi somme dall’estero. Da dove è ignoto, ma passarono da banche svizzere e svedesi. È anche noto che nel 1922 a Monaco di Baviera si ebbe una riunione tra A. Hitler e l’addetto militare degli Stati Uniti in Germania, capitano Truman Smith, che redasse una relazione dettagliata per i suoi superiori di Washington (dell’ufficio d’intelligence militare), in cui elogiava Hitler. Fu attraverso il giro di conoscenze di Smith, in primo luogo, che Hitler fu presentato a Ernst Franz Sedgwick Hanfstaengl (Putzie), laureato all’Harvard University, e che svolse un ruolo importante nella formazione politica di A. Hitler, dandogli un notevole sostegno finanziario e assicurandogli contatti con importante figure inglesi. Hitler era preparato in politica, tuttavia, mentre la Germania regnava in prosperità, il suo partito rimase periferico nella vita pubblica. La situazione cambiò drammaticamente con la crisi.
Dall’autunno 1929, dopo il crollo della borsa statunitense attivata dalla Federal Reserve, iniziò la terza tappa della strategia dei circoli finanziari anglo-statunitensi. Federal Reserve e JP Morgan decisero di smettere di prestare alla Germania, ispirati dalla crisi bancaria e depressione economica dell’Europa centrale. Nel settembre 1931 il Regno Unito abbandonò il gold standard, distruggendo deliberatamente il sistema internazionale dei pagamenti e togliendo l’ossigeno finanziario alla Repubblica di Weimar. Ma nel partito nazista si ebbe un miracolo finanziario: nel settembre 1930, a seguito di grandi donazioni da Thyssen e IG Farben, il partito di Kirdorf ebbe 6,4 milioni di voti e fu al secondo posto nel Reichstag, dopo di che ricevette ampi finanziamenti esteri.
Il legame principale tra i maggiori industriali tedeschi e i finanzieri esteri fu H. Schacht. Il 4 gennaio 1932 si ebbe una riunione tra il maggiore finanziatore inglese M. Norman, A. Hitler e von Papen, concludendo un accordo segreto sul finanziamento del NSDAP. In questa riunione furono inoltre presenti i politici statunitensi Dulles, cosa che i loro biografi non menzionano. Il 14 gennaio 1933 si ebbe un incontro tra Hitler, Schroder, Papen e Kepler, dove il programma di Hitler fu adottato. Fu qui che finalmente si decise il passaggio di potere ai nazisti, e il 30 gennaio Hitler divenne cancelliere. L’avvio della quarta fase della strategia così cominciò.

L’atteggiamento degli ambienti governativi anglo-statunitensi verso il nuovo governo fu di netta simpatia. Quando Hitler si rifiutò di pagare le riparazioni, naturalmente mettendo in discussione il pagamento dei debiti di guerra, né Gran Bretagna né Francia avanzarono pretese. Inoltre, dopo la visita negli Stati Uniti nel maggio 1933, Schacht fu posto nuovamente a capo della Reichsbank, e dopo l’incontro con il presidente e i più grandi banchieri di Wall Street, gli USA assegnarono alla Germania nuovi prestiti per un miliardo di dollari.
A giugno, durante un viaggio a Londra e l’incontro con M. Norman, Schacht cercò un prestito inglese di 2 miliardi di dollari e la riduzione o cessazione dei pagamenti dei vecchi prestiti. Così, i nazisti ebbero ciò che non poterono avere con il precedente governo. Nell’estate 1934 la Gran Bretagna firmò l’accordo di trasferimento anglo-tedesco, uno dei fondamenti della politica inglese verso il Terzo Reich e alla fine degli anni ’30 la Germania era il principale partner commerciale del Regno Unito. La Schroeder Bank fu l’agente principale della Germania nel Regno Unito e nel 1936 il suo ufficio a New York collaborò con i Rockefeller per creare la “Schroeder, Rockefeller & Co. Investment Bank”, che la rivista “Times” chiamò “l’asse propagandistico economico Berlino-Roma”. Come ammise Hitler, concepì il suo piano quadriennale sulla base dei prestiti finanziari esteri, quindi non creò il minimo allarme.
Nell’agosto 1934, la “Standard Oil” in Germania acquistò 730000 ettari di terreno e costruì grandi raffinerie di petrolio che fornirono la benzina ai nazisti. Allo stesso tempo, la Germania prese segretamente in consegna dagli Stati Uniti le attrezzature più moderne per le fabbriche di aeromobili, che iniziarono la produzione di aerei. La Germania ottenne numerosi brevetti militari dalle ditte statunitensi “Pratt e Whitney“, “Douglas“, “Curtis Wright” e con la tecnologia statunitense produsse lo “Junkers Ju-87”. Gli investimenti nell’economia della Germania ammontarono a 475 milioni di dollari. La “Standard Oil” investì 120 milioni di dollari, “General Motors” 35, ITT 30 e “Ford” 17,5. La stretta collaborazione finanziaria ed economica degli ambienti aziendali anglo-statunitensi e nazisti fece da sfondo, negli anni ’30, alla politica di appoggio che portò alla Seconda guerra mondiale.
Oggi, quando l’élite finanziaria mondiale iniziava ad attuare il piano “Grande depressione – 2”, con la successiva transizione al “nuovo ordine mondiale”, l’identificazione del ruolo chiave nell’organizzazione dei crimini contro l’umanità diventa una priorità.

Jurij Rubtsov è dottore in scienze storiche, accademico dell’Accademia delle scienze militari e membro dell’Associazione internazionale degli storici della Seconda guerra mondiale.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: http://www.cogitoergo.it/hitler-fu-finanziato-federal-reserve-banca-dinghilterra/

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La distruzione della Libia e la privatizzazione dell’acqua

Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare
La distruzione della Libia e la privatizzazione dell’acqua
a cura di Enrico Vigna
 I libici la chiamavano l’ottava meraviglia del mondo. I media occidentali lo hanno definito il capriccio e il sogno irrealizzabile di un cane rabbioso. Il “cane rabbioso”, nel 1991, aveva profeticamente detto, a proposito della più grande impresa di ingegneria civile nel mondo:
“Dopo questo risultato, le minacce americane contro la Libia raddoppieranno. Gli Stati Uniti inventeranno delle scuse, ma la vera ragione sarà la volontà di fermare questo progetto, per tenere il popolo libico assoggettato”.
Il sogno di Gheddafi
Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e per rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare. Nel 1953 la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi nei deserti del sud della Libia ha portato alla scoperta non solo di riserve petrolifere importanti, ma anche di grandi quantità di acqua dolce negli strati profondi del sottosuolo. Delle quattro antiche falde acquifere che sono state scoperte, ognuna aveva capacità stimate tra i 4.800 e i 20.000 chilometri cubi. La maggior parte di questa acqua si è raccolta nelle falde in un arco temporale stimabile tra 38.000 e 14.000 anni fa, anche se alcune sacche sono da ritenersi solo di 7.000 anni.
Dopo che Gheddafi e i Liberi Ufficiali Uniti presero il potere con un golpe incruento contro il corrotto re Idris, durante la rivoluzione di Al-Fateh nel 1969, il governo della Jamahiriya nazionalizzò le compagnie petrolifere e spese gran parte dei proventi del petrolio per sfruttare l’approvvigionamento di acqua dolce dalle falde acquifere del deserto, costruendo centinaia di pozzi.  Furono create grandi aziende agricole nel sud della Libia per incoraggiare le persone a stabilirsi nel deserto. Risultò che la maggior parte delle persone però preferiva la vita nelle zone costiere settentrionali.
Pertanto successivamente Gheddafi concepì un piano per portare invece l’acqua alle persone. Il governo della Jamahiriya libica ha condotto gli studi di fattibilità iniziali nel 1974, e nel 1983 fu istituita l’Autorità del Grande Fiume Artificiale. Questo progetto finanziato interamente dal governo è stato programmato in cinque fasi, ognuna delle quali avrebbe realizzato un sistema autonomo, che alla fine avrebbe potuto formare un sistema integrato. Poiché l’acqua nella Libia di Gheddafi è stata considerata come un diritto umano, non vi è stato alcun onere a carico del popolo e non sono stati necessari prestiti internazionali per la spesa di quasi 30 miliardi dollari del progetto.
Nel 1996, durante l’apertura della fase II del progetto del Grande Fiume Artificiale, Gheddafi disse:
“Questa è la risposta più grande all’America e a tutte le forze del male che ci accusano di coinvolti nel terrorismo. Noi siamo solo coinvolti nella pace e nel progresso. L’America è contro la vita e il progresso, e spinge il mondo verso l’oscurità”
Lo sviluppo e la distruzione
Al tempo della guerra guidata dalla NATO contro la Libia nel 2011, tre fasi del progetto Grande Fiume Artificiale sono state completate. La prima e più importante ha fornito due milioni di metri cubi di acqua al giorno lungo una conduttura di 1.200 km da Bengasi a Sirte, ed è stata formalmente inaugurata nell’agosto del 1991. La fase II fornisce un milione di metri cubi di acqua al giorno per la fascia costiera occidentale e per Tripoli. La fase III prevedeva l’espansione del sistema esistente e di servire Tobruk e la costa con un nuovo sistema di pozzi.
I “fiumi” sono una rete di 4000 chilometri di tubi in cemento di 4 metri di diametro, sepolti sotto le sabbie del deserto per evitare l’evaporazione. Ci sono 1.300 pozzi, 500.000 sezioni di tubo, 3.700 chilometri di strade e 250 milioni di metri cubi di scavo. Tutto il materiale per il progetto è stato prodotto localmente. Grandi serbatoi immagazzinano l’acqua e stazioni di pompaggio controllano il flusso verso le città.
Le ultime due fasi del progetto avrebbero dovuto unire tutta la rete di distribuzione. Una volta che fosse completata, l’acqua di irrigazione dal grande Fiume Artificiale avrebbe consentito di ottenere circa 155.000 ettari di terra da coltivare. Come disse Gheddafi, il progetto renderebbe il deserto verde come la bandiera della Jamahiriya libica.
Nel 1999 l’UNESCO aveva accettato l’offerta della Libia di finanziare il Premio Internazionale dell’Acqua Grande Fiume Artificiale, un riconoscimento che riguarda importanti lavori di ricerca scientifica sul consumo d’acqua nelle zone aride.
Molti cittadini stranieri lavoravano in Libia al Progetto Grande Fiume Artificiale. Ma dopo l’inizio del cosiddetto bombardamento umanitario della NATO contro il paese nord -africano nel marzo 2011, la maggior parte dei lavoratori stranieri sono tornati a casa. Nel luglio 2011 la NATO non solo ha bombardato il Grande Fiume e le sue condutture di alimentazione nei pressi di Brega, ma ha anche distrutto la fabbrica che produce i tubi per ripararlo, sostenendo che era stato utilizzato come “un deposito militare” e che “razzi sono stati lanciati da lì”. Sei guardie di sicurezza della struttura sono state uccise durante l’attacco della Nato, e la fornitura di acqua per il 70 % della popolazione, sia per uso domestico che per l’irrigazione, è stata compromessa creando danni alle infrastrutture vitali della Libia.
Le ultime due fasi del Grande Progetto Fiume Artificiale erano state programmate per proseguire nel corso dei prossimi due decenni, ma la guerra della NATO in Libia ha compromesso il futuro del progetto e il benessere del popolo libico.
Un documentario tedesco mostra la dimensione e la bellezza del progetto.
Le guerre dell’acqua
Acqua fresca e pulita, così come era previsto per i libici dal Grande Fiume Artificiale, è essenziale per tutte le forme di vita  In questo momento il 40 % della popolazione mondiale ha scarsità o non ha accesso all’acqua potabile, e questa cifra in realtà dovrebbe passare al 50 % entro il 2025 . Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite del 2007, il consumo mondiale di acqua raddoppia ogni 20 anni, più del doppio del tasso di crescita della popolazione umana. Allo stesso tempo, ogni anno la maggior parte dei grandi deserti di tutto il mondo sta diventando più grande e la quantità di terra agricola utile in molte aree sta diventando sempre minore, mentre i fiumi, i laghi e le principali falde acquifere sotterranee di tutto il mondo si stanno
esaurendo – tranne che nella Libia di Gheddafi .
Alla luce della situazione attuale, la distruzione da parte della NATO del Grande Fiume Artificiale è stato qualcosa di più di un semplice crimine di guerra. Il Programma delle Nazioni Unite 2007 prevedeva una cosiddetta “partecipazione agli utili dell’acqua”, che promuove attivamente la privatizzazione e la monopolizzazione delle forniture idriche mondiali da parte delle multinazionali. Nel frattempo la Banca Mondiale ha recentemente varato una politica di privatizzazione dell’acqua e la tariffazione dell’acqua a pieno costo, con uno dei suoi ex amministratori, Ismail Serageldin, che ha affermato: “Le guerre del 21 ° secolo saranno combattute per l’acqua”.
In pratica, questo significa che le Nazioni Unite, in collaborazione con la Banca Mondiale, cercano di ottenere il controllo totale delle risorse idriche, per fornirle poi ai popoli solo dietro pagamento. I prezzi saliranno mentre la qualità dell’acqua diminuirà, e le fonti di acqua dolce diventeranno meno accessibile proprio a coloro che ne hanno un disperato bisogno. In poche parole, uno dei modi più efficaci per asservire il popolo è quello di prendere il controllo delle loro esigenze quotidiane di base e di eliminare la loro autosufficienza.
Come questo si riferisca alla distruzione della NATO nel luglio 2011 del Grande Fiume Artificiale di Gheddafi, può essere spiegato nei termini della dialettica hegeliana (Tesi > Antitesi – > Sintesi). Bombardando le risorse idriche e la fabbrica di tubi, un problema è stato creato con un secondo fine, quello di ottenere il controllo della parte più preziosa delle infrastrutture della Libia. Ciò ha determinato una esigenza immediata, dal momento che il 70 % dei libici dipendeva dal Grande Fiume per gli usi domestici, nonché per l’irrigazione del terreno. Un mese dopo la distruzione del Grande Fiume, quindi, più della metà della Libia era senza acqua corrente. In definitiva una soluzione predeterminata è stata imposta: per avere accesso all’acqua fresca, gli abitanti del paese devastato dalla guerra non hanno avuto altra scelta che dipendere completamente e, quindi, ad essere schiavi, del governo installato dalla NATO.
Un governo “democratico” e che “ha portato la democrazia”, che è salito al potere attraverso l’uccisione di decine di migliaia di libici, di “bombe umanitarie”, e che ha rovesciato e assassinato il “dittatore” il cui sogno era quello di fornire acqua fresca per tutti i libici gratis .
La guerra è ancora la pace, la libertà è ancora la schiavitù.
(da Globalresarch, Traduzione di Sonia S. per civg.it)
La Libia del dittatore Gheddafi, OGGI finalmente libera e democratica
Un messaggio senza parole, rivolto a persone rette ed eticamente integre (Enrico Vigna)
Ma c’è un’altra Libia che non ci raccontano
Un comandante della Resistenza Libica Verde

Origini della collusione wahhabita-sionista

Numidia
La Cause Du Peuple
gio, 22 nov 2012 09:34 UTC
saudisraele

Alla fine del XVIII.mo secolo, al culmine delle conquiste coloniali, gli imperialisti britannici crearono due forze distruttive apparentemente antagoniste, il sionismo da una parte, il wahhabismo o salafismo dall’altra. Applicavano così il motto “divide et impera”. Se i sionisti sono la spada dell’imperialismo, gli islamisti ne sono gli ausiliari, gli harkis. Il sionismo è una calamità imposta dall’esterno al mondo arabo. Il wahhabismo è una degenerazione endogena inoculata agli arabi in modo che per primo attacchino i musulmani sunniti: turchi e gli altri arabi. Rashid Ghannouchi ha detto che i salafiti sono i “suoi figli”, essendo il padre del salafismo in Tunisia. Quindi evitate di dover distinguere tra salafismo, wahabismo e islamismo: sono la stessa razza.

L’islamismo è per l’Islam ciò che è il sionismo per l’ebraismo: un’ideologia di conquista del potere in nome della religione a scapito del popolo. Allo stesso modo, come non dobbiamo confondere Islam e islamismo, non confondiamo sionismo ed ebraismo. Ma quando si sostiene di essere il protettore dei luoghi santi dell’Islam, come afferma la dinastia saudita, quando finanza e dirige gruppi islamisti, spesso terroristici, e poi nascondendo la propria origine ebraica, ne fa di fatto un “sottomarino” sionista. Secondo i documenti storici pubblicati di recente, questo sarebbe il caso del wahhabismo e della dinastia saudita.

Origini

Nel 1914 inizia la prima guerra mondiale. Avrà un impatto decisivo sul successo del sionismo e del wahhabismo. Gli ottomani entrarono in guerra a fianco della Germania e dell’Austria-Ungheria contro Francia, Regno Unito, Italia e Russia zarista. Ognuna di queste quattro potenze aveva ambizioni territoriali verso l’Impero ottomano che volevano smantellare e spartirsi. Nel 1915, il leader sionista inglese Chaim Weizmann s’impegnò a convincere l’amministrazione britannica dei vantaggi nel sostenere la causa sionista. Nel 1916, l’accordo segreto Sykes-Picot divideva tra la Francia e il Regno Unito l’impero ottomano, in caso di vittoria, assegnando ai britannici le aree che bramavano. Nel 1917, Lord Balfour, rappresentante del governo britannico, inviò a Lord Lionel Walter Rothschild una lettera, la “Dichiarazione Balfour”, in cui affermava che il Regno Unito era favorevole alla creazione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina.

I sauditi accettarono la creazione d’Israele

In occasione della Conferenza di pace di Parigi del 1919, venne firmato l’accordo Faisal-Weizmann il 3 gennaio 1919, tra l’emiro Feisal ibn Hussein (sceriffo della Mecca e re dell’Hijaz) e Chaim Weizmann (in seguito, nel 1949, primo presidente d’Israele). Grazie a questo accordo, Faisal ibn Hussein accettava, a nome degli arabi, i termini della Dichiarazione di Balfour. Questa affermazione è considerata de facto uno dei primi passi per la creazione dello Stato d’Israele. Nel marzo 1919, l’emiro Faisal inviò la seguente lettera a Felix Frankfurter, giudice statunitense e sionista sfegatato, insediato presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. “… Il movimento ebraico è nazionale e non imperialista e il nostro movimento (wahhabismo) è nazionale e non imperialista. In Palestina c’è spazio sufficiente per entrambi i popoli. Penso che entrambi i popoli abbiano bisogno del sostegno dell’altro per avere successo. (…) Guardo con fiducia a un futuro in cui ci aiuteremo a vicenda, in modo che ogni Paese verso cui abbiamo un vivo interesse possa, ancora una volta, ritrovare il proprio posto nella comunità delle nazioni civili del mondo.” Vedasi Renee Neher-Bernheim, La Dichiarazione di Balfour, Julliard 1969.

In seguito, dopo gli accordi di Camp David, l’Arabia Saudita fu uno dei primi Paesi arabi a importare prodotti israeliani. Secondo al-Alam, l’Arabia Saudita ha importato da Israele le attrezzature necessarie per l’estrazione di petrolio, così come pezzi di ricambio per macchine agricole, frutta e verdura; è stato uno dei primi Paesi arabi ad avere forgiato legami economici e commerciali con il regime sionista. E come ben sanno i lavoratori della società “Aramco”, che è il principale operatore petrolifero saudita, in gran parte l’azienda utilizza il cosiddetto “Made in Israel”.

L’intelligence irachena svela le origini ebraiche dei wahhabiti sauditi

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pubblicato, di recente, le traduzioni di alcuni documenti dei servizi segreti iracheni risalenti al regime di Saddam. La relazione si basa sulle memorie di Hempher, che descrivono in dettaglio come questa spia britannica in Medio Oriente, alla metà del XVIII.mo secolo, fosse in contatto con Abdul Wahhab, per creare una versione sovversiva dell’Islam, il wahhabismo, divenendo il culto fondativo del regime saudita. Queste “Memorie di Hempher” sono state pubblicate a episodi sul giornale tedesco Der Spiegel.

Tra i vizi che gli inglesi volevano promuovere tra i musulmani attraverso la setta wahhabita, vi erano il razzismo e il nazionalismo, l’alcool, il gioco d’azzardo, la lussuria (difetti che si possono trovare negli emiri attuali). Ma la strategia più importante si basava sulla “diffusione delle eresie tra i credenti per poi criticare l’Islam come una religione di terroristi”. A tal fine, Hempher trovò in Muhammad Ibn Abdul Wahhab un individuo particolarmente recettivo. Il movimento wahhabita fu temporaneamente sconfitto dall’esercito ottomano a metà del XIX.mo secolo. Ma con l’aiuto degli inglesi, i wahhabiti sauditi tornarono al potere nel 1932. Da allora, i sauditi hanno collaborato strettamente con gli statunitensi, a cui devono la loro considerevole ricchezza petrolifera, che usano per finanziare diverse organizzazioni islamiche fondamentaliste statunitensi e arabe. Allo stesso tempo, i sauditi usarono la loro grande ricchezza per diffondere questa visione deviante e dirompente dell’Islam, in diverse parti del mondo. Questa campagna propagandistica è considerata dagli esperti la più grande campagna di propaganda della storia.

Queste sette wahhabite che vanno dai salafiti tunisini ai taliban afgani, spargono terrore ed orrore nel mondo islamico, sporcano l’Islam con il loro comportamento e le nefaste fatwa che pubblicano. Inoltre, un famoso scrittore, l’ammiraglio della flotta ottomana, che ha operato nella penisola arabica, Ayoub Sabri Pasha ha scritto la sua versione della storia, come l’ha vissuta nel 1888. Tra i suoi libri, “L’inizio e la diffusione del wahhabismo“, parla dell’associazione tra Abdul Wahhab e la spia inglese Hempher per complottare contro il governo turco-ottomano, al fine di smembrarlo a beneficio degli inglesi e della setta wahhabita. Il fatto che la spia britannica Hempher sia stata responsabile della concretizzazione dei principi estremistici del wahhabismo viene menzionato anche in “Mir’at al-Haramain“, un libro dello stesso Ayoub Sabri Pasha, del 1933-1938.

Abdul Wahhab era lo strumento con cui gli inglesi poterono insinuare una vile idea tra i musulmani dalla penisola arabica: è lecito uccidere altri musulmani con il pretesto dell’apostasia, bastò pubblicare una fatwa in tal senso. Sulla base di ciò, Wahhab sostenne l’idea che i loro fratelli musulmani turchi, offrendo preghiere ai santi, avessero tradito la loro fede e che era lecito ucciderli, e renderne schiavi le mogli e i figli. I wahhabiti distrussero anche tutte le tombe e i cimiteri sacri, tra La Mecca e Medina. Rubarono il tesoro del Profeta, che comprendeva libri sacri, opere d’arte e innumerevoli ex voto inviati alle città sante in mille anni. Il cuoio che rilegava i sacri libri islamici che avevano distrutto, venne utilizzato per farne sandali da parte dei criminali wahhabiti. Oltre a rivelare il contenuto delle memorie di Hempher, la relazione dell’intelligence irachena riporta rivelazioni inedite sulle origini ebraiche di Abdel Wahhab e della famiglia Saud.

Le origini ebraiche di Abdel Wahhab

Un altro scrittore, D. Mustafa Turan scrisse in “Gli ebrei donmeh“, che Muhammad ibn Abdul Wahhab era un discendente di una famiglia di ebrei donmeh turchi. I donmeh erano discendenti dei seguaci del famigerato falso messia dell’ebraismo Shabbatai Zevi, che scioccò il mondo ebraico nel 1666 con la sua conversione all’Islam. Considerato un sacro mistero, i seguaci di Zevi imitarono la sua conversione all’Islam, anche se questi ebrei mantennero in segreto le loro dottrine cabalistiche. Turan sostiene che il nonno di Abdul Wahhab, Sulayman, in realtà si chiamava Shulman e che apparteneva alla comunità ebraica di Bursa in Turchia. Da lì si trasferì a Damasco, dove fece finta di essere un musulmano, ma fu apparentemente espulso per aver praticato la magia cabalistica. Poi fuggì in Egitto, dove di nuovo affrontò un’altra condanna. Poi emigrò in Hijaz dove si sposò e nacque il figlio Abdul Wahhab. Secondo la relazione irachena, la stessa discendenza è confermata in un altro documento dal titolo “Gli ebrei donmeh e l’origine dei sauditi wahhabiti“, scritto da Salim Qabar Rifaat.

Le origini ebraiche della dinastia saudita

Il fatto che la famiglia saudita sia di origine ebraica è stato reso pubblico dal saudita Muhammad Saqir, che è stato poi eliminato dal regime saudita per aver osato pubblicare le sue rivelazioni. Inoltre, la relazione irachena fa riferimento ad una relazione simile alle rivelazioni di Muhammad Saqir, ma citando fonti diverse. Secondo “Il movimento wahabita: verità e origini“, di Abdul Wahhab Ibrahim al-Shammari, ibn Saud in realtà discende da Mordechai bin Ibrahim bin Mushi, un mercante ebreo di Bassora. Si unì ai membri della tribù araba degli Aniza e si recò con loro nel Najid affermando di essere un membro di questa tribù. Poi cambiò il suo nome in Ibrahim bin Mussa bin Marqan. Tuttavia, secondo Said Nasir, ambasciatore saudita a Cairo, nella sua “Storia della famiglia Saud“, Abdullah bin Ibrahim al-Mufaddal avrebbe dato a Muhammad al-Tamimi 35.000 junayh (sterline), nel 1943, per inventarsi gli alberi genealogici (1) della famiglia saudita e (2) di Abdul Wahhab, per poi fonderli in un unico albero risalente al profeta Maometto.

Nel 1960, la radiostazione “Sawt al-Arab” di Cairo, in Egitto e le trasmissioni della radiostazione di Sanaa, nello Yemen, confermarono l’origine ebraica della famiglia saudita. Infine, il 17 settembre 1969, il re Faisal al-Saud disse al Washington Post: “Noi, la famiglia saudita, siamo cugini dei giudei: non siamo assolutamente d’accordo con le autorità arabe o musulmane che mostrano antagonismo verso gli ebrei, dobbiamo vivere in pace con loro. Il nostro Paese (Arabia Saudita) è la prima sorgente da cui provenne il primo ebreo, i cui discendenti si sono sparsi nel mondo.

Altri esempi recenti

1) L’eroe del film anti-Islam è Mossaab, figlio di Hassan Yousef, un importante leader di Hamas

Il Partito della Liberazione egiziano ha detto che l’eroe del film blasfemo contro il Profeta, che la benedizione e la salvezza siano con lui, è Mossaab, figlio di un importante leader di Hamas, Hassan Youssef. Due anni prima, Mossaab era un agente del Mossad e fu responsabile dell’omicidio e dell’arresto dei dirigenti dei partiti, tra cui al-Rantisi, Yassin, Marwan al-Barghouthi, ha scritto il partito sul suo sito web. Quando Mossaab si convertì al cristianesimo, Hamas non lo condannò per tradimento, né per apostasia. Il movimento lo lasciò emigrare negli Stati Uniti e suo fratello si rifiutò di condannarlo. Mossaab svelò i segreti di suo padre e del movimento in un libro intitolato “Il figlio di Hamas“. Mossaab si recò ad al-Quds pochi mesi prima, per partecipare al film. Secondo Wikipedia, Mossaab ibn Hasan ibn Yusuf ibn Khalil, detto Josef, era un grande collaboratore dello Shabak. Riuscì a impedire l’assassinio di importanti personalità israeliane.

2) Rashid Ghannouchi e la lobby sionista

La visita del leader del partito islamico di Washington venne organizzata dal WINEP (Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente), un think tank dipendente dall’AIPAC (The American Israel Public Affairs Committee: principale gruppo di pressione operante negli Stati Uniti su interesse della difesa d’Israele). Ricordiamo che i due pilastri che sostengono i sionisti negli Stati Uniti sono AIPAC e WINEP. Sul sito del WINEP, il tema della visita di Rashid Ghannouchi venne pubblicata in formato PDF. Ma ciò sembrò imbarazzante, e quindi venne rimosso 24 ore dopo esser stato inserito online. In occasione della cerimonia organizzata dalla rivista Foreign Policy, R. Ghannouchi ricevette il riconoscimento di uno dei più grandi intellettuali del 2011, assegnato dai più prestigiosi media statunitensi. È interessante notare che tra gli oltre 100 “intellettuali di spicco”, di cui fa parte Rashid Ghannouchi, vi sono anche i sinistri Dick Cheney, Condoleezza Rice, Hillary Clinton, Robert Gates, John McCain, Nicolas Sarkozy, Tayyip Erdogan e il sionista furioso Bernard Henri Levy, oltre a una lunga lista di valletti “arabo-musulmani”. Ghannouchi si trova nella stessa banda di assassini di milioni di iracheni, palestinesi, libici, afghani e altri.

Davanti ad un pubblico di giornalisti, politici e politici che, nella loro maggioranza, sono più interessati agli interessi d’Israele che di quelli degli Stati Uniti, per non parlare di quelli arabi, Rashid Ghannouchi aveva delineato la sua visione del futuro e del ruolo svolto dai Fratelli musulmani in Tunisia, Nord Africa, mondo arabo e della loro cooperazione con gli Stati Uniti. Non contento di mostrare fedeltà e sottomissione al governo degli Stati Uniti, Rashid Ghannouchi aveva rassicurato la lobby sionista sull’articolo secondo cui lui stesso aveva proposto l’inclusione nella Costituzione della Tunisia del rifiuto del governo tunisino a collaborare con Israele. Non sarà mai sancito nella Costituzione tunisina che la Tunisia non allaccerà eventuali rapporti con l’entità sionista. Il suo passaggio al WINEP non fu un momento divertente. Credendo di essere più furbo degli altri, il nostro gianburrasca nazionale-islamista s’è fatto immortalare in un video quando ha negato di aver definito gli Stati Uniti il “Grande Satana”, nel 1989. La vergognosa grossa menzogna di questo presunto grande intellettuale arabo. Con un minimo di orgoglio, chiunque altro avrebbe rinunciato al cosiddetto riconoscimento. Ma non lui. Si disprezza meglio ciò che è ridicolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio per SitoAurora

Originale di Hannibal Genséric su Numidia

Preso da: https://it.sott.net/article/1960-Origini-della-collusione-wahhabita-sionista

LE RAGAZZE RAPITE IN NIGERIA, L’ASSASSINIO DI GHEDDAFI, BIN LADEN E I BARCONI DEI MIGRANTI

Aggiornato
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Qualcuno forse si chiederà cosa lega tra loro gli argomenti apparentemente disparati citati nel titolo. Da parte nostra ci ripromettiamo di mostrare come la distruzione dello stato libico guidato per 42 anni da Gheddafi, programmata da tempo dall’Occidente e dalle monarchie arabe reazionarie, abbia creato un’area di instabilità che coinvolge tutta l’Africa occidentale e sub-sahariana: una situazione che fornisce agli stati imperialisti ed ex-coloniali (come USA e Francia) continue occasioni di intervento e ingerenza in Africa.

La rivoluzione del 1969, condotta da un gruppo di giovani ufficiali nazionalisti e laici guidato da Gheddafi sul modello del nazionalismo arabo di Nasser, aveva permesso alla Libia un lungo periodo di crescita economica e stabilità. Tutti gli accordi con le multinazionali del petrolio erano stati ricontrattati permettendo allo stato libico di incassare ingenti somme ed effettuare preziosi investimenti. Erano state valorizzate le grandi risorse d’acqua sotterranee presenti sotto il deserto del Sahara, permettendo alla Libia di raggiungere l’autonomia alimentare. Il reddito pro-capite della popolazione era diventato il più alto dell’Africa. Era stata anzi varata una Banca Africana che avrebbe permesso a molti stati africani di sfuggire ai ricatti del FMI e delle grandi banche occidentali. Nella sua visione di liberazione panafricana  Gheddafi aveva finanziato molti movimenti di liberazione, ed in particolare l’ANC di Nelson Mandela, protagonista della lotta contro l’Apartheid in Sud-Africa.

L’ostilità occidentale contro le politiche di Gheddafi si era esplicata già in precedenti bombardamenti aerei statunitensi (in uno di questi fu uccisa una figlia di Gheddafi) e sanzioni imposte al paese accusato (senza prove evidenti) di aver causato la caduta di un aereo di linea a Lockerbie. Molti ignorano che anche Bin Laden (già agente statunitense e dell’Arabia Saudita nella lotta contro i Comunisti e i Sovietici in Afghanistan) era stato inviato anche in Libia per organizzare un complotto contro il governo laico-nazionalista di Gheddafi. La congiura, appoggiata dall’esterno dai servizi segreti britannici, era basata su clan tribali e gruppi confessionali di fanatici islamici, forti soprattutto in Cirenaica, dove la setta dei Senussi aveva sostenuto il vecchio re Idriss, fantoccio dei colonialisti inglesi defenestrato dalla rivoluzione.
Costretto alla fuga Bin Laden dopo che il suo progetto era stato smascherato, il piano di destabilizzazione è andato comunque avanti e si è finalmente attuato nel 2011 grazie anche all’intervento militare diretto della NATO e del Qatar, protettore e finanziatore di gruppi estremisti islamici in Libia, così come in Siria e in altri paesi.
Oggi notoriamente la Libia è nel caos più completo. Non esiste un governo degno di questo nome. Le bande armate di fanatici controllano singole città o quartieri, o singole installazioni petrolifere, tentando persino di vendere petrolio per proprio conto. Ben nota è la vicenda della petroliera battente una falsa bandiera nordcoreana, che, dopo aver acquistato petrolio in Cirenaica, è stata poi abbordata in alto mare dalla marina statunitense. Bande di assassini razzisti, come i famigerati miliziani di Misurata, già noti per la pulizia etnica effettuata ai danni dei cittadini di pelle troppo scura di Tawerga, fanno continuamente irruzione a Tripoli, e nello stesso Parlamento libico, completamente esautorato.
Le conseguenza sui paesi limitrofi sono state devastanti perché la Libia, che era una volta un paese organizzato e laico che bloccava il passaggio delle milizie islamiche ed il traffico delle armi, oggi, al contrario, si è trasformata in un crocevia da cui transitano le bande armate ed i rifornimenti per i vari movimenti terroristi.
La prima vittima è stata il Mali, paese sahariano e sub-sahariano posto a sud dell’Algeria, dove l’attacco delle bande armate di fanatici, sovrappostesi alle antiche rivendicazioni autonomiste dei nomadi Tuareg, hanno portato il caos e permesso alla Francia di intervenire militarmente rimettendo piede nella ex-colonia ricca di minerali. Ma situazioni simili si stanno verificando in altri paesi come la Repubblica Centro-africana. Anche qui i conflitti tribali e confessionali tra islamici e cristiani hanno dato modo alla Francia di intervenire (per non parlare della Costa d’Avorio dove un colpo di stato sostenuto dalla truppe francesi ha posto al potere un fantoccio della Francia).
Il clamoroso caso delle ragazze rapite nella Nigeria settentrionale, essenzialmente colpevoli di essere troppo istruite, oltre che cristiane, si iscrive in questo quadro. L’azione dei terroristi islamici di Boko Haram ha permesso a squadre militari di “esperti” statunitensi ed inglesi di ingerirsi negli affari interni nigeriani, mentre l’agitazione si estende in tutta l’Africa sub-sahariana.
Un altro elemento destabilizzante è stato indubbiamente anche il progressivo collasso, in gran parte operato dall’esterno, di un altro grande paese considerato “stato-canaglia”come il Sudan. La parte meridionale di questo stato, resasi indipendente con l’aiuto occidentale, è preda di conflitti tribali sanguinosi, mentre altre agitazioni coinvolgono il Darfur, vasta zona occidentale ai confini con il Ciad, paese anch’esso coinvolto, così come il Niger. Anche la fuga dalla Libia di oltre un milione di lavoratori egiziani ha contribuito ai disordini ed alla crisi economica che perdura in Egitto.
Le conseguenze di queste destabilizzazioni programmate si avvertono anche attraverso un fenomeno che ci riguarda molto da vicino, quello di masse di esuli che tentano di raggiungere le nostre coste partendo da paesi devastati e dilaniati da crisi e conflitti. I barconi che affondano nel Mediterraneo coinvolgendo nel disastro profughi africani, o anche provenienti dalla Siria (altro paese destabilizzato da ingerenze esterne statunitensi, europee, turche, e dell’Arabia Saudita e del Qatar), sono fatti che testimoniano anche del nostro diretto coinvolgimento in queste tragedie.
E’ evidente che solo un (per ora improbabile) cambio di politica da parte dell’Europa (non più ingerenze militari finto-“umanitarie”, ma una reale politica di rispetto e buon vicinato) può cominciare ad invertire queste tendenze disastrose per l’Africa, per i paesi del Vicino Oriente, ma domani anche per l’Europa stessa.

Vincenzo Brandi
Preso da: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=2454

‘Più Guerra, Più Soldi’: Le Guerre Africane Non Vedono Fine

27 giugno 2018

L’Occidente non vuole la pace in Africa, dice il leader mercenario
di Paul Antonopoulos
Le potenze occidentali sono interessate a prolungare i conflitti in Africa perché vogliono sfruttare le risorse del continente, ha detto un fondatore della compagnia militare privata. La maggior parte delle forze africane sono “pronte a essere sfaldate” da parte di consulenti stranieri , ha aggiunto.
Le nazioni occidentali vedono guerre e caos africani protratti come solo un mezzo per entrare in possesso delle ricche risorse africane , lo ha riferito a Shevardnadze della RT,  Eeben Barlow, fondatore di  “Executive Outcomes“,   una società sudafricana che ha dato il via a costituire un esercito privato di mercenari. Vedi: Soldiers of Fortune

“Finché c’è un conflitto in corso, alcuni accordi possono essere chiusi con i governi,” permettendo alle potenze straniere “di ottenere quelle risorse a loro uso”, ha aggiunto.

Barlow ha continuato dicendo che le potenze straniere, e in particolare le potenze occidentali, scelgono spesso di sostenere gruppi armati o varie forze che destabilizzano realmente la situazione nella regione, dal momento che “i ribelli non devono tassare chi ha risorse all’interno delle aree”.
I gruppi governativi sono anche usati avidamente come mezzo per “sostituire un certo governo che non è sufficientemente in linea con i desideri di coloro che si occupano dall’esterno di dirigere tali azioni”.
Per quanto riguarda i consulenti stranieri alle forze governative, la qualità dell’addestramento e della consulenza fornita ai funzionari africani è generalmente “scarsa”, si è lamentato dell’ex tenente colonnello della Forza di difesa sudafricana.
“La maggior parte delle forze armate africane sono preparate a fallire […] da forze armate straniere o da consulenti stranieri che utilizzano”, ha detto al programma SophieCo.
Le compagnie militari private straniere (PMC) di solito sono solo “lì per vedere per quanto tempo possono effettivamente prolungare un conflitto o una guerra, perché più a lungo  durano i conflitti, più soldi guadagnano per se stessi” , ha detto Barlow, aggiungendo che “crede” che molte “forze straniere in Africa non sono qui per risolvere i problemi, ma per assicurare che i problemi continuino”.

Mercenari per l’Africa

Quando i governi africani cercano di usare le forze locali, compresi i PMC africani, per aiutarli a fronteggiare conflitti, gruppi terroristici o insurrezionali, “sono costantemente minacciati che … questo sarà a loro svantaggio”.
“Queste sono minacce provenienti dall’esterno dell’Africa, ed è davvero solo una prova per noi che un’Africa stabile e sicura sembra essere di scarso interesse per le persone”, ha concluso Barlow.
Fonte: Fort Russ
Nota: La confessione del capo mercenario ci fa capire a chi fa comodo la destabilizzazione dell’Africa e come da questa opera costante di conflitti interni e di destabilizzazione derivino poi le migrazioni di grandi masse di persone che cercano la salvezza o un futuro migliore in Europa. Segui il flusso delle armi da nord verso sud e capirai quali sono le potenze che hanno interesse alla destabilizzazione del continente africano. Non è difficile individuare da dove proviene il flusso, sempre dagli stessi paesi: USA, Francia, Gran Bretagna. Sarà un caso?
Traduzione e nota: Luciano Lago

Preso da: https://www.controinformazione.info/piu-guerra-piu-soldi-le-guerre-africane-non-vedono-fine/

Degenerazione e fondamentalismo nel controllo dei media occidentali

Non c’è nulla di più triste e patetico di un famigerato bugiardo che urla, sputa saliva, insulta le persone normali a destra e sinistra, mentre terrorizza coloro che stanno dicendo la verità.
Ultimamente, l’Occidente è diventato chiaramente furioso. Più ha paura di perdere il controllo sul cervello di miliardi di persone in tutti gli angoli del mondo, più aggressivamente urla, prende a calci e si prende gioco di se stesso.
Il Nuovo Ordine Mondiale non nasconde nemmeno più le sue intenzioni. Le intenzioni sono chiare: distruggere tutti i suoi avversari, siano essi in Russia, Cina, Iran o in qualsiasi altro stato patriottico e indipendente. Silenziare tutti i media che stanno dicendo la verità; non è la verità così come è definita a Londra, Washington, Parigi o Berlino, ma la verità è percepita a Mosca, Pechino, Caracas o Teheran; la verità che serve semplicemente la gente, non la falsa, pseudo-verità inventata per sostenere la supremazia dell’Impero occidentale.

Sono stati ora stanziati enormi fondi per l’assalto mortale della propaganda, originatosi prevalentemente a Londra e Washington. Milioni di sterline e dollari sono stati assegnati e spesi, ufficialmente e apertamente, per “contrastare” le voci di russi, cinesi, arabi, iraniani e latinoamericani; voci che stanno finalmente raggiungendo gli “Altri” – gli abitanti desolati del “sud globale”, gli abitanti delle colonie e delle neo-colonie; gli schiavi moderni che vivono negli stati “client”.
La maschera sta cadendo e la faccia cancrena della propaganda occidentale viene esposta nella sua realtà. È terribile, spaventosa, ma almeno è quello che è, perché tutti possano vederla. Niente più suspense, niente sorprese. All’improvviso è tutto allo scoperto. È spaventoso ma onesto. Questo è il nostro mondo Questo è quanto è diminuita la nostra umanità. Questo è il cosiddetto ordine mondiale, o più precisamente neocolonialismo.
L’Occidente degli imperialisti anglo-USA sa come massacrare milioni e sa come manipolare le masse. La sua propaganda è sempre stata dura (e ripetuta mille volte, non diversamente dalle pubblicità aziendali o dalle campagne di indottrinamento fascista della Seconda Guerra Mondiale) quando è originaria degli Stati Uniti, o brillantemente machiavellica e letalmente efficace quando viene dal Regno Unito. Non dimentichiamolo mai: il Regno Unito ha assassinato e ridotto in schiavitù centinaia di milioni di esseri umani innocenti e molto più avanzati, per molti lunghi secoli e in tutto il mondo. A causa del suo talento nel lavaggio del cervello e nella manipolazione delle masse, la Gran Bretagna ha fatto innumerevoli genocidi,
Il regime occidentale sa mentire, spudoratamente ma professionalmente, e soprattutto, perpetuamente. Ci sono migliaia di menzogne ​​accatastate l’una sull’altra, con perfetti accenti “educati” di classe superiore: bugie su Salisbury, sul comunismo, la Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, Cuba, la Corea del Nord, la Siria, la Jugoslavia, il Ruanda, Sud Africa, Libia, rifugiati. Ci sono bugie sul passato, sul presente e persino sul futuro.
Nessuno ride, vedendo questi teppisti imperialisti come il Regno Unito e la Francia che predicano, in tutto il mondo e con la faccia seria, sia sulla libertà che sui diritti umani. Non ridere, ancora. Ma molti si stanno lentamente indignando.
Le persone in Medio Oriente, Africa, Asia e America Latina cominciano a rendersi conto di essere state ingannate, ingannate, mentite; che la cosiddetta ‘educazione’ e ‘informazione’ proveniente dall’Occidente non erano altro che spudorate campagne di indottrinamento. Per anni ho lavorato in tutti i continenti, compilando storie e testimonianze sui crimini dell’imperialismo e sul risveglio del mondo, “riassunti” nel mio libro di 840 pagine: ” Exposing Lies Of The Empire “.
Milioni di persone che ora possono vedere, per la prima volta, che i media, come BBC, DW, CNN, Voice of America, Radio Free Europe / Radio Liberty, li hanno codificati senza pietà e per anni e anni. Reuters, AP, AFP e diverse altre agenzie di stampa occidentali (Repubblica, La Stampa, RAI, Sky News, ecc..) sono riuscite a creare una narrativa in uniforme per l’intero pianeta, con giornali locali in tutto il mondo che pubblicano ora manipolazioni identiche che provengono da Washington, Londra, Parigi e altre capitali occidentali. Immagini totalmente false su argomenti così importanti come l’Unione Sovietica, il Comunismo, la Cina, ma anche la libertà e la democrazia sono state incise in miliardi di cervelli umani.
La ragione principale dell’apertura degli occhi di persone del mondo che è ancora oppressa dall’imperialismo occidentale, è il lavoro inarrestabile dei media come il New Eastern Outlook (NEO), RT e Sputnik, con sede in Russia, come Cina- ha sede la CGTN, China Radio International e China Daily, TeleSur con sede in Venezuela, Libanese Al-Mayadeen e Iranian Press TV. Certo, ci sono molti altri mezzi di comunicazione anti-imperialisti orgogliosi e determinati in varie parti del mondo, ma quelli sopra citati sono i veicoli più importanti della contro-propaganda proveniente dai paesi che hanno combattuto per la loro libertà e semplicemente hanno rifiutato essere conquistato, colonizzato,
Una potente coalizione anti-imperialista di stati veramente indipendenti si è formata e si è solidificata. Ora sta ispirando miliardi di esseri umani oppressi ovunque sulla Terra, dando loro speranza, promettendo un futuro migliore, ottimista e giusto. Essere all’avanguardia di molti cambiamenti positivi e aspettative è il “nuovo media”.
E l’Occidente sta guardando, inorridito, disperato e sempre più al vetriolo. È disposto a distruggere, uccidere e schiacciare, solo per fermare questa ondata di “ottimismo pericoloso” e lottare per una vera indipendenza e libertà.

Asse della resistenza

Ora ci sono attacchi costanti contro i nuovi media del mondo libero. In Occidente, la RT è minacciata di espulsione, di nuovi e sempre più popolari New Eastern Outlook (NEO), giunta di recente sotto un malvagio attacco informatico da, probabilmente, hacker occidentali professionisti. TeleSur viene periodicamente paralizzato da sanzioni vergognosamente scatenate contro il Venezuela, e lo stesso banditismo si rivolge alla TV della stampa iraniana.
Vedete, l’Occidente può essere responsabile di miliardi di vite in rovina in tutto il mondo, ma non è ancora in grado di affrontare sanzioni, azioni punitive. Mentre paesi come Russia, Iran, Cina, Cuba, Corea del Nord o Venezuela devono “affrontare le conseguenze” principalmente sotto forma di embargo, sanzioni, propaganda, intimidazione diretta, persino bullismo militare, semplicemente per aver rifiutato di accettare la folle dittatura globale occidentale, e per aver scelto la propria forma del governo e del sistema politico oltre che economico.
L’Occidente semplicemente non sembra in grado di tollerare il dissenso. Richiede obbedienza piena e incondizionata al “Pensiero Unico”, ai suoi dogmi, una sottomissione assoluta. Agisce sia come fondamentalista religioso che come teppista globale. E per peggiorare le cose, i suoi cittadini sembrano essere così programmati o così indifferenti o entrambi, che non sono in grado di comprendere ciò che i loro paesi e la loro “cultura” stanno facendo al resto del mondo.
Quando sono intervistato, mi viene spesso chiesto: “il mondo sta affrontando il vero maggiore pericolo dalla Seconda Guerra Mondiale?”
Rispondo sempre “sì”. È perché sembra che sia il Nord America che l’Europa non siano in grado di smettere di costringere il mondo all’obbedienza e alla schiavitù virtuale. Sembrano non voler accettare alcun accordo razionale e democratico sul nostro Pianeta. Sacrificerebbero uno, decine o centinaia di milioni di esseri umani, solo per mantenere il controllo dell’universo? Sicuramente lo farebbero! Hanno già, in diverse occasioni, senza pensarci due volte, senza rimpianti e senza pietà.
La scommessa dei fondamentalisti occidentali, dell’ideologia neoliberista dominante è quella per cui il resto del mondo è molto più decente e molto meno brutale, che non potrebbe sopportare un’altra guerra, un’altra carneficina, un altro bagno di sangue; che piuttosto si arrende, piuttosto rinuncia a tutti i suoi sogni per un futuro migliore, invece di combattere e difendersi da ciò che appare sempre più come un inevitabile attacco militare occidentale.
Tali calcoli e “speranze” dei fanatici occidentali sono falsi. I paesi che ora vengono affrontati e intimiditi sono ben consapevoli di cosa aspettarsi se si arrendono e si arrendono alla pazzia occidentale e ai modelli imperialisti.
La gente sa, si ricorda cosa vuol dire essere schiavi.
La Russia sotto Yeltsin, crollata, saccheggiata dalle multinazionali occidentali, sputata in faccia dai governi europeo e nordamericano; la sua aspettativa di vita era scesa ai livelli dell’Africa sub-sahariana.
La Cina a sua volta sopravvisse a un’agonia inimmaginabile di “periodo di umiliazione”, saccheggiata, saccheggiata e divisa da invasori francesi, britannici e statunitensi.
L’Iran derubato del suo governo legittimo e socialista, dovendo vivere per anni sotto un maniaco sadico, il burattino occidentale, lo scià.
L’intera America “latina“, con le sue venature aperte, con la cultura in rovina, con la religione occidentale costretta a chiudergli la gola; con letteralmente tutti i governi e leader socialisti e comunisti democraticamente eletti o rovesciati, o direttamente assassinati, o quantomeno manipolati dal potere da Washington e dai suoi lacchè.
La Corea del Nord, sopravvissuta a un genocidio bestiale contro i suoi civili, commessa dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nella cosiddetta guerra coreana.
Vietnam e Laos, violentati e umiliati dai francesi, e poi bombardati nelle epoche della pietra dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Sud Africa … Timor Est … Cambogia …
Ci sono carceri viventi, relitti di decomposizione, abbandonati dopo gli attacchi mortali occidentali “liberatori”: Libia e Iraq, Afghanistan e Honduras, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, solo per citarne alcuni. Questi servono come avvertimenti per coloro che hanno ancora delle illusioni sulla “buona volontà” occidentale e sullo spirito di giustizia!
Siria … Oh, Siria! Guarda cosa ha fatto l’Occidente in un paese orgoglioso e bello che si è rifiutato di cadere in ginocchio e leccare i piedi di Washington e di Londra. Ma anche, guarda quanto è forte, quanto determinati possono essere coloro che amano veramente il loro paese. Contro ogni previsione, la Siria si è levata in piedi, ha combattuto i terroristi assoldati dall’estero, assieme con gli stranieri e ha vinto, circondato e sostenuto dalla grande coalizione internazionalista! L’Occidente aveva pensato di poter scatenare un altro scenario libico, ma invece ha incontrato un pugno di ferro, i nervi d’acciaio, un’altra Stalingrado. l’imperialissmo occidentale è stato identificato, affrontato e fermato. Ad un costo enorme, ma fermato!
L’intero Medio Oriente sta guardando.
Il mondo intero sta guardando.
Le persone ora vedono e ricordano. Stanno cominciando a ricordare chiaramente cosa è successo a loro. Stanno iniziando a capire. Sono incoraggiati. Comprendono chiaramente che la schiavitù non è l’unico modo di vivere le loro vite.
La coalizione anti-occidentale o più precisamente l’Asse della Resistenza anti-imperialista ed antisionista è ora solido come l’acciaio. Perché è una grande coalizione di vittime, di persone che sanno cos’è lo stupro e cos’è il saccheggio, e quale distruzione completa è. Sanno esattamente cosa viene amministrato dai sostenitori autoproclamati della libertà e della democrazia – dal fondamentalismo culturale ed economico occidentale.
Questa coalizione di nazioni indipendenti e orgogliose è qui per proteggersi, proteggersi a vicenda, così come il resto del mondo.

Manifestazione contro l’imperialismo e per la sovranità dei popoli

Non arrendersi mai, mai tornare indietro. Perché le persone hanno parlato e stanno inviando messaggi chiari ai loro leader: “Mai più! Non capitolare. Non cedere alle intimidazioni occidentali. Combatteremo se attaccati. E noi resteremo, orgogliosamente, con le nostre gambe, qualunque cosa, non importa quale forza brutale dobbiamo affrontare. Mai in ginocchio, fratelli! Non cadremo mai più in ginocchio di fronte a coloro che diffondono il terrore! ”
E i media in questi meravigliosi paesi che resistono all’imperialismo e al terrore occidentali diffondono innumerevoli messaggi ottimistici e coraggiosi.
E l’establishment occidentale imperialista sta osservando, agitandosi e sporcandosi i pantaloni.
Loro, gli imperialisti, sanno che la fine del loro brutale dominio sul mondo si sta avvicinando. Sanno che quei giorni di impunità stanno finendo. Sanno che il mondo giudicherà presto gli anglo-USA ed i loro lacchè , per i secoli di crimini che ha commesso contro l’umanità.
Sanno che la guerra dei media sarà vinta da “noi”, non da “loro”.
Il campo di battaglia è in via di definizione. Con alcune brillanti eccezioni, gli occidentali e i loro media stanno chiudendo le fila, attenendosi ai loro padroni. Come molti altri scrittori, ero stato senza tante cerimonie cacciato da Counterpunch, una delle pubblicazioni sempre più anticomuniste, anti-russi, anti-siriane e anti-cinesi degli Stati Uniti. Dal loro punto di vista, stavo scrivendo per diverse pubblicazioni “sbagliate”. Sono davvero orgoglioso che abbiano smesso di pubblicarmi. Sto bene dove sono: di fronte a loro, mentre sto affrontando altri mezzi di comunicazione di massa in Occidente.
L’estensione del controllo ideologico occidentale del mondo è degenerata, veramente perversa. I suoi media e gli sbocchi “educativi” sono pienamente al servizio del regime.
Ma il mondo si sta svegliando e si confronta con questo fondamentalismo culturale e politico mortale.
È in corso una grande battaglia ideologica. Questi sono tempi eccitanti e luminosi. Niente potrebbe essere peggio della schiavitù. Le catene si stanno rompendo. D’ora in poi, non ci sarà impunità per coloro che hanno torturato il mondo per secoli.
Le loro bugie, così come le loro armature, saranno affrontate e fermate!
*Andre Vltchek è filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. È un creatore di Vltchek’s World in Word and Images , uno scrittore del romanzo rivoluzionario Aurora e diversi altri libri . Scrive in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook”.
Traduzione: Luciano Lago
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via Controinformazione

Guaidó o come si costruisce un impostore

Nessuna descrizione della foto disponibile. di Dan Cohen y Max Blumenthal – The Grayzone
Prima del fatidico 22 gennaio, meno di un venezuelano su cinque aveva sentito parlare di Juan Guaidó. Solo pochi mesi fa, il 35enne era un personaggio oscuro di un gruppo politicamente marginale di estrema destra, strettamente associato a terribili atti di violenza di strada. Anche nel suo stesso partito, Guaidó era stato una figura di medio livello nell’Assemblea Nazionale dominata dall’opposizione, ora “in stato di insubordinazione” secondo la Costituzione Venezuelana.
Sufficiente una telefonata dal Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence e Guaidó si è autoproclamato Presidente del Venezuela. Consacrato come leader del suo paese da Washington, uno che vive ai piani inferiori della politica, praticamente sconosciuto, si è imposto sulla ribalta internazionale come il leader scelto dagli Stati Uniti per la nazione con le più grandi riserve petrolifere del mondo.
Facendo eco al consenso di Washington, il comitato editoriale del New York Times ha definito Guaidó un “rivale credibile” per Maduro; con uno “stile nuovo e una visione per far avanzare il Paese”. Il comitato editoriale di Bloomberg News lo ha applaudito per essersi impegnato per il “ripristino della democrazia” e il Wall Street Journal lo ha definito “un nuovo leader democratico”.
Nel frattempo, il Canada, numerose nazioni europee, Israele e il blocco di destra dei governi latinoamericani conosciuti come “Gruppo Lima” hanno riconosciuto Guaidó come il ‘legittimo presidente del Venezuela’.

Per quanto Guaidó sembri essersi materializzato dal nulla, è stato, in realtà, il prodotto di più di un decennio di preparazione assidua da parte delle fabbriche di cambio di regime delle élite del governo degli Stati Uniti. Insieme ad un gruppo di studenti attivisti di destra, Guaidó è stato allevato per indebolire il governo di orientamento socialista del Venezuela, destabilizzare il paese e un giorno prendere il potere. Anche se è stata una figura minore nella politica venezuelana, aveva passato anni a dimostrare con discrezione il suo valore nei corridoi del potere a Washington.
“Juan Guaidó è una figura creata per questa particolare circostanza”, ha detto a The Grayzone Marco Teruggi, sociologo argentino e cronista della politica venezuelana. “È la logica da laboratorio: Guaidó è come una miscela di vari elementi che creano un personaggio che, in tutta onestà, oscilla tra l’ilarità e l’afflizione”.
Diego Sequera, giornalista e scrittore venezuelano per l’agenzia investigativa Missione Verità, è concorde con Teruggi: “Guaidó è più popolare fuori dal Venezuela che dentro, specialmente nell’elite Ivy League e nei circoli di Washington”, ha dichiarato Sequera a The Grayzone: “È un personaggio ben noto lì. È ovviamente di destra ed è considerato fedele al programma.
Mentre Guaidó si vende oggi come volto della restaurazione democratica, ha trascorso la sua carriera nella fazione più violenta del partito di opposizione più estremista del Venezuela, posizionandosi in prima linea in una campagna di destabilizzazione dopo l’altra. Il suo partito è stato ampiamente screditato in Venezuela ed è in parte responsabile della frammentazione di un’opposizione molto indebolita.
“Questi leader radicali non hanno più del 20% di consenso nei sondaggi d’opinione”, ha scritto Luis Vicente León, il miglior sondaggio del Venezuela. Secondo León, il partito di Guaidó rimane isolato perché la maggioranza della popolazione non vuole la guerra. “Quello che vuole è una soluzione”.
Ma è proprio per questo che Guaidó è stato scelto da Washington: non per guidare il Venezuela verso la democrazia, piuttosto per distruggere un paese che negli ultimi due decenni è stato un baluardo di resistenza all’egemonia statunitense. La sua improbabile ascesa segna il culmine di un progetto ventennale per demolire un solido esperimento socialista.
Puntando alla “troika della tirannia”.
Dall’elezione di Hugo Chávez nel 1998, gli Stati Uniti hanno lottato per ristabilire il controllo sul Venezuela e sulle sue vaste riserve di petrolio. I programmi socialisti di Chávez possono aver ridistribuito la ricchezza del paese e contribuito a far uscire milioni di persone dalla povertà, ma lo hanno anche fatto diventare un bersaglio.
Nel 2002, l’opposizione di destra del Venezuela è riuscita per poco tempo a rovesciare Chávez con il sostegno e il riconoscimento degli Stati Uniti, prima che l’esercito ripristinasse la sua presidenza dopo una massiccia mobilitazione popolare. Durante le amministrazioni dei presidenti statunitensi George W. Bush e Barack Obama, Chávez è sopravvissuto a numerosi complotti orditi per assassinarlo prima di soccombere al cancro nel 2013. Il suo successore, Nicolás Maduro, è sopravvissuto a tre attentati contro la sua vita. Il governo di Trump ha immediatamente posto il Venezuela in cima alla lista di Washington degli obiettivi di cambiamento di regime, definendolo capofila di una “troika della tirannia”.
L’anno scorso, la squadra di sicurezza nazionale di Trump ha cercato di reclutare membri dell’esercito per formare una giunta militare, ma questo progetto fallì. Secondo il governo venezuelano, gli Stati Uniti hanno anche partecipato a un complotto, denominato in codice “Operazione Costituzione”, per catturare Maduro nel palazzo presidenziale di Miraflores; e un altro, chiamato “Operazione Armageddon”, per assassinarlo durante una parata militare nel luglio 2017. Poco più di un anno dopo, durante un’altra parata militare a Caracas, i leader dell’opposizione in esilio tentarono di uccidere Maduro con bombe inserite in alcuni droni.
Più di un decennio prima di questi intrighi, un gruppo di studenti di destra sono stati scelti con cura e addestrati da una scuola di formazione per il cambiamento di regime finanziata dagli Stati Uniti per rovesciare il governo venezuelano e ripristinare l’ordine neo-liberale.
Formazione del gruppo “export-a-revolution” che ha gettato i semi della ” Rivoluzione colorata”.
Il 5 ottobre 2005, con Chávez all’apice della popolarità e il suo governo che pianificava programmi socialisti, cinque “leaders studenteschi” venezuelani sbarcarono a Belgrado, in Serbia, per iniziare a formarsi per un’insurrezione.
Gli studenti provenivano dal Venezuela per gentile concessione del Center for Applied Non-Violent Action and Strategies, o CANVAS. Questo gruppo è finanziato in gran parte attraverso il National Endowment for Democracy, una creazione della CIA, che funge da braccio principale del governo degli Stati Uniti per promuovere il cambiamento di regime; e consociate quali l’International Republican Institute e il National Democratic Institute for International Affairs. Secondo le mail interne trapelate da Stratfor, una società di intelligence conosciuta come “la CIA nell’Ombra”, CANVAS “potrebbe anche aver ricevuto finanziamenti e formazione dalla CIA durante la lotta contro i Milosevic nel 1999/2000”.
CANVAS è uno spin-off di Otpor, un gruppo serbo fondato da Srdja Popovic nel 1998 all’Università di Belgrado. Otpor, che significa “resistenza” in serbo, è stato il gruppo di studenti che ha guadagnato fama internazionale, e la promozione di Hollywood, mobilitando le proteste che alla fine hanno rovesciato Slobodan Milosevic.
Questa piccola cellula di specialisti di cambio di regime operava secondo le teorie del defunto Gene Sharp, il cosiddetto “Clausewitz della lotta non violenta”. Sharp aveva collaborato con un ex analista della Defense Intelligence Agency (DIA), il colonnello Robert Helvey, per concepire un piano strategico che organizzò la contestazione come una forma di guerra ibrida, mirando agli stati che resistevano al dominio di Washington.
Otpor ha ricevuto il sostegno del National Endowment for Democracy, USAID e dell’Albert Einstein Institute di Sharp. Sinisa Sikman, uno dei principali istruttori di Otpor, una volta ha detto che il gruppo ha persino ricevuto finanziamenti diretti dalla CIA.
Secondo una mail divulgata da un membro dello staff di Stratfor, dopo aver rimosso Milosevic dal potere, “i ragazzini che gestiscono OTPOR sono cresciuti, si sono formati e hanno progettato CANVAS… o, in altre parole, un gruppo per “esportare una rivoluzione” che ha piantato semi per un numero indeterminato di “rivoluzioni colorate”, che sono ancora legate ai finanziamenti americani. E fondamentalmente viaggiano per il mondo cercando di rovesciare “dittatori e governi autocratici” (quelli che agli Stati Uniti non piacciono).
Stratfor ha rivelato che CANVAS “ha rivolto la sua attenzione al Venezuela” nel 2005, dopo aver addestrato movimenti di opposizione che hanno condotto operazioni di cambio di regime pro-NATO nell’Europa dell’Est.
Monitorando il programma di formazione CANVAS, Stratfor ha descritto il suo programma insurrezionale con un linguaggio sorprendentemente schietto: “Il successo non è garantito, e i movimenti studenteschi sono solo l’inizio di quello che potrebbe essere uno sforzo di un anno per scatenare una rivoluzione in Venezuela, ma i formatori stessi sono le persone che si fanno beffe del “Macellaio dei Balcani”. Hanno abilità pazzesche. Quando vedi gli studenti di cinque università venezuelane che fanno dimostrazioni simultanee, saprai che la formazione è finita e che il vero lavoro è iniziato.
Nascita del contesto per il cambio di regime della cosiddetta “Generazione 2007”.
Il “vero lavoro” è iniziato due anni dopo, nel 2007, quando Guaidó si è laureato all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas. Si è trasferito a Washington D.C. per iscriversi al Programma di Governance e Gestione Politica della George Washington University, sotto la guida dell’economista venezuelano Luis Enrique Berrizbeitia, uno dei principali economisti neoliberali dell’America Latina.
Berrizbeitia è un ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ha trascorso più di un decennio lavorando nel settore energetico venezuelano sotto l’ex regime oligarchico eliminato da Chávez.
Quell’anno, Guaidó partecipò a manifestazioni antigovernative dopo che il governo venezuelano rifiutò di rinnovare la licenza di Radio Caracas Television (RCTV). Questa stazione privata ha svolto un ruolo importante nel colpo di stato del 2002 contro Hugo Chávez. RCTV ha contribuito a mobilitare i manifestanti antigovernativi, ha falsificato le informazioni che accusavano i simpatizzanti del governo di atti di violenza commessi da membri dell’opposizione e ha vietato i servizi di informazione pro-governativi nel bel mezzo del colpo di stato. Il ruolo di RCTV e di altre stazioni di proprietà di oligarchi nella conduzione del fallito tentativo di colpo di stato è stato descritto nell’acclamato documentario “The Revolution Will Not Televised”.
Nello stesso anno, gli studenti hanno rivendicato il merito di aver ostacolato il referendum costituzionale di Chávez a favore del “socialismo del XXI secolo” che prometteva di “stabilire il quadro giuridico per la riorganizzazione politica e sociale del paese, dando potere diretto alle comunità organizzate come prerequisito per lo sviluppo” di un nuovo sistema economico.
Dalle proteste intorno a RCTV e al referendum, è nato un programma specializzato per reclutare leader tra gli attivisti del cambio di regime sostenuti dagli Stati Uniti. Si chiamano “Generazione 2007”.
Gli istruttori di Stratfor e CANVAS hanno identificato l’alleato di Guaidó, un organizzatore di protesta di strada di nome Yon Goicoechea, come “fattore chiave” per sconfiggere il referendum costituzionale. L’anno successivo, Goicochea è stato premiato per i suoi sforzi con il Milton Friedman Award for Advancing Freedom del Cato Institute, che includeva un assegno di 500.000 dollari, che ha rapidamente investito nella costruzione della sua rete politica: Primero Justicia.
Friedman, naturalmente, era il padrino dei famigerati neoliberali Chicago Boys che furono introdotti in Cile dal leader della giunta dittatoriale, Augusto Pinochet, per attuare radicali politiche di austerità fiscale di tipo “shock doctrine”. E il Cato Institute è il gruppo di esperti libertari con sede a Washington DC, fondato dai Fratelli Koch, due dei principali finanziatori del Partito Repubblicano che sono diventati aggressivi sostenitori di destra in tutta l’America Latina. Wikileaks ha pubblicato una e-mail del 2007 dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela William Brownfield, inviata al Dipartimento di Stato, al Consiglio di Sicurezza Nazionale e al Dipartimento della Difesa del Comando Sud, lodando la “Generazione 2007” per aver “costretto il presidente venezuelano, abituato a fissare l’agenda politica, a reagire sulla difensiva”. Tra i “leader emergenti” identificati da Brownfield vi erano Freddy Guevara e Yon Goicoechea. Brownfield ha elogiato quest’ultimo come “uno dei più autorevoli difensori delle libertà civili tra gli studenti. Con una grande quantità di denaro degli oligarchi libertari e delle squadre di soft power del governo degli Stati Uniti, questi dirigenti del radicalismo venezuelano hanno portato in piazza le loro tattiche Otpor, insieme ad una versione del logo del gruppo.
Nel 2009, gli attivisti giovanili della cosiddetta Generation 2007 hanno organizzato la manifestazione più provocatoria fino ad oggi: si sono tolti i pantaloni per le strade e hanno usato la scandalosa tattica del “guerrilla theatre” descritta da Gene Sharp nei manuali per il cambio di regime. I manifestanti si erano mobilitati contro l’arresto di un affiliato di un altro gruppo giovanile di nome JAVU. Questo gruppo di estrema destra “ha raccolto fondi da varie fonti del governo americano, permettendogli di guadagnare rapidamente notorietà come ala della linea dura dei movimenti di strada dell’opposizione”, secondo il libro dell’accademico George Ciccariello-Maher, Building the Commune.
Anche se il video di protesta non è disponibile, molti venezuelani hanno identificato Guaidó come uno dei principali partecipanti. Sebbene l’accusa non sia confermata, è certamente plausibile; i manifestanti nudi erano membri del nucleo interno della Generazione 2007 a cui apparteneva Guaidó, e che erano vestiti con il loro marchio di fabbrica, le camicie della Resistenza Venezuela, come si vede di seguito:
Quell’anno, Guaidó si è mostrato al pubblico in modo diverso, fondando un partito politico per conquistare correnti anti-Chavez che la sua generazione del 2007 aveva coltivato. Chiamato Voluntad Popular, è stato guidato da Leopoldo Lopez, un attivista di destra di Princeton che ha partecipato attivamente ai programmi del Fondo Nazionale per la Democrazia ed è stato eletto sindaco di un distretto di Caracas, uno dei più ricchi del paese. López era un ritratto dell’aristocrazia venezuelana, diretto discendente dal primo presidente del Venezuela. È anche cugino di primo grado di Thor Halvorssen, fondatore della Human Rights Foundation con sede negli Stati Uniti, che funziona come agenzia pubblicitaria de facto per attivisti antigovernativi sostenuti dagli Stati Uniti in paesi selezionati da Washington per il cambio di regime. Mentre gli interessi di Lopez si allineavano perfettamente con quelli di Washington, i messaggi diplomatici americani pubblicati da Wikileaks hanno evidenziato inclinazioni fanatiche che alla fine avrebbero portato all’emarginazione di Voluntad Popular. Un messaggio identificava Lopez come “una figura di divisione all’interno dell’opposizione… spesso descritta come arrogante, vendicativa e assetata di potere. Altri hanno sottolineato la sua ossessione per gli scontri di strada e il suo “approccio inflessibile” come fonte di tensione con altri leader dell’opposizione che hanno dato priorità all’unità e alla partecipazione alle istituzioni democratiche del paese.
Nel 2010, Voluntad Popular e i suoi sostenitori stranieri si sono attivati per sfruttare la peggiore siccità che abbia mai colpito il Venezuela negli ultimi decenni. La grande scarsità di energia elettrica aveva colpito il paese a causa della carenza di acqua, necessaria per alimentare le centrali idroelettriche. La recessione economica globale e il calo dei prezzi del petrolio hanno acuito la crisi, il che ha portato al malcontento della popolazione.
Stratfor e CANVAS, consulenti chiave di Guaidó e della sua squadra antigovernativa, idearono un piano incredibilmente cinico per colpire a morte la rivoluzione bolivariana. Il piano si basava su un crollo del 70% del sistema elettrico del paese nell’aprile 2010.
“Questo potrebbe essere il fatto decisivo poiché Chávez non potrebbe fare molto per proteggere le classi meno abbienti dal cedimento del sistema elettrico”, si leggeva in un memorandum ad uso interno di Stratfor. “Questo avrebbe probabilmente l’impatto di suscitare l’instabilità pubblica in un modo che nessun gruppo di opposizione potrebbe ingenerare. Nel frangente, un gruppo dell’opposizione si troverebbe nella miglior condizione per approfittare degli eventi e rivolgerli contro Chávez”.
A questo punto, l’opposizione venezuelana riceve 40-50 milioni di euro all’anno da organizzazioni governative come l’USAID e il National Endowment for Democracy, secondo un rapporto del think tank spagnolo, il FRIDE Institute. L’opposizione aveva anche una fortuna quasi illimitata a disposizione sui suoi conti, la maggior parte dei quali al di fuori del paese.
Anche se lo scenario previsto da Statfor non si è realizzò, gli attivisti del Partito della Voluntad Popular e dei suoi alleati hanno escluso ogni ipotesi di non violenza e si sono uniti ad un piano radicale per destabilizzare il paese.
Verso una destabilizzazione violenta
Nel novembre 2010, secondo le e-mail ottenute dai servizi di sicurezza venezuelani e presentate dall’ex ministro della giustizia Miguel Rodriguez Torres, Guaidó, Goicoechea e diversi altri studenti attivisti hanno partecipato a una formazione segreta di cinque giorni presso l’hotel Fiesta Mexicana di Città del Messico. Le sessioni sono state guidate da Otpor, gli istruttori per il cambio di regime con sede a Belgrado, sostenuti dal governo degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, l’incontro ha ricevuto la benedizione di Otto Reich, un fanatico anti-castrista che ha lavorato presso il Dipartimento di Stato di George W. Bush e per l’ex presidente colombiano di destra Alvaro Uribe.
All’hotel Fiesta Mexicana, secondo le e-mail, Guaidó e i suoi colleghi attivisti hanno elaborato un piano per rovesciare il presidente Hugo Chávez generando il caos grazie a durature azioni di violenza di strada.
Tre responsabili dell’industria petrolifera, Gustavo Tovar, Eligio Cedeño e Pedro Burelli, avrebbero coperto con 52.000 dollari i costi dell’incontro. Tovar è un “attivista per i diritti umani” e si è autoproclamato “intellettuale”; il fratello minore, Reynaldo Tovar Arroyo, è il rappresentante venezuelano della compagnia messicana privata di petrolio e gas Petroquímica del Golfo, che ha un contratto con lo stato venezuelano.
Cedeño, da parte sua, è un uomo d’affari venezuelano, un latitante, che ha chiesto asilo negli Stati Uniti, e Pedro Burelli, un ex dirigente della JP Morgan ed ex direttore della compagnia petrolifera nazionale venezuelana, Petróleo de Venezuela (PDVSA). Ha lasciato la PDVSA nel 1998 quando Hugo Chávez è diventato presidente ed è membro del comitato consultivo del programma di leadership latinoamericano della Georgetown University.
Burelli ha insistito che le e-mail che dettagliavano la sua partecipazione all’incontro sono state falsificate e ha persino assunto un investigatore privato per provarlo. L’investigatore ha affermato che i registri di Google dimostrano che le e-mail presumibilmente di Burelli non fossero mai state inviate.
Oggi, però, Burelli non nasconde il suo desiderio di vedere Nicolás Maduro, l’attuale presidente del Venezuela, deposto e addirittura trascinato per le strade e sodomizzato con una baionetta, come il leader libico Muammar Gheddafi dalla milizia sostenuta dalla NATO.
Il presunto intrigo di Fiesta Mexicana è confluito in un altro piano di destabilizzazione rivelato in una serie di documenti prodotti dal governo venezuelano. Nel maggio 2014, Caracas ha pubblicato documenti che descrivono in dettaglio un complotto per assassinare il presidente Nicolás Maduro. Le fughe di notizie hanno permesso di identificare María Corina Machado, con residenza a Miami, come coordinatrice del piano. Con una linea dura e un debole per la retorica estrema, Machado ha funzionato come collegamento internazionale per l’opposizione, visitando il presidente George W. Bush nel 2005.
“Penso che sia giunto il momento di unire le forze, fare le chiamate necessarie e ottenere i finanziamenti per annientare Maduro e il tutto il resto crollerà”, ha scritto Machado in una e-mail all’ex diplomatico venezuelano Diego Arria nel 2014.
In un’altra e-mail, Machado ha detto che il piano violento è stato approvato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia Kevin Whitaker. “Ho deciso che questa battaglia durerà finché questo regime non sarà abbattuto… Se sono andato a San Cristóbal e mi sono esposta davanti all’OEA, non ho paura di nulla. Kevin Whitaker ha già riconfermato il suo sostegno e ha illustrato i nuovi passi da fare. Abbiamo un libretto degli assegni più grande di quello del regime per spezzare la rete di sicurezza internazionale.
Guaidó si dirige verso le barricate
Nel febbraio 2014, gli studenti manifestanti che hanno agito come truppe di assalto per l’oligarchia esiliata hanno eretto barricate in tutto il paese, trasformando le caserme controllate dall’opposizione in violente fortezze note come guarimbas. Mentre i media internazionali descrivevano i disordini come una protesta spontanea contro il governo di Maduro, c’erano ampie prove che Voluntad Popular stava orchestrando il programma.
“Nessuno dei dimostranti delle università indossava le magliette universitarie, tutti indossavano magliette di Voluntad Popular o di Primero Justicia”, ha dichiarato un partecipante di guarimba a quel tempo. “Avrebbero potuto essere gruppi studenteschi, ma i consigli studenteschi sono affiliati ai partiti politici dell’opposizione e sono responsabili nei loro confronti”. Quando è stato chiesto chi fossero i leader, il partecipante della guarimba ha detto: “Beh, per la verità, quei ragazzi ora sono deputati”.
Circa 43 persone sono morte durante le guarimbas del 2014. Tre anni dopo, sono esplose di nuovo, causando la distruzione massiccia delle infrastrutture pubbliche, l’assassinio di sostenitori del governo e la morte di 126 persone, molte delle quali erano Chavisti. In molti casi, i sostenitori del governo sono stati arsi vivi da bande armate.
Guaidó è stato direttamente coinvolto nelle guarimbas 2014. Infatti, ha twittato un video in cui si è mostrato con casco e maschera antigas, circondato da elementi mascherati e armati che avevano chiuso una strada oggetto di un violento confronto con la polizia. Alludendo alla sua partecipazione alla Generazione 2007, ha proclamato: “Ricordo che nel 2007 abbiamo proclamato “Studenti! Adesso, gridiamo: “Resistenza! Resistenza! Resistenza!”. Guaidó ha eliminato il tweet, dimostrando un’apparente preoccupazione per la sua immagine di difensore della democrazia.
Il 12 febbraio 2014, al culmine delle guarimbas di quell’anno, Guaidó si unì a López in un incontro di Voluntad Popular y Primero Justicia. Durante una lunga polemica contro il governo, Lopez ha esortato la folla a marciare verso l’ufficio del procuratore generale Luisa Ortega Diaz. Poco dopo, l’ufficio di Diaz è stato attaccato da bande armate che hanno cercato di incendiare. La Ortega Lopez ha denunciato quella che lei ha definito “violenza pianificata e premeditata”.
In un’apparizione televisiva nel 2016, Guaidó ha liquidato le morti causate dalle guayas, una tattica di guarimba che consiste nello stendere un filo d’acciaio attraverso un’autostrada per ferire o uccidere i motociclisti. Li ha definiti un “mito”. I suoi commenti hanno cancellato una tattica mortale che aveva ucciso civili disarmati come Santiago Pedroza e decapitato un uomo di nome Elvis Durán, tra molti altri.
Questo insensibile disprezzo per la vita umana definirebbe il suo partito Voluntad Popular agli occhi di gran parte del pubblico, compresi molti degli oppositori di Maduro.
Fine di Voluntad Popular
Con l’intensificarsi della violenza e della polarizzazione politica in tutto il paese, il governo ha iniziato ad agire contro i leaders di Voluntad Popular che hanno contribuito ad alimentarela.
Freddy Guevara, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale e secondo al comando di Voluntad Popular, è stato il principale leader nelle rivolte di strada del 2017. Di fronte a un processo per il suo ruolo nelle violenze, Guevara si è rifugiato nell’ambasciata cilena, dove continua ad essere ospitato.
Lester Toledo, un deputato di Voluntad Popular dello stato di Zulia, è ricercato dal governo venezuelano da settembre 2016 con l’accusa di finanziare il terrorismo e pianificare assassinii. Si è detto che i piani sarebbero stati articolati con l’ex presidente colombiano Álavaro Uribe. Toledo è fuggito dal Venezuela e ha fatto diversi tour finanziati da Human Rights Watch, Freedom House, il Congresso spagnolo e il Parlamento europeo, e sostenuto dal governo degli Stati Uniti.
Carlos Graffe, un altro membro della Generazione Otpor formatosi nel 2007 che guidava Voluntad Popular, è stato arrestato nel luglio 2017. Secondo la polizia, era in possesso di una borsa piena di chiodi, esplosivi C4 e di un detonatore. È stato rilasciato il 27 dicembre 2017.
Leopoldo López, leader popolare di Voluntad Popular, è attualmente agli arresti domiciliari, accusato di un ruolo chiave nella morte di 13 persone durante le guarimbas del 2014. Amnesty International ha definito López “prigioniero politico” e ha giudicato il suo trasferimento dalla prigione a casa una misura “non ancora sufficiente”. Nel frattempo, i parenti delle vittime di guarimba hanno presentato una petizione per ulteriori accuse contro López.
Yon Goicoechea, “el Pajajero” dei fratelli Koch e fondatore di Primero Justicia, sostenuta dagli Stati Uniti, è stato arrestato nel 2016 dalle forze di sicurezza che sosteneva di aver trovato un chilo di esplosivi nella sua auto. In un articolo del New York Times, Goicoechea ha contestato le accuse definendole “falsificate” e ha affermato di essere stato imprigionato semplicemente per il suo “sogno di una società democratica, libera dal comunismo”. È stato rilasciato nel novembre 2017.
David Smolansky, anch’egli membro del gruppo originario di Generation 2007 addestrato da Otpor, è diventato il più giovane sindaco del Venezuela quando è stato eletto nel 2013 a El Hatillo. Smolansky è stato spogliato della sua carica e condannato a 15 mesi di prigione dalla Corte Suprema che lo ha ritenuto colpevole di aver fomentato le violente guarimbas.
Di fronte alla minaccia di arresto, Smolansky si rasò la barba, si mise gli occhiali da sole e fuggì in Brasile travestito da sacerdote con una bibbia in mano e un rosario al collo. Attualmente vive a Washington, DC, dove è stato scelto dal Segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, per guidare il gruppo di lavoro sulla crisi dei migranti e rifugiati venezuelani.
Il 26 luglio Smolansky ha tenuto quello che ha definito un “cordiale incontro” con Elliot Abrams, condannato per l’operazione Iran-Contra e insediato da Trump in qualità di inviato speciale degli Stati Uniti in Venezuela. Abrams è noto per aver gestito la strategia segreta degli Stati Uniti di armare le squadre della morte durante gli anni ’80 in Nicaragua, El Salvador e Guatemala. Il suo ruolo da protagonista nel colpo di stato del Venezuela ha suscitato il timore che un’altra guerra di potere intrisa di sangue potrebbe essere in arrivo.
Quattro giorni prima, María Corina Machado ha fatto eco a un’altra minaccia violenta contro Maduro, dichiarando che se “vuoi salvare la tua vita, devi capire che il tuo tempo è scaduto”.
Una pedina nel suo gioco
Il crollo di Voluntad Popular sotto il peso della violenta campagna di destabilizzazione le ha alienato ampi settori dell’opinione pubblica e ha posto fine a gran parte della sua leadership in esilio o in arresto. Guaidó rimane una figura relativamente minore, avendo trascorso la maggior parte dei suoi nove anni di carriera nell’Assemblea Nazionale come vice supplente. Proveniente da uno degli stati meno popolati del Venezuela, Guaidó si è classificato secondo alle elezioni parlamentari del 2015, con solo il 26% dei voti espressi per assicurarsi il posto all’Assemblea Nazionale. In effetti, il suo culo era più conosciuto della sua faccia.
Guaidó viene presentato come presidente dell’Assemblea Nazionale dominata dall’opposizione, ma non è mai stato eletto per questa carica. I quattro partiti di opposizione che componevano il tavolo di Unità Democratica all’Assemblea Nazionale avevano deciso di istituire una presidenza a rotazione. Il turno di Voluntad Popular era in corso, ma il suo fondatore, López, era agli arresti domiciliari. Nel frattempo, il suo secondo in comando, Guevara, si era rifugiato nell’ambasciata cilena. Un personaggio di nome Juan Andrés Mejía sarebbe stato il seguente in linea di successione, ma per ragioni che sono solo ora chiare, è stato selezionato Juan Guaidó.
“C’è un ragionamento di classe che spiega l’ascesa di Guaidó”, osserva Sequera, l’analista venezuelano. “Mejia è di classe superiore, ha studiato in una delle università private più costose del Venezuela e non potrebbe essere facilmente smerciato al pubblico come si può fare con Guaidó.
Da un lato, Guaidó ha caratteristiche di meticcio comuni alla maggior parte dei venezuelani, e sembra più un uomo comune. Inoltre, non era stato sovraesposto dai media, quindi può diventare quasi tutto.
Nel dicembre 2018, Guaidó ha attraversato il confine e si è recato a Washington, Colombia e Brasile per coordinare il piano di manifestazioni di massa durante la cerimonia di insediamento del presidente Maduro. La sera prima della cerimonia di giuramento di Maduro, il vicepresidente Mike Pence e il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland hanno chiamato Guaidó per confermargli il loro sostegno.
Una settimana dopo, il senatore Marco Rubio, il senatore Rick Scott e il deputato Mario Diaz-Balart e tutti i parlamentari della lobby cubana di destra in esilio in Florida, si sono riuniti col presidente Trump e il vicepresidente Pence alla Casa Bianca. Su loro richiesta, Trump accettò che se Guaidó si fosse dichiarato presidente, lo avrebbero sostenuto.
Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha incontrato personalmente Guaidó il 10 gennaio, secondo il Wall Street Journal. Tuttavia, Pompeo non è riuscito a pronunciare il nome di Guaidó quando lo ha menzionato in una conferenza stampa del 25 gennaio, riferendosi a lui come “Juan Guido”.
Dall’11 gennaio, la pagina Wikipedia di Guaidó è stata modificata 37 volte, evidenziando la lotta per plasmare l’immagine di una figura anonima che ora era un’immagine per le ambizioni di cambiamento di regime di Washington. Alla fine, la supervisione editoriale della sua pagina è stata affidata al consiglio di amministrazione di Wikipedia di “bibliotecari”, che lo ha dichiarato presidente “controverso” del Venezuela.
Guaidó può essere stata una figura oscura, ma la sua combinazione di radicalismo e opportunismo ha soddisfatto i bisogni di Washington. “Quel pezzo all’interno mancava”, ha detto il governo di Trump su Guaidó. “Era il pezzo di cui avevamo bisogno perché la nostra strategia fosse coerente e completa”.
“Per la prima volta”, ha detto Brownfield, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, al New York Times, “avete un leader dell’opposizione che sta chiaramente dicendo alle forze armate e alla polizia che vuole tenerli dalla parte degli angeli e con i buoni”.
Ma Voluntad Popular di Guaidó ha formato i gruppi che hanno provocato le guarimbas causando la morte di poliziotti e cittadini comuni. Si era addirittura vantato di essere coinvolto in disordini di strada. E ora, per conquistare i cuori e le menti dei militari e della polizia, Guaidó vuole cancellare questa storia intrisa di sangue.
Il 21 gennaio, un giorno prima dell’inizio del colpo di stato, la moglie di Guaidó ha diffuso un video in cui chiede ai militari di opporsi a Maduro. La sua performance è rigida e poco entusiasmante, evidenziando i contorni politici del marito.
Mentre Guaidó attende l’assistenza diretta, rimane quello che è sempre stato: il progetto preferito dalle ciniche forze estere. “Non importa se crolla e brucia dopo tutte queste disavventure”, ha detto Sequera della stella del colpo di stato. “Per gli americani, è spendibile”.
[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

Preso da: https://albainformazione.com/2019/02/09/207411/

Giù le mani dal Venezuela! Qui la Raccolta Firme

 
Lettera aperta al popolo statunitense
Se c’è qualcosa che so, è sui popoli, perché come voi sono un uomo del Popolo. Sono nato e cresciuto in un quartiere povero di Caracas. Mi sono formato nel calore delle lotte popolari e sindacali in una Venezuela sommersa nell’esclusione e nella diseguaglianza. Non sono un magnate, sono un lavoratore di ragione e di cuore che oggi ha il grande privilegio di presiedere il nuovo Venezuela, radicato in un modello di sviluppo inclusivo e di uguaglianza sociale, forgiato dal Comandante Hugo Chávez a partire dal 1998 e ispirato dall’eredità Bolivariana.
Oggi viviamo in una sorta di trance storico.
Stiamo vivendo giorni che definiranno il futuro dei nostri paesi, tra la guerra e la pace. I vostri rappresentanti nazionali di Washington vogliono portare ai loro confini lo stesso odio che hanno piantato in Vietnam. Vogliono invadere e intervenire in Venezuela – dicono, come dicevano allora – in nome della democrazia e della libertà.

Ma non è così. La storia dell’usurpazione del potere in Venezuela è tanto falsa quanto le armi di distruzione di massa in Iraq. È un caso falso, ma che può avere conseguenze drammatiche per tutta la nostra regione.
Il Venezuela è un paese che, in virtù della Costituzione del 1999, ha ampiamente esteso la
democrazia partecipativa e protagonista del popolo e che, oggi, senza alcun precedente nella storia, negli ultimi 20 anni ha avuto il maggior numero di processi elettorali. Può non piacere la nostra ideologia o il nostro aspetto, ma esistiamo e siamo milioni.
Rivolgo queste parole al popolo degli Stati Uniti d’America per avvertirlo della gravità e
pericolosità delle intenzioni di alcuni settori della Casa Bianca, che intendono invadere il Venezuela con conseguenze imprevedibili per la nostra Patria e per l’intera regione americana. Inoltre, il Presidente Donald Trump intende perturbare le nobili iniziative di dialogo promosse da Uruguay e Messico con il sostegno di CARICOM per una soluzione pacifica e dialogata a favore del Venezuela. Sappiamo che per il bene del Venezuela dobbiamo sederci e parlare, perché rifiutare il dialogo significherebbe scegliere la forza come strada. Dobbiamo ricordare le parole di John F. Kennedy: ” Non dobbiamo mai negoziare per paura, ma non dobbiamo mai aver paura di negoziare”. Forse chi non vuole dialogare ha paura della verità?
L’intolleranza politica verso il modello Bolivariano venezuelano, gli interessi per le nostre immense risorse petrolifere, minerarie e altre grandi ricchezze, hanno alimentato una coalizione internazionale, guidata dal governo degli Stati Uniti, per commettere la grave follia di aggredire militarmente il Venezuela sotto la falsa scusa di un’inesistente crisi umanitaria.
Il popolo del Venezuela ha sofferto dolorosamente le ferite sociali causate da un blocco commerciale e finanziario criminale, che è stato aggravato dall’espropriazione e dal furto delle nostre risorse finanziarie e dei nostri beni in paesi allineati con questo folle attacco. Eppure, grazie ad un nuovo sistema di protezione sociale, di assistenza rivolta ai settori più vulnerabili, continuiamo orgogliosamente a essere un paese con un alto indice di sviluppo umano e con il minore tasso di disuguaglianza nelle Americhe.
Il popolo americano deve sapere che questa complessa aggressione multiforme viene condotta con totale impunità e in chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce espressamente la minaccia o l’uso della forza, oltre ad altri principi e scopi a favore della pace e delle relazioni amichevoli tra le Nazioni.
Vogliamo continuare ad essere partner commerciali del popolo degli Stati Uniti, come abbiamo fatto nella nostra storia. I politici di Washington, d’altra parte, sono disposti a mandare i loro figli e figlie a morire in una guerra assurda, piuttosto che rispettare il sacro diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione e alla salvaguardia della sua sovranità.
Noi, venezuelani e venezuelane, siamo patrioti proprio come voi, popolo degli Stati Uniti. E difenderemo ciò che è nostro con tutti i pezzi della nostra anima. Oggi il Venezuela è unito in un unico grido: chiediamo la fine dell’aggressione che cerca di opprimere la nostra economia e soffocare socialmente il nostro popolo, così come la cessazione delle gravi e pericolose minacce d’intervento militare contro il Venezuela.
Facciamo appello all’anima buona della società americana, vittima dei suoi stessi governanti, per unirsi alla nostra richiesta di pace ed essere un popolo unico contro il bellicismo e la guerra. Lunga vita ai popoli d’America!
Nicolás Maduro
Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela
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Giù le mani dal Venezuela! Qui i moduli per la raccolta firme!
Raccoglietele e consegnatele all’ufficio consolare o diplomatico venezuelano a voi più prossimo!

Preso da: https://albainformazione.com/2019/02/16/20856/

La guerra contro la memoria storica è una campagna a lungo termine della NATO

La NATO è un’alleanza presente da tempo immemorabile che ha liberato l’Europa dal nazismo e ci protegge dall’orso russo, che poi è quello che dovremmo credere. La verità storica è molto diversa, ma la NATO si sforza di revisionarla. Un compito a lungo termine con conseguenze oscure.

| Varsavia (Polonia)
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Aggiornamento: L’autore di questo articolo è stato arrestato e imprigionato, in data 18 maggio 2016.

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Nei giorni 8 e 9 luglio, Varsavia ospiterà il prossimo vertice della NATO, la riunione dei capi degli Stati membri dell’Alleanza nel formato del Consiglio Nord Atlantico.
L’incontro di Varsavia sarà il 25° vertice nella storia della NATO e vi saranno sviluppati gli accordi raggiunti nel corso della precedente riunione dei capi di Stato dell’Alleanza tenutasi a Newport nel 2014.
In particolare, abbiamo a che fare con la creazione di una forza di reazione rapida sul territorio dei paesi dell’Europa orientale che sarebbe in grado di condurre operazioni di combattimento lungo il cosiddetto fianco orientale dell’Alleanza. Il Ministro degli Affari Esteri della Polonia, Witold Waszczykowski, ha sottolineato che la creazione di basi militari permanenti della NATO e, in particolare, statunitensi sul territorio della Polonia sarà annunciato durante il vertice.
È attesa la presenza di 2.500 partecipanti oltre a quella di 1.500 giornalisti stranieri. Per questo evento è stato affittato il moderno Stadio Nazionale al centro di Varsavia. Le misure di sicurezza sono state inasprite in relazione a possibili minacce terroristiche e alle proteste di organizzazioni pubbliche che hanno già dichiarato la loro intenzione di tenere una sorta di anti-summit nella capitale polacca.

In tandem con i preparativi per l’evento, è stata condotta un’intensa campagna di informazione, il cui compito principale consiste nel fomentare le paure legate ad azioni e piani presumibilmente aggressivi da parte della Russia. La guerra sulla memoria storica fa parte di questa campagna a lungo termine. Qui va riconosciuto che la rivalutazione dei fatti storici e la negazione del ruolo dell’Unione Sovietica nella Grande Vittoria del 1945 trovano un certo terreno storico e politico nei paesi baltici e in Romania, dove gli autori della narrazione commissionata dalla NATO si riferiscono spesso direttamente a movimenti collaborazionisti locali presentando le loro attività come esempi di “lotta per l’indipendenza” nei confronti dell’Unione Sovietica.
La situazione è vista in modo diverso in Polonia, dove è molto difficile trovare sostegni in favore della tesi che la liberazione non sia stata la salvezza del popolo polacco dal genocidio di Hitler. La riformattazione della storia moderna è stata coordinata da agenzie statali come l’Istituto Polacco per la Memoria Nazionale. Tutte queste attività sono finalizzate a evitare la dissonanza cognitiva in modo che la popolazione dell’Europa orientale non possa guardare ai monumenti e ricordare la propria liberazione dalla Germania nazista ad opera dell’Armata Rossa, qualcosa che metterebbe in dubbio che la Russia sia lo storico ed eterno nemico e aggressore.
La riformattazione delle percezioni dei fatti storici è parte di questo alquanto complesso progetto a lungo termine. È impossibile fare qualcosa del genere nel corso dei soli due mesi che precedono il vertice. Tuttavia, altri sforzi possono essere intrapresi.
Nel quadro della guerra dell’informazione, i media dell’Europa orientale pubblicano regolarmente dei materiali in merito al dispiegamento di testate nucleari nella regione di Kaliningrad. L’esistenza stessa di questa regione come soggetto della Federazione Russa viene esibita come una minaccia per l’esistenza di paesi vicini. Sul fianco sud, un ruolo analogo nel processo volto a far montare un crescente senso di pericolo è attribuito alla Transnistria. In questo modo, Kaliningrad spaventa i popoli baltici e i polacchi, mentre la Transnistria è usata per terrorizzare i romeni e, in misura minore, i bulgari.
La guerra dell’informazione viene condotta in modo sistematico e professionale. Il suo inizio era legato alla necessità di preparare l’opinione pubblica alla diffusione di sistemi di difesa missilistica in Europa orientale.
In connessione con il processo di normalizzazione delle relazioni tra l’Occidente e l’Iran, i gestori delle pubbliche relazioni della NATO sono stati costretti ad ammettere finalmente che i sistemi missilistici sono finalizzati esclusivamente all’immaginaria minaccia russa.
La Polonia sta cercando di svolgere un ruolo di primo piano nelle zone settentrionali e del Baltico nell’ambito della corsa agli armamenti in Europa orientale. A sua volta, la Romania sta cercando di prendere l’iniziativa nella regione del Mar Nero. Ma tutto da quelle parti risulta tanto più difficile in quanto la Turchia ha agito come il leader della coalizione anti-russa da oltre un anno e mezzo in qua. Quella stessa Turchia che ha mostrato certe ambizioni geopolitiche.
Tuttavia, Bucarest sta cercando di utilizzare la totale mancanza di fiducia di Washington nei confronti di Erdoğan per offrire al Pentagono dei servigi alternativi. L’iniziativa per la creazione di una flotta combinata della NATO del Mar Nero, partecipata anche da quei paesi che non sono ancora membri dell’alleanza, Ucraina e Georgia, come proposto dal ministro della Difesa romeno Mihnea Motoc, è un esempio di tale approccio.
La preparazione del vertice è stata attentamente monitorata dal Dipartimento di Stato americano. Il vice di John Kerry, Anthony Blinken, ha recentemente visitato diversi paesi dell’Europa orientale. I colloqui del funzionario americano con i suoi colleghi dell’Europa orientale si riducono in sostanza a una cosa: gli ex membri del blocco orientale devono sostenere senza riserve la posizione di Washington durante il vertice, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento militare della NATO lungo il cosiddetto fianco orientale, e dovrebbero sopportare le spese della difesa a carico dei loro bilanci statali.
Blinken ha sottolineato che la Russia intende provocare le forze della NATO in vista del vertice. A sostegno delle sue parole, Blinken si è riferito ai pattugliamenti delle forze aeree russe sul Mar Baltico. Tuttavia, ha dimenticato di dire che quel che ha causato la preoccupazione dell’aeronautica russa è stata la presenza di navi da guerra USA. Ma secondo i funzionari americani, questa è una quisquilia che non vale la pena menzionare quando è in corso la guerra dell’informazione.
Blinken ha fatto in modo che il presidente americano possà sentirsi a suo agio nella capitale polacca. Al fine di far svolgere il vertice in un buon ambiente, il governo di Varsavia, facendo riferimento a una minaccia terroristica, ha approvato una legge in base alla quale è vietato che si svolga qualsiasi raduno o peggio durante il periodo in cui si tiene un evento internazionale di così estrema importanza come il vertice.
Tutto questo è stato fatto preoccupandosi del benessere del boss della nuova Europa filoamericana, Barack Obama. Le spese ufficiali del Ministero della Difesa polacco per lo svolgimento della riunione dei capi di Stato dell’alleanza ammontano a 40 milioni di dollari. Da sola questa notizia può davvero causare qualche incomprensione e portare i cittadini della capitale polacca a fare dei picchetti durante le giornate estive del vertice NATO.

Traduzione
Matzu Yagi

L’internazionale criminale: la Lega anticomunista mondiale

Fondata a Taiwan da Chiang Kai-shek, Reverendo Moon e da criminali nazisti e di guerra giapponesi, la Lega anticomunista mondiale (WACL) con Nixon la prima volta estese i metodi contro-insurrezionali nel sud-est asiatico e nell’America Latina. Sette capi di Stato parteciparono alle sue riunioni. Poi, rediviva con l’era Reagan, divenne uno strumento del complesso militare-industriale degli USA e della CIA durante la Guerra Fredda. Gli furono commissionati omicidi politici e l’addestramento controinsurreazionale in tutti i conflitti, tra cui l’Afghanistan dove era rappresentata da Usama bin Ladin.
| Parigi (Francia)
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Alla fine della seconda guerra mondiale, i servizi segreti statunitensi utilizzarono fascisti, ustascia e nazisti per creare una rete di agenti anticomunisti: Stay-behind [1]. Se reclutati negli Stati Uniti i futuri agenti atlantici dovevano rimanere segreti, negli Stati sotto il controllo sovietico, al contrario, dovevano agire pubblicamente. Fu creata quindi, nel 1946, una sorta di ente internazionale per coordinare l’azione degli agenti orientali trasferiti in occidente: il Blocco delle Nazioni anti-bolsceviche (ABN). Fascisti ucraini, ungheresi, rumeni, croati, bulgari, slovacchi, lituani, ecc. si unirono sotto la guida di Yaroslav Stetsko. Ex-capo collaborazionista ucraino, Stetsko è considerato il responsabile del massacro di 700 persone, per lo più ebrei, a Leopoli del 2 luglio 1941.

Otto anni più tardi, alla fine della guerra di Corea, gli Stati Uniti sostituirono la Francia in Indocina [2]. Il presidente Eisenhower creò un sistema di difesa regionale diretto contro l’URSS e la Cina. L’8 settembre 1954, seguendo il modello della NATO, fu creata la SEATO che raggruppava Australia, Nuova Zelanda, Pakistan, Filippine, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. Il 2 dicembre il dispositivo fu completato con un trattato di difesa bilaterale tra Stati Uniti e Taiwan [3]. In parallelo, la CIA, sotto la direzione di Allen Dulles, struttura i servizi spionistici di tali Stati e crea un’organizzazione di contatto tra i partiti anticomunisti nella regione. Quindi, viene creata attorno Chiang Kai-shek la Lega anti-comunista dei popoli dell’Asia (APACL).

Oltre al presidente di Taiwan Chiang Kai-shek, l’APACL conta tra i suoi membri Paek Chun-hee, futuro presidente della Corea del Sud; Ryiochi Sasakawa, criminale di guerra divenuto milionario e benefattore del Partito liberale giapponese; e il Reverendo Sun Myung Moon [4], profeta della Chiesa dell’Unificazione. Inoltre, nelle file dell’APACL vi erano il generale Prapham Kulapichtir (Thailandia), il presidente Ferdinando Marcos (Filippine), il principe Sopasaino (Laos) [5] il colonnello Do Dang Cong, rappresentante del presidente del Vietnam Nguyen Van Thieu), ecc.
L’APACL è sotto il controllo totale di Ray S. Cline, allora capo della stazione della CIA a Taiwan [6], e pubblica l’Asian Bulletin redatto da Michael Lasater, futuro capo del dipartimento dell’Asia della Heritage Foundation [7].

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1967

La creazione della WACL

1976 The WACL 9th Conf. held at Seoul, Korea Dal 1958, il presidente del Blocco delle Nazioni anti-bolsceviche (ABN) presenziò a Taipei, in occasione della conferenza annuale della Lega anticomunista dei Popoli dell’Asia (APACL). Stetsko e Cline supervisionarono la fondazione della Political Warfare Cadres Academy di Taiwan, l’istituzione responsabile dell’addestramento dei quadri del regime di Chiang Kai-shek nella repressione anticomunista. L’accademia è l’equivalente asiatico del Psychological Warfare Center di Fort Bragg (Stati Uniti) e della Scuola delle Americhe a Panama [8]. Progressivamente, la CIA formò una rete di gruppi politici ed istruttori in controinsurrezione in tutto il mondo. Nel 1967, ABN e APACL si fusero denominandosi Lega anticomunista mondiale (World Anti-Communist League, WACL) estendendo le attività a tutto il “mondo libero”. Tra i nuovi membri vi erano i Los Tecos o Legione di Cristo Re, formazione fascista messicana creata durante la Seconda Guerra Mondiale. La Lega nella prima fase conobbe un boom negli anni ’73-’75, quando Richard Nixon e il consigliere per la sicurezza Henry Kissinger occupavano la Casa Bianca.

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Il suo finanziamento è assicurato generosamente dalla Chiesa della Riunificazione. Tuttavia, tale realtà non è più riconosciuta pubblicamente dal 1975. Il Rev. Sun Myung Moon disse poi di aver rotto i legami con la Lega, ma continuava ad esercitare la propria leadership tramite il suo rappresentante giapponese Osami Kuboki.

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Il ruolo della WACL nell’attuazione dei piani Fenice (1968-1971) e Condor (1976-1977), con l’assassinio di migliaia di sospetti simpatizzanti del comunismo nel sud-est asiatico e in America Latina, non è sufficientemente documentato.
L’Operazione Phoenix fu probabilmente applicata in Vietnam dal Joint Unconventionnal Warfare Task Force del maggiore-generale John K. Singlaub, poi presidente della WACL. Tuttavia, Singlaub ha sempre negato il coinvolgimento in tale operazione.
D’altra parte, il generale Hugo Banzer, che impose la sua dittatura in Bolivia nel 1971-1978, presiedette la sezione latinoamericana della WACL. Banzer organizzò un piano per eliminare fisicamente i suoi oppositori comunisti nel 1975. Il piano Banzer fu presentato come modello da seguire in un vertice latinoamericano della WACL ad Asuncion, nel 1977, alla presenza del dittatore paraguaiano Alfredo Stroessner. Una mozione diretta a procedere nello stesso modo, l’eliminazione di tutti i sacerdoti e religiosi seguaci della teologia della liberazione nell’America Latina, fu presentata dalla delegazione del Paraguay e adottata dalla Conferenza mondiale della WACL nel 1978 [9].
Non si sa con certezza il ruolo della WACL nella strategia della tensione che colpì l’Europa in quel periodo. François Duprat, fondatore di Ordine Nuovo francese; Giorgio Almirante, fondatore del MSI; lo spagnolo Jesus Palacio, fondatore di CEDADE; il belga Paul Vankerhoven, presidente del Circolo delle nazioni, e altri come loro, militarono nella WACL. La Lega esfiltrò dall’Italia Stefano delle Chiaie [10] ricercato per terrorismo, e l’inviò in Bolivia, allora sotto il regime di Hugo Banzer, dove fu nominato subito secondo di Klaus Barbie alla testa degli squadroni della morte.
La documentazione è scarsa anche sul ruolo della WACL nella guerra in Libano. E’ noto, al massimo, che reclutò mercenari per le milizie cristiane del presidente Camille Chamoun nel 1975, una settimane prima dello scoppio del conflitto.

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Al suo arrivo alla Casa Bianca nel 1977, Jimmy Carter volle porre fine alle pratiche sordide dei predecessori. L’Ammiraglio Stanfield Turner fu nominato capo della CIA e si dedicò ad eliminare i regimi autoritari in America Latina. Fu dura per la WACL, che non ricevette più finanziamenti dai suoi membri. Allora divenne un covo di anti-Carter, preparandosi a giorni migliori e creando spontaneamente rapporti con la principale organizzazione anti-Carter degli Stati Uniti, la Coalizione Nazionale per la Pace Attraverso la Forza (National Coalition for Peace Through Strength). Tale fronte del rifiuto promanava dal Consiglio di sicurezza nazionale statunitense, che il presidente Eisenhower designò con il termine “complesso militare-industriale” [11]. I suoi co-presidenti erano il generale Daniel O’Graham [12], che partecipò con George H. Bush alla Commissione Pipes per la rivalutazione della minaccia sovietica, denominata Team B [13], e il generale John K. Singlaub [14].
Numerosi funzionari della Lega erano legati ai comitati per l’elezione di Ronald Reagan. Per molti di loro, il governatore repubblicano della California non era un estraneo. In effetti, alla fine della seconda guerra mondiale, Reagan fu portavoce della Crociata per la libertà, la raccolta fondi per accogliere negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa orientale in fuga dal comunismo. Difatti si trattava di radunare nazisti, fascisti ed ustascia nel Blocco delle Nazioni anti-bolsceviche (ABN). E il vicepresidente George H. Bush era un altro amico. Da direttore della CIA fu a capo dell’Operazione Condor.

L’età d’oro della WACL

Con l’arrivo di Ronald Reagan e George H. Bush alla Casa Bianca, la WACL riacquista vigore e continua a svilupparsi. I vecchi contatti danno frutti. Il complesso militare-industriale degli Stati Uniti finanzia la creazione della sezione statunitense della WACL denominata Consiglio per la Libertà Mondiale (Council for World Freedom, USCWF). Il presidente era il generale John K. Singlaub e il vicepresidente era il generale Daniel O’Graham. Ma non solo. Il complesso militare-industriale fece della WACL lo strumento centrale della repressione anticomunista mondiale. Singlaub divenne così presidente della WACL.

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La Lega agisce su tutti i fronti :
Per combattere la presenza sovietica in Afghanistan, il Consiglio di Sicurezza Nazionale statunitense [15] finanziò una sezione della WACL: il Comitato per un Afghanistan Libero con sede presso la Fondazione Heritage. L’operazione inizia con la visita ufficiale di Margaret Thatcher e Lord Nicholas Bethell, capo dipartimento dell’MI6, negli Stati Uniti, e la dirige il generale J. Milnor Roberts. Il Comitato è direttamente coinvolto nel supporto logistico ai “combattenti per la libertà”, autorizzati dal direttore della CIA William Casey [16] e diretti da Usama bin Ladin [17]. Il legame tra la WACL e l’affarista saudita l’assicura un collaboratore dello sceicco, Ahmad Salah Jamjun dell’impresa di costruzioni Bin Ladin Group, e un ex-primo ministro dello Yemen del Sud [18].
Nelle Filippine, il presidente Ferdinando Marcos rappresenta la WACL. Ma quando viene estromesso nel 1986, John K. Singlaub e Ray Cline arrivano nel Paese per scegliere nuovi partner, quindi creano un gruppo paramilitare antiguerriglia e scelgono il generale Fidel Ramos [19], amico di Frank Carlucci [20], George H. Bush e Bin Ladin.
Per combattere la rivoluzione sandinista in Nicaragua, la WACL crea una base logistica nella proprietà di John Hull in Costa Rica, con istruttori argentini. La Lega usa anche i servizi offerti dal Capo di Stato Maggiore dell’Honduras, generale Gustavo Alvarez Martinez, che recluta mercenari utilizzando la copertura umanitaria del Refugee Relief International.
In Guatemala, la WACL conta su Mario Sandoval Alarcon, capo del Movimento di Liberazione Nazionale. Sandoval, vicepresidente nel 1974-1978, era il vero padrone del Paese, essendo il generale-presidente Romeo Lucas Garcia null’altro che un burattino. Sandoval creò gli squadroni della morte che uccisero più di 13000 persone in cinque anni.
Nel Salvador, la WACL si affidò a Roberto D’Aubuisson, formatosi all’accademia di Taiwan e beneficiario degli aiuti dai guatemaltechi. D’Aubuisson divenne capo dell’ANSESAL, equivalente locale della CIA, e di un’organizzazione paramilitare di destra, il Partito Repubblicano Nazionalista (ARENA). Inoltre, creò gli squadroni della morte e fece uccidere l’arcivescovo Oscar Romero.

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Harry Aderholt & John Singlaub

Ma il successo della WACL ne causò anche la caduta. Nel 1983, il sottosegretario alla Difesa Fred C. Iklé [21] creò al Pentagono un comitato segreto di otto esperti, il Consiglio per la Difesa della Libertà, guidato dal generale John K. Singlaub [22]. E’ noto che la commissione decise che l’intervento segreto in Afghanistan fosse un modello da seguire anche in Nicaragua, Angola, Salvador, Cambogia e Vietnam, ma non vi sono abbastanza documenti sui dettagli delle loro operazioni.
Nel 1984 Ronald Reagan lasciò alla Lega in generale e in particolare a John Singlaub, il finanziamento congiunto dell’Irangate sotto la diretta autorità del colonnello Oliver North del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Lo scandalo scoppiò nel 1987, svelando tutto e distruggendo la WACL.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)
[1] « Stay-behind : les réseaux d’ingérence américains », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 20 août 2001.
[2] L’esercito francese perse la battaglia di Dien Bien Phu il 7 maggio 1954.
[3] D’altra parte, il 29 gennaio 1955, il Congresso diede carta bianca al presidente Eisenhower autorizzandolo ad entrare in guerra per difendere Taiwan se attaccata dai comunisti.
[4] « Révérend Moon : le retour », Réseau Voltaire, 26 mars 2001.
[5] Il principe Sopasaino, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Laos, fu intercettato dalle autorità francesi nell’aeroporto Orly di Parigi, il 23 aprile 1971. Aveva nei bagagli 60 kg di eroina pura.
[6] Ray S. Cline fu l’analista più ascoltato allo scoppio della guerra di Corea. Fu capo della stazione della CIA a Taipei dal 1958 al 1962. La sua copertura era direttore dell’US Naval Auxiliary Communications Center. Divenne vicedirettore della CIA grazie al cambio del personale causato dal fiasco della Baia dei Porci. Pubblicò un libro di memorie, Secrets, Spies and Scholars, Editorial Acropolis Books, 1976.
[7] Michael Laseter era il principale responsabile della Chiesa universale e trionfante (CUT) di Elizabeth Claire. A metà degli anni ’70, la setta fu al centro di uno scandalo quando un arsenale militare fu scoperto presso la sede in California. Uno dei suoi capi fu nominato direttore esecutivo della rappresentanza della WACL in Afghanistan, negli anni ’80.
[8] La Scuola delle Americhe (SOA) fu poi trasferita a Fort Benning negli Stati Uniti. La nostra biblioteca elettronica offre una guida completa agli studenti della scuola nel 1947-1996.
[9] Questa operazione sembra essere stata condotta in coordinamento con monsignor Alfonso Lopez Trujillo, allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM).
[10] « 1980 : carnage à Bologne, 85 morts », Réseau Voltaire, 12 mars 2004.
[11] La Coalizione Nazionale per la Pace attraverso la Forza ebbe fino a 257 congressisti.
[12] Il tenente-generale Daniel O’Graham fu vice direttore della CIA incaricato delle relazioni con le altre agenzie d’intelligence (1973-1974) e successivamente direttore della DIA (1974-1976). Direttore esecutivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA, fu uno dei principali fautori della proposta “Star Wars”. Fondò High Frontier che presiedette fino alla morte nel 1995.
[13] Nel 1975, l’estrema destra accusò la CIA di essere stata penetrata da infiltrati comunisti e di minimizzare il pericolo rosso. Il presidente Ford quindi nominò George H. Bush direttore dell’Agenzia ed autorizzò il completamento di una contro-verifica. Richard Pipes creò “Team B” che pubblicò un rapporto allarmista per giustificare la ripresa della corsa agli armamenti. Oggi è noto che la Commissione Pipes travisò deliberatamente i dati per aprire mercati al complesso militare-industriale. Su questo argomento, vedasi: « Les marionnettistes de Washington », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 13 novembre 2002. “Daniel Pipes, esperto dell’odio”, Traduzione di Franco Cilli, Rete Voltaire, 5 maggio 2004.
[14] John K. Singlaub fu un ufficiale dell’OSS durante la seconda guerra mondiale. Creò la guerriglia del Kuomintang di Chiang Kai-shek contro i giapponesi. Durante la guerra di Corea fu a capo della stazione della CIA, e più tardi, durante la guerra del Vietnam, diresse i Berretti Verdi. Fu istruttore di controinsurrezione a Fort Benning. Andato in pensione, divenne il direttore della formazione presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA. Fu in quella posizione che divenne co-presidente della Coalizione e, in seguito presidente della Lega.
[15] La National Endowment for Democracy finanzia il Comitato dal 1984. Questi poi trasmetteva parte dei fondi ricevuti a organizzazioni umanitarie per i propri scopi politici in Afghanistan, in particolare Medici senza frontiere, Bernard Kouchner e Assistenza medica internazionale.
[16] Gli Stati Uniti destabilizzarono deliberatamente l’Afghanistan, ma non si aspettarono l’entità della reazione militare di Mosca. Washington quindi mobilitò gli alleati nella guerra, non per “liberare” gli afgani, ma esplicitamente per evitare che l’URSS avanzasse verso il Mare Arabico.
[17] Nel 1983, la WACL stampò T-shirt con l’effige di Usama bin Ladin e la scritta “Sostieni i combattenti per la libertà afgani. Combattono per te!“.
[18] Usama bin Ladin non veniva presentato come un musulmano credente, ma come affarista anticomunista scelto dal principe Turqi, capo dei servizi segreti sauditi, per partecipare alla guerra degli Stati Uniti contro i sovietici. Bin Ladin fu prima responsabile della direzione della costruzione delle infrastrutture necessarie ai “combattenti per la libertà”, dopo gestì i rifornimenti ai mujahidin stranieri che li raggiunsero. Usama Bin Ladin divenne solo alla fine un credente musulmano per imporre la sua autorità.
[19] Il generale Fidel Ramos fu eletto presidente nel 1992. Alla fine del mandato, nel 1998, entrò nel Gruppo Carlyle. Vedasi: « Le Carlyle Group, une affaire d’initiés », Réseau Voltaire, 9 février 2004.
[20] « L’honorable Frank Carlucci », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 11 février 2004.
[21] Fred C. Iklé era il secondo di Caspar Weinberger al Pentagono. Questo storico guerriero freddo è attualmente membro di Center for Security Policy (CSP) e di Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC), ed amministratore della Smith Richardson Foundation.
[22] Tale comitato comprende i generali Harry Aderholt e Edward Lansdale, il colonnello John Waghelstein, Seale Doss, Edward Luttwak, il maggiore F. Andy Messing Jr. e Sam Sarkessian.

Preso da: http://www.voltairenet.org/article192711.html