QASEM SOLEIMANI MARTIRE DEL MONDO MULTIPOLARE E LA NUOVA GEOGRAFIA DELLA GRANDE GUERRA DEI CONTINENTI

14.01.2020

L’assassinio del generale Soleimani nel contesto dell’Apocalisse

L’assassinio del generale Qasem Soleimani, comandante delle forze speciali di Al-Quds del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, avvenuto il 3 gennaio 2020 per mezzo di missili americani, rappresenta un momento decisivo che segna una situazione completamente nuova nell’allineamento delle forze in Medio Oriente.

Nella misura in cui il Medio Oriente è lo specchio dei mutamenti globali nel panorama geopolitico mondiale, questo evento assume una dimensione ancora più ampia che interessa l’ordine mondiale nel suo complesso. Non è un caso che molti osservatori abbiano interpretato la morte del generale Soleimani, eroe della lotta contro l’ISIL in Siria e in Iraq, come l’inizio di una terza guerra mondiale o quantomeno di una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. L’attacco missilistico iraniano a due basi militari americane in Iraq l’8 gennaio 2020 sembra confermare questa analisi: la morte di Soleimani è il punto di inizio della «battaglia finale». È esattamente in questo modo che tale evento è stato percepito nel mondo sciita, dove le aspettative sulla fine del mondo e sulla venuta del Mahdi, il Salvatore promesso alla fine dei tempi, sono così forti da influenzare non solo la loro visione religiosa del mondo, ma anche l’analisi degli eventi politici e internazionali di tutti i giorni. Gli sciiti vedono la fine del mondo come una «battaglia finale» tra i sostenitori del Mahdi e i suoi avversari, le forze di Dajjal.

I sostenitori del Mahdi si ritiene siano i musulmani (sia sciiti che sunniti, ma con l’eccezione di correnti come i wahhabiti e i salafiti, riconosciuti come estremisti, «eretici» e «takfiri»), mentre Dajjal, l’anticristo islamico, è costantemente associato all’Occidente, in primo luogo agli Stati Uniti d’America. La maggior parte delle profezie sostiene che la battaglia finale avrà luogo in Medio Oriente e che il Mahdi stesso apparirà a Damasco. La figura del Mahdi può essere individuata anche tra i sunniti, ma se gli sciiti ritengono che tale figura coincida con l’apparizione dell’«imam nascosto» che rimane vivo ma «occultato» a tutt’oggi, i sunniti interpretano il Mahdi come il leader del mondo islamico che apparirà alla fine dei tempi per intraprendere una battaglia decisiva contro Dajjal, in cui la maggioranza dei sunniti vede la civiltà materialista e atea dell’Occidente moderno e, di conseguenza, l’egemonia americana come l’avanguardia più aggressiva dell’Occidente.

Questa regione è anche direttamente legata ad altri racconti apocalittici specifici di altre religioni. I religiosi israeliani (Haredim), per esempio, si aspettano l’arrivo del Messia in Israele, con il quale sarà ricostruito il Tempio di Gerusalemme, il Terzo Tempio. La comparsa di quest’ultimo è ostacolata dalla Moschea al-Aqsa, situata a Gerusalemme nel luogo dove si trovava il Secondo Tempio. Sette ebraiche estremiste, come i «Fedeli del Monte del Tempio», hanno ripetutamente tentato di costruire tunnel sotto il Monte Santo per far saltare in aria al-Aqsa. Ciò naturalmente conferisce al conflitto arabo-israeliano una dimensione particolare. A quanto si apprende, il generale assassinato Soleimani era a capo della divisione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche chiamato «Al-Quds», che significa «Gerusalemme» e il cui obiettivo principale è quello di impedire agli israeliani di iniziare a costruire il Terzo Tempio, e di liberare la Terra Santa dai sionisti. Questo, a sua volta, secondo le credenze dei musulmani, dovrebbe avvenire proprio alla vigilia della fine dei tempi.

Negli Stati Uniti, un’enorme influenza viene esercitata da sette evangeliche estremiste che, nello spirito del «sionismo cristiano», interpretano gli eventi della politica mediorientale come un preludio alla «Seconda venuta di Cristo», dove i «nemici di Cristo» sono considerati essere gli «eserciti del Re Gog» del «Paese del Nord», che gli evangelicalisti tradizionalmente associano alla Russia. La Russia, infatti, sta operando attivamente in Siria e sta rafforzando la sua influenza in tutta la regione.

Se mettiamo tutto questo insieme, il quadro che ne esce appare estremamente nefasto: l’assassinio di Soleimani ricade in un contesto di aspettative apocalittiche e viene interpretato da molti come il punto di partenza dell’Armageddon, o per lo meno come un analogo dell’assassinio dell’arciduca Ferdinando a Sarajevo che ha innescato la prima guerra mondiale.

Così, l’assassinio del generale Soleimani e gli attacchi di ritorsione dell’Iran contro le basi americane costituiscono eventi estremamente radicali, carichi di significati fondamentali e gravidi di conseguenze difficili da prevedere.

Multipolarismo contro Unipolarismo

Data l’ampiezza del significato degli eventi che si sono già verificati all’inizio del 2020, è importante iniziare la loro analisi tenendo presente il più ampio contesto generale. Tale contesto è definito dal passaggio del sistema mondiale dal mondo unipolare formatosi alla fine del XX secolo sotto il dominio inequivocabile dell’Occidente (nello specifico degli Stati Uniti) a quello multipolare, i cui contorni sono diventati sempre più chiari in relazione al ritorno sull’arena storica della Russia di Putin come potenza sovrana e indipendente e al deteriorarsi delle relazioni sino-americane fino alla guerra commerciale.

Nella sua campagna elettorale del 2016, lo stesso presidente Trump aveva promesso agli elettori che avrebbe rifiutato l’interventismo e avrebbe limitato le politiche neoimperialiste e globaliste, cosa che lo aveva reso un potenziale sostenitore della transizione pacifica verso il multipolarismo. Ma con la sua decisione di assassinare Soleimani, Trump ha completamente negato questa possibilità e ha confermato ancora una volta il posizionamento degli Stati Uniti nel campo di quelle forze che combatteranno disperatamente per preservare il mondo unipolare. In queste azioni, alle spalle di Trump, hanno fatto capolino i neoconservatori americani e i sionisti cristiani che conducono gli eventi verso la battaglia finale. Ma questa battaglia – che inizi ora o in un secondo momento – si svolgerà già in nuove condizioni: i successi della Russia nella politica internazionale, l’impressionante ascesa dell’economia cinese, così come il graduale riavvicinamento tra Mosca e Pechino hanno reso il mondo multipolare una realtà, presentando così a tutti gli altri Paesi e civiltà – compresi quelli grandi come l’India così come leader regionali quali l’Iran, la Turchia, il Pakistan, i Paesi del mondo arabo, ma anche l’America Latina e l’Africa – la possibilità di decidere la propria posizione in questa costruzione antagonista: o posizionarsi (rimanere) come satelliti dell’Occidente (cioè giurare fedeltà all’agonizzante unipolarità), o schierarsi dalla parte del mondo multipolare e cercare il proprio futuro in questo contesto.

Il suicidio di Donald Trump 

Una situazione fondamentalmente nuova si è venuta a creare intorno ai tragici eventi in Iraq del 3 gennaio 2020: il generale Soleimani, assassinato dagli americani, costituiva una componente organica del mondo multipolare e rappresentava in questo equilibrio di forze non solo la Guardia Rivoluzionaria Islamica o addirittura l’Iran nel suo complesso, ma tutti i sostenitori del multipolarismo. Al suo posto avrebbe potuto benissimo esserci un soldato russo accusato infondatamente dagli Stati Uniti di aver partecipato alla riunificazione con la Crimea o al conflitto nel Donbass, un generale turco che ha dato prova di sé nella lotta contro i terroristi curdi, o un banchiere cinese macchiatosi di gravi danni al sistema finanziario americano. Soleimani era una figura simbolica del multipolarismo, ucciso dai sostenitori dell’unipolarismo in spregio a qualsiasi norma del diritto internazionale.

Decidendo di liquidare Soleimani, Trump ha agito dalla posizione di forza puramente unipolare – «così ho deciso, così sarà» – senza tener conto delle conseguenze, del rischio di guerra, o delle proteste di tutte le altre controparti. Come i precedenti presidenti statunitensi, Trump ha agito secondo la seguente logica: esclusivamente gli Stati Uniti possono da soli etichettare i «cattivi» o i «buoni» e agire nei confronti dei «cattivi» come meglio credono. Teoricamente, Putin, Xi Jinping o Erdogan potrebbero benissimo essere considerati «cattivi», e allora l’unica domanda sarebbe se sono in grado di difendersi con i mezzi di difesa a loro disposizione, anche contro i colpi di stato (come quello che ha già affrontato Erdogan) o le «rivoluzioni colorate» (che l’Iran si trova costantemente a fronteggiare e che, con l’aiuto della «quinta colonna» dei liberali, l’Occidente cerca continuamente di incitare in Russia). Trump stesso aveva criticato in modo convinto e severo tali politiche da parte delle precedenti amministrazioni, sia repubblicane che democratiche, ma nel decidere di assassinare Soleimani, ha dimostrato di non essere diverso da loro.

Quello che stiamo vivendo è un momento molto importante nella transizione dall’unipolarismo al multipolarismo. Trump rappresentava la speranza che questa transizione potesse realizzarsi pacificamente, nel qual caso gli Stati Uniti non sarebbero stati il nemico di tale passaggio, ma un suo partecipante a pieno titolo, una posizione che avrebbe teoricamente permesso loro di rafforzare significativamente il proprio ruolo di forza di primo piano nel contesto della multipolarità e di assicurarsi un posto privilegiato nel club multipolare nel suo complesso. Queste speranze si sono frantumate il 3 gennaio 2020, dopo di che Trump è diventato un normale presidente americano come tutti gli altri – né peggiore, né migliore. Egli ha confermato lo status degli Stati Uniti di un agonizzante drago imperialista folle, malvagio e ancora pericoloso, ma che non ha alcuna possibilità di evitare la «battaglia finale». A seguito di ciò, Trump ha cancellato sia il suo futuro che quello degli Stati Uniti come polo nel mondo multipolare. Così facendo, ha firmato la condanna a morte dell’America nel futuro.

Per il mondo multipolare in via di consolidamento, gli Stati Uniti non sono più un soggetto del processo, ma un oggetto, proprio come Trump, assassinando Soleimani, ha trattato non solo Teheran ma anche Baghdad, Ankara, Mosca e Pechino come «oggetti» rappresentanti meri ostacoli al rafforzamento dell’egemonia americana. Questo significa guerra, dal momento che lo scontro tra unipolarismo e multipolarismo è una battaglia per lo status di soggetto. Oggi non possono esserci due soggetti di questo tipo; può essercene uno solo, come Trump ha cercato di ribadire, o più di due, il che è alla base delle strategie della Russia, della Cina, dell’Iran, della Turchia e di tutti gli altri attori che accettano il multipolarismo.

Il successo delle potenze multipolari e il nuovo equilibrio di forze: la fine dell’America

Questa analisi dell’equilibrio globale delle forze rende estremamente più nitida l’intera struttura della politica mondiale, perché riporta la situazione indietro alla politica nello spirito di George W. Bush, Obama o Hillary Clinton. Trump, che scherniva in modo così sarcastico Hillary, oggi è apparso nei panni nel ruolo di sanguinaria strega globalista. Ma gli eventi degli ultimi anni – il rafforzamento delle posizioni della Russia in Medio Oriente e i suoi successi particolarmente rilevanti in Siria, il riavvicinamento di Russia e Cina e la convergenza tra il progetto di integrazione One Belt One Roadcon la strategia eurasiatica di Putin, e persino i precedenti passi di Trump volti ad evitare uno scontro diretto che ha permesso il rafforzamento delle forze multipolari nel Mediterraneo (dove il ruolo più importante è stato giocato dal riavvicinamento delle posizioni tra Putin ed Erdogan) – hanno già cambiato in modo irreversibile l’equilibrio delle forze. In primo luogo, questo vale per il territorio strettamente adiacente al regno dell’Armageddon come unanimemente, seppur con segni diversi, viene riconosciuto da ogni tipo di apocalittismo politico.

Lo sviluppo degli eventi che inevitabilmente seguiranno all’assassinio del generale Soleimani vedrà la contrapposizione tra, da un lato, gli Stati Uniti e l’Occidente a fianco dei loro mandatari regionali come Israele, l’Arabia Saudita e alcuni Stati del Golfo, e dall’altro le potenze multipolari di Russia, Cina, Iran, Turchia e altri, portarsi ad un nuovo livello. Gli Stati Uniti stanno usando la politica delle sanzioni e della guerra commerciale contro i loro avversari in modo tale che una percentuale sempre maggiore dell’umanità sta finendo sotto le sanzioni americane, e non solo in Asia, ma anche in Europa, dove le aziende europee (soprattutto quelle tedesche) sono state sanzionate per la partecipazione al progetto Nord Stream. Questa è una manifestazione dell’arroganza dell’egemonia americana, che tratta i suoi «sostenitori» come lacchè e li gestisce mediante punizioni fisiche. Gli Stati Uniti non hanno amici, hanno solo schiavi e nemici. In questo stato, la «superpotenza solitaria» si sta dirigendo verso uno scontro, questa volta virtualmente con tutto il resto del mondo. Ad ogni occasione, gli «schiavi» di oggi cercheranno, indubbiamente, di sottrarsi all’inevitabile resa dei conti per il loro collaborazionismo unipolare.

Washington non ha imparato alcuna lezione dalla volontà del popolo americano che ha eletto Trump. Il popolo non ha votato a favore della continuazione delle politiche di Bush/Obama, ma contro di esse, per il loro radicale rifiuto. Le élite americane (e, più in generale, quelle globaliste) non ne hanno tenuto conto, liquidando invece il tutto come macchinazioni di «hacker russi» e «blogger». E ora, con Trump che ancora una volta tende parzialmente la mano verso l’aggressiva élite globalista che ha perso ogni senso di razionalità, alla «maggioranza silenziosa» americana non rimane che una opzione: voltare totalmente le spalle al governo americano. Se anche Trump ha finito per diventare un giocattolo nelle mani dei globalisti, allora questo significa che i metodi legali di lotta politica si sono esauriti. In una prospettiva di medio termine, l’assassinio del generale Soleimani si ripercuoterà nell’inizio di una vera e propria guerra civile negli stessi Stati Uniti. Se nessuno esprime la volontà della società, allora la società stessa entrerà in una speciale modalità di sabotaggio passivo. Se non Trump, se il popolo americano, nello spirito delle sue tradizioni culturali e politiche, sceglie il multipolarismo, allora esso non starà con lo Stato, ma contro lo Stato «dirottato» dall’élite globalista che nemmeno la prima persona della Casa Bianca è in grado di contrastare. L’assassinio di Soleimani significa la fine dell’America.

Il campo unipolare è in profonda crisi 

I partner europei degli Stati Uniti non sono affatto pronti a un brusco scontro con il club multipolare. Né la Merkel, che ha ricevuto un altro schiaffo per il Nord Stream, né Macron assediato dai Gilet Gialli e che ora capisce in un modo o nell’altro che il populismo dovrà essere affrontato (da qui la sua «posizione speciale» nei confronti della Russia e i progetti per la creazione di un esercito europeo), né Boris Johnson, che è appena riuscito a strappare la Gran Bretagna dalla palude soffocante dell’UE liberale (ed è difficile che possa scambiare così rapidamente la sua duramente conquistata, seppur relativa sovranità, con una nuova schiavitù in favore dei pazzi americani che hanno perso ogni senso di realismo), stanno bruciando dalla voglia di buttarsi nel fuoco di una terza guerra mondiale, alimentata da Washington, e di esservi inceneriti senza lasciare traccia. La Nato si sta sgretolando davanti ai nostri occhi attorno alla Turchia, che non sostiene più gli Stati Uniti in pressoché tutto il Medio Oriente o nel Mediterraneo orientale (che i turchi chiamano la «Patria blu», Mavi Vatan), ovvero la propria area di controllo sovrano. Altrettanto incondizionato e completamente irrazionale – o, si potrebbe dire, disperato e persino provocatorio – è il sostegno di Washington a Israele nel minare le relazioni con il mondo arabo e, più in generale, con il mondo islamico. Allo stesso tempo, Trump sta ridimensionando l’alleanza degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita ad un accordo finanziario, che non costituisce una base promettente per una vera e propria alleanza, per la quale gli Stati Uniti sono del geneticamente tutto incapaci.

Così, gli Stati Uniti stanno entrando in una terza guerra mondiale tra l’agonizzante unipolarismo e un multipolarismo in costante irrobustimento, in condizioni molto peggiori anche rispetto a quelle della precedente amministrazione. In queste circostanze, Trump deve ancora farsi rieleggere, mentre chi lo ha spinto a uccidere Soleimani cercherà ugualmente di farlo fuori per esserne stato responsabile. Dopo l’assassinio di Soleimani, sia la guerra che la pace non fanno che minare la posizione di Trump. L’assassinio di Soleimani è stata una decisione fatale che lo distruggerà. Anche le posizioni di quei populisti di destra europei che hanno sostenuto questo gesto suicida di Trump sono state sostanzialmente indebolite. Il punto non è nemmeno che hanno scelto di schierarsi dalla parte dell’America, ma che si sono schierati a favore del moribondo unipolarismo – e questo può rovinare chiunque.

Le nuove prospettive del mondo multipolare

In questo contesto, i Paesi che sono stati oggetto di sanzioni, in primo luogo la Russia, la Cina e lo stesso Iran, hanno già imparato a vivere in queste condizioni e hanno risposto con lo sviluppo delle proprie armi strategiche (Russia), della propria struttura economica (Cina, anche al di là del proprio territorio nel contesto dell’enorme spazio coinvolto nel progetto One Belt One Road), dell’energia indipendente (Iran) e della geopolitica regionale indipendente (Turchia). Ora non resta che ridistribuire le carte vincenti più forti tra i membri del club multipolare, e il multipolarismo diventerà un avversario veramente serio e relativamente invulnerabile. Più forte sarà questo avversario, maggiori saranno le possibilità di evitare una terza guerra mondiale nella sua fase calda e di aspettare il crollo dell’unipolarismo, che verrà inevitabilmente da sé.

Alcune delle conseguenze dell’assassinio del generale Soleimani sono già chiare. L’Iran ha dichiarato il Pentagono un’organizzazione terroristica alla stessa stregua dell’ISIL, e questo significa che ciò che è successo al generale Soleimani potrebbe accadere a qualsiasi soldato americano. Non essendoci stata risposta all’attacco missilistico contro le basi americane in Iraq, l’Iran avrà piena fiducia nella sua efficacia di combattimento e comincerà a sviluppare armi con rinnovato vigore, contando soprattutto sulla Russia. È importante che in queste circostanze l’Iran abbia già dichiarato il suo ritiro dal trattato sul suo sviluppo di armi nucleari – dopo tutto, non ha nulla da perdere. Un altro Stato islamico, il Pakistan, ha già armi nucleari. Così come le possiede un altro antagonista regionale dell’Iran: Israele. Teheran non ha più motivo di trattare ulteriormente con coloro che considera ufficialmente «terroristi».

Importante è anche la posizione dell’Iraq, dove gli sciiti costituiscono la maggioranza. Per tutto il mondo sciita, il generale Qasem Soleimani era un eroe indiscusso. Da qui la richiesta del parlamento iracheno di ritirare immediatamente tutte le truppe americane dal territorio del Paese. Naturalmente, una decisione parlamentare democratica non è assolutamente sufficiente per i cinici assassini americani – essi andranno ovunque lo riterranno necessario e ovunque avranno qualcosa da guadagnare. Ma questo significa l’inizio di una mobilitazione generale antiamericana della popolazione irachena – non solo degli sciiti, ma anche dei sunniti, che sono radicalmente antiamericani (da qui il motivo per cui molti sostenitori sunniti di Saddam Hussein si sono uniti all’ISIS, credendo di combattere contro gli americani con cui gli sciiti erano arrivati a stringere un accordo). Ora tutti, sia gli sciiti iracheni che i sunniti iracheni, chiedono il ritiro delle truppe americane, poiché ormai praticamente tutta la popolazione dell’Iraq, esclusi alcuni curdi che gli Usa hanno a loro volta di recente cinicamente tradito, è pronta a iniziare una lotta armata contro gli occupanti. Questo è già molto, ma l’Iraq potrebbe contare nella sua guerra antiamericana anche sulla Russia e in parte sulla Cina, che insieme rappresentano le colonne portanti del multipolarismo, oltre che sull’Iran e sulla Turchia.

In questa situazione, la posizione della Russia è fondamentale: da un lato, la Russia non è coinvolta in contrasti regionali tra Stati, etnie e correnti religiose, il che rende la sua posizione obiettiva e la sua aspirazione alla pace e al ripristino della sovranità dell’Iraq sincera e coerente; dall’altro, la Russia detiene un livello significativo di armamenti per sostenere la guerra per la libertà e l’indipendenza degli iracheni (come è stato fatto in Siria, dove la Russia ha dimostrato tutta la sua efficacia, o come sta accadendo ora in Libia). L’Iraq sta diventando la principale arena della politica mondiale, e ancora una volta abbiamo a che fare con una civiltà antichissima, con il cuore del Medio Oriente, con quella terra che, secondo la geografia biblica, un tempo era «il paradiso in terra» e oggi è stata trasformata nel suo opposto.

Ora, la cosa più importante in queste circostanze è approfittare di quello che, da un punto di vista globale, potrebbe essere considerato «l’errore fatale di Trump». L’assassinio del generale Soleimani non migliora la posizione degli Stati Uniti, ma esclude uno scenario pacifico di transizione verso la multipolarità e priva Trump di qualsiasi possibilità di successo per la riforma a lungo termine della politica americana. La situazione di Israele, tenuto in ostaggio da un odio totale verso tutti i popoli circostanti, sta diventando estremamente problematica. Nel momento in cui l’esistenza di Israele non dipende da un complesso equilibrio di forze, ma da un solo campo che sta rapidamente perdendo il suo predominio, la sua situazione diventa estremamente rischiosa. Israele, in quanto progetto troppo avventato e pseudo-messianico creato da nazionalisti filo-occidentali che hanno deciso di non aspettare il Messia ma di sostituire il suo arrivo con il loro volontarismo, rischia di cadere vittima della morte dell’ordine mondiale unipolare – e per questo deve «ringraziare» Trump e l’estrema destra israeliana che lo ha spinto verso tali passi suicidi.

La Russia è perseverante e vincente 

E la Russia? La Russia non aveva alcuna fretta di schierarsi inequivocabilmente dalla parte dell’Iran, mentre nello stesso Iran una parte dell’élite preferiva negoziare con gli Stati Uniti ed evitare il riavvicinamento a Mosca. In entrambe le potenze, Russia e Iran, la «sesta colonna» ha agito in tandem nel tentativo di rompere con ogni mezzo l’asse Mosca-Teheran e impedire una stretta alleanza russo-sciita che, nonostante tutto, ha preso forma in Siria, dove gli iraniani (sotto il generale Soleimani) e i russi hanno combattuto fianco a fianco contro estremisti che oggettivamente fanno il gioco del mondo unipolare. Tali tentativi continueranno sicuramente, e i globalisti cercheranno di usare la «quinta colonna» in Iran in una strategia di «rivoluzione colorata» volta a rovesciare i conservatori e a far sprofondare il Paese nel caos della guerra civile. L’Occidente è certamente pronto a scatenare lo stesso scenario anche in Russia, e questo sta diventando sempre più rilevante man mano che ci avviciniamo alla fine dell’ultimo mandato di Putin, il quale rappresenta la principale promessa di una politica sovrana e multipolare della Russia.

Il mondo unipolare è condannato, ma sarebbe sciocco sperare che esso si arrenda senza combattere. Inoltre, l’assassinio del generale Soleimani esclude uno scenario pacifico per il futuro, poiché non ci si può più aspettare che Trump e Washington acconsentano volontariamente a questo mutamento dell’ordine mondiale e, di conseguenza, accettino di riconoscere la soggettività di qualsiasi potenza al di fuori degli Stati Uniti.

L’unica cosa che resta alle potenze del mondo multipolare – Russia, Cina, Iran, Turchia, Iraq e tutti gli altri – è di spingere tutti coloro che si oppongono disperatamente al multipolarismo ad accettarlo. Dopo tutto, questo non significa costringere nessuno ad accettare la dominazione russa o cinese. È proprio questo che differenzia il multipolarismo dall’unipolarismo. Il mondo multipolare lascia a tutti il diritto di costruire la società che vogliono con i valori che scelgono. Qui non esistono criteri universali; nessuno deve niente a nessuno se non il rispetto del proprio diritto a consolidare la propria identità, a costruire la propria civiltà (che piaccia o meno a qualcuno) e a partecipare al proprio futuro (non a quello di qualcun altro). Le spinte verso la multipolarità sacrificano solo il mondo unipolare, l’egemonia americana, l’ideologia liberale totalitaria e il suo sistema capitalistico intesi come universali. L’Occidente può rimanere liberale e capitalista quanto vuole, ma i confini di questa ideologia e di questo sistema economico, così tossici per le altre culture, dovrebbero essere rigorosamente delimitati. Ecco a cosa è finalizzata la lotta in corso – la lotta in nome della quale il martire del mondo multipolare, l’eroe della Resistenza, il grande generale iraniano Qasem Soleimani, ha dato la vita.

Traduzione di Donato Mancuso

Preso da: https://www.geopolitica.ru/it/article/qasem-soleimani-martire-del-mondo-multipolare-e-la-nuova-geografia-della-grande-guerra-dei

Fighting the Invisible Enemy: Imperial Fascism, Not Covid-19

Lauren Smith

What could possibly be a better way to usher in a racist New World Order, that’s hell-bent on population control, than an invisible enemy that gets nearly everyone to gladly jail themselves, fear physical contact with their family, friends, and neighbors, and that disproportionately kills the impoverished and African Americans?

What could possibly be a better way to bail out Wall Street’s failing repurchasing (repo) market, increase surveillance on a more granular level, and mandate an experimental global vaccination program that’s eagerly awaited even though it’s spearheaded by Bill Gates, the second richest man in the world, whose major concern is ending overpopulation in predominately non-white populations?

What could possibly provide wide enough cover to desensitize all to the massive troop buildup in Europe that encircles Russia, and the deployment of warships that threaten Venezuela, Iran, and China with invasion, and that ratchets-up its criminal economic sanctions against the most vulnerable people in these respective countries and 36 others under the hypocritical ruse that these measures are really to protect them?

What could possibly be a more effective way to accomplish repatriation, seal borders, discourage protest, and position the United States into perfect alignment for WWIII? If you’ve correctly answered imperial fascism 2020, you’ve won, they’ve lost, and the resistance takes a quantum leap forward. At minimum, one could convincingly argue that the arrival of COVID-19 is fortuitous for certain economic sectors within the United States. For even if COVID-19 is not perceived as a U.S. bioweapon, Washington is undeniably its pimp.

BIOWEAPONS

While most activists organize based on COVID-19 being a natural event that’s exacerbated by rabid industrialization, and that it reveals the unequivocal failure of the capitalist system to provide for its people – a very strong unifying argument on its own volition – some venture to argue COVID-19 is a bioweapon that originated in U.S. labs, believing it was first released in China, Iran, and Italy. Yet, others say it was first released in the U.S. in Wisconsin last summer and its ravages were wrongly attributed to it being a deadly reaction to vaping. In hindsight, it can be argued that the flu-like symptoms; ground-glass opacities visible in lung CT scans; and deaths of EVALI patients are eerily similar to those found in COVID-19 cases.

Consider that Wisconsin, the center of the EVALI outbreak, had a biosafety-3 lab that was caught in 2007, by a watchdog group, doing biosafety-4 experimentation with Ebola. This occurrence demonstrates the lack of oversight by the National Institutes of Health (NIH), the University of Wisconsin, Madison, and the CDC. Subsequently, the researcher, Yoshihiro Kawaoka, invented a genetically altered virus, based on H5N1, an avian influenza strain, that allows transmission between ferrets, the animal that most closely mimics the human response to flu. Another researcher was doing similar work in the Netherlands.

Scientists believe it’s likely that the pathogen, if it emerged in nature or were released, would trigger an influenza pandemic, quite possibly with many millions of deaths.”

Since this possibility was unnerving to many scientists at the time, it resulted in Kawaoka’s work being halted in 2014. However, in 2019, he was allowed to resume the research. Studies like this that have a potential public health benefit (i.e. vaccine development) but could also be useful for nefarious purposes like biowarfare or bioterrorism and are referred to by scientists as dual-use research.

So, no matter how you spin it, a pandemic based on bat soup is a hard sell – despite how many times it’s repeated in the news media. It’s like 9/11. No one’s really sure what happened, but the official story is patently unbelievable to anyone not suffering from cognitive dissonance.

Overall, it’s stunning to read how the scientific community marvels at the ability of influenza type viruses to cause pandemics, because unlike Ebola people don’t die-off within days of exposure but productively transmit the airborne pathogen for two weeks undetected when asymptomatic.

Influenza is usually transmitted by direct contact but can also be transmitted by aerosol (e.g. on a passenger plane). Indeed, international transmission is increasingly frequent. Notably, aerosol transmission of influenza requires up to 27,000 times fewer virions to induce equivalent disease. Taken together with the fact that the influenza virus is readily accessible and may be causing more deaths than previously suspected, the possibility for genetic engineering and aerosol transmission suggests an enormous potential for bioterrorism.”

Some of the more fascinating discussions in the scientific community involve ethical issues with gain-of-function experimentation. Gain-of-function research involves genetic manipulations that expand the adaptability and/or virulence of a given pathogen.

Ralph Baric, an infectious-disease researcher at the University of North Carolina at Chapel Hill, last week (November 9) published a study on his team’s efforts to engineer a virus with the surface protein of the SHC014 coronavirus, found in horseshoe bats in China, and the backbone of one that causes human-like severe acute respiratory syndrome (SARS) in mice. The hybrid virus could infect human airway cells and caused disease in mice, according to the team’s results.”

Other interesting discussions involve the resistance of certain DNA and blood types to particular infections and the sensitivity of others:

One of the reasons COVID-19 can be so fatal to some people is because of their bodies elicit an overzealous immune response called a cytokine storm, which may originate in their DNA. A small study of patients who died from the 2009 H1N1 flu outbreak found that many carried mutations that triggered this self-destructive flood of cytokine molecules. Results from studies on the genetics of COVID-19 susceptibility and severity are beginning to trickle in. One study suggests that variants in the HLA genes likely play a role. Others point to differences in the ABO blood type, as well as variants in the ACE2 gene, which codes for the protein SARS-CoV-2 latches onto to infect human cells. But the findings are all preliminary and require follow-up with larger datasets.”

Also noted by scientists are the distribution of similar DNA and blood types to particular geographical regions and ethnic groups which could potentially enable effective targeting.

Rather than specifically triggering the toxic effects of organisms such as anthrax, the Sunshine project warned that weapons based on a new medical technique called RNA interference could shut down vital genes. If the sequence of the target gene varies between two different populations the technique could be used to interrupt key body functions in one population and not the other. If as little as 10% or 20% of a target population would be affected, this would wreak havoc among enemy soldiers on a battlefield or in an enemy society as a whole, the group said.”

Many activists discussed the U.S. unabashed proclivity for using biological weapons against its foreign enemies, especially Cuba and even testing these weapons out on its prisoners, orphans, military personnel, and civilians in both rural and urban settings.

U.S. commerce secretary, Wilbur Ross, glibly remarked in January that the COVID-19 epidemic in China would be positive for the U.S. economy. Some cynical journalists believe Wuhan was a good spot for release because any genetic modifications revealed in its sequence could later be blamed on Wuhan’s biosafety level-4 lab, thus achieving plausible deniability the CIA’s operational hallmark.

Moreover, any blowback to the U.S. from the release of COVID-19 could be used to whip-up the gullible into believing that the virus was a plot by the Chinese Communists against Trump’s America when in fact all economic, political and social indicators show that China is eclipsing the United States. China didn’t need to shoot itself in the lung in Wuhan to take out the United States, Washington’s failing repo market, militarism, and unique brand of gangster capitalism already did the work.

As of November 2019, the U.S. debt to China was $1.09 trillion. That’s 16% of the total public debt owned by foreign countries. Many are concerned that this gives China political leverage over U.S. fiscal policy and worry about what would happen if China started selling its Treasury holdings. It also would be disastrous if China merely cut back on its Treasury purchases. By buying Treasurys, China helped keep U.S. interest rates low. If China were to stop buying Treasurys, interest rates would rise. That could throw the United States into a recession.”

BIOMETRICS

While the designing of pathogens to attack particular DNA and blood types, remains top-secret, what’s not is Washington’s extensive efforts to collect biometric data from diplomats worldwide that include DNA samples. Without question, these efforts have been met with considerable resistance and suspicion.

Russia has raised its concerns over attempts by the U.S. military to collect DNA samples from Russian nationals, noting the potential use of such biological samples for the purpose of creating new genetic warfare weaponry.”

Domestically, the Intelligence Community has made it a stated goal to collect DNA widely but discourages its personnel from taking “at home” DNA tests because these tests can compromise security.

Russia, China, and Iran have made claims that COVID-19 is a bioweapon that was released by the U.S. during training exercises in Wuhan in October. And they have pointed out that the early pattern of COVID-19 cases showed a massive geographical leap from China to Iran and Italy – countries Washington has threatened and targeted with economic sanctions. While Italy was a surprise to many, others understood their trade with China to be a point of contention in Washington.

GLOBAL CLASS WARFARE

Either way, all respected activists see the vulnerability of the impoverished and African Americans to COVID-19 as a function of a domestic & foreign policy that’s rooted in slavery and exploitation. So, no matter how COVID-19 arrived, it’s time to understand its appearance as an unprecedented opportunity to unleash class warfare on a global scale.

Despite the CIA’s longstanding and pervasive operations Gladio and Condor, and Trump’s political strategist Steve Bannon’s promotion of U.S. imperial fascism throughout Europe and Latin America, massive grassroots protests erupted in France, Chile, Columbia, Brazil and Argentina against neoliberal policies, fascist governments and austerity measures in 2019. What hasn’t been seen is massive protests in the United States since the invasion and occupation of Iraq in 2003.

But, given the Intelligence Community’s stranglehold over the news, social media, and Hollywood style productions through operation Mockingbird and its actual infiltration now into the corporate and alternative news media as writers and newscasters, this is no surprise. Moreover, the Intelligence Community actively continues COINTELPRO against dissidents, especially African Americans and Environmentalists and has a long-standing symbiotic relationship with religious organizations. Yet, despite extrajudicial killings, lawfare jailings and persecutions of resistance leaders worldwide such as the bounty placed on the sitting elected president of Venezuela, Nicolas Maduro, it’s an accomplishment that protest and independent new media remain inextinguishable. This is a clear victory and not to be underestimated.

RESISTANCE

While the resistance doesn’t have a cohesive global movement under one leader, what it’s achieved is a patchwork quilt of independent activist groups. It can be argued that this is its strength and makes it more difficult to infiltrate and eradicate. The only vulnerability remains typical COINTELPRO type sabotage such as infighting, competition, and identity politics. Since all dissidents bleed red blood irrespective of gender, race, color, creed, and sexual orientation and preference, and view each other as comrades and companeros, the movement will advance. When party platform differences are placed aside and the imperial enemy is clear, resistance is unstoppable.

Activist, educator, and co-host of WBAI’s Voices of Resistance program, Lucy Pagoada-Quesada explains that no matter what obstacles are put in the resistance’s path, the solution is always “organize, educate and mobilize”. Many activist groups follow this playbook faithfully to great success. Through webinars, educational forums are becoming membership drives and effective calls to actions despite COVID-19 restrictions on assembly and movement.

Through webinars, political economy is taught by the Party for Socialism & Liberation; labor history is taught by Workers World; and, Struggle LaLucha, teaches about Vladimir Lenin and unites essential workers from different economic sectors in actions; Ajamu Baraka, the national organizer and spokesperson for The Black Alliance for Peace (BAP), explains the connection between domestic and global issues and leads actions that protect Venezuela and Iran from military invasion and economic sanctions – critical situations that are concealed by the pandemic’s hype

CODE PINK hosts “WTF is Going on in Latin America”, which provides ongoing critical news coverage that shows resistance to Washington’s imperial fascism. Co-founder, Medea Benjamin’s reports from the front-lines in Bolivia during Washington’s backed white nationalist fascist coup against indigenous president Evo Morales were invaluable, and CODE PINK’s campaign to Divest from the War Machine is not to be missed.

Tangible results from webinars and outreach involve support for communities through mutual-aid as well as the organizing of strikes and car caravans to free prisoners and ICE detainees; defend workers, and put rent payments on hold. Sara Flounders, writer and organizer with the International Action Center, Workers World Newspaper and SanctionsKill.org, says she’s “extremely busy coordinating webinars and car caravans lately.” A car caravan is scheduled for International Workers Day (May 1) in NYC, the epicenter of COVID-19 in the United States. It will conclude at Governor Cuomo’s Manhattan office.

Cooperation Jackson’s called for a general strike on May 1.

A Call to Action: Towards a General Strike to End the COVID-19 Crisis and Create a New World, provides the rationale and the broad demands that Cooperation Jackson says must ground the strike. The overall principle and strategic goal of the action is that the people must make demands that will transform our broken and inequitable society, and build a new society run by and for us – the working-class, poor, oppressed majority.”

Kevin Zeese, co-director of Popular Resistance, speaks about the importance of strikes, seeing the one scheduled for May 1 as the beginning:

The General Strike campaign will be ongoing with actions on the first of every month…This new era of mass strikes builds on successful strikes by teachers, healthcare workers, hotel workers, and others.  According to the Bureau of Labor Statistics, in the last two years, there has been the largest number of major work stoppages in 35 years with more than 400,000 workers involved in strikes in both 2018 and 2019. This continues in 2020 with a wave of wildcat strikes. Striking is the most powerful tool of the people. United action magnifies popular power and shows those in power that they cannot ignore us any longer.”

Many voters dissatisfied with the United States’ corporate party duopoly, and/or still reeling from the recent loss of the campaigns of Bernie Sanders and Tulsi Gabbard, are actively engaged and now seeking to support socialist candidates such as Gloria La Riva & Leonard Peltier and those offered by the Green Party. Many believe this is a critical time for third party candidates to gain ballot access throughout the United States at all electoral levels. Will third party candidates win the presidency? Probably not, but they raise bread & butter issues and unite constituencies that resist neoliberal economic policies and fascism both nationally and internationally. Additionally, incremental change at the local level can’t be underestimated.

ROLE OF INTELLIGENCE COMMUNITY DEFECTORS

Activist groups know this is not a time for exclusivity and nitpicking, this is a time to adopt the well-known adage “the enemy of my enemy is my friend.” By focusing on commonalities, imperial fascism and its deep state intelligence community lackeys can be defeated. COVID-19 shows the world that the system is totally out of control and must be stopped by any means necessary. Activists recognize that former intelligence community members and military personal have undermined the opposition with their heroism and truth-telling. Shining examples of whistleblowers are Philip Agee, John Kiriakou, Edward Snowden, and Chelsea Manning. In NYC, The Big Apple Coffee Party has taken the lead in defending journalist, Julian Assange, and whistleblower, Chelsea Manning.

ROLE OF THE RULING ELITE

While COVID-19 certainly benefits members of the ruling elite that are most vested in the military-industrial complex, fossil fuel, financial and pharmaceutical industries, and its tech titans, it doesn’t benefit them all and some may not believe the end justifies the means when it comes to pandemics. The ruling elite might agree on bottom-line benefits, but power is never static. Jockeying for position reveals exploitable fissures. Capitalism remains, even at the highest echelons, a zero-sum game that is inherently cannibalistic by its contradictions – as evident by the fight between Amazon and Microsoft for the Pentagon’s Jedi cloud contract – a contract that reads like the premise of the Hollywood blockbuster movie Terminator. These contradictions are now ripe for weaponization.

While the proletariat and underclass are not surprised by the ravages of COVID-19 against them in an intrinsically unjust sociopolitical economic system, the pandemic has now demonstrated to the petty-bourgeois and even the bourgeoisie itself that quarantines are no party; essential workers are essential; all the best restaurants are closed; and now their maid, driver or sex-slave’s cough can kill them. And, it’s a real drag to find a country that allows a jet to land these days. Dissidents within the ruling elite can join the resistance in its divestment campaigns and also anonymously fund independent grassroots organizations; striking workers go-fund-me campaigns, and independent news media – just leave co-optation and capture out. Activists know many progressive organizations and independent news media that were neutered by the donner class and are alert to the tricks. Sabotage and whistleblowing are also great ways for the dissident elite to get down with the people.

CONCLUSION

COVID-19 is not the time to fight for breadcrumbs and concessions, but the time to fight for revolutionary changes. Join one of the activist groups listed above; follow webinars; help your neighbors and community; support the growth of Socialist and Green political parties and, observe general strikes as workers, consumers, protesters, writers, videographers, etc.

Power to the people.

Lauren Smith is an independent journalist. Her work has been published by Alliance for Global Justice, Black Agenda Report, Common Dreams, Counterpunch, The Duran, Global Research, CA, Monthly Review, and Telesur amongst others. She holds a BA in Politics, Economics, and Society from SUNY at Old Westbury and an MPA in International Development Administration from New York University.  Her historical fiction novel based on Nicaragua’s 1979 revolution is due out this year.

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/04/29/fighting-the-invisible-enemy-imperial-fascism-not-covid-19/

New York, morti perchè? IL VIRUS SIAMO NOI ! Eliminare i vecchi, neutralizzare i giovani, domare il resto

Fulvio Grimaldi
3 maggio 2020

New York, morti perchè?
IL VIRUS SIAMO NOI !
Eliminare i vecchi, neutralizzare i giovani, domare il resto

Hanno sbagliato, o voluto sbagliare, tutto

“ I pazienti deceduti avrebbero sofferto le conseguenze delle prime diagnosi sbagliate. Covid 19 è una malattia infiammatoria vascolare sistemica… addirittura i respiratori avrebbero peggiorato l’esito della malattia…” (Maria Rita Gismondo, direttore microbiologia clinica e virologia del ‘Sacco’ di Milano)

New York: intubati da morire

Ma forse si va oltre al sadismo. Da New York arrivano testimonianze raggelanti su cosa succede in certi ospedali ad anziani intubati e ventilati. Siamo all’orrore. Già da varie fonti mediche, che nessuno ha potuto accusare di fake news, erano arrivati dubbi sulle terapie applicate a chi veniva sospettato di covid-19 e quindi di patologia polmonare. Diversi professionisti avevano asserito che si trattava invece di malattia del sangue con l’esito frequente di trombi letali, contro la quale la ventilazione forzata non era idonea, anzi poteva, con l’eccesso della pressione, provocare danni e perfino morte.

Ora, a partire da un’infermiera che, per non subire rappresaglie nel proprio ospedale, ha chiesto a una collega, Sara N.P., di un’altra struttura, di denunciare quanto ha visto con i propri occhi, la vicenda ha atterrito gli Stati Uniti. Secondo il suo racconto i pazienti anziani venivano fatti morire in massa proprio per l’errata applicazione del ventilatore, nei termini illustrati anche in Italia. La denuncia è stata ripresa dal dr. Cameron Kyle-Sydell del Maimonides Medical Center di N.Y., che ha confermato come i respiratori artificiali provocassero gravi danni ai pazienti, stroncando gli alveoli dei polmoni. Una nota di sospetta corruzione arriva dal dr. Scott Jensen, senatore del Minnesota, secondo cui gli ospedali che impiegano i respiratori ricevono dal ministero il triplo dei fondi rispetto agli altri. Infine, dall’Italia il dr. Giampaolo Palma, cardiologo con vent’anni al Centro Trombosi di Salerno, ribadisce come questo virus attacchi i vasi sanguigni e solo in seconda istanza i polmoni.

Secondo i denuncianti, la pratica degli ospedali di N.Y. di attaccare qualsiasi paziente affetto da coronavirus alle macchine ventilatrici, avrebbe provocato un numero altissimo di decessi. Praticamente saputi e voluti, afferma l’infermiera. L’esclusione immediata di tutti i parenti da qualsiasi contatto con i malati, subito dopo il ricovero, e la loro morte in assenza di testimoni esterni, sarebbe da ricondurre a questa pratica. E forse anche certi numeri in esponenziale crescita. Ma poi, come diavolaccio si conciliano la distanza di un metro tra potenziali contagiati in strada, o nel negozio, e quella di un metro, anche due, negata tra parenti e morenti? Non casca forse l’asino anche qui? E’ fattuale: agli operatori dell’operazione cambiamondo Covid-19 occorrono morti, tanti morti. Ed è altrettanto fattuale che dall’antro da cui sono usciti questi operatori è uscito di tutto, il peggio di tutto.

La migliore di loro: “hanno sbagliato tutto”

E se non fosse bastata la mia piccola ricerca, ecco che sul Fatto Quotidiano del 3 maggio esplode l’atomica di Maria Rita Gismondo, virologa numero uno d’Italia in quanto direttrice di virologia e microbiologia clinica all’ospedale pubblico più rinomato: “Il Sacco” di Milano. E’ la luminare già aggredita con diffida dal noto dr. Burioni (San Raffaele) per aver detto che il Covid-19 le pareva poco più di una normale influenza. Scrive oggi la Gismondo, denunciano il danno inflitto dalle terapie della ventilazione universamente adottate e confermando esplicitamente la scoperta di New York: “L’ipotesi italiana è confermata anche dagli Usa…Sars coV2 colpisce soprattutto i vasi sanguigni, impedendo il regolare afflusso del sangue, con formazione di trombi. La polmonite ne è solo una delle conseguenze”. La cura in questo caso sono gli antinfiammatori, mentre la ventilazione spacca i polmoni e uccide. Si sapeva? Si faceva? “E’ una vera rivoluzione”, conclude Gismondo. Verrà ascoltata? Verrà bruciata sul rogo? Chi appiccherà il fuoco, Roberto Burioni? Bill Gates? Voi che dite?

Ma è mai possibile che, di fronte a un’ipotesi, un dubbio, con tanti elementi e testimoni alla sua base, alla luce di tanti morti soffocati dai ventilatori in tutto il mondo, non si scateni un dibattito internazionale, a tutti i livelli, su chi abbia ragione, tra coloro che insistono a intubare e a nascondere i morenti ai loro cari e viceversa, e quelli che invocano e praticano altre terapie, meno invasive e rischiose?

https://www.corriere.it/…/quella-relazione-pericolosa-tutti… Questo è il link a un articolo del Corriere della Sera, subito rimosso.

La conclusione è una sola. Cosa ci si deve aspettare da chi ha ridotto la distanza tra ricchi e poveri a quella tra la galassia e il pianeta Terra, da chi, sotto copertura di menzogna, frode e altosonanti valori come democrazia, antifascismo e diritti umani, percorre il mondo come un’ininterrotta esplosione termonucleare, cancella al suo passaggio nazioni intere, Stati sovrani, devasta, distrugge, contamina, infliggendo sofferenza e ingiustizia come neanche nelle epoche più buie e terrificanti della storia umana? E prepara, servendosi di una muta di ratti mediatici per le opportune diffamazioni, fake news, manipolazioni, quell’aggressione alle potenze indocili, Russia, Cina, che renderà tutti gli olocausti succedutisi nella Storia umana, comprese ere glaciali cadute di corpi celesti, diluvi universali, un incidente di percorso?

Prima gli anziani, costosi, improduttivi, dotati di memoria….

“Dal di che nozze e tribunali e are
dier alle umane belve esser pietose…”

file:///C:/Users/Fulvio/AppData/Local/Packages/microsoft.windowscommunicationsapps_8wekyb3d8bbwe/LocalState/Files/S0/3/Attachments/APPELLODELLACULTURA[32047].pdf

Un appello relativo all’argomento del prossimo paragrafo, gli anziani mandati al macero, lanciato dalla scrittrice Donatella Bisutti, firmato da molti e pubblicato sui media. Da diffondere.

Abbiamo assistito all’eliminazione dei vecchi tramite assembramento di infetti nelle case di riposo, intubazioni letali a chi poteva essere curato con eparina o clorochina, come incomincia a succedere da noi e altrove, alla faccia dei bonzi sanitari che, grazie al vaccino, aspettano di farsi depositi di Paperoni e califfati tipo quelli del Golfo. Abbiamo visto i nuovi Mengele, Alan Dulles e Shimon Peres, dell’eugenetica costringerli a morire in casa per interruzione delle cure, tutte sospese, mancanza di moto, aria, sole, socialità, per depressione, infarti, perfino inedia. Pulizia generazionale di deboli, improduttivi e costosi che avevano tuttavia la grave colpa di infettare il Nuovo Ordine Mondiale con il patrimonio della memoria di cose, nomi, valori, libertà.

E poi al danno, se così si può definire, l’insulto. Alla persona che muore e che, su falsi pretesti, in maniera sadica viene privato del conforto dei suoi brani di vita affettiva nei momenti del freddo che gela il midollo. Alle persone consanguinee, con-affettive, che si vedevano negate la vicinanza del massimo reciproco bisogno. Nessuno a cui ribadire che ci è cara la sua vita, nessuno da cui farsi accompagnare in un passaggio che, da solo, vuol dire orrore. Da Antigone, da quando eravamo animali pre-umani, la morte, come la nascita, misteri insondabili che ogni civiltà ha affrontato con ritualità sacra, era onorata, alleviata, accompagnata.

Poi i bambini e ragazzi, improduttivi, costosi, pericolosi

Ma tocca anche ai giovani. Non di morire. I feldmarescialli hanno bisogno di turnover. Ai giovani tocca di non rompere, come sarebbe nella loro natura di incontaminati dalla vista chiara e, come troppe volte è stato nella Storia, di agenti di cambiamenti radicali, catastrofici per le élites dell’epoca. Tocca ammazzarli, nel senso di decerebrarli, da piccoli. Tutti ricordano di cosa accadde cinquant’anni fa in quasi tutte le strutture dell’istruzione, dalle medie, con ragazzini e adolescenti, alle università dei ventenni e, poi, nelle fabbriche e nei quartieri, con tutta una generazione. Se non nelle fondamenta, il palazzo dell’élite tremò nei vetri e nelle pareti. Ne sono ancora terrorizzati.

Sfumata l’operazione AIDS, di negazione della sessualità conquistata in quegli anni, scoperchiata da guerre e sanzioni a classi e nazioni la “guerra al terrorismo”, hanno capito che dovevano colpire alla radice della vita. Per neutralizzare i caratteri vitali, la forza, la curiosità, l’intelligenza delle nuove generazioni, bisognava ridurne l’“assembramento”, sempre gravido di intemperanze e minacce. Impedire l’associarsi, l’incontrarsi, l’organizzarsi, che a una generazione danno un carattere, addirittura una fisionomia, comune, rabbie e aspirazioni condivise, come succede nelle rivoluzioni, con la ricchezza delle sue diversità e sfaccettature. Un sognare, sentire, pensare, volere che produce forza di massa.

Per prima cosa era necessario disgregare i corpi portatori di tale comunità, separarli, isolarli. Compito delle piattaforme digitali. Rapporti che da fisici, con suoni, occhi, odori, contatti, espressioni, all’asettico del virtuale. Virtuale da smartphone e reti social, autocelebrativo nell’immagine, a compenso di un’identità che, senza confronti con la realtà fisica, diventa incerta, minimalista; semplificata, infantile, nel linguaggio. L’apoteosi delle chat, del pensiero breve e, dunque, della comunicazione corta. Fine del crescere dell’uno sull’altro, con l’altro, per l’altro, ad arrampicarsi insieme, legati, sulla roccia che ha in cima la maturità. Conferma di una gerarchia famigliare ossificata e patriarcale, che poi dovrà rafforzarsi nei rapporti sociali e di classe. Un rapporto dogmatico e quindi autoritario, negatore della dialettica e della contestazione.
Come quello dei monopolisti della Scienza. Che controllano l’OMS pagandola, non diversamente dall’organismo ONU che sovrintende al digitale, Internet Governance Forum (IGF). Da chi è composto? Dai governi, per forza, dalle piattaforme dettaleggi e dettacensura di Silicon Valley e dalla “società civile”. Cosiddetta, perché composta dalle grandi ONG, tipo Medici Senza Frontiere, Save the Children, Open, generosamente finanziate dalle stesse piattaforme e pure da Soros. Conflitti d’interesse. Nessuno. Come quelli dell’OMS.

Scuola o centro di addestramento?

Poi l’eliminazione della scuola, luogo deputato alla formazione, tanto attraverso l’apprendimento didattico quanto a quello autogestito nella comunità di ragazzi che si crea e che ne alimenta l’opera collettiva, anche la resistenza, nei confronti degli adulti e l’affinamento piscofisico reciproco attraverso l’amicizia, l’amore, l’emulazione, il conflitto. Un fronte di forza e di responsabilità fondato sullo scambio. Negato, ne riduce i membri alla solitudine, alla debolezza, al blocco del processo evolutivo e formativo. Nessuna comunicazione e nessun insegnamento virtuale, la scuola telematica con i suoi elementi degenerativi di isolamento e solipsismo, può sostituire anche in minima parte, anzi, la linfa vitale del confronto diretto nella comunità. E neppure il rapporto discente-docente, fatto com’è di espressioni, vibrazioni sensoriali e intellettive, fascino, direi, forzando, di elettromagnetismo, potrà mai essere restituito dalla freddezza disumanizzante di uno schermo.

Scuola di classe

O vogliamo scordarci di cosa avesse già provocato, con gli strumenti del digitale appositamente prodotti, la defisicizzazione della realtà esterna e conseguente annichilimento di quella interna che con essa dialoga, e non solo visivamente. Smartphone e tablet tanto comodi, tanto utili e tanto appositamente pensati e diffusi per analfabetizzarci in termini di comprensione della complessità e della sua riduzione a sintesi. Ora questa improbabile ministra dell’Istruzione, Azzolina, prevede, per la ripresa, una scuola spaccata a metà. Come una pianta, un edificio, una vita qualsiasi, che nelle sue parti divise non è più niente di ciò che era. Metà in classe e metà al computer da casa. Due forme non tanto alternative, ma contrapposte, di procedere alla formazione di donne e uomini adulti e coscienti. Ne usciranno due categorie che non avranno nulla da dirsi. Una più dotata, l’altra profondamente disabilitata. E così, nella più importante occasione di socializzazione dei ragazzi, si ricreano le diseguaglianze che la Scuola era chiamata ad annullare. E’ lotta di classe dall’alto verso il basso. Vigliacca, perché se la prende con i meno armati. E una volta di più, il sistema è riuscito a dividere la società. E a imperare. Lo scopo di tutto quello che ci succede non è forse questo?

Resta da dire dei bambini che, dopo due mesi in gabbia, a sfondarsi di Lego e diseducarsi con disneyani filmati di animali, simpatici e degni di affetto solo nella misura in cui paiono esseri umani travestiti da cerbiatto, o orso, o passero, possono uscire con mamma o papà. Un giretto, ma non incontrarsi tra loro, non andare sull’altalena, o sullo scivolo e correre e fare capriole, in gara con i compagni. Non sanno mantenere le distanze, i bambini! In qualche modo colpevoli, mentre ancora odorano di latte materno. Una bella partenza per la crescita da anchilosati nei muscoli e nel cuore, mamma e papà-dipendenti, soli. Ammazzarli da piccoli, appunto.

Originale: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2861332593955278&id=117480098340555&__xts__[0]=68.ARAFehGX5wadcjPbu0Tztd2P3ESoGo16gy7XhsRZnF-fkElzTdH7QdNb1TIbrZnSsplfidx5bw91kB3dvRAOiYqkWK42tM7Y61-A3TEsGsAtIDiI0PEwXdznnZXn8CKLWnes0-mXFPK44OKBe85IgAwoRckkpsfiu9ZZsxm3pPWyC7lfKToWQsYTWxpUK7LgIefx3CtNlbUfAcZqMXSOe7cjUByia4icdvDrHp0074L0fv7DLW7_tQUiWr2qYQtLtP2p8lLbHm2iJYG3L2gF42EypQLVYnuHuBPmrM59FI8uK_TFmQHcjqXmV0Ek5lTkTQZIPxYmkMhz3taZ68Qw8Re02g&__tn__=H-R

Agnelli segreti, la storia d’Italia mai raccontata

Gli Agnelli sono stati la vera famiglia regnante del Novecento italiano, con buona pace dei Savoia e della Repubblica, ma raramente nel nostro paese si è scritto di loro con schemi diversi da quelli dell’agiografia lecchina. Del resto il mito piccolo borghese dell’Avvocato era troppo evidente per essere ignorato da giornalisti in fondo alla caccia soltanto di una battuta da titolo, se non di una FIAT in comodato d’uso.

Di qui milioni di articoli e servizi su Ferrari, Juventus, nuovi straordinari modelli di auto, quadri, tendenze della moda, eccetera, e un po’ meno sull’onnipresenza di Agnelli nel mondo finanziario e politico. In altre parole, per decenni invece di parlare del principale gruppo finanziario italiano e della principale industria si è trovato più facile parlare della figura di Gianni Agnelli.

Gigi Moncalvo nel suo Agnelli segreti, uscito nel 2012 per Vallecchi e omaggiato di poche recensioni (leggendolo si capisce anche il perché), prova ad andare oltre i simboli esteriori del potere o le storie da copertina, per condurci attraverso una grande inchiesta nei meandri del potere vero. Quello che non viene mai fotografato allo stadio, in barca, alle mostre.

Il libro è apparentemente una storia della famiglia, con qualche incursione nel gossip pesante (gli amori lesbici di Susanna Agnelli, i veri compiti di Montezemolo, eccetera), ma in realtà pur essendo abbastanza lungo (più di 500 pagine) compie scelte molto precise mettendo fatti e personaggi collaterali al servizio delle storie principali. Che sono fondamentalmente quattro.

La prima è quella della relazione fra Virginia Agnelli, fresca vedova di Edoardo e madre di Gianni, Susanna, Umberto, eccetera, con Curzio Malaparte. I dettagli da cronaca rosa sono incredibilmente messi in fila dall’OVRA, la polizia segreta fascista, che appare quasi al servizio di Giovanni Agnelli. Cioè il fondatore, il rigidissimo e sabaudo (ma all’occorrenza levantino) Senatore.

Con funzionari pubblici che pedinano Virginia allo scopo di trovare particolari e prove che consentano di toglierle l’affidamento dei figli (a beneficio del nonno, chiaramente). Si arriva al paradosso di Virginia che chiede a Mussolini di essere difesa dal suocero di lei e dalla polizia di lui… Malaparte non è certo un comprimario, ma un ex direttore della Stampa agnelliana che ha vissuto diverse fasi del fascismo e che si atteggia a suo oppositore più per posa intellettuale che per istinto democratico. E la sua storia con Virginia, ma soprattutto il modo in cui viene osteggiata, dice molto del potere FIAT nell’Italia fascista, nonostante il Senatore a Torino provi a smarcarsi perché nella vita non si sa mai.

La seconda macrostoria all’interno del libro è quella riguardante Gianni Agnelli, il nipote del senatore, non dal lato del cazzeggio mondano ma da quello della presa del potere nei confronti di fratelli e altri parenti, per precisa volontà del nonno. Impressionante è la valutazione del gruppo FIAT subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, pur con tutte le cautele del caso: circa 64 miliardi di euro, ai valori attuali. La costruzione di ‘Agnelli’ passa attraverso vent’anni di mondanità ma anche di rapporti internazionali coltivati ai massimi livelli fra una donna e l’altra (Pamela Churchill, nuora di Winston, e Anita Ekberg su tutte le altre, per motivi diversi), mentre la FIAT veniva mandata avanti con intelligenza, ma anche con metodi oltre l’autoritarismo, dal professor Valletta fino ai 45 anni dell’Avvocato.

La vicenda forse più appassionante è quella di Edoardo Agnelli, della sua infelice vita (a 40 anni e passa era di fatto sotto tutela, controllato anche nella quotidianità minima) e della sua stranissima morte avvenuta nel 2000, a 46 anni, seguita da un’inchiesta imbarazzante per le lacune della magistratura e i tentativi di insabbiamento di parte della famiglia o forse di qualcuno che in quei frangenti già controllava la famiglia.

Una storia che ha avuto un’appendice dopo la morte di Gianni Agnelli, con tanto di tentativi della sorella di Edoardo (Margherita, madre fra gli altri di John e Lapo Elkann) per conoscere la verità. Impressionante in generale, non tanto in relazione alla storia di Edoardo, la freddezza di Marella, la madre, in contrapposizione al crollo anche fisico dell’Avvocato. Ben raccontato è il modo astuto in cui possibili successori di Gianni Agnelli venivano dati in pasto ai media, da Giovanni (figlio di Umberto e fratello dell’attuale presidente della Juventus) allo stesso John Elkann, ritenuto più plasmabile dell’idealista Edoardo e ovviamente anche dell’estroso Lapo.

La quarta storia, che avvolge tutte le altre, è vero giornalismo investigativo e riguarda il reale controllo del gruppo dagli anni Novanta ai giorni nostri. Attraverso la costituzione di società più o meno schermate, in Italia e in Lichtenstein, Agnelli voleva occultare gran parte del suo patrimonio, ‘allontanare’ la sua figura dalla realtà operativa delle società italiane (si era in piena Tangentopoli, si era quasi arrivati a Romiti…), ma soprattutto assicurare al gruppo una unitarietà di gestione che il diritto di famiglia dopo la sua morte non avrebbe permesso: Edoardo era ancora vivo e desideroso di occuparsi degli affari della sua famiglia.

Attraverso documenti riservati e pubblici Moncalvo dimostra che di fatto il controllo del gruppo ad un certo punto è stato nelle mani di due avvocati (uno svizzero, René Merkt, e uno del Liechtenstein, Herbert Batliner), ma che nell’ultimo ventennio è stato sostanzialmente di Gianluigi Gabetti (ora 91enne) e di Franzo Grande Stevens (ora 87 anni), cioè due fra i più stretti collaboratori di Agnelli. Con il rapporto di sudditanza che ad un certo punto si è ribaltato, grazie a statuti societari con articoli ai confini della realtà, sottoscritti con superficialità dall’Avvocato. In copertina ci vanno Briatore e al limite Berlusconi, ci sono quasi funerali di Stato per Michele Ferrero, ma non è sbagliato dire che l’uomo più potente d’Italia negli ultimi decenni sia stato e tuttora sia Gabetti.

Un lettura appassionante, per chi fosse interessato a capire chi ha comandato e comanda in Italia al di là dei segni esteriori del potere. Fra questi segni anche la Juventus, finita nel 2006 in una guerra molto più grande di lei e dell’intero calcio italiano e da qualche anno tornata ai massimi livelli sotto la gestione della parte ‘perdente’ del gruppo, una sorta di premio di consolazione pronto comunque ad essere cancellato in presenza di certe situazioni. Un libro di giornalismo investigativo, quello di Moncalvo (una ottima carriera nei giornali e anche in televisione, molti ragazzi anni Ottanta lo ricordano come volto dell’informazione di Canale 5 prima dell’arrivo di Mentana), che in molti capitoli restituisce dinamiche umane terribili ma anche commoventi, ben lontane dai servizi di Capital e dalle interviste in ginocchio di tante prime firme. Inutile sottolineare che i giornalisti escono a pezzi da molte situazioni, per il modo in cui i loro servizi vengono concordati con l’ufficio stampa FIAT, ma non mancano neppure esempi di grande valore.

Non si possono scrivere biografie senza essere appassionati al soggetto, quindi anche questo libro in fondo (ma proprio in fondo) contribuisce al mito di Agnelli. Ma lo fa con un’inchiesta vera, che mette in luce tutte le contraddizioni del personaggio: un patriottismo poco retorico insieme a un cosmopolitismo cinico, la coscienza dell’importanza sociale della FIAT insieme all’evasione fiscale, le follie da jet set e i bei gesti sconosciuti ai più, la noia mortale per qualsiasi argomento e allo stesso tempo la curiosità vampiresca. C’è ancora tanto da scrivere sugli Agnelli, il tempo non mancherà. Sarebbe adesso più urgente, non soltanto per i mitici ‘mercati’, rispondere alla domanda: chi c’è dietro a John Elkann?

Preso da: https://www.indiscreto.info/2015/02/agnelli-segreti-litalia-mai-raccontata-dal-fascismo-john-elkann.html

House-to-House: How Venezuela is Stopping the Coronavirus (with the Help of Cuban Doctors)

One of the strategies for dealing with the coronavirus in Venezuela is, in addition to quarantine, house-to-house visits that doctors make to detect cases of contagion and treat them early. Many of the doctors are Cuban, and they walk around the neighbourhoods every day in their white coats and masks.

They search for cases of coronavirus infection even inside the home. This is what the so-called “house-to-house” approach is about, one of the most effective methods that has been implemented in Venezuela, along with quarantine, to deal with the COVID-19 pandemic.

The scenario has been repeated every day since the deployment of the SARS-CoV-2 strategy began shortly after the first cases were confirmed in the country on Friday, March 13. Currently, in the state of Miranda alone, in central-northern Venezuela, at least 1,500 Cuban doctors are covering the neighbourhoods with their white coats, chins, lists to be filled in with data on the people visited in their homes.

Arreaza claims that the U.S. is lying when it asks Venezuela to accept humanitarian aid It is not a random route. The deployment is based on a database collected by the government through a digital data storage system – called Plataforma patria – where those who have symptoms warn of their situation.

Thus, instead of having an influx to health centers, doctors go to those who may have COVID-19.

“We go doctors, nurses, laboratory personnel, looking for the houses where there are people who have had contact with people from abroad and people who have symptoms and have reported through the Plataforma patria,” explains Rafael Crespo Plasencia, a doctor who recently arrived from Cuba to join the battle against the coronavirus.

The work is also educational: “There are still people who do not perceive risk, they have not been very well informed despite all the information networks, radio, television. At home they are informed that they should wear a face mask and wash their hands”.

The majority of people comply with the rules, although during a tour of a popular neighbourhood in Petare, in Caracas, Plasencia pointed out that some people still do not use a mask when they stand, for example, at the door of their house. This is the absence of risk perception, he insists.

How does the Venezuelan health system work?

The San Miguel Arcángel Integral Diagnostic Center (CDI), or Petare Cemetery, as it is known in the area, is located on a main avenue. Behind it is one of Petare’s many neighbourhoods that rises on a hill through narrow streets, corridors, stairs, a labyrinth for those who do not know.

The ICDs belong to the secondary level of health: on the first level are the Barrios Adentro clinics, and on the third level are the hospitals. The CDIs, together with the consulting rooms, are part of the health architecture that was developed during the Bolivarian revolution in conjunction with the Cuban medical mission in the country.

One of the keys to that system was based on two central pieces: prevention and community participation, which are part of the current keys in the strategy to combat the coronavirus.

The health personnel who go out every morning to tour the neighbourhood from the CDI are accompanied by an individual belonging to one of the popular forms of organization that exist in the neighbourhood, such as communal councils, communes, local supply and production committees.

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“We accompany the doctors on the tours to take them to the houses, we are always there, because we know our community, we know the cases, otherwise they are like boats adrift,” explains Norma Josefina Urbina, part of the community council, who walks with Plasencia and the health group that tours the steep neighbourhood.

They are another great strength along with the digital database with the cases of people with coronavirus. They know who lives in the homes, the people most at risk, who had symptoms and didn’t report them. They guide Cuban and Venezuelan doctors with knowledge of the area.

The objective is “to detect any person who has any symptoms, including respiratory ones, and to visit and assess the state of health of the most vulnerable groups, such as the elderly, women, pregnant women and people with chronic diseases,” explains Carlos Luis Oliver Santana, a Cuban doctor who has been in the country for a year.

A total of 11,988 people have been visited, of the approximately 37,000 who live within the radius of action of the CDI Petare Cemetery. The work is daily, constant.

In the houses they talk to people, ask questions about possible symptoms, contact with people who have returned from abroad or who have had the virus and “if we notice any symptoms or evidence” then the person is transferred to the CDI and “is given a quick test that does not cost anything.

The Petare Cemetery

Petare belongs to the state of Miranda, where about 3 million people live. There are 60 ICDs for this territory, of which 38 are the Sentinel ICDs, which provide 24-hour surveillance to deal with the pandemic. “They deal with all pathologies, but only respiratory conditions related to the coronavirus are admitted,” explains Angel Sierra, the state’s deputy chief medical officer.

The CDI Cemetery of Petare is one of these 38 sentinels and has been equipped to carry out this mission. At the entrance there is a doctor protected from head to toe with a complete suit, gloves, mask, and eye protection, who receives patients with symptoms.

Patients are then given a quick test to see if they are positive for COVID-19. “They don’t go anywhere else unless they test positive or have symptoms of the virus and don’t have a positive test, or have a positive test without symptoms,” Santana explains.

If they are in one of these situations, they are admitted to the intensive care unit where they are isolated, placed under observation for 14 days – the incubation time of the virus – and given the various drugs, such as interferon, to strengthen the immune system.

Once they are discharged, “a doctor will visit you at home for seven days to see that there are no symptoms”.

Sierra explains that they have “all the resources, supplies, medicines and equipment to treat the coronavirus in all the ICDs. In Miranda, they have a total of 2,198 members of the Cuban health team, of whom an average of 1,600 travel to investigate, while the rest provide care.

“Between 49,000 and 52,000 patients are seen daily, and 500 are detected with respiratory symptoms every day”.

Coronavirus in Venezuela: a model of combat

The house-to-house system has been successful in Venezuela. It is a method that builds on what had already been established in terms of healthcare and popular organization, reinforced by the arrival of medical supplies from countries such as China, Russia, Cuba, as well as international agencies such as the Red Cross and the Pan American Health Organization (PAHO), the regional arm of WHO.

Its implementation has made it possible to launch an offensive against the coronavirus, conducting a search of every home to detect it early and avoid complications in patients, breaking the chains of transmission, and preventing its proliferation – which can be very fast, as has been demonstrated in other countries, such as Italy and Spain.

This is part of the reason why the curve remains flat in Venezuela. The role played by Cuban aid is crucial, as much as it was in building part of the healthcare system from the beginning of the Bolivarian revolution. There are doctors, every day, in the hills, in their white coats, masks, knocking on door after door, asking questions, giving advice, contributing to the battle against the pandemic.

Original: https://libya360.wordpress.com/2020/04/20/house-to-house-how-venezuela-is-stopping-the-coronavirus-with-the-help-of-cuban-doctors/

 

A la caza casa por casa: así frena Venezuela el coronavirus (y con médicos cubanos)


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Una de las estrategias para enfrentar el coronavirus en Venezuela es, además de la cuarentena, el trabajo de visita casa por casa que realizan los médicos para detectar los casos de contagio y tratarlos tempranamente. Muchos de ellos son cubanos, recorren los barrios cada día con sus batas blancas y tapabocas.

Ir a buscar los casos contagiados de coronavirus hasta dentro de los hogares. De eso trata el denominado “casa por casa”, uno de los métodos más eficaces que ha sido implementado en Venezuela, junto con la cuarentena, para enfrentar la pandemia de COVID-19.

La escena se repite todos los días desde que comenzó el despliegue de la estrategia contra el SARS-CoV-2 poco después de confirmados los primeros casos en el país, un viernes 13, el pasado marzo. Actualmente, solo en el estado de Miranda, centro-norte venezolano, al menos 1.500 médicos cubanos recorren los barrios con sus batas blancas, barbijos, listados a rellenar con datos de la gente visitada en sus casas.

No se trata de un recorrido azaroso. El despliegue se realiza en base a una base de datos recogida por la encuesta que realiza el gobierno a través de un sistema digital de almacenamiento de datos —llamado Plataforma patria—, donde quienes tienen síntomas avisan de su situación.

Así, en vez de tener una afluencia hacia los centros de salud, los médicos van hacia quienes pueden tener COVID-19.

“Vamos médicos, enfermeros, personal de laboratorio, en busca de las casas donde haya personas que hayan tenido contacto con personas del exterior y personas que tengan síntomas y hayan informado por la Plataforma patria”, explica Rafael Crespo Plasencia, un médico que llegó hace poco de Cuba para sumarse a la batalla contra el coronavirus.

El trabajo es también pedagógico: “Todavía hay personas que no tienen la percepción de riesgo, no se han informado muy bien a pesar de todas las redes informativas, radio, televisión. En el casa a casa se les informa que deben usar mascarilla, tapaboca, cómo deben lavarse las manos”.

El acatamiento a las normas es mayoritario, aunque, durante el recorrido por un barrio popular de Petare, en Caracas, Plasencia señala cómo alguna gente aún no utiliza el barbijo cuando está, por ejemplo, en la puerta de su casa. Es la falta de percepción de riesgo, insiste.

¿Cómo funciona el sistema de salud venezolano?

Recorrido de los médicos cubanos del CDI cementerio de Petare durante el casa a casa
© Sputnik / Marco Teruggi
Recorrido de los médicos cubanos del CDI cementerio de Petare durante el casa a casa

El Centro de Diagnóstico Integral (CDI) San Miguel Arcángel, o Cementerio de Petare, como se lo conoce en la zona, está situado sobre una avenida principal. A sus espaldas se encuentra uno de los tantos barrios de Petare que se eleva sobre un cerro por calles angostas, pasillos, escaleras, un laberinto para quien no conozca.

Los CDI pertenecen al nivel secundario de salud: en el primer nivel están los consultorios Barrios Adentro, y en el tercero los hospitales. Los CDI, de conjunto con los consultorios, son parte de la arquitectura de salud que se desarrolló durante la revolución bolivariana en conjunto con la misión médica cubana en el país.

Una de las claves de ese sistema se fundó en dos piezas centrales: la prevención y la participación de la comunidad, que son parte de las claves actuales en la estrategia de lucha contra el coronavirus.

El doctor Rafael Crespo Plasencia conversa con una mujer que está siendo visitada en su casa
© Sputnik / Marco Teruggi
El doctor Rafael Crespo Plasencia conversa con una mujer que está siendo visitada en su casa

El personal de salud que cada mañana sale a recorrer el barrio desde el CDI lo hace acompañado por una persona que pertenece a una de las formas de organización popular que existen en el barrio, como son consejos comunales, comunas, comités locales de abastecimiento y producción.

“Acompañamos a los médicos en los recorridos para llevarlos a las casas, siempre estamos, porque uno es el que conoce su comunidad, sabe los casos, sino vienen como barcos a la deriva”, explica Norma Josefina Urbina, parte del consejo comunal, que camina junto a Plasencia y el grupo de salud que recorre el barrio empinado.

Son la otra gran fortaleza junto a la base de datos digital con los casos de personas con coronavirus. Saben quienes viven en las casas, las personas de mayor riesgo, quienes presentaron síntomas y no lo notificaron. Guían a los médicos cubanos y venezolanos con conocimiento de la zona.

El objetivo es “detectar toda persona que tenga alguna sintomatología, ya sea respiratoria, y visitar y corroborar el estado de salud de los grupos más vulnerables, adultos mayores, mujeres, embarazadas, personas con enfermedades crónicas”, explica por su parte Carlos Luis Oliver Santana, médico cubano que lleva un año en el país.

En total ya visitaron 11.988 personas, de las cerca de 37.000 que viven en el radio de acción del CDI Cementerio de Petare. El trabajo es diario, constante.

En las casas conversan con la gente, realizan preguntas sobre posibles síntomas, contacto con gente que haya regresado del exterior o que haya tenido el virus y “si notamos algún síntoma o evidencia” entonces la persona es trasladada al CDI y “se le hace el test rápido que no le cuesta nada“.

El Cementerio de Petare

Ingreso al CDI cementerio de Petare donde un médico recibe a las personas que pueden estar afectadas con coronavirus
© Sputnik / Marco Teruggi
Ingreso al CDI cementerio de Petare donde un médico recibe a las personas que pueden estar afectadas con coronavirus

Petare pertenece al estado Miranda, donde viven cerca de 3 millones de personas. Existen, para ese territorio, 60 CDI, de los cuales 38 son los CDI centinelas, de vigilancia 24 horas para enfrentar la pandemia: “Atienden todas las patologías, pero ingresan únicamente afecciones respiratorias que estén en relación con el coronavirus”, explica Ángel Sierra, vicejefe de asistencia médica en el estado.

El CDI Cementerio de Petare es uno de esos 38 centinelas y ha sido equipado para llevar adelante esa misión. En el ingreso se encuentra un médico protegido de pies a cabezas con un traje completo, guantes, mascarillas, protección para los ojos, que recibe a los pacientes que presentan sintomatologías.

A los pacientes se les realiza luego el test rápido para saber si son positivos al COVID-19. “No pasan a ninguna otra parte al menos que dé positivo o tenga la sintomatología del virus y no tenga test positivo, o tenga test positivo sin sintomatología”, explica Santana.

Realización de prueba de coronavirus a una paciente en el CDI cementerio de Petare
© Sputnik / Marco Teruggi
Realización de prueba de coronavirus a una paciente en el CDI cementerio de Petare

En caso de estar en una de esas situaciones ingresan a la sala de terapia intensiva donde se los aísla, se los pone en observación durante 14 días —tiempo de incubación del virus— y se les suministran los diferentes medicamentos, como el interferón, para fortalecer el sistema inmunológico.

Una vez que se les da el alta, “un médico va a visitarlo a su casa durante siete días para ver que no haya ninguna sintomatología”.

Sierra explica que tienen “todos los recursos, insumos, medicamentos y equipamiento para atender el coronavirus en todos los CDI”. En Miranda cuentan con un total de 2.198 miembros del equipo de salud cubano, de los cuales sale un promedio de 1.600 a pesquisar mientras el resto garantiza la atención.

“Se atiende de 49.000 a 52.000 pacientes diarios, detectándose con síntomas respiratorios 500 diarios, que se les da atención, se realiza los test y el despistaje”.

Coronavirus en Venezuela: un modelo de combate

Vecinos del barrio donde se despliega la visita casa por casa en Petare
© Sputnik / Marco Teruggi
Vecinos del barrio donde se despliega la visita casa por casa en Petare

El sistema casa por casa ha dado resultados en Venezuela. Se trata de un método que se apoya sobre lo que ya había sido edificado en materia de salud y de organización popular, reforzado con la llegada de insumos médicos de países como China, Rusia, Cuba, así como de organismos internacionales como la Cruz Roja y la Organización Panamericana de la Salud (OPS), brazo regional de la OMS.

Su implementación ha permitido una ofensiva sobre el coronavirus, una búsqueda en cada casa para detectarlo de manera temprana y evitar complicaciones en los pacientes, cortar las cadenas de transmisión, evitar su expansión —que puede ser muy veloz, como ha quedado demostrado en otros países, Italia y España por ejemplo—.

Es parte de las razones por las cuales la curva se mantiene aplanada en Venezuela. El papel jugado por la ayuda cubana es central, tanto como lo fue para construir parte del sistema de salud desde inicios de la revolución bolivariana. Allí están los médicos, cada día, en los cerros, con sus batas blancas, mascarillas, golpeando puerta tras puerta, preguntando, aconsejando, aportando en la batalla contra la pandemia.

Original: https://mundo.sputniknews.com/america-latina/202004171091154019-a-la-caza-casa-por-casa-asi-frena-venezuela-el-coronavirus-y-con-medicos-cubanos/

Racism and “Dreams of Extermination” in Puerto Rico: U.S. Biological Warfare and the Legacy of Dr. Cornelius Rhoads

Timothy Alexander Guzman, Silent Crow News – Who were the men and women behind the U.S. biological weapons programs during World War II? We know Imperial Japan had biological weapons, specifically bombs made of infected fleas they dropped on China and there were others who committed the same atrocities throughout history. The Japanese had madmen, but so did the Americans. What kind of madmen would be engaged in such dangerous weapons of war that can kill every man. woman and child on earth? In the U.S., one of the madmen can be traced back to the late 1920′s and his name was Dr. Cornelius P. Rhoads, a Harvard medical school graduate who was a victim of pulmonary tuberculosis while working at the Peter Bent Brigham Hospital as an intern. Dr. Rhoads was a dedicated oncologist, pathologist and a hospital administrator who went on to teach and conduct research on disease processes at his alma mater. Then From 1929 until 1939, he worked at both the Rockefeller Institute for Medical Research and shortly after, became a staff member at Rockefeller Hospital where he followed his other interests in hematology and poliomyelitis. By 1931, hematologist William B. Castle asked Dr. Rhoads to join him at the Rockefeller Anemia Commission where he worked for several months to participate in clinical research at Presbyterian Hospital in San Juan, Puerto Rico as part of the Rockefeller Foundation’s “sanitary commission” team to study pernicious iron deficiency anemia. Puerto Rico had pernicious iron deficiency anemia had an affection rate of 80% that was caused primarily by parasitic hookworms which also co-existed with another problem, the ‘tropical sprue’ which is described as “a malabsorption disease commonly found in tropical regions.”

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As it is told, the story begins on November 10th, 1931, Dr. Rhoads attended a party hosted by a Puerto Rican co-worker’s house in Cidra, Puerto Rico, but after leaving the party he found his car vandalized with items in his car stolen, so he went to his office apparently angered by the situation and wrote a letter to Fred W. Stewart, whom he called Ferdie, a colleague from Boston that read:

Dear Ferdie:

The more I think about the Larry Smith appointment the more disgusted I get. Have you heard any reason advanced for it? It certainly is odd that a man out with the entire Boston group, fired by Wallach, and as far as I know, absolutely devoid of any scientific reputation should be given the place. There is something wrong somewhere with our point of view.

The situation is settled in Boston. Parker and Nye are to run the laboratory together and either Kenneth or MacMahon to be assistant; the chief to stay on. As far as I can see, the chances of my getting a job in the next ten years are absolutely nil. One is certainly not encouraged to make scientific advances, when it is a handicap rather than an aid to advancement. I can get a damn fine job here and am tempted to take it. It would be ideal except for the Porto Ricans. They are beyond doubt the dirtiest, laziest, most degenerate and thievish race of men ever inhabiting this sphere. It makes you sick to inhabit the same island with them. They are even lower than Italians. What the island needs is not public health work but a tidal wave or something to totally exterminate the population. It might then be livable. I have done my best to further the process of extermination by killing off 8 and transplanting cancer into several more. The latter has not resulted in any fatalities so far… The matter of consideration for the patients’ welfare plays no role here — in fact all physicians take delight in the abuse and torture of the unfortunate subjects.

Do let me know if you hear any more news.

Sincerely, “Dusty”

By the end of December, a former lab technician by the name of Luis Baldoni resigned and later testified that he could have been in danger by exposing Dr. Rhoads. But a month later, around January 1932, Baldoni gave Pedro Albizu Campos, the president of the Puerto Rican Nationalist Party the letter written by Dr. Rhoads which angered the Nationalist leader and many Puerto Ricans.  Albizu Campos sent copies of the letter to newspapers, embassies around the world, to the League of Nations, the Pan American Union and even the Vatican. Albizu Campos responded by writing his own letter stating that Dr. Rhoads was plotting to exterminate Puerto Ricans with cancer as part of American imperialism alongside U.S. installed governors in Puerto Rico who promoted labor emigration and birth control. According to author Truman R. Clark, who published ‘Puerto Rico and the United States, 1917-1933′ in 1975 wrote:

The Nationalists saw the Rhoads letter as proof that the U.S. government had a “policy to exterminate our people,” by keeping wages in the sugar industry so low that workers would starve, selling Puerto Ricans food “unfit for human consumption and the source of serious disease,” and having its governors emphasize emigration and birth control. The United States, said the Nationalists, had all but wiped out the American Indian and the Hawaiians with tuberculosis, starvation, and vaccination shots, but they did not believe even Americans would stoop so low as to inoculate people with cancer, until Dr. Rhoads admitted his part in the fiendish plot

By 1940, rather than face justice, Dr. Rhoads was selected to be the next director of Memorial Hospital for cancer care and research. By 1941 he was studying the use and effects of radiation to treat leukemia. Ironically, by 1950, Albizu Campos was arrested as a political prisoner and was used as a guinea pig to test human radiation experiments which led to his death in 1965.

However, during World War II, Dr. Rhoads became a colonel in the U.S. Army and was chief of medicine in the Chemical Weapons Division. He later went on to establish other chemical weapons laboratories in Utah, Maryland, and Panama participating in race-based secret experiments on African-Americans, Japanese-Americans and of course Puerto Ricans along with 60,000 U.S. soldiers who ended up with life-long aftereffects.

Dr. Rhoads went on to win the ‘Legion of Merit’ for combating poison gas and advancing the use of chemical warfare. The U.S. Army Medical Service published ‘The Medical Department of the United States Army in World War II., Volume 9’ on the original start of their chemical weapons program leading to biological weapons:

In July 1943, a Medical Division was established in the Chemical Warfare Service at Edgewood Arsenal, Md., under Dr. Cornelius P. Rhoads of New York. He was commissioned as a colonel in the Medical Corps and served as chief of the division until April 1945. The division was responsible for conducting research connected with prevention and treatment of chemical warfare casualties, for carrying out toxicological studies related to hazards in the production of chemical warfare agents, and for liaison with the surgeon general. By the end of 1943, new Chemical Warfare Service medical laboratories had been established at Camp Detrick, Md.; Dugway Proving Ground, Utah; and Camp Sibert, Ala. The Medical Division coordinated the work of all these laboratories and maintained liaison not only with the Surgeon General’s Office but also with other War Department agencies and with the Canadian and British chemical warfare research offices.

In January 1944, the Chemical Warfare Service was charged additionally with responsibility for all biological warfare defense projects. This assignment originated in October 1941, when the Secretary of War requested the National Academy of Sciences to appoint a civilian committee to review the field of biological warfare. The response was the formation of the so-called WBC (War Bureau of Consultants) Committee which included representatives of the Surgeon General’s Office as liaison members

And the U.S. biological weapons program was launched with help from Dr. Rhoads who was instrumental to the U.S. Military-Industrial Complex in developing and later establishing the foundation leading to the use of biological weapons. Dr. Cornelius P. Rhoads and his legacy lives on in Puerto Rico and around the world as one of the men who helped develop and produce some of the most dangerous biological (and chemical weapons) known to man. Dr. Cornelius P. Rhoads was a brilliant doctor and researcher, but there is no doubt that he was a racist and a psychopath with dreams of exterminating the Puerto Rican population.

 

References

Susan E. Lederer, “’Porto Ricochet’: Joking About Germs, Cancer, and Race Extermination in the 1930s,” American Literary History 14 (2002): 725

Eric T. Rosenthal, “The Rhoads Not Given: The Tainting of the Cornelius P. Rhoads Memorial Award”, Oncology Times, 10 September 2003. Volume 25. Issue 17. pp. 19-20. Retrieved 17 December 2012.

Truman R. Clark. 1975. Puerto Rico and the United States, 1917-1933, University of Pittsburgh, pp. 151-154

“DR. RHOADS CLEARED OF PORTO RICO PLOT”, New York Times, 15 February 1932

Daniel Immerwahr; ‘How to Hide an Empire: A History of the Greater United States’, pp. 246-249; “A man of brusque manners”: Luis Baldoni, Testimony in Cornelius Rhoads Case, 1932, 1, folder 4, box 31, Reynolds papers

Stephen Hunter & John Bainbridge; ‘American Gunfight: The Plot to Kill Harry Truman’, pp. 194-195; Simon & Schuster pub., 2005;

“HEALTH: Puerto Ricans Outraged Over Secret Medical Experiments” , (IPS) Inter Press News Agency, Carmelo Ruiz-Marrero, 21 October 2002;

Source: http://silentcrownews.com/wordpress/?p=6387

Chemical and Biological Weapons: The US Government Waged a War Against its Own Citizens

Larry Romanoff

For the past 70 or so years, the US government waged a war against its own citizens, a reprehensible history of illegal, unethical and immoral experiments exposing countless US civilians to deadly procedures and pathogens.

According to a US Congressional investigation, by the late 1970s:

at least 500,000 people were used as subjects in radiation, biological and chemical experiments sponsored by the US Federal Government on its own citizens”.

Screenshot: Tampa Bay Times, October 7, 2005

The United States Government Accountability Office issued a report on September 28, 1994, which stated that between 1940 and 1974, the United States Department of Defense and other national security agencies studied hundreds of thousands of human subjects in tests and experiments involving hazardous substances.

“Many experiments that tested various biological agents on human subjects, referred to as Operation Whitecoat, were carried out at Fort Detrick, Maryland, in the 1950s. The human subjects originally consisted of volunteer enlisted men. However, after the enlisted men staged a sit-down strike to obtain more information about the dangers of the biological tests. No follow-ups of note were done, nor were records kept, of the participants. The US military later claimed it had contact information for only about 1,000 of the original participants. [The] United States biological defense program contains scores of divisions, departments, research groups, bio-intelligence and more, by no means all related to “defense” in any sense.”

From the document: American nuclear Guinea Pigs: Three decades of radiation experiments on U.S. citizens: Report prepared by the Subcommittee on Energy Conservation and Power, of the Committee on Energy and Commerce, U.S. House of Representatives, November, 1986: U.S. Government Printing Office, Washington, 1986, 65-0190

“The human subjects were captive audiences or populations that experimenters might frighteningly have considered “expendable”: the elderly, prisoners, hospital patients suffering from terminal diseases or who might not have retained their full faculties for informed consent. … no evidence that informed consent was granted. … the government covered up the nature of the experiments and deceived the families of deceased victims as to what had transpired. … subjects received doses that approached or even exceed presently recognized limits for occupational radiation exposure. Doses were as great as 93 times the (maximum) body burden recognized”. The paper then proceeds: “Some of the more repugnant or bizarre of these experiments are summarized below.”

Few Americans seem aware of their own government’s programs of human experimentation, an unconscionable litany of atrocities performed by the CIA and military on an innocent and uninformed population, always without consent and most often with tragic results.

These included extensive programs of mind-control experiments, interrogation/torture experiments, deliberate infection with deadly or debilitating diseases, exposure to severe radioactivity and every manner of biological, bacteriological and toxic chemical pathogens. They encompassed brainwashing, torture, electroshock, nerve agents, drugs and exotic hypnosis and surgical experiments including lobotomies, and a wide range of pharmacological “research”, all conducted on innocent, uninformed and helpless civilian victims ranging from newborn babies to adults.

The substances used – the “tools of their trade” – included LSD, heroin, morphine, Benzedrine, marijuana, cocaine, PCP, mescaline, Metrazol, ether, nerve gases VX and Sarin, toxic chemicals such as zinc cadmium sulfide and sulfur dioxide, a variety of biological agents, sulfuric acid, scopolamine, mustard gas, radioactive isotopes, and various dioxins from Dow Chemical. They also included electroshock, synthetic estrogens, live cancer cells, animal sexual organs transplanted into humans, cow blood transfusions and much more. Deliberately-transmitted diseases included syphilis, gonorrhea, hepatitis, cancer, bubonic plague, beriberi, cholera, whooping cough, yellow fever, dengue fever, encephalitis and typhoid, Lyme Disease, hemorrhagic fever and much more.

Screenshot, New York Post

Experiments were performed on children, orphans, the sick and mentally disabled, prisoners who were given no choice in participation. Hospital patients were often told they were receiving medical treatment, but instead were used as subjects in deadly experiments.  (See Hornblum Allen M.; Newman Judith Lynn; Dober Gregory J. (2013). Against Their Will: The Secret History of Medical Experimentation on Children in Cold War America. Palgrave Macmillan. ISBN 978-0-230-34171-5)

We will never know the total number who died. If you don’t mind nightmares, do some research on the CIA’s MK-ULTRA program. Many of these experiments continued until the late 1990s and beyond, and many people claim – and provide evidence – that they still continue today.

Three days after his speech decrying Soviet tactics, Allen Dulles approved the beginning of MK-Ultra, a top-secret CIA program for “covert use of biological and chemical materials.” “American values” made for good rhetoric, but Dulles had far grander plans for the agency’s Cold War agenda.

MK-Ultra’s “mind control” experiments generally centered around behavior modification via electro-shock therapy, hypnosis, polygraphs, radiation, and a variety of drugs, toxins, and chemicals. These experiments relied on a range of test subjects: some who freely volunteered, some who volunteered under coercion, and some who had absolutely no idea they were involved in a sweeping defense research program. From mentally-impaired boys at a state school, to American soldiers, to “sexual psychopaths” at a state hospital, MK-Ultra’s programs often preyed on the most vulnerable members of society. The CIA considered prisoners especially good subjects, as they were willing to give consent in exchange for extra recreation time or commuted sentences. ( CIA’s MK-ULTRA program.)

These human research programs were funded by the US government and performed mostly through the CIA and the military, but with full cooperation from most major universities and hospitals. They were highly secretive, their existence undiscovered until after many years of operation. Faced with court orders to release the records, the CIA and military instead destroyed most of the documents, a few records surviving only by filing and communication errors, the available evidence covering only a minuscule portion of the violations and atrocities committed.

“From 1960 until 1971, Dr. Eugene Saenger, a radiologist at the University of Cincinnati, exposed poor and mostly black patients to whole body radiation. They were not asked to sign consent forms, nor were they told the Pentagon funded the study. Patients were exposed, in the period of one hour, to the equivalent of about 20,000 x-rays worth of radiation.”

Most of the patients died, but Dr. Saenger recently received a gold medal for “career achievements” from the Radiological Society of North America.

From the 1950s onward, mentally disabled children at the Willowbrook State School in Staten Island, New York were intentionally infected with viral hepatitis by feeding them an extract made from the feces of infected patients. Saul Krugman of New York University promised the parents of mentally disabled children that their children would be enrolled into Willowbrook in exchange for signing a consent form for procedures that he claimed were “vaccinations.” In reality, the procedures involved deliberately infecting children with viral hepatitis.

Lauretta Bender: The Psychiatrist From Hell. Lauretta Bender was a neuropsychiatrist at Bellevue Hospital in the 1940s and early 1950s who pioneered electroshock therapy on small children who inevitably regressed into violent and catatonic states, most ending dead or in prison. Bender later expanded her treatments to include LSD and, in spite of her inhuman brutality, the NYT published a glowing obituary when she died – as it did for the many dozens of such persons.

Beginning around 1950, the US Army conducted at least 240 open-air bio-warfare attacks on American cities, releasing deadly nerve agents and bacteria from Alaska to Hawaii. The CIA released whooping cough bacteria from the sea near Tampa Bay, Florida, causing an epidemic that left tens of thousands of people extremely ill and killing many others. The US Navy simulated biological warfare attacks by spraying large quantities of a bacteria over San Francisco, in which many citizens died and countless contracted severe pneumonia-like illnesses. When the information was leaked, military sources insisted the bacteria were harmless, but countless thousands incurred serious urinary tract and respiratory infections, pneumonia and other illnesses, infections which were permanent: “To this day, these bacteria are a leading cause of death among the elderly in the San Francisco area”.

The US military conducted around 1,000 above-ground nuclear tests to determine the effects of radiation on a population. The Public Health Service was instructed to tell citizens downwind from nuclear bomb tests that the increases in cancers were due to neurosis, and Eisenhower ordered that women with radiation sickness, spontaneous abortions, hair loss, leukemia and brain cancer be told they were suffering from “housewife syndrome”.

A secret AEC document dated April 17, 1947, titled Medical Experiments in Humans stated:

“It is desired that no document be released which refers to experiments with humans that might have an adverse reaction on public opinion or result in legal suits. Documents covering such fieldwork should be classified Secret.”

An indication of the callous and obscene nature which has always pervaded the US government:

Kodak began receiving customer complaints about fogged film, the cause traced to packaging material – Indiana corn husks contaminated with radioactivity. The US government secretly agreed to provide Kodak with advance information on all future nuclear tests, including “expected distribution of radioactive material in order to anticipate local contamination”. The victims now tell us, “. . . the Government warned the photographic industry and provided maps and forecasts of potential contamination. Where were the warnings to parents of children in these areas? The Government protected rolls of film, but not the lives of our kids. Why did they do that when they had all the information about hot spots and fallout, and yet they did not warn the people of this country about the dangers inherent in radioactive fallout?” Their government didn’t tell them because they were the guinea pigs in the tests.

You can read about some of the more prominent cases here, here, here, and here. Also Robert McNamara’s infamous Project 100,000, Operation DEW, Operation LAC, Project SHAD, Project 112, Lyme Disease, Nerve gas and Dead Sheep at Dugway.

And it wasn’t only War on America

The accumulated evidence of the American use of biological weapons in China and North Korea is beyond dispute, but the US government has lied about it for 70 years.

It is also documented beyond dispute that the US conducted a decades-long campaign of biological warfare against little Cuba, including the distribution of hemorrhagic fever, and the swine flu that caused Cuba to kill all 500,000 pigs in the country. The Americans not only lied about this for 70 years but accused Cuba of being “a pariah state” with a biological warfare program. (1)

And not only Cuba. The US has deployed Chemical and Biological weapons on Canada, the Philippines, Puerto Rico, Colombia, Vietnam, China, North Korea, Vietnam, Laos, Cambodia and more.

Larry Romanoff is a retired management consultant and businessman. He has held senior executive positions in international consulting firms, and owned an international import-export business. He has been a visiting professor at Shanghai’s Fudan University, presenting case studies in international affairs to senior EMBA classes. Mr. Romanoff lives in Shanghai and is currently writing a series of ten books generally related to China and the West. He can be contacted at: 2186604556@qq.com.

He is a Research Associate of the Centre for Research on Globalization (CRG) 

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/04/12/chemical-and-biological-weapons-the-us-government-waged-a-war-against-its-own-citizens/

Nuove minacce contro il Venezuela bolivariano

Una taglia sul presidente Maduro e altri dirigenti chavisti

Nuove minacce contro il Venezuela bolivariano

La Colombia al fianco degli Stati uniti per destabilizzare il paese
8 aprile 2020

David Lifodi

Hand off Venezuela

Il momento sembra essere propizio. Nonostante imperversi la pandemia del Covid-19 e la situazione interna degli Stati uniti consigli a Trump di dedicarsi a come proteggere il proprio paese dal corona virus, la Casa bianca torna a guardare minacciosamente Caracas e lo fa con il sostegno del tradizionale e fidato alleato colombiano. Il presidente Duque non perde tempo, anche adesso, per provocare il Venezuela bolivariano sia alla frontiera sia sull’aiuto medico offerto da Miraflores a Palacio Nariño, sul quale la destra colombiana non ha trovato niente di meglio da fare che polemizzare.Ad ingolosire gli Stati uniti, aldilà della scusa di giustificare l’intervento in Venezuela con il pretesto di ristabilire una presunta democrazia, ora che anche la stessa credibilità del presidente de facto Guaidó sembra ai minimi termini anche sul versante anti-chavista, quelle ricchezze minerarie e petrolifere a cui mira l’oligarchia Usa, al pari di quella colombiana. Anche il narcotraffico, del quale il Venezuela è accusato, rappresenta un vero e proprio paradosso, soprattutto se a puntare il dito è il governo colombiano, visti i noti legami con i narcos e i paramilitari del duqueuribismo. Come è noto, lo stesso Duque, per raggiungere la presidenza del paese, ha potuto contare sui voti del narcotraffico.

Eppure, la presenza, ancora una volta, di truppe di mercenari al confine tra Colombia e Venezuela, fa capire che il chavismo è di nuovo sotto attacco. All’ennesimo progetto di transizione politica verso la democrazia proposto dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo, il cancelliere venezuelano Jorge Arreaza ha risposto che la sovranità del Venezuela non è in discussione. “Le decisioni sul futuro del Venezuela si prendono a Caracas, non a Washington”, ha replicato Arreaza, il quale ha insistito sugli sforzi compiuti dal governo bolivariano nel corso del dialogo con l’opposizione nonostante i tentativi di sabotaggio degli emissari di Trump.

Dall’Unione europea, per ora, è arrivata invece una sollecitazione affinché governo e opposizione trovino un accordo, soprattutto adesso nel pieno dell’emergenza per il coronavirus. Tuttavia, anche dal vecchio continente non è giunta nemmeno una parola di biasimo per l’opera sotterranea di destabilizzazione che sta conducendo la Colombia, nonostante le poco credibili smentite di esercitazioni militari alla frontiera con il Venezuela da parte dell’esercito. Sui social network circola infatti un video che ritrae soldati colombiani scendere da un elicottero modello Black Hawk, ma si è trattato, secondo il Ministro della Difesa di Palacio Nariño, soltanto di manovre volte a stroncare il narcotraffico. Come mai, però, la Colombia non si occupi di dare la caccia ai narcos sul proprio territorio, invece di ammassare truppe alla frontiera, non è dato sapere.

Segnalato dalla senatrice colombiana di Unión Patriótica Aida Avella, il video rappresenta per la stessa sinistra colombiana una chiara provocazione nei confronti del Venezuela bolivariano. Il messaggio della senatrice, sotto al video, è chiaro e facilmente traducibile: «Se escala provocación y amenaza de agresión contra Venezuela; si hay Dignidad hay que levantar con fuerza la consigna de no a la guerra».

​Anche Trump ha inviato militari verso il Venezuela, lo scorso 1° aprile nell’ambito delle indagini che stanno conducendo gli Stati uniti sulle presunte accuse di narcotraffico rivolte e Maduro. La giustizia Usa ha addirittura messo una taglia di 15 milioni di dollari a coloro che siano in grado di fornire informazioni utili per poter legittimare l’arresto del presidente venezuelano. 10 milioni è la taglia che pende invece sul presidente dell’Assemblea nazionale costituente Diosdado Cabello e altri dirigenti bolivariani di primo piano. L’accusa di narcoterrorismo contro Maduro riguarderebbe il suo presunto piano per rifornire di cocaina il mercato statunitense, ma come ritenere veritiere queste voci quando si moltiplicano le dichiarazioni di trame per fare cadere il Venezuela bolivariano provenienti sia dalla Colombia sia dagli Stati uniti?

Si lavora, instancabilmente, a trovare un pretesto per imporre un cambio di governo in Venezuela: il rifiuto di Duque, denunciato dalla vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez direttamente all’ Organización Panamericana de la Salud, di accettare aiuti da parte di Caracas affinché la Colombia possa fronteggiare al meglio l’emergenza Covid-19 fa capire quanto siano caduti in basso gli antichavisti, disposti a tutto pur di cambiare l’inquilino di Miraflores.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l’autore.

Pentagon Orders All Installations to Stop Reporting COVID-19 Infections and Deaths

Source: https://www.blackagendareport.com/pentagon-orders-all-installations-stop-reporting-covid-19-infections-and-deaths