Il Summit lancia la Nato nello spazio, costi alle stelle

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Si svolge a Londra, il 4 dicembre, il Consiglio Nord Atlantico dei capi di stato e di governo che celebra il 70° anniversario della Nato, definita dal segretario generale Jens Stoltenberg «l’alleanza di maggiore successo nella storia».

Un «successo» innegabile. Da quando ha demolito con la guerra la Federazione Jugoslava nel 1999, la Nato si è allargata da 16 a 29 paesi (30 se ora ingloba la Macedonia), espandendosi ad Est a ridosso della Russia. «Per la prima volta nella nostra storia – sottolinea Stoltenberg – abbiamo truppe pronte al combattimento nell’Est della nostra Alleanza». Ma l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è andata oltre, estendendo le sue operazioni belliche fin sulle montagne afghane e attraverso i deserti africani e mediorientali.
Ora la Grande Alleanza mira più in alto. Al Summit di Londra – preannuncia Stoltenberg – i leader dei 29 paesi membri «riconosceranno lo spazio quale nostro quinto campo operativo», che si aggiunge a quelli terrestre, marittimo, aereo e ciberspaziale.
«Lo spazio è essenziale per il successo delle nostre operazioni», sottolinea il segretario generale lasciando intendere che la Nato svilupperà un programma militare spaziale. Non fornisce ovviamente dettagli, informando però che la Nato ha firmato un primo contratto da 1 miliardo di dollari per modernizzare i suoi 14 aerei Awacs. Essi non sono semplici aerei-radar ma centri di comando volanti, prodotti dalla statunitense Boeing, per la gestione della battaglia attraverso i sistemi spaziali.
Certamente quasi nessuno dei leader europei (per l’Italia il premier Conte), che il 4 dicembre «riconosceranno lo spazio quale nostro quinto campo operativo», conosce il programma militare spaziale della Nato, preparato dal Pentagono e da ristretti vertici militari europei insieme alle maggiori industrie aerospaziali. Tantomeno lo conoscono i parlamenti che, come quello italiano, accettano a scatola chiusa qualsiasi decisione della Nato sotto comando Usa, senza preoccuparsi delle sue implicazioni politico-militari ed economiche.
La Nato viene lanciata nello spazio sulla scia del nuovo Comando spaziale creato dal Pentagono lo scorso agosto con lo scopo, dichiarato dal presidente Trump, di «assicurare che il dominio americano nello spazio non sia mai minacciato». Trump ha quindi annunciato la successiva costituzione della Forza Spaziale degli Stati uniti, con il compito di «difendere i vitali interessi americani nello spazio, il prossimo campo di combattimento della guerra». Russia e Cina accusano gli Usa di aprire così la via alla militarizzazione dello spazio, avvertendo di avere la capacità di rispondere. Tutto ciò accresce il pericolo di guerra nucleare.
Anche se non si conosce ancora il programma militare spaziale della Nato, una cosa è certa: esso sarà estremamente costoso. Al Summit Trump premerà sugli alleati europei perché portino la loro spesa militare al 2% o più del pil. Finora lo hanno fatto 8 paesi: Bulgaria (che l’ha portata al 3,25%, poco al di sotto del 3,42% degli Usa), Grecia, Gran Bretagna, Estonia, Romania, Lituania, Lettonia e Polonia. Gli altri, pur rimanendo al di sotto del 2%, sono impegnati ad aumentarla. Trainata dall’enorme spesa Usa – 730 miliardi di dollari nel 2019, oltre 10 volte quella russa – la spesa militare annua della Nato, secondo i dati ufficiali, supera i 1.000 miliardi di dollari. In realtà è più alta di quella indicata dalla Nato, poiché non comprende varie voci di carattere militare: ad esempio quella delle armi nucleari Usa, iscritta nel bilancio non del Pentagono ma del Dipartimento dell’Energia.
La spesa militare italiana, salita dal 13° all’11° posto mondiale, ammonta in termini reali a circa 25 miliardi di euro annui in aumento. Lo scorso giugno il governo Conte I vi ha aggiunto 7,2 miliardi di euro, forniti anche dal Ministero per lo sviluppo economico per l’acquisto di sistemi d’arma. In ottobre, nell’incontro col Segretario generale della Nato, il governo Conte II si è impegnato ad aumentarla stabilmente di circa 7 miliardi di euro annui a partire dal 2020 (LaStampa, 11 ottobre 2019).
Al Summit di Londra saranno richiesti all’Italia altri miliardi in denaro pubblico per finanziare le operazioni militari della Nato nello spazio, mentre non si trovano i soldi per mantenere in sicurezza e ricostruire i viadotti che crollano.

Fonte
Il Manifesto (Italia)

Libyan National Army Frees Libyan City of Sirte, After 9+ years Suffering Under Terrorist Militias VIDEO

Submitted by JoanneM on

The Libyan town of Sirte, home of the Ghadafi tribe was destroyed by NATO in 2011 using banned white phosphorus bombs and depleted uranium cluster bombs. After the destruction of Sirte, the terrorist mercenaries brought into Libya by the US/NATO/UN, took the town, stole everything that was left by going house to house and began using the city as their terrorist headquarters.

The legitimate Libyan people left behind in Sirte after NATO have suffered for the last 9+ years under the occupation of the terrorist mercenary militias. They controlled by force, roamed the streets with weapons and did not allow normal functions of the city to return.

Finally after almost 10 years of criminal occupation, the Libyan Peoples army (LNA) fully supported by all the great tribes of Libya has freed Sirte of the criminal occupation. The video below was taken in Sirte today as the people celebrate their freedom from terrorist occupation.

All over Libya, Libyans are celebrating because this is one of the FINAL steps required to take their country back from the GNA illegitimate regime of the Muslim Brotherhood in Tripoli. This regime was appointed by the UN without authority of the Libyan people and was sneaked into Libya by sea at night in 2015. Once they touched the ground in Tripoli the UN recognized them as the legitimate Libyan Government, giving them the authority to steal, control, arrest and basically destroy Libya. This UN puppet of the Muslim Brotherhood had a 2 year mandate that ran out almost 3 years ago. It holds it place only by force of terrorist mercenary militias supplied by Turkey and Qatar. Both of these countries are puppets of the Muslim Brotherhood.

Just a warning, much of what you will see reported in the lame-stream media is propaganda. They are using word-smithing in an attempt to portray that Sirte has been taken by some illegal rebel force. They have tagged the Libyan National Army with such terms as “rebel groups”, “Haftar’s groups”, “gangs of the east” , “strongman Haftar” and other typical slurs. These are intentional misrepresentations and the continuing of the dirty game that has been played against the legitimate Libyan people since forever. The real criminals are running the illegitimate regime of the GNA in Tripoli (full of nepotism and theft) using their radical terrorists militias paying them with stolen Libyan money, never mind doing any governmental activities that would help the Libyan people.

The other point that you will see them address is that the terrorist militias occupying Sirte had rousted out all the ISIS forces that had been in Sirte in the past. This is true but won’t they don’t say is that the terrorist militias who fought ISIS were just as bad as ISIS and the only reason they fought ISIS was to maintain or regain their criminal control over Sirte.

The Libyan National Army is a REAL army it is not a group of rebels, it is made up of great Libyan patriots who are willing to give their lives to free their country of the terrorist disease that has infected it since 2011.

Today is a day of celebration for Libya, we stand with them and praise the good lord that he has given Libya back one of their most beloved cities.

Ad otto anni dall’assassinio di Muammar Gheddafi

Scritto da Enrico Vigna

20 OTTOBRE 2011 – 20 OTTOBRE 2019  –   Per NON dimenticare

 

“Il Colonnello Gheddafi e’ stato il piu’ grande combattente per la liberta’ dei popoli, del nostro tempo”. Nelson Mandela, un uomo che di liberta’…se ne intendeva!

Le sue ULTIME VOLONTA’

In nome di Dio clemente e misericordiosoQuesta è la mia volontà. Io, Muammar bin Mohammad bin Abdussalam bi Humayd bin Abu Manyar bin Humayd bin Nayil al Fuhsi Gaddafi, giuro che non c’è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo profeta, la pace sia con lui. Mi impegno a morire come un musulmano.

Se dovessi essere ucciso, vorrei:

Non essere lavato alla mia morte ed essere interrato secondo il rito islamico ed i suoi insegnamenti, con i vestiti che portavo al momento della mia morte. Essere sepolto nel cimitero di Sirte, a fianco della mia Famiglia e della mia Tribù. Vorrei che la mia famiglia, soprattutto donne e bambini, fossero trattati bene dopo la mia morte. Vorrei che il Popolo Libico salvaguardi la propria identità, le sue realizzazioni, la sua storia e l’immagine onorevole dei suoi antenati e dei suoi eroi, e che non sia intaccato nell’essenza di Uomini Liberi.

Il popolo libico non dovrebbe dimenticare i sacrifici delle persone libere e migliori. Invito i miei sostenitori a continuare la resistenza, e a combattere qualsiasi aggressore straniero della Libia, oggi, domani e sempre.

I popoli liberi del mondo devono sapere che avremmo potuto contrattare e svendere la nostra causa in cambio di una vita personale sicura e agiata. Abbiamo ricevuto molte offerte in questo senso, ma abbiamo scelto di essere al nostro posto, al fronte a combattere, come simboli del dovere e dell’onore. Anche se noi non vinceremo oggi, offriremo una lezione alle generazioni future perche’ esse possano vincere domani, perchè la scelta di proteggere la nazione è un onore e la sua svendita sarebbe il più grande tradimento, che la storia ricorderebbe per sempre.

Che sia trasmesso il mio saluto ad ogni membro della mia famiglia ed ai fedeli della Jamahiriya, nonché ai fedeli che ovunque nel mondo ci hanno sostenuti con il loro cuore.

Che la pace sia con voi tutti.         

Mouammar El Kadhafi          

Sirte, 17/10/2011

–  ( da BBC )  –

                                                                                                             

Muammar Gheddafi, Leader della Rivoluzione: un testamento storico e politico

“ In nome di Allah, il Benevolo, il Misericordioso …

 Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole, e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.

 Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan, anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà cercando di uccidere me, tolse la vita a quella povera ragazza innocente.

Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l’Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i Comitati Popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori che avevano bisogno di “democrazia” e “libertà”, senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.

Ma quelle parole piacevano, e non si resero mai conto che negli Stati Uniti, non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, nè l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l’elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.

Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.

Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato “capitalismo”, ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporation governano i paesi, governano il mondo, e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.

E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.

Non voglio morire, ma se succede per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.

 

Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l’Occidente e le sue ambizioni coloniali, e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.

Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale, e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all’Islam, presi poco per me.

In Occidente, alcuni mi hanno chiamato “pazzo”, “demente”, però conoscono la verità, ma continuano a mentire ; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi,                                           

Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011

 

(Tradotto dal Professor Sam Hamod – Information Clearing House)  –  5 aprile 2011

         

Libia: a otto anni dalla “liberazione”. Cosa ha portato la guerra della NATO?           

A otto anni dalla “liberazione” dal “regime” di Gheddafi, imposta dalla cosiddetta “ coalizione dei volonterosi” occidentale ( leggasi, al di là di retoriche e demagogie, paesi aggressori e NATO) può essere illuminante, per capire di quante menzogne e falsità mediatiche ci nutrono, fare un punto sulla situazione nel paese e sul livello di violenza e terrore nella realtà della vita quotidiana del popolo libico. Soprattutto può aiutare a riflettere sulle manipolazioni usate per fare le “guerre umanitarie” e per i diritti umani, e appurarne i risultati nel concreto della vita dei popoli.

Un paese in una situazione di caos generalizzato e caduto in una devastazione sociale che Gheddafi aveva predetto, scivolato inesorabilmente verso la guerra civile.
La Libia di oggi è un territorio senza più alcuna legalità, sprofondato in una logorante guerra civile, controllato da attori esterni. Questo a detta di osservatori  internazionali, esperti, giornalisti, testimoni sul campo e persino ONG come Human Right Watch, anche l’ONU negli ultimi rapporti redatti dalla sua missione in Libia (UNSMIL), ha denunciato l’uso sistematico della tortura, dello stupro, di omicidi, di indicibili e feroci atrocità perpetrate nelle prigioni e nei siti a disposizione delle milizie e delle bande criminali che controllano il paese, usati. Un paese teatro di una guerra tra un governo fantasma, quello di Al Sarraj, posizionato su una portaerei, stante l’insicurezza della capitale, e sostenuto da bande criminali jiahdiste che si sono insediate in alcune aree e non sono disposte a cedere i loro poteri banditeschi, e il governo di Tobruk in Cirenaica, guidato dal generale Haftar col suo Esercito Nazionale Libico e un governo laico, che da alcuni mesi ha circondato la capitale libica, ma ancora non è riuscito a spazzare via il governo tripolino, anche a causa del sostegno internazionale delle potenze occidentali che lo sostengono.

Ogni milizia ha creato una ”giustizia privata”, ogni gruppo di mercenari possiede una prigione privata dove rinchiudere e torturare i propri detenuti, oltre a sfruttare le risorse libiche di cui si sono impadronite.

Queste centinaia di piccole bande e milizie che gestiscono il potere anche solo su quartieri o piccoli villaggi rendono la vita alla popolazione un inferno. Infatti impongono leggi loro, vessazioni, tassazioni inique, violenze sistematiche. Si può immaginare la quotidianità e la vita dei civili e delle famiglie libiche.

Altrochè diritti umani, libertà o democrazia, l’unico obiettivo della NATO e dell’occidente era la distruzione della Jamahiriya araba, libica e socialista e del suo leader, non assoggettati agli interessi economici e militari occidentali; la loro vera colpa  era di cominciare a richiedere il pagamento del petrolio non più in dollari ma in oro; cercare di fondare una nuova moneta comune africana aurea, chiamata “Dinaro africano; oppure il finanziamento con i guadagni del petrolio libico, di un Fondo Monetario Africano, liberando così i paesi africani e poveri del mondo, dallo strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale? O forse la continua e intensa campagna gheddafiana che era intesa a rafforzare e consolidare sotto tutti gli aspetti ( politici, economici, militari e culturali) l’Unità Africana come strumento fondamentale di difesa e di emancipazione dei paesi africani?

 

Una vera e propria balcanizzazione e parcellizzazione della Libia, senza regole o leggi statali rispettate da alcuno, un paese dove non si è potuto varare neanche una Costituzione.

Dalle donne alla popolazione nera, dai lealisti della Jamahiriya ai cristiani, dagli stranieri ai non praticanti dell’islam più fondamentalista, tutti loro oggi in Libia sono perseguiti, vessati, possibili obiettivi di queste bande che hanno in mano la nuova Libia, sotto la copertura “legale” di governo fantasma. Ma tutto questo ormai non interessa più a nessuno, in primis a coloro che premevano sul governo italiano di allora, della assoluta necessità di intervenire per “liberare” il popolo libico, come in Afghanistan, in Iraq, in Jugoslavia, in Somalia, in Yemen, poi in Siria. Da buoni “grilli parlanti”, vivono tranquilli una vita al caldo, con internet, vacanze, crisi personali o psicologiche passeggere, qualche problema di denaro, mai abbastanza per loro vite agiate. Come mi disse una vecchia amica jugoslava: “ma perchè si occupano di noi, del nostro paese, dei nostri problemi, dei nostri governi…sono un problema nostro, non di intellettuali, giornalisti, politici o pacifisti italiani o occidentali. Forse non avete  problemi e cercate una occupazione?”.

Il 17 marzo 2011, il Consiglio di sicurezza, con la risoluzione 1973, aveva autorizzato la NATO ad intervenire “per proteggere i civili e le aree civili sotto minaccia di attacco in Libia.”

Misuriamo il successo della missione della NATO consultando i dati:

Nel 2010, sotto il “regime di Muammar al-Gaddafi” c’erano in Libia:
3.800.000 libici
2,5 milioni di lavoratori stranieri
6,3 milioni di abitanti.

Oggi,
1.900.000 di libici sono in esilio mentre ,
2,5 milioni di immigrati hanno lasciato il paese per sfuggire alle aggressioni razziste.
Sono rimaste circa 1,8 milioni di persone.  

Secondo il  Rapporto annuale Mondiale sulla schiavitù “ Slavery Global Index “, in Libia nel 2018  sono documentati  i casi di 48.000 persone che vivono come schiavi moderni nel paese, quasi 100.000 sono in una condizione di semi o probabile schiavitù. Secondo questo Rapporto oggi la Libia è classificata come il paese dove si ha la maggiore presenza di  “schiavitù” di tutto il  Nord Africa. Questo rapporto annuale è prodotto dalla “Walk Free Foundation” una fondazione antischiavista, che ha collocato la Libia al 68° posto in una lista di 162 paesi inclusi nello studio, che definisce anche la figura delle moderne figure di schiavitù di una popolazione. Essa assume molte forme ed è conosciuta con molti nomi, spiegano i responsabili del rapporto. “Sia che si tratti di traffico di esseri umani o di lavoro forzato, di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, le vittime della schiavitù moderna vedono negata la propria libertà e sono usati, controllati e sfruttati da un’altra persona o organizzazione a scopo di lucro, di sesso  o per l’esercizio del dominio o del potere

 

Ma in Libia, dopo oltre otto anni è ancora ben presente il fantasma di Gheddafi e le radici della Jamahiriya

Quando la NATO ha ucciso Gheddafi e occupato il paese nel 2011, speravano che il potere socialista della Jamahiriya che l’aveva guidata sarebbe morto e sepolto. Una speranza che presto sarebbe stata smantellata.
Ci sono stati diversi momenti durante la distruzione della Libia da parte della NATO che avrebbero dovuto coronare simbolicamente la supremazia occidentale sulla Libia e le sue istituzioni e, di conseguenza, su tutti i popoli africani e arabi: ad esempio la “caduta di Tripoli” nel mese di agosto 2011. Cameron e Sarkozy facevano discorsi di vittoria il mese successivo; il linciaggio di Muammar Gheddafi è venuta subito dopo. Oltre a questo, la condanna a morte che fu emessa contro il figlio di Gheddafi,  Saif al-Gheddafi nel 2015. Ma questa mossa è rimasta insoluta, dopo che Saif era stato catturato dalla milizia di  Zintan, poco dopo che suo padre e suo fratello erano stati uccisi dagli squadroni della morte della NATO alla fine del 2011. Ma il 12 aprile 2016 Saif fu liberato in conformità con una legge di amnistia approvata dal parlamento di Tobruk l’anno precedente. E da allora Saif al Gheddafi, successore politico designato di Muammar Gheddafi e riconosciuto da tutte le grandi Tribù libiche come un leader in grado di ricomporre e unire la Libia e far cessare l’occupazione straniera e la guerra civile, compito al quale da allora si è dedicato, girando in clandestinità le varie regioni libiche per ottenere il mandato di guidare una nuova Libia, riscattando questa realtà di oggi devastata e cruenta.
La cosa più importante circa la sua liberazione, favorita e possibile grazie al generale Haftar, e (questo è innegabile e non va nascosto) al di là di tutte le altre contraddizioni rappresentate dal capo dell’ENL, è quello che essa rappresenta: il riconoscimento, da parte delle nuove autorità elette della Libia, che non c’è futuro per la Libia senza il coinvolgimento del movimento della Jamahiriya e dei suoi legami profondi nella popolazione libica. E infatti se ci saranno future elezioni Saif si è già detto disposto a presentarsi alle elezioni.

 

 

Noi non ci arrenderemo. Noi vinceremo o moriremo, perché questa non è la fine! Voi ci combatterete, ma dovrete combattere anche le nostre future generazioni,fino a che la Libia non sarà libera!     

A cura di Enrico Vigna /CIVG

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1628:ad-otto-anni-dall-assassinio-di-muammar-gheddafi&catid=2:non-categorizzato

Gli americani non sanno niente dei bombardamenti NATO sulla Jugoslavia. E tu?

31/10/2019

Il 23 marzo del 1999 il segretario generale della NATO Javier Solan decise di avviare le operazioni militari e il giorno successivo senza vedersi inflitta alcuna sanzione da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU la NATO diede avvio ai bombardamenti della Jugoslavia che continuarono per 78 giorni.
Il numero esatto di vittime causate dall’operazione militare della NATO non è mai stato ufficialmente comunicato, ma stando a stime serbe persero la vita tra le 1200 e le 2500 persone e circa 6000 rimasero feriti. I velivoli della NATO distrussero non solo le città serbe, ma anche l’economia del Paese. Belgrado stimò il danno economico tra i 30 e i 100 miliardi di dollari.

Durante i bombardamenti, stando ai dati del Ministero serbo della Difesa, sulla Jugoslavia furono sganciate circa 25000 tonnellate di munizioni, 15 tonnellate delle quali contenenti uranio impoverito. Dopo l’impiego di testate simili nel Paese crebbe l’incidenza di patologie oncologiche. In particolare, come spiegava a Sputnik Darko Laketic, direttore della Commissione parlamentare per le indagini sulle conseguenze dei bombardamenti, gli studi hanno dimostrato che nei bambini e nei giovani di età compresa tra un anno e 18 anni si registra in particolare un aumento dell’incidenza di patologie oncologiche del sangue e di neoplasie maligne cerebrali.
Domanda: Ha mai letto o sentito che nel 1999 la coalizione dei Paesi della NATO (USA, Francia, Germania, ecc.) ha condotto bombardamenti aerei sulla Jugoslavia, un Paese europeo, per un periodo di 78 giorni?

Risposte negli USA

26%
NO 54%
Fatico a rispondere 20%

Il sondaggio è stato condotto per Sputnik News da IFop, la più longeva società francese di sondaggi d’opinione, tra il 2 e il 15 ottobre 2019 negli USA.

Nota sul progetto Sputnik.Polls

Il progetto internazionale volto allo studio dell’opinione pubblica è stato avviato nel gennaio del 2015. I partner del progetto sono note società del settore come Populus, Ifop e Forsa. Nell’ambito del progetto Sputnik.Polls si conducono su base regolare sondaggi di opinioni in Europa e negli USA circa questioni sociali e politiche d’attualità.
Sputnik (sputniknews.com) è un’agenzia di stampa e un canale radiofonico che vanta hub di informazione multimediale in una decina di Paesi. Sputnik dispone di siti in più di 30 lingue, di una diffusione radiofonica analogica e digitale, di applicazioni per dispositivi mobili e di pagine sui social network. Le notizie di Sputnik escono ogni giorno in inglese, arabo, spagnolo e cinese.
Venite a conoscere le altre ricerche di Sputnik.Polls qui.

Preso da: https://it.sputniknews.com/mondo/201910318239937-gli-americani-non-sanno-niente-dei-bombardamenti-operati-dalla-nato-sulla-jugoslavia/

La Nato dietro l’attacco turco in Siria

Diversi membri della NATO versano tutte le loro lacrime sulla sorte dei kurdi, mascherando in questo modo che avevano avallato anticipatamente l’operazione “Fonte di Pace”. Per togliere ogni dubbio, il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, tre giorni dopo l’inizio dei combattimenti si è recato personalmente ad Ankara per portare alla Turchia il sostegno della NATO.

| Roma (Italia)

Germania, Francia, Italia e altri paesi, che in veste di membri della Ue condannano la Turchia per l’attacco in Siria, sono insieme alla Turchia membri della Nato, la quale, mentre era già in corso l’attacco, ha ribadito il suo sostegno ad Ankara. Lo ha fatto ufficialmente il segretario generale della Nato Jean Stoltenberg, incontrando l’11 ottobre in Turchia il pre-sidente Erdoğan e il ministro degli esteri Çavuşoğlu [1].


«La Turchia è in prima linea in questa regione molto volati-le, nessun altro Alleato ha subito più attacchi terroristici della Turchia, nessun altro è più esposto alla violenza e alla turbolenza proveniente dal Medioriente», ha esordito Stoltenberg, riconoscendo che la Turchia ha «legittime preoccupazioni per la propria sicurezza». Dopo averle diplomaticamente consigliato di «agire con moderazione», Stoltenberg ha sottolineato che la Turchia è «un forte Alleato Nato, importante per la nostra difesa collettiva», e che la Nato è «fortemente impegnata a difendere la sua sicurezza». A tal fine – ha specificato – la Nato ha accresciuto la sua presenza aerea e navale in Turchia e vi ha investito oltre 5 miliardi di dollari in basi e infrastrutture militari. Oltre a queste, vi ha dislocato un importante comando (non ricordato da Stoltenberg): il Land-Com, responsabile del coordinamento di tutte le forze terrestri dell’Alleanza.
Stoltenberg ha evidenziato l’importanza dei «sistemi di difesa missilistica» dispiegati dalla Nato per «proteggere il confine meridionale della Turchia», forniti a rotazione dagli Alleati. A tale proposito il ministro degli esteri Çavuşoğlu ha ringraziato in particolare l’Italia. E’ dal giugno 2016 che l’Italia ha dispiegato nella provincia turca sudorientale di Kahramanmaraş il «sistema di difesa aerea» Samp-T, coprodotto con la Francia. Una unità Samp-T comprende un veicolo di comando e controllo e sei veicoli lanciatori armati ciascuno di otto missili. Situati a ridosso della Siria, essi possono abbattere qualsiasi velivolo all’interno dello spazio aereo siriano. La loro funzione, quindi, è tutt’altro che difensiva. Lo scorso luglio la Camera e il Senato, in base a quanto deciso dalle commissioni estere congiunte, hanno deliberato di estendere fino al 31 dicembre la presenza dell’unità missilistica italiana in Turchia. Stoltenberg ha inoltre informato che sono in corso colloqui tra Italia e Francia, coproduttrici del sistema missilistico Samp-T, e la Turchia che lo vuole acquistare. A questo punto, in base al decreto annunciato dal ministro degli Esteri Di Maio di bloccare l’export di armamenti verso la Turchia, l’Italia dovrebbe ritirare immediatamente il sistema missilistico Samp-T dal territorio turco e impegnarsi a non venderlo alla Turchia.
Continua così il tragico teatrino della politica, mentre in Siria continua a scorrere sangue. Coloro che oggi inorridiscono di fronte alle nuove stragi e chiedono di bloccare l’export di armi alla Turchia, sono gli stessi che voltavano la testa dall’altra parte quando lo stesso New York Times pubblicava una dettagliata inchiesta sulla rete Cia [2] attraverso cui arrivavano in Turchia, anche dalla Croazia, fiumi di armi per la guerra coperta in Siria [3]. Dopo aver demolito la Federazione Jugoslava e la Libia, la Nato tentava la stessa operazione in Siria. La forza d’urto era costituita da una raccogliticcia armata di gruppi islamici (fino a poco prima bollati da Washington come terroristi) provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Libia e altri paesi. Essi affluivano nelle province turche di Adana e Hatai, confinante con la Siria, dove la Cia aveva aperto centri di formazione militare. Il comando delle operazioni era a bordo di navi Nato nel porto di Alessandretta. Tutto questo viene cancellato e la Turchia viene presentata dal segretario generale della Nato come l’Alleato «più esposto alla violenza e alla turbolenza proveniente dal Medioriente».

[1] « Déclaration de Jens Stoltenberg préparant l’opération « Source de paix » », par Jens Stoltenberg, Réseau Voltaire, 11 octobre 2019.
[2] « Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With Aid From C.I.A. », par C. J. Chivers and Eric Schmitt, The New York Times, March 14, 2013.
[3] “Ponte aereo Cia per armare i «ribelli»”, di Manlio Dinucci, Il Manifesto (Italia) , Rete Voltaire, 29 marzo 2013.

Preso da: https://www.voltairenet.org/article207911.html

La Libia è stata liberata? Da che cosa? Per condurla dove e come?

Malta
Cosa accadrà se le forze di invasione non lasciano la nostra terra? Se l’esercito degli Usa e degli altri rimarrà sulla nostra amata patria? Se le loro aziende e le loro ambasciate rimarranno aperte, la bandiera Americana ben esposta? Rimarremo in silenzio? Potete immaginarlo?
Finalmente “Siamo liberi”.    (Se l’ISIS o l’UE non arriveranno prima!)
Mentre l’instabilità politica e la sicurezza in deterioramento hanno complicato i loro sforzi, gli Usa si impegnano ad addestrare le forze di sicurezza del Paese, forze che, ovviamente, avevano precedentemente distrutto insieme con la Nato.
“Gli Usa, e I loro alleati della Nato costruiscono l’esercito spalleggiatore libico, a spese della Libia. Gli Usa si impegnano ad addestrare le Forze di sicurezza libiche”, dichiara il Dipartimento statunitense della Difesa, aggiungendo che “la Libia sta pagando per l’addestramento, che dovrebbe richiedere otto anni”. Vedete, gli Usa hanno già detto che si prenderanno la loro fetta di torta!

E adesso, a che punto siamo!
Presto potrebbero essere strette altre due catene, l’UE e l’ISIS!
Nel Marzo 2008 Muammar al – Gheddafi prese la parola al summit della Lega araba a Damasco per pronunciare uno dei suoi discorsi.
Tra le altre cose, indirizzò ai capi di Stato un ammonimento profetico, accusandoli di avere avvallato il rovesciamento e la seguente esecuzione di Saddam Hussein. “Una Potenza straniera occupa un Paese arabo e impicca il suo leader mentre noi restiamo a guardare ridendo…”. Gheddafi tuonò: “Il vostro turno arriverà presto!” Il pubblico scoppiò a ridere. Le telecamere inquadrarono in sala il padrone di casa, il Presidente siriano Bashar Al-Assad, mentre sorrideva. Gheddafi proseguì imperterrito: “Perfino voi, gli amici dell’America. Anzi, noi – noi, gli amici dell’America. L’America potrebbe essere d’accordo con la nostra risata, un giorno.” Ci furono ulteriori risate. Chi ride ora?
Quale profezia! Quelli che adesso ridono sono i distruttori di quel Paese, anche se sembra che non saranno loro a ridere per ultimi.
Con l’uccisione sommaria del Col. Gheddafi, almeno due cose sono state rubate al popolo libico . Uno era la giustizia, di dare all’uomo la possibilità di difendersi contro tutte le accuse.                             E in secondo luogo, se trovato colpevole, assicurare che ottenesse una pena adeguata per le sue azioni dopo, naturalmente, avere assicurato una corretta valutazione, con un bilancio veritiero e completo delle sue (non quello che gli altri hanno fatto in suo nome) normative amministrative e dei risultati per il suo paese. Sono sicuro che ogni libico onesto, sincero e amante del suo paese, avrebbe senza dubbio voluto questo. Ma è stata negata al popolo libico!
Dopo tutto, non è questo che la presuntuosa e ipocrita ECHR predica costantemente, mentre guarda comodamente dall’altra parte quando i suoi indesiderabili vengono assassinati.
Molto probabilmente, voi pensate di sapere il motivo per cui gli Stati Uniti e i paesi occidentali invasero e la Libia e Gheddafi. O credete alla menzogna che la popolazione libica si sia rivoltata contro il regime di Gheddafi. O pensate che la ragione fosse il petrolio! In ogni caso, è con queste spiegazioni che ci hanno foraggiati. E non sono la verità! La copertura delle notizie da parte dei media occidentali è stato semplificata e fuorviante.
Gli USA e la NATO avevano già distrutto la maggior parte delle infrastrutture di Iraq e Afghanistan prima di mettere gli occhi sulla Libia. Così, che cosa sta realmente succedendo e chi vogliono prendere in giro?
Le potenze occidentali hanno fomentato la ribellione contro Gheddafi e la hanno sostenuta attraverso la NATO e le Nazioni Unite. Volevano sbarazzarsi di Gheddafi e lo hanno rimosso dal potere.
Forse Gheddafi era lontano dalla perfezione (chi non lo è?) Ma, certamente, ebbe una visione di grandezza per la Libia e l’Africa. Anche se la sua logica di base era semplice, il suo piano avrebbe palesemente mostrato la vulnerabilità delle potenze occidentali. Gheddafi ha fronteggiato il loro potere. Ha affrontato lo status quo degli “Imperi”. Ha chiesto una maggiore potenza per i paesi africani, nonché una maggiore potenza per i paesi più piccoli della Nazioni Unite. Ha proposto e ha insistito su un nuovo modo di procedere che avrebbe ridotto la capacità di uno o pochi paesi a dominare il mondo.
Questo è il punto. Il popolo libico ha avuto il più alto tenore di vita di una nazione africana (lo so, ero lì), ma Gheddafi ha smesso di accettare banconote della Federal Reserve ed euro per il suo petrolio e ha chiesto di essere pagato in oro. Ha quindi cercato di ritirare il suo oro dalle casseforti a Londra e New York. Non era una cosa che Rothschild, oppure qualsiasi altro paese capitalistico occidentale, avrebbero  permesso che accadesse.                                                                                          Aveva così intenzione di sostenere il dinaro d’oro e aveva accordi con altre nazioni in Africa di basare i loro interscambi sul dinaro, piuttosto che l’euro o il dollaro. Il suo unico errore fu parlarne con altri leader troppo presto. Avrebbe dovuto farlo e basta! Tuttavia, credo che l’errore più grande che ha fatto sia stato quello di avvicinarsi amichevole ad alcuni politici occidentali, confidando in personaggi perfidi come Sarkozy (chiedetegli del sostegno di Gheddafi verso la sua campagna elettorale e sul ruolo determinante del suo paese nella sua cacciata e uccisione), per citare un esempio.
Quanto sono male informati, come ad esempio Anthony Manduca, che ha definito l’era Gheddafi come “una brutale dittatura di 42 anni”. La Libia è stata devastata. Tutti i progressi economici ottenuti durante 42 anni di potere di Gheddafi sono stati buttati via e sono seguite  la morte, la violenza, la miseria, il caos … ciò che ora è la Libia. Robert Gates, l’allora segretario alla Difesa, ha dichiarato che solo un pazzo avrebbe rovesciato Gheddafi. Ma, amico mio, bisogna sapere che l’avidità non ha limiti!
Spodestare Gheddafi non è stata opera solo degli statunitensi. Non avevano cercato invano di ucciderlo all’inizio bombardando la sua capitale, Tripoli? Era ben voluto dal suo popolo. Sapevate come era la Libia prima di Gheddafi? Ma questa è un’altra cosa. I suoi problemi li aveva con i cartelli bancari internazionali, che hanno usato i loro tirapiedi per sistemarlo. Ucciderlo ha aiutato la gente comune di qualche Paese? La guerra in Libia è stata una battaglia per l’Africa!
Per non commettere errori bisogna capire che una volta sconfitti Gheddafi e la rivoluzione libica da parte di questo conglomerato opportunistico di reazionari e razzisti, le forze progressiste di tutto il mondo e il progetto panafricano hanno subito una grande sconfitta e una battuta d’arresto. Quando i bombardamenti alleati della Libia iniziarono nel 2011, l’amministrazione Obama respinse un’offerta di Muammar Gheddafi per avviare negoziati, per abdicare e persino per accettare l’esilio dalla Libia, (egli ritirò perfino le sue forze da diverse città libiche, come segno di buona fede), come testimonia un ex ufficiale di Marina degli Stati Uniti, il quale affermò di essere stato predisposto a gestire la vicenda.
Al contrario gli Usa decisero di fornire armi ai “ribelli”, cioè alle milizie locali libiche affiliate ad Al Qaida e alla Fratellanza musulmana. Così si è consumato l’apice dell’ipocrisia occidentale.
Mustafa Abdul Jalil-, un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, aveva dichiarato che i poteri che appoggiavano i ribelli avrebbero ricevuto un accesso preferenziale alla risorse petrolifere della Libia. “I nostri amici che sostengono questa rivoluzione avranno le migliori occasioni nei contratti futuri in Libia“, ha detto. Un altro motivo per l’Occidente di raccogliere i suoi guadagni illeciti (ottenuti con la morte). Molto probabilmente, la loro debolezza li terrà in un continuo stato di servitù, se non la schiavitù, agli imperi dominanti! Nessuno dei paesi che hanno partecipato agli attacchi illegali Libia ha mai avuto a cuore il popolo libico. La loro unica preoccupazione era il ‘commercio’ e il ‘commercio’, in altre parole significa: ‘Quanto grande sarà la mia fetta di torta dopo la rimozione di Gheddafi e la disintegrazione della Libia?’ Gli Stati Uniti possono continuare a guidare l’operazione dalle retrovie in modo efficace, sollecitando gli europei a sostenere un onere commisurato ai loro interessi.
Mentre gli occhi del mondo sono sulla lotta contro l’ISIS in Iraq e in Siria, un altro problema molto reale è ora la Libia, un paese nel caos, per dirla con leggerezza.                                                                           Siamo tutti ancora in attesa che si realizzi la previsione di Manduca, che “il mondo sarà sicuramente un posto migliore senza di Gheddafi” e che vi saranno “buone notizie per Malta!”
Tutto quello che so è che la questione Libia è un cattivo presagio e che l’eliminazione di Gheddafi è stata la più grande tragedia per l’Occidente.
Lo spirito di Gheddafi non deve mai morire!
“Il nome di ‘riforma’ copre semplicemente ciò che cela un processo di furto del patrimonio nazionale”.
Aleksandr Solzhenitsyn
Traduzione di Andrea B. per civg.it

Un silenzio fragoroso circonda l’adesione (senza dibattito) dell’Italia alla EI2

 

  • 4 ottobre 2019
  • di
  • A due settimane dall’annuncio di Palazzo Chigi un silenzio fragoroso avvolge l’adesione dell’Italia all’European Intervention Initiative (EI2), proposta da Emmanuel Macron nel settembre 2017 e costituita a Parigi il 25 giugno 2018 al di fuori sia dagli ambiti NATO sia della PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente nel settore della Difesa) prevista dai Trattati dell’Unione Europea.
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    Un annuncio “sospetto”, reso noto sul sito della Presidenza del Consiglio meno di 24 ore l’incontro a Roma tra il premier Giuseppe Conte e il presidente Macron, che solo il giorno dopo è stato ripreso dal sito internet del ministero della Difesa. La notizia è infatti comparsa sul sito internet della Difesa il 20 settembre mentre già il giorno prima era su quello di Palazzo Chigi.

    Il ministro Lorenzo Guerini ha giustificato l’adesione all’EI2 sostenendo che “questa iniziativa è nata da una forte volontà politica e intende rafforzare la UE e la NATO, entrambe indispensabili a garantire la sicurezza dell’Europa e degli europei” ma in realtà l’European Intervention Initiative non solo non rafforza PESCO e NATO ma persegue l’obiettivo di Parigi di sviluppare uno strumento militare multinazionale europeo, ma sotto comando francese, per far fronte a crisi militari e calamità naturali sia a livello di analisi e pianificazione sia di intervento sul campo.
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    Pur senza voler ribadire i dettagli espressi in un precedente editoriale è impossibile non notare che dopo 15 giorni dall’annuncio dell’adesione italiana né Palazzo Chigi né il ministero della Difesa hanno ritenuto di fornire dettagli e motivazioni di questa scelta al Parlamento o quanto meno alle commissioni Difesa di Camera e Senato.
    Del tutto assenti inoltre (o non pervenute) valutazioni e osservazioni dal ministero degli Esteri che pure sull’adesione a un trattato internazionale, pur se di tipo militare, dovrebbe dire la sua.
    Invece di chiarimenti istituzionali ce ne sarebbe davvero bisogno specie se si tiene conto che l’assenso del Parlamento è necessario per l’adesione a trattati internazionali.
    La EI2 ha incontrato da un lato lo scetticismo di Washington e degli ambienti NATO ma anche della Germania, che pur avendo aderito all’iniziativa vede con sospetto le mire di leadership militare continentale di Parigi e certo non apprezza il tentativo di mantenere legata la Gran Bretagna, potenza nucleare, a una Difesa europea di cui Berlino intende assumere la leadership, come dichiarato nel Libro Bianco 2016 dall’allora ministro della Difesa Ursula von der Leyen, oggi presidente della Commissione Europea.
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    Dall’altro va tenuto conto che i due precedenti governi italiani hanno guardato con sospetto l’ambigua iniziativa francese.
    Nelle scorse settimane il generale Vincenzo Camporini e Michele Nones, dell’Istituto Affari Internazionali, avevano raccomandato in una lettera aperta al nuovo ministro della Difesa l’adesione italiana alla European Intervention Initiative circa la quale, nel giugno 2018, i ministri Moavero Milanesi (Esteri) ed Elisabetta Trenta (Difesa) non nascosero dubbi e perplessità.
    “Esiste un accordo in Europa che si chiama PESCO, e l’EI2 altro non fa che prendere i Paesi che vi aderiscono più la Gran Bretagna e dargli una missione simile”, disse la titolare della Difesa. “È un’iniziativa parzialmente europea”, da guardare con “cauta e doverosa prudenza” aggiunse il ministro degli Esteri.
    Lo stesso ministro Trenta non aveva escluso “la possibilità di aderire in un secondo momento” ma se le valutazioni del nuovo esecutivo sono mutate sarebbe il caso di spiegarlo.
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    Certo è legittimo (anzi, per nulla sorprendente dopo quello che si è visto nelle ultime settimane) che il governo Conte 2 esprima valutazioni e preferenze diametralmente opposte all’esecutivo precedente guidato dallo stesso Giuseppe Conte ma un’informativa alle Camere è quanto meno doverosa e un ampio chiarimento è atteso dalla prevista audizione in commissione Difesa del ministro Guerini, chiamato a illustrare le linee programmatiche del suo ministero.
    Chiarimento necessario anche a sgombrare il campo dalle altrettanto legittime sensazioni che l’adesione di Roma all’EI2, se non motivata da esigenze politico-strategiche o da chiare contropartite chieste a Parigi, rientri nella ormai ben nota politica filo-francese (secondo molti di eccessiva sudditanza) a cui il PD, oggi tornato nella maggioranza di governo, ci ha già abituato.
    Difficile poi non notare come l’improvvisa adesione italiana alla iniziativa di Macron sia immediatamente consequenziale alla visita del presidente francese a Roma, rafforzando così l’impressione che Conte abbia semplicemente obbedito immediatamente alla richiesta dell’inquilino dell’Eliseo.
    @GianandreaGaian
    Foto:  AFP, Difesa.it e Governo.it

    Preso da: https://www.analisidifesa.it/2019/10/un-silenzio-fragoroso-circonda-ladesione-senza-dibattito-dellitalia-alla-ei2/

 

F-35: la sconfortante immaturità del governo sulla Difesa

Roma, 12 ott – Con l’entrata in scena del governo giallofucsia ritorna alla ribalta il dibattito sull’F-35. Non lo fa in modo pacato, ma con un intervento a gamba tesa direttamente sulla caviglia di tutti gli addetti del settore che, sinceramente, ne avrebbero fatto volentieri a meno. E così politici, mass media e gli immancabili social abbondano di grandi esperti che ci regalano amenità alla stregua di: “meno F-35, più scuole ed ospedali”.

Ecco a cosa serve l’F-35

Lo scenario è sconfortante: “A cosa serve un caccia multiruolo di 5a generazione se non sappiamo neanche controllare le nostre coste?”, si domanda il cittadino medio. Evidentemente, tralasciando l’ingenuità di considerare un F-35 un strumento di pattugliamento costiero, dimentichiamo di prendere in considerazione il progressivo ritorno agli scenari convenzionali ed ai “grandi blocchi” che stanno subentrando ai cosiddetti “scenari asimmetrici”. Succede che, quando uno dei “Grandi” la smette di molestare un popolo disperato a caso, ma si ritrova a confrontarsi “tra pari”, la deterrenza e la superiorità tecnologica diventano fondamentali. Oggi, i “Grandi” non parlano più di guerriglia ed IED ma di Anti Access/Area Denial (A2/AD). Se non sapete di che si tratta, provate a chiederlo ai russi o ai cinesi.

Ebbene, spiace informarvi che, in questo dominio e tralasciando L’F-22 Raptor, l’F-35 è attualmente l’unico a garantire superiorità informativa e versatilità operativa. Se a qualche russofilo è venuto in mente il Su35 o il cinese J31, sappiate che ad oggi (piaccia o meno) sarebbero nell’altro blocco. In definitiva, a meno di non aver preso in considerazione quanto su detto, risparmiateci la tortura.

L’F-35 e il bilancio della Difesa

Lo sconfortante panorama italiano è stato sapientemente descritto da Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, grande conoscitore del comparto e già consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Interpellato sull’argomento ha definito l’attuale dibattito come “sintomo dell’ immaturità politica di cui soffre tutta la Difesa”. Con i sovranisti al governo, “in rotta di collisione con Bruxelles e con l’asse franco-tedesco, la decisione di completare il programma aveva una sua chiara validità per evitare, in una condizione di braccio di ferro con la Germania, di litigare anche con Washington. In sintesi, il ragionamento era: l’America sostiene la nostra politica sovranista, noi compriamo gli F-35. Eppure – chiosa Gaiani – questa scelta non è stata fatta.”
La situazione è poi peggiorata con l’attuale esecutivo ed in particolare con il M5S, il cui atteggiamento è stato sapientemente comparato a quello dell’estrema sinistra che attacca “tout-court” il bilancio difesa ed i suoi punti più mediaticamente esposti: “Dire che gli investimenti per velivoli di quinta generazione potrebbero essere utilizzati per costruire asili nido, o che quelli per una portaerei potrebbero andare a favore di campi-scuola per disabili è fuorviante. Il bilancio della Difesa serve alla Difesa, così come i bilanci di altri dicasteri servono alle rispettive funzioni”.
“Oggi – osserva – il governo è decisamente più orientato verso un’Europa a trazione franco-tedesca. Il problema è dunque diverso, e lo abbiamo notato con il segretario di Stato Mike Pompeo, venuto qui per ricordarci che le politiche protezionistiche contro Airbus (che, va ricordato, non è un’azienda italiana, ma che anzi è spesso rivale delle nostre aziende di settore se escludiamo Mbda) colpiranno anche il nostro Paese. C’è dunque da chiedersi – dice Gaiani – che politica vogliamo attuare, ed è innegabile che ci siano spazi per negoziare i dazi al made in Italy in connessione con il completamento del programma. Tuttavia, non c’è stata né una valutazione tecnica, operativa e finanziaria sulla sostenibilità del programma, né una valutazione politica sul suo utilizzo in chiave di difesa dai dazi americani. Ripeto: navighiamo a vista, privi di una strategia militare d’impiego e di una valutazione sui vantaggi della commessa in Italia, anche relativa ai posti di lavoro che, sebbene minori rispetto a quanto previsto all’inizio, rischiano di ridursi ancora”.
Ebbene sì: l’altro importantissimo aspetto della questione è legato ai ritorni industriali, con meno ali prodotte per Leonardo ed un appeal minore per quei Paesi che avrebbero ancora voglia di venire a Cameri a produrre i loro aerei. Risultato: una marea di posti di lavoro saltati. E pensare che “l’estromissione della Turchia dal programma determina anche l’uscita della sua capacità di produzione di alcune componenti, e ciò potrebbe offrirci opportunità per nuovo lavoro”.
Quello di certa politica (e media affini) è stato definito un vero e proprio ritardo culturale sulla Difesa: “Ricordo che, nel 2007, quando mandammo una serie di mezzi da combattimento e droni disarmati in Afghanistan, ci fu un politico dell’estrema sinistra che criticò l’invio del velivolo perché chiamato Predator. Una cosa simile – ci ricorda sempre Gaiani – è avvenuta sul “uso duale sistemico” promosso come mantra dal precedente ministro della Difesa. Se non c’è la capacità politica di accettare il fatto che le Forze armate servono per difendere i confini e gli interessi nazionali, ed eventualmente per combattere (cosa per cui devono essere preparate), resteremo a un livello di immaturità. Abbiamo un’incapacità di fondo di buona parte della politica ad accettare le Forze armate per quello che istituzionalmente sono”.
Prima di accordarsi ad un certo “ritardo culturale” ci si dovrebbe chiedere: “Quale futuro vogliamo per l’Italia?
Aldo Campiglio

Preso da: https://ilprimatonazionale.it/esteri/f-35-sconfortante-immaturita-governo-difesa-133436/

Unione nazionale in Siria e Venezuela

All’inizio di settembre siamo stati i soli ad annunciare il passo decisivo contemporaneamente compiuto in Siria e Venezuela. Paesi che ora non cercano più di negoziare con i terroristi, bensì di costruire un nuovo regime in collaborazione con l’opposizione patriottica.

| Damasco (Siria)

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I presidenti Bashar al-Assad e Nicolás Maduro.
Siria e Venezuela si giocano contemporaneamente e parallelamente il proprio futuro. Ed è normale sia così, perché trattasi di conflitti che non hanno origine locale, ma sono frutto della strategia del Pentagono di distruzione delle strutture statali, avviata dapprima nel Medio Oriente Allargato, in seguito nel Bacino dei Caraibi (dottrina Rumsfeld/Cebrowski [1]).

La situazione e le capacità dei due Stati sono molto diverse, ma la resistenza al capitalismo globale è la medesima. Hugo Chávez (presidente dal 1999 al 2013) è stato portavoce delle popolazioni delle periferie del mondo, di fronte alle ambizioni delle società transnazionali. Deluso dalla defezione di alcune nazioni del Movimento dei Paesi Non-allineati, diventate vassalle degli Stati Uniti, Chávez e il presidente siriano Bashar al-Assad immaginarono di rifondare il Movimento su basi rinnovate e di chiamarlo Movimento dei Liberi Alleati [2]. A chi si poneva domande sui tempi di realizzazione di quest’ambizioso progetto, il presidente venezuelano rispondeva con la previsione che l’omologo siriano avrebbe occupato il suo posto sulla scena internazionale. Nel piano quinquennale 2007-2013, che redasse in prima persona, Chávez inserì anche istruzioni per le amministrazioni del Paese affinché sostenessero un alleato politico tanto lontano, la Siria [3].

Da 18 anni la guerra imperversa nel Medio Oriente Allargato e da otto in Siria. Afghanistan, Iraq e Libia sono già stati distrutti. Lo Yemen è ridotto alla fame. In Siria un governo in esilio è stato riconosciuto dagli Stati Uniti e da un pugno di loro alleati. Il patrimonio del Paese in Occidente è stato confiscato. Nella Lega Araba un governo alternativo ha rimpiazzato quello costituzionale. I vassalli regionali del Pentagono si sono messi agli ordini della NATO.
Nel Bacino dei Caraibi il preludio alla guerra è già in fase avanzata, soprattutto in Nicaragua e a Cuba. In Venezuela un autoproclamato presidente è stato riconosciuto dagli Stati Uniti e da un pugno di loro alleati. Il patrimonio del Paese in Occidente è stato confiscato. Nell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) un governo alternativo ha rimpiazzato quello costituzionale. I vassalli regionali del Pentagono stanno riattivando il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR).
La guerra in Siria è al termine perché la presenza militare russa rende impossibile l’invio di nuove truppe per combattere il governo [legittimo] del Paese, siano esse formate da soldati regolari statunitensi, da mercenari ufficialmente ingaggiati dal Pentagono o da mercenari ufficiosamente ingaggiati dagli alleati della NATO. Ma la vittoria contro decine di migliaia di mercenari dell’Esercito Arabo Siriano non significa pace.
In Siria e Venezuela la pace sarà possibile solo a condizione che la società fratturata – dalla guerra nel primo caso e dalla sua preparazione nel secondo – venga riparata. In Siria la riparazione potrà avvenire attraverso la redazione e l’adozione d’una nuova Costituzione, come previde quattro anni fa la risoluzione ONU 2254. Anche in Venezuela la pace dovrà passare dalla creazione di un regime di unione nazionale, ove si associno gli chavisti e l’opposizione patriottica, ancora viva nel Paese, cui sta a cuore la preservazione della nazione.
Con l’assenso del presidente Trump, nonostante l’opposizione dei generali del Pentagono e dei diplomatici del dipartimento di Stato, il 16 settembre Siria e Venezuela hanno fatto passi avanti in questa direzione. Lo stesso giorno Iran, Russia e Turchia hanno annunciato la formazione della Commissione Costituzionale Siriana [4] e il Venezuela l’apertura di un Tavolo di dialogo che riunisce rappresentanti del governo e dell’opposizione patriottica [5]. Un’iniziativa che si sostituisce ai negoziati che il governo costituzionale aveva intavolato alle Barbados – alla presenza di mediatori norvegesi – con i rappresentanti dell’autoproclamato presidente Guaidó; negoziati che quest’ultimo dichiarò esauriti e abbandonò. Analogamente, la Commissione Costituzionale Siriana mette fine ai negoziati che il governo conduceva da anni con gli jihadisti “moderati”, sotto gli auspici dell’ONU.
Dopo l’inizio della guerra in Siria il principio di Unione Nazionale si è gradualmente affermato. Il presidente Assad riuscì a organizzare nel 2014 un’elezione presidenziale conforme agli standard internazionali dei regimi democratici. In Venezuela invece questo principio rappresenta una novità, di cui ancora non tutti sono convinti. Un precedente tentativo avviato da papa Francesco è fallito. Questa volta, in poche ore, i negoziatori sono riusciti ad accordarsi su tutto quel che Guaidó asserisce di rivendicare, ma che in realtà rifiuta di formalizzare. Gli chavisti hanno smesso di disertare le sedute dell’Assemblea Nazionale; la riforma della Commissione elettorale è in gestazione; il vice-presidente dell’Assemblea Nazionale, prima agli arresti, è stato rilasciato; e via di questo passo.
La diffusione della notizia di questi considerevoli progressi ha coinciso con la vacanza del posto di Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA. La sostituzione di John Bolton con Robert O’Brien favorisce l’avvio di un nuovo indirizzo a Washington. I due uomini hanno le medesime referenze ideologiche, l’“eccezionalismo statunitense”, ma stili opposti: il primo minaccia di guerra l’intero pianeta, il secondo è consumato negoziatore.
Giacché i partigiani del terrorismo – gli jihadisti “moderati” e i guarimberos di Juan Guaidó – ne sono esclusi, Unione Europea e Gruppo di Lima, privi del pragmatismo del presidente Trump, condannano questi progressi.

[1] The Pentagon’s New Map, Thomas P. M. Barnett, Putnam Publishing Group, 2004. “Gli Stati Uniti e il loro progetto militare mondiale”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 agosto 2017.
[2] “Assad e Chavez chiedono la formazione di un movimento di liberi alleati”, Rete Voltaire, 3 luglio 2010.
[3] Proyecto Nacional Simón Bolívar. Primer Plan Socialista (PPS) del Desarrollo Económico y Social de la Nación (2007/2013), Presidencia de la República Bolivariana de Venezuela.
[4] “Joint Statement by Iran, Russia and Turkey on the International Meeting on Syria”, Voltaire Network, 16 September 2019.
[5] «Venezuela : Mesa Nacional», Red Voltaire, 26 de septiembre de 2019.

La Libia è stata liberata? Da che cosa? Per condurla dove e come?

Malta

Cosa accadrà se le forze di invasione non lasciano la nostra terra? Se l’esercito degli Usa e degli altri rimarrà sulla nostra amata patria? Se le loro aziende e le loro ambasciate rimarranno aperte, la bandiera Americana ben esposta? Rimarremo in silenzio? Potete immaginarlo?

Muqtada al Sadr

 

 

Finalmente “Siamo liberi”.    (Se l’ISIS o l’UE non arriveranno prima!)

Mentre l’instabilità politica e la sicurezza in deterioramento hanno complicato i loro sforzi, gli Usa si impegnano ad addestrare le forze di sicurezza del Paese, forze che, ovviamente, avevano precedentemente distrutto insieme con la Nato.

“Gli Usa, e I loro alleati della Nato costruiscono l’esercito spalleggiatore libico, a spese della Libia. Gli Usa si impegnano ad addestrare le Forze di sicurezza libiche”, dichiara il Dipartimento statunitense della Difesa, aggiungendo che “la Libia sta pagando per l’addestramento, che dovrebbe richiedere otto anni”. Vedete, gli Usa hanno già detto che si prenderanno la loro fetta di torta!

 

E adesso, a che punto siamo!

Presto potrebbero essere strette altre due catene, l’UE e l’ISIS!

Nel Marzo 2008 Muammar al – Gheddafi prese la parola al summit della Lega araba a Damasco per pronunciare uno dei suoi discorsi.

Tra le altre cose, indirizzò ai capi di Stato un ammonimento profetico, accusandoli di avere avvallato il rovesciamento e la seguente esecuzione di Saddam Hussein. “Una Potenza straniera occupa un Paese arabo e impicca il suo leader mentre noi restiamo a guardare ridendo…”. Gheddafi tuonò: “Il vostro turno arriverà presto!” Il pubblico scoppiò a ridere. Le telecamere inquadrarono in sala il padrone di casa, il Presidente siriano Bashar Al-Assad, mentre sorrideva. Gheddafi proseguì imperterrito: “Perfino voi, gli amici dell’America. Anzi, noi – noi, gli amici dell’America. L’America potrebbe essere d’accordo con la nostra risata, un giorno.” Ci furono ulteriori risate. Chi ride ora?

Quale profezia! Quelli che adesso ridono sono i distruttori di quel Paese, anche se sembra che non saranno loro a ridere per ultimi.

Con l’uccisione sommaria del Col. Gheddafi, almeno due cose sono state rubate al popolo libico . Uno era la giustizia, di dare all’uomo la possibilità di difendersi contro tutte le accuse.                             E in secondo luogo, se trovato colpevole, assicurare che ottenesse una pena adeguata per le sue azioni dopo, naturalmente, avere assicurato una corretta valutazione, con un bilancio veritiero e completo delle sue (non quello che gli altri hanno fatto in suo nome) normative amministrative e dei risultati per il suo paese. Sono sicuro che ogni libico onesto, sincero e amante del suo paese, avrebbe senza dubbio voluto questo. Ma è stata negata al popolo libico!

Dopo tutto, non è questo che la presuntuosa e ipocrita ECHR predica costantemente, mentre guarda comodamente dall’altra parte quando i suoi indesiderabili vengono assassinati.

Molto probabilmente, voi pensate di sapere il motivo per cui gli Stati Uniti e i paesi occidentali invasero e la Libia e Gheddafi. O credete alla menzogna che la popolazione libica si sia rivoltata contro il regime di Gheddafi. O pensate che la ragione fosse il petrolio! In ogni caso, è con queste spiegazioni che ci hanno foraggiati. E non sono la verità! La copertura delle notizie da parte dei media occidentali è stato semplificata e fuorviante.

Gli USA e la NATO avevano già distrutto la maggior parte delle infrastrutture di Iraq e Afghanistan prima di mettere gli occhi sulla Libia. Così, che cosa sta realmente succedendo e chi vogliono prendere in giro?

Le potenze occidentali hanno fomentato la ribellione contro Gheddafi e la hanno sostenuta attraverso la NATO e le Nazioni Unite. Volevano sbarazzarsi di Gheddafi e lo hanno rimosso dal potere.

Forse Gheddafi era lontano dalla perfezione (chi non lo è?) Ma, certamente, ebbe una visione di grandezza per la Libia e l’Africa. Anche se la sua logica di base era semplice, il suo piano avrebbe palesemente mostrato la vulnerabilità delle potenze occidentali. Gheddafi ha fronteggiato il loro potere. Ha affrontato lo status quo degli “Imperi”. Ha chiesto una maggiore potenza per i paesi africani, nonché una maggiore potenza per i paesi più piccoli della Nazioni Unite. Ha proposto e ha insistito su un nuovo modo di procedere che avrebbe ridotto la capacità di uno o pochi paesi a dominare il mondo.

Questo è il punto. Il popolo libico ha avuto il più alto tenore di vita di una nazione africana (lo so, ero lì), ma Gheddafi ha smesso di accettare banconote della Federal Reserve ed euro per il suo petrolio e ha chiesto di essere pagato in oro. Ha quindi cercato di ritirare il suo oro dalle casseforti a Londra e New York. Non era una cosa che Rothschild, oppure qualsiasi altro paese capitalistico occidentale, avrebbero  permesso che accadesse.                                                                                          Aveva così intenzione di sostenere il dinaro d’oro e aveva accordi con altre nazioni in Africa di basare i loro interscambi sul dinaro, piuttosto che l’euro o il dollaro. Il suo unico errore fu parlarne con altri leader troppo presto. Avrebbe dovuto farlo e basta! Tuttavia, credo che l’errore più grande che ha fatto sia stato quello di avvicinarsi amichevole ad alcuni politici occidentali, confidando in personaggi perfidi come Sarkozy (chiedetegli del sostegno di Gheddafi verso la sua campagna elettorale e sul ruolo determinante del suo paese nella sua cacciata e uccisione), per citare un esempio.

Quanto sono male informati, come ad esempio Anthony Manduca, che ha definito l’era Gheddafi come “una brutale dittatura di 42 anni”. La Libia è stata devastata. Tutti i progressi economici ottenuti durante 42 anni di potere di Gheddafi sono stati buttati via e sono seguite  la morte, la violenza, la miseria, il caos … ciò che ora è la Libia. Robert Gates, l’allora segretario alla Difesa, ha dichiarato che solo un pazzo avrebbe rovesciato Gheddafi. Ma, amico mio, bisogna sapere che l’avidità non ha limiti!

Spodestare Gheddafi non è stata opera solo degli statunitensi. Non avevano cercato invano di ucciderlo all’inizio bombardando la sua capitale, Tripoli? Era ben voluto dal suo popolo. Sapevate come era la Libia prima di Gheddafi? Ma questa è un’altra cosa. I suoi problemi li aveva con i cartelli bancari internazionali, che hanno usato i loro tirapiedi per sistemarlo. Ucciderlo ha aiutato la gente comune di qualche Paese? La guerra in Libia è stata una battaglia per l’Africa!

Per non commettere errori bisogna capire che una volta sconfitti Gheddafi e la rivoluzione libica da parte di questo conglomerato opportunistico di reazionari e razzisti, le forze progressiste di tutto il mondo e il progetto panafricano hanno subito una grande sconfitta e una battuta d’arresto. Quando i bombardamenti alleati della Libia iniziarono nel 2011, l’amministrazione Obama respinse un’offerta di Muammar Gheddafi per avviare negoziati, per abdicare e persino per accettare l’esilio dalla Libia, (egli ritirò perfino le sue forze da diverse città libiche, come segno di buona fede), come testimonia un ex ufficiale di Marina degli Stati Uniti, il quale affermò di essere stato predisposto a gestire la vicenda.

Al contrario gli Usa decisero di fornire armi ai “ribelli”, cioè alle milizie locali libiche affiliate ad Al Qaida e alla Fratellanza musulmana. Così si è consumato l’apice dell’ipocrisia occidentale.

Mustafa Abdul Jalil-, un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, aveva dichiarato che i poteri che appoggiavano i ribelli avrebbero ricevuto un accesso preferenziale alla risorse petrolifere della Libia. “I nostri amici che sostengono questa rivoluzione avranno le migliori occasioni nei contratti futuri in Libia“, ha detto. Un altro motivo per l’Occidente di raccogliere i suoi guadagni illeciti (ottenuti con la morte). Molto probabilmente, la loro debolezza li terrà in un continuo stato di servitù, se non la schiavitù, agli imperi dominanti! Nessuno dei paesi che hanno partecipato agli attacchi illegali Libia ha mai avuto a cuore il popolo libico. La loro unica preoccupazione era il ‘commercio’ e il ‘commercio’, in altre parole significa: ‘Quanto grande sarà la mia fetta di torta dopo la rimozione di Gheddafi e la disintegrazione della Libia?’ Gli Stati Uniti possono continuare a guidare l’operazione dalle retrovie in modo efficace, sollecitando gli europei a sostenere un onere commisurato ai loro interessi.

Mentre gli occhi del mondo sono sulla lotta contro l’ISIS in Iraq e in Siria, un altro problema molto reale è ora la Libia, un paese nel caos, per dirla con leggerezza.                                                                           Siamo tutti ancora in attesa che si realizzi la previsione di Manduca, che “il mondo sarà sicuramente un posto migliore senza di Gheddafi” e che vi saranno “buone notizie per Malta!”

Tutto quello che so è che la questione Libia è un cattivo presagio e che l’eliminazione di Gheddafi è stata la più grande tragedia per l’Occidente.

Lo spirito di Gheddafi non deve mai morire!

 

“Il nome di ‘riforma’ copre semplicemente ciò che cela un processo di furto del patrimonio nazionale”.

Aleksandr Solzhenitsyn

Traduzione di Andrea B. per civg.it

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_multicategories&view=article&id=612:la-libia-e-stata-liberata-da-che-cosa-per-condurla-dove-e-come&catid=25&Itemid=139