McCain lascerà presto questo mondo

22 luglio 2017

Ziad Fadil Syrian Perspective 21/7/2017

Non posso trattenere la gioia alla prospettiva di vedere il criminale stragista John McCain morire per un glioma trovatogli nell’occhio sinistro intaccato da un coagulo, senza dubbio piantatogli dall’angelo vendicatore della Siria. Dio possa arrostirlo per sempre nel fuoco inestinguibile dell’Ade. Alla sua puzzolente famiglia di ratti, stendo un fiero dito medio per esprimere il mio disprezzo per tale derelitto. Non è un eroe.
Il Presidente Trump, come ho già scritto, toglie il sostegno statunitense ai criminali in Siria. Se ricordate, nel mio ultimo post citavo gli statunitensi che starebbero riempiendo le valigie di souvenir, rosari e guantiere di Baqlava. Bon voyage a tale spazzatura. D’altra parte, tuttavia, vi sono sempre più rapporti su convogli di mezzi statunitensi riversarsi in Siria dall’Iraq. Prevalentemente blindati progettati per rilevare ed evitare mine terrestri. La dimensione di tale operazione, apparentemente legata all’assalto su al-Raqqa, non sarà stata ignorata dall’esercito iracheno o dai suoi servizi d’intelligence. Sono anche impressionato dal fatto che i russi, che dispongono d’intelligence satellitare della zona, non facciano una piega. È possibile che tale nuovo atteggiamento sia il risultato dell’incontro tra i signori Trump e Putin. Tuttavia, Esercito arabo siriano ed alleati si avvicinano a Dayr al-Zur e al-Raqqa. Quali possibili coordinamenti esistano tra le due forze è solo un’ipotesi.
Nel frattempo è iniziata un’enorme operazione dell’Esercito arabo siriano, dell’esercito libanese e di Hezbollah per scacciare tutti i terroristi dalla zona di confine Falita – Arsal. Testimoni indicano che tutti i gruppi impiegano razzi e artiglieria contro le basi di SIIL e al-Qaida, con i bombardati presi di mira come anatre in una fiera di Coney Island. Esercito ed alleati hanno liberato la zona di Tal Burqan e si prevede che ne libereranno altre nelle prossime 24 ore, poiché le comunicazioni dei terroristi indicano la completa dissoluzione della loro struttura di comando.
Ora torno a casa e stilerò una relazione molto più dettagliata per domenica. Spero che Danny comprenda alcuni problemi sulla piattaforma che utilizziamo. Sarebbe bello postare nuovamente foto e mappe.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2017/07/22/mccain-lascera-presto-questo-mondo/

Libia |Foto | I “poveri” ribelli civili

In un paese dove la rendita pro capite era più alta che la nostra, dove l’istruzione e l’obbiettivi “sociali” erano all’avanguardia, noi spianiamo la strada all’integralismo e ai poveri ribelli.

IFOTO POVERI RIBELLI

Basta vedere queste foto per capire che questi non sono libici che protestano per un mondo migliore. Ma mercenari assoldati per creare caos e facilitare l’occupazione illegale del paese.

Estratto da jerbanews

Preso da: https://saragio.wordpress.com/2011/05/16/libia-foto-i-poveri-ribelli-civili/

Libia 2011: Dichiarazione del Movimento Donne Coscienza della Serbia (Zenes)

14 marzo 2011.
Il Movimento Zenes, che segue con un’attenzione particolare la situazione in Libia, denuncia il flusso di disinformazione e di menzogna che si abbatte su questo paese e sui suoi dirigenti. Un’odiosa campagna di stampa scatenata dai grandi media dei paesi della NATO e dalle petromonarchie arabe deforma da tre settimane la realtà, demonizza la Guida libica Mouhammar Gheddafi e getta infamia sulle sue strutture di difesa.
Per la sua ampiezza e il suo stile, questa campagna di stampa rilanciata da alcune ONG ad hoc, ricorda quella scatenata qualche anno fa dagli stessi soggetti contro la Repubblica Federale di Jugoslavia e la Serbia.
In parallelo a questo bombardamento mediatico, in effetti, sono stati messi in piazza con una estrema rapidità a New York, Londra e Bruxelles gli stessi strumenti di “diplomazia coercitiva” volti ad isolare, indebolire, demonizzare e abbattere uno Stato indipendente e sovrano e i suoi dirigenti.

La rapidità con la quale le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e degli Stati e organismi sotto l’influenza degli Anglosassoni sono state prese (come l’esclusione dal Consiglio dei Diritti Umani, l’indagine della Corte Penale Internazionale e il “blocco dei beni” libici) così come la presenza attestata delle forze speciali occidentali che addestrano i ribelli, indicano che i tumulti non hanno nulla di spontaneo come si è preteso di far credere. Come si è fatto ieri in Jugoslavia la “comunità internazionale” ha sostenuto i suoi spioni reazionari e islamisti in un paese che vuole occupare.
Seguendo il copione di un film già visto in Jugoslavia, gli Anglosassoni e il loro seguito ci vogliono convincere che i rivoltosi della Cirenaica sono dei “resistenti alla dittatura” di Mohuammar Gheddafi che “ha massacrato dei civili”, al punto che BBC e CNN fanno parlare dei diplomatici di ritorno eretti quali “soli rappresentanti legittimi” e mettono in scena il “flusso di rifugiati” alle frontiere.
Vero atto di guerra contro uno Stato sovrano la “zona di esclusione aerea” che la NATO vuole instaurare non è per proteggere dei “manifestanti” ma per aiutare dei ribelli armati, dopo che i portavoce del Dipartimento di Stato e del Foreign Office hanno pubblicato delle notizie fantasiose e dei bilanci menzogneri. All’inizio del film, le ONG di Soros, Human Rights Watch e International Crisis Group, si sono precipitate per avanzare la tesi che bisognasse urgentemente portare “assistenza ai civili” per impedire un “genocidio” e un “disastro umanitario”. La “responsabilità di proteggere”, variante semantica del “dovere d’ingerenza” e maschera dell’ “imperialismo umanitario”, serve una volta di più da pretesto allo scatenamento di una scellerata spedizione militare americano-occidentale con la complicità delle Nazioni Unite.
Già impiegate nei Balcani e in Mesopotamia, queste dichiarazioni e misure sono quelle che precedono le aggressioni di grande portata. All’opposto di questa propaganda formattata la verità è che i resistenti sono coloro che resistono all’aggressione dei media, degli organismi di spioni azionati da un Impero americano che si nutre di guerre.
Per questo motivo, nelle circostanze drammatiche attuali, il Movimento Zenes:

  • Accusa gli Angloamericani e la loro fanteria coloniale araba e europea di condurre una nuova guerra d’aggressione contro uno Stato indipendente e sovrano in una zona strategica del Sahara che dispone d’importanti risorse in petrolio e gas.
  • Denuncia l’atteggiamento spregevole del Governo allineato della Serbia che fino a ieri ancora si pavoneggiava in Libia e che, al fischio degli Stati Uniti, si è allineato servilmente sulle posizioni della cosiddetta comunità internazionale.
  • Manifesta la sua intera solidarietà con la Jamahirya Araba Socialista libica, al suo popolo e alla sua Guida nella situazione drammatica in cui sono stati messi e cui i colpevoli sono, una volta di più, gli Occidentali.
  • Ricorda il suo estremo attaccamento alle donne e agli uomini liberi di Libia odiosamente aggredita dall’imperialismo americano e dai suoi valletti.
  • Lancia un appello alle organizzazioni nazionali progressiste e non allineate di Serbia, dei Balcani e d’Eurasia a mobilitarsi per difendere, qualunque cosa accada, la giustizia e la libertà. Queste ultime non consistono, in effetti, nella difesa virtuale d’individui e di gruppi spinti contro la loro patria dall’ingegneria dei centri finanziari imperialisti ma nell’affermazione viva e dinamica di Stati e di nazioni indipendenti e sovrane in seno ad un mondo multipolare nel quale i popoli uniti e solidali possano trovare pienamente l’espressione della loro identità e della loro libertà.

Belgrado, 7 marzo 2011
Il Presidente del Movimento Zenes: Dr. Mila Aleckovic Nikolic
javljamse@zenes.org

Fonte: http://www.eurasia-rivista.org/libia-%E2%80%93-dichiarazione-del-movimento-donne-coscienza-della-serbia-zenes/8675/

La Libia dei ribelli tra pirateria e “guerra del mare”

Pubblicato il: 11 giugno, 2012
Analisi / Esteri | Di Filippo Bovo

La Libia dei ribelli tra pirateria e “guerra del mare”

S’illudevano, i “destrosinistri” liberaldemocratici di casa nostra, che, con la scomparsa di Gheddafi ed il trionfo dei ribelli giunti a Tripoli sulla punta della baionetta della NATO, la Libia avrebbe smesso di fare la voce grossa contro l’Italia: niente più “giornate dell’odio”, in realtà abolite già da quel dì, niente più attacchi, niente più ricatti. Nonchè, niente più sequestri di pescherecci italiani nel Canale di Sicilia. Pensavano d’essersi guadagnati, a suon di bombardamenti indiscriminati, una nazione umile ed umiliata, serva e servile come la rimpianta Libia di re Idris alla quale quella dei ribelli strizza l’occhio avendone fatta sua persino la bandiera.
E invece ecco che lo scorso giovedì sera è arrivata la sorpresa: tre pescherecci appartenenti alla flotta di Mazara del Vallo, “Boccia”, “Maestrale” e “Antonino Sirrato”, sono stati intercettati da motovedette libiche che hanno anche esploso in aria colpi d’arma da fuoco mentre si trovavano in acque internazionali, vale a dire a più di 30 miglia nautiche dalle coste libiche (per il diritto internazionale le acque territoriali terminerebbero a 12 miglia nautiche dalla costa). Secondo le prime testimonianze i pescherecci, con un equipaggio complessivo di 19 uomini (12 siciliani e 7 tunisini), sono stati prima di tutto arrembati da un gommone dal quale sarebbero scesi uomini con armi in pugno, che avrebbero così minacciato e costretto all’obbedienza i pescatori in attesa dell’arrivo delle motovedette. Un’azione più piratesca che militare, e che ben esprime nelle sue modalità anche il livello di “somalizzazione” conosciuto dalla Libia in questi ultimi mesi.
I pescatori adesso si trovano nel carcere di Bengasi, in attesa di giudizio da parte di un tribunale militare. Al momento le pressioni richieste dal ministro degli esteri Terzi sull’ambasciatore italiano a Tripoli e sul console a Bengasi non parrebbero aver ancora sortito alcun effetto. Si sa però che le accuse rivolte ai pescatori del Boccia, del Maestrale e dell’Antonino Sirrato sono molto gravi: sconfinamento in acque territoriali libiche con conseguente sequestro dei navigli e del prodotto ittico in essi contenuto.
In termini di diritto internazionale i pescatori non avrebbero colpe, giacché navigavano in acque internazionali, ma da oltre trent’anni la Libia ha esteso unilateralmente le proprie acque nazionali fino a 72 miglia da Sirte, tracciando così una linea che chiude tutto il Golfo omonimo. La Jamahiriya giustificava tale scelta presentando il Golfo di Sirte come una baia storica del paese, scontrandosi con le pretese delle principali potenze mondiali che si vedevano così colpite nei loro interessi nel Mediterraneo: più volte le navi da guerra degli Stati Uniti e di altri paesi hanno infatti violato tale barriera. Nei primi Anni ’80 vi fu, a tal proposito, anche la ben nota crisi del Golfo di Sirte, con lo scontro aereo tra caccia libici ed americani.
Anche le nuove autorità libiche, malgrado lo sfascio in cui versa il loro paese, non intendono rinunciare alla sovranità sulle acque di tutto il Golfo di Sirte. Anzi, proprio per questo motivo saranno probabilmente indotte a puntare sempre di più sull’arma del ricatto nei confronti del vicino italiano. Mentre la Libia sfocia in un tribalismo vieppiù accentuato, col paese frammentato tra tribù e signorie della guerra, nel Golfo di Sirte s’affaccia lo spettro della pirateria. Con buona gioia di chi credeva in una nuova Libia pacifica, democratica e collaborativa.

Chimere atlantiste

Pubblicato il: 24 marzo, 2012
Analisi / Cultura | Di Fabio Falchi

Chimere atlantiste

In un articolo pubblicato il 20 marzo scorso, Manlio Dinucci, uno dei pochi giornalisti degni di questo nome, ha voluto ricordare come sia stato passato «sotto silenzio il fatto che un anno fa, il 19 marzo, iniziava il bombardamento aeronavale della Libia, formalmente “per proteggere i civili”. In sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 30mila missioni, di cui 10mila di attacco, con impiego di oltre 40mila bombe e missili». (1) Facendo leva sulla tradizionale ostilità della Cirenaica nei confronti della Tripolitania e sulle divisioni tra le differenti tribù libiche, gli anglofrancesi, con il consenso e l’appoggio di Washington (che dirigeva l’intera operazione, come ha esplicitamente dichiarato l’ambasciatore statunitense presso la Nato) infiltravano forze speciali nel Paese, in particolare islamisti al soldo del Qatar, per metter fine alla Giamahiria, all’esistenza cioè di uno Stato sovrano, socialista e popolare, con un Welfare che non aveva nulla da invidiare al “modello sociale” europeo (quello, per intendersi, che i “mercati” stanno distruggendo, al fine di imporre la nuova modernizzazione “made in Usa”).
D’altronde, i media hanno passato sotto silenzio pure che il 19 marzo di nove anni fa si iniziava aggressione contro un altro Stato sovrano da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, per liquidare definitivamente il regime di Saddam Hussein. Approfittando della debolezza della Russia , gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, attaccarono l’Iraq senza l’autorizzazione dell’Onu e senza farsi scrupolo di mentire all’opinione pubblica internazionale. E Colin Powell, che allora ricopriva la carica di Segretario di Stato degli Stati Uniti, si inventò addirittura che Saddam disponeva di armi batteriologiche con le quali minacciava l’intera umanità. (Tra l’altro, Powell fu imitato da una schiera di “replicanti”, sedicenti esperti di terrorismo internazionale, tra cui il “nostro” Enrico Jacchia, che in una trasmissione televisiva terrorizzò il giornalista che lo intervistava, mostrando una fiala, il cui contenuto avrebbe potuto uccidere centinaia di migliaia di persone, e sostenendo che tale arma terribile era, in grande quantità, nelle mani del “tiranno di Baghdad”, pronto a sterminare donne, vecchi e bambini di serie A, ossia israeliani e angloamericani, di serie B, ossia degli altri Paesi “(filo)occidentali”, nonché altri meno importanti, di serie C).
Una guerra, la Seconda Guerra del Golfo, che ha causato centinaia di migliaia di vittime, che ha “sfregiato” irrimediabilmente la vita di milioni di iracheni, che ha visto gli angloamericani non solo dare sfogo ad un razzismo ripugnante, ma compiere massacri, torture, abusi e nefandezze di ogni genere, spesso facendo fare il lavoro sporco agli stessi iracheni e generando così una spirale di odio e di terrore che ha fatto precipitare l’Iraq in un girone infernale dal quale non riesce a risalire. Una guerra però che con il passare del tempo ha anche visto l’opinione pubblica occidentale dimenticare o perfino giustificare i crimini degli angloamericani, considerati a priori i “paladini dell’umanità” e quindi legittimati di fatto a commettere qualsiasi violenza, compresa quella di bruciare vivi i civili, e qualsiasi violazione del diritto internazionale per far trionfare la libertà e la democrazia. Ovverosia quella libertà e quella democrazia che sono fondate sui “mercati sovrani” e sull’ideologia della merce, come ormai è chiaro a chiunque viva e lavori in Occidente.
Si comprende allora il silenzio dei media mainstream, anche perché, se in Iraq si susseguono attentati terroristici, assassinii e scontri tra gruppi rivali, la Libia è stata trasformata dalle milizie armate filo-occidentali in un campo di battaglia. Tanto è vero che, pur essendo impegnati in torture ed esecuzioni extragiudiziarie, i “ribelli libici” hanno trovato il tempo di allestire, presso Tripoli, un campo di addestramento per i “ribelli siriani” – anche se a giudizio dei “democratici” quest’ultimo servirebbe alle “masse libiche” per insegnare alle “masse siriane” a fare la rivoluzione con armi, equipaggiamenti e istruttori forniti dallo “zio Sam”, dagli anglofrancesi e dal Qatar. Il che, in verità, è difficile da sostenere anche per i professionisti della disinformazione, senza che per questo si debba negare che in Siria vi sia una guerra civile o addirittura affermare che la Siria di Assad è un Paese perfetto. Un Paese tuttavia (e non lo si dovrebbe dimenticare) ben diverso dall’Iraq di Saddam e che da decenni si contrappone ad Israele e appoggia con coerenza e notevole coraggio sia la causa palestinese che Hezbollah.
Peraltro, il fatto che l’Occidente sia in grado di sfruttare con notevole abilità le contraddizioni e le “ferite” presenti nel mondo musulmano conferma naturalmente che tali contraddizioni e “ferite” esistono (si pensi, ad esempio, a quanto accadde nella città di Hama nel 1982), ma che non possono essere spiegate senza tener conto della particolare struttura sociale di un Paese, della sua storia, della sua cultura e soprattutto delle “ragioni” e degli “interessi” che sono alla base dei conflitti politici. Pertanto, anziché ritenere che il mondo sia popolato da ” masse rivoluzionarie” oppresse da “unicorni rossobruni”, sarebbe opportuno comprendere che il significato di termini come libertà e democrazia varia al variare del contesto storico-politico e che nella attuale fase storica l’attacco dei “mercati” contro i diritti sociali ed economici dei popoli passa anche attraverso la distruzione della sovranità di quegli Stati che, in qualche modo, ostacolano la volontà di potenza dell’Occidente, oppure, se si preferisce, della società di mercato occidentale. Sotto questo profilo, è decisivo – sia pure tenendo presente la complessità dei sistemi sociali contemporanei – il modo in cui la lotta geopolitica articola la stessa lotta sociale.
Certo la geopolitica la si può ignorare e certamente non può spiegare tutto (né vi è chi lo sostenga); ma chi la ignora, ammesso (e non concesso) che sia in buonafede, sarebbe meglio che non si occupasse di politica. Del resto, con buona pace dei “rivoluzionari da salotto” occidentali, i russi (e i cinesi) non la ignorano e sembra che siano determinati a farla comprendere, con le buone o con le cattive, anche a chi la ignora o forse fa finta di ignorarla. Una determinazione che a giudizio di alcuni sarà pure “preoccupante”, ma di cui non se ne possono dolere coloro che credono non solo che le “ragioni” e gli “interessi” dei popoli non siano rappresentati dai “mercati”, ma anche e soprattutto che, senza il riconoscimento dei “diritti dei popoli”, i cosiddetti “diritti umani”, esattamente come la libertà e la democrazia di mercato, non siano altro che “chimere atlantiste”.
Note:

(1) M Dinucci “Libia un anno fa: memoria corta” (http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in edicola /manip 2n1 /20120320 /manip2pg /14/ manip2pz/ 319871/.

Libia 2011: A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Pubblicato il: 10 marzo, 2012

A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Guerra di Libia: un anno dopo
a cura di Andrea Fais


Circa un anno fa cominciavano le operazioni militari contro la Libia di Gheddafi, a seguito del consiglio di guerra riunitosi a Parigi per fare un riassunto delle menzogne raccolte nei due mesi precedenti a proposito di quanto stava avvenendo nel Paese mediterraneo. I bombardamenti della Nato sono andati avanti per tutta l’estate fino a settembre inoltrato, distruggendo città, abitazioni civili, scuole, ospedali, condutture idriche, pozzi, cantieri e quant’altro. In base alla risoluzione n. 1973 l’intervento occidentale avrebbe dovuto proteggere la popolazione. In realtà ha provocato migliaia di vittime e la deflagrazione etnica, sociale e politica di una nazione che, prima della guerra, era tra le più prospere dell’Africa. Tu, che per lavoro eri in contatto con alcuni libici e hai conosciuto proprio il Colonnello Gheddafi, sei stata in Libia durante quei travagliati mesi. Un anno dopo qual’è il ricordo personale di quei momenti?
Questa domanda va a toccare un tasto per me dolente. Ho vari ricordi che si accavallano in un mix di sensazioni che vanno dal dolore alla rabbia, dalla nostalgia al senso di impotenza per non aver potuto fare di più in quello che è stato uno degli episodi più bui e scorretti della storia moderna. Prima dell’inizio dell’aggressione, non vedrei altri termini per definirla, avevo già delle idee abbastanza chiare sulla Nato, sulle “pseudo operazioni umanitarie”, e su tutti i loschi interessi che vi girano intorno. Sapevo quanto alcune operazioni degli ultimi anni fossero giustificate solo dall’“oro nero” o da meri interessi di controllo geo-strategico, sapevo quanto alcune situazioni venissero sfruttate ma ero così ingenua da non arrivare ad ipotizzare rivolte costruite. Ero contraria alla guerra perché pensavo che la violenza non avrebbe potuto risolvere alcun problema, neanche laddove vi fosse realmente stato un problema da risolvere, ma in una rivoluzione “costruita” e “sovvenzionata” da una regia occulta è evidente doppiamente quanto tutto sia stato sbagliato fin dall’inizio. Prima che la Libia, un Paese Sovrano, fosse aggredita non avrei mai pensato di vivere in un mondo così malato da portare alla distruzione una nazione con bombe così intelligenti da uccidere migliaia di persone. Ho dei ricordi meravigliosi della Libia e dei Libici, ricordi che porterò sempre nel cuore, insieme a terribili e amari ricordi della mia ultima visita di luglio/agosto 2011. Quando la Libia era libera l’ho visitata in tutte le sue regioni apprezzandone le incredibili bellezze, dal paesaggio del Sahara che toglie il respiro con le sue dune alte centinaia di metri, ai siti patrimonio dell’Umanità come Leptis Magna o Sabratha; ho avuto modo di stringere sinceri rapporti di amicizia con le persone del posto, con alcune ho un legame speciale. I Libici sono ospitali, hanno il cuore puro, sono gioviali e aperti, sono coraggiosi e dignitosi come hanno dimostrato nella loro eroica resistenza.
A distanza di mesi il ricordo invece della Libia sotto assedio è vivo come il giorno in cui sono ripartita da Tripoli il 5 agosto. Ricordo che la mia volontà di dare un piccolo contributo nella diffusione della Verità su quanto stesse accadendo era più forte della paura; ora ripensando a quanto accaduto ed alla luce di tutte le terribili efferatezze commesse dai ribelli contro chiunque si sia opposto, mi sento di essere stata incosciente.
Ricordo il sinistro ronzio degli aerei che sorvolavano il cielo di Tripoli, ricordo il cielo illuminarsi al passaggio dei missili (che sembravano stelle cadenti invece portavano solo morte), e dopo qualche secondo dei terribili boati, i vetri tremavano. In tutto questo ero colpita dalla popolazione che cercava, nonostante tutto, di mantenere un propria quotidianità continuando a svolgere le normali attività quali il lavoro, le passeggiate al suq, le gite in spiaggia, ma giorno dopo giorno era sempre più difficile continuare a “vivere” perché a poco a poco tutto diventava più difficile.
Ricordo ancora oggi i singoli volti e le voci delle tante persone che ci fermavano per strada e ci chiedevano disperatamente “perché tutto questo?!” implorandoci di fare qualcosa e raccontandoci le loro disgrazie, a qualcuno erano morti dei propri cari, in alcuni casi bambini molto piccoli e la loro sofferenza era tangibile nell’aria, non riuscivo a trattenere le lacrime. Avremmo fatto qualunque cosa per aiutarli ma non avevamo nessuna voce in capitolo in quella guerra ingiusta e dalle dimensioni spropositate.
Ho migliaia di ricordi di quei giorni, di tanti accadimenti, delle visite nei vari siti bombardati, di sensazioni e particolari apparentemente insignificanti; ho tenuto anche un Diario del viaggio perché non volevo dimenticare tanti episodi. Ricordo di essere rimasta molto colpita dalle folle oceaniche che si riunivano nelle piazze delle varie città (Tripoli, Zlitan, di Janzour…), erano folle smisurate, cariche di pathos, di entusiasmo, l’amore per il proprio Leader era assoluto e incondizionato ed io ero così arrabbiata nel pensare che la loro voce non potesse arrivare al mondo: i mass media non erano interessati o meglio non potevano dare spazio a milioni di persone. Con questo non voglio dire che tutti indistintamente volessero Gheddafi, sicuramente ci saranno state soprattutto in Cirenaica, persone che avrebbero voluto un cambiamento (nessuno può piacere a tutti, anche addirittura icone storiche di pace ganno subito critiche) ma la stragrande maggioranza dei libici era molto attaccata al proprio Leader e doveva essere rispettata. Ero molto dispiaciuta per loro, non solo per i miei amici più stretti ma per tutte quelle persone che avevo avuto modo di conoscere in quei giorni. Alcuni libici, uomini e donne, erano tornati da altri Paesi, Paesi in cui vivevano da anni per difendere la propria patria. Io ero dispiaciuta per tutti loro, provavo un’immensa tenerezza perché mi rendevo conto che delle grandi potenze guerrafondaie volevano la loro fine e la lotta era troppo impari nonostante il loro coraggio. Provavo e provo una stima incredibile per queste persone. Mi chiedevo e mi chiedo tuttora cosa avrei fatto io al loro posto; avrei avuto il coraggio di imbracciare un’arma e scendere in strada a difendere il mio Paese?! Provavo pena per loro ma allo stesso tempo invidiavano ciò che avevano nel cuore e mi sentivo anche io parte di qualcosa di bello e forte. Questo è ciò che forse più mi è rimasto dentro e mi ha cambiato. Nella nostra società, spesso priva di veri ideali, dove il massimo del pathos emerge nei derby calcistici, ho inverosimilmente invidiato queste persone che seppure in difficoltà estrema erano ricche di una grande passione, i loro occhi ardevano di Vita e di Amore. Anche il nostro Paese ha avuto grandi uomini che hanno combattuto per l’Unità e per renderlo speciale quale è, ma tante forze poi hanno remato contro. Tornando alla Libia: ogni giorno succedeva qualcosa di terribile e sempre più ravvicinato, nuovi morti, la distruzione della Tv, del “Grande Fiume”.
Ricordo che verso gli ultimi giorni avevamo la sensazione che stesse per succedere qualcosa di terribile, il muro di omertà era aumentato insieme alla pesantezza dei bombardamenti e iniziavano a girare notizie false per preparare il terreno e determinate mosse. Alessandro, mio marito, ha insistito perché partissi, lui si sarebbe trattenuto altri 2-3 giorni. Ricordo di aver lasciato Tripoli con la morte nel cuore consapevole che nulla sarebbe stato più come prima, che non avrei più rivisto alcune persone a me care, che la Libia non sarebbe stata più la stessa e così è stato. A distanza di mesi ripenso a quei luoghi: a Tripoli e al suo progresso costruito negli anni spazzato via in un attimo ; a Sirte, un tempo ridente seppur semplice cittadina sul mare, ridotta allo spettro di se stessa, una città fantasma, senza vita.
Ricordo l’espressione di Alessandro di ritorno dalla spedizione a Zlitan con i giornalisti dopo aver visitato delle case bombardate ed aver trovato due bimbi morti da poco mentre dormivano nelle loro camerette, non lo avevo mai visto così sconvolto, ho visto con lui le foto ed il video che documentava il tutto e sono rimasta in silenzio per ore. Non dimenticherò mai cosa abbiamo provato, la voglia di urlare la nostra rabbia, quel giorno ho visto in un’ottica diversa il mondo intero. Ci arrivano tante notizie terribili, a volte per autodifesa ci si crea una sorta di corazza e si soffre di meno per cose a noi lontane, quando le tocchi con mano non puoi più chiudere gli occhi e rimanere indifferente. Ho in questo Paese paradossalmente alcuni dei ricordi più belli e più atroci di tutta la mia vita.

Non sono mancate le accuse e gli attacchi personali per aver riportato su vari network, alcune verità chiaramente scomode o non allineate alla versione retorica fornita dai principali mezzi di comunicazione occidentali, che quasi quotidianamente ci raccontavano di un fronte dei ribelli “eroico” e di un Gheddafi “criminale”, in uno scenario di distorsione della realtà ormai risaputo quando abbiamo a che fare con gli interventi della coalizione atlantica. Hai avuto altri attacchi personali nel frattempo?
Avendo riportato senza veli quanto osservato nella mia spedizione in Libia, al mio rientro sono stata bersaglio di numerosi attacchi personali di varia natura, intensificatisi soprattutto in seguito all’intervista rilasciata all’emittente Russia Today. Ho ricevuto diverse mail di offese e minacce, anonime e non, sul mio sito http://www.libyanfriends.com; messaggi su facebook, aggressioni da parte di “pacifisti” durante una manifestazione.
Ricordo tante accuse di cattivo gusto e senza un filo logico, altri che contestavano la mia posizione ma aperti ad un confronto, tante falsità scritte su vari blog senza minima cognizione di causa per lo più da privati, dall’ignoranza dilagante, che passavano le loro giornate tra dibattiti scontati e luoghi comuni. Non ho dato peso a tutto ciò e dopo un po’ smisi anche di leggerli. Ciò che mi ha lasciata particolarmente perplessa è stato l’accanimento da parte di alcuni “giornalisti” di note testate nazionali. La mia versione li aveva senza dubbio infastiditi soprattutto quando accennava alle scorrettezze dei mezzi di informazione, ma pur disprezzando il loro gioco mi sono sempre limitata a riportare quanto avessi visto esprimendo un mio parere sul ruolo della disinformazione in questa guerra, senza attaccare i singoli. Di rimando ho subito da loro “avvertimenti” non troppo velati, veri e propri insulti di basso livello, fastidiosi atteggiamenti da comari contraddistinti da gergo di dubbio gusto e osservazioni fuori luogo che andavano oltre il caso concreto con un astio e una rabbia fuori misura. Parecchi amici erano preoccupati e mi raccomandavano di espormi di meno, non tanto per l’incolumità fisica ma per altre possibili ritorsioni di varia natura.
Negli ultimi mesi la situazione è stata molto più tranquilla poiché l’attenzione sulla Libia è diminuita drasticamente: la missione si è conclusa, la “democrazia” è stata “importata” ed ora sono tutti dediti a “salvare” altri Paesi come la Siria. Grazie alla Nato ed a personaggi quali Jalil, oltre alle migliaia di morti, la Libia non è più un paese unito, la Tripolitania, la Cirenaica ed il Fezzan si stanno frammentando; la quotidianità è contraddistinta da guerriglia quotidiana tra opposte milizie armate, faide tribali interne e giustizia sommaria. I mass media ormai ignorano quasi il problema.
Gli italiani che odiavano Gheddafi hanno avuto il macabro e atteso spettacolo e tutte le atrocità passate ed in corso nel paese non rappresentano più un problema. Immagino passeranno in questi giorni il loro tempo ad accusare Assad basandosi su quattro notizie ascoltate in tv o a scannarsi su chi debba uscire dall’Isola dei Famosi. Da parte di coloro cui realmente stavano a cuore la Libia e la Verità c’è ancora un grande immutato interesse e una spiccata sensibilità per i recenti accadimenti e per il futuro del paese. Vorrei sottolineare che se da una parte ho avuto degli attacchi, allo stesso tempo mi ha fatto molto piacere ricevere invece tantissime manifestazioni di stima e affetto da parte di persone da tutto il mondo, oltre che ovviamente Libici, soprattutto Africani in generale, tanti Serbi che si sono congratulati per il mio coraggio (per me semplice e dovuta cronaca dei fatti); mi hanno raccontato le loro personali esperienze di vita sottolineando le profonde motivazioni per cui amassero il Colonnello.
Per molti cittadini in Occidente ormai è un “tiranno decaduto”, ma in realtà sappiamo che Muammar Gheddafi ha incarnato uno spirito rivoluzionario capace di sconfiggere la decadente monarchia di Idris I e ridare una dignità sociale alle masse, progettando sempre in grande i suoi piani per riportare i popoli arabi e i popoli africani ad una condizione di pari dignità con i popoli dell’Occidente. Che ricordi hai del Colonnello Gheddafi?
Il mio personale ricordo di Gheddafi è quello di una persona estremamente intelligente e sagace, rispettosa, vera, legata alla sua Terra ed al suo Popolo, coraggioso, orgoglioso delle sue origini beduine, aperto al dialogo con il prossimo e soprattutto molto umile. Al nostro primo viaggio in Libia siamo stati accolti nella sua tenda dove ci è stata offerta una cena tipica e semplice, la stessa che mangiava lui con latte di cammello e datteri. Mentre lo attendevamo siamo andati a visitare le centinaia di cammelli e cammellini che circondavano il complesso.
Quando lui è entrato ci ha salutato ed il suo primo gesto è stato sostituire la propria poltrona con una sedia di plastica (le stesse che avevamo noi) per farci capire che noi eravamo importanti quanto lui. In Libia l’ospite è trattato con grande rispetto. Questo gesto ci ha profondamente colpito così come vedere la semplicità di tutto ciò che lo circondava. La sua quotidianità non era lussuosa come in molti possono pensare e lui non aveva nulla a che vedere con l’atteggiamento arrogante che contraddistingue molti altri politici. Era interessato a far conoscere ai giovani di altri Paesi la sua cultura, la sua bellissima terra, mostrare quanto la donna fosse libera ed evoluta rispetto ad altri Stati arabi. Scherzava su episodi che gli raccontavamo, rideva guardando con noi le foto dei nostri viaggi, nel vedere le nostre immagini versione tuareg o la nostra interprete un po’ attempata guidare la jeep sulle dune del Sahara… (conoscendo la sua passione per le foto gli abbiamo regalato un fotolibro con bellissimi scorci del Paese). Una volta in occasione di una festa nazionale era previsto un incontro con degli artisti provenienti dalla Costa d’Avorio, andammo anche noi ma non ci fu tempo a sufficienza da dedicarci, Alessandro però mentre usciva gli fece consegnare un oggetto che avevamo fatto fare appositamente per lui (una maglia della Roma con il n° 41 sulla schiena, il numero di anni in cui era al Governo nel 2010), lui lo aprì da lontano e tra le guardie del corpo, confusione e persone varie ricordo che cercò il nostro sguardo tra la folla per farci capire che l’aveva ricevuta e che apprezzava…
Un altro piccolo gesto arrivato dritto al cuore perché nessuno senza una spiccata sensibilità potrebbe mai avere una simile attenzione. Era interessato a confrontarsi con noi ed avere un parere su temi importanti come la religione e la società islamica ma non si tirava indietro davanti a discussioni di attualità, o a qualunque altro argomento; nei vari discorsi ho notato che coglieva al volo riferimenti e modi di dire anche tipici della nostra cultura. Una volta ad esempio gli stavamo raccontando quanto scalpore avesse fatto la sua visita in Italia susseguita da giorni e giorni di polemiche, accennammo ai giornalisti cui piace “ricamare” sopra i fatti… l’interprete ancora non capiva e lui già sorrideva e commentava con aria complice la nostra battuta.
Alcune sue cugine ci raccontavano che stretto legame avesse con la sua famiglia, con i suoi figli e soprattutto con i suoi nipotini, dicevano che per Aisha fosse importantissimo che ogni settimana passassero del tempo tutti riuniti anche perché i bimbi adoravano il nonno e lui adorava loro. Solitamente parlava in arabo, noi in italiano e l’interprete traduceva ma quando voleva accertarsi che tutto andasse bene o volesse un parere su un determinato tema senza voler rischiare “interferenze” parlavamo direttamente in inglese. Si preoccupava sempre che non avessimo avuto alcun tipo di problema o disagio negli spostamenti e che tutti ci avessero trattato con rispetto. Amava fortemente la sua gente come la sua gente amava lui, spesso viaggiava e faceva 3-4000 km in auto nel deserto per arrivare in paesi del centro africa, aveva l’aereo di stato ma voleva andare in auto, gli piaceva fermarsi lungo la strada a parlare e mangiare dividendo il cibo con le mani come si usa nella cultura beduina, “se il mio cibo lo divido con te e te lo passo con le mani significa che sei un mio amico” e lui lo era per milioni di africani, libici e non.
Quando giravo per la Libia (non parlo solo di Tripoli ma anche della Cirenaica) mi capitava di fermarmi a parlare con le persone, a Tripoli a causa della passata colonizzazione molte persone anziane soprattutto negozianti parlavano un po’ di italiano, con altri prima che io iniziassi a studiare arabo c’era una totale impossibilità di comunicazione e ricordo che loro per farmi capire andavano a prendermi qualcosa che ricordasse il leader o mi mostravano la foto sul cellulare. I malpensanti possono credere che lo facessero perché noi eravamo suoi ospiti ma non è così perché prima (e sottolineo “prima”) la Libia era un Paese sicurissimo per cui capitava di uscire da sola e andare magari al suq. Le persone vedevano Gheddafi come il loro Leader, come il giovanissimo e coraggioso ufficiale che nel 1969 fece cadere la monarchia filo-occidentale di Idris e liberò il Paese dagli invasori portando la Libia per mano in un processo di crescita e benessere sociale, economico e culturale. Negli anni passati la mia opinione di lui era molto diversa, prima di conoscerlo personalmente, prima di andare nella sua terra, prima di parlare con la sua gente, pensavo fosse uno sbruffone, un dittatore, una persona altezzosa… poi come a volte capita, conosci le persone e ti rendi conto che le tue idee non sono realmente “tue” ma sono quelle che ti mettono in testa gli altri, sono quelle che creano i media per chi si accontenta di un’informazione superficiale.
Ognuno di noi ha il diritto ed il dovere di andare oltre le versioni ufficiali, di documentarsi per non rischiare non solo di studiare una Storia non vera ma anche di vivere una Realtà costruita. Ho raccontato e ricordato la parte buona che conosciamo di lui, poi magari conosciamo anche qualche difetto caratteriale (chi non li ha?! Ma c’è già una fila lunghissima di chi voglia raccontare malignità spesso anche inventate ad arte su di lui). E’ normale che sia così, perché tutto servirà a dimostrare che se l’Occidente ha esagerato in qualche modo… in fondo era giusto! Se invece uscisse che era un brav’uomo o forse un Eroe… meglio non pensarci! Non è mia intenzione santificarlo, avrà fatto degli errori (a mio avviso non più gravi di quelli commessi da tanti altri politici…) certamente però più in buona fede. Le drammatiche immagini della sua morte ci hanno feriti, si è trattato di un brutale assassinio, l’inevitabile e annunciato epilogo di un’aggressione coloniale travestita da intervento umanitario. Siamo molto tristi perché oltre a Gheddafi è morta la Giustizia, con il suo omicidio si è oltrepassata una soglia importante, un mondo con un minimo di coscienza non avrebbe mai potuto permettere una simile atrocità, non avrebbe mai sbattuto su teleschermi e prime pagine il macabro “trofeo”. La cosa che ci fa più male è continuare a sentire le calunnie dei suoi ex collaboratori corrotti, dei politici opportunisti, o dei media che per mesi hanno bovinamente abbassato la testa al governo di turno per non perdere il proprio “posticino” di lavoro. Questo non è giusto! Non è giusto per un “Uomo” con la U maiuscola che per anni ha fatto l’Impossibile per il benessere non sono della Libia ma dell’intera Africa. Voglio ricordare solo alcuni punti come la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, la costruzione di ospedali, scuole, case, università (tutto gratuito), la costruzione dell’ottava meraviglia del Mondo il “Great Man Made River”, erogazione gratuita di medicinali ed elettricità, assenza di debito pubblico, prestiti senza interessi (gli interessi sono considerati illegali)… potrei continuare nell’elenco per giorni.
Per l’Africa ha finanziato molti progetti di modernizzazione, come l’acquisto del primo satellite africano assicurando la copertura universale all’intero continente per la telefonia. Non è giusto soprattutto per tutti quei milioni di libici che lo sostenevamo ed i cui diritti sono stati calpestati. Su questo mondo siamo solo di passaggio e ciò che conta è lasciare il segno, Gheddafi fa fatto la Storia, è morto con immenso onore da Martire, nel tempo non potrà non emergere la Verità. Il suo ricordo arde nel cuore dei libici che continuano a combattere per la Libertà… che prima o poi riconquisteranno.E’ solo questione di tempo. Da parte mia continuerò a dare il mio piccolo piccolo contributo affinché si faccia luce sulla Verità e affinché la coscienza del mondo si svegli… solo così si potrà togliere carta bianca a delinquenti ufficializzati che manovrano il mondo.
Prima di questo evento che, non dubitiamo, ha certamente sconvolto la tua vita o i tuoi affetti, che pensavi della cultura occidentale e, soprattutto, del modo di fare informazione specialmente nel campo delle relazioni internazionali e dei reportage dai teatri di guerra? Come è cambiata la tua percezione dell’informazione in questi ultimi tredici mesi?
Premetto che quando iniziai Scienze della Comunicazione presi giornalismo perché consapevole di quanto l’informazione fosse ormai alla base delle nostre vite. Pian piano mi accorsi che l’ambiente giornalistico in Italia poco avesse a che vedere con i miei ideali del cd. “giornalismo d’inchiesta”, imparziale e autonomo, così mi specializzai in altre forme di comunicazione “Impresa e Responsabilità sociale”. Ero consapevole che la notizia venisse sempre confezionata ad arte ma non pensavo si potesse costruire e manovrare come è stato fatto in Libia. Questo evento mi ha fatto capire concretamente quanto i giornalisti siano obbligati a seguire le linee guida delle loro testate che a loro volta seguono delle direttive politiche. L’unica informazione “vera” arriva ormai solo dalle testate di informazione “indipendenti” o giornalisti che lasciano una strada “certa” per diventare degli “outsider”.
Questa guerra, definita dallo stesso Lucio Caracciolo come “collasso dell’informazione”, è stata un susseguirsi interminabile di bugie e omissioni. Le “balle mediatiche” hanno a mio avviso giocato un ruolo cruciale nel conflitto al pari dei missili. Alcuni esempi a ritroso: Al Jazeera (tv fortemente interessata) accusa Gheddafi di aver bombardato le folle ed aver gettato i cadaveri in fosse comuni. La “notizia” fa il giro del mondo giustificando la necessità di un intervento Nato per “proteggere i civili”. Non fa il giro del mondo invece la smentita. Nessuna foto o video di questo massacro di migliaia di persone, nessun testimone, nessun segno di distruzione: i satelliti militari russi che hanno monitorato la situazione fin dall’inizio non hanno rilevato nulla. Non sarebbe il primo esempio storico di un “finto massacro”, Timisoara docet. Negli stessi giorni i media italiani intervistano finti libici che, radunati davanti l’Ambasciata di Via Nomentana, affermano in un dialetto dall’impresso accento tunisino che Gheddafi stesse bombardando il suo popolo, che la Libia non aveva università, ospedali, che i libici morissero di fame. Nessun giornalista ha obiettato che la Libia fosse il paese africano con miglior rapporto posti/letto popolazione; con delle bellissime e organizzatissime università gratuite, con il più alto reddito pro-capite ecc. Le notizie dilagavano non verificate rincorrendosi velocemente. Gheddafi nel suo discorso del 2 marzo chiese all’ONU di inviare ispettori per verificare cosa accadesse realmente nel Paese, ha aperto ai giornalisti affinché potessero informare l’opinione pubblica sui fatti; la risposta dei governi ex amici ci sembrò al contrario assolutamente non di dialogo e di chiarimento bensì di sfida.
I giornalisti entrano nel Paese, i ribelli così fotogenici nelle riprese mentre sparacchiano in aria con i loro mitragliatori a bordo dei pickup. Sono perfetti, questo è il loro ruolo, farsi riprendere dai media mentre la vera guerra verrà giocata dagli aerei Nato con i loro quotidiani sistematici e pesanti bombardamenti. Il tutto con l’ausilio di forze di terra, la cui presenza è stata ammessa solo a fine conflitto. In Libia, c’erano milioni di persone che cercavano di far sentire la propria voce, milioni di persone che quotidianamente si riunivano nelle Piazze urlando “Allah, Muammar, Libya ua bas!” ovvero Allah, Muammar Gheddafi, la Libya e basta! Ma tutto questo “non poteva essere trasmesso” così come anche ora i media non ritengono sia doveroso mandare in onda cosa oggi stiano vivendo in Libia ovvero un regime del terrore. La caccia agli uomini neri, libici o lavoratori migranti, da torturare e ammazzare; le abitazioni, gli esercizi commerciali ed i musei saccheggiati, le donne stuprate.
La notizia della morte di Khamis Gheddafi è stata data per certa circa 5-6 volte. La notizia della presa di Tripoli è stata preparata a tavolino. Ci vengono mostrati cadaveri di lealisti spacciati per ribelli, orrori negli ospedali, sangue ed il tutto viene attribuito all’Orco Gheddafi, i militari dell’esercito libico che stanno perdendo la Vita per difendere il proprio Paese vengono additati come delinquenti, non si parla di tutte le persone massacrate dai “Giovani rivoluzionari”. Ci viene propinata solo la testimonianza di una parte, spesso con ragazzi con perfetto accento anglo-americano. I medici lamentano “non c’è acqua per lavare via il sangue…” forse anche questa è una colpa di Gheddafi o è colpa della Nato che ha bombardato il Grande Fiume lasciando la gente a morire di sete? Le masse hanno bovinamente recepito la versione confezionata dai media mainstream come un film senza pensare che fosse girato sulla pelle, sul sangue, sul dolore e le speranze di un popolo. Ricordo che quando alle manifestazioni per la pace a Roma erano presenti gli studenti libici, ho chiesto ad alcuni tg come mai non volessero sentire il loro parere e mi è stato risposto “perchè tanto non lo manderebbero, sprecheremmo soltanto pellicola…” Alcuni giornalisti con aria rassegnata mi hanno risposto sinceramente “noi non possiamo trasmettere queste versioni”, “non possiamo mandarlo in onda”, “è già deciso come andrà”. Abbiamo visto giornalisti commuoversi davanti a delle vittime innocenti, riprendere il tutto e poi non poter diffondere queste immagini… Quando eravamo al Rixos ascoltavamo e registravamo le conferenze di Mussa Ibrahim, lui comunicava i bollettini di guerra ed il punto di vista del governo libico; dopo 5 minuti in Italia arrivavano notizie opposte. Alcuni giornalisti da veri trasformisti hanno cambiato ripetutamente versione, a fine conflitto gli Stati Uniti hanno ammesso che le loro spie infiltrate erano proprio dei giornalisti. Cosa altro dire ancora?!
Sono a dir poco disgustata nonché spaventata al pensiero. Manovrando l’informazione è possibile creare dei falsi storici, cambiare per sempre il corso ed il ricordo degli eventi. Non dobbiamo permettere tutto ciò. La libertà di pensiero e di espressione va di pari passo con il diritto e la necessità di essere informati correttamente. E’ un circolo vizioso: dando una versione distorta di un qualcosa si manipola l’opinione pubblica e con il benestare dell’opinione pubblica si ha carta bianca per qualunque operazione. Se le persone fossero state realmente informate si sarebbero indignate e non sarebbe stato possibile distruggere in questo modo un Paese nella totale indifferenza.
Non ho più alcuna fiducia nelle informazioni che mi arrivano, in Libia ho avuto un accesso privilegiato per poter capire cosa stesse realmente accadendo. Non sempre si ha questa possibilità ma sono convinta che con un minimo di spirito critico e di osservazione e soprattutto “andando a cercare la notizia” invece di essere suoi bersagli indifesi, sarebbe molto semplice scoprire palesi incongruenze. Al giorno d’oggi abbiamo la fortuna di avere internet, con pochissimo tempo e risorse chiunque può approfondire una determinata tematica e scambiare informazioni non filtrate con l’altra parte del mondo. Forse ancora per poco perché non sarà difficile a breve il controllo totale dei contenuti, già ora vengono censurati i maggiori social network. Questa esperienza mi ha cambiato radicalmente, sono ormai una persona disincantata, forse anche troppo scettica ma non commetterò più lo sbaglio di dare per scontato nulla di ciò che mi viene propinato. A Tripoli con l’ausilio dell’Ufficio stampa, di fonti locali, di interviste e delle nostre visite dirette abbiamo raccolto hard disk pieni di documenti, ci abbiamo lavorato per giorni per poter fare un dossier di denuncia completo e ricco, ad ottobre ci è sembrato ormai tutto inutile ed abbiamo messo da parte il progetto. A distanza di mesi lo abbiamo ripreso e lo stiamo concludendo, è il minimo che potessimo fare ovvero continuare a batterci per ciò in cui crediano con la forza, il coraggio e la passione di cui gli amici libici sono stati e sono tuttora un grande e glorioso esempio.
Solo se le coscienze si risveglieranno sarà possibile cambiare cambiare direzione. Perchè, come in “Think Different”, “solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”.

Criminali di guerra e contro l’umanità: le torture

9 novembre 2011

  • Criminali di guerra e contro l’umanità: le torture

Les rebelles soutenus par les grands démocrates européens et américains.
Ils torturet le colonel de l’armée libyenne Ali Bechti.

I ribelli sostenuti dai grandi democratici europei e americani, torturano il colonnello dell’esercito libico Ali Bechti.

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  • I ribelli della Nato torturano un abitante di Tawergha

I ribelli di Misurata, campioni dei diritti umani, torturano un abitante di Tawergha.
Tawergha
, una cittadina 25 miglia a sud abitata per lo più da libici neri, un lascito delle sue origini dal 19° sec. come città di transito nella tratta degli schiavi. Prima dell’assedio, quasi quattro quinti degli abitanti del quartiere Ghoushi di Misrata erano nativi Tawergha. Ora se ne sono andati o sono nascosti, temendo attacchi di rappresaglia da parte degli abitanti di Misrata, dopo la notizia dei premi per la loro cattura. Il Wall Street Journal riportava la notizia che ad agosto Ibrahim al-Halbous, un leader dei comandanti ribelli in lotta vicino a Tawergha, diceva a tutti i residenti rimanenti che dovevano lasciare la città una volta che i suoi combattenti l’avessero catturata. Dovrebbero fare le valigie”, aveva detto Halbous. “Tawergha non esiste più, solo Misrata. Mentre altri capi dei ribelli chiedevano misure drastiche come la messa al bando dei nativi Tawergha che da sempre lavorano, vivono e mandano i figli alle scuole di Misrata. Sulla strada fra Misurata e Tawergha, uno slogan ribelle recitava “la brigata per lo spurgo degli schiavi, abbiamo soppiantato gli sgorbi dalla pelle nera pro-Gheddafi.”

Ora la comunità nera di Tawergha è stata cacciata dalle proprie case, nel quadro di quella pulizia etnica prima annunciata e poi messa in atto; queste migliaia di famiglie di libici di colore hanno perso tutto quello che possedevano: le loro abitazioni sono sate dapprima saccheggiate e poi date fuoco. Ora vivono accampati in diversi campi in condizioni di estrema indigenza e continuamente sottoposti alle violenze dei ribelli democratici che sequestrano gli uomini per torturali e ucciderli, con falsi pretesti, metre diverse donne negono rapite dagli stessi campi per essre stuprate, seviziate ed uccise brutalmente.

Queste criminali milizie ribelli, sostenute dalla Nato, hanno già torturato brutalmente e ucciso miglia di civili inermi e di soldati prigionieri. Le organizzazioni per i diritti umani non segnalano, nè rilevano questi crimini, dimostrando di essere un altro strumento di propaganda delle potenze imperialiste; infatti in numerosissime occasioni, quando a commetere i crimini contro l’umanità erano stati i ribelli ci è stato, invece, raccontato con menzogne, ampiamente smascherate e che la massa ignora, che a commetterli erano stati i militari di Gheddafi.
(Segnalo, per chi non lo conoscesse già, il pregevole lavoro di investigazione e ricerca sui crimini contro i diritti umani e contro la verità in Libia, svolto dal bloggher americano indipendente, Adam J. Larson alias Caustic Logic, di Spokane nello stato di Washington, USA, che ha raccolto una mole straordinaria di documenti fotografici e filmati incrociando migliaia di fonti documentarie, e smascherando in maniera esemplare e quotidiana quello che  è successo e sta succedendo in Libia. [ http://libyancivilwar.blogspot.com/ ] )

  • La CNN si chiede solo ora cosa sia successo a Tawergha

…per avere una risposta basterebbe che il giovane giornalista della CNN, sbarbato e profumato, si sporcasse le scarpe andando nei campi per poter raccogliere le testimonianze degli sfollati sopravvissuti di Tawergha…

  • Libye – Un jeune homme Libyen de Taouerga a été torturé par ce qu’il est noir (9 novembre 2011)

Publié le 09/11/2011 à 13:26
Libye – Un jeune homme Libyen de Taouerga a été torturé par ce qu'il est noir (9 novembre 2011)

ALGERIA ISP / Selon Chabab Libya EL Ahrar, un jeune homme de 24 ans, monsieur Ibrahim Khaled, qui est un chauffeur de taxi de la ville de Taouerga a été enlevé par le bataillon de Misrata.

Ils l’ont humilié et torturé parce que il est libyen NOIR de Taouerga !!

Cette haine contre les libyens de peau noir en Libye a été crée par Eljazeera et ses commanditaires en lançant des rumeurs que le guide Kadhafi a recruté des mercenaires africains.

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201111-A6965/libye-jeune-homme-libyen-taouerga-ete-torture-par-est-noir-novembre-2011.html

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  • Grazie NATO! I ribelli portano avanti la pulizia etnica

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  • La caccia al “negro” del CNT, iniziata a febbraio, continua fino ad oggi

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/11/09/criminali-di-guerra-le-torture/

Libia 2011: I Tuareg hanno inferto un duro colpo ai nemici di Gheddafi

  • I Tuareg hanno inferto un duro colpo ai nemici di Gheddafi
    [03.10.2011] di Alexander Grigoriev – tradotto da Vera Zasulich per GilGuySparks

Secondo le intercettazioni radiofoniche dei piloti della NATO, la scorsa notte l’allarme è stato elevato da 4 aerei AV-8B Harrier II e 2 Eurofigher della portaerei italiana Giuseppe Garibaldi (Nave ammiraglia italiana GARIBALDI).

Il motivo era la distruzione di 35 tra carri armati e APCs (n.d.t. Armoured personnel carrier) da parte delle “Brigate Zintana” Amazigh e ufficiali Katara. Con un intervallo di 5 minuti, a 7 km da Tarragona (circa 70 km da Tripoli) e vicino al borgo Musaya  sono stati rispettivamente distrutti 11 e 24 blindati. Questa sequenza e precisione ha portato l’esercito Nato ad un certo numero di ipotesi che gli attacchi provenissero dall’aria, anche se i radar non mostrano nulla, e neppure è stata osservata attività termica di lancia missili a terra.
Gli aerei sono tornati dal combattimento aereo con niente.
“Dallo studio dei resti dei veicoli più da vicino, si è constatato che carri armati e APCs sono stati compromessi da mine anticarro francesi ADWAT”, – ha detto ad “Argumenti.ru” una fonte dei servizi segreti russi impegnati nel monitoraggio della situazione in Libia.

“Più tardi, da fonti dell’intelligence militare, è divenuto chiaro che l’azione di posa delle mine era dei Tuareg della” Squadra 55 (“Farik Hamsa Hamsa”), che combattono dalla parte di Muammar Gheddafi. Un silenzioso movimento sulla sabbia, la nebbia sottile del deserto e un uliveto vicino a Musayey ha permesso loro di passare inosservati, a posare le mine e scivolare nella notte.

Dopo 30 minuti che le mine erano state attivate, sono stati anche trovati detonatori delle cariche nei pressi di un contenitore di metallo. L’intervallo tra le esplosioni è probabilmente dovuto alla fatto che nel raid audace che ha coinvolto circa 25 uomini dei commandos, i Tuareg, essi dicono, non avevano abbastanza mani per piazzare una alla volta tutte le mine sotto la colonna corazzata dei ribelli. Come sapete, ora tutte le forze fedeli a Muammar Gheddafi sono formate da gruppi mobili di 20-30 persone, “- ha detto l’ufficiale (n.d.t. russo).

Anche il presidente della Corte d’Appello di Tripoli, Murad Alraubi è stato sparato a casa sua dai combattenti del “Movimento Giovanile della Libia”. Collaborando con l’MSP e la NATO, il giudice aveva accettato di partecipare a un procedimento giudiziario contro gli ufficiali dell’esercito libico che erano rimasti fedeli a Muammar Gheddafi e intrappolati durante l’assalto di Tripoli alla fine di agosto di quest’anno. I giovani combattenti hanno preso un sacco di documenti nella casa del giudice. Nessuno degli altri membri della famiglia del giudice è rimasto ferito. La casa del giudice assassinato è in Ashour Bin accanto al consolato della Danimarca. Questa zona, secondo le linee guida del CNT – è la più sicura a Tripoli.

Fonte: http://news.argumenti.ru/world/2011/10/127939?type=all


Cronache dalla Libia 15

  • Messaggio di Muammar Gheddafi dalla radio di Bani Walid al popolo libico [27.09.2011]

Il Fratello leader della LIBIA, comandante della grande rivoluzione di Al Fateh, ha indirizzato al popolo in Libia attraverso la radio di Bani Walid le sue parole:
Con la vostra guerra santa avete ricevuto il coraggio e l’eroismo e gli atti d’onore, per la liberazione della Libia, dei vostri antenati.
Sappiate che io sono nel campo di battaglia al vostro fianco.
Mentono e se dicono che Gheddafi è in Venezuela, in Niger, io sono tra il mio popolo e nei giorni successivi tengo in serbo uno shock inaspettato per questa banda di spie. ”

(Adnkronos/Aki) – «Dicono che Gheddafi si trovi in Venezuela e poi in Niger, ma questi servi non sanno che io sono tra il mio popolo e vivranno giorni che non hanno mai vissuto per la nostra tenacia». Sono queste le parole che il colonnello libico, Muammar Gheddafi, avrebbe pronunciato in un messaggio audio diffuso dalla radio di Bani Walid, città libica ancora in mano a elementi del passato regime, per dare coraggio alla popolazione da settimane sotto assedio dei ribelli. Secondo quanto riferisce la tv libica vicina a Gheddafi ‘al-Libiyà, che ha mostrato una trascrizione del messaggio audio del colonnello, nel suo discorso l’ex leader di Tripoli avrebbe affermato che «ogni martire libico è morto per dire no al colonialismo dei francesi e dei britannici che vogliono il petrolio. Noi invece siamo in attesa del martirio». Il colonnello assicura di essere «ogni giorno in contatto con i capi che combattono nelle zone occupate e presto scatterà l’ora zero». (Mhb/Ct/Adnkronos) 27-SET-11 13:52

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  • Pseudo studente americano trascorre le vacanze estive tra i ribelli…
    …ad ammazzare civili in Liba
    [26.09.2011]Questo pseudo studente-mercenario americano ha passato due mesi in Libia e ha trascorso delle buone vacanze estive uccidendo libici. La NATO gli ha dato tutte le armi e lo ha posto di fronte a case, scuole e ospedali della Libia.
    Ha ucciso svariate persone e ha anche girato filmati per Aljazeera.
    Questo mercenario è stato accolto come una stella dalla CNN e Stati Uniti.
    “It was funny” ha dichiarato, sorridendo, lo stolto.

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  • Ribelli golpisti… per un pugno di dollari!

http://www.youtube.com/v/leaYM_z-Chg?version=3

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  • TeleSur: Sostenitori di Gheddafi combattono vicino al confine con la Tunisia[26.09.2011]Combattimenti tra i sostenitori di Gheddafi e le forze di CNT hanno avuto luogo nella città di Al Karama, vicino al confine con la Tunisia. Milizie sarebbe anche in corso di formazione per affrontare le forze del CNT.

http://multimedia.telesurtv.net/en/26/9/2011/51214/gaddafis-supporters-fighting-near-the-border-of-tunisia/

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  • Fatti di Libia [26.09.2011]Colpi d’arma da fuoco pesante ed esplosioni sono stati sentiti nella cittadina di Ragdaline secondo rapporti nuovi, i combattimenti sono proseguiti e testimoni hanno riferito che le raffinerie di petroliosiano state oggetto di sabotaggio da parte dei lealisti del governo della Jamahariya, poco prima che esperti della NATO giungessero a pianificare lo sfruttamento delle risorse libiche. Società francesi stanno già rubando risorse del petrolio libico via mare, navi da guerra della NATO sono a guardia delle raffinerie di petrolio off- shore al largo delle coste libiche.
    – Combattimenti erano stati segnalati intorno e dentro la città di Ghadames in precedenza, ma nuovi report suggeriscono che Mercenari della NATO hanno lasciato la cittadina temendo una trappola. In serata una colonna di 80 mezzi di mercenari occidentali e golpisti ribelli si dirigeva in direzione di Ghadames.- Più di 50 ribelli golpisti sono stati uccisi a Sirte e tra loro Nooraldin Alkun Mohamed Alhalbous,  noto  comandante del Battaglione “Tigre”.

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Madrid – Manifestazione Contro la Guerra Imperialista della Plataforma No a la Guerra Imperialista (raggruppamento dell’estrema sinistra spagnola) 22.09.2011

Plataforma No a la Guerra Imperialista!

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/27/libyan-chronicles-13-0-3/

Cronache dalla Libia 14

I rapporti precedenti hanno dimostrato, ci sono centinaia di mercenari provenienti da vari paesi in Libia dalla Gran Bretagna, Francia, Qatar, Egitto, Giordania, Emirati Arabi e Stati Uniti. La maggior parte di questi mercenari hanno creduto, come i vari leader dei loro paesi che la crociata per conquistare la Libia avrebbe comportato un paio di giorni, ma ora ci son voluti più di sei mesi, e militari libici e cittadini libici in armi sono diventati sempre più efficaci nello sconfiggere i ribelli e i mercenari della NATO.
NATO, che ha svolto un ruolo chiave nella decimazione dell’esercito di Gheddafi durante la guerra civile libica, ha mantenuto la sua campagna aerea, dopo la caduta di Tripoli il mese scorso. L’alleanza ha detto lunedì che i suoi aerei hanno colpito otto obiettivi militari vicino a Sirte il giorno prima, tra cui un deposito di munizioni e veicoli e lanciarazzi.

Eman Mohammed, di 30 anni, medico dell’ospedale centrale della città Ibn Sina, ha detto che la struttura era a corto della maggior parte dei farmaci e senza ossigeno nelle sale operatorie. Ha detto che quasi tutti i giorni, i pazienti che raggiungono l’ospedale non trovare nessuno che li curi, perché la carenza di carburante e la paura di venire trattenere il personale dal lavoro. Ha detto che molte lesioni recenti sembrano essere causate dalle forze rivoluzionarie. “La maggior parte delle persone uccise o ferite di recente sono causate dai bombardamenti”, ha detto. [CNN]
Perché questi medici e personale medico hanno paura a venire in ospedale? È perché ribelli della NATO e la NATO bombarda l’ospedale.
“La NATO ha bombardato continuamente. I bambini sono spaventati. Abbiamo dovuto lasciare. Non c’era altra scelta,” ha dichiarato un residente della Sirte. [PRESS TV]

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  • Come i ribelli si ritirano da Sirte, bombardando la città e spaventando la gente della città [25.09.2011]

Riprodotto dal canale VSMRK è che ci fornisce nuovi video sulla situazione in Libia, praticamente ogni giorno, questo video mostra il disordine continuo dei ribelli, che corrono fuori città quando scende la notte, perché è nel buio totale che si può essere uccisi senza vedere nessuno. Perché non lasciare che la gente a Sirte abbia la propria opinione sul paese, perché hanno bisogno di conquistare quella città?

Interessante in questo video è che a quanto pare molti ribelli seguono gli ordini di comandanti diversi. La NATO non è disposto a bombardare la città completamente a quanto pare, probabilmente perché si dimostrerà che stanno uccidendo i civili a centinaia, come Ibrahim Moussa ha già fatto.
E’ chiaro, inoltre, che la NATO non ha intenzione di proteggere i civili della Sirte, perché non avrebbero sostenuto i ribelli che sembra facciano fuoco indiscriminatamente in città, 24 ore, come sostiene il civile catturato di Sirte  in questo video.

I portavoce della NATO davanti ai crimini dei suoi sgherri fascisto-islamisti e dei suoi bombardamenti genocidi si giustifica addebitando le vittime ai partigiani della resistenza libica e all’esercito lealista del popolo libico. Sostenendo che questi ultimi usano le strutture civili per nascondervi centri di comando e riparo per i militari e i loro mezzi; per questo motivo solo negli ultimi giorni hanno distrutto una scuola a Sirte che ospitava 70 famiglie di sfollati facendo una strage; hanno bombardato massicciamente la zona residenziale e sparato con gli elicotteri d’assalto Apache su tutto ciò che si muoveva per appoggiare l’avanzata dei ribelli golpisti; hanno quasi distrutto la moschea di Sirte, obiettivo di numerosi missili.

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  • Tripoli: Orrore vicino al carcere fossa comune con 1200 corpi?
    Il Cnt: “Erano dissidenti politici, anni prima di identificarli tutti” …ma le ossa non sono umane

Mentre fuori dalle città di Misurata e di Tripoli sono segnalate fosse comuni di migliaia di uomini e donne della resistenza, ignorate dai tribunali internazionali come le torture e le esecuzioni sommarie, a Tripoli viene scoperta una fossa comune di 1200 corpi nei pressi del carcere di Abu Saleen. Gli scavi non sono ancora cominciati in un’area di quasi cento metri ma  un report della cnn dice “tuttavia medici hanno affermato allo staff della CNN sulla scena che le ossa non sembrano essere umane.”
Si fa strada l’ipotesi che si tratti di una fossa comune reale come quelle di febbraio che ammontavano a migliaia di morti ma che si rivelò alla prova dei fatti come una delle tante menzogne della cricca fascisto-islamista di Benghasi.

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             Altri fatti significativi della giornata di ieri 25.09.2011

RT @wheelertweets: #Libya:
Testimoni riportano di esplosioni nel sudovest di #Tripoli. Un amico che vive nella zona di Khellet Al Ferjan segnala 6 esplosioni [ore 19:30 – 25.09.2011]

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Chris_Sedlmair riporta che ieri 25.09.2011 si affrontavano in combattimento a #misrata due brigate ribelli in uno scontro che è proseguito per ore sopra la scarsità di munizioni. Potrebbero averne usate più di quanto ne avrebbero guadagnato.
Una fazione sarebbe cappeggiata dai Salafiti e l’altra dalla Fratellanza Islamica.

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Al Fatah

#LIBYA Al Fatah=>22h/ #Ghadames è sotto il controllo dell’esercito libico.
Almeno 8 ribelli sono stati uccisi e 50 altri feriti a Ghadames, al confine con l’Algeria, in in un attacco domenica dell’esercito libico appoggiato da combattenti Tuareg.
Vedi mappa

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TheTruthAboutLibya
Libya war costs: :$896 million. :1 million euros per day.(160 million already spent) :$136 million.(May cost UK £1.75 billion)
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autobomba e sparatorie a tra ribelli e la resistenza Verde.
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