La Libia, dall’era Gheddafi ai giorni nostri

Nel 1967 il colonnello Gheddafi ereditò una delle Nazioni più povere in Africa ma, al momento in cui il leader libico fu assassinato, aveva trasformato la Libia in una nazione fra le più ricche.


La Libia aveva il più alto PIL pro capite e la speranza di vita nel paese era in costante crescita, nel contempo pochissime persone vivevano sotto la soglia di povertà rispetto ad altri paesi africani. In oltre quaranta anni Gheddafi aveva promosso la democrazia economica utilizzando la ricchezza del petrolio per sostenere programmi di assistenza sociale per tutti i libici. Sotto il governo di Gheddafi i libici godevano di assistenza sanitaria e istruzione gratuita, ma anche l’energia elettrica era a zero costo e i prestiti bancari alle famiglie, per mutui o spese per le normali attività domestiche, venivano erogati senza applicare alcun interesse.

A differenza di molte altre nazioni arabe, le donne nella Libia di Gheddafi avevano il diritto all’istruzione, ricoprivano incarichi pubblici, potevano sposare chi volevano, divorziare, possedere beni e disporre di un reddito. Nel 1969 solo poche donne frequentavano l’Università mentre nel 2011 più della metà degli studenti universitari della Libia erano donne. Una delle prime leggi operate da Gheddafi nel 1970 era la pari retribuzione fra uomini e donne.
Il 4 gennaio 2011 lo stesso Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite aveva riconosciuto ed elogiato Gheddafi (leggi il documento) per la sua promozione dei diritti civili e delle donne. In pratica prima lo hanno lodato e pochi mesi dopo chi lo ha ucciso si è giustificato dicendo di aver liberato il mondo da un pericoloso e sanguinario dittatore. Assurdo!

Il dopo Gheddafi

A seguito del scellerato intervento francese e della NATO del 2011, la situazione attuale è un vero disastro annunciato. La Libia è ormai uno stato fallito e la sua economia è allo sfascio. Non vi è un controllo governativo e l’amministrazione dello Stato scivola tra le dita dei fantocci eletti dall’ONU per finire nelle mani dei combattenti delle milizie locali, facenti parte di tribù islamiste che al tempo di gheddafiana memoria erano dei classici criminali.

In pratica l’occidente ha consegnato le chiavi della nazione a una banda di assassini spietati e senza regole. Tutto questo pur di liberarsi di un Gheddafi che aveva finanziato metà campagne elettorali dei leader democratici europei (Sarkozy per esempio).
Il risultato oggi è ben chiaro: per merito dell’intervento Francia/Nato la Libia ha ora due governi, ognuno di questi con il proprio primo ministro, Parlamento e persino esercito.
Il Parlamento, quello che era stato eletto per volere dell’ONU e riconosciuto dalla cosiddetta ‘comunità internazionale’, è stato spazzato via da Tripoli dalle milizie islamiste che poi hanno assunto il controllo della capitale nonché in altre città. Nella parte orientale del paese, quello che tutti riconoscono come il governo ‘legittimo’ e dominato da coloro che si professano anti-islamisti, è stato esiliato a un migliaio di chilometri di distanza dalla capitale, precisamente a Tobruk, e di fatto non governa più nulla.
La caduta di Gheddafi ha creato tutti gli scenari peggiori del paese: le ambasciate occidentali non esistono più, il sud del paese è diventato un rifugio per i terroristi e il nord un centro del traffico di migranti. Egitto, Algeria e Tunisia hanno chiuso tutti i loro confini con la Libia. Nel paese vi è un contesto di illegalità assoluta, si va dallo stupro diffuso agli omicidi di massa che restano assolutamente impuniti.

La strategia futura della CIA

 L’America, da sempre impegnata a esportare libertà e democrazia nel mondo :-), riesce a contribuire in questo disastroso scenario alimentando una terza via. Non bastano i due governi, ormai totalmente inutili e inetti, ora in Libia ci sono gli Stati Uniti che aprono un nuovo scenario con una terza forza, totalmente indipendente dalle altre due. Ed è la solita CIA, il servizio di maggior intelligence 🙂 esistente al mondo, a individuare la soluzione di tutti i mali libici attraverso la figura del generale Khalifa Belqasim Haftar quale prossimo leader libico e, per questo, l’interessato già mira ad autoproclamarsi ‘nuovo dittatore’ della Libia.
Tanto per capire di che personaggio stiamo parlando, si sappia che il generale Haftar, antico nemico giurato di Gheddafi tanto da dover fuggire dal paese, si era trasferito in USA, in Virginia, guarda caso proprio vicino al quartier generale della CIA, dove si dice sia stato addestrato dall’Agenzia per prendere parte ai numerosi tentativi di golpe in Libia, sempre falliti fino al 2011, per rovesciare Gheddafi.
Non solo, nel 1991 il New York Times riferiva che Haftar era uno dei seicento soldati libici addestrati dalla CIA in atti di sabotaggio e altre azioni di guerriglia per rovesciare il regime di Gheddafi. Questo mini esercito libico/americano è stato costituito dal presidente Reagan e mantenuto integro fino all’intervento francese del 2011.

Il vero obiettivo dell’occidente

In realtà, l’obiettivo dell’occidente non era certo quello di aiutare il popolo libico, asserendo che in Libia si era oppressi e soffocati da un dittatore talmente crudele che aveva la colpa di aver contribuito a far vivere il più alto tenore di vita in Africa, bensì di spodestare Gheddafi, installare un regime fantoccio e ottenere il controllo delle risorse naturali della Libia.
Non ci vuole un Qi troppo elevato per capirlo, eppure dai mass media leggiamo ancora oggi che la Libia è stata liberata da un tiranno per garantire la democrazia e gli equilibri in Medio Oriente. E il bello è che ci credono in tanti.

Un decennio di fallimenti militari giustificato da un business miliardario

Qualche anno fa la Nato ha dichiarato che la missione in Libia era stato “uno dei più riusciti nella storia della Nato”. A parte il fatto che molto del merito va alla ‘furbesca’ Francia e non certo alla Nato, la verità è sotto gli occhi di tutti: questo intervento occidentale non ha prodotto nulla se non fallimenti colossali in Libia, Iraq e Siria. E parliamoci chiaro: prima del coinvolgimento militare occidentale, queste tre nazioni erano gli Stati più moderni e laici esistenti in Medio Oriente e in tutto il nord Africa, con il più alto tasso di godimento dei diritti della donna e del tenore di vita.
Un decennio di fallimentari spedizioni militari in Medio Oriente ha lasciato il popolo americano un trilione di dollari di debito. Tuttavia qualcuno in particolare negli USA hanno beneficiato immensamente per tali costose e mortali guerre: l’industria militare americana.
La costruzione di nuove basi militari significa miliardi di dollari per l’élite militare statunitense. È dai tempi del bombardamento dell’Iraq che gli Stati Uniti hanno costruito nuove basi militari in Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Arabia Saudita. Dopo l’Afghanistan gli Stati Uniti hanno costruito basi militari in Pakistan, Kazakistan, Uzbekistan e Tagikistan, mentre dopo la Libia hanno realizzato nuove basi militari in Seychelles, Kenya, Sud Sudan, Niger e Burkina Faso.
In tutti questi paesi a presenza militare americana sono a basso tenore di vita della popolazione e a forte limitazione delle libertà individuali, delle donne in special modo.
Infine, il flusso dei migranti rischia di far ‘scoppiare’ l’Europa. E qui ricordo la profezia di Gheddafi che, a quanto pare, si sta puntualmente avverando quando nel 2011 disse:

“State bombardando il muro che si erge sulla strada dei migranti e dei terroristi verso l’Europa”.

Di ogni intervento americano nel mondo non esiste un fattore positivo per l’Umanità, bensì serve a rendere invincibile chi, come Trump, dice di avere “il pulsante più grande che, tra l’altro, funziona”.
Eh sì, vediamo bene come funziona.
Questo articolo è stato pubblicato qui

Preso da: https://www.agoravox.it/La-Libia-dall-era-Gheddafi-ai.html

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A Parigi il 9 settembre 2017 si è tenuta una “giornata in sostegno di Saif al-Islam Gheddafi”

 

 

Lotta dei popoli, unità antimperialista, 11 settembre 2017
È al celebre Teatro della Mano d’Oro di Parigi che sabato 9 settembre si è tenuta una “giornata in sostegno di Saif al-Islam Gheddafi” organizzata dal Comitato Rivoluzionario Internazionale, che difende la continuità politica della Jamahiriya (“stato delle masse”) libica, e dal gruppo militante parigino di LEIA NAZIUNALE. Nell’aprile del 2017 Saif al-Islam Gheddafi è stato eletto Guida della Jamahiriya dal Consiglio Supremo delle Tribù e delle Città. Fra gli invitati e i partecipanti a questa riunione antimperialista vi erano la Federazione dei Siriani di Francia, la rete Voltaire e dei militanti panafricani (pro-Gbabo).
La caduta della Jamahiriya e l’assassinio del colonnello Gheddafi in seguito all’aggressione della Libia architettata da una coalizione costituita da occidente e fondamentalisti islamici, e in seguito il tentativo di smembramento della Siria nazionalista da parte dei medesimi responsabili, hanno avuto per l’Europa delle ripercussioni di una gravità estrema: un’onda di terrorismo islamico senza precedenti e un cataclisma migratorio che minano la sopravvivenza stessa dei popoli europei. La Libia è da diversi anni ormai abbandonata al caos, al terrore delle milizie jihadiste e al traffico di migranti organizzato in collaborazione con le ONG occidentali, l’Unione Europea e le mafie operative in ogni angolo del Mediterraneo.

Ma la Jamahiriya e i suoi principi di emancipazione sono sempre vivi nel cuore del popolo libico e, nonostante l’insurrezione generale non sia ancora stata realizzata, le forze anti-islamiste guadagnano terreno in tutto il paese.
Il portavoce di LEIA NAZIUNALE Vincent Perfetti ha articolato il suo discorso e i suoi interventi intorno al tema del Nemico Globale al di là delle contingenze specifiche. Il Nemico Globale è chiamato da alcuni il Sistema, da altri il Nuovo Ordine Mondiale, ed è definito il Leviatano dagli iniziati alle teorie geopolitiche e metafisiche. Tale entità polimorfa è votata alla distruzione di tutte le identità, di tutte le nazioni, di tutte le trascendenze. Il suo obiettivo è l’instaurazione di una sottoumanità indifferenziata, ridotta in schiavitù dalle oligarchie finanziarie. Il sistema che fabbrica i Sarkozy, i Cameron, i Merkel e i Macron genera anche, in maniera più occulta, i Bin Laden e i Daesh. Tutte queste creature agiscono in sincronia le une con le altre con l’obiettivo di distruggere i medesimi bersagli, dalla Libia alla Russia passando per l’Europa e la Siria.
Vincent Perfetti ha sottolineato l’opposizione del popolo corso alle operazioni terroriste perpetrate dalla NATO sul territorio nazionale (base militare di Solenzara) ai danni della Serbia (1999) e della Libia (2011), ponendo l’accento sulla posizione tradizionalmente antimperialista del nazionalismo corso. Il nostro ospite ha insistito sulla necessità del rafforzamento e dello sviluppo delle reti operative di resistenza alle forze mondialiste in nome di una lotta unitaria per un mondo multipolare, differenziato e improntato all’aspirazione verso la trascendenza.
Il signor Perfetti ha poi manifestato la solidarietà di tutto lo schieramento antimondialista a Kemi Seba, capofila del panafricanismo francofono, militante del ritorno in patria degli immigrati e dello sviluppo separato e indipendente delle civilizzazioni, attualmente perseguitato dalla Repubblica Francese e dai suoi valletti africani.
È vitale che tutte le resistenze imparino a conoscersi, a collaborare, a organizzarsi in maniera solidale, a raggrupparsi sotto l’egida di una forma di internazionale antimondialista che funga da “polmone alternativo”. È soltanto in questa ottica che le lotte dei popoli storici d’Europa e le loro aspirazioni nazionaliste possono costituirsi in maniera compiuta; altrimenti, le lotte verranno neutralizzate e i popoli diluiti in masse anonime e sradicate.
Gli interventi che hanno incorniciato i dibattiti e il lavoro dei partecipanti sono stati apprezzati da tutti. Alti appuntamenti simili sono previsti per i mesi seguenti in tutta Europa. LEIA NATIUNAL rappresenta una concezione globale e ideologica della lotta nazionale corsa e persegue l’obiettivo di una secessione mentale e politica da un sistema che condanna a morte il nostro popolo.

Libia e Gheddafi: le colpe di Napolitano, Berlusconi, La Russa e Frattini

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Di Giancarlo Marcotti Sabato 12 Agosto alle 12:34

Premessa: rivendico, per esser stato uno dei pochissimi a schierarsi, immediatamente e con foga, contro i bombardamenti della Libia, di poter commentare, ed in maniera autorevole, i retroscena svelati di recente dall’ex Presidente della Repubblica sull’adesione del nostro Paese alla guerra contro un Paese sovrano come la Libia. Mi riferisco in particolare a quel “Consiglio di guerra” informale tenutosi il 17 marzo del 2011 al Teatro dell’Opera a margine delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia al quale parteciparono l’ex Presidente Giorgio Napolitano, l’ex Premier Silvio Berlusconi, l’ex Ministro della difesa Ignazio La Russa, l’ex Ministro degli Esteri Franco Frattini oltre al consigliere diplomatico Bruno Archi.

Fu quello un modo ignobile di festeggiare l’Unità d’Italia visto che l’art. 11 della nostra Costituzione recita: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

L’ex Presidente Napolitano ha sbottato, per anni lui è stato indicato come il maggior fautore del nostro intervento militare ai danni della Libia di Muammar Gheddafi. E per anni lui, “democristianamente”, non aveva risposto alle accuse, confidando sul fatto che i media nazionali, tutti dalla sua parte, avrebbero messo a tacere le critiche nei suoi confronti come sempre fanno quando gli “accusati” rientrano in una certa area politica.
E così è stato, ora però, nonostante le pratiche di insabbiamento messe in atto, il bubbone è scoppiato in tutta la sua virulenza. Adesso che il disastro non solo è sotto gli occhi di tutti, ma ha prodotto le nefaste conseguenze che ognuno di noi può giornalmente riscontrare. Adesso che non c’è più nessun personaggio politico che non consideri un colossale errore i bombardamenti e la distruzione della Libia, lui, Giorgio Napolitano, il peggior Capo di Stato che l’Italia abbia mai avuto (oddio, in questa speciale classifica al contrario, i confronti con Scalfaro e Ciampi li ha vinti di misura), ha deciso di parlare.
Ma non lo ha fatto per rivendicare la correttezza della propria scelta, oppure per scusarsi davanti a tutti gli italiani, comportamenti, questi, che sarebbero stati diametralmente opposti ma entrambi rispettabili da un punto di vista etico.
Lo ha fatto per scaricare la responsabilità di quella scelta su altri.
Insomma, potremmo definirlo un comportato da vile, da persona che dimostra mancanza di coraggio e fermezza, oltre che di coerenza.
Egli si è discolpato sostenendo che quella fu “una decisione che spettava al Governo, sia pure con il consenso della Presidenza della Repubblica” ed ancora “non poteva che decidere il Governo in armonia con il Parlamento, che approvò con schiacciante maggioranza due risoluzioni gemelle alla Camera e al Senato, con l’adesione anche dell’allora opposizione di centrosinistra.”
Formalmente, nulla da eccepire a quanto detto da Napolitano, ma da un Presidente della Repubblica ci si attende un’etica superiore, comportamenti moralmente virtuosi e non solo dichiarazioni autoassolutorie.
Detto questo, tuttavia, l’informazione deve essere corretta quindi mi corre l’obbligo di censurare i media, come ad esempio Repubblica.it, che sulle esternazioni dell’ex Presidente della Repubblica hanno titolato « Napolitano: “Le bombe contro Gheddafi? Basta distorsioni ridicole: decise Berlusconi, non io” »
Una frase, riportata fra virgolette, che Napolitano non ha mai pronunciato, ed infatti leggendo l’articolo non compare.
“Sistemato” Napolitano non posso certo esimermi dal censurare anche i comportamenti degli altri personaggi implicati in questa dolorosa vicenda.
Me la cavo con due parole riferendomi a Franco Frattini che al tempo ricopriva la carica di Ministro degli Esteri. Sembra di stare a riferirsi ad un’altra epoca, ad un tempo lontano, ed invece stiamo parlando di avvenimenti accaduti soltanto sei anni fa. Eppure parafrasando il Manzoni ed il suo Don Abbondio potremmo dire “Frattini … chi era costui”. Il personaggio è scomparso dai radar della politica. All’epoca pare che abbia tentato di “nascondersi” dietro all’ombrello dell’Onu, insomma un comportamento pilatesco.
Diversa la critica nei confronti di Berlusconi e La Russa, personaggi che invece sono rimasti sulla cresta dell’onda.
Cominciamo dal Cavaliere.
Caro Silvio, non puoi cavartela semplicemente dicendo che tu non te la sentivi di “dare l’avallo a quella missione di guerra contro la Libia” e che eri arrivato al punto di “minacciare di dare le dimissioni” e di non averlo fatto solo per non innescare una crisi istituzionale, tutto ciò non ti assolve affatto perché come tutti sanno:
le dimissioni NON si annunciano, e tantomeno si minacciano, bensì … si danno!
Anche le tue mani quindi sono sporche del sangue di Gheddafi.
Hai visto poi come ti hanno ringraziato per il tuo “assoluto asservimento” alle Istituzioni? Qualche mese dopo ti hanno dato un bel calcio nel sedere e ti hanno costretto a dimetterti!!! Svegliati una buona volta e cerca di capire di che pasta sono fatti quelli che passano per essere “servitori dello Stato”.
E concludiamo con La Russa, al tempo Ministro della Difesa.
Caro Ignazio anche tu non puoi cavartela dicendo che “Gheddafi era ormai spacciato”, dicendo quelle cose ti sei piegato, anzi genuflesso ad una nullità come Sarkozy, quando dovevi dimostrati forte hai fatto vedere tutta la tua inconsistenza, come uomo e come politico.
Craxi ed Andreotti (ricordi Sigonella?) al tuo confronto si sono dimostrati dei giganti!!!
Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro
P.S. Quei due loschi figuri che vedete in foto sono il francese Philippe Coindreau e l’americano Samuel Locklear comandanti, per i rispettivi Paesi, delle operazioni di guerra nei confronti del popolo libico. Se la ridono dopo aver massacrato bambini, donne e persone inermi

Preso da: http://www.vicenzapiu.com/leggi/libia-e-gheddafi-le-colpe-di-napolitano-berlusconi-la-russa-e-frattini#

Macron-Libia: la Rothschild Connection

 

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| Roma (Italia)
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«Ciò che avviene oggi in Libia è il nodo di una destabilizzazione dai molteplici aspetti»: lo ha dichiarato il presidente Emmanuel Macron celebrando all’Eliseo l’accordo che «traccia la via per la pace e la riconciliazione nazionale».

Macron attribuisce la caotica situazione del paese unicamente ai movimenti terroristi, i quali «approfittano della destabilizzazione politica e della ricchezza economica e finanziaria che può esistere in Libia per prosperare». Per questo – conclude – la Francia aiuta la Libia a bloccare i terroristi. Macron capovolge, in tal modo, i fatti. Artefice della destabilizzazione della Libia è stata proprio la Francia, unitamente agli Stati uniti, alla Nato e alle monarchie del Golfo.
Nel 2010, documentava la Banca mondiale, la Libia registrava in Africa i più alti indicatori di sviluppo umano, con un reddito pro capite medio-alto, l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria e del 46% alla terziaria. Vi trovavano lavoro circa 2 milioni di immigrati africani. La Libia favoriva con i suoi investimenti la formazione di organismi economici indipendenti dell’Unione africana.

Usa e Francia – provano le mail di Hillary Clinton – si accordarono per bloccare il piano di Gheddafi di creare una moneta africana, in alternativa al dollaro e al franco Cfa (moneta che la Francia impone a 14 sue ex colonie africane). Fu la Clinton – documenta il New York Times – a far firmare al presidente Obama «un documento che autorizzava una operazione coperta in Libia e la fornitura di armi ai ribelli», compresi gruppi fino ad allora classificati come terroristi.
Poco dopo, nel 2011, la Nato sotto comando Usa demolisce con la guerra (aperta dalla Francia) lo Stato libico, attaccandolo anche dall’interno con forze speciali. Da qui il disastro sociale, che farà più vittime della guerra stessa soprattutto tra i migranti.
Una storia che Macron ben conosce: dal 2008 al 2012 fa una folgorante (quanto sospetta) carriera alla Banca Rothschild, l’impero finanziario che controlla le banche centrali di quasi tutti i paesi del mondo. In Libia la Rothschild sbarca nel 2011, mentre la guerra è ancora in corso. Le grandi banche statunitensi ed europee effettuano allo stesso tempo la più grande rapina del secolo, confiscando 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici. Nei quattro anni di formazione alla Rothschild, Macron viene introdotto nel gotha della finanza mondiale, dove si decidono le grandi operazioni come quella della demolizione dello Stato libico. Passa quindi alla politica, facendo una folgorante (quanto sospetta) carriera, prima quale vice-segretario generale dell’Eliseo, poi quale ministro dell’economia. Nel 2016 crea in pochi mesi un suo partito, En Marche!, un «instant party» sostenuto e finanziato da potenti gruppi multinazionali, finanziari e mediatici, che gli spianano la strada alla presidenza. Dietro il protagonismo di Macron non ci sono quindi solo gli interessi nazionali francesi. Il bottino da spartire in Libia è enorme: le maggiori riserve petrolifere africane e grosse riserve di gas naturale; l’immensa riserva di acqua fossile della falda nubiana, l’oro bianco in prospettiva più prezioso dell’oro nero; lo stesso territorio libico di primaria importanza geostrategica all’intersezione tra Mediterraneo, Africa e Medioriente.
C’è «il rischio che la Francia eserciti una forte egemonia sul-la nostra ex colonia», avverte Analisi Difesa, sottolineando l’importanza dell’imminente spedizione navale italiana in Libia. Un richiamo all’«orgoglio nazionale» di un’Italia che reclama la sua fetta nella spartizione neocoloniale della sua ex colonia.

Estrarre Sotto i nostri occhi, la testimonianza di Thierry Meyssan, un membro del governo libico

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«Per prima cosa, François Hollande fece il punto sulla distruzione della Libia. La Jamahiriya aveva un Tesoro stimato minimo 150 miliardi di dollari. Ufficialmente la NATO ne bloccò circa un terzo. Cosa successe al resto ? I Gheddafi pensavano di usarli per finanziare la resistenza a lungo termine. Ma ad aprile, il prefetto Edouard Lacroix, che ebbe accesso a una parte di questi investimenti, morì un giorno di “cancro fulminante”, mentre l’ex-ministro del Petrolio Shuqri Ghanam fu trovato annegato a Vienna. Con la complicitα passiva del ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici, del consigliere economico dell’Eliseo Emmanuel Macron e di vari banchieri, il Tesoro degli USA saccheggiò il bottino ; fu la rapina del secolo : 100 miliardi di dollari.»

Fonte
Il Manifesto (Italia)

Preso da: http://www.voltairenet.org/article197295.html

Libia, quell’ “errore” della Francia da cui non siamo più usciti

Le parole del figlio di Gheddafi ricordano lo sbaglio del 2011. Appoggiando la linea Sarkozy, abbiamo stravolto un equilibrio frutto di anni di accordi

5 agosto 2017

Da quella tragedia non siamo ancora usciti. La Francia aveva deciso in modo unilaterale di far partire i suoi caccia-bombardieri per abbattere Gheddafi. La colpa del Colonnello era stata quella di allearsi all’Italia, di stringere con Berlusconi un patto d’amicizia che superava addirittura il contenzioso coloniale (cosa che alla Francia non è mai riuscita con la sua ex colonia più importante, l’Algeria).
Sarkozy non aveva neanche messo in allarme i suoi presunti alleati, li aveva fatti trovare di fronte al fatto compiuto. Un gesto da grandeur che sarebbe costato anni, forse decenni di instabilità nel Nord Africa e un esodo migratorio di grande portata, capace di destabilizzare l’area e foriero di conseguenze geo-strategiche tutte da vedere.

Il ruolo di Berlusconi

Berlusconi sapeva che quella guerra non andava fatta. Sapeva che sarebbero ripresi i flussi migratori, che l’Italia avrebbe perso molti affari e la possibilità di costruire in Libia autostrade, città, impianti energetici. Che forse avrebbe rialzato la testa un fondamentalismo islamico che Gheddafi SEMPRE  aveva deciso di combattere.
Ma guerra fu. Anche per una sorta di accomodamento, accondiscendenza e acquiescenza da parte degli stessi stretti collaboratori di Berlusconi, tra cui ministri e alti burocrati. Perché il “politicamente corretto” voleva che noi, l’Italia, paese fondatore dell’Unione europea inserito in un quadro di forti alleanze europee e transatlantiche, non potessimo assumere una posizione diversa da quella di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Anche in quella occasione, Angela Merkel si rivelò una leader, e tenne fuori la Germania dalla guerra, astenendosi e non partecipando alle operazioni, Noi, invece, mettemmo a disposizione le nostre basi, fondamentali per le operazioni aeree. E Berlusconi si piegò a “tradire” il patto d’amicizia col Colonnello. Lo fece perché sotto pressione interna e internazionale. Lo fece quasi con la pistola alla tempia. Ma alla fine lo fece.
E così adesso non è scorretto dire che la decisione fu sua. Ma non fu sentita. Non fu condivisa neanche da se stesso. Fu una decisione che sceglieva quello che all’epoca sembrava essere il male minore.

La situazione oggi

Tutto questo va ricordato perché la Libia è ancora nel pieno di quella crisi aperta dall’intervento. Gheddafi è stato ucciso. Barbaramente, diremmo. E senza che noi alzassimo un sopracciglio. Il “feroce dittatore”  ora non era più là, vivo e combattivo, a difendere l’unità della Libia e sottolineare col pugno la propria leadership fra le tribù.
Oggi la Libia è un mosaico inverecondo di fazioni e tribù. Un arsenale a cielo aperto, spaccato almeno in due tra la Tripolitania e la Cirenaica. Ma disgregato anche all’interno dei due campi, in mano alle dinamiche tribali nel Sud, nel Fezzan, strategico per il transito di migranti dal resto dell’Africa.
La Francia voleva riconquistare una supremazia appannata nell’area. Nuovi sistemi d’arma furono messi alla prova. Ma oggi quel deserto è la tomba dell’Europa. Non se ne viene a capo. La Francia usa la leva di Haftar nella Cirenaica. La Gran Bretagna discretamente fa le sue mosse più o meno nella stessa cornice. Russia ed Emirati sono pure loro schierati con il generale e uomo forte di Bengasi.
Noi abbiamo puntato su Fayyez Al Serraj, un non militare, fragilissimo, riconosciuto però anche dalle Nazioni Unite. Ma sotto l’ombrello dell’intervento umanitario e della necessità di curare i feriti della guerra al Califfato in Libia in un nostro ospedale da campo, abbiamo circa 300 militari a Misurata.
Adesso c’è pure un pattugliatore d’altura che ormeggia a Tripoli, avanguardia di altre unità che potrebbero in un prossimo futuro muovere verso quelle coste. La strada verso una stabilità è ancora lunga. L’esodo potrebbe diminuire, forse, chissà.
Ma le parole di Saif Al Islam, il figlio superstite di Gheddafi ,ci ricordano quanto è avvenuto. Lui ci accusa di essere la solita Italia fascista e coloniale, e che l’errore è stato quello di autorizzare nel 2011 il decollo dei caccia “alleati” dalle nostre basi. È il rancore del figlio del Colonnello che ci rimprovera di aver tradito il padre. Da quella tragedia non siamo usciti.

Con le dovute correzioni da: http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/libia-errore-francia-non-siamo-piu-usciti/

Simone Veil firmò un accordo segreto per cedere organi di francesi a Israele


Ci sarebbe da non credere, se questa informazione non provenisse direttamente dalla Camera di Commercio France-Israel. Nell’elogio funebre della gran donna  pubblicato  da questa associazione sul suo sito,  si legge:
“Tel Aviv (Daniel Rouach).
“Ebrea di cuore e sostegno permanente a Israele e al sionismo,  Simone Veil è deceduta venerdì mattina all’età di 89 anni.  In Israele una grande tristezza tocca i franco-israeliani che l’hanno conosciuta.
“Pochissime persone lo sanno. Durante il suo passaggio al Ministero della Sanità, ella aveva firmato un accordo franco-israeliano per  la donazione di organi. In effetti Israele  mancava crudelmente di donatori. Questo accordo reale ma applicato con  grandissima discrezione ha permesso a numerosi israeliani di restare in vita.
“France3 – Regioni: “Più volte ministra sotto Giscard d’Estaing e Mitterrand, ha segnato la vita politica francese specie con la legge sulla Interruzione Volontaria di Gravidanza.  E’ stata anche la prima donna eletta al Parlamento europeo”. Qui sotto il testo originale, rivelatore di questo accordo  segreto fino ad oggi,  di cui non  si sa null’altro:
Già.  La stessa ministra che in segreto  donava organi di francesi da trapiantare su ebrei, è quella che ha introdotto l’aborto legale per i francesi. Una legge per gli eletti, e un’altra per gli animali parlanti,  materiale umano da usare  quale materiale  biologico per la razza padrona.
La Veil è stata ministra della Sanità  dal 1974  al 1979, ininterrottamente   sotto i diversi governi Giscard d’Estaing, Chirac 1,   tre  governi  Raimond  Barre; poi di  nuovo con Mitterrand presidente  tra il’93  e il ’95.
Le è affidata una missione: legalizzare l’aborto.  Presenta la legge, subito neutralizzata  in neolingua  con la sigla IVG (Interruption Volontaire de Grossesse).  Le opposizioni  sono forti, la  legge rischia di essere bocciata all’Assemblea da una maggioranza.   Il rischio viene superato da quel che descrive così Wikipedia: “Il testo  è infine adottato dall’Assemblea nazionale il 29 novembre 1974, grazie al fatto che i deputati massoni, di destra come di sinistra, sostengono  i deputati centristi favorevoli alla legge ma non maggioritari all’Assemblea”.

Al tempo della legge abortista.

Laicissima  fu infatti la Veil. Il suo laicismo militante, scopriamo ora, si applicava solo ai noachici e goy,  perché sul piano degli espianti la pensava  esattamente come Rabbi Schneerso, il maestro e  messia dei Chabad Lubavitcher:
” Il corpo dell’ebreo sembra simile in sostanza al corpo del non ebreo […] ma la similarità è solo nella sostanza materiale, aspetto esteriore e qualità superficiale. La differenza della qualità interiore è così grande che i corpi devono considerarsi di specie del tutto diversa. Ecco perché il Talmud stabilisce una diversità halachica [giuridica] tra i corpi dei non ebrei [in  confronto ai corpi degli ebrei]…Un ebreo non è stato creato come mezzo per uno scopo: egli stesso è lo scopo, dal momento che tutta la sostanza della emanazione è stata creata solo per servire glie brei.” In principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1 : 1 ) significa che tutto fu creato per il bene degli ebrei,che sono chiamati “il principio”. Ciò significa che tutto[…] è vanità in confronto agli ebrei”‘.
Ne consegue la questione  rabbinica:”Se un giudeo ha bisogno di un fegato, può prendere il  fegato di un non ebreo innocente per salvare il primo?”,  a  cui il gran rabbino Schneerson risponde: “ “La Torah probabilmente lo consente. La vita di un ebreo ha valore infinito. Se vedi due persone affogare, un ebreo e un non ebreo, la Torah ti impone di salvare prima la vita dell’ebreo”
Commentava l’indimenticato Israel Shahak,  al cui saggio dobbiamo queste informazioni: (Israel Shahak ,Norton Mezvinsky,  J e w i s h  f u n d a m e n t a l i sm in I s r a e l , Londra,1999): “Basta cambiare qui la parola”ebreo”con”tedesco”o”ariano”, ed ecco la dottrina che ha reso possibile Auschwitz”°.
Del traffico  di organi  israeliano  s’è già diffusamente parlato, anche da noi:
http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=29569&Itemid=100021
e da altri,  a cui rimandiamo:
http://sadefenza.blogspot.it/2009/09/il-prelievo-di-organi-di-israele-una.html
Gli ebrei non donano organi (solo il 4%,  rispetto al 30 per cento dei non-ebrei) per la superstiziosa convinzione che   alla resurrezione della carne,  potranno rinascere menomati.   Il servizio sanitario ebraico rifonde   i “viaggi all’estero” di suoi cittadini che  tornano con un rene nuovo, o altro organo, comprato  a qualche miserabile del Terzo Mondo (o a ucraini e romeni).  Molte testimonianze parlano di poveri palestinesi  uccisi dai soldati israeliani, i cui corpi sono   restituiti alle  famiglie   evidentemente laparatomizzati.   Naturalmente,  riportare queste testimonianze fa’ attaccare  con accuse  furenti  antisemitismo  e  negazionismo dell’olocausto .
Razzisti infatti siamo noi, non loro.

Preso da: http://www.maurizioblondet.it/simone-veil-firmo-un-accordo-segreto-cedere-organi-francesi-israele/

Strategia Nato della tensione

L’arte della guerra

Il Trattato di Parigi 8 settembre 1947 contiene CLAUSOLE SEGRETE che di fatto rendono l’Italia una COLONIA ANGLO-AMERICANA! Altro che sovrana…

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La firma dei traditori della resa incondizionata che hanno reso l’Italia una colonia, o meglio il giardino di casa degli americani. Eppure ci sono tanti imbecilli che reputano gli americani i nostri salvatori!

 

Ecco gli “Accordi” a proposito delle basi e delle istallazioni logistiche USA e NATO in Italia:
a) le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943;
b) le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi);
c) il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949;


d) il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento);
e) il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962);
f) Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972;
g) il ‘Memorandum d’intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995;
h) Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001.
Di chi è la Repubblica Italiana?

Preso da: https://disquisendo.wordpress.com/2017/05/08/il-trattato-di-parigi-8-settembre-1947-contiene-clausole-segrete-che-di-fatto-rendono-litalia-una-colonia-anglo-americana-altro-che-sovrana/

FIUMI DI LETAME dai media di regime. “1984” di George Orwell, è già tra noi. Il pericolo nr. 1 della nostra società sono i GIORNALISTI!!

8 febbraio 2017
Il livello raggiunto oggi dai media di regime non solo è imbarazzante ma fa davvero molta paura. Difficilmente seguo i loro notiziari o leggo la loro merda. Ieri, per caso, facendo un po’ di zapping,  a causa del dominante vuoto della televisione, mi sono soffermato su tgcom24.
C’era davvero da rabbrividire nell’ascoltare le montagne di menzogne che sono riusciti a raccontare. I loro notiziari e giornali sono pura propaganda. Non si fa altro che gettare MERDA su Putin, su Trump, su Marine Le Pen e su tutti gli avversari del loro criminale europeismo/globalismo!
Non ho mai visto nulla del genere!
Mi chiedo, la gente normale, si porrà qualche domanda quando ascolta/legge queste notizie?
Cioè l’Italia è oramai con la merda alla bocca e questi assassini di giornalisti parlano quasi esclusivamente di Trump, di Putin e di Marine Le Pen? E poi che razza di giornalismo è mai questo? Questi balordi dovrebbero raccontare i fatti in maniera obiettiva senza alcun indirizzo. Ed invece attaccano:
    • Marine Le Pen mettendole in bocca parole che non ha mai pronunciato.
    • Difendono Emmanuel Macron, l’altro candidato francese alle prossime presidenziali, dicendo che hacker russi hanno pronto un dossier sulla sua vita privata, sostenendo addirittura che oggi ha un’indice di gradimento del 65%. Senza citare la fonte di questa baggianata. Macron, in Francia, praticamente manco lo conoscono. Proviene dalla Banca dei Rothschild ed ha fatto il ministro delle finanze per qualche mese nel governo Hollande, oggi con un gradimento al di sotto del 10%. Oltre ad aver disprezzato la classe operaia e i meno abbienti non si hanno altre notizie di rilievo.
    • François Fillon, il candidato della destra francese, sempre per le solite coincidenze pre-elettorali, lo stanno massacrando, dal punto di vista mediatico, perché non è gradito al potere mondialista per la sua voglia di ristabilire i rapporti con la Russia.
    • Ogni cosa che fa Donald Trump viene attaccato in maniera becera. Senza parlare delle continue proteste contro la sua elezione. Non si è mai vista una cosa del genere.
    • Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che insieme all’Iran, al legittimo governo siriano, ad Hezbollah, alla Cina e all’Iraq stanno sconfiggendo il terrorismo wahabita creato, finanziato ed armato da Arabia Saudita, Petro-monarchie, israele, nato ed europa, viene accusato di uccidere civili e di ingerenze nelle elezioni tedesche e francesi, dopo le infondate accuse su quelle americane.
Siamo a livelli davvero pericolosissimi. Soprattutto perché a livello occidentale i media di regime si sono accordati nel creare uno strumento per segnalare una notizia come falsa.
Ci vogliono imporre la loro verità!
Solo questo basterebbe per comprendere il livello allarmante raggiunto. Sempre più persone vengono perseguite per aver esposto il proprio pensiero o per divulgare verità scomode al potere assassino.
Siamo in balia di colpa di coda di un sistema sofferente, ferito profondamente e impaurito! Abbiamo il dovere di reagire al più presto prima di soccombere definitivamente!
Questi personaggi mentono sapendo di mentire macchiandosi di crimini contro l’umanità! Dobbiamo agire al più presto. Quanto riportato in “1984” di George Orwell è già tra noi. Teniamo sempre bene a mente le parole di Giovanna Botteri corrispondente Rai da New York dopo l’elezione di Trump. Riflettiamo su queste parole tanto importanti quanto inquietanti

 

E dell’invito fatto dalla giornalista Letizia Leviti ai suoi colleghi prima di morire
«Il nostro lavoro è dire la verità. Abbiamo un debito nei confronti di chi ci ascolta. Ci credono a quello che noi raccontiamo e noi dobbiamo raccontare la verità ed essere onesti intellettualmente».

 

SIAMO IN PERICOLO!! La VIOLENTA magistratura NAZISIONISTA di Francia ha arrestato Alain Soral per DIFFAMAZIONE! Bienvenue à la Dictature!
“Dossier russi contro Macron”… il Corriere della Sera e il “continuare a fare bene il proprio mestiere”
Rapporto Intelligence tedesca – “nessuna prova della campagna russa contro Angela Merkel”
Le fake news provengono dai media più prestigiosi. Oliver Stone
“Fake news”, il Documento-diktat della Boldrini e la battaglia per la libertà d’espressione in rete
Da Brividi. Accordo Facebook-corporazioni mediatiche francesi per il controllo preventivo delle notizie

SPEGNETE LA TV, NON LEGGETE PIU’ I GIORNALI E LE LORO MERDATE. Boicottate questi infami TRADITORI e MANIPOLATORI. Informatevi in rete.  
AGGIORNAMENTO 09.02.2017
Interessante articolo
AGGIORNAMENTO 10.02.2017
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Celebrazioni in tutto il mondo nel settimo anniversario dell’ assassinio del Leader Muammar Gheddafi.

Sono passati 7 anni dal giorno in cui i RATTI della NATO, dopo una guerra colonialista durata 7 mesi,  assassinavano il Leader della Jamahiriya Libica, Muammar Gheddafi.
Quest’ anno forse più degli altri anni il popolo Libico ricorda questo avvenimento, con celebrazioni in Libia ed all’ estero. Sui social circolano vari posts e foto delle celebrazioni in varie città.


La foto raffigura uno dei manifesti affissi nella città di Ajdabia
http://za-kaddafi.org/node/45852

Bani Walid ricorda l’anniversario del “trono di gloria” di Gheddafi 2018/10/20
Ghat

http://za-kaddafi.org/node/45846 
Celebrazioni a Ghat

http://za-kaddafi.org/node/45849


Gli espatriati libici nella Repubblica araba d’Egitto hanno celebrato una cerimonia commemorativa sabato sera celebrando il settimo anniversario della partenza del leader libico Muammar Gheddafi e dei suoi compagni.

La celebrazione, che si è tenuta nella capitale egiziana Il Cairo, ha visto la presenza di un certo numero di sfollati e membri della comunità libica in Egitto, e la partecipazione di alcuni nazionalisti arabi che hanno dedicato pregieredel  Santo Corano per le vite di “martiri” della Libia nel 2011.

Durante la cerimonia sono stati pronunciati numerosi discorsi che si sono occupati degli eventi della Libia durante gli eventi di febbraio e hanno discusso della marcia del defunto leader Muammar Gheddafi.
https://www.afrigatenews.net/…/%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%87%D8%…% D9% 84% D9% 84% D9% 8A% D8% A8% D9% 8% D9% 88% D9% 86% D8% A8% D9% 85% D8% B5% D8% D8% D9% 88% D9% D8% D8% D8% D8% D8% B8% D9% 89% D8% B1% D8% AD% D9% 8% D9% 84% % D8% A9% D9% 84% D9% 82% D8% B0% D8% A7% D9% 81% D9% 8A /  


https://www.facebook.com/groups/alGaddafi/permalink/1869136143124058/

celebrazioni anche a Parigi, Mosca, Benin, Camerun, Niger.

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celebrations around the world 7 years after the assassination of the Leader Muammar Gadhafi.
Ajdabiya city this morning 21/10
http://za-kaddafi.org/node/45852
Gat commemorates the martyrs on Saturday, 10/20/2018 in front of the Yixing Memorial in the village of Yixing.
http://za-kaddafi.org/node/45849
Bani Walid recalls the anniversary of the “throne of glory” Gaddafi 2018/10/20
http://za-kaddafi.org/node/45846
Libyan expats in Egypt mark the anniversary of Gaddafi’s departure
Cairo – Africa News Portal 21 October, 2018
Libyan expatriates in the Arab Republic of Egypt held a memorial ceremony on Saturday evening marking the seventh anniversary of the departure of Libyan leader Muammar Gaddafi and his comrades.
The celebration, which was held in the Egyptian capital Cairo, witnessed the presence of a number of displaced people and members of the Libyan community in Egypt, and the participation of some Arab nationalists who dedicated the Khutma to the Holy Qur’an for the lives of “martyrs” of Libya in 2011.
A number of speeches were delivered at the ceremony, which dealt with Libya’s events during the February events and discussed the march of the late leader Muammar Gaddafi.
https://www.afrigatenews.net/…/%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%87%D8%…% D9% 84% D9% 84% D9% 8A% D8% A8% D9% 8% D9% 88% D9% 86% D8% A8% D9% 85% D8% B5% D8% D8% D9% 88% D9% D8% D8% D8% D8% D8% B8% D9% 89% D8% B1% D8% AD% D9% 8% D9% 84% % D8% A9% D9% 84% D9% 82% D8% B0% D8% A7% D9% 81% D9% 8A /
celebrations also in Paris, Moscow, Benin, Cameroon, Niger.