Il piano della NATO in Libia è stato l’apertura del mercato alle compagnie petrolifere britanniche e francesi

[02.01.2012]  trad. di P. Kropoktin per GilGuySparks

VICTOR OLMOS – La pacifista británica Lindsey German ha su di sé quasi quattro decadi di lotta politica, la maggior parte tra le fila del Socialist Workers Party, e è stata candidata alle elezioni al comune di Londra in due occasioni, 2001 e 2008. Esperta di politica e diritti delle donne, dal settembre del 2001 guida la Stop War Coalition* assieme a Tony Benn – ex ministro e passato segretario generale del Partito Laburista – (*gruppo di opposizione alla guerra che organizzò nel 2003 la manifestazione più grande della storia del Regno Unito).
Dopo l’intervento della Nato in Libia e davanti alla possibilità di futuri conflitti in Iran e Siria, Lindsey German si schiera contro il militarismo occidentale e annuncia nuove mobilitazioni.

DIAGONAL: Che pensa delle riunioni delle compagnie britanniche BP, Shell e Arup con il Consiglio Nazionale di Transizione Libico (CNT), con la presenza dei ministri del Commercio e della Difesa britannico?

LINDSEY GERMAN: Non mi sorprendono affatto. Era chiaro che quando lanciarono l’attacco contro la Libia e Gheddafi quello che cercavano era un cambio di regime per aprire il paese al commercio con le petroliere britanniche e francesi. Il loro obiettivo ora è introdurre ogni tipo di compagnia nel paese per ottenere il maggior beneficio possibile, come successe in Iraq e ora in Libia.

DIAGONAL: Si è compiuto il proposito di proteggere i libici come chiedeva l’ONU?

LINDSEY GERMAN: No, naturalmente. Dissero che l’obiettivo principale era proteggere la popolazione di Bengasi dagli attacchi di Gheddafi e, sebbene si stimi che le morti causate prima dell’intervento fossero tra le 2000 e le 3000 – un numero terribile, però relativamente piccolo comparato con quello che accade in altri paesi -, dall’inizio dei bombardamenti della NATO decine di migliaia di persone sono morte ed i numeri continuano ad aumentare. Ci sono state anche persecuzioni e razzismo contro gli africani che hanno sostenuto Gheddafi. Il risultato dell’intervento della NATO non è stata la protezione dei civili, ma l’aumento significativo delle morti, dei feriti e delle violazioni dei diritti umani.
La giustificazione dei diritti umani allo scopo  dell’intervento in una guerra è sbagliata. Ci sono molti abusi nel mondo, come nel caso delle persone uccise al Cairo, dove la polizia ha sparato negli occhi dei manifestanti accecandoli, tuttavia, il Regno Unito ha deciso di non prendere posizione in quel paese. E’ un atteggiamento molto ipocrita.[…] La frase molto diffusa secondo cui Gheddafi stava attaccando il suo stesso popolo non è del tutto vera. Gheddafi ha attaccato la parte del suo popolo che si è ribellato contro di lui, allo stesso modo in cui le autorità americane stanno distruggendo il movimento Occupy, arrestando e picchiando la gente che protesta. Ecco come i governi reprimono la ribellione […].

DIAGONAL: Qual è il futuro della Libia dopo la presa del potere del CNT?

LINDSEY GERMAN: Il Consiglio Nazionale di Transizione libico ha formato un governo estremamente filo-occidentale, con l’esclusione degli islamisti e chiunque possa opporsi al controllo di grandi aziende e ai governi occidentali, che hanno molto affermata in Libia. La mia opinione è che questo sia un governo molto instabile.
Gli islamisti, in particolare, non permetteranno questa situazione per molto tempo, e immagino che ci saranno grandi conflitti che potrebbero portare alla guerra civile. In questo caso, se gli islamisti prenderanno il potere, la reazione dell’Occidente potrebbe essere quella di cercare di eliminare questo governo, che comporterebbe la diffusione della guerra nel Magreb.

In Siria, pur non essendo intervenuti militarmente, William Hague, il responsabile del Foreign Office britannico ha incontrato gli oppositori siriani a Londra, una misura  sorprendente della diplomazia britannica. Ancora una volta, sono in completo disaccordo con il presidente siriano Bashar al Assad e se la gente vuole liberarsene, deve necessariamente contare sulla propria lotta, non su Francia e Regno Unito, il cui ruolo storico nella regione è piuttosto discutibile.

DIAGONAL: Le sanzioni alternative all’intervento militare?

LINDSEY GERMAN: No. Sono stata contraria alle sanzioni contro l’Iraq quando cominciarono nel 1991, mentre molte persone pensavano che fosse un’alternativa alla guerra. Tuttavia, le sanzioni sono una guerra economica. Le persone che soffrono di più sono i poveri. Avremmo dovuto fare altri tipi di domande, ad esempio, perché l’Unione Europea e gli USA, con gravi problemi interni, hanno l’autorità di interferire negli affari interni di altre nazioni? Al di là dell’Occidente, la prospettiva del mondo è molto diversa. I paesi più ricchi sono considerati come nuovi colonizzatori economici e militari.

http://diagonalperiodico.net/El-plan-de-la-OTAN-en-Libia-ha.html?var_recherche=lindsey%20german

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In italiano e Spagnolo su: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/01/09/il-piano-della-nato-in-libia-e-stato-lapertura-del-mercato-alle-compagnie-petrolifere-britanniche-e-francesi/

L’intervento in Libia e la negazione della legalità internazionale

[07.01.2012] (trad. di Levred per GilGuySparks)

L’Europa è ormai l’unica forza capace di realizzare un progetto di civiltà (…) Gli Stati Uniti e Cina hanno già iniziato la conquista dell’Africa. Quanto tempo aspetta l’Europa a costruire l’Africa di domani?
Nicolas Sarkozy, 2007.

Gli insorti libici meritano il sostegno di tutti i democratici.
Bernard-Henri Lévy, 2011.

Quando un popolo perde la propria indipendenza dall’esterno, non mantiene per molto la propria democrazia all’interno.
Régis Debray, 1987.

Le potenze occidentali invocano una vaga “morale” internazionale, simile a quella che prevalse nel XIX secolo, mentre ignorano il diritto internazionale che considerano, semmai, un semplice insieme di procedure.
Questa “morale”, prodotto surrogato occidentalista, è in perfetta armonia con la flagrante violazione dei principi fondamentali che costituiscono il nucleo della Carta delle Nazioni Unite, e con un chiaro disprezzo per le Nazioni Unite dal momento in cui il Consiglio di Sicurezza, organo oligarchico, viene neutralizzato dalle divisioni tra le grandi potenze e non può essere manipolato che da alcune di loro.
Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna si considerano sempre “le uniche forze in grado di realizzare un progetto di civiltà”, sebbene si affrontino l’un l’altro quando i loro interessi economici e finanziari non coincidono.


Le operazioni militari e le ingerenze indirette si succedono.
Anders Fogh Rasmussen stesso, Segretario generale della NATO, si incarica di annunciarle: “Come ha dimostrato la Libia, non possiamo sapere dove la prossima crisi esploderà, ma esploderà” (5 settembre 2011).

Non si tiene conto delle preoccupazioni espresse dagli stati del Sud realmente indipendenti. Le parole di Thebo Mbeki, ex presidente del Sud Africa, sono significative: “Quello che è successo in Libia potrebbe essere un precursore di ciò che può accadere in un altro paese. Penso che tutti dovrebbero esaminare la questione, perché è un grande disastro” (20 settembre 2011).

Al contrario, la Francia ha avuto una quasi totale unanimità al momento di applaudire le operazioni militari contro la Libia e l’esecuzione sommaria di Muammar Gheddafi. Da Bernard-Henri Lévy al presidente Sarkozy, passando per Ignacio Ramonet, dalla UMP (a destra) al Partito comunista (con qualche riserva), passando per il Partito socialista e tutti i principali media (da Al-Jazeera a Le Figaro): “in nome di una strage solo possibile, si è perpetrato un massacro ben reale, si è scatenata una guerra civile mortifera” (1) e si è ammessa la violazione di un principio fondamentale in vigore, la sovranità di uno Stato membro delle Nazioni Unite.

Lo stesso è accaduto nella maggior parte dei paesi occidentali, che non hanno prestato la minima attenzione alla proposta di mediazione dell’Unione Africana o del Venezuela, né hanno voluto affidare alle Nazioni Unite la responsabilità di una negoziazione o di una conciliazione.
Lo spirito guerresco è stato imposto improvvisamente senza che si producesse una reazione dell’opinione pubblica, non interessata, a causa della scomparsa della leva nell’esercito e a causa della professionalizzazione (o anche a causa della privatizzazione, almeno parzialmente, come in Iraq), dei conflitti armati. Se la sinistra francese non ha contestato, come aveva fatto in passato contro le diverse aggressioni occidentali, è accaduto perché, al di là del “democraticismo” di rigore, si trattava di africani e arabi e dei problemi del “Sud”, senza rendimento elettorale, dato lo stato ideologico medio dei francesi alla fine del mandato di Nicolas Sarkozy (2).
Se la destra, soprattutto i conservatori francesi, opta per ingerenze sempre più aperte nei paesi del Sud, è perché, al di là degli interessi economici (soprattutto energetici) di grandi aziende che operano nel Sud, le avventure all’aria aperta sono sempre benvenute in tempi di grave crisi interna.
Il risultato complessivo è stato, se non la morte del diritto internazionale, almeno il suo ingresso in un coma profondo (3).


1. L’esclusione della Libia di Gheddafi dal beneficio del diritto internazionale

In un continente dove le elezioni sono di solito un’autentica farsa, le elezioni presidenziali in Costa d’Avorio nel 2010, un vero esempio da manuale, adulterate da una ribellione armata per più di otto anni che aveva il sostegno della Francia e che occupava tutto il nord del paese, hanno lasciato il posto ad un intervento delle Nazioni Unite e all’esercito francese per rimuovere forzatamente il presidente Gbagbo. L’occupazione totale della Costa d’Avorio nel 2011 da parte dei ribelli, con il supporto di ONUCI e delle truppe francesi della Licorne, piena di massacri (come quella di Duekoué), ha provocato appena le reazioni dei giuristi francesi (4).

Sembra che i pretesti addotti dalle autorità francesi (repressione contro manifestanti civili, non rispetto del risultato delle “elezioni”) abbiano posto la dottrina prevalente nel pensiero politico, che impedisce di effettuare i controlli necessari delle accuse politiche ufficiali (5) .
In nome di un “legittimità democratica” indefinita, approvata dalla maggioranza congiunturale del Consiglio di Sicurezza, “stimolata” da uno Stato al contempo giudice e parte, siamo giunti fino ad ammettere che un governo sia rovesciato con la forza per installarne un altro, con il sostegno di una delle parti in conflitto.
Con molti mesi d’intervallo, l’intervento in Libia fa parte della strategia applicata in Costa d’Avorio, che ha poco a che fare con la politica di sostegno, più tarda, dei movimenti popolari in Tunisia ed Egitto (6).
Brutalmente, in nome di una minaccia per gli avversari del governo della Jamahiriya, il cui carattere improbabile è stato dimostrato da Rony Brauman, alla Libia è stato negato lo status di pieno soggetto del diritto internazionale, “membro regolare” della comunità internazionale. Ci sono voluti solo una manifestazione il 15 febbraio 2011 in una città del paese, seguita da una rivolta il 17 nella stessa città di Bengasi, perché uno stato che era da lungo tempo membro delle Nazioni Unite, che aveva tenuto la presidenza dell’Unione Africana e aveva trattati firmati con vari paesi, in particolare con Francia e Italia, fosse espulso dalla comunità internazionale. Il Consiglio di sicurezza si è basato su informazioni provenienti da fonti di informazione molto parziali sui fatti di Bengasi, quelli di una delle parti in conflitto (gli insorti) e un mezzo di comunicazione, Al Jazeera (7), senza che sia stata condotta un’inchiesta o sia stata cercata una “soluzione, soprattutto, mediante una negoziazione, un’investigazione, una mediazione, una conciliazione (…) o altri mezzi pacifici” (articolo 33 della Carta).

Il Consiglio di Sicurezza ha adottato con precipitazione estrema (8) la Risoluzione 1970 del 26 febbraio, cioè, solo qualche giorno dopo gli scontri scoppiati a Bengasi, a differenza di molti altri conflitti nel mondo, che provocarono reazioni molto tarde (9). Non sono furono presi in considerazione i commenti dell’India circa il fatto che “non c’era praticamente alcuna dichiarazione credibile sulla situazione nel paese.” Si è ritenuto colpevole immediatamente lo stato e si è deciso che il leader libico Muammar Gheddafi doveva comparire davanti al Tribunale Penale Internazionale senza un esame contraddittorio dei fatti.
Su iniziativa della Francia, degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, nonostante l’astensione di Cina, Russia, India, Brasile e Germania, si ripeteva la procedura applicata con l’Iraq, contro il quale “vi erano prove sufficienti“, come quelle che Colin Powell ha esposto nel 2003, Tripoli è stata distrutta come lo fu Baghdad.
La Risoluzione 1973 del 17 marzo completava la 1970 del 26 febbraio. Era basata sulla “necessità di proteggere la popolazione civile” senza  che il Consiglio di Sicurezza avesse remore nel proclamare il suo “rispetto per la sovranità e l’indipendenza” della Libia. Il suo scopo era “la cessazione delle ostilità” e di “ogni forma di violenza“. I metodi consigliati per realizzarla erano di “facilitare il dialogo” mentre si controllava lo spazio aereo al fine di evitare l’intervento dell’aviazione libica. La NATO e poi, sotto il suo comando, in particolare Francia e Gran Bretagna, si incaricarono di eseguire le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Si davano tutti gli elementi di un atto arbitrario al di fuori della legalità internazionale.
In primo luogo, l’estrema ambiguità delle risoluzioni. Il “dovere di proteggere i civili preventivamente” è un po ‘come il concetto di “autodifesa preventiva“, mera elusione del divieto di aggressione. Inoltre, la nozione di “civile” è vaga.
Che dire dei “civili” armati?
La violenza verbale di Muammar Gheddafi non può essere assimilata a una repressione illegale. La nozione di “legittimità democratica” usata in modo esplicito dal Consiglio di Sicurezza per condannare il governo di Gbagbo in Costa d’Avorio è il riferimento implicito che ha permesso di tacciare il governo libico come antidemocratico e come una minaccia alla pace internazionale. Il Consiglio di Sicurezza e le potenze occidentali si sono erette così giudici della “validità” dei regimi politici nel mondo.

Va notato, anzitutto, che queste risoluzioni, la 1970 e la 1973, hanno un carattere contraddittorio. Fanno riferimento alla sovranità e alla non ingerenza, ma “autorizzano” gli stati membri delle Nazioni Unite a prendere “tutte le misure necessarie” per proteggere i civili, “ma escludendo l’uso di una forza di occupazione straniera di qualsiasi tipo in qualunque parte del territorio libico” e chiarendo che gli unici voli consentiti sul territorio sono quelli “il cui scopo sia umanitario“.
In secondo luogo, queste risoluzioni che dicono una cosa e il suo contrario (le Nazioni Unite non hanno creato il Comitato di Stato Maggiore, nè la polizia internazionale ai sensi della Carta) hanno creato le condizioni per l’intervento della NATO, gli obiettivi e le dichiarazioni ufficiali si sono evolute rapidamente dalla dimensione “protettiva” alla dimensione distruttiva del governo di Tripoli.
Il Consiglio di Sicurezza, che dovrebbe essere uno strumento di riconciliazione e di mantenimento della pace, in realtà è diventato uno strumento di guerra. La dichiarazione congiunta di Sarkozy, Obama e Cameron del 15 aprile 2011 è significativa: “non si tratta di rovesciare Gheddafi con la forza“, ma “fino a che Gheddafi è al potere, la NATO… deve mantenere le sue operazioni.
Il ricorso alla forza armata aerea e ad intensi bombardamenti aerei (della durata di otto mesi) delle città e delle vie di comunicazione aveva un solo scopo, aiutare il CNT a Bengasi e liquidare il governo di Gheddafi, con la promessa di una contropartita di petrolio al termine del conflitto (10).
L’intervento di terra, formalmente proibito dal Consiglio di Sicurezza, si è verificato anche prima che gli attacchi aerei cominciassero. Il rapporto di CIRET-AVT [Centro Internazionele di investigazione sul terrorismo] e il già menzionato 2R Ct rivela la presenza di membri di alcuni servizi speciali occidentali (in particolare il DGSE [servizio segreto francese]), seguita da un intervento militare nell’ovest del paese di alcuni gruppi “binazionale”, provenienti da diversi paesi occidentali, in particolare attraverso il confine con la Tunisia, che era aperto. Le forniture di armi (soprattutto francesi, attraverso la Tunisia) sono diventate sempre più importanti.
E’ stato anche rivelato che intervennero truppe provenienti dal Qatar.
Significativamente, il governo francese ha omesso praticamente qualsiasi riferimento al diritto internazionale. Secondo lo stesso, la legalità si è ridotta a un atto di procedura, il consenso del Consiglio di Sicurezza, mentre sappiamo che le sue decisioni non sono soggette ad alcun controllo di legalità. Il paradosso è che per gli stati occidentali l’invocazione perenne ai diritti umani, alla democrazia e all’umanità in generale funziona in modo selettivo. Anche se questa pratica non è nuova, ora è diventata dilagante.
In particolare, se ci atteniamo al mondo arabo, le posizioni degli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna sono caricature, così per la loro politica unilaterale, come per il loro comportamento nel Consiglio di Sicurezza e, in generale, alle Nazioni Unite.
La situazione dei curdi, della minoranza sciita nei paesi del Golfo, la repressione in Arabia Saudita, Bahrain (11) e negli Emirati Arabi Uniti, tra i quali si incontra il Qatar, alleato belligerante della NATO contro la Libia, non provocano alcuna reazione: in questi casi, i diritti umani e la democrazia non riguardano le potenze occidentali (12). Il caso più evidente è quello della Palestina. Nel Consiglio di Sicurezza due o tre paesi paralizzano il sostegno della maggioranza assoluta dei paesi membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per l’ammissione della Palestina come membro permanente delle Nazioni Unite. Con un “approccio umanitario” molto particolare, gli Stati Uniti e la Francia (a suo modo) (13) si oppongono al pieno riconoscimento di uno stato palestinese perché “potrebbe causare una recrudescenza della violenza, uno dei principali ostacoli per i negoziati con Israele“!
Dopo mezzo secolo di ostilità e di indifferenza, i paesi occidentali ritengono che il popolo palestinese debba continuare ad aspettare. Pertanto il suo spettacolare sostegno alle “rivoluzioni arabe” non ha nulla a che fare con una posizione di principio. “Non si può salutare l’avvento della democrazia nel mondo arabo e disinteressarsi di essa quando riguarda la questione nazionale palestinese“, scrive giustamente B. Stora (14).


Per le autorità occidentali ci sono due criteri di “sensibilità” per il mondo arabo e l’Islam. Tutto dipende dagli interessi in gioco. Il diritto umanitario e i diritti umani sono completamente estranei a questo. Le operazioni della NATO, la cui forza di shock era l’esercito francese, la sua aviazione e i servizi speciali, non sono riuscite a rispettare il diritto umanitario, anche se [il ministro francese degli affari esteri] Juppé ha reagito come donzella indignata, quando qualcuno “osava” menzionare vittime libiche civili dei bombardamenti NATO (15).
La guerra libica ha reso molto malconcio il diritto umanitario. La “protezione della popolazione civile” non è mai stata più di una nozione astratta, a scapito dei libici tramutati in vittime dei bombardamenti, del razzismo e della xenofobia, in militanti armati dall’estero o dallo stato, e in sfollati in fuga dai combattimenti. A questo si è venuto ad aggiungere un fenomeno di fuga dal territorio libico di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri nelle peggiori condizioni, con l’indifferenza quasi totale dell’Occidente e l’impotenza dei paesi vicini.
Il rapporto «Libye: un avenir incertain. Compte rendu de la misión d’évaluation auprès des belligérants libyens»  (Libia: Un futuro incerto. Rapporto della Missione di valutazione tra i belligeranti libici, Parigi, maggio 2011) preparato da un comitato di esperti (uno dei quali è Y. Bonnet, ex capo dell’antiterrorismo francese) sopra il quale i media hanno mantenuto un silenzio quasi totale (16), ha indicato che la rivoluzione libica non è stata una rivoluzione pacifica, che i “civili”, e il 17 febbraio, erano armati e hanno attaccato edifici civili e militari a Bengasi, in Libia non ci furono grandi manifestazioni pacifiche represse con la forza.
L’intervento esterno si è messo in atto come misura preventiva meno di 10 giorni dopo il primo incidente, e il 2 marzo, cioè due mesi dopo lo scoppio dei disordini nella parte orientale della Libia, la Corte penale internazionale ha aperto un procedimento contro Gheddafi e suo figlio Saif Al-Islam; i bombardamenti, che non si erano fermati per otto mesi e che causarono diverse migliaia di vittime civili (erano già un migliaio alla fine di maggio) hanno perso rapidamente il loro carattere militare per perseguire una finalità essenzialmente politica: rovesciare il governo della Jamahiriya e tentare di uccidere Gheddafi e il suo entourage con assassinii selettivi, un obiettivo che è stato raggiunto a Sirte il 20 ottobre, dopo un intervento dell’aviazione francese (17).
Per questo si bombardarono molti edifici pubblici che mancavano di interesse strategico (soprattutto a Tripoli e nelle città petrolifere di Ras Lanuf, Brega e Ajdabiya) (18), come anche si bombardarono le vie di comunicazione, molti elementi delle infrastrutture industriali, monumenti storici e così via. Presi insieme, questi fatti costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità che devono essere perseguiti dalla giustizia penale internazionale.
Per quanto riguarda gli omicidi selettivi (alla maniera dell’esercito israeliano contro i comandanti palestinesi) dei parenti di Gheddafi (tra cui diversi bambini) e dello stesso Gheddafi (per esempio, il bombardamento della casa privata di un figlio di Gheddafi, che ha ucciso due dei suoi nipoti), in alcun modo può essere considerata come parte di un’operazione di pace e di “protezione” sotto la bandiera dell’ONU. Se la Corte penale internazionale aveva giurisdizione per citare Gheddafi (19), anche i responsabili francesi dei bombardamenti e dei tentativi di assassinio dei dirigenti di uno stato membro delle Nazioni Unite, quali che fossero i reati da loro commessi, sono degni, quindi, di sanzioni ai sensi del diritto penale internazionale. Il caso più evidente è l’assassinio di Gheddafi stesso, con la collaborazione attiva della NATO e dell’aviazione francese.

La Risoluzione 1674 del Consiglio di sicurezza del 28 aprile 2006 nota che “gli attacchi deliberati contro i civili (…) in situazioni di conflitto armato sono una flagrante violazione del diritto umanitario internazionale“. Gli omicidi mirati hanno  in special modo un carattere criminale: il ruolo delle Nazioni Unite non è di comminare condanne a morte. Inoltre degne di nota, tra le illegalità palesi, sono le procedure per il congelamento dei beni libici pubblici e privati.
Infatti, le misure adottate durante la guerra libica non hanno tenuto conto delle risoluzioni 1452 (2002) e 1735 (2006) del Consiglio di sicurezza. I trasferimenti effettuati dalla Francia e dai suoi alleati europei al CNT non sono riusciti a soddisfare la normativa europea.
In realtà, il criterio giuridico occidentale sulla Libia occidentale si somiglia alle posizioni di G. Scelle nel suo manuale del 1943 sulla “Russia bolscevica”. Secondo questo autore classico, si doveva considerare quel governo come “illegale a livello internazionale” (20). Non si poteva ammettere la “Russia bolscevica” come soggetto di diritto. Infatti, fino al 1945 non fu parzialmente accettata.
Più di mezzo secolo dopo, le violazioni della legge commesse dall’Occidente in Libia non sono considerate tali, perché si stava distruggendo un regime odioso, “illegale” per natura. Quindi, non solo a certe persone, come i palestinesi sono negate la qualità di pieni soggetti del diritto internazionale, né alcuni Stati, i membri delle Nazioni Unite, hanno “diritto al diritto”.
L’approccio che emerge da questa pratica occidentale è che il diritto al diritto internazionale non lo detengono gli stati ma i regimi sostenuti dalle potenze occidentali.

2. Continuità e imperturbabilità dei giuristi

Per un giurista la prima osservazione che sorge è l’assordante silenzio degli esperti di diritto internazionale, simile a quello che, come minimo, ipotecò la natura scientifica dei loro giudizi circa l’Iraq, il Kosovo (21), l’Afghanistan e la Costa d’Avorio, per esempio.
La dottrina dominante tra gli esperti di diritto internazionale rimane “immobile”: gli ultimi manuali non esprimono la minima preoccupazione, mentre evitano di illustrare le loro argomentazioni accademiche con esempi tanto poco esemplari. Molti di questi dotti professori di diritto internazionale sono diventati ultra ciceroniani: Summum jus, summa injuria!
In effetti, per Cicerone un eccesso di legge porta alla peggiore ingiustizia. Allineati dietro la maggior parte del personale politico in Occidente, i giuristi considerano che il diritto internazionale quando limita troppo il “messianismo”, sebbene sia guerriero, di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, distrugge i valori civilizzatori dei quali sono portatori.
L’ideologia, formalmente respinta da loro, è onnipresente nella loro analisi: la “legittimità” prevale sulla “legalità”, qualcosa di sorprendente per i giuristi!
In realtà, implicitamente ammettono che gli stati occidentali si sono regolati da soli nell’interesse del Bene Comune. Non che quelli, strenui difensori dello “Stato di diritto”, ignorino la legge; per questi giuristi ciò che fanno le potenze occidentali si situa “al di sopra” del “legalismo inadeguato” nel nome di una “missione” superiore che deve compiersi senza ostacoli. Dato l’inconveniente a censurare la politica estera statunitense e il suo approccio anti multilateralista, la questione non è criticare le autorità francesi quando (durante l’apogeo del “bettatismo-kouchneriano” [22]) invocano i diritti umani per giustificare la loro ingerenza, in detrimento della sovranità dei paesi piccoli e medi.
Nel 2010-2011 il presidente Sarkozy era molto lontano dal “bettatismo” quando estese il campo dell’ingerenza al contenzioso elettorale (tutta una primizia!): la Francia si è eretta, insieme con gli Stati Uniti e le Nazioni Unite, a giudice costituzionale, in sostituzione di una corrispondente istanza della Costa d’Avorio e ha finito per ricorrere alla forza armata per cambiare il governo di Abidjan, con un tentativo di assassinio del presidente L. Gbagbo (23).

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La crisi libica è andata anche oltre, ha consolidato l’idea della “rivoluzione democratica” tra le cause che legittimano l’esclusione del diritto internazionale.
I giuristi ripristinano la vecchia concezione che fino alla metà del XX secolo (si vedano le dimostrazioni del professor Le Fur, per esempio, negli anni Trenta e Quaranta) distingueva tra soggetti di diritto internazionale e soggetti esclusi da questo diritto, creando le condizioni per un nuova egemonia imperiale occidentale. Tuttavia, come la distanza tra il pensiero dominante legale e le posizioni politico e mediatiche ufficiali tendono a scomparire, il diritto internazionale dei manuali e delle riviste accademiche continua ad essere un lungo fiume tranquillo, allo stesso modo delle pagine che gli dedica Wikipedia ( 24).
Alcuni di questi eminenti autori si concentrano sui problemi tecnici dell’Unione europea, un “pianeta” politico più serio, mentre altri, altrettanto illustri, evidenziano “la resistenza della sovranità rispetto ai progressi del diritto internazionale “(!) , progressi che si qualificano come “indiscutibili e importanti” negli ultimi decenni.
Il nuovo multipolarismo in gestazione non incontra il loro apprezzamento, sia alla Cina (spesso descritta come “arrogante”) e che alla Russia rimproverano di fare un uso del loro diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, perché può provocare “disordine, incapacità, mancanza di organizzazione.
La breve configurazione unipolare che si ebbe alla fine dell’Unione Sovietica è piaciuta molto di più: grazie all’unipolarità occidentalista, che si pensava più duratura, si sarebbe stabilito il dominio effettivo del diritto internazionale, il potere di garantire “il buon governo”, attraverso la divisione funzionale, dato che gli Stati Uniti e i loro alleati sono attrezzati per inciso, senza alcun dubbio, di una “visione” universalista (25).
In ogni caso, il giurista che rappresenta l’occidente è uno che apprezza il principio di sovranità, anche se ha ispirato la Carta delle Nazioni Unite, in particolare in quanto il potere dal quale proviene è sovrano de facto.
Raramente parla di “violazione” della legge, e meno ancora di regressione. Ci sono solo “interpretazioni”, “aggiustamenti” che hanno lo scopo di difendere sempre meglio gli interessi di tutta l’umanità (26). Il giurista accademico preferisce parlare di “nuovi attori” della “comunità” internazionale, come le ONG e “l’individuo” (27), che hanno in gestazione la “società civile” internazionale …
L’intervento militare in Libia era basato (Risoluzione 1970 e il 1973 del Consiglio di sicurezza) sulla protezione dell’individuo civile minacciato da un potere orribile, come fecero nel XIX secolo i paesi europei, con i loro “interventi umanitari” contro l’Impero Ottomano. Le tesi della Santa Sede sono precorritrici di Bush, Sarkozy e Kouchner.
Il giurista inglese H. Wheaton giustificava con lo stesso criterio l’intervento britannico in Portogallo nel 1825, secondo lui “in conformità con i principi di fede politica e di onore nazionale“. Allo stesso modo, inoltre, è stato giustificato “l’intervento delle potenze cristiane d’Europa a favore dei Greci.”
Un secolo dopo, nel 1920, Dean Moye dell’Università di Montpellier ha dichiarato inequivocabilmente che “non si possono negare i benefici innegabili che spesso hanno portato le intrusioni (…) E’ molto bello annunciare il rispetto della sovranità, inclusa quella barbara, e dichiarare anche che un popolo ha il diritto di essere tanto selvaggio quanto vuole. Ma è altrettanto vero che il cristianesimo e l’ordine sono una fonte di progresso per l’umanità e che molte nazioni ci hanno guadagnato quando i loro capi, incompetenti o tirannici, sono stati costretti a cambiare i loro metodi, sotto la pressione delle potenze europee. La persuasione, di per sé, non sempre riesce nell’intento, e a volte è necessaria per sfruttare le persone a dispetto di se stesse“(28).

A chi, questo, non ricorda, con solo alcune varianti, l’analisi che hanno fatto un secolo dopo le autorità statunitensi, francesi, inglesi e dell’ONU contro Gheddafi e Gbagbo?
Solo coloro che, ancora oggi, condannano le spedizioni coloniali in nome di un senso di colpa “infondato”, quando, secondo la dottrina, si è trattato di combattere «la barbarie dei popoli selvaggi, che occupano un territorio senza titolo di esserne proprietari“, non sono in grado di percepire il significato civile e umano di intervento occidentale e l’eventuale necessità di neo protettorati, anche nei piccoli paesi occidentali “mal governati”.

Le Fur, eminente titolare della Cattedra di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Parigi, autore del Précis Dalloz 1931, di numerosi manuali tra il 1930 e il 1945, affiancato da altri insegnanti come Bonfils, Fauchille, ecc., ha sottolineato il tema della Civiltà contro la barbarie: “c’è in natura un’incompatibilità tra noi e gli arabi“, perché “il motto dell’arabo è: immobilità, e il nostro è andare avanti!” (sic) (29).

Le Fur, per quanto riguarda la colonizzazione, aggiunse che “la Francia l’ha messa in atto non solo per il loro bene ma per il bene comune dell’umanità“.
Per i giuristi contemporanei, gli Stati occidentali, sostenitori per natura del Bene e dell’interesse generale, aspirano, oggi come ieri, con tutti i mezzi a proteggere l’individuo e la popolazione civile dagli abusi del proprio stato.
Ebbene, il libico gheddafista è peggio che l’arabo del passato: la guerra contro di loro è “giusta”. Nulla è cambiato da quando un autore ottocentesco come H. Wheaton ha sostenuto, come avviene oggi, che “quando si va contro le basi su cui poggiano l’ordine e il diritto dell’umanità”, è giustificato l’uso della forza. Inoltre, l’Istituto di Diritto Internazionale non condivideva “l’utopia di chi vuole la pace a qualsiasi prezzo“.


G. Scelle, nel suo manuale pubblicato nel 1943 a Parigi, offre il suo contributo affermando che quando uno stato può mostrare “delle credenziali autentiche e reali, la proibizione del ricorso alle armi sembra difficile da accettare.”
Oggi poco importa che sia sorto un elemento nuovo, i principi della Carta delle Nazioni Unite. La Francia, per giustificare il suo ruolo nell’operazione contro Tripoli, addusse che aveva tutte le credenziali per intervenire, per esempio quelle che danno le Nazioni Unite, basate sui diritti umani, e quelle che dà la NATO, per salvare i libici da se stessi.
Inoltre, nella dottrina tradizionale legale (Gidel, La Pradelle, Le Fur, Sibert, Verdross, ecc.) vi è un accordo nel considerare il rispetto della proprietà come un principio fondamentale delle relazioni internazionali per il mondo civilizzato. Secondo M. Sibert, è anche “una verità indiscutibile“. Ebbene, era noto a tutti, nel 2011, che il governo  gheddafista aveva il controllo del petrolio libico, fino ad allora, per il resto del mondo, era stata una risorsa casuale, oggi come ieri, la libertà del commercio “vieta” la perdita del profitto che comportava l’accaparramento tripolitano.
Le voci di dissenso di alcuni professori come Carlo Santulli e P. M. Martin, per esempio, sono aumentate fortemente contro la violazione della legge nel caso libico; non si tratta di “difendere il governo” di fronte all’opinione pubblica “ma semplicemente di non trasformare l’analisi critica in una mostruosa propaganda“.
In Libia, come in Costa d’Avorio, il mondo occidentale e, soprattutto, lo stato francese hanno agito in coro per disumanizzare il “nemico” (anche M. L. Gbagbo Gheddafi), a prescindere dai contratti firmati sotto il loro patrocinio con i circoli degli affari: “né il sangue dei libici, né degli ivoriani ha alcun valore per noi“, conclude il professor C. Santulli.

Il giurista e il politico di destra, o di una certa “sinistra”, si allineano sulle stesse posizioni. La “morale” deve prevalere sullo “stretto legalismo”, come dichiarato alla stampa dall’ambasciatore americano a proposito del presidente ivoriano Gbagbo (30). Per il giurista, il positivismo deve cedere il passo al descrittivismo e al realismo. Il dibattito non è più appropriato. Come affermato da R. di Lacharrière, “dobbiamo abituarci all’idea che le controversie dottrinarie appartengano al passato.”
La descrizione acritica e compiacente fatta dai giuristi della politica estera suppone una legittimità senza riserve. La dottrina detta “scientifica” molto “occidentalocéntrica” ​​è in sintonia con i media mainstream. Adottando la dottrina dei diritti umani e della sicurezza che vantano le potenze occidentali le quali violano il diritto internazionale, costruito nel suo complesso dopo il 1945 (31), i giuristi accettano l’auto-proclamata divisione funzionale della NATO e dei suoi membri, portatori di valori euro-statunitensi e “civilizzatori”.

Non è molto chiaro se si tratti di un “diritto” o di un “dovere” di ingerenza, ma calpesta il principio di non ingerenza proclamato dalle Nazioni Unite. Ci sono ancora delle esitazioni sul principio della sovranità (menzionato, per precauzione, in tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, comprese quelle che la violano), ma la “legittimità democratica”, di confusa definizione, è ciò che deve prevalere. Non ha senso discutere della creazione di neoprotettorati, poiché ciò che si ha, è ufficialmente l’assistenza ad una “transizione democratica”.

Con i movimenti popolari nel mondo arabo del 2011, gli esperti di diritto internazionale arrivano al punto di ammettere la “rivoluzione” (diffamata e tacciata come arcaica in altre circostanze) (32) come generatrice della democrazia stessa.

Si deve supporre che i giuristi non devono limitarsi a descrivere ciò che è auspicabile, ma è anche vero che essi sono tenuti a mettere in discussione il processo di regressione e ad essere “critici vigilanti”.

3. la spedizione franco-britannica: l’imposizione di una politica imperiale perentoria

La spedizione di Francia, Gran Bretagna e altri paesi in Libia, si aggiunge alla tradizione imperiale delle grandi potenze occidentali. Il sarkozismo cerca di creare l’illusione di un ritorno alla grandeur della Francia e dell’Europa. Ma, come nel periodo coloniale, il petrolio libico di eccezionale qualità e facile da estrarre, e il gas sono il motivo principale per il cambiamento di governo di Tripoli. Gli accordi tra la Libia e Francia, Italia e Stati Uniti negli ultimi anni sono stati considerati inattendibili. Parigi e Londra, ha anche sostenuto una nuova divisione, non avendo ottenuto le migliori concessioni. Cosa c’è di più, sapevano che il governo libico prevedeva di aumentare il coinvolgimento dello Stato nel settore del petrolio dal 30% al 51%. Esisteva anche l’intenzione di sostituire le imprese occidentali con altre cinesi, russe e indiane. Dopo un periodo di compromesso, Tripoli si stava preparando ad attuare una nuova politica (33).
L’intervento francese non era estraneo a certi affari interni. L’elezione presidenziale si stava avvicinando e, in maniera simile a Bush negli Stati Uniti, un presidente uscente, sfavorito nei sondaggi, ha scoperto che una politica estera rapida e brillante in Libia (che sembra confermata dalle richieste di un calendario molto breve, espresse in varioe occasioni) avrebbe compensato i fallimenti di politica interna. Abbiamo anche dovuto insabbiare la crisi causata dagli stretti legami della Francia con i regimi di Ben Alì e Mubarak.

Un altro fattore che senza dubbio accelerato l’intervento militare della Francia è stata la rivelazione, fatta da Tripoli, che nel 2007 campagna elettorale di Nicolas Sarkozy è stata finanziata con “bustarelle” libiche. Inoltre, gli Stati Uniti volevano da tempo che i paesi europei si facessero carico delle spese militari occidentali, in particolare per proteggersi” in Africa  dalle alternative che fornivano la Cina e le potenze emergenti a ciascuno dei paesi africani. In tal modo il ruolo della Francia in un attacco contro la Libia si inserisce perfettamente nei piani degli Stati Uniti. D’altra parte, questa potenza intende installare in Libia nel Golfo della Sirte, il comando unificato (Africom, la cui attuale ubicazione è Stoccarda) finora rifiutato da tutti i paesi africani. Una Libia sorvegliata permetterà l’installazione di questo comando 42 anni dopo che la rivoluzione di Gheddafi aveva espulso le basi americane dalla Libia.

Uno degli obiettivi maggiormente messo in sordina dell’operazione per liquidare il governo di Tripoli è stata la necessità di rafforzare la sicurezza di Israele. Israele ha bisogno di paesi arabi non solidali con i palestinesi, come lo è stato efficacemente l’Egitto di Mubarak. I movimenti popolari in Tunisia ed Egitto ha creato una pericolosa instabilità. Questa incertezza deve essere compensata dalla scomparsa di un governo libico radicalmente anti-sionista.

Anche la Francia era molto preoccupata per i tentativi di Gheddafi di unire l’Africa. Le esitazioni dell’Unione Africana nel corso della crisi in Costa d’Avorio hanno dimostrato che l’organizzazione africana era impantanata in contraddizioni e che l’influenza francese è stata ridotta. L’influenza di Gheddafi e dei mezzi finanziari a sua disposizione gareggiava fortemente con quelli della Francia. L’eliminazione del leader libico (che la Francia aveva già tentato varie volte a partire dal 1975 (34) si considerava, quindi, come un modo per proteggere gli interessi francesi in Africa umiliando la Libia, che stava sul punto di diventare il finanziatore alternativo del continente (35).

Questa guerra in Libia, che è riuscita per l’intervento in Costa d’Avorio e per le molte operazioni in Medio Oriente, ha un significato generale. I paesi occidentali sono in difficoltà. Incapaci di risolvere le loro grandi contraddizioni di natura economica e finanziaria, tendono a sviluppare una politica estera aggressiva, nonostante il suo alto costo, per recuperare il più possibile le risorse che essi non dispongono  e al tempo stesso per distrarre le loro opinioni pubbliche.

L’urgenza è dovuta anche all’irruzione delle potenze emergenti che pregiudicano gli interessi occidentali, non imponendo clausole politiche nei contratti e negli accordi che stipulano. Sembra che l’Occidente sia convinto che “domani sarà troppo tardi”.
Questa politica d’urgenza obbedisce ad un “modello” noto, le cui tappe sono ogni volta più brevi.

L’intervento militare è solo l’ultimo passo dell’ingerenza, il primo è un’operazione sistematica per screditare il governo che deve essere eliminato.
Il secondo passo è quello di sensibilizzare e mobilitare alla diaspora, in particolare con l’aiuto dei “nuovi media” (36): i libici con doppia nazionalità che vivono in Europa e negli Stati Uniti, che sembra abbiano giocato un ruolo decisivo contro Tripoli, in quanto hanno contribuito a mobilitare segmenti della popolazione, soprattutto giovani senza memoria politica (37) di fronte a un potere politico che consideravano “esaurito” (38).
Il terzo passo è quello di cercare il sostegno internazionale. La Francia, che ha condotto l’attacco contro la Libia, ha cercato non solo di formare una coalizione con i suoi alleati tradizionali (come l’Italia [39], anche se questo paese aveva dovuto rafforzare i suoi legami con Tripoli, nel periodo immediatamente precedente l’intervento militare), ma anche con i paesi del Sud, per poter contare sul loro avvallo. La partecipazione del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, e l’appoggio dell’Arabia Saudita (principale fornitore di petrolio alla Cina), sono stati fondamentali per legittimare l’intervento militare e dissimulare formalmente il suo aspetto neocoloniale.
Il quarto passo è quello di ottenere la copertura delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti possono comodamente fare a meno dell’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, gli europei e soprattutto la Francia, al contrario, cercano di rimanere nel quadro delle procedure delle Nazioni Unite, sebbene violino senza scrupoli lo spirito e spesso le principali disposizioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e della Carta stessa.
Infine, la quinta tappa è l’operazione militare, condotta con il consenso di una opinione pubblica prefabbricata. Questo ultimo passo dimostra che il Consiglio di Sicurezza è ormai un mero strumento di ingererenza e di guerra, tranne quando Russia e Cina, le cui priorità non sono politiche bensì fondamentalmente economiche, esercitano in forma aleatoria il loro diritto di veto. Ciò evidenzia il declino globale delle Nazioni Unite come struttura di riconciliazione e di pace, che può presagire la sua morte, così come la Società delle Nazioni. Quando c’è un conflitto interno in un paese che le potenze vogliono sanzionare, il capitolo VII della Carta pemette di liquidarne il governo. I diritti umani e la “legittimità democratica” sono argomenti semplici per legittimare la violenza armata. La “popolazione civile”, senza che nessuno verifichi con un procedimento contraddittorio chi è realmente e soprattutto se è disarmata o armata (e da chi), diventa un vero soggetto di diritto, inducendo l’ingerenza (40).

Per ultimo, la falsa giustificazione morale data per questa politica si caratterizza di un primitivismo di base e di una enorme volgarità ideologica (distinzione tra bene e male, tra democrazia e dittatura, ecc) .. Logicamente, include la violenza “solo” contro “il nemico” e si spinge fino ad ammettere l’omicidio per eliminare un leader indesiderato (41).

Durante la guerra di Libia, il bombardamento francese, citando la formula “distruzione dei centri di comando”, è andato più volte contro le persone vicine a Gheddafi (uccidendo molti dei suoi figli e nipoti) e contro lo stesso Gheddafi. Questi omicidi politici hanno reso evidente che la Francia non ha voluto una trattativa o una conciliazione, ma l’Onu lo ha ignorato. Per molte di quelle che sono peculiarità del conflitto libico, non si tratta di un caso sui generis.
Il significato generale è: la crisi globale che colpisce l’economia mondiale sotto l’egemonia occidentale provoca una fuga in avanti e può causare altre operazioni della stessa natura contro vari “nemici” già designati, se falliscono i tentativi di destabilizzazione interna, ma “assistiti “dall’esterno.
Le contraddizioni del sistema, premendo, impongono un ordine mondiale che escluda la coesistenza di diversi regimi e rispetti la sovranità di ciascuno.
Per le persone colpite questo significa, ancora una volta, la scomparsa della sovranità nazionale e l’indipendenza in nome di una “modernità” di tipo imperiale e di una sovranità ‘popolare’ formale; all’accaparramento dei clan seguirà un freno allo sviluppo a causa della distruzione e dell’organizzazione, e della corruzione speculativa.

Contro l’inerzia ideologica della maggior parte dei giuristi e dei politologi, di molti teorici indisturbati nel loro compiacimento, si può dire, senza peccare di esagerazione, che il diritto internazionale è andato in coma, le Nazioni Unite hanno fallito e, al posto della regolamentazione legale è emersa una dubbia “morale” internazionale, come l’ottocentesco periodo d’oro delle cannoniere. Si tratta di una nuova Conferenza di Berlino, 128 anni dopo la prima, il modello implicito della diplomazia internazionale?

Sarà la guerra in Libia un sintomo di un declino della civiltà?

[* Robert Charvin è un giurista internazionale, decano onorario della Facoltà di Giurisprudenza di Nizza.]

Note

(1) Y. Quiniou, “Retour sur la guerre à laquelle neocoloniale nous avons Assist”, L’Humanité, 24 ottobre 2011.

(2) Cfr. R. Dumas – J. Vergès, Sarkozy sous BHL, Edizioni P.G. De Roux, 2011.

(3) Cfr. p.m. Martin, che nel 2002 ha pubblicato “Le Droit internazionale Défaire: une politique américaine”, UTI Scienze Sociali di Tolosa, No. 3, 2002, pp 83 e segg. Nel 2011 le autorità francesi hanno preso il comando in questo processo di “smantellamento” del diritto internazionale.

(4) Cfr. R. Charvin, Costa d’Avorio 2011. La bataille di indépendance seconde, L’Harmattan, 2011.

(5) Cfr. Relazione della Commissione dei giuristi che possiede i diritti d’autore, che gli è valso il nuovo governo del presidente A. Ouattara “congelare i loro beni” in Costa d’Avorio.

(6) Le autorità francesi e i media mainstream hanno equiparato gli eventi in Tunisia, Egitto e Libia, creando una “morale”  conveniente agli interessi francesi per giustificare un’operazione militare contro il governo di Gheddafi. Tutto quello che avevano in comune era che i tre regimi si erano guadagnati le lodi dello stato francese poco prima di essere condannati per lo stesso stato.

(7) Al Jazeera, che da oltre 15 anni si era fatta strada nel mondo arabo come fonte primaria di informazioni, ha subìto una brusca virata e ha scatenato una feroce campagna contro il regime libico e siriano. Anche questo pregiudizio filo-occidentale della linea editoriale nel 2011 in seguito alla richiesta di un intervento armato del Gulf Cooperation Council e del Qatar, che ha portato alle dimissioni di vari giornalisti, è torbido. Tuttavia, la giornalista Marie Benilde (Le Monde Diplomatique, n. 117, giugno-luglio 2011), senza farsi più domande, scopre che Al Jazeera e Internet “hanno seminato la voce democratica nel vento della storia” (Quando la libertà profuma di Gelsomino, op .. cit. 49 ss.).

(8) La precipitazione stessa della Francia, che ha riconosciuto il CNT molto tempo prima che qualcuno avesse una responsabilità e il controllo effettivo di una parte considerevole del territorio libico.

(9) Il caso estremo è il conflitto israelo-palestinese: da più di mezzo secolo il Consiglio di Sicurezza non è riuscito a trovare una via d’uscita, nonostante le numerose risoluzioni dell’Assemblea Generale.

(10) Nelle città di Tripoli, Sirte e Sebha non vi fu alcuna aperta opposizione che portasse ad una forte repressione contro i civili. Ma queste città sono state pesantemente bombardate.

(11) In Bahrain, l’esercito saudita è intervenuto per reprimere una rivoluzione popolare e salvare il regime, con la piena approvazione dell’Occidente.

(12) L’unica cosa che è stata pubblicata dai media francesi circa lo status delle donne in Arabia Saudita è stato l’informazione, quasi elogiativa, del perdono di una saudita che aveva violato il divieto di guidare l’automobile, e l’annuncio che nel 2015 le donne potranno votare alle elezioni comunali.

(13) Il doppio gioco della Francia è proverbiale: votò a favore dell’incorporazione della Palestina presso l’UNESCO, e poi al Consiglio di Sicurezza contro la sua ammissione alle Nazioni Unite.

(14) Cfr. Quand la liberté du parfum Le Jasmin, op. cit., p. 32.

(15) il professor Pradelle Géraud denuncia il comportamento di alcuni giuristi occidentali che si son dedicati a spiegare agli stati maggiori degli eserciti e, a volte, agli ufficiali nel campo delle operazioni, come evitare gli ‘ostacoli’ del diritto umanitario che ostacolavano l’efficacia delle operazioni militari. Vedere “Des du droit international humanitaire faiblesses tiennent qui à sa natura” su Droit humanitaire. Mouvements puissants Etats et de résistance, D. Lagoto. (A cura di), L’Harmattan, 2010, pp 33 e segg.

(16) I media francesi, in particolare la televisione, hanno mostrato una mancanza di professionalità e di una enorme cattiva fede, propagandando ogni sorta di bugia sugli eventi legati al conflitto, mentre sono stati in silenzio sulla personalità dei membri del CNT (Mohamed Jibril, per esempio, ex ministro di Gheddafi, che era stato associato a diversi affari di B.-H. Lévy, come il commercio del legname in Malesia e in Australia). La stampa occidentale (con l’eccezione de l’Humanité in Francia) e le ONG umanitarie (eccetto MRAP) si sono mosse in punta di piedi sulle uccisioni razziste e xenofobe dei neri, sia libici che immigrati africani. Centinaia di migliaia di libici (ritenuti secondo un calcolo approssimativo 400.000) sono fuggiti nei paesi vicini, soprattutto in Tunisia. I bombardamenti della NATO hanno distrutto diversi ospedali e, recentemente, l’Ospedale Avicenna di Sirte, senza che si sollevasse il consueto coro di condanna delle organizzazioni umanitarie.

(17) L’esecuzione di Muammar Gheddafi era un’esigenza politica, giacché le autorità francesi e statunitensi consideravano “pericoloso”  un giudizio di fronte alla Corte Penale Internazionale. Il Centro di Pianificazione e di conduzione delle operazioni (CPCO), che dirige il Militaire Renseignement e il Service Action della DGSE, si incaricò di consigliare le unità del CNT di Sirte per “trattare la guida libica e la sua famiglia”, cioè eliminarli.

(18) Per esempio, a Tripoli, la Corte dei conti, nel Centro Anticorruzione, la Corte Suprema, diversi ospedali, mercati, sedi di diverse associazioni (come l’associazione per aiutare i disabili, il movimento delle donne, ecc) …

(19) 29-30 giugno 2011, l’Unione Africana ha dichiarato che i mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale contro Gheddafi e i suoi soci non dovevano avere applicazione sul suolo africano. Jean Ping, Segretario generale dell’Unione africana, ha criticato aspramente Luis Moreno Ocampo, procuratore della Corte penale internazionale, definendolo uno ‘zimbello’ (un pagliaccio) e invitandolo mettere in pratica la legge, invece di sottomettersi alla politica occidentale.

(20) Citato da R. Charvin, “Le droit international enseigne tel qu’il uno été” in Mélanges Chaumont, Pedone, 1984, p. 138.

(21) Il professor Guilhaudis, per esempio, nel manuale Contemporaines Relations internationales, Litec, 2002, osa titolare una sezione:
“Infinito violento esplodere della Jugoslavia, a dispetto dell’ONU e della NATO’! (p. 730).

(22) Mario Bettati e Bernard Kouchner sono i teorici e i sostenitori della dottrina del “dovere di intervento umanitario” (NT).

(23) In Francia è stata presentata una denuncia contro l’esercito per “tentato omicidio di L. Gbagbo.” L’arresto del presidente della Costa d’Avorio è stato realizzato con la collaborazione delle forze francesi e della Costa d’Avorio, dopo un intenso bombardamento della residenza di Gbagbo dal francese Licorne.

(24) Cf. R. Charvin, «De le prudence doctrinale face aux nouveaux rapports internationaux», en Mélanges Touscoz, France Europe Éditions, 2007.

(25) L’impero ottomano, la monarchia assoluta di Francesco I di Francia e l’impero spagnolo avevano la stessa ambizione.

(26) Nel 1950, quando gli Stati Uniti e il Consiglio di sicurezza, nonostante le disposizioni della Carta e in assenza di un membro permanente, hanno deciso di intervenire militarmente in Corea, il professor Sibert, seguendo la tradizione accademica, ha emesso un visione positiva dell’ ” interpretazione liberale” e non “rigida” nella Carta.

(27) Stranamente, i giuristi accademici, nei loro insegnamenti, associano queste due categorie di “attori” alle multinazionali, come se il loro peso nella società internazionale fosse equivalente. Di contro non dice niente delle società militari private che presumibilmente lavorano per la sicurezza collettiva, come in Iraq per esempio.

(28) Doyen Moye, Le droit des gens moderne, Sirey, 1920, pp 219-220.

(29) Cfr. “Le droit international enseigne tel qu’il uno été. Critiche Note de lecture et Manuali Series (1850-1950) ‘, in Mélanges Chaumont, Pedone, 1994.

(30) R. Charvin, Costa d’Avorio 2011. La bataille di indépendance seconde, L’Harmattan, 2011.

(31) P. M. Martin, “le droit international Défaire: une politique américaine” droit écrit, UTI Sciences Sociales de Toulouse, No. 3, 2002, pp 83 e segg.

(32) ha anche osservato che la “rivoluzione” è stata accettata come un concetto perfettamente valido in alcune repubbliche ex sovietiche (come l’Ucraina e la Georgia).

(33) Questo cambiamento è paragonabile con quello del Presidente Gbagbo, che alla vigilia in cui gli occidentali lo rovesciavano si preparava ad uscire dal CFA-franco e a firmare accordi economici importanti con la Cina.

(34) Tra i tentativi di eliminazione di Muammar Gheddafi può essere citata l’operazione organizzata dal presidente francese Giscard d’Estaing nel 1975 (SDEC oltre a numerosi dissidenti militari), i commandos franco-egiziani (sotto il governo di Sadat nel 1977), un attentato nel 1979, del Servizio d’azione francese che ferì Gheddafi, nel 1980 l’SDC francese e gli egiziani falliscono nuovamente (cosa che portò alla destituzione del capo dei servizi segreti francesi, De Marenches), e nel 1980 un altro tentativo (rivelato dal Presidente della Repubblica Italiana Cossiga) di abbattere, con l’aiuto della NATO, l’aereo ufficiale di Gheddafi che volava a Varsavia, nel 1984 un tentativo di colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti, che coinvolgeva esuli e militari, e il bombardamento della residenza di Gheddafi nel 1986.

(35) Dai primi passi della rivoluzione libica, il mondo occidentale non perdona a Tripoli di usare gli stessi metodi, dell’Occidente per rafforzare la sua politica estera.

(36) Molti politologi sottolineano il ruolo politico svolto dalle nuove modalità di comunicazione nelle “rivoluzioni” nel sud. Questa analisi non tiene conto della gran parte della popolazione, di solito molto povera, che li ignora. Presumibilmente, una volta di più nella storia, si attribuisce grande importanza agli “strumenti” per non dover guardare più in profondità la realtà sociale. Molti politologi, inoltre, implicitamente lodano il ruolo della “classe media”, un ruolo a tempo indeterminato sempre sopravvalutato in politica, per la sua avversione, spesso esplicita, verso le classi popolari.

(37) Il governo di Gheddafi è durato 42 anni. I giovani, la maggioranza della popolazione libica, non sanno nulla della monarchia del re Idris, che regnò in uno dei paesi più poveri del mondo, e desiderava una normalità più sopportabile che la Rivoluzione della Jamahiriya, anche dopo gli impegni assunti da questa dal 2002 e nonostante il fatto che la Libia ha avuto il più alto tenore di vita in Africa.

(38) Nei paesi occidentali si osserva lo stesso fenomeno, ma non ci sono stimoli esterni che lo portano all’estremo.

(39) Tripoli, con la collaborazione di diverse personalità internazionali, ha creato il Premio Gheddafi per i diritti dell’uomo e dei popoli. Questo premio, il primo fornito da un paese del sud per non lasciare il monopolio dei diritti umani alle potenze occidentali, si chiamava Gheddafi non per decisione dei libici, ma per un’iniziativa di un francese, che era a Tripoli ed era stato Segretario generale della Federazione delle città, a seguito di una conferenza internazionale. Il primo destinatario del premio è stato Nelson Mandela quando era in carcere. L’ultimo premio è stato ricevuto nel 2010 dal presidente turco Erdogan per la sua politica di solidarietà con i palestinesi, ma pure Berlusconi era sul punto di vincerlo per il riconoscimento delle colpe coloniali italiane.

(40) I giuristi dovrebbero prendere in considerazione il concetto di “civili armati” e la loro condizione in un conflitto con le autorità, e il problema del movimento illecito di armi attraverso le frontiere.

(41) Grozio e Vattel, che sono considerati fondatori del diritto internazionale, hanno condannato l’assassinio dei leaders nel conflitto tra Stati.

http://www.afrique-asie.fr/maghreb/19-actualite/1014.html

http://www.lahaine.org/index.php?p=58566

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/01/08/lintervento-in-libia-e-la-negazione-della-legalita-internazionale/

Gheddafi e L’Asse del Male

[21.10.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

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<p id="view-photo-caption" style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Targeting SAS agents Saraya Alhaq adopt the attack On a Tripoli hotel</strong></span></p> <p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>سرايا الحق تتبنى الهجوم الذي وقع قبل ساعة من الآن على أحد فنادق طرابلس</strong></span></p> <p>_______________________________________________________________________________________________</p> </div>

” data-medium-file=”” data-large-file=”” />Oggi i media in tutto il mondo sono inondati, o con conferme o confutazioni sulla morte presunta di Muammar Gheddafi. Intenzionalmente o no, i media stanno giocando direttamente nelle mani di quegli interessi che vorrebbero che la narrazione pubblica sull’Africa, la Libia, l’Alleanza del Mediterraneo, e l’avventura neo-coloniale dell’impero anglo-americano si concentri su una sola persona o famiglia, che è stata investita dai media pubblici di termini come canaglia, oppressore dittatoriale che si frappone al progresso dei diritti umani e di una società pluralistica, piuttosto che su questioni più pressanti a portata di mano. La guerra contro la Libia non è stata diretta contro un uomo, ma contro tutto il popolo della Libia, dell’Africa, della Russia e della Cina.
dal Dr. Christof Lehmann

L’ordine Esecutivo 12.333 ha a che fare con l’auto proclamato diritto degli Stati Uniti di usare l’assassinio di capi di stato di paesi stranieri come strumento di politica estera statunitense.
SarkozyE’ stato ampiamente discusso nell’ambito del diritto internazionale, ma per mancanza di copertura mediatica, rimane ampiamente indiscusso nei paesi occidentali ed è ampiamente percepito come qualcosa che è “la norma” per degli imperi globali. Con la mancanza di copertura mediatica, la normale risposta pubblica nei paesi occidentali è che la storia è piena di precedenti, quindi perché preoccuparsi di qualcosa che è “la norma”. Da un punto di vista etnocentrico è comprensibile, ma la percezione etnocentrica non è certo un argomento vitale, tanto meno una giustificazione per un omicidio premeditato. Quando è stata l’ultima volta che avete letto delle notizie sulla Cina o la Russia che avrebbero ucciso il capo di stato di un paese straniero?

Fidel Castro Ruz

Da una prospettiva meno etnocentrica è inquietante che le popolazioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea siano state così ben indottrinate che discutono i numerosi tentativi di assassinare l’ex capo dello Stato cubano Fidel Castro Ruz

con un sorriso, e nel migliore dei casi con pensieri come “sì, sappiamo che la CIA è principalmente gestita da criminali”. Cosa che è quanto di più rivoluzionario, come posizione, che un pubblico ben indottrinato possa tenere su questioni che hanno il potenziale per mandare il mondo in fiamme. Per ragioni di esercizio intellettuale, spendiamo un momento a considerare che una famiglia russa o cinese discuta l’assassinio di Sarkozy da parte dei propri servizi di intelligence come un evento così normale che non valga la pena menzionare. Il fatto che sia straordinariamente improbabile che ciò accada dovrebbe generare un fatto ulteriore, che gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea sono loro stessi l’”Asse del male” che affermano di deplorare.

I media occidentali stanno giocando un ruolo cruciale nella preparazione di popolazioni occidentali perchè accettino tali omicidi premeditati, come un atto di umanità. Le organizzazioni dei diritti umani, cooptati dalle élite del impero anglo americano hanno la funzione fondamentale di nutrire i media con narrazioni che inquadrano governi mirati o capi di stato come malvagi. Per i pianificatori di questi omicidi è del tutto irrilevante se la Libia sia la forma più diretta e partecipativa della democrazia, e che Muammar Gheddafi abbia solo cariche onorifiche, a condizione che il pubblico sia condizionato a fare sua l’idea, nelle narrazioni dei media, di uno stato dittatoriale, con un governante dispotico come capo di stato. Per i pianificatori di questi omicidi e queste guerre illegali è irrilevante che il presidente Barak Hussein Obama dovesse essere a conoscenza, prima di mandare personale della CIA a Bengasi e Derna a “investigare” chi  fossero quei “ribelli”, del fatto che i cosiddetti “ribelli” di Bengasi e Derna erano composti dallo stesso Gruppo combattente islamico libico, guidato da un terrorista professionista, Abdelhakim Belhadj, che ha fornito il maggior contributo pro capite di combattenti stranieri in Iraq che hanno ucciso soldati degli Stati Uniti. Fino a quando il pubblico è ipnotizzato nella narrazione del sostegno nobile a “rivoluzionari” che liberano la Libia dal dittatore, i pianificatori di un omicidio premeditato non si curerebbero del fatto che un osservatore esperto riconosca che il rovesciamento della Libia si è sviluppato secondo un copione che è spiegato in dettaglio nei manuali di formazione delle Forze Speciali degli Stati Uniti.

Il fatto è che i media occidentali hanno ucciso Muammar Gheddafi molto tempo prima che iniziassero a sostenere la sua cattura e successiva morte il 20 ottobre 2011. Pacifico, lettori e spettatori ben indottrinati sono tenuti ad accettare i nuovi standard di precisione giornalistica di Al Jazeera, BBC, CNN, ABC, e colleghi.
Un video traballante da un telefono cellulare è la prova per la morte di Muammar Gheddafi. Se la NATO e quelli che dietro danno gli ordini per un omicidio premeditato possono vantare una vittoria sostanziale, rispetto alla guerra in Libia, è che non c’è una domanda pubblica di una prova che mai potrà posta sui titoli di testa dei media corporati e controllati dagli stati dei paesi occidentali.
Dove è un rapporto di autopsia verificabile in modo indipendente?

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<p id="view-photo-caption" style="text-align:center;"> <span style="color:#ff0000;"><strong>Targeting SAS agents Saraya Alhaq adopt the attack On a Tripoli hotel</strong></span></p> <p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>سرايا الحق تتبنى الهجوم الذي وقع قبل ساعة من الآن على أحد فنادق طرابلس</strong></span></p> <p>_______________________________________________________________________________________________</p></div>

” data-medium-file=”” data-large-file=”” />A  prescindere dal fatto che Muammar Gheddafi sia stato assassinato o no, coloro che hanno premeditato il suo omicidio hanno guadagnato una vittoria significativa. La vittoria è che il mondo sta discutendo la presunta morte di Muammar Gheddafi, mentre le questioni più significative sfuggono all’attenzione pubblica.
Muammar Gheddafi dovrebbe essere stato ucciso, il modo migliore per onorare la sua eredità potrebbe essere quella di concentrarsi su quelle materie che sono o sono state più importanti per lui.

Il fatto è che la Francia è la forza trainante dietro la creazione dell’Alleanza Mediterranea alla quale la Libia si è opposta, perché avrebbe diviso piuttosto che unire l’Africa. Il fatto è che l’Unione Africana è finanziariamente dipendente dall’Unione Europea ed è una nuova amministrazione coloniale. Il fatto è che la Francia sta controllando finanza ed economia di otto Nazioni Africane CFA. Il fatto che la Libia ha minacciato il CFA di lobbying per l’istituzione di una valuta Pan-Africana. Il fatto è che gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea stanno prendendo di mira i leaders di nazioni sovrane con l’assassinio, e lo fanno così, impunemente. Il fatto è che gli Stati Uniti Nazioni sono degenerati in una ONG internazionale che conferisce l’aspetto di legittimità alle guerre di aggressione che sono l’antitesi della sua costituzione. Il fatto è che bombardamenti assassini, con il pretesto di proteggere i civili, continuano su base giornaliera, e che decine di migliaia sono stati uccisi. Il fatto è che decine di migliaia di neri africani sono stati e vengono assassinati, sotto le direttive del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti.

Lo stato preoccupante delle cose è che la fiducia nei governi occidentali è degradata ad un tale livello che è necessario esigere prove forensi prima di accettare la morte di Muammar Gheddafi, pubblicizzata al mondo intero. Un punto importante che non va dimenticato, è che vivo o morto, le idee politiche di Muammar Gheddafi, il suo idealismo, e la sua evoluzione di una diretta partecipazione del governo da parte del popolo e per il popolo è stata studiata, e serve come ispirazione a centinaia di migliaia di attivisti politici. Questo numero sta crescendo di giorno in giorno. La guerra illegale in Libia, i massacri di decine di migliaia, la presa di mira di Muammar Gheddafi per assassinio, e la sua morte annunciata non possono che rafforzare il progresso di un nuovo risveglio a livello mondiale contro il lavoro dell ‘”Asse del Male”.

Se per onorare Muammar Gheddafi, a prescindere che il suo omicidio possa essere confermato o meno, sarebbe opportuno ascoltare voci come quella dell’ex primo ministro malese, Mahatir Dr. Muhammad che sta prendendo l’iniziativa di bandire la guerra. In ogni società umana a memoria storica, l’omicidio premeditato è percepito come l’ultimo e il più grave dei crimini. Il fatto che l’ordine esecutivo 12.333 esista, non dà, sulla sua base, legittimità a commettere omicidi. Evoca semplicemente la criminalità del governo. La guerra di aggressione è stata messa fuori legge come l’omicidio su larga scala. Il fatto che una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dia una legittimazione apparente alla guerra non cambia il fatto che una guerra di aggressione sia illegale. Essa dimostra semplicemente il fatto che il sistema delle Nazioni Unite non è “la comunità internazionale”, ma uno strumento di aggressione per pochi. Ogni singola persona assassinata, è assassinata illegittimamente. Il fatto che l’omicidio sia commesso su larga scala o contro un capo di Stato legittimo al comando di istituzioni governative non legittima l’omicidio, ma evoca il carattere omicida del governo.

Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/21/ghadafi-and-the-axis-of-evil/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/21/gheddafi-e-lasse-del-male/

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Dietro le quinte del colpo di stato libico: l’aiuto russo alla Jamahiriya (I parte)

  • Dietro le quinte del colpo di stato libico: l’aiuto russo alla Jamahiriya
    (I parte)
    [06.10.2011] di GilGuySparks

Ex maggiore delle forze speciali della Armata Rossa, Ilya Korenev, ufficiale dell’ex Unione Sovietica, divenuto tenente colonnello nella Russia odierna, ufficialmente in pensione, ha rilasciato nelle scorse settimane un’intervista preziosa pubblicata ieri dal sito Argumenti.ru, vicino ai servizi segreti russi.
Koronev ha trascorso quasi sei mesi accanto al colonnello Gheddafi e alla sua famiglia con il compito di supportare con la sua esperienza maturata tra Caucaso e Russia, le difese delle forze lealiste della Jamaijria libica.
Ilya Koronev è stato intervistato dopo aver passato una settimana in America Latina per le cure di ferite e contusioni procuratesi nel deserto libico, vicino al confine con l’Algeria.

Alla  domanda sul come sarebbe arrivato in Libia visto che la Russia non ha ufficialmente fornito assistenza a Gheddafi, il colonnello risponde senza giri di parole:

Il viaggio è stato svolto nella primavera di quest’anno in Algeria, come missione commerciale. Ma il problema principale era quello di farlo a Tripoli. Da concordare con l’ambasciata per il transito di una “carovana”. Sono andato al quartier generale di Muammar Gheddafi. Quasi subito abbiamo cominciato a preparare il personale della 32° brigata d’elite, che è stata ordinata e comandata da Khamis al-Gheddafi. Si è svolta la preparazione e l’addestramento per il combattimento in ambienti urbani. Il fatto che Tripoli non sarebbe stata in grado di resistere, è apparso chiaro circa a giugno o luglio. Quindi si cominciò a preparare il personale delle brigate a condurre addestramenti per gli scontri in piccoli gruppi autonomi nelle aree urbane, e al di fuori degli insediamenti. Ci siamo concentrati sulla formazione di commandos.
I soldati e gli ufficiali della 32° sono stati ben preparati. Alcuni si erano formati tra i corpi d’elite in Francia. Ma in Libia è molto rinomata la scuola militare russa.

Apprendiamo diversi dettagli inediti sulla guerra in Libia delle potenze colonialiste occidentali che erano rimasti coperti per tutto questo tempo. Determinante per la comprensione della preparazione delle difese della Libia lealista il racconto del colonnello Koronev che rivela come la preparazione dei corpi d’elite iniziò immediatamente durante la primavera con il contributo di personale russo:
Li abbiamo addestrati alle tattiche di combattimento in piccoli gruppi, istruendoli grazie all’esperienza dei guerriglieri nella Grande Guerra Patriottica e – in Cecenia. Piccoli gruppi di 20-30 elementi addestrati allo scopo di attaccare convogli militari e dopo il sabotaggio commesso, retrocedere in aree di sicurezza.

Proseguendo nel suo racconto sotto insistenza dell’intervistatore Alexander Grigoriev che sottolineando l’uso del termine “noi” in relazione al lavoro di preparazione del personale della 32° brigata d’elite di Khamis al-Gheddafi, chiedeva: “[…]sai di qualcun altro che era con te in Libia?” – il colonnello Ilya Korenev rispondeva:

Certo, non ero solo. Tutto quello che posso dire in questo momento, è che dei nostri ragazzi sono da Gheddafi. Dalla Russia, per lo più funzionari in pensione,che hanno terminato incarichi per l’esercito russo, così come specialisti delle ex repubbliche sovietiche.”

Koronev rivela quindi che un congruo staff di personale militare, ufficialmente non più in attività presso l’esercito russo, ha lavorato dall’inizio del conflitto in Libia con compiti di consulenza militare e di addestramento, nonostante il divieto delle autorità russe per i propri cittadini di recarsi nella Libia, dicendo:
Chi può negare ad un alto ufficiale di inviare un subordinato in Algeria per un viaggio d’affari? Per esempio, in cooperazione tecnico-militare?“.
Il supporto russo al di là di quello che è apparso sui media, c’è stato e come è in uso in questi casi l’operazione è stata condotta attraverso paesi terzi. Il ruolo della Russia all’interno della vicenda verrebbe così illuminata da una luce particolare che la porrebbe parte in causa e possibile prossimo obiettivo dell’espansionismo imperialistico delle potenze europee e degli USA:
I professionisti capiscono che l’attacco alla Libia – fa parte di azioni previste. Le prossime saranno: Siria, Algeria, Yemen, Arabia Saudita, Iran, Asia Centrale e Russia. Non importa in quale sequenza. Ma la Russia rischia di pagare un prezzo prima […] circondata da radar e basi militari ostili […] mentre cresce la corruzione e il dissenso all’interno del paese.

Riguardo alla caduta di Tripoli e alle responsabilità nella difesa della capitale, il colonnello chiarisce quello che alla fine di agosto andò storto e che portò all’impossibilità di mantenere il controllo della città più popolata della Libia:
Il fatto che mantenere Tripoli sarebbe stato impossibile, è diventato chiaro in giugno/luglio. Pertanto era necessario preparare personale brigata per l’impegno in piccoli gruppi autonomi sia in ambienti urbani, sia all’interno sia all’esterno degli insediamenti, concentrandosi sulla formazione per il sabotaggio.[…]
L’errore non è stato nella difesa, ma nella valutazione del conflitto. E’ avvenuto che Gheddafi viveva in due mondi paralleli. Non ha aderito ad una certa politica, come il leader della Corea del Nord. […] Gheddafi non credeva all’attacco contro il suo paese fino a poco tempo fa. Anche a metà agosto, quando sono stati condotti attacchi missilistici e bombardamenti su Tripoli, in altre città, ha parlato con Berlusconi e Sarkozy. Gli avevano assicurato che l’operazione di terra a Tripoli non ci sarebbe stata. Diversi anni fa, Gheddafi si era proposto di creare un potente sistema di difesa aerea nella sua interezza. Questo avrebbe potuto esser fatto attraverso alcuni dei paesi dell’ex Unione Sovietica. Ma credeva che queste azioni avrebbero solo teso i rapporti con gli Stati Uniti e l’Europa. Ripeteva che l’Italia e anche Francia e pure la Gran Bretagna gli avevano assicurato che la guerra di terra contro la Libia non ci sarebbe stata. Un errore, anche, è stato il lungo monitoraggio degli ufficiali libici corrotti. Sarebbe stato necessario arrestarli immediatamente, per non diffondere il contagio impunemente. Ma Gheddafi voleva far rivelare quanto più possibili traditori. L’indecisione di Gheddafi, in virtù del suo personale punto di vista sul conflitto, fu, per inciso, il fattore che persuase diversi alti ufficiali militari a prendere un paio di milioni di dollari e passare dalla parte dei ribelli. Immaginate, che ovunque vi sia una pioggia di pietre che cadono sulla testa, e voi dite mi piacerebbe tenere una festa. Molti si farebbero convincere ad andarvi secondo voi? Specialmente quelli che saranno obiettivi importanti e primari per il nemico.
Il fattore umano, anche in Africa, è il fattore umano
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Durante gli ultimi anni erano stati compiuti molti sforzi da parte del colonnello Gheddafi e della sua famiglia di rompere l’isolamento che stringeva il paese; dopo la fine riservata a Saddam Hussein, il colonnello aveva cercato in tutti i modi di ricostruire un rapporto con Inglesi e Americani risarcendo le vittime dell’attentato di Lockerbie, anche se sussistevano seri dubbi sulla reale matrice libica dell’attentato. Ha instaurato un rischioso rapporto di collaborazione di intelligence con CIA e MI6 acconsentendo le illegal rendition di terroristi islamici; numerosissimi riscontri testimoniano che la città di Tripoli era divenuta una delle tappe di transito dei voli della CIA e dell’MI6 che trasportavano presunti terroristi islamici per provvedere ad interrogatori particolari con l’uso ampio di torture di ogni genere.

Saif al Islam era anche giunto ad affidare praticamente l’intero fondo sovrano della Libia alla Goldman Sacs (che era l’equivalente di dare in consegna eroina ad un tossico), infatti “all’inizio del 2008 il fondo sovrano libico, controllato dal colonnello Moammar Gheddafi, [aveva] affidato 1,3 miliardi di dollari al gruppo Goldman Sachs per investirlo in valute e in altri complicati strumenti finanziari. Gli investimenti hanno persero il 98% del loro valore, secondo i dati di un documento interno di Goldman.

Secondo un cablogramma dell’ambasciata americana a Tripoli del 15.01.2009 (The pro-U.S. group included Moammar Gadhafi id187231) sebbene molto sospettoso nei confronti degli americani, Gheddafi incoraggiava una collaborazione con gli USA che valutavano ambivalente la posizione del governo libico, spaccato al suo interno in due posizioni una filo USA ed una più cauta: “Elementi elevati del regime erano rimasti in conflitto sulla natura del rapporto che Libia ha voluto con gli Stati Uniti[..]. C’erano “due correnti” di pensiero all’interno del GOL(Governo libico) rispetto ai legami Usa-Libia: una pro-U.S. e un gruppo che è rimasto sospettoso sulle motivazioni degli Stati Uniti e fermamente contrario ad un impegno più ampio successivo. Il gruppo pro-U.S. comprendeva Muammar Gheddafi, il Presidente della Gheddafi Development Foundation Saif al-Islam al-Gheddafi, il Consigliere della Sicurezza Nazionale Muatassim Gheddafi, il direttore esterno dell’organizzazione della sicurezza il direttore Musa Kusa, un alto funzionario del regime Abdullah Sanussi, e membri chiave della Commissione Rivoluzionaria e della vecchia guardia Mustapha e Kharrubi al-Hweildi al-Hmeidi. […] Muammar al-Gheddafi in genere sosteneva l’incremento della cooperazione USA-Libia, ma con “riserve” nate da una preoccupazione costante che l’eventuale obiettivo del coinvolgimento degli Stati Uniti con la Libia fosse un cambio di regime.”
Le preoccupazione di Muammar Gheddafi erano tutt’altro che infondate, visto che gli Usa attraverso la loro ambasciata a Tripoli tessevano la trama della dissidenza e si informavano sugli equilibri nelle regioni orientali della Libia, dove il controllo degli apparati di sicurezza libici erano molto più vulnerabili. Alla luce dell’avvicinamento all’occidente di Gheddafi, andrebbe letto il punto di vista russo sulla questione libica; il colonnello Koronev non manca di sottolineare e lo fa in maniera chiara, alcuni degli errori di fondo dell’approccio di Gheddafi rispetto alla situazione che si era venuta a creare, in particolare la fiducia riposta fino all’ultimo nelle cancellerie europee di Francia, Inghilterra e Italia che escludevano, mentendo, l’uso di reparti militari di terra.

Il colonnello Iliya Koronev  non ha trascurato di soffermarsi sulla rocambolesca fuga da Tripoli dalla quale uscirono indenni con una fortuna alla quale anche lo stesso colonnello stentava a credere, dilungandosi in inediti dettagli della caduta di Tripoli:
Siamo messi sull’avviso da “Al Jazeera” e CNN. Abbiamo visto filmati della “vittoria” dei ribelli girati in Qatar. Era già noto dello scenario della piazza Verde a Tripoli, allestita nel deserto vicino a Doha. Sapevano ciò che erano [quelle immagini]. Quei filmati sono stati il segnale per l’attacco dei ribelli e dei sovversivi. Immediatamente dopo queste immagini in tutta la città “cellule dormienti” dei ribelli cominciarono a creare posti di blocco, tagliavano i centri di comando tra gli ufficiali di stanza che non avevano tradito Gheddafi. Nel porto è cominciato lo sbarco di truppe straniere. Uno dei fianchi ha smesso di rispondere. Il Generale Eshkal ha consegnato la posizione senza combattere. Gheddafi ha ordinato di non cessare il fuoco […] Per non trasformare in una bolgia Tripoli si è rettificato l’ordine alle unità dell’esercito e dei civili. Diverse centinaia di unità d’artiglieria hanno rifiutato di conformarsi al presente ordine e stavano combattendo nella città, nel tentativo di infliggere il massimo danno al nemico, per distoglierlo dal perseguire la leadership e il comando. Essi continuano a resistere. Da più di un mese a Tripoli, ci sono zone in cui anche gli islamisti non sono ben d’accordo. E’ una loro (dei lealisti) scelta, è la loro città, e io li capisco.
L’attacco ebbe inizio. Abbiamo lasciato la casa vicino alla base del Bab al-Aziz […]. Solo poche ore dopo con diverse vetture abbiamo lasciato la città e ci siamo trasferiti in un luogo sicuro. Si è scappati appena in tempo – prima che colpissero tre volte consecutive la casa – bombe anti bunker e bombe di profondità. Le macchine erano jeep comuni, non ci sono “Mercedes” appositamente costruite per Gheddafi. Perché attirare l’attenzione? Anche se non ho dubbi che gli americani spesso sanno dove è al-Gheddafi. Ma i razzi e le bombe sono ripresi dopo 5 minuti dopo la partenza. Sembrano averlo dimostrato che da un momento all’altro si potesse essere distrutti, ma finora, a quanto pare, c’è un divieto di distruzione. Nel conflitto libico hanno fatto molta attenzione anche agli attacchi psicologici di informazione.

[Continua]

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/06/dietro-le-quinte-del-colpo-di-stato-libico-laiuto-russo-i-parte/

Libia 2011: il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT

Libia il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT
[04.10.2011] trad. di Levred per GilGuySparks
Ieri Mercenari NATO e del CNT hanno avviato un ancor più pesante attacco alla città, strategicamente ed economicamente importante, di Sirte, avanzando nei sobborghi della città. Dopo pesanti combattimenti l’attacco è stato fermato con la battuta d’arresto di questa mattina. Anche se pesanti combattimenti sono continuati in altre città i fronti erano relativamente tranquilli, cosa che indica che il CNT sta esaurendo le riserve. È tutto un assalto disperato nel tentativo di registrare una vittoria prima della riunione della NATO tra due giorni, intelligence vicina al CNT riferisce che il Consiglio nazionale di transizione è nel caos totale. Questa mattina in una conferenza stampa, Abdelhakim Belhadj ha “supplicato” la popolazione a Tripoli di aiutare a riportare “stabilità, legge e ordine” e restituire le proprie armi al Consigliere Militare Tripoli.
dal Dott. Christof Lehmann

Tra due giorni, il 6 ottobre, i leaders della Nato si incontreranno per discutere su come hanno intenzione di procedere con il loro, moderno, Vietnam nord africano. Mentre la situazione nel sud della Libia è relativamente stabile, e pesanti combattimenti sono continuati all’interno di Bengasi e di altre città del nord, come riportato ieri, la situazione era relativamente calma. A Bengasi, che è stata liberata con l’eccezione del centro città dove combattenti del CNT sono fortemente radicati, un gruppo di anziani della tribù ha promesso eterna vendetta dopo aver esaminato le prove video di oltre 200 omicidi commessi dalle truppe del CNT di Al Qaeda.

Sembra come se il CNT avesse ieri concentrato tutte le truppe disponibili in tutti gli assalti su Sirte. Sotto la copertura di sbarramento dell’artiglieria pesante e leggera da terra e da mare, così come sotto la copertura del supporto aereo, i combattenti del CNT si stavano avvicinando verso posizioni avanzate, prendendo alcuni dei sobborghi di Sirte, pagando il prezzo di pesanti perdite. Quanto fosse fluida la situazione per i combattenti del CNT è divenuto chiaro quando il comandante dei ribelli, che di recente aveva sostituito un altro comandante ribelle che era caduto in un’imboscata, è stato ucciso da una speciale operazione di stanotte dall’esercito libico. A dispetto di un forte investimento in risorse umane e materiali, questa mattina l’assalto a Sirte ha macinato una battuta d’arresto, e le truppe TNC attaccando in massa si sono rese disponibili come obiettivo per operazioni speciali dei militari libici, le milizie tribali e le altre forze alleate provenienti da tutto il Nord Africa.

Colpo di ritorno francese – Mine francesi distruggono 35 veicoli della NATO

Secondo un operativo di intelligence russo che sta osservando la situazione in Libia da vicino, ieri guerrieri della tribù Tuareg hanno dato una dimostrazione delle loro abilità speciali di guerra nel deserto. La fonte di intelligence russa ha rivelato allo Stalinist Live Journal, che comunicazioni NATO intercettate hanno rivelato che due AV-8B Harrier II e due jet Eurofighter della portaerei italiana Giuseppe Garibaldi cercavano invano la causa della distruzione di 35 carri armati e mezzi blindati. La distruzione degli obiettivi con 5 minuti di intervallo è stata interpretata come un segno di un attacco dal cielo, anche se nè tracce radar, né agli infrarossi sono state trovate. Un attento esame dei veicoli distrutti ha rivelato i resti di mine francesi anticarro, che secondo la fonte stessa di intelligence erano state collocate sotto i veicoli dai guerrieri Tuareg, che sono esperti in guerriglia invisibile nel deserto.

Stasera nsnbc ricevuto [n.d.t. notizie di] intelligence che ciò che resta del CNT dopo che il 90% dei suoi membri ha lasciato, rimane nel caos. Il Movimento Giovanile Libico (Libyan Youth Movement), che recentemente ha dichiarato guerra al CNT, ha iniziato una campagna di assassinio di persone che collaborano con il CNT e con Abdelhakim Belhadj del Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico. Ieri un giudice, responsabile di severe condanne contro ufficiali militari fedeli al legittimo governo libico catturati,  è stato assassinato nella sua casa. La casa del giudice è in uno dei più “sicuri” distretti con il più alto livello di sorveglianza di Tripoli, a poche centinaia di metri dalla Reale Ambasciata danese.

Nel corso di una conferenza stampa questa mattina, Abdelhakim Belhadj ha supplicato i residenti di Tripoli a consegnare le armi in modo che il Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico possa ristabilire “legge e ordine” come base per l’adozione di misure verso la costruzione di istituzioni democratiche. Parole disperate, considerando che non molto tempo fa il CNT promise “la democrazia entro 20 mesi”. Con probabilità schiacciante le sue parole saranno vane, considerando il precedente “legge e ordine” alla Belhadj di cui la popolazione ha fatto esperienza. Con oltre il 90% del popolo libico contro l’occupazione illegale del loro paese, e i maggiori aiuti militari da tutto il nord Africa, le migliori possibilità di ristabilire l’ordine sarebbero quelle, per Belhadj, Jalil, Jibril e la NATO, di lasciare la Libia. Per quanto riguarda la Siria, la creazione e il sostegno massiccio del Consiglio Nazionale Siriano, dopo gli ultimi mesi della rivolta, le sanzioni e la guerra non convenzionale sostenuta dalla Nato deve alzare bandiere rosse dove i prossimi attacchi della NATO sono in programma.

Dr. Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/04/libya-storm-on-sirte-failed-tnc-in-desperate-chaos/

Vedi anche
https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/30/libia-comandante-nato-abbiamo-fallito/

https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/04/la-liberazione-libica-continua-con-lingresso-in-guerra-delle-tribu-algerine/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/05/libia-il-fallito-assalto-a-sirte-getta-in-un-caos-disperato-il-cnt/

Cronache dalla Libia 14

I rapporti precedenti hanno dimostrato, ci sono centinaia di mercenari provenienti da vari paesi in Libia dalla Gran Bretagna, Francia, Qatar, Egitto, Giordania, Emirati Arabi e Stati Uniti. La maggior parte di questi mercenari hanno creduto, come i vari leader dei loro paesi che la crociata per conquistare la Libia avrebbe comportato un paio di giorni, ma ora ci son voluti più di sei mesi, e militari libici e cittadini libici in armi sono diventati sempre più efficaci nello sconfiggere i ribelli e i mercenari della NATO.
NATO, che ha svolto un ruolo chiave nella decimazione dell’esercito di Gheddafi durante la guerra civile libica, ha mantenuto la sua campagna aerea, dopo la caduta di Tripoli il mese scorso. L’alleanza ha detto lunedì che i suoi aerei hanno colpito otto obiettivi militari vicino a Sirte il giorno prima, tra cui un deposito di munizioni e veicoli e lanciarazzi.

Eman Mohammed, di 30 anni, medico dell’ospedale centrale della città Ibn Sina, ha detto che la struttura era a corto della maggior parte dei farmaci e senza ossigeno nelle sale operatorie. Ha detto che quasi tutti i giorni, i pazienti che raggiungono l’ospedale non trovare nessuno che li curi, perché la carenza di carburante e la paura di venire trattenere il personale dal lavoro. Ha detto che molte lesioni recenti sembrano essere causate dalle forze rivoluzionarie. “La maggior parte delle persone uccise o ferite di recente sono causate dai bombardamenti”, ha detto. [CNN]
Perché questi medici e personale medico hanno paura a venire in ospedale? È perché ribelli della NATO e la NATO bombarda l’ospedale.
“La NATO ha bombardato continuamente. I bambini sono spaventati. Abbiamo dovuto lasciare. Non c’era altra scelta,” ha dichiarato un residente della Sirte. [PRESS TV]

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  • Come i ribelli si ritirano da Sirte, bombardando la città e spaventando la gente della città [25.09.2011]

Riprodotto dal canale VSMRK è che ci fornisce nuovi video sulla situazione in Libia, praticamente ogni giorno, questo video mostra il disordine continuo dei ribelli, che corrono fuori città quando scende la notte, perché è nel buio totale che si può essere uccisi senza vedere nessuno. Perché non lasciare che la gente a Sirte abbia la propria opinione sul paese, perché hanno bisogno di conquistare quella città?

Interessante in questo video è che a quanto pare molti ribelli seguono gli ordini di comandanti diversi. La NATO non è disposto a bombardare la città completamente a quanto pare, probabilmente perché si dimostrerà che stanno uccidendo i civili a centinaia, come Ibrahim Moussa ha già fatto.
E’ chiaro, inoltre, che la NATO non ha intenzione di proteggere i civili della Sirte, perché non avrebbero sostenuto i ribelli che sembra facciano fuoco indiscriminatamente in città, 24 ore, come sostiene il civile catturato di Sirte  in questo video.

I portavoce della NATO davanti ai crimini dei suoi sgherri fascisto-islamisti e dei suoi bombardamenti genocidi si giustifica addebitando le vittime ai partigiani della resistenza libica e all’esercito lealista del popolo libico. Sostenendo che questi ultimi usano le strutture civili per nascondervi centri di comando e riparo per i militari e i loro mezzi; per questo motivo solo negli ultimi giorni hanno distrutto una scuola a Sirte che ospitava 70 famiglie di sfollati facendo una strage; hanno bombardato massicciamente la zona residenziale e sparato con gli elicotteri d’assalto Apache su tutto ciò che si muoveva per appoggiare l’avanzata dei ribelli golpisti; hanno quasi distrutto la moschea di Sirte, obiettivo di numerosi missili.

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  • Tripoli: Orrore vicino al carcere fossa comune con 1200 corpi?
    Il Cnt: “Erano dissidenti politici, anni prima di identificarli tutti” …ma le ossa non sono umane

Mentre fuori dalle città di Misurata e di Tripoli sono segnalate fosse comuni di migliaia di uomini e donne della resistenza, ignorate dai tribunali internazionali come le torture e le esecuzioni sommarie, a Tripoli viene scoperta una fossa comune di 1200 corpi nei pressi del carcere di Abu Saleen. Gli scavi non sono ancora cominciati in un’area di quasi cento metri ma  un report della cnn dice “tuttavia medici hanno affermato allo staff della CNN sulla scena che le ossa non sembrano essere umane.”
Si fa strada l’ipotesi che si tratti di una fossa comune reale come quelle di febbraio che ammontavano a migliaia di morti ma che si rivelò alla prova dei fatti come una delle tante menzogne della cricca fascisto-islamista di Benghasi.

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             Altri fatti significativi della giornata di ieri 25.09.2011

RT @wheelertweets: #Libya:
Testimoni riportano di esplosioni nel sudovest di #Tripoli. Un amico che vive nella zona di Khellet Al Ferjan segnala 6 esplosioni [ore 19:30 – 25.09.2011]

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Chris_Sedlmair riporta che ieri 25.09.2011 si affrontavano in combattimento a #misrata due brigate ribelli in uno scontro che è proseguito per ore sopra la scarsità di munizioni. Potrebbero averne usate più di quanto ne avrebbero guadagnato.
Una fazione sarebbe cappeggiata dai Salafiti e l’altra dalla Fratellanza Islamica.

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Al Fatah

#LIBYA Al Fatah=>22h/ #Ghadames è sotto il controllo dell’esercito libico.
Almeno 8 ribelli sono stati uccisi e 50 altri feriti a Ghadames, al confine con l’Algeria, in in un attacco domenica dell’esercito libico appoggiato da combattenti Tuareg.
Vedi mappa

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TheTruthAboutLibya
Libya war costs: :$896 million. :1 million euros per day.(160 million already spent) :$136 million.(May cost UK £1.75 billion)
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autobomba e sparatorie a tra ribelli e la resistenza Verde.
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Libia 2011 : il terrore corre sul filo

  • Telefonata intercettata tra il portavoce del CNT e il comandante dei ribelli di Misurata  trad. levred

Questa telefonata intercettata [18.09.2011] tra un leader ribelle di Misurata e il portavoce militare del CNT, il colonnello Ahmed Bani è una disputa che mostra le numerose bugie e l’ipocrisia dei ribelli. Essa conferma diversi fatti:

– Si parla della presenza delle truppe americane e francesi all’interno di Tripoli e Misurata, e ammettono chiaramente che le truppe straniere erano impegnate nell’attacco e nell’occupazione di Tripoli, e sono ancora lì.


– Un conflitto principale tra la Brigata di Misurata e il CNT a Bengasi, su come la Brigata di Misurata sia percepita da Bengasi, la riduzione al minimo del suo ruolo nei combattimenti. Il comandante di Misurata sembra davvero stanco di sentire il portavoce militare gongolante in televisione e nelle news, parlando di un cosiddetto nuovo esercito nazionale, mentre, senza l’aiuto di Bengasi, vengono schiacciati dalle truppe di Gheddafi. Dice “Il tuo cosiddetto Esercito Nazionale è stato completamente schiacciato a Dafniya dalle truppe di Gheddafi, e hanno preso tutte le armi e i veicoli blindati. Non esiste più un esercito nazionale. Dove si trova il tuo esercito nazionale a Sirte? Stai parlando di quelli fuori in attesa di sfilare per la TV e le fotografie? Un comandante come te dovrebbe venire sul campo di battaglia, non andare a sfilare in TV! Smettete di agire come gli americani e i francesi, come Sarkozy che fa la sfilata mentre la guerra è ancora in corso nel paese. Vieni sul campo di battaglia!

– Ahmed Bani, portavoce del CNT, gli risponde sul funzionamento dell’operazione psicologica e sulle sue intenzioni per l’uso del termine “nuovo esercito nazionale”, dice che il mondo intero sta temendo una situazione di guerriglia in Libia, teme Al Qaeda e lotte fratricide tra le diverse fazioni. La comunità internazionale non deve vedere i ribelli libici come un gruppo di diverse fazioni, milizie e brigate, per cui usa il termine “Esercito libico”, per far finta che la Libia è ok, che la situazione è sotto controllo, e che ci sono solo piccole sacche di combattenti pro-Gheddafi da sconfiggere.

Così cercano di convincere gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia che un esercito libico è in costruzione, blablabla …

– Il comandante di Misurata lo ferma, dicendogli che gli Stati Uniti e Francia sono molto ben informati sulla situazione sul terreno, dal momento che sono con loro sul campo. Essi erano a Tripoli durante l’assalto, e sono ancora lì. Dice che solo nella sua brigata, vi è un gruppo di intelligence straniero di 12 americani delle Operazioni Speciali e 6 francesi (spie?), che stanno dando tutte le informazioni, tramite internet e stampa (?). Quindi la situazione è piuttosto chiara per loro, non c’è bisogno di fingere che ci sia un nuovo esercito libico.

– Una disputa sulle armi e le “truppe” o i “mercenari” dal Qatar. “Dove sono le armi dal Qatar, dove sono le truppe quando ne abbiamo bisogno?“, Dice il ribelle di Misurata. Carenza di truppe di supporto e di armi da Bengasi, mentre hanno dato loro 150 milioni (?) per essa; Il comandante di Misurata dice che non hanno ottenuto le armi che erano state promesse mentre loro sanno che sono a Bengasi. Lui giura che ciascuno di questi a Bengasi che hanno tradito la brigata di Misurata pagherà un duro prezzo e che la ‘rivoluzione’ riuscirà, con o senza di loro. Lui dice che anche se il colonnello Bani finge di non aver tradito, deve sistemare la situazione e dare ciò che loro hanno promesso alla brigata di Misurata, mentre lui è al comando.

– Il comandante di Misurata dice che Bengasi deve loro dei soldi e rispetto per i ‘martiri’ di Misurata, i feriti e le amputazioni, per tutto quello che hanno fatto, compreso distruggere l’esercito di Gheddafi a Misurata e nelle aree vicine.
Pensa alle armate che abbiamo distrutto (?) o uomo, che abbiamo distrutto 16 battaglioni a Misurata, ci sono fosse comuni di militari di Gheddafi, ma non siamo tenuti a parlarne. Chi li ha distrutti? E si sta parlando di un esercito nazionale?! Dove si trova il vostro esercito nazionale di Bengasi? Stiamo ricevendo perdite importanti in questo momento. Le ambulanze e gli aerei sono pieni di nostri feriti; gli ospedali sono pieni di ribelli a Misurata! Dov’è l’aiuto proveniente dal Qatar? Dove sono le armi provenienti dal Qatar? Voi ragazzi ci state escludendo dalla Libia come se fossimo Bangladesh. State facendo peggio di Gheddafi, dimenticandovi di noi e mettendoci da parte.

Fonti: https://twitter.com/#!/MuammarLGaddafi/status/115408340133220352
http://justpaste.it/luzbek

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/23/il-terrore-corre-sul-filo/

White PSYOP: Volantini di propaganda della NATO trovati a Tripoli

1 settembre 2011

  • Da Marc Herman [31.08.2011] traduzione di levred

L’esistenza di volantini che esortano i soldati a rinunciare, suggeriscono un maggiore coinvolgimento occidentale nel conflitto libico

Tripoli, Libia – Questi due volantini sono stati forniti da un membro della milizia del quartiere Gorji, nel centro di Tripoli. I residenti di Tripoli dicono che li hanno trovati a terra a partire da almeno due mesi fa.

Anche se certamente sono meno letali delle bombe, i volantini, che recano le insegne della Nato, sono solo leggermente più sottili. Il volantino mostra sopra un drone senza pilota e una veduta aerea di un carro armato. Il testo assume una posizione di forza schiacciante, dichiarando, in qualche modo in un arabo ampolloso:

Attenzione: Non siete in grado nè di competere né di essere equivalenti ai superiori sistemi di armamenti e alle forze aeree della NATO. Continuando a fare quello che state facendo provocherete la vostra morte.”

Il rovescio del volantino mostra il serbatoio fatto saltare in aria e ripete la promessa di morte, se non si smetterà di lottare.

La traduzione di cui sopra è data per gentile concessione di Uri Horesh, ex militare, traduttore e direttore del programma di lingua araba al Franklin & Marshall College.

Questo non è stato scritto da abili scrittori di arabo con buona conoscenza di come scrivere su argomenti militari con espressioni arabe“, Horesh aggiunto: “La NATO ha bisogno di formazione su questo fronte, a quanto pare.”

Il secondo, foglietto bianco, nella foto, manda il seguente avviso in un linguaggio giuridico:

Cari ufficiali e soldati dell’esercito libico, il Tribunale penale internazionale ha accusato Gheddafi di aver commesso crimini contro l’umanità in Libia. E ‘consigliabile che ufficiali e soldati dell’esercito libico si astengano dall’obbedire agli ordini di Gheddafi e dal commettere qualunque azione militare contro il popolo libico. Qualsiasi funzionario o soldato che commette crimini contro l’umanità lo farà in violazione del diritto internazionale. Molti ufficiali e soldati hanno scelto di star contro gli ordini di Gheddafi e di astenersi dal combattere contro civili innocenti. Unitevi a questi uomini per un futuro prospero e pacifico per la Libia.

La parte opposta del volantino raffigura un collage di immagini raffiguranti le forze lealiste e anti-Gheddafi che stanno entro un riquadro, e Gheddafi messi dalla parte opposta all’immagine di Omar Muqtar, un eroe dell’indipendenza libica. Il testo tra le due immagini è una citazione attribuita a Gheddafi.

Colui che uccide un altro libico distrugge la Libia,” è una traduzione comune.
Sotto la citazione un uomo sta singhiozzando. Sembra un po’ come una pagina tratta da un libro di storia della scuola media inferiore.

Diversi madrelingua e non madrelingua araba sono stati in grado di verificare queste traduzioni, anche se dando versioni leggermente diverse di alcune frasi. Se una persona di madrelingua volesse aggiungere la propria traduzione nei commenti, ci piacerebbe sentire la vostra.
Non è chiaro quanto sia stato diffuso lo sforzo della propaganda nei mesi nei quali Gheddafi ha tenuto Tripoli contro quelli che protestavano. I volantini non sono comuni a Tripoli – non li incontrereste casualmente sui cumuli d’immondizia, o volteggiando in giro per la strada. La NATO non ha un rappresentante pubblico a Tripoli e non ha commentato la campagna in alcun modo palese, per quello che ne sappiamo.
Essi [i volantini] suggeriscono che il ruolo della NATO nella guerra potrebbe essere stato più complesso di quanto la coalizione ha riconosciuto sin dall’inizio della sua attività nel mese di marzo. Oltre a condurre operazioni di propaganda, è ora tacitamente riconosciuto che uomini di ricognizione e consiglieri della NATO fossero sul terreno in Libia già nel mese di aprile.
“Due francesi e un americano”, ha detto Khalid Azibah, un combattente di Nalut, sulle montagne Nafusa. “Sono stati tre mesi a Nalut, l’hanno lasciata appena un mese fa.
E’ stato circa un mese fa che le forze NATO hanno colpito tre bersagli vicino a Nalut, mentre accelerava l’offensiva che si è conclusa la settimana scorsa a Tripoli.

Non ho truppe* (*n.d.t. letter. anfibi o stivali) sul terreno“, mi aveva detto un portavoce della Nato a Napoli in un’intervista all’inizio di luglio. A meno che gli uomini di ricognizione non avessero tutti indossato scarpe da ginnastica, quel commento sembra fosse falso.

Fonte: http://www.theatlantic.com/international/archive/2011/08/nato-propaganda-leaflets-found-in-tripoli/244366/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/01/white-psyop-volantini-di-propaganda-della-nato-trovati-a-tripoli/

Cronache dalla Libia 9

24 agosto 2011

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Sono passati quasi sei mesi da quando la NATO ha lanciato attacchi aerei sulla Libia. Ancora non c’è una risposta a se gli Stati Uniti hanno una ragione legale di impegnarsi in Libia. Denis Kucinich, un senatore dell’Ohio, ha sollevato interrogativi su ciò che è stato il ruolo della CIA nell’alimentare il conflitto. Jack Rice, ex ufficiale della CIA e giornalista, parla con Lauren Lyster di RT.

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Mentre infuriava la battaglia nelle strade di Tripoli di centinaia di vittime sono state portate dentro, ribelli,  soldati di Gheddafi, e sfortunati civili, ponendo l’uno accanto all’altro a letto e anche su un pavimento inondato di sangue, urla e lamenti di agonia. Molti sono morti prima che potessero essere curati.

“Ce ne sono stati centinaia in arrivo entro le prime ore:” ha detto il dottor Rishi Mahjoub, Professore di Chirurgia presso l’ospedale. “Era come una visione dell’inferno. Le lesioni da missili sono state le peggiori. Il danno che fanno al corpo umano è scioccante da vedere, anche per uno come me che è abituato a trattare con gli infortuni.”

A causa della crisi, l’ospedale era disperatamente a corto. Molte delle infermiere erano lavoratori stranieri, soprattutto dalle Filippine che sono andate a casa subito dopo la rivoluzione scoppiata nel mese di febbraio. Il personale libico mancava per un motivo diverso, intrappolati nelle loro case, incapaci di venire in ospedale perché le strade fuori erano troppo pericolose per muoversi.

“Avremmo bisogno di sei squadre trauma per far fronte ma avevamo solo personale sufficiente per costituirne due. Molti dei pazienti sono morti perché non c’erano abbastanza medici per curarli. Mai ci saremmo  aspettati così tante vittime  dalla battaglia.”
La crisi è stata così travolgente che i medici stanno ancora disperatamente a corto di materiale sanitario essenziale per i pazienti che vengono ancora portati dalla battaglia.
Siamo un paese piccolo e non teniamo grandi quantità di rifornimenti. Anche con la guerra, non avremmo mai immaginato una situazione in cui così tante vittime avrebbero avuto bisogno allo stesso tempo di un trattamento in città. Ci sono due altri ospedali più importanti a Tripoli – erano traboccanti di vittime pure quelli, e così pure tutti gli ospedali privati “.

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RT – La Russia ha bisogno la democrazia, proprio come la Libia secondo il senatore McCain [25.08.2011] trad.levred

Il Senatore ed ex candidato presidenziale John McCain si è scagliato contro la Russia, dicendo che potrebbe essere il prossimo paese a sperimentare una rivolta in stile Libia.
Ma il senatore McCain ha una visione molto inverosimile, crede il corrispondente RT da Washington, Gayane Chichikyan.
McCain è convinto che la primavera infurierà e si produrrà in paesi come la Cina e la Russia, che secondo lui hanno “bisogno di democrazia”, proprio come la Libia.
Ad un certo punto ha anche detto che la Libia ha già ottenuto la democrazia, cosa che è lontana dalla realtà, in base alla situazione sul terreno.
Proprio mentre il Consiglio nazionale di transizione subentra a Tripoli, non è il governo scelto dal popolo libico. Molti libici sui sentono oltraggiati dal fatto che le potenze straniere hanno sostanzialmente fatto questa scelta per loro.

http://rt.com/s/swf/player5.4.swf?file=http://rt.com/files/news/russia-democracy-senator-mccain-091/mckane.flv

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  • In risposta alla taglia milionaria messa sulla testa di Gheddafi che fa gola anche alle British SAS, lealisti libici hanno dichiarato non solo che lo farebbero gratis ma pagherebbero perfino per avere il privilegio di far fuori uno ad uno i membri del CNT (Consiglio Nazionale di Transizione). [24.08.2011]

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Come è stata posta una taglia di 1.000.000 di sterline sulla testa di Gheddafi, soldati provenienti dal 22 Reggimento SAS (n.d.t. Special Air Service, una unità di special forces della British Army) ha iniziato a guidare soldati ribelli dopo che gli è stato ordinato da David Cameron.
Per la prima volta, fonti della difesa hanno confermato che le SAS sono state in Libia per diverse settimane, e hanno giocato un ruolo chiave nel coordinare la caduta di Tripoli. Con la maggioranza del capitale ora nelle mani dei ribelli, i soldati della SAS, che sono stati vestiti con abiti civili arabi e portando le stesse armi dei ribelli, è stato ordinato di cambiare la loro attenzione alla ricerca di Gheddafi, che è fuggito dal suo quartier generale fortificato catturato martedì.
Il Consiglio nazionale di transizione (NTC) di Libia ha detto che Gheddafi è ricercato “vivo o morto” e ha promesso l’amnistia per tutti quelli della sua cerchia interna pronti a tradire la sua sorte. La Nato non ha ancora idea di dove sia nascosto il despota, e ieri ha insultato i suoi avversari, sostenendo in un’intervista televisiva che aveva segretamente girato per le strade di Tripoli senza essere individuato.

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Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha detto ai giornalisti oggi mercoledì che l’ambasciata del suo paese nella capitale della Libia è stata attaccata e saccheggiata dai ribelli libici. L’ambasciatore del Venezuela conferma che “la nostra ambasciata a Tripoli è stata assaltata e completamente saccheggiata,” ha detto.
Chavez ha chiesto rispetto e tutela per l’ambasciatore del suo paese e del personale dell’ambasciata, e ha condannato la “follia imperiale” che sta dietro la “distruzione” della nazione del Nord Africa, come segnalato dalla Stazione TV VTV del Venezuela.
“Il dramma della Libia non finisce nemmeno con la caduta del governo di Muammar Gheddafi”, ha detto Chavez. “E ‘solo all’inizio.”
Il presidente venezuelano ha parlato numerose volte dopo i disordini scoppiati in Libia, accusando gli Stati Uniti e in altri paesi di soffiare sulla situazione in modo sproporzionato per giustificare un’invasione.
Martedì scorso, ha detto che il Venezuela avrebbe riconosciuto solo un governo libico guidato da Gheddafi.
“Da qui confermiamo la nostra solidarietà con il popolo libico, il nostro fratello che è stato aggredito e bombardato,” riferito dall’agenzia di stampa AVN.

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traduzione di levred

Mentre scrivo queste parole, Tripoli è attaccata da un massimo di 5.000 mercenari europei di compagnie militari private, Qatar e altri Paesi. Essi provengono dal mare. L’Operazione di terra della Nato in Libia, al contrario di tutte le precedenti rassicurazioni dei politici e del pubblico, è iniziata.

Già non è un segreto che la prima ondata di notizie su i ribelli che prendono Tripoli senza sforzo non era altro che una fantasia globale, una messa in scena, progettata per distrarre lo spettatore dalla realtà, molto più crudele e terribile. Invece dell’ingresso trionfante dei ribelli per le strade che si crogiola nella libertà giubilante della città – uno sbarco urgente di combattenti di Al-Qaeda e di truppe PMC [n.d.t. Private military company]. Invece di cittadini che salutano i loro “liberatori” – una strage di massa eseguita da mercenari provenienti dalla Francia e dal Qatar. Al posto della cattura di un uomo che assomiglia Saif al-Islam – un tentativo di eliminare la famiglia Gheddafi, che però è fallito miseramente. La distruzione delle comunicazioni e del blocco della televisione libica non ha impedito a Saif e Ibrahim Moussa di essere intervistati, di lasciare la macchina dei media nel caos per qualche tempo.
I mezzi di comunicazione hanno tratto le conclusioni. La seconda ondata è stata più sofisticata: un filmato del Qatar è stato generosamente diluito con video reali degli islamisti che prendono Bab al-Azizia. Qui è utile ricordare che il complesso è stato abbandonato molto tempo fa a causa di bombardamenti tanto continui da fare un buco nella recinzione e occuparne le rovine non è una grande vittoria. Ma una Public Relation! Che pressione psicologica! Il tiranno è in fuga, i suoi simboli sono profanati!

E sotto questa copertura, si può liberamente fare un secondo tentativo, è lo sbarco delle truppe francesi, sulla costa vicino a Tripoli il 24 agosto. Secondo alcuni rapporti, questa è la Legione Straniera.

“Una volta nella vita di un uomo c’è un momento in cui deve dimostrare che ha dei valori” – scrive LibyanLiberal nel suo Twitter, quello che per primo ha riferito circa l’assalto francese. – “Il mio tempo è ormai per Allah per la Libia per Mouamar AL FRONTE. IL MIO PROSSIMO TWEET SARA DOPO LA VITTORIA NEL CASO IN CUI ABBIA IL MARTIRIO PREGATE PER LA MIA ANIMA….”.

Poche ore dopo [LibyanLiberal] chiama testimoni che confermano che l’attacco è stato ripreso. Una nave ospedale francese che è stata vista in un porto algerino lunedi a quanto sembra non è venuta lì invano. Elicotteri vengono ricevuti 3-4 volte al giorno. Le informazioni sulla città sono oggi controverse, ma se ricordiamo che il primo gruppo di mercenari si è letteralmente fatta strada tra la folla (Ibrahim Moussa ha annunciato un numero enorme di morti e feriti) – il sangue, molto probabilmente, ancora una volta, scorrerà come un fiume.

Bene, i libici sapevano che sarebbe successo. Si erano armati all’inizio della guerra, hanno aspettato, hanno promesso di mostrare l’inferno agli invasori non appena fossero scesi a terra. Auguriamo loro buona fortuna. Come libici stessi dicono, Allah, Muammar, la Libia – e niente di più!

Altri blogger russi riferiscono che secondo informazioni non ancora confermate, che le truppe sbarcate appartengono al 2° Reggimento Marines 2-REP della Legione straniera francese e consistono di circa 1.000 mercenari provenienti da Russia, Ucraina e Kazakistan.

Ancora altri blogger russi segnalano che l’area dell’ambasciata russa a Tripoli sarebbe controllato da mujahideen di al Qaeda. E ‘anche riportato sul blog russo che il primo sbarco di truppe straniere in Libia è avvenuto il 21 agosto:

“Tutta la carneficina era lontana fino a notte poi il mare è traboccato di piccole imbarcazioni veloci che facevano scendere 10 o più uomini di forze speciali in centinaia di punti lungo la spiaggia nei pressi di Tripoli. Il massacro è iniziato in quel momento. La distrazione delle piccole bande all’interno della città ha avuto successo e ha permesso l’invasione senza restrizioni dal mare.”
L’uccisione di centinaia di migliaia di libici nei prossimi giorni potrebbe essere il risultato di questo attacco a pieno titolo di una nazione sovrana da parte della NATO. 1.300 civili innocenti uccisi a Tripoli nelle ultime 11 ore + 5000 feriti. Bombardamenti senza sosta e 3 elicotteri da combattimento Apache che sparavano i loro mini-cannoni costantemente sono i veri assassini. Le bande stanno bruciando case, saccheggiando negozi e sequestrando ogni donna in vista. Ogni sostenitore di spicco di Gheddafi è stato preso di mira e le loro case attaccate per prime. Il numero di bande stanno andando ad aumentare perché sono in arrivo dal mare, in una piccola imbarcazione NATO diretta dalle forze speciali di tutti gli stati nazione aggressori.

Dipartimento di monitoraggio
Kavkaz Centro

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  • L‘esercito libico ha preso di mira tutti gli agenti stranieri in Libia.
    L’obiettivo primario è privare delle linee di comando e di comunicazione i ribelli che sono mossi come marionette dai militari delle forze mercenarie francesi, inglesi e del Qatar sotto la supervisione e direzione strategica di ufficiali NATO.
    Ai ribelli sono impartiti dalla NATO ormai ordini, strategie, obiettivi; gli stessi piani di battaglia sono gestiti e coordinati dall’Alleanza Atlantica. A conferma di questo, agenti dei servizi britannici e americani stanno seguendo, senza neppure contattare il CNT, la questione dei depositi di armi non convenzionali dell’esercito libico.
    Il CNT è sempre stata un entità virtuale, frutto dell’ingegneria d’intelligence americana e francese; il generale Khalifa Hifter (The CIA’s Man In Libya) e Abdel Jalil l’uomo dell’Eliseo sono dipendenti, non hanno alcuna autonomia nelle loro scelte attuali, e nemmeno in quelle future (sempre beninteso qualora abbiano un futuro). Il Consiglio Nazionale di Transizione ha sempre avuto una vocazione accessoria e aleatoria ma nell’ultimo mese dopo la morte comandata del generale Younis, la sua inconsistenza militare e politica si è rivelata come un’inusitata sfumatura del nulla.

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[18:15  24.08.2011]
Rolando Segura (@rolandoteleSUR) nel suo report ha sottolineato che durante il trasporto dei giornalisti dal Rixos fino all’Hotel Corintians non hanno ricevuto alcun attacco e ha messo in evidenza il senso di solidarietà che prevale tra i giornalisti che coprono gli eventi in Libia.

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  • Con infinito piacere abbiamo notizie da Tripoli del mujahideen Libian Liberal dal fronte che resiste al neocolonialismo occidentale:
    [24.08.2011]

Tripoli …. fin dal mattino e anche nel pomeriggio suono di aerei. Io sono ad Abu Saleem, posso assicurare che i fatti a Tripoli non vanno così come sono descritti dai media. Sono salvo in casa di amici; farò ritorno il più velocemente possibile. Tutte le notti si combatte a Dahmani, ora sono arretrato per riposare e dopo guiderò per tornare indietro. Ho visto ieri sera in prima linea Seif Al Islam.

Saldi nell’unità dell’esercito libico, fedeli in tutte le zone di Tripoli. Siamo pronti a morire. Nessuno si avvicina ad Abu Salim.

Ho visto centinaia di cadaveri sia dell’esercito che dei ribelli. Anche molti civili, donne e bambini, sono morti. Molte case sono state saccheggiate. Ieri sera ho parlato di 1000 mercenari dell’esercito francese. E’ stato appurato sono militari della Legione Straniera guidati da ufficiali NATO. Ho avuto conferma dalle mie fonti che si trattava proprio di ufficiali NATO. L’esercito è fermo, migliaia di Mujahideen nelle strade. Qualche problema in aree con i traditori. Come Landanous Alta. Sembra che la vittoria sia vicina. Abbiamo parlato di pace e di negoziazioni ma i ribelli vogliono sangue. Ho chiesto ad un ribelle catturato perchè e mi ha sputato in faccia. Molte persone hanno avuto il loro martirio, ma non abbiamo nessuna paura. Io porto la mia mente alle sure del Corano e dimentico la guerra. La notte sono stanco. Ho bisogno di dormire, iftar e poi torno alla guerra. La Nato provvede a coprire con l’artiglieria delle navi i ribelli che vengono con le barche nella strada costiera dell’Alta Landanous. Se si fermano vinciamo. L’esercito libico controlla la maggior parte di Tripoli ma non la zona costiera nella quale i ribelli hanno le navi e dalla quale postano i video.
I giornalisti dicono la verità se vi mostrano i corpi dei civili morti e delle donne violentate in strada che giacevano morte e nude. E non dite ancora una volta che l’esercito libico ha commesso questi delitti.
Spero di essere qui domani, possa Allah guidare la mia arma nel combattimento per uccidere i traditori. Vittoria o Martirio.

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“[…] Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia hanno mirato al rovesciamento del governo libico  o ad un “cambio di regime” non perchè questi governi si preoccupavano di proteggere i civili o per giungere ad una forma più democratica di governo in Libia.

Se ciò fosse stata la reale motivazione delle potenze NATO, avrebbero potuto iniziare i bombardamenti dell’Arabia Saudita subito. Non ci sono elezioni in Arabia Saudita. La monarchia non permette alle donne di guidare neanche le vetture. Per legge, le donne devono essere completamente coperte in pubblico o andranno in prigione. Le proteste sono rare in Arabia Saudita perché ogni dissenso fa la conoscenza di carcere, torture ed esecuzioni.

La monarchia saudita è protetta dagli USA perché l’imperialismo è parte di una non dichiarata ma reale sfera di influenza degli Stati Uniti ed è il maggior produttore di petrolio al mondo. L’atteggiamento verso la monarchia saudita degli Stati Uniti espressa succintamente da Ronald Reagan nel 1981, quando disse che il Governo gli Stati Uniti  “non avrebbe permesso” una rivoluzione in Arabia Saudita come la Rivoluzione iraniana del 1979 che aveva rimosso il regime cliente degli Stati Uniti dello Shah (Reza Pahlavi). Il messaggio di Reagan è stato chiaro: le forze militari del Pentagono e della CIA sarebbero state usate decisamente per distruggere ogni movimento democratico contro il dominio della famiglia reale saudita.

L’esplicita dichiarazione di Reagan nel 1981, infatti, è stata la politica di ogni successiva amministrazione statunitense, compresa quella attuale.[…]”

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  • Libya [24.08.2011] – Il Pentagono dice che sta monitorando siti noti per la presenza di scorte di armi chimiche del Colonnello Gheddafi, compresa la polvere di uranio. Un portavoce dell’ambasciata britannica dice anche che suoi agenti sono pronti a garantire i depositi. Ma James Corbett, membro del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione domanda: “perché il nuovo governo della Libia è stato messo da parte in fretta in questa vicenda?
    Temono che i loro amici alqaedisti, tanto utili, facciano incetta di armi chimiche?

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  • Tripoli: La resistenza a Tripoli è agguerrita e organizzata. I Libici sono pronti a combattere fino alla fine. La maggior parte delle zone di Tripoli sono sicure e  sotto il controllo dell’esercito libico  (Al Jamahiriya)
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  • @GloPeaceLibya: Delegato della Croce Rossa conferma i bombardamenti NATO a Tripoli uccidono civili;  Elicotteri terrorizzano e uccidono inermi.

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  • TeleSur [16:03 p.m. 24.08. 2011] Ribelli libici hanno annunciato una ricompensa di circa 1,7 milioni dollari per la testa di Muammar Gheddafi, vivo o morto, AFP riporta la notizia

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  • Tripoli: (Reuters) 16:00 p.m. 24.08. 2011
    I ribelli golpisti hanno annunciato un’amnistia per coloro che cattureranno o uccideranno Gheddafi.(…ne deriva che tutti coloro che non usufruiranno di questo incentivo per sciacalli disperati sono già condannati.)

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  • Tripoli  (24.08.2011 – 13:30 a.m.)- L’unità missili lealista  del rais sta ora sparando pesantemente razzi d’artiglieria sui golpisti e mercenari Nato intrappolati come topi dentro il compound di Bab Azizia.

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(23.08.2011)

Don Debar, un attivista contro la guerra e giornalista, è convinto che in tutto ciò che il colonnello Gheddafi o il leader dei ribelli dicono è praticamente impossibile verificare quello che è vero o falso a questo punto. “Gheddafi ha aperto le armerie al popolo della Libia, oltre un milione di fucili e altre armi sono state consegnate al popolo di Tripoli. L’affermazione che è stato fatta, senza interruzione, dal cosiddetto media ‘progressista’ degli Stati Uniti a volte noto come Fox è che Gheddafi è un dittatore odiato e che questa è una ribellione indigena. Il dittatore non consegna pistole alla gente e dice: ‘Per favore, difendimi’
Questo ha più l’aspetto di una grande baia dei Porci, in cui gli invasori sono stati allettati ad entrare e a coinvolgere le persone a terra, di quanto non faccia una sorta di ‘ribellione della gente’ appoggiata dagli Stati Uniti che, di per se, sarebbe un evento straordinario se fosse vero. Lo scenario più probabile è il colonialismo, e la ragione per l’invasione della Libia è che la Libia era uno dei luoghi che si è organizzato contro il colonialismo del continente africano.”

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Noi siamo i FreeFighters, siamo i combattenti/ribelli/jihadisti della rivoluzione del 17 febbraio e con l’aiuto dei ragazzi di Landalous Alta siamo entrati in città, abbiamo in custodia Hala Misrati clown del dittatore.
Vi mostriamo un piccolo pezzo con Hala Misrati. L’intero video lo mostreremo completo quando con l’aiuto di dio [con il pollice in alto] tutto il paese.
Ecco quindi con questa videocamera abbiamo messo su nastro Hala Misrati……
[Nel filmato] fanno pressione su di lei perchè segua la (parata / protesta) di libertà … Io sono il figlio di Hi Landalous (colui che ha la pistola),
esci e dì a questo cane che servivi che stai seguendo la nuova rivoluzione …
Hala: “Quale rivoluzione Buon Dio, che rivoluzione, non ho libertà, non ho un paese, non posso uscire da sola, di quale libertà stai parlando?!? “….
Insistono perchè lei inizi a imprecare contro Gheddafi e lei risponde:
Egli è colui che ci ha dato dignità” (non si può sentire chiaramente cosa altro dice)…
Qui il video si interrompe.
Dicono: “Allah Akbar Allah ou ou Akbar DOG Muammar, abbiamo liberato il paese!

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IL CAIRO (Reuters)- Il canale televisivo arabo ha detto  che più di 400 persone sono state uccise e almeno 2.000 sono rimaste ferite nella battaglia per strappare il controllo della capitale libica di Tripoli a Muammar Gheddafi.
E corrispondenti Reuters hanno aggiunto che ci sono stati, a quanto pare, alcuni incendi intorno al centro della capitale, con il buio anche atti di saccheggio.

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  • Per il mondo arabo non complice della NATO un proverbio popolare:

“quando la casa del tuo vicino è in fiamme, voi state a guardare ma quando la prossima volta il fuoco andrà a raggiungere anche la vostra casa,  il tuo vicino non sarà lì per aiutarti.”


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  • Attacchi aerei mortali su Tripoli: l’imperialismo umanitario della NATO
    non commette errori

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Diplomatici britannici sono stati la scorsa notte a valutare se  il Consiglio nazionale di transizione della nascente Libia può impedire la guerra civile – in mezzo a crescenti timori di divisioni nella leadership dei ribelli.
Più di 30 paesi, tra cui Gran Bretagna e Francia, hanno riconosciuto la NTC come il legittimo governo della Libia.
Ma i ministri britannici sono profondamente preoccupati per la capacità degli auto-nominatisi capi dei ribelli a sorvegliare una transizione pacifica verso la democrazia una volta che il colonnello Gheddafi sia andato.
Un report di ieri ha suggerito che il consiglio di transizione è stato lacerato con lotte interne, nella prospettiva di un avvicinamento al potere.
La paura a Londra, Parigi e Washington è che la leadership di fortuna può mancare di autorità per evitare una discesa nel caos  in stile  Iraq – che potrebbe spingere verso l’incubo delle truppe occidentali dispiegate per mantenere la pace. Downing Street teme che le truppe ribelli potrebbero intraprendere rappresaglie sanguinose contro i sostenitori Gheddafi.
Il portavoce del n. 10 di Downing Street  ha detto che stabilire il controllo sui diversi gruppi coinvolti nella rivolta era una delle sfide chiave per il NTC.
Alcuni commentatori temono che la rivolta potrebbe fornire l’opportunità per fondamentalisti islamici e simpatizzanti di Al Qaeda per costruire un punto d’appoggio più forte nel Nord Africa.

Emblematico titolo di un pezzo sul The Economist di ieri (23.08.2011) “Una volta che sarà finito in Libia, sarà finito?

NOTA
Che ipocrisia, si sarebbero accorti adesso del fatto che buona parte degli insorti di Benghasi non sono burberi beduini del deserto ma alqaedisti che mirano all’istituzione di un emirato islamico in nord Africa, o e tutto parte del gioco?
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La Libia ha bisogno di qualsiasi aiuto possibile da parte della comunità internazionale, anche da Israele“, un portavoce dell’opposizione al regime di Muammar Gheddafi lo ha detto a Haaretz ieri martedì al telefono da Londra.
Quando è stato chiesto che tipo di assistenza necessaria Libia, Ahmad Shabani, il fondatore del Partito Democratico della Libia, ha dichiarato: “Stiamo chiedendo a Israele di usare la sua influenza nella comunità internazionale per porre fine al regime tirannico di Gheddafi e la sua famiglia“.

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Tripoli [23.08.2011] Hermann Morris intervista Leonor Massanet sui giochi di prestigio della NATO e dei ribelli golpisti: “La Libia vincerà!

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Tripoli:[24.08.2011] La situazione non è sotto il controllo dei golpisti NATO
Daily Mail di oggi cita fonti dicendo che 200 soldati inglesi con sede a Cipro (di una forza militare di intervento rapido) sono in attesa di partecipare a operazioni umanitarie in Libia, con un preavviso di 24 ore.
Fino a 48 ore fa i burattinai NATO dichiaravano: “mai sul suolo libico con truppe di terra, la città è nelle nostre mani, Gheddafi non ha l’appoggio della popolazione”.

Come mai allora si preparano all’occupazione militare?

Ma si, perche tutto va alla grande per le bande armate Nato e i golpisti alqaedisti in Libya, perchè se no?

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Tripoli –  (ore 10:19 24.08.2011) Ai confini della realtà: Secondo quanto riporta RT news Gheddafi avrebbe avvelenato l’acqua di Tripoli, due vittime [PSYOP UPDATE – LAST ONE]

Secondo un servizio televisivo di  Al Hurra in Libya, Muammar Gheddafi avrebbe avvelenato il rifornimento idrico a Tripoli. Due persone sono state ricoverate in ospedale e ora l’acqua è in fase di test, in base al canale dei ribelli ‘.
Si riporta che ai checkpoint le persone sono istruite a non bere l’acqua. In precedenza, il Martedì,  funzionari dell’intelligence e militari statunitensi sono stati citati da AP mentre dicevano che nessuno è sicuro di chi abbia il controllo dei prodotti chimici libici e degli arsenali nucleari. I funzionari temono ha anche aggiunto che Gheddafi possa usare le armi “per tentare un ultima resistenza” o può essere fatto da Al-Qaeda (ndt ma Alqaeda è loro alleata in Libya come documentato ampiamente).

TALI INFORMAZIONI VANNO DESTITUITE DI QUALSIASI FONDAMENTO

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  • Tripoli [24.08.2011 a.m.] Forti esplosioni sono state udite stamattina a Tripoli dopo che bombardamenti umanitari della NATO hanno scaricato bombe alla cieca sulla città per rassicurare i civili e fargli sapere da che parte stanno “i buoni”.
    Giornalista di Al-Rai riferisce che Muammar Gheddafi avrebbe detto: “Sono stato fuori un po’ fuori a Tripoli con discrezione, senza essere visto dalla gente, e non si sentiva che Tripoli fosse in pericolo” .Click to enlarge___________________________________________________________________
  • PRESS TV [24.08.2011 ore 05:09 am]- (Una rete che si è distinta per parzialità e informazione intossicata di propaganda NATO) [PSYOP UPDATE – LAST ONE] “informa” che:

Le forze fedeli al dittatore libico Muammar Gheddafi, assediate, hanno imprigionato giornalisti stranieri che coprono il conflitto libico nei loro hotel della capitale Tripoli.
Circa 30 corrispondenti sono tenuti in ostaggio per il terzo giorno consecutivo all’interno del lussuoso Rixos Hotel dai lealisti pro-Gheddafi, mentre elettricità e acqua sono state interrotte e non ci è personale dell’hotel, AFP lo ha riferito martedì (ieri).
I giornalisti sono in Libia per coprire la rivoluzione del paese. [n.d.t. non per fare informazione!]

Lunedi ‘, i combattenti dell’opposizione libica spazzato nel cuore della capitale e ha preso il controllo di gran parte di Tripoli, senza dover affrontare una notevole resistenza da parte delle forze di regime.
Le forze di opposizione a Muammar Gheddafi sono entrate nel compound di Bab al-Aziziyah nella capitale attraverso il suo ingresso occidentale e ne hanno preso il controllo martedì.
Presidente della Libia del Consiglio nazionale di transizione (TNC) Mustafa Abdel Jalil ha detto oggi mercoledì che tre giorni di battaglia finora per ottenere il controllo di Tripoli hanno provocato la morte di oltre 400 persone e lasciato 2.000 feriti sul terreno.

NOTA: Visto che secondo vari giornalisti indipendenti di MATHABA e non solo come tra gli altri Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya l’hotel è tuttora la base di finti giornalisti con passaporto britannico e americano che rispondono ai servizi segreti MI6 e CIA sarebbe opportuno per i lealisti far circolare tranquillamente tali individui che hanno operato attivamente per il golpe libico nelle zone controllate dai lealisti?
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zadvM7umTzk
http://www.wat.tv/video/libya-cia-mi6-journos-in-tripoli-41kul_31wod_.html

Non è più reperibile su Youtube l’intervista a Thierry Meyssan : CIA, MI6 “Journos” in Tripoli Rixos Hotel Media Centre la censura è intervenuta (nuovo link), c’era qualcosa di troppo in quelle parole. Ricordiamo che quegli stessi giornalisti in dipendenti (proprio al Rixos di Tripoli) hanno reiratamente affermato di essere nel mirino dell’intelligence occidentale e di aver ricevuto precise minacce morte dai “gionalisti” embedded MI6 e CIA.

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/24/libyan-chronicles-9-0/

Discorso del colonnello Gheddafi 21 Agosto 2011

“Alcuni si rallegrano degli aerei della Nato che bombardano durante il Ramadan, Dio maledica la loro religione. Avete insozzato le moschee, come fate a pregare là?

Il nostro paese era felice e confortevole nel mese di Ramadan, che cosa abbiamo fatto a Francia e a Gran Bretagna, volete dare loro il nostro petrolio.

Gli uomini di Libia  vogliono baciare la testa di Muamar.
Che cosa eravate prima della Rivoluzione Al Fatah? Voi eravate occupati dagli italiani!
Tornate alle vostre famiglie! Dove state andando? Voi state per dare petrolio libico alla Francia? I libici non potranno mai accettarlo.
Volete che la Francia vi governarni!
Volete che gli asini del Golfo vi guidino!
Cosa siamo, palestinesi? Somali!
Perché siamo diventati così? Chi sta con queste persone? Le nostre tribù sono state bombardate.
Chiamano gli aerei a bombardare il loro paese!
“Vieni bombambarda il mio paese!”
Cercate chi ha fatto questo alla Libia e vendicatevi di loro.
Chi ha causato questo? E’ noto.
Il traditore, il topo!
Non è libico. Guarda i libici (in TV) che baciano la mia foto ora!
https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/08/opekoimseprst.jpg?w=255
State distruggendo le cose realizzate, gli aeroporti!
I libici sono divenuti mendicanti in Egitto e Tunisia, vendicatevi su chi ha fatto questo.
Abbiamo perso le nostre menti o cosa? I nostri uomini erano eccellenti! Che cos’è questo 17 febbraio, i nostri figli vengono sprecati.
Ora diranno che il mio discorso è registrato in precedenza, i canali televisi menzogneri.
Oggi è il Ramadan 21. E sto guardando Bab Al Aziza ora.
La Nato sta crollando, è ai suoi ultimi giorni.
Stanno uccidendo i bambini.

Questi sono infedeli, ti ammazzano nel mese di Ramadan. Sono le ore 01:40 a.m. in questo momento!
Questa gente vuole bruciare la Libia. Le strade sulle montagne che hanno anche sorpreso l’Europa, sono utilizzate per andare sugli asini e il grande fiume!
I ribelli fuggono come topi dalle montagne. Gli asini del Golfo hanno dato loro le armi per distruggere i nostri condizionatori d’aria.
Un milione di persone saliranno a liberare la Libia da loro.

Guardate i fuochi d’artificio nella Piazza Verde!

Preso da:https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/21/discorso-del-colonnello-gheddafi-libya-21-agosto-2011-1-40-am/