Dal bombardamento alla vendita: La corsa per i contratti libici – Revisione di due contratti per la compagnia petrolifera italiana ENI

[29.12.2011] trad. di Levred per GilGuySparks

RT – Mentre la Libia sta attraversando un difficile periodo di sviluppo post-rivoluzionario, dopo che le sue infrastrutture sono state gravemente danneggiate, i paesi che per primi hanno bombardato le città libiche vanno all’incasso per la loro ricostruzione.

Possono aver contribuito a buttar giù case, ma stavano molto attenti a non bruciare ponti. La Libia risorge dalle ceneri di una guerra civile, i paesi che versarono olio sul fuoco sono ora in fila per incassare dalla ricostruzione del danno.

La convinzione che la Russia abbia beneficiato molto dal commercio con il regime di Gheddafi è molto diffusa a Tripoli, ma è semplicemente falsa. Nel 2010, Mosca era il numero 17 nella lista dei partner commerciali principali della Libia, che rappresenta appena lo 0,4 per cento del suo commercio internazionale.

I paesi che avevano i maggiori volumi di scambi commerciali con la Libia di Gheddafi sono proprio quelli che hanno guidato la campagna contro di lui – l’Unione europea, gli Stati Uniti e la Turchia. E tutti ora si spintonano per i contratti di ricostruzione della Libia.


Lo stile d’affari americano è ancora un po’ strano qui, ma sta già recuperando.
Il proprietario di una ditta di costruzione, Richard Peters, era arrivato a Tripoli, poco prima della rivolta per sigillare un contratto multimilionario con il governo di Gheddafi. La guerra e la conseguente carcerazione di Peters lo gettarono fuori pista, ma ora egli spera di recuperarlo.

Io non condanno nessuno perchè lavorava con Gheddafi, non avevi scelta“, ha detto a RT.

Per Peters, la cui azienda si occupa anche di ricostruire l’Iraq e l’Afghanistan dopo l’invasione guidata dagli USA, la Libia è un territorio familiare. Egli dice anche che il potenziale d’affari del paese può mettersi sotto i piedi tutte le altre aree di post-conflitto.

Non c’è nulla di cui non abbiano bisogno qui. Questa gente non ha avuto alcun intrattenimento per tutti questi anni. Si può immaginare di costruire qui un piccolo parco a tema o una Disneyland“, rimuginava Peters.


Gli americani non sono gli unici che lottano per conquistare un punto d’appoggio. La Turkish Airlines è stata la prima a riprendere i voli commerciali per Tripoli, e ora son pieni di uomini d’affari a caccia di opportunità.

Anche durante l’era di Gheddafi, alla Turchia era abbastanza comodo fare affari in Libia, ed era il quarto più grande partner commerciale di Tripoli l’anno scorso. Ma molti sperano ora in occasioni ancora migliori dopo il suo precoce riconoscimento delle autorità ribelli.

Sicuramente, se si hanno forti relazioni politiche va bene, saranno uno strumento per il business“, ha detto a RT Yusuf Yildiz, consigliere commerciale presso l’Ambasciata turca a Tripoli.

Gli unici che finora sono stati lenti nel rivendicare i loro interessi economici in Libia sono state Russia e Cina. Entrambi i paesi hanno espresso verbalmente la loro opposizione all’uso della forza in Libia – una posizione che ha già fallito.

Ma quelli che hanno perso di più sono gli stessi libici. Nel 2010, la loro economia era cresciuta di circa il 10 per cento. Raggiungere qualcosa di simile a quella crescita appare ora come un carico pesante, come ricostruire il paese partendo da zero.

http://rt.com/news/lybia-infrastructure-reconstruction-nato-873/

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  • From shelling to selling: The scramble for Libyan contracts

29 December, 2011

While Libya is going through a tough period of post-revolutionary development, after its infrastructure was badly damaged, countries which first bombed Libyan cities are cashing-in on rebuilding them.

They may have helped bring down the house, but they were very careful not to burn bridges. As Libya rises from the ashes of civil war, the countries that poured oil on to the fire are now lining up to cash in by undoing the damage.

The belief that Russia benefited a great deal from trading with the Gaddafi regime is very widespread in Tripoli, but it is simply false. In 2010, Moscow was number 17 on the list of Libya’s main trading partners, accounting for just 0.4 per cent of its international trade.

The countries that had the largest trade volumes with Gaddafi’s Libya are precisely the ones that spearheaded the campaign against him – the European Union, the United States and Turkey. And they all are now jostling for contracts to rebuild Libya.

American business style is still a bit of an oddity here, but is already catching up. Construction firm owner Richard Peters arrived in Tripoli just before the uprising to seal a multimillion dollar contract with Gaddafi’s government. The war and Peters’ subsequent incarceration threw him off track, but now he hopes to make up for it.

“I don’t condemn anyone for working with Gaddafi, you didn’t have a choice,” he told RT.

For Peters, whose company is also involved in rebuilding Iraq and Afghanistan after the US-led invasions, Libya is familiar turf. He even says the country’s business potential may trample all over other post-conflict areas.

“There is nothing they don’t need here. These people didn’t have any entertainment all these years. You can imagine building here a little theme park or a Disneyland,” mused Peters.

Americans are not the only ones jostling for a foothold. Turkish Airlines was the first to resume commercial flights to Tripoli, and they are now packed with businessmen scouting for opportunities.

Even during Gaddafi’s time, Turkey was pretty comfortable doing business in Libya, and was Tripoli’s fourth-largest trade partner last year. But many now hope for even better deals following its early recognition of the rebel authorities.

“Definitely, if you have strong political relations it’s good, it will be an instrument for the business,” Yusuf Yildiz, commercial councilor at the Turkish Embassy in Tripoli told RT.

The only ones who are so far slow on reclaiming their business interests in Libya are Russia and China. Both countries were vocal in their opposition to the use of force in Libya – a stance that has already backfired.

But the ones losing the most are the Libyans themselves. In 2010, their economy grew by about 10 per cent. Reaching anything like that growth now seems as heavy a load as rebuilding the country from scratch.

http://rt.com/news/lybia-infrastructure-reconstruction-nato-873/

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  • Libia – Revisione di due contratti per la compagnia petrolifera italiana ENI

[29.12.2011] trad. di Levred per GilGuySparks

ALGERIA ISP / Secondo Elhora (giornale Pro CNT) di Misurata, un portavoce della compagnia petrolifera italiana ENI ha detto che c’è una revisione di due contratti per iniziative sociali.

Questo comunicato stampa è venuto in risposta a quello fatto dal primo ministro [libico] Abdel RahimEl-Kib al direttore dell’Eni, Paolo Scaroni, che “ il suo governo avrebbe passato in rassegna i contratti dell’epoca di Gheddafi con l’ENI, prima di riprendere la sua attività in Libia“.

Un comunicato di El-Kib  affermava che “Il governo esaminerà gli accordi sottoscritti con ENI in conformità con gli interessi libici prima di riprenderne l’esecuzione“.

La dichiarazione diceva che “El-Kib aveva incontrato il direttore esecutivo del gruppo ENI, Paolo Scaroni che chiedeva il permesso di riprendere l’attività della società in Libia per finalizzare i progetti contenuti negli accordi firmati nel 2006 e nel 2010 “.

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201112-A7859/libye-revision-des-contrats-societe-petroliere-italienne-eni-decembre-2011.html

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  • Libye – Révision des 2 contrats de la société pétrolière Italienne ENI

Publié le 30/12/2011

ALGERIA ISP / Selon Misrata Elhora (Pro CNT), un porte-parole de la société pétrolière Italienne ENI a déclaré qu’il y a eu l’examen des 2 contrats concernant les initiatives sociales.

Ce communiqué est venu en réponse faite par le premier ministre Abdel RahimEl-Kib au directeur d’Eni, Paolo Skaroni, que “son gouvernement passera en revue les contrats signés avec ENI à l’ère de Kadhafi avant de reprendre son activité en Libye.

Un communique de El-Kib déclarant «Le gouvernement examinera les accords signés avec ENI conformément aux intérêts libyens avant de reprendre l’exécution ».

La déclaration dit que « El-Kib a rencontré le directeur exécutif de la groupe ENI Paolo Skaroni et ce dernier a demandé l’autorisation de la reprise de l’activité de la compagnie en Libye pour finaliser les projets contenus dans les accords signés en 2006 et 2010 »

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201112-A7859/libye-revision-des-contrats-societe-petroliere-italienne-eni-decembre-2011.html

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/12/30/dal-bombardamento-alla-vendita-la-corsa-per-i-contratti-libici-revisione-di-due-contratti-per-la-compagnia-petrolifera-italiana-eni/

Dietro le quinte del colpo di stato libico: l’aiuto russo alla Jamahiriya (I parte)

  • Dietro le quinte del colpo di stato libico: l’aiuto russo alla Jamahiriya
    (I parte)
    [06.10.2011] di GilGuySparks

Ex maggiore delle forze speciali della Armata Rossa, Ilya Korenev, ufficiale dell’ex Unione Sovietica, divenuto tenente colonnello nella Russia odierna, ufficialmente in pensione, ha rilasciato nelle scorse settimane un’intervista preziosa pubblicata ieri dal sito Argumenti.ru, vicino ai servizi segreti russi.
Koronev ha trascorso quasi sei mesi accanto al colonnello Gheddafi e alla sua famiglia con il compito di supportare con la sua esperienza maturata tra Caucaso e Russia, le difese delle forze lealiste della Jamaijria libica.
Ilya Koronev è stato intervistato dopo aver passato una settimana in America Latina per le cure di ferite e contusioni procuratesi nel deserto libico, vicino al confine con l’Algeria.

Alla  domanda sul come sarebbe arrivato in Libia visto che la Russia non ha ufficialmente fornito assistenza a Gheddafi, il colonnello risponde senza giri di parole:

Il viaggio è stato svolto nella primavera di quest’anno in Algeria, come missione commerciale. Ma il problema principale era quello di farlo a Tripoli. Da concordare con l’ambasciata per il transito di una “carovana”. Sono andato al quartier generale di Muammar Gheddafi. Quasi subito abbiamo cominciato a preparare il personale della 32° brigata d’elite, che è stata ordinata e comandata da Khamis al-Gheddafi. Si è svolta la preparazione e l’addestramento per il combattimento in ambienti urbani. Il fatto che Tripoli non sarebbe stata in grado di resistere, è apparso chiaro circa a giugno o luglio. Quindi si cominciò a preparare il personale delle brigate a condurre addestramenti per gli scontri in piccoli gruppi autonomi nelle aree urbane, e al di fuori degli insediamenti. Ci siamo concentrati sulla formazione di commandos.
I soldati e gli ufficiali della 32° sono stati ben preparati. Alcuni si erano formati tra i corpi d’elite in Francia. Ma in Libia è molto rinomata la scuola militare russa.

Apprendiamo diversi dettagli inediti sulla guerra in Libia delle potenze colonialiste occidentali che erano rimasti coperti per tutto questo tempo. Determinante per la comprensione della preparazione delle difese della Libia lealista il racconto del colonnello Koronev che rivela come la preparazione dei corpi d’elite iniziò immediatamente durante la primavera con il contributo di personale russo:
Li abbiamo addestrati alle tattiche di combattimento in piccoli gruppi, istruendoli grazie all’esperienza dei guerriglieri nella Grande Guerra Patriottica e – in Cecenia. Piccoli gruppi di 20-30 elementi addestrati allo scopo di attaccare convogli militari e dopo il sabotaggio commesso, retrocedere in aree di sicurezza.

Proseguendo nel suo racconto sotto insistenza dell’intervistatore Alexander Grigoriev che sottolineando l’uso del termine “noi” in relazione al lavoro di preparazione del personale della 32° brigata d’elite di Khamis al-Gheddafi, chiedeva: “[…]sai di qualcun altro che era con te in Libia?” – il colonnello Ilya Korenev rispondeva:

Certo, non ero solo. Tutto quello che posso dire in questo momento, è che dei nostri ragazzi sono da Gheddafi. Dalla Russia, per lo più funzionari in pensione,che hanno terminato incarichi per l’esercito russo, così come specialisti delle ex repubbliche sovietiche.”

Koronev rivela quindi che un congruo staff di personale militare, ufficialmente non più in attività presso l’esercito russo, ha lavorato dall’inizio del conflitto in Libia con compiti di consulenza militare e di addestramento, nonostante il divieto delle autorità russe per i propri cittadini di recarsi nella Libia, dicendo:
Chi può negare ad un alto ufficiale di inviare un subordinato in Algeria per un viaggio d’affari? Per esempio, in cooperazione tecnico-militare?“.
Il supporto russo al di là di quello che è apparso sui media, c’è stato e come è in uso in questi casi l’operazione è stata condotta attraverso paesi terzi. Il ruolo della Russia all’interno della vicenda verrebbe così illuminata da una luce particolare che la porrebbe parte in causa e possibile prossimo obiettivo dell’espansionismo imperialistico delle potenze europee e degli USA:
I professionisti capiscono che l’attacco alla Libia – fa parte di azioni previste. Le prossime saranno: Siria, Algeria, Yemen, Arabia Saudita, Iran, Asia Centrale e Russia. Non importa in quale sequenza. Ma la Russia rischia di pagare un prezzo prima […] circondata da radar e basi militari ostili […] mentre cresce la corruzione e il dissenso all’interno del paese.

Riguardo alla caduta di Tripoli e alle responsabilità nella difesa della capitale, il colonnello chiarisce quello che alla fine di agosto andò storto e che portò all’impossibilità di mantenere il controllo della città più popolata della Libia:
Il fatto che mantenere Tripoli sarebbe stato impossibile, è diventato chiaro in giugno/luglio. Pertanto era necessario preparare personale brigata per l’impegno in piccoli gruppi autonomi sia in ambienti urbani, sia all’interno sia all’esterno degli insediamenti, concentrandosi sulla formazione per il sabotaggio.[…]
L’errore non è stato nella difesa, ma nella valutazione del conflitto. E’ avvenuto che Gheddafi viveva in due mondi paralleli. Non ha aderito ad una certa politica, come il leader della Corea del Nord. […] Gheddafi non credeva all’attacco contro il suo paese fino a poco tempo fa. Anche a metà agosto, quando sono stati condotti attacchi missilistici e bombardamenti su Tripoli, in altre città, ha parlato con Berlusconi e Sarkozy. Gli avevano assicurato che l’operazione di terra a Tripoli non ci sarebbe stata. Diversi anni fa, Gheddafi si era proposto di creare un potente sistema di difesa aerea nella sua interezza. Questo avrebbe potuto esser fatto attraverso alcuni dei paesi dell’ex Unione Sovietica. Ma credeva che queste azioni avrebbero solo teso i rapporti con gli Stati Uniti e l’Europa. Ripeteva che l’Italia e anche Francia e pure la Gran Bretagna gli avevano assicurato che la guerra di terra contro la Libia non ci sarebbe stata. Un errore, anche, è stato il lungo monitoraggio degli ufficiali libici corrotti. Sarebbe stato necessario arrestarli immediatamente, per non diffondere il contagio impunemente. Ma Gheddafi voleva far rivelare quanto più possibili traditori. L’indecisione di Gheddafi, in virtù del suo personale punto di vista sul conflitto, fu, per inciso, il fattore che persuase diversi alti ufficiali militari a prendere un paio di milioni di dollari e passare dalla parte dei ribelli. Immaginate, che ovunque vi sia una pioggia di pietre che cadono sulla testa, e voi dite mi piacerebbe tenere una festa. Molti si farebbero convincere ad andarvi secondo voi? Specialmente quelli che saranno obiettivi importanti e primari per il nemico.
Il fattore umano, anche in Africa, è il fattore umano
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Durante gli ultimi anni erano stati compiuti molti sforzi da parte del colonnello Gheddafi e della sua famiglia di rompere l’isolamento che stringeva il paese; dopo la fine riservata a Saddam Hussein, il colonnello aveva cercato in tutti i modi di ricostruire un rapporto con Inglesi e Americani risarcendo le vittime dell’attentato di Lockerbie, anche se sussistevano seri dubbi sulla reale matrice libica dell’attentato. Ha instaurato un rischioso rapporto di collaborazione di intelligence con CIA e MI6 acconsentendo le illegal rendition di terroristi islamici; numerosissimi riscontri testimoniano che la città di Tripoli era divenuta una delle tappe di transito dei voli della CIA e dell’MI6 che trasportavano presunti terroristi islamici per provvedere ad interrogatori particolari con l’uso ampio di torture di ogni genere.

Saif al Islam era anche giunto ad affidare praticamente l’intero fondo sovrano della Libia alla Goldman Sacs (che era l’equivalente di dare in consegna eroina ad un tossico), infatti “all’inizio del 2008 il fondo sovrano libico, controllato dal colonnello Moammar Gheddafi, [aveva] affidato 1,3 miliardi di dollari al gruppo Goldman Sachs per investirlo in valute e in altri complicati strumenti finanziari. Gli investimenti hanno persero il 98% del loro valore, secondo i dati di un documento interno di Goldman.

Secondo un cablogramma dell’ambasciata americana a Tripoli del 15.01.2009 (The pro-U.S. group included Moammar Gadhafi id187231) sebbene molto sospettoso nei confronti degli americani, Gheddafi incoraggiava una collaborazione con gli USA che valutavano ambivalente la posizione del governo libico, spaccato al suo interno in due posizioni una filo USA ed una più cauta: “Elementi elevati del regime erano rimasti in conflitto sulla natura del rapporto che Libia ha voluto con gli Stati Uniti[..]. C’erano “due correnti” di pensiero all’interno del GOL(Governo libico) rispetto ai legami Usa-Libia: una pro-U.S. e un gruppo che è rimasto sospettoso sulle motivazioni degli Stati Uniti e fermamente contrario ad un impegno più ampio successivo. Il gruppo pro-U.S. comprendeva Muammar Gheddafi, il Presidente della Gheddafi Development Foundation Saif al-Islam al-Gheddafi, il Consigliere della Sicurezza Nazionale Muatassim Gheddafi, il direttore esterno dell’organizzazione della sicurezza il direttore Musa Kusa, un alto funzionario del regime Abdullah Sanussi, e membri chiave della Commissione Rivoluzionaria e della vecchia guardia Mustapha e Kharrubi al-Hweildi al-Hmeidi. […] Muammar al-Gheddafi in genere sosteneva l’incremento della cooperazione USA-Libia, ma con “riserve” nate da una preoccupazione costante che l’eventuale obiettivo del coinvolgimento degli Stati Uniti con la Libia fosse un cambio di regime.”
Le preoccupazione di Muammar Gheddafi erano tutt’altro che infondate, visto che gli Usa attraverso la loro ambasciata a Tripoli tessevano la trama della dissidenza e si informavano sugli equilibri nelle regioni orientali della Libia, dove il controllo degli apparati di sicurezza libici erano molto più vulnerabili. Alla luce dell’avvicinamento all’occidente di Gheddafi, andrebbe letto il punto di vista russo sulla questione libica; il colonnello Koronev non manca di sottolineare e lo fa in maniera chiara, alcuni degli errori di fondo dell’approccio di Gheddafi rispetto alla situazione che si era venuta a creare, in particolare la fiducia riposta fino all’ultimo nelle cancellerie europee di Francia, Inghilterra e Italia che escludevano, mentendo, l’uso di reparti militari di terra.

Il colonnello Iliya Koronev  non ha trascurato di soffermarsi sulla rocambolesca fuga da Tripoli dalla quale uscirono indenni con una fortuna alla quale anche lo stesso colonnello stentava a credere, dilungandosi in inediti dettagli della caduta di Tripoli:
Siamo messi sull’avviso da “Al Jazeera” e CNN. Abbiamo visto filmati della “vittoria” dei ribelli girati in Qatar. Era già noto dello scenario della piazza Verde a Tripoli, allestita nel deserto vicino a Doha. Sapevano ciò che erano [quelle immagini]. Quei filmati sono stati il segnale per l’attacco dei ribelli e dei sovversivi. Immediatamente dopo queste immagini in tutta la città “cellule dormienti” dei ribelli cominciarono a creare posti di blocco, tagliavano i centri di comando tra gli ufficiali di stanza che non avevano tradito Gheddafi. Nel porto è cominciato lo sbarco di truppe straniere. Uno dei fianchi ha smesso di rispondere. Il Generale Eshkal ha consegnato la posizione senza combattere. Gheddafi ha ordinato di non cessare il fuoco […] Per non trasformare in una bolgia Tripoli si è rettificato l’ordine alle unità dell’esercito e dei civili. Diverse centinaia di unità d’artiglieria hanno rifiutato di conformarsi al presente ordine e stavano combattendo nella città, nel tentativo di infliggere il massimo danno al nemico, per distoglierlo dal perseguire la leadership e il comando. Essi continuano a resistere. Da più di un mese a Tripoli, ci sono zone in cui anche gli islamisti non sono ben d’accordo. E’ una loro (dei lealisti) scelta, è la loro città, e io li capisco.
L’attacco ebbe inizio. Abbiamo lasciato la casa vicino alla base del Bab al-Aziz […]. Solo poche ore dopo con diverse vetture abbiamo lasciato la città e ci siamo trasferiti in un luogo sicuro. Si è scappati appena in tempo – prima che colpissero tre volte consecutive la casa – bombe anti bunker e bombe di profondità. Le macchine erano jeep comuni, non ci sono “Mercedes” appositamente costruite per Gheddafi. Perché attirare l’attenzione? Anche se non ho dubbi che gli americani spesso sanno dove è al-Gheddafi. Ma i razzi e le bombe sono ripresi dopo 5 minuti dopo la partenza. Sembrano averlo dimostrato che da un momento all’altro si potesse essere distrutti, ma finora, a quanto pare, c’è un divieto di distruzione. Nel conflitto libico hanno fatto molta attenzione anche agli attacchi psicologici di informazione.

[Continua]

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/06/dietro-le-quinte-del-colpo-di-stato-libico-laiuto-russo-i-parte/

E’ morto l’onore del mondo

di Stefano D’Andrea · 20 ottobre 2011

E’ morto gridando Dio è grande

sulla terra che gli diede la vita

combattendo

Angelo fra Angeli adorati da Dio

 

Non usurpava le donne e gli averi

Non era per essi che aveva vissuto

Ma lottando e vincendo li aveva ottenuti

E per la sua terra li ha perduti

 

Non è fuggito come voleva

Meschina l’italica classe dirigente

Ormai incapace di cogliere l’evidente:

L’eroe non fugge combatte

 

Quando nessuno rammenterà il vil Ferrero

Berlusconi il poveruomo o la nullità Veltroni

E non si avrà memoria dell’età di decadenza

in cui i giovani furono abbagliati dalla fruttivendola

La sua vita sarà narrata nei libri

Sarà parte della storia del mondo

 

E ancora tra secoli giovani libici

il suo nome nell’ora della battaglia invocheranno

E avvertiranno il sangue scorrere nelle vene

Dono suo imperituro

 

Onore al guerriero

Onore all’eroe

Che è onore del mondo

Onore a un uomo vero

Preso da: http://appelloalpopolo.it/?p=4755

Cronache dalla Libia 9

24 agosto 2011

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Sono passati quasi sei mesi da quando la NATO ha lanciato attacchi aerei sulla Libia. Ancora non c’è una risposta a se gli Stati Uniti hanno una ragione legale di impegnarsi in Libia. Denis Kucinich, un senatore dell’Ohio, ha sollevato interrogativi su ciò che è stato il ruolo della CIA nell’alimentare il conflitto. Jack Rice, ex ufficiale della CIA e giornalista, parla con Lauren Lyster di RT.

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Mentre infuriava la battaglia nelle strade di Tripoli di centinaia di vittime sono state portate dentro, ribelli,  soldati di Gheddafi, e sfortunati civili, ponendo l’uno accanto all’altro a letto e anche su un pavimento inondato di sangue, urla e lamenti di agonia. Molti sono morti prima che potessero essere curati.

“Ce ne sono stati centinaia in arrivo entro le prime ore:” ha detto il dottor Rishi Mahjoub, Professore di Chirurgia presso l’ospedale. “Era come una visione dell’inferno. Le lesioni da missili sono state le peggiori. Il danno che fanno al corpo umano è scioccante da vedere, anche per uno come me che è abituato a trattare con gli infortuni.”

A causa della crisi, l’ospedale era disperatamente a corto. Molte delle infermiere erano lavoratori stranieri, soprattutto dalle Filippine che sono andate a casa subito dopo la rivoluzione scoppiata nel mese di febbraio. Il personale libico mancava per un motivo diverso, intrappolati nelle loro case, incapaci di venire in ospedale perché le strade fuori erano troppo pericolose per muoversi.

“Avremmo bisogno di sei squadre trauma per far fronte ma avevamo solo personale sufficiente per costituirne due. Molti dei pazienti sono morti perché non c’erano abbastanza medici per curarli. Mai ci saremmo  aspettati così tante vittime  dalla battaglia.”
La crisi è stata così travolgente che i medici stanno ancora disperatamente a corto di materiale sanitario essenziale per i pazienti che vengono ancora portati dalla battaglia.
Siamo un paese piccolo e non teniamo grandi quantità di rifornimenti. Anche con la guerra, non avremmo mai immaginato una situazione in cui così tante vittime avrebbero avuto bisogno allo stesso tempo di un trattamento in città. Ci sono due altri ospedali più importanti a Tripoli – erano traboccanti di vittime pure quelli, e così pure tutti gli ospedali privati “.

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RT – La Russia ha bisogno la democrazia, proprio come la Libia secondo il senatore McCain [25.08.2011] trad.levred

Il Senatore ed ex candidato presidenziale John McCain si è scagliato contro la Russia, dicendo che potrebbe essere il prossimo paese a sperimentare una rivolta in stile Libia.
Ma il senatore McCain ha una visione molto inverosimile, crede il corrispondente RT da Washington, Gayane Chichikyan.
McCain è convinto che la primavera infurierà e si produrrà in paesi come la Cina e la Russia, che secondo lui hanno “bisogno di democrazia”, proprio come la Libia.
Ad un certo punto ha anche detto che la Libia ha già ottenuto la democrazia, cosa che è lontana dalla realtà, in base alla situazione sul terreno.
Proprio mentre il Consiglio nazionale di transizione subentra a Tripoli, non è il governo scelto dal popolo libico. Molti libici sui sentono oltraggiati dal fatto che le potenze straniere hanno sostanzialmente fatto questa scelta per loro.

http://rt.com/s/swf/player5.4.swf?file=http://rt.com/files/news/russia-democracy-senator-mccain-091/mckane.flv

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  • In risposta alla taglia milionaria messa sulla testa di Gheddafi che fa gola anche alle British SAS, lealisti libici hanno dichiarato non solo che lo farebbero gratis ma pagherebbero perfino per avere il privilegio di far fuori uno ad uno i membri del CNT (Consiglio Nazionale di Transizione). [24.08.2011]

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Come è stata posta una taglia di 1.000.000 di sterline sulla testa di Gheddafi, soldati provenienti dal 22 Reggimento SAS (n.d.t. Special Air Service, una unità di special forces della British Army) ha iniziato a guidare soldati ribelli dopo che gli è stato ordinato da David Cameron.
Per la prima volta, fonti della difesa hanno confermato che le SAS sono state in Libia per diverse settimane, e hanno giocato un ruolo chiave nel coordinare la caduta di Tripoli. Con la maggioranza del capitale ora nelle mani dei ribelli, i soldati della SAS, che sono stati vestiti con abiti civili arabi e portando le stesse armi dei ribelli, è stato ordinato di cambiare la loro attenzione alla ricerca di Gheddafi, che è fuggito dal suo quartier generale fortificato catturato martedì.
Il Consiglio nazionale di transizione (NTC) di Libia ha detto che Gheddafi è ricercato “vivo o morto” e ha promesso l’amnistia per tutti quelli della sua cerchia interna pronti a tradire la sua sorte. La Nato non ha ancora idea di dove sia nascosto il despota, e ieri ha insultato i suoi avversari, sostenendo in un’intervista televisiva che aveva segretamente girato per le strade di Tripoli senza essere individuato.

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Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha detto ai giornalisti oggi mercoledì che l’ambasciata del suo paese nella capitale della Libia è stata attaccata e saccheggiata dai ribelli libici. L’ambasciatore del Venezuela conferma che “la nostra ambasciata a Tripoli è stata assaltata e completamente saccheggiata,” ha detto.
Chavez ha chiesto rispetto e tutela per l’ambasciatore del suo paese e del personale dell’ambasciata, e ha condannato la “follia imperiale” che sta dietro la “distruzione” della nazione del Nord Africa, come segnalato dalla Stazione TV VTV del Venezuela.
“Il dramma della Libia non finisce nemmeno con la caduta del governo di Muammar Gheddafi”, ha detto Chavez. “E ‘solo all’inizio.”
Il presidente venezuelano ha parlato numerose volte dopo i disordini scoppiati in Libia, accusando gli Stati Uniti e in altri paesi di soffiare sulla situazione in modo sproporzionato per giustificare un’invasione.
Martedì scorso, ha detto che il Venezuela avrebbe riconosciuto solo un governo libico guidato da Gheddafi.
“Da qui confermiamo la nostra solidarietà con il popolo libico, il nostro fratello che è stato aggredito e bombardato,” riferito dall’agenzia di stampa AVN.

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traduzione di levred

Mentre scrivo queste parole, Tripoli è attaccata da un massimo di 5.000 mercenari europei di compagnie militari private, Qatar e altri Paesi. Essi provengono dal mare. L’Operazione di terra della Nato in Libia, al contrario di tutte le precedenti rassicurazioni dei politici e del pubblico, è iniziata.

Già non è un segreto che la prima ondata di notizie su i ribelli che prendono Tripoli senza sforzo non era altro che una fantasia globale, una messa in scena, progettata per distrarre lo spettatore dalla realtà, molto più crudele e terribile. Invece dell’ingresso trionfante dei ribelli per le strade che si crogiola nella libertà giubilante della città – uno sbarco urgente di combattenti di Al-Qaeda e di truppe PMC [n.d.t. Private military company]. Invece di cittadini che salutano i loro “liberatori” – una strage di massa eseguita da mercenari provenienti dalla Francia e dal Qatar. Al posto della cattura di un uomo che assomiglia Saif al-Islam – un tentativo di eliminare la famiglia Gheddafi, che però è fallito miseramente. La distruzione delle comunicazioni e del blocco della televisione libica non ha impedito a Saif e Ibrahim Moussa di essere intervistati, di lasciare la macchina dei media nel caos per qualche tempo.
I mezzi di comunicazione hanno tratto le conclusioni. La seconda ondata è stata più sofisticata: un filmato del Qatar è stato generosamente diluito con video reali degli islamisti che prendono Bab al-Azizia. Qui è utile ricordare che il complesso è stato abbandonato molto tempo fa a causa di bombardamenti tanto continui da fare un buco nella recinzione e occuparne le rovine non è una grande vittoria. Ma una Public Relation! Che pressione psicologica! Il tiranno è in fuga, i suoi simboli sono profanati!

E sotto questa copertura, si può liberamente fare un secondo tentativo, è lo sbarco delle truppe francesi, sulla costa vicino a Tripoli il 24 agosto. Secondo alcuni rapporti, questa è la Legione Straniera.

“Una volta nella vita di un uomo c’è un momento in cui deve dimostrare che ha dei valori” – scrive LibyanLiberal nel suo Twitter, quello che per primo ha riferito circa l’assalto francese. – “Il mio tempo è ormai per Allah per la Libia per Mouamar AL FRONTE. IL MIO PROSSIMO TWEET SARA DOPO LA VITTORIA NEL CASO IN CUI ABBIA IL MARTIRIO PREGATE PER LA MIA ANIMA….”.

Poche ore dopo [LibyanLiberal] chiama testimoni che confermano che l’attacco è stato ripreso. Una nave ospedale francese che è stata vista in un porto algerino lunedi a quanto sembra non è venuta lì invano. Elicotteri vengono ricevuti 3-4 volte al giorno. Le informazioni sulla città sono oggi controverse, ma se ricordiamo che il primo gruppo di mercenari si è letteralmente fatta strada tra la folla (Ibrahim Moussa ha annunciato un numero enorme di morti e feriti) – il sangue, molto probabilmente, ancora una volta, scorrerà come un fiume.

Bene, i libici sapevano che sarebbe successo. Si erano armati all’inizio della guerra, hanno aspettato, hanno promesso di mostrare l’inferno agli invasori non appena fossero scesi a terra. Auguriamo loro buona fortuna. Come libici stessi dicono, Allah, Muammar, la Libia – e niente di più!

Altri blogger russi riferiscono che secondo informazioni non ancora confermate, che le truppe sbarcate appartengono al 2° Reggimento Marines 2-REP della Legione straniera francese e consistono di circa 1.000 mercenari provenienti da Russia, Ucraina e Kazakistan.

Ancora altri blogger russi segnalano che l’area dell’ambasciata russa a Tripoli sarebbe controllato da mujahideen di al Qaeda. E ‘anche riportato sul blog russo che il primo sbarco di truppe straniere in Libia è avvenuto il 21 agosto:

“Tutta la carneficina era lontana fino a notte poi il mare è traboccato di piccole imbarcazioni veloci che facevano scendere 10 o più uomini di forze speciali in centinaia di punti lungo la spiaggia nei pressi di Tripoli. Il massacro è iniziato in quel momento. La distrazione delle piccole bande all’interno della città ha avuto successo e ha permesso l’invasione senza restrizioni dal mare.”
L’uccisione di centinaia di migliaia di libici nei prossimi giorni potrebbe essere il risultato di questo attacco a pieno titolo di una nazione sovrana da parte della NATO. 1.300 civili innocenti uccisi a Tripoli nelle ultime 11 ore + 5000 feriti. Bombardamenti senza sosta e 3 elicotteri da combattimento Apache che sparavano i loro mini-cannoni costantemente sono i veri assassini. Le bande stanno bruciando case, saccheggiando negozi e sequestrando ogni donna in vista. Ogni sostenitore di spicco di Gheddafi è stato preso di mira e le loro case attaccate per prime. Il numero di bande stanno andando ad aumentare perché sono in arrivo dal mare, in una piccola imbarcazione NATO diretta dalle forze speciali di tutti gli stati nazione aggressori.

Dipartimento di monitoraggio
Kavkaz Centro

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  • L‘esercito libico ha preso di mira tutti gli agenti stranieri in Libia.
    L’obiettivo primario è privare delle linee di comando e di comunicazione i ribelli che sono mossi come marionette dai militari delle forze mercenarie francesi, inglesi e del Qatar sotto la supervisione e direzione strategica di ufficiali NATO.
    Ai ribelli sono impartiti dalla NATO ormai ordini, strategie, obiettivi; gli stessi piani di battaglia sono gestiti e coordinati dall’Alleanza Atlantica. A conferma di questo, agenti dei servizi britannici e americani stanno seguendo, senza neppure contattare il CNT, la questione dei depositi di armi non convenzionali dell’esercito libico.
    Il CNT è sempre stata un entità virtuale, frutto dell’ingegneria d’intelligence americana e francese; il generale Khalifa Hifter (The CIA’s Man In Libya) e Abdel Jalil l’uomo dell’Eliseo sono dipendenti, non hanno alcuna autonomia nelle loro scelte attuali, e nemmeno in quelle future (sempre beninteso qualora abbiano un futuro). Il Consiglio Nazionale di Transizione ha sempre avuto una vocazione accessoria e aleatoria ma nell’ultimo mese dopo la morte comandata del generale Younis, la sua inconsistenza militare e politica si è rivelata come un’inusitata sfumatura del nulla.

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[18:15  24.08.2011]
Rolando Segura (@rolandoteleSUR) nel suo report ha sottolineato che durante il trasporto dei giornalisti dal Rixos fino all’Hotel Corintians non hanno ricevuto alcun attacco e ha messo in evidenza il senso di solidarietà che prevale tra i giornalisti che coprono gli eventi in Libia.

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  • Con infinito piacere abbiamo notizie da Tripoli del mujahideen Libian Liberal dal fronte che resiste al neocolonialismo occidentale:
    [24.08.2011]

Tripoli …. fin dal mattino e anche nel pomeriggio suono di aerei. Io sono ad Abu Saleem, posso assicurare che i fatti a Tripoli non vanno così come sono descritti dai media. Sono salvo in casa di amici; farò ritorno il più velocemente possibile. Tutte le notti si combatte a Dahmani, ora sono arretrato per riposare e dopo guiderò per tornare indietro. Ho visto ieri sera in prima linea Seif Al Islam.

Saldi nell’unità dell’esercito libico, fedeli in tutte le zone di Tripoli. Siamo pronti a morire. Nessuno si avvicina ad Abu Salim.

Ho visto centinaia di cadaveri sia dell’esercito che dei ribelli. Anche molti civili, donne e bambini, sono morti. Molte case sono state saccheggiate. Ieri sera ho parlato di 1000 mercenari dell’esercito francese. E’ stato appurato sono militari della Legione Straniera guidati da ufficiali NATO. Ho avuto conferma dalle mie fonti che si trattava proprio di ufficiali NATO. L’esercito è fermo, migliaia di Mujahideen nelle strade. Qualche problema in aree con i traditori. Come Landanous Alta. Sembra che la vittoria sia vicina. Abbiamo parlato di pace e di negoziazioni ma i ribelli vogliono sangue. Ho chiesto ad un ribelle catturato perchè e mi ha sputato in faccia. Molte persone hanno avuto il loro martirio, ma non abbiamo nessuna paura. Io porto la mia mente alle sure del Corano e dimentico la guerra. La notte sono stanco. Ho bisogno di dormire, iftar e poi torno alla guerra. La Nato provvede a coprire con l’artiglieria delle navi i ribelli che vengono con le barche nella strada costiera dell’Alta Landanous. Se si fermano vinciamo. L’esercito libico controlla la maggior parte di Tripoli ma non la zona costiera nella quale i ribelli hanno le navi e dalla quale postano i video.
I giornalisti dicono la verità se vi mostrano i corpi dei civili morti e delle donne violentate in strada che giacevano morte e nude. E non dite ancora una volta che l’esercito libico ha commesso questi delitti.
Spero di essere qui domani, possa Allah guidare la mia arma nel combattimento per uccidere i traditori. Vittoria o Martirio.

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“[…] Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia hanno mirato al rovesciamento del governo libico  o ad un “cambio di regime” non perchè questi governi si preoccupavano di proteggere i civili o per giungere ad una forma più democratica di governo in Libia.

Se ciò fosse stata la reale motivazione delle potenze NATO, avrebbero potuto iniziare i bombardamenti dell’Arabia Saudita subito. Non ci sono elezioni in Arabia Saudita. La monarchia non permette alle donne di guidare neanche le vetture. Per legge, le donne devono essere completamente coperte in pubblico o andranno in prigione. Le proteste sono rare in Arabia Saudita perché ogni dissenso fa la conoscenza di carcere, torture ed esecuzioni.

La monarchia saudita è protetta dagli USA perché l’imperialismo è parte di una non dichiarata ma reale sfera di influenza degli Stati Uniti ed è il maggior produttore di petrolio al mondo. L’atteggiamento verso la monarchia saudita degli Stati Uniti espressa succintamente da Ronald Reagan nel 1981, quando disse che il Governo gli Stati Uniti  “non avrebbe permesso” una rivoluzione in Arabia Saudita come la Rivoluzione iraniana del 1979 che aveva rimosso il regime cliente degli Stati Uniti dello Shah (Reza Pahlavi). Il messaggio di Reagan è stato chiaro: le forze militari del Pentagono e della CIA sarebbero state usate decisamente per distruggere ogni movimento democratico contro il dominio della famiglia reale saudita.

L’esplicita dichiarazione di Reagan nel 1981, infatti, è stata la politica di ogni successiva amministrazione statunitense, compresa quella attuale.[…]”

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  • Libya [24.08.2011] – Il Pentagono dice che sta monitorando siti noti per la presenza di scorte di armi chimiche del Colonnello Gheddafi, compresa la polvere di uranio. Un portavoce dell’ambasciata britannica dice anche che suoi agenti sono pronti a garantire i depositi. Ma James Corbett, membro del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione domanda: “perché il nuovo governo della Libia è stato messo da parte in fretta in questa vicenda?
    Temono che i loro amici alqaedisti, tanto utili, facciano incetta di armi chimiche?

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  • Tripoli: La resistenza a Tripoli è agguerrita e organizzata. I Libici sono pronti a combattere fino alla fine. La maggior parte delle zone di Tripoli sono sicure e  sotto il controllo dell’esercito libico  (Al Jamahiriya)
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  • @GloPeaceLibya: Delegato della Croce Rossa conferma i bombardamenti NATO a Tripoli uccidono civili;  Elicotteri terrorizzano e uccidono inermi.

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  • TeleSur [16:03 p.m. 24.08. 2011] Ribelli libici hanno annunciato una ricompensa di circa 1,7 milioni dollari per la testa di Muammar Gheddafi, vivo o morto, AFP riporta la notizia

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  • Tripoli: (Reuters) 16:00 p.m. 24.08. 2011
    I ribelli golpisti hanno annunciato un’amnistia per coloro che cattureranno o uccideranno Gheddafi.(…ne deriva che tutti coloro che non usufruiranno di questo incentivo per sciacalli disperati sono già condannati.)

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  • Tripoli  (24.08.2011 – 13:30 a.m.)- L’unità missili lealista  del rais sta ora sparando pesantemente razzi d’artiglieria sui golpisti e mercenari Nato intrappolati come topi dentro il compound di Bab Azizia.

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(23.08.2011)

Don Debar, un attivista contro la guerra e giornalista, è convinto che in tutto ciò che il colonnello Gheddafi o il leader dei ribelli dicono è praticamente impossibile verificare quello che è vero o falso a questo punto. “Gheddafi ha aperto le armerie al popolo della Libia, oltre un milione di fucili e altre armi sono state consegnate al popolo di Tripoli. L’affermazione che è stato fatta, senza interruzione, dal cosiddetto media ‘progressista’ degli Stati Uniti a volte noto come Fox è che Gheddafi è un dittatore odiato e che questa è una ribellione indigena. Il dittatore non consegna pistole alla gente e dice: ‘Per favore, difendimi’
Questo ha più l’aspetto di una grande baia dei Porci, in cui gli invasori sono stati allettati ad entrare e a coinvolgere le persone a terra, di quanto non faccia una sorta di ‘ribellione della gente’ appoggiata dagli Stati Uniti che, di per se, sarebbe un evento straordinario se fosse vero. Lo scenario più probabile è il colonialismo, e la ragione per l’invasione della Libia è che la Libia era uno dei luoghi che si è organizzato contro il colonialismo del continente africano.”

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Noi siamo i FreeFighters, siamo i combattenti/ribelli/jihadisti della rivoluzione del 17 febbraio e con l’aiuto dei ragazzi di Landalous Alta siamo entrati in città, abbiamo in custodia Hala Misrati clown del dittatore.
Vi mostriamo un piccolo pezzo con Hala Misrati. L’intero video lo mostreremo completo quando con l’aiuto di dio [con il pollice in alto] tutto il paese.
Ecco quindi con questa videocamera abbiamo messo su nastro Hala Misrati……
[Nel filmato] fanno pressione su di lei perchè segua la (parata / protesta) di libertà … Io sono il figlio di Hi Landalous (colui che ha la pistola),
esci e dì a questo cane che servivi che stai seguendo la nuova rivoluzione …
Hala: “Quale rivoluzione Buon Dio, che rivoluzione, non ho libertà, non ho un paese, non posso uscire da sola, di quale libertà stai parlando?!? “….
Insistono perchè lei inizi a imprecare contro Gheddafi e lei risponde:
Egli è colui che ci ha dato dignità” (non si può sentire chiaramente cosa altro dice)…
Qui il video si interrompe.
Dicono: “Allah Akbar Allah ou ou Akbar DOG Muammar, abbiamo liberato il paese!

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IL CAIRO (Reuters)- Il canale televisivo arabo ha detto  che più di 400 persone sono state uccise e almeno 2.000 sono rimaste ferite nella battaglia per strappare il controllo della capitale libica di Tripoli a Muammar Gheddafi.
E corrispondenti Reuters hanno aggiunto che ci sono stati, a quanto pare, alcuni incendi intorno al centro della capitale, con il buio anche atti di saccheggio.

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  • Per il mondo arabo non complice della NATO un proverbio popolare:

“quando la casa del tuo vicino è in fiamme, voi state a guardare ma quando la prossima volta il fuoco andrà a raggiungere anche la vostra casa,  il tuo vicino non sarà lì per aiutarti.”


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  • Attacchi aerei mortali su Tripoli: l’imperialismo umanitario della NATO
    non commette errori

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Diplomatici britannici sono stati la scorsa notte a valutare se  il Consiglio nazionale di transizione della nascente Libia può impedire la guerra civile – in mezzo a crescenti timori di divisioni nella leadership dei ribelli.
Più di 30 paesi, tra cui Gran Bretagna e Francia, hanno riconosciuto la NTC come il legittimo governo della Libia.
Ma i ministri britannici sono profondamente preoccupati per la capacità degli auto-nominatisi capi dei ribelli a sorvegliare una transizione pacifica verso la democrazia una volta che il colonnello Gheddafi sia andato.
Un report di ieri ha suggerito che il consiglio di transizione è stato lacerato con lotte interne, nella prospettiva di un avvicinamento al potere.
La paura a Londra, Parigi e Washington è che la leadership di fortuna può mancare di autorità per evitare una discesa nel caos  in stile  Iraq – che potrebbe spingere verso l’incubo delle truppe occidentali dispiegate per mantenere la pace. Downing Street teme che le truppe ribelli potrebbero intraprendere rappresaglie sanguinose contro i sostenitori Gheddafi.
Il portavoce del n. 10 di Downing Street  ha detto che stabilire il controllo sui diversi gruppi coinvolti nella rivolta era una delle sfide chiave per il NTC.
Alcuni commentatori temono che la rivolta potrebbe fornire l’opportunità per fondamentalisti islamici e simpatizzanti di Al Qaeda per costruire un punto d’appoggio più forte nel Nord Africa.

Emblematico titolo di un pezzo sul The Economist di ieri (23.08.2011) “Una volta che sarà finito in Libia, sarà finito?

NOTA
Che ipocrisia, si sarebbero accorti adesso del fatto che buona parte degli insorti di Benghasi non sono burberi beduini del deserto ma alqaedisti che mirano all’istituzione di un emirato islamico in nord Africa, o e tutto parte del gioco?
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La Libia ha bisogno di qualsiasi aiuto possibile da parte della comunità internazionale, anche da Israele“, un portavoce dell’opposizione al regime di Muammar Gheddafi lo ha detto a Haaretz ieri martedì al telefono da Londra.
Quando è stato chiesto che tipo di assistenza necessaria Libia, Ahmad Shabani, il fondatore del Partito Democratico della Libia, ha dichiarato: “Stiamo chiedendo a Israele di usare la sua influenza nella comunità internazionale per porre fine al regime tirannico di Gheddafi e la sua famiglia“.

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Tripoli [23.08.2011] Hermann Morris intervista Leonor Massanet sui giochi di prestigio della NATO e dei ribelli golpisti: “La Libia vincerà!

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Tripoli:[24.08.2011] La situazione non è sotto il controllo dei golpisti NATO
Daily Mail di oggi cita fonti dicendo che 200 soldati inglesi con sede a Cipro (di una forza militare di intervento rapido) sono in attesa di partecipare a operazioni umanitarie in Libia, con un preavviso di 24 ore.
Fino a 48 ore fa i burattinai NATO dichiaravano: “mai sul suolo libico con truppe di terra, la città è nelle nostre mani, Gheddafi non ha l’appoggio della popolazione”.

Come mai allora si preparano all’occupazione militare?

Ma si, perche tutto va alla grande per le bande armate Nato e i golpisti alqaedisti in Libya, perchè se no?

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Tripoli –  (ore 10:19 24.08.2011) Ai confini della realtà: Secondo quanto riporta RT news Gheddafi avrebbe avvelenato l’acqua di Tripoli, due vittime [PSYOP UPDATE – LAST ONE]

Secondo un servizio televisivo di  Al Hurra in Libya, Muammar Gheddafi avrebbe avvelenato il rifornimento idrico a Tripoli. Due persone sono state ricoverate in ospedale e ora l’acqua è in fase di test, in base al canale dei ribelli ‘.
Si riporta che ai checkpoint le persone sono istruite a non bere l’acqua. In precedenza, il Martedì,  funzionari dell’intelligence e militari statunitensi sono stati citati da AP mentre dicevano che nessuno è sicuro di chi abbia il controllo dei prodotti chimici libici e degli arsenali nucleari. I funzionari temono ha anche aggiunto che Gheddafi possa usare le armi “per tentare un ultima resistenza” o può essere fatto da Al-Qaeda (ndt ma Alqaeda è loro alleata in Libya come documentato ampiamente).

TALI INFORMAZIONI VANNO DESTITUITE DI QUALSIASI FONDAMENTO

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  • Tripoli [24.08.2011 a.m.] Forti esplosioni sono state udite stamattina a Tripoli dopo che bombardamenti umanitari della NATO hanno scaricato bombe alla cieca sulla città per rassicurare i civili e fargli sapere da che parte stanno “i buoni”.
    Giornalista di Al-Rai riferisce che Muammar Gheddafi avrebbe detto: “Sono stato fuori un po’ fuori a Tripoli con discrezione, senza essere visto dalla gente, e non si sentiva che Tripoli fosse in pericolo” .Click to enlarge___________________________________________________________________
  • PRESS TV [24.08.2011 ore 05:09 am]- (Una rete che si è distinta per parzialità e informazione intossicata di propaganda NATO) [PSYOP UPDATE – LAST ONE] “informa” che:

Le forze fedeli al dittatore libico Muammar Gheddafi, assediate, hanno imprigionato giornalisti stranieri che coprono il conflitto libico nei loro hotel della capitale Tripoli.
Circa 30 corrispondenti sono tenuti in ostaggio per il terzo giorno consecutivo all’interno del lussuoso Rixos Hotel dai lealisti pro-Gheddafi, mentre elettricità e acqua sono state interrotte e non ci è personale dell’hotel, AFP lo ha riferito martedì (ieri).
I giornalisti sono in Libia per coprire la rivoluzione del paese. [n.d.t. non per fare informazione!]

Lunedi ‘, i combattenti dell’opposizione libica spazzato nel cuore della capitale e ha preso il controllo di gran parte di Tripoli, senza dover affrontare una notevole resistenza da parte delle forze di regime.
Le forze di opposizione a Muammar Gheddafi sono entrate nel compound di Bab al-Aziziyah nella capitale attraverso il suo ingresso occidentale e ne hanno preso il controllo martedì.
Presidente della Libia del Consiglio nazionale di transizione (TNC) Mustafa Abdel Jalil ha detto oggi mercoledì che tre giorni di battaglia finora per ottenere il controllo di Tripoli hanno provocato la morte di oltre 400 persone e lasciato 2.000 feriti sul terreno.

NOTA: Visto che secondo vari giornalisti indipendenti di MATHABA e non solo come tra gli altri Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya l’hotel è tuttora la base di finti giornalisti con passaporto britannico e americano che rispondono ai servizi segreti MI6 e CIA sarebbe opportuno per i lealisti far circolare tranquillamente tali individui che hanno operato attivamente per il golpe libico nelle zone controllate dai lealisti?
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zadvM7umTzk
http://www.wat.tv/video/libya-cia-mi6-journos-in-tripoli-41kul_31wod_.html

Non è più reperibile su Youtube l’intervista a Thierry Meyssan : CIA, MI6 “Journos” in Tripoli Rixos Hotel Media Centre la censura è intervenuta (nuovo link), c’era qualcosa di troppo in quelle parole. Ricordiamo che quegli stessi giornalisti in dipendenti (proprio al Rixos di Tripoli) hanno reiratamente affermato di essere nel mirino dell’intelligence occidentale e di aver ricevuto precise minacce morte dai “gionalisti” embedded MI6 e CIA.

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/24/libyan-chronicles-9-0/

2011: i primi quattro mesi di guerra contro la Libia

di Anatolij Tsyganok – 4 agosto 2011 – Strategic Culture Foundation: www.strategic-culture.org

L’operazione militare della Nato contro la Libia, condotta principalmente dalle forze armate di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, sta accelerando la formazione di un nuovo sistema di relazioni internazionali. Allo stesso tempo, la guerra funge da poligono di tiro per testare la strategia degli Stati Uniti con l’Africa Command (USAFRICOM) in una situazione di combattimento reale, così come l’efficienza delle nuove armi …

Gli strateghi USA e NATO hanno sbagliato i calcoli, se pensavano che questa campagna militare si sarebbe conclusa in alcune settimane. Con la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, è stata creata la no-fly zone nello spazio aereo della Gran Giamahiria Araba Libica, è stato introdotto l’embargo sulle forniture di armi e i beni libici sono stati congelati. L’operazione in Libia, che doveva essere completata inizialmente entro il 27 giugno, è stata prolungata di 90 giorni fino alla fine di settembre.
Vi sono stati articoli, nei mass media, secondo cui una vasta operazione terrestre in Libia, sotto il comando degli Stati Uniti, era in programma col previsto impiego di truppe da ottobre. La guerra di Libia è la quinta che si aggiunge alle quattro guerre che gli Stati Uniti stanno orchestrando in Iraq, Pakistan, Yemen e Afghanistan … Gli obiettivi della presenza permanente degli USA in Libia sono punire Gheddafi per il suo rifiuto ad unirsi all’USAFRICOM, cacciare i cinesi dalla Libia e tagliare l’accesso alle risorse petrolifere agli europei.
Aspetti militari e strategici della guerra
I 150 giorni di guerra hanno rivelato il cattivo stato del coordinamento politico e militare nella NATO. La Francia, che ha avviato l’operazione militare, non poteva fare niente contro Gheddafi senza i sistemi di guerra elettronica, le aviocisterne, i missili da crociera e gli aerei AWACS degli USA. Al fine di impiegare decine dei loro cacciabombardieri Tornado contro la Libia, gli inglesi hanno dovuto lasciare metà della loro flotta aerea in Inghilterra senza parti di ricambio e sospendere i voli dei loro intercettori della difesa. L’operazione in Libia è un limitato conflitto militare e se gli europei hanno problemi con le munizioni già a un paio di mesi dall’inizio della campagna, è ragionevole chiedersi a quale tipo di guerra si stessero preparando? Ancora una volta questa guerra mostra lo stato della “macchina bellica” europea.
L’operazione contro la Libia è stata pianificata presso il comando generale dell’USAFRICOM, guidato dal generale K. Ham. Gli ufficiali delle forze aeree di Gran Bretagna, Francia e altri Paesi della coalizione sono andati al quartier generale allo scopo di elaborare le operazioni congiunte. Più tardi, tuttavia, la leadership della NATO è stata incaricata della pianificazione. Forse, il compito principale non era la creazione né di una no-fly zone nel nord della Libia, né la liquidazione delle forze aeree libiche, come è stato nel caso della Jugoslavia e dell’Iraq, ma la liquidazione della leadership libica.
Ma la NATO ha sottovalutato lo stato morale e psicologico delle truppe libiche. La leadership degli Stati Uniti e della NATO ha supposto che dopo dopo i primi attacchi, l’esercito di Gheddafi sarebbe stato sconfitto e i soldati libici avrebbero iniziato a darsi prigionieri, ma l’esercito di Gheddafi è riuscito a mantenere l’efficienza operativa. L’esercito libico di marzo e l’esercito libico di luglio del 2011 sono due eserciti diversi in termini di tattiche, efficienza e coraggio. Quei soldati imparano assai in fretta. Il compito della liquidazione della potenza operativa libica è rimasto incompiuto. La NATO e gli Stati Uniti non sono riusciti ad ottenere il pieno controllo delle coste e della parte occidentale della Libia.
Inaspettatamente per la coalizione occidentale, gran parte della popolazione ha sostenuto Gheddafi. Secondo i mass media, circa il 70% dei cittadini della Libia o sostiene il proprio leader o rimane neutrale. Le truppe governative sono supportate dalle unità della difesa locale (una componente della riserva delle Forze Armate) e dalla milizia. Ciò significa che i leader delle operazioni contro la Libia vedono la minoranza ribelle, e non la maggioranza fedele a Gheddafi, quale “popolazione pacifica”.
Seconda cosa inaspettata è che Khalifa Haftar, l’ex colonnello dell’esercito libico che fuggì dal paese più di 20 anni fa e che guida le unità da combattimento dei “rivoluzionari”, non è una figura rispettata dalle tribù locali. Parte degli ex ribelli dicono: “Sentite, non siamo contenti di Gheddafi. Ma quando abbiamo visto la NATO, tra cui l’Italia, la nostra vecchia potenza occupante coloniale, l’abbiamo rivalutato; OK è un dittatore che abbiamo da più di 40 anni, ma diavolo, è un nazionalista libico ed è riuscito a darci il più alto tenore di vita in Africa.”
Terza cosa inaspettata è la previsione che, in mezzo al caos, gli insorti e i gruppi di al-Qaida, e molti gruppi terroristi che agiscono nei paesi del Sahel – Ciad, Niger, Mali e Mauritania – avrebbero cercato di impadronirsi delle armi conservate nei depositi nel sud della Libia, si è avverata. I militanti sono riusciti ad impadronirsi di lanciarazzi RPG-7, mitragliatrici, fucili Kalashnikov e anche lanciamissili spalleggiabili. “Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM)” ha già organizzato molte carovane per il trasporto di armi dalla Libia al Mali e all’Algeria.
Aspetti tecnico-militari
Una cosa unica delle azioni militari in Libia è stato il vasto impiego di sistemi d’arma guidati. Il loro impiego si è basato sui dati ricevuti in tempo reale dall’intelligence radio-elettronica ed ottica. Grazie alla elevata precisione nella rilevazione dei bersagli, la quota dell’impiego di armi guidate è salita all’85%.
L’ambizione di implementare il concetto di attacchi “chirurgici” ha portato a un ampio uso di missili da crociera tattici BGM-109 Tomahawk, bombe a guida laser AGM-123, missili AGM-65F Maverick, missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, bombe guidate AASM, missili da crociera Storm Shadow, missili aria-superficie A2SM, bombe da 907 chili GBU-31B/JDAM ed Enhanced Paveway III, missili Brimstone.
Durante la guerra libica, gli Stati Uniti hanno testato le armi in ambienti operativi reali, come il sottomarino nucleare strategico, della classe Ohio, Florida, i missili cruise tattici Tomahawk Block IV (TLAM-E), il velivolo da guerra elettronica EA-18G Growler dell’US Air Force. La Gran Bretagna ha testato il caccia multiruolo Eurofighter Typhoon, le cannoniere volanti AC-130, pesantemente armate per l’attacco al suolo, e gli elicotteri senza pilota MQ-8B Fire Scout. Gli Stati Uniti e la NATO hanno anche usato armi all’uranio per perforare le corazzature e le bombe a vuoto (che pesano fino a 2 tonnellate).
La spesa bellica
Al 3 giugno, le spese degli Stati Uniti per le operazioni in Libia (solo i costi relativi al Pentagono) ammontavano a 715,9 milioni di dollari USA. I militari statunitensi hanno fornito aiuti umanitari del valore di 1 milione, mentre un altro milione di dollari è stato speso per la ricostituzione delle riserve del Ministero della Difesa degli USA. Dal 30 settembre, la campagna libica richiederà altri 400 milioni di dollari. I missili Storm Shadow e Tomahawk, lanciati dai sottomarini, costano ognuno 1,1 milioni e 800000 dollari.
Secondo il Ministero della Difesa francese, al 3 maggio, un totale di 53.000.000 di euro è stato speso per l’operazione United Defender, e 31.700.000 euro (45,1 milioni di dollari US) sono stati spesi per le munizioni.
All’8 maggio, la spesa della Gran Bretagna per le armi guidate ad alta precisione era di 43.770.000 di sterline (71,8 milioni di dollari US).
L’invio di 4 bombardieri Tornado GR4, 3 jet intercettori Eurofighter Typhoon e relativo supporto, costano 3,216 milioni di dollari ogni giorno. Un’ora di volo dei Tornado costa 33.000 dollari, compreso il carburante, la manutenzione e l’addestramento dell’equipaggio. I Typhoon costano 80000 dollari all’ora. In Italia, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha annunciato che il suo paese aveva ridotto i costi di partecipazione all’operazione in Libia, da 142 milioni a 60 milioni di dollari.
Dal 30 settembre, i costi complessivi per le operazioni in Libia si prevede raggiungeranno 1,1 miliardi di dollari USA.
Fonte su Eurasia http://www.eurasia-rivista.org/quattro-mesi-di-guerra-in-libia/10610/
Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://aurorasito.wordpress.com/2011/08/04/quattro-mesi-di-guerra-in-libia/
Fonte originale: http://www.strategic-culture.org/pview/2011/08/02/four-months-of-war-in-libya.html

Un documento segreto dell’intelligence britannica MI5 del 1995 rivela un piano per dividere la Libia in due stati più piccoli

GilGuySparks 11 agosto 2011

Il contenuto di un documento riservato, di un servizio di intelligence in Gran Bretagna, noto come ”MI5”, datato 1995, rivela il coinvolgimento del governo britannico in un complotto per imporre una nuova mappa nella regione del Maghreb, attraverso la divisione della Libia in diversi piccoli stati uniti nel quadro di un sistema federale.

Il documento identifica il giorno particolare nel quale l’Ufficio del Primo Ministro Tony Blair, a metà degli anni novanta, era pienamente consapevole del sistema sponsorizzato dai servizi segreti britannici per garantire l’attuazione del colpo di stato attraverso la collaborazione di 5 ufficiali dell’esercito libico, con il grado di colonnello.  Il documento di quattro pagine e che reca la data di dicembre 1995 dice, sotto il titolo “i piani per il rovesciamento di Gheddafi all’inizio del 1996 sono progrediti bene”, che 5 officiali con il rango di colonnelli, provenienti da diverse unità dell’esercito libico,  intendono lanciare un colpo di stato militare contro Gheddafi, aggiungendo che il colpo di stato previsto si terrà in concomitanza con il Congresso generale del popolo della Libia all’inizio nel 97 OtIron nel mese di febbraio.

Il rapporto, di cui venne informato Tunisi, il Cairo e Washington, mostra che il piano era quello di lanciare attacchi su una serie di installazioni militari e di sicurezza in Libia, come ad esempio una base militare nella città di Tarhunah, nonché ‘agitazioni civili’ provocate simultaneamente in diverse città, incluse Bengasi, Tripoli e Misurata. Ha anche parlato del documento, citando una fonte, un ufficiale dell’esercito libico il quale ha detto che secondo un documento classificato come fonte di nuove informazioni vicino ai cinque colonnelli, il colpo di stato aveva lo scopo di lanciare un attacco diretto a Gheddafi, per arrestarlo o ucciderlo.

In questo quadro, dice il rapporto dei servizi segreti britannici che i golpisti erano stati in grado di mobilitare circa 1.275 simpatizzanti, in gran parte dall’esercito e dalla polizia, il resto si sviluppava su diverse aree sociali in Libia, uomini d’affari, medici e studenti, insieme con un numero di lavoratori della televisione e della radio libica (a Tripoli 240 persone, a Benghasi 135, a Tobruk 114, a Misratah 148, a Sirte 40, ad Al-Zamiya 180, Al Zumarah 300, Al Khums 28, a Ghadamis 50). Il documento top secret aggiunge che un contingente di 20 militari e un ufficiale erano stati addestrati a quel tempo da un funzionario dei servizi inglesi che aveva provveduto a spiegare le tattiche e piani di attacco per l’assassinio del colonnello Gheddafi. Il documento rivela che il piano era quello di richiedere che venisse svolto un attacco al corteo di Gheddafi subito dopo che lo stesso aveva tenuto il suo discorso al Congresso generale del popolo (14.02.1996), sulla via del ritorno alla città di Sirte. Vengono così rivelati dettagli sul piano di colpo di stato e di assassinio di Gheddafi, i golpisti avevano pianificato di penetrare il convoglio di Gheddafi durante il tragitto.

Il documento, copie del quale sono state inviate all’Ufficio del Primo Ministro e al Ministero della Difesa e agli “interessati” e agli agenti dell’intelligence in Gran Bretagna, sostiene che i golpisti stavano cercando un riavvicinamento con i paesi occidentali, hanno distribuito grandi quantità di armi ai loro fedeli, 250 pistole modello Webley di fabbricazione inglese e oltre 500 mitragliatrici pesanti. (Tutto materiale datato e ufficialmente non più in uso dalle forze militari britanniche ma detenuto e perfettamente funzionante per utilizzi “ufficiosi”; basti ricordare il caso delle armi detenute dall’Italia nell’isola di S. Stefano, sequestrate durante le guerre balcaniche e tornate utili per foraggiare i ribelli golpisti del 2011 non ufficialmente e con tanto di segreto di stato). I golpisti del ’96 si aspettavano di prendere il completo controllo della Libia entro la fine di marzo dello stesso anno, avendo in progetto di dividere la Libia, previo accordo con i capi tribù, in due parti, ognuna con un governo e un parlamento “regolarmente eletto” che sarebbero dovute essere rette da un governo nazionale all’interno di un sistema federale.

by gilguy

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/11/un-documento-segreto-del-servizio-segreto-britannico-mi5-del-1995-rivela-un-piano-per-dividere-la-libia-i-due-stati-piu-piccoli/

Crimine contro l’Umanità: assetare il popolo libico.

28 luglio 2011

Siccome questa infame guerra contro la Libia sta languendo, le bombe a grappolo (cluster bombs) sono in esaurimento, i politicanti delle varie nazioni della coalizione belligerante hanno le pezze al culo, i finanziatori di questa infame guerra sono degli avvoltoi che si spostano da una carogna all’altra e Gheddafi non è ancora una carogna, allora, per mostrare al mondo la loro potenza distruttrice mostrano finalmente la vera faccia che nostro malgrado difficilmente potremo leggere sui media allineati.

Si legge infatti che la Nato con grande ed impetuosa forza, venerdì 22.07.2011, ha bombardato alcuni obbiettivi del vitale acquedotto libico: il Great Man Made River. Negli articoli Gheddafi: un sanguinario da Premio Nobel e in La vera ricchezza della Libia davo una breve e non esaustiva spiegazione del lavoro fatto da Gheddafi nella costruzione di questo faraonico progetto – non ancora completamente terminato – che portava a tutte le popolazione della Libia l’essenziale e vitale materia prima per tutte le attività dell’uomo: l’acqua.

Con questo mega-acquedotto la Libia si era affrancata dalla necessità di dove dipendere dalle nazioni esterne o dall’uso indiscriminato dei desalinizzatori per poter utilizzare l’acqua del mare. La Libia aveva scoperto e sfruttato per tutta la popolazione – anche quella ribelle della Cirenaica – degli immensi giacimenti di acqua nella parte più interna del paese. Oltre il 70% dell’acqua usata in Libia era di questo acquedotto e oltre l’80% dell’acqua utilizzata veniva prelevata per l’agricoltura e per dissetare la popolazione, Cirenaica compresa.

La Nato, agli ordini degli Usa, Francia, Inghilterra e basta, l’Italia conta come il 2 di picche, ha compiuto ancora una volta un crimine di guerra contro l’Umanità. D’altronde cosa possiamo aspettarci da quegli eredi dei bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale, cosa possiamo aspettarci da quelli che in una sola notte distrussero Dresda, che annientarono migliai di persone con il Napalm in Cambogia, in Vietnam, nel Laos. Cosa possiamo aspettarci da quelli che finanziavano i tagliagole algerini degli anni 80/90. Tutta questa informe congrega di criminali sta compiendo esattamente quello che essi commisero anni fa, le stesse cose, gli stessi metodi: colpire la popolazione, agire direttamente sui civili, assetarli, condannarli a morte senza appello.

Infatti oltre al bombardamento dell’acquedotto, i suddetti criminali di guerra il giorno seguente hanno bombardato anche le fabbriche preposte alla riparazione delle condutture nella località di Al-Brega. Tutto pianificato! Ci si domanda se questi siano atti di guerra o più semplicemente dei veri e proprie azioni criminali da condannare e denunciare al Tribunale dell’Aia.

fonte: pravda.ruweeklyintercept.blogspot.com

Preso da: https://4realinf.wordpress.com/2011/07/28/crimine-contro-lumanita-assetare-il-popolo-libico/

Armi alla Libia: confermato lo scoop di Globalist

Il governo mette il segreto di Stato alla magistratura che indaga sulla scomparsa di un carico di armi dalla Sardegna. [Ennio Remondino]

L’inchiesta della magistratura sarda sul mistero dei missili e delle armi scomparse dalla Maddalena su cui il governo ha apposto il segreto di Stato, rappresenta la conferma dello scoop di Globalist sulle spedizioni di materiale bellico che il governo italiano ha fatto ai ribelli libici fin da inizio marzo. Infatti la scomparsa di quel materiale riguarda proprio la Libia e non altro.
Oggi siamo in grado di rivelare il retroscena politico che ha portato a questa operazione: nell’ultima parte del mese di febbraio, quando la posizione del governo Berlusconi (in questo appoggiato dalla Lega) di continuare ad appoggiare Gheddafi era diventata insostenibile, il ministro Frattini e il sottosegretario Gianni Letta, sono riusciti a organizzare una operazione congiunta con l’ambasciatore libico a Roma, il potentissimo Abdulhafed Gaddur, che nel frattempo aveva annunciato di aver abbandonato Gheddafi per schierarsi con gli insorti.
Gaddur si è fatto garante di un accordo con Mustafa Abdel Jalil, ex ministro della giustizia di Gheddafi diventato presidente del Consiglio Nazionale di Transizione libico.
Il “prezzo” da pagare per dimostrare il vero cambio di campo da parte del governo Berlusconi erano diversi aiuti. Tra cui una sostanziosa fornitura di armi di cui gli insorti avevano grandi necessità.
Nel “pacchetto” ci sarebbero state anche garanzie personali ed economiche a favore di alcuni alti papaveri degli insorti. Ma di questo, semmai, se ne parlerà un’altra volta.
Fatto sta che a inizio marzo un primo carico di armi è arivato a Bengasi con la nave Libra della Marina Militare. Ma le consegne sono state diverse. Su una di queste è stata aperta l’inchiesta della magistratura che ha consentito di confermare quello che già era stato scritto.


di Ennio Remondino
Lo “Scoop” a scoppio ritardato. La solita scoperta che l’acqua calda brucia e l’effetto diventa titolo sui giornali dell’ovvio. Gli “aiuti” italiani ai ribelli libici di Bengasi, nuovi amici da conquistare agli interessi nazionali e petroliferi italiani, erano anche armi. Soprattutto armi. Dovevamo mandare forse latte liofilizzato e pannolini per neonati? Neanche le imbarazzanti piroette politico-dialettiche del ministro degli esteri Franco Frattini erano arrivate a tanto. Prima la difesa fuori tempo massimo di Gheddafi, poi la rincorsa a cancellare le tracce delle imbarazzanti ruffianate e mettere a frutto, con i probabili futuri nuovi padroni della Libia, il nostro capitale di rapporti interni, certamente privilegiato. Vuoi sul fronte diplomatico, vuoi imprenditoriale, vuoi di “intelligence”, che poi traduci in spie. Per non lasciare campo a francesi ed inglesi, che la democrazia in Libia la pesano a barili di petrolio.
Quando il Segreto è legittimo? Né potevamo pretendere che lo stesso ex magistrato Frattini venisse a raccontarci che, per fornire quelle armi sottobanco a dei “ribelli”, si doveva “forzare” qualche legge. Quelle che valgono per i comuni mortali. Salvo eccezioni, nell’interesse dello Stato, da tutelare appunto col “Segreto di Stato”.Globalist aveva lanciato il sasso, volutamente ignorato da alcune agenzie di stampa nostrane su “consiglio” della Farnesina. Armi che ufficialmente non esistevano in Italia e che quindi potevano tranquillamente viaggiare e cambiare destinatario e utilizzo. Noi sapevamo, con dettagli, del vecchio arsenale ex Gladio uscito da Capo Marrargiu e sbarcato a Bengasi. Oggi, grazie all’intervento di una Procura della Repubblica, veniamo a sapere di un’altra spedizione della stessa partita. Altro materiale non inventariato, quindi “inesistente” e spendibile.
Due spedizioni e il resto. Sempre dalla Sardegna, questa volta i sotterranei dell’ex base navale Usa della Maddalena. Merce militarmente più pregiata per i “consumatori finali”, come direbbe Ghedini. Armamento ex URSS finito nelle guerre balcaniche e sequestrato dalla Nato nel 1994. Un cargo fermato al largo di Otranto mentre navigava verso la Croazia. L’armamento, un bel po’ di arnesi destinati alla “reconquista” delle krajne serbe, finisce in “custodia” dentro un magazzino delle forze armate italiane. Non inventariato ufficialmente, esattamente come le armi più obsolete e di marca occidentale dei vecchi “Nasco” della Stay Behind italiana. Il meglio per i combattenti libici che il servizio militare lo hanno fatto usando gli AK-47, gli ormai inflazionati Kalashnikov, e non certo le bifilari Beretta ormai adottate come arma di ordinanza persino dagli ex Cow Boy della Colt.
Segreto buono, segreto sporco. Due spedizioni clandestine d’armi verso la Libia, quelle svelate sino ad oggi. Una non nega l’altra ma, anzi, la conferma. Con due dettagli da sottolineare. Il primo riguarda il modello informativo italiano: non quello di Aisi o Aise, ma quello dei giornali. Certe notizie, se non obbligate da evidenze ufficiali, non trovano l’attenzione e l’impegno di verifica per la diffusione “alta”. Salvo chiedere alla Farnesina se è vero che Frattini ha detto una bugia e gli “aiuti umanitari italiani” ai ribelli libici prevedevano qualcosa in più di alimenti e medicinali. Come chiedere a Riina se esiste la mafia. Due: la stessa magistratura ordinaria insegue oggi le armi ex balcaniche per un eventuale trasporto occulto su navi “civili”, con rischio per i passeggeri. Più o meno come valutare la punizione per guida senza patente all’autore di una strage.
“Deviato” sarà Lei! Per essere seri e realisti occorre innanzitutto prendere atto che esiste il “Segreto di Stato” garantito ad operazioni di intelligence legate alla sicurezza: attive, passive, preventive. Poi uno può porsi il problema se quelle operazioni erano realmente nell’interesse della Stato, se l’input era istituzionale, corretto, preveggente o sbagliato. Responsabilità politiche, insomma. Sempre. Dove, a grattare sino in fondo, rischi di scoprire che una intera generazione di giornalismo pistaiolo, a caccia dei rami “deviati dei Servizi”, ha sbagliato semplicemente albero. Sempre e soltanto quello dell’indirizzo politico, salvo non lievi intromissioni di “suggeritori politici” ufficialmente non autorizzati. Ufficialmente, ripeto, e non certo per fare un favore ai “Fratelli” delle varie “P” diversamente numerate che lo Stato avevano infiltrato. Semplice presa d’atto, analisi senza moralismi di una realtà planetaria diffusa. La politica, sempre, soltanto e soprattutto. Se poi la politica non è mirata all’interesse collettivo ma di una parte, non è colpa né del cronista né dello “spedizioniere” di armi verso la Libia.
fonte: Globalist

Articolo preso da:http://www.blog.art17.it/2011/07/21/armi-alla-libia-confermato-lo-scoop-di-globalist/

Altro articolo che è stato fatto sparire, per fortuna lo avevo ripubblicato qui: http://marionessuno.blogspot.it/2012/07/armi-alla-libia-confermato-lo-scoop-di.html

Omaggio ai libici che resistono alla NATO

di Maurizio Blondet Effedieffe letto su Sollevazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, questo articolo, non senza sottolineare, oltre a certi aggettivi impolitici riferiti a Gheddafi, che c’è poco da osannare il Trattato di amicizia tra Berlusconi e Gheddafi, che era pur sempre un accordo di tipo imperialistico, che cioè assicurava all’Italia la posizione di dominus nelle relazioni bilaterali. E comunque daccordo, visto il voltafaccia italiano, con l’dea di trascinare il governo Berlusconi davanti ad un tribunale dell’ONU per violazione di trattati internazionali.

***
«Se il mondo non fosse rovesciato, ossia se l’Occidente fosse ancora fedele alla sua civiltà storica, onoreremmo commossi l’eroismo dei soldati libici e dei loro comandi. Un esercito da operetta, ci è stato detto; fatto per lo più di mercenari, ossia di disoccupati venuti dall’Africa nera; che Gheddafi ha armato di Viagra perchè potessero violentare le donne libiche.

E questa è propaganda; ma gli stessi servizi francesi avevano assicurato che quell’armata ridicola si sarebbe sgretolata ai primi colpi della NATO, i soldati avrebbero disertato a migliaia. È stato questo a convincere Sarkozy a tentare il colpo: presentarsi alle prossime elezioni presidenziali con la gloria del condottiero vincitore di una guerra-lampo facile. Da Washington, anche Obama annunciò che la guerra contro Gheddafi sarebbe durata qualche giorno, al massimo qualche settimana.

Invece ecco, sono quattro mesi che la truppa libica, lungi dallo sgretolarsi, resiste e contrattacca. In condizioni di assoluta inferiorità, con lo spazio aereo interdetto da forze aerei totalmente preponderanti, che colpiscono i mezzi corazzati, i pezzi d’artiglieria e le batterie antimissile, più edifici e supposti bunker di Gheddafi, al ritmo di una cinquantina di bombardamenti e attacchi aerei al giorno, seimila dall’inizio delle operazioni. Ogni movimento dell’armata libica a terra è rilevato da almeno 3 satelliti-spia che sorvolano il Paese ogni giorno, senza contare gli aerei-radar Awacs americani (sono gli americani ad indicare ai caccia-bombardieri francesi e britannici l’80% dei loro bersagli, a fornire gli aerei-cisterna per riforninento in volo, i droni, i missili antiradar, gli apparati di guida-laser per le bombe intelligenti…).

Chiunque abbia una qualche nozione di cose militari capisce che cosa significhi per una piccola armata continuare ad operare militarmente in queste condizioni, col ventre molle esposto dal cielo, con la coscienza psicologica di aver contro la NATO e la Superpotenza, senza prospettive di vittoria; quale coesione e tenuta morale ciò richieda.

Eppure i militari libici operano, ostinatamente riconquistano il terreno occupato dai ribelli sotto copertura aerea NATO, costringono i Raphale e gli F-16 a tirare da alta quota per non essere colpiti dalla contraerea; avanzano benchè i loro cingolati vengano centrati e distrutti dal cielo; e le loro azioni mantengono un limpido senso strategico.

Il tentativo di bloccare il porto di Misurata (da dove i ribelli possono ricevere materiale pesante) con reti di mine, benchè non riuscito o non del tutto, induce a rendere onore ai loro ufficiali. La loro chiarezza strategica contrasta con l’azione della NATO, che un responsabile militare francese ha definito, parlando al Nouvel Observateur, «colpi senza capo nè coda. Per gli ufficiali della NATO, si tratta di far eseguire un certo numero di sortite aeree al giorno. Non c’è alcun obbiettivo strategico coerente, solo dei casi da schiacciare. Questa burocrazia fa la guerra come l’INPS». (Les ratés d’une guerre française)

Migliori allievi di Clausewitz di noialtri europoidi, i comandanti libici hanno raggiunto col sacrificio dei loro uomini, un risultato politico di prim’ordine: Sarkozy, entrato à la guerre con lo scopo dichiarato di detronizzare Gheddafi, di colpo ha dichiarato che il colonnello Gheddafi può essere un interlocutore politico, insomma che si può trattare con lui.

La signora Clinton ha dovuto precipitarsi a dire che no, lo scopo dell’operazione non è cambiato, che Gheddafi deve andarsene; Frattini ha ripetuto la lezione, con in più il sospetto (espresso a metà) che Sarko si preparasse a trattare personalmente con il colonnello, tagliando fuori la NATO e l’ONU. La Clinton e Frattini hanno dichiarato il comitato dei ribelli, il CNT, l’unico governo legittimo riconosciuto dall’Occidente… Un neocon d’accatto italiano, di nome Vittorio Emanuele Parsi (che riceve le imbeccate dai pensatoi israelo-americani, e per questo viene ospitato su media importanti) ha persino accusato Sarkozy – incredibile sprezzo del ridicolo – di tradimento. (Ecco chi c’é dietro il tradimento di Sarkozy)

Ma che fare? I comandi francesi hanno fatto sapere che praticamente non hanno più missili e munizioni sofisticate, che la portaerei Charles De Gaulle, in mare da otto mesi, deve tornare nei bacini. Insomma, la resistenza militare libica ha messo Sarko più o meno nella stessa posizione di Gheddafi: entrambi col bisogno di trovare una via di sconfitta onorevole, con la prospettiva di «ritirarsi nella propria tenda a scrivere e meditare», a vita privata. Anzi, l’aggressione della NATO, che dura troppo e uccide troppi civili, ha provocato – pare – una ri-esplosione di popolarità per Gheddafi tra i suoi tripolini: prima, dicono a Tripoli, occorre «vincere gli invasori della NATO e i ribelli della NATO». (La France reconnaît l’échec des bombardements de l’OTAN)

Gheddafi, ridicolo e ambiguo farabutto con problemi mentali, non è più il fulcro della questione. Se l’esercito libico fosse giudicato come un esercito occidentale, parleremmo di nascita di una nazione, nel sangue e nel fuoco di una guerra contro un nemico disonorato ma schiacciante.

Ove nascesse e fosse riconosciuta, questa nazione potrebbe addirittura trascinare il governo italiano davanti ad un tribunale dell’ONU per violazione di trattati internazionali.

Basta scorrere i titoli dei capoversi del Trattato di eterna amicizia firmato da Belusconi nel 2008, per capire – caro Parsi – chi è il traditore in questo gioco.

Eccoli:

Articolo 1

Rispetto della legalità internazionale

Le Parti, nel sottolineare la comune visione della centralità delle Nazioni Unite nel sistema di relazioni internazionali, si impegnano ad adempiere in buona fede agli obblighi da esse sottoscritti, sia quelli derivanti dai principi e dalle norme del Diritto Internazionale universalmente riconosciuti, sia quelli inerenti al rispetto dell’Ordinamento Internazionale.

Articolo 2

Uguaglianza sovrana

Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica.

Articolo 3

Non ricorso alla minaccia o all’impiego della forza

Le Parti si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite.

Articolo 4

Non ingerenza negli affari interni

  1. Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato. 2. Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà, l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia.

Articolo 20

Collaborazione nel settore della Difesa

Le due Parti si impegnano a sviluppare la collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze Armate, anche mediante la finalizzazione di specifici Accordi che disciplinino lo scambio di missioni di esperti, istruttori e tecnici e quello di informazioni militari nonché l’espletamento, di manovre congiunte.

L’Italia s’è rimangiata ciascuno e tutti questi articoli. Materia di tradimento, argomento penale da Tribunale dell’Aja. Ma questo, naturalmente, se il mondo fosse ancora governato dal diritto internazionale. Quell’ordine emerso dal sangue della guerra dei trent’anni, un massacro selvaggio a cui i giuristi europei e i popoli esausti misero fine con il Trattato di Westfalia del 1648: fu stabilito allora il principio della sovranità legittima degli Stati; grandi o piccoli, forti o deboli, gli Stati furono da allora considerati reciprocamente persone giuridiche, che potevano legarsi con trattati, come le persone fisiche con contratti, e che questi trattati-contratti avevano forza legale. Fu uno sforzo supremo di civiltà, grazie al quale anche la guerra fu resa una istituzione (il nemico restava legittimo, il che significava che la mira della guerra era concludere con esso un trattato – di pace) e la guerra perpetua, di tutti contro tutti e senza fine, poteva conoscere una conclusione sostenibile per la vita.

Come noto, dall’11 settembre, quest’ordine è stato rovesciato, e ne vige un altro, imposto da Israele e dal suo Golem americano. Nel settembre 2002 la Casa Bianca di Bush jr. fondò questo nuovo diritto scrivendolo nel documento sulla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti per il prossimo secolo: l’America (su indicazione dei neocon talmudici) si arrogò la prerogativa dell’«uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualunque Stato» che l’America, a suo insindacabile giudizio, giudicasse «contrario ai suoi interessi nazionali».

Ciò equivale a dichiarare – da Washington – ogni altro Stato illegittimo, potenzialmente aggredibile. Ciò equivale ovviamente a sostituire al diritto la violenza come mezzo primario delle relazioni internazionali. Nessuno Stato è al sicuro, se non si dota di una forza bellica tale, da tenere sotto scacco l’America. Ciò significa, infine, che alla civiltà – Jus Publicum Aeuropaeum – si è sostituita la barbarie.

È questo l’ordine che vige attualmente. Israele lo applica impunemente contro i palestinesi, lo ha applicato impunemente contro la Turchia aggredendo in mare una sua nave che stava portando aiuti a Gaza. Il nano Sarkozy non ha fatto che approfittare di questo nuovo ordine, aggredendo la Libia perchè la credeva più debole, facile da debellare e da privare della sua sovranità; ora, il fatto stesso che invece la Francia del nano si riveli debole, toglie ad essa la legittimità.

Una ragione in più per rendere onore ai soldati libici ed ai loro comandanti, e riconoscerli eroi: dove è sparito il diritto, una nazione non ha che da usare la forza, e anche se tale forza è disperatamente inferiore, per difendere il proprio onore.

Gheddafi o non Gheddafi, rendo a questi soldati volentieri questo tributo, da italiano disonorato dal suo governo».

Preso da: http://appelloalpopolo.it/?p=4015

“I servizi segreti italiani hanno dato armi ai ribelli anti-Gheddafi”

Un esperto di intelligence accusa: erano forniture utilizzate dalle strutture che hanno ereditato Gladio, le navi ufficialmente trasportavano aiuti umanitari

“L’Italia ha fornito clandestinamente armi ai ribelli di Bengasi”. Lo sostiene l’esperto di intelligence Gianni Cipriani, in un articolo pubblicato sul sito http://www.globalist.it. “L’invio di armi- viene spiegato- e’ stato fatto ai primi di marzo, proprio durante le fasi del conflitto libico, circa due settimane prima dell’inizio dei raid aerei contro Gheddafi”.
EREDITA’ DI GLADIO – Secondo quanto rivelato da Globalist, “il governo italiano ha inviato fucili, mitra e munizioni prelevati dai depositi ex Sismi della Sardegna: parte delle armi facevano parte di vecchie forniture americane utilizzate dalle strutture che hanno ereditato Gladio. Le armi sono arrivate in Cirenaica a bordo di unita della Marina militare che, ufficialmente, portavano solo ‘aiuti umanitari’”. Stando alla ricostruzione di Cipriani, “accanto a molte delle azioni diplomatiche e di intelligence che hanno riguardato la Libia e l’appoggio agli insorti, si e’ parallelamente giocata una guerriglia sotterranea tra Italia, Francia e Regno Unito, che puntano a posizioni di maggiore influenza politica ed economica nella Libia del dopo Gheddafi”.
IL RETROSCENA – Quello che è significatico, scrive Cipriani, è il retroscena politico.

Perché nei giorni in cui il governo italiano faceva arrivare clandestinamente le armi ai bengasiani, il poco prudente ministro degli Esteri, Frattini, rilasciava una dichiarazione ammiccante e poco diplomatica. L’Italia – aveva detto – “ha avviato discretamente contatti con esponenti dell’opposizione libica e ritiene che farlo in questo modo sia la soluzione migliore. C’è quasi una corsa all’incontro con il Consiglio provvisorio di Bengasi. I nostri amici inglesi ci hanno provato e il Consiglio ha detto ‘ci rifiutiamo di incontrarli’”.

“Noi – aveva ancora aggiunto il titolare della Farnesina – abbiamo delle conoscenze migliori di altri, siamo spesso richiesti in queste ore conoscendo coloro che sono lì. Conosciamo certo l’ex ministro della Giustizia libico ora a capo del consiglio di Bengasi, per i rapporti dell’Italia con la Libia. Conosciamo quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora loro sono al servizio del popolo libico e non più del regime. Alcuni di loro stanno esercitando un’azione importante per coagulare un consenso”. A nessuno può sfuggire il fatto che se si avviano colloqui “con discrezione”, l’ultima cosa da fare sia raccontarlo ad Uno Mattina. Ma c’era un motivo: proprio nelle ore in cui Frattini rilasciava questa dichiarazione le armi italiane stavano per finire in mano agli insorti di Bengasi. Gli stessi che un paio di giorni prima avevano arrestato un team dei servizi segreti inglesi in missione segreta. In altri termini, l’Italia bruciando tutti con l’invio delle casse “umanitarie” piene di mitra e fucili, pensava di poter mantenere la supremazia.

Articolo preso da: http://www.giornalettismo.com/archives/132127/i-servizi-segreti-italiani-hanno-dato-armi-ai-ribelli-anti-gheddafi/2/

e da: http://marionessuno.blogspot.it/2012/07/i-servizi-segreti-italiani-hanno-dato.html