SOROS: “APRIAMO LE PORTE AGLI IMMIGRATI”

[ 30 ottobre ]

Non c’è bisogno di spendere molte parole per spiegare chi sia George Soros (nella foto)  —uno dei più grandi e spiatati pescecani della finanza globale. Niente di sorprendente che egli, finanziato il golpe in Ucraina, sostenga non solo la Merkel (e la guida tedesca della Ue) ma pure il governo Renzi, e che abbia confermato questo appoggio incontrandolo a New York il 27 settembre scorso.

Consigliamo la lettura di questa intervista che ha rilasciato a Federico Fubini e pubblicata dal Corriere della Sera del 26 settembre. Tra le altre cose espone che meglio non si potrebbe le opinioni dell’aristocrazia finanziaria globalista sulla vicenda dell’immigrazione.

Domanda: Vede una concorrenza fra Paesi europei, quali riescono ad attrarre gli stranieri più qualificati?
«Certamente sì. I siriani che arrivano in Europa tendono a essere istruiti e rappresentano una fonte molto qualificata di lavoro per il futuro. Il perché è ovvio, se ci si riflette: per affrontare il viaggio fino alla Germania questi rifugiati hanno bisogno di un bel po’ di denaro. Ciò significa che è la crema della società siriana che attualmente sta affluendo in Germania. E la Germania è interessatissima ad accoglierli».
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George Soros:  «Il futuro dell’Ue si decide sui migranti: investire nell’accoglienza può dare grandi frutti»

Dopo gli choc di questi anni, lei crede davvero che l’area euro stia tornando a una crescita solida?
«L’economia europea in effetti sta migliorando, se la ripresa non verrà danneggiata da nuovi episodi di instabilità finanziaria come quelli delle ultime settimane. La mia impressione – dice Soros – è che alla politica monetaria delle banche centrali venga chiesto troppo, più di quanto possa dare. Ci sarebbe bisogno di una politica di bilancio che incoraggi la crescita, eppure questo è esattamente quello che manca».
Vuole dire che i governi dell’area euro dovrebbero gestire i conti con un approccio più espansivo?
«Sì, serve una politica di bilancio espansiva, che sostenga la ripresa. Del resto la soluzione alla crisi migratoria, e persino la soluzione alla crisi ucraina e alla minaccia rappresentata dalla Russia, richiedono che l’Europa faccia degli investimenti seri. Darebbero grandi frutti: accogliere i migranti e i rifugiati e impegnarsi nel garantire loro una sistemazione produrrebbe un effetto molto positivo per l’economia europea. Ma tutto questo implica uno stimolo di bilancio».
Crede che anche l’Italia questa volta riuscirà a partecipare alla ripresa dell’area euro?
«Sinceramente, per le prospettive dell’Italia ho buone speranze. Matteo Renzi è riuscito a introdurre dei cambiamenti importanti nel mercato del lavoro. Adesso sta affrontando il problema dei crediti incagliati e delle sofferenze nei bilanci delle banche, e dopo questo passaggio l’economia italiana potrebbe in realtà crescere più in fretta del resto d’Europa».
Perché dà tanta importanza alla crisi migratoria per la crescita economica?
«In negativo, perché la crisi migratoria minaccia di distruggere l’Unione Europea. Non dimentichiamo che la Ue sta vivendo varie crisi allo stesso tempo e questa è solo una di esse. La Grecia, la guerra in Ucraina, il rischio di uscita della Gran Bretagna dall’Unione e la stessa crisi dell’area euro sono le altre. Angela Merkel ha dimostrato di essere una vera statista, perché ha capito quanto sia critica la questione migratoria. Senza una politica realmente europea su questo fronte, il fatto che ogni Paese si muove per proprio conto potrebbe distruggere l’Unione. Di certo ha già distrutto Schengen, l’accordo sulla libertà di movimento delle persone. E il mercato unico sulla libertà delle merci attraverso le frontiere europee può essere la prossima vittima».
Crede che la soluzione sia un sistema vincolante di quote che distribuisca migranti e rifugiati nei vari Paesi?
«Dobbiamo arrivare a creare una organizzazione europea che cooperi con i vari Stati disposti ad accettare i rifugiati. I dettagli dipenderanno dalla volontà e dalla capacità dei singoli Paesi di assorbire nuovi arrivi. È evidente che quella della Germania è superiore a quelle di Grecia o Ungheria. Ma questa capacità di assorbimento bisogna anche svilupparla. Oggi l’agitarsi più vuoto e inutile mi pare sia in Francia e in Gran Bretagna: per entrambe la capacità di accogliere risulta molto sotto a quanto dovrebbe essere. Anche solo per ragioni demografiche, l’Europa ha bisogno di un milione di nuovi arrivi ogni anno. E i Paesi che ne accoglieranno di più, sono quelli che cresceranno di più in futuro».
Vede una concorrenza fra Paesi europei, quali riescono ad attrarre gli stranieri più qualificati?
«Certamente sì. I siriani che arrivano in Europa tendono a essere istruiti e rappresentano una fonte molto qualificata di lavoro per il futuro. Il perché è ovvio, se ci si riflette: per affrontare il viaggio fino alla Germania questi rifugiati hanno bisogno di un bel po’ di denaro. Ciò significa che è la crema della società siriana che attualmente sta affluendo in Germania. E la Germania è interessatissima ad accoglierli».
Intanto la Grecia è travolta dagli sbarchi. Ritiene almeno che il suo futuro nell’euro sia assicurato?
«Purtroppo il problema greco non è risolto, perché quel Paese ha dovuto accettare condizioni che gli sono state imposte. Non le ha scelte. C’è un atteggiamento ostile in Grecia di fronte all’idea di realizzare davvero quei piani, dunque questa è una ferita che continuerà a infettarsi e a assorbire un sacco di risorse. Molte più di quanto sarebbe giusto».
Cosa intende dire, che la Grecia non va più finanziata?
«Dico solo che l’ammontare speso per la Grecia è almeno dieci volte più vasto di quello speso per l’Ucraina, un Paese che non chiede altro che di avanzare nelle riforme. È un paradosso. C’è un Paese che vuole essere un alleato dell’Europa, ma viene trascurato. E c’è un altro Paese che è un suddito riluttante dell’Europa e riceve francamente, decisamente, troppo».
Suggerisce di spostare risorse e attenzione all’Ucraina?
«Purtroppo gli europei sono stati molto miopi. La nuova Ucraina nata con la rivoluzione di piazza Maidan sarebbe una grande risorsa per l’Europa, investirvi varrebbe veramente la pena. Ma ciò non viene capito e questa totale incomprensione sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dell’Ucraina, il migliore alleato dell’Europa di fronte alla pressione della Russia putiniana».

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Libia 2015: il caso Salah al-Maskhout, quando l’Italia è vittima della disinformazione.

26/09/2015

James_Wheeler_False_Twitter“Sono vivo!”. Sono queste le prime parole che Salah al-Maskhout avrebbe rilasciato al sito Migrant Report al termine di una giornata nella quale media libici, internazionali e social media avevavo riportato la sua uccisione ad opera di un commando. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione precedentemente fornita da Libya Herald, “avrebbe bloccato nei pressi del Tripoli Medical Center la vettura sulla quale Al-Maskhout viaggiava, uccidendo lui e gli uomini della sua scorta”.

Media libici: una storia falsa?

Secondo il sito libico Akhbar Libya 24, che cita fonti ben informate, “quella dell’omicidio di Al-Maskhout è una storia falsa, senza alcun fondamento, inventata ad hoc da alcuni siti informativi con lo scopo di seminare discordia nella regione occidentale della Libia”.

La ricostruzione iniziale pubblicata da Libya Herald è stata alimentata da alcuni tweet pubblicati sul profilo di James Wheeler, molto attivo sulla Libia, secondo i quali “un commando italiano ha ucciso Salah al-Maskhout, un trafficante di esseri umani di Zwara, insieme a metà della sua scorta”.

Successivamente James Wheeler smentirà quanto scritto in precedenza, sostenendo peraltro che le immagini da lui pubblicate sono relative a un precedente incidente accaduto nei pressi di una stazione di carburante di Zwarah.

È stata poi la volta del quotidiano inglese The Guardian che ha richiamato l’attenzione dei lettori sul coinvolgimento dell’Italia negli eventi, riportando che “il Governo italiano ha confermato la morte di Salah Al-Maskhout”. Al riguardo, tuttavia, il portavoce del Ministro della Difesa italiano, Andrea Armaro, intervistato dal sito Migrant Report, aveva già dichiarato che “non abbiamo nulla a che fare con questa storia, quindi non possiamo confermare, ne smentire”.

Stazione_Carburante_TripoliNessuna dichiarazione del Presidente del General National Congress di Tripoli.

Alcuni profili Facebook libici hanno diffuso alcune frasi di accusa nei confornti delle “Forze Speciali italiane”, attribuite al Presidente del General National Congress Nouri Abu Sahmein. Nouri Abu Sahmein non ha mai rilasciato tali dichiarazioni e i contenuti sono risultati essere falsi.

Le immagini diffuse dai social media sono relative a un altro evento.

Per Akhbar Libya 24 “le immagini dell’incendio (quelle diffuse da James Wheeler e indicate come la scena dello scontro), riprese dalla maggior parte dei siti informativi, si trovavano già sulla pagina Facebook del Centro Mediatico di Zwarah molto prima della diffusione delle voci sull’uccisione di Al-Maskhout”. Il sito aggiunge che “numerosi testimoni oculari dell’area di Al-Farnaj, a Tripoli, hanno smentito qualsiasi scontro armato o incendio nell’area in cui sarebbe stato assassinato Al-Maskhut assieme ai suoi otto accompagnatori, aggiungendo che in quelle ore nell’area regnava una calma assoluta”.

Conclusioni.

Afrigatenews, Libya Herald, Akhbar Libya 24, Migrant Report e l’account Twitter di James Wheeler hanno dapprima alimentato, con diverse modalità, la tesi del blitz militare contro Salah Al-Maskhout, attribuendolo alle Forze Speciali italiane; successivamente smentito molti dei contenuti diffusi nell’arco della giornata arrivando, come nel caso di Afrigatenews e Libya Herald, a “scusarsi con Salah al-Maskhout“. Mentre Akhbar Libya 24 ha addirittura riportato che “non ci sarebbe stato alcun blitz militare”.

Iniziative mediatiche che negli ambienti di Tobruk e Tripoli favorevoli a un accordo tra il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale e General National Congress, vengono interpretate come un tentativo di sabotare il ruolo diplomatico dell’Italia nell’ambito delle attività promosse dalle Nazioni Unite per ottenere una riconciliazione nazionale difficile, ma non impossibile.

In serata il sito libico The Libyan Observer, noto per essere vicino alle posizioni del General National Congress di Tripoli, citando fonti riconducibili alle forze “Alba della Libia”, oltre a smentire la notizia della morte di Salah al-Maskhout, ha riportato che “sono stati i media dell’operazione “Dignità” (guidata da Haftar) a diffondere voci circa un coinvolgimento delle Forze Speciali italiane nell’azione. Il Governo italiano ha smentito”.

Preso da: http://www.cosmonitor.com/site/2015/09/26/libia-salah-al-maskhout-quando-litalia-e-vittima-della-disinformazione/#

2015: ONG europea in Turchia distribuisce manuali a chi vuole immigrare clandestinamente

Su una spiaggia nell’isola greca di Lesbo, giornalisti del canale televisivo Sky News hanno scoperto un piccolo vademecum distribuito ai candidati per l’immigrazione clandestina con suggerimenti, mappe, numeri di telefono e consigli per attraversare illegalmente l’Europa.
Questo manuale distribuito dalla ONG w2eu (“Welcome to Europe” – Benvenuti in Europa) era stato dimenticato da un clandestino tra giubbotti abbandonati e gommoni perforati. In copertina, un giovane uomo su una spiaggia al tramonto, rivolto verso il mare, con i piedi vicino ai remi della barca che servirà per fare la traversata.

La guida, scritta in arabo, contiene i numeri di telefono delle organizzazioni che possono aiutarli nel loro viaggio clandestino, come la Croce Rossa e l’UNHCR. Contiene anche una scheda con le solite spiagge di arrivo piene di imbarcazioni illegali. Sul retro della guida sono rappresentate fotografie di soleggiate isole greche, il porto Mitilene, Lesbo, e un uomo sorridente con la didascalia: “Quando sono arrivato a Mitilene, ho capito che non ero più un bambino. ”

Il giornalista di canale Sky News è riuscito a parlare con un volontario di w2eu, il quale ha spiegato che la sua organizzazione stava distribuendo queste guide gratuitamente in Turchia. Tra i numeri di telefono forniti, un servizio di assistenza 24h / 24 in caso di problemi in mare al quale risponde un volontario che poi si occupa di chiamare la guardia costiera greca affinché vada a prelevarli. Sonia ,la volontaria che il canale Sky News ha contattato, lavora per questo numero verde dall’ Austria dove vive. Parla l’arabo. Spiega che la sua organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e Nord Africa. Il server del sito web della ONG si trova in Germania.

W2eu sul sito, dice “Diamo il benvenuto a tutti i viaggiatori che hanno intrapreso questo difficile percorso e auguriamo a tutti un buon viaggio, perché la libertà di movimento è un diritto di tutti! “(Sic).

La rete Internet che w2eu dirige è stata finanziata dalla Fondazione Open Society di George Soros, un miliardario ungherese di origine ebraica che, tra gli altri progetti, ha anche il rovesciamento Viktor Orbán nel suo paese d’origine.

Per quanto riguarda questa guida, non ho trovato niente che andasse oltre la semplice accusa, anche se vediamo che le fondazioni di George Soros appaiono nella stessa nebulosa di organizzazioni internazionaliste immigrationniste che favoriscono la rimozione delle frontiere esterne dell’Unione europea e danno consigli alle persone che vogliono arrivare in Europa, legalmente o illegalmente.

Tratto da Thankyou Oriana

Nota:

Solo al teleutente italiano  possono far credere che migliaia o perfino decine di migliaia di persone decidano tutti nello stesso momento di muoversi  “spontaneamente” ,  di prendere le proprie cose, “armi e bagagli” e partire per un viaggio verso la meta europea.

-Solo ai plaudenti elettori di Renzi e del PD si può far credere  che migliaia o decine di migliaia di persone non siano organizzate, scaglionate e prima ancora preavvisate  di quando partire.

-Soltanto ai lettori di Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ed il Fatto,   possono far credere che le autorità dello Stato di partenza (la Turchia di Erdogan) siano all’oscuro di tutto  e non siano invece proprio quelle che organizzano l’esodo.

-Solo al teleutente possono nascondere che ci sono accordi bilaterali da decenni tra gli Stati.

-Solo agli estimatori  della Boldrini, della Bonino e di Vendola  si  può  far credere che gli Stati che dovrebbero accogliere i migranti, a loro volta, non sappiano nulla e non abbiano ricevuto precise “direttive”.

-Solo al teleutente dei canali RAI e Mediaset si può far credere che quegli Stati non possano far nulla, e anche con largo anticipo, se solo lo volessero, per fermare o limitare a quanto voluto l’immigrazione.

-Solo al pubblico beota  infine si può far credere che le stesse persone intenzionate ad emigrare si muovano, spendano soldi e affrontino viaggi lunghi e disagevoli, senza aver avuto prima una garanzia  di poter essere accolte nei paesi di destinazione.

-Solo il teleutente italiano può credere alla narrazione dei mezzobusti delle reti TV dell’improvvisa “ondata”, e non  capire invece che tale ondata  è la conseguenza precisa e voluta di un altrettanto precisa volontà poòlitica sovranazionale.

Soltanto gli imbecilli non hanno ancora compreso che tutto il fenomeno è stato attentamente pianificato dalle centrali di potere mondialiste per destabilizzare il sistema sociale dei paesi europei.

Nella foto sopra: ondata di profughi arrivata sull’isola greca di Lesbo

Preso da: http://www.controinformazione.info/ong-europea-in-turchia-distribuisce-manuali-a-chi-vuole-immigrare-clandestinamente/

Stone sulla crisi dei rifugiati: “Ricordarsi chi ha destabilizzato il Medio Oriente”

NEW YORK – “Chi ha destabilizzato la Libia? Chi ha creato questo caos, forzando molti a partire verso Paesi come l’Italia? L’Italia era coinvolta nei bombardamenti? Era a favore dell’intervento militare? Sì? Allora ne sta raccogliendo i frutti, ma chi era al comando di questa linea?”: per Oliver Stone, tre volte premio Oscar per la regia di Platoon e Nato il quattro luglio e per la sceneggiatura non originale di Fuga di mezzanotte, non bisogna dimenticare le radici della crisi del rifugiati al centro del dibattito internazionale.
“Non vedo una fine a questo problema: abbiamo destabilizzato così tanti Paesi nel Medio Oriente che saremo inondati: toccherà prima all’Europa e se gli Stati Uniti fossero più generosi ospiterebbero un milione di rifugiati, ma non credo succederà”.

Il regista Oliver Stone e il presidente dell'associazione dei corrispondenti Onu, Giampaolo Pioli

Il regista Oliver Stone e il presidente dell’associazione dei corrispondenti Onu, Giampaolo Pioli

Nella conferenza stampa organizzata dall’associazione dei corrispondenti all’Onu e ospitata nel palazzo di Vetro, Stone, che nella sua carriera ha portato sul grande schermo temi caldi della politica americana – dalla guerra in Vietnam (a cui ha partecipato preso parte da ragazzo, “sono tornato disorientato”) ad alcuni presidenti USA, ma anche Wall street – è affiancato da Peter Kuznick. Col professore di storia presso l’American University e direttore dell’Istituto di studi nucleari, il regista ha realizzato a quattro mani il libro The Untold History of the United States e il documentario da 12 episodi che lo ha ispirato.
Per Kuznick, la crisi in Siria è fortemente legata oltre che al bombardamento, alla siccità che colpì il paese nel 2006, distruggendo l’agricoltura siriana, facendo perdere al 67% degli agricoltori i propri raccolti e portando le persone a trasferirsi nei centri urbani. “La città in cui è cominciata la rivolta era, infatti, quella maggiormente colpita da tutto questo flusso di migranti”, ha sottolineato il professore, secondo cui il cambiamento climatico potrebbe aprire ad altri fenomeni migratori: “bisogna fare qualcosa di serio per contrastare il cambiamento climatico: siamo di fronte a un problema reale che ci riguarda come specie, e questo è un altro motivo per occorre agire insieme a livello di Nazioni Unite o di altre organizzazioni”.

Professor

Professor Kuznick and UN correspondent Joe Lauria

Parlando con Onuitalia, aggiunge: “C’è bisogno che gli Stati Uniti e la Russia si incontrino e parlino, soprattutto della Siria. —– La brutalità di Assad in risposta alla rivolta è imperdonabile”, —- devi per forza parlare male di Assad, altrimenti non ti fanno parlare………….  ma la sostituzione con un governo di coalizione, che il professore auspica, in linea con altri analisti internazionali, “è un processo graduale” che dovrebbe avvenire “attraverso le negoziazioni, non con bombardamenti da parte americana, saudita o turca, o supportando gli estremisti. Passa attraverso gli Stati Uniti e la Russia che si siedono a tavolino, insieme alla Cina”. Il 28 settembre Barack Obama aprirà, con il Brasile, il dibattito annuale dell’Assemblea Generale. A seguire, prenderanno la parola dopo di lui – oltre all’iraniano Hassan Rouhani, al francese François Hollande e al cubano Raul Castro, il leader cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladmir Putin che torna all’Onu dopo dieci anni. “Auspicherei un incontro prima dell’Assemblea Generale, ma non mi aspetto che succederà”, ha dichiarato Kuznick. (AS, 16 Settembre 2015)

Preso da:http://www.onuitalia.com/2015/09/17/stone-sulla-crisi-dei-rifugiati-ricordarsi-chi-ha-destabilizzato-il-medio-oriente/

La deportazione selettiva dei popoli

Inviato da Redazione il 7/9/2015 19:00:00 (12808 letture)

Una interessante analisi di Alberto Bagnai sull’improvviso “voltafaccia” della Merkel rispetto ai migranti, e sull’uso storico delle grandi crisi (in questo caso, quella migratoria) come strumento per influenzare l’opinione pubblica e per condizionare le scelte di intere nazioni. Bagnai affronta inoltre il caso dell’Ungheria, dove Bruxelles non può esercitare il suo potere ricattatorio, in quanto nazione con moneta propria, e la contraddizione del supernazionalismo (europeista) che vorrebbe superare ogni nazionalismo.

Il documento dell’ONU che teorizza la MIGRAZIONE SOSTITUTIVA dei popoli. In Italia anche 150 milioni entro il 2050.

di Claudio Messora

Mentre Angela Merkel apre le frontiere a decine di migliaia di rifugiati e i giornali celebrano la Germania e l’Unione Europea come un esempio di accoglienza (riequilibrando in parte la caduta di immagine avvenuta in conseguenza della crisi greca e delle logiche di austerity), spunta il rapporto delle Nazioni Unite che teorizza la necessità di avvalersi della migrazione sostitutiva della popolazione. […]

Risale all’inizio degli anni 2000 e sostiene che nei successivi 50 anni le popolazioni di ogni stato europeo, così come il Giappone, subiranno un drastico declino e il conseguente invecchiamento. La sfida, come viene definita, è dunque quella di ridefinire le politiche di immigrazione internazionale. Il rapporto, per quanto riguarda l’Europa, si concentra su Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

Come fronteggiare la necessità di garantire le pensioni e i servizi sanitari per una popolazione sempre più vecchia? Semplice, come si sostiene nelle conclusioni, è necessario intervenire sull’età pensionabile (remember Fornero?) e adottare politiche di immigrazione internazionale per provvedere a una progressiva sostituzione dei popoli europei, che garantisca l’integrazione di un largo numero di migranti e dei loro discendenti.

Tra gli scenari previsti per l’Italia, l’ingresso di 2,2 milioni di migranti all’anno, per raggiungere una popolazione di 194 milioni di persone entro il 2050, di cui il 79% sarebbe costituito da migranti arrivati dopo il 1995 e dai loro discendenti. Oltre 150 milioni di nuovi italiani.

Alla luce di queste strategie, acquisisce nuove interpretazioni la diffusione enorme che ha avuto la foto del bimbo morto sulla spiaggia, che ha commosso il mondo ma che, dal punto di vista della comunicazione, è emersa in maniera esponenziale rispetto alle migliaia di foto analoghe che quotidianamente mostrano piccoli esseri umani la cui vita è stata strappata in conseguenza di guerre, calamità naturali, terrorismo e violenze di ogni genere, spesso con la complicità dell’occidente e nel silenzio dei media. La dinamica del frame nel mondo dell’informazione può aiutarvi a comprendere.

Fonte Byoblu

[Grazie all’utente Marzo per la segnalazione].

Europol: un esercito di 30mila trafficanti dietro l’immigrazione in Europa

Aggiunto da Francesco Meneguzzo il 6 settembre 2015.

Palermo, 6 set – Come tutte le mafie, che nascono e prosperano nelle fasi di crescita di un’economia, quando le autorità statali sono assenti, distratte o conniventi, anche quella legata al traffico immigratorio illegale ha conosciuto una straordinaria espansione in questi ultimi pochi anni.
Secondo Robert Crepinko, direttore di Europol, l’agenzia Ue finalizzata alla lotta al crimine, si tratta di un vero e proprio esercito di almeno 30mila affiliati, delle più varie nazionalità sia europee sia soprattutto nord-africane e medio-orientali, in grado di comprendere e parlare praticamente tutte le lingue dei presunti profughi, che gestiscono e organizzano gli spostamenti di massa dai luoghi di origine fino alla destinazione comunque europea.


Europol, insieme alla nuova missione navale Ue “EUNavfor Med” – sulla cui efficacia dati i precedenti di Mare Nostrum e di Triton ci sarà lecito dubitare, collabora da una base in Sicilia per identificare e smantellare queste reti di trafficanti, in attesa dell’apertura di una nuova base nel Pireo, in Grecia, finalizzata sul flusso dalla Turchia.
In quanto alla ripartizione dei trafficanti di esseri umani che potrebbero non essere così isolati nella loro criminale attività, 3mila dei 30mila sospetti si occupano della gestione della via marittima del Mediterraneo centrale, mentre il resto opera sulla rotta dei Balcani occidentali che, attraverso l’Ungheria, ha come destinazione finale la Germania, l’Austria e i paesi del nord Europa, o in quelle che attraversano l’Asia e l’Africa.
A rincarare la dose ci pensa Frontex, l’agenzia Ue di controllo delle frontiere, secondo la quale – per bocca della portavoce Izabella Cooper, il traffico di immigrati irregolari, incluso quelli destinati a finire sul mercato del sesso in Europa, “è probabilmente il più redditizio che ci sia”, cioè superiore a quello del contrabbando di armi e droga.
I mercanti di uomini e di morte, che a quanto pare contribuiscono così tanto all’accelerazione di un fenomeno tra i più distruttivi per la stessa identità europea, si servirebbero di tutti gli strumenti più moderno per pubblicizzare i propri servizi, dalla logistica alle tariffe e fino alla fornitura di documenti falsi, probabilmente alla base dell’impennata del numero di presunti siriani.
Una rete, quella dei trafficanti, che, una volta consegnati gli immigrati a destinazione, trova terreno fertile, almeno in Italia, nella corrispondente rete dell’accoglienza, amplificando a dismisura il business attraverso le diarie concesse a tutti i livelli, da quello europeo a quelli nazionali e regionali, in ragione del numero dei richiedenti asilo ospitati nelle migliaia di strutture create o riconvertite per questo scopo. Un secondo livello mafioso-affaristico cui l’autorevolissima fonte impersonata da Salvatore Buzzi ebbe ad attribuire – non a caso – una redditività superiore a quella del traffico di droga.
Francesco Meneguzzo

Preso da: http://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/europol-un-esercito-di-30mila-trafficanti-dietro-limmigrazione-europa-30089/

La Libia è ormai più contaminata del Giappone,grazie al premio Nobel per la pace Obama. Non c’è più futuro.

La Libia è ormai più contaminata del Giappone,grazie al premio Nobel per la pace Obama. Non c’è più futuro. Il giallo del falsi lavoratori immigrati e le ipocrisie degli italiani pronti a distruggere il Paese pur di sconfiggere Berlusconi  FERMIAMO LE CARRETTE DEL MARE

marzo 28, 2011 Inserito da agostino gaeta
Il Presidente della Repubblica a proposito degli immigrati lancia la linea politica: nessuna risoluzione sbrigativa,dice. Noi,comuni mortali ci siamo chiesti cosa volesse dire Napolitano e tutto in Italia sembra muoversi nella direzione di creare ancora problemi alla maggioranza ed al Governo. Come dire:la situazione si fa sempre più esplosiva e quasi dobbiamo attendere il fattaccio di cronaca per minare la credibilità di Berlusconi. Questi italiani non vogliono bene all’Italia,perché mentre tutti gli altri governi europei e non si muovono a tutela dell’interesse nazionale sopra ogni cosa,qui in Italia ci si muove in funzione di danneggiare sempre di più l’immagine del Premier, costi quel che costi. Ed allora,la Lega che avrebbe dovuto far valere le ragioni più popolari,perché più vicina storicamente alle istanze dei suoi elettori, è costretta a romanizzarsi,snaturando quel binomio Bossi-Berlusconi di fatto anti-politici per idee,poco statalisti e decisamente pragmatici.

L’allineamento al politichese dalemiano ed all’opportunismo finiano è il vero deterrente sociale di questo momento,perché Lega e Pdl hanno troppo timore di governare fuori dagli schemi che stanno ponendo PD e Presidenza della Repubblica.

Se dobbiamo passare per razzisti e rispedire al mittente profughi e clandestini,inutile stare a ciurlare nel manico ed alimentare quella politica che invade la quotidianità di una popolazione. La Francia ha messo il blocco alle frontiere, Malta spara addosso alle imbarcazioni. Certo,è un’esagerazione, ma davvero il nostri Paese non è nelle condizioni sociali,economiche e politiche tali da poter accogliere tutti quelli che decidono di venire in Italia. A fare che? Dove li mettiamo? Cosa faranno se non attivare forme di parassitismo che ci costeranno caro,come se già non abbiamo un grosso problema di lavoro in Italia. Eppoi smettiamola con questa contraddizione. Da una parte ce la menano sul fenomeno dilagante della disoccupazione che avrebbe raggiunto livelli di guardia,dall’altra gli stessi dichiarano che grazie agli extracomunitari siamo in grado di mandare avanti il lavoro di manovalanza. Scusate,ma c’è qualcosa che non è chiaro. Vale a dire che in Italia il lavoro non manca ed i disoccupati rifiutano di fare quello che fanno, nord africani,albanesi, indiani e cose simili. Follia. Se fosse davvero così ci sarebbe di che incazzarsi ed anche di brutto, perché sarebbe assurdo che si rinunci a lavorare, perché meglio non mangiare che lavorare la terra o fare le badanti. La storia forse è diversa. Forse si è troppo impegnati a voler dare addosso all’untore per accorgersi che dietro il lavoro offerto agli stranieri ci sono organizzazioni e lobby che hanno messo in campo un traffico di clandestini organizzati, con la complicità di proprietari terrieri.

Pagano cinque o sei mila euro gli indiani per una falsa assunzione. Soldi che si dividono i capi delle organizzazioni ed i proprietari. Basterebbe andare a guardare all’INPS,imprese del settore che come per incanto risultano strapiene di manodopera. Tutti assunti,ma nessuno di questi è mai passato dall’azienda. Sei mesi, un anno a libro paga,poi licenziati e sotto i freschi. Centinaia di milioni di euro guadagnati e buste paga false con una sottrazione incredibile di tasse che finiscono nel pagamenti di falsi stipendi. Intanto quei presunti lavoratori chissà dove sono andati a finire. Nessuna indagine seria su un fenomeno devastante che altera perfino i dati dell’occupazione reale.

Ed allora meno ciance. Mostriamo la serietà e la compattezza di uno Stato serio che non si fa prendere per i fondelli,né dagli extracomunitari, né dai contadini furbi alla Misseri, né da false teologie della solidarietà.

Mandiamo a casa i clandestini e blocchiamo in mare ogni tentativo di approccio alle nostre coste, anziché giocare a fare la guerra a Gheddafi. Tanto ci pensa la Francia. Ormai non è più neppure conveniente difendere delle posizioni strategiche di interessi petroliferi. La Libia è contaminata. Nei prossimi anni sarà un inferno,perché i falsi apostoli dell’umanità come Obama e Sarkò,hanno scaricato addosso ai libici, una tale quantità di Uranio impoverito la cui radioattività ha superato quella del Giappone. Tra qualche anno quella popolazione dovrà lottare contro malattie tumorali di massa,grazie alle bombe intelligenti che il premio Nobel per la pace Obama,sta sperimentando in Libia. Che provvedano America e Francia ad assumersi le responsabilità morali di un prossimo non lontano genocidio.

Gli Italiani vanno difesi da questa invasione che è una barbarie quando migliaia e migliaia di uomini senza patria e con evidenti disagi,devono trovare rifugio senza nessuna possibilità reale di poterli organizzare. Dove li mettiamo se l’Europa ha fatto intendere che non ha nessuna intenzione di affrontare il problema. Che sarà di certo un problema da dimensioni bibliche se l’intero Nord Africa ha le stesse identiche problematiche dei tunisini,degli eritrei e di tutti gli altri.

Non c’è una possibilità reale di poter affrontare l’onda lunga della falsa conquista democratica di Popoli oppressi. Quei Popoli prima di poter passare ad una civiltà occidentale,dovranno liberarsi di milioni di degenerati cronici che non hanno nessuna necessità di civiltà.

Preso da:

http://controcorrente.name/?p=902

Servizi segreti austriaci: Usa e Soros finanziano l’invasione dell’Europa

Vienna, 24 ago – Il periodico austriaco InfoDirekt, notoriamente vicino alle forze armate, sarebbe venuto a conoscenza di un rapporto interno dello Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna) secondo cui, in base alle informazioni di un anonimo insider, organizzazioni non governative statunitensi finanzierebbero il traffico di immigrati illegali verso l’Europa, con specifico riferimento alla via del Mediterraneo centrale, quella che porta dalle coste libiche all’Italia meridionale.

Secondo l’articolo pubblicato alcuni giorni fa da InfoDirekt, i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media: “I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa”, sarebbe scritto nel rapporto. Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzazioni di trafficanti, mentre gli aspiranti immigrati sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo conosce questi dati da tempo ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.

Da parte dei servizi, tuttavia, “si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a gran parte dei costi dei trafficanti”. Sarebbero “le stesse organizzazioni che, con il loro lavoro incendiario, hanno gettato nel caos l’Ucraina un anno fa”, con una chiara allusione alle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, creazioni ed emanazioni del Dipartimento di Stato o direttamente dello speculatore e presunto filantropo Georges Soros come Human Rights Watch.

L’articolo termina con un appello “a giornalisti, funzionari di polizia e di intelligence” perché “partecipino attivamente nella ricerca di dati a sostegno delle accuse qui espresse. L’attuale situazione è estremamente pericolosa e il lavoro informativo può prevenire l’intensificarsi della crisi”.

Perché i neocon e le élite americane, dalle quali ci mettevano in guardia pochi giorni fa alcuni grandi politici della vecchia guardia d’oltreoceano, sarebbero tanto interessate al caos immigratorio in terra europea?

In un successivo articolo, lo stesso giornale austriaco rivelava che “anche in Austria c’è il Business dei profughi”, a tutto vantaggio di società riconducibili alla Barclays Bank, potentissima multinazionale finanziaria nota anche come “la corazzata dei Rothschild”, confermando quindi quanto riportato pochi giorni fa su queste colonne. Aggiungendo che i Rothschild non disdegnano alcun affare, tra cui quello degli immigrati da “accogliere” e curare con denaro pubblico.

Un business che, se nel 2014 ha potuto contare ancora su cifre tutto sommato marginali (si fa per dire: quasi 300mila presunti profughi in Europa), il più potente clan finanziario del mondo prevede soggetto a una crescita esponenziale: proprio il tipo di esplosivo aumento che, con molto disagio e un po’ di ingenua incredulità, ci siamo accorti aver intrapreso da un paio d’anni a questa parte tanto che, come riportato su questo giornale, agli 800mila ingressi di quest’anno ne potrebbero succedere ben due milioni nel 2016. Cioè, quasi dieci volte di più rispetto al 2014.

Il business diretto, quindi, come prima ragione dell’accanimento dei neocon e delle élite americane a favore dell’immigrazione clandestina nel vecchio continente.
Un’ulteriore ragione può individuarsi poi nell’analisi del controverso ma talora ben informato intellettuale francese Thierry Meyssan, presidente-fondatore della Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace, pubblicata alcuni mesi fa.

Secondo Meyssan, le migrazioni di massa verso la Ue non è la conseguenza accidentale dei conflitti nel Medio Oriente allargato e in Africa, ma un obiettivo strategico degli Stati Uniti.

Meyssan chiamava la strategia Usa “la teoria del Caos”, attribuendola a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa: “Il principio di questa dottrina strategica può essere così riassunto: il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un Paese sul lungo periodo non è occuparlo, ma distruggere lo Stato. Senza Stato, niente esercito. Senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta. Da quel momento, l’obiettivo strategico delle forze armate USA e dell’alleanza che esse guidano, la NATO, consiste esclusivamente nel distruggere Stati. Ciò che accade alle popolazioni coinvolte non è un problema di Washington”.

E ancora: “Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono [state] soltanto un problema umanitario, continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della Ue (…) non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo)”.

Dissanguati – anche per propria inettitudine e tabù morali – dai costi dell’assistenza alle masse di clandestini, eventualmente impantanati fino al collo nelle paludi del caos della Libia, della Siria e – dio non voglia – dell’Ucraina, a un livello di intervento militare per il quale l’Europa difficilmente potrà trovarsi preparata, non rimarrà altro che implorare l’aiuto di Washington (accettandone le condizioni a partire dal Ttip) e rinunciare per sempre – se non l’abbiamo già fatto – a politiche di alleanze più naturali e diversificate. In altre parole, alla sovranità.

Francesco Meneguzzo

P.S. Grazie alla segnalazione di Fabio Varesi che cito di seguito:

“ECCO LA PROVA VIDEO CHE QUALCUNO IN LIBIA PAGA GLI SCAFISTI PERCHE’ I MIGRANTI NON POSSONO PERMETTERSELO!!

Ecco un video de la 7 che riprende un intervista ad un direttore di un carcere llibico! Egli afferma che i migranti una volta scarcerati, (badate bene senza piu’ soldi perche gli sono stati rubati dalla polizia Libica, come si vede dalle dalla dichiarazione di un detenuto) vengono presi dagli scafisti e costretti ad imbarcarsi…ora secondo logica , come mai gli scafisti dovrebbero mandare gratis sui barconi , degli ex detenuti , senza ormai nessun soldo a disposizione, e percio’ non potendo pagare nulla agli scafisti setessi??

E ALLORA CHI PAGA??

E ALLORA IO MI CHIEDO..I NS SERVIZI SEGRETI NON SANNO TUTTO CIO’????

E CHI SAREBBE IL NS PRIMO NEMICO, CHE VUOLE FARCI INVADERE??“

Originale con video: http://unaliraperlitalia.altervista.org/blog/2015/08/28/servizi-segreti-austriaci-usa-e-soros-finanziano-linvasione-delleuropa/#

Metà profughi li gestisce il Vaticano: e incassa (da contribuenti) 127.750.000 euro

12 agosto 2015

Come mai, il Vaticano e il suo braccino mediatico Avvenire (tra l’altro finanziato con le tasse dei contribuenti italiani) sono così ‘entusiasti’ dell’ondata di presunti profughi?

E’ tutta una questione di delirio masochista oppure nasconde anche cospicui interessi economici? Diamo un’occhiata.

Dei presunti profughi ospitati in Italia, 22 mila sono ospitati dal cosiddetto “Sistema SPRAR”, una rete di centri di accoglienza. Ovviamente sono esclusi i finti profughi ospitati negli hotel.

La realtà interessante è che di questi, ben 10 mila – quindi quasi il 50 per cento – sono gestiti attraverso la rete del Cas (Centri d’accoglienza straordinaria) da Caritas.

Significa che il Vaticano mangia circa metà della torta dell’accoglienza. L’altra metà tocca alle coop e associazioni del PD.

E si può anche fare un conto – rozzo – di quanto questa accoglienza ‘cristiana’ garantisce a Galantino e soci in termini di euro: 35 euro a clandestino, significa 350.000 euro al giorno.

In un anno, sono 127.750.000 tondi tondi. Una enormità. Tanto per dare un senso alla cifra, con 120 milioni Mondadori comprerà RCS Libri. Un fatturato da multinazionale, della falsa carità.

Ora, quando un vescovo vi dirà con l’acquolina in bocca che bisogna accogliere, sapete perché.

Vi fareste visitare ai polmoni in una clinica Marlboro?

Preso da: http://voxnews.info/2015/08/12/meta-profughi-li-gestisce-il-vaticano-e-incassa-da-contribuenti-127-750-000-euro/

Kalergi: Il cosmopolita massone alle origini dell’Unione Europea

di Mario Cecere

E’ apparso a febbraio di quest’anno, e già si prevede l’uscita di una nuova edizione arricchita, l’interessante saggio sul “Piano Kalergi” di Matteo Simonetti, insegnante di storia e filosofia e pianista, autore di libri di argomento politico e filosofico.

Il testo in questione, La verità sul Piano Kalergi, (Edizioni Radio Spada, Milano) è il primo studio a ricostruire integralmente il percorso intellettuale e l’azione politica del conte Kalergi – eminenza grigia del lager eurocratico al cui nome è intitolato perfino un premio recentemente attribuito ad Angela Merkel – e ad offrire una visione d’insieme dell’ambiente in cui opera e delle finalità perseguite da un autorevole esponente della sovversione mondialista a partire da una lettura ragionata del famigerato Praktischer Idealismus, lo scritto filosofico pressoché introvabile (perché fatto sparire dalla circolazione) che racchiude il pensiero dell’attivista austro-nipponico, fondatore di Pan-Europa nonché “profeta” dell’attuale Unione Europea.

Il libro di Simonetti è un’accurata quanto spietata documentazione sulle cause dell’immigrazione selvaggia che sta letteralmente travolgendo e deturpando, per inconfessabili ragioni di logge e cosche, l’identità europea ed italiana, sulla rete di interessi che si dipana tra alta finanza, massoneria, vaticano, imperialismo anglosassone, materialismo capitalista e bolscevico, interessi oligarchici e settari. E’ proprio dall’analisi di quest’opera fondamentale, della quale vengono tradotti e commentati i passaggi chiave, che comincia la prima parte del libro.

Ereticamente_Kalergi

Richard Coudenhove-Kalergi, erede di una importante famiglia di aristocratici e diplomatici, è stato una figura politica di rilievo nella costruzione dell’attuale UE e risulta davvero oscuro il motivo della sua pressoché integrale estraneità al grande pubblico. I motivi di questa riservatezza salteranno agli occhi nel corso della lettura del libro di Simonetti che sottolinea opportunamente – e in questo consiste un pregio non minore dell’opera – le affinità rinvenibili tra la dottrina di Kalergi e le idee correnti in un’epoca particolarmente convulsa e cruciale della storia europea – l’Occidente nichilistico democratizzato e imbevuto di ideali progressistici e mercantilistici, tra utopismi tecnocratici, esaltazione del cosmopolitismo, delle “magnifiche sorti e progressive”, dello spirito “eroico” mercantile. Singolari sono, in questo senso, le letture travisate e i rimasticamenti di Nietzsche e Spengler di cui si nutre Kalergi e che risaltano in quelle divagazioni eugenetiche tra il profetico ed il prescrittivo che confermano sinistramente e crudamente l’esistenza di un progetto, maturato negli ambienti dell’aristocrazia apolide dell’usura e del denaro, di liquidazione dell’Europa da effettuarsi tramite incroci razziali con popolazioni africane ed asiatiche.

Così Kalergi: “L’uomo del futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza del futuro, negroide-euroasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità.” Il richiamo all’attualità è d’obbligo in tempi come questi, dove una scellerata politica immigrazionista, perseguita con sintomatico accanimento dalle istituzioni economiche e sovranazionali dell’UE e dalle autorità religiose di massa, oltre che dalla pletora delle cooperative, mafie e papaboys di tutte le declinazioni parlamentari, oltre a provocare inevitabili sconvolgimenti politico-sociali, costituisce l’infausta premessa – a causa della massiva sproporzione demografica tra autoctoni ed allogeni ed il lavaggio del cervello buonista e auto-colpevolizzante dei media – di quello che lo scrittore francese di sinistra Renaud Camus ha definito il Grand Remplacement, vale a dire il fenomeno storico di progressiva sostituzione etnica, culturale, religiosa di cui siamo impotenti spettatori.

verità sul piano kalergi

Quali sono i caratteri esteriori della visione del mondo che anima Kalergi e i suoi finanziatori banchieri (Simonetti ne elencherà nel corso dell’esposizione quelli più famigerati)? Il solito brodo massonico di scientismo, umanitarismo, vitalismo, razionalismo, pacifismo, progressismo e materialismo pratico in cui elementi eterocliti si sovrappongono in maniera grossolana a venature di superomismo imprenditoriale oligarchico-calvinista, il tutto nelle immancabili tinte messianico-tecnocratiche che da sempre impregnano i conati filantropici, cosmopolitici e utopistici degli uomini delle logge.

Acutamente Simonetti segnala l’affinità tra queste vedute relative ad una futura umanità eugeneticamente modificata e livellata, contraddistinta dall’efflorescente pullulare di molteplici personalità, e la Gender Theory dell’ebrea Judith Butler: “La scomparsa dei popoli (e con essi dell’anima delle nazioni) che Kalergi prevede e auspica, è un movimento di cui i popoli sono consapevoli? Che essi hanno approvato, hanno deliberato, sul quale hanno riflettuto? O è una scelta che altri hanno preso per loro? Questa estrema differenziazione degli individui, che resta comunque difficile se si ammette la scomparsa legata alle caratteristiche etnico-culturali che oggi conosciamo e ravvisiamo, in cosa consiste? Forse in un aumento delle varietà di genere che oggi si intende promuovere? Mi riferisco alla Gender Theory, per la quale saranno moltiplicati i generi umani di maschile e femminile e anche il loro particolare modo di rapportarsi tra loro. L’orientamento sessuale, combinato alla configurazione sessuale esterna, può dare origine in effetti a un’ampia gamma di possibilità, tutte legate all’individualità piuttosto che a differenze relazionali”.

Dissoluzione dei popoli, centrifuga di anime, produzione di individui dalle molteplici e cangianti personalità, flussi energetici privi di centro, forma e ‘persona’, eterodiretti dal Grande Fratello planetario e ‘coltivati’ nella placenta dolciastra del Mercato e delle Religioni della Nuova Era, che predicano opportunamente la rinuncia al ‘conflitto’ e al ‘mentale’, la fusione estatica nel ‘Tutto’ di una natura deificata e a sua volta modificata geneticamente: l’Europa figlia dei Lumi, razionalista, laica, emancipata e liberata dall’insopportabile religione cristiana dei nonni è oggi il (non) luogo di appartenenze multiple e a termine, religioni esotiche, fedi liquide, orgogli effimeri: sembra sempre più di vivere in un libro di Houellebecq.

Simonetti cita autori e tendenze dell’orientamento pansessualista e ‘deviante’ affermatosi nei vari campi dello scibile occidentale e divenuto, in qualche decennio, tracimando dalle pareti universitarie, Verità di massa sostitutiva, Verbo indiscutibile che separa il mondo in emancipate persone moderne ed urbane e sanguinari retrogradi ignoranti: dal magistero psicanalitico di Freud, affiliato alla massoneria ebraica B’nai B’rith, alle speculazioni cabalistiche di Elliot Wolfson, alle derive psicotiche della scuola “francese” esaltatrice della schizofrenia, della devianza, dell’alienazione dei vari Lacan, Derrida e Foucault – quest’ultimo insuperato guru della degenerazione liberal-libertaria di matrice sessantottina, DNA ideologico della sinistra umanitaria di dominazione.

Sarebbe interessante anche mostrare come questa nauseabonda inversione patologica dell’Occidente giudaico-cristiano, per usare i termini cari alla Fallaci, sia accostabile alla lettura filosofica e politica “di sinistra” di Nietzsche, che appunto decreta la fine della metafisica e delle grandi narrazioni per sfociare nella palude postmoderna della “fine della storia”, dove l’individuo radicale è esaltato come portatore di difference, nomadismo e pluralità – proprio quando, neutralizzato spiritualmente ed intellettualmente dai dogmi paralizzanti del Pensiero Unico, è ignobilmente schiacciato dalle tecnostrutture del Big Brother e condannato alla precarietà integrale (sociale, affettiva, esistenziale) prescritta dai Santoni in Risorse Umane e altri aruspici del Libero Mercato.

Precursore inconsapevole del pensiero nomade e profeta dell’attuale Europa, nonché razzista eugenetico fautore dell’avvento di una massa di meteci privi di volontà e carattere dominati da una casta apolide di super-ricchi, il massone Kalergi è per sovramercato un suprematista filo-ebraico figlio di diplomatico pro-sionista e di consorte ebrea. Fedele alla dottrina della doppia verità, se egli prescrive l’endogamia ai dominati, raccomanda invece la consanguineità alla razza dei dominatori “Ciò che separa principalmente gli ebrei dai cittadini medi è il fatto che siano degli individui consanguinei. La forza di carattere alleata all’acutezza spirituale, predestina l’ebreo a divenire, attraverso i suoi esponenti di spicco, il leader dell’umanità urbana, il falso o vero (!) aristocratico dello spirito, un protagonista del capitalismo come della rivoluzione”. Affermazioni, certo, alquanto imbarazzanti per un “padre” della sobria Europa delle commissioni di Bruxelles, un massone in combutta con alti prelati vaticani attraverso importanti personalità “cattoliche” come il capo di stato austriaco Ignaz Seipel.

Sulla vicenda Seipel, spiega Simonetti, “possiamo sottolineare come proprio in questo periodo assistiamo ad una convergenza tra gli ideali massonici e quelli presuntamente “cristiani”, soprattutto in senso ecumenico“. Il rilievo ci pare particolarmente arguto e intrigante e andrebbe senz’altro sviluppato, soprattutto alla luce delle attuali politiche degenerate del Vaticano diBergoglio e dei suoi livorosi vescovi fanatizzati nell’humus venefico dell’odio levantino contro Roma e l’Italia.

Secondo il padre dell’Europa, è nel comunismo sovietico che si prepara l’avvento della nuova nobiltà di sangue e spirito:“E’ qui che si eleva al rango di simbolo, l’unione tra Lenin, l’uomo della piccola nobiltà rurale e Trotsky, il letterato ebreo: qui si riconcilia l’opposizione tra il carattere e lo spirito, lo junker e il letterato, gli uomini rustici e gli uomini urbani, i pagani e i cristiani, in una sintesi creatrice dell’aristocrazia rivoluzionaria”. Quest’ultima è investita di un’eccezionale missione palingenetica risolutrice di conflitti plurisecolari: “Così la spada di Damocle del terrore bolscevico riuscirà più velocemente ad ammorbidire il cuore dei plutocrati e a rendere le esigenze sociali accessibili più di quanto abbia fatto in due millenni il vangelo di Cristo”. Non è del resto certo un caso se:“Gli emissari principali della nobiltà cerebrale – che sia essa corrotta o integra (!!!) – del capitalismo, del giornalismo, della letteratura, sono degli ebrei. La superiorità del loro spirito li predestina a divenire uno degli elementi più importanti della futura nobiltà. (…) Una provvidenza piena di bontà ha dunque, nel momento in cui la nobiltà feudale declina, offerto all’Europa, attraverso l’emancipazione degli ebrei, la grazia di una nuova nobiltà di spirito. Il giudaismo è il nocciolo intorno al quale si riunisce una nuova nobiltà, una razza di signori (Herrenrasse)”;un tale nocciolo è non per nulla irrigato dal sangue del “popolo eletto”: “gli eroi e i martiri ebrei delle rivoluzioni dell’Europa dell’Est e dell’Europa centrale non hanno nulla a che invidiare, in termini di coraggio, di resistenza e di idealismo, agli eroi non-ebrei della prima guerra mondiale, anzi essi li sorpassano spesso in spirito” – e via di questo passo.

Questo connubio tra bolscevismo e capitalismo mediato dalla componente ebraica alla testa di entrambi i partiti, trova una tipica espressione nella figura dell’ebreo massone Leonid Krasin, ricco manager e alto dirigente bolscevico, stretto collaboratore di Lenin nonché trafugatore dei beni dello Zar. Per lui Kalergi ha parole elogiative: “Krasin ha riconosciuto che per il comunismo è essenziale imparare dal capitalismo”. Che dire, non ne avevamo dubbi. Come giustamente rileva Simonetti, “La plutocrazia quindi rimarrà viva solo in quanto illuminata, sfolgorante della luce benefica del magnatismo filantropico, rigenerata dal nuovo vangelo socialista. Al bando i piccoli plutocrati “arrivisti”, rinchiusi nel loro orticello egoistico, evviva il grande magnate, unica speranza per la salvezza messianica del mondo”.

Il capitalismo illuminato della BCE e la burocrazia social-democratica dei kapò delle commissioni di Bruxelles salveranno il mondo. Del resto l’aristocrazia filantropica non tardò a riconoscere nel mediocre filosofo Kalergi un fratello da aiutare. Nel 1924, il fondatore di Pan-Europa, l’organismo politico europeista alle origini dell’Unione Europea, conobbe il barone Louis de Rothschild e “attraverso questi entrò in contatto con il magnate della finanza Max Warburg, che con una donazione di 60.000 marchi d’oro finanziò l’associazione paneuropea per tre anni. Il contatto con Warburg avrà lunghissima durata e quest’ultimo curerà i viaggi di Kalergi in America, introducendolo nella cerchia de banchieri Paul Warburg e Bernard Baruch. Lo stesso Rothschild sarà tra i suoi finanziatori.(…) Ottenne l’appoggio di Edward Benes, Otto d’Asburgo, Hjalmar Schacht, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide de Gasperi e Winston Churchill. In particolare, il messaggio di Kalergi ispirerà ad Aristide Briand il “suo” progetto di Unione Europea presentato nel 1929 davanti alla Società delle nazioni di Ginevra”. Tutti questi importanti attori del movimento paneuropeo, attivi collaboratori di Kalergi erano massoni (e ferventi sionisti, come Briand, tra i principali responsabili delle condizioni capestro imposte a Versailles alla Germania sconfitta), De Gasperi ed Adenauer erano membri dell’Opus Dei (“un altro filone che meriterebbe di essere esaminato a parte è quello del pensiero e dell’operato di alcuni personaggi vicini sia ai gesuiti che alla costruzione di quest’Europa, tra i quali spicca la figura di Joseph Retinger, fondatore del gruppo Bilderberg”) e tutti costoro sono oggi considerati “padri dell’Europa” – altri idoli del massone Kalergi sono invece più volgari terroristi o assassini caduti nel dimenticatoio della storia, indicati però come prototipi della nobiltà ideale in virtù della loro natura prometeico-luciferica.kalergi

Il libro di Simonetti abbonda di esempi di queste frequentazioni dubbie e simpatie per lo meno ambigue del conte. Oltre alle citazioni sulla “elezione” degli ebrei, sul marx-capitalismo, numerosissime quelle che suffragano la tesi del razzismo biologico di Kalergi, elemento davvero sconcertante e compromottente per la credibilità e l’aplomb buonista eurocratico, ferocemente filo-immigrazionista, mondialista e anti-nazionale. Se queste affermazioni di Kalergi, sconcertanti per la sensibilità del nostro tempo, fossero state pronunciate, mutatis mutandis, da un membro del NSDAP, verrebbero oggi immediatamente censurate o liquidate come deliri di uno squilibrato. Sarà per questo che le oligarchie europee si sforzano con evidente solerzia di tenere nascosto il pensiero filosofico del fondatore di Pan-Europa?

Occorre segnalare queste singolari concordanze invertite con il biologismo nazional-socialista anche a coloro che, ancora oggi, non vedono tutta la nocività insita in questo genere di deviazioni moderne, già nella ragion d’essere di questo pensiero che altro non è che il frutto della mentalità nichilistico-scientista a cavallo tra Ottocento e Novecento, posizioni meccanicistiche di origine positivistica – dunque materialistiche e deviate – partorite dalla cultura protestante anglosassone del tempo e presa a prestito dal delirio razzistico suprematista giudaico contenuto nel vecchio testamento biblico.

In Germania esse si incrociarono con correnti di pensiero eterogenee, alcune di orientamento neo-paganeggiante, genericamente ostili alla latinità, associata indebitamente al papismo e visioni del mondo decadenti o levantine – se non ottusamente ostili alla funzione imperiale-ecumenica di Roma in nome del particolarismo etnico nordico. Tali gravi abbagli e incomprensioni (che dovettero arrecare non poco danno alla stessa Germania), provenientidalla confusa temperie del Romanticismo, presero forme peculiari che si manifestarono – nelle concezioni razziste nazional-socialiste – in senso mistico e tellurocratico, sostanziando pericolosamente una direzione ambigua e virulentemente anti-tradizionale – e in ultima istanza integralmente nichilistic ae democratica – per cui va riconosciuto a Julius Evola il merito di aver smascherato simile tragica impostura con dovizia di argomenti e profondità di visione filosofica.

Questo coacervo di elementi discordi, se non lascia dubbi sul mediocre spessore filosofico e sull’appartenenza del massone Kalergi al campo della sovversione mondialista, riveste invece un’eccezionale valore testimoniale sul piano della storia – palese ed occulta – delle idee, rivelando quello che possiamo considerare un manifesto delle nefaste tendenze sovversive e mondialiste disseminate in ogni angolo della modernità, anche presso quei filoni di pensiero e correnti “metapolitiche” che ostentano una presunta immunità da simili tare. A questo proposito non si può nascondere una certa sorpresa nello scoprire chi pubblica l’opera di Kalergi, Pan-Europa, in Italia: si tratta della casa editrice dello psicologo Adolfo Morganti, nota nell’ambito del neo-guelfismo nazional-popolare e che annoverava estasiati ammiratori nel campo delle neo-destre bucolico-tolkieniane. Il console sanmarinese, estimatore veemente della politica del rottamatore gesuita “terçerista” (di quelli che piacerebbero tanto a Kalergi) Bergoglio, risulta essere il responsabile di un think-tank legato al Partito Popolare europeo che si fregia, già nel nome, Fondazione PanEuropa, del lascito “intellettuale” del conte massone. In termini quasi apologetici è presentata l’opera del fratello “europeista” sul sito che ne pubblicizza il libro e ne viene celebrata la figura “profetica” insieme a quella di San Colombano in una conferenza erudita organizzata dall’associazione Identità-Europa presso l’Università di Gorizia.

Chissà cosa ne direbbe Gandalf.

Mario CECERE

Fonte: Ereticamente

Preso da: http://www.controinformazione.info/kalergi-il-cosmopolita-massone-alle-origini-dellunione-europea/