Covid19: Non andrà tutto bene.

28 aprile 2020.

L’emiliano Davide Baruffi, sottosegretario alla Presidenza: “Abbiamo detto no all’attività motoria in generale, non perchè rappresenti il primo fattore di rischio per il contagio, ma perchè volevamo dare il senso che il regime delle restrizioni in cui eravamo doveva essere molto severo

L’attività motoria, oltre alle vitamine (C in particolare ) è il principale aiuto alle difese immunitarie dell’organismo, su questo anche i medici della rete vaccinista PD/Big Pharma dovrebbero concordare , e invece il piddino Baruffi fa questa arrogante e dispotica confessione.

Il dispotismo e l’arroganza fanno parte della natura delle bande che hanno preso il controllo del PD e sono il frutto della loro visione/bisogno di un popolo da tenere al guinzaglio e manovrare a proprio piacimento.

Sul Covid19, la mia ignoranza in parte attenuata dal buon senso, mi porta a condividere le posizioni degli scienziati e dei medici, il prof.  Filippo Taro in primis (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=3066974273353641&set=a.117911198259978&type=3&theater),   non sponsorizzati dalle multinazionali di Big Pharma, associazione che so essere ‘a delinquere’, sostenuta e finanziariamente partecipata dai ‘nuovi e vecchi miliardari’, da  Bill Gates a Rockefeller, e che riesce a influenzare l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non sto a fare l’analisi di tutto ciò che ha favorito l’esplosione ‘improvvisa’ del Covid19 nel nostro paese, ed in alcune aree in particolare (dalla distruzione del sistema sanitario pubblico, all’inquinamento atmosferico e alle campagne di vaccinazione di massa che l’hanno predisposta), ma reagisco alla presa in giro del Presidente del Consiglio, Conte, che nelle sue conferenze stampa a reti unificate, e a giornalisti ben selezionati, continua a ripetere che tutto il  mondo ci invidia e copia le sue misure e il suo operato.

Siamo partiti da ‘polmonite interstiziale’, per scoprire poi che è una ‘trombosi diffusa’, errore che è costato un imprecisato numero di morti indotte, si è creato un clima di paura con numeri ‘non appropriati’ e ‘non verificati’, e con un caos di strampalati divieti, permessi e autocertificazioni; l’unica costante nella parole di Conte è : “Attendiamo il vaccino”. Ma se chi guarisce dal Covid19  non è detto che ne sia poi immune, che cacchio potrà immunizzare un vaccino?

Il clima orwelliano attuale è caratterizzato :

dai diritti costituzionali negati attraverso semplici Disegni di Legge e/o Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, quindi NON  COSTITUZIONALI;  

dalle censure mediatiche (youtube e Facebook in primis);

dagli arresti dell’uomo solo in spiaggia e della donna che porta il mangiare all’anziana madre ( l’elenco è purtroppo lunghissimo);

dai 450 ‘super esperti’ che dettano norme, regole e futuro del paese (ma non dicevano che bisognava tagliare i parlamentari per risparmiare?);

dal denaro che ci impegniamo a dare alla UE e/o al MES, per poterlo poi prendere in prestito (!?) spendendolo sotto tutela della Troika (FMI, Comm. UE e BCE).

Tutto questo è, molto parzialmente, reso meno pesante dagli amari sorrisi da ‘oggi le comiche’, nell’udire gli strafalcioni di date e cifre, nonché il farfugliamento di misure incomprensibili che Conte legge, a reti unificate e giornalisti ben selezionati , nelle sue conferenze stampa.


Riporto qui due delle varie perle ‘studiate’ dai 450 super esperti, che vengono coordinati dal super Commissario con ampi poteri di delega, scelto da Gualtieri, Arcuri, ( https://voxnews.info/2020/04/10/gualtieri-il-ministro-che-ha-svenduto-litalia-nella-lista-di-soros/ ), come lui creatura di Massimo D’Alema, che nei 13 anni a Invitalia lo ha tutelato, facendogli  attraversare  indenne  ben otto governi, di destra, di sinistra e … di Napolitano, con la parte sanitaria affidata a Ricciardi  (http://www.lavocedellevoci.it/2019/10/14/walter-ricciardi-superstar-dai-set-con-merola-ai-miliardi-in-pillole/ ) dal Ministro dalemiano Speranza:

  • Perla 1. I calciatori di serie A non potranno allenarsi nelle super attrezzate e medicalmente assistite cittadelle delle loro squadre, ma potranno farlo nei parchi pubblici. Supercazzola già in se, ma vi immaginate i tifosi juventini o interisti, oltre ai giornalisti e curiosi, che stanno a casa  invece di andare al Valentino o al Lambro a vedere Ronaldo o Lukaku, insieme agli altri loro beniamini? Altro che contagi da 25 aprile !
  • Perla 2. Dal 4 maggio ‘apertura cauta e calibrata’, si potrà andare a far visita ad altre famiglie in quarantena, ma dovranno essere propri ‘congiunti’. Alla domanda su chi sono i congiunti, la risposta improntata alla attuale era LGBT  è quantomeno ambigua (dettata da Rocco Casalino? https://www.lettera43.it/rocco-casalino-giuseppe-conte-m5s/  ):  Per ‘congiunti’ si intendono parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili … Affetti stabili?  Ve l’immaginate il vigile o il carabiniere che deve chiedere a due persone se tra loro c’è un rapporto stabile ? Magari che pone la fatidica domanda a uno o una che ha appena scaricato dall’auto, o in uscita dall’appartamento di. una ragazza o di un ragazzo squillo? Cosa farà il malcapitato agente alla risposta :  “Siamo congiunti ora disgiunti” (come direbbe Catarella) ? 
  • Preso da: https://nandorossi.wordpress.com/2020/04/28/covid19-non-andra-tutto-bene/

Dal Bilderberg alle nostre tasche, senza passare per la prigione

24 aprile 2020.

Il saggio/racconto di Michele Ruggiero, “Sotto attacco”, ha molti passaggi interessanti, utili per arricchire la propria conoscenza della fase politica che portò alle dimissioni del Governo Berlusconi, ma anche a comprendere, attraverso l’intreccio tra banchieri, speculatori e agenzie di rating,  come viene governato il mondo, cosiddetto ‘libero’.

Standard & Poor’s diede valutazioni catastrofiche sulla situazione finanziaria ed economica dell’Italia, inventandosi elementi negativi inesistenti, anche rispetto a dati che invece erano tra i più positivi in Europa, come quello della minor percentuale di debito detenuta da investitori stranieri. Va detto che investitori istituzionali, fondi pensione e fondi assicurativi sono obbligati a disinvestire nei paesi, banche o società a cui le agenzie di rating assegnano valutazioni negative e declassamenti.

Quando viene chiesto a Standard & Poor’s perché avesse emesso un comunicato a borsa aperta e senza nemmeno disporre del testo delle decisioni prese dal Governo italiano, questi rispondono di aver avuto sollecitazioni dall’Italia.  Invece il loro operatore italiano gli aveva già segnalato che erano in errore, ma pubblicarono ugualmente il giudizio negativo sull’Italia.

Ruggiero bypassa la questione, invece io mi sono chiesto chi nel 2011 (oltre a noi della inconsistente diaspora della sinistra e i 5 stelle della prima e seconda ora) voleva far cadere il Governo Berlusconi e non disdegnò di avvalersi di chi avrebbe  dato un durissimo colpo alle finanze pubbliche, al sistema bancario e alla economia italiana?

La risposta è: il PD, ma non ce ne sono le prove.

Un altro elemento interessante è : come mai Berlusconi, vittima di tali attacchi (e lasciamo perdere la vicenda ‘orgettine’) non li denunciò, anzi, sostenne il Governo Monti, voluto da chi lo aveva deposto?

Lo stesso Tremonti fece larvati cenni alla ‘congiura’ politico finanziaria solo parecchi anni dopo.

Si lesse allora che Berlusconi vista la potenza di fuoco, mediatica, finanziaria e politica degli attaccanti avesse patteggiato una sorta di salvacondotto per la sua famiglia e le sue imprese, ma anche su ciò non ci sono prove.

Ma che ciò sia realmente avvenuto o che molti abbiano potuto pensarlo è riprova che il vero potere, alla faccia della prosopopea democraticistica, non appartiene al popolo e alle sue istituzioni.

Un altro filone di ragionamenti riguarda l’esistenza o meno di un piano, cosa di cui io ero già convinto prima di leggere il libro del PM Ruggiero.

Se i fondamentali della finanza pubblica erano più saldi in Italia (secondi dopo la Germania, come emerso nel dibattimento di Trani) perché in agosto anche la BCE venne all’attacco con la famosa e scandalosa lettera firmata da Trichet e Draghi che dettava le condizioni del capitalismo finanziario, che poi vennero codificate nella politica di ‘austerity’ della Commissione europea?

Si può ragionevolmente sostenere che la concomitanza temporale con gli attacchi delle agenzie di Rating fu un caso?

Nel processo di Trani (2016/17) , Draghi dichiara: «La reputazione delle agenzie di rating è, diciamo, stata completamente screditata dall’esperienza del 2007-08», allora perché lui e Trichet affiancarono le Agenzie di Rating che, su dati e informazioni false, attaccarono l’Italia? Ha mentito nel 2011 o nel 2017 ? Nel 2011 ha ‘semplicemente’ partecipato al complotto, ubbidendo agli input della lobby.

Nonostante Monti appartenesse alle stesse lobby dei miliardari della grande finanza dalla Trilaterale, di cui era a capo, al Bilderberg a cui molti azionisti delle Agenzie di Rating appartengono (Marc Ladreit de Lacharriere, proprietario di Fitch, che poi vendette al gruppo americano Hearst, era presidente della sezione francese del Bilderberg), una volta al Governo per attuare  le controriforme con loro concordate, venne ugualmente attaccato dalle agenzie di rating.

Perché? La risposta non credo sia:“è la loro natura”.

Nel libro è riportato che Monti l’indomani del doppio declassamento,  fece una intervista a tamburo battente al Corriere della Sera, in cui dichiarava che sotto attacco non c’era l’Italia, ma tutta l’Europa; eppure, anni dopo, al processo di Trani sostenne che l’attacco all’Europa  non ci fu.

Una posizione ridicola, visto che avrebbe potuto smentire subito quell’intervista, dati i suoi strettissimi rapporti con gli Elkan, proprietari del Corriere,  i titoli con cui tutti i giornali la ripresero, virgolettando le sue parole sul fatto che fosse in atto un attacco all’Europa.

Ancor più sbalorditivo il fatto che, al processo, Monti dichiarò e portò prova al riguardo che il presunto attacco all’UE venne da lui smentito più avanti, ma non in Italia o in Europa, sul Financial Time, negli USA ! Perché?

Ma perché lui sa benissimo dove abitano i registi del capitalismo finanziario, i quali non devono aver gradito la su ‘ribellione’ al loro operato.

Preso da: https://nandorossi.wordpress.com/2020/04/24/dal-bilderberg-alle-nostre-tasche-senza-passare-per-la-prigione/?fbclid=IwAR23FU74wlXT4hCtNVcWrAoMKUgHwaZ40XVIA5jozw4woxXChC6YUOBc8AQ

La polizia chiede agli inglesi di avvisarla se “amici o familiari” ripetono le teorie della cospirazione

1 maggio 2020

La polizia del pensiero controlla le teorie della cospirazione.
Chiedere alle persone di chiamare la polizia per membri della famiglia che siano impegnati nelle “teorie della cospirazione” è un’idea che sembra provenire dal sistema di controllo sociale cinese.

Ma non lo è. Questo si sta verificando nel Regno Unito.

La polizia di Manchester, in Inghilterra, è impegnata in una campagna sui social media, chiedendo ai residenti locali di chiamare la polizia se qualcuno dei loro amici e familiari si dimostra impegnato in “teorie della cospirazione”.
“Le piattaforme online possono essere un mondo divertente. Sfortunatamente, possono anche essere utilizzati per sfruttare le persone vulnerabili. Se sei preoccupato che uno dei tuoi amici o familiari mostri segni di radicalizzazione, chiedi consiglio o chiama la polizia al 101 “, ha detto la polizia di Manchester su Facebook. ( Archivio )
101 è il numero non di emergenza per contattare la polizia locale nel Regno Unito.

Avviso della Polizia di Manchester

In un momento in cui le libertà civili si stanno mettendo a dura prova e le piattaforme sociali stanno adottando un approccio estremo per sradicare le “teorie della cospirazione”, lo scetticismo pubblico sta rapidamente aumentando – e le dichiarazioni della Greater Manchester Police sembrano solo esasperarlo.
Se hai mai avuto dubbi sul fatto che il pubblico non sia a conoscenza della direzione orwelliana in cui stanno andando le cose, dovresti solo guardare i commenti:
“Com’è ironico che siano state le persone accusate di essere” Teoristi della cospirazione “in passato che in realtà ci hanno avvertito che saremmo arrivata ad uno stato di polizia totalitario ed eccolo qui”, ha risposto Paul Nolan Jones.
“Non pensare per te stesso, non mettere in discussione ciò che ti viene detto, non fidarti di nulla ma di ciò che il governo ti dice e in NESSUNA CIRCOSTANZE discutono teorie alternative che riguardano la TUA vita e quella dei TUOI cari. Se qualcuno avesse dei dubbi sul percorso di controllo statale della polizia totalitaria che ci sta venendo incontro, ti suggerisco di avere una buona idea della suddetta dichiarazione di polizia “, ha dichiarato Emma Wells.
“Ragazzi, in realtà avete fatto un adeguato addestramento della polizia quando vi siete registrati o vi è stata consegnata una copia del 1984 di George Orwell da memorizzare? – LA POLIZIA DEL PENSIERO è viva e vegeta nel 2020. Ti rendi conto di ciò che stai facendo alla società se stai attuando le azioni di cui sopra ?! “, Ha detto Charlotte Binns.
Aggiornamento – 30 aprile: alla luce della polizia di Greater Manchester che elimina il post per evitare critiche, questo post è stato aggiornato con le schermate dei commenti presenti in questo articolo e una versione archiviata è stata aggiunta per motivo di non allarmare la popolazione.

In Italia è stata istituita la “commissione tecnica” che controlla le Fake News ed altre iniziative similari sono comparse anche in Francia. Il sistema di controllo di massa inizia poco a poco ad essere una realtà.
Si approfitta della crisi del Covid-19 per introdurre misure eccezionali, dal tracciamento obbligatorio, all’auto-certificazione per gli spostamenti, seguirà il vaccino obbligatorio e più in là, forse, il microchip sotto pelle. Il governo dichiara che è tutto “per il bene” della popolazione. Orwell aveva previsto quanto avviene oggi e la realtà supera la fantasia.

Fonte: Anti-empire

Traduzione : Luciano Lago

Preso da: https://www.controinformazione.info/la-polizia-chiede-agli-inglesi-di-avvisarla-se-amici-o-familiari-ripetono-le-teorie-della-cospirazione/?fbclid=IwAR3TGwe49ylfqwQiGmpgYkeDFi9hRASuPnyy3VOlLzRNOInYid_OmPdSx4Y

SARS-CoV-2: A Virus “Made in” Capitalism

Misión Verdad
https://libya360.files.wordpress.com/2020/04/56e36-1noioei1bt2tppx8gzpetrw.jpeg
“Wetiko” is the term Native Americans use to describe the ”virus” of selfishness: Liana Buszka

What the new coronavirus pandemic has made very clear is that the drive for profit in the capitalist system can be fatal. Of course, this multi-layered crisis triggered by Covid-19 will have a disproportionate impact on vulnerable groups, in particular.

The risk of infection threatens workers in industrial sectors that have refused to cease operations and take adequate measures to protect them. But the virus also stalks marginalized populations around the world: refugees and migrants in European countries, for example, lack institutions to protect their health and well-being in those societies.

Francesco Della Puppa discussed the impact of the pandemic on immigrants, from refugees to asylum seekers in Italy, during an interview for Radio Melting Pot. He said that the Italian authorities have neglected to take minimum measures for the homeless in that country, which increasingly includes refugees and asylum-seekers fleeing war and violence in North Africa. They live in settlements with poor sanitary conditions, where contagion is very likely. They may also be excluded from social programmes, such as food support, if they do not have specific documentation.

The consequences of social and economic exclusion have been highlighted by the spread of the virus. However, it is the introductory reflection in the interview with Della Puppa that concerns us, when he emphasized that “there is nothing directly natural in the spread” of the new coronavirus.

And this is not to encourage the many different conspiracy theories that have emerged, much less those delusional stories from the United States that have gained strength to evade the problem by accusing the People’s Republic of China of spreading the virus.

For Della Puppa there is a combination of factors, all centered on the globalized organization of capitalism and its productive relations, which have provided the fertile ground for the development of new viruses and their evolution to transmission between humans.

We will review some of them.

The incidence of viruses and agro-industrial food production

The increase in industrial animal farming is creating conditions conducive to the spread of pathogens that could otherwise be curbed. Overcrowded domestic animal monocultures with depressed immune systems facilitate transmission rates for any virus strains that arrive there.

“These animals, more easily attacked by viruses, become the spillover, which is the migration from one species to another, until the virus reaches humans. This is because they are kept alive by force, inside an intensive breeding farm,” says Della Puppa.
The Philippines confirmed in February that African swine fever infections had spread to the south of the country. Photo: AFP

In the book Great Farms Make Great Flu, phylogeographer Rob Wallace investigates the connections between industrial farming practices and viral epidemiology. Interviewed for Real News Network, he illustrates the uniqueness of industrial production by reviewing the evolution of African Swine Fever, a virus that is transmitted between pigs and is having a disastrous effect on food security in Asia, where the population is largely dependent on pork for protein. The slaughter of millions of infected animals has pushed up global pork prices by 40%.

“African Swine Fever started in sub-Saharan Africa as a wild pathogen that was transmitted between the warthog and local soft ticks (…) in the 1920s it began to spread to domestic pig production. In 1950, it made its way to the Iberian Peninsula, Portugal and Spain, where it circulated for about 30 years before being crushed. However, it was in 2007 that the virus emerged in a form that exploded across Eastern Europe and the former Soviet Republics. And then, in 2018, it appeared in China. But the important thing to understand is that pathogens go through these changes in terms of their success in relation to the opportunities they are given”.

By manipulating large population densities, monocultures eliminate any “immune firewall” because, once the virus kills its host, it can easily enter the next one to continue reproducing.

In the specific case of African Swine Fever, the virus has not made the leap to human infection. But “thousands of farmers and meat processors and cleaning equipment are being exposed to the virus (…) there is always the possibility that the pathogens could evolve the ability to go from human to human,” warns Wallace.

Environmental Deforestation and Mining Devastation

The capitalist lifestyle has intensified the deforestation of remote natural environments to expand the territories of industrial agriculture and livestock, to exploit rare metals that serve the production of modern technologies or to expand the large metropolises.

Furthermore, the appearance of “enormous peri-urban areas, with very precarious sanitary conditions,” says Della Puppa, makes it easier for viruses to attack and spread, “which find their ideal habitat in these dense urban environments”.

The story of the bat in the Wuhan market, beyond the attempt to portray it as a Chinese phenomenon, reflects how the pathogens that were once encased in forests and jungles are now being released by multinational companies that appropriate the land and exploit it following the neoliberal model of generating economic profits.

Logging, mining, road construction and “hyper-urbanization” destroy natural animal habitats and areas of high biodiversity.
https://libya360.files.wordpress.com/2020/04/5a01c-1peku6mgb4ytjqpzpmsbd7w.jpegThe felling of forests and the loss of species open the door to new diseases. Photo: Reuters

To all this, Della Puppa adds that the melting of the polar ice caps, a product of global warming, will also release “swarms of unknown viruses, trapped for thousands of years in the glaciers, with unpredictable consequences.

The pandemic also has its roots in capitalism’s disruption of the ecosystem.

Covid-19 could have been prevented, but it was not profitable

Several research institutes in China or, for example, in 2012, the German Koch Institute, announced that all the conditions were in place for a virus most likely to emerge from Asian markets to infect the world, and described the symptoms and ways in which Covid-19 could be transmitted.

Just as Della Puppa stressed that the pandemic was predictable, researchers specializing in the different strains of the coronavirus agree that pharmaceutical companies could have started developing a vaccine and treatments for the virus years ago.

This is the view of structural biologist Rolf Hilgenfeld, who has been working on treatments for coronaviruses since SARS (a previous coronavirus outbreak) in 2002-2003.

In January, when the virulent behaviour of Covid-19 had not yet been determined, Hilgenfeld noted that companies were not allocating resources to research on coronaviruses because “the total number of people infected, if SARS, MERS and this new virus are combined, is less than 12,500 people. That is not a huge market. The number of cases is too small”.

Pharmaceutical companies would not risk investing in a drug to treat unpredictable outbreaks because of their impact and lucrative potential, even though ten years of research on coronaviruses alerted them to the latent threat of this family of diseases.

This logic of producing drugs for profit rather than human need can be encapsulated in one fact: several international viral outbreaks (SARS-CoV-1, MERS, Zika, Ebola, among others) have erupted into the 21st century claiming thousands of lives. So far, only the Ebola vaccine has reached the market.

If we examine the elements that led up to the pandemic, we will easily recognize that the only way to cut the spread of viruses and systemic crises lies in deceleration and countermeasures that can be applied against late capitalism and the structures that support it.

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/04/28/sars-cov-2-a-virus-made-in-capitalism/

SARS-CoV-2: un virus “made in” capitalismo

‘Wetiko’ es el término que los indígenas nativos americanos usan para nombrar al “virus” del egoísmo. llustración: Liana Buszka

Lo que la pandemia del nuevo coronavirus ha dejado muy claro es que el afán de lucro en el sistema capitalista puede ser mortal. Por supuesto, esta crisis detonada en múltiples niveles por el Covid-19 tendrá repercusiones desproporcionadas en grupos vulnerables, principalmente.

El riesgo de infección amenaza a los trabajadores de sectores industriales que se han negado a detener sus operaciones y adoptar medidas adecuadas para protegerlos. Pero también el virus acecha a poblaciones marginadas en todo el mundo: refugiados y migrantes en países europeos, por ejemplo, carecen de instituciones que protejan su salud y bienestar en esas sociedades.

Francesco Della Puppa expuso el impacto de la pandemia en los inmigrantes, desde los refugiados hasta los solicitantes de asilo en Italia, durante una entrevista para Radio Melting Pot.

Relata que las autoridades italianas no han tomado medidas mínimas para las personas que viven sin techo en ese país, que cada vez incluye más a refugiados y solicitantes de asilo que huyen de la guerra y la violencia en el norte de África. Viven en asentamientos con condiciones sanitarias precarias, donde el contagio se hace muy probable. También se les puede excluir de los programas sociales, como apoyos en el suministro de alimentos, si no tienen un determinado documento.

Las consecuencias de la exclusión social y económica se han puesto de relieve con la propagación del virus. Sin embargo, es la reflexión introductoria en la entrevista a Della Puppa la que nos atañe, cuando enfatiza que “no hay nada directamente natural en la propagación” del nuevo coronavirus.

Y esto tampoco significa darle aliento a las variopintas teorías conspirativas que han emergido, mucho menos aquellos relatos delirantes que desde Estados Unidos han tomado fuerza para evadir el problema acusando a la República Popular China por la propagación del virus.

Para Della Puppa existe una combinación de factores, todos centrados en la organización globalizada del capitalismo y sus relaciones productivas, que han puesto el terreno fértil para el desarrollo de nuevos virus y su evolución a la transmisión entre humanos.

Revisemos algunos de ellos.

La incidencia de los virus y la producción agroindustrial de alimentos

El aumento de la cría industrial de animales está creando condiciones propicias para la propagación de patógenos que en otra situación podría ser frenada. Monocultivos de animales domésticos, hacinados en granjas, con sistemas inmunes deprimidos, facilitan las tasas de transmisión para cualquier cepa de virus que llegue ahí.

“Estos animales, más fácilmente atacados por los virus, se convierten en el llamado ‘spillover’, o el salto de una especie a otra, hasta que el virus llega a los humanos. Porque se les mantiene vivos a la fuerza, dentro de una granja de cría intensiva”, dice Della Puppa.

Filipinas confirmó en febrero que las infecciones de peste porcina africana se propagaron en el sur del país. Foto: AFP

En el libro Las grandes granjas hacen la gran gripe, el filogeógrafo Rob Wallace investiga las conexiones entre las prácticas agrícolas industriales y la epidemiología viral.

Entrevistado para Real News Network, ejemplifica esta singularidad de la producción industrial revisando la evolución de la peste porcina africana, un virus que se transmite entre los cerdos y que está teniendo un efecto desastroso en la seguridad alimentaria de Asia, donde la población depende en gran parte de la carne de cerdo para el consumo proteico. El sacrificio de millones de animales infectados ha disparado los precios de la carne de cerdo en un 40% a nivel mundial.

“La peste porcina africana comenzó en el África subsahariana como un patógeno silvestre que se transmitía entre el jabalí verrugoso y las garrapatas blandas locales (…) en la década de 1920 comenzó a extenderse a la producción doméstica de cerdos. En 1950, se abrió camino en la Península Ibérica, en Portugal y España, donde circuló durante unos 30 años antes de ser aplastado. Sin embargo, fue en 2007 cuando el virus surgió de una manera que explotó en toda Europa del Este y las antiguas repúblicas soviéticas. Y luego, en 2018, apareció en China. Pero lo importante es entender que los patógenos pasan por estos cambios en términos de su éxito en relación con las oportunidades que se les proporcionan”.

Al manipular grandes densidades de población, los monocultivos eliminan cualquier “cortafuegos inmunológico” porque, una vez que el virus mata a su hospedador, puede fácilmente entrar en el siguiente para continuar reproduciéndose.

En el caso específico de la peste porcina africana, el virus no ha dado el salto al contagio de humanos. Pero “miles de granjeros y procesadores de carne y equipos de limpieza están siendo expuestos al virus (…) siempre existe la posibilidad de que los patógenos puedan evolucionar la capacidad de ir de humano a humano”, advierte Wallace.

Deforestación ambiental y devastación minera

El estilo de vida capitalista ha intensificado la deforestación de entornos naturales remotos para expandir los territorios de la agricultura y ganadería industrial, explotar metales raros que sirven a la producción de las tecnologías modernas o ampliar las grandes metrópolis.

Además, la aparición de “enormes zonas periurbanas, con condiciones sanitarias muy precarias”, dice Della Puppa, hacen más fácil el ataque y contagio de los virus, “que encuentran en estos densos entornos urbanos su hábitat ideal”.

El cuento del murciélago en el mercado de Wuhan, más allá del intento por hacerlo un excepcionalismo chino, refleja cómo los patógenos que antes estaban encajonados en bosques y selvas son liberados por empresas multinacionales que se apropian de la tierra y la explotan siguiendo el modelo neoliberal de generar ganancias económicas.

La tala de árboles, la minería, la construcción de carreteras y la “hiper-urbanización” destruyen los hábitats naturales de los animales y las zonas de gran diversidad biológica.

La tala de bosques y la pérdida de especies abren la puerta a nuevas enfermedades. Foto: Reuters

A todo eso, Della Puppa, añade que el deshielo de los casquetes polares, producto del calentamiento global, también liberará “enjambres de virus desconocidos, atrapados durante miles de años en los glaciares, con consecuencias impredecibles”.

La pandemia también tiene sus raíces en las perturbaciones del capitalismo al ecosistema.

El Covid-19 podía ser prevenido, pero no era rentable

“Varios institutos de investigación de China o, por ejemplo, en 2012, el Instituto Alemán Koch, ya anunciaron que se daban todas las condiciones para que un virus probablemente procedente de los mercados asiáticos infectara al mundo, y describieron los síntomas y las formas en que se podría infectar el Covid-19”.

Así como Della Puppa subraya que la pandemia era predecible, investigadores especializados en las distintas cepas del coronavirus coinciden en que las compañías farmacéuticas podrían haber empezado a desarrollar una vacuna y tratamientos para el virus hace años.

Es lo que sostiene el biólogo estructural Rolf Hilgenfeld, quien ha estado trabajando en tratamientos contra los coronavirus desde el SARS (brote previo de coronavirus), en 2002–2003.

En enero, cuando el comportamiento virulento del Covid-19 no se había determinado, Hilgenfeld señaló que las empresas no destinaban recursos en investigaciones sobre los coronavirus porque “el número total de personas infectadas, si se combina el SARS, el MERS y este nuevo virus, es inferior a 12 mil 500 personas. Eso no es un mercado. El número de casos es demasiado pequeño”.

Las farmacéuticas no se arriesgarían a invertir en un fármaco para tratar brotes impredecibles en su impacto y potencial lucrativo, aun cuando diez años de investigación sobre coronavirus alertaron la amenaza latente de esta familia de enfermedades.

Esta lógica de producir medicamentos con fines de lucro y no para satisfacer las necesidades humanas se resume en un dato: varios brotes virales internacionales (SARS-CoV-1, MERS, Zika, Ébola, entre otros) han irrumpido en el siglo XXI cobrando miles de vidas. Hasta los momentos, solo la vacuna para el Ébola ha llegado al mercado.

Si examinamos los elementos que nos trajo hasta la pandemia, reconoceremos con facilidad que la única forma de cortar la propagación de virus y crisis sistémicas yacen en la desaceleración y contramedidas que se puedan aplicar frente al capitalismo tardío y las estructuras que lo sustentan.

Original: https://medium.com/@misionverdad2012/sars-cov-2-un-virus-made-in-capitalismo-4ce1296588f0

Agnelli segreti, la storia d’Italia mai raccontata

Gli Agnelli sono stati la vera famiglia regnante del Novecento italiano, con buona pace dei Savoia e della Repubblica, ma raramente nel nostro paese si è scritto di loro con schemi diversi da quelli dell’agiografia lecchina. Del resto il mito piccolo borghese dell’Avvocato era troppo evidente per essere ignorato da giornalisti in fondo alla caccia soltanto di una battuta da titolo, se non di una FIAT in comodato d’uso.

Di qui milioni di articoli e servizi su Ferrari, Juventus, nuovi straordinari modelli di auto, quadri, tendenze della moda, eccetera, e un po’ meno sull’onnipresenza di Agnelli nel mondo finanziario e politico. In altre parole, per decenni invece di parlare del principale gruppo finanziario italiano e della principale industria si è trovato più facile parlare della figura di Gianni Agnelli.

Gigi Moncalvo nel suo Agnelli segreti, uscito nel 2012 per Vallecchi e omaggiato di poche recensioni (leggendolo si capisce anche il perché), prova ad andare oltre i simboli esteriori del potere o le storie da copertina, per condurci attraverso una grande inchiesta nei meandri del potere vero. Quello che non viene mai fotografato allo stadio, in barca, alle mostre.

Il libro è apparentemente una storia della famiglia, con qualche incursione nel gossip pesante (gli amori lesbici di Susanna Agnelli, i veri compiti di Montezemolo, eccetera), ma in realtà pur essendo abbastanza lungo (più di 500 pagine) compie scelte molto precise mettendo fatti e personaggi collaterali al servizio delle storie principali. Che sono fondamentalmente quattro.

La prima è quella della relazione fra Virginia Agnelli, fresca vedova di Edoardo e madre di Gianni, Susanna, Umberto, eccetera, con Curzio Malaparte. I dettagli da cronaca rosa sono incredibilmente messi in fila dall’OVRA, la polizia segreta fascista, che appare quasi al servizio di Giovanni Agnelli. Cioè il fondatore, il rigidissimo e sabaudo (ma all’occorrenza levantino) Senatore.

Con funzionari pubblici che pedinano Virginia allo scopo di trovare particolari e prove che consentano di toglierle l’affidamento dei figli (a beneficio del nonno, chiaramente). Si arriva al paradosso di Virginia che chiede a Mussolini di essere difesa dal suocero di lei e dalla polizia di lui… Malaparte non è certo un comprimario, ma un ex direttore della Stampa agnelliana che ha vissuto diverse fasi del fascismo e che si atteggia a suo oppositore più per posa intellettuale che per istinto democratico. E la sua storia con Virginia, ma soprattutto il modo in cui viene osteggiata, dice molto del potere FIAT nell’Italia fascista, nonostante il Senatore a Torino provi a smarcarsi perché nella vita non si sa mai.

La seconda macrostoria all’interno del libro è quella riguardante Gianni Agnelli, il nipote del senatore, non dal lato del cazzeggio mondano ma da quello della presa del potere nei confronti di fratelli e altri parenti, per precisa volontà del nonno. Impressionante è la valutazione del gruppo FIAT subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, pur con tutte le cautele del caso: circa 64 miliardi di euro, ai valori attuali. La costruzione di ‘Agnelli’ passa attraverso vent’anni di mondanità ma anche di rapporti internazionali coltivati ai massimi livelli fra una donna e l’altra (Pamela Churchill, nuora di Winston, e Anita Ekberg su tutte le altre, per motivi diversi), mentre la FIAT veniva mandata avanti con intelligenza, ma anche con metodi oltre l’autoritarismo, dal professor Valletta fino ai 45 anni dell’Avvocato.

La vicenda forse più appassionante è quella di Edoardo Agnelli, della sua infelice vita (a 40 anni e passa era di fatto sotto tutela, controllato anche nella quotidianità minima) e della sua stranissima morte avvenuta nel 2000, a 46 anni, seguita da un’inchiesta imbarazzante per le lacune della magistratura e i tentativi di insabbiamento di parte della famiglia o forse di qualcuno che in quei frangenti già controllava la famiglia.

Una storia che ha avuto un’appendice dopo la morte di Gianni Agnelli, con tanto di tentativi della sorella di Edoardo (Margherita, madre fra gli altri di John e Lapo Elkann) per conoscere la verità. Impressionante in generale, non tanto in relazione alla storia di Edoardo, la freddezza di Marella, la madre, in contrapposizione al crollo anche fisico dell’Avvocato. Ben raccontato è il modo astuto in cui possibili successori di Gianni Agnelli venivano dati in pasto ai media, da Giovanni (figlio di Umberto e fratello dell’attuale presidente della Juventus) allo stesso John Elkann, ritenuto più plasmabile dell’idealista Edoardo e ovviamente anche dell’estroso Lapo.

La quarta storia, che avvolge tutte le altre, è vero giornalismo investigativo e riguarda il reale controllo del gruppo dagli anni Novanta ai giorni nostri. Attraverso la costituzione di società più o meno schermate, in Italia e in Lichtenstein, Agnelli voleva occultare gran parte del suo patrimonio, ‘allontanare’ la sua figura dalla realtà operativa delle società italiane (si era in piena Tangentopoli, si era quasi arrivati a Romiti…), ma soprattutto assicurare al gruppo una unitarietà di gestione che il diritto di famiglia dopo la sua morte non avrebbe permesso: Edoardo era ancora vivo e desideroso di occuparsi degli affari della sua famiglia.

Attraverso documenti riservati e pubblici Moncalvo dimostra che di fatto il controllo del gruppo ad un certo punto è stato nelle mani di due avvocati (uno svizzero, René Merkt, e uno del Liechtenstein, Herbert Batliner), ma che nell’ultimo ventennio è stato sostanzialmente di Gianluigi Gabetti (ora 91enne) e di Franzo Grande Stevens (ora 87 anni), cioè due fra i più stretti collaboratori di Agnelli. Con il rapporto di sudditanza che ad un certo punto si è ribaltato, grazie a statuti societari con articoli ai confini della realtà, sottoscritti con superficialità dall’Avvocato. In copertina ci vanno Briatore e al limite Berlusconi, ci sono quasi funerali di Stato per Michele Ferrero, ma non è sbagliato dire che l’uomo più potente d’Italia negli ultimi decenni sia stato e tuttora sia Gabetti.

Un lettura appassionante, per chi fosse interessato a capire chi ha comandato e comanda in Italia al di là dei segni esteriori del potere. Fra questi segni anche la Juventus, finita nel 2006 in una guerra molto più grande di lei e dell’intero calcio italiano e da qualche anno tornata ai massimi livelli sotto la gestione della parte ‘perdente’ del gruppo, una sorta di premio di consolazione pronto comunque ad essere cancellato in presenza di certe situazioni. Un libro di giornalismo investigativo, quello di Moncalvo (una ottima carriera nei giornali e anche in televisione, molti ragazzi anni Ottanta lo ricordano come volto dell’informazione di Canale 5 prima dell’arrivo di Mentana), che in molti capitoli restituisce dinamiche umane terribili ma anche commoventi, ben lontane dai servizi di Capital e dalle interviste in ginocchio di tante prime firme. Inutile sottolineare che i giornalisti escono a pezzi da molte situazioni, per il modo in cui i loro servizi vengono concordati con l’ufficio stampa FIAT, ma non mancano neppure esempi di grande valore.

Non si possono scrivere biografie senza essere appassionati al soggetto, quindi anche questo libro in fondo (ma proprio in fondo) contribuisce al mito di Agnelli. Ma lo fa con un’inchiesta vera, che mette in luce tutte le contraddizioni del personaggio: un patriottismo poco retorico insieme a un cosmopolitismo cinico, la coscienza dell’importanza sociale della FIAT insieme all’evasione fiscale, le follie da jet set e i bei gesti sconosciuti ai più, la noia mortale per qualsiasi argomento e allo stesso tempo la curiosità vampiresca. C’è ancora tanto da scrivere sugli Agnelli, il tempo non mancherà. Sarebbe adesso più urgente, non soltanto per i mitici ‘mercati’, rispondere alla domanda: chi c’è dietro a John Elkann?

Preso da: https://www.indiscreto.info/2015/02/agnelli-segreti-litalia-mai-raccontata-dal-fascismo-john-elkann.html

Italy: Doctors Who Found Metals and Nanoparticles in Vaccines Had Lab Raided by Police

Youtube

Police raided the laboratory of Dr. Gatti and Dr. Montanari, a married couple who are devoted to studying diseases, including cancer, heart disease and neurological problems, caused by nano-particles that arise from processes that involve high temperature such as manufacturing, waste incineration and car exhaust.  Most nano-particles are expelled by the body when inhaled and consumed, but when injected by way of a vaccine, they are able to stay in the body and cause disease.  The couple performed a study and found nano-particles polluted all of the 44 vaccines that they tested.

 

In the 90’s, Dr. Antonietta Gatti discovered the relationship between micro- and nano-particles as well as a great number of pathologies: cardiovascular diseases, many forms of cancer, multiple neurological diseases, and autoimmune diseases. She’s taken part in many international research projects, including the pathologies induced by depleted uranium, waste incineration, food polluted with inorganic particles, and more.

Currently, she is the coordinator of the Italian Institute of Technology’s Project of Nanoecotoxicology, called INESE.

She is also a selected expert of the FAO/WHO for the safety in nanotechnological food, and a Member of the NANOTOX Cluster of the European Commission and the author of a book titled “Nanopathology: the health impact of nanoparticles,” and on the Editorial Board of Journal of Biomaterials Applications and a member of the CPCM of the Italian Ministry of Defense.

Furthermore, her and her husband Dr. Stefano Montanari founded a laboratory called Nano-diagnostics for the evaluation of the pathological tissues of patients, it’s presently at the University of Modena and Reggio Emilia, Italy.

Recently, the Italian police raided their home, the police took all  digital assets that were owned by the the two nanopathologists, including laptops, computers, and flash-drives, basically years of work and research.

James Grundvig via the World Mercury Project describes what happened quite well:

“Because Gatti and Montanari had taken their research of nanodust and nanoparticles, from in-vivo (performed in a living organism) and in-vitro (performed in a test tube) to what unseen contamination might reside in vaccines in 2016, they came under the microscope of the United States, European, and Italian authorities. They had touched the third rail of medicine. They had crossed the no-go zone with the purported crime being scientific research and discovery. By finding nano-contamination in random vaccines, Gatti and Montanari revealed, for the first time, what no one knew: Vaccines had more than aluminum salts adjuvants, Polysorbate-80, and other inorganic chemicals in them, they also harbored stainless steel, tungsten, copper, and other metals and rare elements that don’t belong in shots given to fetuses, pregnant women, newborns, babies and toddlers developing their lungs, immune and nervous systems.”

The scientists published their work in January of 2017, titled, New QualityControl Investigations on Vaccines: Micro and Nanocontamination. If science wasn’t plagued by corruption, an investigation should have started, healthcare agencies would have become involved and vaccine safety policies would have come under intense scrutiny, but that never happened.

Below is a recent interview with the two, done by Surêté Vaccins, the quick description of the video reads,

“Two italian researchers have found nanoparticles are polluting almost all vaccines. The small size of these particles allow them to enter our cells and have a permanent inflammatory effect. Mrs Gatti was about to testify in parliament enquiry on vaccine damages of italian military courses but both researches have been raided by police and all their material has been taken away.”

Nano particles are very small bits of matter, and they can enter into the human body, as the pair of scientist discovered in the 90’s. This is why we have so much published research linking various chemical products, like cleaning agents, to the destruction of human health. These nano particles are produced by waste incinerators, car traffic, and many other different ways. Because they float in the air, we can inhale them, which means they enter our lungs and then enter into the blood within minutes. This leads to a number of problems. These particles are carried by the blood to every district of the body, as they explain in the video below. When they enter into the tissues, the body cannot get rid of them, and so those particles stay there forever and are the cause of various diseases we see today.

They explain how they’ve been analyzing and studying vaccines for the past 15 years.

“Both vaccine and the tissue, which was hit by the particles contained in the vaccines, because we  discovered that those vaccines were polluted by particles, those particles were contained equally in the vaccine and in the tissue, so we started to analyze vaccines.”

They go on to explain, with regards to their most recent vaccine study linked above,

“After a while, an Italian University sent us a student for her thesis, and we analyzed 19 different vaccines with her, finding all of them polluted by micro and nano particles. Then we went on analyzing them and now we analyzed about 30 vaccines with many samples of each vaccine, and, we discovered that they were all polluted…”

When all said and done, they analyzed 44 different vaccines. All of them contained these harmful particles, which are foreign bodies entering into the body. Whenever this happens, the body has a reaction, and it’s not good.

“Those foreign bodies, those particles, are like a bullet. If I shoot somebody, and that bullet makes a hole in the heart, it’s not very important if the bullet was made of stainless steel, of titatium, of iron whatever, what’s important is that that they punched a whole in the heart.”

In it, they talk a little bit about the study and what’s currently going on.

Original: https://needtoknow.news/2018/04/italy-doctors-found-metals-nanoparticles-vaccines-lab-raided/?fbclid=IwAR2N5XDjjmEpMWOpBAZraCwVvXUt4iPneOKN4WJRjNAd8tMVhNfZ05LSJuA

Coronavirus: misure di contenimento incostituzionali, inadeguate e controproducenti

Libertà contro diritto alla salute (pubblica). Come ci hanno privati della dignità trasformandoci in “malati” con la scusa dell’emergenza sanitaria
coronavirus con sfondo rosso e cerchi

Avv. Maurizio Giordano – La dichiarazione dello “stato di emergenza” nel gennaio di quest’anno in seguito all’epidemia da “coronavirus” ha portato a partire dal 12 marzo all’adozione da parte del Governo di misure estremamente restrittive delle libertà personali nei confronti dei cittadini su tutto il territorio nazionale. Misure suggerite dal cosiddetto “Comitato tecnico scientifico” sul modello cinese che inizialmente sarebbero dovute durare 2 settimane, prorogate poi di volta in volta fino al 4 maggio 2020. La campagna mediatica “unidirezionale” che ha preparato e accompagnato queste misure ha di fatto avuto l’effetto di scatenare il panico tra i cittadini, convincendoli sostanzialmente della necessità di tali misure per tutelare la salute di tutti -in particolare degli anziani- inducendoli ad accettare senza alcuna resistenza una limitazione delle proprie libertà personali che non ha precedenti nella storia repubblicana.

Il silenzio assordante degli intellettuali e dei giuristi

La cosa che personalmente più meraviglia è che la versione veicolata dai media volta a suscitare il terrore del virus abbia praticamente convinto tutti, senza distinzione di istruzione o ceto sociale, senza che da nessuna parte si sollevassero dubbi o obiezioni. Nessuna voce si è levata nemmeno da parte di giuristi, magistrati o avvocati – anche loro completamente soggiogati dalla paura e pronti a rinunciare a qualunque diritto pur di avere salva la pelle – se non per appoggiare la linea governativa. Pochissime le voci critiche come quella del costituzionalista Michele Ainis o del noto giurista nonché professore di diritto internazione Ugo Mattei, che hanno messo in guardia del pericolo che l’accentramento dei poteri nelle mani del Presidente del Consiglio, pur in una situazione di emergenza, stante la latitanza del Parlamento e delle forze politiche, potesse rappresentare un pericoloso precedente per la democrazia. La maggioranza dei giuristi comunque si è allineata con la posizione governativa. Anche eminenti costituzionalisti quali ad esempio Gustavo e Vladimiro Zagrebelsky hanno sostanzialmente avvallato il sacrificio della libertà personale in nome di un diritto posto a loro giudizio ad un livello superiore quale quello alla salute, proprio in forza di un principio di “solidarietà effettiva” sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Quello che qui si vuole analizzare è se tale sacrificio sia davvero legittimo in una società democratica ed in ogni caso se l’epidemia che stiamo affrontando possa effettivamente costituire una emergenza tale da giustificarlo – anche da un punto di vista costituzionale – valutando in tal caso se le misure di contenimento “del virus” possano considerarsi adeguate e proporzionate al risultato che si vuole ottenere.

Emergenza sanitaria: riserva di legge e violazione dell’art. 3 Cost.

Nel nostro ordinamento costituzionale non è previsto espressamente lo “stato di emergenza”. La dichiarazione di uno stato di emergenza è prevista unicamente da una fonte legislativa (Decr. Lgs n. 1/2018 – Codice della Protezione Civile) la quale attribuisce poteri straordinari al Presidente del Consiglio che può procedere anche in deroga alle disposizioni di legge ma nei limiti e secondo i criteri indicati nella dichiarazione e nel rispetto dei principi dell’ordinamento giuridico e solo per un tempo massimo di 12 mesi.

Se è vero che il Presidente del Consiglio può derogare alle disposizioni di legge, è pur vero che per restringere diritti costituzionalmente garantiti occorre procedere con atti aventi forza di legge. Senza prendere ora in considerazione i singoli diritti sospesi, si prenda a modo di esempio quelli che forse in questa situazione vengono più in rilievo come la libertà personale (art. 13 Costituzione) e la libertà di circolazione (art. 16 Costituzione). Sono questi stessi articoli a prevedere la possibilità di stabilire dei limiti al loro esercizio per motivi di sanità o sicurezza, ponendo però una espressa “riserva legge”. Molti giuristi si sono infatti posti il problema se fosse possibile incidere sui diritti dei cittadini mediante semplici Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (i famosi DPCM). Ed infatti, dopo queste critiche, Conte ha saggiamente corretto il tiro adottando la forma del Decreto Legge, il quale è almeno sottoposto ad un controllo successivo del Parlamento. Ad ogni modo, anche se attraverso un atto avente forza di legge, occorre che la limitazione delle libertà personali sia sorretta da un’effettiva situazione di emergenza (sanitaria o di sicurezza pubblica).

C’è poi da chiedersi se le norme di contenimento non violino l’articolo 3 della Costituzione. Infatti, “rimanere a casa” non è evidentemente uguale per tutti e pone le famiglie italiane in una posizione di palese ingiustizia sociale. Non tutti infatti possono godere di appartamenti spaziosi, con balconi ampi, giardini condominiali ed una situazione economico/familiare idilliaca. La realtà italiana è costituita per lo più di famiglie numerose, con figli a carico, costrette a vivere in un monolocale in affitto senza balcone o cortile, con problemi economici, che vivono situazioni problematiche (di salute o di violenza, ad esempio) al loro interno. Oppure di persone anziane che vivono da sole, impossibilitate a muoversi neanche per fare la spesa perché inabili o malate, che non possono godere dell’assistenza dei parenti a causa proprio di queste norme.

Emergenza sanitaria politica … non emergenza da Coronavirus

Il fatto che in questi mesi l’Italia, e molti altri paesi del mondo, abbia dovuto affrontare una situazione di emergenza è innegabile. Nessuno può mettere in dubbio il sovraccarico degli ospedali e l’aumento dei morti soprattutto in alcune regioni soprattutto del nord che sono state l’epicentro dell’epidemia. Il problema è stabilire la natura di questa emergenza. Questa situazione è dovuta al virus o alle scelte politiche passate che hanno smantellato la sanità e all’inadeguatezza del sistema sanitario – basato soprattutto su un sistema accentrato sugli ospedali piuttosto che su un’attività sul territorio oltre che ridotto in una condizione di totale mancanza di mezzi e risorse – ad affrontare una pandemia? La risposta a questa domanda è fondamentale perché ci può mostrare se la soluzione politica adottata sia adeguata e soprattutto proporzionata al risultato che voleva ottenere ovvero il contenimento della diffusione della pandemia.

Ragioniamo sui numeri

Al 15 aprile 2020 il numero dei morti per coronavirus comunicato dalla Protezione civile è di circa 21.000 persone. Si premette già che questo numero non corrisponde al numero reale dei morti per coronavirus. Infatti comprende tutti i morti (cui è stato riscontrato il virus, ma che avevano anche altre patologie e che sono morti per altre cause). Infatti dai dati dell’Istituto Superiore della Sanità alla data del 13 aprile i morti solo per coronavirus senza altre patologie erano solo 53. E’ evidente che in genere una persona di solito non muore “sana”, perciò anche tra i morti che avevano più patologie vi sono certamente tanti ove il coronavirus è stato la causa “determinante” della morte. In ogni caso bisogna certamente ridimensionare il “numero totale dei morti” fornito dalla Protezione Civile. Ora, bisogna osservare come tale numero sia viziato non solo per eccesso ma anche per difetto. Infatti in Italia fino ad oggi sono stati fatti solo pochissimi tamponi e molte persone sono morte senza che gli sia mai stato diagnosticato il virus. Molti comuni hanno infatti cominciato a fare un’analisi delle risultanze anagrafiche, e nelle zone più colpite (come Brescia e Bergamo ad esempio) è risultato che il tasso di mortalità del mese di marzo era del 300 % superiore a quello del marzo dell’anno scorso. [1]

Ad ogni modo, ammettiamo pure che i numeri totali di morti siano quelli comunicati o siano addirittura superiori. Vediamo allora quali sono i numeri della mortalità relativi agli anni precedenti. Il presidente dell’ISTAT, dott. Blangiardo, ha comunicato qualche settimana fa i numeri della mortalità dell’anno scorso: 647.000 morti (in linea con gli anni precedenti). Andiamo ad analizzare le cause nel dettaglio. Gli ultimi dati aggiornati disponibili sono relativi al 2017: 230.000 morti per malattie cardiocircolatorie, 180.000 morti di tumore, 53.000 morti per malattie respiratorie (663 morti per complicazioni dovute ad influenza e 13.516 per polmonite). [2]

Certamente 21.000 morti per coronavirus sono sempre un numero enorme.

Ma se lo confrontiamo con i dati rilasciati dall’Istat non arriva nemmeno al numero che ogni anno abbiamo per morti di malattie respiratorie (53.000). E non è nemmeno lontanamente paragonabile al numero di morti per malattie cardiocircolatorie e per tumore! Se poi lo paragoniamo al numero di decessi giornalieri (650.000/365 pari a 1.772 decessi al giorno) il confronto diventa decisamente impari. La cosa davvero sorprendente è che il numero di decessi che si verificano ogni anno per infezione presa in ospedale è pari a 49.000 decessi, quasi uguale al numero di decessi per malattie respiratorie. E’ una strage sottovalutata, osserva il Dott. Walter Ricciardi dell’Istituto Superiore di Sanità, visto che l’Italia conta il 30 % di tutte le morti per infezione ospedaliera nei 28 Paesi UE e che in 13 anni (dal 2003 al 2016) il tasso di mortalità è raddoppiato, riguardando prevalentemente individui anziani dai 75 anni in su (Ansa – 15.05.2019). Alla luce di questi dati, possiamo davvero definire questo virus un’ emergenza? O c’è forse qualcosa che non funziona nel sistema sanitario, considerando anche che il fenomeno delle morti per infezione ospedaliera è facilmente sovrapponibile a quello delle morti per coronavirus -sia perché riguarda prevalentemente le persone anziane sia per la modalità di trasmissione in ospedale ? [7]

Risulta evidente pertanto come l’obiezione di chi sostiene che i sacrifici che stiamo facendo li facciamo soprattutto per gli anziani “che rappresentano un valore per il nostro Paese dal momento che questo virus colpisce prevalentemente loro” sia un’affermazione puramente pretestuosa. Occorre piuttosto chiedersi se la strategia adottata dal Governo sia davvero riuscita ad evitare il decesso degli anziani che voleva evitare o non sia invece semplicemente una risposta propagandistica dettata da panico ed inadeguatezza. Quanti anziani sono morti nelle case di riposo per infezioni ivi contratte perché le regioni hanno disposto presso di esse lo spostamento dei pazienti covid e perché i sanitari ivi operanti non adottavano le opportune precauzioni? (ed è di questi giorni la notizia dell’apertura di un’inchiesta penale della magistratura a carico delle Istituzioni della Regione Lombardia originata proprio da questa situazione – ma la stessa cosa è avvenuta anche nelle altre Regioni) Quanti anziani sono morti da soli in casa, abbandonati perché i parenti non potevano andare a trovarli, o perché malati senza essere assistiti dalle strutture sanitarie o solo perché avevano paura di andare in ospedale ove temevano di contrarre il virus? Quante persone, tra cui molti anziani, hanno contratto il virus proprio in ospedale, dove il virus ha in effetti cominciato a diffondersi nelle regioni del nord? Quante persone sono morte perché a causa del terrore mediatico hanno sovraffollato gli ospedali invece di essere curati a casa dove ancora adesso si continua a non fare tamponi? Quante persone sono morte per altre patologie perché tutti gli interventi e le terapie non urgenti sono state sospese per il coronavirus? QUANTE PERSONE SONO MORTE E MORIRANNO ANCORA A CAUSA DELLA CURA?

Quando la cura uccide il paziente e la politica schizofrenica

Ci si trova ora in una situazione che ha dell’assurdo. Se si accende la televisione, in qualunque programma si potrà vedere qualche giornalista o politico che parla di aiuti europei, di Mes o di euro bond, prefigurando che ove l’Europa non aiutasse l’Italia le conseguenze economiche per gli italiani potrebbero essere drammatiche. Ma chi è il responsabile di questa situazione? Gli italiani o il Governo, che ha costretto gli italiani a sospendere ogni ‘attività lavorativa (tranne quelle essenziali) e a rinchiudersi a casa “pur in assenza di una reale emergenza alla luce dei dati appena menzionati”? Ora politici, giornalisti ed intellettuali cominciano a rendersi conto di dover fare i conti con le conseguenze delle scelte effettuate. Ma chi ha sostenuto questa scelta a testa bassa alimentando una campagna mediatica a senso unico dove ogni voce che cantava fuori dal coro veniva censurata? Di certo non gli italiani che sono stati di fatto obbligati ad accettare una cura che si è loro imposto con il terrore virus e la retorica del “lo facciamo per il bene di tutti”. Ma adesso chi paga? Naturalmente questa sciagurata scelta -da loro subita e non liberamente decisa- la pagheranno gli italiani. E non solo dal punto di vista economico. Perché la crisi economica che è alle porte porterà non solo tante persone a ritrovarsi disoccupate e a chiudere l’attività, ma le porterà anche verso la depressione, la malattia e la morte. Proprio quello che si voleva evitare con la cura. Confindustria prevede un calo del Pil del 10% nei primi 2 trimestri rispetto all’anno scorso e del 6 % su base annuale. Cifre da brivido. Se un Paese decide di intraprendere una strada del genere deve averne anche le risorse e non usare solo la retorica dell’altruismo. Anche perchè in primo luogo non è detto che la cura sia stata veramente utile, se è vero che i morti sono dovuti più all’inefficienza del sistema sanitario che al virus. In questo caso tutti i miliardi che si sono persi fermando il Paese sarebbero potuti essere meglio utilizzati proprio per migliorare la sanità. Prima non lo si è mai fatto perché il Paese ha sempre avuto un gigantesco debito pubblico e anzi ogni anno i vari Governi che si sono succeduti hanno continuamente drenato soldi dalla sanità, e proprio questo ha condotto alla situazione attuale. Ora sarà ancora più difficile investire nella sanità perché ci si trova con meno soldi di prima e perchè tutti i soldi che si sarebbero potuti meglio utilizzare per risolvere l’emergenza sono stati dissipati inutilmente bloccando il paese. Una soluzione come il Lock-down la può attuare un paese come la Cina che è una potenza mondiale (oltre che una dittatura) o come la Germania che è il paese con l’economia più forte a livello europeo. Ma un paese “con le pezze al culo” come l’Italia non se lo può permettere, senza essere poi essere costretta ad andare a mendicare inascoltata in Europa e senza avere poi sulla coscienza la vita di milioni di italiani. In secondo luogo, questa scelta effettuata dal Governo otterrà certamente l’effetto contrario. Non solo non eviterà la perdita di vite umane, ma causerà nei mesi a venire molti più morti di quelli che avrebbe dovuto evitare proprio per i problemi economici e sociali derivanti dalla cura.

Principio di proporzionalità: bilanciamento tra libertà e salute

Il principio di proporzionalità rappresenta un principio costituzionale generale che costituisce un limite all’esercizio del potere pubblico, in particolare in tema di limitazione di diritti costituzionalmente garantiti, sotto il triplice profilo dell’idoneità, della necessità e dell’urgenza. La limitazione di un diritto costituzionalmente tutelato sarebbe illegittima ove fosse carente sotto uno di questi tre profili. Ora, qual è lo scopo delle misure di restrizione delle libertà personali se non appunto evitare la diffusione del virus in modo da tutelare la salute di tutti i cittadini? Bisogna pertanto operare un bilanciamento tra libertà personali e diritto alla salute alla luce del principio di proporzionalità.

Appare pertanto evidente come -seppure la restrizione delle libertà personali ed il blocco economico possa ritenersi necessario ed urgente nel brevissimo termine per evitare di collasso del sistema sanitario attribuibile ad errori organizzativi, di gestione dell’epidemia e politici di cui già si è detto- tale soluzione non può affatto ritenersi percorribile nel lungo termine in quanto inadeguata ad ottenere il risultato prefissato che è evitare la diffusione del virus e preservare la salute delle persone. E’ stato ampiamente dimostrato infatti che i contagi avvengono soprattutto negli ambienti chiusi, nell’ambito familiare e negli ospedali. Impedire alle persone di uscire di casa non sembrerebbe dunque la soluzione più intelligente. Come neanche fermare il paese per le inevitabili conseguenze economiche e sociali che determinerebbe. La lotta contro l virus non può essere demandata alla quarantena forzata o al lock-down. Occorre accompagnare le misure di contenimento prese sull’onda dell’emergenza con un piano di controllo effettivo ed isolamento dei contagiati sul territorio e con la predisposizione di misure atte a consentire per il resto il normale svolgimento della vita lavorativa e sociale. Invece ancora adesso, dopo mesi di emergenza e di arresti domiciliari, le persone continuano ad essere lasciate a se stesse in casa senza assistenza né controlli, senza che venga effettuato alcun tampone per verificare la presenza del virus ed accertarne successivamente la guarigione. Quindi a cosa è servito fermare il Paese e gli italiani? Questo è il comportamento di uno Stato serio? Questo atteggiamento vanifica di per sé tutte le misure adottate e tutto il sacrificio fatto dagli italiani. Non per l’irresponsabilità di alcuni, ma per l’inadeguatezza dello Stato, centrale e regionale. Perché in tal modo le misure di contenimento non contribuiranno affatto a fermare la diffusione del virus, che si arresterà per conto proprio dal momento che secondo alcune stime ha ormai già infettato più di 1/3 della popolazione. Eh, ma non ci sono le risorse per fare tamponi a tutti e per controllare le persone sul territorio, di solito si risponde a questa obiezione. Ma se non ci sono le risorse non ci si avventura per questa via. Non si può chiedere alle persone di rimanere a casa limitando la loro libertà personale per tutelare la salute pubblica se poi non si effettuano tamponi e non le si assiste. Perché è solo in questo modo che si può tutelare effettivamente la salute pubblica, e non a parole. Solo le persone positive al test devono essere messe in quarantena fino alla guarigione. Non si può lasciare le persone in balia di se stesse. Sia perché possono anche morire in casa senza che mai sia loro diagnosticato il virus oppure potrebbero infettare i familiari i quali andando in giro diffonderebbero ulteriormente il virus rendendo inutili le misure di contenimento oppure potrebbero andare in giro loro stesse essendo ancora infette dopo essere guarite (o essendo infette senza saperlo) mettendo a rischio la salute pubblica.

A questo punto c’è sempre il sapientone che osserva: facile criticare, ma cosa avresti fatto tu, quale soluzione avresti proposto? Come se quella della clausura e del lock-down fosse l’unica soluzione possibile. Uno stato serio fa tamponi a tappeto su tutta la popolazione o comunque sulle persone che risultano infette tenendo traccia dei contatti, isolandoli ed assistendoli in strutture apposite o a casa loro. Esattamente come hanno fatto in Corea del Sud ed in Germania. Invece qui da noi ancora adesso, fatte le debite eccezioni, la situazione è rimasta praticamente invariata: si continuano a fare pochi tamponi, senza isolare ed assistere adeguatamente le persone infette, lasciando tutta la responsabilità della loro salute e delle eventuali conseguenze sulla salute pubblica sulle loro spalle. E questo nonostante sia passato più di un mese da quando i cittadini sono stati posti in quarantena forzata e questa situazione sia già stata denunciata da molti medici. La restrizione delle libertà personali può ritenersi legittima solo per un tempo determinato e solo ove sia strettamente necessaria per la salvaguardia della salute dei cittadini. Ma una soluzione di ripiego non può diventare una soluzione “permanente” al solo scopo di deresponsabilizzazione della classe politica (che in tal modo può giustificarsi dicendo di aver fatto tutto il possibile, addossando la colpa ai cittadini che irresponsabilmente non hanno seguito le disposizioni e non sono stati a casa), in mancanza di una seria strategia politica volta a contenere la diffusione del virus, la cui palese mancanza di fatto rende inutili le misure adottate per i motivi appena ricordati. Una misura temporanea dettata da un momento iniziale di panico (stare a casa) non può diventare “la strategia” di lotta contro l’emergenza sanitaria, perché “non si sa cosa fare” o non si hanno le risorse. Allo stesso modo, non si può obbligare tutti i cittadini a sospendere le loro attività lavorative se poi non si è in grado di mettere in campo misure effettive ed immediate (e non solo a parole) per sostenere le imprese ed i lavoratori dal punto economico e fiscale. [3] [4]

E se gli esperti avessero sbagliato?

C’è poi un altro punto da considerare. E se il collasso del sistema sanitario fosse dovuto non solo ad errori politici e gestionali, ma anche ad errori di diagnosi di medici e virologi? E’ vero che, come ripetono i virologi ad ogni domanda che gli si pone, di questo virus conosciamo poco. E forse per questo fin dall’inizio hanno detto tutto e il contrario di tutto, contraddicendosi persino con se stessi. A quanto pare però, dalle autopsie che sono state fatte di recente in Italia (oltre 50 autopsie, più di qualunque altro paese nel mondo), emergerebbe una realtà diversa da quella che i virologi pensavano. I morti di covid sarebbero morti per insufficienza respiratoria dovuta non a polmonite virale interstiziale, quanto piuttosto a “trombo-embolia” innescata sempre dalla risposta infiammatoria eccessiva del sistema immunitario. Si sta infatti adesso sperimentando la cura con l’eparina, noto fluidificante del sangue, in combinazione con il cortisone (anti-infiammatorio) che sta avendo ottimi risultati in molti ospedali anche nelle situazioni più compromesse. In questo caso però, osservano i medici che hanno fatto questa scoperta, la terapia intensiva, l’intubazione ed i respiratori non solo sarebbero stati inutili, ma addirittura letali contribuendo significativamente al decesso dei pazienti (9 morti su 10 ricoverati in terapia intensiva). Avremmo risparmiato molte morti e si sarebbe evitato di sovraccaricare inutilmente il sistema sanitario e le terapie intensive dei vari ospedali. E quindi ci avrebbero tenuti a casa per cosa? [5]

Considerazioni finali

E’ evidente che alla luce di quanto detto le misure di contenimento adottate dal Governo appaiono non solo incostituzionali ma anche inadeguate, irrazionali e addirittura controproducenti ottenendo proprio l’opposto del risultato che si proponevano. Perché è vero che in questo momento, come dicono gli esperti, la curva dei contagi si sta appiattendo. Ma ciò è dovuto solo in minima parte alla quarantena forzata e al lock-down, anche per tutte le inefficienze che si sono rilevate. Come rilevano alcune stime infatti il contagio riguarderebbe ormai da 1/3 ai 2/3 della popolazione italiana, dunque è ragionevole pensare che prima o poi si sarebbe comunque arrestato. Le misure adottate invece genereranno povertà, crisi sociale e psicologica, esasperazione della gente e certamente più morti in prospettiva di quelli che si volevano evitare. Il fatto è che è l’approccio fondamentale ad essere sbagliato. Non si può certo pensare di sconfiggere un virus rimanendo chiusi in casa come topi. Quando verrà un altro virus (e verrà certamente) o un’altra crisi planetaria cosa faremo? Continueremo a stare chiusi in casa e fermeremo di nuovo tutto? La reazione iniziale di comprensibile panico non può diventare la strategia per affrontare l’epidemia. Invece sembra che tutti improvvisamente abbiano perso il buon senso ed il senso delle proporzioni. Come se la paura generata dai media per far accettare ai cittadini la linea politica adottata dal Governo, abbia cominciato ad un certo punto ad auto-alimentarsi contagiando anche coloro, giornalisti e politici, che l’avevano generata. Ciò è successo per varie ragioni, non solo economiche ma anche psicologiche. Dal punto di vista economico c’è chi ha visto in questa situazione di emergenza l’occasione di un guadagno personale (come Urbano Cairo -proprietario di LA7 e del Corriere della Sera- che in un video ai suoi dipendenti esultava perché con il fatto che gli italiani erano obbligati a stare a casa gli affari stavano andando a gonfie vele come non accadeva dal 1996, con un + 30 % di introiti pubblicitari televisivi e di vendita dei giornali di cui è proprietario) o una prospettiva di guadagno futuro (si pensi solo al business gigantesco della vendita delle mascherine che verranno acquistate dall’estero o prodotte in Italia, dei medicinali contro il virus e dei vaccini che si cercheranno di rendere obbligatori). Dal punto di vista psicologico, si è creata una situazione che la psicologia cognitiva chiama di “decisione in stato di incertezza” che produce sempre una serie di bias (errori) decisionali e comportamentali. Inizialmente, sono entrati in gioco due principi psicologici fondamentali, quello della “riprova sociale” e dell'”autorità”. Non sapendo come comportarsi, la politica ha semplicemente “imitato” la soluzione adottata da chi stava affrontando il medesimo problema, ritenendo più praticabile, in assenza di risorse finanziarie e sanitarie, la soluzione cinese. Nel farlo si è completamente affidata all’autorità di un team di esperti. Tale soluzione però poteva difficilmente adattarsi ad un contesto democratico. Pertanto è iniziato un bombardamento mediatico atto a instillare nei cittadini il terrore per il virus, con quotidiani bollettini di guerra, in modo da convincerli della gravità della situazione e che stare a casa fermando tutto il Paese fosse l’unica soluzione per salvarsi, facendo loro accettare senza alcuna protesta una restrizione delle proprie libertà mai vista nella storia repubblicana. Ciò ha fatto leva su uno dei maggiori bias che governa la mente umana che fa sì che le persone siano più motivate dalla paura di perdere qualcosa che dall’idea di guadagnare qualcosa. E cosa si ha più paura di perdere della salute? Inoltre si è utilizzata la retorica della “guerra contro il virus” utilizzando il principio cardine della manipolazione di massa che è la “difesa contro un nemico” reale o immaginario, che in questo caso era il virus. Da questo punto in poi la situazione ha cominciato ad alimentarsi da sola in virtù del “consistency bias” in base al quale chi prende una decisione o mette in atto un comportamento, anche se successivamente si rende conto di sbagliare, in genere continua a perseverare nell’errore, perché il costo anche emotivo di cambiare la propria decisione sarebbe troppo alto e vorrebbe dire ammettere di avere torto. Perciò gli stessi giornalisti e politici si sono auto-convinti che le scelte effettuate erano giuste e necessarie.

Tutto questo impone una riflessione fondamentale.

Siamo sicuri che il diritto alla salute sia un diritto superiore agli altri diritti costituzionalmente garantiti, di fronte al quale questi ultimi possono venire sacrificati, come affermano taluni illustri costituzionalisti? La Costituzione Italiana si fonda sui principi della resistenza e dell’antifascismo. Milioni di persone durante la seconda guerra mondiale ha dato la loro vita per la libertà. Siamo sicuri che una vita senza libertà sia anche una vita “dignitosa” degna di essere vissuta? La democrazia è un fenomeno giovane ed estremamente delicato, perché sensibile alla manipolazione e alla propaganda di coloro che detengono il potere ed il controllo dei media. La storia insegna che è molto facile perdere le libertà faticosamente conquistate, rinunciandovi a poco a poco senza accorgersene. Come la rana bollita che non si accorge di essere in pentola se si aumenta gradualmente il calore. Due dei concetti più pericolosi in democrazia sono quello di “emergenza” e “bene comune”. Perché chi decide cosa è emergenza e cosa è bene comune? Molto spesso dietro queste parole si nasconde una tipica manovra di manipolazione che fa leva al tempo stesso sulla paura, sul senso morale, sull’altruismo, sul senso di colpa. Mentre in genere l’emergenza ed il bene comune coincidono con gli interessi personali di chi sta cercando di manipolarci. “Devi farlo per gli altri…per gli anziani…per i bambini. Devi rimanere a casa per il bene di tutti. Se esci sei un criminale… sei un irresponsabile…metti a rischio la salute delle persone. Ci dobbiamo sacrificare per il bene di tutti”. Solo se non ci facciamo paralizzare dalla paura, attraverso un analisi critica dei fatti -che non si ferma ad un passivo assorbimento della narrazione che viene proposta dai media- possiamo renderci conto del tentativo altrui di manipolarci e di convincerci che le cose siano diverse da quanto ci viene raccontato per indurci a prendere decisioni e mettere in atto comportamenti contrari ai nostri stessi interessi. Ed una delle strategie più efficaci per convincere le persone è proprio quella di far loro credere che quello che stanno facendo “è nel loro interesse”.

In conclusione, lo scrivente non crede che rinunciare alle nostre libertà anche temporaneamente in nome della salute sia una soluzione auspicabile, anche perché in un Paese come il nostro -dove l’emergenza è la regola- ciò costituirebbe un pericoloso precedente per la democrazia. I giuristi dovrebbero essere i primi difensori delle libertà democratiche, la coscienza critica del Paese, e non vittime anche loro come gli altri cittadini della paura, della propaganda e della manipolazione mediatica. Alcune sere fa, nella trasmissione di Fabio Fazio, il virologo Burioni ha detto che in futuro quando usciremo da casa dovremo tutti abituarci a considerarci dei “malati”. Credo purtroppo che non stesse scherzando, perché è questa la direzione verso cui stiamo andando, se non correggiamo al più presto la rotta. Abbiamo rinunciato alla nostra libertà e dignità in cambio della mera sopravvivenza. Abbiamo abdicato alla democrazia piegandoci alla dittatura della cosiddetta “scienza” affidando a quest’ultima il potere di decidere delle nostre vite. E questo nonostante la medicina non sia una scienza, ma un arte, e non possa fornire alcuna certezza. Cosa che dovrebbe essere abbastanza evidente a tutti in questo periodo, dal momento che nessuno dei virologi, ormai diventati star del piccolo schermo, è mai riuscito fare alcuna previsione che si sia rivelata esatta sul virus, dicendo tutto e il contrario di tutto a seconda dell’evolversi della situazione (esattamente come fanno i mentalisti e i ciarlatani). Nemmeno Burioni ha fatto eccezione, dal momento che a febbraio diceva che non c’era da preoccuparsi e che il virus non sarebbe mai arrivato in Italia, contraddicendosi continuamente su tutto. Solo su una cosa sono tutti d’accordo: che dobbiamo lavarci le mani e dobbiamo restare a casa. Possibile che non ci sai un giurista, salvo le poche eccezioni già ricordate, che abbia il coraggio di far sentire la sua voce contro questa continua erosione della libertà delle persone e “medicalizzazione” della società? Perché è proprio compito dei giuristi, degli avvocati e dei magistrati tutelare non solo la legalità ma anche i principi posti alla base del nostro ordinamento, con particolare riguardo alla libertà individuale dei cittadini che ne costituisce il cardine, opponendosi contro ogni tentativo di limitazione di tale diritto. Non è solo una questione di principio, ma di sostanza. Una società democratica poggia le sue fondamenta sulla libertà e non vi può essere diritto superiore ad esso. Cosa deve ancora succedere prima che ci svegliamo? Hanno già sospeso la liberta di circolazione, evitando così il pericolo di manifestazioni di protesta. Stanno cercando di limitare il diritto di espressione, istituendo il “Comitato della Verità” di Orwelliana memoria presso il Governo che con la scusa del controllo delle fake-news effettuerà una censura nei confronti di tutte le notizie e le opinioni divergenti da quelle ufficiali. Stiamo per arrivare al controllo della libertà di espressione attraverso un processo di sottomissione psicologica. In Lombardia è già obbligatorio infatti l’uso delle mascherine e il Presidente della Regione Piemonte Cirio ha già annunciato che da maggio saranno obbligatorie anche in Piemonte. Di qui immaginare l’estensione dell’obbligo a tutta l’Italia è cosa facile. Utilizzare la mascherina ha una doppia valenza psicologica: da un lato significa considerarsi “malati” dall’altro è il simbolo di un “bavaglio” imposto al cittadino, esattamente come in Cina. Questo vuol dire che per uscire saremo tutti obbligati a indossare una mascherina, un bavaglio, un guinzaglio. Siamo davvero tutti così spaventati da accettare tutto questo tranquillamente come se nulla fosse? Quello che non sono riusciti a fare gli Ottomani in secoli di storia, cioè l’islamizzazione del mondo occidentale, è riuscito a farlo l’ignoranza, la visione miope e l’avidità di una classe politica corrotta. Perché solo qualche mese fa tutti, compresi gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, dicevano che le mascherine erano del tutto inutili, se non certe mascherine particolari e solo per gli operatori sanitari. Ora stiamo acquistando tonnellate di mascherine, quindi a qualcuno dovremo pur venderle, e dunque sono diventate obbligatorie. Questo è il mondo in cui vogliamo vivere? Un modo in cui per uscire di casa o per avere contatti sociali dovremo indossare una mascherina? Nessuno a nulla da dire in proposito? Stiamo riportando le lancette dell’orologio della civiltà e della psicologia indietro di secoli. Dobbiamo immediatamente renderci tutti conto che dobbiamo cambiare registro, perché continuando in questo modo stiamo distruggendo non solo il tessuto economico, ma anche quello sociale e psicologico del Paese. Dobbiamo abituarci tutti all’idea che con questo virus -così come con tanti altri virus ed emergenze- ci dovremo convivere, adottando certo tutte le misure necessarie, ma non sicuramente cercando di evitarlo sigillando la nostra vita in una bolla ermetica impermeabile a ogni contatto o chiudendoci in casa e fermando l’attività del Paese. E non sicuramente rinunciando alla nostra libertà per vivere una vita in salute ma senza dignità come vorrebbero i virologi[6]

Riferimenti:

1) Dati ISS 13 aprile 2020;

2) Rapporto mortalità ISTAT;

3) Salizzoni: Regione Piemonte per la gestione confusa;

4) Ricolfi: ci tengono chiusi in casa perché incapaci di gestire l’epidemia;

5) Adnkronos: tante morti per trombo embolia;

6) video Urbano Cairo (https://youtu.be/102aZb5tEC8)

7) Ansa: morti per infezioni ospedaliere.

Avv. Maurizio Giordano

diritto civile e di famiglia

via Cavour 6 – 10024 Moncalieri (TO)

avv.mauriziogiordano@yahoo.it

tel:320-625.26.34

i mercenari di Al Serraji continuano i loro crimini contro il popolo Libico.

Rossella Giordano
16 aprile alle ore 21:35

Bufale mainstream sull’epidemia di coronavirus in Iran

Contropiano
L’epidemia di coronavirus sta mettendo a nudo, in maniera obiettiva e senza alcuna possibilità di replica, i danni apportati dalle privatizzazioni ai Sistemi Sanitari Nazionali, la debolezza della narrazione dell’utilità pubblica del “privato” e la natura antipopolare e speculativa che ha assunto l’Unione Europea. Solo pericolosi estremisti del Libero Mercato possono continuare a sostenere privatizzazioni e/o l’utilità della UE.

Ci hanno raccontato per anni, da Berlusconi in poi, che gli ospedali erano un ricettacolo di nullafacenti, una spesa inutile, un costo che non potevamo più permetterci. Ed allora, tutti si sono scagliati sul Sistema Sanitario Nazionale, tagliando, regionalizzando, privatizzando, convenzionando e chiudendo. Il risultato è che quella che fino a 20 anni fa era tra le migliori Sanità del Mondo adesso registra la mortalità più alta per Coronavirus.
Bufale mainstream sull'epidemia di coronavirus in Iran

Nessuna scusante, nessun appello. L’unica sarebbe requisire la Sanità privata, ri-statalizzare il servizio sanitaria, assumere in massa e nazionalizzare la produzione di farmaci e macchinari. Ma purtroppo non sembra quella la strada intrapresa, al contrario si procede ancora sulla via del privato che continuerà a fare affari sulla salute dei cittadini.

E poi c’è l’UE che anche in questo caso, da questo orecchio non ci sente. Non darà alcun aiuto vero. Nessuna agevolazione, nessuna concessione a sforamenti: l’ideologia dell’ultraliberismo e del rigore europeista non deve essere messa in discussione per qualche migliaio di morti!

Ancor più se di un paese “cicala” come l’Italia, dove si campa anche troppo per i gusti della BCE.

Come se non bastasse, nel bel mezzo dell’epidemia in Europa, gli Stati Uniti inviano 30.000 soldati e centinaia di carri armati, per l’esercitazione NATO “Defend Europe 20”, in chiave anti-russa.

Come se non bastasse ancora arriva l’aiuto cinese: respiratori, mascherine e medici super specializzati. Si inizia a rompere un po’ il pregiudizio che si ha sulla Cina e sui cinesi, popolo che secondo alcuni governatori ed alcuni giornalisti con l’alito di grappa alle 9 di mattina, mangiano topi vivi, dormono in stanza con i maiali, buttano i morti nell’immondizia.

Lo smacco c’è, inutile negarlo. Ed allora si deve stroncare sul nascere qualunque “prurito”. Il messaggio che deve passare tra i cittadini è che non bisogna azzardarsi nemmeno a pensare di poter uscire dalla UE, perché fuori c’è solo morte e fame. E se si bazzica con la Cina si fa la fine… dell’Iran!

E’ infatti iniziata una campagna di denigrazione mainstream di questo paese mediorientale.

Non stiamo parlando di personaggi del bar prestati alla politica o al giornalismo. Ma di televisioni nazionali, di giornalisti “di sinistra” e di giornali di primo piano. La tesi, “accreditata” dalle testimonianze di oppositori al “regime” iraniano che dal loro salotto a Londra o New York riescono ad avere un punto di vista privilegiato sulla situazione del loro Paese d’origine, è di un “Olocausto”. Si presenta uno scenario di fosse comuni, di morti ammassati su una superficie pari a due campi da calcio (precisione incredibile) e di gente che muore sul marciapiede di fronte all’ospedale senza essere soccorsa, nemmeno si trattasse degli Stati Uniti!

Eppure i numeri ufficiali dicono di un numero di contagiati in calo, che la mortalità non è in situazione critica e, soprattutto, che i guariti sono 5.400 contro i 2.800 italiani. “E allora il regime mente!”.

E non basta constatare che nemmeno i media dei più acerrimi nemici dell’Iran (BBC e CNN) ne facciano menzione: gli italiani ci credono, quasi ad “autoconsolarsi” del fatto che siamo il Paese che probabilmente avrà più contagiati e più morti a fine epidemia, purtroppo.

In realtà la situazione, a quanto vedono con i propri occhi amici e parenti iraniani residenti a Teheran, Karaj, Shiraz (informazioni di prima mano di persone non legate agli Ayatollah), è ben diversa.

Certo, ci può essere un modo diverso e meno esteso per fare tamponi, dunque i numeri potrebbero essere più alti, come altrove del resto, ed i decessi di pazienti con pesanti patologie pregresse potrebbero anche essere ascritti alle patologie principali. Forse. Sicuramente anche lì, principalmente nel focolaio di Gilan, come tra l’altro in Lombardia, la Sanità sta avendo grossi problemi di intasamento. Ma una cosa è certa: lo Stato sta provando a contenere l’epidemia impiegando tutte le sue forze e certo non sta facendo morire per strada i cittadini.

Lo Stato iraniano, tramite polizia e pasdaran distribuisce gratuitamente in strada mascherine e guanti monouso, ci sono sanificazioni notturne, con soluzioni di acqua ed ipoclorito sparate sui muri, sui bancomat, ovunque. C’è un servizio di call center pubblico che chiama a casa i cittadini chiedendo se qualcuno in famiglia presenta sintomi, dando consigli e se necessario visitando a domicilio. Alcuni ospedali sono stati completamente evacuati dai pazienti normali che sono stati sistemati in altri ospedali, anche privati, precettati dallo Stato che contribuisce alle spese del paziente e sono stati istituti ospedali pubblici solo per pazienti affetti da coronavirus.

C’è da notare che i pazienti di Coronavirus sono curati gratuitamente a spese dello Stato in controtendenza al fatto che la Sanità iraniana prevede un contribuito molto elevato da parte del cittadino anche per i salva-vita (e questo è uno dei paradossi in un Paese in cui è tutto nazionalizzato, dalle pompe di benzina ai negozi di tappeti) il che si spiega anche col fatto che le sanzioni non hanno permesso all’Iran di acquistare brevetti e farmaci a prezzi accessibili dall’estero.

Non è stato necessario dichiarare il lockdown perché i cittadini hanno autonomamente deciso di mettersi in quarantena per contenere il virus e chi necessita di andare a lavorare, specialmente nei posti pubblici, vengono monitorati con la misurazione della temperatura all’entrata ed all’uscita dal posto di lavoro.

C’è inoltre un piccolo indennizzo per le famiglie che hanno un familiare che si è ammalato di Coronavirus. Si è anche concesso i domiciliari a molti detenuti che rischiavano di essere contagiati. Iran: 70.000 indultati. Italia: 0 indultati, 14 morti e centinaia di feriti dalla repressione statale.

Insomma, per quanto si possa concordare o dissentire con le misure intraprese dal governo iraniano, non si può certo pensare ad un paese che scava fosse per ammonticchiarci i morti. Questa è una narrazione utile a chi vuole spostare l’attenzione dal problema italiano e da quello della UE. E l’immaginario collettivo, di molti occidentali (anche di parecchi compagni), vede l’Iran come una sorta di retaggio del medioevo islamico.

In realtà si tratta di un Paese, certo, in sofferenza, ma anche industrializzato, con uno stato sociale, con un sistema pensionistico (vige “Quota 90”, 60 anni di età, 30 di contributi) con le parabole a vista che trasmettono la tv americana con tolleranza delle autorità nonostante lo stato di assedio, con un diritto e con delle garanzie per i detenuti, con dei partiti politici di centro, di destra e di “sinistra” (virgolette sono d’obbligo dato che la sinistra iraniana è per l’occidentalizzazione dei costumi e per concessioni sull’hijab, ma è anche per capitolare all’egemonia della UE e degli USA e per le privatizzazioni selvagge. Da questo punto di vista tutto il Mondo è Paese per le “sinistre”).

L’Iran è inoltre un Paese dove la condizione della donna, è molto migliore di quello che si possa pensare. Le donne iraniane sono libere ed emancipate, lavorano quasi tutte e tutte hanno una istruzione. Nulla a che vedere con il vero medioevo islamico, l’Arabia Saudita, che invece ci teniamo stretta come alleato politico e militare.

Sarebbe probabilmente il caso per gli italiani di smetterla di abboccare ai diversivi diffusi a piene mani da chi ci ha ridotto alla condizione attuale e di concentrarsi su quello che tra l’altro la Storia dimostra riuscirci meglio: riuscire ad invertire la tendenza nel momento in cui sembriamo più deboli.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bufale_mainstream_sullepidemia_di_coronavirus_in_iran/82_33704/