Dopo la Libia, gli usurai del tempio puntano al Mali e guardano all’Algeria

Dopo la Libia, gli usurai del tempio puntano al Mali
e guardano all’Algeria… (ita/eng) 3/2/2013

Mali, Hagel e i Rothschild

Ieri, per inviare un messaggio al Comitato per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, Israele ha bombardato un convoglio sul confine Siria/Libano. Sembra aver funzionato. Questa mattina, i falchi-galline presenti in tale commissione, come McCain e Inhofe, erano occupati a mettere sulla graticola la nomina di Obama a segretario alla Difesa del senatore Chuck Hagel (R-NE), sulla sua indefessa fedeltà alla madrepatria Israele e al complesso militare-industriale.
Nel frattempo, i bankster Illuminati della City di Londra, guidati dai Rothschild che gestiscono quel circo altrimenti noto come Israele, cercano di arraffare più risorse globali, e questa volta nel paese nord africano del Mali. A febbraio i ribelli tuareg del nord del Mali, con l’aiuto dei resti di al-Qaida addestrati e armati dalle agenzie di intelligence dei Rothschild, MI6 e Mossad, per rovesciare il governo di Gheddafi della vicina Libia, attaccavano le truppe governative nella città di confine algerina di Tinzaouaten.

I  tribali secolari tuareg, rappresentati dal Movimento di Liberazione Nazionale Azawad, chiedono da decenni una maggiore autonomia dal governo centrale di Bamako. Eppure sono sempre stati contenti di rimanere nella loro patria, nel nord del Mali. Ma le forze libiche di al-Qaida nel Maghreb, che si fanno chiamare Ansar al-Din, hanno chiesto l’imposizione della legge islamica nel nord del Mali, e poi misteriosamente hanno attaccato verso sud. Perché, se stavano tentando di trasformare il nord del Mali in un santuario di al-Qaida (come la propaganda “ufficiale” ci dice),  attaccare il governo centrale del Mali e far saltare la loro copertura? Questi islamisti sono anche responsabili, con l’aiuto degli Emirati Arabi Uniti, dell’attacco contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi, dove è rimasto ucciso l’ambasciatore statunitense Christopher Stevens con altri tre, montando il vecchio trucco della destabilizzazione M16/Mossad a nome dei vampiri di risorse della City dei Rothschild di Londra (vedasi il mio libro “Big Oil & i suoi banchieri”).
Parlando, la settimana scorsa, al Centro Bunche Ralph, il capo di AFRICOM, Generale Ham, ha ammesso che gli Stati Uniti avevano addestrato molti dei ribelli coinvolti nel colpo di stato in Mali del 2012, tra cui il loro leader, capitano Amadou Sanogo. Il 18 aprile 2012 il democraticamente eletto, per due volte, Presidente Amadou Toumani Toure è stato costretto a dimettersi poco prima delle elezioni presidenziali in cui non poteva candidarsi. È interessante notare che tutti gli altri vincitori potenziali in quelle elezioni, erano contrari a qualsiasi  intervento straniero in Mali per “respingere” la ribellione di “al-Qaida“.
Nonostante i sentimenti anti-intervento del popolo del Mali, subito ci furono le grida dall’ECOWAS e dal Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla necessità di inviare truppe straniere in Mali. L’11 gennaio i francesi, ex padroni coloniali, hanno fatto proprio questo. Allora perché i francesi intervengono in Mali, ma non nella Repubblica Centrafricana, il cui governo è stato attaccato dai ribelli? La vera ragione della provocazione di al-Qaida, era rendere “necessario” l’intervento straniero per impadronirsi delle ricche risorse minerarie recentemente scoperte nel sottosuolo del Mali. Già terzo produttore africano di oro, il Mali è anche ricco di diamanti, uranio, ferro, manganese, bauxite, litio, fosfato, lignite, rame, gesso e marmo. L’esplorazione petrolifera è recentemente aumentata in Mali e la nazione ha il potenziale per diventare una importante via di comunicazione tra l’Africa sub-sahariana e l’Europa.
Con l’ennesimo furto di risorse da parte dei Rothschild, questa volta in gran parte pagata dai generosi contribuenti della classe media francese, la conferma di Chuck Hagel può essere vista come un evento causale. Se confermato, potremmo vedere sia un significativo allontanamento da Israele che dei sostanziali tagli al Pentagono. Bombardamenti di frontiera, escalation e altre minacce a parte, è il momento di sciacquare via dalla siepe i terroristi israeliani, e seguirne la puzza per tutta la catena alimentare arrivando alla feccia che i Rothschild mantengono per eseguire queste provocazioni.

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & i loro banchieri nel Golfo Persico; I quattro cavalieri, le otto famiglie e le loro reti d’intelligence, del narcotraffico e del terrorismo globali, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, e Stickin ‘in to the Matrix . Potete iscrivervi gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

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After Libya, the usurers of the temple are pointing to Mali, watching Algeria… ~ Dopo la Libia, gli usurai del tempio puntano al Mali e guardano all’Algeria… ~

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After Libya, the usurers of the temple are pointing to Mali,
watching Algeria …

Mali, Hagel & the Rothschilds

Yesterday, as if to send a message to the US Senate Armed Services Committee, Israel bombed a convoy on the Syria/Lebanon border. It seems to have worked. This morning, chicken hawks on that committee with names like McCain and Inhofe are busy grilling Obama Defense Secretary Nominee Sen. Chuck Hagel (R-NE) as to his unflagging allegiance to mother Israel and the military-industrial complex alike.
Meanwhile, the Rothschild-led City of London Illuminati banksters who run the dog and pony show otherwise known as Israel, seek to grab more global resources – this time in the north African country of Mali.
On February Tuareg rebels based in northern Mali, with help from al Qaeda remnants trained and armed by Rothschild intelligence agencies MI6 and Mossad to overthrow the neighboring Qaddafi government in Libya, attacked government troops in the Algerian border town of Tinzaouaten.
Secular Tuareg tribal people – represented by the Azawad National Liberation Movement – have for decades demanded greater autonomy from the central government in Bamako. Yet they have always been content to remain in their northern Mali homeland.
But Libyan al Qaeda in the Maghreb forces calling themselves Ansar Dine called for the imposition of Islamic law in northern Mali, then mysteriously attacked to the south. Why, if they were attempting to turn northern Mali into an al Qaeda safe-haven (as the “official” story goes), would they attack the central government in Mali and blow their cover?
These Islamists, who were also responsible – with help from the UAE – for the attack on the US embassy in Bengazi which killed US Ambassador Christopher Stevens and three others, fit the age-old pattern of M16/Mossad destabilization on behalf of the Rothschild-led City of London resource vampires (see my book Big Oil & Their Bankers…).

While speaking last week at the Ralph Bunche Center, the head of AFRICOM – General Ham – admitted that the US had trained many of the Mali rebels involved in the 2012 coup, including its leader Captain Amadou Sanogo. (http://www.veteranstoday.com/2013/01/29/us-trained-mali-rebels-commander-visited-us/)

On April 8th, 2012 twice democratically-elected President Amadou Toumani Toure was forced to step down, just prior to scheduled Presidential elections in which he was not eligible to run. Interestingly, all other potential winners in this election were against any foreign intervention in Mali to “put down” the “al Qaeda” rebellion.
Despite the anti-intervention mood of the people of Mali, soon there were cries from ECOWAS and the UN Security Council for the need to insert foreign troops into Mali. On January 11th the French former colonial masters did just that.
So why did the French intervene in Mali, but not in the Central African Republic, whose government had also been attacked by rebels?
The real reason for the al Qaeda provocation which “required” foreign intervention may lie in the rich mineral resources recently discovered beneath Mali’s soil. Already Africa’s third largest gold producer, Mali is also rich in diamonds, uranium, iron ore, manganese, bauxite, lithium, phosphate, lignite, copper, gypsum and marble.
Oil exploration has recently increased in Mali and the nation has the potential to become a major transportation route between sub-Saharan Africa and Europe.
With yet another Rothschild resource grab in progress – this time mostly paid for by generous middle-class French taxpayers – the confirmation of Chuck Hagel can be seen as a seminal event. If confirmed, we could see both a significant move away from Israel and substantial Pentagon cuts.
Border bombings, escalations and other threats aside, it’s time the flush the Israeli terrorists out of the briars and follow the stench all the way up the food chain to the inbred Rothschild scum that runs these provocateurs.

Dean Henderson is the author of four books: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. You can subscribe free to his weekly Left Hook column @ http://www.deanhenderson.wordpress.com
Source: DeanHenderson

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Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Pubblicato il: 7 marzo, 2012

Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Réseau Voltaire  6 marzo 2012

Presentato come reporter del Sunday Times, Paul Conroy, che è appena fuggito dall’Emirato Islamico di Bab Amr, è un agente dell’MI6 britannico.
 
– Mahdi al-Harati ha sposato una donna irlandese e ha vissuto a Dublino. Paul Conroy è nordirlandese, ed è cresciuto a Liverpool.
Secondo l’ex premier Jose Maria Aznar, Mahdi al-Harati è ancora ricercato in Spagna per il suo coinvolgimento negli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004.
Nel 2010, con la barba e l’accurata copertura più di una ONG, Mahdi al-Harati era stato infiltrato dall’MI6 nella “Freedom Flotilla“, che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza.
Mahdi al-Harati ha guidato la brigata di al-Qaida che aveva assediato l’hotel Rixos a Tripoli, nell’agosto del 2011. Secondo Khamis Gheddafi, era inquadrata da istruttori francesi. Una fonte militare straniera di alto livello, al-Harati ebbe dalla NATO la missione di catturare i leader libici rifugiatisi in una struttura segreta dell’hotel, e di assassinarvi il deputato ed ex-assistente di Martin Luther King, Walter Fauntroy. Doveva eliminare anche due dipendenti della Rete Voltaire, Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya, che risiedevano presso l’hotel Radisson, dove al-Harati aveva posto il suo centro di tortura. Questa decisione era stata presa in una riunione ristretta del comando NATO di Napoli, pochi giorni prima. La relazione menziona la presenza alla riunione di Alain Juppé. Interrogato su ciò, la sua segreteria ha negato qualsiasi coinvolgimento del ministro degli esteri francese e disse che era in vacanza, in quella data.
Nell’ottobre 2011, Mahdi al-Harati mise in scena, in Siria, un finto villaggio occupato, situato tra le montagne al confine turco. Per due mesi ricevette i giornalisti occidentali per vantare la “rivoluzione” siriana. Il villaggio è abitato da una tribù che era stata pagata per produrre delle manifestazioni e per posare per la stampa. Al-Harati vi ricevette anche Paul Moreira di Canal Plus e Edith Bouvier di Le Figaro.
– Abdelhakim Belhaj è il braccio destro di Ayman al-Zawahiri, e attuale numero due di al-Qaida. Anche se ufficialmente è ancora uno dei criminali più ricercati del mondo, è stato promosso dalla NATO a governatore militare di Tripoli. Abdelhakim Belhaj ha anche la  residenza in Qatar.
Abdelhakim Belhaj ha recentemente fatto diversi viaggi in Turchia, dove dispone di un ufficio nella base NATO di Incirlik, e in Siria dove ha infiltrato dei gruppi per un totale di 1.500 combattenti. Secondo Ayman al-Zawahiri, i suoi uomini hanno commesso gli attentati di Damasco e Aleppo.
La sua organizzazione, il Gruppo combattente islamico in Libia, si è fusa con al-Qaida, ma è ancora sulla lista dei terroristi del Dipartimento di Stato statunitense e del Dipartimento degli Interni inglese.
Associandosi con dei noti  terroristi, Conroy cade sotto la legge degli Stati Uniti e del Regno Unito per sostegno o associazione a un gruppo terroristico. Affronterebbe 15 anni di carcere, salvo affermare la sua immunità, facendo valere la sua qualifica di agente di Sua Maestà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da:http://www.statopotenza.eu/2800/il-giornalista-paul-conroy-agente-operativo-del-mi6

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/il-giornalista-paul-conroy-agente.html

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Pubblicato il: 28 gennaio, 2012

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Un evento importante e atteso si è verificato in Libia. I leader della Resistenza hanno parlato della creazione di un governo provvisorio in Libia. Le persone di tutto il mondo, che compongono la comunità mondiale, hanno atteso questo momento. Ora il nostro compito è quello di chiedere ai governi dei nostri paesi di revocare il riconoscimento del regime di occupazione del CNT perché essi non sono i rappresentanti legali della nazione libica, e iniziare relazioni diplomatiche con il vero governo libico. Questo governo è stato varato in via temporanea fino alla completa liberazione della Libia dagli invasori della NATO.

Dopodiché i Comitati Popolari di diversi livelli verranno ripristinati e continueranno a governare la Libia come era prima dell’invasione del febbraio
2011. Ovviamente tutti gli errori riscontrati verranno presi in seria considerazione per evitare ulteriori alibi per un nuovo intervento. I media mondiali (in particolare la Reuters), attraverso i loro agenti (ratti), cercano di diffondere menzogne attraverso fonti web, affermando che i presidenti degli Stati Uniti, della Francia e della Russia stanno organizzando un vertice per discutere della situazione in Libia e, in particolar modo, di concedere a Saif Al-Islam di divenire Primo Ministro della Libia con una essenziale continua
presenza di aziende occidentali in Libia. E’ chiaro che il loro obiettivo è quello di creare caos informativo e nascondere le notizie riguardanti il rilancio del governo della Jamahirya libica; colpire Saif,la Resistenza e tutto
il popolo libico che vuole scegliere i propri leader. Barack Obama e Nicolas Sarkozy sono dei criminali.
Le forze militari dei loro paesi stanno prendendo parte al saccheggio della Libia e all’eliminazione dei civili, un crimine in corso da quasi 11 mesi. La propaganda mondiale continua a cercare di creare un’immagine di operatori di pace come se stessero ignorando i propri interessi personali nel distruggere paesi ricchi di risorse minerali. Uno scopo ulteriore di questa disinformazione è quello di sminuire la lotta libica contro gli occupanti. I media mondiali cercano di nascondere questa lotta che si è diffusa già in tutta la Libia. Nella parte orientale della Libia, la tribù Obeydi, che in un primo momento ha partecipato alla guerra al fianco degli occupanti, ha liberato dai ratti e tenuto la città di Tobruck. La tribù supporta la rivolta contro il CNT e contro gli occupanti.
La tribù Al-Zintan, dal novembre 2011, vale a dire dall’arrivo di Saif al Gheddafi nella città di Zintan,combatte nelle fila della Resistenza libica. Ciò significa che le tribù sono unite nella lotta contro gli invasori. I media mondiali nascondono le informazioni riguardanti le operazioni di successo della Resistenza libica. Vengono dipinti come attacchi terroristici. Per esempio, hanno citato il caso dell’addetto francese al CNT, il cui assassinio è stato commesso dai patrioti della Resistenza libica e l’attacco ai mercenari francesi in cui è rimasto ucciso un ex soldato francese. L’intera operazione è stata definita attacco terroristico ed è stato sottolineato che il CNT ha arrestato un sospettato.
I media mondiali ricalcano esattamente la propaganda nazista, che chiamava i partigiani russi banditi. Le squadre delle SS catturavano civili in modo casuale e chiedevano ai locali di consegnare i partigiani altrimenti minacciavano di giustiziare gli ostaggi. Esattamente lo stesso accade in Libia. Gli squadroni della NATO e del CPM hanno creato una serie di campi di sterminio per la tortura dei membri della Resistenza e terrorizzando la popolazione libica, in stretta collaborazione con in traditori interni. Video di torture si diffondono attraverso YouTube come nel febbraio-marzo i video del linciaggio dei libici dalla pelle nera. Gli amministratori del sito web hanno eliminato solo i video dei crimini commessi dalla NATO e da Al-Qaeda. Quando i media mondiali iniziano a diffondere disinformazione per far sembrare la Resistenza compromessa,dovrebbe significare che ogni libico dovrebbe continuare a lottare, perché quando i leader dei paesi sostenitori del terrorismo affermano attraverso i media che vogliono la pace, è chiaro che essi vogliono avere un pò di riposo e raggruppare le loro forze.
E’ essenziale continuare la guerriglia contro gli invasori con lo stesso passo e accordando con la strategia generale. Ora, mentre viene creato il governo provvisorio libico, è essenziale che tutte le persone e organizzazioni intelligenti garantiscano il supporto ad esso e chiedano ai governi dei propri
paesi di riconoscere questo governo come unico e legittimo rappresentante del
popolo della Jamahirya libica.
Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://english.pravda.ru//hotspots/terror/18-01-2012/120272-Libyan_Resistance_and_western_hypocrisy-0/

http://www.statopotenza.eu/2016/resistenza-libica-e-ipocrisia-occidentale

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/resistenza-libica-e-ipocrisia.html

La Libia, gli Stati Uniti e l’Islamismo

Washington provera’ a indurre i futuri governi islamisti nordafricani a confermare l’allineamento dei precedenti. E gli islamisti potrebbero garantire un consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare.

6 dicembre 2011

Durante gli anni in cui è stato al potere, contro Muhammar el Gheddafi e la sua Giamahiria è stata formulata ogni sorta di accusa; come osservò Andreotti “la demonizzazione di Gheddafi è (…) quasi universale. Non c’è avvenimento al mondo e specialmente in Africa -salvo forse i terremoti- che non si attribuisca all’azione diretta o indiretta del Colonnello [1]. L’unica accusa che, forse, non è stata formulata contro Gheddafi è quella di essere un integralista islamico. Di sicuro il Colonnello ha combattuto gli integralisti, che da parte loro hanno fieramente ricambiato l’inimicizia. Più volte durante la guerra il Colonnello ha individuato in gruppi islamisti sostenuti dall’esterno il vero motore della rivolta di Bengasi e già nel 1997 egli aveva affermato che “se la rivoluzione libica cadesse nelle mani degli islamisti, i fondamentalisti potrebbero dominare tutto il Nord Africa”, aggiungendo che a suo giudizio non era interesse degli europei favorire un tale esito [2].

I media europei hanno derubricato come semplice propaganda l’idea di una prevalenza islamista tra i ribelli libici, eppure diversi indizi supportano questa tesi. Innanzitutto la rivolta è scoppiata a Derna e a Bengasi, i centri dove storicamente è più radicato l’islamismo libico [3] e che hanno fornito un gran numero di combattenti all’insurrezione islamica in Irak. Secondo stime statunitensi, la Libia è, dopo l’Arabia Saudita, il paese da cui proveniva il maggior numero di islamisti stranieri impegnati in Irak. Ma se in numeri assoluti la Libia è seconda, essa è il primo paese per numero di combattenti in rapporto alla popolazione totale e questo primato lo deve proprio alla Cirenaica [4].

Quale ruolo i ribelli intendono attribuire alla religione è indicato dagli atti normativi e dalle dichiarazioni del Cnt. Il progetto costituzionale elaborato dal Cnt prevede, all’articolo 1, che l’islam sia la religione di stato e che la sharia sia la principale fonte del diritto. L’importanza della sharia è stata ribadita dal presidente del Cnt Jalil, noto per il suo conservatorismo religioso anche quando era ministro della giustizia della Giamahiria. Jalil ha più volte dichiarato che la religione islamica sarà la base del nuovo governo e che ogni legge in contrasto con la legge coranica verrà abrogata, citando esplicitamente le norme che impongono restrizioni alla poligamia e quelle che disciplinano il divorzio.

Ma l’influenza dell’islamismo non è limitata a Jalil. Se non fosse stato per i miliziani di Abdel Hakim Belhaj (e per le forze speciali straniere) Tripoli non sarebbe stata conquistata. Attualmente comandante militare della capitale libica, Belhaj ha un curriculum non indifferente: ha combattuto la jihad in Afganistan e Irak, ha fondato il Gruppo islamico combattente libico, organizzazione affiliata alla rete al Qaeda, e con l’accusa di terrorismo internazionale è stato quindi catturato e torturato dagli Usa [5].

Gli integralisti secondo Gheddafi

A guardia delle installazioni
petrolifere

Sembra dunque che in Libia la Nato abbia favorito il rovesciamento di un governo laico e l’ascesa degli islamisti, un’eventualità che non deve aver colto di sorpresa Gheddafi. Il Colonnello infatti aveva combattuto gli islamisti non solo nella misura in cui essi rappresentavano una minaccia alla sicurezza del suo paese, ma anche sul piano politico e culturale. Per Gheddafi l’integralismo aiutava i nemici degli arabi, provocando infinite divisioni settarie e ostacolando quel progresso sociale, scientifico e tecnologico che solo avrebbe permesso agli arabi di “assumersi la responsabilità della liberazione di una nazione esposta al pericolo e all’umiliazione [6]. Anzi, per il Colonnello i gruppi integralisti non erano altro che “organizzazioni eretiche, sostenute finanziariamente e moralmente dall’Occidente e, in particolare, dai servizi segreti sionisti e americani [7]. Essi rappresentavano ai suoi occhi “la destra reazionaria, i nemici del progresso, del socialismo, dell’unità araba”, e Gheddafi aggiungeva che “tutto ciò ha fatto di loro i servi dell’America” [8].

L’alleanza realizzatasi in Libia tra gli Usa e i paesi europei da una parte e islamisti dall’altra, può sorprendere chi consideri la cosa alla luce dell’era di George W. Bush, durante la quale gli Usa e l’islamismo sembravano nemici irriducibili. Eppure non è stato sempre così, non è stato dovunque così, come mostra l’alleanza strategica di Washington con l’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo Persico. La dinastia dei Saud è il più duraturo alleato degli Usa nel mondo arabo, disponibile ad assecondare le politiche degli Usa e, quando serve, ad aumentare la produzione del greggio per evitare l’aumento del prezzo del petrolio. Ma la monarchia saudita è anche il principale sostenitore dell’interpretazione integralista dell’islam, di quel wahabismo che in fin dei conti è l’ideologia di riferimento dei gruppi integralisti e della rete creata dal saudita Bin Laden. All’interno del regno dei Saud vige la sharia, sulla cui applicazione vigila il Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, dotato di una polizia religiosa pronta a infliggere pene corporali ai trasgressori. Con le rendite del petrolio i Saud sostengono la diffusione del wahabismo in tutto il mondo islamico, finanziando moschee e scuole coraniche dall’Asia meridionale ai Balcani, dall’Africa alla Penisola Arabica. E non a caso l’Arabia Saudita era uno dei tre stati, insieme a Emirati Arabi Uniti e Pakistan, che riconoscevano il governo talebano dell’Afganistan.

Negli anni cinquanta l’alleanza tra Washington e i Saud è stata cementata, oltre che dal petrolio, dalla comune avversione all’Egitto di Nasser e al panarabismo. Anzi, il conservatorismo islamico è stato in quel periodo uno strumento utile per contrastare ideologicamente il nazionalismo arabo, di impronta laica e socialista; non a caso furono proprio gli integralisti i principali avversari di Nasser. Da allora l’intesa tra Washington e Riyad è stata consolidata in numerosi fronti e oggi trova la sua espressione più visibile nella comune avversione all’Iran, che sarà pure una repubblica islamica, ma per i sunniti Saud rimane pur sempre sciita, oltre che un concorrente all’egemonia regionale. Inoltre i Saud e le monarchie del Golfo offrono un essenziale contributo all’influenza di Washington nella regione, offrendo il loro territorio per la creazione di basi militari statunitensi. Parallelamente il potere mediatico delle televisioni Al Jazeera e Al Arabiya è stato essenziale per gonfiare la rivolta della Cirenaica e ridimensionare agli occhi dell’opinione pubblica araba e internazionale l’ampiezza delle rivolte nei paesi ‘amici’, come il Bahrein e lo Yemen.

Federico II e gli integralisti

L’alleanza di ferro con l’Arabia Saudita mostra chiaramente che tra gli Usa e l’integralismo islamico non c’è un’incompatibilità strutturale. E tuttavia nella politica internazionale raramente l’amicizia è un valore assoluto: come diceva Federico II di Prussia, “un’alleanza è come un matrimonio: uno ha sempre il diritto di divorziare”. Così le milizie jihadiste che negli anni ottanta combattevano contro il governo laico dell’Afganistan e i suoi sostenitori sovietici si sono in seguito rivolte contro gli ex alleati. Ma il ribaltamento di fronte può avvenire anche nel senso opposto e i nemici di ieri possono diventare gli amici di oggi. Così il jihadista Belhaj, veterano dell’Afganistan e dell’Irak, per sua stessa ammissione torturato dagli Usa, è divenuto un importante alleato degli Usa e della Nato nella guerra di Libia.

Per gli Usa, semmai, la vera questione è rendere duratura la convergenza con gli islamisti e impedire che gli amici di oggi possano ridiventare i nemici di domani. Per quanto riguarda la Libia, questo pericolo non sembra imminente poiché come diceva Machiavelli, chi giunge al potere con le armi altrui non può prescindere dalla “voluntà e fortuna” di chi le ha fornite, almeno fino al momento in cui non sia in grado di reggersi sulle proprie forze [9]. I ribelli libici avranno anche fornito la fanteria, ma la guerra è stata vinta dalla Nato [10] e secondo l’ex premier del Cnt Jibril, perfino l’ordine di uccidere Gheddafi è provenuto da una “entità straniera” [11].

Ma il tentativo di Washington di ricercare il consenso degli islamisti interessa anche la Tunisia e l’Egitto, dove gli Usa vorrebbero indurre i nuovi governi a confermare l’allineamento politico dei precedenti. Da questo punto di vista, gli islamisti potrebbero anzi garantire ai loro governi una base di consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare. In Tunisia questa prospettiva sembra più semplice e, in fin dei conti, il paese non è ricco di risorse energetiche, né ha un ruolo geopolitico essenziale. Le eventuali conseguenze negative di un esecutivo islamista sarebbero dunque limitate all’Algeria e, forse, ai paesi dell’Europa meridionale.

In Egitto le aperture degli Usa ai Fratelli Musulmani hanno garantito un atteggiamento bonario nei loro confronti da parte dell’esercito egiziano, che è il cardine del potere in Egitto e che da trent’anni riceve generosi finanziamenti da Washington. Ma probabilmente ciò non basterà a farli sentire debitori in caso di successo e, a differenza della Tunisia, l’Egitto ha un ruolo di primo piano nel mondo arabo. Inoltre sembra francamente troppo chiedere ai Fratelli Musulmani egiziani di continuare la politica di Mubarak, cooperare con Israele e boicottare Hamas, anche perché Hamas non è altri che l’emanazione del ramo palestinese dei Fratelli Musulmani.

Giordano Merlicco
Nena News, 6 dicembre 2011.

 


[1Giulio Andreotti, Visti da vicino. Terza serie, Rizzoli, Milano 1985, p. 14.

[2Citato in: Angelo Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto. Laterza, Roma-Bari 2010, p. 318.

[3Del Boca, pp. 272-6.

[4Joseph Felter and Brian Fishman, Al Qa’ida’s Foreign Fighters in Iraq: A First Look at the Sinjar Records. West Point, NY: Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Sciences, US Military Academy, December 2007.
http://www.ctc.usma.edu/posts/al-qaidas-foreign-fighters-in-iraq-a-first-look-at-the-sinjar-records

[5The Guardian, MI6 knew I was tortured, says Libyan rebel leader, 5 September 2011.
http://www.guardian.co.uk/world/2011/sep/05/abdul-hakim-belhaj-libya-mi6-torture?intcmp=239

[6Muhammar Gheddafi, La preghiera dell’ultimo venerdì, p. 97. In: Muhammar Gheddafi, Fuga all’inferno e altre storie. Manifestolibri, Roma 2005.

[7Cit. in: Del Boca, p. 275.

[8Cit. in: Del Boca, pp. 269-70.

[9Niccolò Machiavelli, Il principe. Cap. VII, De’ principati nuovi che s’acquistano con le armi e fortuna di altri.

[10Interessante in proposito la testimonianza dell’inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi: “I gheddafiani sono stati grandi combattenti. Avevano contro la Nato, una coalizione fortissima col controllo aereo totale. (…) Hanno sempre combattuto molto bene. Non c’è confronto tra le forze lealiste e quelle ribelli che non avrebbero fatto nulla se non ci fosse stata la Nato.”

Secondo la stessa testimonianza i ribelli spiccavano per altre caratteristiche, non certo per le loro doti militari: “la battaglia è stata condotta dai ribelli in modo banditesco. Sirte, Bani Walid e tutti i villaggi circostanti sono stati saccheggiati. I ribelli entrano nelle case e portano via mobili e macchine. Le rapine sono all’ordine del giorno. (..) C’è Atawarga, una cittadina vicino a Misurata, dove c’è stata la pulizia etnica e i ribelli hanno fatto sparire 40 mila persone con il colore della pelle diverso”. Cremonesi smentisce inoltre due luoghi comuni: la preponderanza di mercenari tra le forze di Gheddafi e il loro disinteresse per le vittime civili, che egli imputa piuttosto ai ribelli: “C’erano 50 colpi sparati dai ribelli a casaccio che causavano distruzioni gigantesche e poi una risposta precisissima di un cecchino che colpiva, feriva, e faceva paura.” “Le ultime ore del Raiss”. Il racconto di Lorenzo Cremonesi, http://www.grandemedioriente.it/le-ultime-ore-del-raiss-il-racconto-di-lorenzo-cremonesi-5640. versione audio reperibile sul sito di Radio Radicale; http://www.radioradicale.it/scheda/338631/le-ultime-ore-di-gheddafi-il-racconto-di-lorenzo-cremonesi.

Preso da: http://www.silviacattori.net/article2512.html

La vera storia del volo di Lockerbie

2/10/2009

Quello che segue è un tentativo di ricostruzione, necessariamente schematico, della storia “dietro le quinte” fra Libia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che è ruotata per tutti questi anni intorno all’attentato di Lockerbie.

Il suo presunto responsabile, Abdul al-Megrahi, è stato recentemente liberato dalla Gran Bretagna “per motivi compassionevoli” – così dice la motivazione ufficiale – e rimpatriato in Libia. In realtà, come vedremo, è ormai chiaro che al-Megrahi sia stato soltanto il capro espiatorio della vicenda, e che non abbia avuto nulla a che fare con l’attentato, mentre il suo rilascio sarebbe stato la conseguenza di una urgente esigenza da parte degli inglesi, piuttosto che un gesto umanitario.

La storia si può far iniziare dall’attentato del 1984 ad una discoteca di Berlino, nel quale morirono due cittadini turchi ed un soldato americano. Le autorità tedesche individuarono nel “terrorismo libico” i responsabili, e Ronald Reagan pensò che una adeguata risposta fosse quella di bombardare Tripoli.

Il vero scopo, naturalmente, era togliere di mezzo il colonnello, che già da anni sedeva borioso su milioni di barili di petrolio …

… del quale gli anglo-americani cominciavano a sentire una forte nostalgia (la prima “crisi del petrolio” risale al 1973). Gheddafi si salvò, ma nel bombardamento morì, insieme a molti altri innocenti, Hanna Gheddafi, la sua bambina di due anni.

Il 21 dicembre 1988 il volo Pan-Am 103, da Londra a New York, esplose in volo sopra la Scozia, causando la morte di 270 persone. Oltre a tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio morirono anche 11 abitanti della cittadina di Lockerbie, dove caddero le ali e la parte centrale della fusoliera.

Dopo 3 anni di indagini, svolte con la solerte collaborazione dell’FBI (più di metà dei passeggeri erano americani), la corte scozzese concluse che i responsabili fossero due libici, Abdul al-Megrahi e Lamin Fhimah.

Cominciò subito a circolare l’idea, non difficile da alimentare, che quell’attentato fosse stato la vendetta di Gheddafi per la morte della figlia, e quindi l’idea degli attentatori “libici” sembrò a tutti la più naturale del mondo.

Altri sostennero che la vendetta di Gheddafi si fosse già consumata nel 1986, con il sequestro del volo PanAm 73 a Karachi, che aveva causato la morte di una ventina di ostaggi. In ogni caso, devono essersi accorti in molti che un “tiranno” con una figlia uccisa in quel modo diventi per tutti un comodo attaccapanni, al quale si possono appendere anche i più remoti attentati della Patagonia o delle Isole di Pasqua.

Non esistendo però trattati diretti fra i due paesi, gli inglesi non potevano richiedere ufficialmente l’estradizione dei presunti colpevoli, per cui incaricarono gli uomini dell’MI-6 (la CIA inglese) di aprire dei canali extradiplomatici con Tripoli – le cosiddette “backdoors”, o “porte sul retro” – per ottenere in altri modi la loro consegna.

Nel frattempo partiva una pubblica escalation di accuse, ricatti e controaccuse, che culminò con una pesante serie di sanzioni internazionali imposte alla Libia dall’ONU, per ottenere la consegna dei due presunti attentatori. (Curioso come siano sempre i paesi ricchi di petrolio a finire ricattati con embargo e sanzioni di ogni tipo).

Ma Gheddafi teneva duro, e dopo sei anni gli uomini dell’MI-6 non erano ancora riusciti ad aprire nemmeno uno sportello per gatti, nel retro della sua fortezza.

Accadde così che nel ’94 si presentò all’ambasciata inglese di Tunisi un ”agente dei servizi libici”, che chiese di parlare con il locale responsabile dell’MI-6, e gli fece una proposta molto allettante. Aveva a disposizione – disse – un manipolo di fedelissimi disposti a tutto, pronti ad uccidere Gheddafi e a prendere il potere. Ma aveva bisogno di soldi per preparare l’attentato (armi, bombe, logistica, eccetera), e quindi offriva in cambio, se gli inglesi lo avessero aiutato a rovesciare il colonnello, la prelibata preda dei due attentatori di Lockerbie.

L’uomo dell’MI-6, un certo David Watson, riferì la cosa al suo capo-struttura di Londra, Richard Bartlett. Dopo qualche giorno arrivò l’OK da Bartlett, che disse di aver avuto la “licenza di uccidere” dal ministro degli esteri, insieme ad un finanziamento di 100.000 dollari da passare al manipolo di attentatori.

Dimenticavamo di dire che questo manipolo di attentatori si chiamava “Al-Queda”, e faceva capo ad un certo Osama bin Laden, l’uomo che aveva organizzato per la CIA i Mujaheddin afghani che avevano rimandato i russi a casa loro. (Come si è poi saputo infatti, “Al-Queda” era il nome del database della CIA con i nomi di tutti i Mujaheddin).

Era a nome di bin Laden che l’ ”agente dei servizi libici” si era presentato a Tunisi da Watson. (Questo personaggio non è mai stato identificato con certezza, ma è quasi certo che fosse Anas al-Liby, il n. 2 di bin Laden, che in quel periodo risiedeva, curiosamente, nel vicino Sudan).

In altre parole, i servizi inglesi finanziarono bin Laden per uccidere Gheddafi.

Solo un bambino infatti potrebbe credere alla storiella dello sconosciuto agente libico che si presenta all’ambasciata inglese di Tunisi, offrendo due uomini in cambio di una nazione, e se ne va fischiettando dopo tre giorni con 100.000 dollari in tasca.

Questa è la pietosa bugia che si dovette inventare quando la faccenda dell’attentato a Gheddafi – che nel frattempo era fallito – divenne di dominio pubblico. Erano stati gli agenti dell’MI-5 Annie Machon e David Shayler a denunciarla, dopo averlo saputo dai colleghi dell’MI-6.

Fu un caso di wisthleblowing di prima grandezza, che scatenò un vero e proprio putiferio in Gran Bretagna, poichè metteva il paese in imbarazzo di fronte al mondo intero.

Non a caso Machon e Shayler dovettero fuggire, rimanendo nascosti per lunghi mesi in una fattoria nel nord della Francia, per poi affrontare diversi anni di contorte vicende giudiziarie che si sono conclusi solo di recente.

Se non fosse stato per loro, nessuno avrebbe mai saputo del tentativo inglese di uccidere Gheddafi, nè di altri attentati contro i cittadini di Israele, ufficialmente attribuiti ai palestinesi, che risultarono essere invece opera del Mossad. [1]

Dopo il fallito attentato a Gheddafi, il braccio di ferro per avere i due presunti attentatori di Lockerbie riprese come prima, e a lungo andare il prezzo pagato per le sanzioni diventò insostenibile anche per l’orgoglio del colonnello.

Dopo lunghe trattative, la Libia riconobbe ufficialmente “le responsabilità dei nostri ufficiali” (al-Megrahi era il capo della security delle aerolinee libiche a Londra) e consegnò i due sospettati, a condizione che venissero giudicati in un tribunale neutrale, in Olanda, alla presenza di osservatori internazionali.

Al processo olandese Fhimah fu assolto, mentre al-Megrahi fu ritenuto colpevole, e condannato all’ergastolo, con una pena minima di venti anni da scontare.

Qualcuno si domanderà come sia stato possibile dimostrare addirittura l’identità dell’attentatore, partendo da una semplice caterva di rottami fumanti. Ebbene, quando c’è di mezzo l’FBI, tutto diventa possibile: attenzione, perchè lo spettacolo va ad iniziare.

Frugando fra i resti del disastro, qualcuno si era accorto che un frammento di abiti da bambino, sbruciacchiato ma non troppo, portava tracce di esplosivo talmente pesanti da suggerire che fosse stato usato per avvolgere la bomba stessa. Miracolosamente però, il tessuto conservava ancora l’etichetta, e da questa si è potuto risalire al venditore, un commerciante di Malta di nome Tony Gauci. Quando gli uomini dell’FBI andarono a trovarlo, Gauci si ricordò improvvisamente di aver venduto degli abiti da bambino ad un “Libyan looking man” – letteralmente, “un uomo dall’aspetto libico” (come è noto i libici sono completamente diversi da tutti gli altri arabi) – il 7 di dicembre, ovvero 3 settimane prima dell’attentato. Da lì a identificare al-Megrahi, fra una ventina di “Libyan looking men” come lui, il passo fu breve.

Ma per farlo condannare non bastava. Il fatto che gli abiti da bambino si trovassero in prossimità della bomba non significava che l’avessero avvolta fisicamente. Instancabili, gli uomini dell’FBI continuarono a indagare, finchè scoprirono fra i resti del disastro un frammento di circuito elettrico che viene montato normalmente su un certo modello di radio Toshiba. E’ lo stesso modello di radio – fecero notare gli uomini dell’FBI – usato da un palestinese poco tempo fa per confezionare una bomba di tipo Sentex.

Ottima intuizione, ma non bastava ancora.

Cerca, esamina e analizza, e saltò fuori che un altro frammento di circuito elettrico recuperato fra i rottami apparteneva ad un timer simile a quello trovato addosso ad un agente libico, arrestato qualche mese prima, che si aggirava nella notte con in tasca una bomba tipo Semptex.

La cosa cominciava a farsi interessante, ma gli indizi non bastavano ancora.

Ci fu allora il colpo di genio finale degli agenti dell’FBI, che da un frammento di valigia risalirono al modello di Samsonite che aveva contenuto la bomba, accorgendosi nel frattempo che proprio quella valigia, imbarcata a Londra sul volo Pan-Am, era partita da Malta.

Ora sì che il cerchio si chiudeva! Bastò fare “libico” + “Semptex” + “timer” + “Samsonite” + “Malta”, ed ecco uscire un bell’ergastolo per il povero al-Megrahi.

Nonostante lui si proclamasse innocente, e nonostante il principale osservatore dell’ONU, Hans Köchler, abbia definito il verdetto uno “spettacolare aborto giuridico” (“a spectacular miscarriage of justice”), il mondo si convinse presto che l’attentato fosse partito proprio dalla Libia.

Eravamo nel gennaio 2001, a pochi mesi dall’undici settembre.

Nel frattempo Gheddafi aveva messo la testa a posto, aveva rinunciato a farsi la bomba atomica, ed era diventato addirittura il “buon esempio” di islamico addomesticato che tutti gli altri nel mondo dovevano imitare. (Saddam era avvisato).

A conferma delle sue buone intenzioni, Gheddafi si impegnò a pagare 2.7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime (circa 10 milioni di dollari per famiglia), legando però i pagamenti alla cancellazione definitiva delle sanzioni contro la Libia, ed alla rimozione del suo paese dalla lista degli “stati-canaglia”.

La maggior parte di quei soldi è finita nelle casse dei prestigiosi studi legali americani che hanno rappresentato i familiari delle vittime.

Nel 2002 al-Megrahi tentò un ricorso in appello, ma la sua richiesta fu respinta per “inconsistenza delle motivazioni”.

Al-Megrahi non si arrese, e iniziò – probabilmente aiutato dall’esterno – a far raccogliere tutta la documentazione possibile per preparare un secondo appello, molto più serio e ben organizzato del primo.

La sua “contro-indagine” fu così efficace che nel 2007 la Corte Penale di Revisione Scozzese stabilì, con grande sorpresa di tutti, che il caso andasse riaperto. Nel frattempo infatti era emerso che:

– Tony Gauci, il commerciante maltese di vestiti, aveva visto una foto di al-Megrahi 4 giorni prima del riconoscimento. La difesa di al-Megrahi sostiene di avere le prove che Gauci abbia ricevuto 2 milioni di dollari per la testimonianza che portò all’arresto dell’imputato.

– Il tecnico svizzero che aveva confermato che il timer venisse usato per le bombe Semtex ha confessato di aver mentito al processo, dopo aver respinto un’offerta di 4 milioni di dollari da parte dell’FBI per fare quelle dichiarazioni. Il tecnico ha anche ammesso di aver rubato dalla sua ditta un esemplare di quel timer, per consegnarlo “ad un uomo incaricato delle indagini”.

– Il pezzetto di circuito elettrico ritenuto appartenere al timer risultò non essere stato nemmeno testato per la presenza di esplosivi.

– La famosa “Samsonite partita da Malta” aveva girato per 17 ore su un carrousel vuoto di Heatrow, prima di essere imbarcata sul volo Pan-Am, e durante quel periodo era stata forzata da qualcuno.

– La polizia di Heatrow ha purtroppo “perso” la documentazione su quella valigia, per cui non è più possibile risalire a chi l’abbia maneggiata, nè tantomeno imbarcata.

– L’abitante di Lockerbie che aveva trovato nella foresta il manuale della radio Toshiba disse che il documento presentato al processo era completamente diverso da quello che lui aveva consegnato alla polizia.

Insomma, ci siamo capiti, è inutile infierire: all’FBI usano ancora le tecniche e i manuali di Edgar Hoover.

I media però fecero finta di nulla, e la notizia del verdetto della Corte di Revisione passò sotto relativo silenzio.

Ma i tempi per l’appello di al-Megrahi nel frattempo sono maturati, e la data per la riapertura del processo era stata fissata per lo scorso Aprile.

Se quel processo si fosse svolto, al-Megrahi molto probabilmente sarebbe stato assolto, e gli inglesi avrebbero fatto una plateale figuraccia di fronte al mondo.

C’era inoltre il rischio, non trascurabile, che Gheddafi a quel punto chiedesse la restituzione di tutti i soldi pagati per risarcire le famiglie delle vittime.

Ecco perchè gli inglesi, colti da improvviso spirito compassionevole, hanno deciso di rimpatriare in gran fretta al-Megrahi, iniziando una complessa procedura legale che richiedeva, prima di tutto, che lui ritirasse la richiesta di appello.

Dopo che questo è avvenuto, al-Megrahi è stato rimandato a casa. Nonostante abbia rinunciato all’appello, al-Megrahi ha detto che renderà pubblico il dossier di oltre 300 pagine che nel frattempo la difesa aveva preparato per lui.

Fine della storia.

A questo punto resta solo una domanda: se non sono stati i libici, chi ha messo la bomba sul Pan-Am 103?

La risposta precisa nessuno la conosce, e Internet a questo punto pullula di “teorie alternative” di ogni tipo, la maggioranza delle quali sono state chiaramente messe in circolo per confondere le acque.

A chi non avesse voglia di addentrarsi in quell’infida foresta, possiamo sempre suggerire di domandarsi a chi possa essere convenuto, in tutti questi anni, far passare la Libia di Gheddafi per uno stato di “terroristi”.

Massimo Mazzucco

1 – Annie Machon – Conferenza 9/11 di Chicago del 2006.

Preso da: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3345

Libia 2011: il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT

Libia il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT
[04.10.2011] trad. di Levred per GilGuySparks
Ieri Mercenari NATO e del CNT hanno avviato un ancor più pesante attacco alla città, strategicamente ed economicamente importante, di Sirte, avanzando nei sobborghi della città. Dopo pesanti combattimenti l’attacco è stato fermato con la battuta d’arresto di questa mattina. Anche se pesanti combattimenti sono continuati in altre città i fronti erano relativamente tranquilli, cosa che indica che il CNT sta esaurendo le riserve. È tutto un assalto disperato nel tentativo di registrare una vittoria prima della riunione della NATO tra due giorni, intelligence vicina al CNT riferisce che il Consiglio nazionale di transizione è nel caos totale. Questa mattina in una conferenza stampa, Abdelhakim Belhadj ha “supplicato” la popolazione a Tripoli di aiutare a riportare “stabilità, legge e ordine” e restituire le proprie armi al Consigliere Militare Tripoli.
dal Dott. Christof Lehmann

Tra due giorni, il 6 ottobre, i leaders della Nato si incontreranno per discutere su come hanno intenzione di procedere con il loro, moderno, Vietnam nord africano. Mentre la situazione nel sud della Libia è relativamente stabile, e pesanti combattimenti sono continuati all’interno di Bengasi e di altre città del nord, come riportato ieri, la situazione era relativamente calma. A Bengasi, che è stata liberata con l’eccezione del centro città dove combattenti del CNT sono fortemente radicati, un gruppo di anziani della tribù ha promesso eterna vendetta dopo aver esaminato le prove video di oltre 200 omicidi commessi dalle truppe del CNT di Al Qaeda.

Sembra come se il CNT avesse ieri concentrato tutte le truppe disponibili in tutti gli assalti su Sirte. Sotto la copertura di sbarramento dell’artiglieria pesante e leggera da terra e da mare, così come sotto la copertura del supporto aereo, i combattenti del CNT si stavano avvicinando verso posizioni avanzate, prendendo alcuni dei sobborghi di Sirte, pagando il prezzo di pesanti perdite. Quanto fosse fluida la situazione per i combattenti del CNT è divenuto chiaro quando il comandante dei ribelli, che di recente aveva sostituito un altro comandante ribelle che era caduto in un’imboscata, è stato ucciso da una speciale operazione di stanotte dall’esercito libico. A dispetto di un forte investimento in risorse umane e materiali, questa mattina l’assalto a Sirte ha macinato una battuta d’arresto, e le truppe TNC attaccando in massa si sono rese disponibili come obiettivo per operazioni speciali dei militari libici, le milizie tribali e le altre forze alleate provenienti da tutto il Nord Africa.

Colpo di ritorno francese – Mine francesi distruggono 35 veicoli della NATO

Secondo un operativo di intelligence russo che sta osservando la situazione in Libia da vicino, ieri guerrieri della tribù Tuareg hanno dato una dimostrazione delle loro abilità speciali di guerra nel deserto. La fonte di intelligence russa ha rivelato allo Stalinist Live Journal, che comunicazioni NATO intercettate hanno rivelato che due AV-8B Harrier II e due jet Eurofighter della portaerei italiana Giuseppe Garibaldi cercavano invano la causa della distruzione di 35 carri armati e mezzi blindati. La distruzione degli obiettivi con 5 minuti di intervallo è stata interpretata come un segno di un attacco dal cielo, anche se nè tracce radar, né agli infrarossi sono state trovate. Un attento esame dei veicoli distrutti ha rivelato i resti di mine francesi anticarro, che secondo la fonte stessa di intelligence erano state collocate sotto i veicoli dai guerrieri Tuareg, che sono esperti in guerriglia invisibile nel deserto.

Stasera nsnbc ricevuto [n.d.t. notizie di] intelligence che ciò che resta del CNT dopo che il 90% dei suoi membri ha lasciato, rimane nel caos. Il Movimento Giovanile Libico (Libyan Youth Movement), che recentemente ha dichiarato guerra al CNT, ha iniziato una campagna di assassinio di persone che collaborano con il CNT e con Abdelhakim Belhadj del Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico. Ieri un giudice, responsabile di severe condanne contro ufficiali militari fedeli al legittimo governo libico catturati,  è stato assassinato nella sua casa. La casa del giudice è in uno dei più “sicuri” distretti con il più alto livello di sorveglianza di Tripoli, a poche centinaia di metri dalla Reale Ambasciata danese.

Nel corso di una conferenza stampa questa mattina, Abdelhakim Belhadj ha supplicato i residenti di Tripoli a consegnare le armi in modo che il Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico possa ristabilire “legge e ordine” come base per l’adozione di misure verso la costruzione di istituzioni democratiche. Parole disperate, considerando che non molto tempo fa il CNT promise “la democrazia entro 20 mesi”. Con probabilità schiacciante le sue parole saranno vane, considerando il precedente “legge e ordine” alla Belhadj di cui la popolazione ha fatto esperienza. Con oltre il 90% del popolo libico contro l’occupazione illegale del loro paese, e i maggiori aiuti militari da tutto il nord Africa, le migliori possibilità di ristabilire l’ordine sarebbero quelle, per Belhadj, Jalil, Jibril e la NATO, di lasciare la Libia. Per quanto riguarda la Siria, la creazione e il sostegno massiccio del Consiglio Nazionale Siriano, dopo gli ultimi mesi della rivolta, le sanzioni e la guerra non convenzionale sostenuta dalla Nato deve alzare bandiere rosse dove i prossimi attacchi della NATO sono in programma.

Dr. Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/04/libya-storm-on-sirte-failed-tnc-in-desperate-chaos/

Vedi anche
https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/30/libia-comandante-nato-abbiamo-fallito/

https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/04/la-liberazione-libica-continua-con-lingresso-in-guerra-delle-tribu-algerine/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/05/libia-il-fallito-assalto-a-sirte-getta-in-un-caos-disperato-il-cnt/

Riservata corrispondenza tra ribelli e al-Qaeda: E’ lecito uccidere gli alti leaders del CNT, ex alleati di Gheddafi. E’ ora di creare l’emirato islamico in Libia

  • Riservata corrispondenza tra ribelli e al-Qaeda:
    E’ lecito uccidere gli alti leaders del CNT, ex alleati di Gheddafi.
    E’ ora di creare l’emirato islamico in Libia
    [26.09.2011] di GilGuySparks

Al-Qaeda avverte il CNT in una fatwa: E’ consentito uccidere gli alti leaders dei servizi di sicurezza che erano leali al regime di Gheddafi,  anche dopo che si sono uniti ai ribelli.
Rivelati i testi della corrispondenza tra i gruppi di ribelli libici e i leader della cosiddetta “Piattaforma Tawhid M ‘e Jihad” che fa capo ad Abu al Muhammad, noto come connesso all’organizzazione di al Qaeda; è messa nero su bianco l’esistenza di un coordinamento e la fedeltà non dichiarata, dimostrata da gruppi di membri influenti all’interno della guerriglia delle Brigate libiche ad Al-Qaeda e ai suoi leaders.

مراسلات سرية بين ثوار ليبيا ومنظّر‮ ‬القاعدة‮‬

Pubblicati oggi, estratti e sintesi dei testi di messaggi scambiati tra i leaders dei ribelli in Libia con Abu Mundhir Aelchenkotaia “padre” e uno dei due importanti [uomini] vicini a Abu Muhammad di al-Qaeda e membri legittimi del Comitato “Piattaforma Tawhid e Jihad”. Uno di quei messaggi era relativo alla richiesta di un parere consultivo sull’applicazione dell’atteggiamento di punizione dell’Islam contro dissidenti funzionari libici del regime di Gheddafi.
In una lettera pubblicata settimane prima dal sito “Piattaforma Tawhid e Jihad” si chiedeva un ruolo guida in battaglioni della guerriglia libica, dal simbolico nome Abu Hamza al-Ansari (messaggero del Profeta). Si poneva la questione su quale dovesse essere, secondo la dottrina islamica, l’atteggiamento da tenere nell’uccisione di dissidenti degli agenti di Gheddafi che andavano ad ingrossare le fila dei ribelli; come indicato nella domanda: “quale poteva essere la sentenza da seguire per l’uccisione di comandanti dei soldati del “tiranno” Muammar Gheddafi, dopo si erano uniti ai ribelli, ma senza dubbio coinvolti in crimini nel passato perché erano i capi nella guerra contro il jihad dei fratelli salafiti in Libia?”.
Il messaggio era stato inviato ad al-Qaeda settimane fa ed era volto a cercare un parere consultivo; come è noto il generale dissidente Abdel Fattah Younes, ex ministro degli Interni di Gheddafi era stato ucciso da ignoti ribelli a Bengasi nelle zone controllate dal CNT. Secondo una tesi in voga presso gli islamisti: “il generale dissidente Abdel Fattah Younes fu ucciso come ritorsione per aver cospirato con la NATO allo scopo di attaccare i Mujahideen. Parlando in condizione di anonimato, un alto ufficiale libico, recentemente nominato come rappresentante NTC in un grande paese europeo, ha affermato che Younis era solito dare le coordinate delle posizioni per bombardamenti aerei della NATO dei membri delle sue truppe che lui considerava “troppo islamiche”. Così, in molti casi la NATO ha annunciato che i bombardamenti sui gruppi di ribelli sono stati causati da errori tecnici, in realtà si trattava attacchi deliberato contro i mujaheddin. Inoltre, un alto funzionario libico ha affermato che il 70% di ribelli libici combattenti in operazioni di terra contro le forze di al-Gheddafi sono “islamisti” seriamente contro l’intervento della NATO e le forze occidentali“.
Secondo recenti dichiarazioni del sito della resistenza libica Zangetna, il dott. Youcef Chaki (il più importante e famoso speaker e giornalista della Libia) ha promesso la diffusione nei prossimi giorni di diffondere il video dell’assassinio del generale Abdel Fateh Younes da parte dei membri del CNT, sul canale televisivo Syriano El Raey.
Il video mostrerebbe gli assassini ben visibili e riconoscibili e renderebbe palese il complotto montato dal CNT ai danni di Younes.

La risposta dei clerici islamisti sulla possibilità di eliminare membri dei ribelli con un passato tra le fila dei gheddafiani è arrivata attraverso l’emanazione di una fatwa che ha stabilito che è lecito uccidere i principali leader nei servizi di sicurezza che erano fedeli al regime di Gheddafi, anche dopo che si sono uniti ai ribelli. Rimane inteso che si tratti di un esplicito invito a portare “ad espiazione” anche i sostenitori del sistema democratico in Libia, che affrontavano i seguaci del Gruppo combattente islamico libico in precedenza, e contrastavano l’opera dell’emiro, predicatore islamista, Abd al-Hakim Belhadj, tesa a stabilire un emirato islamico in Libia. La stessa fatwa ha decisamente negato che vi sia la possibilità di seppellire i combattenti di Gheddafi al cimitero musulmano, affermando in maniera assoluta che ”non possano essere sepolti accanto alle tombe dei musulmani“.

In una lettera, indirizzata agli jihadisti in Libia, da parte di Abu Munther Shanqeeti di al Qaeda , intitolata ”un messaggio scritto nel sangue”, si dice che lo scopo di portare armi non solo limitato al rovesciamento di Gheddafi, aggiungendo che i colpevoli di tradimento forniscono la vittoria ai nemici della religione ”su un piatto d’argento“. Shanqeeti ha detto nella sua lettera: ”E ‘tempo per l’inaugurazione di un principe Tqoumoua Mujahideen e la dichiarazione dell’emirato islamico, che cerchi di applicare la legge di Dio“. Shanqeeti ha invitato i ribelli della Libia a ribellarsi contro il Consiglio Nazionale di transizione, incitandoli ad attaccarlo prima che vi sia un assestamento delle cose: “sappiate cosa vi aspetta: [il CNT] tesse trame contro di voi”.
Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/26/riservata-corrispondenza-tra-ribelli-e-al-qaeda-e-lecito-uccidere-gli-alti-leaders-del-cnt-ex-alleati-di-gheddafi-e-ora-di-creare-lemirato-islamico-in-libia/

Cronache dalla Libia 11

27 agosto 2011

  • NATO: un Crimine contro l’umanità
    Migliaia di civili uccisi. Donne e bambine violentate. Caccia ai neri
    Esecuzioni di massa sui marciapiedi. Saccheggi e distruzione

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  • Alqaeda in Libya libera 600 terroristi islamici: NATO missione compiuta!

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MATHABA [27.08.2011]: Asset di Al-Qaeda è il comandante dei ribelli a Tripoli
L’ostilità persiste a Tripoli e i ribelli libici continuano la ricerca di Gheddafi, ma chi guida i ribelli? Chi sono i beneficiari della caduta di Gheddafi? Quale sarà il contraccolpo per quelli in Libia e in tutto il mondo?
Pepe Escobar,
corrispondente di Asia Times, ci dà alcune risposte a queste domande.

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Urgent
: In a final attempt to traitors for news of the army and volunteers in all parts of Libya and Tripoli in particular .. Therefore, we ask all our brothers and members are free to all sites not to publish any information about movements on the ground, especially in these days.

Перевод:Предатели в последней своей попытке следят за новостями о ливийской армии и добровольцах во всех частях Ливии и, в частности, в Триполи… Поэтому мы просим всех наших братьев и всех участников бесплатных сайтов не публиковать никакой информации о передвижениях ливийской армии и ополчения на земле, особенно в эти дни. Идет слежка НАТО.

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Tripoli:[26.08.2011]

  • Abu Salim ieri

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  • Secondo fonti vicine a Gheddafi, i ribelli meglio addestrati a Tripoli subito si sono lanciati verso la città di Sirte e Breguet. Per essere utilizzati come “carne da cannone”, per l’apertura di punti di fuoco, dalle truppe governative, come è successo a Tripoli. Allo stesso tempo, la capitale libica, i sostenitori dell’Islam radicale provengono da quasi tutti i paesi del mondo. La maggior parte viene trasportata via mare a bordo delle navi della NATO.

  • I ribelli non sono ancora riusciti a raggiungere il controllo di Tripoli. Per diversi giorni in alcune zone della città vi è stato un confronto serio. Ai checkpoint dei ribelli operano squadre mobili di cecchini fedeli Gheddafi. Consiglio nazionale di transizione (PNC) non è stato ancora trasferito a Tripoli in Libia Ci sono solo alcuni dei suoi membri, altri si trovavano a Bengasi e alloggiati al comando della nave francese (UDC) “Mistral” – secondo quanto riferito da “Argumentam.ru” una fonte della comunità segreti russi, che stanno monitorando la situazione in Libia.Le forze fedeli al leader libico, Muammar Gheddafi, hanno isolato l’aeroporto della capitale, Tripoli. Almeno quattro aerei, tra cui Airbus A330, sono state distrutti da razzi.

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  • Una “rivoluzione” hollywoodiana prodotta in Qatar: contro la realtà

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  • Herman Morris e Leonor Massanet su Leptis Magna (Libia)
    [26.08.2011]

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Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/27/libyan-chronicles-11-0/

Cronache dalla Libia 8

  • Su RT il giornalista Richard Spenser dice che c’è un’altra guerra che sta per cominciare in Libya, and quella è tra i ribelli pe chi sarà al comando dopo la caduta di Gheddafi.
Credo che ciò che gli Stati Uniti abbiano compiuto sia quello di stabilire una prossima guerra civile in Libia, che noi abbiamo finanziato. Avremmo formato un certo numero di persone che andranno ad uccidersi a vicenda tra loro”, ha detto. “Non dobbiamo essere ingenui bambini e pensare che questi ribelli siano piccoli simpatici paesani che vogliono la democrazia e la libertà e Macdonald. Questa è chiaramente una possibilità per loro di ottenere il potere, di emanare forse qualche vendetta contro un vecchio nemico, ma soprattutto per loro di essere al comando. Stanno per combattersi a vicenda per il controllo [del paese] per i prossimi mesi e anni“.

http://rt.com/files/news/street-fighting-rebels-gaddafi-951/richard-spencer-23.flv
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  • CNN segnala saccheggi caotici dei ‘ribelli’ a Tripoli (in città la polizia è bombardata dalla Nato se tenta di fermarli
  • In queste ore il popolo libico a Tripoli donne e uomini stanno dimostrando una tenace resistenza dinanzi alle bande armate mercenarie della Nato e agli alqaedisti ribelli. L’enunciato evidenziato appena espresso, sintetizzato dalla CNN suonebbe così: “sparute sacche di ribelli molto pericolose stanno impegnando i rivoluzionari”. Onore alle e ai combattenti contro la masnada Nato e golpista.___________________________________________________________________________
  • Moussa Ibrahim ha tenuto una conferenza stampa [1:51 am  24.08.2011]:
    “La Libia sarà un Vulcano, vi dico ora che i volontari continuano a giungere a Tripoli, io vi comunico che 6000 Volontari sono appena arrivati ora in questo momento sono dentro la città. Ratti sotto la copertura di Hilocapters NATO sono entrati a Tripoli, oltre l’80% è libera. Saluto tutte le tribù che vengono qui per proteggere Tripoli.
    Grande progresso per voi che siete riusciti a entrare a Bab Azizia che la NATO ha bombardato 64 volte, e siamo andati fuori di esso, perché a Bab Azizia non è presente nulla ma sarà il simbolo.
    Dico alla gente che il governo libico, la Libia ancora controlla tutto e siamo ancora in grado di passare al piano B, C o D, abbiamo ancora tanti progetti.
    I ratti non possono rappresentare qualcosa di reale perché sono sotto la copertura della Nato, e ci accingiamo a rendere un inferno su di loro, non sono appartenengono alla Libia per nulla, hanno rapinato le case, hanno ucciso persone innocenti, anche se i loro padroni gli avevano ordinato di essere gentili con la gente.
    Hanno cercato di tagliare l’elettricità, l’acqua alle persone, vogliono distruggere la Libia per portare le loro aziende.
    Ero con le tribù, hanno fatto un comando per condurre la battaglia a Tripoli, un sacco di volontari ancora devono venire qui, alcuni vengono in taxi, perché le tribù più anziane hanno dichiarato lo Jehaad, i topi non possono continuare in questa guerra ma ancora chiedono alla NATO.
    Oggi ne abbiamo catturato 4 del Qater, uno Emirati e un sacco di stranieri che sono nelle mani del nostro esercito, abbiamo catturato anche 20 ratti in alcune strade, anche Khamis Gheddafi e alcuni volontari hanno attaccato alcuni ratti in Ayen Zara e hanno ucciso tutti. Abbiamo qualche martire, ma dei topi non posso dire quanti, tuttavia al mattino abbiamo ne abbiamo ucciso 65, e non posso dire quanti altri sono stati uccisi perché alcuni dei leader della battaglia non mi ha detto.
    I ratti hanno attaccato l’ambasciata d’Algeria e l’hanno bruciata, chiediamo a tutte le organizzazioni del mondo di respingere queste bande e non li accettino come rappresentanti del popolo libico.
    Brega e tutte le altre città sono libere, l’unica battaglia è a Tripoli. Dopo che libereremo tutta la Libia. Il compito per il nostro esercito è ora più facile perché abbiamo ucciso tutti i loro capi.
    La NATO ha bombardato la Tv della Libia e tutte le comunicazioni libiche, stiamo combattendo il nemico più grande nemico del mondo, ma per noi il nostro morale proveniene dall’Islam, siamo dei duri combattenti.”

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  • Tripoli 01:10 am 24.08.2011
Gheddafi da pochi minuti ha parlato alla radio e ha detto  Bab Azizia è sotto controllo. Lui guida la battaglia delle forze lealiste nella battaglia a Tripoli. Gheddafi ha detto che ritirarsi dal Bab Azizia è stata una tattica dopo che la NATO ha bombardato 64 volte oggi, ma ” lotteremo fino alla fine. O Vittoria o Morte.”

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Il giornalista francese Thierry Meyssan ci ha inviato questo terrificante notizia il 22 agosto. Diffonderla è un modo per proteggere sia i nostri colleghi a rischio. Conosciamo i nomi di questi cosiddetti “giornalisti” che ha pronunciato la minaccia e il loro nome sarà pubblicato a tempo debito. Tre ambasciate si sono proposte di dare protezione ai due giornalisti ma sono impossibilitati a raggiungerle perchè sono bloccati dentro l’albergo, dove sotto la copertura di inviat lavorano diversi agenti MI6 e CIA dai quali sarebbero giunte le minacce.

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  • Brega sotto il controllo dei nostri eroi. Sconfitti i ratti golpisti  in una feroce battaglia oggi; Un numero estremamente elevato di cadaveri di mercenari Qatar sulle strade di Tripoli. Aisha Gheddafi parla al canale tv multimediale Alray : “Tutti i rapporti dei media sono per la metà falsi”. [00:30 24.08.2011]

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[23.08.2011]
Roma (AsiaNews) – Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli dice che potrebbe essere pazzo, ma lui è ancora convinto che la riconciliazione tra Gheddafi e i ribelli è possibile per “portare la pace nel Paese”. Altrimenti, “non c’è altra soluzione. Gli attacchi aerei della NATO non sono una soluzione. Il fatto di bombardare la popolazione civile per sei mesi è orribile. “
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  • Tripoli – Diverse fonti confermano [00:30 24.08.2011]:

La NATO ha bombardato massicciamente Bab al-Azizia molte persone sono morte.
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  • StarTribuneChavez: Venezuela riconosce solo il governo Gheddafi in Libia, non il governo guidato dai ribelli   23-08-2011 – 4:58 PM
Hugo Chavez ha condannato gli attacchi aerei della NATO, definendola una “follia imperiale”, e ha accusato i paesi americani ed europei di utilizzare il conflitto come mezzo per cogliere la ricchezza del petrolio libico. “L’hanno saccheggiato e gli prendono le riserve internazionali e il petrolio”, ha detto Chavez. “Questo distrugge il diritto internazionale e il mondo torna all’età della pietra.”
Il presidente Hugo Chavez ha detto martedì che il Venezuela continuerà a riconoscere Muammar Gheddafi come leader della Libia e si rifiuta di riconoscere un governo ribelle guidato ad interim.

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  • BREAKING ore 11:50 23.08.2011
    Grandi esplosioni sentite vicino all’Rixos Hotel a Tripoli e jet della Nato ancora volteggiano. Confermato sbarco sulle coste con ampia presenza di mercenari francesi.

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Drammatico messaggio su Tweet di LibyanLiberal (che ci ha sempre informato dal fronte di Tripoli rischiando la sua vita) 23:45  23.08.2011:
“Più di 1000 le forze speciali estere stanno sbarcando sulla strada costiera sotto la copertura dell’artiglieria di una nave da guerra. Andrò a difendere il mio paese.
Una volta in una vita c’è un momento in cui si deve dimostrare che si posseggono dei valori. Il mio tempo è ora. Per Allah, per la Libia, per Mouamar. Avanti.
Il mio prossimo TWEET  sarà dopo la vittoria. Se andrò incontro al martirio pregate per la mia anima.

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  • Rabble rats in Libya – Rats en Libye:

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  • Tripoli– 23.08.2011 23:00 –  Esecuzioni sommarie di prigionieri da parte dei ribelli a Tripoli, un’abitudine che non hanno smesso di tenere per tutti questi mesi; successivamente i morti si attribuiscono agli uomini di Gheddafi; quando si tratta di soldati giustiziati la scusante ricorrente è che si erano rifiutati di sparare ai civili.
    La ZONA OVEST DI TRIPOLI è controllata da forze fedeli a MOUAMAR Gheddafi.
    Strada costiera da TUNISA a Tripoli non è controllata dai ribelli!”
    Fonte (REPORTER GRECO TELEVISIONE DI STATO FA).
    Ha dichiarato che ” le forze fedeli sono presenti dal confine Tunisino alla periferia ovest di TRIPOLI.”_______________________________________________________________________
  • Voci ancora non confermate sostengono che i ribelli siano caduti in una trappola dentro il compound a Bab al-Azizia, sembra che siano appena rimasti chiusi sotto il fuoco pesante di forze fedeli al colonnello Gheddafi.
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Da Tripoli:
Testimoni da diverse fonti confermano che: “Diversi soldati britannici (mercenari della regina d’Inghilterra) sono stati uccisi, molti feriti nell’assalto a Tripoli nel quale sono state impiegate forze mercenarie francesi, del Qatar, della Giordania. Zouari, Misrata, Zlitan , Ben Walid, Basha, sono saldamnete sotto il controllo delle forze regolari libiche che si oppongono fermamente al golpe. Notizie di torbidi a Benghazi al quartier generale delle forze ribelli golpiste, dove sono state segnalate esplosioni. Contestazioni  e scontri si erano segnalati ieri notte quando alcune fazioni dei ribelli hanno avuto notizie delle continue menzogne dette da Abdel Jalil e sono scesi in piazza insultando i membri del CNT. Oggi ha affermato ai media in conferenza stampa che Gheddafi non ha appoggio tra la popolazione, ma a smentirlo sono immediatamente giunte le notizie dei rinforzi al rais da parte delle più grandi tribù della Libia e l’impegno di centinaia di migliaia di civili di Tripoli che stanno dando filo da torcere alle forze prezzolate mercenarie e agli alqaedisti.”
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  • Ben Bellà, l’orgoglio di Algeria, (Esponente dell’ala più radicale del movimento di liberazione nazionale d’Algeria, è visto come il padre della patria algerina. Fu il primo Presidente dell’Algeria.) afferma che i ribelli libici sono gli schiavi moderni.Guevara e Ben Bella

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Tripoli 23.08.2011    22.00 pm   Ribelli della NATO depongono le armi dopo essersi arresi e consegnati alle forze armate; molti sono stati uccisi nella città di Tripoli.
Mouamar il fratello leader Gheddafi ha parlato da pochi minuti dalla radio. Egli ha detto: “Io sono a Tripoli, non ci arrenderemo abbiamo il controllo di Tripoli.
Esplosione presso la sede del Consiglio di transizione (il Consiglio di vergogna e di umiliazione) nella città di Bengasi.
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In questo momento 25.000 uomini delle tribù libiche Tarhunah e Warfala, cioè le due maggiori tribù in Libia, sono intorno a Tripoli. Sono volontari, non dell’esercito libico fanno parte delle grandi famiglie o tribù organizzate per collaborare.”
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TheTruthLibyaTheTruthAboutLibya22:47 23.08.2011
 Breaking news:

Ho telefonato in Libia attraverso il telefono Thuria. Tutto va bene, tutto ciò che si vede sui Media News è falso.

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AP news: Il Venezuela non riconoscerà il nuovo governo in Libia 23.08.2011

CARACAS, Venezuela (AP) – Il presidente Hugo Chavez dice Venezuela continua a sostenere merlata leader libico Muammar Gheddafi.
Chavez dice che il Venezuela si rifiuterebbe di riconoscere un governo ribelle guidato  ad interim in Libia. Il leader venezuelano è stato uno strenuo difensore di Gheddafi e ha condannato ripetutamente il ruolo della NATO in Libia. Egli chiama i ribelli del paese un “gruppo di terroristi”.
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  • Filmato di aprile  Appoggio di tribù pellerossa dei nativi americani per Gheddafi e la Libya

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  • LibyanLiberalLibyanLiberal da Tripoli conferma:
Prima di tutto i filmati che raffigurano la piazza Verde and Bab al-Azizia sono fake . Le strade di Tripoli sono ancora pienamente verdi. A dimostrazione delle mie parole tra alcune ore reporter del Rixos verranno presi per un tour dal governo come ieri sera. Non preoccupatevi situazione sotto controllo.”

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  • Si è fatto notare che ci sarebbero delle incongruenze nel video che mostra la scultura First Crushing a U.S. Fighter Plane collocata davanti a Bab al-Azizia il compound nella capitale libica di Tripoli. Mancherebbero sull’aereo la bandiera americana della coda dell’aereo e la scritta USA.

Fist Crushing U.S. Fighter Plane, Libya
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“Dr. Yousef Shakeer parlando alla radio Bani Walid, ha ringraziato la tribù Bani Walid che ha inviato 20 mila volontari che la notte scorsa a Tripoli per proteggerla. Come detto prima, il dottor Shakeer ha detto che i terroristi-ribelli traditori (tebels alias “ratti”) hanno falsamente affermato che l’avevano catturato, ma che questo era solo nei loro sogni. Saadi Gheddafi è arrivato con 4.600 combattenti per proteggere Tripoli 1.600 combattenti di Bani Walid e 3.000 dalla tribù Tarhouna. Bani Walid ha inviato 20.000 volontari la scorsa notte per proteggere Tripoli.”
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Associated Press, Published: 22.08.11

PECHINO – La Cina è pronta a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione della Libia, un portavoce del ministero degli Esteri lo ha detto lunedì mentre i combattenti dell’opposizione libica tentatavano di estromettere il Leader Muammar Gheddafi a Tripoli. Il portavoce Ma Zhaoxu ha detto in una dichiarazione sul sito web del ministero che la Cina aveva notato “i recenti cambiamenti della situazione in Libia” e che Pechino rispetta la scelta del popolo libico. La dichiarazione non ha fatto alcuna menzione di Gheddafi o dei ribelli che lo combattono, ma ha detto che Pechino è pronta a lavorare con la comunità internazionale sulla ricostruzione della Libia.
“La parte cinese rispetta la scelta del popolo libico e spera che la situazione in Libia possa tornare alla normalità il più presto possibile,” Ma ha detto. “La Cina è pronta a collaborare con la comunità internazionale e di svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione futuro della Libia”.
Dopo i combattimenti scoppiati in Libia nel mese di febbraio, la Cina ha evacuato 35.000 dei suoi cittadini che vi lavorano. Le stime degli investimenti della Cina in Libia prima del conflitto si stimano fino a 18 miliardi di dollari.
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Con un forte segnale che l’intelligence russa condivide, il fatto che sia Gheddafi e che il sistema libico di diretta democrazia partecipativa e il socialismo nazionale sono lì per restare, la Russia non riconosce i cosiddetti ribelli.
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  • ORA 19:55 _ Forti esplosioni fanno interrompere conferenza stampa della coalizione in diretta da Tripoli su RT appena iniziata
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  • PRISON PLANET: LIVE UPDATES: Fighting rages at Gaddafi compound
    Aug 23, 2011

    “[…] Il complesso fortificato Tripoli attaccato dai ribelli libici martedì è la sede del potere politico Muammar Gheddafi e la base principale dei combattenti lealisti. Gli analisti dicono che i combattenti lealisti di Gheddafi di fronte ad un afflusso di ribelli dal fine settimana hanno cercato di usare la sua Bab al-Azizyah come bastione e come trampolino di lancio da cui partire per ritagliarsi una zona lealista e sgretolare il controllo dei ribelli dei quartieri adiacenti. Il compound si crede  stia in cima ad una rete di tunnel e bunker che portano a distretti adiacenti e anche eventualmente ad un percorso sotterraneo verso la costa. Ma le reti di tunnel non sono la sola carta dei miliziani lealisti: i combattenti di Gheddafi  hanno una conoscenza approfondita della città e in molti si ritiene abbiano un maggior grado di addestramento militare rispetto alla guerriglia degli avversari dell’opposizione. Lungo la sede del potere di Gheddafi e la sua casa principale di Tripoli, la caserma potrebbe essere la battaglia finale della guerra della Libia. Anche se Gheddafi non c’è, la sua perdita avrebbe inflitto una sconfitta potenzialmente invalidante a livello simbolico.

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  • CubaDebate: I Ribelli libici irrompono nel palazzo presidenziale di Gheddafi
    23 Agosto 2011

    “[…] I ribelli hanno perso il controllo della zona portuale di Tripoli, secondo Al Arabiya, hanno ucciso questa mattina decine di lealisti di Gheddafi in un convoglio di Sirte, la città natale del colonnello nel nord.
    I reports della BBC dicono che l’hotel Rixos, dove fece la sua apparizione la notte scorsa Saif al Islam e che ospita giornalisti stranieri, è stato attaccato. La stessa fonte ha anche ascoltato esplosioni e sparatorie nei pressi di Bab al Aziziya, la residenza del leader libico […].”

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URGENTE: le tribù libiche d’onore continuino a inviare uomini a Tripoli per combattere nella battaglia del destino.

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La NATO sta imparando dall’occupazione dell’Iraq nel suo tentativo di controllo della Libia post Gheddafi e le sue redditizie risorse petrolifere e i depositi in oro, sostenendo che non saranno inviate truppe a terra, a meno che naturalmente il governo fantoccio controllato dalle Nazioni Unite e la NATO stessa facciano “richieste” perchè vengano inviate…

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  • Intervista su RT a Peppe Escobar – corrispondente di ASIA TIMES

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  • Ai confini della realtà: another fake hoax?


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Libya17f: A look inside the truth


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  • Ulteriore conferma il criminale comandante di Al Qaeda, alleato della NATO, Abdel Hakem Belhadj è stato ucciso oggi a  Tripoli dalle forze moujahedeen delle coraggiose tribù libiche.
    pic.twitter.com/l9CDgFH

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LibyanLiberal Esercito libico uccide comandante di Al Qaeda e stermina l’intero battaglione di ribelli cosiddetto Tripoli.

  • 17:40 circa 23.08.2011

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Numero di volontari 600,000 da fuori Tripoli, vengono dalle città vicino a Tripoli. Credetemi è sotto controllo, l’unico problema: non c’è la TV, ma le persone all’interno di Tripoli conoscono la verità, la vita è più normale di quanto ci si aspetti, banche al  lavoro, negozi, la gente ancora in piazza Verde e in Bab Azizia.
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  • Una Brigata di donne moujaheed coinvolte nella pulizia di Tripoli. I volontari che hanno una risposta  affermativa alla chiamata vicino a Tripoli per proteggere la capitale dai topi golpisti superano le 500.000 unità.
    Sacca di resistenza ribelle nella zona di Bab Bengasir è stata sterminata.

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RT on AIR:
http://rt.com/on-air/libya-tripoli-rebels-green-square/

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Il Governo difende la capitale libica contro i ribelli della NATO arretrati
da Pan-African News Wire
Da CHARLES LEVINSON
Sostenitori armati del governo libico difendono la loro rivoluzione dai ribelli arretrati a occidente che sono stati intrappolati in diverse aree della capitale Tripoli. Nonostante le affermazioni da parte delle corporation dei media [ndt parte della grande menzogna] le forze TNC non controllano Tripoli.
Giubilo mutato in inquietudine incerta al termine di lunedì nella capitale della Libia, con persistenti rapporti di sparatorie casuali nella capitale, con alcune sacche di combattimento vera e propria.
Un limbo nervoso, scandito da colpi di arma da fuoco, ha afferrato la capitale libica lunedì, il giorno dopo che gli oppositori del colonnello Muammar Gheddafi hanno trionfalmente ballato nella piazza centrale, dopo che si sono smorzate le speranze dei ribelli e i loro alleati internazionali che i sostenitori dell’uomo forte si sarebbero sciolti a distanza.

Mitragliatrici e fuoco antiaereo poteva essere sentito nel corso della giornata a Tripoli, come i residenti hanno detto, uomini armati lealisti avevano preso posizione in diversi quartieri. I ribelli che hanno tentato di trasformare una vecchia accademia di polizia nel loro quartier generale militare presto sono caduti sotto il fuoco nemico, mandando un flusso di vittime in una clinica di fortuna.
La piazza verde, dove le truppe dei ribelli avevano celebrato la domenica successiva marcia incontrastata in gran parte nella capitale roccaforte del colonnello Gheddafi, sembrava essere una terra di nessuno. Strade che portano alla piazza sono state rese impraticabili da quelli che gli abitanti hanno detto del luogo essere cecchini lealisti.[continua]
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RT :  Spie dell’MI6 aprivano la strada al fronte di battaglia dei ribelli a Tripoli. 13:43 a.m. 23.08.2011


Per settimane, militari e funzionari dei servizi segreti inglesi MI6 hanno aiutato i ribelli a pianificare le loro coordinate di attacco alla capitale, e le fonti di Whitehall hanno rivelato che la RAF ha intensificato i raid su Tripoli sabato mattina in un piano predisposto per spianare la strada ai ribelli in anticipo. Agenti MI6, con sede nella roccaforte dei ribelli di Bengasi, avevano affinato per la battaglia piani elaborati dal Consiglio nazionale di transizione (TNC) della Libia, che sono stati concordati 10 settimane fa. Il consiglio tattico costantemente aggiornato fornito dagli esperti britannici ai leaders dei ribelli, era centrato sulla necessità di innescare una rivolta fresca all’interno di Tripoli che avrebbe potuto essere utilizzato come spunto per i combattenti per avanzare sulla città.
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RT 11:37 a.m. 23.08.2011
Può un CNT sciolto a seguito della morte del generale Younis entrare in crisi?

Pare di si visto che poco fa un capo di Al-Qaeda a Bengasi ha detto che Abdul “NATO” Jalil capo del  NTC non li rappresenta ed essi respingono l’idea dell’unità della forza militare. Quanto camperà ancora Abdul “NATO” Jalil?
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Cecchini sparano oggi dai grattacieli, cecchini sparavano i primi giorni del colpo di stato; cecchini sparavano dai tetti durante il tentativo di golpe in Venezuela 1992, le vittime si attribuiscono sempre al “regime” da abbattere, stesso modus operandi di una strategia della tensione che poi legittima il rovesciamento di un potere legittimo per instaurarne uno più accondiscendente e sottomesso alle necessità dell’imperialismo. Oggi i media italiani ripetevano come un mantra dei cecchini del Rais che avrebbero ucciso due bambini ma perchè mai gli uomini di Gheddafi avrebbero dovuto sparare a due bambini? Chi ha cercato in questi mesi invece di instillare paura, terrore, ansia e desolazione negli animi dei libici che seguivano il loro legittimo governo? La NATO e i ribelli di Benghasi. Anche questa azione, al contempo psyop e  falsflag, sarà stata coordinata assieme?

A look back!

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  • Hermann Morris intervista Franklin Lamb sparato a Tripoli – 21.08.2011

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  • Cecchini ribelli uccidono a Tripoli chiunque, soprattutto libici dalla pelle scura che non siano portatori di una bandiera dei ribelli o berbera.

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  • Aljazeera si lascia sfuggire fotogramma che ritrae soldati libici  con le mani legate dietro la schiena giustiziati dai golpisti della NATO fautori dei diritti umani.
    Bombardamenti e invasione di pacifiche città: è stato ridefinito il termine “intervento umanitario”.


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  • Libia – Tripoli # Cittadini prendono spontaneamente le armi per difendere la città dagli attacchi dei ‘ribelli’ guidati dalla NATO, divisioni all’interno della dirigenza ribelle. Questo potrebbe portare a combattimenti inter-etnici, un vero pericolo a lungo termine per coloro che vogliono un accordo post-Gheddafi.
    Rinforzi delle tribù per i lealisti di Gaddafi sono giunte a Tripoli. Le celebrazioni dei ribelli sono state interrotte repentinamente; i golpisti sono sotto attacco in molte parti della città e avrebbero difficoltà serie per i rifornimenti e per l’alto numero di perdite; l’unico ospedale in mano ai ribelli è al collasso. 07:56 23.08.2011


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  • Benghasi – Il CNT non avrebbe più il controllo della città; poco minuti fa sarebbe stato appena dichiarato da Al Qaeda che Benghasi è uno stato islamico. Libya’s TNC leader si dimette?  06:55 a.m. 23.08.2011

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  • Libia: il governo dice che sta ristabilendo il controllo sulla città di Tripoli e che i ribelli a guida NATO fuggono sotto l’attacco dalla maggioranza dei residenti locali. L’esito della battaglia per Tripoli potrebbe derivare da quante migliaia di giovani pazzi la NATO può convincere a mandare alla morte. 06:55 a.m. 23.08.2011

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da teleSURtv 05:55 am 23.08.2011
Secondo quanto riferito da Rolando Segura da Tripoli, forze fedeli a Gheddafi proteggono i giornalisti al Rixos Hotel dagli attacchi dei ribelli.
“Le forze di Gheddafi sembrano aver recuperato e le linee di rifornimento dei ribelli vengono attaccate”, dice la BBC.
Media internazionali riportano che aerei NATO hanno lanciato volantini su Tripoli chiedendo alle forze leali a Gheddafi di unirsi ai ribelli.

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  • Intervista di Saif Al Islam e  una nota di uno spaesato americano

Ok, è chiaro che non possiamo avere notizie accurate e veritiere dai nostri media americani. Come è possibile che le notizie degli Stati Uniti siano potute essere così lontane dalla realtà: il figlio di Gheddafi era stato catturato. Come è possibile? Abbiamo la più sofisticata tecnologia, satelliti, giornalisti di tutti. Come poteva essere possibile. Fa il nostro governo degli Stati Uniti realmente funzionare i mezzi di informazione? Era solo propaganda che il figlio di Gheddafi era stato catturato? Erano le nostre notizie negli Stati Uniti in complicità con i ribelli? Che cosa sta succedendo?

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  • Scoop della BBC che scopre, dopo tutti gli altri, che Saif Al Islam non era stato arrestato.
    23 Agosto 2011  00:15 GMTUno dei figli del Colonnello Gheddafi, che la BBC aveva riportato in precedenza come certamente arrestato e nelle mani dei ribelli, si è presentato in un hotel dove hanno sede numerosi giornalisti stranieri.
    Matthew Price dice Saif al-Islam è arrivato in un veicolo blindato apparendo sostenuto e sicuro di sé, e quando gli viene chiesto se suo padre era al sicuro e a Tripoli, ha minimizzato la questione, dicendo: “Naturalmente”. Saif ha dichiarato: “Sono qui per disperdere le dicerie …questa è una guerra della tecnologia* e dell’elettronica* per provocare il caos e il terrore in Libia. Essi hanno anche portato dentro Tripoli bande armate per mare e per strada”.
    Umiliata la patetica propaganda NATO e dei ribelli. [*Tra le altre cose Saif Gheddafi
    si riferiva ad un messaggio di testo inviato agli abbonati di telefonia mobile a Tripoli con i quali ci si congratulava lunedì con loro sulla caduta di Muammar Gheddafi.]

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Ribelli libici sotto attacco vicino al centro di Tripoli
dal Washington Post
Thomas Erdbrink
, Martedì 23 Agosto, 02:25
(traduzione di levred)

TRIPOLI – Ciò che i ribelli libici avevano predetto sarebbe stata una giornata di feste di strada per celebrare la loro presa di Tripoli è finita in una precipitosa ritirata da parte di alcuni lunedì, quando una brigata inviata a impostare la sicurezza in città finita sotto un attacco feroce da parte delle forze fedeli a Muammar Gheddafi .
L’arrivo dei ribelli nella capitale, domenica, aveva incontrato poca resistenza, e da Lunedi, dopo le notizie che alcuni fedelissimi di Gheddafi avevano deposto le armi, le forze dell’opposizione avevano il controllo della maggior parte della città. Ma lo scontro, lungo le sponde del Mediterraneo nei pressi del centro della città, e i reports sui cecchini attraverso Tripoli hanno chiarito che il controllo dei ribelli è lungi dall’essere completo.
Come parte di un piano dettagliato di opposizione per ristabilire la sicurezza, una brigata d’elite ribelle è stata spedita a garantire le posizioni chiave a Tripoli, tra il porto, i ministeri e il museo nazionale.

Dalla sua nuova base, in quanto era stato fino a qualche giorno fa all’accademia militare delle donne, un alto comandante ribelle, lunedì pomeriggio, si è vantato che la sua unità aveva gettato le basi per liberare Tripoli.
I ribelli avevano contrabbandato armi in città con una barca, acquistato segretamente mitragliatrici da forze di Gheddafi e organizzato una rete sotterranea di resistenza, che era stata “attivata” quando i combattenti dell’opposizione hanno marciato sulla capitale, ha detto Emhemmed Ghula, vice comandante del consiglio militare dei ribelli di Tripoli. Tali preparati aveva dato i suoi frutti, ha detto. “Siamo attualmente in controllo del 90 per cento della capitale”, ha detto Ghula, la sua veste bianca senza macchia e il gilet ricamato in oro formavano un netto contrasto con l’aspetto dei suoi combattenti – uomini barbuti con mitra in mano e sandali polverosi sui piedi. “Noi governiamo le strade ora”.
All’interno del complesso sul lungomare, i ribelli avevano strappato i manifesti di Gheddafi. Un gruppo di combattenti stavano fissando un’arma antiaerea montata su un camioncino, e l’umore era decisamente ottimista. Alcuni uomini più giovani lanciavano segni di vittoria per i giornalisti, come gli altri ripiegati in un giardino rimessa della scuola militare.
Il loro riposo è stato interrotto da una improvvisa grandinata di proiettili che sono sibilati attraverso un cancello in acciaio aperto. I ribelli sono balzati in piedi, in giro in disordine a sparare a tutto ciò che si muoveva in lontananza.
Le forze Pro-Gheddafi avevano messo su un vero e proprio assalto alla base ribelle, saltando nel compound, come i cecchini che dai vicini grattacieli hanno preso di mira le persone in accademia. Dopo mezz’ora di intensi combattimenti, i ribelli sembravano avere almeno rallentato l’attacco a sorpresa. Ma era chiaro che la base non era più sicura. “Stiamo per uscire da questa posizione,” ha detto Ghula, come i suoi uomini, pronto a trasferirsi in un quartiere più sicuro.
Ad un’altra base opposizione di fortuna in città, un  folla di ribelli hanno tentato di attaccare Hala Misrati, una presentatrice della televisione di Stato che, durante il fine settimana, aveva sventolato una pistola mentre era in onda e aveva promesso di lottare per Gheddafi.
Ribelli libici la avevano arrestata in precedenza nel corso della giornata, ma, alla base, una folla di circa 50 uomini hanno fatto irruzione nel corridoio chiedendo di vedere la Misrati, uno dei portavoce più importanti di Gheddafi negli ultimi anni.
Misrati, il cui fratello è stato anche lui arrestato, si sentiva gridare che era innocente e che Gheddafi le aveva mentito. Un uomo la ha chiamata traditrice, e un comandante ribelle ha sparato colpi di avvertimento per disperdere la folla.
“Lei è stata trattata molto bene”, ha detto Abdul al-Afiz, un ex membro forza aerea che si era unito ai ribelli. Si è rifiutata di mostrare Misrati ai giornalisti che erano presenti, ma ha detto che lei aveva riconosciuto gli errori dei suoi modi. “Lei è molto nervosa”, ha detto. “ci ha detto che non sapeva che noi siamo i buoni”.


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#Benghazi, testimoni confermano: Ribelli scendono nelle strade a Benghazi insultando il National Transitional Council, chiamandoli bugiardi.  Sono seguiti violenti scontri e sparatorie. I ribelli (non si sa di che tribù) per le strade  gridano “Vogliamo Saif Al Islam e suo padre”

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  • Dr . Yousef Shakeer parlando alla radio Bani Walid.!!:
    “Voglio ringraziare prima di tutto la tribù di Bani Walid che ha inviato 20000 uomini”
    04:02 a.m. 23.08.2011_______________________________________________________________________________
  • Gli alleati NATO, estremisti islamici e golpisti operano a Tawergha la “pulizia” su base etnica
    Tawergha
    , una cittadina 25 miglia a sud abitata per lo più da libici neri, un lascito delle sue origini dal 19° sec. come città di transito nella tratta degli schiavi. Prima dell’assedio, quasi quattro quinti degli abitanti del quartiere Ghoushi di Misrata erano nativi Tawergha. Ora se ne sono andati o sono nascosti, temendo attacchi di rappresaglia da parte degli abitanti di Misrata, dopo la notizia dei premi per la loro cattura. Ibrahim al-Halbous, un leader dei comandanti ribelli in lotta vicino a Tawergha, dice a tutti i residenti rimanenti dovrebbero lasciare una volta che i suoi combattenti catturano la città. “Dovrebbero fare le valigie”, ha detto Halbous. “Tawergha non esiste più, solo Misrata.” Altri capi dei ribelli chiedono anche misure drastiche come la messa al bando dei nativi Tawergha che da sempre lavorano, vivonoo mandano i figli alle scuole di Misrata.
    Sulla strada fra Misurata e Tawergha, uno slogan ribelle recita “la brigata per lo spurgo degli schiavi, abbiamo soppiantato gli sgorbi dalla pelle nera pro-Gheddafi.”

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  • From BBC website: Hermann Morris intervista Leonor Massanet
    I Lealisti di Gheddafi sapevano cosa stavano facendo

    Questa discussione ha avuto luogo dopo la mezzanotte del 22 agosto – ora di Libia.
    “Ho avuto una breve chiacchierata  con Ahmed, ha detto tutto a Tripoli va bene – ho protestato, ci sono stati bombardamenti – e poi è scomparso … E mi limiterò ad aggiungere un commento interessante appena ricevuto.
    Propagandakills221 ha fatto un post su Mahdi Nazemroaya nel pomeriggio Tripoli 22 agosto 00:43a.m.:

“Ulteriori notizie dal nostro corrispondente Matthew Price. Dice che Saif al-Islam è apparso sostenuto e sicuro di sé quando è arrivato in hotel e ha detto: “Abbiamo rotto la spina dorsale dei ribelli stata una trappola. Abbiamo dato loro un momento difficile, per cui stiamo vincendo..“.

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  • MikePrysner #Tripoli‘s “revolution”: NATO fa cadere tutte le comunicazioni, scarica migliaia di bombe e fa sbarcare dalle navi miglia di soldati… i ratti che cantavano vittoria per buona parte infatti sono morti  Martedì 23.08.2011

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  • Saif al-Islam Muammar Gheddafi, l’alba del giorno Martedì 23.08.2011 alla porta di Aziziyah


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In # Tripoli ora I ribelli sono confusi, alcuni chiedono perdono e di unirsi ai ranghi di Gheddafi dopo aver visto Seif al Islam.
nessuna invasione in Libia

Fonte:http://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/23/802/

Il businnes della guerra alla Libia.

Libia, affari di guerra (sporca)

26 agosto 2011 – PeaceReporter.net
Lunedì, dopo l’ingresso dei ribelli a Tripoli, precipita il prezzo dell’oro e schizzano i titoli di banche e aziende petrolifere che, come Unicredit e Eni, hanno interessi nel Paese e che hanno finanziato i ribelli. Sui quali pesa l’incognita di Al Qaeda

Lunedì 22 agosto, alla riapertura dei mercati dopo la notizia dell’ingresso dei ribelli a Tripoli, si sono verificati eventi che la dicono lunga sui veri scopi di questa ennesima guerra neocolonialista mascherata da intervento umanitario.
Quel giorno il prezzo dell’oro è iniziato a scendere dopo mesi di inarrestabile e costante rialzo. Toccando ogni giorno un nuovo ‘record storico’, il metallo giallo era arrivato a sfiorare la quotazione astronomica di 1900 dollari l’oncia. Da lunedì è iniziato un deprezzamento mai visto negli ultimi mesi: in pochi giorni la quotazione è precipitata a 1700 dollari l’oncia. La certezza di poter mettere le mani sulle 144 tonnellate di lingotti d’oro conservati nei forzieri della banca centrale libica (nella foto) sembra aver placato la sete dei mercati.

Sempre lunedì, dopo giorni di crolli in borsa che nulla sembrava in grado di arrestare, le notizie provenienti da Tripoli hanno messo le ali agli scambi e le piazze affari di tutta Europa hanno chiuso con il segno più. A trascinare in alto i listini sono stati soprattutto i titoli energetici e bancari.
La caduta di Gheddafi rimette sul mercato le principali riserve energetiche del continente africano (60 miliardi di barili di greggio e 1.500 miliardi di metri cubi di gas naturale), 150 miliardi di dollari di ‘asset finanziari’ (quote di grandi banche straniere e azioni di aziende multinazionali) e commesse miliardarie che la guerra ha bloccato.
Imbarazzante l’euforia mostrata lunedì dai titoli delle aziende e della banche italiane con maggiori interessi in Libia: Eni +6 per cento, Saras +6 per cento, Ansaldo +6 per cento, Telecom +4 per cento, Unicredit +3 per cento. Frutti di veri e propri ‘investimenti di guerra’, come i 300 e i 150 milioni di euro che Unicredit e Eni hanno rispettivamente donato ai ribelli libici.

Ribelli su cui, tra l’altro, rimangono inquietanti punti interrogativi. Il fronte anti-regime comprende infatti anche combattenti delle cellule libiche di Al Qaeda, in particolare del Gruppo di Combattimento Islamico della Libia (Lifg), creato negli anni ’90 dai servizi segreti occidentali (Cia e Mi6) proprio allo scopo di assassinare o rovesciare Gheddafi e composto da veterani della guerra contro i sovietici in Afghanistan.

La presenza di questi integralisti tra i ribelli, poco pubblicizzata ma nota fin dalle prime fasi di questa guerra, è stata liquidata dalla stampa occidentale come marginale e non preoccupante. Molti, però, hanno cambiato idea dopo l’uccisione del comandante militare dei ribelli, l’ex generale nazionalsita libico Abdul Fatah Younis, da parte di mujaheddin della brigata islamica Abu Obeida Al Jarrah (nella foto, un veicolo con le sue insegne a Tripoli). Il suo posto è stato preso da Khalifa Belqasim Haftar, ex agente della Cia che fino a pochi mesi fa viveva a Langley, in Virginia.

Enrico Piovesana – PeaceReporter.net