Gli “aiuti umanitari” vanno ad al-Qaida

Aangirfan 11 agosto 2013

mi6C’è una teoria secondo cui i governi degli Stati Uniti e del Regno Unito utilizzano parte del loro denaro per gli ‘aiuti all’estero’ finanziando milizie come al-Qaida. Dal novembre 2011 al febbraio 2012, terroristi di al-Qaida in Somalia riuscirono ad ottenere il controllo su 480.000 sterline di aiuti britannici. Il ‘furto’ degli aiuti e delle attrezzature ‘venne nascosto nell’ultimo rendiconto pubblico del Regno Unito.’ Dailymail
Ci si potrebbe chiedere perché il governo del Regno Unito ha aumentato la spesa per gli aiuti all’estero, mentre riduce la spesa in altri settori. Il denaro degli aiuti viene utilizzato per corrompere dittatori amichevoli, finanziare gruppi terroristici e destabilizzare i Paesi che progrediscono?

justin-forsythJustin Forsyth, ex-direttore per la comunicazione strategica di Tony Blair. Forsyth poi è diventato direttore generale di Save the Children UK. Secondo l’eccellente Andrew Gilligan del Telegraph:Gli aiuti all’estero della Gran Bretagna sono caduti nelle mani di al-Qaida, ammette il Dipartimento per lo sviluppo internazionale:
1. In Somalia, “gli al-Shabaab di al-Qaida hanno ‘confiscato’ le apparecchiature dei contractors del Dipartimento per lo sviluppo internazionale in molteplici episodi negli ultimi tre mesi, prima di prendere una qualsiasi azione.”
2. “Gli aiuti finanziari inglesi furono spesi sovvenzionando ospiti in hotel a cinque stelle l’anno scorso, durante le Olimpiadi.”
3. “La percentuale degli aiuti inglesi spesi presso i Paesi più poveri è scesa dall’80 per cento a poco più del 65 per cento…
4. “Molti cittadini inglesi si sono recati in Somalia per addestrarsi con il gruppo (al-Qaida).

Alan-Duncan-2_1986189bAlan Duncan

Alan Duncan è il ministro inglese per lo Sviluppo internazionale. Dal 1982 al 1988 ha lavorato per il famigerato Marc Rich. Alan Duncan è stato membro del Circolo Pinay. In altre parole, sembra avere collegamenti con alcuni sionisti e fascisti? Gran parte degli aiuti per l’estero del governo viene consegnata ad associazioni di beneficenza come l’USAID. “L’USAID è ‘il braccio umanitario della CIA’ e Americares lo è anche. World Vision è anch’essa una copertura della CIA.” I molti volti della CIA
Sembra che le grandi associazioni di beneficenza internazionali come World Vision siano in realtà operazioni dell’intelligence nell’ambito delle attività per le operazioni clandestine di controllo mentale ed altre attività di disinformazione in tutto il mondo… Molti enti di beneficenza sono  facciate della CIA e dei suoi amici. Ai primi di settembre 2012, il Pakistan ha ordinato agli stranieri che lavoravano per Save the Children di lasciare il Pakistan. Il Pakistan ha dichiarato che Save the Children viene utilizzata dalle spie occidentali. Un medico accusato di aiutare la CIA ha affermato che Save the Children l’aveva introdotto presso gli ufficiali d’intelligence statunitensi. Il Pakistan ordina ai lavoratori stranieri di Save the Children di andarsene
Oxfam, come molti altri enti di beneficenza, è stata accusata di essere una copertura del servizio di sicurezza MI6 del Regno Unito. “Nei primi anni ’70, le Tigri Tamil cominciarono a stabilire campi di addestramento e depositi segreti di armi sotto la copertura di una rete di fattorie per la riabilitazione dei rifugiati della Società gandhiana. I fondi per le aziende agricole provenivano da Oxfam, una delle più potenti e segrete organizzazioni d’intelligence britanniche che agiscono sotto la copertura di organizzazione non governativa… John Glover, un autore inglese, ha scritto sul Western Mail del Galles degli attuali e futuri programmi di addestramento dei giovani tamil da parte dei mercenari inglesi. Una banda di mercenari reclutati nel sud del Galles addestra l’esercito dei Tamil che lotta per uno Stato separato nello Sri Lanka. Circa 20 mercenari furono arruolati dopo una riunione a Cardiff e trascorsero gli ultimi due mesi nel sud dell’India, preparando un esercito segreto per combattere la maggioranza sinhala, per la causa dello Stato tamil indipendente nello Sri Lanka’, aveva detto...” (LarouchePUB)

david-miliband_1487254cDavid Miliband, il cui fratello Ed sarebbe il prossimo Primo ministro del Regno Unito.
David Miliband è stato il ministro del governo britannico responsabile del servizio segreto inglese MI6. Ora è a capo dell’International Rescue Committee (IRC), un ente di beneficenza degli Stati Uniti d’America attivo in oltre 40 Paesi. L’IRC fornisce “aiuto di emergenza, sviluppo post-conflitto e servizi di reinsediamento.” L’IRC sarebbe un’organizzazione di facciata della CIA. L’IRC è “un collegamento della rete coperta della CIA.Questia
Negli ultimi 60 anni almeno 1.000 miliardi dollari di aiuti per lo sviluppo sono stati trasferiti dai Paesi ricchi all’Africa. Eppure il reddito reale pro-capite è oggi inferiore a quello che degli anni ’70, e più del 50% della popolazione – oltre 350 milioni di persone – vive con meno di un dollaro al giorno… I Paesi africani pagano ancora quasi 20 miliardi di dollari in rimborso annuo del debito, un duro monito, l’aiuto non è gratuito… Jeffrey Winters, professore alla Northwestern University, ha sostenuto che la Banca Mondiale ha partecipato alla corruzione con circa 100 miliardi di dollari dei suoi fondi destinati al finanziamento dello sviluppo.” Perché l’aiuto estero danneggia l’Africa
In altre parole, il denaro degli aiuti all’estero va ai ricchi governanti fantoccio e ai leader delle milizie impiegate da Stati Uniti e Regno Unito?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fonte: https://aurorasito.wordpress.com/2013/08/12/gli-aiuti-umanitari-vanno-ad-al-qaida/

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La CIA trafficante d’armi tra Qatar, Libia e Siria

9 agosto 2013

Phil Greaves Global Research, 9 agosto 2013

Qatar-FSAUn articolo di Jake Tapper della CNN ha riportato il “Bengasi-Gate” sotto i riflettori dei media degli Stati Uniti. L’articolo afferma che “decine” di agenti della CIA erano a Bengasi la notte dell’attacco, e che la CIA fa di tutto per sopprimerne i dettagli o che siano resi pubblici. Il rapporto sostiene che la CIA è impegnata in tentativi “senza precedenti” di soffocare fughe di notizie e d’”intimidire” i dipendenti pur di tenere nascosti i segreti di Bengasi, presumibilmente arrivando a cambiare i nomi degli agenti della CIA e “disperdendoli” nel Paese. Si sospetta che ciò abbia un unico e definito scopo, nascondere la colpevolezza della CIA nel fornire armi a noti estremisti in Libia e Siria. Inoltre, l’articolo della CNN allude alla fornitura di “missili terra-aria” della CIA da Bengasi ai ribelli in Siria, ma questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. L’articolo prosegue affermando: “Fonti della CNN ora dicono che decine di persone che lavorano per la CIA fossero presenti quella notte, e che l’agenzia fa di tutto per assicurarsi che qualsiasi cosa stesse facendo, rimanga un segreto. La CNN ha appreso che la CIA era coinvolta in quello che una fonte definisce un tentativo senza precedenti di far sì che i segreti di Bengasi dell’agenzia di spionaggio non siano mai resi pubblici. Da gennaio, alcuni agenti della CIA, coinvolti in missioni dell’agenzia in Libia, sono sottoposti a frequenti esami al poligrafo, anche mensili, secondo una fonte con profonda conoscenza del funzionamento dell’agenzia. L’obiettivo dell’esame, secondo le fonti, è scoprire se qualcuno ne parla ai media o al Congresso. Ciò viene descritto come pura intimidazione, con la minaccia che ogni fuga di notizie non autorizzata di un dipendente della CIA ne comporterebbe la fine della carriera. Speculazioni a Capitol Hill comprendono anche la possibilità che le agenzie statunitensi che operavano a Bengasi, stessero segretamente inviando missili terra-aria dalla Libia, attraverso la Turchia, ai ribelli siriani.
Anche se l’Arabia Saudita ha recentemente e gentilmente preso “la carta siriana” dagli Stati Uniti, tramite il principe Bandar, ancora una volta divenuto “principe della Jihad”, è risaputo che dall’inizio della crisi siriana, fosse il Qatar in prima linea nella fornitura di armi e fondi agli elementi politici e militanti della cosiddetta “opposizione”. Questo senza dubbio comprendeva il tacito appoggio degli elementi radicali dominanti nella pletora di brigate in Siria; con Jabhat al-Nusra sempre più evidente beneficiario della generosità del Qatar. All’inizio di quest’anno è stato riferito che la CIA avesse dirette “consultazioni” con la rete dei contrabbandieri di armi della monarchia qatariota, gestita principalmente dal palazzo dell’emiro di Doha. Di conseguenza, sembra certo che sia la CIA che l’intelligence del Qatar fossero coinvolte nella operazione per inviare scorte di armi dai “ribelli” in Libia ai “ribelli” in Siria: entrambi indissolubilmente legati ad al-Qaida e affiliati ai radicali salafiti jihadisti. Un articolo del New York Times del 30 marzo 2011 rivela che la CIA era attiva in Libia “da settimane” nel “raccogliere informazioni per gli attacchi aerei [della NATO] e nel contattare e ‘badare’ i ribelli che combattono “le forze di Gheddafi”. Il New York Times affermava anche che Obama aveva firmato un decreto presidenziale, nelle settimane precedenti, che dava l’autorità alla CIA di armare e finanziare i ribelli. Inoltre, The Independent rivelava nel marzo 2011 che Obama aveva chiesto all’Arabia Saudita di approvvigionare di armi i militanti libici. Obama aveva anche dato la sua benedizione a Qatar ed Emirati Arabi Uniti nell’inviare armi a Bengasi, chiedendogli di fornire armi non fabbricate negli USA per allontanare i sospetti; ciò in violazione della No-Fly Zone e dell’embargo sulle armi che contribuiva a far rispettare, e in totale violazione della Costituzione statunitense e delle leggi internazionali vigenti.
Le attuali autorità libiche hanno fatto pochi sforzi per smentire l’indicazione di suoi legami con grandi spedizioni di armi per la Siria, in partenza dal porto di Bengasi. Come affermato in un rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ampiezza, il costo e la logistica per organizzare tali invii quasi certamente richiederebbero almeno consapevolezza e assistenza locali, e un deputato libico l’ha ammesso apertamente. Inoltre, in un articolo del Telegraph del novembre 2011, si rivela che il comandante militare libico post-Gheddafi, Abdel Hakim Belhadj, riconosciuto ex leader di un ramo di al-Qaida: il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) e figura guida nell’insurrezione islamista contro Gheddafi, aveva visitato in Turchia i membri del “Free Syrian Army” (FSA) dell’opposizione siriana, per discutere l’invio “di denaro e armi” e anche dell’”addestramento delle truppe da parte dei combattenti libici”. In un articolo di Fox News del dicembre 2012, un “International Cargo-Shipper” rivelava candidamente che l’invio di armi dalla Libia alla Siria iniziò “quasi subito dopo la caduta di Muammar Gheddafi” (ottobre 2011) e continuò su base settimanale da più porti, tra cui Misurata e Bengasi. Secondo alcune “fonti”, gli invii avrebbero superato le 600 tonnellate. L’articolo prosegue citando “fonti” anonime di Bengasi sostenere che: “Armi e combattenti erano assolutamente diretti in Siria, e che gli Stati Uniti sapevano assolutamente tutto, anche se la maggior parte delle spedizioni è stata sospesa dopo l’attacco al consolato statunitense.” Inoltre, un ampio rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite del Consiglio di sicurezza, dell’aprile 2013, evidenzia anche la diffusa proliferazione indiscriminata di armi in tutta la Libia, che filtrano oltre i confini. La relazione afferma che le armi alimentano i conflitti dalla Siria al Mali e che si diffondono dalla Libia a un “ritmo allarmante”. Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono stati individuati, nella relazione delle Nazioni Unite, per le loro palesi violazioni dell’embargo sulle armi durante la “rivolta” contro Gheddafi del 2011; il rapporto ha rivelato che diversi invii di armi del Qatar hanno potuto fluire in Libia con la consapevolezza e la piena acquiescenza della NATO, più o meno nello stesso modo con cui furono autorizzate a fluire in Turchia dal Qatar, con la Siria quale destinazione finale.
Elementi della leadership “militare” libica hanno indubbiamente forti legami con gli ex affiliati di al-Qaida, e sono stati portati al potere grazie alla generosità e alle forze speciali del Qatar, al coordinamento della CIA e alla forza aerea della NATO. Considerando ciò, non è difficile immaginare che gli stessi attori sarebbero disposti almeno a “chiudere un occhio” in ciò che è diventato l’evidente e continuo contrabbando libico di armi in Siria, come dimostrato ancora una volta da un articolo del 18 giugno 2013 della Reuters, dal titolo: “Le avventure di un commerciante di armi libico in Siria”: “Abdul Basit Haroun (ex comandante della “Brigata 17 febbraio”) dice di essere dietro alcune delle più grandi spedizioni di armi dalla Libia alla Siria, che trasporta su voli charter verso i Paesi vicini e che poi contrabbanda oltre il confine… Un reporter della Reuters si è recato in una località segreta di Bengasi per vedere un container di armi in preparazione per l’invio in Siria. Vi si accatastarono scatole di munizioni, lanciarazzi e vari tipi di armamento leggero e medio. Haroun dice che può raccogliere armi da tutto il Paese e organizzarne la consegna ai ribelli siriani per via dei suoi contatti in Libia e all’estero. “Sanno che inviamo armi alla Siria”, ha detto Haroun. “Lo sanno tutti.” Le sue attività con le armi sembrano essere ben note, almeno nella Libia orientale. Alti funzionari dell’esercito e del governo della Libia hanno detto alla Reuters che  appoggiano le forniture di armi all’opposizione siriana, mentre un membro del congresso della Libia ha detto che Haroun svolge un grande lavoro aiutando i ribelli siriani.”
Inoltre, secondo un recente articolo del New York Times del 29 giugno 2013, il Qatar ha inviato  armi ai “ribelli” in Siria dalla Libia, nel momento stesso in cui “intensificava gli sforzi” per spodestare il Colonnello Gheddafi. Di conseguenza, ciò può essere interpretato solo che il Qatar ha iniziato l’invio di armi alla Siria, da Bengasi, prima che Gheddafi venisse ucciso, il che significa prima dell’ottobre 2011. È altamente plausibile che Bengasi sia davvero la ‘base’ del  programma di traffico d’armi della CIA, con l’ulteriore intento di “rendere possibile” inoltrare queste armi in Siria. Mentre il dipartimento di Stato ha confermato di aver stanziato 40 milioni di dollari per l’acquisto e la “collezione” di armi utilizzate durante il conflitto in Libia, compresa una riserva di 20.000 MANPADS “mancanti”, di cui almeno 15.000 ancora dispersi. Una relazione scritta da ex-operatori delle forze speciali statunitensi che hanno prestato servizio in Libia, dal titolo “Bengasi: il rapporto definitivo“, sostiene che il “consolato” e il programma sulle scorte di armi sono stati interamente gestiti da John Brennan, all’apoca Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Obama, e oggi direttore della CIA, al di fuori della solita catena di comando della CIA, con il solo scopo di “inviare le armi accumulate in un altro conflitto, forse la Siria“. Inoltre, si segnala che diverse figure di spicco del governo USA (Clinton, Brennan, Patreaus, e altri) incitavano apertamente tale precisa politica, ciò aggiunge la possibilità che certi elementi del governo o le tante fazioni del complesso militar-industriale possano aver agito al di fuori dello specifico consenso dell’amministrazione Obama, costruendo la logistica per soddisfare tale politica, in futuro. Così, una possibile spiegazione dell’attacco al “consolato”, che ora possiamo supporre essere un deposito di armi gestito dalla CIA, fosse la riluttanza pubblica dell’amministrazione Obama nel fornire MANPADS o altre specifiche armi pesanti ai ribelli che combattono in Siria. Inoltre, gli autori di “Bengasi: il rapporto definitivo“, sostengono che John Brennnan colpisse gli estremisti delle milizie islamiste in Libia attraverso attacchi dei droni ed operazioni speciali, potendo fornire un altro pretesto per l’attacco. Certe fazioni ribelli, i loro sostenitori regionali o i loro affiliati libici possono essersi offesi e deciso di agire contro la CIA, tentando di sequestrare le armi in suo controllo.
L’invio di armi libiche in Siria è molto probabilmente attuato dalle forze speciali del Qatar (e occidentali) e dai loro ascari libici affiliati ad al-Qaida, che controllano Bengasi. A loro volta le spedizioni in Siria sono progressivamente aumentate man mano che gli arsenali di Gheddafi si rendevano disponibili e l’assenza di leggi in Libia s’ampliava. Questi sviluppi potrebbero anche spiegare i combattenti libici che rappresentano una grande percentuale di combattenti stranieri nei ranghi dell’opposizione, con un recente studio che indica che i combattenti libici costituiscono oltre il venti per cento delle vittime straniere. Se il Qatar ha infatti coordinato l’invio di armi dalla Libia alla Siria durante la prime fasi della crisi siriana, nel 2011, e la CIA fungeva anche da “consulente” nelle spedizioni del Qatar e nel loro transito attraverso la Turchia, la semplicistica narrazione ufficiale e la cronologia del conflitto in Siria, che sarebbe dovuto a un’eruzione per la repressione di pacifici manifestanti, trascinando in una vera guerra civile, è ancora una volta messa in dubbio. Scoprendo la catena di eventi che ha portato all’attacco al “consolato” degli Stati Uniti, e la varietà di milizie che gli Stati Uniti e i loro alleati armano in Libia, si potrebbe svelare la vera dimensione del sostegno dell’amministrazione Obama alle forze estremiste fantoccio in Siria. Il che può spiegare i zelanti tentativi dell’amministrazione nel soffocare ogni dibattito o seria discussione sugli eventi riguardanti Bengasi.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2013/08/09/la-cia-trafficante-darmi-tra-qatar-libia-e-siria/

Libia: Seguire il calcio femminile per capire la deriva islamista

di Gianandrea Gaiani23-07-2013

nazionale di calcio femminile libica

Ci sono notizie destinate a restare nell’ombra, ad avere poca visibilità perché riguardano temi considerati spesso marginali o secondari anche se in molti casi ben rappresentano tendenze più ampie. Per farsi un’idea di come la Libia stia sprofondando nell’oscurità dell’islamismo può essere utile seguire le notizie …calcistiche. Le autorità sportive di Tripoli hanno infatti vietato alla nazionale femminile di calcio di partecipare al torneo in programma in questi giorni in Germania. La Federazione libica ha motivato la sua decisione con il Ramadan, dopo che la squadra è stata costretta ad allenarsi in località segrete protetta da guardie armate per le minacce ricevute dagli estremisti religiosi. “La Federazione ha detto che non possiamo giocare in Germania per il digiuno – ha detto al Guardian la centrocampista Hadhoum el-Alabed – noi vogliamo andare, ma ci hanno detto che non possiamo”. La squadra libica avrebbe dovuto giocare contro quelle di Egitto, Giordania, Libano, Palestina, Tunisia e Germania nel torneo “Discover Football”, istituito dal governo tedesco e considerato il più grande raduno di calciatrici del Medio Oriente.  El-Alabed ha sottolineato come il divieto abbia mandato in frantumi le speranze di cambiamenti nella società libica dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi.

La condizione femminile rappresenta un importante indizio dell’involuzione della Libia anche sul piano politico. Il Parlamento libico, nel quale il 20 per cento dei seggi è occupato da donne, ha approvato la legge che istituisce la commissione che dovrà scrivere la nuova Costituzione che probabilmente vedrà ulteriormente rafforzato il peso della sharia. La rappresentanza femminile all’interno della commissione è stata ridotta al 10 per cento, sei donne su 60 seggi. Hana Al Qalall, professoressa di Diritto Internazionale presso l’Università di Bengasi, ha dichiarato all’agenzia Agi che “questa sconfitta è dovuta all’arrivo di deputati che non credono nei diritti delle donne, non le considerano come un vero partner nel processo di transizione democratica e cercano di escluderle dalla scena politica usando un metodo assimilabile alla discriminazione razziale”.

Parlare di istituzioni in Libia è del resto difficile, considerato che parlamento, sedi governative, ministeri vengono spesso occupati da milizie armate e tenuto conto che il governo non ha nessun controllo sul territorio e su quanto avviene nel Paese. Secondo le Nazioni Unite in Libia scorrazzano liberamente oltre 200 mila miliziani, mentre fonti d’intelligence citate da “Il Foglio” riferiscono di una crescente penetrazione di salafiti e gruppi legati alle varie anime di al-Qaeda. Il centro per la lotta al terrorismo dell’Unione africana considera che la Libia sia divenuta un importante snodo logistico e organizzativo utilizzato dai principali gruppi terroristici nordafricani e del Sahel. A questi traffici, riscontrabili soprattutto in Cirenaica e Fezzan, ma tangibili anche in Tripolitania, si sta aggiungendo l’afflusso dall’Egitto di molti militanti dei Fratelli Musulmani che temono di venire arrestati dall’esercito che ha assunto il potere al Cairo spodestando il governo islamista di Mohamed Morsi.

Come se tutto questo non bastasse il confronto politico tra  l’Alleanza delle forze nazionali (liberal-democratici) e il Partito per la giustizia e la costruzione ( Fratelli Musulmani) si mescola alle tensioni tribali e alle interferenze di molti Paesi interessati a influenzare il futuro della Libia per lo più in termini negativi per l’Italia e l’Occidente. Roma, che dopo le pressioni degli Stati Uniti ha accettato anche la richiesta del G-8 a impegnarsi per la stabilizzazione del Paese nordafricano, è in prima linea in un’operazione già approvata dalla Nato per rafforzare le forze armate libiche. Circa 20 mila soldati e poliziotti verranno addestrati all’estero, a quanto sembra in Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, che da sola accoglierà ben 5 mila reclute libiche.

L’Italia ha già da un anno insediato a Tripoli la missione addestrativa Cirene (finanziata nel 2013 con 7,5 milioni di euro) che addestra i poliziotti destinati alla protezione di aree “sensibili” come i siti petroliferi e i gasdotti ma  in ambito Nato è stato deciso di effettuare all’estero il grosso della formazione delle forze libiche per non esporre istruttori e consiglieri militari ad attacchi terroristici. L’Italia sta inoltre trattando con Tripoli la cessione di equipaggiamenti militari incluse alcune centinaia di blindo Puma, tutte con circa dieci anni di vita ma ormai surplus per il nostro Esercito perché non sono protette contro mine e ordigni improvvisati.

Il vero limite del programma di sostegno militare al governo libico non riguarda però il numero di mezzi o di soldati da addestrare ma la loro ”qualità”. I militari e i poliziotti libici sono infatti per lo più ex miliziani attratti dai buoni stipendi ma la cui fedeltà alla nazione (e non alla tribù di origine) è tutta da verificare così come sarà difficile evitare l’infiltrazione di terroristi come è accaduto anche in Afghanistan. O nel vicino Mali dove delle quattro unità anti-insurrezione addestrate ed equipaggiate negli anni scorsi dagli statunitensi tre sono passate con i qaedisti che l’anno scorso invasero il Nord del Paese e la quarta ha fatto il golpe a Bamako. Insomma, meglio fare attenzione alle reclute libiche che porteremo in Italia per l’addestramento.

Preso da: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-seguire-il-calcio-femminile-per-capire-la-deriva-islamista-6932.htm

McCain lascerà presto questo mondo

22 luglio 2017

Ziad Fadil Syrian Perspective 21/7/2017

Non posso trattenere la gioia alla prospettiva di vedere il criminale stragista John McCain morire per un glioma trovatogli nell’occhio sinistro intaccato da un coagulo, senza dubbio piantatogli dall’angelo vendicatore della Siria. Dio possa arrostirlo per sempre nel fuoco inestinguibile dell’Ade. Alla sua puzzolente famiglia di ratti, stendo un fiero dito medio per esprimere il mio disprezzo per tale derelitto. Non è un eroe.
Il Presidente Trump, come ho già scritto, toglie il sostegno statunitense ai criminali in Siria. Se ricordate, nel mio ultimo post citavo gli statunitensi che starebbero riempiendo le valigie di souvenir, rosari e guantiere di Baqlava. Bon voyage a tale spazzatura. D’altra parte, tuttavia, vi sono sempre più rapporti su convogli di mezzi statunitensi riversarsi in Siria dall’Iraq. Prevalentemente blindati progettati per rilevare ed evitare mine terrestri. La dimensione di tale operazione, apparentemente legata all’assalto su al-Raqqa, non sarà stata ignorata dall’esercito iracheno o dai suoi servizi d’intelligence. Sono anche impressionato dal fatto che i russi, che dispongono d’intelligence satellitare della zona, non facciano una piega. È possibile che tale nuovo atteggiamento sia il risultato dell’incontro tra i signori Trump e Putin. Tuttavia, Esercito arabo siriano ed alleati si avvicinano a Dayr al-Zur e al-Raqqa. Quali possibili coordinamenti esistano tra le due forze è solo un’ipotesi.
Nel frattempo è iniziata un’enorme operazione dell’Esercito arabo siriano, dell’esercito libanese e di Hezbollah per scacciare tutti i terroristi dalla zona di confine Falita – Arsal. Testimoni indicano che tutti i gruppi impiegano razzi e artiglieria contro le basi di SIIL e al-Qaida, con i bombardati presi di mira come anatre in una fiera di Coney Island. Esercito ed alleati hanno liberato la zona di Tal Burqan e si prevede che ne libereranno altre nelle prossime 24 ore, poiché le comunicazioni dei terroristi indicano la completa dissoluzione della loro struttura di comando.
Ora torno a casa e stilerò una relazione molto più dettagliata per domenica. Spero che Danny comprenda alcuni problemi sulla piattaforma che utilizziamo. Sarebbe bello postare nuovamente foto e mappe.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2017/07/22/mccain-lascera-presto-questo-mondo/

Dopo la Libia, gli usurai del tempio puntano al Mali e guardano all’Algeria

Dopo la Libia, gli usurai del tempio puntano al Mali
e guardano all’Algeria… (ita/eng) 3/2/2013

Mali, Hagel e i Rothschild

Ieri, per inviare un messaggio al Comitato per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti, Israele ha bombardato un convoglio sul confine Siria/Libano. Sembra aver funzionato. Questa mattina, i falchi-galline presenti in tale commissione, come McCain e Inhofe, erano occupati a mettere sulla graticola la nomina di Obama a segretario alla Difesa del senatore Chuck Hagel (R-NE), sulla sua indefessa fedeltà alla madrepatria Israele e al complesso militare-industriale.
Nel frattempo, i bankster Illuminati della City di Londra, guidati dai Rothschild che gestiscono quel circo altrimenti noto come Israele, cercano di arraffare più risorse globali, e questa volta nel paese nord africano del Mali. A febbraio i ribelli tuareg del nord del Mali, con l’aiuto dei resti di al-Qaida addestrati e armati dalle agenzie di intelligence dei Rothschild, MI6 e Mossad, per rovesciare il governo di Gheddafi della vicina Libia, attaccavano le truppe governative nella città di confine algerina di Tinzaouaten.

I  tribali secolari tuareg, rappresentati dal Movimento di Liberazione Nazionale Azawad, chiedono da decenni una maggiore autonomia dal governo centrale di Bamako. Eppure sono sempre stati contenti di rimanere nella loro patria, nel nord del Mali. Ma le forze libiche di al-Qaida nel Maghreb, che si fanno chiamare Ansar al-Din, hanno chiesto l’imposizione della legge islamica nel nord del Mali, e poi misteriosamente hanno attaccato verso sud. Perché, se stavano tentando di trasformare il nord del Mali in un santuario di al-Qaida (come la propaganda “ufficiale” ci dice),  attaccare il governo centrale del Mali e far saltare la loro copertura? Questi islamisti sono anche responsabili, con l’aiuto degli Emirati Arabi Uniti, dell’attacco contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi, dove è rimasto ucciso l’ambasciatore statunitense Christopher Stevens con altri tre, montando il vecchio trucco della destabilizzazione M16/Mossad a nome dei vampiri di risorse della City dei Rothschild di Londra (vedasi il mio libro “Big Oil & i suoi banchieri”).
Parlando, la settimana scorsa, al Centro Bunche Ralph, il capo di AFRICOM, Generale Ham, ha ammesso che gli Stati Uniti avevano addestrato molti dei ribelli coinvolti nel colpo di stato in Mali del 2012, tra cui il loro leader, capitano Amadou Sanogo. Il 18 aprile 2012 il democraticamente eletto, per due volte, Presidente Amadou Toumani Toure è stato costretto a dimettersi poco prima delle elezioni presidenziali in cui non poteva candidarsi. È interessante notare che tutti gli altri vincitori potenziali in quelle elezioni, erano contrari a qualsiasi  intervento straniero in Mali per “respingere” la ribellione di “al-Qaida“.
Nonostante i sentimenti anti-intervento del popolo del Mali, subito ci furono le grida dall’ECOWAS e dal Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla necessità di inviare truppe straniere in Mali. L’11 gennaio i francesi, ex padroni coloniali, hanno fatto proprio questo. Allora perché i francesi intervengono in Mali, ma non nella Repubblica Centrafricana, il cui governo è stato attaccato dai ribelli? La vera ragione della provocazione di al-Qaida, era rendere “necessario” l’intervento straniero per impadronirsi delle ricche risorse minerarie recentemente scoperte nel sottosuolo del Mali. Già terzo produttore africano di oro, il Mali è anche ricco di diamanti, uranio, ferro, manganese, bauxite, litio, fosfato, lignite, rame, gesso e marmo. L’esplorazione petrolifera è recentemente aumentata in Mali e la nazione ha il potenziale per diventare una importante via di comunicazione tra l’Africa sub-sahariana e l’Europa.
Con l’ennesimo furto di risorse da parte dei Rothschild, questa volta in gran parte pagata dai generosi contribuenti della classe media francese, la conferma di Chuck Hagel può essere vista come un evento causale. Se confermato, potremmo vedere sia un significativo allontanamento da Israele che dei sostanziali tagli al Pentagono. Bombardamenti di frontiera, escalation e altre minacce a parte, è il momento di sciacquare via dalla siepe i terroristi israeliani, e seguirne la puzza per tutta la catena alimentare arrivando alla feccia che i Rothschild mantengono per eseguire queste provocazioni.

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & i loro banchieri nel Golfo Persico; I quattro cavalieri, le otto famiglie e le loro reti d’intelligence, del narcotraffico e del terrorismo globali, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, e Stickin ‘in to the Matrix . Potete iscrivervi gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

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After Libya, the usurers of the temple are pointing to Mali, watching Algeria… ~ Dopo la Libia, gli usurai del tempio puntano al Mali e guardano all’Algeria… ~

mali-map-2013-1

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After Libya, the usurers of the temple are pointing to Mali,
watching Algeria …

Mali, Hagel & the Rothschilds

Yesterday, as if to send a message to the US Senate Armed Services Committee, Israel bombed a convoy on the Syria/Lebanon border. It seems to have worked. This morning, chicken hawks on that committee with names like McCain and Inhofe are busy grilling Obama Defense Secretary Nominee Sen. Chuck Hagel (R-NE) as to his unflagging allegiance to mother Israel and the military-industrial complex alike.
Meanwhile, the Rothschild-led City of London Illuminati banksters who run the dog and pony show otherwise known as Israel, seek to grab more global resources – this time in the north African country of Mali.
On February Tuareg rebels based in northern Mali, with help from al Qaeda remnants trained and armed by Rothschild intelligence agencies MI6 and Mossad to overthrow the neighboring Qaddafi government in Libya, attacked government troops in the Algerian border town of Tinzaouaten.
Secular Tuareg tribal people – represented by the Azawad National Liberation Movement – have for decades demanded greater autonomy from the central government in Bamako. Yet they have always been content to remain in their northern Mali homeland.
But Libyan al Qaeda in the Maghreb forces calling themselves Ansar Dine called for the imposition of Islamic law in northern Mali, then mysteriously attacked to the south. Why, if they were attempting to turn northern Mali into an al Qaeda safe-haven (as the “official” story goes), would they attack the central government in Mali and blow their cover?
These Islamists, who were also responsible – with help from the UAE – for the attack on the US embassy in Bengazi which killed US Ambassador Christopher Stevens and three others, fit the age-old pattern of M16/Mossad destabilization on behalf of the Rothschild-led City of London resource vampires (see my book Big Oil & Their Bankers…).

While speaking last week at the Ralph Bunche Center, the head of AFRICOM – General Ham – admitted that the US had trained many of the Mali rebels involved in the 2012 coup, including its leader Captain Amadou Sanogo. (http://www.veteranstoday.com/2013/01/29/us-trained-mali-rebels-commander-visited-us/)

On April 8th, 2012 twice democratically-elected President Amadou Toumani Toure was forced to step down, just prior to scheduled Presidential elections in which he was not eligible to run. Interestingly, all other potential winners in this election were against any foreign intervention in Mali to “put down” the “al Qaeda” rebellion.
Despite the anti-intervention mood of the people of Mali, soon there were cries from ECOWAS and the UN Security Council for the need to insert foreign troops into Mali. On January 11th the French former colonial masters did just that.
So why did the French intervene in Mali, but not in the Central African Republic, whose government had also been attacked by rebels?
The real reason for the al Qaeda provocation which “required” foreign intervention may lie in the rich mineral resources recently discovered beneath Mali’s soil. Already Africa’s third largest gold producer, Mali is also rich in diamonds, uranium, iron ore, manganese, bauxite, lithium, phosphate, lignite, copper, gypsum and marble.
Oil exploration has recently increased in Mali and the nation has the potential to become a major transportation route between sub-Saharan Africa and Europe.
With yet another Rothschild resource grab in progress – this time mostly paid for by generous middle-class French taxpayers – the confirmation of Chuck Hagel can be seen as a seminal event. If confirmed, we could see both a significant move away from Israel and substantial Pentagon cuts.
Border bombings, escalations and other threats aside, it’s time the flush the Israeli terrorists out of the briars and follow the stench all the way up the food chain to the inbred Rothschild scum that runs these provocateurs.

Dean Henderson is the author of four books: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. You can subscribe free to his weekly Left Hook column @ http://www.deanhenderson.wordpress.com
Source: DeanHenderson

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Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Pubblicato il: 7 marzo, 2012

Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Réseau Voltaire  6 marzo 2012

Presentato come reporter del Sunday Times, Paul Conroy, che è appena fuggito dall’Emirato Islamico di Bab Amr, è un agente dell’MI6 britannico.
 
– Mahdi al-Harati ha sposato una donna irlandese e ha vissuto a Dublino. Paul Conroy è nordirlandese, ed è cresciuto a Liverpool.
Secondo l’ex premier Jose Maria Aznar, Mahdi al-Harati è ancora ricercato in Spagna per il suo coinvolgimento negli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004.
Nel 2010, con la barba e l’accurata copertura più di una ONG, Mahdi al-Harati era stato infiltrato dall’MI6 nella “Freedom Flotilla“, che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza.
Mahdi al-Harati ha guidato la brigata di al-Qaida che aveva assediato l’hotel Rixos a Tripoli, nell’agosto del 2011. Secondo Khamis Gheddafi, era inquadrata da istruttori francesi. Una fonte militare straniera di alto livello, al-Harati ebbe dalla NATO la missione di catturare i leader libici rifugiatisi in una struttura segreta dell’hotel, e di assassinarvi il deputato ed ex-assistente di Martin Luther King, Walter Fauntroy. Doveva eliminare anche due dipendenti della Rete Voltaire, Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya, che risiedevano presso l’hotel Radisson, dove al-Harati aveva posto il suo centro di tortura. Questa decisione era stata presa in una riunione ristretta del comando NATO di Napoli, pochi giorni prima. La relazione menziona la presenza alla riunione di Alain Juppé. Interrogato su ciò, la sua segreteria ha negato qualsiasi coinvolgimento del ministro degli esteri francese e disse che era in vacanza, in quella data.
Nell’ottobre 2011, Mahdi al-Harati mise in scena, in Siria, un finto villaggio occupato, situato tra le montagne al confine turco. Per due mesi ricevette i giornalisti occidentali per vantare la “rivoluzione” siriana. Il villaggio è abitato da una tribù che era stata pagata per produrre delle manifestazioni e per posare per la stampa. Al-Harati vi ricevette anche Paul Moreira di Canal Plus e Edith Bouvier di Le Figaro.
– Abdelhakim Belhaj è il braccio destro di Ayman al-Zawahiri, e attuale numero due di al-Qaida. Anche se ufficialmente è ancora uno dei criminali più ricercati del mondo, è stato promosso dalla NATO a governatore militare di Tripoli. Abdelhakim Belhaj ha anche la  residenza in Qatar.
Abdelhakim Belhaj ha recentemente fatto diversi viaggi in Turchia, dove dispone di un ufficio nella base NATO di Incirlik, e in Siria dove ha infiltrato dei gruppi per un totale di 1.500 combattenti. Secondo Ayman al-Zawahiri, i suoi uomini hanno commesso gli attentati di Damasco e Aleppo.
La sua organizzazione, il Gruppo combattente islamico in Libia, si è fusa con al-Qaida, ma è ancora sulla lista dei terroristi del Dipartimento di Stato statunitense e del Dipartimento degli Interni inglese.
Associandosi con dei noti  terroristi, Conroy cade sotto la legge degli Stati Uniti e del Regno Unito per sostegno o associazione a un gruppo terroristico. Affronterebbe 15 anni di carcere, salvo affermare la sua immunità, facendo valere la sua qualifica di agente di Sua Maestà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da:http://www.statopotenza.eu/2800/il-giornalista-paul-conroy-agente-operativo-del-mi6

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/il-giornalista-paul-conroy-agente.html

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Pubblicato il: 28 gennaio, 2012

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Un evento importante e atteso si è verificato in Libia. I leader della Resistenza hanno parlato della creazione di un governo provvisorio in Libia. Le persone di tutto il mondo, che compongono la comunità mondiale, hanno atteso questo momento. Ora il nostro compito è quello di chiedere ai governi dei nostri paesi di revocare il riconoscimento del regime di occupazione del CNT perché essi non sono i rappresentanti legali della nazione libica, e iniziare relazioni diplomatiche con il vero governo libico. Questo governo è stato varato in via temporanea fino alla completa liberazione della Libia dagli invasori della NATO.

Dopodiché i Comitati Popolari di diversi livelli verranno ripristinati e continueranno a governare la Libia come era prima dell’invasione del febbraio
2011. Ovviamente tutti gli errori riscontrati verranno presi in seria considerazione per evitare ulteriori alibi per un nuovo intervento. I media mondiali (in particolare la Reuters), attraverso i loro agenti (ratti), cercano di diffondere menzogne attraverso fonti web, affermando che i presidenti degli Stati Uniti, della Francia e della Russia stanno organizzando un vertice per discutere della situazione in Libia e, in particolar modo, di concedere a Saif Al-Islam di divenire Primo Ministro della Libia con una essenziale continua
presenza di aziende occidentali in Libia. E’ chiaro che il loro obiettivo è quello di creare caos informativo e nascondere le notizie riguardanti il rilancio del governo della Jamahirya libica; colpire Saif,la Resistenza e tutto
il popolo libico che vuole scegliere i propri leader. Barack Obama e Nicolas Sarkozy sono dei criminali.
Le forze militari dei loro paesi stanno prendendo parte al saccheggio della Libia e all’eliminazione dei civili, un crimine in corso da quasi 11 mesi. La propaganda mondiale continua a cercare di creare un’immagine di operatori di pace come se stessero ignorando i propri interessi personali nel distruggere paesi ricchi di risorse minerali. Uno scopo ulteriore di questa disinformazione è quello di sminuire la lotta libica contro gli occupanti. I media mondiali cercano di nascondere questa lotta che si è diffusa già in tutta la Libia. Nella parte orientale della Libia, la tribù Obeydi, che in un primo momento ha partecipato alla guerra al fianco degli occupanti, ha liberato dai ratti e tenuto la città di Tobruck. La tribù supporta la rivolta contro il CNT e contro gli occupanti.
La tribù Al-Zintan, dal novembre 2011, vale a dire dall’arrivo di Saif al Gheddafi nella città di Zintan,combatte nelle fila della Resistenza libica. Ciò significa che le tribù sono unite nella lotta contro gli invasori. I media mondiali nascondono le informazioni riguardanti le operazioni di successo della Resistenza libica. Vengono dipinti come attacchi terroristici. Per esempio, hanno citato il caso dell’addetto francese al CNT, il cui assassinio è stato commesso dai patrioti della Resistenza libica e l’attacco ai mercenari francesi in cui è rimasto ucciso un ex soldato francese. L’intera operazione è stata definita attacco terroristico ed è stato sottolineato che il CNT ha arrestato un sospettato.
I media mondiali ricalcano esattamente la propaganda nazista, che chiamava i partigiani russi banditi. Le squadre delle SS catturavano civili in modo casuale e chiedevano ai locali di consegnare i partigiani altrimenti minacciavano di giustiziare gli ostaggi. Esattamente lo stesso accade in Libia. Gli squadroni della NATO e del CPM hanno creato una serie di campi di sterminio per la tortura dei membri della Resistenza e terrorizzando la popolazione libica, in stretta collaborazione con in traditori interni. Video di torture si diffondono attraverso YouTube come nel febbraio-marzo i video del linciaggio dei libici dalla pelle nera. Gli amministratori del sito web hanno eliminato solo i video dei crimini commessi dalla NATO e da Al-Qaeda. Quando i media mondiali iniziano a diffondere disinformazione per far sembrare la Resistenza compromessa,dovrebbe significare che ogni libico dovrebbe continuare a lottare, perché quando i leader dei paesi sostenitori del terrorismo affermano attraverso i media che vogliono la pace, è chiaro che essi vogliono avere un pò di riposo e raggruppare le loro forze.
E’ essenziale continuare la guerriglia contro gli invasori con lo stesso passo e accordando con la strategia generale. Ora, mentre viene creato il governo provvisorio libico, è essenziale che tutte le persone e organizzazioni intelligenti garantiscano il supporto ad esso e chiedano ai governi dei propri
paesi di riconoscere questo governo come unico e legittimo rappresentante del
popolo della Jamahirya libica.
Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://english.pravda.ru//hotspots/terror/18-01-2012/120272-Libyan_Resistance_and_western_hypocrisy-0/

http://www.statopotenza.eu/2016/resistenza-libica-e-ipocrisia-occidentale

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/resistenza-libica-e-ipocrisia.html

La Libia, gli Stati Uniti e l’Islamismo

Washington provera’ a indurre i futuri governi islamisti nordafricani a confermare l’allineamento dei precedenti. E gli islamisti potrebbero garantire un consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare.

6 dicembre 2011

Durante gli anni in cui è stato al potere, contro Muhammar el Gheddafi e la sua Giamahiria è stata formulata ogni sorta di accusa; come osservò Andreotti “la demonizzazione di Gheddafi è (…) quasi universale. Non c’è avvenimento al mondo e specialmente in Africa -salvo forse i terremoti- che non si attribuisca all’azione diretta o indiretta del Colonnello [1]. L’unica accusa che, forse, non è stata formulata contro Gheddafi è quella di essere un integralista islamico. Di sicuro il Colonnello ha combattuto gli integralisti, che da parte loro hanno fieramente ricambiato l’inimicizia. Più volte durante la guerra il Colonnello ha individuato in gruppi islamisti sostenuti dall’esterno il vero motore della rivolta di Bengasi e già nel 1997 egli aveva affermato che “se la rivoluzione libica cadesse nelle mani degli islamisti, i fondamentalisti potrebbero dominare tutto il Nord Africa”, aggiungendo che a suo giudizio non era interesse degli europei favorire un tale esito [2].

I media europei hanno derubricato come semplice propaganda l’idea di una prevalenza islamista tra i ribelli libici, eppure diversi indizi supportano questa tesi. Innanzitutto la rivolta è scoppiata a Derna e a Bengasi, i centri dove storicamente è più radicato l’islamismo libico [3] e che hanno fornito un gran numero di combattenti all’insurrezione islamica in Irak. Secondo stime statunitensi, la Libia è, dopo l’Arabia Saudita, il paese da cui proveniva il maggior numero di islamisti stranieri impegnati in Irak. Ma se in numeri assoluti la Libia è seconda, essa è il primo paese per numero di combattenti in rapporto alla popolazione totale e questo primato lo deve proprio alla Cirenaica [4].

Quale ruolo i ribelli intendono attribuire alla religione è indicato dagli atti normativi e dalle dichiarazioni del Cnt. Il progetto costituzionale elaborato dal Cnt prevede, all’articolo 1, che l’islam sia la religione di stato e che la sharia sia la principale fonte del diritto. L’importanza della sharia è stata ribadita dal presidente del Cnt Jalil, noto per il suo conservatorismo religioso anche quando era ministro della giustizia della Giamahiria. Jalil ha più volte dichiarato che la religione islamica sarà la base del nuovo governo e che ogni legge in contrasto con la legge coranica verrà abrogata, citando esplicitamente le norme che impongono restrizioni alla poligamia e quelle che disciplinano il divorzio.

Ma l’influenza dell’islamismo non è limitata a Jalil. Se non fosse stato per i miliziani di Abdel Hakim Belhaj (e per le forze speciali straniere) Tripoli non sarebbe stata conquistata. Attualmente comandante militare della capitale libica, Belhaj ha un curriculum non indifferente: ha combattuto la jihad in Afganistan e Irak, ha fondato il Gruppo islamico combattente libico, organizzazione affiliata alla rete al Qaeda, e con l’accusa di terrorismo internazionale è stato quindi catturato e torturato dagli Usa [5].

Gli integralisti secondo Gheddafi

A guardia delle installazioni
petrolifere

Sembra dunque che in Libia la Nato abbia favorito il rovesciamento di un governo laico e l’ascesa degli islamisti, un’eventualità che non deve aver colto di sorpresa Gheddafi. Il Colonnello infatti aveva combattuto gli islamisti non solo nella misura in cui essi rappresentavano una minaccia alla sicurezza del suo paese, ma anche sul piano politico e culturale. Per Gheddafi l’integralismo aiutava i nemici degli arabi, provocando infinite divisioni settarie e ostacolando quel progresso sociale, scientifico e tecnologico che solo avrebbe permesso agli arabi di “assumersi la responsabilità della liberazione di una nazione esposta al pericolo e all’umiliazione [6]. Anzi, per il Colonnello i gruppi integralisti non erano altro che “organizzazioni eretiche, sostenute finanziariamente e moralmente dall’Occidente e, in particolare, dai servizi segreti sionisti e americani [7]. Essi rappresentavano ai suoi occhi “la destra reazionaria, i nemici del progresso, del socialismo, dell’unità araba”, e Gheddafi aggiungeva che “tutto ciò ha fatto di loro i servi dell’America” [8].

L’alleanza realizzatasi in Libia tra gli Usa e i paesi europei da una parte e islamisti dall’altra, può sorprendere chi consideri la cosa alla luce dell’era di George W. Bush, durante la quale gli Usa e l’islamismo sembravano nemici irriducibili. Eppure non è stato sempre così, non è stato dovunque così, come mostra l’alleanza strategica di Washington con l’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo Persico. La dinastia dei Saud è il più duraturo alleato degli Usa nel mondo arabo, disponibile ad assecondare le politiche degli Usa e, quando serve, ad aumentare la produzione del greggio per evitare l’aumento del prezzo del petrolio. Ma la monarchia saudita è anche il principale sostenitore dell’interpretazione integralista dell’islam, di quel wahabismo che in fin dei conti è l’ideologia di riferimento dei gruppi integralisti e della rete creata dal saudita Bin Laden. All’interno del regno dei Saud vige la sharia, sulla cui applicazione vigila il Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, dotato di una polizia religiosa pronta a infliggere pene corporali ai trasgressori. Con le rendite del petrolio i Saud sostengono la diffusione del wahabismo in tutto il mondo islamico, finanziando moschee e scuole coraniche dall’Asia meridionale ai Balcani, dall’Africa alla Penisola Arabica. E non a caso l’Arabia Saudita era uno dei tre stati, insieme a Emirati Arabi Uniti e Pakistan, che riconoscevano il governo talebano dell’Afganistan.

Negli anni cinquanta l’alleanza tra Washington e i Saud è stata cementata, oltre che dal petrolio, dalla comune avversione all’Egitto di Nasser e al panarabismo. Anzi, il conservatorismo islamico è stato in quel periodo uno strumento utile per contrastare ideologicamente il nazionalismo arabo, di impronta laica e socialista; non a caso furono proprio gli integralisti i principali avversari di Nasser. Da allora l’intesa tra Washington e Riyad è stata consolidata in numerosi fronti e oggi trova la sua espressione più visibile nella comune avversione all’Iran, che sarà pure una repubblica islamica, ma per i sunniti Saud rimane pur sempre sciita, oltre che un concorrente all’egemonia regionale. Inoltre i Saud e le monarchie del Golfo offrono un essenziale contributo all’influenza di Washington nella regione, offrendo il loro territorio per la creazione di basi militari statunitensi. Parallelamente il potere mediatico delle televisioni Al Jazeera e Al Arabiya è stato essenziale per gonfiare la rivolta della Cirenaica e ridimensionare agli occhi dell’opinione pubblica araba e internazionale l’ampiezza delle rivolte nei paesi ‘amici’, come il Bahrein e lo Yemen.

Federico II e gli integralisti

L’alleanza di ferro con l’Arabia Saudita mostra chiaramente che tra gli Usa e l’integralismo islamico non c’è un’incompatibilità strutturale. E tuttavia nella politica internazionale raramente l’amicizia è un valore assoluto: come diceva Federico II di Prussia, “un’alleanza è come un matrimonio: uno ha sempre il diritto di divorziare”. Così le milizie jihadiste che negli anni ottanta combattevano contro il governo laico dell’Afganistan e i suoi sostenitori sovietici si sono in seguito rivolte contro gli ex alleati. Ma il ribaltamento di fronte può avvenire anche nel senso opposto e i nemici di ieri possono diventare gli amici di oggi. Così il jihadista Belhaj, veterano dell’Afganistan e dell’Irak, per sua stessa ammissione torturato dagli Usa, è divenuto un importante alleato degli Usa e della Nato nella guerra di Libia.

Per gli Usa, semmai, la vera questione è rendere duratura la convergenza con gli islamisti e impedire che gli amici di oggi possano ridiventare i nemici di domani. Per quanto riguarda la Libia, questo pericolo non sembra imminente poiché come diceva Machiavelli, chi giunge al potere con le armi altrui non può prescindere dalla “voluntà e fortuna” di chi le ha fornite, almeno fino al momento in cui non sia in grado di reggersi sulle proprie forze [9]. I ribelli libici avranno anche fornito la fanteria, ma la guerra è stata vinta dalla Nato [10] e secondo l’ex premier del Cnt Jibril, perfino l’ordine di uccidere Gheddafi è provenuto da una “entità straniera” [11].

Ma il tentativo di Washington di ricercare il consenso degli islamisti interessa anche la Tunisia e l’Egitto, dove gli Usa vorrebbero indurre i nuovi governi a confermare l’allineamento politico dei precedenti. Da questo punto di vista, gli islamisti potrebbero anzi garantire ai loro governi una base di consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare. In Tunisia questa prospettiva sembra più semplice e, in fin dei conti, il paese non è ricco di risorse energetiche, né ha un ruolo geopolitico essenziale. Le eventuali conseguenze negative di un esecutivo islamista sarebbero dunque limitate all’Algeria e, forse, ai paesi dell’Europa meridionale.

In Egitto le aperture degli Usa ai Fratelli Musulmani hanno garantito un atteggiamento bonario nei loro confronti da parte dell’esercito egiziano, che è il cardine del potere in Egitto e che da trent’anni riceve generosi finanziamenti da Washington. Ma probabilmente ciò non basterà a farli sentire debitori in caso di successo e, a differenza della Tunisia, l’Egitto ha un ruolo di primo piano nel mondo arabo. Inoltre sembra francamente troppo chiedere ai Fratelli Musulmani egiziani di continuare la politica di Mubarak, cooperare con Israele e boicottare Hamas, anche perché Hamas non è altri che l’emanazione del ramo palestinese dei Fratelli Musulmani.

Giordano Merlicco
Nena News, 6 dicembre 2011.

 


[1Giulio Andreotti, Visti da vicino. Terza serie, Rizzoli, Milano 1985, p. 14.

[2Citato in: Angelo Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto. Laterza, Roma-Bari 2010, p. 318.

[3Del Boca, pp. 272-6.

[4Joseph Felter and Brian Fishman, Al Qa’ida’s Foreign Fighters in Iraq: A First Look at the Sinjar Records. West Point, NY: Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Sciences, US Military Academy, December 2007.
http://www.ctc.usma.edu/posts/al-qaidas-foreign-fighters-in-iraq-a-first-look-at-the-sinjar-records

[5The Guardian, MI6 knew I was tortured, says Libyan rebel leader, 5 September 2011.
http://www.guardian.co.uk/world/2011/sep/05/abdul-hakim-belhaj-libya-mi6-torture?intcmp=239

[6Muhammar Gheddafi, La preghiera dell’ultimo venerdì, p. 97. In: Muhammar Gheddafi, Fuga all’inferno e altre storie. Manifestolibri, Roma 2005.

[7Cit. in: Del Boca, p. 275.

[8Cit. in: Del Boca, pp. 269-70.

[9Niccolò Machiavelli, Il principe. Cap. VII, De’ principati nuovi che s’acquistano con le armi e fortuna di altri.

[10Interessante in proposito la testimonianza dell’inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi: “I gheddafiani sono stati grandi combattenti. Avevano contro la Nato, una coalizione fortissima col controllo aereo totale. (…) Hanno sempre combattuto molto bene. Non c’è confronto tra le forze lealiste e quelle ribelli che non avrebbero fatto nulla se non ci fosse stata la Nato.”

Secondo la stessa testimonianza i ribelli spiccavano per altre caratteristiche, non certo per le loro doti militari: “la battaglia è stata condotta dai ribelli in modo banditesco. Sirte, Bani Walid e tutti i villaggi circostanti sono stati saccheggiati. I ribelli entrano nelle case e portano via mobili e macchine. Le rapine sono all’ordine del giorno. (..) C’è Atawarga, una cittadina vicino a Misurata, dove c’è stata la pulizia etnica e i ribelli hanno fatto sparire 40 mila persone con il colore della pelle diverso”. Cremonesi smentisce inoltre due luoghi comuni: la preponderanza di mercenari tra le forze di Gheddafi e il loro disinteresse per le vittime civili, che egli imputa piuttosto ai ribelli: “C’erano 50 colpi sparati dai ribelli a casaccio che causavano distruzioni gigantesche e poi una risposta precisissima di un cecchino che colpiva, feriva, e faceva paura.” “Le ultime ore del Raiss”. Il racconto di Lorenzo Cremonesi, http://www.grandemedioriente.it/le-ultime-ore-del-raiss-il-racconto-di-lorenzo-cremonesi-5640. versione audio reperibile sul sito di Radio Radicale; http://www.radioradicale.it/scheda/338631/le-ultime-ore-di-gheddafi-il-racconto-di-lorenzo-cremonesi.

Preso da: http://www.silviacattori.net/article2512.html

La vera storia del volo di Lockerbie

2/10/2009

Quello che segue è un tentativo di ricostruzione, necessariamente schematico, della storia “dietro le quinte” fra Libia, Gran Bretagna e Stati Uniti, che è ruotata per tutti questi anni intorno all’attentato di Lockerbie.

Il suo presunto responsabile, Abdul al-Megrahi, è stato recentemente liberato dalla Gran Bretagna “per motivi compassionevoli” – così dice la motivazione ufficiale – e rimpatriato in Libia. In realtà, come vedremo, è ormai chiaro che al-Megrahi sia stato soltanto il capro espiatorio della vicenda, e che non abbia avuto nulla a che fare con l’attentato, mentre il suo rilascio sarebbe stato la conseguenza di una urgente esigenza da parte degli inglesi, piuttosto che un gesto umanitario.

La storia si può far iniziare dall’attentato del 1984 ad una discoteca di Berlino, nel quale morirono due cittadini turchi ed un soldato americano. Le autorità tedesche individuarono nel “terrorismo libico” i responsabili, e Ronald Reagan pensò che una adeguata risposta fosse quella di bombardare Tripoli.

Il vero scopo, naturalmente, era togliere di mezzo il colonnello, che già da anni sedeva borioso su milioni di barili di petrolio …

… del quale gli anglo-americani cominciavano a sentire una forte nostalgia (la prima “crisi del petrolio” risale al 1973). Gheddafi si salvò, ma nel bombardamento morì, insieme a molti altri innocenti, Hanna Gheddafi, la sua bambina di due anni.

Il 21 dicembre 1988 il volo Pan-Am 103, da Londra a New York, esplose in volo sopra la Scozia, causando la morte di 270 persone. Oltre a tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio morirono anche 11 abitanti della cittadina di Lockerbie, dove caddero le ali e la parte centrale della fusoliera.

Dopo 3 anni di indagini, svolte con la solerte collaborazione dell’FBI (più di metà dei passeggeri erano americani), la corte scozzese concluse che i responsabili fossero due libici, Abdul al-Megrahi e Lamin Fhimah.

Cominciò subito a circolare l’idea, non difficile da alimentare, che quell’attentato fosse stato la vendetta di Gheddafi per la morte della figlia, e quindi l’idea degli attentatori “libici” sembrò a tutti la più naturale del mondo.

Altri sostennero che la vendetta di Gheddafi si fosse già consumata nel 1986, con il sequestro del volo PanAm 73 a Karachi, che aveva causato la morte di una ventina di ostaggi. In ogni caso, devono essersi accorti in molti che un “tiranno” con una figlia uccisa in quel modo diventi per tutti un comodo attaccapanni, al quale si possono appendere anche i più remoti attentati della Patagonia o delle Isole di Pasqua.

Non esistendo però trattati diretti fra i due paesi, gli inglesi non potevano richiedere ufficialmente l’estradizione dei presunti colpevoli, per cui incaricarono gli uomini dell’MI-6 (la CIA inglese) di aprire dei canali extradiplomatici con Tripoli – le cosiddette “backdoors”, o “porte sul retro” – per ottenere in altri modi la loro consegna.

Nel frattempo partiva una pubblica escalation di accuse, ricatti e controaccuse, che culminò con una pesante serie di sanzioni internazionali imposte alla Libia dall’ONU, per ottenere la consegna dei due presunti attentatori. (Curioso come siano sempre i paesi ricchi di petrolio a finire ricattati con embargo e sanzioni di ogni tipo).

Ma Gheddafi teneva duro, e dopo sei anni gli uomini dell’MI-6 non erano ancora riusciti ad aprire nemmeno uno sportello per gatti, nel retro della sua fortezza.

Accadde così che nel ’94 si presentò all’ambasciata inglese di Tunisi un ”agente dei servizi libici”, che chiese di parlare con il locale responsabile dell’MI-6, e gli fece una proposta molto allettante. Aveva a disposizione – disse – un manipolo di fedelissimi disposti a tutto, pronti ad uccidere Gheddafi e a prendere il potere. Ma aveva bisogno di soldi per preparare l’attentato (armi, bombe, logistica, eccetera), e quindi offriva in cambio, se gli inglesi lo avessero aiutato a rovesciare il colonnello, la prelibata preda dei due attentatori di Lockerbie.

L’uomo dell’MI-6, un certo David Watson, riferì la cosa al suo capo-struttura di Londra, Richard Bartlett. Dopo qualche giorno arrivò l’OK da Bartlett, che disse di aver avuto la “licenza di uccidere” dal ministro degli esteri, insieme ad un finanziamento di 100.000 dollari da passare al manipolo di attentatori.

Dimenticavamo di dire che questo manipolo di attentatori si chiamava “Al-Queda”, e faceva capo ad un certo Osama bin Laden, l’uomo che aveva organizzato per la CIA i Mujaheddin afghani che avevano rimandato i russi a casa loro. (Come si è poi saputo infatti, “Al-Queda” era il nome del database della CIA con i nomi di tutti i Mujaheddin).

Era a nome di bin Laden che l’ ”agente dei servizi libici” si era presentato a Tunisi da Watson. (Questo personaggio non è mai stato identificato con certezza, ma è quasi certo che fosse Anas al-Liby, il n. 2 di bin Laden, che in quel periodo risiedeva, curiosamente, nel vicino Sudan).

In altre parole, i servizi inglesi finanziarono bin Laden per uccidere Gheddafi.

Solo un bambino infatti potrebbe credere alla storiella dello sconosciuto agente libico che si presenta all’ambasciata inglese di Tunisi, offrendo due uomini in cambio di una nazione, e se ne va fischiettando dopo tre giorni con 100.000 dollari in tasca.

Questa è la pietosa bugia che si dovette inventare quando la faccenda dell’attentato a Gheddafi – che nel frattempo era fallito – divenne di dominio pubblico. Erano stati gli agenti dell’MI-5 Annie Machon e David Shayler a denunciarla, dopo averlo saputo dai colleghi dell’MI-6.

Fu un caso di wisthleblowing di prima grandezza, che scatenò un vero e proprio putiferio in Gran Bretagna, poichè metteva il paese in imbarazzo di fronte al mondo intero.

Non a caso Machon e Shayler dovettero fuggire, rimanendo nascosti per lunghi mesi in una fattoria nel nord della Francia, per poi affrontare diversi anni di contorte vicende giudiziarie che si sono conclusi solo di recente.

Se non fosse stato per loro, nessuno avrebbe mai saputo del tentativo inglese di uccidere Gheddafi, nè di altri attentati contro i cittadini di Israele, ufficialmente attribuiti ai palestinesi, che risultarono essere invece opera del Mossad. [1]

Dopo il fallito attentato a Gheddafi, il braccio di ferro per avere i due presunti attentatori di Lockerbie riprese come prima, e a lungo andare il prezzo pagato per le sanzioni diventò insostenibile anche per l’orgoglio del colonnello.

Dopo lunghe trattative, la Libia riconobbe ufficialmente “le responsabilità dei nostri ufficiali” (al-Megrahi era il capo della security delle aerolinee libiche a Londra) e consegnò i due sospettati, a condizione che venissero giudicati in un tribunale neutrale, in Olanda, alla presenza di osservatori internazionali.

Al processo olandese Fhimah fu assolto, mentre al-Megrahi fu ritenuto colpevole, e condannato all’ergastolo, con una pena minima di venti anni da scontare.

Qualcuno si domanderà come sia stato possibile dimostrare addirittura l’identità dell’attentatore, partendo da una semplice caterva di rottami fumanti. Ebbene, quando c’è di mezzo l’FBI, tutto diventa possibile: attenzione, perchè lo spettacolo va ad iniziare.

Frugando fra i resti del disastro, qualcuno si era accorto che un frammento di abiti da bambino, sbruciacchiato ma non troppo, portava tracce di esplosivo talmente pesanti da suggerire che fosse stato usato per avvolgere la bomba stessa. Miracolosamente però, il tessuto conservava ancora l’etichetta, e da questa si è potuto risalire al venditore, un commerciante di Malta di nome Tony Gauci. Quando gli uomini dell’FBI andarono a trovarlo, Gauci si ricordò improvvisamente di aver venduto degli abiti da bambino ad un “Libyan looking man” – letteralmente, “un uomo dall’aspetto libico” (come è noto i libici sono completamente diversi da tutti gli altri arabi) – il 7 di dicembre, ovvero 3 settimane prima dell’attentato. Da lì a identificare al-Megrahi, fra una ventina di “Libyan looking men” come lui, il passo fu breve.

Ma per farlo condannare non bastava. Il fatto che gli abiti da bambino si trovassero in prossimità della bomba non significava che l’avessero avvolta fisicamente. Instancabili, gli uomini dell’FBI continuarono a indagare, finchè scoprirono fra i resti del disastro un frammento di circuito elettrico che viene montato normalmente su un certo modello di radio Toshiba. E’ lo stesso modello di radio – fecero notare gli uomini dell’FBI – usato da un palestinese poco tempo fa per confezionare una bomba di tipo Sentex.

Ottima intuizione, ma non bastava ancora.

Cerca, esamina e analizza, e saltò fuori che un altro frammento di circuito elettrico recuperato fra i rottami apparteneva ad un timer simile a quello trovato addosso ad un agente libico, arrestato qualche mese prima, che si aggirava nella notte con in tasca una bomba tipo Semptex.

La cosa cominciava a farsi interessante, ma gli indizi non bastavano ancora.

Ci fu allora il colpo di genio finale degli agenti dell’FBI, che da un frammento di valigia risalirono al modello di Samsonite che aveva contenuto la bomba, accorgendosi nel frattempo che proprio quella valigia, imbarcata a Londra sul volo Pan-Am, era partita da Malta.

Ora sì che il cerchio si chiudeva! Bastò fare “libico” + “Semptex” + “timer” + “Samsonite” + “Malta”, ed ecco uscire un bell’ergastolo per il povero al-Megrahi.

Nonostante lui si proclamasse innocente, e nonostante il principale osservatore dell’ONU, Hans Köchler, abbia definito il verdetto uno “spettacolare aborto giuridico” (“a spectacular miscarriage of justice”), il mondo si convinse presto che l’attentato fosse partito proprio dalla Libia.

Eravamo nel gennaio 2001, a pochi mesi dall’undici settembre.

Nel frattempo Gheddafi aveva messo la testa a posto, aveva rinunciato a farsi la bomba atomica, ed era diventato addirittura il “buon esempio” di islamico addomesticato che tutti gli altri nel mondo dovevano imitare. (Saddam era avvisato).

A conferma delle sue buone intenzioni, Gheddafi si impegnò a pagare 2.7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime (circa 10 milioni di dollari per famiglia), legando però i pagamenti alla cancellazione definitiva delle sanzioni contro la Libia, ed alla rimozione del suo paese dalla lista degli “stati-canaglia”.

La maggior parte di quei soldi è finita nelle casse dei prestigiosi studi legali americani che hanno rappresentato i familiari delle vittime.

Nel 2002 al-Megrahi tentò un ricorso in appello, ma la sua richiesta fu respinta per “inconsistenza delle motivazioni”.

Al-Megrahi non si arrese, e iniziò – probabilmente aiutato dall’esterno – a far raccogliere tutta la documentazione possibile per preparare un secondo appello, molto più serio e ben organizzato del primo.

La sua “contro-indagine” fu così efficace che nel 2007 la Corte Penale di Revisione Scozzese stabilì, con grande sorpresa di tutti, che il caso andasse riaperto. Nel frattempo infatti era emerso che:

– Tony Gauci, il commerciante maltese di vestiti, aveva visto una foto di al-Megrahi 4 giorni prima del riconoscimento. La difesa di al-Megrahi sostiene di avere le prove che Gauci abbia ricevuto 2 milioni di dollari per la testimonianza che portò all’arresto dell’imputato.

– Il tecnico svizzero che aveva confermato che il timer venisse usato per le bombe Semtex ha confessato di aver mentito al processo, dopo aver respinto un’offerta di 4 milioni di dollari da parte dell’FBI per fare quelle dichiarazioni. Il tecnico ha anche ammesso di aver rubato dalla sua ditta un esemplare di quel timer, per consegnarlo “ad un uomo incaricato delle indagini”.

– Il pezzetto di circuito elettrico ritenuto appartenere al timer risultò non essere stato nemmeno testato per la presenza di esplosivi.

– La famosa “Samsonite partita da Malta” aveva girato per 17 ore su un carrousel vuoto di Heatrow, prima di essere imbarcata sul volo Pan-Am, e durante quel periodo era stata forzata da qualcuno.

– La polizia di Heatrow ha purtroppo “perso” la documentazione su quella valigia, per cui non è più possibile risalire a chi l’abbia maneggiata, nè tantomeno imbarcata.

– L’abitante di Lockerbie che aveva trovato nella foresta il manuale della radio Toshiba disse che il documento presentato al processo era completamente diverso da quello che lui aveva consegnato alla polizia.

Insomma, ci siamo capiti, è inutile infierire: all’FBI usano ancora le tecniche e i manuali di Edgar Hoover.

I media però fecero finta di nulla, e la notizia del verdetto della Corte di Revisione passò sotto relativo silenzio.

Ma i tempi per l’appello di al-Megrahi nel frattempo sono maturati, e la data per la riapertura del processo era stata fissata per lo scorso Aprile.

Se quel processo si fosse svolto, al-Megrahi molto probabilmente sarebbe stato assolto, e gli inglesi avrebbero fatto una plateale figuraccia di fronte al mondo.

C’era inoltre il rischio, non trascurabile, che Gheddafi a quel punto chiedesse la restituzione di tutti i soldi pagati per risarcire le famiglie delle vittime.

Ecco perchè gli inglesi, colti da improvviso spirito compassionevole, hanno deciso di rimpatriare in gran fretta al-Megrahi, iniziando una complessa procedura legale che richiedeva, prima di tutto, che lui ritirasse la richiesta di appello.

Dopo che questo è avvenuto, al-Megrahi è stato rimandato a casa. Nonostante abbia rinunciato all’appello, al-Megrahi ha detto che renderà pubblico il dossier di oltre 300 pagine che nel frattempo la difesa aveva preparato per lui.

Fine della storia.

A questo punto resta solo una domanda: se non sono stati i libici, chi ha messo la bomba sul Pan-Am 103?

La risposta precisa nessuno la conosce, e Internet a questo punto pullula di “teorie alternative” di ogni tipo, la maggioranza delle quali sono state chiaramente messe in circolo per confondere le acque.

A chi non avesse voglia di addentrarsi in quell’infida foresta, possiamo sempre suggerire di domandarsi a chi possa essere convenuto, in tutti questi anni, far passare la Libia di Gheddafi per uno stato di “terroristi”.

Massimo Mazzucco

1 – Annie Machon – Conferenza 9/11 di Chicago del 2006.

Preso da: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3345

Libia 2011: il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT

Libia il fallito assalto a Sirte getta in un caos disperato il CNT
[04.10.2011] trad. di Levred per GilGuySparks
Ieri Mercenari NATO e del CNT hanno avviato un ancor più pesante attacco alla città, strategicamente ed economicamente importante, di Sirte, avanzando nei sobborghi della città. Dopo pesanti combattimenti l’attacco è stato fermato con la battuta d’arresto di questa mattina. Anche se pesanti combattimenti sono continuati in altre città i fronti erano relativamente tranquilli, cosa che indica che il CNT sta esaurendo le riserve. È tutto un assalto disperato nel tentativo di registrare una vittoria prima della riunione della NATO tra due giorni, intelligence vicina al CNT riferisce che il Consiglio nazionale di transizione è nel caos totale. Questa mattina in una conferenza stampa, Abdelhakim Belhadj ha “supplicato” la popolazione a Tripoli di aiutare a riportare “stabilità, legge e ordine” e restituire le proprie armi al Consigliere Militare Tripoli.
dal Dott. Christof Lehmann

Tra due giorni, il 6 ottobre, i leaders della Nato si incontreranno per discutere su come hanno intenzione di procedere con il loro, moderno, Vietnam nord africano. Mentre la situazione nel sud della Libia è relativamente stabile, e pesanti combattimenti sono continuati all’interno di Bengasi e di altre città del nord, come riportato ieri, la situazione era relativamente calma. A Bengasi, che è stata liberata con l’eccezione del centro città dove combattenti del CNT sono fortemente radicati, un gruppo di anziani della tribù ha promesso eterna vendetta dopo aver esaminato le prove video di oltre 200 omicidi commessi dalle truppe del CNT di Al Qaeda.

Sembra come se il CNT avesse ieri concentrato tutte le truppe disponibili in tutti gli assalti su Sirte. Sotto la copertura di sbarramento dell’artiglieria pesante e leggera da terra e da mare, così come sotto la copertura del supporto aereo, i combattenti del CNT si stavano avvicinando verso posizioni avanzate, prendendo alcuni dei sobborghi di Sirte, pagando il prezzo di pesanti perdite. Quanto fosse fluida la situazione per i combattenti del CNT è divenuto chiaro quando il comandante dei ribelli, che di recente aveva sostituito un altro comandante ribelle che era caduto in un’imboscata, è stato ucciso da una speciale operazione di stanotte dall’esercito libico. A dispetto di un forte investimento in risorse umane e materiali, questa mattina l’assalto a Sirte ha macinato una battuta d’arresto, e le truppe TNC attaccando in massa si sono rese disponibili come obiettivo per operazioni speciali dei militari libici, le milizie tribali e le altre forze alleate provenienti da tutto il Nord Africa.

Colpo di ritorno francese – Mine francesi distruggono 35 veicoli della NATO

Secondo un operativo di intelligence russo che sta osservando la situazione in Libia da vicino, ieri guerrieri della tribù Tuareg hanno dato una dimostrazione delle loro abilità speciali di guerra nel deserto. La fonte di intelligence russa ha rivelato allo Stalinist Live Journal, che comunicazioni NATO intercettate hanno rivelato che due AV-8B Harrier II e due jet Eurofighter della portaerei italiana Giuseppe Garibaldi cercavano invano la causa della distruzione di 35 carri armati e mezzi blindati. La distruzione degli obiettivi con 5 minuti di intervallo è stata interpretata come un segno di un attacco dal cielo, anche se nè tracce radar, né agli infrarossi sono state trovate. Un attento esame dei veicoli distrutti ha rivelato i resti di mine francesi anticarro, che secondo la fonte stessa di intelligence erano state collocate sotto i veicoli dai guerrieri Tuareg, che sono esperti in guerriglia invisibile nel deserto.

Stasera nsnbc ricevuto [n.d.t. notizie di] intelligence che ciò che resta del CNT dopo che il 90% dei suoi membri ha lasciato, rimane nel caos. Il Movimento Giovanile Libico (Libyan Youth Movement), che recentemente ha dichiarato guerra al CNT, ha iniziato una campagna di assassinio di persone che collaborano con il CNT e con Abdelhakim Belhadj del Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico. Ieri un giudice, responsabile di severe condanne contro ufficiali militari fedeli al legittimo governo libico catturati,  è stato assassinato nella sua casa. La casa del giudice è in uno dei più “sicuri” distretti con il più alto livello di sorveglianza di Tripoli, a poche centinaia di metri dalla Reale Ambasciata danese.

Nel corso di una conferenza stampa questa mattina, Abdelhakim Belhadj ha supplicato i residenti di Tripoli a consegnare le armi in modo che il Consiglio militare di Tripoli alias Gruppo combattente islamico libico possa ristabilire “legge e ordine” come base per l’adozione di misure verso la costruzione di istituzioni democratiche. Parole disperate, considerando che non molto tempo fa il CNT promise “la democrazia entro 20 mesi”. Con probabilità schiacciante le sue parole saranno vane, considerando il precedente “legge e ordine” alla Belhadj di cui la popolazione ha fatto esperienza. Con oltre il 90% del popolo libico contro l’occupazione illegale del loro paese, e i maggiori aiuti militari da tutto il nord Africa, le migliori possibilità di ristabilire l’ordine sarebbero quelle, per Belhadj, Jalil, Jibril e la NATO, di lasciare la Libia. Per quanto riguarda la Siria, la creazione e il sostegno massiccio del Consiglio Nazionale Siriano, dopo gli ultimi mesi della rivolta, le sanzioni e la guerra non convenzionale sostenuta dalla Nato deve alzare bandiere rosse dove i prossimi attacchi della NATO sono in programma.

Dr. Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/04/libya-storm-on-sirte-failed-tnc-in-desperate-chaos/

Vedi anche
https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/30/libia-comandante-nato-abbiamo-fallito/

https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/04/la-liberazione-libica-continua-con-lingresso-in-guerra-delle-tribu-algerine/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/05/libia-il-fallito-assalto-a-sirte-getta-in-un-caos-disperato-il-cnt/