Libia, i soldi europei

giugno 2013

L’appello accorato di don Moses Zerai direttore di Habeshia Agency Cooperation for Development, un’agenzia di informazione eritrea, al mondo politico dell’Unione Europea, affinché si ponga fine al martirio dei profughi africani, in fuga dai paesi subsahariani e dalle regioni occidentali del continente, assiepati nei gulag libici, costruiti con i fondi della commissione europea ROMA – Il 20 Giugno prossimo verrà celebrata  la “Giornata mondiale dei rifugiati”. “Ma cosa c’è da celebrare?” – si domanda in una nota diffusa da Habeshia Agency Cooperation for Development, diretta da don Moses Zerai –  nei ultimi anni, complice anche la crisi morale e sociale del continente europeo, dove si nota una forte regressione dei diritti umani, dove avanzano sempre più le politiche meno propense all’accoglienza, abbiamo ascoltato discorsi apertamente xenofobi. La verità – prosegue il documento – è che c’è in giro una forte insicurezza, volutamente disseminata nei ultimi anni, amplificando a dismisura notizie di cronaca che vede coinvolti gli ‘extracomunitari’, addirittura inventando un reato inesistente, come quello della ‘clandestinità’, facendo cosi allarmare maggiormente l’opinione pubblica, per un tornaconto elettorale”.

Nella galera con la targa della Commissione Europea. Si tratta, in verità di una tendenza in atto un po’ in tutta l’europa, “compresa la ‘civilissima’ Svizzera – sottolinea Zerai – si appresta a celebrare un referendum per tentare di modificare la legge sul diritto di asilo, praticamente per tentare di chiudere le porte in faccia, a migliaia di richiedenti asilo. Cosi l’Europa preferisce finanziare paesi come la Libia, affinhcè trattenga nei suoi lager centinaia di profughi in fuga dai loro paesi come la Somalia, l’Eritrea, il Sudan. Ecco – dice il direttore

di Habeshia – ho ricevuto due segnalazioni dalla libia da gruppi di profughi eritrei che sono trattenuti nei lager, dove è affissa la targa della Commissione Europea e quello del IOM” (l’Organizzazione mondiale delle migrazioni).

Bersagli da tiro a segno per militari ubriachi. “I profughi – dice ancora Zerai – mi chiedevano il perché si trovassero in una struttura costruita con fondi europei, dove 54 eritrei di fede cristiana sono costretti a vivere ammassati, e dove ogni giorno vivono l’incubo a causa dei militari ubriachi o drogati che sparano all’impazzata, o si divertono a tirare i sassi per colpire nel mucchio”. Tutto questo accade ogni sera, secondo molte testimonianze, nel centro di Burshada, targato IOM e Commissione Europea, strutture nate con fondi europei usati per costruire galere dove i profughi subiscono torture e umiliazioni inimmaginabili. “E’ questo l’uso che si voleva fare di quelle strutture? – si chiede il direttore di Habeshia – in cosa consiste la ‘via libera alla cooperazione tra UE e Libia per combattere l’immigrazione clandestina?”

Tra i detenuti anche 15 bambini. In un altro centro, a Suman (Libia), sono trattenute donne africane, di cui 95 eritrei, 10 etiope, altre 10 di diversa provenienza dalle regioni occidentali del continente. Ci sono 10 donne in avanzato stato di gravidanza, alcune stanno quasi per partorire, all’ottavo e nono mese, che non hanno mai visto un medico, nessuna assistenza o controlli preventivi per evitare rischi legati al parto, in luoghi non idonei per le pessime condizioni igenico sanitarie delle strutture e per il sovraffollamento. Con loro ci sono anche 15 bambini, di età variabile, dai 7 mesi ai 5 anni, tutti costretti a vivere in detenzione senza nessuna colpa. Devono subire sofferenze inspiegabili, e tutto – a quanto pare – in nome della protezione della “fortezza Europa”. “Le donne – afferma ancora Zerai – mi hanno riferito che tra loro ci sono anche delle malate bisognose di cure, che soffrono al cuore, che hanno gravi problemi all’utero, altre ancora asmatiche. Tutte faticano a sopravvivere in quelle condizioni di violenza e sporcizia”.

“Che uso si sta facendo dei fondi in Libia?”. “Quello che ci chiediamo – scrive ancora nel suo documento Moses Zerai – è chi deve proteggere i profughi e rifugiati, se le persone bisognose di protezione internazionale sono stipate in questo modo nei lager, sulla facciata dei quali ci sono le targhe dell’UE o dell’IOM, istituzioni che dovrebbero rappresentare per molti profughi e rifugiati la ‘salvezza’, la protezione, l’accoglienza, invece di vivere in un incubo che sembra non finire mai. Faccio appello all’Unione Europea – conclude la nota – di cooperare con la Libia per combattere le violazioni dei diritti umani, contro le discriminazioni di cui sono vittime le comunità Cristiane e quelli di origine Sub-Sahariana. L’Unione Europea dovrebbe combattere i motivi che spingono i popoli dell’Africa Orientale a lasciare la loro terra, per cercare un posto più sicuro dove vivere. Serve una seria lotta contro la fame, contro le guerre e le dittature. l’UE non deve diventare complice degli abusi, dei lager dove le persone vengono massacrate di botte fino alla morte. L’UE rischia di spingere questa gente nelle mani dei trafficanti, spesso in divisa militare e per questo chiedo ai politici europei di chiarire che uso si sta facendo dei fondi europei in Libia”.

Fonte:http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/06/07/news/habeshia-60605522/

2011: Diplomatico libico “torturato a morte” (ITA-ENG)

Irish Times

[03.02.2012] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

Reuters – Un diplomatico libico che aveva svolto l’incarico di ambasciatore in Francia sotto Muammar Gheddafi è morto per le torture il giorno dopo essere stato arrestato da una milizia della città di Zintan, lo ha riferito oggi, in un comunicato, Human Rights Watch.

Zintan è la città dove è tenuto Saif al-Islam, il figlio più in vista della defunta guida libica e la morte dell’ex diplomatico ha rafforzato le preoccupazioni per la sua sicurezza.

Il referto dell’autopsia preliminare ha reso noto che Omar Brebesh, che era stato arrestato il 19 gennaio a Tripoli e il cui corpo era comparso in ospedale il giorno dopo, 100 chilometri a sud-ovest presso Zintan, aveva ferite multiple e costole fratturate.

La relazione [di Human Rights Watch] è l’ultima di una serie di denunce di torture per mano delle miriadi di milizie armate libiche che hanno combattuto per rovesciare Gheddafi e ora gestiscono prigioni in tutto il paese.

Un dirigente libico del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) ha detto che Saif al-Islam dovrebbe essere processato in patria e che sarebbe stato celebrato un processo equo. La Corte Penale Internazionale si è riservata il diritto di esigere che gli sia inviato all’Aia.

Human Rights Watch ha letto una relazione della polizia giudiziaria a Tripoli, che diceva che Brebesh era morto in seguito a torture e che un sospetto (di cui non è stato reso noto il nome) aveva confessato di averlo ucciso“, dice la nota, aggiungendo che le foto del corpo del signor Brebesh mostravano lividi, tagli, e la presunta rimozione delle unghie dei piedi.

La milizia accusata di aver torturato il signor Brebesh, al-Shohada Ashura, non era, nell’immediato, disponibile per un commento venerdì.
Il signor Brebesh (di 62 anni) aveva prestato servizio presso l’ambasciata libica in Francia dal 2004 al 2008, prima come addetto culturale, e poi in qualità di ambasciatore negli ultimi nove mesi del suo periodo di servizio.

Il diplomatico era tornato in Libia per lavorare come avvocato presso il Ministero degli Affari Esteri con Gheddafi ma poi aveva continuato a lavorare per il governo post-Gheddafi del CNT dopo la guerra civile.

Ziad, il figlio del signor Brebesh, ha detto a Human Right Watch che suo padre si era volontariamente sottoposto ad un indagine da parte della milizia Al-Shohada Ashura di Zintan presso la loro sede nel quartiere di Crimea a Tripoli.

Il giorno successivo la famiglia ha appreso che il corpo del signor Brebesh era comparso in un ospedale di Zintan.

Queste milizie abusive continueranno a torturare la gente fino a quando non saranno tenuti a renderne conto. I leaders libici devono mostrare la volontà politica di perseguire le persone che commettono reati gravi, indipendentemente dal loro ruolo nella rivolta“, ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttrice di Human Rights Watch per Medio Oriente e Nord Africa.
Il comunicato [di Human Rights Watch] accoglieva con favore i rapporti secondo cui un procuratore di Zintan avrebbe aperto un’inchiesta sulla morte di Brebesh. Giovedì, il Ministero della Giustizia ha tenuto una cerimonia per sancire, nella capitale, la consegna al governo di una prigione da parte di una milizia con base a Tripoli.

E’ stata la settima prigione ad essere ripresa dal governo, che promette che le prigioni del paese, piene di uomini che hanno combattuto per Gheddafi, saranno progressivamente trasferite dal controllo delle milizie nel corso dei prossimi mesi.

Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, la Libia ha attualmente circa 8.500 detenuti in circa 60 strutture, la maggior parte delle quali gestite da milizie con relazioni informali con lo stato.

Il mese scorso un gruppo umanitario, Medici Senza Frontiere, ha detto che aveva interrotto il suo lavoro nei centri di detenzione della città di Misurata, perché al suo personale medico veniva chiesto di rimettere in sesto detenuti nel mezzo di sessioni di tortura in modo che potessero tornare a subire ulteriori abusi.

http://www.irishtimes.com/newspaper/breaking/2012/0203/breaking52.html

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  • Libyan diplomat ‘tortured to death’

Irish Times

Friday, February 3, 2012

Reuters – A Libyan diplomat who served as ambassador to France for Muammar Gadafy died from torture within a day of being detained by a militia from the city of Zintan, Human Rights Watch said in a statement today.

Zintan is the town where the late Libyan ruler’s most prominent son, Saif al-Islam, is being held, and the former diplomat’s death has reinforced concerns for the son’s safety.

A preliminary autopsy report said Omar Brebesh, who was detained on Jan 19th in Tripoli and whose body appeared in hospital the next day 100km southwest in Zintan, had multiple injuries and fractured ribs.

The report is the latest in a series of allegations of torture at the hands of Libya’s myriad armed militias who fought to topple Gadafy and now run prisons around the country.

Libya’s ruling National Transitional Council (NTC) says Saif al-Islam should be tried at home and would be given a fair hearing. The International Criminal Court has reserved the right to insist that he be sent to The Hague.

“Human Rights Watch read a report by the judicial police in Tripoli, which said that  Brebesh had died from torture and that an unnamed suspect had confessed to killing him,” the statement said, adding that photos of Mr Brebesh’s body show welts, cuts, and the apparent removal of toenails.

The militia accused of torturing Mr Brebesh, al-Shohada Ashura, was not immediately available for comment on Friday. Mr Brebesh (62) served in the Libyan embassy to France from 2004 to 2008, first as cultural attache, and then as acting ambassador for the last nine months of his tour.

The diplomat returned to Libya to work as a lawyer at the ministry of Foreign Affairs under Gadafy but then continued working for the post-Gadafy NTC government after the civil war.

Mr Brebesh’s son Ziad, told Human Right Watch that his father voluntarily submitted to an investigation by the Zintan Al-Shohada Ashura militia at their base in the Tripoli neighborhood of Crimea.

The next day the family heard that Mr Brebesh’s body had appeared at a hospital in Zintan.

“These abusive militias will keep torturing people until they are held to account. Libya’s leaders should show the political will to prosecute people who commit serious crimes, regardless of their role in the uprising,” said Sarah Leah Whitson, Middle East and North Africa director at Human Rights Watch.

The statement welcomed reports that a Zintan prosecutor has opened an investigation into Brebesh’s death.On Thursday, the Ministry of Justice held a ceremony to mark the handover of a prison in the capital from a Tripoli-based militia to the government.

It was the seventh prison to be taken back by the government, which promises that the country’s prisons, full of men who fought for Gadafy, will gradually be transferred from militia control over the next few months.

According to the International Committee of the Red Cross, Libya currently has about 8,500 detainees in roughly 60 facilities, most of them run by militias with informal relationships to the state.

Last month, humanitarian group Medecins Sans Frontieres said it had stopped its work in detention centres in the city of Misrata because its medical staff were being asked to patch up detainees mid-way through torture sessions so they could go back for more abuse.

http://www.irishtimes.com/newspaper/breaking/2012/0203/breaking52.html

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/02/04/diplomatico-libico-torturato-a-morte/

La Libia e la Fiera dell’Ipocrisia

31 gennaio 2012

mcc43

Un prigioniero: prima e dopo l’interrogatorio

La Tortura
Medici senza frontiere abbandona  il campo denunciando le torture cui vengono sottoposti i prigionieri.
Meraviglia una scoperta tanto tardiva!
Mesi fa vi fu un appello internazionale per salvare la vita dell’ex ministro  Abouzaid Dorda ridotto in stato di coma dalle percosse e da una “caduta” dalla finestra.
Altri meno noti, invece,  non sono più vivi.
Il Governo ha respinto le accuse di MSF e , per bocca del Ministro degli Esteri  Ashour Ben Kayyal , ha fatto sapere,  in sintesi, che come Governo rifiutano la tortura, i lealisti riceveranno il trattamento che meritano.  (**)

La Giustizia
Corte penale internazionale:  aspettiamo  assicurazioni che Saif al Islam avrà un processo equo in Libia.
Stupisce la fiducia in questa possibilità.
E’ sufficiente scorrere i blog, Twitter o FB per scoprire che, lungi dalla “riconciliazione” nazionale  proposta dal CNT, vi è una gran voglia di vendetta. Irritano sia le foto di Saif in”buoni rapporti” con i  carcerieri Zentan, sia la notizia della scarcerazioni di alcuni  pro-gheddafiani.

Ma  a rendere impossibile un giusto processo è la constatazione che il sistema giudiziario non ha ripreso a funzionare e in migliaia sono detenuti senza  essere formalmente imputati di un reato. L’arresto si basa su un generico “sostenitori di Gheddafi” e apre la porta alle vendetta personali. 

Il ritorno del Viagra
La tribù Zentan fa della prigionia di Saif il suo punto di forza nel mercato delle poltrone (Ministero della Difesa) e nel controllo del territorio ( autonominata responsabile della sicurezza all’aeroporto di Tripoli) tuttavia occasionalmente strizza l’occhio ai gheddafiani.
Nei giorni scorsi ha sequestrato un carico di Viagra e di droghe arrivate dall’India su richiesta del CNT e questa sarebbe una conferma dell’accusa che a suo tempo era stata lanciata da Gheddafi contro i ribelli.

quote rosa?

I Diritti delle donne
Si era parlato di “quote” rosa da inserire nella legge elettorale ma nella stesura finale non ve n’è traccia  – secondo i media  internazionali , come France Presse .
Il TripoliPost non riporta ancora la notizia, ma da una intervista al capo della Commissione elettorale Ameen Belhadj risulta che le quote rosa sono –obiettivamente-  l’ultimo dei problemi.

“Argomento delicato per varie ragioni. Primo:non abbiamo dati reali sul censimento della Libia. Secondo: non ci sono stati consigli comunali precedenti la rivoluzione de 17 febbraio. Terzo:  siamo ancora nel periodo di transizione e francamente abbiamo dei conflitti in alcune aree . Tutte queste cose non sono  facili da gestire. Così quali potrebbero  essere i parametri da utilizzare  per definirei collegi elettorali del Paese?”
Non essendo convinta della bontà delle “quote” in nessun paese e per nessuna categoria, sono più negativamente colpita dalla esclusione dalle candidature dei sostenitori del precedente governo. Norma illiberale, è altresì il segno di un duplice timore: irritare le milizie e rischiare che dalle urne esca un ampio sostegno popolare a Gheddafi e alla Jamairija.

sarà ancora vivo?

Bani Walid e i “verdi”
I combattimenti dei giorni scorsi hanno fatto sperare a molti “la liberazione della Libia”, ma ad un esame attento la storia si presenta meno entusiasmante.

Quello che è accaduto lo spiega bene il Guardian
Bani Walid, base della potente tribù Warfallah è stata una delle ultime ad arrendersi ai ribelli. Nei nove mesi della guerra, gli anti-Gheddafi cercarono di entrare, ma non arrivarono molto oltre la periferia. Si è saputo in seguito che Saif al Islam ne aveva fatto il suo quartier generale. Poco prima della fine del conflitto, quando era ormai inevitabile la sconfitta del regime, il Consiglio degli anziani negoziò un accordo grazie al quale i ribelli furono in grado di entrare in città senza combattere. Da quel momento i rapporti in città non furono facili e occasionalmente vi sono stati degli scontri.
Secondo un testimone che non vuole essere identificato le violenze di lunedì (23 gennaio) scoppiarono quando dei membri della milizia 28maggio fedele al CNT arrestarono alcuni lealisti; altri pro-Gheddafi attaccarono la guarnigione facendo varie vittime.

Nei giorni precedenti la cattura di Gheddafi, infatti, una serie di notizie dava la città caduta in mano ai lealisti prima che ciò effettivamente accadesse; rende credibile fossero in corso trattative fra il consiglio tribale e il CNT.  Psyops: guerra psicologica su Bani Walid . Quello che ancora non si sa è se la tribù abbia trattato per lasciare la scappatoia a Saif e se era al corrente che Muhammar Gheddafi stava per essere dato in mano alle  bande belluine. 

Reuters ,invece, informa sulle rimostranze dei sostenitori al CNT
“Quando arriva gente da Tripoli, ti entra in casa, molesta le donne, cosa dobbiamo fare? “Dice Fati Hassan, 28anni, di Bani Walid che descrive gli uomini della 28maggio come un mix di gente locali e forestieri, ribelli antiGheddafi che si sono trasformati in oppressori appena ottenuto il controllo della città. “Arrestarono gente fin dal giorno dopo della liberazione e di molti non sappiano ancora nulla.
“Io sono un rivoluzionario e ho amici nella 28maggio” e aggiunge di averli invitati a calmarsi “La Guerra è finite adesso”

In effetti ciò che Bani Walid ha voluto ottenere con gli scontri che hanno messo in minoranza i pro CNT è stata l’ indipendenza dal governo centrale. Ed è al momento missione compiuta avendo ottenuto il riconoscimento del governo locale.

Il Verde non è scomparso dalla Libia, elementi armati pro-gheddafi ci sono e non potrebbe essere diversamente, visti i molti mesi di bombardamento che furono necessari per  fiaccare i lealisti. Non si tratta, da quanto si comprende finora, di una “resistenza” organizzata a livello nazionale o tale da conquistare una regione. L’opposizione armata si realizza con azioni di disturbo che concorrono all’instabilità complessiva. 

rimpianti…

Un sedicente governo
Né il Governo né il CNT hanno un ufficio stampa e l’elenco dei componenti del CNT resta tuttora segreto.
E’ naturale che fra i libici aumenti la diffidenza perché le uniche informazioni ufficiali sono gli annunci in risposta alle manifestazioni di piazza, a Bengasi particolarmente violente.
Mancanza di trasparenza e inettitudine sono le accuse sulle quali l’intera Libia concorda  e molti considerano un errore aver lasciato uscire dai ranghi l’ex primo ministro Mahmoud Jibril e il precedente ministro delle Finanze e del Petrolio Ali Tarhuni,  Questi, a onor del vero, soffiano sul fuoco con interviste fortemente critiche verso Mustafa Abdul Jalil, il quale ha dunque tutte le ragioni di temere giorni politicamente contati. Meglio piazzato il Primo ministro AlQeeb, grazie al suo passato americano e alla sua palese inconsistenza politica con la quale si sottrae alle accuse della piazza.

US in arrivo?

Un esercito sulla carta
L’esercito libico  è scarso e debole. Esiste più sulla carta che nella realtà e pochi si fidano essendo composto di militari già in servizio sotto il regime.
Le milizie al contrario assumono potere sconfiggendosi l’un l’altra fino a lasciare in campo due attori principali. Gli Zentan, di cui si è già detto, e la brigata di Misurata che ha ottenuto il ministero degli Interni oltre al comandante in capo dell’esercito. Nella spartizione del territorio quest’ultima domina dall’est di Tripoli fino a Sirte. Al “gate”  sventolano le bandiere di tutto il mondo dando l’impressione di entrare in un nuovo stato.

“C’è ancora simpatia per l’idea di una Libia unita, specie fra i rivoluzionari delle relativamente sofisticate città della costa” rileva il sito web americano dedicato alla politica estera  Foreign Policy . In pratica afferma la voglia di unità, ma automaticamente suggerisce la possibilità che nel futuro le cose potrebbero cambiare.
Intanto nei media non proprio del “main” stream corre la notizia di un invio di truppe americane: 12000 unità già pronte a Malta.
E’ il rilancio di un articolo dell’attivista americana  Cynthia MKenny , ma tace del comunicato  successivo con il quale la McKenny informa della smentita ufficiale ricevuta sia dalle autorità di Malta sia da quelle americane .
Vero è, invece, che gli Usa hanno promesso aiuto al CNT per ricostituire e addestrare l’esercito. Ovviamente ciò comporterà l’invio di militari … alla spicciolata.

sono loro il nostro problema?

Guardiani d’Europa
Fu scandalo quando Gheddafi chiese milioni di euro per fermare gli imbarchi dei clandestini o riprenderli indietro.
Fu scandalo quando durante la guerra minacciò di mandarne migliaia ad invadere l’Europa.

Ora il nuovo Governo ha ufficializzato la politica che intende seguire e ci fa sapere  per bocca del ministro degli interni Fawzi Abdelali “Non siamo le guardie di confine dell’Europa”.  Governi europei serviti, ma rimasti silenziosi.
Personalmente, sarei pronta a congratularmi con questo ministro, qualora decidesse di prendersi cura dei migranti nel periodo di attesa dell’imbarco e se  ordinasse dei severi controlli sulla sicurezza delle barche.

 

(***) vari casi di torture e uccisioni nelle prigioni documentate in Viva Libya

La democrazia dei ribelli libici.

23 luglio 2011

ATTENZIONE

alcuni links contengono video con scene cruente, ma sono quello che i liberatori della Cirenaica e di Bengazi stanno facendo, quelli che Frattini riceve a Roma per rubare il denaro ai libici, quelli che ricevono armi e sostegno con le varie aziende americane e israeliane dei contractors. Quindi i deboli di stomaco e quelli che ritengono non si debbano vedere possono non cliccarci sopra e continuare a leggere.

Più si “naviga” nella rete più cose oscene si trovano.

E’ strano infatti che alcune emittenti nazionali come le Rai 1-2-3 e sopratutto la Rai News siano prodighe di video dimostranti tesi e teorie compiacenti ai macellai della Nato e non mostrino anche – per parità di informazione – cosa riescono a fare quelli del così detto governo provvisorio della Cirenaica comandati da una banda di criminali allo stato puro che il buon Frattini (con doppio passaporto italo-israeliano) riceverà presto alla Farnesina. Però, piccola divagazione semiseria, ma ad un Frattini una sberla in faccia bella forte a man rovescia da fargli sentire le ossa più dure, gliela dareste? E quelli dell’Eni che si sono visti soffiare qualche miliardata di euro d’affari con la Libia cosa pensano di poter fare adesso con Frattini…?

I video sono a disposizione e le carni macellate sono visibili  per tutti i gusti: dalle teste tagliate, alle braccia spezzate alle mazzate sulla faccia, agli occhi estirpati dalle orbite e dalle esecuzioni “popolari”.

Tutto secondo il codice della democrazia occidentale che si serve di questi taglia-popolo per raggiungere lo scopo prefissato di sovvertire l’ordine interno in un paese sovrano. Per poi scoprire che nella ferocia assurda, nella più profonda aggressione umana c’è chi, in onore ad un certo pudore, cerca di coprire le parti intime della persona brutalizzata, appesa per una gamba ad un cancello.
Sembra quasi una barzelletta che mi riporta subito al pensiero di Piazza Loreto quando qualche infame cercò di coprire con un ago di sicurezza le pudenda della Petacci appesa a gambe all’aria.

Ditemi voi se l’uomo merita la compassione di Dio in questo scempio immane o se invece merita un castigo ben più grave dei suoi peccati.

E come se non bastasse i massicci bombardamenti compiuti in Libia con missili con le testate arricchite di uranio (non chiamiamolo impoverito, perché è una balla per far passare delle mini bombe atomiche per confetti da prima comunione) hanno creato una saturazione radioattività superiore a quella di Fukushima. Alla faccia dell’umanità!!!
Questo vuol dire che per decenni quelle popolazioni avranno una progenie di persone deformi, di persone con innumerevoli problemi fisici, psichici e quant’altro. Tutto regalo della Nato, dell’Italia, della Francia e dei maiali dell’Inghilterra (di questi dovete sapere che nel periodo d’oro della conquista dell’Irlanda gli inglesi – popolo molto democratico e socievole – usavano fare a pezzi gli irlandesi e dare quindi in pasto ai sopravvissuti le carni dei loro connazionali. Nel traffico degli schiavi gli irlandesi erano quelli che venivano preferiti, perché costavano meno dei negri e perché non c’era nessun obbligo del padrone nei suoi riguardi: lo poteva usare e quindi gettare, se andava bene, altrimenti, spesso veniva fatto a pezzi e quindi dato come cibo agli altri schiavi).

E noi vorremo credere a Frattini, a La Russa a Napolitano alla banda del buco degli americani sempre più in bolletta? Ma per favore mandiamoli tutti a casa con una gran pedata sul culo che non meritano altro.

Preso da: https://4realinf.wordpress.com/2011/07/23/la-democrazia-dei-ribelli-libici/