I ricordi del giovane Chávez. Intervista a Hugo Rafael Chávez Terán

di Geraldina Colotti
I ricordi del giovane Chávez. Intervista a Hugo Rafael Chávez Terán
Per i venezuelani, Chávez non è morto, “si è moltiplicato”, perché ha lasciato la sua impronta nella storia, in quella storia che lo ha “assorbito” fino all’ultimo istante della vita: “la storia mi assorbirà”, disse infatti, con il suo tipico gusto per la battuta, nel libro-intervista Chávez, mi primera vida, di Ignacio Ramonet parafrasando la frase di Fidel Castro: “La storia mi assolverà”.

E così, ogni tanto qualcuno scopre un suo sosia in qualche angolo del Venezuela, com’è accaduto qualche giorno fa. Ma quello che ci viene incontro nella piazza Bolivar – un Chávez con trent’anni di meno -, non è un effetto del sole o del cocuy, ma un ragazzo che al “Comandante eterno” assomiglia davvero tanto. Si tratta del nipote, Hugo Rafael Chávez Terán, sociologo, giovane quadro del Partito Socialista Unito del Venezuela, eletto dalla base come delegato al IV Congresso, e membro di diritto per età al terzo congresso dei giovani, JPSUV.

Hugo Rafael è figlio di Narciso Antonio Chávez (detto “Nacho”), terzogenito di Doña Elena. Lo incontriamo insieme al giornalista Ezequiel Suarez, nell’ambito del suo progetto audio-visivo “Chávez de cerquita”, che raccoglie aneddoti e testimonianze dell’”arañero di Sabaneta”.

Quanto ha contato nel tuo percorso politico la figura del Comandante?

Moltissimo. Sono cresciuto ascoltando la sua voce. Mia madre racconta che, a quattro anni, dopo aver sentito un suo discorso alla radio salivo sul tavolo e catturavo l’attenzione dei parenti cercando di imitarne il tono e le parole: “Ascoltatemi, ascoltatemi. In quell’aeroplano di ritorno…”. Ho cominciato a far politica per realizzare il suo sogno, per l’impegno che tutti noi abbiamo preso di dare la vita per il suo sogno. Quando veniva a trovarci, era come vedere la stella più grande, abbracciarlo, chiedere la benedizione come è costume dalle nostre parti, riceverla, ricevere il bacio e i consigli erano momenti unici. Nella crisi della preadolescenza riusciva sempre a tirarti su il morale, era il combustibile che ti riempiva l’anima. Durante le feste, trovava sempre modo di passare un po’ di tempo con la famiglia, e per i bambini c’era sempre un sorriso e un gesto affettuoso. Ma spesso doveva ripartire subito, ricordo una volta che se ne andò dopo il brindisi di mezzanotte, stava partendo per il Brasile. Quel suo impegno totale mi ha coinvolto fin da piccolo. Mi sono reso conto che la vita non ci appartiene, che dev’essere messa al servizio di un ideale collettivo. Per questo facciamo le cose con passione, con umiltà, per questo la fatica non pesa, per questo le difficoltà non ci piegano. “Quando non sarò più qui – ci ha detto – cercatemi negli occhi dei bambini poveri”. Per questo, ora che non è più con noi fisicamente, con il partito andiamo nelle comunità, amiamo risolvere i problemi, prenderli di petto, perché negli occhi del popolo ci sono quelli di Chávez.

Qual è il compito dei giovani in questo momento così difficile per il proceso bolivariano, quanto incidono i giovani quadri nelle decisioni politiche?

Il nostro compito è dare battaglia per la rivoluzione: casa per casa, con le radio, nelle piazze, informando e organizzando il popolo sulle ragioni e sulle responsabilità di questa complessa situazione, sulla natura della guerra non convenzionale scatenata contro il proceso bolivariano. Il nostro peggior nemico è la disinformazione e la gioventù sta giocando un ruolo importantissimo nella comunicazione. Siamo un popolo di guerrieri che non si lascia sottomettere. Siamo gli eredi del lancieri di Paez, dei Libertadores che cacciarono l’impero, con la coscienza che la libertà è l’unica via. Siamo giovani, ma abbiamo già fatto esperienza negli attacchi che la rivoluzione ha respinto. Chávez non ha arato nel mare. Ha lasciato un popolo cosciente e saggio e questa generazione, che lui chiamava la generazione d’oro perché sapeva che avremmo difeso la rivoluzione, non lo tradirà.

Quelli di Chávez sono stati gli anni dell’azzardo e dell’inventiva, come valuta quelli di oggi? Come valuta le decisioni prese dal governo Maduro con il piano di recupero economico? Pensa che ci sia il rischio di un ritorno indietro?

Come giovani, appoggiamo pienamente le misure varate dal presidente Nicolas Maduro.
Nel III Congresso della JPSUV, oltre 400 delegati, quadri giovani, hanno appoggiato il Piano di Recupero Crescita e Prosperità: perché sappiamo che cerca di stabilizzare l’economia, incentivare la produzione, dare maggior potere acquisitivo al popolo dopo il duro attacco che ha subito a causa della guerra economica. Sappiamo che la borghesia, l’imperialismo, non rimarranno a guardare e non possiamo lasciare solo il presidente. Ognuno deve fare la propria parte, a cominciare dal partito, per controllare il territorio, evitare che i commercianti speculino sul prezzo, accompagnare il popolo.
Durante le guarimbas, le destre hanno usato i giovani e distorto i loro simboli di rivolta per disorientare e confondere. Come avete contrastato quella strategia?
In quei periodi difficili abbiamo potuto vedere fino a che punto ha potuto spingersi la canaglia imperialista. La nostra battaglia, allora, è stata prima di tutto quella di resistere nella nostra trincea concreta e simbolica. L’ordine era quello di non cadere nelle provocazioni. Una nostra difesa avrebbe scatenato una guerra civile e la reazione dell’iperialismo. Invece non ci sono stati incidenti. Abbiamo informato con le reti sociali, con le radio comunitarie e alla fine quella parte di popolo che era stata confusa, si è resa conto di come stavano le cose.
I giovani che sono cresciuti in rivoluzione e che non hanno conosciuto la repressione della IV Repubblica sarebbero disposti a difendere il proceso bolivariano da un’aggressione armata? C’è questa consapevolezza?
Fra i giovani rivoluzionari, sì. Abbiamo piena coscienza di come agisce l’imperialismo Usa, ci stiamo preparando, siamo tutti miliziani disposti a dare la vita. Se l’impero commette l’errore di mettere i piedi sulla nostra terra, verrà umiliato e sconfitto. Siamo i discendenti di Zamora e dei Caribe, la tribù indigena più guerriera. Non ci lasciamo sottomettere. L’imperialismo andrebbe incontro a un nuovo Vietnam. Altri giovani, invece, non hanno consapevolezza della situazione. Ma il compito della gioventù del partito è quello di convincere, di andare casa per casa a spiegare quel che succede nei paesi capitalisti, cosa fa l’imperialismo ai paesi che non si sottomettono.

Durante la malattia di Chávez, le destre hanno diffuso ogni genere di speculazione, colpendo molte volte la sensibilità della famiglia e del suo popolo. Come hai vissuto quei mesi drammatici?

Abbiamo saputo che aveva un tumore come tutti: ascoltando il suo discorso poetico da Cuba. Mio padre viene e dice: c’è conferenza a reti unificate. Sapevamo che stava male ma non fino a quel punto.

Ricordo la faccia preoccupata di mio padre… E poi due anni di battaglia e i momenti in cui pensavamo che ce l’avrebbe fatta. Mio zio ha mandato a chiamare mio padre perché lo assistesse. Voleva un fratello vicino come assistente personale. Io vivevo a Caracas e ho vissuto momenti straordinari con lui, di tristezza ma anche di gioia. Siamo convinti che ce lo abbiano assassinato, tutti i migliori medici non si spiegano come quel tipo di tumore abbia potuto essere tanto aggressivo. In quei mesi, la destra manipolava l’informazione, si burlava di noi e del nostro dolore, ma tutto questo ci univa di più e ci rafforzava. Abbiamo imparato a conoscere di più questo popolo che lo ha accompagnato con una manifestazione gigantesca quando se n’è andato. Ero vicino al feretro, vedevo le donne che piangevano come se fosse il loro figlio, ringraziavano mia nonna, doña Elena. Chávez era di tutti, tutti i giovani come me sono suoi nipoti, sono i nipoti di doña Elena. Quando ha sentito arrivare la fine, Chávez ha voluto tornare a morire nel suo paese. Diceva sempre che il suo grande rimpianto era quello di non aver lasciato niente di scritto. Per questo, durante la veglia, Maduro è andato a portargli il Plan de la Patria dicendo: “Ecco il tuo Plan de la Patria, Comandante, quello che ci hai lasciato”. E quando usciremo vittoriosi da questa crisi, il popolo dirà: “Ecco, Comandante, questo è per te e grazie a te. Missione compiuta”. E ci abbracceremo.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_ricordi_del_giovane_chvez_intervista_a_hugo_rafael_chvez_tern/5694_26012/

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2018: Vergognosa speculazione: il mainstream utilizza il terremoto per diffondere fake news sul Venezuela

23/8/2018

Una vera e propria opera di speculazione e sciacallaggio portata avanti dal circuito informativo mainstream italico, proprio in una fase dove il governo Maduro è impegnato nell’implementazione di importanti misure in campo economico

Vergognosa speculazione: il mainstream utilizza il terremoto per diffondere fake news sul Venezuela

di Fabrizio Verde
Il Venezuela è stato colpito da un forte terremoto, di intensità 7.7 della scala Richter, avvertito in diverse zone del paese e finanche nel nord della Colombia. L’evento naturale ha dato la stura a tutta una serie di fake news volte a colpire il governo bolivariano. Una vera e propria opera di speculazione e sciacallaggio portata avanti dal circuito informativo mainstream italico, proprio in una fase dove il governo Maduro è impegnato nell’implementazione di importanti misure in campo economico volte a superare l’assedio finanziario, aggirare le sanzioni statunitensi, portare il paese al completo recupero della propria economia. Insomma, vincere la guerra economica.

Quello che una volta veniva ritenuto il maggiore notiziario televisivo italiano dopo aver dedicato qualche secondo al terremoto, passa subito ad occuparsi del versante economico. Le nuove misure messe in campo dal governo bolivariano vengono presentate come sostanzialmente inutili per far fronte alla crisi economica che affligge il paese sudamericano. Ovviamente neanche un minimo accenno al fatto che l’inflazione venga utilizzata come arma principale della guerra economica condotta contro Caracas senza esclusione dei colpi.

Leggi anche: L’inflazione come arma di guerra in Venezuela

Inoltre, viene riferito dello sciopero generale convocato da alcuni settori dell’opposizione. Miseramente fallito. Nessuna immagine viene mostrata. Forse perché avrebbero dovuto mostrare una Caracas impegnata nelle normali attività quotidiane. Come mostra in questo video, tramite Twitter, il giornalista Oswaldo Rivero.

Invece i media di tendenza liberale e liberista, da Il Post a il Sole 24 Ore, puntano su alcune foto dove si possono vedere beni di prima necessità e il corrispettivo in banconote necessario per acquistarli. Immagini di forte impatto. Che hanno il pregio, ad avviso di chi scrive, di mostrare l’ampiezza della guerra scatenata contro il governo bolivariano.

L’intento malcelato è quello di mostrare una presunta inadeguatezza delle politiche di stampo socialista adottate da Caracas che avrebbero fatto piombare il paese in una situazione disperata a livello economico. Nulla di più falso e lontano dalla realtà. Curioso notare come questi censori del sistema socialista venezuelano, per oltre vent’anni, non si siano accorti degli enormi guasti causati dal neoliberismo in Italia e nell’Europa intera.

Sul tema inflazione, invece, la questione è stata ben chiarita dall’economista Alfredo Serrano Mancilla, in questo articolo (Manuale di stupidaggini sull’inflazione in Venezuela), tradotto in italiano da l’AntiDiplomatico.

Ancora una volta, il circuito informativo mainstream, ha mostrato tutta la propria malafede nei confronti di un governo e di un popolo che resistono agli assalti dell’impero. A costo di sacrifici immensi.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vergognosa_speculazione_il_mainstream_utilizza_il_terremoto_per_diffondere_fake_news_sul_venezuela/5694_25160/

Giù le mani dal Venezuela! Qui la Raccolta Firme

 
Lettera aperta al popolo statunitense
Se c’è qualcosa che so, è sui popoli, perché come voi sono un uomo del Popolo. Sono nato e cresciuto in un quartiere povero di Caracas. Mi sono formato nel calore delle lotte popolari e sindacali in una Venezuela sommersa nell’esclusione e nella diseguaglianza. Non sono un magnate, sono un lavoratore di ragione e di cuore che oggi ha il grande privilegio di presiedere il nuovo Venezuela, radicato in un modello di sviluppo inclusivo e di uguaglianza sociale, forgiato dal Comandante Hugo Chávez a partire dal 1998 e ispirato dall’eredità Bolivariana.
Oggi viviamo in una sorta di trance storico.
Stiamo vivendo giorni che definiranno il futuro dei nostri paesi, tra la guerra e la pace. I vostri rappresentanti nazionali di Washington vogliono portare ai loro confini lo stesso odio che hanno piantato in Vietnam. Vogliono invadere e intervenire in Venezuela – dicono, come dicevano allora – in nome della democrazia e della libertà.

Ma non è così. La storia dell’usurpazione del potere in Venezuela è tanto falsa quanto le armi di distruzione di massa in Iraq. È un caso falso, ma che può avere conseguenze drammatiche per tutta la nostra regione.
Il Venezuela è un paese che, in virtù della Costituzione del 1999, ha ampiamente esteso la
democrazia partecipativa e protagonista del popolo e che, oggi, senza alcun precedente nella storia, negli ultimi 20 anni ha avuto il maggior numero di processi elettorali. Può non piacere la nostra ideologia o il nostro aspetto, ma esistiamo e siamo milioni.
Rivolgo queste parole al popolo degli Stati Uniti d’America per avvertirlo della gravità e
pericolosità delle intenzioni di alcuni settori della Casa Bianca, che intendono invadere il Venezuela con conseguenze imprevedibili per la nostra Patria e per l’intera regione americana. Inoltre, il Presidente Donald Trump intende perturbare le nobili iniziative di dialogo promosse da Uruguay e Messico con il sostegno di CARICOM per una soluzione pacifica e dialogata a favore del Venezuela. Sappiamo che per il bene del Venezuela dobbiamo sederci e parlare, perché rifiutare il dialogo significherebbe scegliere la forza come strada. Dobbiamo ricordare le parole di John F. Kennedy: ” Non dobbiamo mai negoziare per paura, ma non dobbiamo mai aver paura di negoziare”. Forse chi non vuole dialogare ha paura della verità?
L’intolleranza politica verso il modello Bolivariano venezuelano, gli interessi per le nostre immense risorse petrolifere, minerarie e altre grandi ricchezze, hanno alimentato una coalizione internazionale, guidata dal governo degli Stati Uniti, per commettere la grave follia di aggredire militarmente il Venezuela sotto la falsa scusa di un’inesistente crisi umanitaria.
Il popolo del Venezuela ha sofferto dolorosamente le ferite sociali causate da un blocco commerciale e finanziario criminale, che è stato aggravato dall’espropriazione e dal furto delle nostre risorse finanziarie e dei nostri beni in paesi allineati con questo folle attacco. Eppure, grazie ad un nuovo sistema di protezione sociale, di assistenza rivolta ai settori più vulnerabili, continuiamo orgogliosamente a essere un paese con un alto indice di sviluppo umano e con il minore tasso di disuguaglianza nelle Americhe.
Il popolo americano deve sapere che questa complessa aggressione multiforme viene condotta con totale impunità e in chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce espressamente la minaccia o l’uso della forza, oltre ad altri principi e scopi a favore della pace e delle relazioni amichevoli tra le Nazioni.
Vogliamo continuare ad essere partner commerciali del popolo degli Stati Uniti, come abbiamo fatto nella nostra storia. I politici di Washington, d’altra parte, sono disposti a mandare i loro figli e figlie a morire in una guerra assurda, piuttosto che rispettare il sacro diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione e alla salvaguardia della sua sovranità.
Noi, venezuelani e venezuelane, siamo patrioti proprio come voi, popolo degli Stati Uniti. E difenderemo ciò che è nostro con tutti i pezzi della nostra anima. Oggi il Venezuela è unito in un unico grido: chiediamo la fine dell’aggressione che cerca di opprimere la nostra economia e soffocare socialmente il nostro popolo, così come la cessazione delle gravi e pericolose minacce d’intervento militare contro il Venezuela.
Facciamo appello all’anima buona della società americana, vittima dei suoi stessi governanti, per unirsi alla nostra richiesta di pace ed essere un popolo unico contro il bellicismo e la guerra. Lunga vita ai popoli d’America!
Nicolás Maduro
Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela
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Giù le mani dal Venezuela! Qui i moduli per la raccolta firme!
Raccoglietele e consegnatele all’ufficio consolare o diplomatico venezuelano a voi più prossimo!

Preso da: https://albainformazione.com/2019/02/16/20856/

Sul tentativo di colpo di Stato in Venezuela. Articolo di Luca Bagatin

martedì 29 gennaio 2019

Nel maggio scorso il socialista Nicolas Maduro vinceva, ancora una volta, le elezioni presidenziali in Venezuela con il 67,6% dei consensi (riconfermando il trend positivo che dava al Partito Socialista Unito del Venezuela e alla sua coalizione bolivariana la vittoria anche nella gran parte degli Stati venezuelani, alle amministrative dell’ottobre 2017). Elezioni peraltro anticipate rispetto alla scadenza naturale del mandato, come richiesto dalle opposizioni. Elezioni eseguite con voto digitale (e quindi ogni broglio sarebbe stato impossibile) e avallate finanche dall’osservatore internazionale José Luis Rodriguez Zapatero, ex premier spagnolo. Elezioni nelle quali, ad ogni modo, il partito di opposizione “Volontà Popolare”, ha deciso di non presentare una propria lista o di appoggiare uno dei candidati in corsa e quindi, oggi, non potrebbe certo pensare di lamentarsi.
E invece che cosa è accaduto ? Che uno degli esponenti di “Volontà Popolare”, Juan Guaidò, ha deciso – a pochi giorni dall’insediamento ufficiale di Maduro – di autoproclamarsi Presidente del Venezuela. Grottesco, se non fosse ancora più grottesco e tragico il fatto che questi è sostenuto a spada tratta dagli USA di Trump e da gran parte dei Paesi dell’Unione Europea, salutato come un “eroe nazionale” e non come un usurpatore, un golpista.
Cosa si sarebbe detto se fosse accaduto da noi ? Di certo che chi si autoproclama Presidente o non è sano di mente o sta facendo un colpo di Stato bianco.
In Venezuela, si sa, c’è il petrolio, che è stato nazionalizzato sin dai tempi di Hugo Chavez e dove c’è il petrolio gli USA e le multinazionali private debbono metterci lo zampino. In barba alla democrazia, alla volontà popolare e alla sovranità degli Stati.
L’Italia, con il Premier Conte, ha quantomeno assunto una posizione di equilibrio e grande senso di responsabilità, rispetto alle pericolose derive prese dall’Unione Europea. Pur non prendendo una posizione in favore del governo legittimo di Maduro, Conte ha affermato di voler “scongiurare un’escalation di violenza nel Paese evitando che, attraverso l’intervento impositivo di Stati stranieri, il Venezuela diventi terreno di confronto e divisioni”.
Condanna al tentativo di colpo di stato in Venezuela è arrivata dallo studioso statunitense Noam Chomsky e da altri 68 studiosi, i quali in una lettera aperta hanno scritto fra l’altro:
“Il governo degli Stati Uniti deve cessare di interferire nella politica interna del Venezuela, specialmente nell’intento di rovesciare il governo del paese. Le azioni dell’Amministrazione Trump e dei suoi alleati nell’emisfero peggioreranno la situazione in Venezuela, portando a inutili sofferenze, violenze e instabilità umane (…) Il sostegno degli Stati Uniti ha appoggiato i settori dell’opposizione intransigenti nel loro obiettivo di estromettere il governo Maduro attraverso proteste spesso violente, un colpo di stato militare o altre vie che eludono l’urna.”
Sostegno al governo legittimo di Maduro è arrivato a livello internazionale da tutto il mondo socialista e comunista, dall’America Latina all’Africa, all’Europa sino all’Asia. Fra i principali esponenti citiamo il leader laburista britannico Jeremy Corbyn, il leader socialista francese Jean-Luc Mélenchon, il leader comunista italiano Marco Rizzo, il leader comunista russo Gennady Zyuganov, il leader nazionalbolscevico russo Eduard Limonov.
I primi governi a esprimere solidarietà nei suoi confronti sono stati quelli di Cuba, Bolivia, Uruguay, Messico, Nicaragua, Russia, Turchia e Cina. La Cina, ancora una volta, si sta dimostrando anche in questo caso una grande mediatrice al fine di evitare ogni tipo di conflitto e di persuadere Trump a evitare di trasformare il Venezuela in un nuovo Iraq, Jugoslavia, Libia, Siria…l’elenco degli interventi illegittimi USA contro il socialismo del resto, è sconfinato, anche se guardiamo al passato (Vietnam, Nicaragua, Uruguay, Paesi africani non allineati alle politiche capitaliste….).
Quel socialismo scomparso in Europa moltissimi decenni fa. Quel socialismo umanitario, laico, autogestionario, contro ogni fondamentalismo e per una democrazia sempre più partecipata. Quel socialismo rinato in America Latina grazie a Chavez, proseguito con Maduro, i Kirchner in Argentina, Pepe Mujica e Tabaré Vasquez in Uruguay, Evo Morales in Bolivia, Diaz-Canel a Cuba, Ortega in Nicaragua.
In Europa molti si dicono socialisti ma non lo sono. Non possono essere socialisti i sostenitori dell’austerità e delle politiche del Fondo Monetario Internazionale. Non possono essere socialisti i detrattori del socialismo latinoamericano. Non possono essere socialisti coloro i quali non promuovono la socializzazione dell’economia e della politica, rendendo così il termine “democrazia” non già un ideale astratto, ma qualcosa di concreto: ove il popolo dirige e il politico esegue.
In Europa, a parte il movimento popolare e trasversale dei Gilet Gialli, peraltro sostenuto dallo stesso Maduro, il quale vuole un rinnovato stato sociale in Francia e una democrazia sempre più partecipativa, ogni aspetto sociale è morto. L’Europa ha fatto balzi indietro di decenni, forse finanche di qualche secolo. E tristemente, in nome dell’anacronistico “liberalismo” (ovvero la libertà del ricco di sfruttare il povero e il popolo, che ha però il “diritto/dovere” di consumare). E non se ne rende nemmeno conto.
Una Europa sempre più fotocopia degli USA, governata dalle destre e dalle sinistre del capitale. Che sono lo specchio stesso della società tecno-mercantile senz’anima in cui viviamo. L’esatto opposto rispetto ad una Civiltà ove l’Amore, la Fratellanza, l’Uguaglianza, la Libertà (vera) siano i valori fondanti. Il fondamento di un socialismo originario, con basi spirituali, non materialiste.
Luca Bagatin

I Partiti Comunisti e Operai dell’Unione Europea contro l’aggressione alla Rivoluzione Bolivariana

I Partiti Comunisti e Operai dell'Unione Europea contro l'aggressione alla Rivoluzione Bolivariana

da solidnet.org

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

All’appello, promosso dal Partito Comunista Portoghese e sottoscritto dai partiti comunisti dell’Unione Europea, per l’Italia hanno aderito PCI, PRC e PC

Basta con le interferenze e l’aggressione contro il Venezuela!

Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e il popolo venezuelano!

Condanniamo fermamente l’escalation di interferenze e ricatti dell’Unione Europea contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, in linea e concordati con l’operazione di “auto-proclamazione” di un presidente fantodccio, manovrato e comandato dall’Amministrazione Trump che, in un’arrogante violazione del diritto internazionale, cerca di rovesciare il presidente legittimo, Nicolás Maduro, eletto con voto popolare, e di sovvertire l’ordine costituzionale venezuelano.

Respingiamo l’inammissibile dichiarazione dell’Unione Europea che minaccia il riconoscimento di un “Presidente” creato dagli Stati Uniti, in linea con la sua collusione con il colpo di stato del 2002, con il boicottaggio, l’azione terroristica e la crisi economica, finanziaria, politica e diplomatica e la confisca illegale di beni e risorse finanziarie, che sono alla base dei problemi economici del Venezuela e delle difficoltà sofferte dal suo popolo.

Respingiamo l’escalation dell’aggressione nei confronti del Venezuela perpetrata dagli Stati Uniti, dall’UE e dai governi del cosiddetto “Gruppo di Lima”, che attacca la sovranità e i diritti del Venezuela e del popolo venezuelano, e cerca di saccheggiare le sue immense risorse, come il petrolio.

Chiediamo la fine dell’interferenza e dell’aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il rispetto per la sua sovranità e indipendenza!

Facciamo appello alla solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e il popolo venezuelano!

I partiti firmatari

SolidNet List Parties:

Communist Party of Belgium
Communist Party of Britain
AKEL (Cyprus)
Communist Party of Bohemia and Moravia
Communist Party in Denmark
Communist Party of Finland
French Communist Party
German Communist Party
Communist Party of Greece
Hungarian Workers’ Party
Communist Party of Ireland
Workers Party of Ireland
Italian Communist Party
Party of the Communist Refoundation – European Left (Italy)
Communist Party (Italy)
Communist Party of Luxembourg
Communist Party of Malta
New Communist Party of the Netherlands
Portuguese Communist Party
Communist Party of Spain
Communist Party of the Peoples of Spain
Communist of Catalonia

Other Parties:

Union of the Galician People
Galician Nationalist Bloc

Notizia del:

Affare ExxonMobil: Nicolas Maduro pubblica le prove

Secondo la multinazionale statunitense ExxonMobil, il 22 dicembre 2018 la marina militare del Venezuela ha fatto allontanare due navi che stavano esplorando il fondo marino nelle acque territoriali della zona contestata tra Venezuela e Guyana. Basandosi sul comunicato di ExxonMobil, prima la Guyana, poi gli Stati Uniti e, infine, il Gruppo di Lima hanno condannato il militarismo venezuelano.

Al paragrafo 9 della Dichiarazione del Gruppo di Lima del 4 gennaio 2019, i 13 Stati rimasti di quest’organizzazione denunciano la provocazione militare del Venezuela, definendola una minaccia per la pace e la sicurezza della regione [1].
Ebbene, il 9 gennaio, durante una conferenza stampa internazionale, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha presentato le prove del complotto contro il proprio Paese.

Maduro ha diffuso video dell’incidente e registrazioni delle conversazioni tra il capitano di una delle due navi sconfinate e la marina venezuelana. Il capitano fornisce la posizione esatta della nave, ammette di trovarsi nelle acque territoriali internazionalmente riconosciute come appartenenti al Venezuela e di avere solo l’autorizzazione del governo della Guyana, caduto il giorno precedente. La marina militare venezuelana gli ha perciò ordinato di allontanarsi dalla zona.
Lo smascheramento dell’inganno mediatico smentisce la comunicazione di ExxonMobil, società già diretta da Rex Tillerson (ex segretario di Stato degli Stati Uniti) e principale fornitore di petrolio del Pentagono [2]. Le prove presentate da Maduro rendono inoltre infondato il pretesto del Regno Unito per installare una base militare in Guyana, nonché ritardano la preparazione della guerra tra latino-americani che il Pentagono sta pianificando [3].
Il Venezuela ha dato due giorni al Gruppo di Lima per ritirare il paragrafo 9 della dichiarazione.

[1] « Declaración del Grupo de Lima », Red Voltaire , 4 de enero de 2019.
[2] « Exxon-Mobil, fournisseur officiel de l’Empire », par Arthur Lepic, Réseau Voltaire, 26 août 2004.
[3] «Gli Stati Uniti preparano una guerra tra latino-americani»; «Spaventosa futura distruzione del Bacino dei Caraibi», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 18 dicembre 2018 e 8 gennaio 2019, traduzione di Rachele Marmetti.

La Rivoluzione Bolivariana baluardo internazionale di dignità!

 
La Rivoluzione Bolivariana baluardo internazionale di dignità, sovranità popolare, indipendenza nazionale e resistenza antimperialista!
Sono passati più di due decadi dal trionfo elettorale con il Movimento Quinta Repubblica del Comandante Hugo Chavez Frias, massimo dirigente della Rivoluzione Bolivariana (dicembre 1998) e quest’anno si celebra il ventesimo anniversario della prima Costituzione Bolivariana della Repubblica Bolivariana del Venezuela (1999-2019).
Il trionfo della Rivoluzione Bolivariana ha rafforzato “l’asse dei paesi del bene” alimentato da Cuba Socialista, ha disegnato una nuova geopolitica internazionale creando meccanismi di integrazione necessari quanto promettenti come, tra gli altri, l’ALBA-TCP nucleo fondante per la costruzione del sogno bolivariano della Patria Grande latinoamericana.
La plenipotenziaria Assemblea Nazionale Costituente democraticamente eletta è attiva ed insieme al Potere Popolare Costituente in Azione ha come obiettivo, elaborando una seconda costituzione bolivariana, di dare vita con essa ad una nuova tappa della Rivoluzione Bolivariana che non potrà non essere sempre più fondata sul protagonismo popolare democratico e partecipativo in stretta unità con i Consigli Produttivi dei Lavoratori.

Innumerevoli sono state le aggressioni, le trappole e le infami provocazioni di ogni tipo contro la sovranità del paese: economiche, politiche, mediatiche, diplomatiche, criminali, militari, paramilitari e di terrorismo internazionale fino a configurare un vero e proprio insieme di azioni di guerra economico-finanziaria e speculativa tutt’ora in atto. Senza contare il sicuro assassinio del Comandante Eterno Hugo Chávez Frías da parte dell’imperialismo USA, così come l’hanno anche riconosciuto eminenti intellettuali, politologici, e politici di diversi paesi del mondo, come l’italo-argentino Atilio Boron, Premio Libertador al Pensiero Critico (2013).
Domani 10 gennaio 2019 il Presidente Nicolás Maduro Moros si insedierà ufficialmente per il suo secondo mandato (2019-2025) che gli imperialisti USA, dell’Unione Europea, e sionisti vogliono disconoscere utilizzando alcuni governi controrivoluzionari oggi in carica in America latina, colombiano e brasiliano in testa.
Oggi più che mai la Rivoluzione Bolivariana ha bisogno della nostra solidarietà, sostegno ed appoggio internazionale dei popoli del mondo, ancora più importante quando questo sostegno proviene dall’interno dei paesi imperialisti statunitensi ed europei.
Siamo certi che finché la Rivoluzione Bolivariana conserverà ed alimenterà la mobilitazione rivoluzionaria di massa, delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) e delle milizie operaie e popolari, finché conterà principalmente sulle proprie forze, finché avanzerà coerentemente verso l’instaurazione della società socialista, transizione dalla società capitalista alla società comunista, sarà invincibile ed aprirà la strada dell’indipendenza, della sovranità, del benessere sociale, dell’emancipazione e della liberazione, in una parola del socialismo, agli altri popoli del mondo.
VIVA IL SECONDO MANDATO DEL COMPAGNO PRESIDENTE NICOLÁS MADURO MOROS!
LUNGA VITA ALLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA!
VIVA I POPOLI DEL MONDO!
VIVA IL SOCIALISMO!
ALBAinformazione – per l’amicizia e solidarietà tra i popoli
Napoli, 9 gennaio 2019

2017: B. Levy, il filosofo degli interventi ‘umanitari’ accoglie i golpisti venezuelani

Lo scorso 15 agosto, Bernard-Henri Levy, ha pubblicato il suo articolo mensile su El País intitolato ‘Maduro, tra Castro e Pinochet’, che possiamo considerare l’inizio della sua crociata contro il Venezuela

B. Levy, il filosofo degli interventi 'umanitari' accoglie i golpisti venezuelani
da Mision Verdad
Bernard-Henri Levy (BHL) è un milionario ebreo, nato come francese nell’Algeria coloniale, e forse proprio per questo motivo, con una vocazione innata, promuove la guerra come meccanismo per preservare l’influenza neocoloniale francese. Influenza in realtà posta al servizio del sionismo.

Si vanta di aver convinto l’allora presidente francese, Nicolas Sarkozy, ad appoggiare i presunti ribelli libici e sostenere i bombardamenti aerei della NATO.

Ha raccontato la sua ‘prodezza’ in un libro, e nel novembre 2011 ha spiegato che «non lo avrebbe fatto se non fosse stato ebreo».


Libia, 2011

Qualche mese dopo i suoi articoli, che per il mondo ispanofono sono pubblicati dal quotidiano spagnolo El País, il propagandista (presentato come filosofo della nouvelle philosophie) prese a cuore la causa della Siria e il lavoro di agente pubblicitario dei combattenti ‘dell’esercito libero siriano’.

Le premesse sono le stesse in Libia, Siria e adesso Venezuela. Nell’agosto del 2012, nel suo articolo «Aerei per Aleppo», rilanciava i soliti tre argomenti ricorrenti per sostenere la tesi dell’intervento militare mascherato dall’edificante «responsabilità di proteggere».

A Cannes con presunti combattenti siriani

Uno, che la popolazione civile è attaccata dalle forze genocidi del tiranno; due, che la popolazione civile e i suoi rappresentanti stanno chiedendo aiuto; e tre, che i combattenti per la libertà con precarie armi difensive hanno bisogno di ‘aiuto’ (assistenza militare) per fermare la ‘mattanza’.

Lo scorso 15 agosto, Bernard-Henri Levy, ha pubblicato il suo articolo mensile su El País intitolato ‘Maduro, tra Castro e Pinochet’, che possiamo considerare l’inizio della sua crociata contro il Venezuela. Il percorso è lo stesso delle precedenti guerre e profeticamente la sceneggiatura è stata girata con precisione cinematografica.

Uno scenario da guerra civile, sullo sfondo oltre 100 civili morti per mano delle forze paramilitari del dittatore. La ripresa della sceneggiatura aveva già contemplato di ricevere a Parigi, Madrid e/o Washington, «gli ultimi rappresentanti dell’opposizione che hanno ancora libertà di movimento». E la promessa di «sanzioni economiche e finanziarie che vadano oltre le timide fanfaronate di Donald Trump».

Meno di 20 giorni dopo, con protagonisti Julio Borges e Freddy Guevara, le riprese sono state realizzate con l’inclusione di Berlino in luogo della capitale statunitense, e l’offerta di sanzioni concrete (in chiara allusione a Trump) presentata dalla signora Merkel.

Con Freddy Guevara, Parigi, 2017

Una ‘foto’ poco hollywoodiana: Levy si fotografa con Guevara e senza il classico abbigliamento da ‘liberatori’, ossia con maschera antigas e scudo di legno. Solo lui ha pubblicato l’immagine. Guevara non ha nemmeno ritwittato.

Le foto in Libia, con combattenti reali sul campo di battaglia a Misurata, i guerrieri incappucciati dell’opposizione siriana (anche se a Cannes) e la posa su di una barricata in Ucraina, senza dubbio sono più iconografiche.

Tuttavia la cosa più importante è che per i venezuelani è diventato molto chiaro quale sia il futuro che Borges e Guevara promuovono per il Venezuela.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Preso da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-b_levy_il_filosofo_degli_interventi_umanitari_accoglie_i_golpisti_venezuelani/82_21447/

I ricordi del giovane Chávez. Intervista a Hugo Rafael Chávez Terán

di Geraldina Colotti
I ricordi del giovane Chávez. Intervista a Hugo Rafael Chávez Terán
Per i venezuelani, Chávez non è morto, “si è moltiplicato”, perché ha lasciato la sua impronta nella storia, in quella storia che lo ha “assorbito” fino all’ultimo istante della vita: “la storia mi assorbirà”, disse infatti, con il suo tipico gusto per la battuta, nel libro-intervista Chávez, mi primera vida, di Ignacio Ramonet parafrasando la frase di Fidel Castro: “La storia mi assolverà”.

E così, ogni tanto qualcuno scopre un suo sosia in qualche angolo del Venezuela, com’è accaduto qualche giorno fa. Ma quello che ci viene incontro nella piazza Bolivar – un Chávez con trent’anni di meno -, non è un effetto del sole o del cocuy, ma un ragazzo che al “Comandante eterno” assomiglia davvero tanto. Si tratta del nipote, Hugo Rafael Chávez Terán, sociologo, giovane quadro del Partito Socialista Unito del Venezuela, eletto dalla base come delegato al IV Congresso, e membro di diritto per età al terzo congresso dei giovani, JPSUV.

Hugo Rafael è figlio di Narciso Antonio Chávez (detto “Nacho”), terzogenito di Doña Elena. Lo incontriamo insieme al giornalista Ezequiel Suarez, nell’ambito del suo progetto audio-visivo “Chávez de cerquita”, che raccoglie aneddoti e testimonianze dell’”arañero di Sabaneta”.

Quanto ha contato nel tuo percorso politico la figura del Comandante?

Moltissimo. Sono cresciuto ascoltando la sua voce. Mia madre racconta che, a quattro anni, dopo aver sentito un suo discorso alla radio salivo sul tavolo e catturavo l’attenzione dei parenti cercando di imitarne il tono e le parole: “Ascoltatemi, ascoltatemi. In quell’aeroplano di ritorno…”. Ho cominciato a far politica per realizzare il suo sogno, per l’impegno che tutti noi abbiamo preso di dare la vita per il suo sogno. Quando veniva a trovarci, era come vedere la stella più grande, abbracciarlo, chiedere la benedizione come è costume dalle nostre parti, riceverla, ricevere il bacio e i consigli erano momenti unici. Nella crisi della preadolescenza riusciva sempre a tirarti su il morale, era il combustibile che ti riempiva l’anima. Durante le feste, trovava sempre modo di passare un po’ di tempo con la famiglia, e per i bambini c’era sempre un sorriso e un gesto affettuoso. Ma spesso doveva ripartire subito, ricordo una volta che se ne andò dopo il brindisi di mezzanotte, stava partendo per il Brasile. Quel suo impegno totale mi ha coinvolto fin da piccolo. Mi sono reso conto che la vita non ci appartiene, che dev’essere messa al servizio di un ideale collettivo. Per questo facciamo le cose con passione, con umiltà, per questo la fatica non pesa, per questo le difficoltà non ci piegano. “Quando non sarò più qui – ci ha detto – cercatemi negli occhi dei bambini poveri”. Per questo, ora che non è più con noi fisicamente, con il partito andiamo nelle comunità, amiamo risolvere i problemi, prenderli di petto, perché negli occhi del popolo ci sono quelli di Chávez.

Qual è il compito dei giovani in questo momento così difficile per il proceso bolivariano, quanto incidono i giovani quadri nelle decisioni politiche?

Il nostro compito è dare battaglia per la rivoluzione: casa per casa, con le radio, nelle piazze, informando e organizzando il popolo sulle ragioni e sulle responsabilità di questa complessa situazione, sulla natura della guerra non convenzionale scatenata contro il proceso bolivariano. Il nostro peggior nemico è la disinformazione e la gioventù sta giocando un ruolo importantissimo nella comunicazione. Siamo un popolo di guerrieri che non si lascia sottomettere. Siamo gli eredi del lancieri di Paez, dei Libertadores che cacciarono l’impero, con la coscienza che la libertà è l’unica via. Siamo giovani, ma abbiamo già fatto esperienza negli attacchi che la rivoluzione ha respinto. Chávez non ha arato nel mare. Ha lasciato un popolo cosciente e saggio e questa generazione, che lui chiamava la generazione d’oro perché sapeva che avremmo difeso la rivoluzione, non lo tradirà.

Quelli di Chávez sono stati gli anni dell’azzardo e dell’inventiva, come valuta quelli di oggi? Come valuta le decisioni prese dal governo Maduro con il piano di recupero economico? Pensa che ci sia il rischio di un ritorno indietro?

Come giovani, appoggiamo pienamente le misure varate dal presidente Nicolas Maduro.
Nel III Congresso della JPSUV, oltre 400 delegati, quadri giovani, hanno appoggiato il Piano di Recupero Crescita e Prosperità: perché sappiamo che cerca di stabilizzare l’economia, incentivare la produzione, dare maggior potere acquisitivo al popolo dopo il duro attacco che ha subito a causa della guerra economica. Sappiamo che la borghesia, l’imperialismo, non rimarranno a guardare e non possiamo lasciare solo il presidente. Ognuno deve fare la propria parte, a cominciare dal partito, per controllare il territorio, evitare che i commercianti speculino sul prezzo, accompagnare il popolo.
Durante le guarimbas, le destre hanno usato i giovani e distorto i loro simboli di rivolta per disorientare e confondere. Come avete contrastato quella strategia?
In quei periodi difficili abbiamo potuto vedere fino a che punto ha potuto spingersi la canaglia imperialista. La nostra battaglia, allora, è stata prima di tutto quella di resistere nella nostra trincea concreta e simbolica. L’ordine era quello di non cadere nelle provocazioni. Una nostra difesa avrebbe scatenato una guerra civile e la reazione dell’iperialismo. Invece non ci sono stati incidenti. Abbiamo informato con le reti sociali, con le radio comunitarie e alla fine quella parte di popolo che era stata confusa, si è resa conto di come stavano le cose.
I giovani che sono cresciuti in rivoluzione e che non hanno conosciuto la repressione della IV Repubblica sarebbero disposti a difendere il proceso bolivariano da un’aggressione armata? C’è questa consapevolezza?
Fra i giovani rivoluzionari, sì. Abbiamo piena coscienza di come agisce l’imperialismo Usa, ci stiamo preparando, siamo tutti miliziani disposti a dare la vita. Se l’impero commette l’errore di mettere i piedi sulla nostra terra, verrà umiliato e sconfitto. Siamo i discendenti di Zamora e dei Caribe, la tribù indigena più guerriera. Non ci lasciamo sottomettere. L’imperialismo andrebbe incontro a un nuovo Vietnam. Altri giovani, invece, non hanno consapevolezza della situazione. Ma il compito della gioventù del partito è quello di convincere, di andare casa per casa a spiegare quel che succede nei paesi capitalisti, cosa fa l’imperialismo ai paesi che non si sottomettono.

Durante la malattia di Chávez, le destre hanno diffuso ogni genere di speculazione, colpendo molte volte la sensibilità della famiglia e del suo popolo. Come hai vissuto quei mesi drammatici?

Abbiamo saputo che aveva un tumore come tutti: ascoltando il suo discorso poetico da Cuba. Mio padre viene e dice: c’è conferenza a reti unificate. Sapevamo che stava male ma non fino a quel punto.

Ricordo la faccia preoccupata di mio padre… E poi due anni di battaglia e i momenti in cui pensavamo che ce l’avrebbe fatta. Mio zio ha mandato a chiamare mio padre perché lo assistesse. Voleva un fratello vicino come assistente personale. Io vivevo a Caracas e ho vissuto momenti straordinari con lui, di tristezza ma anche di gioia. Siamo convinti che ce lo abbiano assassinato, tutti i migliori medici non si spiegano come quel tipo di tumore abbia potuto essere tanto aggressivo. In quei mesi, la destra manipolava l’informazione, si burlava di noi e del nostro dolore, ma tutto questo ci univa di più e ci rafforzava. Abbiamo imparato a conoscere di più questo popolo che lo ha accompagnato con una manifestazione gigantesca quando se n’è andato. Ero vicino al feretro, vedevo le donne che piangevano come se fosse il loro figlio, ringraziavano mia nonna, doña Elena. Chávez era di tutti, tutti i giovani come me sono suoi nipoti, sono i nipoti di doña Elena. Quando ha sentito arrivare la fine, Chávez ha voluto tornare a morire nel suo paese. Diceva sempre che il suo grande rimpianto era quello di non aver lasciato niente di scritto. Per questo, durante la veglia, Maduro è andato a portargli il Plan de la Patria dicendo: “Ecco il tuo Plan de la Patria, Comandante, quello che ci hai lasciato”. E quando usciremo vittoriosi da questa crisi, il popolo dirà: “Ecco, Comandante, questo è per te e grazie a te. Missione compiuta”. E ci abbracceremo.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_ricordi_del_giovane_chvez_intervista_a_hugo_rafael_chvez_tern/5694_26012/

Notizia del:

Venezuela 2017, quei giovanissimi pagati per uccidere

La strategia del caos e della tensione, gli omicidi attribuiti al governo anche quando le prove sono opposte. Nella piazza di Caracas il solito copione.
11 maggio 2017

di Geraldina Colotti.

Cronaca di sangue, anche ieri, in Venezuela. Sangue e non solo, perché è in pieno svolgimento anche la campagna “puputov” (molotov di escrementi), lanciata dalle destre contro il governo, e ripresa con enfasi dalle agenzie internazionali. 

Per conoscerne i dettagli, digitare in google immagini “puputov Venezuela”. 
Avvenenti vedette nazionali, spiegano come preparare la bomba di escrementi, raccolti nelle case e nelle scuole private, e come lanciarle sulla Guardia Nacional Bolivariana (Gnb), su chi non partecipa alle proteste e su quanti manifestano in sostegno al governo. 
 
 
Il momento è drammatico, ma la satira ci è andata a nozze: se la Dichiarazione di indipendenza degli Stati uniti mette al centro “la libertà e la ricerca della felicità”, il Venezuela caraibico di Simon Bolivar persegue “il massimo di felicità possibile”, e ai funerali piange ma balla e canta… “Se la fate così grossa, vuol dire che mangiate bene”, ha sintetizzato un vignettista evidentemente convinto che i principali problemi del paese siano determinati dalla “guerra economica” dei poteri forti, dallo stratosferico aumento dei prezzi e dall’accaparramento dei prodotti basici sussidiati dal governo.
Ha però perso la voglia di sorridere l’equipe della nota Tv privata Globovision, aggredita ieri dalle bombe di cui sopra rafforzate con pietre e pittura. La macchina ha sbandato, è finita contro un palo e gli occupanti hanno rischiato la vita. E’ successo nel quartiere di Altamira, nella parte agiata di Caracas, dove più forti sono le proteste delle destre. 
Attaccata anche una troupe del programma satirico Zurda Konducta (Vtv), mentre un cronista di Afp ha rischiato di essere bruciato vivo da un gruppo di incappucciati. Gli agenti lo hanno soccorso e salvato, ma le fotografie diffuse mostravano un giovane civile portato via da due divise per essere arrestato. Un altro episodio da mettere sul conto della “repressione”. L’agenzia ha poi presentato pubbliche scuse, ma nessuno le ha riprese. 
Un altro giornalista è morto, invece, a La Mercedes, sempre nell’est della capitale. Si chiamava Miguel Castillo e aveva 27 anni. Una biglia di ferro gli ha trapassato il cuore. Anche le istruzioni su come sparare proiettili casarecci con armi artigianali si trovano nei siti radicali di opposizione, e un fotografo di Reuters le ha mostrate già dal 1° maggio.
E’ morto così il giovane violinista Armando Canizales, 17 anni. Si è trovato sulla linea di tiro di un proiettile simile, diretto alla Gnb. La sua morte ha provocato la reazione del noto direttore d’orchestra Dudamel. Pressato da mesi dalla stampa internazionale (anche italiana) perché considerato vicino al chavismo, Dudamel ha finito per inviare da Los Angeles un comunicato “contro la repressione”.
Il deputato di opposizione Freddy Guevara ha dichiarato: “hanno ammazzato un ragazzo di 17 anni mentre Maduro ballava”, alludendo al programma televisivo del presidente. Le indagini e anche un’inchiesta del giornale spagnolo La Vanguardia (non certo favorevole al chavismo) hanno però messo in luce la diversa realtà.
In base alle testimonianze di manifestanti, è emersa la strategia delle destre radicali di provocare quanti più morti possibili da addebitare alla “dittatura”.
“C’è un gruppo legittimo di manifestanti ma purtroppo ci sono anche gruppi estremisti nelle proteste e mi risulta che l’opposizione li paghi, ne conosco alcuni. Il musicista lo hanno ucciso e poi l’opposizione ha detto che era stato il governo. C’è una manipolazione senza limiti, per i leader di opposizione, più giovani muoiono e meglio è”. Così ha detto alla Vanguardia Aarón Troconiz, 27 anni, studente dell’Università bolivariana di Caracas.
Denunciata anche la presenza di giovanissimi, “contrattati” per creare il caos.
Qualche artista ha fatto notare a Dudamel che, nonostante la crisi, i soldi per l’Orchestra e per i viaggi dei suoi musicisti non sono mai mancati, nonostante i rilievi di chi avrebbe voluto porre quelle risorse altrove. Le destre tornate in campo in America latina – come Temer in Brasile – hanno per prima cosa abolito il ministero della Cultura.
Nel Tachira sono stati arrestati anche dei poliziotti della Pnb, accusati di aver sparato a bruciapelo contro un giovane, però fuori dalla piazza a cui non sono preposti. L’opposizione ha protestato perché chi viene arrestato per le violenze può essere giudicato dai tribunali militari, rischiando una pena fino a vent’anni. Il governo ha risposto ricordando la legge che prevede il ricorso al tribunale militare in caso di attacco armato a funzionari di polizia. La Gbn non può portare armi, solo lacrimogeni e idranti.
In piazza, però, si verificano omicidi mirati da parte di chi ha evidentemente interesse a provocare il caos. E fa riflettere che anche un altro giovane, Juan Pernalete, sia rimasto ucciso come il violinista e sempre nella zona che dipende dal comune di Chacao, il cui sindaco, Ramon Muchacho, è un pasdaran della cacciata violenta di Maduro dal governo.
Ieri è stato ammazzato un moto-taxista (un militante chavista) ed è stato ferito il suo passeggero. Una sessantenne è rimasta gravemente ustionata dalle molotov. Dall’inizio degli scontri, sono stati uccisi cinque Gbn.
Maduro ha lanciato la proposta di un’Assemblea costituente, una richiesta avanzata anche dalle destre, che però ora la rifiutano e il parlamento a maggioranza di opposizione l’ha bocciata. Respinto da parte dei vescovi anche l’appello del papa alla pace.
Nonostante il chavismo abbia liberato 7 politici detenuti, come stabilito durante i colloqui di pace, le destre hanno rovesciato comunque il tavolo, forti dell’appoggio del presidente USA Donald Trump e del Segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro. Ieri, l’organizzazione internazionale, da cui Caracas ha deciso di uscire, ha nuovamente tentato di far fissare una riunione urgente sul Venezuela, ma i paesi progressisti latinoamericani l’hanno respinta. Per ora.

Questa immagine non proviene dalle barricate di Euromajdan a Kiev nel 2014, ma somiglia come se la rappresentazione muovesse dalla stessa regia.


Questo ragazzo è stato ucciso dopo aver tenuto un incontro filo-Maduro. L’hanno fatto passare per vittima del governo. Anche su Repubblica.it. Nessuna correzione successiva, naturalmente.