La Corte penale internazionale continua ad interferire in Libia, rigettato l’appello di Saif Al Islam Gheddafi

Il 9 marzo 2020, la Camera d’appello della Corte penale internazionale (“ICC” o “Corte”) ha confermato all’unanimità la ricevibilità della causa contro Saif Al-Islam Gheddafi dinanzi alla Corte e ha respinto il suo ricorso contro la Camera preliminare I decisione che respinge la sua contestazione sull’ammissibilità della presente causa.

La Camera di appello ha ricordato che la Corte è “complementare alle giurisdizioni penali nazionali”. Un caso è inammissibile quando una persona “è già stata processata” e nessuna persona “che è stata processata da un altro tribunale” per crimini sotto la giurisdizione della CPI deve essere processata dalla CPI in relazione allo stesso comportamento. Nel riesaminare la decisione della Camera di prova, la Camera di ricorso non ha riscontrato alcun errore e ha concordato con la sua interpretazione dello Statuto di Roma, indicando che la decisione emessa da una giurisdizione nazionale deve essere definitiva prima che un caso possa essere dichiarato irricevibile.

Dopo aver esaminato le osservazioni della Difesa, del Procuratore, delle vittime, del governo libico e di altri, la Camera di appello ha riscontrato che la Camera di prova non ha commesso errori nel concludere che la sentenza libica del 28 luglio 2015 contro Gheddafi è stata pronunciata in contumacia . Ciò è supportato anche dalle osservazioni del governo libico all’ICC. Pertanto, ai sensi della legge libica, la sentenza della Corte di Tripoli non può essere considerata definitiva. La Camera di appello ha inoltre concordato con la decisione della Camera di prova I che la legge libica n. 6 (2015) in materia di amnistia non è applicabile ai crimini per i quali il sig. Gheddafi è stato condannato dal tribunale di Tripoli. Di conseguenza, la Camera d’appello respinge l’appello di Gheddafi.

La Camera d’appello è composta dai giudici Cile Eboe-Osuji, Presidenti, Howard Morrison, Piotr Hofmański, Luz del Carmen Ibáñez Carranza e Solomy Balungi Bossa. Il giudice Eboe-Osuji e il giudice Bossa accolgono congiuntamente un’opinione separata. Il giudice Ibáñez Carranza, a tempo debito, presenterà un’opinione separata a questa sentenza, relativa alla questione delle amnistie e del diritto internazionale.

La Difesa di Gheddafi e il Consiglio Supremo delle Città e Tribù libiche, avevano precedentemente esortato la Corte a tornare ai principi fondanti della complementarità e a consentire agli Stati “il primato sui crimini insorti nella loro giurisdizione, chiedendo di non interferire con i processi interni fintanto che lo Stato interessato ha indagato, perseguito o ha processato il caso”. A tale proposito, hanno sostenuto che non è compito della Corte penale internazionale “sedersi in giudizio” davanti al tribunale nazionale, in quanto la Corte penale internazionale non è la Corte suprema della Libia. Continuando, hanno sostenuto che “qualsiasi interpretazione del regime di complementarità che impone a questa Corte di approfondire troppo la legge libica potrebbe forse vanificare lo scopo “in particolare perché un simile approccio costituirebbe un’intrusione indebita sulla” sovranità nazionale”.

Lo sceicco e dignitario Ali Abu Sbeha, capo del Consiglio delle Tribù del Fezzan, e la presidenza del Consiglio Supremo delle Tribù e delle Città libiche hanno dichiarato che “la decisione della Corte penale internazionale costituisce una violazione della sovranità libica perché la magistratura libica ha emesso una sentenza in materia, e Saif al-Islam è coperto dalla legge generale sull’amnistia”. Abu Sbeha ha espresso la sua netta condanna per la posizione del Governo di Accordo Nazionale (GNA) al riguardo, affermando che questo dovrebbe lavorare per riunire il popolo libico, in particolare considerando che Saif Al-Islam è estremamente popolare in Libia, chiedendo di superare le questioni in sospeso dal 2011 ed attivarsi per una reale riconciliazione nazionale che non può essere ostruita da organismi internazionali.

L’anziano ritiene che la posizione del Governo che oggi controlla solo parti di Tripoli e Misurata, lo rende ancora una volta un avversario del popolo libico, specialmente da quando il ministro della Giustizia dello stesso Governo aveva prosciolto da ogni accusa il figlio del rais.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/03/11/la-corte-penale-internazionale-continua-ad-interferire-in-libia-rigettato-lappello-di-gheddafi/

Saif Al Islam Gadhafi backs the Bani Walid tribal meeting.

A first step in a long journey to recovery in Libya? This is the message from a tribal meeting that is expected to help tone down the violence in the country.

In a message to WFTV, the organisers of the event says, “Ibn Libya Dr. Saif_Islam_Al-Qadhafi blesses the step of the consultative meeting held in Bani Walid.

“It is a Libyan among Libyan meeting on the land of Libya. Whatever its results, it is a step in the right direction and he wishes him success and rewards.”

Libyan tribal leaders are meeting in Bani Walid, Libya for the second day. They are discussing on their next move and how to appease the growing violence in Libya.

Gaddafi son backs tribal meet Libya

The organisers claim there will be important announcements made during the meeting.

There is no indication on the length of the meeting, but it is a rare occasion to see tribal leaders meet in Libya after the Muammar Gaddafi era.

The aim of the meeting, the organisers say, is to dampen the continuing crisis in the country.

FIRST STEP IN A LONG JOURNEY

“The is the first step in the long journey of a thousand miles towards regaining the dignity and sovereignty of the country.

“And we are blocking the road to external forces in this dialogue because we believe those who do not have the rights do not deserve to be heard,” says the message.

Libya is now a divided nation, with several armed factions fighting on a daily basis to gain control.

There is a ‘government’ recognised by the United Nation but it is not in control of most of the country.

The Libyan tribal areas are also not in the control of these forces.

Since the death of Muammar Gaddafi, Libya has been in chaos and descended in bloodshed.

Many among the tribal leaders were allies with the Gaddafi regime. They kept the country safe and peaceful while Muammar Gaddafi was running the country.

Source: http://wftv.live/gaddafis-son-tribal-meet/

More about the  meeting of the Libyan tribes: https://specialelibia.it/2020/01/29/bani-walid-la-riunione-delle-tribu-libiche-riassunta-in-6-punti/

Moussa Ibrahim: “Siamo contrari alla Conferenza di Berlino, è il gioco del caos”

Di Vanessa Tomassini.

Berlino – Tunisi, 19 gennaio 2019. Mentre vanno avanti proprio in queste ore i colloqui tra il premier del Governo libico di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, e il comandante in capo del Libyan National Army (LNA), Khalifa Haftar, con i capi di Stato e di Governo che li sostengono, abbiamo raggiunto Moussa Ibrahim, politico libico nominato Ministro dell’Informazione nel marzo 2011 da Muammar Gheddafi e portavoce delle forze pro-Gheddafi durante la guerra civile del 2011.

Comment of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokenperson in 2011, to Speciale Libia in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)

“Noi in Libia siamo contrari alla Conferenza di Berlino, perchè crediamo che sia solamente un gioco che l’Occidente sta portando avanti per prolungare la crisi in Libia. L’occidente fa sempre lo stesso gioco, introducendo il caos nel Paese attraverso l’invasione militare o le sanzioni economiche, o attraverso le pressioni politiche, o approfittando del conflitto religioso e tribale. L’occidente ha lavorato per anni per gestire questa crisi per salvare la sua agenda, di egemonia politica e sfruttamento economico. Potete pensare a quello che è accaduto in Iraq, Siria, Somalia, Venezuela e in Libia. E’ lo stesso gioco ovunque. Lo abbiamo chiamato il gioco del caos: introdurre il caos e gestire il caos”. Ha detto Moussa Ibrahim.

Il portavoce del Governo Gheddafi nel 2011 ha aggiunto che “La Conferenza di Berlino non è altro che una tecnica di gestione del caos. L’occidente ha avuto molte altre conferenze negli ultimi anni, in Cairo, in Palermo, a Ginevra, a Skhirat in Marocco. In queste occasioni l’occidente ha sempre proposto democrazia, diritti umani, pace, stabilità, sviluppo economico, ma non le hanno mai consegnate perchè il caos e la fragilità della Libia è ciò che l’occidente vuole. Perchè quando la Libia è debole allora l’occidente può depredare la sua ricchezza nazionale, cioè il gasolio. Può essere sicuro che la Libia non si solleverà mai contro i piani dell’occidente, come ha fatto Gheddafi e il suo Governo per decenni. Può essere sicuro che la liberazione delle correnti come il panifranismo, il panarabismo, che stavano fiorendo sotto Gheddafi per decenni, queste culture non accadranno più in Libia. Quindi l’occidente potrà usare la Libia per estendere la sua influenza nella regione nordafricana, nel bacino mediterraneo, nonchè nella regione africana, considerando che la Libia ha grandi influenze nella profondità del Continente africano”.

Moussa Ibrahim ha sottolineato inoltre, durante il nostro incontro, che “noi del Movimento verde di Resistenza in Libia non saremo soddisfati con questo gioco. La Conferenza di Berlino è solo un altro step in questa direzione caotica. Noi crediamo che la soluzione debba essere intra libica e condotta sul suolo libico, sotto la supervisione dell’Unione Africana perchè noi siamo africani e l’Unione Africana non ha queste agende imperialiste per la Libia. Noi crediamo che localmente in Libia ci sono istituzioni credibili che possono garantire una soluzione come il Libyan National Army, che ha già liberato la maggior parte del territorio libico e la Conferenza tribale che include la maggioranza delle tribù e delle città libiche. Noi abbiamo inoltre un grande numero di politici, la cui maggioranza è d’accordo sui termini di base della negoziazione e del dialogo. L’occidente sa che una soluzione interna è possibile ed ecco perchè sta cercando di prevenirla, prolungando la crisi intervenendo a Tripoli affinchè le milizie islamiste sopravvivvano all’attacco dell’esercito libico ed inventando queste conferenze per allontanare la soluzione e per fare in modo che le cosidette soluzioni arrivino dall’esterno. Noi, cara Vanessa, stiamo resistendo alla Conferenza di Berlino e rifiutiamo qualsiasi soluzione proposta, in quanto non sono proposte genuine e non rappresentano la volontà, le spirazioni e i bisogni del popolo libico”.

Per quanto concerne il ruolo dell’Italia, Moussa Ibrahim, ha dichiarato: “L’Italia è un’altra potenza europea in cerca della ricchezza nazionale libica, in cerca di influenza politica in Libia, e in cerca di competizione con altre potenze europee nell’area del Mediterraneo, inclusi il gas e la questione migratoria nel Mediterraneo. L’Italia ha deciso di stare, e questo è importante che il popolo italiano sappia, con le milizie islamiste, i terroristi veri, che terrorizzano il mondo, gli europei, ovunque, in qualsiasi città e continente e in Europa stessa. Perchè questo è il lato che stava perdendo la battaglia”.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/19/moussa-ibrahim-siamo-contrari-alla-conferenza-di-berlino-e-il-gioco-del-caos/?fbclid=IwAR0xnfx0zk-WyjCszCu_b0hq67HUt09zRFF_kOJ4I_a4B5YOKIE9AGZPsG4

Ad otto anni dall’assassinio di Muammar Gheddafi

Scritto da Enrico Vigna

20 OTTOBRE 2011 – 20 OTTOBRE 2019  –   Per NON dimenticare

 

“Il Colonnello Gheddafi e’ stato il piu’ grande combattente per la liberta’ dei popoli, del nostro tempo”. Nelson Mandela, un uomo che di liberta’…se ne intendeva!

Le sue ULTIME VOLONTA’

In nome di Dio clemente e misericordiosoQuesta è la mia volontà. Io, Muammar bin Mohammad bin Abdussalam bi Humayd bin Abu Manyar bin Humayd bin Nayil al Fuhsi Gaddafi, giuro che non c’è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo profeta, la pace sia con lui. Mi impegno a morire come un musulmano.

Se dovessi essere ucciso, vorrei:

Non essere lavato alla mia morte ed essere interrato secondo il rito islamico ed i suoi insegnamenti, con i vestiti che portavo al momento della mia morte. Essere sepolto nel cimitero di Sirte, a fianco della mia Famiglia e della mia Tribù. Vorrei che la mia famiglia, soprattutto donne e bambini, fossero trattati bene dopo la mia morte. Vorrei che il Popolo Libico salvaguardi la propria identità, le sue realizzazioni, la sua storia e l’immagine onorevole dei suoi antenati e dei suoi eroi, e che non sia intaccato nell’essenza di Uomini Liberi.

Il popolo libico non dovrebbe dimenticare i sacrifici delle persone libere e migliori. Invito i miei sostenitori a continuare la resistenza, e a combattere qualsiasi aggressore straniero della Libia, oggi, domani e sempre.

I popoli liberi del mondo devono sapere che avremmo potuto contrattare e svendere la nostra causa in cambio di una vita personale sicura e agiata. Abbiamo ricevuto molte offerte in questo senso, ma abbiamo scelto di essere al nostro posto, al fronte a combattere, come simboli del dovere e dell’onore. Anche se noi non vinceremo oggi, offriremo una lezione alle generazioni future perche’ esse possano vincere domani, perchè la scelta di proteggere la nazione è un onore e la sua svendita sarebbe il più grande tradimento, che la storia ricorderebbe per sempre.

Che sia trasmesso il mio saluto ad ogni membro della mia famiglia ed ai fedeli della Jamahiriya, nonché ai fedeli che ovunque nel mondo ci hanno sostenuti con il loro cuore.

Che la pace sia con voi tutti.         

Mouammar El Kadhafi          

Sirte, 17/10/2011

–  ( da BBC )  –

                                                                                                             

Muammar Gheddafi, Leader della Rivoluzione: un testamento storico e politico

“ In nome di Allah, il Benevolo, il Misericordioso …

 Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole, e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.

 Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan, anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà cercando di uccidere me, tolse la vita a quella povera ragazza innocente.

Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l’Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i Comitati Popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori che avevano bisogno di “democrazia” e “libertà”, senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.

Ma quelle parole piacevano, e non si resero mai conto che negli Stati Uniti, non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, nè l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l’elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.

Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.

Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato “capitalismo”, ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporation governano i paesi, governano il mondo, e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.

E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.

Non voglio morire, ma se succede per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.

 

Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l’Occidente e le sue ambizioni coloniali, e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.

Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale, e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all’Islam, presi poco per me.

In Occidente, alcuni mi hanno chiamato “pazzo”, “demente”, però conoscono la verità, ma continuano a mentire ; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi,                                           

Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011

 

(Tradotto dal Professor Sam Hamod – Information Clearing House)  –  5 aprile 2011

         

Libia: a otto anni dalla “liberazione”. Cosa ha portato la guerra della NATO?           

A otto anni dalla “liberazione” dal “regime” di Gheddafi, imposta dalla cosiddetta “ coalizione dei volonterosi” occidentale ( leggasi, al di là di retoriche e demagogie, paesi aggressori e NATO) può essere illuminante, per capire di quante menzogne e falsità mediatiche ci nutrono, fare un punto sulla situazione nel paese e sul livello di violenza e terrore nella realtà della vita quotidiana del popolo libico. Soprattutto può aiutare a riflettere sulle manipolazioni usate per fare le “guerre umanitarie” e per i diritti umani, e appurarne i risultati nel concreto della vita dei popoli.

Un paese in una situazione di caos generalizzato e caduto in una devastazione sociale che Gheddafi aveva predetto, scivolato inesorabilmente verso la guerra civile.
La Libia di oggi è un territorio senza più alcuna legalità, sprofondato in una logorante guerra civile, controllato da attori esterni. Questo a detta di osservatori  internazionali, esperti, giornalisti, testimoni sul campo e persino ONG come Human Right Watch, anche l’ONU negli ultimi rapporti redatti dalla sua missione in Libia (UNSMIL), ha denunciato l’uso sistematico della tortura, dello stupro, di omicidi, di indicibili e feroci atrocità perpetrate nelle prigioni e nei siti a disposizione delle milizie e delle bande criminali che controllano il paese, usati. Un paese teatro di una guerra tra un governo fantasma, quello di Al Sarraj, posizionato su una portaerei, stante l’insicurezza della capitale, e sostenuto da bande criminali jiahdiste che si sono insediate in alcune aree e non sono disposte a cedere i loro poteri banditeschi, e il governo di Tobruk in Cirenaica, guidato dal generale Haftar col suo Esercito Nazionale Libico e un governo laico, che da alcuni mesi ha circondato la capitale libica, ma ancora non è riuscito a spazzare via il governo tripolino, anche a causa del sostegno internazionale delle potenze occidentali che lo sostengono.

Ogni milizia ha creato una ”giustizia privata”, ogni gruppo di mercenari possiede una prigione privata dove rinchiudere e torturare i propri detenuti, oltre a sfruttare le risorse libiche di cui si sono impadronite.

Queste centinaia di piccole bande e milizie che gestiscono il potere anche solo su quartieri o piccoli villaggi rendono la vita alla popolazione un inferno. Infatti impongono leggi loro, vessazioni, tassazioni inique, violenze sistematiche. Si può immaginare la quotidianità e la vita dei civili e delle famiglie libiche.

Altrochè diritti umani, libertà o democrazia, l’unico obiettivo della NATO e dell’occidente era la distruzione della Jamahiriya araba, libica e socialista e del suo leader, non assoggettati agli interessi economici e militari occidentali; la loro vera colpa  era di cominciare a richiedere il pagamento del petrolio non più in dollari ma in oro; cercare di fondare una nuova moneta comune africana aurea, chiamata “Dinaro africano; oppure il finanziamento con i guadagni del petrolio libico, di un Fondo Monetario Africano, liberando così i paesi africani e poveri del mondo, dallo strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale? O forse la continua e intensa campagna gheddafiana che era intesa a rafforzare e consolidare sotto tutti gli aspetti ( politici, economici, militari e culturali) l’Unità Africana come strumento fondamentale di difesa e di emancipazione dei paesi africani?

 

Una vera e propria balcanizzazione e parcellizzazione della Libia, senza regole o leggi statali rispettate da alcuno, un paese dove non si è potuto varare neanche una Costituzione.

Dalle donne alla popolazione nera, dai lealisti della Jamahiriya ai cristiani, dagli stranieri ai non praticanti dell’islam più fondamentalista, tutti loro oggi in Libia sono perseguiti, vessati, possibili obiettivi di queste bande che hanno in mano la nuova Libia, sotto la copertura “legale” di governo fantasma. Ma tutto questo ormai non interessa più a nessuno, in primis a coloro che premevano sul governo italiano di allora, della assoluta necessità di intervenire per “liberare” il popolo libico, come in Afghanistan, in Iraq, in Jugoslavia, in Somalia, in Yemen, poi in Siria. Da buoni “grilli parlanti”, vivono tranquilli una vita al caldo, con internet, vacanze, crisi personali o psicologiche passeggere, qualche problema di denaro, mai abbastanza per loro vite agiate. Come mi disse una vecchia amica jugoslava: “ma perchè si occupano di noi, del nostro paese, dei nostri problemi, dei nostri governi…sono un problema nostro, non di intellettuali, giornalisti, politici o pacifisti italiani o occidentali. Forse non avete  problemi e cercate una occupazione?”.

Il 17 marzo 2011, il Consiglio di sicurezza, con la risoluzione 1973, aveva autorizzato la NATO ad intervenire “per proteggere i civili e le aree civili sotto minaccia di attacco in Libia.”

Misuriamo il successo della missione della NATO consultando i dati:

Nel 2010, sotto il “regime di Muammar al-Gaddafi” c’erano in Libia:
3.800.000 libici
2,5 milioni di lavoratori stranieri
6,3 milioni di abitanti.

Oggi,
1.900.000 di libici sono in esilio mentre ,
2,5 milioni di immigrati hanno lasciato il paese per sfuggire alle aggressioni razziste.
Sono rimaste circa 1,8 milioni di persone.  

Secondo il  Rapporto annuale Mondiale sulla schiavitù “ Slavery Global Index “, in Libia nel 2018  sono documentati  i casi di 48.000 persone che vivono come schiavi moderni nel paese, quasi 100.000 sono in una condizione di semi o probabile schiavitù. Secondo questo Rapporto oggi la Libia è classificata come il paese dove si ha la maggiore presenza di  “schiavitù” di tutto il  Nord Africa. Questo rapporto annuale è prodotto dalla “Walk Free Foundation” una fondazione antischiavista, che ha collocato la Libia al 68° posto in una lista di 162 paesi inclusi nello studio, che definisce anche la figura delle moderne figure di schiavitù di una popolazione. Essa assume molte forme ed è conosciuta con molti nomi, spiegano i responsabili del rapporto. “Sia che si tratti di traffico di esseri umani o di lavoro forzato, di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, le vittime della schiavitù moderna vedono negata la propria libertà e sono usati, controllati e sfruttati da un’altra persona o organizzazione a scopo di lucro, di sesso  o per l’esercizio del dominio o del potere

 

Ma in Libia, dopo oltre otto anni è ancora ben presente il fantasma di Gheddafi e le radici della Jamahiriya

Quando la NATO ha ucciso Gheddafi e occupato il paese nel 2011, speravano che il potere socialista della Jamahiriya che l’aveva guidata sarebbe morto e sepolto. Una speranza che presto sarebbe stata smantellata.
Ci sono stati diversi momenti durante la distruzione della Libia da parte della NATO che avrebbero dovuto coronare simbolicamente la supremazia occidentale sulla Libia e le sue istituzioni e, di conseguenza, su tutti i popoli africani e arabi: ad esempio la “caduta di Tripoli” nel mese di agosto 2011. Cameron e Sarkozy facevano discorsi di vittoria il mese successivo; il linciaggio di Muammar Gheddafi è venuta subito dopo. Oltre a questo, la condanna a morte che fu emessa contro il figlio di Gheddafi,  Saif al-Gheddafi nel 2015. Ma questa mossa è rimasta insoluta, dopo che Saif era stato catturato dalla milizia di  Zintan, poco dopo che suo padre e suo fratello erano stati uccisi dagli squadroni della morte della NATO alla fine del 2011. Ma il 12 aprile 2016 Saif fu liberato in conformità con una legge di amnistia approvata dal parlamento di Tobruk l’anno precedente. E da allora Saif al Gheddafi, successore politico designato di Muammar Gheddafi e riconosciuto da tutte le grandi Tribù libiche come un leader in grado di ricomporre e unire la Libia e far cessare l’occupazione straniera e la guerra civile, compito al quale da allora si è dedicato, girando in clandestinità le varie regioni libiche per ottenere il mandato di guidare una nuova Libia, riscattando questa realtà di oggi devastata e cruenta.
La cosa più importante circa la sua liberazione, favorita e possibile grazie al generale Haftar, e (questo è innegabile e non va nascosto) al di là di tutte le altre contraddizioni rappresentate dal capo dell’ENL, è quello che essa rappresenta: il riconoscimento, da parte delle nuove autorità elette della Libia, che non c’è futuro per la Libia senza il coinvolgimento del movimento della Jamahiriya e dei suoi legami profondi nella popolazione libica. E infatti se ci saranno future elezioni Saif si è già detto disposto a presentarsi alle elezioni.

 

 

Noi non ci arrenderemo. Noi vinceremo o moriremo, perché questa non è la fine! Voi ci combatterete, ma dovrete combattere anche le nostre future generazioni,fino a che la Libia non sarà libera!     

A cura di Enrico Vigna /CIVG

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1628:ad-otto-anni-dall-assassinio-di-muammar-gheddafi&catid=2:non-categorizzato

Libia: da Gheddafi a “15.000 milizie”

Risultati immagini per Saif al Islam Gheddafi immagini
Foto: Newsweek (da Google)

Nel memorandum 1) sulla Libia in merito alle politiche di disinformazione dell’Occidente sullo stato e sull’esercito libico, prima e durante la guerra d’aggressione scatenata dalla Nato e soci a partire dal marzo del 2011, Saif al Islam Khaddafi calcola che siano operanti allo stato attuale circa 15.000 milizie, gran parte delle quali ben armate e ben addestrate.
Il figlio di Gheddafi 2) non cita, perché presumibilmente lo da per scontato. la penetrazione di truppe d’invasione statunitensi, inglesi, francesi, italiane (trecento, di cui cento paracadusti della Folgore). E non cita la “rinascita” del terrorismo jihadista in particolare a Sirte e a Bengasi in seguito al ritorno dalla Siria degli oppositori più o meno democratici al governo di Assad (terrorismo che suo padre e il regime della Giamahiria aveva saputo contenere).

Lo stato considerato “fallito” da uomini di grande spessore morale come Giorgio Napolitano, oltre che dalle sinistre umanitarie e pacifiste, desiderose di bombardare e di uccidere, ora è realmente “fallito”, o , detto meglio, si trova nella condizione ideale perché gli avvoltoi dell’Occidente imperiale e i tagliagole locali possano disporne a loro piacimento.

Il caos allarma coloro che l’hanno creato perché è andato ben oltre quello preventivato. In tali condizioni è difficile infatti avviare in sicurezza la produzione di petrolio e gas e difendere gli oleodotti e i gasdotti. Ricorrere alle milizie costituite da bande di mercenari per la protezione degli impianti e delle infrastrutture diventa irrinunciabile.
Da qui i grandi sforzi che i carnefici della Libia stanno compiendo per approdare alla unificazione politica e giuridica del grande Paese africano. Dopo gli incontri a Madrid e Ginevra sotto gli auspici dell’ONU, si è registrato a Shkirat, cittadina del Marocco, tra Casablanca e Rabat, un accordo 3) che è stato ritenuto dalle parti importante e positivo. Ma gli entusiasmi son durati ben poco.
L’accordo prevedeva che il parlamento di Tobruk conservasse la maggioranza dei suoi membri e accogliesse al suo interno quaranta rappresentanti del parlamento di Tripoli, diventando in tal modo il parlamento ufficiale della Libia. Il premierato del governo di unità nazionale sarebbe spettato a Fayez Al Serray, pedina farsesca dell’Occidente, arrivato dal mare a Tripoli con la protezione armata delle navi dell’Impero e talmente amato dai suoi connazionali che solo dopo alcuni mesi è riuscito ad insediarsi a Tripoli.
L’accordo non è stato gradito né a Tripoli né a Tobruk.
L’Occidente imperiale sembra sostenere il debole governo di Tripoli, più facilmente manipolabile (l’Italia è particolarmente interessata, con l’ineffabile Minniti, alla regolazione dei flussi immigratori anche con strumenti di detenzione criminale), 4) sebbene il fronte presenti vistose smagliature con la Francia che “tratta” con Haftar, mentre gli stessi Stati Uniti sembrano avvicinarsi all’uomo forte di Tobruk, il feldmaresciallo Haftar che a sua volta gode dell’appoggio della Russia, dell’Egitto,degli  Emirati Arabi.
In un articolo 5) avevo affermato che Haftar sembrava avviato verso il controllo pieno della LIbia. Certamente ha saputo conquistare, ponendola sotto il controllo del governo di Tobruk la ricchissima “Mezzaluna del petrolio”6), situata tra Bengasi e Sirte ma è anche vero che la sua marcia si è rallentata in Tripolitania. Infatti, in appoggio all’intervento militare del generale Usama Juwahili, comandante della zona militare occidentale contro bande di fuorilegge7), le Brigate di Zintan e la Brigata rivoluzionaria di Tripoli alleate un tempo a Khalifa Haftar, seppure indipendenti, hanno attaccato l’esercito nazionale libico (LNA), costretto ad abbandonare la sua posizione.
La Tripolitania sembra perduta per il momento per il feldmaresciallo Haftar, mentre si profilano nell’area nuove alleanze. Al servizio di Al-Serray ? Al momento è difficile fare previsioni.
In tale contesto non va trascurata la presenza e l’azione politica dei Gheddafiani e in particolare della figura di Sail-Al-Khaddafi, personalità di alto prestigio, già a suo tempo considerato l’architeto di una nuova Libia, capace di “parlare” con le tante tribù della sua terra e proporre una politica di unificazione. A suo vantaggio va ricordato il rapporto politico favorevole, lui e la sua gente, con Khalifa Haftar
NOTE
1) Saif al-Islam Khaddafi ” Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato Guida ed Esercito” in “Voltaire” 30/10/17
2) Saif al-Islam Khaddafi è attualmente perseguito dalla Corte Penale internazionale, indecemente gestito dall’Occidente imperiale, per “presunti” crimini contro l’umanità. Richiesto l’arresto del figlio di Muammar Gheddafi alle autorità giudiziarie locali
3) Il Post “Cosa rimane della Libia” 1/12/17
4) Amnesty international ” Libia: i governi europei complici di torture e violenze” 12/12/17
5) A. B. ” Haftar si avvia…” in Cagliaripad e in l’Interferenza 5/8/17
6) Il post, art. cit. 1/12/17
7) Andrey Akulov ” Eventi recenti in Libia: una sfida…” In “The Saker Italia”

Preso da: http://www.linterferenza.info/esteri/libia-gheddafi-15-000-milizie/

Libia. 7 anni dopo la RATSvoluzione Macron parla di “errore”: cosa ne pensa il cugino di Gheddafi

di Vanessa Tomassini
Popolo di Bengasi, abbiamo in costruzione 500mila unità abitative, abbiamo 7 nuove università, 7 nuovi aeroporti sui quali è iniziata la costruzione. Fratelli ci sono più di 200 miliardi di dollari di progetti in gioco. Ricordate le mie parole, non saranno finiti, saranno distrutti!”.
I media occidentali e i soliti esperti da salotto hanno definito nel 2011 queste parole di Saif al-Islam Gheddafi le solite minacce di un leader che non aveva via di uscita, ma a riascoltare il discorso del figlio del rais oggi più che minacce sembrano delle vere e proprie rivelazioni. Mentre le Nazioni Unite e la comunità internazionale continuano a spingere per le elezioni, nel paese nordafricano aumentano scontri tra milizie, esplosioni di autobombe, attacchi terroristici, rapimenti e insicurezza. Se il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, sabato scorso ha definito l’intervento militare in Libia “un grande errore”, un esponente politico libico della Camera dei Rappresentanti del popolo Tawergha – che ancora non riesce a far ritorno nella sua città – ha definito la Rivoluzione di Febbraio, “un disastro”, scatenando diverse e contrastanti reazioni. Ma come dargli torto?

La verità la dimostrano i fatti che si stanno verificando in Libia ogni giorno, che confermano che quanto accaduto è un complotto tra Obama, il Parlamento britannico e Berlusconi che ha seguito il governo francese; sono gli stessi leader che hanno predisposto i missili della Nato ad ammetterlo ora. Lo hanno confessato gli stessi leader che oggi sono fuggiti lasciando la Libia nel doloroso risultato di carceri, uccisioni, distruzione, saccheggi e la situazione degli sfollati. Gli stessi leader politivi hanno trasformato il paese in un punto focale per terrorismo e gruppi criminali organizzati, che sfruttano il contrabbando e la vendita di esseri umani”.
A dirci queste parole amare è il cugino del rais, Ahmed Gaddaf Addam, il maggiore esponente del passato regime a fianco di Muhammar Gheddafi per oltre mezzo secolo, che abbiamo abbiamo imparato a conoscere in precedenti occasioni. L’ex generale ci risponde così quanto gli chiediamo se l’allora presidente Silvio Berlusconi abbia sbagliato a seguire Francia e Stati Uniti, sottolineando che “sono tutti questi risultati a rispondere a questo interrogativo. Il presidente Berlusconi ha ammesso la sua cospirazione che ha messo a rischio i suoi distinti rapporti con la Libia e la storica convenzione firmata con Gheddafi (Trattato di Bengasi del 2008 ndr.) per compensare gli orrori della dolorosa storia del colonialismo”.
– Gheddafi diceva che l’occidente non conosce il significato della parola amicizia, lo pensa anche lei?
Gheddafi ha sempre stretto relazioni con l’occidente, nonostante il passato coloniale lo portasse a pensare che l’occidente non conoscesse l’amicizia e il rispetto per gli altri, considerandoli schiavi o nemici e questo è stato effettivamente confermato se analizziamo i fatti. Quando la Nato nel 2011 ha deciso di attaccare la Libia, avevamo accordi di strategie con l’Italia, con il Regno Unito e la Francia, accordi che sono andati persi nella distruzione, facendo evaporare centinaia di milioni di progetti e compagnie che lavoravano in Libia, trasformata in un luogo di minaccia alla sicurezza dell’area del Mediterraneo, di diffusione di criminalità e terrorismo verso l’Europa. Spero che questo serva da lezione per il futuro”.
– Di recente è stato pubblicato un libro in francese che svela un “segreto tra Sarkozy e Gheddafi”, ne sa qualcosa? Ci sono altre cose non dette sulla Rivoluzione di Febbraio?
Sono state pubblicate una serie di bugie a partire dal 2011, come parte di una campagna psicologica contro i libici e per convincere l’opinione pubblica occidentale che l’azione contro la Libia tutelasse i loro interessi. Questa deliberata campagna fu accompagnata dall’attacco di flotte, aerei e decine di migliaia di soldati e mercenari che parteciparono alla distruzione della Libia. Il governo libico non aveva segreti e tutto quello che avevamo era un annuncio. Gheddafi era chiaro e non nascondeva né armi né complotti. Sarkozy e la sua amministrazione volevano accrescere il peso della Francia in Africa per ostacolare i nostri sforzi di trasformare il continente in un’unica entità che porta il nome degli Stati Uniti d’Africa. Penso che sia stata proprio questa la ragione principale per l’uccisione di Gheddafi, per distruggere il sogno degli africani, che comunque non smetteranno di inseguire e di portare questo stendardo che rappresenta la voglia di vita per l’Africa”.
– Allo scoppiare della rivoluzione abbiamo visto tanti esponenti politici del regime abbracciarla. Se li ricorda? Che fine hanno fatto?
Quanto accaduto in Libia non è stato per opera di rivoluzionari, ma di leader che sono stati supportati dall’intelligence occidentale come al-Muqarif, Zidane ed altri. La loro missione è finita e sono tornati da dove sono venuti, lasciando la Libia in una guerra devastante. Sette anni dopo non abbiamo visto ancora alcuna scusa o indagine reale in Libia. Sono serio riguardo ai politici e cerco di correggere le loro politiche, ma ripetono costantemente gli stessi errori. Condivido i suoi dubbi e il fatto che si meravigli: dov’è la libertà? Dove sono i diritti umani? Dov’è finita la decantata democrazia in Libia? Non sentiamo più nulla a riguardo, ma si continua a cercare di legittimare la menzogna, si continua a dialogare con questi criminali e a proteggerli sfortunatamente. Nonostante le manomissioni e le distruzioni che hanno afflitto la nostra gente durante questi sette anni, si continua a cercare di convertirli per soddisfare i loro crimini internazionali e quel che è più grave viene fornito loro supporto politico e militare, minacciando il futuro delle relazioni tra la Libia e questi paesi”.

-Veniamo a suo nipote. Saif al-Islam Gheddafi rappresenta oggi più che mai una speranza per molti libici per uscire da questa situazione di caos, tuttavia qualcuno lo accusa che è colpa sua se la Libia ha fatto questa fine, per aver liberato gli islamisti dalle carceri del padre. È andata davvero così?
La cosa ha aiutato Saif al-Islam nella sua assemblea, ma la decisione è stata richiesta dal suo paese, promettendo di fermare il terrorismo e di non usare le armi per otto mesi, durante i quali è stata lanciata la guerra in Libia. Senza questo non ci sarebbe stato il sostegno per la caduta del regime di Gheddafi in Libia. Guardi, la maggioranza del popolo libico è ancora responsabile della sicurezza, della legalità, della dignità e del rispetto e quindi, nonostante tutto, l’occidente ha il dovere di armarli e fornire loro supporto militare, logistico e aereo”.
– Ci parla con suo nipote? Siamo sicuri che Saif leggerà questa intervista? Cosa vorrebbe dirgli?
Non vi può essere alcun contatto diretto in quanto Saif è ancora soggetto a molte restrizioni e sanzioni internazionali, ma non c’è alcun motivo o giustificazione e penso che la revoca delle restrizioni su di lui contribuirà al progetto di dialogo e pace. Purtroppo Saif come tutti i prigionieri politici soffre doppiamente non solo per la condanna internazionale, ma soprattutto per il fatto che la sua patria sta bruciando e viene sparso altro sangue. Per questo facciamo nuovamente appello alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale affinchè queste restrizioni vengano sollevate. Oggi dobbiamo parlare di un nuovo Stato per tutti i libici. L’amnistia, un governo neutrale e le elezioni sono sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Serve una bandiera bianca, il ritorno degli sfollati, il rilascio di tutti i prigionieri del passato regime, il ritorno dell’esercito, della polizia e della magistratura, solo così si potrà costruire un nuovo Stato. Invito i paesi occidentali a correggere i loro errori aiutandoci, e questo è ciò che cerchiamo di fare con gli avversari di ieri. Quello che stiamo vedendo è che il conflitto non è più per il potere decisionale, ma per salvare una patria di cui siamo tutti partner. Dolo così la Libia tornerà ad essere un’oasi di pace”.

Preso da: http://www.notiziegeopolitiche.net/libia-7-anni-dopo-la-rivoluzione-macron-parla-di-errore-cosa-ne-pensa-il-cugino-di-gheddafi/

Saif Gheddafi: I crimini atroci contro il popolo libico//The atrocious crimes against the Libyan people



Saif è uno dei figli superstiti del colonnello Mu’ammar Gheddafi, Guida e Comandante della Rivoluzione della Libia. Quando Gheddafi prese il potere, instaurò dapprima una dittatura militare, poi si avvicinò al socialismo arabo ispirato da Gamāl ʿAbd al-Nāṣir Ḥusayn, politico, militare e Presidente della Repubblica egiziana.


Da sinistra Mu’ammar Gheddafi, Gamal Abd el-Nasser, Hafez al-Assad

Profondamente influenzato da Nasser [in arabo Nāṣir NDR], Gheddafi proclamò la “Repubblica delle Masse”, già teorizzata nel “Libro Verde” che, rifiutava sia il capitalismo che la lotta di classe, a favore di un socialismo identitario. L’idea della Repubblica socialista araba, laica e anti-capitalista, rivoluzionò il mondo musulmano, coinvolgendo Siria, Egitto, Libia: per decenni, la via araba al socialismo, fu un arginare contro l’oscurantismo estremista islamico.
Da quando è stato liberato, Saif Gheddafi continua a lanciare accuse contro la NATO, l’Occidente, terroristi e Salafiti che hanno distrutto la Libia. Saif è il figlio più intellettualmente preparato del colonnello Gheddafi e sfruttando l’impegno occidentale a democratizzare la Libia, sta tornando in politica nel suo paese e preparando una battaglia, un J’Accuse contro l’ipocrisia dell’Occidente, della NATO e soprattutto della Corte internazionale di giustizia, organo giudiziario delle Nazioni Unite con sede nel Palazzo della Pace dell’Aia nei Paesi Bassi.
Il memorandum si compone di tre sezioni, nella prima parte Saif fa luce sui disordini in Libia del febbraio 2011, manifestazioni infiltrate da agitatori jihadisti dell’LIFG, Libyan Islamic Fighting Group. Il LIFG è un’organizzazione terroristica fondata negli anni ottanta del XX secolo, volontari e mercenari mujaheddin libici, utilizzati dalla CIA nella guerra d’Afghanistan in chiave anti-Sovietica. Sarebbe interessante indagare sul ruolo di questi terroristi infiltrati nelle manifestazioni, unitamente alla campagna mediatica propagandistica distorta da CIA, NATO e dai francesi.

Terroristi del Libyan Islamic Fighting Group, LIFG

Infatti le manifestazioni in Libia furono: “…dirottate da elementi che facevano parte di gruppi jihadisti, come il Gruppo di Combattenti Islamici Libici ( Libyan Islamic Fighting Group, LIFG). Questi attaccarono le stazioni di polizia e le caserme dell’esercito di Derna, Benghazi, Misratah e Al-Zawayh, in modo da accumulare armi da utilizzare poi nella loro guerra pianificata contro il Governo legittimo. Questi eventi furono accompagnati da una macchina propagandistica lanciata da Al-Jazeera, BBC, France 24 e altri, i quali incoraggiavano il popolo libico a combattere contro la polizia di stato, la quale stava invece cercando di protegger le strutture governative e le proprietà dei civili dagli attacchi e dai saccheggi”.

Se poi si volesse indagare sulle Primavere Arabe, per coincidenza, noi siamo contro le fake news, Malik Obama, fratello dell’ex presidente Statunitense, è leader dei salafiti.

Ovviamente i nostri media manipolati ad arte, addossavano al colonnello Gheddafi la responsabilità dei massacri, nonostante le fonti indipendenti insistessero sul fatto che dietro vi fossero terroristi e salafiti. Riguardo ai presunti massacri attribuiti al governo, Saif Al-Islam possiede la prove che discolpano l’esercito libico dai massacri e paragona la situazione in Libia simile a quella in Iraq nel 2003, con false prove fabbricate ad hoc dagli USA.
Il figlio del colonnello Gheddafi presenta un parallelo tra Libia e l’Iraq, sostenendo che, come il Governo statunitense, inglese e australiano crearono false prove per giustificare l’intervento in Iraq, allo stesso modo sono state inventate prove contro il Governo Libico per giustificare l’intervento della NATO. L’occidente, con la scusa della stabilità, prosperità e di voler portare il Paese alla democrazia, è intervenuto in Libia basandosi su prove fittizie. In una seconda parte, Saif denuncia la negligenza della Corte di Giustizia internazionale, poiché come sempre, adotta metri di giudizio diversi, in parole povere: potente coi deboli e debole coi potenti!
Dunque l’Alta corte è stata intransigente contro Gheddafi, ma cieca sull’operato della NATO.
Nella terza parte del memorandum Saif Gheddafi accusa la NATO, per i suoi attacchi aerei che hanno raso al suolo intere città e massacrato la popolazione civile. Un’accusa pesante contro la negligenza della Corte di Giustizia Internazionale e all’Alleanza Atlantica, responsabile di massacri e barbarie in combutta con i terroristi locali e i salafiti infiltrati.

Il documento ha un peso talmente importante, che i nostri media lo hanno oscurato, e alle accuse gravissime, la Corte di Giustizia, organismo tanto importante quanto pilotato, dovrà rispondere. È una richiesta d’aiuto da parte di Saif Al-Islam che vuole ricostruire il suo Paese, un’accusa e nel contempo è una richiesta d’appoggio.
In base al memorandum di Saif Gheddafi, la Corte penale internazionale è un elemento essenziale delle Nazioni Unite e della NATO, uno strumento politico atto a giustificare o coprire i loro crimini di guerra. Le violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita e simili non vengono mai denunciate, nel caso di Jugoslavia, Iraq, Siria, Libia, i diritti umani vengono utilizzati al solo di ottenere vantaggi in termini di politica energetica. L’attacco alla Libia era volto ad appropriarsi del petrolio di Muammar al-Gheddafi, fregandosene delle disastrose conseguenze per il paese.
Luciano Bonazzi

Preso da: http://lucianobonazzi.altervista.org/saif-gheddafi-crimini-atroci-popolo-libico-the-atrocious-crimes-against-the-libyan-people/

Libia: non solo petrolio e gas da depredare. La presunta tratta di schiavi copre altro?

(di Andrea Cucco)

 

23/11/17
Sulle macerie delle istituzioni libiche si stanno abbattendo diverse campagne mediatiche. Da vecchi e rodati lettori di Difesa Online, concorderete che nemmeno quattro manifestanti con una bandiera o un cartello si attivano “spontaneamente”…
L’ultimo caso che sta interessando da giorni la Libia riguarda una presunta “tratta di schiavi”: un commercio inaccettabile per qualsiasi essere umano.
Sull’attendibilità e fondatezza del caso alcuni lettori d’oltremare hanno già sollevato dubbi e perplessità (leggi la lettera a Difesa Online).
Ma a cosa mai potrebbe portare un attacco sul piano umanitario in un Paese già devastato, un failed state?

Proviamo a riflettere.
La prossima primavera in Libia, dopo anni di retorica, si terranno elezioni. Dopo oltre un lustro di sostanziale anarchia, potrebbe vedere la luce un governo nazionale effettivo. Diciamo “potrebbe” perché dopo il clamoroso broglio delle elezioni afghane (v.articolo), tutto è possibile anche – ma andrebbe detto “soprattutto” – in presenza di peacekeepers stranieri. Ed in fondo noi italiani figli e nipoti del referendum del ’46 cosa vogliamo insegnare agli altri?
I futuri protagonisti (lo sosteniamo controcorrente da tempo) saranno il generale Haftar e Saif al-Islam Mu’ammar Gheddafi, il secondogenito del deposto (e assassinato) raìs. Il primo per la forza militare e la credibilità acquisita in anni, anzi decenni, di contatti internazionali (oltre al recente cambio di partito al governo negli States…), il secondo per il semplice motivo che se nel nostro dopoguerra ci avessero ridotti come l’odierna Libia (al posto di far decollare la nostra economia, v. Piano Marshall) dopo pochi anni avremmo reindossato tutti il Fez. E solo chi fa qualche centinaio di metri dalla nostra ambasciata di Tripoli sa quanto la nostalgia del passato sia oramai forte ed inesorabile.
Dunque, fra sei mesi la Libia rischia seriamente di tornare ai libici. E con lei il controllo delle risorse. Gli accordi ufficiali ed ufficiosi con autorità fantoccio o con capi locali varranno ancora?
Siamo al punto. Da qualche tempo la Francia sta estraendo oro da ricchi giacimenti 70 chilometri a sud di Sebha, nel Fezzan. Senza troppa pubblicità. Un’area ricca anche di uranio…
“Famiglie” di Sebha sarebbero state da tempo corteggiate dai “cugini” con doni e concessione di cittadinanze europee in cambio della mano libera all’estrazione. Simili dinamiche sarebbero avvenute anche oltreconfine in Chad e Niger. Guarda caso proprio il presidente nigerino starebbe assecondando l’attacco mediatico contro la Libia… (v.articolo)
La presenza di riserve auree nel sud del Paese è poco nota ma reale (leggi). Un tema che nel recente passato non è passato inosservato secondo alcuni analisti… (v.articolo)
Quel che nessuno sembra essersi finora chiesto è se la campagna in corso contro l’intollerabile “tratta di schiavi” non abbia un secondo fine?
Dalla Libia ci giungono testimonianze di elicotteri da carico che fanno la spola tra una base militare francese non lontana dai giacimenti (inaccessibile agli stessi libici) ed i confini meridionali del Paese…
Secondo voi, in caso di intervento e relativo mandato dell’ONU – perché è questo evidentemente che si vuol provocare – a quale Paese apparterranno i caschi blu inviati nel Fezzan?

A Parigi il 9 settembre 2017 si è tenuta una “giornata in sostegno di Saif al-Islam Gheddafi”

 

 

Lotta dei popoli, unità antimperialista, 11 settembre 2017
È al celebre Teatro della Mano d’Oro di Parigi che sabato 9 settembre si è tenuta una “giornata in sostegno di Saif al-Islam Gheddafi” organizzata dal Comitato Rivoluzionario Internazionale, che difende la continuità politica della Jamahiriya (“stato delle masse”) libica, e dal gruppo militante parigino di LEIA NAZIUNALE. Nell’aprile del 2017 Saif al-Islam Gheddafi è stato eletto Guida della Jamahiriya dal Consiglio Supremo delle Tribù e delle Città. Fra gli invitati e i partecipanti a questa riunione antimperialista vi erano la Federazione dei Siriani di Francia, la rete Voltaire e dei militanti panafricani (pro-Gbabo).
La caduta della Jamahiriya e l’assassinio del colonnello Gheddafi in seguito all’aggressione della Libia architettata da una coalizione costituita da occidente e fondamentalisti islamici, e in seguito il tentativo di smembramento della Siria nazionalista da parte dei medesimi responsabili, hanno avuto per l’Europa delle ripercussioni di una gravità estrema: un’onda di terrorismo islamico senza precedenti e un cataclisma migratorio che minano la sopravvivenza stessa dei popoli europei. La Libia è da diversi anni ormai abbandonata al caos, al terrore delle milizie jihadiste e al traffico di migranti organizzato in collaborazione con le ONG occidentali, l’Unione Europea e le mafie operative in ogni angolo del Mediterraneo.

Ma la Jamahiriya e i suoi principi di emancipazione sono sempre vivi nel cuore del popolo libico e, nonostante l’insurrezione generale non sia ancora stata realizzata, le forze anti-islamiste guadagnano terreno in tutto il paese.
Il portavoce di LEIA NAZIUNALE Vincent Perfetti ha articolato il suo discorso e i suoi interventi intorno al tema del Nemico Globale al di là delle contingenze specifiche. Il Nemico Globale è chiamato da alcuni il Sistema, da altri il Nuovo Ordine Mondiale, ed è definito il Leviatano dagli iniziati alle teorie geopolitiche e metafisiche. Tale entità polimorfa è votata alla distruzione di tutte le identità, di tutte le nazioni, di tutte le trascendenze. Il suo obiettivo è l’instaurazione di una sottoumanità indifferenziata, ridotta in schiavitù dalle oligarchie finanziarie. Il sistema che fabbrica i Sarkozy, i Cameron, i Merkel e i Macron genera anche, in maniera più occulta, i Bin Laden e i Daesh. Tutte queste creature agiscono in sincronia le une con le altre con l’obiettivo di distruggere i medesimi bersagli, dalla Libia alla Russia passando per l’Europa e la Siria.
Vincent Perfetti ha sottolineato l’opposizione del popolo corso alle operazioni terroriste perpetrate dalla NATO sul territorio nazionale (base militare di Solenzara) ai danni della Serbia (1999) e della Libia (2011), ponendo l’accento sulla posizione tradizionalmente antimperialista del nazionalismo corso. Il nostro ospite ha insistito sulla necessità del rafforzamento e dello sviluppo delle reti operative di resistenza alle forze mondialiste in nome di una lotta unitaria per un mondo multipolare, differenziato e improntato all’aspirazione verso la trascendenza.
Il signor Perfetti ha poi manifestato la solidarietà di tutto lo schieramento antimondialista a Kemi Seba, capofila del panafricanismo francofono, militante del ritorno in patria degli immigrati e dello sviluppo separato e indipendente delle civilizzazioni, attualmente perseguitato dalla Repubblica Francese e dai suoi valletti africani.
È vitale che tutte le resistenze imparino a conoscersi, a collaborare, a organizzarsi in maniera solidale, a raggrupparsi sotto l’egida di una forma di internazionale antimondialista che funga da “polmone alternativo”. È soltanto in questa ottica che le lotte dei popoli storici d’Europa e le loro aspirazioni nazionaliste possono costituirsi in maniera compiuta; altrimenti, le lotte verranno neutralizzate e i popoli diluiti in masse anonime e sradicate.
Gli interventi che hanno incorniciato i dibattiti e il lavoro dei partecipanti sono stati apprezzati da tutti. Alti appuntamenti simili sono previsti per i mesi seguenti in tutta Europa. LEIA NATIUNAL rappresenta una concezione globale e ideologica della lotta nazionale corsa e persegue l’obiettivo di una secessione mentale e politica da un sistema che condanna a morte il nostro popolo.

Libia, quell’ “errore” della Francia da cui non siamo più usciti

Le parole del figlio di Gheddafi ricordano lo sbaglio del 2011. Appoggiando la linea Sarkozy, abbiamo stravolto un equilibrio frutto di anni di accordi

5 agosto 2017

Da quella tragedia non siamo ancora usciti. La Francia aveva deciso in modo unilaterale di far partire i suoi caccia-bombardieri per abbattere Gheddafi. La colpa del Colonnello era stata quella di allearsi all’Italia, di stringere con Berlusconi un patto d’amicizia che superava addirittura il contenzioso coloniale (cosa che alla Francia non è mai riuscita con la sua ex colonia più importante, l’Algeria).
Sarkozy non aveva neanche messo in allarme i suoi presunti alleati, li aveva fatti trovare di fronte al fatto compiuto. Un gesto da grandeur che sarebbe costato anni, forse decenni di instabilità nel Nord Africa e un esodo migratorio di grande portata, capace di destabilizzare l’area e foriero di conseguenze geo-strategiche tutte da vedere.

Il ruolo di Berlusconi

Berlusconi sapeva che quella guerra non andava fatta. Sapeva che sarebbero ripresi i flussi migratori, che l’Italia avrebbe perso molti affari e la possibilità di costruire in Libia autostrade, città, impianti energetici. Che forse avrebbe rialzato la testa un fondamentalismo islamico che Gheddafi SEMPRE  aveva deciso di combattere.
Ma guerra fu. Anche per una sorta di accomodamento, accondiscendenza e acquiescenza da parte degli stessi stretti collaboratori di Berlusconi, tra cui ministri e alti burocrati. Perché il “politicamente corretto” voleva che noi, l’Italia, paese fondatore dell’Unione europea inserito in un quadro di forti alleanze europee e transatlantiche, non potessimo assumere una posizione diversa da quella di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Anche in quella occasione, Angela Merkel si rivelò una leader, e tenne fuori la Germania dalla guerra, astenendosi e non partecipando alle operazioni, Noi, invece, mettemmo a disposizione le nostre basi, fondamentali per le operazioni aeree. E Berlusconi si piegò a “tradire” il patto d’amicizia col Colonnello. Lo fece perché sotto pressione interna e internazionale. Lo fece quasi con la pistola alla tempia. Ma alla fine lo fece.
E così adesso non è scorretto dire che la decisione fu sua. Ma non fu sentita. Non fu condivisa neanche da se stesso. Fu una decisione che sceglieva quello che all’epoca sembrava essere il male minore.

La situazione oggi

Tutto questo va ricordato perché la Libia è ancora nel pieno di quella crisi aperta dall’intervento. Gheddafi è stato ucciso. Barbaramente, diremmo. E senza che noi alzassimo un sopracciglio. Il “feroce dittatore”  ora non era più là, vivo e combattivo, a difendere l’unità della Libia e sottolineare col pugno la propria leadership fra le tribù.
Oggi la Libia è un mosaico inverecondo di fazioni e tribù. Un arsenale a cielo aperto, spaccato almeno in due tra la Tripolitania e la Cirenaica. Ma disgregato anche all’interno dei due campi, in mano alle dinamiche tribali nel Sud, nel Fezzan, strategico per il transito di migranti dal resto dell’Africa.
La Francia voleva riconquistare una supremazia appannata nell’area. Nuovi sistemi d’arma furono messi alla prova. Ma oggi quel deserto è la tomba dell’Europa. Non se ne viene a capo. La Francia usa la leva di Haftar nella Cirenaica. La Gran Bretagna discretamente fa le sue mosse più o meno nella stessa cornice. Russia ed Emirati sono pure loro schierati con il generale e uomo forte di Bengasi.
Noi abbiamo puntato su Fayyez Al Serraj, un non militare, fragilissimo, riconosciuto però anche dalle Nazioni Unite. Ma sotto l’ombrello dell’intervento umanitario e della necessità di curare i feriti della guerra al Califfato in Libia in un nostro ospedale da campo, abbiamo circa 300 militari a Misurata.
Adesso c’è pure un pattugliatore d’altura che ormeggia a Tripoli, avanguardia di altre unità che potrebbero in un prossimo futuro muovere verso quelle coste. La strada verso una stabilità è ancora lunga. L’esodo potrebbe diminuire, forse, chissà.
Ma le parole di Saif Al Islam, il figlio superstite di Gheddafi ,ci ricordano quanto è avvenuto. Lui ci accusa di essere la solita Italia fascista e coloniale, e che l’errore è stato quello di autorizzare nel 2011 il decollo dei caccia “alleati” dalle nostre basi. È il rancore del figlio del Colonnello che ci rimprovera di aver tradito il padre. Da quella tragedia non siamo usciti.

Con le dovute correzioni da: http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/libia-errore-francia-non-siamo-piu-usciti/