La fame nel mondo? Un affare per le banche

24.2.2015
Grazie alla finanziarizzazione dell’agricoltura banche e fondi speculano su grano e mais, alzando i prezzi e affamando i popoli
Lucandrea Massaro

Con due pezzi a firma di Dominique Greiner e di Antoine d’Abbundio sul quotidiano cattolico francese “La Croix” di ieri, si torna a parlare con forza di problema che interessa tutto il mondo, ed in special modo l’Italia che ospita l’Expo 2015 sui temi della fame nel mondo: la speculazione finanziaria sul prezzo delle materie prime alimentari.

Due anni dopo il rapporto “Banques: la faim leur profite bien” (Alle banche, la fame procura profitti, NdR), Oxfam pubblica il suo rapporto sul problema della speculazione sulle materie prime agricole. Le banche francesi, nonostante alcuni progressi positivi, possono fare di più, ritiene la ONG Oxfam, che aveva iniziato la sua battaglia su questo tema già nel febbraio 2013 quando il progetto di legge bancaria veniva discusso in parlamento. Da allora, le banche francesi non hanno ufficialmente più il diritto di speculare sui mercati di prodotti derivati. Tuttavia questo provvedimento non è ancora entrato in applicazione, e non proibisce agli istituti bancari di proporre alla loro clientela dei prodotti finanziari sul corso dei prodotti agricoli.

Senza voler negare l’utilità di prodotti e strumenti finanziari che portano la necessaria liquidità alla filiera agricola – ad esempio permettendo a degli agricoltori di vendere fin da oggi la loro produzione futura senza subire i rischi sui pezzi -, Oxfam sottolinea però da anni come la finanziarizzazione dei mercati agricoli li abbia sviati dal loro scopo iniziale. Oggi, il ruolo svolto dagli operatori finanziari è più importante di quello dei produttori agricoli e dei commercianti. Il che ha come maggiore effetto quello di far aumentare i prezzi, rendendoli instabili. Una situazione di cui soffrono prima di tutto le popolazioni più povere del pianeta, come si è visto in occasione delle rivolte della fame del 2008, 2010 e 2012. “È doloroso constatare come la lotta contro la fame e la denutrizione sia ostacolata dalla priorità del mercato e dalla preminenza del guadagno, che hanno ridotto il cibo ad una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria”, deplorava Papa Francesco nel novembre scorso davanti alla FAO. La stessa constatazione spinge Oxfam a chiedere alle banche francesi di rinunciare a qualsiasi forma di attività speculativa sui mercati agricoli: giocare con il cibo in Borsa significa giocare con la vita e la salute di coloro che non sono al riparo dalla fame e dalla denutrizione. Ad onor del vero si tratta comunque di una forma di speculazione attuata principalmente da banche anglosassoni e da trader internazionali. Due anni dopo la campagna che denunciava le attività delle banche francesi sul mercato delle materie prime alimentari, la ONG Oxfam pubblica oggi un nuovo rapporto in merito. La situazione è migliorata?

Secondo l’organizzazione, i risultati sono controversi. “Nel febbraio 2013, avevamo interpellato quattro gruppi bancari: BNP Paribas, la Société Générale, il Crédit agricole e il gruppo Banque populaire-Caisse d’épargne (BPCE). Oggi, constatiamo che alcuni hanno rispettato il loro impegno di ridurre il numero di prodotti finanziari destinati a speculare sui prezzi agricoli. Ma altri son ben lontani dall’aver mantenuto le promesse”, sottolinea Clara Jamart, responsabile del “Plaidoyer per la sicurezza alimentare”. Tra i “buoni”, secondo Oxfam, il Crédit agricole è al primo posto. Come si era impegnata a fare, la “banca verde” ha chiuso i tre fondi in cui aveva delle partecipazione e ha cessato ogni attività speculativa in quell’ambito. La Société générale ha anche fatto uno sforzo sopprimendo tre fondi e realizzando una trasparenza totale. “Ma continua ad essere la prima banca francese a speculare sui prodotti agricoli con sette fondi attivi che rappresentano 1359 milioni di euro”, afferma Clara Jamart. Invece, BNP Paribas è sotto accusa. “Nel 2013, la banca gestiva tredici fondi. Sei sono stati chiusi, ma ne sono stati aperti altri quattro nuovi. Alla fine, il gruppo mantiene un volume di attività speculative molto elevato, 1318 milioni di euro, vicino al livello rilevato due anni fa”, precisa Oxfam. Quanto al gruppo BPCE, la ONG afferma che continua a gestire, tramite la sua filiale Natixis, un fondo il cui ammontare rappresenterebbe 884 milioni di euro. Conclusione senza appello di Clara Jamart: “L’ammontare totale dei fondi esposti alle materie prime agricole si avvicinava, alla fine del 2014, ad un totale di 3.6 miliardi di euro, segno che le banche francesi continuano a speculare massicciamente sulla fame”.

Al centro del dibattito, la ONG pone un problema cruciale: quello dell’aumento erratico dei prezzi dei prodotti alimentari che priva di accesso alle dettati i più poveri del pianeta. Oxfam non è la sola a trarre questa conclusione: “Le attività dei fondi indicizzati hanno giocato un ruolo chiave nell’impennata dei prezzi alimentari nel 2008”, scriveva la Banca mondiale l’indomani delle “rivolte della fame” che hanno riguardato dei paesi di Africa, Asia e America.

Il mercato dei derivati, ad esempio, funziona come una sorta di assicurazione contro i rischi, poiché permette di vendere o di comperare in anticipo una certa materia prima a prezzi fissi. Allo stesso modo, prendere delle partecipazioni in un fondo indicizzato sull’evoluzione delle materie prime permette ad un investitore di diversificare il suo portafoglio per minimizzare i rischi.

Ma questi strumenti finanziari hanno conosciuto da alcuni anni uno sviluppo così forte che contribuiscono ormai più a destabilzzare il mercato che a fluidificarlo. Ad esempio, nel 2011 si sono scambiati alla Borsa di Chicago (specializzata nelle materie prime, NdR) più di 6400 milioni di tonnellate di grano per una produzione mondiale di 670 milioni di tonnellate sull’anno. Questa separazione tra le attività commerciali e speculative, favorisce innanzitutto banche anglosassoni e trader internazionali che controllerebbero oggi quasi il 65% di un mercato che drena centinaia di miliardi di dollari. A questo livello, le banche francesi (o anche quelle tedesche) fanno quasi la figura di “piccoli giocatori”. In seguito alla pressione della ONG, e interessate a mantenere un’immagine passabilmente segnata dalla crisi, la maggior parte delle banche tenta del resto di giocare la carta dell’investimento “etico”. “I gruppi francesi hanno fatto degli sforzi, ma possono fare di più”, replica Oxfam che promette di mantenere la pressione sia sulle banche che sul governo affinché “la finanza cessi di speculare sulla fame”(La Croix, 23 febbraio).

Secondo il sito QuiFinanza, gli speculatori controllano ormai il 60 per cento del mercato dei cereali, a fronte del 12 per cento di 15 anni fa. Nel 2011, gli investimenti speculativi sui raccolti sono stati pari a venti volte gli aiuti all’agricoltura nel mondo. Goldman Sachs, il leader del settore, nel 2009 ha guadagnato oltre 600 milioni di sterline grazie alle speculazioni sul food. Il risultato è stato l’aumento generalizzato dei prezzi di tutte le materie prime. Va segnalato che all’aumento dei cereali contribuiscono anche altri fattori, quali la crescita dell’uso di colture alimentari per i biocarburanti ed eventi meteorologici estremi, legati al cambiamento climatico, che danno vita a un mix esplosivo all’insegna della crisi alimentare. Secondo la Fao e l’Ocse, nel prossimo decennio 2011-2020 i prezzi dei cereali potrebbero stabilizzarsi a un 20% in più rispetto ad oggi, e quelli della carne potrebbero aumentare di conseguenza anche del 30% .

Ma il mondo dell’agroalimentare non è strozzato solo dalla speculazione finanziaria, ma anche dai colossi della distribuzione che lasciano poco in mano agli agricoltori, specie nel sud del mondo. Spiega il professor Gerardo Marletto Professore associato di economia applicata all’Università di Sassari ed esperto di economia e politica dei trasporti, che fa parte del movimento sbilanciamoci.info : “L’agroalimentare è un settore dominato da grandi gruppi globali che macinano profitti grazie alla forbice amplissima che separa prezzi alti per i consumatori e redditi bassi per gli agricoltori. In uno studio del movimento europeo del commercio equo (FTAO) sulle filiere di cacao, caffè, zucchero e banane si stima che agli agricoltori vada circa il 10% del prezzo finale, contro quote intorno al 30-40% che si prendono intermediari e industria di trasformazione. Un’altra fetta importante di reddito se la prendono i gruppi della grande distribuzione organizzata (GDO), le cui centrali d’acquisto hanno ormai un potere contrattuale persino superiore all’industria di trasformazione” (CaratteriLiberi.eu, 24 febbraio)

A questo si aggiunge un più generale impoverimento della popolazione mondiale che – sempre secondo i dati dell’Oxfam – vede un aumento della concentrazione della ricchezza in mano a pochi. Ad oggi l’1% della popolazione mondiale detiene il 48% dell’intera ricchezza mondiale, costruendo così un gotha di super ricchi con in mano risorse e potere senza precedenti nell’era contemporanea. E così Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza – e la visibilità – che deriva dal suo ruolo di co-chair al World Economic Forum, per chiedere “un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici”. “Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?” chiede Winnie Byanyima. “La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem. Negli ultimi 12 mesi – osserva la direttrice esecutiva di Oxfam International – i leader mondiali, dal Presidente Obama a Christine Lagarde (del Fondo Monetario Internazionle, NdR), hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma – avverte Byanyima – ancora poco è stato fatto in termini concreti” (RaiNews24, 19 gennaio).
Preso da: http://www.aleteia.org/it/economia/articolo/fame-mondo-affare-per-banche-oxfam-5865773192970240

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Oggi Tripoli, ieri Bucarest: singolari parallelismi

Pubblicato il: 27 novembre, 2011
Esteri | Di Luca Bistolfi

Oggi Tripoli, ieri Bucarest: singolari parallelismi

In questo momento mi trovo in Romania e ricevo la notizia, attraverso la Rete, dell’uccisione, o per meglio dire, dell’assassinio del Presidente Gheddafi. Nonostante i pur legittimi dubbi che circolano sulla sua morte, simili a quelli che tuttora aleggiano sulla fine di Osama Bin Laden, dobbiamo dare per scontato che la morte del capo libico sia autentica. E questo perché troppe sono le solite cosiddette “coincidenze” e troppi, soprattutto, i parallelismi con altre luride situazioni simili.
Dicevo che sto trascorrendo qualche giorno in Romania non per mettere a parte i lettori dei fatti miei, bensì perchè la notizia della morte del Colonnello mi ha immediatamente riportato a un’altra morte, avvenuta vent’anni fa qui nel Paese carpatico. Il lettore si sarà subito avveduto che sto parlando di Nicolae Ceausescu.

Il parallelismo, ben lungi da essere una semplice suggestione, ha diverse ragioni d’essere.
Primo. In Romania la morte di Ceausescu fu preceduta da quella che ancora molti storici (soprattutto occidentali, ivi compresi i cosiddetti romenisti dei miei stivali), seguitano con ostinata ignoranza a chiamare “rivoluzione”. Ossia da un vastissimo movimento di piazza “spontaneo” sopraggiunto per saturazione causata dall’abuso del potere politico da parte del dittatore. La stessa cosa hanno detto e scritto, e diranno e scriveranno negli annali ufficiali, per quanto riguarda la Libia. Solo i più ottusi sostenitori della democrazia american style e del politicamente corretto fanno finta di non sapere che ciò che accadde in Romania nel 1989 non fu affatto una rivoluzione, bensì un colpo di Stato. Ci sono molti documenti pubblicati in questi anni nel Paese danubiano che, al di sopra di ogni ragionevole sospetto o dubbio, dimostrano questo. La “rivolta” di Timisoara e i “massacri” di civili per opera dell’esercito su ordine diretto di Ceausescu, seguitano a scrivere e a ripretere storici, giornalisti e la mia portinaia: nessun massacro. Parlavano e scrivevano in tutto il mondo di 60mila morti ammazzati a Timisoara, quando questa città all’epoca aveva circa… 60mila abitanti. Poi la fuga in elicottero: altri documenti dimostrano che Ceausescu non scappò, bensì fu costretto a salire sul velivolo dal generale Stanculescu, una delle menti di quel colpo di Stato; egli stesso ne ha più volte parlato, ammettendo con chiarezza il suo ruolo in quella vicenda. (Tra le altre cose, il reverendo Lazlo Tokes, il pastore protestante ungherese che avrebbe dato l’abbrivio alla rivolta di Timisoara ora è vicepresidente del Parlamento europeo…). La lista delle “stranezze” è parecchio lunga, ma qui non posso dilungarmi oltremodo, ma altrove le ho scritte.
Secondo. Gli esperti di questioni arabe hanno in questi mesi, tra le altre cose, sottolineato la volontà autonomista di Gheddafi, la sua politica non disposta a piegarsi agli interessi privati del mondialismo e dell’atlantismo; in più la sua perfetta coscienza di capo politico, la quale gli suggeriva senza dubbio di mantenere posizioni tanto radicali quanto di evidente buon senso in relazione alle libertà economiche e politiche della Libia rispetto ai radioattivi invasori occidentali. La stesso principio automista e antioccidentale – ancorché non isolazionista, beninteso – può e deve essere applicato alla politica di Ceausescu, il quale, a principiare dal 1968 nei confronti dell’invasione sovietica in Cecoslovacchia, ha, da una parte, sempre rivendicato il diritto all’autonomia e alla libertà della Romania rispetto a Mosca (non a caso per il regime di Ceausescu si deve parlare di nazionalcomunismo), mentre, dall’altra, ha sempre denunciato i tentativi di ingerenza non tanto da parte sovietica, quanto soprattutto da parte occidentale, e questo in particolare negli anni Ottanta. Per chi conosce il romeno suggerisco di ascoltare ciò il Conducator disse in più di un’occasione pubblica, ivi compreso un discorso del luglio 1989 e soprattutto quello del 21 dicembre dello stesso anno, il suo ultimo (http://www.youtube.com/watch?v=VyqGpO8-RBM e HYPERLINK “http://www.youtube.com/watch?v=YV6v2Hwe3Fs”http://www.youtube.com/watch?v=YV6v2Hwe3Fs). Era evidente la sua consapevolezza circa l’ingerenza da parte di forze straniere, che ieri come oggi sono ben identificabili. E con questo passiamo all’altro parallelismo, forse il più interessante.
Terzo. Come ormai è noto, pochi giorni prima di essere catturato e ammazzato, Ceausescu si era recato a Teheran. Pochi tuttavia conoscono il motivo di questo viaggio, che è il seguente. All’epoca era in progetto la costituzione di una banca per i Paesi in via di sviluppo, che prestasse soldi a questi ultimi con tassi di interesse che andavano dal 3% al 5%, a fronte di tassi di interesse quattro o piu’ volte maggiori applicati dalle banche private. Ogni Stato avrebbe dovuto contribuire all’istituzione di questa banca (che nulla avrebbe avuto a che fare con, ad esempio, il Fondo Monetario Internazione, la Banca Mondiale e i loro accoliti) con 5 miliardi di dollari. Ebbene, i primi tre sostenitori di un progetto che avrebbe messo i bastoni tra le ruote alle banche private mondialiste, erano: l’Iran, la Romania e, guarda caso, la Libia. Proprio così. Gheddafi, gli ayatollah iraniani e il governo nazionalcomunista di Bucarest si erano alleati al fine di rompere il monopolio usurocratico bancario, almeno in relazione ai loro interessi e a quelli di quanti si sarebbero uniti per questo progetto. La Romania, sin dal giorno dopo la caduta di Ceausescu, cadde nelle mani del Fmi. Ion Iliescu, emblema per eccellenza del “nuovo corso” politico romeno, gia’ due volte presidente del Paese carpatico e oggi “grande vecchio” della politica romena – in particolare del Partidul social-democrat, vasta camera di riciclaggio degli ex comunisti e degli (ex?) agenti della Securitate, la polizia segreta del precedente regime – è di fatto uno degli uomini di maggior fiducia del Fmi in Romania.
Quelle che molti non vedono oppure, peggio, chiamano “coincidenze” sono puri e semplici fatti, puri e semplici punti di partenza, ovvero di arrivo, che spiegano alla perfezione non solo ciò che è accaduto vent’anni fa e ciò che è accaduto poche ore fa in Libia, ma altresì ciò che accadrà presto in un Paese a qualche migliaio di chilometri dalla Siria.
Né Gheddafi né Ceausescu hanno voluto capitolare davanti ai ricatti, non hanno voluto darsela per inteso, non hanno voluto cedere la loro legittima sovranità. E per questo l’hanno pagata cara. È il destino di uomini come questi.Preso da:http://www.statopotenza.eu/344/oggi-tripoli-ieri-bucarest-singolari-parallelismi

Mahmoud Jibril e il progetto di ridistribuzione della ricchezza di Gheddafi

Il Colonnello Muammar Gheddafi simboleggia molte cose per molte differenti persone nel mondo. Che si ami o si odi il leader libico, sotto di lui la Libia si è trasformata da uno dei paesi più poveri sulla faccia della terra al paese con i migliori standard di vita in Africa.

5 novembre 2011

Per usare le parole del professor Henri Habibi:

“Quando la Libia ottenne la sua indipendenza dalle Nazioni Unite il 24 dicembre 1951, fu descritta come una delle nazioni più povere e maggiormente arretrate del mondo. La popolazione all’epoca non superava 1,5 milioni di abitanti, era analfabeta per oltre il 90% e non aveva esperienza politica o di know-how. Non c’erano università e solo un numero limitato di scuole secondarie che erano state istituite sette anni prima dell’indipendenza” [1].

Gheddafi aveva molti grandi progetti. Molti di questi erano di natura pan-africana, inclusa la formazione degli Stati Uniti d’Africa.

Il Progetto pan-africano di Gheddafi

Il Colonnello Gheddafi iniziò la costruzione del Grande Fiume Fatto dall’Uomo. Si tratta di un imponente progetto per trasformare il deserto del Sahara e invertire il processo di desertificazione in Africa. Il Grande Fiume, con i suoi piani di irrigazione, fu pensato anche per aiutare il settore agricolo in altre parti dell’Africa. Questo progetto è stato uno degli obbiettivi vittime degli attacchi NATO in Libia.

Gheddafi aveva anche previsto istituzioni finanziarie pan-africane indipendenti. La Libyan Investment Authority e la Libyan Foreign Bank sono stati attori importanti nella creazione di queste istituzioni. Attraverso di esse, Gheddafi è stato determinante nel creare la prima rete satellitare dell’Africa, la RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization) per ridurre la dipendenza africana da poteri esterni [2].

Si pensa che il suo coronamento sarebbe stata la creazione degli Stati Uniti di Africa. Questa entità sopranazionale sarebbe stata creata attraverso l’African Investment Bank, l’African Monetary Fund e, infine, l’African Central Bank. Tutte queste istituzioni erano viste con ostilità dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal FMI e dalla Banca Mondiale.

Il progetto di redistribuzione della ricchezza di Gheddafi

Gheddafi aveva un progetto di redistribuzione della ricchezza all’interno della Libia. Fonti del Congresso americano in un rapporto al Congresso lo confermano. Il 18 febbraio 2011, nel rapporto si legge:

“Nel marzo del 2008 (il Colonnello Gheddafi) aveva annunciato l’intenzione di sciogliere la maggior parte degli organi amministrativi e di istituire il Programma di Distribuzione della Ricchezza per cui i proventi del petrolio sarebbero stati erogati ai cittadini con cadenza mensile per permettergli di amministrarli personalmente, in collaborazione e tramite i comitati locali. Citando le critiche del popolo riguardo gli assolvimenti del governo in un lungo discorso a tutto il paese, (egli) ha affermato ripetutamente che lo Stato tradizionale sarebbe presto “morto” in Libia e che il controllo diretto dei cittadini sarebbe stato realizzato attraverso la distribuzione dei proventi derivati dal petrolio. (Esercito), affari esteri, sicurezza e modalità di produzione del petrolio, ha riferito, sarebbero rimasti sotto la responsabilità del governo nazionale, mentre altri settori sarebbero stati eliminati. Nei primi mesi del 2009 i Congressi Popolari di Base Libici hanno analizzato gli emendamenti variazioni alle proposte e il Congresso Generale del Popolo ha votato per prorogare gli adempimenti” [3].

Il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza, insieme alla creazione di un sistema politico anarchico, fu visto come una vera e propria minaccia dagli USA e dall’UE e da un gruppo di funzionari libici corrotti. In caso di successo avrebbe creato disordini politici nelle popolazioni di tutto il mondo. All’interno, molti funzionali libici erano al lavoro per ritardare il progetto.

Perché Mahmoud Jibril ha aderito al Consiglio di Transizione

Tra i funzionari libici che si sono opposti a questo progetto e lo hanno guardato con orrore c’è Mahmoud Jibril. Jibril era stato posto in carica da Saif Al-Islam Gheddafi. A causa della forte influenza e dei suggerimenti di Stati Uniti e Unione Europea, Saif Al-Islam ha scelto Jibril per trasformare l’economia libica e imporre riforme economiche neoliberiste.

Jibril sarebbe diventato il capo di due istituzioni della Jamahiriya Araba Libica, il Consiglio Nazionale di Pianificazione della Libia e il Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico. Mentre quest’ultimo era un ministero normale, il primo avrebbe effettivamente messo Jibril in una posizione superiore a quella del Primo Ministro – l’Ufficio del Segretario Generale del Comitato Popolare della Libia. Jibril, a tutti gli effetti, è stato una delle forze che hanno spalancato le porte alla privatizzazione e alla povertà in Libia.

Circa sei mesi prima dell’inizio dei conflitti in Libia, Mahmoud Jibril incontrò Bernard-Henry Lévy in Australia per discutere la formazione del Consiglio di Transizione con lo scopo di rimuovere Gheddafi [4]. Descrisse il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi come “folle” nei rapporti e nei documenti del Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico della Jamahiriya Araba Libica [5]. Jibril era convinto che le masse non erano adatte a governare sé stesse e che un’élite avrebbe dovuto avere il controllo del destino e della ricchezza di ogni nazione. Ciò che Jibril aveva in mente era ridimensionare il governo e licenziare una larga parte del settore pubblico, in cambio di un aumento dei regolamenti governativi in Libia. Citava sempre Singapore come perfetto esempio di stato neo-liberista. È probabile che incontrerà Bernard-Henry Lévy anche a Singapore, dove aveva l’abitudine di recarsi regolarmente.

Quando i problemi sono scoppiati a Bengasi, Mahmoud Jibril è andato al Cairo, in Egitto. Ha detto ai suoi colleghi che sarebbe ritornato presto a Tripoli, ma non aveva intenzione di ritornare. In realtà è andato al Cairo per incontrare i dirigenti del Consiglio Nazionale siriano e Lévy. Lo stavano tutti aspettando per coordinare gli eventi in Libia e in Siria. Questa è una delle ragioni per cui il Consiglio di Transizione ha riconosciuto il Consiglio Nazionale siriano come legittimo governo della Siria.

Mahmoud Jibril è oggi Primo Ministro del Consiglio di Transizione libico. L’opposizione di Jibril al Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi e il suo atteggiamento elitario sono tra le ragioni della sua cospirazione nei confronti di Gheddafi e del suo contributo alla formazione del Consiglio di Transizione. Questo funzionario dell’ex regime, che è stato sempre un aperto sostenitore dei dittatori arabi nel Golfo Persico, è davvero un rappresentante del popolo?

Mahdi Darius Nazemroaya
28 ottobre 2011.


Mahdi Darius Nazemroaya è un Sociologo e Ricercatore Associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) di Montréal. Si è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato Corrispondente Speciale per Flashpoints. Ha rilasciato articoli sulla Libia in collaborazione con discussioni radio di Cynthia McKinney di Freedom Now, uno show trasmesso alle 17.00 PST, il sabato, su KPKF, Los Angeles, California.

 


[1Henri Pierre Habib, Politics and Government of Revolutionary Libya (Montmagny, Québec: Le Cercle de Livre de France Ltée, 1975), p. 1.

[2Regional African Satellite Communication Organization, “Launch of the Pan African Satellite,” 26 luglio 2010.

[3Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya: Background and U.S. Relations,” Congressional Research Service, 28 febbraio 2011,” Congressional Research Service, 18 febbraio 2011, p. 22.

[4Discussioni private avute con i collaboratori di Mahmoud Jiribil in Libia e all’estero..

[5Documenti interni privati del National Economic Development Board.


La Libia aggredita per favorire Israele.

di Corrado Belli

Si scopre che anche Israele ha aveva tanto bisogno che la Libia venisse aggredita, uno dei tanti motivi validi oltre al Petrolio e altri risorse che si trovano nel sottosuolo della Libia, ..esatto.. l’ACQUA, la Libia ha una immensa riserva di acqua nel suo sottosuolo, con i ricavati dalla vendita del Petrolio e altre risorse commerciali aveva quasi ultimato il progetto che da decenni porta avanti per rendere il deserto in una terra fertile per poter vendere i suoi prodotti a tutta l’Africa senza che ci sia stato bisogno di “aiuti umanitari” all’Americana o all’Inglese come Francese, naturalmente sarebbe stato un duro colpo per Israele non poter fare affaroni con gli stati Africani alla quale gli è stato pure negato il far da sé nell’agricoltura, naturalmente imposto dalla Monsanto.

La Libia ha una riserva di acqua pari a 35.000 Kilometri cubi a 100 metri di profondità, una gigantesca riserva di acqua che copre un’area grande quanto tutta la Germania, un valore inestimabile che avrebbe assicurato ai cittadini acqua per i prossimi 50 anni e anche di più al costo zero, mentre per avere acqua dolce la Libia doveva dissalare l’acqua di mare al costo di 3,75 Dollari al metro cubo.
La realizzazione di questo immaginabile progetto cominciò nel 1980 ed è durato 30 anni, era quasi al completamento e ciò avrebbe significato una “Rivoluzione verde” oltre che a un pericolo per lo più inesistente per Israele, con questo progetto la Libia non avrebbe più avuto bisogno di importare generi alimentari, sarebbe stata capace di autogestirsi e non solo, avrebbe rifornito altri stati africani e ad un costo molto minore, Gheddafi sarebbe uscito dal controllo della Banca Mondiale e dal “IWF” che controllano tutta l’economia mondiale.

Ma adesso la Libia è vittima di una crociata dei ladroni Occidentali come Sarkozy, Obama, Cameron & Co., naturalmente per ottenere ciò hanno da anni movimentato alcune tribù del luogo, la Francia ha avuto un ruolo determinante assieme all’Inghilterra, mentre davanti facevano bella faccia, da didietro davano pugnalate, anche la UE ha approfittato del “Dittatore“ Gheddafi per ampliare la sua politica di corruzione nei Paesi Arabi “traditori” che adesso si sono schierati dalla parte del potente, ma non capiscono che sono dei perdenti dal momento che i portatori di pace e democrazia entreranno nei loro paesi e in Libia per piantare le loro basi con nuovi Tiranni e Dittatori vistiti con la bandiera Multicolore e la scritta “PEACE”.

Non per caso Israele ha annunciato di fabbricare altri 500 case in Palestina e guarda caso proprio il giorno che la Libia è stata aggredita, ora il Primo ministro Netajihau chiede con spavalderia che la stessa aggressione venga fatta nei confronti dell’IRAN, poi sarà la volta dell’Europa e statene ben certi che lo farà, lui stesso ha detto che vuole l’Islamizzazione dell’europa cosi come vuole che la Libia venga data in mano ai Radicali Islamisti, con questa scusa ha un motivo in più di portare avanti il progetto della Grande Israele, naturalmente il mister Sarkozy è d’accordo essendo figlio di Zingaro Sionista Ungherese, agente della CIA e presidente della Grande Nation, non per questo sin dal primo giorno dall’aggressione alla Libia i Talebani assoldati dagli Inglesi/USA e Francia sventolavano la bandiera Francese gridando… Viva la Francia, certo ..la Francia viva e loro a breve morti perché non capiscono quanto siano Criminali coloro che li hanno spronati alla “loro” rivoluzione.

Nel frattempo lo sterminio dei Palestinesi è ricominciato alla chetichella, tanto sono tutti impegnati con la Libia, cosa volete che siano 10/100/1000 o 5000 morti in più… sono arabi cari meschini politici che dichiarate.. non siamo in guerra, stiamo solo facendo le prove per la Pasquetta sganciando Uova di Pasqua ai civili Libici.

Passiamo alla Libia nei fatti concreti.

La stessa ONU dichiarava nel 2010 che la Libia ha la più alta aspettativa di vita in tutta l’Africa, ”Human Development Index”, che le sue ricchezze venivano distribuite alla popolazione in pari parti, ha un’assistenza Medica gratis per i suoi cittadini, la migliore e organizzata assistenza medica e sociale del continente, sia le vedove che gli orfani percepiscono la Pensione, ha un sistema veramente Sociale, si basa sulla Costituzione fatta nel 1977, questa Costituzione viene chiamata “la Grande Libica –Arabica Socialista popolare – Jamahirija”, il 97% della popolazione si riconosce all’Islam.

Tutto questo vuol dire Dittatura? Quale Stato in Europa non avrebbe difeso la sua costituzione se messa a repentaglio da una piccola parte della Popolazione e per giunta finanziata da qualche Nazione Estera? L’Italia di sicuro NO.

L’aggressione alla Libia ha carattere Politico, privato e depravato capitanata da un Criminale come Sarkozy per favorire lo Stato di Israele ormai fuori controllo grazie ai sciacalli Occidentali che aspettano di sbrandellare chi veramente vuole essere libero e fuori dal loro controllo.

INDEX delle Nazioni UNITE sullo standard di vita in Africa.

Da notare che l’Inghilterra non stà tanto meglio della Libia e nemmeno il Portogallo che è la patria di Barroso, tanto ci tiene ai suoi connazionali.

Inoltre stiamo assistendo alla più schifosa e abominevole PROPAGANDA PRO_GUERRA DA PARTE DEI MEDIA EUROPEI, SEMBRA CHE SIAMO RITORNATI NEL 1939/1945.

NON STIAMO IN GUERRA … signor Napolitano, ci dica dove stiamo, sia lei che il guerrafondaio La Russa e il Sionista Frattini.

Corrado Belli

Fonte:http://www.mentereale.com/articoli/la-libia-aggredita-per-favorire-israele

Pubblicato anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/02/la-libia-aggredita-per-favorire-israele.html