Cronache dalla Libia 14

I rapporti precedenti hanno dimostrato, ci sono centinaia di mercenari provenienti da vari paesi in Libia dalla Gran Bretagna, Francia, Qatar, Egitto, Giordania, Emirati Arabi e Stati Uniti. La maggior parte di questi mercenari hanno creduto, come i vari leader dei loro paesi che la crociata per conquistare la Libia avrebbe comportato un paio di giorni, ma ora ci son voluti più di sei mesi, e militari libici e cittadini libici in armi sono diventati sempre più efficaci nello sconfiggere i ribelli e i mercenari della NATO.
NATO, che ha svolto un ruolo chiave nella decimazione dell’esercito di Gheddafi durante la guerra civile libica, ha mantenuto la sua campagna aerea, dopo la caduta di Tripoli il mese scorso. L’alleanza ha detto lunedì che i suoi aerei hanno colpito otto obiettivi militari vicino a Sirte il giorno prima, tra cui un deposito di munizioni e veicoli e lanciarazzi.

Eman Mohammed, di 30 anni, medico dell’ospedale centrale della città Ibn Sina, ha detto che la struttura era a corto della maggior parte dei farmaci e senza ossigeno nelle sale operatorie. Ha detto che quasi tutti i giorni, i pazienti che raggiungono l’ospedale non trovare nessuno che li curi, perché la carenza di carburante e la paura di venire trattenere il personale dal lavoro. Ha detto che molte lesioni recenti sembrano essere causate dalle forze rivoluzionarie. “La maggior parte delle persone uccise o ferite di recente sono causate dai bombardamenti”, ha detto. [CNN]
Perché questi medici e personale medico hanno paura a venire in ospedale? È perché ribelli della NATO e la NATO bombarda l’ospedale.
“La NATO ha bombardato continuamente. I bambini sono spaventati. Abbiamo dovuto lasciare. Non c’era altra scelta,” ha dichiarato un residente della Sirte. [PRESS TV]

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  • Come i ribelli si ritirano da Sirte, bombardando la città e spaventando la gente della città [25.09.2011]

Riprodotto dal canale VSMRK è che ci fornisce nuovi video sulla situazione in Libia, praticamente ogni giorno, questo video mostra il disordine continuo dei ribelli, che corrono fuori città quando scende la notte, perché è nel buio totale che si può essere uccisi senza vedere nessuno. Perché non lasciare che la gente a Sirte abbia la propria opinione sul paese, perché hanno bisogno di conquistare quella città?

Interessante in questo video è che a quanto pare molti ribelli seguono gli ordini di comandanti diversi. La NATO non è disposto a bombardare la città completamente a quanto pare, probabilmente perché si dimostrerà che stanno uccidendo i civili a centinaia, come Ibrahim Moussa ha già fatto.
E’ chiaro, inoltre, che la NATO non ha intenzione di proteggere i civili della Sirte, perché non avrebbero sostenuto i ribelli che sembra facciano fuoco indiscriminatamente in città, 24 ore, come sostiene il civile catturato di Sirte  in questo video.

I portavoce della NATO davanti ai crimini dei suoi sgherri fascisto-islamisti e dei suoi bombardamenti genocidi si giustifica addebitando le vittime ai partigiani della resistenza libica e all’esercito lealista del popolo libico. Sostenendo che questi ultimi usano le strutture civili per nascondervi centri di comando e riparo per i militari e i loro mezzi; per questo motivo solo negli ultimi giorni hanno distrutto una scuola a Sirte che ospitava 70 famiglie di sfollati facendo una strage; hanno bombardato massicciamente la zona residenziale e sparato con gli elicotteri d’assalto Apache su tutto ciò che si muoveva per appoggiare l’avanzata dei ribelli golpisti; hanno quasi distrutto la moschea di Sirte, obiettivo di numerosi missili.

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  • Tripoli: Orrore vicino al carcere fossa comune con 1200 corpi?
    Il Cnt: “Erano dissidenti politici, anni prima di identificarli tutti” …ma le ossa non sono umane

Mentre fuori dalle città di Misurata e di Tripoli sono segnalate fosse comuni di migliaia di uomini e donne della resistenza, ignorate dai tribunali internazionali come le torture e le esecuzioni sommarie, a Tripoli viene scoperta una fossa comune di 1200 corpi nei pressi del carcere di Abu Saleen. Gli scavi non sono ancora cominciati in un’area di quasi cento metri ma  un report della cnn dice “tuttavia medici hanno affermato allo staff della CNN sulla scena che le ossa non sembrano essere umane.”
Si fa strada l’ipotesi che si tratti di una fossa comune reale come quelle di febbraio che ammontavano a migliaia di morti ma che si rivelò alla prova dei fatti come una delle tante menzogne della cricca fascisto-islamista di Benghasi.

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             Altri fatti significativi della giornata di ieri 25.09.2011

RT @wheelertweets: #Libya:
Testimoni riportano di esplosioni nel sudovest di #Tripoli. Un amico che vive nella zona di Khellet Al Ferjan segnala 6 esplosioni [ore 19:30 – 25.09.2011]

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Chris_Sedlmair riporta che ieri 25.09.2011 si affrontavano in combattimento a #misrata due brigate ribelli in uno scontro che è proseguito per ore sopra la scarsità di munizioni. Potrebbero averne usate più di quanto ne avrebbero guadagnato.
Una fazione sarebbe cappeggiata dai Salafiti e l’altra dalla Fratellanza Islamica.

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Al Fatah

#LIBYA Al Fatah=>22h/ #Ghadames è sotto il controllo dell’esercito libico.
Almeno 8 ribelli sono stati uccisi e 50 altri feriti a Ghadames, al confine con l’Algeria, in in un attacco domenica dell’esercito libico appoggiato da combattenti Tuareg.
Vedi mappa

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TheTruthAboutLibya
Libya war costs: :$896 million. :1 million euros per day.(160 million already spent) :$136 million.(May cost UK £1.75 billion)
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autobomba e sparatorie a tra ribelli e la resistenza Verde.
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Cronache dalla Libia 6

21 agosto 2011

  • Mathaba informa: Testimoni oculari respingono i progressi dei ribelli su Tripoli come disinformazione. 21.08.2011
    Ulteriori relazioni provenienti da altre fonti giornalistiche confermano i rapporti precedenti su Tripoli sotto il pieno controllo delle forze lealiste libiche mentre piccole bande di ribelli mettono su spettacoli sporadici per le telecamere.
    Rapporti di proiettili traccianti ed esplosioni sulla capitale libica hanno scatenato le voci della sconfitta imminente del colonnello Gheddafi e il suo regime. Tuttavia, si scopre che i colpi sono stati sparati per festeggiare per i fedelissimi Gheddafi in occasione di una vittoria.
    Sabato sera, colpi sono stati sparati nei pressi di un albergo che ospita giornalisti stranieri. Le esplosioni son state udite anche nella zona come gli aerei della NATO hanno effettuato pesanti bombardamenti dopo il tramonto, secondo l’Associated Press. I ribelli sono stati segnalati in combattimento nel quartiere Tajoura della città, così come nei pressi dell’aeroporto internazionale di Tripoli. Ci sono state segnalazioni che combattimenti sono scoppiati anche nei quartieri di Soug Jomaa e Arada a est. Ribelli, appoggiati dalla NATO in Libia, hanno sostenuto che la battaglia per la capitale Tripoli potrebbe svolgersi entro la fine del mese, visto che hanno ormai preso il controllo delle città chiave attorno alla roccaforte di Gheddafi.
    Tuttavia, tutti questi rapporti si sono dimostrati falsi.
    In un nastro audio trasmesso dalla tv di Stato, il colonnello Gheddafi si congratula con i suoi sostenitori.
    La giornalista indipendente Lizzie Phelan, dice i reports sono un tentativo da parte della NATO per creare panico.
    La sola sparatoria che abbiamo sentito è stata per festeggiare,” ha detto. “E le sole esplosioni che abbiamo sentito sono gli attacchi aerei della NATO o bombe sonore della NATO, che sono chiaramente volte a creare un senso di panico nella capitale di Tripoli“.
    Phelan ha detto che i ribelli libici hanno creato falsi filmati di se stessi in Zawiya e Tripoli, e sono stati aiutati nella diffusione dei filmati, tra gli altri media, da Al Jazeera. La televisione satellitare con base in Qatar, ha sostenuto, è stata al centro del complotto dei media contro la Libia. I media mainstream occidentali, ha continuato, a sua volta hanno preso queste relazioni e le hanno ripetute, creando un senso di panico tra il popolo libico.”Più tardi nelle aree come Soug Jomaa, dopo le preghiere, sono emerse una serie di bande armate, che sono essenzialmente cellule dormienti di ribelli all’interno della città, e hanno cominciato a sparare a caso e a minacciare le persone comuni, che se non si fossero uniti a loro li avrebbero assassinati“, ha detto.
    Essi allora hanno preso filmati delle strade vuote che hanno creato il senso che erano in procinto di acquisire la città. Molte persone a Tripoli sono state armate dal governo e queste persone sono uscite per difendere la loro capitale,” – ha aggiunto.”Il portavoce del governo è venuto fuori e ha insistito che la situazione era sotto controllo,” ha affermato Phelan. “Come risultato, ora nella piazza Verde le masse sono uscite perché si sentono ancora sicure e si sono di nuovo lasciati andare spari celebrativi e fuochi d’artificio. Muammar Gheddafi ha parlato alle masse in diretta via telefono, perché ci erano state segnalazioni che era fuggito dal paese.
    Mahdi Nazemroaya, un analista politico, dice che gli spari nella capitale libica sono sporadici e disorganizzati e che il loro unico proposito è quello di fiaccare il morale della popolazione.
    L’obiettivo principale degli attacchi a Tripoli e di spezzare il morale e di causare il panico,” ha detto. “I media, qua all’hotel dove io sto, sono stati parte di questa campagna di disinformazione. Vogliono solo infondere il panico qua e far collassare il regime. Essi stanno alimentando e spingendo questa guerra psicologica contro questo paese.

Fonte:http://mathaba.net/news/?x=628148

traduzione di levred

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Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/21/libian-chronicles-6-0/

Cronache dalla Libia 2011,parte 3

Libyan Cronicles 4.0

    • La vergogna dell’informazione totalitaria: una modesta proposta per la crisi… dimezzare lo stipendio dei giornalisti visto che continuano a rifilare veline di servizio di Aljazira e NATO, non svolgono professionalmente il loro compito e non si prendono neppure più la briga di verificare ciò che affermano:

LIBIA: CRIMINI DI GUERRA NATO

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Misurata 17.08.2011

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    • Da Eleonor en Libya: 18.08.2011 [traduzione levred]
      In primo luogo, è molto importante chiarire la realtà di questi ultimi giorni che è stato “amplificata” per far credere che c’è una grande intensificazione dell’azione dei ribelli. Comunque mi informano da Tripoli che questa informazione è solo parziale e fa parte della strategia di disinformazione, con un obiettivo specifico.
      Tripoli: adesso è estremamente tranquilla, i negozi aperti e gente che lavora come al solito.
      Zawia: completamente calma e sotto il controllo del governo libico.
      Sabrata e Surman: In queste aree ci sono stati scontri tra gruppi di 20 o 30 vetture di ribelli che cercavano di entrare in città, creare problemi mentre la NATO ha bombardato cosicchè l’esercito libico non poteva entrare, ma poi tutta la popolazione di Sabrata ha difeso la città con le proprie armi contro questi piccoli gruppi di mercenari della NATO che cercano di entrare nella città. E ‘molto importante capire che non è uno scontro di due eserciti, bensì di piccoli gruppi di auto che cercando di accedere alla città, creando molti problemi. Come ho detto da Tripoli, i media hanno amplificato quello che è successo a Sabrata perché non hanno mai controllato assolutamente nulla a Sabrata, oltre a questi mercenari hanno un problema ulteriore che impedisce loro di controllare qualsiasi posto perché non hanno il sostegno della popolazione.
      La maggior parte [n.d.t. dei mercenari] non sono nemmeno libici.

La strada tra Tunisi e Tripoli, mi dicono che rimane aperta, ma per una settimana o giù di lì non è al sicuro dalle incursioni dei mercenari che mirano alle automobili. Rimane una strada molto trafficata, ma le vetture destinate al traffico ordinario, per ora, si astengano per la propria sicurezza.                                                                  Bengasi: Le persone che stanno vivendo lì raccontano  che ci sono due livelli di vita, ovvero il gruppo dei dirigenti “dei ribelli armati della NATO” che vivono in un gran lusso e il resto della popolazione, poiché le banche non hanno denaro, che non ha il gas. La gente comune si lamenta della corruzione dilagante e che non ha niente. I gruppi armati entrano nelle case di persone che si sospetta sostengano il governo libico e ne saccheggiano la casa. Ci sono scontri tra estremisti islamici e leader dei “ribelli armati”. All’interno della tribù Yunes vi sono molti problemi e incluso scontri tra di loro. Sembra che Abdul Jalil e i suoi sostenitori abbiano ucciso Yunis e vorrebbero uccidere anche Hafter perché hanno guadagnato un sacco di potere e per mantenerlo usano la loro armata di Al Qaeda. Cioè, vi è una grande guerra tra coloro che l’Occidente considera il legittimo governo della Libia?. E ‘chiaro che per tutti i libici non sono altro che traditori male assortiti e grandi corrotti, guidati da interessi particolari.                                                                     


Misratah. Dopo che il governo libico con l’esercito controllavo la città di Misratah, c’è stato un tentativo da parte della NATO di recuperarla.
La NATO ha inviato 300 mercenari via mare e aria utilizzando come entrata la città di Tawerga per cercare di recuperare Misratah. Son andati fino a Misratah gli elicotteri Apache, aerei della NATO e via mare con 300 mercenari. Tuttavia, la difesa dell’esercito libico è stato sufficiente a mantenere il controllo della città di Misratah.
Tawerga ha sofferto tanto perché la NATO ha usato la città per preparare l’attacco a Misratah.

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    • Photoshop Rebellion – l’uso di materiali manipolati con Photoshop per ingannare le persone a Tripoli (August 17, 2011)

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    • Domenica scorsa sono state scoperte 20 bombe, ordigni esplosivi e armi al confine con la Libia. Al confine tra Algeria e Libia, quattro persone, tra cui una donna, sono state arrestate; erano in possesso di 20 bombe, di dispositivi esplosivi e moderni, due pistole e un fucile russo Simonov. Secondo alcune fonti libiche, forze di sicurezza specializzate nella lotta contro il terrorismo stanno ora investigando su un uomo di nazionalità libica e tre algerini, tra cui una donna che si ritiene sia la moglie di un importante leader dell’Emirato del deserto di al-Qaeda nel Maghreb, Abu Rabah Constantine, attivo sulle montagne di Batna dal 1994. Le informazioni disponibili indicano che i fermati hanno opposto una forte resistenza prima della resa, due di loro sono rimasti feriti,  e viaggiavano a bordo di un SUV modello ”Nissan Patrol’. Sono state recuperati ordigni esplosivi e armi dispositivi per la comunicazione a distanza. Gli ordigni esplosivi di fabbricazione russa e in dotazione all’esercito russo erano abbastanza potenti da far saltare in aria quattro edifici di grande entità, ponti e veicoli blindati; tra le armi sequestrate figuravano un fucile da cecchino russo modello Simonov, due pistole, 100 proiettili, e una certa quantità di materiale destinato alla fabbricazione di munizioni.                                                                         ________________________________________
    • Esplosione a Tobruck di un ordigno alla gelatina fa saltare le trasmissioni radio, non sono state registrate vittime; esplosioni e sparatorie anche a Derna (درنة, Darnah) città della Libia nord-orientale con diverse vittime.      ____________________________________________________________
    • Droni e elicotteri Apache hanno sorvolato ieri la città di Surman per 5 ore consecutive; sono state udite le esplosioni di bombe.  Ora la città è tranquilla e sotto il controllo dell’esercito libico. La situazione appare completamente tranquilla a Zawiyah nella quale i ribelli hanno guadagnato perdite ingenti di uomini.    ____________________________________________________________

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    • Tunisia-(UBI): decine di tunisini stanno organizzando veglie e proteste nel sud e nell’ovest del paese per denunciare quello che chiamano violazione della sovranità nazionale della Tunisia e mentre si preparano una serie manifestazioni di fronte l’Ambasciata del Qatar a Tunisi. Un attivista politico a favore dei diritti civili, residente nella città di Numba (480 km a sud-est di Tunisi), in una intervista telefonica con la United Press International martedì sera ha detto che mercoledì più di 150 persone si sono radunate di sera davanti alla provincia  per protestare contro “la persistente violazione della sovranità nazionale da parte del Qatar”. L’attivista ha anche spiegato che i manifestanti accorsi dalle città delle province del sud-est di Tunisia hanno gridato slogan condannando l’intervento  e chiedendo al governo tunisino chiedendo l’interruzione “del continuo trasferimento di attrezzature militari per l’opposizione armata libica da parte del Qatar” [a dispetto dell’embargo sulle armi]. Slogans di protesta hanno accusato il governo tunisino di collusione con il Qatar per tali trasferimenti e hanno richiesto di porre fine ai tentativi del Qatar di trasformare il corridoio sud della Tunisia in un canale per le armi e i combattenti, nonchè un’arena per regolamenti di conti con le forze libiche lealiste. Manifestazioni e veglie simili si stanno tenendo anche in altre città del sud della Tunisia. I partiti politici tunisini hanno invitato ad organizzare una protesta di fronte all’ambasciata del Qatar a Tunisi per denunciare il “ruolo ambiguo svolto dal Qatar, nel sud della Tunisia, sotto la copertura di aiuti umanitari”. È interessante notare che la rabbia del popolo delle città del sud del paese si è intensificata da quando è trapelata la notizia che una nave carica di attrezzature militari e armi si stava dirigendo alla città portuale di Zarzis per rifornire l’opposizione armata libica. Numerosi partiti politici accusano il governo ad interim guidato dal comandante della provincia di Tataouine, Baji Sbsa, di convertire la zona adiacente al confine con la Libia in zona per operazioni militari.
    • Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/18/libyan-cronicles-4-0/

Nella guerra in Libia la prima vittima è l’informazione. Le bugie dei media e il conflitto dimenticato

di Luca Troiano
1. Da settimane media e politici giustificano l’intervento della Nato con la pur nobile intenzione di proteggere i civili dalla vendetta di Gheddafi. Ma dall’inizio delle ostilità, non poche voci hanno espresso dubbi e perplessità sulle notizie provenienti dal fronte. Smentendo molte verità finora date per acquisite.
Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes e non certo un complottista, parla in proposito di “collasso dell’informazione”, tante sono le distorsioni e le lacune che stanno alterando la nostra percezione degli eventi in corso[1].
La giornalista Marinella Correggia, in una succinta analisi sul sito di Famiglia Cristiana[2] segnala l’esistenza di una Fact Finding Commission (Commissione per l’accertamento dei fatti) fondata a Tripoli da una imprenditrice italiana, Tiziana Gamannossi, e da un attivista camerunese, il cui scopo è indagare sulla rispondenza dei fatti alle notizie diffuse dai media.
E le sorprese non mancano.

Lasciando da parte le ipotesi sulle reali motivazioni del conflitto[3], va evidenziato come i media hanno avuto gioco facile nel tratteggiare la situazione a tinte fosche. Non hanno esposto analisi, non hanno descritto fatti, luoghi e personaggi. Il più delle volte si sono limitati ad impiegare frasi forti e slogan intrisi di retorica, amplificando le pur terribili violenze che le milizie del Colonnello stavano compiendo nel Paese.
Innanzitutto, la storia dei bombardamenti sui manifestanti. L’annuncio fa inorridire il mondo. I politici nostrani la ripetono con enfasi. Il 23 febbraio le emittenti al-Jazeera e al-Arabiya, la cui presenza costante nei luoghi delle rivolte le ha rese agli occhi dei più come una colonna della primavera araba, parlano già di 10.000 morti e 55.000 feriti. La fonte è Sayed al-Shanuka, il quale riferisce da Parigi qualificandosi come membro libico della Corte penale internazionale[4]. In realtà la stessa Corte dichiara che il signor al-Shanuka non è membro non è in alcun modo legato ad essa, ma la smentita rimane pressoché ignorata dalla stampa internazionale[5].
A passare sotto silenzio è pure la notizia che i satelliti russi, che avevano monitorato la situazione su Tripoli fin dall’inizio della rivolta, non hanno rilevato alcun segno di distruzione[6]. La giornalista Irina Galushko, corrispondente di Russia Today, ha riferito che i supposti raid del 22 febbraio su Bengasi e Tripoli, ampiamente enfatizzati da BBC e al-Jazeera, non sono stati registrati dai servizi militari che esaminavano le immagini raccolte dai satelliti. Peraltro, non c’è alcun filmato o testimonianza dei presunti raid aerei sulla capitale.
A scanso di equivoci, è innegabile che Gheddafi abbia usato anche bombardamenti aerei nelle operazioni militari contro le milizie ribelli; ciò che si sottolinea è che non ci sono prove circa analoghi attacchi nei confronti dei civili manifestanti, che è diverso. Le uniche immagini fin qui mostrate sono state quelle relative alla presenza di fosse comuni in riva al mare, che in realtà si tratta di filmati di repertorio del cimitero (con fosse individuali) di Sidi Hamed e del cimitero di Tagura, dove periodicamente si provvede allo spostamento dei resti.
A mettere in dubbio i numerici catastrofici sulla repressione libica ci ha pensato anche il Prof. Jean-Paul Pougala, esperto di geopolitica e docente a Ginevra, il quale ha riportato che per ricoverare una moltitdine di 55.000 feriti non sarebbero bastati gli ospedali di tutta l’Africa, dove solo un decimo dei posti letto è riservato alle emergenze[7].
C’è poi la storia degli stupri di massa a Misurata, con annesso il tragicomico dettaglio del Viagra in dotazione alle truppe del Colonnello. Un’inchiesta di tre mesi condotta da Amnesty international non ha riscontrato alcuna prova di queste violenze e abusi dei diritti umani, aggiungendo altresì che in alcuni casi i ribelli di Bengasi avevano dichiarato il falso o manipolato prove. In tre mesi non è stato possibile trovare alcuna prova o una singola vittima di violenze sessuali, o un medico che ne fosse al corrente[8]. Gli stupri di massa commessi dalle forze del Colonnello, utilizzati per giustificare l’attacco Nato e l’incriminazione di Gheddafi davanti alla Corte Penale Internazionale, potrebbero (potrebbero) non essere mai avvenuti.
Quanto al Viagra, l’inviata di Amnesty Donatella Rovera scrive che la fonte erano i ribelli di Bengasi, che avevano mostrato ai giornalisti stranieri alcuni pacchetti di Viagra trovati su carri armati andati a fuoco, ma che i pacchetti stessi non mostravano bruciature.
Poi, le bombe a grappolo. Si tratta di ordigni espressamente vietati da una Convenzione internazionale. Quando sono stati trovati a Misurata il 15 aprile, il loro uso è stato subito imputato alle forze di Gheddafi, in quanto la Libia non ha mai firmato l’anzidetta Convenzione. Tanto che alla notizia il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha subito ribadito la necessità dei bombardamenti Nato per assicurare la protezione dei civili.
Ma la Convenzione che vieta gli armamenti a grappolo non l’hanno mai firmata neppure gli Usa, che considerano legittimo di tali armi in operazioni militari. Secondo le ricerche del gruppo Human Rights Investigation, le sottomunizioni mostrate a Misurata che testimonierebbero l’utilizzo di bombe a grappolo sarebbero da attribuire non all’esercito libico, bensì alla Nato[9], la quale ha ammesso di disporre di tali armamenti nei propri arsenali.
Vi infine uno dei primi discorsi di Gheddafi, il cui messaggio è stato manipolato e stravolto nella sua traduzione. La versione da noi riportata è: “Se il popolo non ama Gheddafi, deve morire”; il messaggio originale era: “Se il popolo non ama Gheddafi, Gheddafi deve morire”[10]. Nelle sue parole, il Colonnello intendeva rafforzare il consenso intorno a sé in Tripolitania, non minacciare la Cirenaica.
In definitiva, la distanza tra le affermazioni più ricorrenti sulla guerra in Libia e le verifiche sul campo si è dimostrata massima.
2. Bugie a parte, fin dalle prime battute l’informazione si è mostrata insufficiente anche solo nel rappresentare i fatti e i volti che caratterizzavano l’evolversi dello scenario libico.
A partire dalle manifestazioni di protesta di metà febbraio e dalla conseguente repressione, la guerra civile in Libia è stata analizzata sotto la lente della struttura tribale del Paese. La genesi delle violenze viene individuata nella rottura del patto tra Gheddafi e i capi tribù. Soprattutto i Warfalla, la più numerosa tribù libica con oltre un milione di abitanti, che per bocca dello sceicco Akram al-Warfalli aveva invitato il qa’id di Tripoli ad andarsene. Qui nasce il primo equivoco. Al-Warfalli è solo uno dei tanti capi dei clan in cui è suddivisa la tribù, e nemmeno uno dei più importanti. Bastava recarsi nella città d’origine della tribù, Bani Walid, per rendersi conto che il sostegno dei Warfalla al regime è tutt’altro che vacillante. Ma i media avevano creduto acriticamente allo sceicco, senza neppure domandarsi quale fosse il suo ruolo all’interno della gerarchia tribale.
Così come in pochi si sono domandati chi siano realmente i ribelli di Bengasi. Per i media sarebbero i “buoni” perché lottano contro il Colonnello. In realtà non sono altro che pezzi del suo stesso regime, passati dall’altra parte della barricata per convenienz a.
A cominciare da Mustafa Abd al-Jalil, segretario del Consiglio Nazionale di Transizione libico. Ex giudice, quando era a capo della Corte d’Appello di Bengasi fu lui a pronunciare per due volte la sentenza a morte nei confronti di cinque infermiere bulgare accusate di aver infetto 400 bambini con il virus Hiv, poi risultate innocenti[11]. Divenuto Ministro della Giustizia nel 2007, ha avuto per quattro anni in mano l’agenda riformatrice nel Paese senza apportare alcun cambiamento significativo. La riforma del codice penale richiesta da più parti non è mai stata neppure avviata. Jalil è stato anche messo sotto accusa da Amnesty International e da Human Rights Watch per i metodi di arresto, la mancanza di garanzie di difesa nei processi e i prolungati periodi di detenzione. Il suo passaggio dalla parte dei ribelli è repentino: nel mese di febbraio, Gheddafi lo manda a Bengasi per trattare il rilascio di alcuni prigionieri, ma lui cambia bandiera e accusa il qa’id per le eccessive violenze sui civili. Ben presto diventa un esponente di punta del CNT, nonché uno degli interlocutori privilegiati dell’Occidente.
Un altro esponente di primo piano del CNT è Abd al-Fattah Farag al-’Ubaydi, ex Ministro dell’Interno. Anche lui compartecipe nel mantenimento dell’”ordine” nel Paese a suon di arresti e misure repressive. Ancora, alcuni membri del Consiglio sono ex appartenenti al Lybian Islamic Fighters Group (Lifg), gruppo terroristico formato nel 1995 che negli anni ha avuto rapporti anche con al-Qa’ida. Alcuni dei suoi miliziani hanno operato (e operano) in Iraq e Afghanistan. È ben noto che nei mesi seguenti all’invasione americana in Mesopotamia, la Cirenaica, in tutto il mondo arabo, fu la regione da cui partì per l’Iraq il maggior numero di combattenti jihadisti in rapporto alla popolazione.
Sorprende la facilità con cui tali personaggi siano divenuti i nuovi interlocutori della Libia verso il mondo[12].
3. Nelle fasi più concitate delle rivolte in Egitto e Tunisia prima, e della guerra in Libia poi, un ruolo di primo piano è stato occupato dalle emittenti satellitari al-Jazeera e al-Arabiya, tanto da diventare le fonti privilegiate per tutti coloro che desiderano approfondire la complessa realtà del mondo arabo.
Molte delle notizie lanciate da tali network si sono rivelate, in seconda battuta, false. Ed è incredibile come i grandi media internazionali abbiano ripreso buona parte di tali bufale, salvo poi omettere le doverose rettifiche. Oltre alle già citate storie dei 10.000 morti e delle fosse comuni, valga un caso su tutti: la caduta di Sirte.
La mattina del 25 marzo al-Jazeera annuncia che Sirte, la città natale di Gheddafi, è stata presa dai ribelli. La BBC diffonderà la notizia di lì a poco. Le immagini mostrano i pesanti bombardamenti a cui la zona è stata sottoposta da parte degli caccia anglo-francesi. La città è praticamente deserta e c’è ancora da capire cosa sia realmente successo. Ma la notizia viene ripresa dalle maggiori agenzie di stampa internazionali che sottolineano la portata simbolica della conquista.
In realtà né al-Jazeera e né la BBC hanno giornalisti sul posto. Sono presenti solo la Reuters e AFP, che esprimono dubbi[13[. Pochi giorni dopo si scoprirà che la verità è ben diversa: Sirte, in realtà, non è mai caduta[14]. Ma tutti ci avevano (ci avevamo) creduto.
La copertura full time 24 ore su 24, l’utilizzo dei social network come Facebook e Twitter, la continua citazione di testimoniane dirette avevano convinto tutti della genuinità del servizio delle due emittenti panarabe. In realtà ben poco di ciò che riportano è oggettivamente verificabile. Al-Jazeera ha anche attivato una chat aperta alle testimonianze dal posto e un blog, aggiornato minuto per minuto, sugli accadimenti in corso dal fronte[15] . Sorpresa: quasi tutti i partecipanti alla chat risiedono all’estero e chiunque metta in dubbio le testimonianze viene tacciato di essere una spia ed espulso. La maggior parte delle informazioni riportate proviene dal sito dei ribelli http://www.lybia17february.com, anch’esso basato all’estero e precisamente a Londra.
D’altronde, la difficoltà di fare informazione a Tripoli e nelle altre zone calde richiede la necessità di stabilire una rete di relazioni dalla quale attingere. Il problema è che in tal modo scompare il fatto e domina l’opinione. Ciascuno ha le sue fonti dirette e poco importa se i fatti possano essere provati o meno. Non potendo stare sul posto, ci si accontenta del “sentito dire”.
C’è una domanda che sorge a questo punto. Come mai al-Jazeera e al-Arabiya abbiano messo da parte ogni deontologia e imparzialità per fornire un’informazione partigiana, tendenziosa, se non addirittura falsa e manipolata?
Soprattutto la prima rappresenta uno strano paradosso.
A lungo al-Jazeera è stata considerata un network autorevole, libera, internazionale, professionale e credibile, libera nel guardare il mondo e nel raccontarlo. Negli anni Duemila è stata l’occhio più diretto sui controversi scenari di Iraq e Afghanistan, criticando apertamente l’operato delle forze americane. Nei primi mesi del 2011 è stata elevata a paladina dei popoli arabi per i suoi costanti reportage da Tunisi e da Piazza Tahrir. Ha seguito le rivoluzioni in Medio Oriente con grande empatia e attenzione, divenendo così il punto di riferimento dell’Occidente verso il mondo arabo e del mondo arabo verso l’Occidente.
Ma al Jazeera è gestita e finanziata dall’emiro del Qatar, il più autocratico dei monarchi del Golfo. Parla di libertà e democrazia, purché a debita distanza dal proprio Paese. Denuncia i soprusi dei satrapi mediorientali, senza poter spendere una parola sull’assenza di diritti civili a Doha.
Una contraddizione spiegata dalla volontà dello stesso emiro del Qatar di farne uno strumento di leverage politico per garantirsi maggiori opportunità nel mondo globalizzato. Non è un caso se la partecipazione del network a favore delle manifestazioni è stata contestuale alla decisione di Doha di assumere un ruolo più attivo nella gestione delle proteste. La convergenza tra l’agenda politica estera del Paese e l’enfasi data alle ragioni dei manifestanti palesa con tutta evidenza le sottese aspirazioni geopolitiche del piccolo Stato del Golfo.
Nel tentativo di rilanciare la propria credibilità, l’emittente ha recentemente trasmesso un servizio sui lavoratori stranieri in Qatar[16]. Ovviamente costellato di omissioni circa le reali condizioni degli operai.
In questo contesto, la Libia rappresenta una buona occasione per guadagnare consensi presso le cancellerie di Europa e Usa, accettando di sostenere la propaganda della “missione umanitaria” in difesa dei civili al punto da piegare gli avvenimenti agli interessi dei governi occidentali.
4. La guerra in Libia non si combatte solo a Misurata o lungo le strade che conducono a Tripoli. Anzi, il più delle volte qui non si combatte proprio. I ribelli hanno scarsi mezzi e nessun addestramento militare. Attendono che i raid della Nato facciano da apripista e poi avanzano. E quando le forze di Gheddafi riprendono vigore, arretrano. Quasi mai combattono davvero. Sparacchiano davanti alle telecamere, simulando operazioni posticce in cambio di quale dollaro, ma quasi mai combattono.
Tanto i media si spendono nel raccontare cosa accade sulle vie per Tripoli quanto invece  si disinteressano dei combattimenti (veri) nelle zone montuose al confine con la Tunisia, dove vi è il fronte dimenticato della guerra [17]. “Dimenticato” nonostante la violenza quotidiana degli scontri.
Mark Doyle, corrispondente della BBC, è andato a Nalut, un’ora di macchina dal confine, per raccontare la guerra che non viene raccontata[18]. Gli edifici sventrati dai missili Grad lanciati dai lealisti, gli ospedali gravati da centinaia di feriti, il sospetto che il governo algerino fornisca armi al Colonnello, il sacrificio di tanti giovani (berberi) per mantenere il controllo delle città assediate. E quella frase pronunciata da uno di loro: “Ci affidiamo il nostro coraggio e alla Nato“.
Ma da noi non se ne parla abbastanza. Ci si concentra sui messaggi del Colonnello, sui bisticci diplomatici dei membri dell’Alleanza, sulle uscite dei politicanti di casa nostra, sugli “effetti collaterali” della guerra – i migranti di Lampedusa, arbitrariamente ripartiti in “profughi”, “clandestini” e “rifugiati” a seconda delle convenienze di turno[19]. Nella Libia dove le parole volano più in alto degli aerei e le bugie colpiscono più delle bombe, la prima vittima è l’informazione.
1http://temi.repubblica.it/limes/il-collasso-dellinformazione/22590

12L’elenco degli Stati che riconoscono il Consiglio di Bengasi: http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_nazionale_di_transizione#Relazioni_internazionali

E da: http://marionessuno.blogspot.it/2012/07/nella-guerra-in-libia-la-prima-vittima.html

Il bombardamento di MISURATA nel 2011 é opera degli USA, non di GHEDDAFI.

DI HUMAN RIGHT INVESTIGATIONS
Global Research
Il bombardamento di MisurataIl 15 aprile del 2011, durante il giorno, a Misurata sono state mostrate agli uomini di Human Rights Watch (HRW) e a C.J. Chivers, un giornalista del New York Times, alcune sotto-munizioni di una bomba a grappolo MAT-120.

In quel pomeriggio, durante gli scontri tra i ribelli e le forze lealiste, il personale di Human Rights Watch ha assistito all’atterraggio di un gruppo di 3 o 4 ordigni nelle aree residenziali di Misurata. HRW ha assistito agli effetti di quei bombardamenti.
In questi attacchi sono stati uccisi dei civili e l’Alto Commissario per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha condannato “il ripetuto utilizzo delle bombe a grappolo e degli armamenti pesanti da parte delle forze del governo libico nel loro tentativo di riguadagnare il controllo della città assediata di Misurata.”
Ha anche riportato che una bomba a grappolo potrebbe essere esplosa a un centinaio di metri dall’ospedale di Misurata dove altri due pazienti sembravano essere stati colpiti da proiettili di mortaio o dal fuoco dei cecchini: “Usare armamenti imprecisi come sono le bombe a grappolo, i lanciarazzi multipli, i mortai e altri tipi di armamento pesante nelle aree urbane affollate ha come conseguenza inevitabile il ferimento dei civili.”La corsa nel giudicareSia HRW che C.J. Chivers hanno subito attribuito questi attacchi al regime di Gheddafi e la notizia è andata su tutte le prime pagine dei giornali e dei notiziari televisivi in tutto il mondo.

Ecco la copertura della notizia data da HRW e del New York Times:
Il report di Human Rights Watch del 15 aprile durante il quale le forze di Gheddafi hanno sparato armamenti a grappolo è stato verificato
Il report di CJ Chivers del 15 aprile, ‘Le truppe di Gheddafi sparano le bombe a grappolo nelle zone abitate’
Fred Abrahams sul programma della BBC, Radio 4 Today, del 16 Aprile del 2011
In risposta alla domanda del perché quelle munizioni, che fanno parte dell’arsenale NATO, fossero state sparate dai libici invece che dalle forze NATO, Fred Abrahams ha detto: “Perché il MAT-120 è sparato dal mortaio e la NATO non ha truppe sul terreno.”
Quando è stata informata del fatto che le bombe a grappolo erano state rinvenute a Misurata, la reazione di Hillary Clinton è stata: “È una notizia preoccupante. Ed è uno dei motivi per cui la battaglia di Misurata è così impegnativa, perché è uno scontro ravvicinato, si svolge in un’area urbana e ciò crea molti problemi alla NATO e all’opposizione.”
riferito nel giugno del 2007 il capitano Evin H. Thompson, Comandante del Gruppo Speciale Navale da Combattimento Four, in relazione alla specifica domanda sull’utilizzo della marina USA dei sistemi d’armamento CB90-H e AMOS (che sparano il MAT-120), “gli Amos o armamenti simili – installati nelle mie imbarcazioni a segnale ridotto – offrono alle operazioni speciali e alla nostra marina la possibilità di essere clandestinamente in un luogo offrendo la capacità di agire se le circostanze lo permettono.”
La NATO ammette il bombardamento di MisurataNel periodo in cui questi ordigni sono state utilizzati era in corso un aspro combattimento tra le forze ribelli e quelle lealiste, mentre le forze della coalizione stavano fornendo il fuoco di sostegno e altri servizi speciali ai ribelli per prevenire che i lealisti riprendessero il controllo della città, cosa che veniva considerata come la fine dell’ultimo caposaldo dei ribelli nella Libia occidentale.
Il nostro
Le informazioni scorrette della vendita dei MAT-120 alla Libia da parte della SpagnaAbbiamo scoperto che l’informativa secondo cui Instalaza, il produttore spagnolo del MAT-120, avrebbe ammesso di aver venduto queste armi alla Libia era priva di fondamento. Infatti
Le munizioni rinvenute a Misurata erano datate 2007 (lotti 02/07 e 03/07) e il governo spagnolo ha interrotto le concessioni per le esportazioni di armi l’11 giugno del 2008.
I falsi report secondo cui queste munizioni erano state vendute alla Libia sono sbagliati a causa di un errore di lettura dei dati delle esportazioni che sono elencate nel documento emesso dal governo spagnolo, e questo errore è stato riportato dai media fino alla pubblicazione di un articolo apparso su
I documenti del governo spagnolo mostrano le licenze concesse dalla Spagna nel 2007 per l’esportazione in Libia di armi della categoria 4, che comprende bombe e missili, e un’esportazione fu in effetti conclusa per questa categoria nel 2008. L’ammontare del valore delle tre licenze del 2007 era di 3,823,500 euro e le effettive esportazioni hanno riguardato due licenze per 3,839,210 euro nel 2008. Non ci sono dettagli in questi report su queste spedizioni e da cosa erano composte o su quali fossero le compagnie (anche se i dettagli sono stati forniti separatamente per gli equipaggiamenti bi-uso nel 2008, radar e materiale di laboratorio).
Delle nazioni a cui la Spagna ha venduto munizioni di categoria 4 nel 2007 e nel 2008, solamente tre sono coinvolte nel conflitto libico e non hanno aderito al trattato sulle bombe a grappolo: queste nazioni sono la Libia, il Qatar e gli Stati Uniti. Ma tutti si sono precipitati ad incolpare la Libia in base agli errori di lettura di questo report.
Comunque, l’analisi dei documenti ufficiali del governo spagnolo dimostra che la compagnia spagnola Instalaza non ha esportato armamenti a grappolo in Libia nel 2007/08.Infatti il MAT-120, essendo un proiettile di un mortaio, è un armamento di categoria 3 (munizione), non una categoria 4 (bomba) e la Spagna non ha esportato armamenti di categoria 3 in Libia nel 2007 o nel 2008. Quindi le bombe esportate dalla Spagna in Libia nel 2008 non erano i MAT-120 ma qualcos’altro. La Spagna ha invece esportato armamenti di categoria 3 negli Stati Uniti.
Qui sotto abbiamo un estratto da un
DESCRIZIONE DEI 22 ARTICOLI PRESENTI NELLA LISTA DEL MATERIALE PER LA DIFESA (DECRETO REALE 1782/2004 DEL 30 LUGLIO)
2 Armi leggere senza elica in canna con un calibro di 20 mm o superiore:
3 Armamenti, ordigni e componenti
4 Bombe, siluri, razzi, missili
Queste categorie, usate nello documento ministeriale sono in linea con quelle elencate nell’
Questo significa che l’affermazione secondo cui il MAT-120, l’armamento sparato dal mortaio, era stato esportato in Libia dalla Spagna si è basata su un errore di lettura del documento. Infatti, seguendo il Report, la Libia non poteva essere fornita di MAT-120.
Dei paesi a cui sono stati effettivamente esportati armamenti di categoria 3 nel 2007 e nel 2008 (dopo la data di produzione delle bombe rinvenute a Misurata e prima che il governo spagnolo non vietasse l’esportazione) solo il seguente paese non ha firmato la Convenzione contro le Bombe a Grappolo ed è coinvolto nel conflitto in Libia: gli Stati Uniti d’America.
Le tracce dei sistemi d’armamentoUn numero limitato di sistemi d’arma può essere utilizzato per sparare il MAT-120 e tra questi c’è il Combat Boat 90H (CB-90), costruito negli USA, con il sistema AMOS a bordo che è prodotto su licenza negli Stati Uniti da AAI Corp.
La leadership degli Stati Uniti approva in pieno gli armamenti a grappoloGli USA si sono rifiutati di firmare la Convenzione contro gli Armamenti a Grappolo e queste armi fanno solitamente parte del loro arsenale in cui è presente una dotazione veramente consistente di queste bombe.
Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha detto che le bombe a grappolo sono considerate dagli USA “armi legittime con un’evidente utilità militare.”Infatti, il Segretario Gates ha firmato il 9 luglio del 2008 la specifica secondo cui tutte le bombe a grappolo nell’arsenale USA devono essere del tipo simile alle M-120 entro il 2018.
Mentre Richard Kidd, Direttore dell’Ufficio per la Diminuzione e la Rimozione degli Armamenti del Dipartimento di Stato,
“Gli armamenti a grappolo sono presenti nell’inventario degli USA per essere a disposizione per l’utilizzo di tutti i velivoli da combattimento, fanno parte integrante di ogni elemento di manovra della Marina o dell’Esercito e in qualche caso costituiscono più del 50 per cento di sostegno al fuoco tattico indiretto.” E ancora, il presunto crimine di guerra del bombardamento di Misurata è stato anche usato dal
Le operazioni della coalizione a MisurataIl 14 aprile, il Segretario Generale della NATO, Rasmussen, ha confermato che
Il Combat Boat 90 degli Stati Uniti o qualcosa di simile può essere velocemente traslato usando un velivolo da trasporto USA in qualsiasi parte del mondo o nelle regioni vicine usando un nave di supporto.
Le navi principali della Marina USA coinvolte – che ad esempio, il 14 e il 15 aprile nel “supportare l’Operazione Protettore Unificato al largo delle coste libiche” erano attaccate al Gruppo Anfibio Kearsarge, Kearsarge (LHD-3) – erano nel porto della baia di Augusta in Sicilia durante le notti in cui Misurata è stata oggetto di bombardamento con le cluster bomb.
La prima nave è la USS Barry (DG-52), un cacciatorpediniere e con tutta probabilità proprio quello segnalato da CJ Chivers al largo di Misurata.
Qui abbiamo un USS Barry che già prima aveva sparato missili Tomahawk nelle operazioni in Libia:

Da notare che l’ufficiale al comando dell’USS Barry è di solito

L’USS Barry ha partecipato ad un’esercitazione (FLEETEX 2-94) che ha eseguito un’estrazione segreta da parte di una squadra dei SEAL nelle acque poco profonde al largo della costa della Carolina. L’USS Barry ha la sua base alla Stazione Navale di Norfolk in Virginia, che è anche la base di Eva H. Thompson, il comandante dell’Unità Speciale da Combattimento Four, che abbiamo già citato prima nell’apprezzamento dell’utilità del Combat Boat 90 e del sistema AMOS.

Armi da fuoco (inclusi pezzi d’artiglieria), fucili, La Squadra Speciale di Soldati da Combattimento del Gruppo Speciale della Marina USA è specificamente addestrata alle scorrerie notturne e al supporto ravvicinato per le unità SEALS nelle acque costiere e inoltre possiede una flotta di CB-90.aggiornamento sul bombardamento di Misurata ci mostra che la NATO ha ammesso di aver bombardato usando “alcuni armamenti” all’interno della città di Misurata.Instalaza ha negato di averle vendute alla Libia.Solidaridad il 15 settembre del 2008. È probabile che gli organizzatori del bombardamento di Misurata conoscessero questi report e hanno così creduto che la Libia possedesse i MAT-120.Documento Ufficiale del Ministero spagnolo sulle esportazioni del 2007 che mostra come siano suddivisi i vari articoli: howitzers, cannoni, mortai, armi anti-carro, lancia proiettili, lanciafiamme, fucili senza rinculo, attrezzature per la riduzione dei segnali, fumo militare, proiettori o generatori di gas o pirotecnici e strumenti per la visibilità.Elenco Comune delle Attrezzature Militari dell’Unione Europea.ha scritto il 28 aprile del 2008 in “Is There a Strategy for Responsible U.S. Engagement on Cluster Munitions?”:Segretario di Stato Hillary Clinton e da altre autorità per giustificare l’escalation del conflitto in Libia.l’Ammiraglio Stavridis aveva riferito ai ministri degli esteri che le forze di Gheddafi erano all’interno dei aree abitate e che “per evitare il ferimento dei civili c’era bisogno di equipaggiamento molto sofisticato.”l’Ammiraglio James G Stavridis, particolarmente incline alla guerra informativa e al controllo di Internet.

La seconda nave che ci interessa è il USS Ponce (LPD-15), una nave anfibia da trasporto
Poco dopo l’operazione di Misurata, sia lo skipper che l’ufficiale al comando del USS Ponce, il Comandante Etta Jones e il Tenente Comandante Kurt Boenisch, sono stati sollevati dall’incarico.
Austin-class. Una nave anfibia da trasporto è un natante di guerra che imbarca, trasporta e sbarca sul terreno elementi delle forze armate per missioni e spedizioni di guerra. Quest’imbarcazione ha a bordo 851 uomini di servizio arruolati e 72 ufficiali.

La terza nave d’interesse è la USS Carter Hall (LSD-50), una
C’erano alcune unità che erano imbarcate su questi natanti, tra cui il 26th Marine Expeditionary Unit (Special Operations Capable) (26MEU) e il Naval Beach Group Two (NBG2), TACRON 21, Four and Helicopter Sea Combat Squadron TWO TWO (HSC-22).
Il comandante della task force era il Capitano Dan Shaffer, che era anche comandante della Task Force 65 (CTF-65) e del Destroyer Squadron 60 (DESRON60). È sotto il comando dell’
Operando da un’imbarcazione anfibia per il trasporto, le forze coinvolte nelle operazioni notturne possono avere la sicurezza di non essere scoperte nell’usare queste armi.
Le forze che avrebbero confidato sull’uso di queste armi hanno incolpato il regime di Gheddafi, mentre la ricerca di chi ha organizzato quest’operazione ha dimostrato (in modo sbagliato) che il MAT-120 era un’arma posseduta dalla Libia.
Human Rights Investigations richiede:1) una piena indagine sul possesso e l’uso di tutti gli armamenti a grappolo di tutte le forze coinvolte nel conflitto libico senza impunità per nessuno;
2) la sospensione del personale militare coinvolto durante le investigazioni e il procedimento per crimini di guerra;
3) una piena indagine delle autorità statunitensi;
4) che vengano svolte indagini anche dalle Nazioni Unite e da tutte le nazioni che partecipano alla coalizione dato che l’uso di queste armi nelle zone residenziali è una chiara violazione della
landing ship dock che ha attraversato il canale di Suez il 13 aprile, per unirsi alle altre, il giorno prima del bombardamento di Misurata. Una landing ship dock è un tipo di imbarcazione anfibia progettata per supportare operazioni di questo tipo. Trasportano e lanciano natanti anfibi e veicoli con i loro equipaggi e il personale imbarcato. Generalmente questo personale è composto da marines e/o da forze speciali.Ammiraglio Stavridis.Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite e che “le persone ritenute responsabili o complici degli attacchi contro la popolazione civile, anche con attacchi aerei e navali, dovranno risponderne”;5) che tutti i membri della coalizione, inclusi gli USA, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti dichiarino l’utilizzo delle munizioni a grappolo e devono firmare la Convenzione sulle Munizioni a Grappolo;
6) la fine della ”
7) la fine dei continui bombardamenti in Libia che sono contrari allo spirito e agli intenti della Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite che aveva lo scopo di proteggere i civili e non quello di giustificare il bombardamento di aree residenziali, tanto meno quello di giustificare i crimini di guerra e il bombardamento con le bombe a grappolo delle città libiche.

************************************************************ Fonte:
27.05.2011
Traduzione per

Articolo complet di foto e video su:www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

guerra delle informazioni” e della distorsione militare nel dibattito pubblico;http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25004
Munizioni per le armi soggette al controllo degli articoli 1, 2 o 12. Congegni per la regolazione delle micce che includono custodie, collegamenti, bandelle, erogatori di potenza dalla forte uscita, sensori, sottomunizioni.
Bombe, siluri, granate, candelotti fumogeni, razzi, mine, missili, bombe anti-sommergibili, cariche per le demolizioni, ordigni “pirotecnici”, cartucce e simulatori, granate fumogene, bombe incendiarie, ugelli per i missili, ogive per i veicoli da rientro.
L’indagine in corso dall’HRI sui bombardamenti dell’11 aprile su Misurata con le bombe a grappolo ha trovato prove convincenti del fatto che il bombardamento è stato compiuto dalle forze navali USA.

Articolo con foto e video su:http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8373

La bomba a grappolo MAT-120 può essere sparata dalle forze navali
L’armamento MAT-120 viene in effetti lanciato da un mortaio, ma è un armamento pesante di un tipo che può essere usato anche in specifici sistemi d’arma che sono montati su una torretta.
Ecco un sistema AMOS su un CB-90 in azione:

Armi scelte per le Operazioni Speciali

La combinazione del munizionamento del MAT-120 col Combat Boat 90H viene considerato ideale per il sostegno del fuoco negli ambienti urbani e l’unico tra i sistemi d’armamento in dotazione alla coalizione che può essere usato in queste operazioni.

Preso da: http://marionessuno.blogspot.it/2012/06/il-bombardamento-di-misurata-e-opera.html