In Aleppo, dove è morta anche la verità.

Ad Aleppo è morta anche la credibilità della stampa occidentale,  certo moltissima gente ancora non se n’è accorta ,  e il rimedio all’ingenuità non è a buon mercato,  chi però ha guardato oltre il velo, né ha visto il cadavere.

Le informazioni che sono giunte a noi, tramite Tg, Talk show e pubblicazioni,  ci hanno  presentato un quadro unanime dove era  abbastanza chiaro chi fossero i cattivi, e chi le vittime.

Abbiamo sentito ad esempio Rula Jebrel , ripeterci la parola Genocidio,  per definire la battaglia finale di Aleppo (in corso da 4 anni ), e quando non c’era la bella palestinese da Newyork,  i nostri professionisti dell’informazione,  ci proponevano messaggi e  interviste a ripetizione, daAleppo Est, i cui autori, Bilal Abdul Kareem (un reporter per Repubblica http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/aleppo-il-reporter-sotto-le-bombe-governo-attacca-nonostante-il-cessate-il-fuoco/262506/262864), Lina Shamy,  il casco bianco oppure la piccola Bana, che twittava sotto le bombe, erano diventati  rappresentanti e portavoce  della popolazione aleppina, massacrata da Assad e Putin.

Fonti uniche praticamente,  e affidabili al punto da non essere mai messe in discussione (cosa rara in questo mondo ) .Peccato che nessuno di loro fosse realmente un neutrale o rappresentasse i sentimenti della maggioranza della popolazione di Aleppo.

Bilal ad esempio, un americano convertito al Islam,  fa per sua vocazione l’embedded per i vari gruppi rivoluzionari, Jabat al Nusra,  in testa.

Gode della loro incondizionata fiducia, tanto da poter girare in macchina per la città di  idlib da solo, entrare in casa di Abu Firas al Soury,  ex luogotenente di Obama Ben Laden, e comandante di jabat al nusra (ucciso poco tempo dopo da un drone americano) e intervistarlo

 

Uscire dalla Siria, per recarsi in Qatar come ospite ai think thanks,

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E poi entrare  ad Aleppo, non ancora sotto assedio ovviamente,  ma speranzoso invece di vedere gli uomini dello sceicco Al Muhasayni e i ribelli, vincere la madre di tutte le battaglie e conquistare la città. Speranza che poi si ritorcera’ contro lo stesso Bilal, quando la controffensiva dell’esercito siriano e degli alleati, chiudera definitivamente d’assedio i ribelli, nella parte Est della città.

(in video il clerico Saudita Al Muwasyny,  arringa i combattenti,  trasmettendo loro le ” giuste” motivazioni )

Oltre a Bilal abbiamo imparato a consocere Lina Shamy,  chiamata la pasionaria di yajsh al Islam, da chi è più pratico del conflitto siriano, considerata invece dal resto del mondo, come una coraggiosa ragazza, che con la sua testimonianza,  narrava il mondo delle atrocità che il regime di Assad e I suoi alleati, stavano commettendo e le terribili condizioni che affligevano i cittadini di Aleppo .

Lina Shamy però,  più volte è stata sbugiardata, incominciando dal vizio di gonfiare enormemente le cifre.

Non erano i 250 mila ad Aleppo Est a conti fatti, nemmeno per l ‘Onu, ma circa 140 mila, combattenti inclusi (https://www.almasdarnews.com/article/75-percent-people-east-aleppo-chose-evacuation-government-side-un/)

. Lina si è poi ripetuta in questi giorni,  quando nel  tentativo di sensibilizzare nuovamente il mondo, ai crimini di Assad, ci presentava  100 mila, e poi  150 mila, persone assediate dal cattivo Assad in Wadi al Barada (paese famoso perché sede dell’acquedotto che fornisce Damasco )

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Wadi al Barada, abitanti 3678 sotto controllo jabath fateh al sham (nusra e soci )

Ovviamente Lina , e i suoi  followers, potranno  obbiettare che si riferivano a tutta la vallata, inclusi una  decina di villaggi limitrofi (che non arrivano comunque alla metà della metà di quella cifra ), ma dimenticherebbero nel qualcaso, che all’ esercito interessa soltanto  prendere il controllo dell’aquedotto di Wadi al Barada, che fornisce la capitale siriana, ivi compreso  famiglia di Assad, i membri del governo, i familiari  dei soldati e semplici cittadini inclusi.

Impianto che  secondo la Shamy,  e i suoi ingenui followers, sarebbe stato bombardato dallo stesso regime,  a cui evidentemente l’ acqua fa schifo.

https://mobile.twitter.com/Linashamy/status/813745062450434048

 

 

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Peccato che Lina Shamy,  tanto considerata da  emittenti satellitari globali , quotidiani come il Fatto , attivisti per la pace nostrani, non si sia accorta che  gli stessi ribelli, si postavano felici e gaudenti, dopo la distruzione della struttura,  additando come  motivazione, i  soliti pretesti ritorsivi.

Purtroppo per noi, jnvece,  le televisioni satellitari i giornalisti e gli attivisti, non si accorgono che la Shamy,  direbbe qualsiasi cosa, pur di screditare  la fazione  nemica .

Oltre a Lina, il mondo ha imparato a conoscere Bana, la commovente bambina, che da Aleppo assediata, ci mandava quotidiani tweet, in perfetto inglese,  e ci riproponeva il ritornello del olocausto in corso. Bana, che tra i suoi followers annovera Samantha Power e la scrittrice inglese Rowling, autrice della saga di Harry Potter,  è la figlia di Ghassan,  avvocato,  membro dell’opposizione armata e amico di molti “moderatissimi” combattenti, con i quali ha condiviso i valori, armati, della rivoluzione.

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Nessuno di questi personaggi però,  è mai stato, salvo eccezioni, monitorato per valutare  meglio, l’attendibilità e la neutralità delle loro affermazioni.

Così come colpisce, che il ritornello del genocidio,  sia potuto essere promosso senza  obiezioni. Eppure, non è mai esistito un genocidio,  dove le vittime, scampano alla morte, salendo con le armi personali su pulman messi a disposizione dei carnefici, e prima di lasciare la città,  si prodigassero, per giustiziare  un centinaio di prigionieri (i supposti carnefici appunto) che ancora detenevano. (http://www.liveleak.com/view?i=c21_1482542083) (https://www.almasdarnews.com/article/graphic-18-rebels-massacre-100-hostages-leaving-east-aleppo/)

Ovviamente,  tra le voci strappalacrime e neutrali, non potevano mancare i famosissimi caschi bianchi, che qualcuno vorrebbe premiati con un Nobel per la pace.

Per parlare, a fondo di loro, non basterebbe forse un enciclopedia ma chi prova a contestarne neutralità,  affidabilità e azioni, finisce invece indagato e sospettato di essere un dipendente di governo o televisioni russe.

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Come è successo ad esempio all’attività canadese Eva Bartlett, che in Siria ed a Aleppo, ha trascorso diverso tempo, e che in un intervista in contesto internazionale,  ha profondamente criticato e messo in dubbio, la narrazione mediatica dell’Occidente,  l’attendibilità dei caschi bianchi e la presenza, nel 2016, di Ong internazionali a Aleppo.

Eva è stata pesantemente attaccata dal Mainstream,  con Channel four in testa, dagli orientalisti nostrani come il professor Declich, che l’ha bollata di bugiarda e praticamente da tutti i soggetti che invitano a donare per Aleppo soldi o generi e si propongono come operatori umanitari con contatti locali, da tenere riservati per la loro incolumità.

Soggetti che non rivelano mai l’inidirizzo di una struttura,  un video della loro attività in diretta Facebook e non spiegano come potrebbero  ricevere aiuti materiali e donazioni, e restare al tempo stesso anonimi, dato che  l’entrata di camion pieni di generi umanitari, è sempre soggetta ai controlli nei chekpoint,  che le fazioni armate di qualsiasi lato, attuano nei rispettivi territori.

Eva invece è attaccata per quella testimonianza,  e per l’esempio usato (quello della stessa bambina salvata 3 volte dai White helmets,  che ha catalizzato le attenzioni, aldilà del semplice concetto espresso dalla giovane, e cioè che i White Helmets non sono affidabili neutrali e credibili.

Paradossale che nel tentativo di screditare Eva, il fat checking di Channel Four e i siti di debunker,  si siano invece sconfessati uno con l’altro. Channel four,  con 3 video di  luoghi e momenti diversi, vuole dimostrare l’esistenza di 3 diverse bambine ed esserci 3 differenti salvataggi

(https://www.channel4.com/news/factcheck/factcheck-eva-bartletts-claims-about-syrian-children)

Mentre il Butac, la pagina anti bufale nostrane, con il proprio fat checking,  ci racconta di una bambina, ripresa semplicemente in 3 scatti diversi, scatti che poi i “cattivi” siti spazzatura, e populisti, hano ripreso per mettere in dubbio la narrativa generale,  i  White Helmets e sostanzialmente,   ciò che ci raccontano  (http://www.butac.it/bufala-la-bambina-di-aleppo/).

Praticamente,  la costante è sempre la stessa, se qualcuno si attiene, alla versione del duo Assad/Putin cattivo, con genocidio,  manifestazioni pacifiche e white helmets salvatori, le sue affermazioni si accettano senza troppe storie, giusto per precauzione(visti anche gli errori gia emersi nei primi anni )  l’uso del tempo condizionale nell’articolo.

Se invece qualcun’altro, che  pure si è recato in luogo,  o ci è nato, testimonia una realtà ben differente,  guadagna  stuole di detrattori, indagini ad personam, accuse di essere pagato e seguito di debunker in assetto di guerra alla bufala.

Un’atteggiamento questo dei ricercatori di bufale, che si scioglie come neve al sole, quando Media e attivisti dell’altro schieramento,  ci ripetono ad esempio di “Ultimo Ospedale bombardato”, per la ventesima volta in sei mesi.

Cosa però ancor più antipatica, visto che almeno ufficialmente,  non siamo in guerra contro il governo siriano, è quella di selezionare i testimoni a cui dare spazio e credito.

Raramente qualche voce dall’altro campo, interessa gjornalisti e inviati occidentali.

Ogni tanto qualche autorita’ religiosa in loco,  viene intervistata, probabilmente per dare un idea generale di informazione pluralista, ma è diverso il discorso se sono invece  semplici cittadini siriani,   come ad esempio il medico dei frati maristi Nabil Antaky,

Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo
Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo(http://www.movimentobaseitalia.it/index.php/2016/05/02/aleppo-parla-dott-nabil-antaki-media-occidentali-raccontano-menzogne-fanno-passare-vittime-ribelli-altro-non-terroristi-ci-bombardano-sostengono-pure-lultim/)

Oppure  suore missionatie  argentine, che ad Aleppo vivevano e operavano, ad esprimersi . Chi critica i ribelli e sostiene l’operato dell’esercito siriano è infatti un sostenitore di Assad e del regime, e questa dicotomia pare chiudere ogni discorso e ogni riflessione. Come se dall’altra parte ci fosse un movimento democratico e pacifista , o il semplice considerare la propria vita e il proprio paese, pre guerra,  un paese vivibile e dignitoso, fosse sinonimo di crudeltà e malafede.

 

Eva, inoltre, non è l’unica straniera che dalla propria esperienza in Aleppo e in Siria, ha maturato  tale opinione, l’attrice boliviana Carla Ortiz, anche lei  più volte entrata in Siria, e nella stessa Aleppo lo scorso dicembre,  è giunta a identiche conclusioni.

Come Eva e Carla, anche  Pierre Lecroff, un francese, che ha passato l’intero 2016 in Aleppo, ci ha sempre parlato di ribelli colpevoli di massacri e bombardamenti su zone residenziali,  di propaganda e omissioni dei Media, e faziosità diffusissime.

Pierre Lecroiff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre Lecroff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre in Aleppo in maggio 2016
Pierre in Aleppo in maggio 2016

In questi casi, le testimonianze, diventano però “Fonti pro regime, quindi non affidabili  probabilmente pagate dalla televisione russa R.T., o da Assad, oppure vengono semplicemente ignorate.

Un atteggiamento,  ovviamente fazioso, e irrispettoso anche dei cittadini, clienti dei giornali, che pagano un canone e delle tasse, volenti o nolenti,  per l’accesso al’informazione,  e che alla fine di ogni legislatura,  dovrebbero consapevolmente esprimersi.

Un modo di fare informazione che, tecnicamente,  si chiama Propaganda,  propaganda bellica e politica.

Per questo motivo in Europa, un breve video e una dichiarazione di Lina Shamy,  compaiono nei giornali e nei telegiornali,  facendo di lei una famosa testimonial, mentre un video live del   giovane italo siriano Abdullah,  che da dicembre viaggiava per Aleppo, filmando e condividendo ciò che vedeva e provava, si cataloga invece come “roba trovata in rete, di dubbia provenienza”, e forse non lo conoscera’ quasi nessuno (Abdullah , giovane italo/siriano, in Aleppo da dicembre https://www.facebook.com/abdullah.badinjki.mi/videos/10212155731636707/?hc_ref=PAGES_TIMELINE).

 

Dedicato alla città di Aleppo :

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